Notiziario SPI CGIL Pistoia anno XIII nr 6 del giugno 2016

 

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Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia - a cura di Roberto Mati Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail: rmati@pistoia.tosc.cgil.it - anno XIII - n. 6 - giugno 2016

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n° 6 Giugno 2016 Bollettino mensile dello SPI-CGIL – Via Puccini, 68 Pistoia Tel.0573/378520 – fax 0573/378558 e-mail : mati@pistoia.tosc.cgil.it DOPO LA GRANDE MANIFESTAZIONE UNITARIA DEI PENSIONATI, QUALCOSA SI MUOVE. AVVIATO IL CONFRONTO CON IL GOVERNO Roma 24 maggio 2016 – Dopo tanto tempo e a seguito della mobilitazione dei pensionati , il governo ha proposto di avviare un confronto di merito su due grandi temi: previdenza e lavoro. E’ il risultato della nostra iniziativa, innanzitutto quella sulla piattaforma delle pensioni, e di aver tenuto sempre alta la pressione. Non é una novità da poco”. Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, al termine dell’incontro che si è tenuto al Ministero del Lavoro. “Il confronto – ha proseguito Camusso – é stato sostanzialmente sulla compilazione dell’agenda” che verrà poi discussa. “Il ministro si é impegnato a convocare successivi incontri di merito in cui misureremo anche se il confronto si traduce in una effettiva disponibilità a costruire soluzioni o si limita all’ ascolto”, ha concluso. Il Segretario Generale dello SPI – CGIL, Ivan Pedretti, ha dichiarato che i Pensionati saranno tranquilli se il governo farà bene il suo dovere. Che significa dare loro delle risposte e non limitarsi agli annunci. "Il nostro auspicio - ha continuato Pedretti - è che nel tavolo di confronto con il governo che si è avviato si possa discutere anche di come aiutare i pensionati e gli anziani italiani che vivono da anni una condizione di profonda difficoltà. Ci atteniamo al merito delle questioni e aspettiamo i fatti concreti". Dal ministro Poletti è arrivata una affermazione importante: essendo un confronto aperto, non ci faranno trovare decisioni unilaterali del governo. “Cambia pertanto il quadro di riferimento, non è una novità di poco conto”, ha sottolineato Susanna Camusso: “Il vertice è stato sostanzialmente sulla compilazione dell'agenda. Il ministro si è impegnato a convocare due successivi incontri di merito, in cui misureremo se il confronto si traduce in un’effettiva disponibilità a costruire soluzioni o se ci si limita all'ascolto”. Ovviamente il governo ha ribadito che tutte le scelte che si potranno fare, anche in vista della Legge di stabilità, saranno tutte all’interno dei vincoli di bilancio. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------------------

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2 Sanità, i sindacati toscani bocciano la variazione di bilancio della Regione Lunedi23 maggio 2016 -Tagliare 47 milioni di euro di stanziamenti già decisi per finalità importanti (dalla non autosufficienza alle liste d’attesa) e utilizzarli per ripianare il disavanzo nei conti della sanità toscana è un tradimento degli impegni presi verso i cittadini e i loro bisogni. E’ il giudizio di CGIL, CISL e UIL della Toscana sulla variazione di bilancio approvata dal Consiglio regionale, che prevede di recuperare 47 milioni di euro stanziati per il biennio 2014-2015 e non spesi dalle Asl e utilizzarli per ripianare la maggior spesa verso le case farmaceutiche. L’assessore regionale Saccardi ha giustificato il disavanzo sulla farmaceutica con la scelta di vaccinare più persone contro la meningite B. “Non discutiamo se sia giusto o meno il piano di vaccinazione – replicano Mauro Fuso, Rossella Bugiani e Paolo Camelli, componenti delle segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil - ma di certo non si possono sottrarre risorse già destinate ad altri bisogni, altrettanto urgenti. Oltre 5 milioni svincolati dalla non autosufficienza, 2,7 milioni dalle Case della salute, oltre 2,2 milioni dalla odontoiatria, quasi 900 mila euro svincolati per i progetti relativi all’abbattimento delle liste di attesa per la diagnostica. E ancora, risorse svincolate per la prevenzione e la cura delle dipendenze, per le cure intermedie, per la sanità d’iniziativa, per il codice rosa, per l’abbattimento delle liste di attesa per i trapianti. Se quelle risorse sono ancora in cassa è perché le Ausl, le Aou e i loro dirigenti (con grandi differenze tra l’una e l’altra) non sono stati capaci di spenderle, ma è profondamente ingiusto far ricadere le conseguenze di questa incapacità sui cittadini che attendevano risposte ai loro bisogni: famiglie di non autosufficienti, soggetti schiavi di una dipendenza, donne maltrattate, cittadini in attesa di un esame diagnostico. Per loro si tratta di una doppia beffa: non solo non hanno ricevuto le risposte ai loro bisogni nei tempi che la Regione aveva pomposamente annunciato, ma ora perderanno anche la speranza di averla quella risposta, perché i soldi non ci sono più. “Gli stanziamenti della Regione Toscana così diventano come i carrarmati di lontana memoria, sempre gli stessi, ma buoni per essere esibiti più e più volte. I bisogni dei toscani però non sono virtuali e hanno bisogno di risorse vere, stanziate e poi conseguentemente spese, bene e secondo la finalità annunciata. Ne va della qualità del sistema socio-sanitario e della credibilità delle istituzioni e di chi le guida.” Per questo Cgil, Cisl e Uil della Toscana chiedono alla Regione di convocare immediatamente il tavolo di confronto sulla sanità. Lavoro, L'Inps certifica il calo delle assunzioni stabili a tempo indeterminato Nel periodo gennaio-marzo 2016 il numero complessivo delle assunzioni (attivate da datori di lavoro privati) sono risultate 1.188.000, con una riduzione di 176.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-12,9%). Calano nel primo trimestre 2016 le assunzioni a tempo indeterminato: lo rileva l'Inps, ricollegando il dato alla diminuzione degli incentivi. Tra gennaio e marzo vi sono state 1.188.000 assunzioni (attivate da datori di lavoro privati), con una riduzione di 176.000 unita' rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-12,9%). Il rallentamento fa notare l'Inps - ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato: -162.000, pari a -33,4% sul primo trimestre 2015. "Il calo - spiega l'istituto diretto da Tito Boeri - e' da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015 in corrispondenza dell'introduzione degli incentivi legati all'esonero contributivo triennale. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-31,4%)". Il saldo tra assunzioni e cessazioni e' stato pari a +241.000, inferiore a quello del corrispondente trimestre del 2015 (+326.000). Anche in questo caso, la differenza - rileva l'Inps - e' totalmente attribuibile alle posizioni di lavoro a tempo indeterminato. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a marzo 2016 risulta positivo (+543.000) ma inferiore rispetto al valore massimo registrato a dicembre (+628.000). Per i contratti a tempo indeterminato, il saldo annualizzato a marzo 2016 e' pari a +756.000. Per i contratti a tempo determinato, nel primo trimestre del 2016 si registrano 814.000 assunzioni, una dimensione del tutto analoga a quella degli anni precedenti (-1,7% sul 2015 e -1,1% sul 2014). Le assunzioni con contratto di apprendistato sono state quasi 50.000, stabili rispetto al 2015.Quanto alle cessazioni, complessivamente risultano diminuite dell'8,8%; per quelle a tempo indeterminato la riduzione e' pari al 5,3%. 2

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3 Lavoro: Camusso (Cgil), non c'è un cambiamento per farlo crescere "Siamo uno strano Paese che fa finta di niente quando i dati dicono che, in realtà, la disoccupazione continua ad essere molto alta e che il campo di inattività è molto consistente. Il tasso di occupazione continua ad essere molto più basso di quello di altri paesi; basta considerare quello femminile". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine del convegno "2 giugno 1946, la Costituente e il voto alle donne", commentando gli ultimi dati Istat e Censis. Secondo Camusso, "al di là di questa perenne rincorsa alle statistiche ci sono due dati preoccupanti: la disoccupazione giovanile così alta, che vuol dire che anche quando ci sono assunzioni non si sta scommettendo sul futuro, ma si sta semmai provando a riparare ad alcuni danni; il secondo dato è che siamo sempre nell'ambito di processi di sostituzione o di lievissima crescita in quel pezzetto di economia che va bene". Il segretario generale della Cgil si è anche detto preoccupato per la mancata convocazione da parte del governo su pensioni e lavoro ed è tornato a sollecitare l'esecutivo ribadendo la necessità di "non perdere tempo". "Bisogna sviluppare rapidamente un confronto - ha spiegato – anche considerando che nei mesi che abbiamo alle spalle sono continuate a circolare ipotesi e proposte che hanno creato difficoltà alle persone. E' necessario quindi passare rapidamente alla discussione di merito e definire soluzioni senza rinvii". D'altra parte - ha concluso - non era questo il governo del fare? E allora Facciamo". Pensioni: il 14 giugno nuovo incontro governo-sindacati Roma 3 Giugno 2016 - Poletti invita Cgil, Cisl e Uil a due riunioni di approfondimento sui temi della previdenza e delle politiche del lavoro. Il primo incontro del 24 maggio venne considerato positivo dai sindacati, ora si capirà se il ministero ha intenzioni serie A seguito dell’incontro del 24 maggio, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha invitato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil a due riunioni di approfondimento sui temi della previdenza e delle politiche del lavoro, che si terranno Martedi 14 giugno, a partire dalle 14.30, presso la sede del Ministero. Lo ha comunicato oggi, 3 giugno, lo stesso Ministero in una nota stampa, specificando che alla riunione parteciperà anche Tommaso Nannicini, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. La convocazione era attesa e l'incontro sara probabilmente decisivo per capire le reali intenzioni del governo. Il vertice del 24 maggio, infatti, ha avuto infatti come oggetto la compilazione dell'agenda, ed e stato considerato sostanzialmente positivo dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso. "Il quadro di riferimento e cambiato – disse - , non ci saranno decisioni unilaterali. Nei prossimi due incontri verificheremo la reale disponibilità dell'esecutivo." Ora i sindacati avranno l'opportunità di misurare se il confronto si tradurrà in un’effettiva disponibilità a costruire soluzioni o se ci si limiterà all'ascolto. Dichiarazione dei redditi 2016: Prorogata la scadenza del 730 Proroga per l’invio del 730 e in arrivo anche altri differimenti per altre scadenze fiscali, con un decreto legge. Secondo fonti governative, il Dpcm di proroga sarebbe già stato firmato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: il termine ultimo per la trasmissione del Modello 730 si sposterebbe dunque al 22 luglio (ma se fosse invece il 23 luglio, che è sabato, allora sarebbe automatico il differimento al lunedì 25 luglio). 3

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4 Rubrica a cura di Renzo Innocenti ( ex Presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati) LA RISPOSTA AL POPULISMO Le recenti elezioni presidenziali che si sono svolte in Austria hanno messo in luce con grande evidenza il propagarsi di un fenomeno che rischia di essere letale non solo per le sorti dell’Unione Europea ma anche per il mantenimento di una pacifica convivenza democratica nel Vecchio Continente. C’è mancato veramente poco (un pugno di voti) per ritrovarsi al di là del confine del Brennero con un governo composto da esponenti che dichiaratamente perseguono finalità fortemente conservatrici e nazionaliste ispirate al razzismo e alla xenofobia. Scampato questo pericolo tutto si è risolto? Solo pensarlo sarebbe un gravissimo errore, imperdonabile. La metà dei cittadini austriaci è andata ad ingrossare le già capienti fila costitute dal Fn di Marine Le Pen in Francia, dall’ex sindaco Londra, dai governanti polacchi, ungheresi, da molti Paesi dell’ex blocco sovietico, e altri ancora, per finire ai nostri leghisti e pentastellati . Purtroppo l’elenco sarebbe molto lungo. Le stesse nostre recenti elezioni amministrative, al netto di quello che succederà con i ballottaggi del prossimo 19 giugno, presentano pericolose analogie con quanto già accaduto in altri Paesi. Da noi dobbiamo anche registrare un fenomeno allarmante rappresentato dal forte astensionismo generato da una crescente disaffezione al voto e alla politica. Non vedo in giro, al di là di qualche rituale affermazione post-chiusura dei seggi, grandi riflessioni in merito e tanto meno riscontro atteggiamenti finalizzati al contrasto di tale fenomeno. La cosa particolarmente interessante è che il sostegno principale a questi movimenti populisti di destra è dato da operai, disoccupati, lavoratori a bassa qualificazione professionale. Qualcuno, in modo un po’ provocatorio, ha definito questi partiti “il rifugio del voto proletario”. Sicuramente si può dire che rappresentano, per composizione sociale, il riferimento più immediato per coloro che vivono in condizioni disagiate e hanno la sensazione di essere minacciati sulla sicurezza e sull’occupazione. Questi percepiscono solo messaggi urlati del tipo “spot” e ad alto “contenuto emotivo”. Tutto questo è il frutto di una mutazione che ha riguardato la sinistra in tutta Europa. Mutazione caratterizzata dall’aver scelto una linea “liberal” più caratterizzata sui diritti civili e subalterna all’ ideologia neoliberista dominante delle politiche di “austerity” in campo economico. Certo, questo ha consentito di sfondare tra i ceti medi e medio-alti ma ha significato lasciare in ombra il terreno delle politiche per il lavoro con conseguente perdita di rappresentanza e di consenso elettorale. Sono convinto che non esistano inconciliabilità di principio tra diritti civili e del lavoro, anche perché appartengono alla solita dimensione della persona umana; così come non esistono contrasti tra politiche economiche eque e modernizzazione dell’architettura istituzionale. La differenza la fa l’individuazione delle priorità ed i percorsi di confronto per condividere queste scelte. E qui torniamo al nodo delle misure per uscire da questa lunga crisi. Nessuno detiene la ricetta miracolistica ma non possiamo davvero credere che il problema della forte disoccupazione del nostro Paese possa risolversi con una crescita così rallentata. Chi governa deve essere consapevole che la vera priorità per milioni di persone e famiglie, giovani o meno, è riuscire ad avere un’opportunità di lavoro dignitoso che consenta di pensare con un po’ più di speranza al proprio futuro ed a quello dei loro figli. Questa è anche la causa prima dell’aumento della disuguaglianza e della povertà. E la brusca frenata delle assunzioni stabili registrate nei primi tre mesi del 2016 stanno lì a dimostrare che nonostante le cospicue risorse finanziarie stanziate (16 miliardi di euro) la nostra economia marcia ad una velocità ridotta, la produzione industriale rimane sostanzialmente ferma, l’indice dei prezzi è sostanzialmente in deflazione e gli investimenti pubblici e privati stagnano. Per avere nuova occupazione occorre una crescita robusta e quella prevista dal documento di programmazione del Governo non risponde a questo obiettivo. In questo sta la giustezza della mobilitazione del sindacato e la necessità di continuare con vigore la campagna per firmare le proposte referendarie della Cgil e sostenere la Carta dei diritti del lavoro. 4

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5 Censis: 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure. Pesano le liste d'attesa ( Da Repubblica di Mercoledi 8/06/2016 ) Sono due milioni in più rispetto al 2012. Anziani quasi un quarto di chi salta o rinvia esami e terapie. Chi può si rivolge ai privati: spesa aumentata del 3%. Lorenzin: "Non si fanno le nozze coi fichi secchi" PIU' CURE, ma solo per chi può pagare. Se infatti è arrivata a 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria sostenuta di tasca propria dai cittadini italiani, sono diventati 11 milioni nel 2016 gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell'ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagarle di tasca propria. Sono 2 milioni in più rispetto al 2012. E' quanto emerge da una ricerca Censis commissionata da Rbm Assicurazione Salute (società privata che vende polizze a copertura di spese sanitarie), presentata oggi a Roma al VI 'Welfare Day'. Anziani quasi un quarto. Se gli italiani spendono meno e risparmiano su molte cose, quando si tratta di cure e terapie, se se le possono permettere, preferiscono non rinunciare. L'incremento della spesa sostenuta dai cittadini è stato del 3,2% nel 2013-2015, il doppio dell'aumento di quella complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%. La 'sanità negata' mette a rischio soprattutto le fasce più deboli della popolazione: riguarda 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennial, la generazione nata tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila. Pensionati e quei giovani, spesso senza un posto di lavoro e con una vita precaria, che rinunciano a curarsi. Una tendenza quella di 'tagliare' le spese sanitarie legata alla crisi e economica ed emersa nei precedenti rapporti del Censis e dell'Istat. Caro ticket. L'andamento della spesa sanitaria privata - segnala ancora l'indagine - è tanto più significativo se si considera la dinamica deflattiva, rilevante nel caso della diminuzione dei prezzi di alcuni prodotti e servizi sanitari. Nel Servizio sanitario nazionale il ticket è aumentato fino a superare il costo della stessa prestazione in una struttura privata. Il 45,4% dei cittadini ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Questo dato cresce di 5,6 punti percentuali rispetto al 2013. Le liste d'attesa. Il 72,6% delle persone che hanno dovuto scegliere la sanità privata lo ha fatto a causa delle liste d'attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano. Pagare per acquistare prestazioni sanitarie è ormai un gesto quotidiano: più sanità per chi può pagarsela. Sono inoltre 7,1 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno fatto ricorso all'intramoenia (il 66,4% proprio per evitare le lunghe liste d'attesa). Il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. "Peggiora la qualità del Ssn". Per il 45% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è poi peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud), per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est). La lunghezza delle liste d'attesa è il paradigma - secondo l'indagine - delle difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d'attrazione della sanità a pagamento. Il commento di Lorenzin - "E' chiaro che il Sistema Sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo e che questa indagine Censis ci conferma la necessità di difendere l'aumento previsto del Fondo Sanitario per il 2017-18, che intendiamo utilizzare tra l'altro per sbloccare il turn over - ha commentato Beatrice Lorenzin, ministro della Sanità - . Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi". Lorenzin ha aggiunto che proporrà di inserire nel decreto sulle nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie "una norma che imponga di valutare i manager anche in relazione agli obiettivi di riduzione delle liste d'attesa". 5

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6 LA CGIL ESPRIME UN GIUDIZIO CRITICO SULLA PROPOSTA DI MODIFICA COSTITUZIONALE ( Documento del C.D. della CGIL Nazionale del 24/05/2016) Il percorso legislativo, che ha portato all’approvazione dell’ipotesi di modifica costituzionale, è stato caratterizzato da una discussione parlamentare a tratti compulsiva, con accelerazioni continue e un eccessivo condizionamento del Governo, tutti tratti che mal si conciliano con la sensibilità democratica richiesta da interventi sulla Carta fondamentale. L'impropria polarizzazione che ha dominato il dibattito in Aula (e fuori) ha raggiunto il suo apice con la dichiarata volontà di fare del referendum confermativo un banco di prova per l'operato complessivo del Governo. Una polarizzazione, questa, in totale contraddizione con lo spirito che dovrebbe caratterizzare ogni intervento di modifica della Costituzione, che è la base delle regole comuni che una collettività si da e come tale deve essere sottratta alla contingenza di un dibattito politico determinato nel tempo, per appartenere alla dimensione storica che le è propria. Il risultato di tale eccessiva e inopportuna polarizzazione della modifica costituzionale ha provocato l'assenza di un dibattito che affrontasse il merito delle proposte in discussione, oscurato da una sterile contrapposizione tra innovatori e conservatori, fiduciosi e disfattisti, che nulla ha a che vedere con l'intento di aggiornare l'architettura istituzionale della Repubblica. La CGIL, condividendo la necessità di aggiornare con disposizioni mirate la seconda parte della Costituzione per rafforzare le istituzioni pubbliche, fin dalla prima stesura del disegno di legge costituzionale, ha valutato le disposizioni in esso contenute, esprimendo criticità per l'impianto generale e chiedendo, quando necessario, le specifiche modifiche. Purtroppo, dobbiamo constatare che la maggior parte delle considerazioni espresse non hanno trovato adeguato riscontro nel testo finale. L'apprezzabile e auspicabile obiettivo di superare il bicameralismo perfetto(e in questo senso apprezzando la possibilità che sia la sola Camera dei Deputati a votare la fiducia al Governo), che anche la CGIL richiede da tempo, istituendo una seconda camera rappresentativa delle Regioni e delle Autonomie locali, e di correggere le criticità della riforma del 2001, si è tradotto in un'eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato. Il nuovo Senato, per composizione e funzioni, non potrà svolgere l'auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze autonomistiche con quelle unitarie. Al Senato, infatti, non è attribuita adeguata facoltà legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione, a prescindere dalla modalità di elezione (diretta o indiretta), non garantisce l'adeguata rappresentanza e rappresentatività di Regioni e autonomie. In questo quadro, infine, in cui avremo un Senato le cui modalità di composizione sono rimandate a una legge ordinaria da approvare, con una funzione legislativa non corrispondente all'obiettivo di farne una camera rappresentativa delle istituzioni territoriali, e una irragionevole moltiplicazione dei procedimenti legislativi del Parlamento, al Governo è attribuita la facoltà di dettare l'agenda parlamentare, potendo porre in votazione a data certa i provvedimenti ritenuti essenziali senza vincoli quantitativi né di oggettività. Un superamento del bicameralismo perfetto così delineato (unitamente al radicale mutamento del procedimento legislativo e alla centralizzazione delle competenze) attribuisce alla sola Camera dei Deputati e, quindi, al Governo, espressione del partito di maggioranza relativa, una facoltà di determinare le politiche pubbliche che avrebbe richiesto l'introduzione di adeguati bilanciamenti e contrappesi, volti a garantire il perdurare dell'indispensabile equilibrio tra potere legislativo e potere esecutivo Uno squilibrio aggravato dall'indebolimento degli organi di garanzia, la cui terzietà non è più assicurata dalle nuove modalità di elezione previste per la Presidenza della Repubblica, per i giudici costituzionali di nomina parlamentare e per i componenti laici del CSM. 6

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7 La nuova formulazione del Titolo V, inoltre, mette in luce la volontà di disconoscere il valore del decentramento e il ruolo delle Regioni e delle istituzioni locali come istituzioni pubbliche centrali nel favorire lo sviluppo locale e l'unitarietà dei diritti sociali. L'indiscussa necessità di introdurre dei correttivi alla riforma varata nel 2001 alla luce dell'esperienza di questi anni si è tradotta in una centralizzazione delle competenze e in una riduzione dell'autonomia delle istituzioni territoriali (o alla loro cancellazione come nel caso, sicuramente non esemplare, delle Province), restringendo il perimetro pubblico (volontà riscontrabile anche nella ridefinizione degli uffici territoriali del governo prevista dalla riforma PA). A compensazione di tale eccessivo accentramento di competenze si è allargato lo spettro delle materie su cui è possibile concedere ulteriori forme di autonomia alle Regioni previa intesa e a condizione di equilibrio di bilancio. Il combinato del nuovo Titolo V, dunque, ci consegnerà una centralizzazione sostanziale con tratti di autonomia a geometria variabile: le Regioni virtuose potranno ottenere maggiori autonomia in materie importanti come ad esempio le politiche sociali, le politiche attive del lavoro, e la formazione, le Regioni non virtuose avranno una sostanziale riduzione delle loro competenze e, infine, per le Regioni a statuto speciale saranno ancora valide le disposizioni vigenti fino all'adeguamento dei rispettivi statuti. Le stesse modifiche relative agli strumenti di democrazia diretta contraddicono l'intenzione dichiarata dai proponenti di favorire la partecipazione dei cittadini: innalzamento delle firme necessarie a presentare leggi di iniziative popolari e rinvio ai regolamenti parlamentare dell'obbligo di deliberare in materia; rinvio a futura legge costituzionale (mentre si cambiano i ¾ della II parte della Carta) della disciplina del referendum propositivo o di indirizzo e di altre forme di consultazione anche delle formazioni sociali. Le nuove disposizioni costituzionali delineano un assetto contraddittorio in cui all'intenzione dichiarata di dar voce alle istituzioni decentrate si accompagna una centralizzazione statale delle competenze e dei poteri; alla dichiarata volontà di semplificare il procedimento legislativo, si risponde con procedure che lo rendono ancor più tortuoso e incerto; al dichiarato orientamento di dar voce ai cittadini, si risponde riducendo gli spazi di rappresentanza e intervenendo in modo inefficace sugli strumenti di democrazia diretta. La condivisibile volontà di semplificare il sistema istituzionale al fine di rafforzarlo e renderlo più efficiente, dunque, si sta traducendo in una semplificazione volta a ridurre il perimetro pubblico e gli spazi di rappresentanza, ignorando la complessità politica e sociale del Paese e rinunciando all'esercizio della mediazione come strumento di risoluzione dei conflitti all'interno dello spazio pubblico. L'esigenza, da tanti condivisa, di introdurre cambiamenti positivi volti a innovare e modernizzare l'assetto istituzionale, dopo oltre 30 anni di dibattiti e proposte, non viene soddisfatta dall’attuale ipotesi di modifica costituzionale. Il testo approvato si configura come una costituzionalizzazione della attuale prassi politica: invece di introdurre i necessari aggiornamenti connaturati al passaggio da un sistema politico proporzionale ad uno in parte maggioritario, avvenuto nell'ultimo ventennio, al fine di definire un nuovo equilibrio tra il principio di rappresentatività e l'esigenza della governabilità, si opera una modifica dell'assetto istituzionale che rafforza i poteri del Governo e della maggioranza, senza introdurre adeguati bilanciamenti, un rafforzamento che, combinato con una legge elettorale come l'Italicum (di cui auspichiamo sostanziali modifiche anche per scongiurare il rischio di una nuova dichiarazione di illegittimità costituzionale da parte della Corte), rischia di operare una surrettizia modifica dell'ordinamento parlamentare. La CGIL, dunque, valuta la modifica costituzionale approvata dal Parlamento un'occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni pubbliche, e giudica negativamente quanto disposto, da tale proposta di modifica, perché introduce nella nostra Carta norme incongrue ed inefficaci. La Cgil si impegna a promuovere un’informazione di massa e momenti di confronto per favorire una scelta partecipata e consapevole di lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate, cittadini. 7

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8 Morena Borgioli è la nuova Segretaria della lega di Agliana/Montale/Quarrata Agliana 20 maggio 2016 - Questa mattina il direttivo della Lega Agliana - Montale – Quarrata del sindacato pensionati SPI CGIL, ha eletto all'unanimità, Morena Borgioli Segretaria di Lega, in sostituzione di Giuliana Goracci, dimessasi da tale carica per motivi familiari, dopo aver superato di gran lunga il periodo per il quale Giuliana aveva dato la propria disponibilità al momento della sua elezione. Morena Borgioli (nella foto) nata e vissuta in una famiglia antifascista aglianese, ha lavorato per molti anni nel settore del commercio ed oggi, a causa delle ingiuste normative di legge degli ultimi anni, si ritrova nella pesante e assurda situazione di molte persone che avendo perso il lavoro in età matura, sono considerate troppo vecchie per un nuovo lavoro e troppo giovani per andare in pensione. Da sempre impegnata sui valori della giustizia sociale, della solidarietà, della Pace, nel corso degli anni 90, in qualità di consigliera comunale, ha contribuito a portare, con grande impegno e coerenza, il valore di queste tematiche nel consiglio comunale di Agliana. Da tempo impegnata come volontaria nello SPI CGIL, da oggi ne Assume assume la responsabilità, come segretaria della Lega SPI CGIL del territorio di sua residenza. I compagni e le compagne dello SPI- CGIL nel porgere il loro affettuoso ringraziamento a Giuliana Goracci per il pregevole lavoro svolto nel corso di questi anni, certi che il suo contributo non verrà a mancare nemmeno per il futuro, formulano a Morena le più vive congratulazioni per l'incarico ricevuto e i più sinceri auguri di buon lavoro. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- Coordinamento donne SPI CGIL Lega Valdinievole Sud Est SPI CGIL Lega Valdinievole Centro SPI CGIL Lega Valdinievole Ovest Classi II B e III B Istituto Comprensivo Don Lorenzo Milani - Ponte Buggianese “MEMORIA e FUTURO” FESTA DI LIBERETA’ 7 GIUGNO 2016, ore 9,30 AGRITURISMO POGGIO DEGLI ULIVI VIA MONTEVETTOLINI, 310/a MONSUMMANO T. CONVEGNO SUL PROGETTO FORMATIVO INTERVERRANNO DANIELE QUIRICONI – Segretario Generale FISAC CGIL Regionale GESSICA BENEFORTI – Segretaria Generale Camera del Lavoro Pistoia UN RAPPRESENTANTE - ANCI Calzature ROSSELLA PARLANTI – Della Confesercenti di Pistoia LORENZA LORENZINI – Dir. Scolastico Istituto “Don Lorenzo Milani” Ponte Buggianese 8

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9 Notizie previdenziali Dall’INPS Contratti di solidarietà Sgravio contributivo Con la presente circolare, L’inps fornisce le istruzioni operative per la fruizione delle riduzioni contributive connesse ai contratti di solidarietà che, sulla base dei decreti direttoriali adottati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fruiscono degli sgravi contributivi previsti dall’art.6, del D.L. n. 519/1996 e successive modificazioni e integrazioni a valere sullo stanziamento relativo all’anno 2015. Con l’occasione, ad esito degli accertamenti in ordine alla sussistenza delle risorse finanziarie, si forniscono le istruzioni per il conguaglio degli sgravi contributivi di cui alla medesima legge a valere sulle somme residue dello stanziamento 2014. Circolare n° 77 del 10/05/2016 Assegno al nucleo familiare Periodo 1 Luglio 2016-30 Giugno 2017 La legge n. 153/88 stabilisce che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall'ISTAT, intervenuta tra l'anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell'assegno e l'anno immediatamente precedente. Il Dipartimento delle politiche per la famiglia con il Comunicato pubblicato sulla G.U. n. 35 del 12.02.2016, ha reso noto che, in base ai calcoli effettuati dall'ISTAT, la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2014 e l'anno 2015 è risultata pari a – 0,1 per cento. Come ricordato dal Comunicato suddetto, l’articolo 1, comma 287 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ai fini della rivalutazione da applicare sulle prestazioni assistenziali e previdenziali, ha stabilito che “con riferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all’anno precedente il mese di decorrenza dell’adeguamento, all’analogo valore medio relativo all’anno precedente non può essere inferiore a zero”. Pertanto, in applicazione del predetto articolo, restano fermi per l’anno 2016 i livelli reddituali contenuti nelle tabelle relative all’anno 2015 (circolare INPS n. 109/2015), nonchè i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017, alle diverse tipologie di nuclei familiari. Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione. Circolare n° 92 del 27/05/2016 Part-time agevolato per i dipendenti del settore privato prossimi alla maturazione del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia Decreto Ministeriale 7 aprile 2016. Con la presente circolare l’INPS fornisce la regolamentazione operativa e le istruzioni per la fruizione dei benefici introdotti dall’art. 1, comma 284, della legge 208/2015, a favore dei lavoratori dipendenti a tempo pieno ed indeterminato del settore privato che maturano il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 e che concordano con il datore di lavoro la riduzione, in misura compresa fra il 40 e il 60 per cento, dell’orario del rapporto di lavoro. Il beneficio previsto comporta oneri a carico del Bilancio dello Stato e ha la duplice finalità di mitigare l’impatto dell’allungamento dell’età pensionabile e accrescere l’offerta potenziale di posti di lavoro da parte del sistema. Quindi, non ci saranno variazioni negli importi e nei requisiti reddituali richiesti per poter ottenere l’assegno al nucleo familiare che rappresenta un sostegno per le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari siano composti da più persone e che abbiano redditi inferiori a quelli determinati ogni anno dalla Legge. La misura della prestazione viene annualmente calcolata secondo la tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti il nucleo familiare e del reddito complessivo della famiglia, con previsione di importi e fasce reddituali più favorevoli per situazioni di particolare disagio (come nel caso dei nuclei monoparentali o con componenti inabili). Circolare n° 90 del 26/05/2016 9

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10 La Lega SPI CGIL di Pistoia Est in collaborazione il Progetto di Socializzazione degli anziani del Comune di Pistoia, organizza 3 Assemblee pubbliche sul tema: “SANITA' e STATO SOCIALE a PISTOIA Criticità e proposte” Le assemblee si terranno: - Mercoledi 8 Giugno 2016 - presso il Centro Sociale “ L’Argine” di Bonelle alle ore 16,00; - Martedi 14 Giugno 2016 - presso lo Spazio Incontri “ L’Angolo” a Le Fornaci alle ore 16,00. - Mercoledi 22 Giugno 2016 presso la Casa del Popolo di Bottegone alle ore 16,00; partecipano: TINA NUTI ( Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pistoia ) MANNELLI DANIELE (Direttore della Società della Salute ) ANDREA BRACHI (Segretario Generale SPI CGIL Pistoia ) 10

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