ALI - Numero 15

 

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Numero 15 febbraio 2017

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Gli Emirati Arabi vogliono una città sul Pianeta Rosso Annunciato un piano per la costruzione di una città su Marte entro il 2117 "Il progetto, chiamato 'Mars 2117', integra una visione per ricreare una mini-città ed una comunità su Marte che coinvolga la cooperazione internazionale," ha detto il Vice Presidente e Primo Ministro dell'UAE, lo Sceicco Mohammed Bin Rashid Al-Maktoum. Al termine del quinto Summit Mondiale Governativo tenuto a Dubai, la più grande città degli Emirati, lo Sceicco Mohammed ha detto che il progetto comprende i centri di ricerca spaziale del Paese nelle università e potrebbe raccogliere negli Emirati un team internazionale di scienziati. Secondo un tweet di martedì dello Sceicco Mohammed, il progetto 'Mars 2117' potrebbe "spingere l'esplorazione umana di Marte," e "costruire una passione pioneristica spaziale nei giovani degli Emirati." Mars 2117 è un progetto a lungo termine, dove il nostro primo obiettivo è quello di sviluppare un nostro sistema d'istruzione in modo che i nostri figli siano in grado di guidare la ricerca scientifica nei vari settori," ha detto lo Sceicco Mohammed in un documento rilasciato ai media. Egli ha aggiunto che la ricerca per un sistema di trasporto spaziale veloce, trasporti, energia e rifornimenti di cibo su Marte dovrà essere sviluppato. Il piano iniziale prevede l'idea di utilizzare i robot per costruire la città, che è stata mostrata grazie all'esperienza della realtà virtuale (VR) durante il World Government Summit. Saeed Al Gergawi, responsabile del comitato scientifico e di ricerca del summit, ha detto alla CNBC che la città avrà la stessa dimensione di Chicago ed una popolazione di 600.000 persone. Con diversi satelliti di ricerca e per l'osservazione terrestre già sviluppati, il principale Paese petrolifero sta facendo della conquista dello spazio una parte della strategia di diversificare la propria economia da quella degli idrocarburi. Gli UAE hanno avviato la missione marziana Hope, nell'ottobre del 2014, la prima del mondo Arabo, con l'obiettivo di inviare una sonda senza equipaggio verso il Pianeta Rosso nel 2021. Il sito web ufficiale della missione marziana dell'UAE ha annunciato che il veicolo spaziale decollerà nel luglio 2020 ed atterrerà su Marte nel 2021 in coincidenza con il 50esimo anniversario di fondazione del Paese, che celebra il National Day annuale il 2 dicembre. L'Agenzia Spaziale degli UAE ha già iniziato la collaborazione con la sua controparte russa, gli Stati Uniti ed altri Paesi che spingono per lo sviluppo della missione.

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Spazio: accordo Italia-Cina L’intesa è stata firmata a Pechino dal Presidentedell’ASI, Roberto Battiston, e dal Direttore Generale di CMSA, Wang Zhaoyao, in occasione della visita di stato in Cina del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Accordo tra Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e China Manned Space Agency (CMSA) per nuove sperimentazioni scientifiche a bordo della Stazione spaziale cinese nell’ambito del volo umano. L’intesa è stata firmata a Pechino dal Presidente dell’ASI, Roberto Battiston, e dal Direttore Generale di CMSA, Wang Zhaoyao, in occasione della visita di stato in Cina del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La collaborazione scientifica sarà rivolta allo studio delle missioni di lunga durata degli astronauti, in particolare sugli aspetti di biomedicina e fisiologia e delle relative tecnologie. “Lo spazio è una nuova via della seta senza confini, e la collaborazione internazionale è un elemento fondamentale, sia dal punto di vista scientifico che da quello dello sviluppo tecnologico”, ha dichiarato Roberto Battiston. “Con la Cina abbiamo da anni eccellenti relazioni scientifiche in diversi settori – ha aggiunto il Presidente dell’ASI – Questo accordo è importante per tutta la comunità scientifica europea e internazionale in preparazione delle future missioni di esplorazione umana del sistema solare. Solo un patrimonio comune di conoscenze può farci progredire con successo nell’esplorazione spaziale”. L’accordo prevede la costituzione da parte delle due agenzie di un Joint Cooperation Committe e che si riunirà almeno una volta l’anno per stabilire le modalità della partnership, tra cui sono previsti l’accesso a dati scientifici, pubblicazioni scientifiche congiunte, scambio di personale e partecipazione congiunta a technical reviews sul volo umano. Le ricadute potenziali di questo accordo sono estremamente significative, considerata, da una parte, la posizione di leadership che l’Italia ha raggiunto nel settore del volo umano nell’ambito della realizzazione e dello sfruttamento della Stazione Spaziale Internazionale e, dall’altra, l’importante programma di volo umano che la Cina sta sviluppando, in particolare con la realizzazione della Stazione SpazialeTiangong-3.

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8 cose che (forse) non sai sull'alcol nello Spazio Il segreto di Aldrin, le regole ferree della Nasa, il goccetto scacciapensieri sulla MIR... Curiosità storico-scientifiche sul consumo di bevande alcoliche in orbita Difficile immaginare un'esperienza più stressante di una missione spaziale. Tra i brividi del lancio e la lunga permanenza in una "scatola" orbitante, un bicchiere di vino ogni tanto per stemperare la tensione non starebbe male. Eppure, consumare alcol nello Spazio è ufficialmente vietato da ogni agenzia spaziale (anche se un tempo, sulla MIR...). Non è dato sapere quali saranno le regole per i futuri, lunghi viaggi verso Marte. Nel frattempo, gustiamoci qualche curiosità su un altro dei tabù dello Spazio. L'ALCOL SULLA ISS FINIREBBE NEL RICIRCOLO DELL'ACQUA Come sappiamo, sulla Stazione Spaziale sono attivi due diversi sistemi di riciclo dell'acqua, del vapore acqueo atmosferico e dell'urina. Qualunque sorso di alcol consumato sulla base spaziale, quindi, finirebbe per contaminare l'intero equipaggio. Per questo motivo, sulla ISS non sono consentiti nemmeno prodotti a base di alcol (deodoranti, dopobarba, collutori...). GLI ASTRONAUTI DEVONO ESSERE SOBRI DA 12 ORE PRIMA DEL VOLO Oltre al problema del riciclo dell'acqua c'è quello della responsabilità dell'equipaggio, che controlla una base orbitante di 100 miliardi di euro, alla velocità di 7,67 km al secondo (nella foto, Chris Hadfield al comando del Canadarm2). Così come i piloti e gli autisti in servizio devono restare sobri, lo stesso è richiesto agli astronauti. Nel 2007, si venne a sapere che la Nasa aveva dato il permesso di volare a due astronauti che avevano consumato grandi quantità di alcol nelle 12 ore prima del lancio. Non furono fatti nomi, e un successivo rapporto non trovò evidenze per confermare i casi. La cautela è motivata anche dall'altitudine, che già da sola, senza consumo di alcolici, influisce in modo moderatamente negativo sulle performance cognitive. IN MICROGRAVITÀ, C'È IL PROBLEMA DEI GAS L'assenza di peso fa in modo che liquidi e gas fluttuino nello stomaco degli astronauti: immaginatevi l'effetto che potrebbe avere una birra. Ruttare è molto complicato e vomitare è un incubo: il vomito rimbalza se non lo si chiude ermeticamente dentro a una busta apposita. Non consumare alcol sulla ISS potrebbe per alcuni essere un sacrificio, ma in fondo ne va della salute, e della convivenza, dell'intero equipaggio.

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LA PRIMA BEVANDA CONSUMATA SULLA LUNA FU IL VINO Almeno è quanto ha sostenuto Buzz Aldrin in diverse interviste e nel suo libro Magnificent Desolation. L'astronauta lunare racconta di aver tenuto una piccola cerimonia di comunione con Armstrong nel modulo lunare, prima dell'allunaggio. Aldrin avrebbe consumato un sorso di vino e un pezzo di pane portati da una chiesa presbiteriana vicino a Houston per celebrare l'arrivo sulla Luna. Il tutto si sarebbe svolto in un momento di pausa delle comunicazioni con il centro di comando, e Armstrong avrebbe osservato il tutto in religioso silenzio. LA POLITICA DEI RUSSI ERA PIÙ "RILASSATA" Se le regole della Nasa in fatto di alcol sono molto rigide, lo stesso non si può dire valesse per i cosmonauti della MIR, per i quali un goccetto di cognac o di vodka a bordo era quantomeno tollerato, e trattato alla stregua di una medicina per combattere lo stress. Nella foto, gli astronauti della Nasa Tom Stafford e Deke Slayton accolti con quelli che hanno tutta l'aria di essere tubi di vodka nella missione congiunta Apollo-Soyuz del 1975. In realtà si trattava di recipienti di borsch, una zuppa a base di carne e barbabietola, con la scritta "vodka": venivano usati dagli astronauti per brindisi simbolici. NELLO SPAZIO, L'ALCOL È ARRIVATO COMUNQUE Nella forma di esperimenti scientifici per testare l'influenza della microgravità sul sapore di pregiati whisky giapponesi e scozzesi ma anche di birre, che secondo alcuni cambierebbero pastosità e sapore più velocemente in orbita, che sulla Terra. Questi studi potrebbero avere importanti applicazioni nei processi di invecchiamento e fermentazione dei prodotti alcolici quaggiù. L'ALCOL NELLO SPAZIO POTREBBE CREARE PROBLEMI "POLITICI" In futuro, è probabile che il consumo di alcol durante le missioni spaziali continui ad essere proibito, e non solo per ragioni di sicurezza. Potrebbe creare problemi culturali dettati dal passato e dalla provenienza di ciascuno: pensate alla convivenza tra astronauti astemi, musulmani, mormoni, e ai motivi di lite che l'alcol potrebbe fornire. L'ultima cosa che serve in un viaggio verso Marte è una ragione per discutere. NON È VERO AD ALTA QUOTA CI SI UBRIACA PIÙ VELOCEMENTE Questo mito risale agli anni '80, ma nel 1985 la US Federal Aviation Administration fece consumare vodka a 17 volontari, in condizioni che simulavano diverse altitudini: i successivi test non riscontrarono nessun legame tra consumo di alcol e quota a cui ci si trova. Si tratta però di un falso problema: la pressione sulla ISS è pari a quella che c'è a livello del mare. Più che il legame alcol-altitudine, il vero problema è il mal d'aria, che l'alcol in corpo può accentuare.

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CRS-10, lancio perfetto del razzo Falcon 9 e spettacolare il suo rientro a terra, Dragon in volo verso la ISS Un lancio storico quello della missione SpaceX CRS-10 di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale. E' il primo lancio commerciale a partire dalla famosa piattaforma di lancio LC-39A del NASA Kennedy Space Center, la stessa da dove partì l'uomo per la Luna e da dove veniva lanciato lo Space Shuttle, anche per le prime missioni di assemblaggio della ISS. Un luogo storico, che oggi diventa testimone anche della nuova era spaziale, sempre più aperta al mondo delle aziende private, per una nuova economia, quella dello spazio, che si aggiunge alle economie mondiali. Un luogo, LC-39A, il cui precedente ultimo lancio risale all'ultima missione dello Space Shuttle nel 2011. E adesso vediamo come è andato il lancio, e non solo. Sì perché il 1° stadio del Falcon 9 (F9S1) dopo aver immesso il 2° stadio nella giusta traiettoria è tornato a terra compiendo uno splendido atterraggio. Stiamo ormai abituandoci a questa nuova realtà, comincia quasi a sembrarci normale che un booster ritorni alla base dopo un lancio. Siamo alla decima missione di Dragon per rifornire la Stazione, missione prevista dal contratto COTS che NASA ha stipulato con SpaceX. Il lancio era inizialmente previsto per il giorno prima, Venerdì 17, ma a 13 secondi dalla fine del conto alla rovescia, lo stesso Elon Musk (fondatore, CEO e CTO di SpaceX) ha stoppato il countdown. Su Twitter ha spiegato che era stata individuata una traccia "non nominale" (un valore strano) in un pistone idraulico del 2° stadio. Il Falcon 9 è stato quindi svuotato dei propellenti e rimesso in posizione orizzontale per consentire ai tecnici SpaceX di ispezionare lo stadio. E' stata sostituito un componente nell'attuatore di manovra del sistema di controllo di spinta del 2° stadio e l'inconveniente è stato dichiarato chiuso. Di nuovo in verticale al Pad LC-39A in attesa della prossima finestra di lancio, prevista per il giorno successivo. Ed infatti, Sabato 18 alle 15:38 ora Italiana, ecco la partenza del Falcon. A T+2 min e 22 sec vi è stato lo spegnimento del 1° stadio F9S1 (MECO, Main Engine Shut Off, spegnimento del motore principale), l'altitudine raggiunta era di 65 km. Ha fatto seguito la separazione del 2° stadio che ha preso in carico la missione primaria, mettere cioè in orbita di parcheggio la capsula Dragon, la quale poi avrebbe continuato il suo viaggio di 2 giorni per la Stazione. Nel frattempo il 1° stadio ha iniziato la sua missione secondaria, tornare a casa sano e salvo. Il 1° stadio del razzo vettore, dopo aver terminato il proprio compito, inverte la rotta, accende alcuni dei suoi nove motori per frenare la corsa (boost back), si posiziona nuovamente con i motori verso terra, dispiega le 4 alette di manovra per governare la discesa, effettua un'altra accensione per contrastare la corsa (entry burn) ed alla fine apre le 4 gambe di atterraggio ed accende il motore centrale per atterrare in sicurezza (landing burn).

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Nasa, la Terra ha sette "sorelle": scoperto un nuovo sistema planetario È a 40 anni luce da noi. Il cuore è la stella nana rossa Trappist-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c'è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell'Universo A 40 anni luce da qui, nella costellazione dell’Acquario, sette sorelle della nostra Terra girano intorno a una piccola stella. Sorelle, per quel che ne sappiamo finora, solo per quel che riguarda la stazza: i sette esopianeti in orbita intorno alla stella Trappist-1, avrebbero infatti dimensioni simili a quelle terrestre. Ma a renderli in qualche modo speciali nella flotta degli esopianeti scoperti fino a oggi, spesso preceduti da annunci di annunci importanti con discusse presentazioni in grande stile (e quello di oggi non ha fatto eccezione), non è la vaga somiglianza con la nostra Terra. A far guadagnare al sistema Trappist-1 le pagine della rivista Nature è soprattutto il record: è la prima volta che così tanti pianeti di questo tipo sono stati scoperti intorno a una stessa stella e, ciliegina sulla torta, giacciono nella cosiddetta zona temperata del loro sistema solare. Si trovano, in altre parole, lì dove le temperature permetterebbero la presenza di acqua allo stato liquido e quindi, nella migliore delle ipotesi, potrebbero ospitare forme di vita. Il nuovo sistema solare proprio nuovissimo in realtà non è. Lo imparavamo a conoscere solo lo scorso anno, quando sempre su Nature, veniva presentata la scoperta di una tripletta intorno a questa nana ultra fredda, Trappist-1 appunto, molto meno luminosa del Sole e decisamente più piccola. Le osservazioni di quei pianeti però non sono mai smesse, puntando gli occhi sulla stella sia con diversi telescopi a Terra che con l’aiuto di Spitzer, il telescopio spaziale della Nasa, a caccia di variazioni nella luminosità della stella. Osservare infatti variazioni, diminuzioni in questo caso, nella quantità della luce proveniente da una stella è uno dei metodi che gli astronomi usano per andare a caccia di esopianeti. Questo perché quando un pianeta passa davanti al suo sole, e gli strumenti che si impiegano per l’osservazione si trovano nella giusta direzione, la luce proveniente dalla stella diminuisce (come mostrato nel video a seguire). In questo modo i ricercatori sono riusciti a identificare decine di transiti, riferibili a nuovi quattro pianeti oltre la tripletta nota in precedenza.

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Il sistema di Trappist-1”, racconta il ricercatore a capo dello studio Michaël Gillon dell’Université de Liège, in Belgio, presentando la scoperta, “è costituito di pianeti tutti molto vicini tra loro e a loro volta alla propria stella, qualcosa che ricorda il sistema di lune che orbitano intorno al pianeta Giove”. I pianeti hanno periodi orbitali brevissimi, appena di pochi giorni, e proprio come il sistema delle lune galileiane, mostrano caratteristiche di risonanza orbitale, un fenomeno che implica influenze gravitazionali periodiche di un pianeta sull’altro. Questa similitudine suggerisce che il sistema Trappist-1 e quello delle lune galileiane possano aver avuto una storia e un’evoluzione simili. “L’architettura del sistema solare”, scrivono a proposito gli autori, “suggerisce che i pianeti si siano formati più lontano dalla stella e siano poi migrati verso l’interno”. Su che aspetto abbiano i nuovi pianeti per ora possono essere fatte solo ipotesi. Se i primi dati indicano che per dimensioni e per massa i sette pianeti sono comparabili alla Terra, e probabilmente rocciosi (almeno i sei più interni), per il resto come siano fatti questi mondi lontani non è affatto chiaro. E tutti, come già accennato, si trovano in zone temperate, in cui è possibile la presenza di acqua allo stato liquido, per tre di loro (e,f,g) addirittura oceani di acqua in superficie, spiegano i ricercatori. Qualcosa di più su come sia fatto questo sistema solare così familiare e al tempo stesso così esotico potranno forse raccontarlo gli occhi del James Webb Space Telescopy della Nasa, che partirà il prossimo anno. Il nuovo telescopio potrebbe infatti scoprire composizione atmosferiche ed emissioni termiche dei pianeti, alzando il velo sulla composizione e sui loro climi. Per ora quel che resta è la scoperta di un nuovo sistema sistema planetario. Strano ma non troppo, e per lo più ancora sconosciuto. Negli ultimi anni abbiamo infatti imparato che di sorelle, fratelli, gemelli e cugini la galassia abbonda e che per tanti che ne vediamo tanti, tantissimi ci sfuggono. Forse, scrive Ignas A.G. Snellen dell’Osservatorio di Leiden in un pezzo di accompagnamento alla scoperta sullo stesso numero di Nature, il nostro Sistema solare, con i suoi quattro pianeti delle dimensioni terrestri (meglio, subterrestri per Mercurio, Venere e Marte) non è nulla di così fuori dell’ordinario.

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Scorpion-3: dalla Russia la prima moto volante! Strade? Dove stiamo andando non c'è bisogno di... strade! Nel 2015, contrariamente alle previsioni di Ritorno al Futuro, non ci ha portato le auto volanti che tutti avremmo desiderato. Fortunatamente, però, sembra che il 2017 si stia comportando meglio: a Dubai sono già pronti per un servizio taxi librato in aria, mentre una startup russa sembra avere a portata di mano una delle moto più spettacolari mai viste. Chiamare la Scorpion-3 “moto” è in realtà piuttosto azzardato, dato che tutto ciò che condivide con i mezzi a due ruote è la posizione del pilota: questo veicolo, equipaggiato con 4 rotori, sarà comunque in grado di far provare una bella scarica di adrenalina a chi lo guiderà, dato che a differenza dei taxi di Dubai (controllati da un sistema di guida autonoma) i suoi movimenti saranno interamente nelle mani del pilota. Hoversurf, la startup produttrice del veicolo, ha specificato che attualmente la Scoprion-3 è più vicina a uno “strumento per sport estremi” che a un vero e proprio mezzo di trasporto individuale, probabilmente a causa della difficoltà di guida, non ancora alla portata di tutti nonostante il sistema elettronico che ne limita velocità e altitudine. La speranza è però ovviamente quella di riuscire a breve a migliorare il sistema di guida così da trasformare la Scorpion-3 in una vera alternativa per gli spostamenti quotidiani.

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L'India testa lo stadio superiore criogenico del razzo GLSV La ISRO (Indian Space Research Organisation) ha testato con successo il 17 febbraio 2017 il proprio motore a razzo Cryogenic Upper Stage (CUS) sviluppato nel Paese e che verrà utilizzato sul razzo GLSV Mark III. Lo stadio criogenico designato C25 è stato testato per una durata di volo di 640 secondi presso l'ISRO Propulsion Complex (IPRC) di Mahendragiri, Lo stadio C25 era già stato testato con successo, ma solo per 50 secondi, il 25 gennaio scorso per validare tutti i sistemi. Prima dei test di accensione di sviluppo dello stadio, sono stati realizzati tre motori CE20 e due motori sono stati soggetti a qualificazione in condizioni a livello del mare. Questi comprendevano 800 secondi di test di accensione ed un terzo motore è stato identificato per il volo e provato in condizioni di alta quota per una durata di 25 secondi. Questa serie di test è un significativo passo avanti nell'ultima serie di prove a caldo per lo sviluppo del motore e dello stadio prima del volo inaugurale del GLSV Mark III. Lo stadio C25 è il più potente stadio superiore sviluppato dalla ISRO ed utilizza ossigeno liquido (LOX) ed idrogeno liquido (LH2) come combinazione di propellente. Lo stadio trasporta 27,8 tonnellate di propellenti caricati in due serbatoi separati. Lo sviluppo di uno stadio criogenico è stata una sfida progettuale senza precedenti, con l'idrogeno liquido a -253° Celsius e l'ossigeno liquido a -195° Celsius immagazzinato nei serbatoi. Per immagazzinare questi fluidi criogenici vi è bisogno di uno speciale isolante multi-strato ai serbatoi ed alle altre strutture Le prestazioni dello stadio superiore durante il test di accensione è andata come previsto. Lo stadio criogenico per il volo è in avanzato stato di realizzazione, e formerà lo stadio superiore del veicolo di lancio di nuova generazione GLSV MkIII di ISRO, capace di piazzare in Orbita di Trasferimento Geosincrono (TGO) satelliti della massa fino a 4 tonnellate. Il veicolo consiste in due motori a propellente solido per la spinta iniziale, uno stadio principale a propellente liquido (L110) e lo Stadio Criogenico Superiore (C25). Le attività di integrazione del veicolo GLSV MkIII sono in corso presso il Sathish Dhawan Space Centre (SDSC), SHAR, per il volo inaugurale (GLSV MkIII-D1) previsto per aprile 2017.

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