Delphina Journal

 

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Description

Delphina Hotels & Resorts – Delphina Journal ed. 2016

Popular Pages


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volume one Delphina Journal

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NOI GALLURESI 5 STELLE DA MILLE ANNI La Gallura è una terra splendida che ha da sempre l’ospitalità nel cuore. Proprio qui abbiamo realizzato i nostri alberghi ai bordi del mare e nell’assoluto rispetto di una natura unica; ve li proponiamo con passione e professionalità coniugando la tradizione gallurese con i vostri desideri. La nostra missione aziendale:«Offrire un’ospitalità mediterranea autentica in luoghi unici» We Galluresi, 5 stars for over a thousand years.«Gallura is a splendid area where hospitality has always been from the heart; it is precisely here, on the edge of the sea that we have created our hotels with the love and respect of those who have a passion for this land, a form of Nature that is as unique as it is rare.» 43 5

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Summary publisher M.C.S. Snc via Monte Stella 2 10015 Ivrea (TO) - Italy editor in chief Stefano Ampollini Managing editor Elisa Zanetti editorial HQ viale Col di Lana 12 20136 Milano - Italy +39 02 45491091 contributors Nadia Afragola, Nanni Angeli, Sofia Barbetta, Ugo Bernardi, Tullia Carota, Cristina Insalaco, Simona Lovati, Gaetano Moraca, Elena Muntoni, Marzia Nicolini, Marilena Roncarà, Carolina Saporiti, Andrea Zappa PHOTOGRAPHERS alex.pin, Nanni Angeli, Henri Bourgeois, Luca Cerini, Roberto Cifarelli, Francesco Cubeddu, steffi_franco, Matthias Ghem , Luca Giudicatti, Andrea Moro, Fabio Presutti, Quanthem, Hrodebert Robertus, Pavlo Vakhrushev art director Luigi Bruzzone graphic design Antonella Ferrari Cover © Francesco Cubeddu 4 6 Francesco Muntoni, un Amico in Sardegna Francesco Muntoni, a Friend in Sardinia 8 Paolo Fresu, Sardegna, la mia ispirazione perenne Paolo Fresu, Sardinia, my eternal inspiration 14 Le tessere della natura Nature's mosaic tiles 20 Gallura: spalle al mare Gallura your back to the sea 26 Alla ricerca di Atlantide In search of Atlantis 28 L’isola dalla sabbia rosa The island with sands of rose 32 Un’estate al mare… Voglia di pescare (e riposare) A summer by the sea... A desire for fishing (and relaxation) 37 La regina della Gallura The queen of Gallura 38 L’altra dimensione The other dimension 42 La macchia dei poeti The scrublands of the poets 46 In sella tra i monti e la costa gallurese Sardinia cycling on the coasts and mountains of the Gallura region 52 Tra musei storici e a cielo aperto Between historical museums and the open sky 54 Sughero, dalla Gallura con amore Cork, from Gallura with love 58 Voglio vivere così! This is how I want to live! 61 Le boutique dei sensi The boutiques of the senses 62 Il mondo di Nettuno benessere fronte mare The world of Neptune beachfront wellness 66 Valledoria, carciofo al sapor di Sardegna Valledoria, the artichoke that tastes of Sardinia 68 Gianfranco Logias, il gusto della semplicità Gianfranco Logias, the taste of simplicity 70 La natura in un bicchiere Nature in a glass 74 Chicca Ortu, mangiare in famiglia Chicca Ortu, family eating 76 Chef : Pierluigi Putzu, Stefano Piras, Mario Tirotto 81 Selezione Delphina Delphina Selection 82 Delphina’s news

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interview sofia barbetta Francesco Muntoni Un Amico in Sardegna I suoi desideri più grandi sono sempre stati trasmettere i valori della tipica ospitalità gallurese e far conoscere le bellezze della sua terra, per realizzarli Francesco Muntoni ha dato vita a Delphina hotels & resorts, una preziosa collezione di strutture a 4 e 5 stelle sul mare Mediterraneo Com’è nata questa attività imprenditoriale? Come mai ha scelto di lavorare nel settore del turismo? All’inizio operavamo solo nell’edilizia: insieme al mio socio, Salvatore Peru, abbiamo creato un’impresa di costruzioni che realizzava ville e hotel lungo la costa da Arzachena fino al Golfo dell’Asinara. Erano gli anni Settanta e gli investitori stranieri iniziavano a scoprire l’isola sulla scia della Costa Smeralda. E così, dopo aver costruito gli alberghi, nel 1992 abbiamo costituito Delphina, società ad hoc con tour operator interno che possiede, gestisce e commercializza tutte le strutture direttamente, per evitare il conflitto di interessi tra chi ha la proprietà degli immobili e chi li gestisce, in modo da avere ogni anno hotel sempre nuovi, per assicurare all’ospite una qualità eccelsa. Perché otto hotel in un territorio così piccolo? Non ha mai pensato di portare Delphina nel resto dell’isola? Essere nati qua ci dà il vantaggio di conoscere profondamente questo territorio ed è stato spontaneo scegliere i luoghi dove andavamo in vacanza nella nostra infanzia, quelli che amiamo maggiormente. Non solo per la loro bellezza, ma anche per la loro posizione strategica, in quanto raggiungibili facilmente dai nostri ospiti e da noi stessi. Che tipo di turismo propone Delphina, quali sono i valori che vuole diffondere? Il legame con la Gallura è un aspetto molto importante nella gestione delle nostre strutture. Abbiamo investito molto in questo senso, ad esempio con una flotta di barche di proprietà e un ufficio escursioni e outdoor composto da esperte guide locali, in grado di far conoscere via mare o via terra i luoghi più belli del territorio, quelli più veri, con le loro tradizioni e sapori tipici. La Gallura è una terra famosa anche per la sua ospitalità e per noi è stato naturale estendere questo spirito di accoglienza a tutti i nostri ospiti, fa parte del nostro DNA. Non a caso la scelta del nome Delphina, un Amico in Sardegna vuole rappresentare il mare e la nostra ospitalità. La nostra mission è offrire un’accoglienza autentica in luoghi unici. Diffondiamo gli stessi valori che si avvertono quando si è ospiti a casa di amici, qua in Sardegna. La Sardegna non è solo mare… Siamo nati e tuttora viviamo ad Aggius, un piccolo paese di 1.500 abitanti che ha saputo valorizzare le sue bellezze e le sue tradizioni, tanto da diventare Borgo Autentico d’Italia e ricevere la Bandiera Arancione. E come Aggius ci sono tanti altri gioielli che vale la pena scoprire appena lasciata la costa. Sugherete, enormi massi di granito che ricoprono intere valli, artigiani e tessitrici che con le loro mani creano opere d’arte, sono esperienze che non si dimenticano. Quante persone compongono la squadra Delphina? In alta stagione quasi 2.000, durante l’inverno una trentina. Con me lavorano anche mio fratello e i miei due figli. Un posto dove le piace andare in vacanza? Non lo confiderò mai, la vacanza è vacanza: solo la mia famiglia, pochi amici e la mia barchetta da pesca sanno dove si trova. Ci si arriva solo via mare, il cellulare non riceve, non c’è elettricità e l’acqua è di una sorgente naturale. Porto con me soltanto un’amaca, biscotti e marmellate per la colazione, olio, sale, cipolle e peperoncino per una buona zuppa di pesce che siamo sempre riusciti a guadagnarci con la pesca mattutina. 6

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Francesco Muntoni A Friend in Sardinia His greatest desire has always been to spread the values ​of typical Gallurese hospitality and raise awareness of the beauty of this land. To achieve this, Francesco Muntoni created Delphina Hotels & Resorts, a collection of luxury 4 and 5 star facilities on the Mediterranean coast How was the business founded? And why did you choose to work in the tourism industry? At first we operated only in construction. Together with my partner, Salvatore Peru, we created a construction company that built villas and hotels along the coast from Arzachena up to the Gulf of Asinara. It was the 1970s and foreign investors were starting to discover the island just off the Costa Smeralda. And so, after building the hotels, in 1992 we founded Delphina, an ad-hoc company with its own tour operator that directly owns, manages and markets all the buildings to avoid conflicts of interest between those who own the buildings and those who manage them. This means each year there are always new hotels to ensure guests receive excellent quality hospitality. Why eight hotels in such a small area? Have you ever thought of bringing Delphina to the rest of the island? Being born here gives us the advantage of deeply knowing this territory. The choices of locations was spontaneous as they are where we went on childhood holidays with the ones we love the most. It's not just their beauty, but also their strategic location that matters: they are easily accessible by our guests and ourselves. What kind of tourism does Delphina offer; what are the values ​you want to spread? The link with the Gallura area is a very important aspect in the management of our facilities. We have invested heavily in support of this, including our own fleet of boats, an excursions and outdoor activities office. Staffed with local expert guides, this means we can show our clients, by sea or by land, the most beautiful spots in the area, the most authentic, with their traditional customs and flavours. The Gallura is a land famed for its hospitality and, for us, it was natural to extend this spirit of welcome to all our guests. It is part of our DNA. Not surprisingly, the choice of name – Delphina – a Sardinian friend who represents the sea and our hospitality. Our mission is to provide an authentic welcome in unique locations. We spread the same values ​you experience when you are a guest at a friend's house, right here in Sardinia. Our love for this land is a very important component. Sardinia is not only about the sea... We were born and still live in Aggius, a small town of 1,500 inhabitants that has exploited its beauty and its traditions, becoming an Italian Borgo Autentico (Authentic Village) and awarded the Orange Flag. Like Aggius, there are many other jewels that are worth discovering just a short distance away from the coast. Cork oak forests, huge granite boulders covering entire valleys, artisans and weavers who create works of art with their hands – all unforgettable experiences. How many people are in the Delphina team? In high season, nearly 2000. During winter, around thirty. I also work with my brother and my two children. Where do you like to go on holiday? I never will tell! Holidays are sacred: only my family, a few friends and my fishing boat know where we go! It can be reached only by sea. There is no mobile phone reception, no electricity, and the water is from a natural spring. I bring only a hammock, biscuits and jam for breakfast, and oil, salt, onions and hot peppers for a good fish soup that we always manage to make with the morning's fishing. 7

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interview Nadia Afragola photographs Roberto Cifarelli iSsapridraezginoan,elapmerieanne Paolo Fresu Nella banda del paese ha mosso i primi passi che ben presto lo hanno portato lontano. Ha vinto prestigiosi premi internazionali, collaborato con grandi artisti, ma ha sempre trovato il modo di tornare a casa, a Berchidda. È qui che l’artista ha dato vita al festival Time in Jazz, «perché se qualcuno ci crede anche un piccolo paese può diventare l’ombelico del mondo» Aveva appena 11 anni quando iniziò a studiare lo strumento che poi sarebbe diventato il suo compagno di vita. Un predestinato? Non ne ho idea. Non credo che ci sia niente di predestinato, ma piuttosto credo nelle casualità che poi diventano realtà. Mi piaceva molto la musica, questo sì. E seguivo la banda quando passava per le strade fino a quando il maestro Bustianu Piga non mi ha detto: «Perché non vieni a prendere lezioni da noi?». Non me lo sono fatto ripetere. Da chi ha ricevuto il suo primo strumento a fiato? Da mio fratello che prima di me aveva frequentato il corso della banda che poi aveva lasciato. Vedevo questo strumento in casa ma non potevo toccarlo. Era dentro una custodia nera di legno con una fodera di velluto rosso e odorava di olio per i pistoni. Sognavo di poterlo prendere in mano. Ricordo quando ho finalmente potuto farlo e quando, andando da casa alla chiesa, mi ripassavo mentalmente le posizioni dei pistoni senza che nessuno me le avesse insegnate. Le avevo imparate da solo. Un giorno il maestro mi assegnò la parte di Topolino, una delle marcette più gettonate, gli dissi che la sapevo già. Passavo il mio tempo in campagna, mentre mio padre lavorava, a suonare la tromba immerso nella natura e mi ero costruito una casetta su un albero dalla quale intonavo le melodie che mi piacevano. E visto che non potevamo permetterci un impianto per ascoltare la musica la sentivo alla radio e alla televisione e la imparavo al volo. Fino a quando non comprammo un mangiadischi di colore verde pisello: andavo a comprare i 45 giri di seconda mano al bar di Piriccu che aveva un jukebox e che mi vendeva i dischi rovinati. È nato in un piccolo paese. Cosa resta di quegli anni, oggi, che tutto il mondo la vuole ascoltare? Resta molto perché non dimentico da dove vengo. Tuttora quando torno a casa suono con la banda e non scordo le esibizioni nei matrimoni e nelle feste di piazza. Per me la musica è sinonimo di festa e del carnevale che, da noi, si festeggiava veramente. Del resto sono nato il giorno del giovedì grasso e il mio primo complesso si chiamava I Carnaval. Cos’è il jazz per lei? È vita e scoperta. Ma anche libertà. E la Sardegna, la sua terra natale, invece? La Sardegna è un ventre gravido. Mi ha dato molto e, a differenza di molti, mi ha rubato poco. È una terra forte, antica, 9

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Non dimentico da dove vengo. Tuttora quando torno a casa suono con la banda e non scordo le esibizioni nei matrimoni e nelle feste di piazza ricca di musica tradizionale e ancestrale, con una sua lingua e con i suoi dialetti, con i suoi profumi e i suoi colori, ma soprattutto con la sua gente schietta e ospitale a dispetto del luogo comune che la definisce chiusa. Sono tutte queste cose messe assieme che mi hanno fatto capire cosa è la buona diversità in un momento in cui tutto tende a essere uguale. Ovviamente una diversità da condividere. C’è molto altro oltre al mare cristallino? Verissimo. Provare (anzi viaggiare) per credere. Vive tra Bologna, Parigi e la sua Sardegna: cosa trova di speciale in questi posti? Ogni città ha la sua personalità. Ogni città dà e toglie qualcosa. È nell’addizione dei sentimenti di queste geografie che costruisci il tuo percorso. Bologna è la famiglia, Parigi è la parte cosmopolita e la Sardegna è il buen retiro, ma anche una fonte di ispirazione perenne. Eros è il titolo del suo ultimo album. Un disco importante che prende vita nei punti vendita storici delle città italiane. Come nasce l’idea? In un momento in cui ci si guarda intorno e si assiste al declino del mercato fisico del disco la nostra idea è quella di premiare le piccole realtà che resistono. Per questo, in occasione dell’uscita del disco con Omar Sosa e con alcuni ospiti come Jaques Morelenbaum, Natacha Atlas e Quartetto Alborada, abbiamo deciso di tenere una serie di incontri con il pubblico. È il nostro modo per dare una risposta all’asfittico mercato della discografica e per riflettere assieme, con poesia, sul senso fruitivo della musica e sul nuovo assetto dei mercati fisici e digitali. Nell’album c’è anche una composizione inedita di Peter Gabriel: What Lies Ahead. Come è nata questa collaborazione? In Eros ci sono due brani originali non scritti da noi. Il primo è Teardrop dei Massive Attack e questo è stato proposto da Omar Sosa. What Lies Ahead l’ho invece proposto io perché è il brano con il quale Peter apriva, in solitudine e con solo l’accompagnamento di un violoncello, il suo tour europeo. Ho comprato il disco registrato dal vivo, l’ho ascoltato e ho trascritto quella melodia bellissima che poi abbiamo registrato. Solo dopo ho voluto spedirla a Peter Gabriel per avere il suo assenso. Peter ne era contento e mi ha detto che quel brano era stato scritto a quattro mani con suo figlio Isacco e che non era stato ancora registrato. È stato un regalo bellissimo. Lei nel suo territorio non è solo nato, ma ha anche investito, creando il festival Time in jazz, che si tiene a Berchidda, suo paese di origine. Che progetti ha per il futuro? Spero che il futuro riservi non solo la possibilità di continuare, ma anche di crescere. Abbiamo seminato molto. Si raccoglie con fatica, ma si raccoglie. E il raccolto faticoso dà ancora più soddisfazioni. Con Time in jazz (nato nel 1988, NdR) raccoglieremo ad esempio lo sviluppo del Laber che è luogo di produzione culturale nonché ex cooperativa del latte e buon esempio di investimento sul territorio. Tutti questi sono progetti concreti che raccontano la voglia di non fermarci al festival estivo, ma di usarlo come volano per tutte le altre iniziative e attività. Berchidda prova a raccontare quanto un piccolo paese può essere l’ombelico del mondo se qualcuno ci crede. È proprio su questo che si basa la nostra filosofia ed è anche motivo del nostro successo. Invertire il rapporto delle cose e far sì che un paese piccolo sia luogo di arrivo e non di partenza. O meglio, che sia luogo di partenza nel momento in cui lì possono nascere cose che poi vanno in giro per il mondo. 10

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I never forget my origins. Even now when I go home I play with the town band and I still remember performing at weddings and street parties 11

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Sardinia, my eternal inspiration, Paolo Fresu In the town band he took his first steps, and from there started his long journey. He has won prestigious international awards and worked with great artists, but he has always found a way to return home, to Berchidda. It is here that the artist has created the festival Time in Jazz,«because if someone believes in it then even a small town can become the navel of the world.» He was just 11 years old when he began studying the instrument that would become his life partner. Was he predestined? I have no idea. I do not think that anything is predestined, but rather, I believe in the randomness of events which that give rise to reality. I really liked music though. And I used to follow the band when it marched through the streets until one day the director Bustianu Piga said to me: «Why don't you come and take lessons with us?». He did not have to repeat himself. How did you get your first instrument? From my brother, he had joined the band before me but then left it. I used to see this instrument at home but I was not allowed to touch it. It was kept in a black wooden case with a red velvet lining and it smelled of piston oil. I would dream of taking it into my hands. I remember when I was finally able to handle it and while on the way to church I would mentally go over the positions of the pistons without anyone having taught me. I had learned them by myself. One day, the director gave me the role of Mickey mouse, one of the most popular marches, I told him that I already knew it. I used to pass the time in the country, while my father worked, playing the trumpet surrounded by nature and I had built a tree-house and there I would play my favourite tunes. And since we could not afford an audio system I used to listen to music on the radio and on television and learned very quickly by ear. Until finally, we bought a pea-green coloured record player; I would buy second hand singles in Piriccu's bar, he had a jukebox and used to sell me damaged records. You were born in a small town. What remains of those years, now that today the entire world wants to hear your music? A lot remains because I never forget my origins. Even now when I go home I play with the town band and occasionally at weddings and street parties. For me, music is synonymous with celebration and carnival, which for us is the focus of real celebration. After all, I was born on Shrove Thursday and my first band was called 'The Carnaval'. What is jazz for you? It is life and discovery. But also freedom. And Sardinia, on the other hand, your native land? Sardinia is like a pregnant belly. It has given me a lot and, unlike for many, it has taken little from me. It's a land of strength, ancient, rich in traditional and ancestral music, with its own language and its dialects, with its smells and its colours, but above all with its people who are genuine and hospitable, in spite of the cliché that would have them introverted. These are the things that on the whole helped me understand the value of diversity, at a time when everything tends to be the same. Obviously a diversity to be shared. Is there anything more...besides the crystal clear sea? Very true. In fact, trying (or rather in this case travelling) is believing. You share your life between Bologna, Paris and Sardinia: what is special about these places? Each city has its own personality. Each city gives and takes away. It is in the summation of the diverse sentiments related to these places that defines my life. Bologna is the family, Paris is the cosmopolitan part and Sardinia is the retreat, but also the continuous source of inspiration. Eros is the title of your latest album. An important production which was laun- ched in the Italian city-centre stores. How did this idea develop? In a time when you look around and see the evident decline of the physical disc market our idea was to reward the small businesses that resist. So for the launch of this disc, we decided, with Omar Sosa and guests such as Jaques Morelenbaum, Natacha Atlas and Quartetto Alborada, to organise a series of meetings with the public. It's our way of responding to this sluggish record market and to reflect together, with poetry, on how music is used and the structure of the new physical and digital markets. In the album there is also an original composition by Peter Gabriel, What Lies Ahead. How did this collaboration come about? In Eros there are two original songs not written by us. The first is Teardrop by Massive Attack and this one was proposed by Omar Sosa. What Lies Ahead, on the other hand, I proposed myself because it is the song with which Peter used to open his European tour concerts, with only the accompaniment of a cello, . I bought the live recording disc, listened to it and then transcribed that beautiful melody and recorded it. Only after that I sent it to Peter Gabriel for his consent. Peter was happy about it and told me that that song had been co-written with his son Isaac, and it had not yet been recorded. It was a beautiful gift. Not only were you born in your homeland, you have also invested in it, by creating the Time in Jazz festival, held in Berchidda, your home-town. What are your plans for the future? I hope that in the future we will not simply continue, but also grow. We have sown a lot. Gathering is difficult, but we are gathering something. And a laborious harvest gives even more satisfaction. With Time in Jazz (Born in 1988, Editor's note) we give recognition to the development of Laber as a place of cultural production, having previously been the milk coop and a good example of how investment works in the area. All of these are concrete projects that testify the desire not to limit ourselves to the summer festival, but to use it as a driving force for other initiatives and activities. Berchidda is showing us how a small town can be the navel of the world if you believe in it. It is on this that we base our philosophy and it is also the reason for our success. Reversing the dominance of certain relationships and ensuring that a small town can be is a place of arrival and not a starting point. Or rather, that it can be a point of departure when it gives forth to valuable things that then go around the world. 12

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Disegni creati da un cannone d'acqua su un campo Designs created by a water cannon on a field 14

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words Elisa Zanetti photographs Francesco Cubeddu Le tessere della natura Le fotografie di Francesco Cubeddu raffigurano i paesaggi della Sardegna visti dal paramotore, un tipo di parapendio dotato di un leggero motore. Campi, saline e mare perdono la loro connotazione e diventano suggestive tessere di un mosaico naturale: un invito a lasciarsi meravigliare e a osservare il territorio da una prospettiva insolita Francesco Cubeddu's photographs depict Sardinia's landscapes as seen from his paramotor, a sort of paraglider with a light engine. Fields, salt flats and sea lose their connotations to become evocative pieces of a natural mosaic, in portrayals that invite the viewer's observation from an unusual perspective Le diverse tonalità di colore del mare The different shades of colour on the sea 15

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