Consulting 03-04_2009

 

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Anno 7 - nº 3/4 maggio... –...agosto 2009 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 12,00 La rivista del consulente d’azienda e d i t o r e S.r.l. edizioni Speciale Dislocazione dei centri di eva eventi eva emozioni autodemolizione e autoparchi giudiziari Incendi in città e catastrofi annunciate Aspetti normativi e tecnici degli Impianti ad evapotraspirazione totale Sicurezza durante il lavoro Il rischio da esposizione a vibrazioni meccaniche

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L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2009 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca di Roma n° 1452/54 intestato a Geva S.r.l. ABI: 3002.3 - CAB: 03268 - CIN: D - IT19F0300203268000400136641-GEVA S.r.l. Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Cognome/Nome Società Via/Piazza Città Sito web Tel. La rivista del consulenteFdi’ramzieanda Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. P.I./C.F. Cap E-mail Fax Prov. Cell. anno 7 - nº 3/4 – magDgioa.t..a–...agosto 2009

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: Eurolit S.r.l. - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia: agosto 2009 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L. 353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co. 1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n° 33203746, intestato a: Geva S.r.l. -Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su c/c Banca di Roma n° 1452/54 intestato a: Geva S.r.l., ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, IBAN: IT84D0300203268000000145254 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Rifiuti e sottoprodotti di origine agricola Tipologie e distinzioni di Nicola G. GRILLO e Stefano BERNARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 6 Gestione delle Terre e rocce da scavo Le recenti modifiche normative di Stefano CICERANI e Giulia FRASSINELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 9 Canne fumarie Progettazione e dimensionamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 12 Aspetti normativi e tecnici Impianti ad evapotraspirazione totale di Christian BARRELLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 16 Inserto Speciale Sicurezza durante il lavoro Il rischio da esposizione a vibrazioni meccaniche di Paola D’ANTONIO e Carmen D’ANTONIO* . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 21 Speciale Dislocazione dei centri di autodemolizione e autoparchi giudiziari Incendi in città e catastrofi annunciate di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA E se l’energia fotovoltaica fosse un buon investimento economico? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 32 Recupero di materia Il reimpiego del materiale da dragaggio di Marco TAVANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 35 Il vademecum del cittadino perfetto conferitore di rifiuti Dove gettare cosa di Domenico GRILLO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 39 Si applica anche al trasporto dei rifiuti? Decreto ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 30.06.2009 – Approvazione della scheda di trasporto (09A07705) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 42 Dalle Associazioni Pag. 44 Il grillo parlante Pag. 45 Ultima pagina Pag. 46 La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009 3

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28.31 Ottobre ’09 - Rimini Fiera 13a Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile www.ecomondo.com green solutions in contemporanea con: organizzata da: www.keyenergy.eu www.energyes.it in collaborazione con: ANCI · ATIA · Azzeroco2 · Cial · CNA · CNR - Consiglio nazionale delle Ricerche · CO.N.I.P. - Consorzio Nazionale Imballaggi in Plastica · Cobat - Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste · Comieco · Comune di Rimini · Conai · Confagricoltura · Confapi · Confartigianato · Confcommercio · Confesercenti · Consiglio Nazionale Periti Industriali · Consorzio Italiano Compostatori · Consorzio Nazionale Riciclo Imballaggi Acciaio · Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati · Corepla · Coreve · ENEA · Federambiente · FISE-UNIRE · ICE · Il Sole 24 Ore · INCA-Consorzio Interuniversitario Nazionale della Chimica per l’Ambiente · ISPRA · Istituto Superiore di Sanità · ISWA ITALIA · ITSUSCHEM · Kyoto Club · Legambiente · Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare · Ministero dello Sviluppo Economico · Osservatorio Nazionale sui Rifiuti · Polieco · Provincia di Rimini · Rappresentanze Associative di Produttori di Beni · Regione Emilia Romagna · Rilegno · S.C.I. Divisione di Chimica dell’Ambiente e dei beni culturali · SAFE · Unido · UNITEL · Università di Bologna e Polo Scientifico Didattico di Rimini

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Editoriale Editoriale È
 possibile smaltire i rifiuti prodotti dalla nostra civiltà senza danno per l’uomo e per l’ambiente? Per esperienza professionale so che ci sono persone di buona volontà, amministratori, organi di controllo ed imprenditori pubblici e privati che si adoperano per prevenire e correggere le conseguenze indesiderabili e non preventivate delle tecnologie usualmente applicate nella gestione dei rifiuti; il tutto finalizzato a perseguire un livello accettabile delle condizioni ambientali. È però per tutti evidente che lo sviluppo tecnico ed economico, e la conseguente produzione di rifiuti, è un’esigenza primaria ed imprescindibile della nostra civiltà attuale. Ed allora, dove trovare la risposta alla domanda posta prima? Sono convinto, e non perdo occasione per riaffermarlo, che la giusta indicazione può, e deve, provenire solo dai tecnici e dagli esperti. Le loro indicazioni devono tuttavia rispettare il principio secondo cui bisogna sempre e comunque “gestire i rifiuti nel pieno rispetto della legge”. Per chi considera la società, le istituzioni sociali e i sistemi morali come strutture normative basate sulle aspettative di comportamento da tutti condivise è l’unica via percorribile. Pur se assai vasta è la gamma di comportamenti cui fare riferimento in ogni campo della vita sociale, in quello dei rifiuti è fondamentale che vi sia una codificazione certa che fornisca la certezza nelle procedure applicative e nelle punizioni per i trasgressori. In altre parole, ritengo che la gestione dei rifiuti sia un problema estremamente complesso, ma che la legge che la regolamenta non possa venire continuamente modificata o, peggio, applicata per i nemici ed interpretata per gli amici. La certezza del Diritto è indispensabile sempre, ma in questa delicata materia lo è, se possibile, ancora di più. Il Diritto, insomma, deve essere applicato secondo le leggi emanate e non in base a spinte emotive ed irrazionali, a blocchi stradali o a movimenti di piazza; né, tantomeno, si deve stare dietro a cinici speculatori che cavalcano un dibattito quasi sempre non qualificato, e perciò inutile, che serve solo a generare un ingiustificato allarme sociale. Aveva certamente ragione Winston Churchill quando affermava che “molti credono che l’industria sia una tigre da domare, molti altri credono che sia una mucca da mungere,pochi sanno che è un cavallo robusto che tira un carro molto pesante”. Politici, pubblici funzionari e organi di controllo, ma neanche gli imprenditori e la comunità scientifica, possono dirsi senza peccato;non si può,infatti,ignorare che l’ignoranza degli effetti indesiderabili della produzione dei rifiuti, non ha sinora sviluppato la ricerca del giusto punto di equilibrio tra necessità di sviluppo e doverosa salvaguardia dell’ambiente. Del resto, tale ignoranza, ed a volte qualcosa di più, è tuttora diffusa in gran parte della pubblica amministrazione che dovrebbe occuparsi della programmazione, dello sviluppo e del controllo dell’attività di gestione dei rifiuti. Quante e quali sono le Comunità che hanno risolto in autosufficienza il problema? Credo che sia un dato di esperienza comune constatare che, in tale situazione, i furbi, quelli che operano in assenza totale di autorizzazione o che l’ottengono con mezzi non proprio leciti, continuano a farla franca. Quelli che, con onestà e senso civico, vorrebbero adeguarsi e rispettare la Legge s’imbattono troppo spesso in pubbliche amministrazioni “timorose” che vorrebbero un inquinamento zero ed un’economia fiorente (cose tra loro inconciliabili, se non si crede alle utopie) e così non decidono oppure denegano ingiustificatamente ed arbitrariamente le autorizzazioni, quando non aprono le ostilità con verifiche vessatorie, soprattutto perché affidate a personale con scarsa professionalità o che si muovono sulla base di un interesse privato perché, a volte, coinvolti in prima persona nella gestione di taluni impianti. A questo punto appare chiaro che il rispetto della legge è l’unica strada che si deve seguire, benché “smaltire nella legge” non sia affatto facile. Personalmente ritengo che una certa responsabilità di questo stato di cose sia da addebitare anche alla comunità scientifica, agli imprenditori ed ai tecnici; questi hanno tutti abdicato al proprio ruolo lasciando che di rifiuti si occupassero azzeccagarbugli, speculatori, consulenti senza scrupoli e legulei. ing. Nicola G. GRILLO 5 La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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Rifiuti e sottoprodotti di origine agricola Tipologie e distinzioni di Nicola G. GRILLO e Stefano BERNARDI a) proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi alle piante ed ai prodotti vegetali o a prevenirne l’azione; b) favorire o regolare i processi vitali dei vegetali, con esclusione dei fertilizzanti; c) conservare i prodotti vegetali, con esclusione dei conservanti disciplinati da particolari disposizioni; d) eliminare le piante indesiderate; e) eliminare parti di vegetali, frenare o evitare un loro indesiderato accrescimento. Èimprenditore agricolo chi esercita attività di: coltivazione I prodotti fitosanitari sono classificati in: del fondo, silvicoltura, allevamento di animali, attività − molto tossici, tossici e nocivi definiti in base all’effettiva connesse. Per“connesse”si intendono le attività, esercitate dal tossicità acuta del preparato, espressa in valore DL50 (mg 6 medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e di preparato per kg di peso corporeo) ottenuta su ratti mediante somministrazione per via orale o su ratti e conigli valorizzazione dei prodotti ottenuti. Come ogni attività umana, l’agricoltura genera dei rifiuti per via cutanea, oppure in valore CL50 (mg di preparato per litro di aria) ottenuto su ratti mediante una prova di che devono essere “gestiti” nel pedissequo rispetto della inalazione della durata di quattro ore; Legge. Le attrezzature, le macchine, i prodotti a supporto della − altro: ossia prodotti fitosanitari non rientranti nelle pratica agricola, al termine del loro utilizzo, diventano dei categorie citate. rifiuti da smaltire; essi finiscono, perciò, per pesare sul bilancio economico ed ambientale dell’azienda. Una “gestione”, quella Per rifiuto di prodotto fitosanitario si intendono tutti i dei rifiuti, divenuta, ormai, un ulteriore ed inevitabile onere prodotti fitosanitari di cui l’agricoltore si disfa, perché non per l’imprenditore. più necessari o perché scaduti. Sono considerati rifiuti anche Nello svolgimento dell’attività agricola vengono prodotte, gli imballaggi entrati in contatto con tali sostanze, in quanto essenzialmente, due tipologie di rifiuti: quelli cosiddetti destinati alle stesse modalità di smaltimento. Questi devono “domestici” e quelli che derivano dalle attività agricole vere pertanto essere conteggiati ai fini della quantificazione del e proprie. rifiuto stesso. In questa sede ci soffermeremo sui rifiuti agricoli veri e propri, derivanti dai processi che si realizzano nell’azienda Rifiuti derivanti dalle attività di lavorazione dei agricola, sia nella produzione primaria che nell’attività di vegetali prodotti nell’attività primaria trasformazione. Sulla base della conoscenza di tali processi Vengono esplicitate solo quelle sostanze il cui trattamento è e delle categorie di rifiuto contemplate nell’Annex I del soggetto a normativa e/o prodotte in quantità considerevole Regolamento sulle statistiche dei rifiuti 2.150/2002 sono state in attività economiche comprese nella NACE A1, quali molitura considerate le sostanze di seguito elencate. olive e vinificazione). Molitura olive: la molitura può avvenire secondo diverse Sottoprodotti e/o rifiuti derivanti da attività di tecniche il cui scopo finale è quello di separare la fase oleosa produzione vegetale e da allevamento dal resto della polpa e dal nocciolo. Per fare questo negli Vegetali: sottoprodotti delle colture (es. paglie dei cereali, impianti tradizionali si aggiunge acqua all’impasto ottenuto potature, altri residui colturali); dalla frantumazione delle olive, ottenendo come residui, alla Metallo: reti di contenimento, fili utilizzati nel sostegno degli fine del processo, acque di vegetazione e sanse asciutte. In impianti arborei, altri materiali metallici. Tutti i metalli indicati alternativa, in impianti nuovi le olive vengono lavorate senza in questa voce si intendono non contaminati da sostanze l’aggiunta di acqua e quindi il residuo è costituito dalle sole pericolose; sanse umide; Plastica: materiali utilizzati nella pacciamatura, nella forzatura Lavorazione uve: sono compresi i residui della lavorazione delle colture,in certe componenti degli impianti di irrigazione, quali le vinacce ottenute a seguito della spremitura e della nell’imballaggio delle foraggiere affienate; fermentazione; Rifiuti di prodotti fitosanitari: per prodotti fitosanitari si Altro: sono compresi tutti i residui di produzioni e/o intendono le sostanze attive ed i preparati contenenti una o lavorazioni delle deiezioni (“concimi naturali di origine più sostanze attive, presentati nella forma in cui sono forniti animale”) e dei sottoprodotti della lavorazione del latte (es. all’utilizzatore e destinati a: siero de latte). 1 La Classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee o codice NACE (dal francese Nomenclature statistique des activités économiques dans la Communauté européenne) è un sistema di classificazione generale utilizzato per sistematizzare ed uniformare le definizioni delle attività economico/industriali nei diversi Stati membri dell’Unione Europea. 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I rifiuti speciali (non pericolosi) più ricorrenti, che costituiscono la parte prevalente dei rifiuti prodotti dall’azienda agricola, sono: − materie plastiche (nylon pacciamatura, tubi PVC per irrigazione, manichette, teloni serre…); − imballaggi di carta,cartone,plastica,legno e metallo (sacchi sementi/concimi/mangimi, cassette frutta, contenitori florovivaismo…); − oli vegetali esausti; − fanghi di sedimentazione e effluenti di allevamento non impiegati ai fini agronomici; − pneumatici usati; − contenitori di fitofarmaci bonificati; − veicoli e macchine da rottamare; − scarti vegetali in genere, sempre che non siano destinati al reimpiego nelle normali pratiche agricole. I rifiuti speciali pericolosi più frequentemente prodotti dalle imprese agricole sono: − oli esauriti da motori, freni, trasmissioni idrauliche; − batterie esauste; − fitofarmaci non più utilizzabili; − contenitori di fitofarmaci non bonificati; − farmaci ad uso zootecnico scaduti o inutilizzabili. I rifiuti domestici provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione sono classificati come rifiuti solidi urbani e possono essere smaltiti negli appositi cassonetti (anche quelli per le raccolte differenziate). Alcuni Comuni, inoltre, hanno istituito “isole ecologiche” per la raccolta di particolari tipologie (esempio: vecchi elettrodomestici, materiali ingombranti…). Alcuni rifiuti non pericolosi provenienti dall’attività agricola possono essere dal comune “assimilati” per qualità e quantità a quelli urbani, attraverso un apposito regolamento. Questi possono essere smaltiti in cassonetti o, laddove esistono, nelle “isole ecologiche” istituite per la raccolta di particolari tipologie (esempio: parti di veicoli fuori uso, materiali ingombranti, pneumatici non più utilizzati, contenitori vuoti di fitofarmaci…). La vitale importanza del formulario L’art. 193 del D. Lgs. n° 152/2006 prevede che durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti siano accompagnati da un formulario di identificazione dal quale devono risultare almeno i seguenti dati: a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore; b) origine, tipologia e quantità del rifiuto; c) impianto di destinazione; d) data e percorso dell’istradamento; e) nome ed indirizzo del destinatario; f ) le autorizzazioni del caso. Molti ritengono che questo documento sia un mero adempimento formale, trascurabile e spesso da sottovalutare. Questo è un errore clamoroso, che può portare (spesso soltanto per leggerezza interpretativa) a conseguenze sanzionatorie pesantissime che, nel caso dei rifiuti pericolosi, possono arrivare, oltre alla irrogazione di dure condanne detentive, anche alla confisca definitiva dei costosi mezzi di trasporto e di aree di gestione. Il formulario in realtà è un documento importante, estremamente formale, assolutamente da non sottovalutare. E già la sua composizione cartografica e strutturale conferma che non è certamente un foglio di carta qualsiasi; infatti, esso non può essere redatto in proprio, non può essere fotocopiato o ricopiato (come invece incredibilmente oggi ancora qualcuno si ostina a ritenere e ad attuare) ed è regolamentato da una serie di norme propedeutiche formali fin dalla sua “creazione”. Lo schema del formulario è previsto dalla legge, può essere stampato esclusivamente da alcune tipografie autorizzate dallo Stato i cui estremi devono essere indicati sugli stampati, numerati progressivamente; la fattura di acquisto deve essere annotata sul registro IVA e soprattutto sulla base della norma i formulari di identificazione costituiscono parte integrante dei registri di carico e scarico dei rifiuti prodotti o gestiti. Quest’ultimo punto non va sottovalutato: i formulari di identificazione rappresentano una sorta di appendice fisiologica dei registri di carico e scarico, appendice che viene momentaneamente staccata dal registro stesso per accompagnare il viaggio dei rifiuti in un lasso temporale massimo di tre mesi; entro tre mesi la parte terminale del formulario (la cosiddetta quarta copia) dovrà ritornare al produttore per essere sostanzialmente riallegata ai documenti aziendali. Soltanto così si chiude il cerchio sostanziale e formale della filiera del rifiuto. Il formulario di identificazione deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal produttore o dal detentore dei rifiuti e controfirmato dal trasportatore. Una copia del formulario deve rimanere presso il produttore o il detentore e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al detento- re. Le copie del formulario devono essere conservate per cinque anni. È prevista l’esenzione dall’obbligo di compilazione del formulario in casi specifici, e in particolare, nel caso di trasporti di quantità di rifiuti che non eccedano la quantità di trenta chilogrammi al giorno o di trenta litri al giorno da parte dei produttori dei medesimi, casistica che può riguardare, senza dubbio, alcuni conferimenti di rifiuti agricoli, anche pericolosi, quali oli e batterie, da parte di imprenditori a centri di raccolta e di smaltimento o a raccoglitori riconosciuti dai Consorzi di filiera. Le disposizioni non si applicano inoltre: − al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il ser- vizio pubblico; − alle fattispecie disciplinate dal D. Lgs. n° 99/92, relativo ai fanghi in agricoltura, compatibilmente con la disciplina di cui al regolamento (CEE) n° 259/1993 del 01.02.1993. Sino all’emanazione delle normative attuative previste dal D. Lgs. n° 152/2006, in materia di trasporto dei rifiuti, continuano ad applicarsi le seguenti disposizioni: a) relativamente alla definizione del modello e dei contenuti del formu- lario di identificazione, si applica il decreto del Ministro dell’ambiente 01.04.1998, n° 145; b) relativamente alla numerazione e vidimazione, i formulari di identificazione devono essere numerati e vidimati dagli uffici dell’Agenzia delle entrate o dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura o dagli uffici regionali e provinciali competenti in materia di rifiuti e devono essere annotati sul registro IVA acquisti. La vidimazione dei predetti formulari di identificazione è gratuita e non è soggetta ad alcun diritto o imposizione tributaria. I formulari sono i documenti che accompagnano i rifiuti durante il trasporto per consentirne l’identificazione e per fornire all’autorità competente strumenti necessari a seguire i flussi di rifiuti, in particolare nella delicata fase di trasporto. Il formulario sostituisce gli altri documenti di accompagnamento dei rifiuti.Il trasporto deve essere accompagnato dal formulario di identificazione, tenuto e compilato da chi produce o detiene o trasporta rifiuti, così come descritto precedentemente. Il trasporto tramite ente pubblico o gestore del servizio pubblico, comporta anche in questo caso l’esonero della compilazione del formulario. Come per gli speciali, anche per i formulari destinati ad accompagnare il trasporto di rifiuti pericolosi vigono i medesimi obblighi in merito alla numerazione, vidimazione, conservazione e registrazione. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi devono essere imballati ed etichettati in conformità alle norme vigenti in materia. 7 La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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Rifiuti S.p.A. fra ecomafia e mafia delle autorizzazioni Rifiuti e smaltimento illecito; spesso si tende a liquidare il problema con una sola parola: ecomafia. Perché non parlare anche di “mafia delle autorizzazioni”? Chi inquina di più, gli ecomafiosi o coloro che gestiscono il rilascio delle autorizzazioni in maniera arbitraria, quando non addirittura mafiosa? Chi, nella filiera della gestione dei rifiuti, svolge un ruolo predominante? La“mafia tradizionale”è sì pericolosa, perché inquina l’Ambiente e perché, per difendere i propri interessi economici, arriva anche all’annientamento fisico dell’avversario, ma la“mafia delle autorizzazioni”lo è ancora di più, perché più tracotante, più perfida, più subdola, più infida. Questa, infatti, oltre che l’Ambiente, inquina la società, compromette il nostro futuro, frustra le nostre speranze, annienta il nostro vivere civile. 8 Nel testo vengono evidenziati gli effetti di malefatte, piccole o grandi che siano, derivanti dalla cattiva gestione pubblica dei rifiuti; con lo scopo di stimolare a guardare oltre, secondo una ulteriore chiave di lettura. Un’analisi con la quale l’autore, forte della sua ventennale esperienza professionale nel settore specifico, intende denunciare il ruolo nefasto della parte corrotta della pubblica amministrazione; questa è infatti più pericolosa della “mafia tradizionale” e, sembrerebbe,“inarrestabile”: con i suoi atti legittima ciò che legittimo non è. Rifiuti prodotti in agricoltura La corretta gestione Normativa Adempimenti Responsabilità Rifiuti prodotti in agricoltura La corretta gestione Nicola G. GRILLO Stefano BERNARDI Mai, finora, è stato affrontato il problema dei rifiuti prodotti nell’ambito delle specifiche attività agricole. Il presente volume, finalmente, colma tale lacuna in modo pratico e utile per chiunque operi nel vasto settore agricolo, comprendente l’orticoltura, l’acquacoltura, la silvicoltura, il comparto della caccia e della pesca, il trattamento e la conservazione degli alimenti. Gli autori, dopo aver individuato tutte le tipologie di rifiuti provenienti dalle diverse attività, forniscono con un linguaggio chiaro e semplice le informazioni necessarie per attuarne la corretta gestione, ridurre i costi di smaltimento e prevenire gli errori e le infrazioni sanzionabili dagli Organi di controllo. Novità GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma - Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it/pubblicazioni - e-mail: info@gevaedizioni.it

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Gestione delle Terre e rocce da scavo Le recenti modifiche normative L’ultimo seminario del Consorzio COREINE (Consorzio Recupero Rifiuti Inerti) apre il dibattito sul tema della gestione delle terre e rocce da scavo alla luce delle recenti novità normative. di Stefano CICERANI e Giulia FRASSINELLI Nessun altro tema nel settore ambientale ha conosciuto iter normativi travagliati quale quello della gestione delle terre e rocce da scavo. Ogni governo che in questi anni si è succeduto ha rimesso mano in modo significativo alla relativa norma ed in particolare alle modalità secondo le quali le terre e rocce da scavo sono o non sono rifiuto. Si tratta di un tema molto sentito dato il numero estremamente elevato di volumi di materiali in gioco, che pone il legislatore di fronte, da un lato ai restrittivi principi comunitari volti alla massima tutela ambientale, e dall’altro agli interessi del comparto delle costruzioni di ridurre i costi di smaltimento dei materiali scavati in cantiere. Il quadro della situazione attuale è stato presentato all’ultimo convegno del COREINE, tenutosi il 14.05.2009 a Roma, presso l’aula congressi dell’Hotel Massimo D’Azeglio, che ha avuto come relatori la Dott.ssa Loredana Musmeci dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Ing. Laura D’Aprile, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). I temi trattati sono stati rispettivamente: “Il nuovo regime giuridico e aspetti tecnici della gestione delle terre e rocce da scavo sulla base degli interventi normativi del 2008 e 2009” ed “Aspetti tecnici relativi alla gestione delle terre da scavo nei siti oggetto di bonifica e nei cantieri edili. Analogie e differenze. Metodologia di campionamento, esempi operativi”. Il D. Lgs. n° 152/2006 detto Testo Unico Ambientale, integrato dalle recenti modifiche e integrazioni, detta le condizioni affinché le terre e rocce possano essere escluse dal regime dei rifiuti. Come evidenziato nell’intervento della Dott.ssa Musmeci, gli articoli del D. Lgs. n° 152/2006 a cui si fa riferimento sono: − articolo 185, comma 1, lettera c-bis), che esclude dalla normativa sui rifiuti “il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso dell’attività di costruzione, ove sia certo che il materiale sarà utilizzato a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui è stato scavato”; − articolo 186, che impone le condizioni per il riutilizzo delle terre da scavo come sottoprodotto. Ai fini dell’applicazione dell’art. 186 della IV Parte del D. Lgs. n° 152/2006, l’impiego delle terre da scavo deve essere in “ambito di interventi e opere preventivamente individuati e definiti, fin dalla fase di produzione vi sia certezza dell’integrale utilizzo (che sia dimostrata), sia garantito un elevato livello di tutela ambientale”. Ingenerale,lasussistenzadeirequisitinecessariperescludere le terre e rocce da scavo dal regime dei rifiuti, deve avvenire nell’ambito dei procedimenti di approvazione dei progetti da cui si originano tali materiali (VIA, Permesso a costruire, DIA), e ivi verificati dalle amministrazioni competenti. Il soggetto preposto all’accertamento della sussistenza dei requisiti di legge affinché le terre siano sottoprodotto e non rifiuto è pertanto lo stesso che rilascia il titolo autorizzativo alla costruzione. Tale soggetto dovrà anche accertare la legittimità del titolo del sito di destinazione e la compatibilità chimico-fisica dei terreni che saranno da scavare con il luogo di destinazione prescelto. Questa procedura, ove l’opera non sia sottoposta a VIA, avviene contestualmente al rilascio del permesso a costruire ovvero alla presentazione della DIA. Il secondo intervento, condotto dall’ing. D’Aprile, oltre a ripercorrere i passaggi normativi appena esposti, ha evidenziato le principali differenze nella gestione e nelle metodologie di campionamento delle terre e rocce da scavo prodotte nei siti oggetto di bonifica, e quelle prodotte nei cantieri edili.Inoltre si è discusso sulla certificazione del“valore di fondo naturale” di un area in cui si intende riutilizzare le MPS da terre e rocce da scavo, concetto particolarmente importante nell’ottica della compatibilità ambientale per la determinazione del destino finale del materiale. La chiusura dell’intervento si è centrata sull’analisi di cinque interessanti possibili scenari di gestione delle terre e rocce da scavo, secondo la concomitanza della presenza o assenza di contaminazione, e del destino finale delle terre, che sia a recupero o smaltimento. Per ognuno è stata specificata la normativa di riferimento, e le condizioni da rispettare per la compatibilità ambientale con il destino finale d’utilizzo (nel caso di terreno non contaminato) e verifica dell’ammissibilità in discarica (nel caso di terreno contaminato). È possibile scaricare i testi degli interventi dal sito www.coreine.it. 9 La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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Emerge dall’incontro un quadro potenzialmente positivo, in cui gli obiettivi e i traguardi raggiungibili attraverso la corretta gestione delle terre e rocce da scavo, permettono effettivamente di soddisfare una serie di prerogative ambientali, tra cui la riduzione delle quantità di rifiuti avviate a smaltimento nonché quelle smaltite abusivamente, il loro recupero come sottoprodotti, la riduzione dello sfruttamento delle materie prime, etc. Di seguito si riporta una tabella riassuntiva sull’evoluzione normativa sulle terre e rocce da scavo. Norma Articoli di riferimento Sintesi dei contenuti D.P.R. n° 915/82 Art. 2, comma 3, p. 3 Classifica “i materiali provenienti da demolizioni, costruzioni e scavi […]” come rifiuti speciali. D. Lgs. n° 22/97 10 Art. 7 “Classificazione” (comma 3) Art. 8 “Esclusioni” (comma 2, lettera c) Sono rifiuti speciali i rifiuti inerti derivanti dall’attività di demolizione ed i rifiuti pericolosi che derivano dall’attività di scavo. Sono esclusi dal campo di applicazione del decreto i materiali non pericolosi derivanti da attività di scavo. D. Lgs n° 389/97 (“Ronchi bis”) Sopprime il comma 2 dell’art. 8 del D. Lgs. n° 22/97. Circolare Ufficio Legislativo Ministero dell’Ambiente 28.07.2000 Le terre e rocce da scavo sono rifiuto se contaminate con concentrazione inquinanti > limiti di cui al D.M. n° 471/99 per siti con destinazione a verde privato, pubblico e residenziale; indipendentemente dalla qualificazione giuridica del materiale, possono essere riutilizzate nel sito di origine, fermo restando l’obbligo di bonifica se contaminate. Legge n° 93/2001 Art. 10, comma 1 Introduce lettera f ) ad art. 8 del D. Lgs. n° 22/97: escluse le “terre e rocce da scavo destinate all’effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, con l’esclusione di materiali provenienti da siti inquinati e da bonifiche con concentrazione di inquinanti superiore ai limiti di accettabilità stabiliti dalle norme vigenti”. Legge n° 443/2001 (Legge Art, 1, commi 17, 18, 19 “Lunardi”) Fornisce l’interpretazione autentica dell’art. 7, comma 3, lett. b) e dell’art. 8, comma f-bis del D. Lgs. n° 22/97: “possibilità di esclusione terre e rocce da scavo in presenza di una serie di condizioni”. Legge n° 306/2003 Art. 23 Modifica i commi 17, 18, 19 della Legge n° 443/2001 Legge n° 47/2004 Art. 23-octies Stabilisce limiti temporali esecutività Legge n° 306/2003: si applica solo a terre e rocce provenienti da lavori relativi ad infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici Nota Ministero Ambiente 01.03.2004 Al fine di acquisire parere A.R.P.A., le analisi di verifica composizione terre e rocce da scavo, fatti salvi gli interventi effettuati sui siti sottoposti a bonifica, sono necessarie in caso di attività di escavazione, perforazione e costruzione in cui siano utilizzate sostanze contaminanti. Va indicata la destinazione finale dei materiali da chi effettua lo scavo. D. Lgs. n° 152/2006 Art. 186 Detta le condizioni per l’esclusione dal regime dei rifiuti delle terre e rocce da scavo e dei residui lavorazione della pietra. D. Lgs. n° 4/2008 Riedizione completa dell’art. 186 del D. Lgs. n° 152/2006 D.L. n° 185/2008 Art. 20, comma 10-sexies Integrazione all’art. 185 del D. Lgs. n° 152/2006 ai fini dell’esclusione della normativa dei rifiuti delle terre non contaminate non riutilizzabili con certezza nel sito di produzione. Legge n° 208/2008 Art. 8-ter Integrazioni all’art. 186 del D. Lgs. n° 152/2006 ai fini dell’ampliamento delle tipologie di reimpiego delle terre da scavo per la loro inclusione nella qualifica di sottoprodotto. La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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KLIMAENERGY 09 2A FIERA SPECIALIZZATA DELLE ENERGIE RINNOVABILI PER USI COMMERCIALI ED ENTI PUBBLICI BOLZANO | 24 - 26 SETTEMBRE 2009 ORE 9.00 - 18.00 11 SPONSORS + PARTNERS La rivista del consulente d’azienda www.klima-energy.it FIERA BOLZANO SPA | Alto Adige | Italia MEDIA PARTNER anno 7 - nº 3/4 – maggiPoub.bl.ic.a–zio.n.e.dae gIl Sooles24tOoRE 2009Busines Media

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Canne fumarie Progettazione e dimensionamento è quella dell’area del cerchio (r x r x π), essendo r il raggio o il semidiametro. Solitamente la si esprime in centimetri qua- drati. L’altezza della canna fumaria è direttamente correlata alla sua sezione, la quale varia in funzione delle dimensioni del focolare. A conti fatti, quindi, la dimensione del focolare e l’altezza della canna fumaria sono interdipendenti. Una volta individuata la misura della sezione, questa deve essere uni- forme su tutta l’altezza, dunque anche in corrispondenza del 12 fusto sul tetto. È buona norma che, per i caminetti costruiti artigianalmente, il progetto della canna fumaria sia elaborato da un tecnico fumista. La canna fumaria, anche detta camino, serve a condurre i fumi della combustione in atmosfera dall’interno di un edificio al suo esterno. Dalla sua corretta progettazione discende l’integrità e l’efficienza dei dispositivi a monte (caminetto,stufa, caldaia…).Pertanto una canna fumaria non deve assolutamente essere considerata un’opera accessoria, anzi deve essere realizzata a regola d’arte, previe attente analisi e riflessioni. Dimensionamento Occorre fare riferimento alle norme tecniche UNI 7129, UNI 9615, UNI 10640 e UNI 10641 nonché alla ormai collaudata Legge n° 615/66. Ovviamente la corretta interpretazione ed applicazione di tali norme sarà compito esclusivo di un tecnico specialista del settore, cui, generalmente, spetta anche la funzione di progettista del condotto fumario. La progettazione è il primo passo per il buon funzionamento del camino e del tiraggio. In sede di dimensionamento, i parametri più importanti sono: altezza, sezione, materiale e geometria. Altezza. È la misura della distanza tra l’innesto della cappa e la base del comignolo, essa determina la sezione interna della canna fumaria che deve essere inversamente proporzionale. In sostanza, all’aumentare della lunghezza della canna fumaria, diminuisce la sua sezione interna. Al contrario, canne fumarie più corte devono necessariamente avere una sezione maggiore.Dal punto di vista strettamente tecnico,bisogna sempre considerare che, per un buon tiraggio, è preferibile progettare una canna lunga e sottile. Sezione È la superficie interna della canna sezionata orizzontalmente. Per la canne quadrate o rettangolari, la cui sezione è, appunto, un quadrato o un rettangolo, la misura della sezione è data dalla semplice moltiplicazione della lunghezza dei due lati tra di loro (a x a oppure a x b); per le canne circolari la formula Materiale I camini possono essere di conglomerato cementizio, fibrocemento, ghisa, acciaio inox… Le canne inox sono sovente preferite alle altre, poiché, avendo le pareti quasi perfettamente lisce, non permettono alla fuliggine di incrostarsi e fanno ascendere meglio i fumi. Geometria La forma, come accennato, può essere quadrata, rettangolare o circolare. Per evidenti ragioni di simmetria, in una canna circolare il fumo, salendo a colonna, riesce a lambire per intero la superficie interna della canna, arrivando a riscaldarla uniformemente con notevoli vantaggi per il tiraggio. Non sempre è possibile realizzare un condotto perfettamente verticale, per cui si può rendere necessario uno o più cambi di percorso a varie inclinazioni. È buona norma che la “pendenza” sia il più lieve possibile, senza particolari strozzature, e che si mantengano angolazioni massime di 30 gradi o, se proprio non si può fare altrimenti, di 45 gradi. Il raccordo fra i vari elementi a diversa inclinazione è un’operazione molto delicata e richiede un’ottima sigillatura per prevenire eventuali dispersioni di fumo. Il materiale sigillante di solito è un cemento refrattario per le canne in conglomerato o fibrocemento, o una malta per le canne inox. Un progetto completo prevede sempre una finestra d’ispezione a chiusura ermetica, in modo da rendere accessibile l’interno della canna fumaria per la corretta pulizia e manutenzione. Tiraggio È direttamente proporzionale alla sezione e all’altezza del condotto. Più aumenta la sezione, o l’altezza, o entrambe, più aumenta il tiraggio. Un maggior tiraggio incrementa la velocità di evacuazione dei gas, riducendone i rischi di raffreddamento e condensa, causa della perniciosa presenza della morchia sulle pareti interne. I gas e i fumi, fuoriuscendo dalla bocca del camino, devono facilmente disperdersi nell’atmosfera; è quindi necessario che la bocca sia posizionata in modo da La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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Terminale lamellare Cappello a botte Fascetta di bloccaggio Faldale inclinata Cappello cinese Fascia di centraggio Modulo diritto H=940 Elemento lineare H=440 Elemento lineare H=190 Supporto murale intermedio Elemento telescopico 13 TEE a 90° Ridotto Ø80 Riduzione maschio femmina Curva a 90° Curva a 45° Curva a 30° Fascetta murale Collare fissatubo con dado saldato TEE a 135° con invito Elemento d'ispezione TEE a 135° TEE a 90° Tappo con scarico condensa La rivista del consulente d’azienda Fonte C.P.R S.p.A. anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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agevolarne la dispersione. A tal proposito, non deve trovarsi in zone soggette a perturbazioni ventose e deve sovrastare di almeno 40 cm i volumi tecnici esistenti nel raggio di otto metri. Nel caso di un tetto a terrazza o con una pendenza inferiore a 15°, la bocca deve ergersi di almeno 1,2 m rispetto al livello del tetto. In funzione del tipo di generatore, la norma prescrive che il condotto abbia una sezione superiore a quella minima, che è di 400 cm2 nel caso di fiamme libere (camino tradizionale), o di 250 cm2 nel caso di fiamme in camere di combustione (bruciatori, caldaie…). esempio dall’innesco di morchia o catrami), il surriscaldamento derivante provochi la combustione spontanea del materiale infiammabile circostante. La regola è molto severa, non ammettendo deroghe o elusioni (ad esempio inserendo materiali isolanti non combustibili tra il condotto e il materiale). Manutenzione La frequenza della manutenzione varia in funzione del tipo di combustibile utilizzato. In ogni caso occorre provvedere, almeno una volta all’anno, ad un’operazione di pulizia e di esame del condotto. Accorgimenti costruttivi Gli inconvenienti più frequenti Coibentazione Le conseguenze dei problemi riguardanti le canne fumarie (con- 14 È molto importante che la canna fumaria sia coibentata per prevenire eccessive dispersioni di calore che potrebbero ral- densa e bocca del camino) possono essere molto pesanti. Nel peggiore dei casi possono scatenare un incendio e provocare il crollo dell’edificio. È quindi necessario dedicare particolare atten- lentare drasticamente la risalita dei fumi, compromettendo zione alla progettazione e alla realizzazione di questi condotti. il tiraggio. I materiali che costituiscono il condotto devono pertanto garantire un isolamento termico soddisfacente, ma nello stesso tempo devono anche resistere all’azione chimica dei prodotti di combustione nonché all’azione della temperatura degli stessi. I condotti prefabbricati, anche con intercapedine, non sono sufficienti per garantire una coibentazione sufficiente quando attraversano zone non riscaldate oppure a livello del fusto del camino. In questi casi è necessario prevedere un isolamento aggiuntivo. I condotti metallici con intercapedine comprendono tra le due pareti un isolante, e rispondono in modo soddisfacente alle esigenze di coibentazione e di resistenza al calore e alla corrosione. Raccordi Quando un generatore viene raccordato a un condotto esistente, è necessario procedere a una verifica preliminare. Prima di eseguire un qualsiasi raccordo su di un condotto esistente è indispensabile che quest’ultimo venga ispeziona- Prodotti incombusti condensati in una canna fumaria La canna fumaria deve consentire l’evacuazione dei gas combusti il più rapidamente possibile e senza abbassarne la temperatura. La funzione di una canna fumaria è di consentire l’evacuazione dei gas di combustione a partire da un generatore sino all’ambiente esterno, dove verranno poi dispersi. La loro fuoriuscita avviene mediante convezione naturale. Ciò significa che i gas di combustione s’innalzano perché la loro temperatura è superiore a quella ambiente, e se detta temperatura si abbassa, l’efficacia della convezione naturale diminuisce. È quindi fondamentale che il percorso dei gas sia il più diretto possibile e che la temperatura dei gas durante questo percorso si abbassi il meno possibile. Geometria del condotto La regola vuole che le canne fumarie debbano essere verticali, in modo da offrire la minore resistenza possibile all’evacuazione dei gas. Tuttavia, in una casa monofamiliare composta da un piano terra e da un primo piano, sono consentite al massimo due deviazioni (variazione d’angolo dell’asse del condotto). La deviazione deve avere un angolo di massimo 20° (si ammette un angolo di 45° quando la lunghezza totale del condotto non supera i 5 m). La sezione dei condotti può essere quadrata, rettangolare o rotonda. Nel caso di una sezione rettangolare, il lato maggiore può essere al massimo due volte più grande del lato minore. to, al fine di accertarsi del suo stato e della sua compatibilità con il generatore che deve essere installato (bruciatore o camino). Se necessario, un test con una cartuccia fumogena consente di individuare gli eventuali difetti di tecnica. Distanza dal fuoco È stata emanata una norma che stabilisce in 16 cm la misura della distanza minima tra la parte interna del condotto e i materiali facilmente infiammabili (carpenteria di legno…). In tal modo si evita che, qualora divampasse un incendio nel condotto (ad Importanza della coibentazione del condotto e della bocca Dal momento in cui i gas sono fuoriusciti dal generatore, la loro temperatura comincia ad abbassarsi.Se i gas si raffreddano troppo il vapore acqueo che contengono si condensa, e questa condensa carica di incombusti e di catrami contenuti nei fumi si deposita sulle pareti del condotto sotto forma di “morchia”. La “morchia” è infiammabile ed è all’origine degli incendi che divampano nei camini. Per evitare che la temperatura dei gas diminuisca troppo rapidamente, dando origine a questi fenomeni di condensa, è importante che il condotto sia ben coibentato in tutte quelle zone dove attraversa locali freddi, così come a livello del fusto sul tetto (estremità superiore del camino che supera il livello del tetto). Altitudine del camino (s.l.m.) 100 m 750 m 1.500 m 2.250 m Schema di correlazione tra camino e sezione della canna fumaria Consumo legna: 4 kg/h Consumo legna: 8 kg/h Altezza della canna fumaria Altezza della canna fumaria 4m 8m 12 m 4m 8m 12 m Sezione della canna fumaria in centimetri quadrati 450 400 350 700 600 550 550 500 450 900 850 750 650 600 550 1.150 1.100 900 800 700 650 1.600 1.200 1.100 La rivista del consulente d’azienda anno 7 - nº 3/4 – maggio...–...agosto 2009

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www.forlener.it PUBLIREDAZIONALE GAGLIANICO (BI) - FORLENER Foresta-Legno-Energia 2009 Dal 25 al 27 settembre si terrà presso il quartiere fieristico di Biella Fiere, la 5° edizione della Fiera Forlener l’appuntamento chiave per tutti gli interessati ai temi della valorizzazione energetica del legno. I principali settori espositivi: • macchine ed attrezzature agroforestali per la coltivazione, il taglio, la raccolta e la trasformazione del legname; • caldaie, caminetti, termocamini, stufe e tecnologie per l’energia dal legno; • macchine ed attrezzature per la preparazione e prima trasformazione del legno; • prodotti legnosi a fini energetici e per il risparmio energetico Il suo format da sempre apprezzato sarà ulteriormente arricchito: • ampio parco macchine agricole e forestali per la prima lavorazione del legname azionate sotto gli occhi dei visitatori ed illustrate nelle loro caratteristiche e prestazioni dal CNR-IVALSA; • visite agli impianti a biomassa legnosa attivi nel territorio per constatare direttamente la fattibilità tecnica ed economica di piccole, medie e grandi centrali; • dimostrazioni e simulazioni di mezzi, attrezzature e tecniche utilizzati per la prevenzione e lo spegnimento degli incendi boschivi; • punti informativi sulla legge forestale e i bandi PSR della Regione Piemonte; • convegni e meeting professionali per l’approfondimento tecnico-scientifico e l’aggiornamento sull’ampio tema dell’energia rinnovabile dal legno; Le principali novità 2009: • Stihl Timbersports Series: un avvincente sport per la prima volta in Italia articolato in 6 diverse discipline in cui gli atleti competono a colpi di ascia, sega e motosega secondo le tecniche tipiche dei boscaioli americani; http://www.forlener.it/190_0/default.ashx • La Nuova Legge Forestale e i bandi PSR della Regione Piemonte avranno ampio spazio con momenti di approfondimento sulla pianificazione forestale, le iniziative a favore del comparto foresta-legno-energia, ecc. http://www.forlener.it/novita.aspx?idC=187 • Premio innovazione tecnica per le aziende che presenteranno le loro novità 2009; • Cantieri forestali dimostrativi per coniugare efficienza, innovazione e sicurezza sul lavoro; Superficie espositiva: 25.000 m2. Orario di apertura al pubblico: 9-18. Segreteria organizzativa: PAULOWNIA ITALIA srl Via Monte Sabotino1 30171 Mestre (VE) Tel. +39 041 928672 - Fax +39 041 920592 segreteria@forlener.it - www.forlener.it

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