L' isola del giorno prima

 

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l isola del giorno prima umberto eco umberto eco l isola del giorno prima 1 daphne eppure m inorgoglisco della mia umiliazione e poiché a tal privilegio son condannato quasi godo di un aborrita salvezza sono credo a memoria d uomo l unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta così con impenitente concettosità roberto de la grive presumibilmente tra il luglio e l agosto del 1643 da quanti giorni vagava sulle onde legato a una tavola a faccia in giù di giorno per non essere accecato dal sole il collo innaturalmente teso per evitare di bere riarso dal salmastro certamente febbricitante le lettere non lo dicono e lasciano pensare a una eternità ma si dev essere trattato di due giorni al più altrimenti non sarebbe sopravvissuto sotto la sferza di febo come immaginosamente lamenta lui così infermiccio quale si descrive animale nottivago per naturale difetto non era in grado di tenere il conto del tempo ma credo che il mare si fosse calmato subito dopo il fortunale che l aveva sbalzato da bordo dell amarilli e quella sorta di zattera che il marinaio gli aveva disegnato su misura l aveva condotto spinta dagli alisei per un pelago sereno in una stagione in cui a sud dell equatore è un temperatissimo inverno per non moltissime miglia sino a che le correnti l avevano fatto approdare nella baia era notte si era assopito e non si era reso conto che si stava appressando alla nave sino a che con un sussulto la tavola aveva urtato contro la prua della daphne e come alla luce del plenilunio s era accorto di galleggiare sotto un bompresso a filo di un castello di prora da cui pendeva una scaletta di corda non lontano dalla catena dell ancora la scala di giacobbe l avrebbe chiamata padre caspar gli erano tornati in un attimo tutti gli spiriti dev essere stata la forza della disperazione ha calcolato se aveva più fiato per gridare ma la gola era un fuoco secco o per liberarsi dalle corde che l avevano rigato di solchi lividi e tentare l ascesa credo che in questi istanti un morente diventi un ercole che strozza i serpenti nella culla roberto è confuso nel registrare l evento ma bisogna accettare l idea se alla fine era al castello di prora che in qualche modo a quella scala si fosse aggrappato forse è salito un poco alla volta esausto a ogni tratto si è rovesciato oltre la balaustra ha strisciato sul cordame ha trovato aperta la porta del castello e l istinto deve avergli fatto toccare al buio quel barile al cui bordo si è issato per trovarvi una tazza legata a una catenella e ha bevuto quanto poteva crollando poi satollo forse nel pieno senso del termine poiché quell acqua doveva trattenere tanti di quegli insetti annegati da fornirgli cibo e bevanda insieme dovrebbe aver dormito ventiquattr ore è un calcolo appropriato se si è svegliato che era notte ma come rinato dunque era notte di nuovo e non ancora lui ha pensato che fosse notte ancora altrimenti dopo un giorno qualcuno avrebbe pur dovuto trovarlo la luce della luna penetrando dal ponte illuminava quel luogo che si dava a divedere come il cucinotto di bordo col suo paiolo pendulo sopra il forno l ambiente aveva due porte una verso il bompresso l altra sul ponte e alla seconda si era affacciato scorgendo come di giorno i sartiami bene accomodati l argano gli alberi con le vele raccolte pochi cannoni ai sabordi e la sagoma del castello di poppa aveva fatto rumore ma non rispondeva anima viva si era affacciato alle murate e a dritta aveva scorto a circa un miglio il profilo dell isola con le palme della riva agitate dalla brezza 1

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l isola del giorno prima umberto eco la terra formava come un ansa bordata di sabbia che biancheggiava nella pallida oscurità ma come avviene a ogni naufrago roberto non poteva dire se isola fosse o continente aveva barcollato verso l altro bordo e aveva intravisto ma questa volta lontano quasi a filo d orizzonte i picchi di un altro profilo anche quello delimitato da due promontori il resto mare come a dar l impressione che la nave fosse attraccata in una rada in cui era entrata passando per un vasto canale che separava le due terre roberto aveva deciso che se non si trattava di due isole certo si trattava di un isola prospiciente una terra più vasta non credo avesse tentato altre ipotesi visto che non aveva mai saputo di baie così ampie da dar l impressione a chi vi si trovi in mezzo di star di fronte a due terre gemelle così per ignoranza di continenti smisurati aveva colto nel segno una bella vicenda per un naufrago con i piedi sul solido e terraferma a portata di braccio ma roberto non sapeva nuotare entro poco avrebbe scoperto che a bordo non c era nessuna scialuppa e la corrente aveva frattanto allontanato la tavola con cui era arrivato per cui al sollievo per la morte scampata si accompagnava ormai lo sgomento per quella triplice solitudine del mare dell isola vicina e della nave ohé di bordo deve aver tentato di gridare in tutte le lingue che conosceva scoprendosi debolissimo silenzio come se a bordo fossero tutti morti e mai si era espresso lui così generoso di similitudini tanto alla lettera o quasi ma è di questo quasi che vorrei dire e non so da dove iniziare peraltro ho iniziato già un uomo vaga sfinito per l oceano e le acque indulgenti lo gettano su di una nave che pare deserta deserta come se l equipaggio l avesse appena abbandonata perché roberto torna a fatica alla cucina e vi trova una lampada e un acciarino come se l avesse posata il cuoco prima di andare a letto ma accanto al camino ci so no due giacigli sovrapposti vuoti roberto accende la lampada si guarda intorno e trova gran quantità di cibo pesce secco e biscotto appena azzurrato dall umidità che basta una raschiata col coltello salatissimo il pesce ma c è acqua a volontà deve essersi rimesso presto in forza o era in forza quando ne scriveva poiché si diffonde letteratissimo sulle delizie del suo festino mai n ebbe olimpo pari ai suoi banchetti soave ambrosia a me dall imo ponto il mostro a cui la morte ora m è vita ma queste son le cose che roberto scrive alla signora del suo cuore sole della mia ombra luce della mia notte perché il cielo non mi ha depresso in quella tempesta che aveva così fieramente eccitato perché sottrarre al mare ingordo questo mio corpo se poi in questa avara solitudine vieppiù sfortunata orridamente naufragar doveva l anima mia forse se il cielo pietoso non mi invierà soccorso voi non leggerete mai la lettera che ora vi scrivo e arso come una face dalla luce di questi mari io mi farò oscuro agli occhi vostri siccome una selene che troppo ahimè goduto della luce del suo sole a mano a mano che compie il suo viaggio oltre la curva estrema del nostro pianeta derubata del soccorso dei raggi dell astro suo sovrano dapprima si assottiglia a imagine della falce che le recide la vita poi sempre più illanguidita lucerna del tutto si dissolve in quel vasto ceruleo scudo ove l ingegnosa natura forma eroiche imprese ed emblemi misteriosi dei suoi segreti orbato del vostro sguardo sono cieco perché non mi vedete mutolo perché non mi parlate smemorato poiché non mi rammemorate e solo vivo ardente opacità e tenebrosa fiamma vago fantasma che la mia mente configurando sempre uguale in questa avversa pugna di contrari vorrebbe prestare alla vostra salvando la vita in questa lignea rocca in questo fluttuante bastione prigioniero del mare che mi difende dal mare punito dalla clemenza del cielo nascosto in questo imo sarcofago aperto a tutti i soli in questo aereo sotterraneo in questo carcere inespugnabile che mi offre la fuga d ogni lato io dispero di vedervi un giorno signora io vi scrivo come a offrirvi indegno omaggio la rosa sfiorita del mio sconforto eppure m inorgoglisco della mia umiliazione e poiché a tal privilegio son condannato quasi 2

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l isola del giorno prima umberto eco godo di un aborrita salvezza sono credo a memoria d uomo l unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta ma è mai possibile a giudicare dalla data su questa prima lettera roberto si mette a scrivere subito dopo il suo arrivo non appena trova carta e penna nella camera del capitano prima di esplorare il resto della nave eppure avrebbe dovuto impiegar qualche tempo e rimettersi in forze ché era ridotto come un animale ferito o forse è piccola astuzia amorosa innanzitutto cerca di rendersi conto di dove sia capitato poi scrive e finge fosse prima come mai visto che sa suppone teme che queste lettere non arriveranno mai e le scrive solo per suo tormento tormentoso conforto direbbe lui ma cerchiamo di non farci prendere la mano È già difficile ricostruire gesti e sentimenti di un personaggio che certamente arde d amore vero ma non si sa mai se esprima quanto sente o quello che le regole del discorso amoroso gli prescrivevano ma d altra parte che ne sappiamo della differenza tra passione sentita e passione espressa e quale preceda allora stava scrivendo per sé non era letteratura era davvero lì a scrivere come un adolescente che insegue un sogno impossibile rigando la pagina di pianto non per l assenza dell altra già pura immagine anche quand era presente ma per tenerezza di sé innamorato dell amore ci sarebbe di che trarne un romanzo ma di nuovo da dove incominciare io dico che questa prima lettera l ha scritta dopo e prima si è guardato intorno e che cosa abbia visto lo dirà nelle lettere seguenti ma anche qui come tradurre il diario di qualcuno che vuol rendere visibile per metafore perspicaci quello che vede male mentre va di notte con gli occhi malati roberto dirà che agli occhi soffriva dal tempo di quella pallottola che gli aveva strisciato la tempia all assedio di casale e può anche darsi ma altrove suggerisce che gli si siano vieppiù indeboliti a causa della peste roberto era certamente di complessione gracile per quanto ne intuisco anche ipocondriaco se pure con giudizio metà della sua fotofobia doveva esser dovuta a bile nera e metà a qualche forma di irritazione magari acutizzata dai preparati del signor d igby pare certo che il viaggio sull amarilli l avesse compiuto stando sempre sotto coperta visto che quella del fotofobo era se non la sua natura almeno la parte che doveva svolgere per tener d occhio i maneggi nella stiva alcuni mesi tutti al buio o a lume di lucignolo e poi il tempo sul relitto accecato dal sole equatoriale o tropicale che fosse quando approda alla daphne quindi malato o no odia la luce passa la prima notte nella cucina si rianima e tenta una prima ispezione la seconda notte e poi le cose vanno quasi da sé il giorno gli fa spavento non solo gli occhi non lo sopportano ma le scottature che doveva avere sul dorso e si rintana la bella luna che descrive in quelle notti lo rinfranca di giorno il cielo è come dappertutto di notte scopre nuove costellazioni eroiche imprese ed emblemi misteriosi appunto è come trovarsi a teatro si convince che quella sarà la sua vita per lungo tempo e forse sino a morte ricrea la sua signora sulla carta per non perderla e sa di non aver perso molto più di quanto già non avesse a questo punto si rifugia nelle sue veglie notturne come in un utero materno e a maggior ragione decide di sfuggire il sole forse aveva letto di quei risurgenti d ungheria di livonia o di valacchia che si aggirano inquieti tra il tramonto e l alba per poi nascondersi nei loro avelli al canto del gallo la parte poteva sedurlo roberto dovrebbe aver iniziato il suo censimento nella seconda sera ormai aveva gridato abbastanza per essere sicuro che non ci fosse nessuno a bordo ma e ne temeva avrebbe potuto trovar dei cadaveri qualche segno che giustificasse quell assenza si era mosso con circospezione e dalle lettere è difficile dire in che direzione nomina in modo impreciso la nave le sue parti e gli oggetti di bordo alcuni gli sono familiari e li ha sentiti menzionare dai marinai altri ignoti e li descrive per quel che gli appaiono ma anche gli oggetti noti e segno che sull amarilli la ciurma doveva essere fatta di avanzi dei sette mari li doveva aver sentiti indicare 3

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l isola del giorno prima umberto eco da uno in francese dall altro in olandese dall altro in inglese cosi dice talora staffe come doveva avergli insegnato il dottor byrd per balestriglia si fa fatica a capire come fosse una volta sul castello di poppa o sul cassero e un altra sul gagliardo da dietro che è francesismo per dir la stessa cosa usa sabordi e glielo concedo volentieri perché mi ricorda i libri di marineria che si leggevano da ragazzi parla di parrocchetto che per noi è una vela di trinchetto ma siccome per i francesi perruche è la vela di belvedere che sta sull albero di mezzana non si sa a cosa alluda quando dice che stava sotto alla parrucchetta per non dire che talora chiama l albero di mezzana anche artimone alla francese ma allora che cosa intenderà mai quando scrive mizzana che per i francesi è il trinchetto ma ahimè non per gli inglesi per cui il mizzenmast è la mezzana come dio comanda e quando parla di gronda probabilmente sta riferendosi a quello che noi diremmo un ombrinale tanto che prendo una decisione cercherò di decifrare le sue intenzioni e poi userò i termini che ci sono più familiari se mi sbaglio pazienza la storia non cambia detto questo stabiliamo che quella seconda notte dopo aver trovato una riserva di cibo in cucina roberto procedette in qualche modo sotto la luna alla traversata del ponte ricordando la prua e i fianchi bombati vagamente intravisti la notte prima giudicando dal ponte snello dalla forma del gagliardo e dalla poppa stretta e rotonda e paragonando con l amarilli roberto ne concluse che anche la daphne era un fluyt olandese o flauto o flûte o fluste o flyboat o fliebote come variamente si chiamavano quelle navi da commercio e di media stazza solitamente armate con una decina di cannoni a scarico di coscienza in caso di un attacco di pirati e che a quelle dimensioni potevano governarsi con una dozzina di marinai e imbarcar molti passeggeri in più se si rinunciava alle comodità già scarse stivando giacigli sino a inciamparci dentro e via gran moria per miasmi d ogni tipo se non c erano buglioli a sufficienza un flauto dunque ma più grande dell amarilli con il ponte ridotto quasi a una sola griglia come se il capitano fosse stato ansioso di imbarcar acqua a ogni cavallone troppo vivace in ogni caso che la daphne fosse un flauto era un vantaggio roberto poteva muoversi con una certa conoscenza della disposizione dei luoghi per esempio avrebbe dovuto esserci al centro della coperta la grande scialuppa capace di contenere l equipaggio al completo e che non ci fosse lasciava credere che l equipaggio fosse altrove ma questo non tranquillizzava roberto un equipaggio non lascia mai la nave incustodita e in balia del mare anche se ancorata con le vele raccolte in una baia tranquilla quella sera aveva puntato subito oltre il quartiere di poppa aveva aperto la porta del castello con ritegno come se dovesse chiedere permesso a qualcuno accanto alla barra del timone la bussola gli disse che il canale tra le due terre si stendeva da sud a nord poi si era ritrovato in quello che oggi chiameremmo il quadrato una sala a forma di l e un altra porta lo aveva immesso nella camera del capitano col suo ampio finestrone sopra il timone e gli accessi laterali alla galleria sull amarilli la camera di comando non faceva tutt uno con quella dove il capitano dormiva mentre qui pareva che si fosse cercato di risparmiare spazio per far posto a qualcosa d altro e infatti mentre alla sinistra del quadrato si aprivano due camerini per due ufficiali a destra era stato ricavato un altro ambiente quasi più ampio di quello del capitano con una cuccetta modesta al fondo ma disposto come un luogo di lavoro il tavolo era ingombro di mappe che parvero a roberto più di quelle che una nave usa per la navigazione sembrava quello il posto di lavoro di uno studioso con le carte stavano variamente disposti dei cannocchiali un bel notturlabio in rame che emanava bagliori fulvi come se fosse in sé una sorgente di luce una sfera armillare fissata al piano del tavolo altri fogli ricoperti di calcoli e una pergamena con disegni circolari in nero e in rosso che riconobbe per averne viste copie sull amarilli ma di più vile fattura come una riproduzione delle eclissi lunari del regiomontano era tornato nella camera di comando uscendo sulla galleria si poteva vedere l isola si poteva scriveva roberto fissar con occhi di lonza il suo silenzio insomma l isola era là come prima 4

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l isola del giorno prima umberto eco doveva essere arrivato sulla nave quasi nudo ritengo che per prima cosa bruttato com era dalla salsedine marina si sia lavato in cucina senza chiedersi se quell acqua fosse l unica a bordo e poi abbia trovato in un cofano un bell abito del capitano quello da conservarsi per lo sbarco finale forse si è persino pavoneggiato nella sua tenuta di comando e calzare stivali dev essere stato un modo di sentirsi nuovamente nel suo elemento solo a quel punto un onest uomo propriamente abbigliato e non un naufrago emaciato può prendere ufficialmente possesso di una nave abbandonata e non avvertire più come violazione bensì come diritto il gesto che roberto fece cercò sul tavolo e scoprì aperto e come lasciato interrotto accanto alla penna d oca e al calamaio il libro di bordo dal primo foglio apprese subito il nome della nave ma per il resto era una sequenza incomprensibile di arker passer sterre-ky-ker roer e poco gli giovò sapere che il capitano era fiammingo tuttavia l ultima linea recava la data di qualche settimana prima e dopo poche parole incomprensibili campeggiava sottolineata una espressione in latino pestis quae dicitur bubonica ecco una traccia un annuncio di spiegazione a bordo della nave era scoppiata una epidemia questa notizia non inquietò roberto la sua peste l aveva avuta tredici anni prima e tutti sanno che chi ha avuto il morbo ha acquisito una sorta di grazia come se quella serpe non osasse introdursi per la seconda volta nei lombi di chi l aveva domata una prima d altra parte quell accenno non spiegava gran che e lasciava spazio per altre inquietudini sia pure erano morti tutti ma allora si sarebbero dovuti trovare sparsi scompostamente sul ponte i cadaveri degli ultimi ammesso che questi avessero dato pietosa sepoltura in mare ai primi c era la mancanza della scialuppa gli ultimi o tutti si erano allontanati dalla nave che cosa fa di una nave di appestati un luogo di invincibile minaccia topi forse parve a roberto di interpretare nella scrittura ostrogotica del capitano una parola come rottnest rattaccio topo da chiavica e si era subito voltato alzando la lucerna pronto a scorgere qualcosa scivolare lungo le pareti e a udire lo squittire che gli aveva gelato il sangue sull amarilli con un brivido ricordò una sera che un essere peloso gli aveva sfiorato il volto mentre stava prendendo sonno e il suo grido di terrore aveva fatto accorrere il dottor byrd tutti poi lo avevano deriso anche senza la peste su di una nave ci sono tanti topi quanti uccelli in un bosco e coi topi occorre aver dimestichezza se si vuole correre i mari ma almeno nel castello di topi nessun sentore forse si erano radunati nella sentina coi loro occhi rosseggianti nel buio in attesa di carne fresca roberto si disse che se c erano bisognava saperlo subito se erano topi normali e in numero normale si poteva convivere e che altro potevano essere d altra parte se lo chiese e non volle rispondersi roberto trovò uno schioppo uno spadone e un coltellaccio era stato soldato lo schioppo era uno dei quei caliver come dicevano gli inglesi che si poteva puntare senza forcella si assicurò che l acciarino fosse in ordine più per sentir confidenza che per progetto di sbaragliare una torma di topi a pallettoni e infatti si era anche infilato alla cintola il coltello che coi topi serve a poco aveva deciso di esplorare lo scafo da prora a poppa tornato al cucinotto da una scaletta che scendeva a ridosso della staffa del bompresso era penetrato nel pagliolo o dispensa credo dove erano state ammassate derrate per una lunga navigazione e poiché non potevano essersi conservate per tutta la durata del viaggio l equipaggio aveva appena fatto rifornimento su di una terra ospitale c erano ceste di pesce affumicato da non molto e piramidi di noci di cocco e barili di tuberi di forma ignota ma dall aspetto commestibile e visibilmente capaci di sopportare una lunga conservazione e poi frutti di quelli che roberto aveva visto apparire a bordo dell amarilli dopo i primi approdi a terre tropicali anche quelli resistenti alle usure delle stagioni irti di spini e squame ma dal profumo pungente che prometteva carnosità ben difese umori zuccherini nascosti e da qualche prodotto delle isole dovevano essere state tratte quelle sacche di farina grigia dall odore di tufo con cui probabilmente erano stati cotti anche dei pani che all assaggio ricordavano quei bitorzoli insipidi che gli indiani del nuovo mondo chiamavano patate 5

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l isola del giorno prima umberto eco sul fondo vide anche una decina di bariletti con la spina spillò dal primo ed era acqua non ancor imputridita anzi raccolta di recente e trattata con lo zolfo per conservarla più a lungo non era molta ma calcolando che anche i frutti lo avrebbero dissetato avrebbe potuto trattenersi a lungo sulla nave eppure queste scoperte che dovevano fargli intendere che sulla nave non sarebbe morto d inedia lo inquietavano ancor più come del resto avviene agli spiriti melanconici a cui ogni avviso di fortuna è promessa di infauste conseguenze naufragare su una nave deserta è già un caso innaturale ma se almeno la nave fosse stata abbandonata dagli uomini e da dio come relitto impraticabile senza oggetti di natura o d arte che la rendessero appetibile ostello questo sarebbe stato nell ordine delle cose e delle cronache dei naviganti ma trovarla così disposta come per un ospite gradito e atteso come un offerta insinuante questo incominciava a sapere di zolfo ben più dell acqua a roberto vennero in mente varie favole che gli raccontava la nonna e altre in più bella prosa che venivano lette nei salotti parigini dove principesse smarrite nel bosco entrano in una rocca e trovano camere sontuosamente arredate con letti e baldacchini e armadi pieni di vesti lussuose o addirittura tavole imbandite e si sa l ultima sala avrebbe riservato la rivelazione sulfurea della mente maligna che aveva teso il calappio aveva toccato una noce di cocco alla base del cumulo aveva turbato l equilibrio dell insieme e quelle forme setolose erano precipitate a valanga come ratti che avessero atteso taciti al suolo o come i pipistrelli s impiccano a rovescio alle travi di un soffitto pronti ora a salirgli lungo il corpo e annusargli il volto salato di sudore bisognava assicurarsi che di incantesimo non si trattasse roberto aveva imparato in viaggio cosa si fa con i frutti d oltremare usando il coltellaccio come una scure aprì d un solo colpo una noce bevve il liquido fresco poi frantumò il guscio rosicchiò la manna che si celava sotto la scorza era tutto così soavemente buono che l impressione d insidia si accrebbe forse si disse era già preda dell illusione gustava noci e stava addentando roditori già ne stava assorbendo la quiddità entro poco le sue mani si sarebbero fatte sottili artigliose e adunche il suo corpo si sarebbe coperto di una lanugine inacidita la sua schiena si sarebbe piegata ad arco e sarebbe stato accolto nella sinistra apoteosi degli ispidi abitanti di quella barca di acheronte ma e per finire con la prima notte altro avviso d orrore doveva sorprendere l esploratore come se il rovinio dei cocchi avesse risvegliato creature dormienti udì venire oltre il tramezzo che separava la dispensa dal resto del sottoponte se non uno squittire un pigolare un ciangottare un ruspare di zampe dunque l insidia c era esseri della notte tenevano convegno in qualche covolo roberto si chiese se schioppo alla mano doveva affrontare subito quell armageddon il cuore gli tremava si accusò di viltà si disse che o quella notte o un altra prima o poi avrebbe dovuto far fronte a coloro tergiversò risali sul ponte e per fortuna intravide l alba che già sbavava cerea sul metallo dei cannoni sino ad allora accarezzato dai riflessi lunari stava sorgendo il giorno si disse con sollievo ed era suo dovere fuggirne la luce come un risurgente d ungheria attraversò di corsa la coperta per tornare al castello di poppa entrò nella camera ormai sua barricò chiuse le uscite sulla galleria si mise le armi a portata di mano e si apprestò a dormire per non vedere il sole carnefice che taglia con l ascia dei suoi raggi il collo all ombre agitato sognò il suo naufragio e lo sognò da uomo d ingegno per cui anche nei sogni e soprattutto in quelli bisogna fare in modo che le proposizioni abbelliscano il concetto che i rilievi lo ravvivino le misteriose connessioni lo rendano denso profondo le considerazioni elevato le enfasi dissimulato le allusioni e le trasmutazioni sottile immagino che a quei tempi e su quei mari fossero più le navi che naufragavano che quelle che tornavano in porto ma a chi accadeva per la prima volta l esperienza doveva esser fonte d incubi ricorrenti che l abitudine a ben concepire doveva rendere pittoreschi come un ultimo giudizio 6

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l isola del giorno prima umberto eco sin dalla sera prima l aria si era come ammalata di catarro e pareva che l occhio del cielo pregno di lacrime già non riuscisse più a sostener la vista della distesa delle onde il pennello della natura aveva ormai scolorito la linea dell orizzonte e abbozzava lontananze di provincie indistinte roberto le cui viscere già vaticinavano l imminente tremoto si butta sul giaciglio cullato ormai da una nutrice di ciclopi si assopisce tra sogni irrequieti di cui sogna nel sogno di cui dice e cosmopea di stupori accoglie in grembo si sveglia al baccanale dei tuoni e alle urla dei marinai poi fiotti d acqua gli invadono il giaciglio il dottor byrd si affaccia correndo e gli grida di portarsi sul ponte e di tenersi bene aggrappato a qualsiasi cosa stia per un poco più ferma di lui sul ponte confusione lamenti e corpi come sollevati dalla mano divina scaraventati in mare per un poco roberto si afferra alla vela di contramezzana credo di capire sino a che questa si lacera rotta da saette il pennone si dà a emulare la curva corsa delle stelle e roberto viene fiondato ai piedi dell albero di maestra quivi un marinaio di buon cuore che si era legato all albero non potendo fargli posto gli getta una corda e gli grida di legarsi a una porta scardinata sin lì dal castello e buon fu per roberto che la porta con lui parassita scivolasse poi contro il balaustro perché nel frattempo l albero si spezza a metà e un antenna piomba a spaccare in due la testa dell adiuvante da una breccia della murata roberto vede o sogna di aver visto cicladi d ombre accumulate a lampi che scorrono errando per i campi ondosi il che mi pare un consentir troppo al gusto della citazione preziosa ma tant è l amarilli si inclina dalla parte del naufrago pronto al naufragio e roberto con la sua tavola scivola in un abisso sopra il quale egli scorge scendendo l oceano che libero ascende a simular dirupi nel deliquio dei cigli vede sorger piramidi cadute si ritrova acquorea cometa che fugge lungo l orbita di quel turbine d umidi cieli mentre ogni flutto lampeggia con lucida incostanza qui si curva un vapore qua un vortice gorgoglia e apre un fonte fascini di meteore impazzite fan controcanto all aria sediziosa e rotta in tuoni il cielo è un alternarsi di luci remotissime e rovesci di tenebra e roberto dice di aver visto alpi spumose entro lubrici solchi che hanno le schiume trasformate in messi e cerere fiorita tra zaffiri riflessi e a tratti un precipitare di ruggenti opali come se la tellurica figlia proserpina avesse preso il comando esiliando la frugifera madre e tra belve che gli mugghiano errando d intorno mentre ribollono i salsi argenti in procelloso affanno roberto a un tratto cessa di ammirar lo spettacolo di cui diventa insensibile attore tramortisce e nulla più sa di sé solo dopo supporrà sognando che la tavola per pietoso decreto o per istinto di cosa natante si adegui a quella giga e com era discesa naturalmente risalga acquetandosi in una lenta sarabanda poi che nella collera degli elementi si sovvertono anche le regole di ogni urbana sequenza di danze e con sempre più vaste perifrasi l allontani dall umbilico della giostra ove invece sprofonda trottola versipelle nelle mani dei figli di eolo la sventurata amarilli bompresso al cielo e con essa ogni altra anima vivente nella sua stiva l ebreo destinato a trovare nella gerusalemme celeste la gerusalemme terrena che non avrebbe mai più raggiunto il cavaliere maltese per sempre separato dall isola escondida il dottor byrd coi suoi accoliti e finalmente sottratto dalla natura benigna ai conforti dell arte medica quel povero cane infinitamente ulcerato di cui peraltro non ho ancora avuto modo di dire perché roberto ne scriverà solo più tardi ma insomma presumo che il sogno e la tempesta avessero reso il sonno di roberto abbastanza suscettibile da limitarlo a un tempo brevissimo a cui doveva succedere una veglia bellicosa infatti egli accettando l idea che fuori fosse giorno riconfortato dal fatto che poca luce penetrasse dai finestroni opachi del castello e fidando di poter discendere nel sottoponte da qualche scaletta interna si fece animo riprese le armi e andò con temerario timore a scoprir l origine di quei suoni notturni o meglio non va subito chiedo venia ma è roberto che nel raccontare alla signora si contraddice segno che non racconta per filo e per segno quello che gli è accaduto ma cerca di 7

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l isola del giorno prima umberto eco costruire la lettera come un racconto meglio come brogliaccio di quello che potrebbe diventare lettera e racconto e scrive senza decidere che cosa poi sceglierà disegna per così dire i pezzi della sua scacchiera senza stabilire subito quali muovere e come disporli in una lettera dice di essere uscito per avventurarsi sotto coperta ma in un altra scrive che appena svegliato dal chiarore mattinale fu colpito da un lontano concerto erano suoni che provenivano certamente dall isola dapprima roberto ebbe l immagine di una torma d indigeni che stessero accalcandosi su lunghe canoe per abbordar la nave e strinse lo schioppo poi il concerto gli parve meno battagliero era l alba il sole non colpiva ancora i vetri si portò nella galleria avvertì l odore del mare scostò di poco il battente della finestra e con gli occhi socchiusi tentò di fissare la riva sull amarilli dove di giorno non usciva sul ponte roberto aveva sentito i passeggeri raccontare di aurore infuocate come se il sole fosse impaziente di dardeggiare il mondo mentre ora vedeva senza lacrimare colori pastello un cielo spumeggiante di nuvole scure appena sfrangiate di perlaceo mentre una sfumatura un ricordo di rosa stava salendo dietro l isola che pareva colorata di turchino su una carta ruvida ma quella tavolozza quasi nordica gli bastava per capire che quel profilo che gli era parso omogeneo nella notte era dato dai contorni di una collina boschiva che si arrestava con rapido declivio su una fascia costiera coperta d alberi di alto fusto sino alle palme che facevano corona alla spiaggia bianca lentamente la sabbia si faceva più luminosa e lungo i bordi si scorgevano ai lati come dei grandi ragni imbalsamatisi mentre stavano muovendo i loro arti scheletrici nell acqua roberto li intese da lontano quali vegetali ambulanti ma in quel momento il riflesso ormai troppo vivo della sabbia lo fece ritrarre scoprì che là dove gli occhi gli venivan meno l udito non poteva tradirlo e all udito si affidò rinchiudendo quasi del tutto il battente e porgendo orecchio ai rumori che venivano da terra pure abituato alle albe della sua collina capì che per la prima volta in vita sua sentiva davvero cantare gli uccelli e in ogni caso mai tanti e tanto vari ne aveva udito a migliaia salutavano il levar del sole gli parve di riconoscere tra grida di pappagalli l usignolo il merlo la calandra un numero infinito di rondini e persino il rumore acuto della cicala e del grillo chiedendosi se davvero udisse animali di quelle specie o non qualche loro germano degli antipodi l isola era lontana eppure ebbe l impressione che quei suoni trascinassero un sentore di fiori d arancio e di basilico come se l aria per tutta la baia fosse impregnata di profumo e d altra parte il signor d igby gli aveva raccontato come nel corso di uno dei suoi viaggi avesse riconosciuto la vicinanza della terra da un sorvolare d atomi odorosi trasportati dai venti ma mentre annusando tendeva l orecchio a quella moltitudine invisibile come se dai merli di un castello o dalle feritoie di un bastione guardasse un armata che vociferando si disponeva ad arco tra il digradar della collina la pianura antistante e il fiume che proteggeva le mura provò l impressione di avere già visto quello che udendo immaginava e di fronte all immensità che lo stringeva d assedio si sentì assediato e quasi gli venne l istinto di puntare lo schioppo era a casale e di fronte a lui si stendeva l armata spagnola col suo rumore di carriaggi il cozzar delle armi le voci tenorili dei castigliani il vociare dei napoletani l aspro grugnito dei lanzichenecchi e sullo sfondo qualche suono di tromba che perveniva ovattato e i colpi attutiti di qualche tiro d archibugio cloc pof taa-pum come i mortaretti di una festa patronale quasi la sua vita si fosse svolta tra due assedi l uno immagine dell altro con la sola differenza che ora al congiungersi di quel cerchio di due lustri abbondanti il fiume era troppo largo e circolare anch esso così da rendere impossibile ogni sortita roberto rivisse i giorni di casale 8

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l isola del giorno prima umberto eco 2 di quel ch è accaduto in monferrato roberto lascia capire assai poco dei suoi sedici anni di vita prima di quella estate del 1630 cita episodi del passato solo quando gli paiono esibire qualche connessione con il suo presente sulla daphne e il cronista della sua cronaca riottosa deve spiare tra le pieghe del discorso a seguire i suoi vezzi apparirebbe come un autore che per dilazionare lo svelamento dell omicida concede al lettore solo scarsi indizi e così rubo accenni come un delatore i pozzo di san patrizio erano una famiglia di piccola nobiltà che possedeva la vasta tenuta della griva ai confini dell alessandrino a quei tempi parte del ducato di milano e quindi territorio spagnolo ma che per geografia politica o disposizione d animo si riteneva vassalla del marchese del monferrato il padre che parlava in francese con la moglie in dialetto con i contadini e in italiano con gli stranieri con roberto si esprimeva in modi diversi a seconda che gli insegnasse un colpo di spada o lo portasse a cavalcare per i campi bestemmiando sugli uccelli che gli rovinavano il raccolto per il resto il ragazzo passava il suo tempo senza amici fantasticando di terre lontane quando si aggirava annoiato per le vigne di falconeria se cacciava rondoni di lotte con il drago se giocava coi cani di tesori nascosti mentre esplorava le stanze del loro castelletto o castellaccio che fosse gli accendevano queste vagabondaggini della mente i romanzi e i poemi cavallereschi che trovava impolverati nella torre meridionale dunque ineducato non era e aveva persino un precettore sia pure stagionale un carmelitano che si diceva avesse viaggiato in oriente dove mormorava segnandosi la madre insinuavano si fosse fatto musulmano una volta all anno arrivava alla tenuta con un servo e quattro muletti carichi di libri e altri scartafacci e veniva ospitato per tre mesi che cosa insegnasse all allievo non so ma quando è arrivato a parigi roberto faceva la sua figura e comunque apprendeva sveltamente quel che udiva di questo carmelitano si sa una cosa sola e non è un caso che roberto ne faccia cenno un giorno il vecchio pozzo si era tagliato pulendo una spada e vuoi che l arma fosse arrugginita vuoi che si fosse lesa una parte sensibile della mano o delle dita la ferita gli dava forti dolori allora il carmelitano aveva preso la lama l aveva cosparsa di una polvere che teneva in una scatoletta e subito il pozzo aveva giurato di avvertire sollievo fatto sta che il giorno dopo la piaga si stava già cicatrizzando il carmelitano si era compiaciuto per lo stupore di tutti e aveva detto che il segreto di quella sostanza gli era stato rivelato da un arabo e si trattava di un medicamento ben più potente di quello che gli spagirici cristiani chiamavano unguentum armarium quando gli avevano domandato perché mai la polvere non andasse posta sulla ferita bensì sulla lama che l aveva prodotta aveva risposto che così agisce la natura tra le cui forze più forti vi è la simpatia universale che governa le azioni a distanza e aveva aggiunto che se la cosa poteva apparire difficile da credere non v era che da pensare al magnete il quale è una pietra che attira a sé la limatura di metallo o alle grandi montagne di ferro che coprono il nord del nostro pianeta le quali attirano l ago della bussola e così l unguento armario saldamente aderendo alla spada attirava quelle virtù del ferro che la spada aveva lasciato nella ferita e ne impedivano la guarigione qualsiasi creatura che nella propria fanciullezza sia stata testimone di tanto non può che rimanerne segnata per tutta la vita e vedremo presto come il destino di roberto sia stato deciso dalla sua attrazione verso il potere attrattivo di polveri e unguenti d altra parte non è questo l episodio che abbia maggiormente marcato l infanzia di roberto ve n è un altro e a parlar propriamente non è un episodio ma una sorta di ritornello di cui il ragazzo aveva serbato sospettosa memoria dunque pare che il padre che certamente era affezionato a quel figlio anche se lo trattava con la rudezza taciturna propria degli uomini di quelle terre talora e proprio nei suoi primi cinque anni di vita lo sollevasse da terra e gli gridasse fieramente tu sei il mio primogenito nulla di strano invero tranne un veniale 9

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l isola del giorno prima umberto eco peccato di ridondanza visto che roberto era figlio unico se non fosse che crescendo roberto aveva iniziato a ricordare o si era convinto di ricordare che a quelle manifestazioni di gioia paterna il volto della madre si atteggiava tra inquietudine e letizia come se il padre facesse bene a dir quella frase ma il sentirla ripetere le risvegliasse un ansia già sopita l immaginazione di roberto aveva a lungo saltabellato intorno al tono di quella esclamazione concludendone che il padre non la pronunciava come se fosse un ovvio asserto bensì una inedita investitura enfatizzando quel tu come se volesse dire tu e non un altro sei il mio figlio primogenito non un altro o non quell altro nelle lettere di roberto appare sempre qualche riferimento a un altro che lo ossessiona e l idea sembra essergli nata proprio allora quando egli si era convinto e di che poteva strologare un bambino perso tra torrioni pieni di pipistrelli vigne lucertole e cavalli imbarazzato a trattare coi contadinotti che gli erano impari coetanei e che se non ascoltava alcune favole della nonna ascoltava quelle del carmelitano che da qualche parte si aggirasse un altro irriconosciuto fratello il quale doveva essere d indole cattiva se il padre lo aveva ripudiato roberto era prima troppo piccolo e poi troppo pudico per domandarsi se questo fratello gli fosse tale per parte di padre o per parte di madre e in entrambi i casi su uno dei genitori si sarebbe stesa l ombra di un fallo antico e imperdonabile era un fratello in qualche modo forse sovrannaturale era certamente colpevole della ripulsa che aveva subito e per questo certamente odiava lui roberto il prediletto l ombra di questo fratello nemico che purtuttavia avrebbe voluto conoscere per amarlo e farsi amare aveva turbato le sue notti di fanciullo più tardi adolescente sfogliava in biblioteca vecchi volumi per trovarvi nascosto che so un ritratto un atto del curato una confessione rivelatrice si aggirava per i sottotetti aprendo vecchi cassoni pieni di abiti dei bisnonni ossidate medaglie o un pugnale moresco e si soffermava a interrogare con le dita perplesse camiciole di tela fina che avevano certamente avvolto un infante ma chissà se anni o secoli prima a poco a poco a questo fratello perduto aveva dato anche un nome ferrante e aveva preso ad attribuirgli piccoli crimini di cui veniva accusato a torto come il furto di un dolce o l indebita liberazione di un cane dalla sua catena ferrante favorito dalla sua cancellazione agiva alle sue spalle e lui si copriva dietro ferrante anzi a poco a poco l abitudine d incolpare il fratello inesistente di ciò che lui roberto non poteva aver fatto si era trasformata nel vezzo di addebitargli anche quello che roberto aveva fatto davvero e di cui si pentiva non che roberto dicesse agli altri una bugia è che prendendosi in silenzio e con un groppo di lacrime la punizione per i propri illeciti riusciva a convincersi della propria innocenza e a sentirsi vittima di un sopruso una volta per esempio roberto per provare un ascia nuova che il fabbro aveva appena consegnato in parte anche per ripicco di non so quale ingiustizia che riteneva di aver subito aveva abbattuto un alberello da frutto che il padre aveva da poco piantato con grandi speranze per le stagioni a venire quando si era reso conto della gravità della sua scioccaggine roberto ne aveva configurato conseguenze tremende come minimo una vendita ai turchi che lo facessero remare a vita sulle loro galere e si disponeva a tentare la fuga e a finir la sua vita come bandito sulle colline alla ricerca di una giustificazione si era convinto in breve che a tagliar l albero era stato certamente ferrante ma il padre scoperto il delitto aveva radunato tutti i ragazzi della tenuta e aveva detto che per evitare la sua ira indiscriminata il colpevole avrebbe fatto meglio a confessare roberto si era sentito pietosamente generoso se avesse incolpato ferrante il poveretto avrebbe subito un nuovo ripudio in fondo l infelice faceva il male per colmare il suo abbandono di orfano offeso dallo spettacolo dei suoi genitori che colmavano un altro di carezze aveva fatto un passo avanti e tremando di paura e di fierezza aveva detto che non voleva che nessun altro fosse incolpato al suo posto l affermazione anche se non lo era era stata presa per una confessione il padre arricciandosi i baffi e guardando la madre aveva detto tra molti burberi raschiamenti di gola che certamente il crimine era gravissimo e la punizione inevitabile ma non poteva non apprezzare che il giovane signor della griva facesse onore alle tradizioni della famiglia e che così deve sempre comportarsi un gentiluomo anche se ha solo otto anni poi aveva sentenziato 10

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l isola del giorno prima umberto eco che roberto non avrebbe partecipato alla visita di mezz agosto ai cugini di san salvatore che era certamente punizione penosa a san salvatore c era quirino un vignaiolo che sapeva issare roberto su di un fico di altezza vertiginosa ma certamente meno delle galere del soldano a noi la storia pare semplice il padre è fiero di avere un rampollo che non mente guarda la madre con malcelata soddisfazione e punisce in modo blando tanto per salvare le apparenze ma roberto su questo avvenimento ebbe a ricamare a lungo giungendo alla conclusione che padre e madre certamente avevano intuito che il colpevole era ferrante avevano apprezzato il fraterno eroismo del figlio prediletto e si erano sentiti sollevati di non dover mettere a nudo il segreto della famiglia forse sono io che ricamo su scarsi indizi ma è che questa presenza del fratello assente avrà un peso in questa storia di quel gioco puerile ritroveremo tracce nel comportamento di roberto adulto o almeno di roberto al momento in cui lo troviamo sulla daphne in un frangente che a dire il vero avrebbe imbrigato chiunque in ogni caso divago dobbiamo ancora stabilire come roberto arrivi all assedio di casale e qui conviene dar via libera alla fantasia e immaginare come possa essere accaduto alla griva le notizie non arrivavano con molta tempestività ma da almeno due anni si sapeva che la successione al ducato di mantova stava provocando molti guai al monferrato e un mezzo assedio c era già stato in breve ed è una storia che altri ha già raccontato sia pure in modo più frammentario del mio nel dicembre 1627 moriva il duca vincenzo ii mantova e intorno al letto di morte di questo dissoluto che non aveva saputo far figli si era celebrato un balletto di quattro pretendenti dei loro agenti e dei loro protettori vince il marchese di saintcharmont che riesce a convincere vincenzo che l eredità spetta a un cugino di ramo francese carlo di gonzaga duca di nevers il vecchio vincenzo tra un rantolo e l altro fa o lascia che il nevers sposi di gran fretta sua nipote maria gonzaga e spira lasciandogli il ducato ora il nevers era francese e il ducato che ereditava comprendeva anche il marchesato del monferrato con la sua capitale casale la fortezza più importante dell italia del nord situato com era tra il milanese spagnolo e le terre dei savoia il monferrato consentiva il controllo del corso superiore del po dei transiti tra le alpi e il sud della strada tra milano e genova e si inseriva come un cuscinetto tra la francia e la spagna nessuna delle due potenze potendo fidarsi di quell altro cuscinetto che era il ducato di savoia dove carlo emanuele i stava facendo un gioco che sarebbe longanime definire doppio se il monferrato andava al nevers era come se andasse a richelieu ed era quindi ovvio che la spagna preferisse che andasse a qualcun altro diciamo il duca di guastalla a parte il fatto che aveva qualche titolo alla successione anche il duca di savoia siccome però un testamento c era e designava il nevers agli altri pretendenti rimaneva solo da sperare che il sacro e romano imperatore germanico di cui il duca di mantova era formalmente feudatario non ratificasse la successione gli spagnoli erano però impazienti e nell attesa che l imperatore prendesse una decisione casale era già stata assediata una prima volta da gonzalo de córdoba e ora per la seconda volta da un imponente armata di spagnoli e imperiali comandata dallo spinola la guarnigione francese si disponeva a resistere nell attesa di una armata francese di soccorso ancora impegnata al nord che dio sa se sarebbe arrivata in tempo le vicende erano più o meno a questo punto quando il vecchio pozzo a metà aprile radunò davanti al castello i più giovani dei suoi famigli e i più svegli dei suoi contadini distribuì tutte le armi che c erano nella tenuta chiamò roberto e fece a tutti questo discorso che doveva essersi preparato durante la notte gente state a sentire questa nostra terra della griva ha sempre pagato tributo al marchese del monferrato che da un po è come se fosse il duca di mantova il quale è diventato il signor di nevers e a chi viene a dirmi che il nevers non è né mantovano né monferrino ci do un calcio nel culo perché siete dei tarlocchi ignoranti che di queste cose non capite un accidente e quindi è meglio che state zitti e lasciate fare al vostro padrone che almeno lui sa cos è l onore ma siccome voi l onore ve lo attaccate in quel posto 11

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l isola del giorno prima umberto eco dovete sapere che se gli imperiali entrano a casale quella è gente che non va per il sottile le vostre vigne vanno a remengo e le vostre donne meglio non parlarne per cui si parte a difendere casale io non obbligo nessuno se c è qualche fagnano pelandrone che non è dell idea lo dica subito e l impicco a quella quercia nessuno dei presenti poteva ancora aver visto le acqueforti di callot con grappoli di gente come loro che pendevano da altre querce ma qualcosa doveva girar per l aria tutti alzarono chi i moschetti chi le picche chi dei bastoni col falcetto legato in cima e gridarono viva casale abbasso gli imperiali come un sol uomo figlio mio disse il pozzo a roberto mentre cavalcavano per le colline con il loro piccolo esercito che seguiva a piedi quel nevers non vale uno dei miei coglioni e vincenzo quando gli ha passato il ducato oltre che l uccello non gli tirava neppure più il cervello che poi non gli tirava neanche prima ma lo ha passato a lui e non a quel ciula del guastalla e i pozzo sono vassalli dei signori legittimi del monferrato sin dai tempi che berta filava quindi si va a casale e se si deve ci si fa ammazzare perché dio mulino non puoi stare con uno sino a che le cose van bene e poi mollarlo quando è nella palta sino al collo ma se non ci ammazzano è meglio quindi occhio il viaggio di quei volontari dai confini dell alessandrino a casale fu certo tra i più lunghi che la storia ricordi il vecchio pozzo aveva fatto un ragionamento in sé esemplare io conosco gli spagnoli aveva detto ed è gente che gli piace prendersela comoda quindi punteranno a casale traversando la pianura a sud che ci passano meglio carriaggi cannoni e trabiccoli vari così se noi subito prima di mirabello puntiamo a occidente e prendiamo la via delle colline ci mettiamo un giorno o due in più ma arriviamo senza incontrare fastidi e prima che arrivino loro sfortunatamente lo spinola aveva idee più tortuose su come si dovesse preparare un assedio e mentre a sudest di casale incominciava a far occupare valenza e occimiano da qualche settimana aveva inviato a ovest della città il duca di lerma ottavio sforza e il conte di gemburg con circa settemila fanti a cercar di prender subito i castelli di rosignano pontestura e san giorgio per bloccare ogni possibile aiuto che pervenisse dall armata francese mentre a tenaglia da nord attraversava il po verso sud il governatore di alessandria don geronimo augustin con altri cinquemila uomini e tutti si erano disposti lungo il tragitto che il pozzo credeva ubertosamente deserto né quando il nostro gentiluomo lo seppe da alcuni contadini poté cambiar strada perché a est c erano ormai più imperiali che a ovest pozzo disse semplicemente noi non facciamo una piega io conosco queste parti meglio di loro e ci passiamo in mezzo come faine il che implicava di pieghe o curve farne moltissime tanto da incontrare persino i francesi di pontestura che nel frattempo si erano arresi e purché non rientrassero a casale gli era stato concesso di scendere verso finale da dove avrebbero potuto raggiungere la francia via mare quelli della griva li incontrarono dalle parti di otteglia rischiarono di spararsi a vicenda ciascuno credendo che gli altri fossero nemici e pozzo apprese dal loro comandante che tra le condizioni di resa si era anche stabilito che il grano di pontestura fosse venduto agli spagnoli e questi avrebbero inviato il denaro ai casalesi gli spagnoli sono dei signori figlio mio disse pozzo ed è gente che fa piacere combatterci contro per fortuna non siamo più ai tempi di carlomagno contro i mori che le guerre erano tutto un ammazza tu che ti ammazzo io queste son guerre tra cristiani perdio ora quelli sono occupati a rosignano noi gli passiamo alle spalle ci infiliamo tra rosignano e pontestura e siamo a casale in tre giorni dette queste parole a fine aprile pozzo arrivò coi suoi in vista di casale il 24 di maggio fu almeno nei ricordi di roberto un gran bell andare sempre abbandonando strade e mulattiere e tagliando per i campi tanto diceva il pozzo quando c è una guerra tutto va in malora e se i raccolti non li roviniamo noi li rovinano loro per sopravvivere fecero baldoria tra vigne frutteti e pollai tanto diceva il pozzo quella era terra monferrina e doveva nutrire i suoi difensori a un contadino di mombello che protestava fece dare trenta bastonate dicendogli che se non c è un po di disciplina le guerre le vincono gli altri 12

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l isola del giorno prima umberto eco a roberto la guerra incominciava ad apparire come un esperienza bellissima pervenivano da viandanti storie edificanti come quella di quel cavaliere francese ferito e catturato a san giorgio che si era lamentato di esser stato derubato da un soldato di un ritratto che aveva carissimo e il duca di lerma udita la notizia gli aveva fatto restituire il ritratto lo aveva curato e poi rinviato con un cavallo a casale e d altra parte sia pure con deviazioni a spirale da perdere ogni senso dell orientamento il vecchio pozzo era riuscito a far sì che di guerra guerreggiata la sua banda non ne avesse ancora veduta fu dunque con gran sollievo ma coll impazienza di chi vuol prendere parte a una festa a lungo attesa che un bel giorno dal sommo di una collina videro sotto ai loro piedi e davanti ai loro occhi la città bloccata a nord alla loro sinistra dalla grande striscia del po che proprio davanti al castello era fratta da due grandi isolotti in mezzo al fiume e che finiva quasi a punta verso sud con la massa stellata della cittadella gaia di torri e campanili all interno all esterno casale pareva davvero imprendibile tutta irsuta com era di bastioni a dente di sega che pareva uno di quei draghi che si vedono sui libri era proprio un gran bello spettacolo tutto intorno alla città soldati in abiti multicolori trascinavano macchine ossidionali tra gruppi di tende illeggiadrite di vessilli e cavalieri dai cappelli assai piumati ogni tanto si vedeva tra il verde dei boschi o il giallo dei campi un barbaglio improvviso che feriva l occhio ed erano gentiluomini con corazze d argento che scherzavano col sole né si capiva da che parte andassero e magari caracollavano proprio per far scena bello per tutti lo spettacolo parve meno lieto al pozzo che disse gente stavolta siamo ciulati davvero e a roberto che chiedeva come mai dandogli uno scappellotto sulla nuca non fare il babbio quelli son gli imperiali crederai mica che i casalesi son tanti così e stanno a spasseggiare fuori mura i casalesi e i francesi son dentro che tiran su balle di paglia e si cacano sotto per via che non sono neanche duemila mentre quei lì da basso sono almeno centomila guarda anche su quelle colline là in faccia esagerava l esercito dello spinola contava solo diciottomila fanti e seimila cavalieri ma bastavano e avanzavano che facciamo padre mio chiese roberto facciamo disse il padre che stiamo attenti a dove sono i luterani e di lì non si passa in primis non si capisce un ostia di quel che dicono in secundis prima ti ammazzano e poi ti chiedono chi sei guardate bene dove sembrano spagnoli avete già sentito che quelli sono gente con cui si può trattare e che siano spagnoli di buona famiglia in queste cose quel che conta è l educazione individuarono un passaggio lungo un accampamento con le insegne delle loro maestà cristianissime dove luccicavano più corazze che altrove e scesero raccomandandosi a dio nella confusione poterono procedere per un lungo tratto in mezzo al nemico poiché a quei tempi l uniforme l avevano solo alcuni corpi scelti come i moschettieri e per il resto non capivi mai chi era dei tuoi ma a un certo punto e proprio mentre non restava che da attraversare una terra di nessuno si imbatterono in un avamposto e furono fermati da un ufficiale che chiese urbanamente chi fossero e dove andassero mentre alle sue spalle un manipolo di soldati stava sul chi vive signore disse il pozzo ci faccia la grazia di darci strada con ciò sia cosa che dobbiamo andare a metterci nel posto giusto per poi spararle addosso l ufficiale si tolse il cappello fece una riverenza e un saluto da spazzar la polvere due metri avanti a sé e disse senor no es menor gloria vencer al enemigo con la cortesía en la paz que con las armas en la guerra poi in un buon italiano passi signore se un quarto dei nostri avrà la metà del suo coraggio vinceremo che il cielo mi conceda il piacere di rincontrarla sul campo e l onore di ucciderla fisti orb d an fisti secc mormorò tra i denti il pozzo che nella lingua delle sue terre è ancor oggi un espressione ottativa con la quale si auspica a un dipresso che l interlocutore sia dapprima orbato della vista e subito dopo preso da uno stranguglione ma ad alta voce facendo appello a tutte le sue risorse linguistiche e alla sua sapienza retorica disse yo también salutò 13

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l isola del giorno prima umberto eco col cappello diede una piccola spronata se pur non quanto la teatralità del momento esigeva poiché doveva dar tempo ai suoi di seguire a piedi e si avviò verso le mura di quel che vuoi ma sono gentiluomini fece rivolto al figlio e fu bene che volgesse il capo evitò un archibugiata sparatagli dai bastioni ne tirez pas conichons on est des amis nevers nevers gridò alzando le mani e poi a roberto vedi è gente senza riconoscenza non per dire ma son meglio gli spagnoli entrarono in città qualcuno doveva aver segnalato subito quell arrivo al comandante della guarnigione il signor di toiras antico fratello d arme del vecchio pozzo grandi abbracci e una prima passeggiata sui bastioni caro amico diceva toiras ai registri di parigi risulta che io ho in mano cinque reggimenti di fanteria di dieci compagnie ciascuno per un totale di diecimila fanti ma il signor de la grange ha solo cinquecento uomini monchat duecentocinquanta e tutto insieme posso contare su mille e settecento uomini appiedati poi ho sei compagnie di cavalleggeri quattrocento uomini in tutto anche se ben equipaggiati il cardinale sa che ho meno uomini di quelli dovuti ma sostiene che ne ho tremila ottocento io gli scrivo dandogli prove in contrario e sua eminenza fa finta di non capire ho dovuto reclutare un reggimento d italiani alla bell e meglio corsi e monferrini ma se me lo consentite sono cattivi soldati e figuratevi che ho dovuto ordinare agli ufficiali d inquadrare in una compagnia a parte i loro valletti i vostri uomini si assoceranno al reggimento italiano agli ordini del capitano bassiani che è un buon soldato ci manderemo anche il giovane de la grive che vada al fuoco comprendendo bene gli ordini quanto a voi caro amico vi unirete a un gruppo di bravi gentiluomini che ci hanno raggiunto di loro volontà come voi e che stanno al mio seguito voi conoscete il paese e potrete darmi buoni consigli jean de saint-bonnet signore di toiras era alto bruno con gli occhi azzurri nella piena maturità dei suoi quarantacinque anni collerico ma generoso e incline alla riappacificazione brusco di modi ma tutto sommato affabile anche coi soldati si era distinto come difensore dell isola di ré nella guerra contro gli inglesi ma a richelieu e alla corte non era simpatico pare gli amici mormoravano di un suo dialogo col cancelliere di mafillac che gli aveva detto sprezzantemente che si sarebbero potuto trovare duemila gentiluomini in francia capaci di condurre altrettanto bene l affare dell isola di ré e lui aveva replicato che se ne sarebbero trovati quattromila capaci di tenere i sigilli meglio di marillac i suoi ufficiali gli attribuivano anche un altro buon motto che secondo altri era però di un capitano scozzese in un consiglio di guerra alla rochelle il padre giuseppe che era poi la famosa eminenza grigia e si piccava di strategia aveva messo il dito su una carta dicendo attraverseremo qui e toiras aveva obiettato con freddezza reverendo padre purtroppo il vostro dito non è un ponte ecco la situazione cher ami stava continuando a dire toiras percorrendo gli spalti e accennando al paesaggio il teatro è splendido e gli attori sono il meglio di due imperi e di molte signorie abbiamo di fronte persino un reggimento fiorentino e comandato da un medici noi possiamo fidare in casale intesa come città il castello dal quale controlliamo la parte del fiume è una bella bastiglia è difeso da un bel fossato e sulle mura abbiamo disposto un terrapieno che consente ai difensori di lavorar bene la cittadella ha sessanta cannoni e bastioni a regola d arte sono deboli in qualche punto ma li ho rinforzati con mezzelune e batterie tutto questo è ottimo per resistere a un assalto frontale ma lo spinola non è un novizio guardate quei movimenti laggiù stanno apprestando delle gallerie di mina e quando saranno arrivate qui sotto sarà come avessimo aperto le porte per bloccare i lavori occorrerà scendere in campo aperto ma lì siamo più deboli e non appena il nemico avrà portato più avanti quei cannoni inizierà a bombardare la città e qui entra in gioco l umore dei borghesi di casale di cui mi fido pochissimo d altra parte li capisco tengono più alla salvezza della loro città che al signor di nevers e non si sono ancora convinti che sia bene morire per i gigli di francia si tratterà di fargli capire che col savoia o con gli spagnoli perderebbero le loro libertà e casale non sarebbe più una capitale ma diventerebbe una fortezza qualsiasi come susa che il savoia è pronto a 14

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l isola del giorno prima umberto eco vendere per un pugno di scudi per il resto s improvvisa altrimenti non sarebbe una commedia all italiana ieri sono uscito con quattrocento uomini verso frassineto dove stavano concentrandosi degli imperiali e quelli si son ritirati ma mentre ero impegnato laggiù dei napoletani si sono installati su quella collina proprio dalla banda opposta l ho fatta battere dall artiglieria per qualche ora e credo di aver fatto un bel macello ma non se ne sono andati di chi è stata la giornata giuro su nostro signore che non lo so e non lo sa neppure spinola però so che cosa faremo domani vedete quelle casupole nella pianura se le controllassimo terremmo sotto tiro molte postazioni nemiche una spia mi ha detto che sono deserte e questa è una buona ragione per temere che ci sia qualcuno nascosto mio giovane signor roberto non fate quella faccia sdegnata e imparate teorema primo che un bravo comandante vince una bataglia usando bene le spie e teorema secondo che una spia poiché è un traditore non ci mette nulla a tradire chi la paga affinchè tradisca i suoi in ogni caso domani la fanteria andrà a occupare quelle case piuttosto che tenere le truppe a marcire entro le mura meglio esporle al fuoco che è un buon esercizio non scalpitate signor roberto non sarà ancora la vostra giornata ma dopodomani il reggimento di bassiani dovrà attraversare il po vedete quei muri laggiù sono parte di un fortino che avevamo incominciato a costruire prima che quelli arrivassero i miei ufficiali non sono d accordo ma credo sia bene riprenderselo prima che lo occupino gli imperiali si tratta di tenerli sotto tiro in pianura in modo da imbarazzare e ritardare la costruzione delle gallerie insomma ci sarà gloria per tutti per ora andiamo a cena l assedio è all inizio e non mancano ancora le provviste È solo più tardi che mangeremo i topi 15

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