ARCHEO MAGAZINE:NOTTI DELL'ARCHEOLOGIA

 

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CONFERENZA ANNO 2003 - REGIONE TOSCANA

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conferenza notti dell archeologia regione toscana anno 2003 elena gennai ­ sonia lami montaione testimone della preistoria nella valdelsa di per sé il termine preistoria indica la storia più antica dell uomo dal momento della sua comparsa intorno a 2,5 milioni di anni fa fino all invenzione della scrittura quando si può iniziare a parlare di storia la scrittura è dunque il confine che separa preistoria e storia la durata dei due periodi è decisamente disuguale se la storia è iniziata da pochi millenni abbiamo alle spalle 2 milioni e mezzo di anni di preistoria eppure abbiamo molte meno informazioni sulla vita dell uomo preistorico che non sugli uomini e sugli eventi della storia ed è proprio l assenza di documenti scritti che non ci permette di conoscere nomi personaggi e vicende dei popoli più antichi quello che l archeologo preistorico può fare e fa è interpretare tutti gli oggetti materiali rinvenuti negli scavi strumenti in pietra oggetti ceramici oggetti d arte resti di strutture come capanne tombe focolari altri specialisti si occupano poi dello studio dei reperti scheletrici umani faunistici cioè resti di animali cacciati allevati o semplicemente vissuti negli stessi luoghi frequentati dall uomo dei pollini fossili dei resti vegetali bruciati e dall interpretazione di tutti questi dati che è possibile ricostruire la vita dei nostri antenati cioè in che ambiente vivevano cosa mangiavano come era organizzata la società o il gruppo la cura che avevano dei defunti possiamo inoltre fare ipotesi ma solo ipotesi sul loro mondo spirituale la balaena montalionis per raccontare la storia della nostra zona partiamo da un momento molto antico un periodo in cui l uomo ancora non esisteva e neppure esistevano le nostre colline parliamo del pliocene inferiore per i geologi il pliocene è l ultimo periodo dell era terziaria per intenderci consideriamo qui un momento che va da circa 10 milioni di anni a circa 3,4 milioni di anni fa e il periodo in cui si è modellata la nostra regione montaione e le sue colline non erano ancora emerse dal mare stavano emergendo per corrugamento gli appennini e si stavano sollevando i sistemi vulcanici della toscana meridionale il resto era tutto mare mare pliocenico fig 1 l introduzione i paragrafi balaena montalionis il paleolitico e le foto nn 6,7,8,9,10,11,16 sono di lami i paragrafi la collezione libica l ambiente geografico il neolitico la preistoria nel territorio di montaione e la foto n 17 sono di gennai l elenco bibliografico dei testi e l elenco bibliografico delle foto sono di gennai e lami il presente lavoro è l elaborazione della relazione tenuta dalle scriventi in occasione della conferenza per la notte dell archeologia organizzata dalla regione toscana tenutasi a montaione il 2 luglio 2003

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fig 1 poco tempo dopo nel pliocene superiore da 3,4 a circa 2 milioni di anni fa iniziò il sollevamento del resto della toscana un sollevamento non uniforme alcune aree si sollevarono di pochi metri altre fino a 900-1000 m che ostacolando il defluire di alcuni corsi d acqua portò gradualmente alla formazione di grossi laghi interni es il lago del valdarno al centro di questi bacini lacustri si depositarono le fanghiglie le argille che oggi conservano i reperti fossili di animali e piante che noi conosciamo e che spesso gli appassionati di paleontologia raccolgono il museo civico di montaione possiede anche una bella collezione di conchiglie fossili che meriterebbe di essere esposta un importante resto paleontologico non più custodito nel museo di montaione ma rinvenuto nel nostro territorio è il cranio di balena ritrovato a casina intorno al 1870 fig 2

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fig 2 il cranio fu raccolto nelle sabbie di gambassi sabbie plioceniche che rappresentano una fase iniziale del pliocene toscano e probabilmente hanno un età superiore ai 4 milioni di anni dunque la balena montalionis è pliocenica ed è probabilmente il più antico balenidae italiano la storia del ritrovamento merita di essere raccontata il cranio fu scoperto da un agricoltore il quale lo tenne in casa propria per due anni finché nel 1873 fu convinto a venderlo per cento lire a carlo major del museo di geologia di firenze questi consegnò l importante reperto al laboratorio di anatomia comparata di pisa e successivamente incaricò dello studio il paleontologo giovanni cappellini il quale rese pubblici i risultati dei suoi studi solo nel 1902 attribuendo a questi resti il nome di balaena montalionis nel 1987 pilleri disse che si trattava di balaenula montalionis poi la tesi di laurea e successiva pubblicazione del dott michelangelo bisconti hanno dimostrato trattarsi di balena i resti oggi conservati presso il museo di storia naturale di calci pisa sono rappresentati da un neurocranio cioè la parte di cranio che contiene il cervello con attaccato un frammento prossimale di mascellare sinistro la balena alla quale appartengono i resti doveva avere una lunghezza tra i 9 ed i 12 m la ricostruzione è stata possibile sulla base di allometrie del sovraoccipitale e l aspetto doveva essere molto simile alla attuale balaena mysticetus cioè la balena della groenlandia fig 3

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fig 3 pur differenziandosene per alcuni aspetti la somma delle larghezze dei due nasali è maggiore della loro lunghezza inoltre la parte anteriore del sovraoccipitale è trasversalmente compressa fino a poco tempo fa le due specie erano considerate strettamente imparentate poi la scoperta di balena ricei ha messo un po in secondo piano la b montalionis a tutt oggi comunque quest ultima è una delle poche specie di balenidi ad essere accettate da tutti a livello mondiale nel museo civico di montaione sono attualmente esposte anche alcune vertebre e coste di b montalionis provenienti dalla fattoria di castelfalfi ma ovviamente si tratta di un ipotetica attribuzione poiché dalle parti ossee in questione non è possibile alcuna determinazione dal racconto di rino salvestrini abbiamo potuto conoscere le circostanze del ritrovamento di questi nuovi reperti fu segnalata al gruppo paleontologico di montaione la presenza di alcuni denti alla fattoria di castelfalfi e alcuni membri del gruppo tra cui lo stesso salvestrini accompagnati del dott mazzini-menotti curatore del museo di mineralogia e paleontologia di firenze si recarono sul luogo a verificare di cosa si trattasse le ossa si trovavano in una fagianaia e fu subito evidente come si trattasse di vertebre e coste non di denti come detto l attribuzione a b montalionis o a qualunque altra specie di cetaceo non è comunque possibile altro esemplare anch esso testimone del pliocene nella nostra zona è la balena di castelfiorentino ritrovata nel 1999 ed oggi conservata in una sala della ex scuola di badia a settimo si tratta in realtà di una balenottera lunga quasi 12 metri più giovane della balena di montaione datando circa 3 milioni di anni pliocene superiore i reperti preistorici del museo la collezione libica nel museo civico di montaione è raccolta una ricca collezione preistorica donata dalla signorina valeria morelli gualtierotti composta di reperti provenienti dal deserto della libia i quali a

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tutt oggi non sono stati oggetto di uno studio approfondito per tale motivo la collezione stessa attende di essere esposta al pubblico la sola pubblicazione esistente al riguardo appartiene a mario fabbri egli stesso si limita a ragguagli sulla provenienza e sull appartenenza cronologica e culturale dei singoli gruppi d oggetti e pone l accento sulla necessità di una ricerca specifica per l intera collezione pertanto a causa di una scarsità d informazioni ma anche della mancanza di una regolare pubblicazione bibliografica sulla ricerca preistorica nel sahara libico l illustrazione che segue vuole essere un excursus a carattere informativo e non specialistico È necessario precisare in ogni modo che notizie sulla preistoria del deserto libico furono pubblicate in alcune bibliografie durante il periodo coloniale la maggior parte delle quali purtroppo ci sono pervenute incomplete mentre molte altre sono andate disperse altre notizie anche importanti si trovano invece nei rapporti militari di quel tempo ai quali però è difficile avere accesso la collezione andò formandosi nel periodo coloniale in seguito a raccolte di superficie effettuate da mario fabbri direttore del museo preistorico di tripoli e dalla signorina valeria morelli gualtierotti durante il loro soggiorno in libia per la maggior parte si è trattato di materiale litico ed in misura minore fittile quale testimonianza di un esistenza dell uomo preistorico in tale territorio le collezioni d oggetti preistorici provenienti dalla libia presenti in italia sono tre una del fabbri una della morelli donata poi al museo e secondo la notizia dataci dal sig salvestrini ex sindaco di montaione ne esisterebbe un altra a milano il passaggio della collezione privata al museo avvenne ufficialmente il 5 luglio 1981 facendo precedere l atto di donazione da una conferenza d inaugurazione l ambiente geografico i reperti sono stati raccolti in più zone sia lungo la costa sia nella zona sud-occidentale del deserto libico propriamente chiamata fezzan al confine con l algeria il fezzan è un piccolo lembo di terra che si colloca nell estrema parte sud-occidentale della libia qui il paesaggio è mutevole perché si passa dalle distese di ciottoli fini chiamate reg alle distese di dune di sabbia chiamate erg a strane formazioni rocciose siamo nel deserto sahariano fig 4

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fig 4 sahara in lingua araba vuol dire grande vuoto ma il sahara attuale è il prodotto di un evoluzione legata al processo di desertificazione che si è sviluppato negli ultimi 5000/4500 anni anche se l origine del fenomeno risale a tempi antichissimi in passato vi fu una vegetazione rigogliosa grandi laghi e fiumi e una fauna selvaggia analogamente a quanto è presente oggi nelle regioni tropicali dell africa fig 5 fig 5

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alla profonda trasformazione del paesaggio contribuirono fenomeni quali l escursione termica il raffreddamento notturno il ruolo svolto dal monsone del golfo di guinea e il fronte polare freddo che cessarono di apportare al sahara le due fonti d umidità dalle quali dipendeva la sua fertilità molte sono le ipotesi proposte fra gli studiosi circa le cause che hanno determinato l evoluzione del clima sahariano senza trovare unanimità sulla questione se tale processo possa rappresentare l apice di un peggioramento climatico o se al contrario questo sia già trascorso a testimonianza di questo paradiso perduto rimangono sia i letti prosciugati dei fiumi sia le conchiglie e le ossa fossili d animali come coccodrilli pesci e ippopotami sia i graffiti e le pitture tracciati dall uomo sulle pareti rocciose e sopravvissuti ai millenni grazie al clima secco nonostante l erosione della sabbia e del vento la collezione del museo di montaione copre tutta la preistoria della libia vi sono rappresentati l intero paleolitico inferiore medio superiore ed il neolitico abbiamo preso in esame alcuni reperti che ci sono sembrati i più indicativi per illustrare l evoluzione culturale di quest area a partire dal periodo più antico fino a quello più recente.

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il paleolitico la storia dell uomo inizia con il nostro più lontano antenato homo l homo habilis siamo nel paleolitico inferiore un periodo lunghissimo che inizia circa 2,5 milioni di anni fa e giunge a circa 120.000 anni fa e che ha visto comparire ed estinguersi più specie di homo homo habilis è appunto il più antico colui che per primo è stato capace di produrre strumenti anche se molto semplici ciottoli cioè pietre arrotondate scheggiate ad una estremità su un solo lato detti choppers o su due lati chopping tools secondo la maggior parte degli antropologi e degli studiosi di preistoria infatti l elemento distintivo di ogni appartenente al genere homo è proprio la capacità di progettare e produrre strumenti per farne un uso anche distanziato nel tempo questo ci contraddistingue da ogni altro animale tuttavia qualche studioso attribuisce i ciottoli scheggiati già agli australopiteci nella collezione libica del museo di montaione è presente un chopping tool proveniente da una piana presso la foce dell wadi mattendusch fezzan nel sahara libico la parola wadi indica un fiume fossile cioè quello che resta del corso di un fiume preistorico ormai secco l wadi mattendusch è un luogo importantissimo quasi una galleria d arte preistorica all aperto il suo letto ormai asciutto si snoda oggi in mezzo ad alte pareti rocciose quelle createsi per l erosione del fiume preistorico coperte da pitture rupestri il chopper fig 6 fig 6 fu ritrovato in una pianura coperta di ciottoli e sassi fluitati che a detta di fabbri era cosparsa da molti altri strumenti di questo tipo sempre secondo fabbri questa pianura doveva essere stata in passato una località ricca di acqua il sahara di allora era ovviamente molto diverso da quello che conosciamo oggi anche se non abbiamo resti di fauna associata ai ciottoli è stato ipotizzato un ambiente decisamente umido ad un momento più recente del paleolitico inferiore appartengono invece i bifacciali in quarzite o amigdale cioè strumenti a forma di mandorla produzione dell homo ergaster africano e dei suoi simili europei h hidelbergensis ed asiatici homo erectus quelli del museo di montaione fig 7

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fig 7 sono stati raccolti in una depressione delle dimensioni di un centinaio di km per 10 km detta zellaf ubicata 11 km a nord della città di sebha nel luogo in cui sono stati trovati ce ne erano centinaia per quanto oggi ne sappiamo h ergaster è stato il primo nostro antenato ad avere lasciato l africa per avventurarsi in asia ed europa ed è lui che per primo ha imparato ad accendere il fuoco anche in questo caso però scoperte future potranno riservare sorprese imprevedibili il sahara era allora una regione di grandi laghi con precipitazioni sufficienti da permettere l esistenza di una vegetazione rigogliosa e di un clima a tendenza quasi fresca la fauna presente era la grande fauna etiopica rinoceronti elefanti ippopotami bufali facoceri bovidi zebre coccodrilli gazzelle.

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il paleolitico medio è invece rappresentato nella collezione del museo di montaione da una notevole quantità di pezzi appartenenti al musteriano i reperti provengono ancora dallo zellaf più esattamente dalle montagne che circondano la pianura dove furono raccolti i bifacciali della collezione si tratta per la maggior parte di strumenti in quarzite ma ne troviamo anche alcuni in selce fig 8 fig 8 possiamo riconoscere nell immagine alcuni raschiatoi ed una punta in quell epoca in europa viveva l uomo di neandertal che però è solo europeo mentre in africa troviamo già homo sapiens arcaico ad una fase leggermente successiva l equivalente cronologico di una parte del paleolitico medio e dell inizio del paleolitico superiore europeo appartengono gli strumenti dell ateriano evoluzione precoce del musteriano detta anche l industria del peduncolo dal momento che fra gli strumenti di questo periodo ve ne sono moltissimi peduncolati diffuso sulla costa africana dal marocco all egitto l ateriano data dai 40.000 ai 22.000 b.p e deriva dal substrato musteriano locale.

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i materiali della collezione del museo provengono da bir-gaan località vicina alla costa libica non lontano dal confine con la tunisia tra gli strumenti tutti in selce patinata si riconoscono alcuni grattatoi anche opposti a punta punte e lame ritoccate nel museo sono presenti anche i tipici strumenti peduncolati che caratterizzano questa fase culturale fig 9 fig 9 il clima della costa doveva essere più umido e fresco dell attuale cominciando a degradarsi intorno a 25.000 anni fa e divenendo molto più arido i resti umani associati agli strumenti dell ateriano sono pochi ma l uomo che ha prodotto questa industria doveva senza dubbio essere un homo sapiens anche se arcaico come mostrano ad esempio i reperti di dar-es-soltane magari un po diverso da noi comunque per molti aspetti già molto simile quasi tutti i materiali esposti al museo e riferibili al paleolitico superiore sono stati raccolti in zone vicine alla costa libica se non addirittura sul litorale sono stati attribuiti dal fabbri a momenti culturali diversi l iberomarusiano che cronologicamente segue immediatamente l ateriano è caratterizzato da strumenti molto piccoli per questo detti del tipo microlitico conservati in notevole quantità nella collezione del museo le lamelle a dorso sono la parte preponderante dell industria la data più antica attribuita dagli studiosi all ibero-marusiano della costa è circa 27.000 anni da oggi 22.000 per altri e la più recente circa 8.000 anni da oggi tale tipo di industria è associato ad homo sapiens di tipo cro-magnon anche il capsiano i cui resti sono molto comuni su tutto il litorale dell africa del nord è ben rappresentato nella collezione del museo e caratterizzato dall abbondante presenza di strumenti in

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selce di notevole esecuzione grattatoi raschiatoi lame ad esempio a rappresentazione di tale industria sono stati scelti alcuni grattatoi due opposti a punte e alcuni raschiatoi fig 10 fig 10 la datazione del capsiano è compresa tra circa 7.500 anni da oggi fino al neolitico tipiche strutture di questo periodo sono i chiocciolai ammassi enormi in cui si mescolano conchiglie di chiocciole a centinaia di migliaia ceneri pietre bruciate resti di pasto ossa manufatti litici e su osso oggetti d arte il neolitico neolitico è il termine utilizzato per designare una nuova fase della preistoria caratterizzata dalla comparsa di tecniche quali l arte della ceramica l inizio dell allevamento degli animali l agricoltura la levigatura della pietra la costruzione di villaggi nel sahara i più antichi insediamenti neolitici sono attribuiti al v millennio a.c circa i primi uomini neolitici quelli che risentivano ancora delle abitudini di vita dei loro immediati predecessori erano pescatori cacciatori e raccoglitori si nutrivano di carne d ippopotamo di pesci di lago di tartarughe ma erano anche produttori di ceramica decorata e precursori dei successivi

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coltivatori neolitici come suggerisce il ritrovamento di impronte di semi nelle loro stazioni insieme ad accette zappe e altri utensili alcuni strumenti litici raccolti vicino alla costa libica appartengono al neolitico di tradizione capsiana questo è il risultato della neolitizzazione in situ del capsiano l industria litica fig 11 fig 11 è associata a frammenti di ceramica e uova di struzzo talvolta decorate con incisioni le uova di struzzo una volta svuotate potevano essere usate come recipienti o anche spezzate e decorate per ricavarne elementi di collane la fauna è ancora quella del precedente ateriano rinoceronti elefanti ippopotami bufali facoceri bovidi zebre coccodrilli mandrie di caprini e antilopi per quanto riguarda la flora all inizio del neolitico sono ancora presenti noce tiglio salice e frassino ben presto questo ambiente si degraderà per far posto ad una vegetazione adatta ad un clima più arido cedro pino d aleppo ginepro olivo lentisco bagolaro flora decisamente più mediterranea una quantità cospicua di reperti è attribuibile al neolitico sahariano tipico della zona del fezzan per quanto riguarda i frammenti di ceramica in mancanza di pubblicazioni al riguardo abbiamo cercato di eseguire una comparazione con l industria fittile proveniente dal tadrart akakus che è la zona più studiata negli ultimi anni quest ultima si trova sempre nel fezzan a confine con l algeria precisamente a sud dell oasi di ghat oggi l akakus è un rilievo montuoso alto 900 metri attraversato da canyon scavati da antichi fiumi fu l ambiente dove si stanziarono questi neolitici pastori e agricoltori allo stesso tempo lasciando sulle pareti di arenaria levigata dal vento la loro storia narrata attraverso le pitture rupestri che rappresentano scene di caccia come quella al muflone fig.15

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fig 15 scene di vita quotidiana come quella della preparazione dell acconciatura dei capelli fig.13

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fig 13 danze rituali scene di animali figg.12 e 14

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