Notiziario SPI CGIL Pistoia anno XIII nr 10 del novembre 2016

 

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Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia - a cura di Roberto Mati Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail: rmati@pistoia.tosc.cgil.it - anno XIII - n. 10 - novembre 2016

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n° 12 Novembre 1 2016 Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail : mati@pistoia.tosc.cgil.it SPI-CGIL,FNP-CISL,UILP-UIL – ORGANIZZANO 2 ASSEMBLEE PUBBLICHE: - Martedi 15 Novembre presso il Dopolavoro Ferrovieri di Pistoia, ore9,00, con: Daniela Cappelli (segretaria generale SPI-CGIL Toscana ) Patrizia Pellegatti ( segretaria CISL Toscana Nord) Annalisa Nocentini ( segretaria Uil Pensionati Toscana) - Mercoledi 16 Novembre presso Circolo Arci di Pieve a Nievole ore 15,00 con: Daniela Cappelli (segretaria generale SPI-CGIL Toscana ) Patrizia Pellegatti ( segretaria CISL Toscana Nord) Alberto Andreazzoli (segretario Uil Pensionati Toscana) 1

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2 Legge di Bilancio: Quello che va bene e quello che non ci piace L'intervento di Ivan Pedretti sull'Huffington Post Roma 17/10/2016 - Con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di sabato scorso si va delineando la legge di Bilancio 2017. Non abbiamo ancora i testi e quindi è difficile dare un giudizio complessivo e nel merito, che per noi conta sempre. Qualcosa però la si può cominciare a dire. E si può dire che in questa manovra c'è qualcosa che va bene e qualcos'altro che invece non ci piace. Convince l'intervento sulle pensioni, perché per la prima volta dopo tanto tempo non vengono tolte risorse ma si destinano 7 miliardi in tre anni. Serviranno a finanziare interventi importanti, che riguarderanno sia i pensionati che i pensionandi e che sono il frutto di quattro mesi di confronto tra il governo e i sindacati. Sono pienamente consapevole che sulle pensioni non tutto è risolto ma c'è finalmente un'inversione di tendenza e un impegno del governo a proseguire il lavoro per affrontare tutti problemi rimasti aperti. Non era scontato, ci abbiamo lavorato non senza fatica e dovendo superare reciproci pregiudizi e per questo lo giudico un fatto positivo. E' un bene inoltre che sulla sanità non ci siano tagli e che siano confermati i 113 miliardi, anche se un miliardo è già in qualche modo destinato. Ora sarebbe bene che Stato e Regioni utilizzassero queste risorse per potenziare il servizio di assistenza a chi è più debole e non a ripianare i debiti di questa o di quella struttura sanitaria. Così come è un bene che si continui ad aggiungere risorse (50 milioni a detta del premier) sul fondo per la non autosufficienza. Quello che invece non convince sono le poche risorse per il rinnovo del contratto dei pubblici, l'ennesimo condono attraverso l'abolizione di Equitalia e il massiccio intervento in favore delle imprese, che ancora una volta la fanno da padrone. Trovo ingiustificata la forte generosità espressa dal governo nei loro confronti, con una serie di misure (e di miliardi di euro) a loro destinati. Penso che sia giunta l'ora di chiedere agli imprenditori italiani di fare per davvero la loro parte, smettendola di "viziarli" con bonus e incentivi senza mai legarli agli investimenti, allo sviluppo del paese e alla creazione di posti di lavoro. Su questo credo che il governo dovesse e potesse fare di più. Ora però quello che conta per noi è il merito e per questo aspettiamo di guardare bene i testi della Legge di Bilancio. Li leggeremo riga per riga, per verificare se tutti gli impegni sono confermati e se non ci saranno sorprese. Così come seguiremo con attenzione il lavoro del Parlamento, a cui chiediamo fin da subito di svolgere a pieno le sue funzioni e di migliorare ulteriormente questa manovra rafforzando quegli interventi rivolti a tutte le persone che ne hanno più bisogno. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- LEGGE DI BILANCIO E PENSIONI. DUE ORDINI DEL GIORNO DEL DIRETTIVO CGIL 8/11/2016 - “Assenza di una strategia adeguata per uscire dalla crisi e per ritrovare una crescita sostenuta, ridurre le disuguaglianze e, soprattutto, ricreare occupazione giovanile, femminile e nel Mezzogiorno nella manovra del governo per il 2017. Lo stesso Governo ammette implicitamente che il risultato programmatico delle misure che intende mettere in campo sarà una crescita molto modesta (1% di PIL nel 2017), però poco credibile anche secondo le principali istituzioni nazionali e internazionali e, al tempo stesso, comunque del tutto insufficiente a recuperare i livelli precedenti alla crisi, oltre che inferiore a tutte le altre economie avanzate incluse quelle europee. La Legge di Bilancio, nonostante la grave condizione sociale del Paese, assume tratti propagandistici – se non addirittura elettorali – senza una visione di sviluppo e di lungo periodo”. E’ questo, in estrema sintesi, il giudizio della Cgil sulla Legge di Bilancio confermato ieri dalla riunione del Comitato Direttivo che ha votato Un ordine del giorno in proposito. Il Direttivo ha anche votato un secondo ordine del giorno sulla riforma delle pensioni: si valuta positivamente la scelta di aver determinato un giudizio articolato anche nella definizione del verbale di sintesi del confronto sulle pensioni. Distinguendo così tra i primi risultati ottenuti sulla piattaforma Cgil, Cisl, Uil, e le scelte del Governo che nei fatti negano la flessibilità in uscita ed inseriscono “strumenti finanziari” nel sistema previdenziale pubblico. Rimane quindi nettamente negativo il giudizio sull’Ape, ovvero sulle norme che consentirebbe un’uscita anticipata dal lavoro: l'Ape, pur introdotta in via sperimentale, continua ad avere le caratteristiche di uno strumento finanziario che scarica sui pensionandi le rigidità sbagliate del sistema. Così, incoerenza con la piattaforma Cgil, Cisl, Uil e gli obiettivi da conquistare di modifica della Legge Fornero, la Cgil impegna tutte le sue strutture ad una campagna di assemblee che oltre ad informare sul verbale di sintesi, articoli il giudizio e costruisca le condizioni di prosecuzione della vertenza anche in relazione alla flessibilità in uscita. 2

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3 Caporalato, una legge di civiltà 18/10/2016 - La Camera ha approvato in via definitiva il ddl. “Finalmente una norma buona e giusta", commenta il segretario Cgil Susanna Camusso. Tra le novità: pene più severe, responsabilità delle imprese, indennizzi, confisca dei beni, accoglienza per gli stagionali. Via libera definitivo della Camera al disegno di legge sul contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo, il cosiddetto ddl caporalato. I voti a favore sono stati 336, nessun contrario, gli astenuti sono stati 25 (Forza Italia e Lega). Inasprimento degli strumenti penali, indennizzi per le vittime, rafforzamento della rete del lavoro agricolo di qualità e un piano di interventi per l'accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali: sono queste le principali novità contenute nella legge. “Finalmente una legge buona e giusta che ci aiuterà nella difesa dei lavoratori italiani e stranieri sfruttati da imprenditori privi di scrupoli, da caporali che lucrano sulla loro povertà e sul loro bisogno di lavoro, dalla criminalità organizzata”. Così il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. “Una legge – aggiunge – fortemente voluta dalla Cgil, conquistata a prezzo di dure battaglie, di morti e di centinaia se non migliaia di uomini ridotti in condizioni di vera e propria schiavitù”. Dunque “ringraziamo il Parlamento – conclude il segretario della Cgil – per il lavoro svolto in Aula e nelle Commissioni di Camera e Senato che, con grande impegno, hanno elaborato, discusso e portato al voto un'ottima legge”. Con l'intervento normativo si stabiliscono nuovi strumenti penali per la lotta al caporalato come la confisca dei beni (come avviene con le organizzazioni criminali mafiose), l'arresto in flagranza, l'estensione della responsabilità degli enti. In Senato è stato introdotto l'allargamento del reato anche attraverso l'eliminazione della violenza come elemento necessario e che rendeva più complessa l'applicazione effettiva della norma. La nuova legge prevede anche la responsabilità del datore di lavoro, il controllo giudiziario sull'azienda che consentirà di non interrompere l'attività agricola e la semplificazione degli indici di sfruttamento. Per la prima volta si decide di estendere le finalità del Fondo anti-tratta anche alle vittime del delitto di caporalato, considerata l' omogeneità dell'offesa e la frequenza dei casi registrati in cui la vittima di tratta è anche vittima di sfruttamento del lavoro. Viene rafforzata la operatività della Rete del lavoro agricolo di qualità, creata nel 2014 con il provvedimento Campolibero e attiva dal 1 settembre 2015. Con la nuova legge, infine, le amministrazioni statali saranno direttamente coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, attraverso un piano congiunto di interventi per l'accoglienza di tutti i lavoratori impegnati nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli. L'obiettivo è tutelare la sicurezza e la dignità dei lavoratori ed evitare lo sfruttamento ulteriore della manodopera anche straniera. Il piano presentato dai ministeri del Lavoro e delle Politiche sociali, delle Politiche agricole alimentari e forestali e dell'Interno sarà stabilito con il coinvolgimento delle Regioni, delle province autonome e delle amministrazioni locali, nonché delle organizzazioni di terzo settore. Un aiuto concreto per le popolazioni colpite dal terremoto, partecipa alla sottoscrizione promossa unitariamente dai Sindacati dei Pensionati Rivolgiti alle sedi dei sindacati 3

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4 Rubrica a cura di Renzo Innocenti ( ex Presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati) MANOVRA DI BILANCIO E OCCUPAZIONE DEI GIOVANI Come ogni anno in questo periodo, giorno più o meno, ci troviamo ad esaminare e giudicare l’insieme dei provvedimenti che il Governo propone per sostanziare la manovra di bilancio per i prossimi tre anni. L’attenzione è grande, e non può essere diversamente, visto che questo è lo strumento principale per programmare le attività economiche del Paese e per capire quali margini esistono per creare condizioni favorevoli alla ripresa e allo sviluppo dei processi produttivi dopo otto anni dall’inizio della più importante crisi del secondo dopoguerra. Crisi che ha distrutto nel solo nostro Paese oltre un milione di posti di lavoro e causato l’allargamento dell’area della povertà con conseguenze disastrose sul piano della coesione sociale. Non è semplice districarsi nelle innumerevoli disposizioni contenute nei provvedimenti ora all’esame del Parlamento, tuttavia alcune considerazioni sono già possibili tenendo conto che è appena avviato l’iter del procedimento legislativo. Emerge un disegno strategico innovativo per rispondere positivamente alla durezza delle situazioni reali che la quotidianità ci consegna? Oppure siamo in presenza di misure che nella sostanza ripercorrono la solita traccia degli ultimi anni caratterizzata dalla politica del rigore e dell’austerità invocata da Bruxelles? Voglio essere molto sincero, vedo un tentativo di uscire dalla “gabbia” delle politiche monetarie rigoriste dei vertici europei ma sono timide, insufficienti a delineare con nettezza un cambiamento di direzione. Comprendo che le cose non siano semplici e che rischiamo di rimanere isolati facendo la figura dei “rompi” ma qui deve entrare in gioco la Politica, quella, appunto, con la maiuscola. Quella che si pone l’obiettivo di cambiare le cose ingiuste, di modificare le regole “stupide” come qualcuno le ha definite. Francamente devo dire che su questo versante la delusione è grande se penso che al di là di qualche “pugno sul tavolo” del nostro Presidente del Consiglio vedo il deserto. Ma ha ancora un senso definirsi nella nostra cara e vecchia Europa “socialisti e democratici”? Il panorama è veramente desolante. Il recente passato ha visto battaglie “identitarie” e dispute nominalistiche che sono rimaste lì, lettera morta. Senza alcuna conseguenza in termini di proposte e di comportamenti in grado di rappresentare una valida alternativa a questo modello neoliberista dominante, nonostante tutte le evidenti macerie che ha causato. Ci siamo rinchiusi nel nostro “provincialismo”, illudendoci che le nostre “battaglie” dentro i confini nazionali fossero decisive per le sorti dell’intera umanità. Sappiamo bene che non è così e che occorre coraggio, determinazione e intelligenza per creare alleanze su vasta scala in grado di cambiare il corso degli eventi. Detto questo, non significa che “le ferree regole europee” possano rappresentare una giustificazione, un alibi per non fare quanto è necessario ed urgente nel nostro ambito. Per esempio ragionare sul fatto che negli ultimi tempi sono state utilizzate molte risorse ed i risultati sul piano occupazionale sono stati modesti. Forse sarebbe il caso di cambiare impostazione nelle politiche di incentivazione alle imprese se i risultati sono questi. Ma così non è nella proposta presentata in Parlamento. Si seguita ad agire quasi esclusivamente sulla leva dei “costi” anziché agevolare investimenti selettivi funzionali alla realizzazione di un progetto condiviso di sviluppo di alcuni settori strategici e dal forte contenuto innovativo. Con tutto il rispetto per qualsiasi prestazione lavorativa credo sia sbagliato impiegare una quantità considerevole di risorse finanziarie per incrementare “ l’economia dei lavoretti” e per giunta precari. E qui volevo arrivare, alle prospettive di lavoro e di vita dei nostri giovani. Al di là delle consuete dispute mensili che ormai sono diventate stucchevoli, i recenti dati Istat hanno evidenziato ancora una volta il grave fenomeno rappresentato dai giovani under 30, quasi il 40 per cento è disoccupato. La crisi ha colpito in modo particolarmente duro proprio i giovani (e la Fornero c’ha messo del suo) creando una situazione che è ben oltre il livello di guardia. E’ un dramma per loro, per le famiglie ed uno spreco di potenziale per tutto il Paese. Oltre due milioni di questi giovani non lavorano , non studiano, non sono inseriti in qualche programma formativo. Negli ultimi tempi c’è stata una riduzione rispetto all’inizio della crisi, a seguito di alcuni provvedimenti del Governo , ma i risultati sono minimi e la dimensione del fenomeno rimane allarmante. Su questo versante occorre produrre uno sforzo eccezionale di ampio respiro, un vero e proprio Piano straordinario che faccia leva sulle competenze e le capacità delle nuove generazioni . E su questo far confluire adeguati investimenti coinvolgendo le parti sociali e gli Enti del territorio, consapevoli del fatto che proprio il programma” Garanzia Giovani” , pur nella limitatezza della sua esperienza, sta sperimentando, in alcune aree, forme di collaborazione interessanti tra pubblico e privato in grado di attivare disoccupati di lunga durata o scoraggiati. 4

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5 Deduzione fiscale per disabili e anziani con accompagnamento La certificazione di invalidità totale o handicap grave da parte di una commissione medica pubblica è il presupposto per poter dedurre gli importi sostenuti per medicine e cure Le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave invalidità o menomazione, sono deducibili dai soggetti riconosciuti portatori di handicap (articolo 3, comma 3, legge 104/1992). Lo chiarisce la risoluzione 79/E del 23 settembre 2016. Infatti, nell’ambito degli oneri deducibili dalla dichiarazione dei redditi, individuati dall’articolo 10 del Tuir, ricadono le spese mediche e di assistenza specifica, necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute da chiunque presenti una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (articolo 3, legge 104/1992). L’individuazione dei soggetti che hanno diritto a tale regime fiscale si basa sulla certificazione di “disabilità” da parte di una commissione medica pubblica che ha un significato diverso da quello di invalidità certificato da altre Commissioni mediche pubbliche (ad esempio, incaricate per il riconoscimento dell’invalidità civile, di lavoro, di guerra, eccetera). Va ricordato che non sono assimilabili i concetti di invalidità civile con quello di disabilità (attestata secondo la legge 104/1992), in quanto perseguono finalità diverse: nel primo caso, la valutazione medica riguarda la capacità lavorativa della persona; invece, l’accertamento dell’handicap si concentra sullo stato di gravità delle difficoltà sociali e relazionali di un soggetto e, eventualmente, consente l’accesso a servizi sociali e previdenziali nonché a particolari trattamenti fiscali. Ma, venendo al pratico, per poter effettuare la deduzione, l’Agenzia individua come indicatore il riconoscimento dell’invalidità totale o dell’indennità di accompagnamento. Infatti, quest’ultima è solo a beneficio delle persone con patologie particolarmente gravi, totalmente inabili e che non sono in grado di camminare né di compiere normali atti di vita quotidiana senza un’assistenza continua. Anche gli over-sessantacinque che hanno bisogno di un aiuto continuo, pur non essendo valutabili dal punto di vista lavorativo, possono ricevere l’indennità di accompagnamento in ragione delle difficoltà persistenti a svolgere in autonomia la propria vita, pur adeguata all’età. Concludendo, la certificazione rilasciata secondo la legge 104/1992 è sufficiente per attestare il requisito soggettivo per fruire della deduzione. Fonte Fisco Oggi – Ag. Entrate -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Canone RAI guida al rimborso L’Agenzia delle Entrate ha messo online l’applicazione web per chiedere il rimborso del Canone RAI, da parte di chi ha pagato con la bolletta di luglio l’abbonamento alla TV di Stato ma che non era chiamato a farlo (es: errato addebito; diritto all’esenzione; canone già pagato diversamente…). I criteri per esercitare il diritto al rimborso sono contenuti nel provvedimento del 2 agosto 2016. L’istanza deve essere presentata dal titolare della bolletta o dai suoi eredi, anche rivolgendosi a un intermediario abilitato. Ecco quali sono le motivazioni per cui si può chiedere il rimborso:  età superiore ai 75 anni con reddito complessivo familiare non superiore a 6mil 713,98 euro: bisogna aver presentato l’apposita dichiarazione di esenzione;  requisiti di esenzione per effetto di convenzioni internazionali (diplomatici e militari stranieri): anche qui, bisogna aver presentato l’istanza di esenzione;  canone già pagato con modalità diversa dall’addebito in fattura (ad esempio, prelievo sulla pensione);  canone già pagato su un’altra utenza elettrica: in questo caso, bisogna indicare il codice fiscale del familiare a cui è stato addebitato il canone. La presentazione del modulo di rimborso vale anche come richiesta di esenzione per i prossimi anni (nel caso in cui non sia già stata presentata);  il richiedente non ha televisore ed ha presentato la relativa dichiarazione entro la scadenza dello scorso 16 maggio;  altre motivazioni, da specificare nell’apposito spazio. Per maggiori informazioni andare al link dell’Agenzia delle Entrate ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------- 5

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6 Osservatorio Inps su pensioni Cresce il requisito anagrafico, diminuiscono gli assegni Con l'aumento dei requisiti anagrafici, per effetto dell'aspettativa di vita, diminuiscono le nuove pensioni. E' quanto emerge dal consueto rapporto Inps sui flussi di pensionamento. Nei primi 9 mesi del 2016 le nuove prestazioni liquidate dall'Istituto previdenziale sono state 311.299, con un calo del 26,5% rispetto allo stesso periodo del 2015 (oltre 423.000). Lo stesso Inps ricorda che quest'anno sono scattati sia l'aumento dell'aspettativa di vita (4 mesi per tutti) sia i nuovi requisiti per le donne (passaggio da 63,9 anni a 65,7). La riduzione, tuttavia, risulta attenuata rispetto a quella registrata nei primi 6 mesi quando il calo era del 34%. Consistente è anche la riduzione degli assegni sociali, che sono scesi in valori assoluti a 23.715, con un percentuale di un meno 34,9%. La tendenza è generalizzata e coinvolge un po' tutti i lavoratori: per quanto riguarda le pensioni liquidate ai dipendenti, nei primi nove mesi, sono state 180.221 a fronte delle 236.134 del periodo corrispondente dello scorso anno (-23,6%); gli assegni dei coltivatori diretti sono passati da 28.304 dello scorso anno a 20.006 (29,3%) di quest'anno; mentre le pensioni liquidate agli artigiani sono stati 38.667 a fronte dei 55.205 dello stesso periodo del 2015 (-29,9%). Più consistente la riduzione delle nuove pensioni erogate ai commercianti, che sono state 29.195 (erano 42.414 nei primi 9 mesi del 2015), con un calo del 31,1%. Subiscono la stessa tendenza, le già magre pensioni dei parasubordinati: 19.495 nel 2016, contro le 25.036 dello scorso anno, con una riduzione percentuale del 22,1%. Analoga tendenza si registra per i nuovi assegni sociali liquidati, da 36.455 a 23.715 a causa, spiega l'Inps, anche in questo caso, dell'aumento di quattro mesi dell'età minima per accedervi, cresciuta a inizio 2016 da 65 anni e tre mesi a 65 anni e sette mesi. Un calo consistente anche per le pensioni anticipate, passate da 157.052 del 2015 alle attuali 73.289. Solo per i lavoratori dipendenti sono state liquidate nei primi 9 mesi 50.148 pensioni anticipate a fronte delle 76.988 dello stesso periodo del 2015 (-34,8%). "Il calo si è comunque fortemente attenuato nell'ultimo trimestre (23.139 contro 25.490 del terzo trimestre 2015)", avverte l'Inps. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------- Pensioni e Pensionati, pensioni pro capite e importo annuo complessivo e medio, delle pensioni e dei redditi pensionistici per sesso – Anni 2014 e 2015 Sesso Maschi Femmine Totale Numero Pensioni Pensionati 10.164.932 13.033.542 23.198.474 7.661.093 8.598.398 16.259.491 Numero di pensioni pro capite Importo complessivo delle pensioni Anno 2014 1,33 154.259 15.176 1,52 122.808 9.422 1,43 277.067 11.943 Importo medio dei redditi pensionistici 20.135 14.283 17.040 Anno 2015 Maschi 10.160.774 7.639.405 1,33 156.081 15.361 20.431 Femmine Totale 12.934.089 8.539.972 23.094.863 16.179.377 1,51 124.201 9.603 1,43 280.282 12.136 14.543 17.323 - I dati relativi alle prestazioni pensionistiche e ai beneficiari al 31.12.2015 sono stati estratti dall’archivio amministrativo del Casellario C Centrale dei Pensionati, aggiornato a giugno 2016. - L’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche è ottenuto moltiplicando per 13 l’importo mensile della pensione e per 12 l’importo mensile della indennità di accompagnamento 6

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7 Pensioni, Boeri: impegni governo non molto credibili su esodati: Spesa sale a 280 miliardi nel 2015 ( dal Sole 24 Ore del 28/10/2016) Boeri: Mi sembra che gli impegni del governo non siano tanto credibili. Speriamo che nella seconda fase del confronto con i sindacati, il prossimo anno, si possa mettere in campo una strategia coerente. Bisogna vedere se il governo avrà la forza per farlo». Così il presidente Inps, Tito Boeri, a un workshop sul welfare organizzato a Torino. Boeri ha citato l’esempio degli interventi di salvaguardia per gli esodati: «Ci avevano detto che il settimo sarebbe stato l'ultimo - ha spiegato - invece c'è stato l'ottavo e ho già il tam tam del nono». A seguire la precisazione di Boeri. «Mai detto e mai pensato che gli impegni del governo sono poco credibili. Anzi, le osservazioni che in passato ho rivolto all'esecutivo le ho fatte proprio perché so che il governo si impegna seriamente sui suoi piani. Oggi mi sono espresso unicamente sul tema delle salvaguardie precisando che ci avevano detto che la settima sarebbe stata l'ultima invece ora c'è l'ottava e ho già il tam tam della nona» Pensioni: Boeri, la mia riforma costava meno- Il giudizio del presidente dell’Inps è positivo nella parte della manovra che elimina le ricongiunzioni onerose fra casse previdenziali diverse e per la «flessibilità in uscita». Ma Boeri, in un'intervista al Corriere della Sera, ha aggiunto che bisogna stare «attenti a non aumentare gli oneri sulle generazioni future». E si è detto anche preoccupato dalla sanatoria su penali e interessi per i possibili «effetti sulla raccolta contributiva», perché con operazioni di questo tipo c'è sempre il rischio di dare segnali di lassismo» con il rischio di «indebolimento della campagna fatta per contrastare l'evasione». Inps, spesa pensioni sale a 280 miliardi - Intanto dai dati dell’Osservatorio Inps sul casellario centrale dei pensionati emerge che le prestazioni pensionistiche vigenti alla fine del 2015 erano 23,1 milioni per una spesa complessiva annua di 280,2 miliardi, in aumento dell'1,2% sul 2014. Il numero delle prestazioni è diminuito rispetto all'anno scorso di oltre 100mila unità (-0,45%). L'importo medio delle prestazioni è di 12.136 euro annui. I beneficiari di prestazioni pensionistiche sono 16,2 milioni (-0,5%) con una media di pensioni percepite a testa di 1,4, anche di diverso tipo. Il 39,6% dei pensionati italiani, pari a circa 6,4 mln di persone, ha un reddito da pensione inferiore a a 1.000 euro al mese. Questa fascia di reddito può contare sul 16,1% della spesa complessiva. La percentuale di coloro che ha meno di 1.000 euro al mese è in calo rispetto al 40,3% del 2014. La percentuale è molto più alta tra le femmine (48,3% delle pensionate donne) rispetto ai maschi (29,8%). Se si considerano le singole prestazioni (23,1 milioni nel complesso) quelle che sono sotto i 1.000 euro al mese sono quasi 15 milioni pari al 64,6% del totale. Ma poiché circa un terzo dei pensionati percepisce più di una prestazione il dato più utile è quello sul reddito pensionistico medio dei pensionati. Ci sono 2,03 milioni di pensionati che possono contare su meno di 500 euro al mese e 3,36 milioni che hanno tra i 500 e i 1.000 euro al mese. Altri 6,2 milioni di pensionati hanno redditi da pensione tra i 1.000 e i 2.000 euro al mese mentre poco più di un milione ha assegni superiore a 3.000 euro al mese. Tra i pensionati con i redditi più alti le donne sono appena 273.127 a fronte di 780.482 uomini. Nelle classi di reddito più basse - sottolinea l'Inps - si concentrano le pensioni di tipo assistenziale che rappresentano forme di assistenza alle persone più disagiate per motivi economici o fisici e le pensioni ai superstiti che sono per loro natura di importo più basso di quella del dante causa. E varie altre questioni aperte, che possono generare ulteriori spese”. Inoltre. “ non è detto che dopo il 2018 sarà facilmente interrompere l’Ape social e se questo strumento venisse rinnovato anche solo nella forma attuale e reso strutturale, calcoliamo che ci sarebbero altri 24 miliardi di debito pensionistico. Dunque in totale 44 miliardi in più”. . Invece, afferma, “ le nostre proposte riducevano il debito pensionistico ed era anche prevista una riduzione parziale di certe pensioni attuali. Abbassavamo così il debito pensionistico di circa il 4% del prodotto interno lordo. 7

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8 FRENA L’OCCUPAZIONE, CRESCONO I LICENZIAMENTI E I VOUCHER L’Osservatorio sul precariato dell’INPS ha pubblicato i dati dei primi otto mesi del 2016 Roma li 18/10/2016 – I licenziamenti sui contratti a tempo indeterminato sono passati da 290.656 del 2015 a 304.437, con un aumento del 4,7%. In particolare quelli per giusta causa e giustificato motivo soggettivo passano da 36.048 a 46.255, con un aumento del 28% : potrebbe aver giocato un ruolo importante la modifica all’art.18 e la quasi impossibilità di ottenere il reintegro del posto di lavoro nel caso di licenziamento ingiusto. Dopo il picco di Dicembre 2015, quando il 67% delle nuove assunzioni era a tempo indeterminato, ad agosto la percentuale è scesa al 24,9%, molto più bassa del 30% ”preincentivi”. Nei primi otto mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 805.168, con un calo del 32,9% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma si registra un calo del 7% anche rispetto al 2014, quando ancora non erano in vigore gli incentivi. A conferma dell’inversione di tendenza, tornano a crescere le assunzioni a termine: nei primi otto mesi del 2016, si registrano 2.385.000 assunzioni, in aumento sul 2015 (più 2,5%), che sul 2014 (più 5,5%). E si conferma anche lo straripamento dei voucher, quelli da 10 euro fino ad agosto arrivano a 96,6 milioni, con un aumento del 36,9% rispetto allo stesso periodo del 2.015. Il risultato complessivo è quello di un arretramento: le assunzioni totali effettuate nei primi otto mesi del 2016 ( comprese quelle a termine) nel settore privato sono state 3.782.043, con un calo dell’8,5% sullo stesso periodo del 2015. Più di un fallimento del Jobs Act sembra il retro effetto degli incentivi sul lavoro, che quest’anno si limitano al 40% con un tetto di 3.250 euro. Le preoccupazioni espresse dalla CGIL si stanno concretizzando. In assenza di investimenti, diritti e ammortizzatori si sta verificando un picco di licenziamenti. Si iniziano a vedere gli effetti nefasti dell’abolizione della tutela nei confronti dei licenziamenti senza giusta causa. ------------------------------------------------------------------------------ ---------------------------------------------------------------------------- SEMPRE PIU’ URGENTE UN PIANO STRAORDINARIO PER L’OCCUPAZIONE 03/11/2016 - “Bisogna attivare subito un piano straordinario dedicato all'occupazione”. Torna di nuovo a chiederlo il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ha commentato così dati diffusi ieri dall’Istat sull’occupazione che descrivono una realtà con qualche luce e molte ombre (in calo i giovani inattivi e in aumento le persone che si sono rimesse in cerca di occupazione). “Ma non abbiamo ancora superato la crisi e le difficoltà del paese – ha detto Camusso - al di là dei tanti annunci, l’Italia non vede processi concreti di creazione di posti di lavoro” . “Gli investimenti continuano a essere pochi, sia quelli pubblici sia quelli privati. Continua a esserci una distonia tra le risorse investite e gli effetti che hanno queste risorse in termini di crescita dell'occupazione”. "Credo - ha spiegato Camusso riferendosi in particolare al calo degli inattivi – sia colpevole non rendersi conto che il 37% della disoccupazione giovanile sia un numero che fa impressione e che vuol dire che abbiamo metà delle nuove generazioni che non riescono ad accedere al lavoro, a cambiare le loro condizioni. Partirei da qui, perché continuare a discutere di percentuali che variano di mese in mese senza affrontare il nodo della prospettiva dei giovani, di come tra i giovani sono esplosi i voucher e, quindi, non delle prospettive occupazionali e di impiego, oppure quelli che vengono classificati come lavoretti, penso che sia un errore che il Paese non deve fare. Quindi bisogna porsi invece il tema che il dato della disoccupazione è troppo alto e richiede interventi strutturali e urgenti". 8

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9 Notizie previdenziali Dall’INPS Riconoscimento della contribuzione figurativa, valida ai soli fini del diritto a pensione, in favore dei Lavoratori Socialmente Utili avviati in progetti finanziati con oneri a totale carico degli Enti utilizzatori (cc.dd. autofinanziati), anteriormente alla data di entrata in vigore del D. Lgs. n. 81/2000. L’Istituto, in virtù delle norme in materia di Lavori Socialmente Utili succedutesi nel tempo a partire dagli anni Ottanta, ha effettuato il pagamento dell’assegno (ASU) in favore dei lavoratori LSU impegnati in progetti a carico del Fondo Sociale Occupazione e Formazione (ex Fondo per l’Occupazione). L’art. 11 del D. Lgs. n. 468/97 (Revisione della disciplina sui lavori socialmente utili) ha previsto, tra l’altro, che le Regioni e gli Enti locali potessero destinare risorse proprie per il finanziamento degli oneri connessi al pagamento dell’assegno ASU versando all’Istituto le risorse economiche necessarie con le stesse modalità e gli stessi effetti di quelle del Fondo per l’Occupazione e fossero versate all’Istituto le risorse economiche necessarie secondo le modalità previste dallo stesso articolo. In favore di tali lavoratori, l’Istituto ha, altresì, riconosciuto d’ufficio la contribuzione figurativa - come previsto dall’art. 1, comma 9 della legge n. 608/1996 - utile, fino al 31 luglio 1995, ai fini del diritto e della misura della pensione e, dal 1° agosto 1995 in poi, ai soli fini del raggiungimento dei requisiti assicurativi del diritto a pensione. Tale articolo è stato successivamente abrogato dal D. Lgs. n. 81/2000 ( “Integrazione e modifiche della disciplina dei lavori socialmente utili”); pertanto, l’Istituto ha continuato ad erogare l’assegno e a riconoscere d’ufficio la contribuzione figurativa – utile solo ai fini del diritto a pensione – esclusivamente nei confronti dei lavoratori LSU impegnati in progetti a carico del Fondo per l’Occupazione. A seguito di ripetute richieste da parte delle Regioni e degli Enti locali, affinché l’Istituto continuasse ad erogare l’assegno ai lavoratori utilizzati nei progetti finanziati con risorse proprie, si è provveduto alla stipula di specifiche Convenzioni in tal senso (Schema di Convenzione approvato dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione n. 406/2000, cfr. circ. INPS n. 143/2000 e n. 97/2002). Lo schema di convenzione, tra l’altro, prevedeva, al punto 6, il versamento, da parte degli Enti utilizzatori, degli oneri derivanti dall’accredito della contribuzione figurativa utile ai soli fini del diritto a pensione. Circolare n° 188 del 07/10/2016 Assegno di natalità di cui all’articolo 1, commi da 125 a 129 della Legge n. 190/2014: avviso del termine ultimo per il rinnovo dell’ISEE 2016 ai fini dell’erogazione delle mensilità riferite all’anno 2016. E’ noto che a partire dall’anno 2015, l’Istituto gestisce le domande di assegno di natalità in oggetto e provvede al pagamento delle singole mensilità in favore dei soggetti aventi diritto. Le prime istruzioni di dettaglio sono state fornite con circolare Inps n. 93 dell’8 maggio 2015. Premesso ciò, da una verifica nella procedura di gestione delle domande di assegno, è risultato che molti utenti, che hanno presentato domanda di assegno nel corso del 2015, non hanno ancora provveduto per l’anno in corso alla presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), utile al rilascio dell’ISEE per l’anno 2016, così come indicato nella suddetta circolare. Ciò ha comportato per i predetti utenti, la sospensione dell’erogazione dell’assegno per le mensilità dell’anno 2016. Pertanto, affinché l’Istituto possa riprendere il pagamento delle predette mensilità, ferma restando la permanenza dei requisiti di legge, è necessario che gli utenti che hanno presentato domanda di assegno nel 2015, presentino la Dichiarazione Sostitutiva Unica per l’anno in corso entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2016. Questo adempimento è necessario ai fini dell’ISEE 2016. Si ricorda, inoltre, che la mancata presentazione della DSU entro il 31 dicembre 2016, avrà come conseguenza non solo la perdita delle mensilità per l’anno 2016 ma anche la decadenza della domanda di assegno presentata a suo tempo nell’anno 2015. Messaggio n° 4255 del 21/10/2016 9

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