Notiziario SPI CGIL Pistoia anno XIV nr 1 del gennaio 2017

 

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Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia - a cura di Roberto Mati Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail: rmati@pistoia.tosc.cgil.it - anno XIV - n. 1 - gennaio 2017

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01 Gennaio 1 2017 Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail : mati@pistoia.tosc.cgil.it La sentenza - Consulta: sì a referendum su voucher e appalti La decisione sui quesiti proposti dalla Cgil: la Corte Costituzionale dichiara "non ammissibile" quello sull'articolo 18. Ammissibili i quesiti sui buoni lavoro e sulla responsabilità solidale in materia di appalti. La Consulta approva i referendum su voucher e appalti, dichiara "inammissibile" quello sull'articolo 18. È quanto si apprende dalle agenzie di stampa, che riportano la decisione. Nel particolare, la Corte Costituzionale dichiara "ammissibile la richiesta di referendum denominato abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti". È inoltre "ammissibile la richiesta di referendum denominato abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)". La Consulta invece dichiara "inammissibile la richiesta di referendum denominato abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi". Referendum: Camusso, comincia campagna referendaria ‘Libera il lavoro con 2 sì’ 11/01/2017 - “Parte ora la campagna referendaria e da oggi chiederemo tutti i giorni al Governo di fissare la data in cui si voterà per referendum su voucher e appalti”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso nel corso di una conferenza stampa promossa dalla Confederazione dopo la decisione della Consulta che ha ritenuto ammissibili i quesiti referendari sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. Non ha passato l’esame dei giudici costituzionali il quesito relativo all’articolo 18. Per Camusso, quello dei voucher è uno strumento “malato” e bisognerebbe avere il coraggio di “azzerarlo. Ci vuole – ha detto – una riforma per una contrattualizzazione pulita e esplicita che regolamenti il lavoro occasionale”. Sul tema degli appalti, Camusso ha sottolineato “riguarda milioni di lavoratori nel nostro Paese: non stiamo parlando di un fenomeno marginale come qualcuno ha sostenuto”. Infine, in merito al quesito sull’articolo 18, che non ha passato l’esame dei giudici costituzionali, il segretario ha ribadito “ci riserviamo ulteriori valutazioni quando saranno rese note le motivazioni della Corte, si dice convinta di aver rispettato l’art.75 della Costituzione, motivo per cui continueremo la nostra iniziativa e valuteremo nei prossimi giorni tutte le possibilità per ristabilire i diritti, compreso il ricorso alla corte europea sulla normativa sui licenziamenti”. Le 5 bufale sul caso voucher in Cgil smontate una per una 9/01/2017 - Tiene banco da alcuni giorni il "caso voucher" in Cgil. La notizia è stata riportata dalla maggior parte degli organi di stampa. Sul tema girano con una certa insistenza una serie di "bufale" e di informazioni riportate impropriamente. Eccole, smontate una per una: 1) La Cgil non paga i lavoratori dipendenti con i voucher - La Cgil usa i voucher solo ed esclusivamente per retribuire alcuni collaboratori pensionati volontari che prestano saltuariamente servizio presso il sindacato. Come 1

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2 riporta lo stesso Spi-Cgil sul proprio sito l'utilizzo dei voucher riguarda infatti quei pensionati che nel territorio sono impegnati per alcune ore alla settimana a garantire l'apertura delle sedi periferiche o attività di supporto all'accoglienza. In ogni caso l'utilizzo dei voucher non riguarda gli eletti nelle segreterie a tutti i livelli, a partire dalle leghe. Inoltre i voucher non sono utilizzati per retribuire il lavoro di apparato politico. Nessun lavoratore dipendente viene quindi retribuito con i voucher, contrariamente a quanto è stato riportato più volte erroneamente da molti organi di stampa in questi giorni. 2) La Cgil non vuole abolire il lavoro occasionale e accessorio. - Come riporta il sito della Cgil il referendum sul "lavoro accessorio" mira ad abrogare le disposizioni di legge che hanno consentito un utilizzo di questo istituto improprio ed invasivo, tale da favorire forme incontrollate di precariato, in danno alla tipicità dell'utilizzo del lavoro a tempo determinato e del lavoro stagionale nonché, più ampiamente, in danno al principio per cui il rapporto di lavoro da reputarsi normale è quello a tempo pieno ed a tempo indeterminato. La Cgil ha inoltre depositato una proposta di legge di iniziativa popolare con cui si specifica agli articoli 80 e 81 una nuova disciplina dei rapporti di lavoro accessori e occasionali. 3) La Cgil non ha voluto minimizzare. - Ingiustificato clamore è stato riservato alla mail con cui la Cgil nazionale ha chiarito ai propri dirigenti l'uso dei voucher all'interno dell'organizzazione. Nella missiva, riportata nell'articolo su La Repubblica si afferma che "il fenomeno va circoscritto a quello che è, un utilizzo per limitate attività meramente occasionali svolte da soli pensionati". Nessun tentativo quindi di minimizzare quanto piuttosto quello, legittimo e doveroso, di ribadire la realtà dei fatti. 4) Non è vero che la Cgil non ha fatto proposte sul lavoro. - Il direttore de L'Unità Sergio Staino ha scritto una lettera aperta al Segretario generale della Cgil Susanna Camusso accusandola di non offrire "un progetto, una prospettiva e una conseguente azione politica" sul lavoro. Nulla di più falso. Alla lettera hanno risposto i dirigenti nazionali del sindacato ricordando allo smemorato direttore la proposta di legge di iniziativa popolare "Carta dei diritti universali del lavoro" e il piano del lavoro presentato dalla Cgil nel 2013. 5) Nessuno scandalo, nessun imbarazzo, nessuna scoperta. - Molti giornali hanno riportato i termini "scandalo", "imbarazzo" o "scoperta". Nulla di tutto questo. L'utilizzo dei voucher allo Spi-Cgil non ha colto di sorpresa alcun dirigente del sindacato. Voucher: Spi Cgil, su di noi soltanto fango 11 gennaio 2017 - Il sindacato: “I pensionati retribuiti per prestazioni di lavoro occasionale per noi sono circa 600, per un compenso massimo di 150 euro al mese. Non c'è alcun caso e alcuna ipocrisia. Non comprendiamo il senso di questa campagna mediatica” "I pensionati che vengono retribuiti con i voucher per prestazioni di lavoro occasionale per il sindacato sono circa 600. Si tratta di volontari in pensione che operano saltuariamente per un massimo di 3-4 ore al giorno in attività di supporto e di accoglienza nelle 4 mila sedi presenti in tutto il territorio nazionale per un compenso massimo di 150 euro al mese”. Lo afferma il sindacato dei pensionati Cgil in una nota. Il dato fornito dallo Spi sul numero delle persone retribuite con i voucher conferma quanto dichiarato dal presidente Inps Tito Boeri, secondo il quale il sindacato ha speso nel 2016 circa 750 mila euro in buoni lavoro. “Ciò che invece il presidente non ha detto - puntualizza però il sindacato - è quante persone sono state effettivamente retribuite in questo modo, forse perché questo dato avrebbe ridimensionato il problema che invece evidentemente si voleva sollevare”. Per lo Spi, quindi, “non c'è alcun caso e nessuna esplosione di questo fenomeno, che continua a essere limitato, così come è stato dichiarato fin da subito. Non comprendiamo il senso di questa continua e accesa campagna mediatica, di cui anche il presidente dell'Inps oggi si è reso impropriamente compartecipe e il cui unico scopo è quello di gettare fango sul sindacato”. “Da parte nostra - concludono al sindacato pensionati - non c'è alcuna ipocrisia, visto che la Cgil nella sua proposta di legge Carta dei diritti universali del lavoro agli articoli 80 e 81 propone l'introduzione di norme volte a regolamentare il lavoro subordinato occasionale. 2

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3 Referendum jobs act. - Lettera di risposta della Cgil alle parole di Sergio Staino ( Bobo). La seria risposta di tutta intera la Cgil (segreteria confederale e tutti i segretari di categoria, dai metalmeccanici ai pensionati) all'editoriale di Staino che accusava la stessa CGIL di aver dimenticato gli insegnamenti di Lama e Trentin. Ma davvero si può pensare che Lama e Trentin avrebbero accettato senza batter ciglio questa nuova dilagante forma di precariato rappresentata dai voucher usati non per lavoretti momentanei ma per lavori stabili? Ecco il testo della CGIL: "Caro direttore, abbiamo letto il tuo editoriale su l’Unità del 7 gennaio che hai scelto di scrivere come lettera al Segretario generale della Cgil. Purtroppo, dal tuo articolo dobbiamo desumere che ancora non è sconfitta quella tendenza alla esasperata personalizzazione del dibattito politico e sociale che a noi pare uno dei mali più profondi dell’oggi. Il tuo intervento ci colpisce e non ci piace anzitutto per questo: il violento, crudo (con toni francamente inaccettabili) attacco alla persona che porta la responsabilità di essere il Segretario generale della Cgil, ma che proprio per questo è stata ed è sempre portatrice e interprete delle decisioni dell’insieme del gruppo dirigente, mai personali. Anche tanti di noi hanno conosciuto e lavorato con dirigenti quali Lama e Trentin e da loro abbiamo tutti imparato una cosa fondamentale: un grande sindacato generale e confederale deve sempre stare al merito delle questioni che affronta, altrimenti viene meno al compito di rappresentare lavoratori e pensionati, indicando sempre una direzione, una proposta. Questo è ciò che tu eludi nel tuo intervento, fingendo che il merito delle cose possa essere rimosso o dimenticato. La Cgil, insieme a Cisl e Uil, ha sempre ricercato la via del negoziato e dell’accordo; lo ha fatto anche quando il Governo negava ruolo e funzione dei corpi intermedi e quando il merito lo ha consentito ha sottoscritto accordi importanti. Dimentichi, ad esempio, il recentissimo accordo quadro per il rinnovo dei contratti pubblici, il verbale di sintesi in tema di previdenza. Dimentichi anche l’accordo su rappresentanza e rappresentatività che abbiamo sottoscritto unitariamente con ormai tutte le più importanti Associazioni datoriali o quello sulle relazioni sindacali. Accordi che sino ad ora non hanno trovato la giusta attenzione da parte del Governo e del Parlamento. Su un punto fondamentale la Cgil – in parte unitariamente, in parte no – dissente, non da oggi, con i Governi che negli ultimi quindici anni si sono succeduti alla guida del Paese: le politiche sul lavoro, l’assenza di una strategia per l’occupazione, la pervicace azione contro i diritti individuali e collettivi. Si, caro Staino, su questo non Susanna Camusso, ma tutta la Cgil si è opposta e continuerà ad opporsi. Anziché scandalizzarsi di tutto ciò, forse anche tu dovresti chiederti se l’evidente fallimento delle politiche del rigore e dell’austerità, la sconfitta della teoria che precarizzando il lavoro e riducendo i diritti si sarebbe creata più occupazione, non richiederebbero ad una maggioranza di Governo, che si definisce riformista, un deciso cambio di verso. È proprio perché abbiamo imparato la lezione di Di Vittorio, Lama, Trentin e dei tanti altri prestigiosi dirigenti della Cgil, che oltre alla protesta, alla mobilitazione, agli scioperi, abbiamo curato e cercato di dare forza alla proposta. Sei uomo troppo attento per non sapere che la Cgil ha predisposto già tre anni fa un “Piano del lavoro” che indica come si può cambiare verso sul lavoro, rilanciando l’occupazione, anzitutto giovanile. Così come certamente sai, che in Parlamento c’è una nostra proposta di legge “Carta dei diritti universali del lavoro” sulla quale abbiamo raccolto oltre un milione e duecentomila firme, accompagnandola e supportandola con tre quesiti referendari. Queste sono le nostre proposte che sarebbe forse meglio discutere e con le quali chiediamo che il Parlamento e la politica si confrontino e si misurino. Tu hai creato quell’indimenticabile personaggio che è Bobo: ironico, critico, a volte dissacrante. Non vorremmo dover constatare che il diritto di critica e la mobilitazione sociale valgano ormai, per un pezzo di “compagni di strada”, solo per i personaggi dei fumetti e non per le persone in carne ed ossa. 3

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Rubrica a cura di Renzo Innocenti ( ex Presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati) 4 DISUGUAGLIANZE E GIOVANI Il recente decreto salvabanche varato dal Governo sollecita alcune riflessioni circa le scelte politiche e l’individuazione delle priorità sulle quali concentrare le attenzioni per uscire da questa lunga crisi. Crisi i cui effetti laceranti stanno producendo danni che rischiano di essere irreversibili per lo stesso tessuto democratico del Paese. Sicuramente ci sono motivazioni ragionevoli perché lo Stato intervenga a sostegno degli istituti di credito: tutelare i risparmiatori e chi ci lavora, impedire che il crollo si allarghi all’intero sistema creditizio con effetti devastanti sull’economia reale, ed altri ancora. Tuttavia ci sono diverse cose che hanno necessità di essere approfondite. Per quale ragione, nel caso del Monte dei Paschi, si è atteso così tanto ? Il risultato è stato quello di indebolire la banca (se ne sono andati circa 6 miliardi di depositi) e rendere molto più oneroso l’intervento pubblico. Questi costi sappiamo su chi ricadranno……..i soliti noti ! Qui ci sono precise responsabilità del Governo. Così come ci sono precise responsabilità degli organi di vigilanza – a partire della Banca d’Italia - nelle omissioni, quantomeno, sull’operato degli amministratori le cui decisioni hanno fatto lievitare l’ammontare dei “crediti facili” fino a raggiungere l’iperbolica cifra di 24 miliardi di euro. Non credo di trovare tra questi “fruitori” tanti lavoratori e pensionati o piccole aziende. Anzi, come da più parti è stato chiesto, sarebbe una bella prova di trasparenza far conoscere ai contribuenti italiani chiamati al salvataggio della banca, i nomi di coloro che ” hanno avuto i prestiti e non li vogliono restituire”. La riflessione ci porta anche a constatare, ancora una volta, l’enorme differenza esistente tra questi fondi destinati al sistema finanziario e l’individuazione delle risorse necessarie per rafforzare le asfittiche politiche economiche e sociali di questo Paese. Non è proprio comprensibile che tutte le volte che parliamo di investimenti produttivi, politiche attive del lavoro, contrasto alla povertà, rinnovo dei contratti, saltino fuori mille vincoli ed impedimenti. Certo, la quantità delle risorse non è tutto, occorrono anche progetti innovativi che delineino “come crescere” e rimettano in discussione un modello di sviluppo che ha caratterizzato il secolo scorso e che non funziona più. Purtuttavia se non sono adeguatamente supportate da risorse finanziarie anche le migliori idee rimangono “un libro dei sogni”. Prendiamo per esempio l’attuale dibattito in corso, anche all’interno della stessa maggioranza di governo, sull’istituzione di un Reddito di inclusione per coloro che si trovano nella posizione di povertà assoluta. I dati dell’Istat recentemente pubblicati confermano una situazione ben conosciuta da chi è radicato nella realtà quotidiana. Da quando è iniziata questa profonda crisi le persone che si trovano sotto la soglia di indigenza assoluta sono più che raddoppiate. Da un milione e ottocento mila a quattro milioni e seicentomila. Oltre un milione di minorenni che ogni mese non sanno se potranno avere accesso ai beni primari, di prima necessità. Da tempo questa gravissima situazione non riguarda solo le aree del Mezzogiorno e le famiglie più numerose. Ormai sono massicciamente interessate tante città del centro e del nord e soprattutto la crisi ha travolto i giovani, le giovani famiglie anche con un solo figlio. Di fronte a questa situazione appare ancora più sproporzionato l’ammontare delle risorse stanziate in legge di stabilità (circa un miliardo) per l’istituzione del reddito di inclusione (massimo 400 euro per famiglia a fronte di impegni nella formazione, nella ricerca di lavoro e nella frequenza dei figli a scuola). Misura che, comunque, necessita di vedere concluso l’iter in Parlamento visto che per il momento è stata approvata solo dalla Camera e se ne sono perse le tracce al Senato. Ecco, questo è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare per dimostrare ai dubbiosi che anche quando esistono progetti che tentano di contrastare la forte disuguaglianza e disegnare qualcosa di diverso, uscendo dalla logica dell’assistenzialismo, ci scontriamo con la parzialità delle soluzioni. Parzialità dovuta al fatto che quel miliardo stanziato rappresenta un settimo di quello che sarebbe necessario per dare una copertura a tutti i nuclei familiari bisognosi. E qui siamo su una emergenza sociale di prim’ordine che rimarrebbe tale anche in presenza di una decisa ripresa economica. Immaginiamoci sul resto. Ricordavo prima la sconvolgente situazione di bambini e ragazzi che si trovano in una profonda condizione di indigenza e che necessitano oltreché dei beni primari anche di servizi qualificati: nidi, scuole, centri ricreativi, in grado di offrire loro una speranza, una possibilità di fuggire dalle tante tentazioni che portano al disorientamento, alle dipendenze, alla criminalità. Ma soprattutto questi appartengono a nuclei familiari giovani che sono stati travolti dalla lunga crisi recessiva. 4

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5 E qui torniamo ancora al grande tema dell’occupazione, con particolare riferimento ai giovani che stanno pagando il costo più elevato. Quando va bene vengono utilizzati come manodopera a basso costo, vedi l’impennata nell’uso dei voucher, altrimenti c’è il vuoto più assoluto. Da molto tempo siamo ai livelli emergenziali e le politiche attuate fino ad oggi si sono dimostrate fallimentari. La ripresa è lentissima e stenta a creare un impatto positivo sulla vita delle persone. Occorre far recuperare all’agenda della politica il significativo messaggio di fine anno del Presidente Mattarella: “ che le nuove generazioni diventino il pilastro fondante attorno al quale costruire coesione sociale e ripristinare un circuito positivo di fiducia nelle Istituzioni ”. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ ----------------- Pensioni e date di pagamento nel 2017 Come già stabilito dal Decreto del Governo le pensioni di Gennaio sono state pagate il 3. Il decreto Milleproroghe ha corretto questa norma e stabilisce che i trattamenti da febbraio 2017 i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell'Inail saranno invece messi in pagamento il primo giorno bancabile di ciascun mese. Il governo ha quindi corretto la norma secondo la quale dal 2017 le pensioni sarebbero andate in pagamento sempre il secondo giorno bancabile accettando la nostra richiesta Mese Gennaio Febbraio Marzo Aprile Giorno pagamenti Poste Banche 33 11 11 13 di tenere il calendario del pagamento delle pensioni dello Maggio 2 2 scorso anno per non penalizzare ulteriormente i pensionati. Giugno 1 1 L’INPS ha successivamente pubblicato il nuovo calendario dei pagamenti delle per l’anno 2017, pe cui il pagamento. pensioni per l’anno 2017, per cui il pagamento dei trattamenti pensionistici, degli assegni, le indennità di accompagnamento, nonché le rendite INAIL saranno effettuate secondo il calendario che segue Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre 1 1 1 2 2 1 3 1 1 2 2 1 -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Comunicato stampa Anche i 50 mila pensionati pistoiesi rischiano di dovere restituire la rivalutazione anno 2015 Pistoia, 4 gennaio 2017 - I pensionati, anche quelli della nostra provincia (si sta parlando di circa 50 mila persone) da febbraio potrebbero essere costretti a restituire allo Stato parte della rivalutazione degli assegni risalente all'anno 2015. Si tratta nello specifico dello 0,1% di differenza tra l'inflazione programmata e quella effettiva su cui è stato calcolato l'adeguamento al costo della vita delle pensioni. In questo modo tutte le pensioni avranno una perdita di valore. Certo stiamo parlando di cifre che possono sembrare di poco conto ma che incidono in particolare sulle pensioni basse per le quali qualche euro in più o in meno al mese fa la differenza. E poi davvero rimane inaccettabile che di fronte a queste pensioni (che a mala pena permettono di arrivare alla fine mese) si debba procedere a questi recuperi. Lo scorso anno il governo intervenne rimandando questa restituzione a quando l'economia fosse effettivamente in ripresa neutralizzandone così gli effetti negativi. Anche quest'anno il governo si era reso disponibile ad intraprendere la stessa strada ma per ora non lo ha fatto. Ha perso l'occasione di farlo attraverso il decreto milleproroghe con cui invece ha corretto la norma secondo la quale dal 2017 le pensioni sarebbero andate in pagamento sempre il secondo giorno bancabile. Dal mese di febbraio 2017 (accogliendola nostra richiesta) invece i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell'Inail saranno invece messi in pagamento, il primo giorno bancabile di ciascun mese. Se possiamo avanzare una piccola provocazione auspichiamo che per bloccare il recupero della rivalutazione ai pensionati si usi la stessa velocità e sensibilità dimostrata per trovare la soluzione per il Monte dei Paschi di Siena. Per quella vicenda sono bastati pochi giorni e sono state reperite somme ingenti (20 miliardi). Ecco, la stessa sensibilità e velocità occorre ora nei confronti dei pensionati. --------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------- 5

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6 Comunicato stampa Pronto Soccorso una situazione inaccettabile Pistoia, 4 gennaio 2017 - Questa nostra considerazione nasce dalla realtà vissuta in questi giorni ai Pronto Soccorso della nostra provincia (Pistoia e Pescia) sia dagli utenti sia dai dipendenti impegnati in queste strutture. Abbiamo assistito (non solo in questi ultimi giorni) ad una serie di “giornate di fuoco” che hanno messo a durissima prova il sistema a causa di un aumento di utenti, nonostante non sia ancora giunto il “picco influenzale “. Nessuno si deve nascondere dietro ai tecnicismi eludendo i veri problemi: chiunque in questi giorni ha notato persone in barella, sedute in poltrone o seggiole a ruote, o sistemate dove era possibile. Tutti in attesa di essere visitati, di un posto letto per una prima osservazione o per essere ricoverati. Ci sono persone che hanno passato l'intera notte in queste condizioni, spesso con scarso servizio alberghiero e accompagnati dai parenti che, aspettando qualche notizia, affollavano le sale di attesa o, addirittura, aspettavano fuori dagli ospedali. Una vera emergenza che ha visto dimissioni “rapide” dai reparti per liberare posti letto, oppure attese anche di 4 ore per una visita in codice giallo o addirittura di 7 ore per un codice verde. In alcuni casi è stato deciso, per attenuare l'emergenza, di procedere a ricoveri in altri ospedali fuori dalla nostra provincia. Non solo, ma si è fatto occupare le degenze chirurgiche da pazienti con patologie mediche con il conseguente slittamento degli interventi operatori (una delle situazioni che fanno aumentare le liste di attesa). A Pistoia in una precaria condizione di dotazione organica - vista la mancanza di almeno 5 operatori socio sanitari e almeno 3 infermieri - si è provveduto a “dirottare verso il pronto soccorso” operatori da altri reparti, creando così problemi in più situazioni. In entrambi i presidi ospedalieri (Pistoia e Pescia) gli operatori hanno cercato di fare il massimo per rispondere ai bisogni dei cittadini ma con grande difficoltà nel dare le risposte più appropriate e di garantire infine il rispetto della privacy. Questa situazione, che non è la prima volta che denunciamo, dovrebbe portare i vertici aziendali ad un'unica riflessione: deve essere rivisto il sistema “Pronto Soccorso” a partire dagli accessi, alle dotazioni organiche, ai posti letto e alle risposte che dovrebbero dare sia i medici di famiglia che il “territorio” . E' sul “territorio” che deve essere fatto il maggiore investimento possibile anche perché fino ad oggi non riesce ad intercettare i bisogni della popolazione, più spesso quella anziana che con patologie croniche e in particolari condizioni si rivolge al Pronto Soccorso in assenza di una rete di servizi territoriali adeguata. In quest'ottica da molto tempo attendiamo risposte concrete sull'organizzazione generale dei servizi territoriali in primo, ma non solo, con l'apertura dei posti letto di continuità assistenziale. Ora, dopo molte promesse, vorremmo vedere i fatti. Censis - i tagli alla sanità fanno aumentare la rinuncia alle cure La scure non guarirà la sanità italiana. Gli effetti socialmente regressivi delle manovre di contenimento del governo si traducono in un crescente numero di italiani (11 milioni circa) che nel 2016 hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche”. E' il quadro che emerge dal 50esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. “Il progressivo restringimento del welfare legato agli obiettivi di finanza pubblica appare evidente nella dinamica recente della spesa sanitaria", rileva il Censis. Mentre dal 2009 al 2015 si registra solo una lieve riduzione in termini reali della spesa pubblica, nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria privata, dopo una fase di crescita significativa, si riduce a partire dal 2012, per riprendere ad aumentare negli ultimi due anni (+2,4% dal 2014 al 2015), fino a raggiungere nel 2015 i 34,8 miliardi di euro, cioè poco meno del 24% della spesa sanitaria totale. Aumenta poi la compartecipazione dei cittadini alla spesa: +32,4% in termini reali dal 2009 al 2015 (con un incremento più consistente della compartecipazione alla spesa farmaceutica: 2,9 miliardi, +74,4%). “Infine - si legge nel Rapporto - anche l'offerta ospedaliera mostra una progressiva riduzione dei posti letto (3,3 per 1.000 abitanti in Italia nel 2013). 6

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7 Lavoro precario: i dati a ottobre 2016 Diminuiscono le assunzioni e crescono ancora i voucher Lunedi 19 Dicembre 2016- Tra gennaio e ottobre 2016, le assunzioni avvenute del settore privato sono risultate 4.833.000, con una riduzione di 347.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-6,7%). Di queste quelle stagionali sono 491.000. Lo rileva l'Inps nel consueto rapporto sul precariato. Secondo l'Istituto, il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: 492.000, pari a –32% rispetto ai primi dieci mesi del 2015. "Anche questo calo - afferma l'Inps - va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni". Purtuttavia, l'Istituto mette in primo piano il saldo positivo dei primi dieci mesi del 2016 tra assunzioni e cessazioni (+497.000), anche se inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+636.000), ma comunque più alto rispetto al dato 2014 (+313.000). "Il risultato positivo - avverte l'Istituto - è largamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato a ottobre 2016 è pari a +406.000. Tale saldo riflette gli effetti di trascinamento dovuti all’intensa dinamica di crescita registrata negli ultimi mesi del 2015". Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-34,1%). Per i contratti a tempo determinato, nei primi dieci mesi del 2016, si registrano 3.106.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (+4,9%), sia sul 2014 (+7,6%). Per quelli in apprendistato si conferma il trend di crescita già rilevato anche negli aggiornamenti dei mesi precedenti, rispetto al 2015, dette assunzioni aumentano di 38.000 unità (+24,5%). Nello stesso periodo, i contratti stagionali si riducono del 7,0%. In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso, comprensive anche dei rapporti di lavoro stagionale, risultano diminuite del 4,6%. La riduzione è più consistente per i contratti a tempo indeterminato (-7,2%) che per quelli a tempo determinato (-1,7%). Analizzando le cessazioni per tipologia, i licenziamenti complessivi relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pari a 507.000, risultano variati in modesto aumento rispetto al 2015 (490.000) e in diminuzione rispetto al 2014 (514.000). Sul trend degli ultimi mesi ha inciso l’introduzione dell’obbligo alle dimissioni on line. Il tasso di licenziamento (calcolato rispetto all’occupazione esposta al rischio ad inizio anno) per i primi dieci mesi del 2016 risulta inferiore (4,7%) rispetto a quello corrispondente del 2015 (4,8%). Nei primi dieci mesi del 2016 le cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato per dimissioni sono state pari a 659.000 (-13,6% rispetto al 2015). Con la legge di stabilità 2016 è stata introdotta una nuova forma di incentivo rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La misura dell’agevolazione prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL) in misura pari al 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per un biennio dalla data di assunzione. Nei primi dieci mesi del 2016 le assunzioni con esonero contributivo biennale sono state pari a 323.000, le trasformazioni di rapporti a termine che beneficiano del medesimo incentivo ammontano a 117.000, per un totale di 440.000 rapporti di lavoro agevolati. Nel 2016, i rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 33,9% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato. Nel 2015, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%. Per quanto riguarda le retribuzioni mensili, l'Osservatorio dell'Inps fa sapere che per le assunzioni a tempo indeterminato avvenute nei primi dieci mesi del 2016, c'è stata "una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015". Una tendenza registrata già rilevata nell'aggiornamento dell’Osservatorio dei mesi precedenti. In questo quadro, si inseriscono i dati sui voucher che continuano a crescere. Nei primi 10 mesi dell'anno ne sono stati venduti 121,5 milioni, con un incremento percentuale rispetto al 2015 del 32,3%. Precisa l'Inps che questo aumento è pur sempre più modesto rispetto ai dati del biennio 2014-2015 che è stato del 67,6%. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------------------------------ 7

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8 Istat - rischio povertà per quasi un terzo della popolazione italiana L'Istat stima che nel 2015 il 28,7% delle persone residenti in Italia è “a rischio di povertà o esclusione sociale”. Si tratta di 17 milioni 469 mila persone. Una quota, scrive l'Istituto, “sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)”. Nel Report dell'Istat sulle Condizioni di vita e reddito, si rileva tra l'altro che metà famiglie può contare su un reddito di duemila euro al mese, e nel Paese si allarga la forbice tra ricchi e poveri: il reddito cala di più per i più poveri, ampliando la distanza dai più ricchi il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle famiglie più povere. Nel contempo l’Istat ricorda che siamo ancora lontani dai riferimenti Ue, secondo cui entro il 2020 l'Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 mln 882 mila. Ma è nelle regioni del Mezzogiorno il maggior rischio di povertà-esclusione sociale, dove è a rischio quasi la metà dei residenti. L'Istat calcola che nel 2015 la percentuale di esposizione nelle regioni del Mezzogiorno è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. "I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati - spiega l'Istat - in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”. Tutto ciò in un quadro sociale di sempre maggiori differenze economiche. La forbice dei redditi si è allargata. L'Istat stima che “dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere”. Le persone che vivono in famiglie con cinque o più componenti sono quelle più a rischio di povertà o esclusione sociale: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori. Nel 2014 il reddito netto medio annuo per famiglia è di 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese). Considerando l'inflazione, il reddito medio rimane per la prima volta sostanzialmente stabile in termini reali rispetto al 2013. La metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.190 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese), sostanzialmente stabile rispetto al 2013; nel Mezzogiorno scende a 20.000 euro (circa 1.667 euro mensili). Fra le famiglie che hanno come fonte principale il reddito da lavoro, una su due dispone di circa 29.406 euro se si tratta di lavoro dipendente e di non più di 28.556 euro nel caso di lavoro autonomo. Per le famiglie che vivono prevalentemente di pensione o trasferimenti pubblici la somma scende a 19.487 euro. -------------------------------------------------------------------------------------- ------------------------------------------------------------------- CONTRATTAZIONE SOCIALE - Presentata alla Stampa la Piattaforma unitaria per la contrattazione sociale nei comuni della nostra Provincia Venerdi 23 Dicembre u.s. le Confederazioni CGIL, CISL, Uil e i Sindacati dei pensionati, SPI, FNP, UILP hanno presentato alla stampa la piattaforma unitaria per la contrattazione sociale anno 2017. La piattaforma in questi giorni è stata inviata ai Presidenti delle due Conferenze dei Sindaci (Pistoia e Valdinievole) per tentare di condividere linee guida generali prima del confronto con i singoli Comuni. Abbiamo chiesto un confronto serio e strutturato nella fase di predisposizione dei bilanci comunali per affrontare le questioni inerenti il welfare, le politiche sociali e del lavoro, la lotta all'evasione fiscale, la difesa del reddito, per città a misura di tutti e per l'edilizia popolare (solo per fare alcuni esempi). Proposte concrete su cui vorremmo un confronto vero e concreto e non come è successo nel 2016 dove siamo riusciti a sottoscrivere (e non per volontà nostra) solo quattro accordi su 22 comuni. E non vorremmo ritrovarci, come è già successo l'anno scorso, a incontri in cui ci viene semplicemente illustrato il bilancio del Comune senza avere la possibilità di discutere delle nostre proposte. Rappresentiamo i bisogni, le necessità e le preoccupazioni di decine e decine di migliaia di nostri iscritti che attraverso il nostro lavoro vorrebbero trovare attenzione da parte delle Amministrazioni Locali. La nostra è una proposta seria, concreta e che può servire a dare risposte opportune e necessarie soprattutto alle fasce più deboli della popolazione. Attendiamo con fiducia la convocazione da parte dei Presidenti delle due Conferenze dei Sindaci e subito dopo da parte di tutti i 22 Comuni della nostra provincia. 8

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Sindacato Pensionati Italiani Pistoia Assemblea provinciale Coordinamento Donne Spi/Cgil MERCOLEDI 25 GENNAIO 2017 ore 09,30 presso Casa del Popolo di Spazzavento - via Prov.le Lucchese n° 249 Pistoia Ordine del giorno: INTESA SULLE PENSIONI COSA PORTANO A CASA LE DONNE - Relazione: Mina Barbato Responsabile Coordinamento Donne Spi/Cgil Pistoia - Saluto: Gessica Beneforti Segretaria Generale Camera del Lavoro Cgil Pistoia - Interverranno: Alessandra Salvato Responsabile Coordinamento Donne Spi Toscana Carla Fiochi Segretaria Spi/Cgil Toscana Dibattito Conclusioni: Andrea Brachi Segretario Generale Spi/Cgil Pistoia 9 9

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10 Notizie previdenziali Pensioni basse, ecco le novità dal 2017 Dopo la mobilitazione unitaria del 2 aprile e la manifestazione del 19 maggio a Roma si è aperto il tavolo con il governo sulle pensioni. Dopo quattro mesi di confronto, il 28 settembre sindacati e governo hanno sottoscritto un verbale d’intesa, ratificato successivamente dalla legge di Bilancio. Finalmente si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose. Tutto questo è il frutto della nostra determinazione e della lotta dei pensionati e dei lavoratori. Ci vorrà ancora del tempo per riuscire a fare a pieno quello che è contenuto nella piattaforma unitaria, ma consideriamo che questo sia davvero un buon punto di partenza. Per il sindacato e per le persone che ogni giorno cerchiamo di rappresentare. Le novità 2017 La Legge di stabilità 2017 ha ampliato la platea dei beneficiari della 14esima e l’unificazione della no tax area tra lavoratori e pensionati. Questo è un grande risultato frutto delle rivendicazioni dello Spi Cgil, per le quali si è battuto per anni. In sintesi queste sono le novità contenute. Somma aggiuntiva (la quattordicesima dei pensionati) La somma aggiuntiva nasce grazie all’accordo sindacati – governo sul welfare del 2007, e fino a luglio 2016 è stata attribuita alle pensioni che non superavano una volta e mezza il trattamento minimo. Con l’accordo siglato a settembre 2016, la somma aggiuntiva sarà incrementata del 30% per i redditi non superiori a una volta e mezza il trattamento minimo Inps (vedi tabella a) ed estesa anche a chi ha un reddito compreso tra una volta e mezza e due volte il trattamento minimo Inps (vedi tabella b). La quattordicesima non è soggetta a tasse e a sua volta non influisce sul reddito imponibile né sul diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali. La quattordicesima spetta dal 64° anno di età se il reddito personale non supera il limite fissato. Si considerano tutti i redditi, assoggettabili o esenti dall’Irpef, esclusi quello della casa di abitazione, gli arretrati di qualsiasi genere, i trattamenti di fine rapporto, la pensione di guerra, i trattamenti di famiglia, le indennità di accompagnamento e simili. Il reddito del coniuge non viene preso in considerazione. È corrisposta in unica soluzione, in aggiunta alla rata di pensione del mese di luglio. Tabella a: Nuovi importi per i redditi non superiori a 1 una volta e mezzo il trattamento minimo Inps (in pagamento a luglio 2017). ( In Toscana i pensionati interessati sono 136.935 ) Anzianità contributiva Fino a 15 anni dipendenti e 18 anni autonomi Fino a 25 anni dipendenti e 28 anni autonomi Oltre 25 anni dipendenti e 28 anni autonomi Importo 2016 (€) 336 420 Importo 2017 (€) 447 546 Aumento 111 126 Tabella b: Importi per i redditi da una volta e mezzo a 2 volte il trattamento minimo “nuovi beneficiari” (in pagamento a luglio 2017). (In Toscana i pensionati interessati sono 74.031) Anzianità contributiva Fino a 15 anni dipendenti e 18 anni autonomi Fino a 25 anni dipendenti e 28 anni autonomi Oltre 25 anni dipendenti e 28 anni autonomi Importo 2016 (€) No diritto No diritto No diritto Importo 2017 (€) 336 420 504 Aumento 336 420 504 10

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11 “NO TAX AREA” (fascia di reddito in cui la detrazione azzera l’Irpef lorda) Dal 2017 la no tax area viene portata a 8.125 euro anche per i pensionati con età inferiore a 75 anni, equiparandola definitivamente a quella dei lavoratori dipendenti. Pensionati con età inferiore a 75 anni Irpef e addizionale regionale non più dovute per reddito fino a 8.125 euro (esempi per la Toscana) Irpef+ addizionale Irpef+ addizionale Pensione annua lorda regionale 2016 regionale 2017 Beneficio annuo € 7.800 € 7.900 15 + 111 46 + 112 Non più dovute Non più dovute € 125 € 158 € 8.000 € 8.125 74 +114 113 + 115 Non più dovute Non più dovute € 187 € 228 L’equiparazione della no tax area comporta riduzioni Irpef, anche su pensioni di importo superiore a 8.125 euro, in misura decrescente fino ai 55.000 euro lordi. Irpef+ addizionale Pensione annua lorda regionale 2016 Irpef+ addizionale regionale 2017 Beneficio annuo € 10.000 € 13.000 € 15.000 680 1.589 2.195 586 1.526 2.153 € 94 € 63 € 42 € 20.000 € 30.000 3.700 6.937 3.663 6.911 € 37 € 26 ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------ Le norme del 2017 per la Pensione delle donne In Pensione anticipata Con l’Opzione Donna ( rinunciando a una quota Con l’anticipo pensionistico (Ape) dell’assegno mediamente del 30%) (rinunciando a una quota dell’assegno variabile a seconda dei casi) Requisiti Requisiti - 57 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 Dicembre 2015 se lavoratrici dipendenti - 58 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 Dicembre se lavoratrici autonome - 63 anni di età a partire dal 1° maggio 2017 Non devono mancare più di 3 anni e 7 mesi al perfezionamento della pensione di vecchiaia a condizione di avere almeno 20 anni di contributi e una pensione non inferiore a circa 700 euro al mese In Pensione non anticipata - a 66 anni e 7 mesi di età con almeno 20 anni di contribuzione (lavoratrici del pubblico impiego) - a 65 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contribuzione (lavoratrici del settore privato). - a 66 anni e 1 mese di età con almeno 20 anni di contributi ( lavoratrici autonome). - Con 41 anni e 10 mesi di contribuzione, requisito valido fino al 2018. Legge di Bilancio 2017 Comma 194 - Abolizione penalizzazioni Il comma 194, con effetto sui trattamenti pensionistici decorrenti dal primo gennaio 2018, stabilisce che non trovino applicazione le disposizioni in materia di penalizzazioni percentuali dei trattamenti pensionistici previste dall’articolo 24, comma 10, del decreto-legge n. 201 del 2011. 11

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12 Tali disposizioni, per i lavoratori in possesso del prescritto requisito di anzianità contributiva (42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) prevedevano una riduzione percentuale pari a 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto all'età di 62 anni; la percentuale annua è elevata a 2 punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni. Commi 195-198 - Cumulo periodi assicurativi I commi 195-198, modificando l’articolo 1, comma 239, della legge di stabilità per il 2013, consentono di unificare la contribuzione versata in più gestioni assicurative (c.d. cumulo), sopprime il requisito della mancata maturazione del diritto autonomo per l'accesso alla pensione di vecchiaia, estende i benefici in materia alla gestione autonoma INPS, alle gestioni delle casse privatizzate e a quelle dei liberi professionisti. Inoltre consente di utilizzare il cumulo anche in caso di pensione anticipata, per il raggiungimento dei requisiti contributivi di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne, adeguati agli incrementi della speranza di vita. È importante tenere presente che la norma introduce la facoltà di recesso dalla domanda di ricongiunzione per i soggetti che possono accedere al trattamento pensionistico a seguito del cumulo. In particolare, possono esercitare tale diritto i lavoratori che hanno presentato domanda di ricongiunzione e che non hanno ancora perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto. In tale caso, l’esercizio del recesso dà diritto alla restituzione di quanto già versato. Inoltre, per i lavoratori che hanno presentato domanda di pensione in totalizzazione anteriormente all’entrata in vigore delle norme in esame, si prevede la possibilità di rinunciare alla predetta totalizzazione nel caso in cui il relativo procedimento amministrativo non sia ancora concluso. Commi 199-2015 - Lavoratori precoci I commi 199-2015, a decorrere dal 1° maggio 2017, riducono il requisito contributivo anni ai fini dell’accesso al pensionamento anticipato a 41 per i lavoratori con anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995, che abbiano almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti il raggiungimento del 19° anno di età. E' richiesto inoltre che i lavoratori interessati si trovino in una delle seguenti condizioni: a) stato di disoccupazione involontaria, con integrale riscossione della relativa prestazione spettante da almeno tre mesi; b) assistenza, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, del coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992; c) ridotta capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento; d) siano lavoratori dipendenti di cui alle professioni indicate all'allegato E217 che svolgano, al momento del pensionamento, da almeno sei anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo ovvero siano lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti. Commi 206 -209 - Lavori usuranti I commi 206-.209, per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, rimuovono le cosiddette “finestre” relative alla decorrenza del trattamento pensionistico. Inoltre, mentre la vigente normativa prevede che fino al 31 dicembre 2017 il requisito per accedere al pensionamento anticipato è l'aver svolto una delle attività lavorative usuranti specificamente previste per almeno 7 anni negli ultimi 10 e, dal 1° gennaio 2018, aver svolto tali attività per almeno la metà della vita lavorativa complessiva, la lettera b) rende a regime alternativamente validi entrambi i criteri. Infine, dispongono la disapplicazione degli adeguamenti alla speranza di vita, per i lavoratori adibiti ai lavori usuranti. I lavoratori destinatari del beneficio sono suddivisi in quattro macro-categorie: - lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti (Dm del 19/05/199); - lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; - conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo; - lavoratori notturni definiti e ripartiti in coloro che prestano attività per tutto l’anno e i turnisti che svolgono attività per almeno 78 giorni l’anno e per numero di giorni inferiori da 64 a 71 o da 72 a 77, come dettagliato nella circolare n°23 del 9/02/20126. A partire dalla data di entrata in vigore della norma il diritto al pensionamento anticipato è esercitabile qualora i lavoratori abbiano svolto una o più attività lavorative di cui al comma 1 per almeno 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa oppure per almeno metà della vita lavorativa complessiva. 12

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13 Legge di Bilancio 2017: effetti per Sanità e Sociale Le misure per il SSN e il finanziamento del Fabbisogno Sanitario Nazionale FSN (art. 1 commi da 382 a 412) 1,3 miliardi come quote vincolate: a coprire nuove spese (Farmaci innovativi [es. Epatite C] e oncologici, Piano Vaccini e Assunzioni). Inoltre c’è da determinare il valore dei costi per la copertura dei rinnovi dei contratti di lavoro, anch’essi a carico del FSN senza stanziamenti aggiuntivi. vigenti (Intese Stato Regioni 11.2.2016 e sui nuovi Lea 7.9.2016). Così nel 2018 viene sottratto alla sanità 1 miliardo. Anche nel 2018 una parte del FSN ha quote vincolate come per il 2017. da decidere nuovi tagli: le singole Regioni devono stipulare accordi con lo Stato per conseguire risparmi sulle spese regionali (anche sulla spesa sanitaria) altrimenti sono previsti ulteriori tagli lineari anche al FSN secondo le cifre indicate nell’Intesa Stato Regioni 11.2.2016 (tagli da decidere per l’anno 2017 e a decorrere dall’anno 2018: 480 milioni all'anno). Per il 2019 la Relazione Tecnica al D.d.L. Bilancio indicava il 2.988 miliardi il taglio a FSN. Legge di bilancio 2017 – cosa cambia per i bilanci degli enti territoriali? Nel biennio 2016/2017 la programmazione socio-economica dei Comuni viene influenzata positivamente dalle manovre operate dal legislatore nazionale. In primo luogo sono stati allentati i vincoli del vecchio Patto di stabilità basato sui saldi di spesa e i tagli ai trasferimenti ai comuni. Con la legge n. 208 del 2015 (legge di bilancio 2016) il concorso degli enti territoriali al contenimento dei saldi di finanza pubblica è stato affidato al pareggio di bilancio in termini di competenza tra entrate e spese finali. Tale misura, confermata con la legge di bilancio per il 2017, conferisce un’impronta espansiva al vincolo di finanza pubblica dei comuni, consentendo agli enti di sostenere lo sforzo ad essi richiesto con il passaggio alla contabilità armonizzata (decreto legislativo 118/2011, Legge 56/2014). La cosiddetta legge Del Rio ha infatti introdotto il principio della "competenza finanziaria potenziata", un istituto molto simile al bilancio di cassa, che ha obbligato gli enti a imputare un’entrata in bilancio solo quando essa è esigibile e a impegnare la spesa solo se il pagamento può essere davvero effettuato; tutto ciò allo scopo di eliminare dai bilanci la corposa quota di residui, attivi e passivi. Sono stati inoltre introdotti i fabbisogni standard, cioè i nuovi criteri tecnico-razionali (previsti dalla legge 42 del 2009 sul Federalismo e finalizzati al definitivo superamento del criterio della spesa storica) in base ai quali dovranno essere adottate le decisioni di spesa. In continuità con le recenti disposizioni normative di carattere espansivo, la legge di bilancio 2017 è orientata al consolidamento delle disposizioni sul pareggio di bilancio, alla modifica delle regole per il trasferimento di risorse ai comuni, al blocco degli incrementi dei tributi locali, alla destinazione di risorse per consentire l’avvio della contrattazione collettiva nazionale per i dipendenti pubblici, all'introduzione di nuovi fondi di investimento, al rafforzamento dei vincoli al ricorso alle convenzioni Consip. E' previsto che i Comuni potranno usare le risorse derivanti dalla rinegoziazione dei mutui, o dal riacquisto dei titoli obbligazionari emessi, senza vincoli di destinazione. Dovrebbe inoltre aumentare, dal 40% al 50%, a decorrere dal 2017, la quota del contributo straordinario a favore dei comuni che danno luogo alla fusione. E' stato poi fissato al 28 febbraio del termine per l’adozione dei bilanci preventivi 2017. In linea generale, vengono stanziati 3 miliardi a supporto dei bilanci di Regioni, Comuni, Enti territoriali, 12 miliardi aggiuntivi in tre anni per gli investimenti pubblici dalle infrastrutture all’ambiente e alle attività produttive, a partire dall’attuazione del Masterplan per il Mezzogiorno, e 2,1 miliardi finalizzati al recupero delle periferie (120 i progetti presentati al bando periferie). Sempre relativamente al testo della legge di stabilità 2017, rimangono in sospeso alcuni punti importanti, che riguardano le possibilità di sviluppo dei servizi pubblici. Secondo l'Anci occorre garantire l’innalzamento della percentuale del turn over del personale al 75% necessario per assicurare personale adeguato per mettere a frutto le risorse disponibili per investimenti e per garantire l’erogazione dei servizi essenziali, approvare le modifiche alle norme sulla perequazione con una integrazione finanziaria per attenuare l’impatto sui Comuni più penalizzati, definire norme speciali per i bilanci delle Città metropolitane. 13

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