Consulting 02_2008

 

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La rivista del consulente d’azienda Anno 6 - nº 2 marzo - aprile 2008 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 12,00 Riutilizzo di materiali I copertoni usati dalle nove vite Sicurezza durante il lavoro Spesso è solo un castello di carte Speciale La differenza fra lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2008 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca di Roma n° 1452/54 intestato a Geva S.r.l. ABI: 3002.3 - CAB: 03268 - CIN: D - IBAN: IT84D0300203268000000145254 Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Cognome/Nome Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Sito web E-mail Tel. Fax Firma La rivista del consulente d’azienda Prov. Cell. anno 6 -Dnaº 2ta- marzo - aprile 08

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei,54 - 00147 Roma Tel./fax:06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail:info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile:Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti:Katia PILOTTO Impaginazione e grafica:Roberta CANU Pubblicità:GEVA S.r.l.- Via dei Lincei,54 – 00147 Roma Stampa:Eurolit S.r.l.- Roma; Tiratura:1000 copie; Chiuso in Tipografia:aprile 2008 Foto di copertina:Stefano Ceccotti Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A.- Spedizione in A.P.D.L.353/03 (Conv.L.46/04) art.1 co.1,DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico,o di altri dello stesso editore,consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art.13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità,l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi,6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140,oppure via e-mail:info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p.n° 33203746,intestato a: Geva S.r.l.-Via dei Lincei,54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su c/c Banca di Roma n° 1452/54 intestato a:Geva S.r.l., ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, IBAN: IT84D0300203268000000145254 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento.Qualora l’abbonamento sia sottoscrittonel1°trimestredell’anno,essodecorreràdal1°gennaio precedente,dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata,per posta ordinaria o via email,con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l.,almeno due mesi prima della scadenza.Sarà cura della GEVA S.r.l.comunicare tempestivamente, se variate,le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72;di conseguenza,in nessun caso si rilasciano fatture.Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Le tecniche assicurative nel campo del rischio ambientale Luca ANDRIOLA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 7 Lavori in cisterna Le linee guida per prevenire gli incidenti Valerio MELILLO . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 11 Manutenzione delle condutture sotterranee La tecnica della videoispezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 12 Speciale La differenza fra lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti Natale G. CALABRETTA . . . . . . . . Pag. 15 Rischi da campi elettromagnetici Il D.Lgs. n° 257/2007 introduce diverse novità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 21 Greenergy Solare fotovoltaico Il rapporto sull’attuale stato del settore in Italia Leonardo EVANGELISTA . . . . . Pag. 22 Nuove tecnologie L’uso del fluorimetro laser per la caratterizzazione quali-quantitativa della contaminazione delle acque Antonio PALUCCI . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Sicurezza durante il lavoro Spesso è solo un castello di carte Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 23 Riutilizzo di materiali I copertoni usati dalle nove vite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 35 Dalle Associazioni Pag. 38 Il grillo parlante Pag. 41 Ultima pagina Pag. 42 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08 3

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Editoriale Editoriale Molte volte la rivista si è interessata alle attività degli Organi di controllo nel mondo del lavoro – e il sommario del presente numero ne dà ampia conferma – essendo ritenute di grande importanza per la sicurezza e la tutela dei lavoratori in generale. Nei nostri contributi editoriali abbiamo sempre manifestato piena fiducia nell’operato dei vari reparti, sovente esortando un’intensificazione degli interventi di verifica in ambiti lavorativi ove sussistono particolari condizioni di precarietà e vulnerabilità degli operatori, come cantieri, discariche, aree ad atmosfera alterata, cisterne, gallerie… A nostro parere un’efficace politica della sicurezza sul lavoro non può prescindere da una fase esecutiva di verifica e controllo sul posto,ragion per cui prevediamo che gli Organi preposti all’attuazione di tale fase avranno un’incidenza molto elevata sul conseguimento degli obiettivi di protezione e prevenzione dei lavoratori. È altrettanto importante,però,che non ci si faccia troppo prendere la mano e che non si incappi in un eccessivo presenzialismo delle Autorità, che contribuirebbe solamente a conferir loro un’aria da “Repressori” e a generare tensioni controproducenti proprio in quei soggetti – i lavoratori – che dovrebbero essere piuttosto tutelati attraverso un’osservazione attenta ma discreta e comunque mai ridondante. A volte ci è capitato invece di sentire delle inquietanti rimostranze da parte di alcuni datori di lavoro che, a loro dire, sono stati vessati da ispettori troppo zelanti i quali, testualmente, “non se ne sarebbero andati via finché non avrebbero riscontrato una qualsiasi infrazione”. Questa, a nostro parere, non è la filosofia giusta con cui si conduce un’ispezione, in quanto perde completamente di vista l’obiettivo principale e cioè accertare che il datore di lavoro abbia fatto quanto sia nella sua possibilità per assicurare le adeguate condizioni di sicurezza ai propri dipendenti. Che importa, poi, se manca una carta da bollo o se c’è un lieve ritardo nella richiesta di un’autorizzazione o cose del genere? Il nocciolo della questione è un altro ed evidentemente non interessa molto all’ispettore in questione, che così è il primo a non perseguire la vera ed effettiva sicurezza sul lavoro. Spesso vengono elevate agli imprenditori, per meri cavilli e pretesti, sanzioni talmente salate ed inutili da disincentivare completamente la prevenzione degli infortuni e anzi dirottare l’attenzione sulla regolarità di carte e documenti piuttosto che sul corretto svolgimento delle attività dei lavoratori. Identica è la tiritera messa in atto da certi burocrati che sembra facciano del tutto per rifiutare un’autorizzazione o un rinnovo, arrivando a percentuali statisticamente inaccettabili del 90-95% di bocciature delle domande presentategli. In casi come questi si ha quasi l’impressione che il funzionario stia perseguendo un suo fine personale, voglia dimostrare (a sé stesso più che agli altri?) quanto è efficiente nell’esercitare le proprie (dis)funzioni e, obnubilato da tali sirene, non si renda più conto del suo ruolo e del motivo per il quale è stato collocato nella posizione che occupa. Vogliamo invece fare un sentito plauso a tutti quegli uomini in forza agli Organi di controllo e anche alla pubblica amministrazione che agiscono secondo la propria coscienza e competenza e contribuiscono significativamente a migliorare la qualità della vita dei lavoratori. Costoro, ne siamo sicuri, sono molto più soddisfatti nel riscontrare le cose che vanno bene e, quando rilevano qualche anomalia o infrazione, fanno tutto il possibile per trovare una soluzione insieme al trasgressore, perché alla fine tutti siano messi in grado di operare nel modo ottimale. Non pensate anche voi che questo sia il modo migliore di concepire un controllo? 5 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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Il Responsabile tecnico nella gestione dei rifiuti Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Un volume tecnico dal linguaggio semplice, che contribuisce a chiarire le ingarbugliate normative riguardanti il Responsabile tecnico, 66 figura professionale cardine indispensabile per garantire la corretta gestione dei rifiuti. Il testo affronta un tema ai più tuttora sconosciuto e sviluppa un’analisi completa e sintetica delle normative specifiche, da cui si delineano i compiti, le responsabilità e i limiti di intervento di colui che si può definire il manager ambientale per eccellenza, dovendo egli interagire con tutte le altre figure professionali di responsabilità che, per legge, sono presenti in ogni azienda,comprese quelle operanti nella gestione dei rifiuti. Gli argomenti sono trattati con rigore e competenza in quanto gli autori, specialisti qualificati, operano quotidianamente con passione nell’affascinante, ancorché delicato, settore ambientale. € 38,00 Dall’indice  La nuova figura del Responsabile tecnico  Requisiti soggettivi e professionali  I compiti del Responsabile tecnico  Responsabilità e modalità di delega  Sanzionabilità del Responsabile tecnico  Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER)  La documentazione per la gestione dei rifiuti  Il peso a destino  Le diverse figure coinvolte nella gestione dei rifiuti  Il trasporto dei rifiuti pericolosi e l’ADR GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Le tecniche assicurative nel campo del rischio ambientale 7 Luca ANDRIOLA* La gestione del rischio ambientale, sotto le azioni di valutazione e controllo della possibilità che si verifichi un danno ambientale nonché del ripristino delle condizioni iniziali se esso si verifica, sta diventando un’azione centrale per la vita dell’uomo. Le organizzazioni, le industrie, e in teoria anche il singolo, possono essere responsabili di un danno ambientale. Le responsabilità legali prevedono in ogni caso, in ossequio al principio che “Chi inquina paga”, il ripristino dell’ambiente con oneri e costi spesso elevatissimi. Proprio per far fronte ad una richiesta delle aziende sempre più pressante, le società assicurative hanno cominciato già a partire dagli anni ’80 a proporre polizze che prevedono fra le voci di copertura anche quella del rischio ambientale. La necessità di reperire cospicui finanziamenti per coprire i premi delle polizze ha comportato un coinvolgimento anche degli istituti di credito, che sono divenuti degli investitori di settore, consorziandosi in più enti ed entrando essi stessi a far parte della gestione della sezione assicurativa. Le responsabilità Il produttore Le recenti polizze di assicurazione si basano su un diverso presupposto di responsabilità da parte del produttore, in base alla quale essa scaturisce non più e non solo dalla negligenza, ossia dalla colpa, ma dalla semplice tenuta di un comportamento da cui deriva l’evento dannoso. Appare dunque fondamentale la copertura assicurativa del produttore, essendo egli tenuto al risarcimento per danni causati anche involontariamente a terzi da prodotti che siano stati alienati a qualsiasi titolo. Inoltre, il produttore detiene una notevole responsabilità anche nei confronti dei soggetti attivi dell’impresa, rientranti nella nozione generale di ambiente. In tal senso risulta vantaggioso ai fini della sottoscrizione della polizza, ottenere una certificazione ambientale ISO o EMAS,sempre ben accolta dalle compagnie di assicurazione. Il lavoratore È soggetto a precisi obblighi in azienda per scongiurare danni a sé stesso o all’ambiente provocati dalle varie attività lavorative. In particolare egli deve: - osservare congiuntamente le norme presenti e le disposizio- ni e procedure del datore e dei suoi preposti o dirigenti; - maneggiare con cura gli strumenti di sicurezza individuali e collettivi predisposti; - comunicare immediatamente le deficienze o i malfunzio- namenti di dispositivi, utensili o macchinari di cui venga a conoscenza e adoperarsi, “in caso d’urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e professionalità, per eliminare e ridurre dette deficienze o pericoli”; - non rimuovere i dispositivi di sicurezza, di segnalazione o di misurazione; - non compiere manovre non di propria competenza che possano mettere in pericolo l’Azienda; - sottoporsi ai necessari controlli sanitari periodici. * Revisore ambientale e docente di “Sistemi di gestione ambientale” presso l’Università degli Studi dell’Aquila - email: luca.andriola@studioandriola.it La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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Le istituzioni La responsabilità sociale è insita nelle prescrizioni fornite dagli organi di governo che, attraverso direttive regionali, nazionali ed estere, devono indicare programmi di gestione d’impresa chiari e perseguibili e verificare che tali direttive siano applicate. Il ruolo centrale spetta all’informazione al pubblico, che è anche il principale destinatario delle dichiarazioni contenute nelle politiche di gestione ambientale indicate dalla ISO 14000 e dall’EMAS. I benefici commerciali derivanti da specifici prodotti assicurativi si poggiano direttamente sulle imprese clienti che devono portare a termine una serie di azioni quali: -rientrare nella valutazione economico-finanziaria attraverso una buona performance ambientale, in modo da trasferire nelle quotazioni dei mercati l’eventuale legame positivo tra performance ambientale e finanziaria; -presentare ed attuare progetti che mirano a una diminuzione dell’impatto ambientale, azione che direttamente crea 8 La gestione del rischio ambientale La gestione del rischio ambientale di un’attività industriale, oltre a garantire un’immagine positiva dell’impresa dal punto di vista dei consumatori,sovente comporta un miglioramento delle tecniche produttive e favorisce lo sviluppo di nuove figure professionali. Fanno fede a tale principio i Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) guidati dalla norma ISO 14001 e dal Regolamento EMAS,nati allo scopo di instaurare all’interno delle organizzazioni dei processi condivisi e trasparenti e volti al miglioramento delle prestazioni ambientali rispetto una crescente domanda di finanziamenti; -attuare la riduzione di consumi di risorse e la riduzione di produzione di rifiuti ed emissioni in atmosfera, creando una maggiore efficienza ambientale; -rispettare la legislazione ambientale vigente e anticipare gli aggiornamenti delle leggi - operare la sistematica revisione e il monitoraggio delle procedure; -coinvolgere il personale dell’impresa nel raggiungimento degli obiettivi ambientali. alle varie attività svolte, nonché molto apprezzati dal mondo bancario e assicurativo. Quest’ultimi, grazie ai SGA, sono coadiuvati nel tenere conto TABELLA 1 - RIPARTIZIONE DEI PREMI PER ATTIVITÀ DEI CONTRAENTI NEL 1992 delle esigenze ambientali nelle attività patrimoniali e nelle decisioni d’affari su tutti i mercati in cui operano,identificando e quantificando i rischi ambientali all’interno dei consueti Discariche ed impianti di depurazione 24,9% procedimenti per la valutazione e la gestione dei rischi negli affari nazionali ed internazionali. Industrie chimiche ed affini 21,2% Risk assessment e risk management La crescita di consapevolezza dell’opinione pubblica riguardo alla complessità dei problemi ambientali e delle potenziali conseguenze negative sulla salute, la sicurezza, gli ecosistemi, l’economia in senso lato (ivi comprendente anche gli oneri a carico del responsabile del danno) si è tradotta nell’introduzione di strumenti e logiche di gestione (management) che considerano l’ambiente come una variabile critica nel processo di valutazione dei rischi (risk assessment). Da un’efficace valutazione del rischio discende un’efficiente gestione (risk management). La separazione tra assessment e management non è sempre ben definita e comunque i due processi devono essere coordinati e integrati tra di loro. Il risk management, di fatto, “ridefinisce il profilo di rischio dell’impresa, arrivando a delineare un’opportunità di finanziamento dalle caratteristiche più coerenti con i criteri di verifica delle capacità di rimborso normalmente utilizzati dalle banche”, ossia trasforma gli oneri incerti (perdite e danni da rischi puri, dalle conseguenze sicuramente sfavorevoli) in costi medi certi, più facilmente finanziabili da intermediari creditizi. L’ambiente come opportunità Dal punto di vista delle compagnie assicurative, l’ambiente è un’opportunità per: -una riduzione della probabilità che il danno ambientale si verifichi; -un controllo mirato attraverso il monitoraggio del rischio ed abbattimento delle possibilità di raggiri e perdite economiche; -l’offerta di nuovi prodotti e servizi determinanti maggiori benefici commerciali. Industrie petrolifere Industrie metalmeccaniche e siderurgiche Industrie alimentari Industrie edili Industrie tessili, tintorie e concerie Attività diverse 12,8% 11,9% 4,8% 1,0% 2,2% 21,2% Fonte: Pool R. C. inquinamento 1993 Le prospettive del settore assicurativo ambientale L’industria dei servizi assicurativi affronta da tempo le tematiche ambientali e le considera fattori di competitività fondamentali in un mercato in costante evoluzione. Gli istituti assicurativi e riassicurativi hanno integrato la variabile ambientale nelle operazioni di routine e nelle proprie decisioni strategiche per favorire lo sviluppo sostenibile e la preservazione dell’ambiente, non per scelte filantropiche ma per svolgere attivamente un ruolo che li vede protagonisti nei meccanismi economici e produttivi. In quest’ottica le assicurazioni caratterizzate da un atteggiamento propositivo, le amministrazioni, gli enti pubblici e le imprese dovranno sostenere unitamente questo sforzo culturale ed economico per l’interesse collettivo. La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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Le tipologie di assicurazione sul mercato Commercial General Liability Insurance Primo tipo di assicurazione ambientale, risalente ai primi anni ’70. Environmental Imparpaiment Liability Insurance Tipo di polizze che si adattavano a ogni singolo imprenditore coprendo eventuali danni a terzi. First Party Pollution Remediation Insurance Si riferisce ai costi di risanamento e permette una copertura integrale dei costi. Non considera il periodo d’inizio contaminazione, ma copre le spese addizionali non incluse nel bilancio d’azienda. Copertura d’indennità professionale Copre le richieste di rimborso effettuate verso i professionisti che eseguono servizi ambientali, per azioni negligenti ed errori che portano ad inquinamento o danni. Copertura assicurativa dei dirigenti Copre le perdite per richieste di rimborso contro i dirigenti di una compagnia, responsabili di un inquinamento ambientale. In genere copre anche le perdite potenziali di una società che possono scaturire durante la gestione del dirigente, ma esclude la copertura dei danni fisici e alla proprietà. Copertura di responsabilità di inquinamento da parte dei contraenti Come la polizza dei dirigenti, include l’inquinamento causato lavorando su un sito di terzi. Copertura sulla responsabilità di politica ambientale su proprietà Fa fronte ai bisogni degli investitori in beni immobili nelle transazioni e nella gestione del portafoglio. Include le contaminazioni storiche e i nuovi eventi inquinanti, le spese di difesa legale e i costi di risanamento sul sito, sui danni dell’assicurato e alla proprietà di terzi. Assicurazione di protezione ambientale Include il ripristino ambientale dopo il danno avvenuto e spesso anche il rimborso per danni fisici a persone o cose. Assicurazioni da danno ambientale futuro Copre le spese di risanamento delle contaminazioni risultanti dalle operazioni in corso dell’assicurato. Copertura costi di ripristino ambientale Comprende i tradizionali costi di risanamento, in combinazione con principi di autoassicurazione. È adatta per le proprietà in cui i problemi ambientali sono noti. Prevede un tetto massimo, dato dai costi di risanamento stimati più eventuali costi sopraggiunti. Copertura da responsabilità per danno provocato da sostanze inquinanti contenute in serbatoi Copre i costi di risanamento per danni da perdite di sostanze inquinanti da un sistema di serbatoi, sia sul sito, sia fuori, sia a terzi. Risarcimento per perdita di valore dovuta a danno ambientale Rimborsa un creditore per le perdite finanziarie sostenute quando una garanzia si svaluta per eventi inquinanti. Assicurazione accessoria Comprende uno specifico pacchetto delle polizze sopra elencate, allo scopo di coprire più rischi associati con il ripristino e lo sviluppo di proprietà contaminate. Assicurazione per beni ipotecari Copre il danneggiamento di beni ipotecari a banche ed istituzioni finanziarie coinvolte nella concessione di finanziamenti. Assicurazione per rischi futuri e pregressi Copre l’esposizione per danni ambientali futuri e retrospettivi. Assicurazione complessiva ambientale Prevede uno specifico pacchetto di più polizze, per coprire vari rischi associati con il ripristino e lo sviluppo di proprietà contaminate. Assicurazioni per eventi catastrofici Coprono i danni dovuti all’uomo e a cause naturali (alluvioni, tempeste, terremoti e maremoti, siccità ed incendi, freddo e gelo, valanghe, frane…). 9 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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Lavori in cisterna Le linee guida per prevenire gli incidenti Valerio MELILLO* Tra i rischi connessi alle attività lavorative industriali quello chimico viene spesso sottovalutato perchè meno visibile ed evidente. A volte basta poco per prevenire morti bianche tanto assurde quanto evitabili. Questo articolo riporta informazioni base per lo svolgimento di lavori nel sottosuolo ed è stato pubblicato con lo scopo di fornire utili indicazioni circa la prevenzione di situazioni altamente rischiose per ingressi in: - cisterne interrate, seminterrate o fuori terra ma con accesso dall’alto contenenti prodotti o sottoprodotti di lavorazione del vino ed altri fermentati, soggetti pertanto a riempirsi di gas pesanti e/o tossici. - cisterne interrate, seminterrate o fuori terra ma con accesso dall’alto contenenti prodotti o sottoprodotti di altre lavorazioni di tipo organico, alimentare, zootecnico comunque soggette a fermentazioni di ciclo produttivo (ad es. silos per foraggi) o di origine accidentale o comunque indesiderata (ad es. infiltrazioni d’acqua in silos per sfarinati). - tombini di fogne e di smaltimento di liquami sia di origine civile che zootecnico (fosse settiche ed altro); - cavità, fosse, trincee, scavi profondi con ristagno di liquidi (e/o vapori) di varia natura compresa acqua piovana. Nei suddetti luoghi è possibile venire a contatto con mancanza di ossigeno e presenza di metano, anidride carbonica, anidride solforosa, ossido di carbonio, acido solfidrico o idrogeno solforato. Importante non fidarsi del proprio istinto o dei sensi: alcuni dei gas sopra citati sono inodori, altri, come l’acido solfidrico in alte concentrazioni, uccidono il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del loro sgradevole odore. Fondamentale l’uso di mezzi preventivi e protettivi. Mezzi preventivi In commercio esistono rilevatori di gas in grado di rilevare presenza di ammoniaca, acidi, gas. Questi rilevatori per il monitoraggio di gas sono disponibili in molteplici esemplari: dal dispositivo usa e getta a sofisticati mezzi di alta precisione. Per salvare una vita possono bastare già modelli dal costo di nove euro. Oltre ai rilevatori di presenza di gas è fondamentale la ventilazione delle aree interessate che possono avvenire tramite mezzi protettivi. Mezzi protettivi Occorre sottolineare che le normali maschere antigas, pur dotate di filtri specifici per sostanze tossiche, non sono sempre adeguate alle operazioni in oggetto. Infatti il problema non riguarda (solo) la difesa contro sostanze irritanti, tossiche o nocive, ma essenzialmente la carenza di ossigeno nel posto di lavoro. È indispensabile che i lavoratori addetti a tali operazioni vengano preventivamente formati ed addestrati all’uso dei sistemi di protezione indicati (maschera ventilata ovvero autorespiratore, cinture...). A tale scopo le ditte devono periodicamente simulare situazioni di rischio, facendo sì che i lavoratori eseguano materialmente le operazioni secondo le corrette procedure. Alcune delle sostanze sopra citate sono estremamente infiammabili pertanto è opportuno dotarsi di adeguati dispositivi antincendio e non indossare accessori metallici che potrebbero generare scintille per sfregamento. L’ingresso nella vasca da parte del lavoratore deve prevedere un’imbracatura completa con attacco sulla schiena collegato mediante una fune ad apposito argano per consentire di estrarlo velocemente dalla vasca al primo sintomo di malore mediante l’uso di un mezzo di sollevamento (ad es. un treppiede detto anche tripode – certificato a norma UNI EN 795 – da collocare sopra l’apertura delle cisterne interrate). Il lavoratore deve portare con sé l’apparecchio portatile di rilevatore di gas e misurazione in continuo della percentuale di ossigeno. Quelli prima indicati sono gas che, per loro natura, spesso non sono percepibili dall’uomo. Per questo motivo una particolare raccomandazione si rivolge ai datori di lavoro: quanto mai importante è un’accurata valutazione dei rischi e, nel caso in particolare, una valutazione del rischio chimico che consente di individuare DPI idonei al tipo di pericolo cui i lavoratori sono esposti. * Esperto di consulenza e formazione aziendale - email: info@valeriomelillo.it La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08 11

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Manutenzione delle condutture sotterranee La tecnica della videoispezione Nel precedente numero abbiamo sottolineato la grave situazione in cui versa il nostro sistema di manutenzione delle condutture idriche e 12 fognarie presenti nel sottosuolo. Adesso, invece, vogliamo puntare l’attenzione su una metodologia moderna che, se opportunamente sfruttata, può contribuire notevolmente ad incrementare il numero di interventi di manutenzione e ripristino e a migliorarne l’efficacia. Il metodo della videoispezione ha iniziato a diffondersi significativamente nel settore della manutenzione delle condutture sotterranee a partire dagli anni ’80’90, soprattutto negli Stati Uniti, ma solo di recente ha potuto fornire un valido supporto professionale ad imprese e professionisti, grazie all’evoluzione tecnologica della strumentazione e delle apparecchiature utilizzate. Metodologia e sistemi di videoispezione La videoispezione si avvale di sistemi ottici (telecamere) a comando remoto che viaggiano lungo piccoli fori praticati in precedenza o all’interno di tubazioni e condotte preesistenti o installate all’uopo. In questo modo è possibile letteralmente vedere dove ci sono ostruzioni, crepe, perdite o altre “puntualità”del sottosuolo senza dover eseguire scavi invasivi ed antieconomici. È possibile indagare centinaia di metri di terreno o di condutture in orizzontale o anche in verticale in tempi molto brevi e, all’occorrenza, ricostruire la stratigrafia, la planimetria e lo sviluppo dell’intero percorso con estrema precisione, grazie all’ausilio di altri strumenti abbinati alla telecamera, come videoregistratori, pc dotati di software dedicato, georadar, sonar… ©danny pack Lo schema di una videoispezione è molto semplice: si stabilisce il punto d’inizio e il punto di fine del percorso d’ispezione, che può coincidere con un tratto di terreno o un concio di conduttura, poi si inserisce la “sonda” dotata di telecamera, che può essere motorizzata (figura 1) o ancorata ad un cavo (figura 2) e le si fa effettuare l’intero percorso, durante il quale essa riprende l’ambiente circostante e invia le immagini ad un pc-videoregistratore (figura 3) che le immagazzina. Una volta terminato il percorso si recupera la telecamera e si avvia un software per l’elaborazione del filmato, che segna con dei marker i punti d’interesse nei quali si rilevano otturazioni, falle, perdite, discontinuità, alterazioni di sezione e così via… Individuati i punti d’intervento, si potrà decidere con la massima precisione se e come agire per ripristinare la situazione precedente oppure se è più conveniente realizzare un’installazione aggiuntiva ex-novo. FIGURA 1 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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In caso di operazioni di ripristino, il ricorso ad una seconda videoispezione sarà molto utile per verificare l’efficacia dei risultati raggiunti, confrontando, marker per marker, la situazione prima e dopo l’intervento. Campi d’applicazione Attualmente la videoispezione può essere considerata un metodo molto versatile d’indagine, utilizzabile praticamente in ogni ambito dell’ingegneria del sottosuolo, come: 1) analisi di condotte idriche, fognature, oleodotti, gasdotti, condotte forzate, reti tecnologiche…; 2) prospezioni e stratigrafie geologiche attraverso pozzi verticali; 3) ricerca e ubicazione precisa di elementi del sottosuolo (tombini, valvole, snodi, oggetti abbandonati…); 4) azioni militari. FIGURA 2 si pratica una piccola incisione nel terreno e si intercetta l’apertura della condotta su cui intervenire; 4) relining: si ricostruisce all’interno della condotta danneggiata un nuovo tubo che ne assume la forma e tutte le caratteristiche idrauliche e statiche. Il tubo rigenerato può arrivare ad avere un diametro massimo di 2.500 mm. Da una sola apertura si possono operare interventi lunghi anche centinaia di metri per tubi di qualunque forma (circolare, ovoidale, policentrica…) e materiale (calcestruzzo, mattoni, grès...). Servizi integrati L’esperienza nel settore della manutenzione delle condutture ha via via portato a maturazione dei sistemi molto efficienti, che si avvalgono del coordinamento di più tecniche avanzate, fra cui la stessa videoispezione. In effetti, quest’ultima è ormai considerata una colonna portante per la corretta ed efficace erogazione di molti servizi cosiddetti integrati, finalizzati a: - ripristino o miglioramento delle caratteristiche statiche ed idrauliche di acquedotti; - pulizia tecnologica di impianti e macchinari di servizio; - bonifiche tubazioni per idrocarburi; - disotturazione collettori fognari. Il no dig e il relining In questa sede ci occupiamo del primo campo di applicazione e in particolare dell’abbinamento con le metodologie no dig (vedi anche Consulting n° 6/2005) e relining che possono far raggiungere risultati molto interessanti. Il no dig (letteralmente: no scavo) è una famiglia di tecnologie caratterizzate da un limitato o nullo ricorso alle operazioni di scavo a cielo aperto per l’installazione, la riabilitazione, la sostituzione, la mappatura e la diagnostica di servizi interrati, il cui principale pregio è la riduzione delle manomissioni delle vie urbane e delle conseguenze sul traffico veicolare. Il relining è la ricostruzione vera e propria di una condotta nuova in resina all’interno di quella danneggiata e per effettuarlo si osserva la seguente procedura: 1) fase preliminare:s’isola il tratto di tubo sottoposto ad inda- gine, praticando un by pass provvisionale a monte di esso per trasportare i fluidi a valle durante tutto l’intervento. Una volta evacuata la condotta, si provvede ad effettuare degli idrolavaggi con autobotti combinate canal-jet. Tutti i materiali e i reflui rimossi saranno poi avviati e smaltiti in impianti autorizzati; 2) videoispezione: sono individuati i punti d’intervento ove operare; 3) no dig: una volta appurata la convenienza del ripristino, FIGURA 3 Per vedere un esempio di videoispezione, si può andare al seguente indirizzo: www.inuktun.com/media-gallery.htm 13 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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Speciale 14 14 La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08

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La differenza fra lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti Natale G. CALABRETTA* Con il termine trattamento ci si riferisce a tutte le operazioni che si effettuano sul rifiuto e che lo trasformano, sia pure con diverse finalità, quali recuperare alcune frazioni, oppure energia, rendendo il rifiuto meno capace di rilasciare all’ambiente sostanze nocive. Con il termine smaltimento ci si riferisce invece a tutto il ciclo di vita dei rifiuti da quando vengono prodotti a quando, tal quali o dopo diverse fasi di lavorazione, i rifiuti stessi o i residui che derivano dal loro trattamento, vengono immessi nell’ambiente (cioè confinati in discarica) in condizioni tali da arrecare ad esso il minor danno possibile. Lo smaltimento comprende quindi nel caso dei RSU (rifiuti solidi urbani) la raccolta e il trasporto, l’eventuale trattamento (compostaggio, incenerimento, riciclaggio, etc.) ed il confinamento in discarica dei residui del trattamento (se previsto) o, in caso contrario, il confinamento in discarica del rifiuto tal quale. Nel caso dei rifiuti speciali e tossici e nocivi lo smaltimento può comprendere lo stoccaggio provvisorio presso lo stabilimento che li ha prodotti, il trasporto, lo stoccaggio provvisorio presso stabilimenti consortili, il trattamento ed il confinamento in discarica dei residui del trattamento o anche dei rifiuti tal quali, se il trattamento non è previsto. Pur considerando queste precisazioni è doveroso ricordare che queste riguardano solo uno, e forse il meno complesso, dei molti aspetti che concorrono a costruire la ben più vasta problematica della gestione dei rifiuti, che certamente è una delle più ardue tra quelle che i Governi e i Paesi industrializzati e molti autorevoli Organismi internazionali hanno da qualche decennio cominciato ad affrontare ma che, nonostante gli sforzi, anche imponenti, profusi in tutte le direzioni (ricerca,legislazione,realizzazioni impiantistiche) è ancora ben lungi dall’essere adeguatamente risolta, in particolare nel nostro Paese. Infatti lo smaltimento dei rifiuti riguarda tutti gli aspetti tecnici ed anche normativi che, partendo dalla presa d’atto che le diverse tipologie di rifiuto sono prodotte con determinate caratteristiche di composizione e di qualità specifiche, si riferiscono alle tecniche di trattamento e smaltimento utilizzabili per ridurre al massimo i rischi per l’uomo e per l’ambiente associati ad un’eventuale interazione tra i rifiuti stessi e l’ecosistema. Viceversa il problema della gestione dei rifiuti va facendosi sempre più complesso non tanto per la indisponibilità di adeguate tecniche di trattamento dei rifiuti prodotti o per la difficoltà di metterne a punto di nuove, quanto per il continuo aumento delle produzioni specifiche ed assolute e soprattutto, (sia per quanto riguarda gli urbani ma soprattutto per quanto riguarda quelli speciali e tossici e nocivi) per il continuo aumento della complessità della loro composizione, cioè della varietà della tossicità dei composti che li costituiscono. Basti pensare a questo proposito che secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute nell’ultimo trentennio sono entrati nell’uso comune circa duecentomila nuovi composti chimici sintetici che, in parte tal quali dopo il mancato uso (farmaci scaduti) o per effetto dell’uso (residui di vernici o di solventi che contaminano i contenitori con i quali erano confezionati), in parte in quanto contenuti nelle correnti di scarto delle lavorazioni che li hanno prodotti, sono andati e andranno a costituire rifiuti che, prima o poi, o dovranno essere trattati o saranno dispersi nell’ambiente contribuendo al suo degrado. È quindi evidente che la gestione dei rifiuti è un problema non certamente risolvibile né nel breve periodo né limitandosi a considerare la sola fase dello smaltimento e ancor meno del trattamento. Sarà innanzitutto necessario produrre meno rifiuti e produrli con caratteristiche qualitative che rendano più facile il trattamento per adeguarle nella maniera più economica al continuo evolvere della normativa verso standard di emissione più severi. Per produrre meno rifiuti, se ci riferiamo ad esempio a quelli tossici e nocivi, che sono prevalentemente prodotti dall’industria chimica, sarà necessario acquisire una nuova mentalità nella gestione della progettazione degli impianti. Questi impianti (nei quali ad esempio facendo reagire A e B ha luogo la formazione del prodotto P e del rifiuto R) sono stati, fino a qualche tempo addietro, progettati ed eserciti cercando di minimizzare il costo dell’unità di prodotto. E nella funzione da minimizzare, al rifiuto prodotto, veniva certamente attribuita una valenza negativa ma limitatamente alla circostanza che la sua quantità dà la misura della mancata trasformazione delle materie prime A e B nel prodotto P. Ed in molte lavorazioni nelle quali fosse basso il costo delle materie prime e alta incidenza sui costi di produzione del consumo di energia, aveva scarsa importanza cercare di ridurre la produzione di rifiuti aumentando la resa del * Responsabile di edizione. Consulente esperto di problematiche e soluzioni ingegneristiche per l’ambiente La rivista del consulente d’azienda anno 6 - nº 2 - marzo - aprile 08 ©balsamia Speciale 15

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