Notiziario SPI CGIL Pistoia anno XIII nr 8 del settembre 2016

 

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Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia - a cura di Roberto Mati Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail: rmati@pistoia.tosc.cgil.it - anno XIII - n. 8 - settembre 2016

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n° 10 Settembre 1 2016 Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail : mati@pistoia.tosc.cgil.it Pensioni, il Governo alla prova dei fatti (Ivan Pedretti sull'Huffington Post) Roma 5/09/2016 - La settimana prossima ripartirà il confronto tra il governo e i sindacati sulle pensioni. Le ipotesi allo studio sono ormai note. Per i pensionandi si parla di misure sui precoci, sui lavori usuranti, sulle ricongiunzioni onerose e sull'anticipo pensionistico. Per i pensionati di aumento della platea dei beneficiari della quattordicesima, dell'equiparazione totale della no tax area a quella dei lavoratori dipendenti e della revisione dei meccanismi di rivalutazione delle pensioni. Con il governo ci siamo lasciati a fine luglio con la grande incognita delle risorse, su cui abbiamo registrato un generico impegno del Ministro Poletti affinché siano "rivelanti". Nel mese di agosto il dibattito si è infuocato intorno a questo tema. C'è chi ha detto che i soldi da destinare non sarebbero più di un miliardo e chi invece ha ne ha ipotizzati due. Ogni qualvolta si parla di pensioni c'è sempre una grande confusione e il balletto agostano sulle cifre non ha di certo aiutato a fare chiarezza. Così come non aiuta il tema delle pensioni minime, veicolato con una certa insistenza sui giornali nelle ultime settimane. Intervenire sulle quattordicesime e sulla no tax area servirebbe infatti a dare delle risposte ad una platea molto significativa di pensionati, tenendo oltretutto in considerazione quanti contributi hanno effettivamente versato nella loro carriera lavorativa. Un intervento a pioggia sulle minime, invece, ridurrebbe la platea degli interessati e arriverebbe a chiunque senza alcuna distinzione, con un notevole esborso di risorse. E' per questo che ritengo sia arrivato il momento della chiarezza e della verità. Su quanti soldi il governo è effettivamente disposto a mettere in campo e sulle misure che intende adottare. Il lavoro svolto in questi mesi ai vari tavoli di confronto è stato serio ed importante. Ma non possiamo continuare a parlarci senza che poi questo confronto sfoci in qualcosa di concreto, in una proposta tangibile e in un impegno preciso che il governo si assume nei confronti di milioni di persone in difficoltà. Appuntamento quindi alla prossima settimana quando tutti saremo chiamati alla prova dei fatti, infatti il nuovo incontro al tavolo tecnico, con il Governo, è previsto per il 12 Settembre . Mentre si attende conferma per l'incontro del 21 settembre, quando dovrebbe tenersi il tavolo politico che concluderà la fase di confronto. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------- Terremoto in Centro Italia. E' l'ora della solidarietà Ancora un terremoto. Ancora vittime e distruzione. È una immane tragedia quella che ha colpito il Centro Italia nei giorni scorsi. Un grande dolore a cui siamo tutti chiamati a reagire con prontezza e grande spirito di solidarietà. Sono 295 le vittime. Si continua a scavare. Il duro lavoro dei soccorritori prosegue incessantemente da giorni e le scosse non accennano a fermarsi. Il paese intero si sta mobilitando in aiuto delle popolazioni colpite. Nel frattempo Cgil, Cisl, Uil, Confindustria hanno deciso congiuntamente di sostenere un impegno di solidarietà verso quei territori. L’accordo – sottoscritto dai Segretari Generali di Cgil, Cisl, Uil, Carmelo Barbagallo e dal presidente di Confindustria. Con un “Fondo di intervento a favore delle popolazioni del Centro Italia” nel quale confluiranno contributi volontari da parte dei lavoratori di tutto il territorio nazionale, pari a un’ora di lavoro e un contributo equivalente, per ogni lavoratore, da parte delle imprese. Questi contributi verranno raccolti tramite il c/c con Codice IBAN: IT94V0103003201 000002589031 BIC – PASCITMMRM attivato presso il Monte Paschi di Siena intestato a CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL, UIL FONDO DI SOLIDARIETA’ PER LE POPOLAZIONI CENTRO ITALIA. La raccolta fondi terminerà il 31 gennaio 2017. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------- I sindacati dei pensionati di Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno deciso di attivare una La sottoscrizione anche tra i pensionati, hanno concordato l’apertura di un Conto corrente unitario, utile alla raccolta di fondi da destinare a progetti di ricostruzione, che saranno concordati con le istituzioni locali. Si tratta di un gesto di solidarietà, che deve vederci impegnati per contribuire alla rinascita di una vastissima area distrutta, in cui centinaia di pensionati e anziani hanno perso tutto. 1

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2 REFERENDUM COSTITUZIONALE Odg approvato dall’Assemblea Generale della CGIL nazionale nella riunione tenutasi l’8 settembre 2016 - ( Approvato con 3 voti di astensione) La Cgil è partita da una discussione tutta di merito delle modifiche costituzionali, proposte dal Governo, approvate dal Parlamento e che saranno sottoposte al referendum costituzionale, non volendo essere rinchiusa in una logica di schieramento o pregiudiziale. In tal senso andava l'ordine del giorno approvato dal Direttivo nazionale della Cgil il 24 maggio scorso. In questi mesi, a partire da quell'ordine del giorno, abbiamo organizzato centinaia di iniziative di confronto e approfondimento che hanno riscontrato anche posizioni diverse ma un consenso nei confronti dei giudizi espressi dalla Cgil. Per la nostra organizzazione, infatti, l’auspicabile obiettivo di superare il bicameralismo perfetto, che anche la Cgil richiede da tempo, istituendo una seconda camera rappresentativa delle Regioni e delle Autonomie locali, e di correggere le criticità della riforma del 2001, si è tradotto in un'eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato e al Governo. Il nuovo Senato, per composizione e funzioni, avrà difficoltà a svolgere l'auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze di decentramento con quelle unitarie. Al Senato, infatti, non è attribuita congrua facoltà legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione non garantisce l'adeguata rappresentanza e rappresentatività di Regioni e autonomie. Pur condividendo l'intenzione di cambiare l'equilibrio dei poteri tra Regioni e Stato, definito dalla modifica costituzionale del titolo V nel 2001, l'esito finale è sbagliato: si passa da un eccesso di materie concorrenti a una riduzione drastica della facoltà legislativa autonoma delle Regioni. La previsione, inoltre, che sia lo Stato a dettare le “disposizioni generali e comuni” su molte materie cruciali, potrebbe tradursi in una omologazione normativa, non necessariamente in positivo, che non lascia spazio a processi di innovazione e sperimentazione che possono scaturire da un sistema plurale e che meglio possono rispondere alle esigenze del singolo territorio. La possibilità,, poi, per il Governo di attivare una corsia preferenziale, per i provvedimenti ritenuti essenziali per l'attuazione del programma, in assenza di limiti quantitativi e qualitativi (salvo l'esclusione di alcune materie), attribuisce al Governo un eccesso di potere in materia legislativa compensato solo parzialmente dall'introduzione di limitazioni alla decretazione d'urgenza e dalla previsione della determinazione di “diritti per le minoranze” e di uno “statuto delle opposizioni”, la cui definizione, però è rinviata, senza alcuna certezza, al Regolamento della Camera stessa. Tale eccesso di potere non trova compensazione nelle disposizioni relative agli altri livelli istituzionali la cui capacità di incidere nel procedimento legislativo è limitata, né nella partecipazione diretta dei cittadini né in quella delle formazioni sociali. La semplificazione del procedimento legislativo che si voleva ottenere, con il superamento del bicameralismo perfetto, è vanificata dalla moltiplicazione dei procedimenti previsti a seconda della natura del provvedimento in esame. Una moltiplicazione che richiederà il consolidamento di una prassi e rischia di rendere lo stesso iter delle leggi oggetto di contenzioso davanti la Corte costituzionale. I nuovi criteri, infine, per l’elezione degli organi di garanzia – Presidente della Repubblica, giudici della Corte costituzionale di nomina parlamentare, componenti laici del Csm – rischiano di essere subordinati alla legge elettorale, facendo così venir meno la certezza del bilanciamento dei poteri di cui la Costituzione deve essere garante, con la possibilità di determinare un restringimento del pluralismo e della rappresentanza delle minoranze. La Cgil, dunque, valuta la modifica costituzionale da una parte un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni. E, dall’altra, giudica negativamente quanto disposto da tale modifica perché introduce, senza migliorare la governabilità il processo democratico, un rischio evidente di concentrazione dei poteri e delle decisioni: dal Parlamento al Governo, dalle Regioni allo Stato centrale. Ferma restando la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali, dopo questi mesi di discussione sul merito della riforma, l’Assemblea generale della Cgil invita a votare “No” in occasione del prossimo referendum costituzionale. L’Assemblea generale impegna tutte le strutture a diffondere queste valutazioni. La Cgil e tutte le sue strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun comitato e considerano, come sempre, fondamentale la partecipazione al voto e sono impegnate a promuoverla e favorirla tra le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, i giovani e i cittadini tutti. 2

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3 CAMUSSO: CHIEDIAMO A RENZI UN GRANDE PIANO PER I GIOVANI “Mario Draghi dice che tocca ai governi agire per uscire dalla crisi? E vero, le scelte della Bce hanno evitato il peggio - spiega Susanna Camusso, segretario generale della Cgil - ma è evidente che le politiche di austerità di questa Europa non ci porteranno fuori dalla crisi. E più si continua su questa strada sbagliata, più si rafforzano i nazionalismi e si indebolisce la speranza”. Comincia così l’intervista di Roberto Giovannini al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso su La Stampa del 9/09/2016. Segretario, tra lei e il premier Renzi è stato muro contro muro. Ora il clima cambia. È perché si avvicina il referendum?, chiede Giovannini. “E indubbio che noi parti sociali abbiamo subito un ostracismo pesante. A quanto pare negli ultimi tempi il presidente del Consiglio ha cambiato linea, e sembra aver riscoperto il principio europeo del dialogo sociale, finora evitato accuratamente. Ora si tratta di capire se le aperture di confronto che ci sono state produrranno dei risultati. Temiamo che la legge di bilancio sia ancora di taglio tradizionale, senza un necessario sostegno alla domanda. Ora vogliamo sperare che il piano "Casa Italia", inteso come prevenzione, messa in sicurezza e riqualificazione del paese, possa essere un'interessante opportunità per rilanciare sviluppo e lavoro. Siamo pronti a discutere. Noi, a differenza di chi a Palazzo Chigi ha sempre avuto un atteggiamento ideologico, abbiamo una posizione laica”. Dopo aver parlato degli ammortizzatori sociali e delle misure tampone sulle tante crisi aziendali, il segretario generale della Cgil esprime il suo giudizio sulla manovra finanziaria per il 2017: “Un giudizio compiuto lo daremo a tempo debito. Ma non vediamo un cambiamento fondamentale della politica economica. Sul fisco, un grande strumento di redistribuzione, si continua con provvedimenti di respiro limitato e bonus sparsi che non cambieranno la situazione. Anche se positivi, quando contribuiscono a dare sollievo ai bassi redditi, come nel caso dei pensionati. Bisognerebbe intervenire invece sui patrimoni per reperire risorse per un piano del lavoro per i giovani - che è la vera emergenza del Paese - ridurre fortemente le tasse a lavoratori dipendenti, ai precari e discontinui, ai pensionati. Ma non ci pare sia questa l'intenzione”. La leader della Cgil ribadisce poi tutte le critiche al Jobs Act e in generale alle politiche del lavoro scelte dal governo Renzi e al dilagare del sistema dei voucher. Bisogna invece rinnovare i contratti, a cominciare dal pubblico impiego e occorre sostenere gli investimenti in ricerca e innovazione. Nella intervista si parla naturalmente anche del prossimo referendum costituzionale e Susanna Camusso spiega il senso dell’ordine del giorno approvato ieri dall’Assemblea generale: “Noi invitiamo i cittadini a partecipare al referendum e a votare "no". Ma non faremo parte di alcun comitato, vogliamo mantenere la nostra autonomia. Non pensiamo che se vince il "no" ci sarà la recessione. La recessione ci sarà o meno a seconda delle politiche economiche che verranno adottate”. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---- Occupazione Giù il tempo indeterminato, aumentano i licenziamenti 09/09/2016 - Nel secondo trimestre 2016 le attivazioni di contratti stabili crollano del 30% rispetto al 2015. Nello stesso periodo, 2,19 milioni di cessazioni Crollano di quasi il 30% le attivazioni di contratti a tempo indeterminato nel secondo trimestre del 2016. Lo rileva il ministero del Lavoro che ha registrato 392.043 attivazioni (163.099 sul 2015). I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati sono stati 470.561, -10% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il dato, a differenza di quello dell'Inps, tiene conto di tutto il lavoro dipendente compresi domestici, agricoli e pubblica amministrazione e anche dei contratti di collaborazione. I numeri risentono della riduzione dell'incentivo all'assunzione a tempo indeterminato. Nello stesso periodo, sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso, a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Tra le altre cessazioni sono aumentate quelle promosse dal datore di lavoro (+8,1%) mentre si sono ridotte quelle chieste dal lavoratore (-24,9%). In particolare, sono aumentati i licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2016), che sono stati 221.186, 15.264 in più rispetto al secondo trimestre 2015. 3

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4 Lavoro: L’intesa Confindustria e sindacati apre una nuova stagione Per una nuova strumentazione di governo dei processi di transizione industriale, finalizzata alla ripresa e alla tenuta occupazionale. E' l'obiettivo prioritario che è alla base dell'intesa raggiunta ieri tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, frutto del confronto avviato da alcune settimane e che proseguirà nei prossimi giorni sugli altri temi già fissati nel primo incontro tra il Presidente Boccia e i Segretari Generali di Cgil, Cisl, Uil. "L'accordo sicuramente ha anche un valore politico e segna una discontinuità rispetto a quello che abbiamo visto negli utili anni", ha commentato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. "Siamo per tanti versi - ha affermato - in una stagione differente. E' finita quella narrazione che diceva che c'era chi poteva fare tutto per tutti e abolire la rappresentanza, le parti sociali, i corpi intermedi". I recenti accordi con altre associazioni imprenditoriali sul modello contrattuale, e l'intesa di ieri con Confindustria sulla gestione delle crisi, dimostra che c'è ora una stagione in cui le parti sociali sono in grado di fare proposte, produrre soluzioni, rivendicare una interlocuzione con il Governo". Nello specifico, l'intesa intende, in primo luogo, rivolgere al Governo la richiesta di un potenziamento degli strumenti di sostegno, a fronte del perdurare della situazione di crisi aziendali e di aree, nonché di una riforma del mercato del lavoro che ha visto ridurre la possibilità del ricorso ai tradizionali ammortizzatori sociali. In buona sostanza, lo scopo è di sollecitare il Governo al completamento e al pieno dispiegamento delle politiche attive del lavoro, in rapporto alle quali ridefinire le stesse funzioni delle politiche passive, nei processi di crisi e di riorganizzazione industriale. A questo proposito, Confindustria e sindacati confederali chiedono all'Esecutivo un sollecito confronto sui temi proposti. Con questa intesa, afferma Franco Martini, segretario confederale della cgil, "si è inteso rilanciare la funzione delle parti sociali, attraverso il ruolo contrattuale, nel governo delle crisi, per favorire la crescita e lo sviluppo dell'occupazione". "Infatti - aggiunge -, le misure proposte prevedono in tutti i casi l'intesa sindacale sui programmi di gestione delle crisi e di ricollocazione occupazionale". Le ragioni di una proposta comune per affrontare la transizione alle nuove politiche del lavoro nascono dalla consapevolezza che "l'economia italiana - si legge nel documento siglato da Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria e dai segretari generali Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo – ancora un passo lento e diseguale fra i suoi comparti e imprese e si muove in un contesto economico internazionale tornato a essere poco brillante, caratterizzato da profonda incertezza e deboli aspettative. Gli indicatori del mercato del lavoro risentono di questa situazione di debolezza e registrano tassi di disoccupazione lti, specie tra i giovani, e bassi tassi di occupazione". A confermarlo sono i dati sui processi di ristrutturazione produttiva e occupazionale, come peraltro mostra l'ancora intenso ricorso ai vari strumenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione e per i casi di sospensione dell'attività lavorativa. Le soluzioni proposte da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil "tendono in primo luogo a delineare percorsi e strumenti innovativi (piano operativo di ricollocazione) per affrontare situazioni di crisi con meri risvolti occupazionali nelle imprese interessate dall'intervento della cassa integrazione guadagni straordinaria; in secondo luogo, a proporre alcuni correttivi alla disciplina degli ammortizzatori sociali laddove vi siano processi di riconversione e riqualificazione produttiva nelle aree di crisi industriale complessa e non complessa". Nel formulare queste proposte, sindacati e associazione datoriale, hanno tenuto conto del loro impatto economico che può essere sostenuto "riallocando affermano - parte delle risorse (3-4 miliardi di euro/anno) che oggi sono utilizzate per finanziare l'istituto della mobilità e che si libereranno gradualmente nei prossimi 2/3 anni", per effetto del suo superamento, previsto dalla legge n. 92/2012. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------- 4

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5 Comunicato stampa “Un atto offensivo” Cgil Toscana, insieme a Spi Cgil Toscana e Fp Toscana, risponde alle dichiarazioni dell’assessore Saccardi sui conti da presentare ai pazienti dimessi dagli ospedali Firenze 8/08/2016 - In merito alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi riportate da “Il Tirreno” di oggi, articolo nel quale di parla di “allegare il conto alla lettera di dimissioni”, il Sindacato sottolinea che “sarebbe sicuramente più opportuno che la Regione Toscana, anziché preoccuparsi di come presentare il conto ai pazienti all’atto delle dimissioni ospedaliere, si occupasse di far decollare i servizi territoriali, previsti dal Piano Socio Sanitario Integrato Regionale, oltre che da specifiche delibere, e non ancora realizzati”. “Parliamo di servizi di primaria importanza, come la ‘sanità d'iniziativa’ che prevenendo la cronicità potrebbe far diminuire il ricorso alla ospedalizzazione; delle Case della Salute, che tra le altre cose potrebbero intercettare molti bisogni dei cittadini limitando il ricorso al Pronto Soccorso; dei posti letto di cure intermedie che per la loro caratteristica e il minor livello assistenziale potrebbero garantire la continuità assistenziale a costi inferiori rispetto alla normale ospedalizzazione; del ruolo fondamentale del medico di medicina generale, in quanto prescrittore, nell’individuazione di percorsi certi ed appropriati, ma soprattutto nella difesa primaria della salute dei cittadini, anche utilizzando ed attivando gli strumenti già previsti dal sistema. Per arrivare al miglioramento dei servizi di odontoiatria e all’abbattimento delle liste di attesa, serio problema per chi è costretto a rivolgersi al SSR e che rischia, per i tempi troppo lunghi, di ricorrere al privato, assumendosi i costi di questa scelta. Quando tutto questo sarà concretamente funzionante in tutto il territorio si potrà procedere, perché no, all’informazione sui costi sostenuti, ma riterremmo opportuno lo si facesse attraverso l’ufficializzazione di un tariffario generale che sia a conoscenza di tutti i cittadini toscani e non attraverso l’individualizzazione di un conto che potrebbe costituire un passaggio pericoloso per altre future scelte. Vogliamo guardare alla difesa di un sistema che tutti hanno giudicato buono e non farci irretire dalle sirene delle assicurazioni e del ‘chi più paga meglio sta’ perché vogliamo difendere anche e soprattutto chi ha meno e perché siamo convinti che non si risana il Paese sulla pelle dei lavoratori e dei pensionati. Noi vogliamo difendere il sistema universalistico (accesso gratuito per tutti alla sanità), ma è proprio in considerazione del costante attacco a questa caratteristica del sistema che ricordiamo che l’universalità è un concetto culturale da cui discendono scelte conseguenti e riteniamo che ‘presentare il conto’ costituisca un atto offensivo verso i cittadini perché tende a scaricare su di loro responsabilità che invece andrebbero ricercate nelle sacche di inefficienza del sistema”. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------- Ambulanza Infermieristica: servizio aggiuntivo e non sostitutivo Pistoia 12/08/2016 - La mancanza di medici per svolgere il servizio notturno di emergenza–urgenza nelle postazioni di Agliana e Montecatini Terme ha determinato la temporanea necessità di svolgere il servizio con altre forme organizzative. Tra queste la recente attivazione della cosiddetta “ambulanza infermieristica” strumento che vede la presenza del solo infermiere. Critichiamo il metodo con cui si è arrivati alla decisione di attuare questo tipo di risposta ai bisogni assistenziali del cittadino e la mancanza di programmazione degli strumenti necessari a fronteggiare la carenza del personale medico nel settore specifico. Sul profilo della valorizzazione della professione infermieristica la CGIL si è schierata da sempre al fianco delle professionalità sanitarie ad ogni livello, da quello nazionale per lo sviluppo giuridicoprofessionale, a quello regionale per la nascita dei dipartimenti infermieristici e tecnico–sanitari (al fine di avere la piena autonomia professionale ed organizzativa), a quello locale per la puntuale applicazione. Fatte queste dovute premesse riteniamo che il servizio in grado di dare maggiori risposte ai cittadini sia quello fornito da un team di intervento immediato costituito da un medico specialista e da un infermiere. E per questo motivo crediamo che l'ambulanza infermieristica (ove è presente solo l'infermiere) sia uno strumento assistenziale utile, ma solo aggiuntivo per alcune tipologie di servizi e non sostitutivo del team multiprofessionale, in quanto ci sono compiti ed attività che l'infermiere non può svolgere per affrontare immediatamente e sul posto tutte le casistiche assistenziali specialmente in chiamate ed interventi di emergenza ed urgenza. Questo, visto anche il quadro legislativo, per la tutela degli utenti e degli operatori. Gessica Beneforti - CGIL Pistoia - Fabrizio Baldi - FP CGIL Pistoia - Andrea Brachi - SPI CGIL Pistoia ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------- 5

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6 Una strage senza fine Sono 562 le vittime del lavoro in Italia nei primi sette mesi del 2016 (-11.7% su anno). 28 i morti in Toscana Lo scenario delle morti bianche in Italia continua ad essere tragico. Da gennaio a luglio, infatti, nel nostro Paese si contano 562 infortuni mortali sul lavoro. Il numero purtroppo sempre drammatico vede una media di 80 vittime al mese, media che, calcolata settimanalmente risulta ancora più preoccupante raggiungendo i 20 infortuni mortali. La più recente indagine condotta dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail, distingue 417 infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro e 145 in itinere. Un triste scenario in cui l’unico dato positivo è rappresentato dalla diminuzione pari all’11,7% della mortalità in occasione di lavoro da gennaio a luglio 2016, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’Emilia Romagna, con 56 infortuni mortali registrati in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2016, si mantiene in prima posizione, superando il Veneto e la Lombardia che si localizzano a pari merito al secondo posto (44 vittime). In Toscana, al 18° posto come indice di incidenza sulla popolazione occupata, i morti sono stati 28. Consultando quanto rilevato per macro aree territoriali, si nota che il Sud Italia continua a registrare il dato più drammatico, con un’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa pari al 28,2% (per milione di occupati) contro una media nazionale di 18,6. La classifica delle macro aree vede la triste ascesa al secondo posto del Nord-Est, caratterizzato da un indice pari al 19,3% (per milione di occupati). Anche nei primi sette mesi del 2016, la provincia di Roma, con 19 vittime registrate, continua a condurre la tragica classifica provinciale delle morti in occasione di lavoro. Il settore economico delle Costruzioni è quello che registra il maggior numero di vittime (50 casi pari al 12% del totale dei casi di morte in occasione di lavoro). Si posizionano al secondo posto le Attività Manifatturiere con 46 decessi (pari all’11% del totale). Gli stranieri deceduti sul lavoro da gennaio a luglio 2016 sono 62 (il 14,9% del totale) e le donne 27. La fascia d’età più colpita, che rappresenta il 33,8% di tutte le morti rilevate in occasione di lavoro, è sempre quella compresa tra i 45 e i 54 anni. Tuttavia, l’incidenza più elevata della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa coinvolge come sempre gli ultra sessantacinquenni. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------- Pronto Badante in tutta la Regione Con "Pronto Badante" la Regione ha deciso di mettere a disposizione delle famiglie toscane un servizio di sostegno rivolto alla persona anziana nel momento in cui si presenta, per la prima volta, una situazione di fragilità. Un operatore autorizzato, dopo essersi rivolti al Numero Verde 800 59 33 88 (attivo da lunedì a venerdì dalle ore 8 alle 18 e il sabato dalle ore 8 alle 13), interverrà direttamente presso l'abitazione della famiglia della persona anziana, garantendole un unico punto di riferimento per avere informazioni sui percorsi socio-assistenziali e un sostegno economico per l'attivazione di un rapporto di assistenza familiare con una/un badante. Le persone anziane che vivono sole o in famiglia per poter accedere al servizio devono:  avere almeno 65 anni; essere residenti in Toscana; trovarsi per la prima volta in un momento di difficoltà, fragilità o disagio; non avere già in atto un progetto di assistenza personalizzato (PAP) con i servizi territoriali; non aver già stipulato un contratto di assistenza familiare con una/un badante. Una volta contattato il Numero Verde, qualora sussistano tutte queste condizioni, la richiesta viene inoltrata ad operatori autorizzati che si recheranno, entro massimo 48 ore, presso l'abitazione della persona anziana. A questa potrà essere erogato un buono lavoro (voucher) di 300 euro, una tantum, per coprire fino a un massimo di 30 ore di lavoro occasionale regolare di un assistente familiare, per le prime necessità. L'operatore autorizzato assiste l'anziano e la famiglia anche nelle procedure on-line di INPS per quel che riguarda l'attivazione di un rapporto di assistenza familiare ed inoltre fornisce un breve tutoraggio per aiutare la famiglia e l'assistente familiare nelle prime fasi dell'attivazione del rapporto. Il progetto, grazie al coinvolgimento del Terzo settore, del volontariato e dei soggetti istituzionali presenti sul territorio, è partito in via sperimentale il 1° marzo 2016 in tutte le Zone-distretto della Toscana. La sperimentazione avrà la durata di 12 mesi. 6

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7 UNA PATRIMONIALE PER FINANZIARE SALARI E INVESTIMENTI (L’intervista di Susanna Camusso rilasciata a Repubblica Sabato 3/9/2016) In una situazione di perenne difficoltà dell’economia a ripartire, di crescita della diseguaglianze e di aumento record della disoccupazione giovanile, è necessaria, secondo la leader della Cgil, “una crescita generale dei salari accompagnata da un piano di investimenti pubblici e privati. Serve questo per uscire dalla stagnazione, combattere la deflazione, ridurre le diseguaglianze. (…) Secondo la Camusso, l’Italia è un paese spaccato che avrebbe bisogno di un obiettivo condiviso, un’idea di Paese come fu per l’euro. Invece si va avanti con le politiche dei bonus». Si continuano ad affrontare i problemi con la logica dell’emergenza., “un pò qua, un pò là Si è visto con gli 80 euro, la gente ha prima pagato i debiti poi si è rimessa a risparmiare. Meglio il bonus maternità o un piano per creare più asili pubblici? C’è un nodo irrisolto dalle nostre parti: continuare a farci governare dall’economia e dalle regole o affidare il governo alla politica?». Nel frattempo la politica si è ritirata. «Ha delegato al sistema finanziario e imprenditoriale di decidere le nostre prospettive. L’idea di fondo è: noi vi togliamo i vincoli, spetta poi a voi imprese cosa e come fare (….). II governo sta preparando un piano per estendere la detassazione del salario aziendale e rilanciare la produttività. Cosa ne pensa? È la domanda di Roberto Mania di Repubblica: «Che bisogna smetterla! – risponde Camusso - ci siamo battuti, e continueremo a farlo, per la detassazione dei premi. Ma serve una misura per l’insieme dei lavoratori dipendenti, non solo per quel 20% interessato dalla contrattazione aziendale». La risposta dei governo, e della Confindustria, è che per quella strada, rendendo fiscalmente più favorevole il salario aziendale, si stimolano i contratti integrativi. «È sempre la stessa litania. Abbiamo già provato e non ha funzionato. Non si pud continuare a mettere in campo politiche anti-inflazione quando siamo in piena deflazione». Propone di detassare gli aumenti a livello nazionale?, chiede ancora Mania_ «È una strada possibile. L’obiettivo deve essere quello di rilanciare la domanda, di far ripartire gli investimenti, di una crescita generale dei salari. Detassarlo solo per una parte minoritaria delle aziende significa dire a tutte le altre: cercate di cavarvela competendo sui costi, abbassando qualità e retribuzioni. Una ricetta vecchia Ma se ci mettiamo a guardare i numeri ci accorgiamo che gli investimenti sono drammaticamente scesi e che la contrattazione di secondo livello non è cresciuta». Ma il salario in azienda è legato ai risultati, lei propone un aumento delle retribuzioni scollegato da qualsiasi parametro. Le retribuzioni tornano ad essere una variabile indipendente dell’economia? Non siamo fuori dalla crisi. «Scusi, quella che viviamo non è forse una crisi da domanda? “ Si può affrontare in piena deflazione con le ricette anti-inflazione degli anni 80 e 90?». Ma come fa un’impresa in difficoltà a pagare anche gli aumenti salariali? «Esattamente per questo va cambiata la politica. Senza una ripresa della domanda quell’impresa è destinata chiudere. Sto proponendo di utilizzare la leva fiscale. Serve un concorso di tutta l’economia». Servono dunque soldi. Dove si prendono? «E per la detassazione del salario di produttività non servono i soldi?, risponde il segretario generale. Secondo Camusso, “con misure attente a non colpire il ceto medio si possano recuperare svariati miliardi l’anno» .Quindi rilanciate la patrimoniale? E’ la domanda di Roberto Madio, secondo il quale comunque la patrimoniale in fondo non la vuole nessuno. «Guardi che pensiamo di tassare solo i grandi patrimoni, non la casa dell’operaio che per comprarsela ha acceso un mutuo». È realistico chiedere 7 miliardi per i rinnovi dei contratti pubblici? - «Quella cifra non è nostra ma dell’Avvocatura dello Stato». Quanto ci vuole allora? «Non faccio cifre. Dico, però, che, dopo anni di blocco, i salari nel pubblico impiego devono aumentare». ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 7

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8 Fermare il femminicidio L’ennesimo atto barbarico di violenza su una donna si somma alla infinita lista di donne uccise, in quanto donne, per mano di uomo. Anzi: di un maschio. Perché non si può chiamare “uomo” qualcuno che usa solo la bieca logica del possesso, del branco, della violenza per rapportarsi con una Donna. E non caschiamo, di nuovo, nella trappola dell'amore rifiutato: perché chi compie un gesto così non sa nemmeno da che parte sta “l'amore”. Quello che sconvolge, ancora una volta, la barbarie con cui ci si accanisce sul corpo della donna. Non solo dare la morte, uccidere, annullare, ma fare scempio del corpo, torturare, infliggere dolore. In modo che la morte sia non solo morte, ma soprattutto patimento, punizione per non essere stata quello che il maschio di turno voleva: sua proprietà. In questo caso, come in troppi altri, ciò che sgomenta è il modo: dare fuoco, come si faceva con le donne considerate “streghe” nel Medioevo. E le streghe altro non erano che donne diverse, capaci di esercitare e rivendicare la propria differenza, il proprio diritto ad essere, "la donna-strega che scoppia di energia", alla ricerca spasmodica del significato della vita. L'impulso irresistibile della strega è essere se stessa, indipendentemente dagli altri, con fini propri da raggiungere, risorse proprie a cui attingere e pozzi profondi dai quali trarre materiale, portandolo alla superficie.” Cosa altro è se non il diritto di ognuna (ed ognuno) di noi all'autodeterminazione? Alla libertà di essere se stesse/i? Alla libertà di scegliersi la vita? E cosa altro è il nostro essere sindacalisti se non una continua battaglia per questo, la nostra libertà, attraverso il diritto di avere ed esercitare diritti, attraverso il lavoro libero, capace di dare dignità sociale a chi lavora e anche a chi no? E allora Compagne e Compagni, Donne e Uomini con la maiuscola, diciamo basta ai femminicidi con le parole e con i fatti. Ognuna ed ognuno di noi si faccia portatore di una cultura diversa dell'essere di diverso genere, che parta dal rispetto e dalla valorizzazione delle differenze: di tutte le differenze. Facciamoci strumento di un cambio culturale ognuno per il proprio ambito, dai luoghi di lavoro, a quelli della cultura di ogni grado e livello fino ad ogni momento del nostro privato. Perché prima della violenza mortale c'è la possibilità di cambiare il finale della storia. Questa battaglia deve diventare patrimonio del nostro agire quotidiano. Insieme. Senza sosta. Prima di dover diventare un altro nome da aggiungere alla lista. Anna Maria Romano ( Coord. Donne SPI CGIL Toscana) 8

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9 Rubrica a cura di Renzo Innocenti ( ex Presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati) PER LA CRESCITA E’ NECESSARIO VOLTARE PAGINA Gli ultimi dati sull’andamento economico del Paese forniti dall’Istituto di Statistica hanno avuto, almeno inizialmente, l’effetto di raffreddare le aspettative di coloro che pensavano di avere la crisi alle spalle. Il dato del prodotto lordo nel secondo trimestre e , soprattutto, le previsioni per i mesi prossimi fanno vedere come siamo ben lontani dagli scenari delineati nell’ultima legge di stabilità ( siamo all’incirca sulla metà delle stime). Il numero degli occupati diminuisce, i consumi interni latitano, la domanda internazionale rallenta, gli investimenti sono al palo. In buona sostanza quest’anno c’è l concreto pericolo che si chiuda male con gli inevitabili effetti negativi sul 2017. Il Paese è fermo, la nostra economia si trova in una fase di sostanziale stagnazione ed il clima di sfiducia permane molto diffuso tra le imprese e tra i lavoratori. E come potrebbe essere altrimenti? Quando la mancanza di lavoro accompagna le famiglie, davanti c’è il buio; le prospettive si arricchiscono solo di insicurezza e tensioni. Non a caso Eurostat ci segnala come il Paese con il più alto numero di senza lavoro scoraggiati, con peggioramenti significativi per i giovani. Nei primi tre mesi dell’anno il 37 per cento ha rinunciato perfino a cercare un posto di lavoro. Il doppio della media degli altri Paesi europei. Per non parlare del livello del potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni, fermo ormai da tempo immemorabile e causa principale del circuito che determina deflazione. Questo non è il pensiero di un cospiratore o di un “gufo” ma un vero e proprio allarme, parola più parola meno, lanciato prima dell’estate scorsa dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. A proposito di pensioni. Diventa molto problematico, al momento, esprimere qualche giudizio sulle intenzioni concrete del Governo. Anticipo pensionistico (APE), quattordicesima mensilità, fine delle ricongiunzioni onerose, agevolazioni per i lavoratori precoci e per quelli che svolgono attività usuranti, aumento delle pensioni minime ed allargamento della no-tax area, ulteriore salvaguardia per gli esodati. Una lunga lista di misure in cantiere. Non sono sicuro di averle ricordate tutte ma in presenza di una ridda di proposizioni di questa fatta non c’è che attendere proposte ufficiali e soprattutto la quantificazione delle risorse messe a disposizione. Il sindacato ha espresso le sue opinioni in merito, individuando le priorità, adesso spetta al Governo chiarire le posizioni. Se il buondì i vede dal mattino, l’esito dell’incontro con il Ministro del Lavoro Poletti sul tema delle emergenze occupazionali nelle aree di crisi industriale non è i buon auspicio. E’ un passettino in avanti ma parziale e largamente insufficiente nelle risorse che mette a disposizione. C’è bisogno di profonde modificazioni dell’intero sistema degli ammortizzatori sociali così come è stato delineato dai decreti governativi. Gli ultimi dati ci consegnano anche un’altra riflessione sull’efficacia nel tempo delle misure adottate dal Governo. La decontribuzione non paga più. Gli incentivi alle imprese per le assunzioni, qualcosa come 17 miliardi di euro in quasi tre anni non producono più effetti positivi sul mercato del lavoro ed il Governo intende cambiarli. Almeno ne tragga un insegnamento: le politiche del lavoro possono aiutare a creare posti in presenza però di produzione e fatturati. Se questi non ci sono nessun jobs act sarà in grado di dare risposte durature sul piano occupazionale. Di fronte ad un quadro del genere che senso ha continuare a riproporre il giusto tema della competitività del nostro sistema produttivo attraverso misure quali la detassazione degli aumenti legati alla produttività. Ma di cosa parliamo? Mi auguro che ci sia qualcosa di diverso e di più sostanzioso nelle proposizioni che formeranno la prossima manovra finanziaria per il 2017. Ci vuole ben altro per rispondere efficacemente alla crisi che ha bruciato dal 2008 ben oltre un milione e mezzo di posti di lavoro e reso profondamente disagevole la vita ad altri quattro milioni di persone. Come ha recentemente ricordato la Segretaria Camusso “per uscire dalla stagnazione e ridurre le disuguaglianze occorre voltare pagina e favorire una crescita dei salari e delle pensioni accompagnata da un piano degli investimenti pubblici e privati” tracollati, questi ultimi, di un quarto dall’inizio della grande crisi. Questo è il senso del Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile che la Cgil ha elaborato mandando nel contempo un preciso messaggio al Governo: per affrontare i problemi concreti del lavoro non si può fare a meno del dialogo con le parti sociali. 9

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10 DECRETO POLETTI: IL TRIBUNALE DI GENOVA CONFERMA LA GIUSTEZZA DELLA NOSTRA POSIZIONE E TRASMETTE IL NOSTRO RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE In data 9 agosto 2016 il tribunale di Genova si è pronunciato in merito a uno dei ricorsi pilota presentati su indicazione dello SPI CGIL, nel quale si poneva la questione della legittimità costituzionale del Decreto Poletti, che interveniva per evitare l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale, nella quale si dichiarava l’incostituzionalità del blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo, stabilita dalla Legge 214/2011. Il tribunale di Genova ha dichiarato il nostro ricorso “ragionevole e non manifestamente infondato” ed ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale per una valutazione di merito. La pronuncia del tribunale di Genova segue altre sentenze, emesse, fra gli altri, dai Tribunali di Milano, di Palermo e di Brescia, ma è la prima che risponde ad un ricorso presentato dallo SPI CGIL e presenta una formulazione di grande incisività e chiarezza. In particolare sottolinea come il decreto Poletti non ponga rimedio ai danni a carico dei pensionati prodotti dalla L. 214/2011, ma, mentre da un lato si limita a ridurne l’entità, dall’altro ne proroga gli effetti negativi, introducendo un diverso sistema di rivalutazione che si sovrappone, peggiorandolo, a quanto previsto dalla legge Letta. Evidenzia, inoltre, la scarsa aderenza dello stesso decreto Poletti a quanto indicato dalla sentenza della Corte Costituzionale, poiché reitera i medesimi principi (ed errori) della Legge 214/2011, appellandosi solo a una generale esigenza di risparmio dovuto allo squilibrio dei conti pubblici, senza spiegare perché il prelievo viene fatto solo ai danni dei pensionati. Altri ricorsi sono pendenti verso i vari tribunali, anche in Toscana, e quindi in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale Invitiamo quindi tutte le pensionate e i pensionati che nel 2011 percepivano una pensione (o più pensioni) che, complessivamente, era superiore a € 1.405,05 lordi (pari a circa € 1.129,27 netti) a rivolgersi alle nostre sedi, per compilare la lettera di diffida da inviare alla sede INPS con lettera raccomandata, al fine di tutelarsi e mettersi nella condizione di accedere ai futuri possibili benefici, entro e non oltre il 31/12/2016. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------------------- 10

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11 Notizie previdenziali Dall’INPS Benefici previdenziali riconosciuti ad ex lavoratori occupati nelle imprese che hanno svolto attività di scoibentazione e bonifica, affetti da patologia asbesto – correlata derivante da esposizione all’amianto, transitati in una gestione di previdenza diversa da quella dell'Inps. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 30 dicembre 2015, Supplemento ordinario n. 70, è stata pubblicata la legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”. L’art. 1, comma 275, della legge 28 dicembre 2015 n. 208, dispone che “Per i lavoratori indicati all'articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, le disposizioni ivi previste si applicano anche ai lavoratori che, in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati in una gestione di previdenza diversa da quella dell'INPS derogando al disposto dell'articolo 1, comma 115, della citata legge n. 190 del 2014 e che non abbiano maturato il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2015 e 2016”. L’INPS con la presente circolare fornisce le relative istruzioni per l’applicazione della suddetta norma, mentre per quanto non disciplinato dalla presente circolare viene rinviato a quanto contenuto nella circolare 80/2015, che prevedono: L'articolo 1, comma 115, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificato dall’articolo 10, comma 12 – vicies bis, del decreto legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, e dall’articolo 1, comma 279, delle legge 28 dicembre 2015, n. 208 prevede che “Entro il 31 dicembre 2016 gli assicurati all’assicurazione generale obbligatoria, gestita dall’INPS, e all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, gestita dall’INAIL, dipendenti da aziende che hanno collocato tutti i dipendenti in mobilità per cessazione dell’ attività lavorativa, i quali abbiano ottenuto in via giudiziale definitiva l’ accertamento dell’avvenuta esposizione all’ amianto per un periodo superiore a dieci anni e in quantità superiore ai limiti di legge e che, avendo presentato domanda successivamente al 2 ottobre 2003, abbiano conseguentemente ottenuto il riconoscimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, possono presentare domanda all’ INPS per il riconoscimento della maggiorazione secondo il regime vigente al tempo in cui l’esposizione si è realizzata ai sensi dell’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni. Le prestazioni conseguenti non possono avere decorrenza anteriore al 1° gennaio 2015” Destinatari - I destinatari della disposizione in oggetto sono i lavoratori indicati all'articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 che: a) in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati verso forme pensionistiche obbligatorie dei lavoratori dipendenti gestite, prima del 1° gennaio 2012, da enti diversi dall’INPS - siano esse esclusive, esonerative o sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria – derogando al disposto dell’articolo 1, comma 115, della legge n. 190 del 2014; b) possono far valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e nelle forme pensionistiche di cui alla lettera a) complessivamente almeno trenta anni (pari a 1560 settimane) di anzianità assicurativa e di contribuzione utile ai fini del diritto per la pensione di anzianità; c) in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, con il beneficio di cui al successivo punto 3, in base alle disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2017 e 2018; d) non hanno maturato il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico di cui all’articolo 1, comma 117, della legge n. 190 del 2014 e s.m. nel corso degli anni 2015 e 2016. Beneficio - I soggetti di cui al punto 2 possono avvalersi del beneficio previsto dall’articolo 1, comma 117, della legge n. 190 del 2014, ovvero, della maggiorazione della complessiva anzianità assicurativa e contributiva di cui alla lettera b) del punto 2, nel limite massimo di 5 anni, ai fini del perfezionamento dei requisiti per la pensione di anzianità, vigenti prima dell’entrata in vigore del citato decreto legge n. 201 del 2011, utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico nel corso del 2017 e 2018, in base alle disposizioni vigenti, nella gestione di ultima iscrizione, prima dell’entrata in vigore del predetto decreto. Circolare n° 154 del 08/08/2016 11

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12 Carta Acquisti Contributo una tantum per il sostegno di bambini nati nel 2014 in famiglie residenti a basso reddito - Il decreto del 23/08/2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 18 agosto 2016, ha disposto un importo aggiuntivo a favore dei nati o degli adottati nel corso del 2014. Requisiti - L’importo aggiuntivo è erogato a favore di: a) nati nel 2014, beneficiari della Carta Acquisti Ordinaria. Trattandosi di importo aggiuntivo, verrà erogato solo ai soggetti che hanno già diritto all’accredito bimestrale della Carta Acquisti. b) nati nel 2014 o minori adottati nel 2014. 1. nel caso di nati nel 2014 non beneficiari della carta acquisti ordinaria; 2. nel caso di adottati nel 2014, minori di 3 anni e non beneficiari della carta acquisti ordinaria; 3. nel caso di adottati nel 2014 di età superiore ai 3 anni al momento della richiesta. In questi casi l’importo una tantum verrà concesso per le domande di Carta Acquisti presentate entro il 16 novembre 2016 e le domande dovranno essere presentate: - presso un ufficio postale in caso di beneficiari minori di 3 anni, come una normale carta acquisti; - direttamente all’INPS in formato cartaceo in caso di adottati di età superiore ai 3 anni; Importo - L’importo una tantum è pari a 275 euro e verrà disposto sulla Carta Acquisti da Poste Italiane, nel corso del primo bimestre 2017. Messaggio n° 3407 del 23/08/2016 S.I.A. ( Sostegno per l’inclusione attiva ) Il procedimento di sostegno per l'inclusione attiva (SIA) consiste nell'erogazione di un sussidio economico (da un minimo di 80 ad un massimo di 400 euro mensili) a nuclei familiari in condizioni economiche di estremo disagio ed è subordinato all'adesione ad un progetto di attivazione sociale e lavorativa proposto dal Comune di residenza. I soggetti coinvolti sono il Comune, l’INPS e le Poste Italiane e SGATE, quest’ultima in supporto ai comuni per la compilazione e la trasmissione telematica della domanda. Come evidenziato nella circolare dell'Inps 133/2016, l'accesso al SIA è subordinato ad una serie di diverse condizioni: 1) essere residente in Italia da almeno due anni; 2) non essere in possesso di autoveicoli immatricolati la prima volta nei dodici mesi antecedenti la richiesta, oppure di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.300 cc (250 cc in caso di motoveicoli) immatricolati la prima volta nei 3 anni precedenti la richiesta; 3) essere in un nucleo familiare con almeno una delle seguenti caratteristiche: un componente di età minore di 18 anni, oppure con una persona con disabilità e almeno un genitore del richiedente, o infine con una donna in stato di gravidanza accertato; 4) avere un ISEE inferiore o uguale a 3.000 euro; 5) ricevere eventuali trattamenti economici di natura previdenziale, indennitaria o assistenziale a qualunque titolo concesso dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni non superiori a 600 euro mensili; 6) non beneficiare di strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati (NASPI, ASDI ecc) 7) raggiungere da parte dell'intero nucleo familiare, un indicatore familiare pari o superiore a 45 punti, valore determinato dalla somma di punteggi riferiti ai carichi familiari, alla condizione economica e a quella lavorativa. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------------------ 12

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