Consulting 03_2010

 

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Anno 8 - nº 3 maggio – giugno 2010 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 – POSTE ITALIANE S.p.A. – Spedizione in A.P. 70% Roma – Prezzo per copia € 12,00 La rivista del consulente d’azienda Speciale Rottami metallici Il monitoraggio delle sorgenti radioattive occulte e d i t o r e S.r.l. edizioni eva eventi eva emozioni Serbatoi interrati Urge una normativa ad hoc per dismissione, messa in sicurezza, smaltimento e bonifica Impianti natatori La prevenzione dai rischi igienico-sanitari Associazione Italiana Certificatori Energetici

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L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2010 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l., Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Partita Iva: 05480791002 Intestatario dell’abbonamento Cognome/Nome P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Prov. Sito web E-mail Tel. Fax Cell. La rivista del consulenteFdi’ramziean da anno 8 - nº 3 – maDgagtioa– giugno 2010

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Partita Iva: 05480791002 Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: Eurolit S.r.l. - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia: giugno 2010 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n° 33203746, intestato a: Geva S.r.l. -Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. La rivista del consulente d’azienda Serbatoi interrati Urge una normativa ad hoc per dismissione, messa in sicurezza, smaltimento e bonifica di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Biomateriali Cosa sono e come usarli nel miglior modo di Catia BASTIOLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 Compostaggio industriale La metodologia per migliorarne le performance di Rossana CINTOLI e Christian BARRELLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 12 Speciale Rottami metallici Il monitoraggio delle sorgenti radioattive occulte di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 15 Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA Dossier biomassa Definizioni, utilizzi attuali e prospettive di Paolo CASTALDO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 19 Impianti natatori La prevenzione dai rischi igienico-sanitari di Marco TAVANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22 Salutiamo il PET La rivoluzione mondiale della biobottiglia di Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 25 La filiera città-legno-energia Nuove forme di gestione ecosostenibile del verde urbano di M. COLUCCI, C. D’ANTONIO, P. D’ANTONIO e C. EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Sicurezza stradale L’idea del Sistema di segnaletica intelligente attiva di Daniele GRILLO e Francesco CATALDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 do Rubrica di Ferdinando SALATA Tesando Rubrica di Ferdinando SALATA Il centro culturale integrato “Città Alessandrina” Tesi di Arianna MARSICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Dalle Associazioni Energon Il grillo parlante Ultima pagina Pag. 36 Pag. 40 Pag. 41 Pag. 42 anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010 3

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Il Responsabile tecnico nella gestione dei rifiuti Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Un volume tecnico dal linguaggio semplice, che contribuisce a chiarire le ingarbugliate normative riguardanti il Responsabile tecnico, figura 44 professionale cardine indispensabile per garantire la corretta gestione dei rifiuti. Il testo affronta un tema ai più tuttora sconosciuto e sviluppa un’analisi completa e sintetica delle normative specifiche, da cui si delineano i compiti, le responsabilità e i limiti di intervento di colui che si può definire il manager ambientale per eccellenza, dovendo egli interagire con tutte le altre figure professionali di responsabilità che, per legge, sono presenti in ogni azienda,comprese quelle operanti nella gestione dei rifiuti. Gli argomenti sono trattati con rigore e competenza in quanto gli autori, specialisti qualificati, operano quotidianamente con passione nell’affascinante, ancorché delicato, settore ambientale. Dall’indice 4 La nuova figura del Responsabile tecnico 4 Requisiti soggettivi e professionali 4 I compiti del Responsabile tecnico 4 Responsabilità e modalità di delega 4 Sanzionabilità del Responsabile tecnico 4 Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) 4 La documentazione per la gestione dei rifiuti 4 Il peso a destino 4 Le diverse figure coinvolte nella gestione dei rifiuti 4 Il trasporto dei rifiuti pericolosi e l’ADR GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Editoriale Editoriale 
 Diffidate dai venditori (a distanza) di attestati-pezzi-di-carta-senzavalore! Devo ripeterlo ancora e, temo, non sarà sufficiente neanche questa volta. Già su questa stessa rivista (Consulting 4/5-2008) ebbi modo di pronunciarmi sulla spinosa questione dei Corsi di formazione non realmente formativi e noto che la situazione,da allora,è andata addirittura degenerando! Come è stato possibile? “Grazie” alla telematica usata nel peggiore dei modi. Oggi, più che in passato, si vedono pubblicizzati corsi di formazione on line in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, incentrati sulle figure di RSPP, ASPP, RLS. Di essi, la maggior parte dei quali promossi a prezzi assolutamente esigui, viene propagandata a caratteri cubitali la specifica che, al loro termine,“sarà rilasciato relativo attestato”. Calma, rallentiamo, anzi fermiamoci e proviamo a riflettere prima di esultare all’affare che ci viene proposto… Si tratta effettivamente di attestati con una validità formale o, più semplicemente, di pezzi di carta privi di alcun valore? Prima di concretizzare la propria iscrizione, è ben opportuno dare risposta univoca al precedente dubbio. Un primo criterio è quello di informarsi se l’attestato rilasciato risulta efficace e legittimo in caso di qualsiasi controllo da parte degli Organi preposti. Per appurare quanto detto, è sufficiente controllare se l’ente che organizza il corso è in possesso di regolare autorizzazione da parte della Regione o Provincia competente. Un fondamentale controllo preliminare va fatto sulle normative di settore. Per la sicurezza dai rischi sui luoghi di lavoro, il testo dell’Accordo Stato/Regioni del 26.01.2006 non prevede la possibilità di conseguire l’abilitazione a RSPP e ASPP attraverso corsi erogati in modalità di e-learning (formazione a distanza). Per quel che riguarda gli Addetti antincendio, il DM 10.03.1998 prescrive che alle lezioni di teoria, eventualmente erogabili a distanza, deve giocoforza essere abbinata una fase di esercitazione pratica, certamente non effettuabile con supporti audiovisivi!. Analogamente, per la formazione degli Addetti al pronto soccorso aziendale, il DM 15.07.2003 ritiene oltremodo opportuno che la capacità di intervento sul campo sia acquisita mediante esercitazioni pratiche. In termini generali, in ogni caso, le stesse normative raccomandano che i percorsi di formazione in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro vengano svolti prediligendo lezioni in aula ed un approccio di carattere operativo con esercitazioni pratiche, al fine di garantire maggior efficacia nell’acquisizione delle nozioni trasmesse e nell’apprendimento di comportamenti volti a realizzare una concreta tutela della salute dei lavoratori. In più, è necessario accertarsi che al termine del corso sia previsto un regolare esame, da svolgersi alla presenza di un commissario esterno delegato dall’ente che ha rilasciato l’autorizzazione a fare formazione nello specifico settore. Non ultima, può risultare molto utile una visione preliminare degli attestati rilasciati, che devono essere intestati, protocollati, provvisti di regolare marca da bollo e devono riportare sul retro gli argomenti affrontati durante le varie lezioni. Spero vivamente di essere stato utile a tutti coloro che si accingono ad usufruire di un corso di formazione professionale, avendone incrementato la consapevolezza e la vigilanza affinché si abituino a sospettare di chi potrebbe propinar loro merce virtuale (in tutti i sensi!) senza valore. Da un lato buttano via soldi e tempo, dall’altro non conseguono un livello adeguato di preparazione nella materia specifica. E se tale materia è la “Sicurezza e la Prevenzione di rischi ed infortuni” appare chiara l’entità del danno causabile! Nicola G. GRILLO 5 Nel momento in cui il presente numero era in fase di stampa siamo stati messi a conoscenza della sentenza del Tar Lazio sul Sistri. Poiché ogni considerazione sarebbe prematura e ogni sbocco della vicenda, ad ora, è ancora possibile, abbiamo preferito riportare (a pagina 39) testualmente il provvedimento, lasciando ai lettori ogni eventuale commento. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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Serbatoi interrati Vuoto normativo Molte regioni, però, oltre all’attività istituzionale di collaudo dei nuovi serbatoi e l’aggiornamento del censimento di quelli esistenti, mancando un riferimento normativo in materia, hanno operato unicamente nella raccolta e nella registrazione delle comunicazioni a loro inviate su base volontaria dai gestori degli impianti. Urge una normativa ad hoc per dismissione, messa in sicurezza, Proposte di normativa ad hoc Premesso quanto sopra, molti episodi di inquinamento dei suoli, come più volte accertato in questi anni, sono risultati imputabili a perdite da serbatoi interrati, è perciò auspicabile la promulgazione di una normativa ad hoc, la quale preceda smaltimento e bonifica 6 l’aggiornamento del censimento degli impianti di serbatoi interrati effettuato sino all’anno 2001, su effetto del DM n° 246/991. Ciò consentirebbe a tutti gli Enti di controllo ambien- di Nicola G. GRILLO tale di poter disporre di un’utile banca dati sulla quale basare Iserbatoi interrati, a volte contenenti anche elevati quantitativi di fondami, rappresentano un problema di notevole l’ottimizzazione delle attività di prevenzione ordinaria e, parallelamente, seguire con maggior dettaglio ed efficacia tutti quegli aspetti legati alla continua dinamica delle dismissioni e rilevanza ambientale, in particolare quelli da avviare a dismis- delle nuove installazioni di questa tipologia di impianti. sione, che devono essere bonificati e, preferibilmente, aspor- tati e smaltiti come rifiuto. Iter procedurale da seguire ogni qualvolta si abbia il superamento o il pericolo di superamento delle Obblighi e disposizioni La rimozione deve avvenire a cura e spese dell’interessato per Iter cporoncecdeurnalteradazisoegnuiirse ooggnliiaqudalivcolotanstiaambbiianailzsiuopneream(eCntSoCo) dil eplericolo di superamento delle concentrazioni soglitaedri croenntaominazione (CSC) del terreno il tramite di imprese specializzate e, se necessario, debitamente autorizzate. Purtroppo, a tutt’oggi, non c’è una precisa legislazione di ri- Comunicazione inizio intervento agli Enti interessati (Comune, Provincia e regione) ferimento per la rimozione dei serbatoi mentre è già prescritto che i serbatoi in esercizio debbano essere gestiti in modo da prevenire rischi di contaminazione per il sottosuolo e le acque Bonifica serbatoio con rilascio certificazione gas free sotterranee; quelli nuovi da installare, inoltre, devono essere dotati di doppia parete oppure di bacino di contenimento. Rimozione e smaltimento serbatoio I serbatoi che hanno parecchi anni, compresi quelli in disu- so, devono comunque essere sottoposti a prove di tenuta, anche per quanto riguarda la parte delle tubazioni di servizio. Caratterizzazione fondo scavo Sì
 Terreno di scavo conforme? No
 Iter procedurale Dal punto di vista ambientale, l’inquadramento normativo e l’iter del procedimento operativo sono costituiti dal D. Lgs. n° 152/2006, s.m.i.“Norme in materia ambientale”. In particolare, ogni qualvolta si interviene su una potenziale fonte di pericolo, avendo constatato il superamento o il pericolo di superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) – nella fattispecie, un serbatoio interrato che ha contenuto o contiene liquidi pericolosi di cui si sospetta la fuoriuscita – per compiere una qualunque attività, di dismissione o di ristrutturazione, deve essere rispettato l’iter le cui fasi sequenziali e temporali sono quelle succintamente descritte nello schema allegato. Il riferimento normativo specifico è costituito dall’allegato 4, Titolo V, alla Parte IV del citato D. Lgs. n° 152/2006. Terreno in posto (pareti e fondo scavo) conforme? Sì
 Ritombamento FINE ATTIVITÀ Relazione tecnica conclusiva di avvenuto ripristino Annullamento della comunicazione di potenziale contaminazione CHIUSURA PROCEDIMENTO 1 Il DM n° 246/99 è stato annullato dalla Corte costituzionale nel 2001 (vedere box). No
 Comunicazione potenziale contaminazione (D. Lgs. n° 152/2006) Smaltimento terreno rimosso nel rispetto della normativa vigente Accertamento della qualità ambientale (caratterizzazione dello scavo) Sì
 Terreno in posto (pareti e fondo scavo) conforme? No
 Passaggio a bonifica Proseguimento iter secondo D. Lgs. n° 152/2006 
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Definizioni più comuni in materia di serbatoi interrati Serbatoio interrato2 Si intende un manufatto di produzione industriale, con esclusione di tutti quei contenitori realizzati in opera (quali, ad esempio, le vasche in calcestruzzo armato). Per quanto concerne l’aggettivo “interrato”, si intende la contestuale presenza di due condizioni: l’installazione sotto il piano campagna e la mancanza della diretta e visiva ispezionabilità. In realtà, è solo quest’ultima la caratteristica che vale a definire un serbatoio“interrato”. È questa, infatti, la condizione che, in caso di perdite, comporta un reale rischio per le matrici ambientali circostanti e sottostanti. Ciò che è rilevante è perciò la circostanza che una parte della parete esterna non sia direttamente visibile; intendendo tale espressione nel senso che tra la parete esterna del serbatoio ed il suolo deve essere garantito uno spazio intermedio che consenta di rilevare eventuali fughe del liquido. Ne consegue che si deve qualificare interrato anche un serbatoio non completamente posto sotto il piano di campagna ovvero semplicemente appoggiato al suolo, venendo meno, in tali casi, la diretta visibilità nei termini sopra descritti. Dismissione Si ha “dismissione” quando un serbatoio viene definitivamente escluso dal ciclo produttivo/commerciale perdendo in tal modo la sua funzione originaria. Essa è contraddistinta, oltre che dallo svuotamento del serbatoio, dalla disconnessione fisica delle linee di erogazione/alimentazione. Infatti, fino a quando tale situazione non si concretizza, il serbatoio è soggetto ai controlli ed alle prescrizioni previste per i serbatoi in esercizio. Dalla definizione di “dismissione” va, quindi, tenuta distinta quella di “dismissione temporanea”, che consiste nella messa fuori uso del serbatoio per un periodo limitato e presuppone la sua rimessa in esercizio con la medesima precedente funzione. In entrambi i casi, tuttavia, sussiste l’obbligo di bonifica del serbatoio, nonché l’obbligo della sua messa in sicurez- za (temporanea o definitiva), al fine di eliminare il rischio di sversamento di prodotti nel suolo o dell’instaurarsi di condizioni di infiammabilità del liquido o dei vapori contenuti all’interno. Messa in sicurezza Un serbatoio dismesso, oltre che essere svuotato e bonificato, deve essere “messo in sicurezza” fino alla eventuale rimozione e smaltimento o comunque fino a quando non sussistano reali condizioni di fattibilità di tale adempimento. Innanzitutto, la “messa in sicurezza” deve sempre preservare dal rischio di contaminazione del terreno, e talora anche dal rischio di scoppio/incendio (che potrebbe essere determinato da vapori residui in concentrazioni superiori al limite inferiore di infiammabilità) e da quello di sfondamento (dovuto alla esistenza di volumi vuoti sottostanti a zone di transito). Si possono distinguere due specifiche tipologie di intervento. Vi è innanzitutto una “messa in sicurezza temporanea”, per il tempo intercorrente tra la dismissione e la successiva rimozione o eventuale diverso riutilizzo del serbatoio. A tale proposito si specifica che l’eventuale riutilizzo come riserva idrica non potrà avvenire per usi destinati al consumo umano o comunque di tipo alimentare. L’operazione, previa bonifica, è contraddistinta dall’adozione di misure che, oltre ad assicurare le condizioni specificate in precedenza, possono essere facilmente rimosse al fine di ripristinare il serbatoio alla sua funzione originale. Si ha, invece, “messa in sicurezza definitiva” nel caso in cui il serbatoio dismesso venga mantenuto nel sottosuolo e la rimozione non sia tecnicamente e/o economicamente fattibile. Tale intervento è caratterizzato dall’effettuazione di opere che garantiscono in via permanente la staticità del sito e, soprattutto, la sicurezza ambientale. In particolare, questa operazione può consistere nel riempimento del serbatoio con materiali inerti (sabbia e similari). 7 2 Definizione che trovava riferimento nel DM 24.05.1999, n° 246, nel quale i “serbatoi interrati” erano definiti come “contenitori di stoccaggio situati sotto il piano campagna di cui non sia direttamente e visivamente ispezionabile la superficie esterna”. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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Serbatoi interrati Dismissione, messa in sicurezza e rimozione ANtotrrCmiboaurtzriievotantodeiscrmoifdaeilrctiimemeCennEttRoo 88 Dismissione, mSesesarbin asitcuoreizzianeterimrorzaiotnie ing. Nicola Giovanni GRILLO Novità Per serbatoio interrato si intende un contenitore di stoccaggio situato sotto il piano campagna e la cui superficie esterna non sia direttamente e visivamente ispezionabile. La presenza di migliaia di serbatoi interrati, a volte contenenti anche elevati quantitativi di liquidi residui o di fondami, rappresenta un problema di notevole rilevanza ambientale; quelli inutilizzati devono essere perciò dismessi e resi non pericolosi, mettendoli in sicurezza o rimuovendoli e smaltendoli come rifiuto. La rimozione deve avvenire a cura e spese dell’interessato per il tramite di imprese specializzate e, se necessario, debitamente autorizzate. Il testo affronta la delicata problematica della gestione dei serbatoi interrati non più utilizzati, ai fini di una più efficace tutela ambientale, descrivendo le procedure di controllo, in particolare durante la fase di dismissione dei serbatoi interrati utilizzati allo stoccaggio di sostanze o preparati liquidi per usi commerciali o per produzioni industriali nonché per uso riscaldamento domestico o assimilabili. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Biomateriali Cosa sono e come usarli nel miglior modo Le cosiddette “bioplastiche” stanno via via prendendo piede e si preparano a sostituire degnamente i materiali ottenuti dalla sintesi del petrolio. Il progresso tecnologico permette di creare un’ampia gamma di sostanze di origine vegetale e traccia la strada per uno sviluppo davvero sostenibile… a patto che nel bilancio ambientale si considerino tutti gli aspetti essenziali. Riportiamo l’esperienza di Catia BASTIOLI, creatrice dell’innovativo e pluripremiato materiale Mater-Bi. di Catia BASTIOLI Così come accade per il petrolio la natura ci offre un’ampia gamma di materie prime da cui è possibile sintetizzare diversi intermedi chimici simili a quelli ottenuti da materie prime fossili e anche un’ampia varietà di molecole e di vie di sintesi estremamente interessanti e inesplorate. Materie prime rinnovabili,quali oli,amido da cereali e patate, cellulosa da paglia e legno, lignine e amminoacidi stanno acquistando sempre maggiore interesse come feedstocks industriali, a seguito dei problemi energetici e ambientali. Impiegando processi fisici, chimici e biologici questi materiali possono essere convertiti in carburanti, intermedi chimici, polimeri e specialties in generale per le quali fino ad oggi è stato utilizzato petrolio. Corretta valutazione dell’impatto ambientale Si badi bene, però, che la rinnovabilità e, quindi, il contenuto di carbonio di origine vegetale di una sostanza, non è in alcun modo sinonimo di basso impatto ambientale. Esiste infatti un’enorme quantità di sostanze rinnovabili la cui coltivazione e i cui processi di trasformazione possono essere completamente diversi dal punto di vista dell’impatto ambientale. Per una corretta valutazione di quest’ultimo occorre evitare generalizzazioni e calarsi, quindi, nelle diverse applicazioni individuando i parametri più significativi: una sorta di category rule che tenga conto del sistema in cui il prodotto viene applicato, della produzione delle materie prime, delle tipologie di smaltimento disponibili nel sistema e di quelle desiderabili. Per un biolubrificante,ad esempio,la dispersione accidentale nell’ambiente è frequente. Per questo la sua biodegradabilità diventa una caratteristica assolutamente irrinunciabile e prevalente rispetto alla diminuzione di emissioni dovute alla sua natura rinnovabile. Se poi il biolubrificante, come spesso accade, mostra maggiori proprietà di lubrificazione rispetto ai prodotti tradizionali, allora il risparmio di carburante e di emissioni come effetto secondario nella fase d’uso, darà un contributo fondamentale alla riduzione dell’impatto ambientale dell’applicazione specifica nel suo complesso. La biodegradabilità è una proprietà altrettanto importante e desiderabile per le bioplastiche quando usate in applicazioni dove il riciclo è difficile e non economico, dove i rischi di dispersione e accumulo nell’ambiente sono comunque reali e dove la quantità di residuo alimentare non è trascurabile. In particolare è stato stimato dal Ministero dell’Ambiente tedesco che togliere il rifiuto organico dalla discarica significa abbattere le emissioni di CO2 da 74 a 94 milioni di tonnellate, pari all’11% dell’obiettivo di Kyoto del 2020 per l’Europa. Esistono casi di bioplastiche, ad esempio le nano particelle di amido, in grado di rinforzare i battistrada degli pneumatici impartendo loro proprietà di bassa resistenza al rotolamento. In questa applicazione il fine vita non viene migliorato dall’uso della nanoparticella, l’aspetto più rilevante è il risparmio di carburante e di emissioni di CO2. Questo è l’effetto prevalente mentre altri effetti positivi, quali la sostituzione di prodotti impattanti come il nerofumo, o energivori come la silice, danno contributi utili ma molto più piccoli. Una corretta valutazione del contributo all’impatto ambientale deve essere quindi in grado di individuare con chiarezza i fattori rilevanti specifici per i diversi sistemi. Dati e realismo Anche per i biocarburanti e le bioenergie questo approccio vale, ma esistono aspetti ancora più rilevanti da valutare. Va tenuto infatti conto del fatto che Il volume di carburanti necessario a livello globale,ad oggi,è dell’ordine di 1,5 miliardi di tonnellate ed è in rapida crescita. Un fabbisogno simile non potrebbe in nessun modo essere coperto da colture agricole alimentari perché non sarebbe sufficiente l’intera area del pianeta coltivata per alimentazione umana e animale! Si può quindi immaginare di coprire solo frazioni limitate di questa domanda definita in base alle diverse aree geografiche. Guardando ai numeri la produzione totale di mais,una delle colture più utilizzate anche per uso industriale, è di settecento milioni di tonnellate. L’Italia produce circa dieci milioni di 9 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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tonnellate di mais, non soddisfacendo neppure il fabbisogno in molte parti d’Europa di stabilire un sistema di raccolta del proprio settore alimentare e mangimistico ed è costretta differenziata e smaltimento del rifiuto organico funzionante: ad importazioni significative. è stato infatti notato che prodotti classificati come rinnovabili, indipendentementedallalorobiodegradabilità,sianopercepiti Biomateriali da scarti e da colture non alimentari come tali e quindi potrebbero finire nella filiera del rifiuto Da quanto detto, è evidente che nel nostro Paese il bioetanolo organico. Infine, in mancanza di una opzione di smaltimento da mais sarebbe poco ragionevole, indipendentemente dichiarata in modo trasparente, il prodotto potrebbe finire dall’aspetto dell’impatto ambientale, mentre diventerebbe proprio in processi di smaltimento non adatti. Allora è sostenibile se prodotto dagli scarti del mais. Ciò potrà evidente che per prodotti che arrivano al consumatore finale essere possibile con lo sviluppo del processo biotecnologico sarebbe auspicabile, anche come autoregolamentazione dell’idrolisi enzimatica delle cellulose. Le energie dagli scarti delle imprese, di presentare il prodotto rinnovabile con una e dalle fonti rinnovabili non vegetali, nonchè i prodotti bio- sorta di impronta ecologica (vedere Consulting 2-2007 ndr), una based da fonte vegetale sembrerebbero, quindi, i settori più forma di multi etichetta che evidenzi i parametri di impatto promettenti per l’Italia. critici per l’applicazione specifica nelle fasi di produzione, uso 10 La situazione delle filiere dei prodotti chimici, di maggior e fine vita del prodotto. valore rispetto all’energia, sono assolutamente compatibili e possono essere anche sinergici con le colture alimentari. Prospettive Va detto, inoltre, che è ampiamente possibile pensare a vere Le risorse rinnovabili possono costituire una seria opportunità e proprio bioraffinerie che utilizzino colture non alimentari di ridisegno da non perdere. da terreni marginali o in rotazione, coltivabili in periodo Per ora nel settore delle materie prime rinnovabili in invernale,che non abbiano bisogno di acqua,particolarmente genere non si intravede una maggiore saggezza da parte dei resistenti e spendibili nei problemi di bioremediation, le cui vari attori industriali ed istituzionali rispetto al passato. Ciò diverse componenti possano tutte essere sfruttate. Questa che è successo nel 2007 mostra che i fattori alla base della tipologia di colture è sinergica con le colture alimentari e può instabilità dell’economia tradizionale sono riusciti a colpire essere specializzata per le diverse tecnologie con interessanti anche il settore delle fonti rinnovabili sul nascere. opportunità per l’innovazione. In questo contesto le bioplastiche biodegradabili possono contribuire al problema ambientale se si riuscirà a ridisegnare Corretta informazione e comunicazione interi settori applicativi, incidendo sul modo di produrre le Perché nel settore dei prodotti bio-based non si verifichino materie prime, sulla verticalizzazione di intere filiere agro- i problemi di credibilità tante volte registrati per la chimica industriali non food o sinergiche al food, sul modo di usare i in passato, occorre che si crei un forte rapporto di fiducia tra prodotti e di smaltirli, se si penserà ad una innovazione che i cittadini e gli operatori di questo settore. Per questo una allarghi gli ambiti di sperimentazione ad territorio. Solo così le posizione del mondo industriale particolarmente virtuosa, bioplastiche potranno diventare un potente caso dimostrativo che eviti gli slogan e che dia informazioni con il giusto grado di di dimensioni rilevanti di sviluppo sostenibile e di crescita complessità, imponendosi standard stringenti, non farà altro culturale, di esempio anche per altri settori. Questa è la sfida che aiutare lo sviluppo di questo mercato isolando i rapaci, del modello di bioraffinerie integrate nel territorio. gli speculatori, i venditori di fumo, dando opportunità alle migliori espressioni del mondo accademico ed industriale di contribuire in modo determinante allo sviluppo del territorio. Se è vero che esistono metodi semplici come il metodo ASTM 6866 basato sull’analisi del C14 per determinare la percentuale di carbonio rinnovabile in un prodotto, la promozione di loghi che vadano a pubblicizzare il semplice contenuto di carbonio rinnovabile sembra un approccio pericoloso in termini di rapporto di fiducia con i vari interlocutori. La pericolosità dell’approccio sta nel fatto che il termine “rinnovabile” è facilmente confondibile con il concetto di basso impatto ambientale. In sostanza l’interlocutore potrebbe pensare che un prodotto con più elevato contenuto di carbonio rinnovabile sia automaticamente più sostenibile di uno che ne contiene di meno. Non essendo questa invece una equazione biunivoca è probabile che la eventuale verifica sperimentale della non validità dell’equazione possa provocare una sfiducia per tutto il settore, difficilmente recuperabile. Esiste poi il problema di vanificare o danneggiare il lavoro di anni che ha permesso La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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BOX – Il Mater-Bi® e le sue applicazioni Mater-Bi è la prima famiglia di biopolimeri che utilizza componenti vegetali come l’amido di mais, preservandone la struttura chimica generata dalla fotosintesi clorofilliana. Attraverso un processo di “complessazione” dell’amido con quantità variabili di agenti complessanti biodegradabili (naturali, da fonte rinnovabile, da fonte sintetica o mista), vengono create diverse sovrastrutture molecolari caratterizzate da un’ampia gamma di proprietà. L’amido è presente in natura in forma cristallina con molecole lineari (amilosio) e ramificate (amilopectina). Partendo dalla rottura della struttura originaria dell’amido (destrutturazione), i ricercatori sono riusciti a ricreare un nuovo ordine sovramolecolare attraverso la formazione di complessi tra l’amilosio e molecole naturali o di sintesi. Questi complessi creano un nuovo ordine cristallino aumentando la resistenza all’acqua e cambiando le proprietà meccaniche dell’amido originale, senza modificarne la struttura chimica ma potendone graduare le caratteristiche. Mater-Bi si presenta in forma di granulo e può essere lavorato secondo le più comuni tecnologie di trasformazione, per realizzare prodotti dalle caratteristiche analoghe o migliori rispetto alle plastiche tradizionali, ma perfettamente biodegradabili e compostabili, minimizzando l’impatto ambientale. Partendo dal Mater-Bi è stato possibile lavorare a diverse soluzioni economicamente ed ambientalmente sostenibili in specifici settori applicativi con un’ottica di ridisegno. Di seguito si riportano alcuni esempi. Pacciamatura Agricola Per un agricoltore il processo di pacciamare con film biodegradabile al temine del ciclo di coltivazione costa più o meno quanto un film standard non biodegradabile. In più, però, il film biodegradabile ha un più basso costo ambientale per il fatto che è da due a tre volte meno spesso dei film tradizionali e perché viene completamente ri- 
assorbimento nel suolo senza alcun accumulo, eliminando così i costi economici e ambientali connessi con le fasi di raccolta e smaltimento dei teli tradizionali. I film in Mater-Bi sono certificati anche come biodegradabili in suolo in accordo con gli standard internazionali più conservativi e sono raccomandati da molte organizzazioni di agricoltura biologica come AIAB. 
 Raccolta differenziata con il sistema PNEO® Si tratta di un sacco con aumentata capacità traspirante per la raccolta dei rifiuti. Pneo® rallenta i processi di fermentazione anaerobica che generano odori indesiderati permettendo una riduzione significativa del contenuto di acqua del rifiuto dell’ordine del 20-50%. Queste caratteristiche rendono la raccolta del rifiuto più conveniente per le municipalità e ne permettono una più facile separazione. Risulta un miglioramento nella qualità dei diversi flussi del rifiuto differenziato con la semplificazione della loro raccolta e/o smaltimento. Al di là dei vantaggi ambientali ciò conduce ad una significativa riduzione dei costi di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti per le municipalità. Nanoparticelle Sono usate come rinforzo di gomma per renderla a bassa isteresi: si tratta di un prodotto per pneumatici a bassa resistenza al rotolamento. I pneumatici con tale tecnologia risparmiano significative quantità di petrolio (circa il 5% di carburante), diminuendo i gas con effetto serra da 7 a 10 g/ km. In base ai risultati raggiunti l’Unione Europea ha recentemente finanziato un nuovo progetto su pneumatici “run on flat” con resistenza al rotolamento ridotta oltre il 30%. Altre applicazioni Altre applicazioni sono nei settori dell’agricoltura, dell’igiene, dell’imballaggio alimentare ed industriale, dei prodotti per ristorazione. Le applicazioni dei prodotti in Mater-Bi sono anche state considerate come casi studio nei rapporti dell’European Climate Change Panel (ECCP) e della Commissione Industria dell’UE sulle materie prime rinnovabili. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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Compostaggio industriale prime, capacità produttive, vincoli di impatto ambientale. Non esiste un sistema “migliore” per ogni situazione, ma ciascun singolo caso presenta un ottimo tecnologico. Il bilancio di massa è il nodo cruciale per la definizione delle La metodologia per migliorarne le tecnologie da scegliere in ogni specifica situazione; per stabilirlo, occorre conoscere le quantità di materiali componenti la miscela, la loro umidità, la percentuale dei solidi volatili e la biodegradabilità (in condizioni ordinarie di processo).Da questi dati si derivano tutte le informazioni quantitative inerenti performance all’impianto per poter operare una scelta ed un dimensionamento. Non si può allo stesso tempo prescindere da un bi- lancio di energia, fondamentale per dare la giusta importanza alle varie sezioni impiantistiche. Un impianto dovrà pertanto possedere una dotazione energetica commisurata ad esem- N12 el precedente numero di Consulting gli autori hanno de- pio all’umidità dei materiali di partenza al fine di garantire un scritto le principali caratteristiche del processo di produzio- corretto equilibrio dei parametri di processo e di produrre un ne del compost; il presente articolo, invece, illustra sinteticamen- compost di qualità. te come raggiungere le migliori performance nella produzione industriale. Fasi principali del processo di compostaggio Il processo industriale per il compostaggio di qualità può es- di Rossana CINTOLI* e Christian BARRELLA* sere riassunto in quattro fasi, di seguito riportate. Il compostaggio trova sempre più interesse a livello industriale. In tale ambito è possibile trattare grandi quantitativi ed allo stesso tempo accelerare il processo per ottenere un compost maturo. La validità della scelta del sistema di compostaggio è però legata alla capacità di collocare sul mercato il prodotto finale; a sua volta questa capacità è strettamente correlata alla qualità del compost prodotto, cioè alla quantità ed alla qualità della sostanza organica contenuta nel compost, al suo grado di maturità e di stabilità, ad un basso contenuto di sostanze inquinanti, etc., e di conseguenza anche alla corretta definizione progettuale del processo stesso. La scelta di un sistema di compostaggio idoneo dipende sempre da condizioni specifiche, quali ad esempio materie Parte dei materiali, quali lo scarto verde proveniente dalle raccolte differenziate e i residui provenienti dalla lavorazione del legno, vengono prima stoccati e successivamente triturati e sminuzzati assieme: questo riduce notevolmente i tempi di maturazione del compost. Pretrattamenti Le operazioni di pretrattamento sono volte ad allontanare i corpi indesiderati dalle biomasse prima di avviarle al trattamento biologico o a condizionarne la natura fisico-chimica delle matrici. I pretrattamenti hanno le seguenti principali funzioni: 1. Condizionare la natura fisica dei materiali da sottoporre al processo di bioconversione, ad esempio: − triturazione/sfibratura; − miscelazione/omogeneizzazione; − essiccazione o inumidimento. 2. Separare i corpi estranei eventualmente presenti, ad esempio: − vagliatura dimensionale; − vagliatura idrodinamica; − separazione magnetica di corpi metallici. Miscelazione Il materiale triturato viene miscelato assieme ad eventuale altro materiale compostabile di consistenza fangosa, quale ad esempio fanghi di depurazione. Macchina trituratrice con tramoggia di alimentazione, sezione di frantumazione e nastro di scarico (Doppstadt) Compostaggio La maturazione si divide in due fasi: la prima, detta di biossidazione accelerata, dura circa un mese e si contraddistingue per il fatto che il materiale viene continuamente aerato. Nella seconda fase di maturazione il processo di degradazione biologica procede più lentamente fino ad assumere delle qualità di compost “pronto”. In queste fasi la massa può raggiungere temperature molto elevate garantendo così la completa igienizzazione del compost. * Articolisti esterni alla redazione di Consulting. Per maggiori informazioni si può visitare il sito: www.gevaedizioni.it/consulting La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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Il sistema a fermentazione naturale con movimentazione prevede l’utilizzo di cumuli di varia sezione ed altezza secondo le caratteristiche del substrato, periodicamente rivoltati per mezzo di pale o apposite macchine rivoltatrici. Il ricambio d’aria, all’interno della matrice, dipende dalla porosità del cumulo ed avviene naturalmente grazie a correnti d’aria e ai moti convettivi e diffusivi che vi si formano. Macchina rivoltatrice semovente per trasferimento (Doppstadt) Le tecnologie di trattamento aerobiche possono essere classificate in: − sistemi intensivi ed estensivi, secondo il grado di articolazio- ne tecnologica, dell’importanza data ai processi naturali ed a quelli indotti, e gli input energetici unitari; − sistemi chiusi ed aperti secondo il confinamento o meno degli stessi rispetto all’intorno ambientale; tra i vantaggi dei sistemi chiusi vi sono: indipendenza dalle variabili metereologiche, maggior controllo delle emissioni di aria, dispersioni di calore dalla biomassa più contenute; − sistemi statici e dinamici secondo la presenza e frequenza degli interventi di movimentazione per la ricostituzione periodica dello stato strutturale; − sistemi areati e non aerati secondo l’adozione dell’aerazione forzata o, di converso, dell’affidamento esclusivo ai processi spontanei di diffusione e convezione. Nel sistema a fermentazione accelerata con aerazione forzata, il rifornimento d’aria può avvenire o con aspirazione dalla superficie del cumulo o per insufflazione forzata nel substrato. Il sistema di aerazione è costituito da una serie di canalette interrate, coperte da griglie antintasamento ospitanti tubazioni forate collegate ai ventilatori che possono aspirare o sospin- Schema di un biofiltro; attraverso i biofiltri si ottiene la rimozione delle sostanze indesiderate. gere l’aria attraverso la matrice in fase di compostaggio. Le canalette hanno un’adeguata pendenza per favorire il deflusso dei percolati. Nel caso di aspirazione forzata l’aria aspirata viene depurata, prima di essere rimessa in atmosfera, tramite biofiltri costituiti da cumuli di compost maturo. Regolando la quantità d’aria aspirata è possibile controllare la temperatura, l’umidità del materiale ed il contenuto d’ossigeno. Il processo di compostaggio può essere operato anche per mezzo di tecnologie avanzate attraverso bioreattori. Tali tecnologie sono adoperate prevalentemente nel processo di bioossidazione accelerata e sono costituite in genere da un sistema di controllo di processo automatico. Tra i sistemi a tecnologia avanzata elenchiamo i seguenti: − bioreattori verticali − bioreattori orizzontali a corsie, a celle, a container, a tunnel, a cilindro rotante. Selezione e raffinazione Nell’ultima fase il compost viene vagliato consentendo una separazione delle particelle fini da quelle più grossolane. La parte più grossolana, ossia il sovvallo, dopo eventuale triturazione, è reimmessa nel ciclo per essere completamente trasformata in compost. La parte fine viene invece stoccata e destinata alla vendita. I posttrattamenti hanno le seguenti funzioni: 1. Separare i corpi estranei o indecomposti eventualmente presenti, ad esempio: − raffinazione dimensionale; − vagliatura densimetrica; − vagliatura aeraulica. 2. Qualificare merceologicamente il prodotto, ad esempio: − essiccazione; − pellettizzazione; − granulazione. Compost prodotto In relazione alle matrici di partenza ed al processo di trasformazione adottato si ottiene un prodotto di differenti qualità. In base al grado di maturazione, ad esempio, si possono individuare quattro tipi di compost: 1. Compost fresco. Tre mesi di maturazione; materiale igieniz- zato ma ancora in corso di trasformazione biologica, estremamente ricco di elementi nutritivi (in particolare azoto) utili per la fertilità del suolo e la nutrizione delle piante; possiede una temperatura spontanea maggiore di quella ambiente ed un rapporto C/N=30÷40; è utilizzato in florovivaistica per la preparazione di letti caldi. 2. Compost pronto o stabilizzato. Quattro÷otto mesi circa di maturazione; materiale igienizzato e completamente stabilizzato, ma con umificazione incompleta, con dotazione di azoto inferiore al precedente, quindi effetto concimante meno marcato; possiede una temperatura spontanea inferiore a quella del compost fresco ed un rapporto C/N = 20; si presta ad utilizzazioni in pieno campo prima della semina o del trapianto. 13 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010

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14 Analisi di un compost a differenti stadi di maturazione 3. Compost maturo o stagionato. Dodici÷ventiquattro mesi di maturazione; materiale che ha subito una fase di maturazione prolungata, con produzione di notevoli quantitativi di sostanze umiche, ma basso tenore di elementi nutritivi; possiede una temperatura spontanea uguale a quella ambiente ed un rapporto C/N = 15; per le sue caratteristiche fisiche e la perfetta stabilizzazione può essere utilizzato non solo come ammendante e fertilizzante, ma anche come substrato di coltivazione in floricoltura e vivaismo. 4. Compost speciale. Miscele di compost fresco o pronto, sottoposto ad ulteriori trattamenti (ad es. essiccamento, igienizzazione a vapore, etc.), mescolato con substrati supplementari (quali calcio, argilla, farina di sangue ed ossa) al fine di migliorarne la qualità; è utilizzato solo nel settore hobbistica-giardinaggio. L’evapotraspirazione totale come sistema di smaltimento dei reflui civili La rivista del consulente d’azienda L’evapotraspirazione è l’alternativa ai metodi “classici” della depurazione delle acque reflue domestiche, nel caso in cui sia assente una fognatura o un corpo idrico recettore. Ancorché l’evapotraspirazione sia un sistema “non menzionato” dalla normativa tecnica, esso viene oggi largamente utilizzato, specie per lo smaltimento delle acque prodotte da piccoli nuclei abitativi. La particolarità di questo “impianto” consiste nel fatto che la totale eliminazione dei liquidi avviene tramite l’evapotraspirazione dalle foglie di piante sempreverdi, senza produrre, perciò, alcuno scarico. Nel testo sono riportate in modo sintetico e facilmente comprensibile, anche attraverso numerosi disegni esplicativi, le metodologie per la realizzazione di questo sistema di depurazione, dal dimensionamento alla corretta posa in opera. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-maila:nnino 8f-onº@3 –gmeagvgaioe– gdiuigznoio20n10i.it

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In tale configurazione occorre analizzare le caratteristiche dell’interazione fra la radiazione eventualmente uscente dal contenitore opaco e la sonda dello strumento di misura utilizzato, in modo da determinare la natura della sorgente che ha originato la radiazione. Rottami metallici Il monitoraggio delle sorgenti radioattive occulte Compensazione dei disturbi Le succitate sorgenti naturali sono quelle normalmente presente nel sottosuolo1 e i cosiddetti raggi cosmici, il cui contributo è trascurabile nel presente modello. Al momento della misura occorre tenere conto della variabilità della radiazione naturale sì da compensare gli incrementi locali del fondo di radiazione e da poter individuare il solo campo generato dalle sorgenti interne al veicolo. La compensazione deve tener conto anche dei fabbricati presenti nella zona, spesso ricchi di radioisotopi naturali. Effettuate le compensazioni del caso, lo strumento registra tutte le risposte di variazione del fondo,segnalando solo quelle statisticamente significative ossia, generalmente, le misure che si riscontrano con una probabilità inferiore ad un valore soglia. La presenza di sorgenti radioattive è più frequente ed ubiquitaria di quel che si potrebbe pensare.Ciò é dovuto alla varietà delle applicazioni che queste trovano in ambito industriale,dalla misurazione ultraprecisa degli spessori alla calibrazione di strumenti di misura, fino addirittura alla produzione di giocattoli e cosmetici,“pratica”, quest’ultima, per fortuna ormai proibita (!). In generale non è facile individuare le sorgenti senza l’uso di appropriati strumenti di misura e a nostro parere c’è una tendenza piuttosto pericolosa a sottovalutare le eventuali conseguenze, che possono essere molto dannose per la salute e l’ambiente. Fra le altre, una categoria particolarmente esposta al rischio della“radioattività occulta” è quella dei trasportatori di rottami metallici, tanto è vero che recentemente sono state affinate diverse metodologie di monitoraggio e rilevamento di radiosorgenti all’interno dei mezzi di trasporto. di Nicola G. GRILLO Modello della misurazione con strumento portatile Rimandando il lettore ai diversi box a corredo del testo per alcuni succinti cenni di “fisica” delle radiazioni, qui vogliamo brevemente descrivere il modello secondo cui avviene il processo di monitoraggio e ricerca delle sorgenti all’interno di un veicolo adibito al trasporto di rottami metallici. Il cassone del mezzo è assimilato a un contenitore perfettamente opaco, il cui interno è inaccessibile e il cui contenuto è sconosciuto a priori.Detta scatola è costantemente immersa in un campo di radiazione esterna (fondo naturale di radiazione), più altre sorgenti“di disturbo”naturali o antropiche,d’intensità a volte anche molto variabile. Identificazione della sorgente Date per buone le premesse appena illustrate, si procede all’analisi dei dati salienti provenienti dalla misurazione. Usualmente, se i dati presentano una conformazione ben precisa, la loro interpretazione è più attendibile. Per fare un esempio concreto, nel caso in cui si registri una zona costituita da un punto centrale dove si misurano valori molto elevati e da una “periferia”di valori man mano decrescenti fino a grandezze normali, lì, con alta probabilità, è stata identificata una sorgente. Per stabilire se tale sorgente può causare rischi da esposizione alle radiazioni ionizzanti, occorre confrontarne il valore medio con i limiti-dose stabiliti dalle normative specifiche (vedere box). Principi teorici per l’identificazione della radiazione In estrema sintesi, si può dire che la radiazione viene segnalata tramite la sua stessa interazione con la parte sensibile (sonda) dello strumento di misura. Tale apparato, se investito dalla radiazione, ne assorbe l’energia e la converte in un segnale elettrico (o luminoso), che viene poi inviato ad una centralina elettronica e da essa elaborato e tradotto in informazioni numerico/ quantitative. Per citare le sonde più utilizzate, si possono menzionare le camere a ionizzazione, i famosi contatori Geiger-Müller e gli scintillatori plastici. Ad oggi non si dispone di uno strumento con risposta costante su tutta la gamma delle energie esistenti per cui avviene che una determinata sonda si dimostra ideale per rilevare una radiazione di un certo tipo e, nel contempo, risulta essere assolutamente inadeguata a misurare un altro tipo di radiazione. 1 Radionuclidi di uranio e torio – variabilmente presenti da luogo a luogo – e radionuclidi artificiali ricaduti dopo test nucleari e incidenti ad impianti con rilascio di radioattività nell’ambiente. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 3 – maggio – giugno 2010 Speciale 15

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