Horror drEaMagazine - Numero due (2) - settembre 2011

 

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horror dreamagazine

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sognihorror.com edizioni il foglio presentano numero due settembre 2011 horror dreamagazine horror dreamagazine ela rivista online e-magazine di sognihorror.com e le edizioni il foglio 1

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direttore responsabile fabio zanello e.i.f direttore editoriale gordiano lupi e.i.f direttore redazionale ­ emanuele mattana s.h coordinatore redazionale ­ luciano luccarelli s.h copertina ­ emanuele mattana progetto grafico e impaginazione ­ emanuele mattana luciano luccarelli s.h hanno collaborato ­ fabio zanello aurora auteri ferruccio gemmellaro raffaele meale antonia lauria michela potenza gordiano lupi luccarelli luciano federica d ascani andrea ascari giovanna amoroso il foglio letterario registrato al numero 666 al tribunale di livorno il 1° febbraio 2000 editore associazione culturale il foglio via boccioni 28 57025 piombino li mail ilfoglio@infol.it contatti sito web redazione facebook www.sognihorror.com editorsognihorror@gmail.com lukas dreamagazine 2

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indice pag 4 psyco psycho di fabio zanello the wizard of gore di aurora auteri italico horror ­ le streghe di benevento di ferruccio gemmellaro gli horror del far east 2011 di raffaele meale tobe hooper e djinn di antonia lauria giallo di michela potenza per conoscere dario argento di gordiano lupi cinema horror di luciano luccarelli vanishing on 7th street di fabio zanello nascita dell inquisizione e conseguenze di federica d ascani uno squartatore nel paese delle meraviglie di andrea ascari cimiteri monumentali milano di giovanna amoroso pag 6 pag 10 pag 13 pag 17 pag 18 pag 20 pag 24 pag 26 pag 28 pag 33 pag 42 3

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psyco psycho di massimo zanichelli si fa un gran parlare di psyco che alfred hitchcock ha tratto da un romanzo di robert bloch e in fondo l archetipo più rintracciabile nel thriller e nell horror moderno del dopoguerra anche adesso che ha compiuto il mezzo secolo d età tanto è vero che si sprecano sempre affermazioni solenni e proverbiali quando si comprende parzialmente la portata di un fenomeno come quello creato da sir alfred nel 1960 ben più complesso diviene invece il discorso non appena si vuole parlare realmente con cognizione di causa di tutti gli aspetti di questo capolavoro in un contesto come quello del cinema attuale nel quale non sembra sia più possibile restare nei limiti di una lettura critica univoca nella monografia appassionata ed appassionante psyco psycho di massimo zanichelli il film è affrontato da angolazioni che spesso altri critici hanno abbozzato ma non hanno approfondito del tutto visto e considerato che su psyco sono stati versati fiumi d inchiostro come ad esempio l analisi testuale del remake ardimentoso realizzato da gus van sant nel 1998 una clonazione audiovisiva convertita al colore che ha diviso gli esperti per zanichelli la versione di van sant è uno dei numeri più stupefacenti del postmoderno traducendo un operazione all apparenza meramente commerciale in un manifesto d avanguardia e in un capolavoro di forma e l autore prosegue definendo ingegnosa e rivoluzionaria la scelta di filmare una copia dell originale inquadratura per inquadratura riutilizzando anche la sceneggiatura di stefano fra i momenti più interessanti di questa sezione del libro c è un analisi della sequenza dell uccisione di marion nella doccia filmata da van sant in tutte le sue analogie e differenze rispetto al primo film tanto che questa celebre sequenza fra le più shockanti della storia del cinema dove in maniera rivoluzionaria la protagonista muore dopo mezz ora di film ci affascina nel prototipo come scrive zanichelli perché esprime una ferocia mai vista sullo schermo e l effetto visivo del trauma è ancora oggi insostenibile d altronde non è solo grazie ad una sequenza come questa che lo shocker in questione si è assicurato l immortalità ma le 60 fotografie presenti nel volume come quella che raffigura la magione gotica di norman bates certificano che l acume registico di sir alfred si è manifestato nel tessuto filmico in ben altre propaggini tanto che zanichelli ha finalmente il coraggio di stigmatizzare psycho iii 1986 che diretto dallo stesso anthony perkins all epoca godette di una certa ed esagerata sopravvalutazione a cura di fabio zanello 4

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sognihorror.com presenta speciale halloween 2011 inserto speciale di ­ horror dreamagazine carissimi lettori anche quest anno sognihorror.com è lieto di proporvi un nuovo e-book creato appositamente per celebrare la festa di halloween per vedere il vostro racconto pubblicato in un inserto speciale scrivete e inoltrate l opera ovviamente horror e che sia in tema con la festa entro il 15 ottobre 2011 i migliori saranno selezionati dalla redazione e pubblicati in un inserto a tema inviate il tutto a editorsognihorror@gmail.com indicare in oggetto ­ speciale halloween ­ e allegare racconto e biografia dell autore 5

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recensione the wizard of gore di jeremy kasten titolo originale the wizard of gore paese e anno di produzione usa 2007 regia jeremy kasten sceneggiatura zhac chassler montaggio jeremy kasten effetti speciali autonomous fx musica steve porcaro cast kip pardue edward begelow bijou phillips maggie crispin glover montag the magnificient jeffrey combs the geek brad dourif dr chong joshua john miller jinky evan seinfeld frank flux suicide dell cricket suicide cayenne nixon suicide rexina kenneth moskow detective packard produzione open sky entertainment sick-a-scope durata 94 nel 1641 rené descartes trovò nel pensare una risposta al suo dubbio iperbolico circa cosa fosse il reale e come lo si potesse distinguere dal sogno dall illusione di un presente creato apposta da un genio maligno atto a ingannare i nostri sensi e le nostre percezioni cos è reale come potete distinguerlo dal sogno?questo il primo interrogativo suggerito nel 1970 dal mago montag il magnifico nella versione originale di the wizard of gore di herschell gordon lewis in cui apparentemente tale illusionista altri non è che proprio quel genio maligno divertito nell alterare la percezione del reale dei suoi spettatori da lui sfamati di quel piacere nel vedere il sangue che tanto cercano di appagare attraverso la televisione o il cinema montag è un illusionista e si presenta davanti al suo pubblico come un macellaio umano che nulla nasconderà alla vista degli spettatori i quali potranno assistere a veri e propri spargimenti di sangue consumati sul palco ai danni di un membro del pubblico vederlo poi rialzarsi come se niente fosse accaduto per scoprirlo qualche ora dopo morto in eguale e inspiegabile maniera nel mondo reale una coppia affiatata indagherà sul caso un giornalista sportivo e la conduttrice di un programma per casalinghe nella temporalità di quell emancipazione femminile fine anni sessanta il film fu girato nel 68 e distribuito due anni dopo a cui si fa più volte riferimento e che verrà in qualche modo stravolta dalla contemporaneità del remake di jeremy kasten 6

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la storia di herschell gordon lewis comincia nell illusione e termina nella realtà con un mescolamento dei prestigiatori e degli spettatori la storia di kasten comincia nella realtà distorta e termina nella realtà distorta in una dimensione in cui la razionalità trova le regole alla base dell illusione il percorso risalito e ricostruito dal protagonista di questo remake ed bigelow giornalista si muove nell introspezione personale dove la vera domanda quella più importante non è tanto cosa sia reale bensì chi siamo veramente cosa c è dentro di noi questo è l interrogativo questa la meta del viaggio interiore percorso dal protagonista che cessa qui di essere l illusionista per incarnarsi nell uomo tra il pubblico nel giornalista in colui che vuole capire quale sia effettivamente la propria natura un uomo molto cattivo questa sarà la risposta davanti alla quale si troverà e a cui perverrà alla fine del suo indagare sulle morti che coinvolgono le donne sottoposte ai trucchi di montag la pellicola comincia a qualche passo dalla fine le sue immagini le sue scene sono legate le une alle altre dalla voce fuori campo di ed in principio presentatoci coperto di sangue mentre maneggia caratteri tipografici e ci mostra la prima pagina della sua gazzetta cacofonica vero e proprio titolo di testa the wizard of gore montag the magnificent in pochi minuti ci ritroviamo alla settimana precedente a halloween a una festa in maschera in cui l illusione e la mistificazione di se stessi già si esplicitano e spadroneggiano attraverso i travestimenti di rito È un mondo oscuro e corrotto quello entro il quale ed si destreggia con familiarità un mondo arredato da postriboli spacciatori locali orientali che offrono spogliarelli e quant altro uno desideri servizi di escort in cui all uomo è offerta la possibilità di sfogare la propria sete di violenza sulla donna buie sono anche le tinte del film da cui l occhio è circondato legato a un moto ondulante della macchina da presa fissa su un piano inclinato che restituisce perfettamente la distorsione della realtà e la labilità degli ambienti talvolta questi ultimi appaiono liquidi pervasi visivamente da scosse elettriche che sembrano provenire direttamente dalle reti neuronali stimolate dalla tetrodossina l allucinogeno padre del film e di quella presunta realtà mostrata al pubblico da montag È la droga che genera le illusioni e manipola la mente di ed che si definisce uno zombie quasi a ricordare il serpente e l arcobaleno di craven che vede ciò che qualcun altro gli fa credere di vedere e ricorda solo quello che qualcun altro gli consente di ricordare generando così un effetto allucinato anche sullo spettatore rendendogli talvolta non immediato il riprendere il filo del discorso all interno del film se nella versione originale lo svolgersi degli eventi era pressoché lineare per essere sconvolto solo nel finale qui le dimensioni spazio temporali sembrano mischiarsi catapultando chi guarda in una dimensione a tratti confusionale psichedelica con stacchi improvvisi che troveranno spiegazione solo nelle scene conclusive 7

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ogni sera il mago chiama sul palco una donna presente in sala le ordina di spogliarsi e la tortura in base a una precisa critica sociale stimolando le accuse di misoginia e oggettificazione delle donne da parte di maggie fidanzata di ed in aperto contrasto con quell emancipazione che si srotola lungo la versione originale del 70 culminante nel finale l eliminazione delle vesti oltre all impatto eccitante sul pubblico vuole avere una valenza simbolica essendo esse definite come una corazza dietro cui l essere umano si nasconde e oggettivizza così come la pelle stessa è una scorza da eliminare per arrivare alla polpa si susseguono quindi sul palco di volta in volta scene in cui le ragazze vengono mutilate squartate bruciate ben lontane però da quel registro splatter leggibile nella versione originale e di cui lo stesso herschell gordon lewis è padre la prima illusione incriminata da montag è la presunta possibilità di evadere dalla vita che ci si è precostruiti e che sarà realizzata invece da ed nel finale la non empatia ecco un altra accusa mossa da montag verso l uomo il non provare più nulla che il mago vuole smobilitare portando il pubblico a sentire qualcosa la realtà sentenzia il mago è una fogna piena di squali in cui nuotiamo terrorizzati dal fatto che in ogni momento ci possano mordere e non solo ci morderanno ma accusa sono quelli più vicini a noi sono noi questa è l essenza del film del percorso autoconoscitivo portato a termine da ed se nella versione originale l illusione era quella della realtà che in principio coinvolgeva metacinematograficamente lo spettatore adesso l illusione è quella di conoscere se stessi di credere che gli squali siano là fuori intorno a noi quando quelli più affamati e feroci sono in noi stessi sono noi stessi il film di kasten è figlio del disagio del nostro tempo il suo restituirci la prospettiva dell alterazione mentale causata dalla droga con inquadrature inclinate e contorni talvolta sfocati rallenty che si alternano a scorrimenti veloci sono la perfetta riproduzione dello sconvolgimento mentale che pervade come in un rito sciamanico l uomo alla ricerca di se stesso la risposta che troverà contrasterà con la presunta natura buona dell essere umano in una realtà in cui non esistono personaggi positivi dove lo stesso ed difficilmente risulterà simpatico allo spettatore mentre apparirà facilmente più apprezzata l interpretazione istrionica e sardonica di montag ad opera di crispin glover ben lontano dall impacciato george mcfly da lui interpretato in ritorno al futuro alle tinte buie e tenui che dipingono il film fin dall inizio l unico colore capace di opporsi e generare un vivido contrasto è il rosso marcato del sangue che nel suo fuoriuscire diventa anche una via di purificazione e liberazione dalla droga assorbita e inalata una via per tornare alla realtà la dimensione del sogno a cui faceva riferimento il montag del 70 qui diviene quella dell incubo che stravolge le notti o forse la veglia di ed è la sua attesa per lo spettacolo di magia in cui il reale sembra raggiungerlo solo quando questo inizia anche perché come preannuncia il mago questo spettacolo riguarda quello 8

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che c è dentro di voi e l illusione può cominciare prima che il pubblico si accorga di essere ingannato dentro di sé per sé ed scova odio e cattiveria un uomo che aveva ingannato se stesso nel credere di non essere cattivo ricorda di quando faceva indossare a maggie la sua giacca e la sua cravatta e poi la picchiava formando con lei una coppia ben diversa di quella alleata e affiatata nonché per nulla approfondita di lewis gli ambienti tendono a essere chiusi anche in questo remake underground lasciando poco spazio agli esterni e la figura del poliziotto complice della coppia nella versione originale diventa qui un altro strumento di critica sociale in particolare della lotta tra classi e della meritocrazia nella versione originale il film si apriva come un doppio spettacolo offerto a un doppio pubblico la prima inquadratura catturava un sipario poi seguiva l allestimento del palco fino alla sistemazione di un cartello con su scritto montag the magnificent all uscita dal campo dell operatore iniziava la musica extradiegetica il mago faceva il suo ingresso compiva un gesto verso qualcuno fuori campo e come di conseguenza compariva il titolo sullo schermo lo spettacolo aveva inizio un palcoscenico un pubblico e un attore questo è l esatto allestimento del mondo di ed di quel mondo dal quale alla fine del film rinascerà tutto il mondo è un palcoscenico gli avevano detto e lui se lo era creato si era reso una star costruito un palco scritturato attori adesso che alla fine del viaggio ha dismesso gli abiti di scena e decostruito tutto il suo mondo tutta la sua piccola storia è rinato chi sia il trucco e chi sia il prestigiatore questo è l interrogativo che entrambi i soggetti cinematografici si pongono sul finale per giungere a conclusioni simili nell inganno ma non nell essenza di quel viaggio introspettivo e allucinato compiuto dal protagonista della pellicola di kasten e che in più punti corre il rischio di lasciare lo spettatore un po appesantito dal gioco di nonsense e di fronte a una pellicola molto lontana dallo stampo originale se nel 1970 ci si concentrava sul pubblico interpellato anche direttamente dagli sguardi in camera di montag e sul suo desiderio voyeuristico di assistere a macabri spettacoli con una quasi autoironica critica mossa verso i film a basso costo che negli anni 70 si unirono sotto l etichetta dei film della mezzanotte nel 2007 ci si concentra sul singolo e sull illusione di una realtà che non è più quella contingente e generale bensì quella più personale e interiore se herschell gordon lewis basa il suo mondo sull irreale sull illusione sulla feroce esplicitazione delle immagini cruente jeremy kasten ricerca come da prassi in questi ultimi anni di ancorare il discorso a una spiegazione possibile e razionale facendo ricorso all uso di un particolare allucinogeno quale moderna pozione stevensoniana in grado di esplicitare invece delle viscere in cui entrava letteralmente la macchina da presa di lewis l animo umano quello di puro mr.hyde che si è creduto per troppo tempo un quasi ordinario dr.jekyll a cura di di aurora auteri 9

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rubrica italico horror le streghe di benevento il locus benevento dal latino bonus eventus toponimo assegnato dai romani dopo la vittoria su pirro cancellando il vecchio maleventum che aveva ben altra storia etimologica il luogo era chiamato malies o malocis di etimologia osco-sannita svoltosi poi in maloenton questo con influsso greco per attestarsi nel latino maluentum e dunque maleventum il radicale mal in ogni caso ricorrente in europa non ha nulla di negativo poiché pare significhi masso in tema linguistico precedente alla pervasività indoeuropea dell età neolitica assunto ciò il toponimo malta per esempio si farebbe derivare dall antica famiglia delle lingue semitiche il fenicio in cui malit si traduce massiccio il territorio beneventano attraversato dall appia che fu prolungata da capua a brindisi dopo il successo romano nelle guerre puniche il 1077 passò sotto lo stato pontificio che lo mantenne con alterne vicende sino all unità d italia 1860 in dialetto locale suona ben viènt la genesi le teorie più accreditate sulla mitologia delle streghe a benevento spaziano in una vasta età che va dall egemonia romana al ducato longobardo il culto egizio di iside dea identificata nella luna aveva affascinato i romani tant è che l imperatore cesare domiziano augusto germanico l ultimo dei flavi e sul trono alla fine del primo secolo dc volle costruire un tempio a sua devozione proprio in bonus eventus la divinità egiziana però era rappresentata in simbiosi insomma in una sorta di trinità con la dea degli inferi ecate e con diana la dea della caccia sia ecate sia diana nondimeno avevano il dono della magia ecate già conosciuta in epoca pre-indoeuropea si riteneva suggerisse gli oracoli alle sibille per accezione alla cumana infatti divinità gerente degli incantesimi il suo simulacro era posto negli incroci a soccorso dei viandanti i quali temevano di smarrire la strada ove colpiti da sortilegio per quest ultima missione avrebbe avuto omologa nel tardo impero la dea tutta latina vibilia 10

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diana avrebbe poi rappresentato tra gli inossidabili pagani la protettrice dei perseguitati dal cattolicesimo e nel contempo il mito vuole che si fosse avvalsa dell ausilio della figlia aradia per meglio divulgare l arte magica nel mondo femminile lo specifico nome di janara tradizionalmente imposto alle streghe di benevento infatti si farebbe risalire a una corruzione volgare del nome diana in regime di ducato longobardo i riti della religione cristiana si nutrivano di compromessi con le tradizioni idolatriche luoghi deputati alle pratiche officiate dalle sacerdotesse erano le rive del fiume sabato all ombra di un noce l albero sacro quale simbolo i seguaci adoravano il serpente aureo verosimilmente la vipera che aveva attinenza con il trascorso culto di iside il sabato dal latino sabatus scorre oggi tra le province di avellino e benevento il cui idronimo è connesso col demotico sabini dall eponimo sabus infatti i sabatini erano una tribù stanziale sulle sue sponde livio docet sotto il noce si compiva il diasparagmos voce greca ossia si consumava in un pasto rituale la carne dell animale sacrificato alla divinità e fatto a pezzi nulla di stregoneria ma tanto di arcaica religione se si pensi all agnello ebraico o cristiano immolato e mangiato a pasqua la persecutio il cristianesimo non poté sopportare oltre quelle profanazioni e pertanto s ingegnò di demonizzare divinità sacerdotesse longobarde simboli e riti che si trascinavano in loco a giovamento dell adorazione dei santi della madonna dell ubbidienza ai sacerdoti categoricamente uomini e dell osservanza alle funzioni cattoliche così ci fu il tramutamento delle officianti in streghe del serpente aureo nel demone dei riti nei malefici e nelle fatture dei resti degli animali sacrificati nelle ossa umane spolpate i convegni sulle rive del fiume sabato viepiù si sarebbero trasfigurati nelle notti di sabba le streghe avrebbero assunto i nomi di zucculara zoppa dal fatto che incedeva battendo rumorosamente gli zoccoli e di manalonga la quale col suo lungo braccio tirava giù nei pozzi i malcapitati affacciatisi a raccogliere l acqua fu quindi posto in atto un voluto offuscamento della positività divina di iside che era raffigurata con un solo sandalo e considerata una dea dell abissale aldilà guida delle anime ovvero la psicopompa mansione quest ultima che sarebbe stata attribuita all arcangelo michele di monte sant angelo sul gargano il più degno omologo di mercurio l hermes greco le persecuzioni contro le artefici della stregoneria beneventana ebbero inizio dalle invettive scagliate contro di esse per bocca di bernardino da siena nel xv secolo e che ne invocava lo sterminio attraverso le prediche la condotta di bernardino era solidale con la politica del papa giovanni xxii che già nel 1316 aveva esteso i poteri dell inquisizione inizialmente istituita per la repressione dell eresia particolarmente catara e valdese contro la cosiddetta stregoneria 11

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come se non bastasse nel 1486 i frati domenicani jacob sprenger e heinrich institor kramer pubblicarono il malleus maleficarum dalle cui pagine indirizzavano i tribunali ecclesiastici degli inquisitori al come riconoscere le streghe processarle ed interrogarle col mezzo delle più efferate torture queste d altronde già autorizzate da innocenzo iv il 1252 con la bolla ad extirparda il conservatorismo delle leggende sulle streghe di benevento in epilogo a quanto esposto sarebbe insomma da assegnare alla lunga potestà della chiesa prima con l esacrazione delle divinità e riti femminili romani e longobardi dopo con il tragico estremismo inquisitorio una riflessione induce a chiedersi perché tale fenomeno non è sorto così palese a roma e in tutto l antico stato pontificio perché esso come si evince dalla lettura è legato al luogo xvii secolo maddalena un caso europeo a tredici anni aveva confessato che di notte veniva a scuoterla mai che qualcuno se ne fosse avveduto un attempato personaggio mascherato vestito di rosso il quale le introduceva dei dolori lancinanti le prime volte accadeva anche che la conducesse su di un poggio e lassù all ite di una stramba messa alla rovescia era agguantata da un orgia di streghe e stregoni i suoi maschi erano maturi brizzolati che in quei frangenti si denudavano dopo che il demone officiante lo stesso che andava a svegliarla aveva distribuito delle polverine ii giudice di vedute progressiste sensibilizzato dal referto medico nel quale era stilato uno sconquasso agli organi sessuali assurdo per una strega riconsegnò la ragazza alla potestà della madre imponendo loro di dormire affiancate l illuminismo che avrebbe risollevato lo spirito del settecento europeo già pasceva in individui la cui analisi razionale conferiva di lottare contro ogni pregiudizio e superstizione che erano perlopiù in accanimento alle donne il malleus maleficarum elaborato dagli inquisitori heinrich institor e jacob sprenger domenicani tedeschi precettava infatti che le donne sono difettose di tutte le forze tanto dell anima quanto del corpo a cura di ferruccio gemmellaro 12

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gli horror del far east 2011 chiunque abbia avuto la buona sorte di recarsi a udine durante le giornate del far east film festival dedicate al cinema proveniente dal bacino del sud-est asiatico e dall estremo oriente non avrà faticato a rintracciare tra i principali elementi distintivi della rassegna l attenzione al cinema del fantastico e dell orrore dopotutto come potrebbe essere altrimenti visto che la kermesse friulana ha da sempre puntato l occhio principalmente sul cinema inteso nella sua veste di intrattenimento popolare spalancando finestre sull exploitation-movie asiatico in questo senso la tredicesima edizione del festival svoltasi tra il 29 aprile e il 7 maggio scorsi si è mossa sensibilmente in controtendenza riducendo al minimo la presenza degli horror a vantaggio in particolar modo della commedia epicentro narrativo cui è gravitata intorno l intera selezione a partire dalla corposa retrospettiva asia laughs e dai focus dedicati alle opere dell honkonghese michael hui e del giapponese masaharu segawa È stato accantonato perfino l horror-day appuntamento fisso per gli amanti del genere e che tradizionalmente catalizza l attenzione degli addetti ai lavori durante il festival e limitato a una serata quella del 4 maggio in cui si sono predilette timbriche oscure grazie alla presenza di un thriller sudcoreano pronto a ibridarsi con lo slasher-movie bedevilled di jang cheol-soo del remake/seguito aprocrifo dello statunitense paranormal activity trasportato a tokyo da toshikazu nagae e infine del malese seru ispirato ai registi woo ming-jin e pierre andré da the blair witch project e pensare che il festival si era aperto sull angosciante sperimentazione visiva di night fishing cortometraggio diretto nientemeno che da park chan-wook con il fratello minore park chan-kyong il duo si firma parking chance e già presentato in febbraio alla berlinale se lo scopo superficiale dell intera operazione era quella di testare ­ e pubblicizzare ­ la tecnologia dell iphone il risultato è in realtà un immersione senza bombola d ossigeno in un atmosfera plumbea a metà tra il deliquio onirico e il terrore materiale punto d incontro tra gli ectoplasmi propri di quell area geografica e un antropologismo che sfiora in più di un occasione il documentario 13

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poco più di mezz ora divisa in due parti ben distinte la prima ambientata di notte in riva a un lago la seconda dominata dalla simbologia sciamanica in cui l orrore si trasforma più che altro in quello della perdita di un essere umano amato alla quale è impossibile come negli esempi più estremi del genere dare qualsiasi spiegazione logica un esperienza sensoriale che travalica di gran lunga la mera esibizione di tecnica e che permette di ritrovare uno dei grandi maestri del cinema contemporaneo a tre anni di distanza dalla filosofica storia d amore vampiresca thirst sempre dalla corea del sud arriva bedevilled esordio alla regia del trentasettenne jang cheol-soo già assistente alla regia per kim ki-duk del regista de l isola e la samaritana c è ben poco in questo thriller che narra le angosciose disavventure di una donna single e in carriera che in seguito a un periodo di grave depressione decide di recarsi nella sua isola natale dove scoprirà una realtà arretrata e sul punto di esplodere definitivamente non fosse per l ultima parte della pellicola bedevilled si attesterebbe dalle parti del thriller d atmosfera con il fin troppo abusato rovesciamento nell utilizzo degli spazi aperti e del sole portatori di illusoria libertà e pacificazione ma nel finale la vendetta della povera bok-nam amica della protagonista decisa a reagire a trenta anni di vessazioni patite nella microscopica comunità isolana trasforma la ragazza in una sorta di jason voorhees o di michael myers mostro indistruttibile che non troverà pace finché non avrà fatto piazza pulita intorno a sé armata di falce e martello ­ il film trabocca di allusioni politiche a partire dalle canzoni nazionalistiche cantate con fervore da alcuni degli abitanti dell isola ­ la donna trasporta il thriller in territori gore in cui le amputazioni sono all ordine del giorno e il sangue zampilla copiosamente peccato che le ambizioni del cineasta risultino in gran parte inespresse soprattutto per via di un esagerata voglia di raccontare ed esibire vanificando così il notevole potenziale del film dalle parti di seoul hanno senza dubbio saputo fare di meglio se c è una cinematografia pressoché sconosciuta al pubblico italiano che basa gran parte della sua potenza industriale sulla produzione di horror si tratta di quella malese per quanto nel belpaese siano davvero in pochi a poter vantare una pur minima dimestichezza con la settima arte di stanza a kuala lumpur la malesia ha dato alla luce nel corso dei decenni storie del terrore che hanno appassionato la popolazione locale anche gli auteur più affermati a livello internazionale non hanno remore a confrontarsi con la pratica dell orrore come ha dimostrato sini ada hantu campione d incassi del 2010 diretto dal padre della new wave malese james lee non c è dunque da stupirsi se al far east è stato possibile incrociare seru che vede l intervento dietro la macchina da presa di woo ming-jin ­ apprezzato a berlino venezia e cannes con opere stratificate come monday morning glory kurus e woman on fire looks for water ­ in co-regia con l attore pierre andré a sua volta nel 2009 regista dell horror jangar tegur seru guarda senza alcuna originalità a the blair witch project narrando la storia della troupe di un horror che si trova nel bel mezzo della giungla malese a dover combattere contro fantasmi e mostri assai simili a quelli che è impegnata a filmare 14

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il gioco tra realtà e finzione si fa puramente strumentale e non riesce ad appassionare considerato quant è scoperto l inseguimento di stilemi occidentale si traduce in una sterilità visionaria che appiattisce un contenuto già di per sé ampiamente visto nel corso degli ultimi lustri sugli schermi di mezzo mondo woo e andré si prendono troppo sul serio perdendosi tra movimenti di macchina convulsi implorazioni di pietà a lato videocamera e riprese notturne all inseguimento di fruscii e colpi improvvisi un cinema privo di anima e incapace di osare fino in fondo analisi che calza alla perfezione anche per paranormal activity 2 tokyo night che si propone come seguito apocrifo del capostipite del 2008 senza prendere in considerazione il secondo capitolo ufficiale la stessa scritta iniziale che recita ispirato al film diretto da oren peli palesa il problema di fondo di un film nato morto incapace di organizzare una propria personale riflessione sull horror laddove fino a pochi anni fa l asia era saccheggiata da hollywood pronta a rifare in maniera ossessiva i principali successi dell estremo oriente occidentalizzandoli solo di quando in quando ultimamente sembra che la corrente si muova in direzione contraria un involuzione preoccupante per un sistema produttivo che ha sempre trovato al proprio interno l ispirazione per una necessaria palingenesi delle forme anche in virtù di quanto appena scritto sembra doveroso concludere questo breve viaggio nell horror ospitato sugli schermi udinesi con hantu kak limah balik rumah letteralmente il fantasma della signora limah torna a casa ritorno del geniale cineasta malese mamat khalid sul luogo del delitto dopo lo spassoso zombi-movie zombi kampung pisang gli zombi del villaggio delle banane visto sempre al far east nel 2008 stavolta khalid prende di mira la classica ghoststory innervando il suo impianto orrorifico con debordanti detonazioni comiche il risultato non è altrettanto sfavillante e le gag non sempre centrano il bersaglio ma nel complesso l operazione è ancora una volta degna di essere salutata con un certo entusiasmo sprofondando nel cuore delle credenze popolari e facendo leva in tutto e per tutto sulle tradizioni malesi ­ senza per questo disperdere il potenziale cinefilo a disposizione ça va sans dire ­ khalid traccia la più convincente tra le vie percorribili dal cinema dell orrore asiatico ci sarebbe probabilmente da discutere sul fatto che tutto ciò sia stato reso palese da una commedia che flirta solamente da un punto di vista epidermico con l horror ma questa è un altra storia a cura di di raffaele meale 15

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