Consulting 04-05_2010

 

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Anno 8 - nº 4/5 luglio – ottobre 2010 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 – POSTE ITALIANE S.p.A. – Spedizione in A.P. 70% Roma – Prezzo per copia € 12,00 – ISSN: 2038-7741 La rivista del consulente d’azienda Speciale Acquedotti e reti idriche Linee guida per la corretta progettazione e d i t o r e S.r.l. edizioni eva eventi eva emozioni Certificatore Energetico Requisiti e sbocchi professionali Rifiuti in cementeria Opportunità di crescita ad elevata sostenibilità ambientale Associazione Italiana Certificatori Energetici

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L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2011 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l., Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Partita Iva: 05480791002 Intestatario dell’abbonamento Cognome/Nome P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Prov. Sito web E-mail Tel. Fax Cell. La rivista del consulenteFdi’ramziean da anno 8 - nº 4/5 – lDugaltioa– ottobre 2010

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Partita Iva: 05480791002 Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: Eurolit S.r.l. - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia: ottobre 2010 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% Roma ISSN: 2038-7741 Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n° 33203746, intestato a: Geva S.r.l. -Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. La rivista del consulente d’azienda Rifiuti in cementeria Opportunità di crescita ad elevata sostenibilità ambientale di Daniele GIZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Esposizione a polveri di legno duro Misure di prevenzione e di controllo del rischio di Carmen D’ANTONIO, Paola D’ANTONIO e Nicola MORETTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 9 Compostaggio industriale L’iter per ottenere l’autorizzazione all’avvio di un impianto di produzione di Rossana CINTOLI e Christian BARRELLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 14 Speciale Acquedotti e reti idriche Linee guida per la corretta progettazione di Roberto COLOSIMO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 16 Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA Progetto Desertec Centrali solari nel deserto per produrre energia pulita e acqua potabile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22 Denominazioni legislative principali Terminologia ufficiale, significato e principio di emanazione di Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 24 La sicurezza sul lavoro? Un lusso che dobbiamo permetterci! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Inquinamento luminoso Poco... contrasto ai molti danni – Ancora in ombra molti enti locali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 28 do Rubrica di Ferdinando SALATA Tesando Rubrica di Ferdinando SALATA Progetto di recupero e valorizzazione dell’edilizia del periodo razionalista a Guidonia L’edificio per uffici di Giorgio Calza Bini Tesi di Elisa AMODEO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 La lunga storia della nomina e del ruolo del medico competente Una proposta di integrazione del correttivo del Testo Unico sulla sicurezza di Gerardo PORRECA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 34 Ordini Professionali Cosa sono, cosa fanno, come iscriversi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 38 Benvenuti al Sud Stupendi diamanti intrappolati in un territorio ancora troppo ostile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 42 5 Dalle Associazioni Pag. 40 Energon Pag. 41 Il grillo parlante Pag. 45 Ultima pagina Pag. 46 anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010 3

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Il Responsabile tecnico nella gestione dei rifiuti Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Un volume tecnico dal linguaggio semplice, che contribuisce a chiarire le ingarbugliate normative riguardanti il Responsabile tecnico, figura 44 professionale cardine indispensabile per garantire la corretta gestione dei rifiuti. Il testo affronta un tema ai più tuttora sconosciuto e sviluppa un’analisi completa e sintetica delle normative specifiche, da cui si delineano i compiti, le responsabilità e i limiti di intervento di colui che si può definire il manager ambientale per eccellenza, dovendo egli interagire con tutte le altre figure professionali di responsabilità che, per legge, sono presenti in ogni azienda,comprese quelle operanti nella gestione dei rifiuti. Gli argomenti sono trattati con rigore e competenza in quanto gli autori, specialisti qualificati, operano quotidianamente con passione nell’affascinante, ancorché delicato, settore ambientale. Dall’indice 4 La nuova figura del Responsabile tecnico 4 Requisiti soggettivi e professionali 4 I compiti del Responsabile tecnico 4 Responsabilità e modalità di delega 4 Sanzionabilità del Responsabile tecnico 4 Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) 4 La documentazione per la gestione dei rifiuti 4 Il peso a destino 4 Le diverse figure coinvolte nella gestione dei rifiuti 4 Il trasporto dei rifiuti pericolosi e l’ADR GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Editoriale Editoriale L’Italia è un Paese in cui si richiede 
 continuamente ai cittadini di essere pazienti e di fare sacrifici; una richiesta posta in maniera più o meno diretta, indorando spesso la pillola con parole demagogiche e illusorie. Ora, bisogna chiedersi come mai questi sacrifici – che comunque vengono fatti – non abbiano portato i risultati sperati. Forse il rispetto della nostra storia e della nostre radici culturali passa per una via troppo stretta nella quale molti si sentono imbottigliati? Allora come nutrire quella che un tempo veniva chiamata Patria con nuove risorse, nuovi impulsi che ci permettano di evolvere senza tradire la nostra identità, l’amore per la nostra terra? Sono moltissimi gli italiani che abitano questa Repubblica fondata sul lavoro (come recita l’art. 1 della nostra Costituzione) e che devono lottare ogni giorno per vedere riconosciuto il loro diritto fondamentale: il diritto al lavoro. Non si parla, qui, solo delle schiere di giovani ridotti alla disoccupazione ma persino di quei professionisti inseriti in realtà consolidate e relativamente floride, per quanto questa crisi lo consenta. Si parla dei costi di un sistema che dovremmo vedere come amico, quello burocratico, che dovrebbe essere uno strumento nelle nostri mani atto a plasmare il nostro futuro, a realizzare i nostri progetti. Si potrebbero citare esempi di perfetta efficienza produttiva ubicati in paesini del Mezzogiorno – sconosciuti ai più – in un territorio al cui nome, invece, si devono associare con maggiore spontaneità problemi di mancanza di lavoro, di criminalità, corruzione e malfunzionamento delle strutture. Riconoscere la preziosità di un germoglio che cresce in una crepa d’asfalto in città non è facile, ma un efficiente apparato burocratico dovrebbe farlo. Una piccola fabbrica che sorge in mezzo a mille difficoltà, nel Sud, dovrebbe essere paragonata ad un bel fiore che cresce in un angolo di strada tra lo smog e le auto. Eppure nasce, si sviluppa, ce la mette tutta… e le istituzioni che fanno? Quando addirittura non lo ostacolano, nella migliore delle ipotesi sono indifferenti a questo piccolo miracolo, non colgono l’occasione di cambiamento, sono miopi. Qui il riferimento è alle istituzioni locali ma non si può tacere neanche della recente fuga delle piccole aziende italiane all’estero, ad esempio nella vicina Slovenia, poco esosa per quanto riguarda le tasse, come pure – per rimanere in zona – della decadenza del Porto di Trieste (perché l’Italia soffoca tutta, anche al Nord) la cui piena fruizione per le navi mercantili è oppressa da una gestione a dir poco labirintica, ormai schizzata dai grandi vettori intercontinentali che vi si arenerebbero perdendosi in dedali di autorizzazioni e dissipando ogni energia produttiva. Quella stessa energia che manda avanti qualsiasi azienda: il tempo da poter dedicare alla creazione di prodotti competitivi e di qualità. E, oltre al tempo, si spreca anche tanto denaro nel tentativo di rispondere correttamente alle richieste – spesso assurde – dell’elefantiaca burocrazia,un capitale che potrebbe essere usato per sostenere l’uso di nuove tecnologie, magari più ecologiche. Tutto questo, se anche non è la prima causa in assoluto dei problemi che attanagliano le zone più depresse del nostro Paese, di certo non aiuta a superare il proverbiale fatalismo di quei connazionali che abitano al Sud e che,in generale,vivono comunque un rapporto con la cattiva burocrazia e con le indifferenti istituzioni sicuramente in maniera più conflittuale che al Nord. Possiamo,noi tutti,continuare a confidare in certe istituzioni che sembrano pesarci come un inutile fardello anziché esserci d’aiuto? Nicola G. GRILLO 5 Nel mese di luglio scorso Consulting è stato inserito nel registro ISSN (International Standard Serial Number). Il codice assegnatogli è visibile nella scritta a margine sinistro in copertina. Da questo numero in poi gli articoli pubblicati sulla rivista acquisiscono la facoltà di essere oggettivamente valutabili dagli organi ministeriali… senz’altro una buona notizia per gli studiosi e i ricercatori che scelgono di fornire supporto editoriale a Consulting! La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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Rifiuti in cementeria vantaggio economico per le cementerie che possono ridurre i costi di approvvigionamento di energia e i costi legati all’attuazione del protocollo di Kyoto. I rifiuti e i residui che possono essere utilizzati in cementeria provengono dalla raccolta differenziata domestica, dalla depurazione delle acque fognarie, dalle industrie meccaniche, Opportunità di crescita ad elevata sostenibilità ambientale metallurgiche, siderurgiche, dalle raffinerie, dalle centrali termoelettriche, dalle costruzioni e perfino dagli inceneritori di rifiuti. Tutti questi rifiuti per essere utilizzati nei forni da cemento devono rispondere ad alcune caratteristiche: ad esempio, quelli di provenienza domestica devono essere compatibili con il processo di produzione (es. bassa umidità) e con la qualità del prodotto finale (basso contenuto di cloro).In di Daniele GIZZI* altre parole, devono provenire da fonti certe e devono essere di qualità nota e costante (tracciabilità dei rifiuti). Queste L’Europa, con la nuova Direttiva quadro rifiuti, in fase precauzioni servono a garantire la stabilità del processo 6 di recepimento in Italia, ha rafforzato la strategia per produttivo, la qualità del prodotto cemento e il rispetto ridurre l’impatto dei rifiuti sull’ambiente disegnando una dell’ambiente. gerarchia tra le politiche di prevenzione e gestione dei rifiuti, Si tratta sempre di rifiuti giunti a fine vita. Se non utilizzati con l’obiettivo di minimizzare il ricorso allo smaltimento in nelle cementerie, o in altri impianti industriali esistenti, sono discarica e all’incenerimento (Fig. 1). destinati allo smaltimento in discariche, all’incenerimento, o Le azioni che ne derivano privilegiano, dopo la riduzione addirittura al traffico illegale. della quantità, tutte quelle modalità di raccolta dei rifiuti e Nel 2008 280mila tonnellate di combustibile alternativi dei residui civili e industriali che ne consentano il successivo (CDR, pneumatici ed altre gomme non più recuperabili, etc.) trattamento e recupero. Per la frazione combustibile non hanno sostituito 220mila tonnellate di combustibili fossili, altrimenti riciclabile la prima opzione è il co-incenerimento in generando una riduzione delle emissioni di CO2 del settore impianti industriali esistenti, il cui ciclo produttivo garantisca cemento di 320mila tonnellate. le minori ricadute possibili sull’ambiente e sulla salute dei Solo il 6% dell’energia termica necessaria per la produzione cittadini. del cemento in Italia è derivata da combustibili alternativi Il comparto cemento può entrare in questo ciclo virtuoso che, grazie al maggior contenuto di biomassa e al minor di gestione dei rifiuti. L’utilizzo di materiali e combustibili contenuto di carbonio rispetto ai combustibili fossili, hanno alternativi nel ciclo produttivo del cemento è infatti una consentito una diminuzione del 3% sul totale delle emissioni grande opportunità, che consente di risparmiare preziose di CO2 del settore. risorse naturali, di avere un minore impatto sull’ambiente, di Gli impianti italiani possono fare molto di più: a parità di generare un indotto significativo sul territorio, di costituire un cemento prodotto si può arrivare subito ad una sostituzione * Articolista esterno alla redazione di Consulting. Per maggiori informazioni si può visitare il sito www.gevaedizioni.it e cliccare sul bottone Consulting. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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calorica del 20%, cui corrisponde il risparmio di 800mila tonnellate di combustibili fossili e di un milione di tonnellate di CO2 (10% delle emissioni del settore). In breve tempo è possibile raggiungere il 50% di sostituzione calorica, ottenendo un risparmio di due milioni di tonnellate di combustibili fossili e una diminuzione delle emissioni di CO2 di 2.700.000 tonnellate l’anno, pari al 25% del comparto. Raggiungere il 50% di sostituzione calorica è un obiettivo assolutamente coerente con l’approccio con il quale la Commissione EU si appresta a negoziare con gli Stati Membri le regole di assegnazione delle quote di CO2 per il periodo 2013÷2020. Proprio in questi giorni sono in discussione i livelli di riferimento settoriali che implicano per la produzione del cemento l’utilizzo di un mix di combustibili con una frazione di biomassa del 20÷30%. Oggi in Italia, con il 6% di sostituzione calorica, le cementerie arrivano ad una percentuale di biomassa dell’1,8%,molto lontana dalla percentuale (20÷30%) che consentirebbe di ottenere l’assegnazione delle quote di CO2. Le ripercussioni sul settore cemento italiano sono facilmente immaginabili. I costi di produzione lieviterebbero notevolmente per acquistare le quote di CO2 sul mercato, con conseguente perdita di competitività nei confronti dei competitor dei Paesi Europei più avveduti. Nel Paesi più industrializzati del mondo il recupero energetico da rifiuti nelle cementerie è, infatti, una pratica diffusa. Come si vede nella tabella seguente le cementerie italiane recuperano quantità molto più basse dei competitor di settore. Il nostro Paese, nel 2008, è stato il primo produttore di cemento in Europa, seguito dalla Spagna. In Germania, dove il Figura 1. La gerarchia dei rifiuti: il ciclo integrato (Direttiva 2008/98/CE) tasso di sostituzione calorica è pari al 50%, si produce circa un terzo in meno del cemento prodotto in Italia. Le ragioni del minore utilizzo dei rifiuti nei forni da cemento italiani sono legate alla tempistica per il rilascio delle autorizzazioni (oggi solo il 60% degli impianti soggetti alla direttiva IPPC ha ottenuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale) e all’opposizione delle comunità locali, spesso informate in modo superficiale e a volte in modo non corretto. La semplificazione delle procedure e la definizione di tempi certi per il rilascio delle autorizzazioni possono portare ad un incremento nell’utilizzo dei combustibili alternativi e di materie prime secondarie, a significativi benefici ambientali e al recupero di competitività dell’industria italiana del cemento. 7 L’evapotraspirazione totale come sistema di smaltimento dei reflui civili La rivista del consulente d’azienda L’evapotraspirazione è l’alternativa ai metodi “classici” della depurazione delle acque reflue domestiche, nel caso in cui sia assente una fognatura o un corpo idrico recettore. Ancorché l’evapotraspirazione sia un sistema “non menzionato” dalla normativa tecnica, esso viene oggi largamente utilizzato, specie per lo smaltimento delle acque prodotte da piccoli nuclei abitativi. La particolarità di questo “impianto” consiste nel fatto che la totale eliminazione dei liquidi avviene tramite l’evapotraspirazione dalle foglie di piante sempreverdi, senza produrre, perciò, alcuno scarico. Nel testo sono riportate in modo sintetico e facilmente comprensibile, anche attraverso numerosi disegni esplicativi, le metodologie per la realizzazione di questo sistema di depurazione, dal dimensionamento alla corretta posa in opera. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-amnnoa8i-ln:ºi4n/5f–olu@gliog–eotvtoabree 2d01i0zioni.it

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Serbatoi interrati Dismissione, messa in sicurezza e rimozione ANtotrrCmiboaurtzriievotantodeiscrmoifdaeilrctiimemeCennEttRoo 88 Dismissione, mSesesarbin asitcuoreizzianeterimrorzaiotnie ing. Nicola Giovanni GRILLO Novità Per serbatoio interrato si intende un contenitore di stoccaggio situato sotto il piano campagna e la cui superficie esterna non sia direttamente e visivamente ispezionabile. La presenza di migliaia di serbatoi interrati, a volte contenenti anche elevati quantitativi di liquidi residui o di fondami, rappresenta un problema di notevole rilevanza ambientale; quelli inutilizzati devono essere perciò dismessi e resi non pericolosi, mettendoli in sicurezza o rimuovendoli e smaltendoli come rifiuto. La rimozione deve avvenire a cura e spese dell’interessato per il tramite di imprese specializzate e, se necessario, debitamente autorizzate. Il testo affronta la delicata problematica della gestione dei serbatoi interrati non più utilizzati, ai fini di una più efficace tutela ambientale, descrivendo le procedure di controllo, in particolare durante la fase di dismissione dei serbatoi interrati utilizzati allo stoccaggio di sostanze o preparati liquidi per usi commerciali o per produzioni industriali nonché per uso riscaldamento domestico o assimilabili. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Esposizione a polveri di legno duro Misure di prevenzione e di controllo del rischio di Carmen D’ANTONIO*, Paola D’ANTONIO* e Nicola MORETTI* Le misure di prevenzione e di controllo del rischio da esposizione a polveri di legno risultano diverse e articolate in interventi di varia natura.La normativa vigente, infatti, detta tutta una serie di disposizioni che, sotto la responsabilità del datore di lavoro, devono essere attuate. La corposità e la vastità di tali interventi necessita, ai fini di una loro esaustiva trattazione, di una prima suddivisione in grandi gruppi di tipologie di intervento, come di seguito elencato: - di tipo procedurale; - di tipo organizzativo; - di tipo tecnico. Gli interventi di tipo procedurale si basano sui dettami relativi all’igiene personale e sui temi su cui deve vertere la formazione e l’informazione dei lavoratori che vengono a contatto con le polveri di legno duro, ormai definite quali agente cancerogeno. Da tale premessa segue che il D. Lgs. n°81/2008, di seguito denominato Testo Unico, detta tutte le disposizioni per la protezione da questo agente cancerogeno. All’art. 235, infatti, il Testo Unico sancisce che il datore di lavoro, non essendo nella condizione di eliminare integralmente la presenza o l’utilizzo di tale agente, ne deve però limitare quanto più possibile l’uso e la dispersione incontrollata nell’ambiente ed effettuare, come riportato nell’art. 236, la valutazione dei rischi completa, unita all’elenco delle misure preventive e protettive che saranno applicate all’interno della sua realtà aziendale. Relativamente ai lavoratori, poi, e alla loro igiene personale, la normativa vieta l’attuazione di procedure di pulizia personale con aria compressa a favore, invece, del “depolveramento” dei vestiti e delle calzature, a fine turno, attraverso attrezzi aspiranti, e si ribadiscono – ovviamente – le disposizioni in merito alla disponibilità di servizi igienico assistenziali e quella di non fumare, consumare cibo e/o bevande nei luoghi di lavoro. Una funzione strategica viene ancora una volta affidata alla formazione e all’informazione dei lavoratori (art. 239) che non soltanto deve guidare i lavoratori sui comportamenti corretti da tenere ma soprattutto deve istruirli sui rischi per la loro salute connessi all’utilizzo delle polveri di legno e responsabilizzarli sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI). Oltre all’azione cancerogena a carico delle prime vie respiratorie, le polveri di legno esercitano anche un’azione irritante della cute, delle mucose e della congiuntiva oculare. Pertanto, nelle lavorazioni di carteggiatura, di levigatura, di manutenzione e di pulizia degli impianti e dei locali, dove non sono utilizzabili dispositivi di protezione collettiva e comunque, quando questi, per le particolari condizioni o modalità lavorative, non garantiscano una sufficiente protezione, devono essere messi a disposizione dei lavoratori e fatti utilizzare i seguenti DPI: - copricapo; - tuta, possibilmente in cotone a trama fitta sia per la traspirazione che per una migliore protezione, con polsini dotati di elastici, onde evitare l’ingresso di corpi estranei; - occhiali da utilizzarsi in presenza di concentrazioni elevate di polveri ed in tutte le lavorazioni che causano proiezioni di frammenti o trucioli; - apparecchi di protezione delle vie respiratorie. A tal proposito si ricorda la necessità di predisporre un registro all’interno del quale verranno annotate la consegna, le verifiche per l’accertamento di eventuali difetti, la pulizia e disinfezione, le riparazioni e le sostituzioni l’obbligo di sottoporre a specifico addestramento quei lavoratori che dovranno indossare gli apparati di protezione delle vie respiratorie. Nelle misure di tipo procedurale possiamo annoverare anche la pulizia dei locali,dei macchinari e delle attrezzature,la cui frequenza dovrebbe essere giornaliera, fuori dall’orario di lavoro ed eseguita con mezzi meccanici dotati di aspirazione, evitando sia l’uso di scope sia di aria compressa che potrebbe favorire il disperdersi nell’ambiente delle polveri. A livello organizzativo si segnalano la separazione delle lavorazioni e la scelta e l’utilizzo delle macchine. Nel primo caso, infatti, il Testo Unico sottolinea la necessità di effettuare in luoghi separati le operazioni che emettono polveri (es. taglio, piallatura, fresatura, foratura, tornitura, sgrossatura, levigatura) rispetto a quelle che non ne emettono (es. la finitura e il montaggio, l’attività di magazzino), allo scopo di limitare al minimo il numero delle persone esposte. Mentre, relativamente alla scelta delle macchine, il D.P.R. n° 303/56 dispone che ogni attrezzatura di lavoro che comporti pericoli dovuti ad emanazione di gas, vapori o liquidi ovvero ad emissioni di polvere, debba essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta ovvero di estrazione vicino alla loro fonte di emissione,tant’è che ulteriori norme armonizzate per le macchine del legno (ad es. EN 860/1998) stabiliscono che il costruttore fornisca le macchine di prese e indichi i parametri * Articolista esterno alla redazione di Consulting. Per maggiori informazioni si può visitare il sito www.gevaedizioni.it e cliccare sul bottone Consulting. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010 9

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aerodinamici necessari per un collegamento ottimale ad un - il sistema di stoccaggio delle polveri mediante sacchi “big impianto di aspirazione delle polveri e dei trucioli. bag”di raccolta oppure mediante appositi sili di stoccaggio In tal modo, si suggerisce ai datori di lavoro, nel caso di nuovi posti all’esterno della struttura aziendale. acquisti, di dotarsi di macchine conformi a queste norme. L’attività di prevenzione per ridurre l’esposizione alle Dispositivi di captazione polveri di legno si articola, infine, in interventi di tipo tecnico Un dispositivo di captazione localizzata è un elemento incentrati sui sistemi di ventilazione. destinato a captare le polveri emesse da una sorgente di La produzione di trucioli (convenzionalmente particelle inquinamento prima che queste si disperdano. L’efficacia del con diametro medio ≥ 0,5 mm) e polveri (con diametro dispositivo è strettamente correlata alla sua vicinanza alla medio < 0,5 mm) che si verifica durante la lavorazione del sorgente di emissione, alla sua forma oltre che alla portata legno comporta la necessità di interventi di ventilazione che d’aria messa in gioco e quindi alla velocità di cattura indotta impediscano o riducano la diffusione degli inquinanti. nel punto di emissione delle polveri. Il motivo principale della presenza di un dispositivo di Sistema di ventilazione captazione consiste nell’evitare che la zona respiratoria del La ventilazione, nelle diverse forme di seguito elencate, lavoratore sia invasa da aria inquinata e quindi tale attrezzatura consente di risolvere tale problematica in maniera efficace: dovrà essere in grado di soddisfare prima di tutto queste due 10 - la ventilazione generale: consiste nell’introdurre nel esigenze: locale di lavoro aria proveniente dall’esterno (attraverso - avvolgere al massimo la zona di produzione delle particelle, estrazione forzata dell’aria), per diluire gli inquinanti. Tale onde evitare fughe nell’ambiente delle polveri prodotte; soluzione risulta, però, parziale in quanto non prevede - avvicinare il più possibile la sezione aspirante della cappa l’espulsione all’esterno degli inquinanti che, seppur in alla sorgente inquinante, direzionando l’apertura della concentrazioni più ridotte, permangono nell’ambiente di stessa verso la proiezione dei trucioli e delle polveri lavoro; e prevedendo, qualora la direzione tenda a variare, la - la ventilazione per aspirazione localizzata:tale metodologia possibilità di un posizionamento sempre di fronte alla consente di catturare gli inquinanti vicino alla loro proiezione come risulta necessario nel caso della toupie sorgente di emissione in modo da evitare la loro diffusione lavorante all’albero o del tornio o della sega radiale. Infine, nella atmosfera del locale di lavoro prima che essi possano poiché l’efficacia di captazione dipende da numerosi essere inalati dalle vie respiratorie. parametri, è bene sottolineare che non esiste una velocità La scelta di utilizzare solo la ventilazione per aspirazione di cattura unica per tutte le macchine e le lavorazioni. localizzata permette di bonificare in maniera efficace Un suggerimento sempre utile e valido è, sicuramente, l’atmosfera a patto che tutte le macchine e le attrezzature, che quello di utilizzare banchi aspirati inferiormente per la producono polvere e trucioli di legno e comprendendo anche levigatura a mano o mediante utensili portatili. quelle per lavorazioni manuali, siano collegate all’impianto di aspirazione localizzata. Rete di trasporto Gli impianti di aspirazione in genere sono costituiti dai La rete di trasporto è immediatamente collegata ai dispositivi seguenti elementi: di captazione. Costituita da una rete di condotte, ha il compito - i dispositivi di captazione o cappe, la cui efficacia è stretta- di prelevare l’aria inquinata captata e di espellerla all’esterno mente correlata alla vicinanza della sezione aspirante della ovviando ad alcune problematiche che, però, sono connesse cappa alla sorgente inquinante; a tale scopo. Diversi, infatti, sono i fattori da tener presenti - le condotte di trasporto delle particelle (in materiale non per il corretto dimensionamento di questa rete e tra questi: combustibile e con capacità di resistenza alla usura e alla la velocità ottimale di trasporto dell’aria, le perdite di carico, i rottura, materiale elettroconduttore per evitare l’accumulo fenomeni di abrasione e il disturbo acustico. di cariche elettrostatiche); In particolare è necessario che la velocità dell’aria indotta - il gruppo motore/ventilatore (dispositivo che crea la all’interno delle condotte sia tale da evitare il deposito nella depressione all’interno dell’impianto consentendo il rete di trasporto e,allo stesso tempo,non dare troppo disturbo movimento dell’aria all’interno delle tubazioni); possiamo acustico. avere ventilatori elicoidali e ventilatori centrifughi (questi Le perdite di carico potranno essere ridotte dimensionando ultimi sono più efficaci e più adatti nel recupero dei residui opportunamente i gomiti e i raccordi e scegliendo tubature di lavorazione del legno); che non siano corrugate internamente, per i possibili depositi - il sistema di depurazione dell’aria (separatore); e per le elevate perdite di carico. - il sistema di espulsione dell’aria ovvero i camini di Inoltre, tutte le tubazioni verranno scelte in materiale non espulsione (la cui altezza deve superare indicativamente combustibile e con capacità di resistenza all’usura e alla del 30% l’altezza dell’edificio per evitare che l’emissione rottura tale da sopportare le sollecitazioni prevedibili. possa rientrare); - i dispositivi di introduzione dell’aria di compensazione per Depurazione compensare le estrazioni d’aria mediante l’introduzione di La depurazione dell’aria è resa possibile dall’utilizzo dei un equivalente quantità d’aria, assicurando l’efficacia dei seguenti sistemi di depurazione: dispositivi di captazione; - separatori per forza centrifuga: la loro efficacia è funzione della velocità periferica data alla particella e del diametro La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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aerodinamico di quest’ultima. Il più conosciuto è sicuramente il ciclone che viene usato da solo nel caso di macchine di segheria, quando la produzione di polveri è scarsa e in coppia ad un separatore filtrante, nel caso di maggiori produzioni di polveri; - separatori filtranti, che utilizzano filtri a manica o filtri a cartuccia, la cui efficacia è garantita da una portata d’aria estratta costante durante tutta l’utilizzazione, per cui è necessario una pulizia periodica meccanica o pneumatica; - separatori combinati, che impiegano entrambe le tecniche. Nell’industria del legno i filtri non costituiscono mai una barriera assoluta alle polveri; le particelle più fini non vengono bloccate. Una fase critica è quella immediatamente successiva alla pulizia del filtro, per “controlavaggio” con aria compressa o per scuotimento: in questa fase l’efficienza è piuttosto bassa, perché non si è ancora formato lo strato di polvere che costituisce il vero mezzo filtrante. Gli impianti di filtrazione devono essere collocati all’esterno per esigenze di prevenzione incendi e di salubrità dell’aria. Nello specifico, i separatori filtranti utilizzano vari sistemi di filtrazione: - idrofiltro ad alta efficienza impiegato in vari settori (aspiratori polveri, vapori d’olio, inquinanti infiammabili, etc) nei quali non occorre filtrazione a secco; l’aria aspirata viene trasportata ad una velocità elevata verso la camera di lavaggio, immersa parzialmente nel liquido filtrante; in seguito alla miscelazione tra l’aria impura aspirata e il liquido si appesantiscono e si separano dall’aria tutte le particelle; - filtro a cartucce: è un abbattitore di polveri con pulizia ad aria compressa; è composto da una parte superiore di aspirazione,una parte centrale di filtraggio ed una inferiore adibita alla raccolta delle polveri aspirate; nella parte centrale sono poste le cartucce filtranti pressopiegate e rinforzate; il gruppo filtrante può funzionare in pressione o in depressione; - filtro a maniche con pulizia in controcorrente: è un abbattitore per polveri finissime con pulizia ad aria compressa che può funzionare sia a pressione che in depressione; all’interno del cassone superiore è posto il sistema di lavaggio maniche, mentre, nella parte centrale di filtraggio sono poste la maniche filtranti in cotone corredate da appositi castelli in rete che le mantengono in tensione; - filtro a maniche in pressione con ingresso aria dall’alto: all’interno del cassone superiore è posta la bocca d’entrata dell’aria da filtrare, mentre nella parte centrale sono poste le maniche filtranti; la pulizia avviene naturalmente con la pressione dell’aria che,entrando dall’alto,spinge i materiali verso la parte inferiore di contenimento; questo sistema funziona in pressione; - filtro a maniche in pressione con ingresso aria dal basso: nella parte centrale di filtraggio sono poste le maniche filtranti e la parte inferiore di raccolta polveri, in questo caso, è adibita anche ad entrata dell’aria; all’interno del cassone superiore è posto il sistema di scuotimento maniche che, grazie ad appositi vibratori che scuotono le maniche, ne garantisce la pulizia continua. Anche questo sistema funziona in pressione. A prescindere dalla tipologia che si andrà a scegliere è sempre buona norma che: - i separatori siano accessibili ed ispezionabili, in modo da consentirne la pulizia; - gli impianti di filtrazione siano collocati all’esterno o in ambienti separati dai locali di lavoro per esigenze di prevenzione incendi e di salubrità dell’aria. Ventilatori Il movimento dell’aria all’interno delle tubazioni è reso possibile dalla presenza di ventilatori. Di norma vengono preferiti quelli di tipo centrifugo perché più adatti al trasporto pneumatico dei residui di lavorazione nell’industria del legno a patto però che vengano posizionati a valle del depuratore (filtro in depressione) in modo da funzionare con aria depurata, rendendo possibili rendimenti superiori ed evitando, nel contempo, inneschi d’incendio dovuti a surriscaldamenti o formazione di scintille per sfregamenti e urti tra parti fisse e mobili del ventilatore stesso. Il rumore e le vibrazioni meccaniche generate dal funzionamento di un ventilatore rendono necessario il loro dislocamento all’esterno. Stoccaggio Normalmente viene realizzato mediante l’impiego di silos. I contenitori di raccolta devono essere posti esternamente all’ambiente di lavoro, per gli stessi motivi di prevenzione incendi e di salubrità dell’aria indicati per i separatori. Una fase critica, in cui ci può essere una dispersione anche all’esterno dell’area dello stabilimento, è quella dello svuotamento dei silos nei camion, per il successivo smaltimento o recupero; per limitare la polverosità vanno previste attrezzature a tenuta. Espulsione e ricircolo Il ricircolo consiste nel reintrodurre, di solito parzialmente ed ai fini del risparmio energetico, l’aria aspirata nel locale dopo depurazione. Ad oggi tale operazione non è più possibile con le polveri di legno inalabili, per cui è prescritta l’espulsione all’esterno dell’aria depurata attraverso dei camini costruiti e collocati in maniera da escludere la possibilità che l’emissione possa rientrare nell’ambiente di lavoro. Aria di compensazione Le estrazioni di aria devono essere compensate mediante l’introduzionediun’equivalentequantitàd’ariadicompensazione (o di reintegro) al fine di assicurare l’efficacia dei dispositivi di captazione altrimenti compromessa dalla messa in depressione dei locali che comporta una diminuzione della portata d’aria estratta, ed eliminare le correnti d’aria perturbatrici provenienti dalle aperture esistenti.Solitamente alla manuale viene preferita l’introduzione meccanica (mediante ventilatori) poiché consente un migliore controllo dell’apporto di aria nuova e permette di eliminare le correnti d’aria provenienti dalle aperture (porte e finestre) che possono diminuire l’efficacia di captazione e disperdere gli inquinanti in tutto il laboratorio. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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Schema tipo di un impianto ad aspirazione localizzata 12 L’aria di compensazione deve essere presa all’esterno dei laboratori in una zona dove non c’è rischio d’interferenza con espulsioni di aria inquinata e deve essere riscaldata durante la stagione fredda, garantendo le temperature ottimali per lo svolgimento delle mansioni da parte dei lavoratori. La condizione ideale, qualora possibile, è rappresentata da una compensazione localizzata, cioè effettuata direttamente sui punti di aspirazione, realizzando un risparmio energetico e non provocando correnti d’aria sugli operatori. Una volta descritte le parti costituenti un impianto di ventilazione bisogna sottolineare che, a prescindere dalle soluzioni costruttive che lo possano caratterizzare, esso è realizzato in maniera tale da funzionare con una portata inferiore quando non tutte le macchine vengono utilizzate contemporaneamente, senza però discendere sotto il 75% della potenzialità dell’impianto, per evitare la formazione di depositi nelle condotte. L’impianto si attiva automaticamente anche se una sola macchina viene messa in moto e rimane in funzione per almeno 15÷20 secondi dopo lo spegnimento delle macchine. Conclusioni Dall’analisi delle soluzioni (v. Box) e misure tecniche attualmente disponibili per la riduzione dell’esposizione alle polveri di legno emerge un aspetto sostanziale che è rappresentato dalla consapevolezza di quanto il progresso tecnologico sia alla base della riduzione del rischio e di quanto l’analisi dei cicli produttivi in termini di sicurezza e salute dei lavoratori possa consentire di ottenere un prodotto di qualità e competitivo sul mercato garantendo le condizioni di salubrità dell’ambiente lavorativo. Ciò nonostante, l’utilizzo continuativo nel tempo di tali soluzioni presuppone una netta consapevolezza dei rischi connessi all’esposizione a tale agente sia da parte del datore di lavoro sia da parte del lavoratore che per primo deve attuare ed esigere la tutela della sua postazione di lavoro. In tale ottica il Testo Unico ha fissato un obiettivo ambizioso, quanto necessario all’applicazione delle disposizioni in esso contenute, che consiste nel creare una vera e propria cultura della sicurezza che spinga soprattutto i lavoratori verso la consapevolezza dei rischi che corrono e verso la competenza nell’assumere un comportamento sicuro durante lo svolgimento delle mansioni cui sono adibiti. Bibliografia e sitografia - Decreto Legislativo n° 81/2008; - INAIL, direzione regionale Umbria – La seconda lavorazione del legno – 2005; - Regione Veneto – Polveri di legno: limiti, misure di prevenzione primaria e sorveglianza sanitaria; - ASL17 e ARPA Regione Piemonte – I profili di rischio chimico-fisico nel comparto della produzione di manufatti in legno – Torino, 2002; - Autori Vari – Tecnologia del Legno – Ed. San Marco – Bergamo, 2004; - G. Giordano – Tecnologia del legno – Ed. UTET – Torino, 1976 - www.lombardia.cisl.it; - www.ispesl.it; - www.safetynet.it; - www.cml-aspirazione.it; - www.pelletitalia.org; - www.inail.it. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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Alcune soluzioni Gli impianti di depurazione appena descritti trovano ragione di utilizzo in tutte le operazioni che creano impolveramento così come elencato di seguito: - lavoro manuale con carta vetrata: questo lavoro genera delle polveri che rimangono per lo più a contatto del pezzo o della carta abrasiva (in assenza di altri movimenti). Esse si diffondono nell’atmosfera, allorché i pezzi vengono spostati o cambiati di posizione e quando si pulisce il pezzo alla fine dell’operazione.L’affaticamento dell’operatore implica una maggior ventilazione respiratoria e quindi una maggiore esposizione; - lavoro con levigatrice portatile: la velocità dell’utensile crea una dispersione delle polveri che devono essere captate, prima che esse raggiungano le vie respiratorie dell’operatore, mediante aspirazione localizzata. Nel caso di impiego di utensili pneumatici portatili (levigatrici orbitali,per esempio) lo scarico dell’aria di funzionamento avviene molto vicino alla zona di produzione della polvere; questo scappamento d’aria può perturbare l’efficacia di captazione delle polveri, oltre che essere di per sé nocivo in quanto si tratta di aria contaminata da olio lubrificante; - pulizia del pezzo: molto spesso, per comodità, viene eseguita per mezzo di soffi di aria compressa o anche con la bocca; inevitabilmente le polveri vengono pertanto disperse nell’atmosfera. Nel caso specifico dell’operazione di levigatura si possono segnalare alcune soluzioni efficaci. Tavolo aspirante Perché l’aspirazione sia efficace durante la levigatura, è necessario che: - le dimensioni del tavolo siano sufficienti in rapporto alle dimensioni del pezzo; - i pezzi non vengano ammassati sul piano, perché impediscono il passaggio dell’aria. La tavola aspirante è utilizzabile solo per pezzi piani di piccole dimensioni. In tutti i casi, questo dispositivo impone una portata d’aria elevata. Schema di un tavolo aspirante Cabina ventilata Si può utilizzare una cabina aperta a ventilazione orizzontale o una cabina chiusa a ventilazione verticale, in particolare nel caso di pezzi di grandi dimensioni. Nondimeno, in tutti due i casi, la portata da mettere in gioco sarà elevata. Schema di una cabina ventilata Aspirazione integrata nell’utensile portatile I fabbricanti di levigatrici portatili prevedono un dispositivo di captazione integrato con l’utensile. Ciò permette di catturare le polveri alla sorgente con portate d’estrazione relativamente piccole (qualche centinaio di m3/h,al massimo, per utensile). Alcune levigatrici portatili pneumatiche sono equipaggiate di tre tubi concentrici, il primo per alimentare la macchina con aria compressa, il secondo per ricevere quest’aria uscente dalla macchina, il terzo per evacuare le polveri captate alla sorgente. L’aria compressa attraverserà un filtro sintetico a micropori prima di essere scaricata, evitando di immettere nell’atmosfera tracce di olio nebulizzato. Questa attrezzatura è usabile sia con pezzi piccoli che con pezzi di grandi dimensioni (Tabella seguente). Soluzioni di bonifica per le operazioni di levigatura a mano o con utensile portatile Dimensione Tipo di pezzi levigatura Bonifica Pulizia A mano Tavolo aspirante Spazzola aspirante Pezzi piccoli e piani Con utensile portatile Tavolo aspirante Utensile con aspirazione integrata Spazzola aspirante A mano Cabina (di preferenza a ventilazione verticale) Spazzola aspirante Pezzi voluminosi Con utensile portatile Utensile con aspirazione integrata Cabina (di preferenza a ventilazione verticale) Spazzola aspirante 13 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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Analisi di un compost a differenti stadi di maturazione Compostaggio - vincoli idrogeologici; - vincoli legati ad aree di interesse storico e paesaggistico; industriale - vincoli derivanti dalla tutela delle acque destinate al consumo umano, delle fasce fluviali, delle aree naturali protette, usi civili, servitù militari; L’iter per ottenere l’autorizzazione - vincoli naturalistici, siti di Interesse Comunitario, Zone di Protezione Speciale (ZPS); - vincoli legati agli strumenti di pianificazione di bacino; - vincoli di zonizzazione acustica comunale. La normativa nazionale vigente definisce e divide il compost all’avvio di un impianto nel seguente modo: - compost da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio di produzione della frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in Nei precedenti due numeri di Consulting gli autori hanno descritto le principali caratteristiche del processo di produzione particolare, a definirne i gradi di qualità; - compost di qualità: prodotto, ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i 14 del compost dando alcune indicazioni tecniche per raggiungere buone performance di produzione. Quest’ultimo articolo del ci- requisiti e le caratteristiche stabilite dall’allegato 2 del D. Lgs. n° 217/2006 e s.m.i. clo sul compostaggio industriale illustra le corrette procedure Inoltre prevede,per la sola produzione di compost di qualità amministrative per l’avvio di tale tipologia di attività. provenienti dai rifiuti da raccolta differenziata, disposizioni semplificate dell’art. 216 del D. Lgs. n° 152/06 e s.m.i., relativo di Rossana CINTOLI* e Christian BARRELLA* alle operazioni di recupero dei rifiuti, a condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di Spesso, e soprattutto in materia di rifiuti, l’avvio di un’attività richiede un’approfondita conoscenza della normativa tecnica di settore al fine di non incorrere in un iter istruttorio lungo e tortuoso. Una corretta impostazione della domanda di autorizzazione e della documentazione tecnica consente di ottenere l’autorizzazione in tempi più brevi senza cui all’art. 214 sulla determinazione delle attività e delle caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure semplificate. Tali prescrizioni sono previste dal Decreto Ministero Ambiente 05.02.1998 al punto 16 dell’allegato  1 Suballegato 1,Norme tecniche generali per il recupero di materia dai rifiuti non pericolose. interruzione dei termini per eventuali o ripetute richieste di integrazioni. Il tempo che intercorre tra la progettazione e la realizzazione per l’avvio di un’attività potrebbe, fra l’altro, avere un’incidenza economica notevole per l’imprenditore. Al fine di rendere un po’ di chiarezza si riportano qui di seguito i principali riferimenti normativi da seguire ed alcuni aspetti tecnico-amministrativi da osservare. Innanzitutto è opportuno conoscere la principale normativa nazionale di riferimento relativa al compostaggio dei rifiuti, ossia: - D. Lgs. n° 152/2006, Norme in materia ambientale (S.O. n° 96 alla GURI 14.04.2006, n° 88) e s.m.i.; - Decreto Ministero Ambiente 05.02.1998, Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero; - D. Lgs. n° 217/2006 (relativo alla disciplina in materia di fertilizzanti) e s.m.i.; - Delibera del Comitato Interministeriale del 27.07.1984. Nella trattazione del problema sarà inoltre necessario fare riferimento a specifiche norme regionali che possono prescrivere limitazioni o vincoli alla progettazione o gestione di teli impianti. Diverse sono le Regioni che hanno regolamentato la materia, tra cui la Regione Lombardia, che nel 2003 ha disciplinato alcuni aspetti più specifici, le caratteristiche minime degli impianti, il monitoraggio delle emissioni in atmosfera, etc. Prima di procedere alla domanda di autorizzazione non basta, però, limitarsi alla conoscenza delle specifiche norme regionali di settore; è opportuno analizzare attentamente anche le altre norme che hanno valenza vincolante sulla possibilità di realizzare o esercire l’attività, quali ad esempio: - vincoli urbanistico-territoriali previsti dal PRGC e dal Regolamento Edilizio; Procedure di autorizzazione Le autorizzazioni agli impianti di compostaggio possono pertanto seguire due percorsi: le procedure semplificate nel rispetto della specifica normativa summenzionata e le procedure ordinarie. In procedura semplificata è prevista una comunicazione di inizio attività alla Provincia competente per territorio e l’attività può essere iniziata dopo novanta giorni dalla comunicazione, a patto che siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche. La comunicazione deve essere rinnovata ogni cinque anni e comunque in caso di modifica sostanziale delle operazioni di recupero. La procedura ordinaria prevede un iter autorizzatorio attraverso conferenza di servizi – alla quale partecipano, oltre all’Autorità competente, anche gli Enti locali interessati – che porta all’approvazione del progetto ed all’autorizzazione della realizzazione e della gestione dell’impianto. L’istruttoria si conclude entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda con il rilascio dell’autorizzazione unica o con il diniego motivato della stessa. L’autorizzazione ha una durata di dieci anni ed è rinnovabile. A tale fine, almeno centottanta giorni prima della scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda all’Autorità competente che decide prima della scadenza dell’autorizzazione stessa. Il compost di qualità si configura come prodotto ed è pertanto commercializzabile. Esso è ottenuto esclusivamente da matrici organiche selezionate alla raccolta e per esso vengono stabiliti requisiti sulla presenza di inquinanti, sulla qualità agronomica e sulle caratteristiche microbiologiche. Un compost di qualità inferiore (o biostabilizzato), è anch’esso destinabile all’agricoltura se rispondente ai requisiti previsti dalla normativa e vincolato nell’uso al rispetto di * Articolista esterno alla redazione di Consulting. Per maggiori informazioni si può visitare il sito www.gevaedizioni.it e cliccare sul bottone Consulting. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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standard qualitativi, di quantità massime utilizzabili, nonché all’analisi preliminare dei terreni destinati all’utilizzo. La norma che regolamenta la produzione di compost di qualità in procedura semplificata detta vincoli più stringenti sulla tipologia di rifiuti utilizzabili e sulle modalità di produzione del compost.Tale norma – il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 05.02.1998, relativo all’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero – è anche presa come riferimento tecnico per le autorizzazioni agli impianti di compostaggio in procedura ordinaria. In primo luogo il Decreto Ministero Ambiente 05.02.1998, al succitato punto 16 dell’allegato 1 Suballegato 1, elenca i le tipologie di rifiuti che possono essere utilizzati, ossia rifiuti compostabili per la produzione di compost di qualità costituiti da: a) frazione organica dei rifiuti solidi urbani raccolta separatamente [200108] [200302]; b) rifiuti vegetali di coltivazioni agricole [020103]; c) segatura, trucioli, frammenti di legno, di sughero [030105] [030101] [030105] [030301]; d) rifiuti vegetali derivanti da attività agro-industriali [020304] [020501] [020701] [020702] [020704]; e) rifiuti tessili di origine vegetale: cascami e scarti di cotone, cascami e scarti di lino, cascami e scarti di iuta, cascami e scarti di canapa [040221]; f ) rifiuti tessili di origine animale cascami e scarti di lana, cascami e scarti di seta [040221]; g) deiezioni animali da sole o in miscela con materiale di lettiera o frazioni della stessa ottenute attraverso processi di separazione [020106]; h) scarti di legno non impregnato [150103] [200138] [030101] [030199]; i) carta e cartone nelle forme usualmente commercializzate [200101] [150101]; j) fibra e fanghi di carta [030309] [030310] [030311]; k) contenuto dei prestomaci [020102]; l) rifiuti ligneo cellulosici derivanti dalla manutenzione del verde ornamentale [200201]; m) fanghi di depurazione, fanghi di depurazione delle industrie alimentari [190812] [190814] [190805] [020201] [020204] [020301] [020305][020403] [020502] [020603] [020705] [030302] [040107] [190605] [190606]; n) ceneri di combustione di sanse esauste e di scarti vegetali con le caratteristiche di cui al punto 18.11 del D.M.05.02.98 e s.m.i. [100101] [100115] [100103] [100117] [100102] [100103] [100117]. Il decreto, allo stesso punto, identifica la possibile provenienza dei rifiuti, le caratteristiche del rifiuto, nonché i requisiti del compost di qualità per essere commercializzato. Tali ultime caratteristiche sono stabilite dal D.Lgs.n° 217/2006 e s.m.i. Può essere utilizzato come ammendante compostato verde e ammendante compostato misto. L’ammendante compostato verde è un prodotto ottenuto da un processo di trasformazione e stabilizzazione di rifiuti organici costituiti da scarti di origine vegetale, scarti della manutenzione del verde ornamentale, residui delle colture ed altri rifiuti di origine vegetale. Il D. Lgs. n° 217/2006 e s.m.i. ne stabilisce i requisiti, tra cui il titolo minimo in elementi ed altre caratteristiche specifiche. L’ammendante compostato misto è ottenuto da un processo di trasformazione e stabilizzazione di rifiuti organici costituiti dalla frazione organica dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata, da rifiuti di origine animale, compresi i liquami zootecnici, da rifiuti da attività agroindustriali e da lavorazione del legno e tessile non trattati, da reflui e da fanghi, e da tutte le matrici organiche vegetali previste per l’ammendante compostato verde. La legge prevede anche l’ammendante compostato torboso: cioè un prodotto ottenuto per miscela di torbe (in quantità > 50%) con ammendante compostato verde o misto. L’attività di recupero si identifica come un processo di trasformazione biologica aerobica delle matrici che evolve attraverso uno stadio termofilo e porta alla stabilizzazione ed umificazione della sostanza organica operazione di recupero R3. Lo stoccaggio dei rifiuti in ingresso prima del compostaggio sarà autorizzato con l’operazione di messa in riserva R13. Il decreto impone, inoltre, di assicurare: - il controllo dei rapporti di miscelazione e delle caratteristiche chimico-fisiche delle matrici organiche di partenza; - il controllo della temperatura di processo; - un apporto di ossigeno sufficiente a mantenere le condizioni aerobiche della massa; - una durata del processo non inferiore a novanta giorni comprendenti una fase di bio-ossidazione accelerata ed una fase di maturazione in cumulo; - una temperatura mantenuta per almeno tre giorni oltre i 55 °C; - una fase di stoccaggio delle matrici e quella di bioossidazione accelerata in ambiente confinato, ottenibile anche con coperture o paratie mobili per il contenimento di polveri e di odori, il cui controllo deve essere garantito tramite idonee misure e sistemi di abbattimento; - le fasi di stoccaggio delle matrici, di bio-ossidazione accelerata, di post maturazione e di deposito del prodotto finito devono avvenire su superfici impermeabilizzate, dotate di sistemi di drenaggio e di raccolta delle acque reflue di processo, da inviare a depurazione o da riutilizzare nel ciclo di compostaggio.Per gli impianti che trattano solo le tipologie di cui alle lettere c) h) e l) tali disposizioni non sono obbligatorie qualora abbiano una capacità annua di trattamento inferiore a mille tonnellate di rifiuti. Infine, l’Allegato 4 pone un vincolo anche sulle quantità massime di rifiuti ammesse a compostaggio (v. Figura). 15 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2010

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