Consulting 01_2010

 

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Anno 8 - nº 1 gennaio – febbraio 2010 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 – POSTE ITALIANE S.p.A. – Spedizione in A.P. 70% Roma – Prezzo per copia € 12,00 La rivista del consulente d’azienda Speciale Incidenti in cantiere e sanzioni Per evitarli è meglio... e d i t o r e S.r.l. edizioni eva eventi eva emozioni Gare di progettazione Manipolazioni perfettamente legali Il Certificatore energetico

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L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2010 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l., Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Partita Iva: 05480791002 Intestatario dell’abbonamento Cognome/Nome P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Prov. Sito web E-mail Tel. Fax Cell. La rivista del consulenteFdi’ramziean da anno 8 - nº 1 – genDnaaitoa– febbraio 2010

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 La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Partita Iva: 05480791002 Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: Eurolit S.r.l. - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia: febbraio 2010 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n° 33203746, intestato a: Geva S.r.l. -Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. La rivista del consulente d’azienda Recupero di materia Le sorgenti luminose danno alla luce numerosi vantaggi . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Gare di progettazione Come vengono spesso manipolate in modo perfettamente legale di Roberto COLOSIMO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 8 Speciale Incidenti in cantiere e sanzioni Per evitarli è meglio rivolgersi agli S.PRE.S.A.L. di zona PRIMA di avviare i lavori Intervista con Umberto PACCHIAROTTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 11 Greenergy Rubrica a cura di Leonardo EVANGELISTA Convertire l’amianto in un tetto fotovoltaico Una scelta piena di vantaggi di Luigi STANGARONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 14 Esposizione a polveri di legno duro Effetti sulla salute e sorveglianza sanitaria di Carmen D’ANTONIO e Paola D’ANTONIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 19 Sistemi Antintrusione per aree e siti protetti di Giovanna BONIOLO, Simone CANOVA e Aulo MAGAGNI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 24 Inquinamento acustico negli edifici Occhio (anzi orecchio) al rumore degli impianti idraulici domestici di Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 28 Efficienza energetica degli edifici Il ruolo del Certificatore di Ferdinando SALATA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Sui modelli di gestione delle risorse naturali comuni di Natale G. CALABRETTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 L’albero dei dubbi Tra professioni mancate e salvaguardia ambientale incerta di Daniela CEREMIGNA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 36 Dalle Associazioni Pag. 38 Il grillo parlante Pag. 41 Ultima pagina Pag. 42 anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010 3

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Il Responsabile tecnico nella gestione dei rifiuti Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Normativa vigente Compiti e responsabilità Aspetti pratici ed operativi Un volume tecnico dal linguaggio semplice, che contribuisce a chiarire le ingarbugliate normative riguardanti il Responsabile tecnico, figura 44 professionale cardine indispensabile per garantire la corretta gestione dei rifiuti. Il testo affronta un tema ai più tuttora sconosciuto e sviluppa un’analisi completa e sintetica delle normative specifiche, da cui si delineano i compiti, le responsabilità e i limiti di intervento di colui che si può definire il manager ambientale per eccellenza, dovendo egli interagire con tutte le altre figure professionali di responsabilità che, per legge, sono presenti in ogni azienda,comprese quelle operanti nella gestione dei rifiuti. Gli argomenti sono trattati con rigore e competenza in quanto gli autori, specialisti qualificati, operano quotidianamente con passione nell’affascinante, ancorché delicato, settore ambientale. Dall’indice 4 La nuova figura del Responsabile tecnico 4 Requisiti soggettivi e professionali 4 I compiti del Responsabile tecnico 4 Responsabilità e modalità di delega 4 Sanzionabilità del Responsabile tecnico 4 Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) 4 La documentazione per la gestione dei rifiuti 4 Il peso a destino 4 Le diverse figure coinvolte nella gestione dei rifiuti 4 Il trasporto dei rifiuti pericolosi e l’ADR GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Editoriale Editoriale T
 empo fa, in auto da solo, sfruttando una delle poche opportunità che la frenesia moderna concede al libero fluire dei pensieri, riflettevo sull’origine dei molti mali che affliggono il settore della produttività italiana con particolare riferimento alla Pubblica Amministrazione… Sentivo che ero vicino ad un’intuizione, ma non riuscivo ad elevarla allo stato conscio, percepivo, però, che dovevo andare a scavare più approfonditamente nei meandri delle mie esperienze vissute ché avevo già avuto modo di capire – più di una volta e in un’altra forma – quello che stavo per portare alla mente. Passò del tempo e non ci pensai più ma, evidentemente, qualcosa stava lavorando “sotto”, finché… non mi fu tutto chiaro: la Pubblica Amministrazione, così come è (dis)organizzata oggi, non può affatto assolvere alla funzione per la quale è effettivamente istituita! Il concetto di base è da un lato filosofico, dall’altro estremamente pratico e voglio esplicitarlo nel modo più semplice possibile, senza sottendere interpretazioni e/o polemiche di alcun genere. Per aiutarmi nella spiegazione prendo come esempio una qualsiasi impresa privata, composta da varie figure professionali, delle quali riporto un breve elenco: il Proprietario, un Responsabile del Marketing, una Centralinista, due impiegati del Backoffice, un Contabile, un Responsabile Ufficio acquisti, un Addetto ai Servizi… un Usciere. Tutti insieme, i personaggi formano una vera e propria “mini società”, nel senso più generale del termine… dato che, per un motivo o per l’altro, sono tenuti ad interagire e a cooperare tra loro a livello umano e professionale. Tralasciando l’aspetto umano – pur di fondamentale importanza – mi soffermo sulla collaborazione professionale: tutti voi potrete facilmente immaginare che, quanto più si crea un effetto/sinergia tra le varie risorse dell’impresa, tanto più questa può raggiungere migliori risultati, con soddisfazione collettiva e trasversale, dal Proprietario al semplice addetto. In una sola parola, il sistema, se ben congegnato, funziona egregiamente. Cosa succede, però, se ad esempio l’Usciere non vuole sempre apri- re il portone o rallenta volutamente l’accesso degli altri dipendenti o se la Centralinista comincia a rifiutare le chiamate dei clienti o se l’Ufficio acquisti… non acquista e via dicendo? Uno o più malfunzionamenti, prima o poi, impastoiano l’intero sistema. Cosa c’entra la Pubblica Amministrazione con tutto ciò? C’entra eccome… specialmente quando si cala nel ruolo dell’Usciere (o Centralino o Responsabile Ufficio acquisti) che decide di aprire o non aprire la porta a suo piacimento, a prescindere dal fatto che a voler passare sia un cliente, un collega… una persona che richiede un’autorizzazione per iniziare una data attività lavorativa (!) o chicchessia e, così mal facendo, blocca o rallenta fortemente il sistema produttivo. Fuor di metafora, a una parte ancora troppo importante di funzionari pubblici sfugge lo scopo preminente del proprio ruolo, in quanto non è in grado di collocarlo correttamente nell’ambito dell’intero apparato produttivo. Così, purtroppo, tale categoria mal interpreta la propria funzione, facendola diventare esattamente l’opposto di quello che dovrebbe essere: si ostina a cercare il problema nella soluzione presentata dal richiedente invece di proporre la soluzione al problema eventualmente riscontrato. Assurdo! Simili pubblici incompetenti acquisiscano, piuttosto, l’indiscusso principio che un qualsiasi tecnico presente nel loro ufficio per inoltrare una domanda di autorizzazione dovrebbe essere accolto col tappeto rosso, esattamente come un imprenditore privato fa con i propri clienti. Già, potrebbe essere anche una questione di termini… convertire lo status di utente in quello di cliente… ben altre conversioni, però, ci vorrebbero per instillare nella personalità egoistica di tanti miopi funzionari pubblici una visione d’insieme sistemica e far capire loro che, se si lavora tutti e bene, il vantaggio è universale. Loro sono stati messi lì proprio per quello, non per rispedire al mittente senza validi motivi proprio chi, gira e rigira, è alla fonte della loro stessa sussistenza! A proposito, secondo voi dopo quanti giorni (ore) verrebbe licenziato un Usciere che apre a casaccio il portone d’ingresso dell’impresa privata per cui lavora? ing. Nicola G. GRILLO 5 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Recupero di materia Le sorgenti luminose danno alla luce numerosi vantaggi Fra poco le vecchie lampadine a incandescenza saranno definitivamente messe al bando per essere sostituite dalle cosiddette lampade a basso consumo, molto più convenien- 6 ti in termini di resa energetica ma contenenti materie nocive per l’ambiente. Affinché il bilancio ambientale complessivo dell’operazione “basso consumo” risulti positivo, quindi, occor- re che all’efficienza di conversione delle lampade si associ una − lampade a scarica ad alta intensità, ad alta o bassa pres- corretta gestione delle stesse una volta giunte a fine vita. sione. Nel bilancio, oltre alle lampade ad uso domestico, vanno Si tratta di un universo di riferimento costituito da oltre 120 aggiunte anche e soprattutto le sorgenti luminose ad uso in- modelli differenti presenti sul mercato. La parte prevalente dustriale/commerciale/urbano, le quali costituiscono l’80% di tali sorgenti è il vetro (85% in peso), il che conferisce loro del totale. fragilità, voluminosità, leggerezza e, in generale, problemi di Per questo scopo, nel 2004, è stato istituito Ecolamp, il Con- stoccaggio e trasporto. Inoltre al loro interno è presente un sorzio per il recupero e lo smaltimento di apparecchiature di il- materiale molto pericoloso, il mercurio, in quantità variabili luminazione. Esso si colloca, sotto i raggruppamenti R41/R52, fra 3 e 50 mg/esemplare secondo le diverse tipologie. nel più generale decreto RAEE, di cui abbiamo già parlato nel I rifiuti derivanti sono classificati come pericolosi (contrad- numero precedente. distinti dal Codice CER 20 01 21*) e la conseguente gestione In particolare, il Consorzio mette a disposizione soluzioni comporta notevoli sforzi organizzativi, anche alla… luce dei logistiche, efficaci ed efficienti come: numeri in gioco: il mercato italiano delle sorgenti luminose − la fornitura in comodato gratuito, ai centri di raccolta pre- a scarica conta oggi circa 130 milioni di pezzi venduti ogni posti al conferimento dei RAEE, di contenitori di proprietà anno, circa il 20% del mercato europeo. del Consorzio appositamente progettati per la raccolta e il trasporto delle sorgenti luminose in condizioni di massima Il processo di recupero sicurezza; I rifiuti di apparecchiature di illuminazione, siano questi sor- − il trasporto delle apparecchiature di illuminazione, appar- genti luminose, o apparecchi di illuminazione (lampadari, tenenti ai raggruppamenti R4 e R5, raccolte presso sele- plafoniere…), una volta intercettati dal sistema di raccolta zionati centri di stoccaggio intermedi e successivo trasferi- (schematizzato in figura) confluiscono tutti presso appositi mento presso gli impianti di riciclo; impianti di riciclaggio. − il riciclo e trattamento delle apparecchiature di illumina- Lo step preliminare prevede lo stoccaggio all’interno zione presso impianti appositamente selezionati. dell’impianto, dove i rifiuti sono suddivisi in funzione delle proprie caratteristiche. Le sorgenti luminose Una volta separati, questi sono organizzati e ordinati in Le sorgenti luminose (escluse lampade ad incandescenza e appositi contenitori e, successivamente, destinati all’effettivo ad alogeni) si dividono in: processo di riciclo. − tubi fluorescenti, lineari e non; Qui, attraverso tecnologie all’avanguardia e strumenti di − lampade fluorescenti compatte non integrate; ultima generazione, è possibile recuperare e riciclare fino al − lampade fluorescenti compatte integrate a risparmio di 95% delle componenti interne. energia; La principale tecnologia di trattamento utilizzata per tubi fluorescenti e lampade di altra forma è la frantumazione o 1 Apparecchiature informatiche, apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, apparecchi di illuminazione, e tutto quanto non esplicitamente presente negli altri raggruppamenti. 2 Sorgenti luminose (tubi fluorescenti; lampade fluorescenti compatte; lampade a scarica ad alta intensità, comprese lampade a vapori di sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuri metallici; lampade a vapori di sodio a bassa pressione). crush and sieve, che consiste nella triturazione delle sorgenti luminose e nella conseguente separazione delle singole componenti (vetro, metalli e plastica) e captazione, sempre tramite processi di aspirazione e filtrazione, del mercurio e delle polveri fluorescenti. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Nel caso degli apparecchi di illuminazione il trattamento segue processi differenti rispetto alle sorgenti luminose. Composti in prevalenza da componenti plastiche e metalliche, gli apparecchi di illuminazione subiscono specifici processi di smontaggio e separazione delle parti attraverso cui è possibile recuperare quantità considerevoli dei materiali in essi presenti. Il vetro costituisce, al momento, il materiale con le maggiori potenzialità commerciali, potendo essere riutilizzato nel campo dell’edilizia (sotto forma di lane di vetro e isolanti) e nel settore della vetrificazione delle piastrelle. Oltre al vantaggio economico, il trattamento delle sorgenti luminose esauste comporta un innegabile beneficio ambientale, intercettando ingenti quantitativi di mercurio, dell’ordine di migliaia di tonnellate annue. Il mercurio, è sempre bene sottolinearlo, è estremamente dannoso per l’ambiente e l’uomo e, se inalato o ingerito anche in piccole concentrazioni, causa conclamati effetti negativi sullo sviluppo neurologico, sul sistema cardiovascolare, sul sistema immunitario e sull’apparato riproduttivo. Ulteriori informazioni possono essere acquisite visitando il sito ufficiale www.ecolamp.it http://www.masternewmedia. org/images/meeting-discussion_id266466_size480.jpg Prorogato per tutto il 2010 il servizio gratuito Extralamp Ecolamp ha deciso di prorogare il servizio Extralamp per tutto il 2010 e, in più, di fornire gratuitamente gli imballi necessari al confezionamento della richiesta di ritiro. Ecolamp ha, inoltre, attivato un nuovo canale di raccolta per venire incontro alle esigenze degli installatori che non raggiungono i cento chilogrammi di sorgenti luminose esauste. Da ottobre 2009 sarà possibile conferire gratuitamente qualsiasi quantitativo di lampade, anche inferiore ai 100 chilogrammi, presso i centri di raccolta di: − Bologna - Via Peglion, 2; − Roma – Via della Stazione di Pavona (zona S. Palomba), snc; − Genova – Via alla Ferriera di Pontedecimo, 2; − Milano – Settimo Milanese – Via Sabin, 28; − Milano – Senago – Viale Europa, 17; − Venezia – San Donà Di Piave – Via Argine di Mezzo, 25; − Torino – Via Paolo Veronese, 202. Per saperne di più, si può visitare il sito www.ecolamp.it/extralamp 7 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Gare di b) l’Osservatorio, al quale il RUP doveva trasmettere ogni atto; progettazione c) l’Autorità di Vigilanza sui LL. PP. La 109 era in effetti una legge in apparenza giacobina, e perciò in quel periodo si parlò di una riforma sacrosanta, ma in realtà era una legge strampalata, che ebbe come ri- Come vengono spesso8 sultato il blocco dei lavori pubblici, tanto che il Governo dovette sospenderne parecchi articoli, una prima volta fino al manipolate in modo 31.12.1994 e di nuovo fino al 30.06.1995. Inoltre, a distanza perfettamente legale di un anno e mezzo soltanto dall’entrata in vigore della legge, venne approvata la sua prima modifica, con la Legge n° 216/95 (“Merloni bis”). Ma anche questa legge modificò ben poco l’assetto della nuova normativa, tanto che vi fu una di Roberto COLOSIMO* nuova sospensione di molti articoli fino al 31.12.1995 e an- Per documentare ciò di cui il presente articolo tratta occorre premettere una cronistoria degli avvenimenti degli cora fino al 31.03.1996, poi fino al 30.06 e ancora fino al 30.09 e infine fino al 31.01.1997. E già nel 1996 venne presentato in Parlamento un nuovo disegno di legge; la discussione tra ultimi sedici anni. le parti politiche, questa volta, si protrasse a lungo, e infine La vigente legislazione sui LL. PP. è figlia della riforma inter- vide la luce la Legge n° 415/98, detta anche “Merloni ter”. Ora, venuta con la Legge n° 109/94, la cosiddetta “Legge Merlo- se una legge nel breve volgere di quattro anni ha avuto ben ni”; il Codice dei contratti pubblici approvato con il D. Lgs. n° sette sospensioni parziali e due modifiche, chiunque capisce 163/2006 ne ripropone, infatti, le linee fondamentali. che si trattava di una legge fatta male. Chiunque, meno i suoi Prima della 109 vigeva la Legge n° 2248 del 1865, che era autori e i loro protetti. scritta in un italiano ormai antiquato, ma sotto il cui imperio In realtà chi aveva proposto la legge, ossia l’apparato bu- non si erano mai verificati abusi: era una legge che prevedeva rocratico dello Stato, alleato con le imprese, aveva ben altri tutto e provvedeva su tutto ciò che poteva avvenire nel con- obiettivi che la funzionalizzazione del settore. testo dei lavori pubblici. Erano decenni che, dal dopoguerra, i burocrati tentavano Le critiche fatte soprattutto dalla burocrazia e dalle imprese con ogni mezzo di essere abilitati ad esercitare la libera pro- di costruzione, in tempi in cui le riforme erano diventate una fessione; ebbene, con la 109 vi sono riusciti. Infatti la legge vera e propria mania, portarono all’approvazione della Legge prevedeva (e il nuovo Codice ancora prevede!) che abilitati a Merloni, addirittura a parlamento sciolto; la legge fu strana- progettare lavori pubblici erano: mente approvata dalla Commissione parlamentare LL. PP. l’11 a) gli uffici tecnici delle stazioni appaltanti; febbraio, quando il parlamento era stato sciolto il 2 febbraio! b) gli uffici consortili di progettazione e di direzione dei Ma alle stranezze ci siamo abituati. lavori che i comuni, i consorzi, le comunità montane, gli La Legge 109, secondo i suoi proponenti, aveva due obiet- enti di industrializzazione e gli enti di bonifica possono tivi: delegificare, ossia togliere di mezzo le varie leggi del set- costituire; tore, costituendone un vero e proprio testo unico, e snellire le c) gli organismi di altre pubbliche amministrazioni di cui le procedure, consentendo una più rapida attuazione dei pro- singole amministrazioni possono avvalersi per legge; grammi approvati. d) i liberi professionisti singoli o associati; In realtà ambedue i propositi risultavano assolutamente e) le società di professionisti; inesistenti sol che si leggesse il testo della legge: nessuna leg- f ) le società di ingegneria; ge veniva abolita, salvo ovviamente la vecchia legge sui LL. g) i raggruppamenti temporanei dei soggetti di cui alle let- PP., e le procedure venivano ulteriormente complicate: veni- tere d), e) ed f ). vano istituiti tre nuovi organi burocratici: I soggetti di cui ai punti d), e), f ) e g) potevano eseguire a) il responsabile del procedimento (RUP), nell’ambito delle progettazioni solo se le pubbliche amministrazioni appaltan- stazioni appaltanti; ti non ne avessero la possibilità. * Ingegnere libero professionista; da 47 anni esercita l’attività professionale unicamente nel settore delle opere idrauliche ed ambientali. Autore di molte pubblicazioni tecniche. La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Inutile dire che il testo del nuovo Codice dei contratti pubblici conserva integralmente quanto sopra. Cosa significa tutto ciò? Due cose: in primo luogo che i pubblici dipendenti, che non avevano mai fatto attività di progettazione di opere pubbliche se non in modo episodico, per legge erano divenuti così bravi e ricchi di esperienza da essere preferiti a chi di quella attività aveva fatto oggetto della propria vita professionale. In secondo luogo, questi pubblici dipendenti potevano anche scambiarsi i favori; infatti un’amministrazione pubblica può dare incarichi agli uffici tecnici di altre, pur di non far scappare l’occasione; il favore potrà essere poi ricambiato alla prima occorrenza, e con ciò quello che una volta si chiamava malcostume è divenuto ormai perfettamente legale e lecito. Poi venne la “Legge Bassanini”, che prevede che i pubblici dipendenti possano svolgere un secondo lavoro a patto che scelgano il part-time: ebbene, se questi costituiscono delle società di ingegneria o degli studi professionali, indovinate a chi saranno attribuiti gli incarichi di progettazione? Poi i pubblici dipendenti si resero conto che progettare – soprattutto con le esigenze della vera esecutività dei progetti (unico merito della legge) – era particolarmente gravoso e complicato; alcuni, grazie al comma b), promossero la costituzione di uffici “consortili” nei quali in realtà si subappaltavano i progetti a liberi professionisti non qualificati e magari neolaureati, con compensi da fame; altri si accorsero che lavorare stanca, e preferirono rivestire il ruolo di RUP, dato che era questo soggetto ad affidare gli incarichi, sia pure con gare (ma di questo parleremo dopo) e dato che ad esso competeva un compenso pari dapprima all’1% dell’importo dei lavori, elevato poi al 2% e solo recentemente ridotto allo 0,5%. Per fissare le idee, su un lavoro non certo grande, dell’importo di un milione di euro, il RUP e il suo ufficio guadagnavano senza colpo ferire prima 10mila, poi 20mila e da poco “solo” 5mila Euro, da aggiungere naturalmente ai loro stipendi! E per i lavori di importi maggiori, o per più lavori, basta fare la proporzione. La situazione si aggravò con l’approvazione del Regolamento di attuazione della legge, con D.P.R. n° 554/99. Nessuno si accorse che il Regolamento che doveva precisare quanto stabilito dalla legge, la modificava in una parte essenziale: quella relativa alle gare di progettazione. Infatti, laddove la legge stabiliva che “per l’affidamento di incarichi di progettazione il cui importo stimato sia pari o superiore a 200mila ECU, si applicano le disposizioni di cui alla direttiva 92/50/ CEE del Consiglio del 18.06.1992 e al D. Lgs. n° 157/95”, il Regolamento (art. 64) stabilisce che oltre a documentare la propria capacità tecnica con la documentazione relativa a tre progetti similari a quello oggetto di gara e a produrre il proprio curriculum, il professionista deve illustrare “le modalità con cui saranno svolte le prestazioni oggetto dell’incarico”. E qui sta il papocchio! È evidente l’illogicità della richiesta: infatti, se uno è abilitato all’esercizio professionale e documenta la sua capacità, che senso ha chiedergli come intende svolgere l’incarico? Tutti dovrebbero dire le stesse cose, o no? Ma questa norma ha consentito alle stazioni appaltanti di fare il comodo loro: se su 100 punti se ne danno 40 o 50 alla “relazione metodologica” ecco che l’incarico viene affidato a chi si vuole, e spesso a ben leggere i bandi di gara si comprende che è inutile concorrere; altre volte si capisce che nel bando mancano solo nome e cognome del predestinato vincitore. E non crediate che ai burocrati che stilano i bandi di gara basti la discrezionalità data dalla relazione metodologica, no! Si inventano e richiedono altri documenti che consentono altre valutazioni discrezionali, per essere più sicuri di far vincere chi vogliono loro. E pensate che tutto questo burocrati e politicanti locali lo facciano gratis? Purtroppo ancora il nuovo Regolamento non vede la luce, e resta in vigore il D.P.R. n° 554/99. Ma possiamo sperare che per questo nuovo e importantissimo documento, anziché consultare i burocrati che non hanno mai visto un cantiere, i nostri governanti interpellino i professionisti, che li vivono in prima persona in ogni loro fase? Ministro Brunetta, provveda a far cessare questo scandalo! Basta stabilire che alla relazione metodologica che, essendo prevista dal Regolamento, si deve fare, non si possono assegnare più di 5 (cinque) punti. Allora sarà finita la festa! Concludendo, se si vuole veramente un sano sviluppo del delicatissimo settore dei lavori pubblici, tanto importante e trainante per l’economia nazionale, occorre in primo luogo una rivisitazione profonda della legislazione, abrogando gli assurdi privilegi assegnati alla burocrazia; occorre restituire alle libere professioni tecniche il ruolo che esse hanno onorevolmente ricoperto nella ricostruzione del Paese dopo la guerra; occorre infine che sia effettivamente posta in essere una delegificazione che sgombri il campo dai mille e mille vincoli più o meno assurdi che allungano oltre ogni dire i tempi di realizzazione delle opere pubbliche attraverso inutili minuetti burocratici. Delegificazione: deve essere questa la parola d’ordine per la rinascita dell’economia nazionale; si tolgano di mezzo le leggi assurde, si combatta realmente la burocrazia, si facciano i testi unici, si ristabilisca la certezza del diritto in ogni settore, e la ripresa verrà. 9 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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La trattazione delle riserve negli appalti delle opere pubbliche ConRdEiusszeeiromvnepeeidereemilaloazvdiooenrlliii 10 Lneagltiraaptptaalztiidoenllee delle opere riserve pubbliche Dott. Ing. Roberto COLOSIMO Conduzione dei lavori Riserve e relazioni Esempi e modelli Le riserve sono le richieste che per vari motivi, e ormai sempre più spesso, le imprese appaltatrici di lavori pubblici iscrivono e quantificano sul registro di contabilità dei lavori; a queste il direttore dei lavori deve rispondere analizzando le richieste ed esprimendo il proprio parere, via via che i lavori procedono fino alla loro ultimazione. Il direttore dei lavori redige poi la contabilità finale, aggiungendovi la propria relazione riservata sulle richieste, e tutto sarà infine rimesso al collaudatore, che a sua volta dovrà valutare le riserve ed esprimere su di esse il proprio parere, motivando e proponendo le soluzioni delle controversie insorte. Questa è la procedura, prevista dalla vigente legislazione, chiamata “trattazione delle riserve”. Le richieste pecuniarie delle imprese, se fondate, possono condurre a costi delle opere assai maggiori delle previsioni e dare corso a giudizi di responsabilità; di qui la necessità di una loro accurata e corretta trattazione da parte del direttore dei lavori e del collaudatore, figure centrali nel pubblico appalto. È necessario che essi esercitino il proprio ruolo con grande competenza, attribuendo a ciascuno ciò che gli compete e nulla di più o di meno: come non è onesto chi toglie qualcosa all’amministrazione, così non lo è chi lo toglie all’impresa. La trattazione riportata e l’esemplificazione di numerosi casi possono essere di valido ausilio per i direttori dei lavori e per i collaudatori di opere pubbliche. In appendice sono riportate le tabelle degli interessi legali e di quelli moratori, per comodità di chi, direttore dei lavori o collaudatore, deve rispondere a riserve che richiedano queste valutazioni. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Speciale Incidenti in cantiere e sanzioni Per evitarli è meglio rivolgersi agli S.PRE.S.A.L. di zona PRIMA di avviare i lavori Intervista con il Dottor Umberto PACCHIAROTTI, Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Roma e Responsabile del Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (S.PRE.S.A.L.) di Leonardo EVANGELISTA Dottor Umberto Pacchiarotti, come sono organizzati i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL? IDipartimenti di Prevenzione sono istituzioni che operano da circa quindici anni nelle varie ASL. Il titolo di Capo Dipartimento viene conferito ad uno dei Responsabili delle Unità Operative Complesse, un primus inter pares, che si occupa di coordinare tutti i servizi offerti dal Dipartimento e distribuire le risorse concordando con i vari Responsabili di U.O.C. l’ammontare destinato a ciascuna di esse. L’importo complessivo dei fondi viene assegnato dalla Direzione Generale al Direttore del Dipartimento di Prevenzione, previa una rigorosa trattativa di budget. Nell’ambito dei Dipartimenti di Prevenzione vi sono diverse Unità Operative Complesse: − S.PRE.S.A.L. – Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Am- bienti di Lavoro; − S.I.S.P. – Servizio Igiene e Sanità Pubblica (dopo un referen- dum molte delle competenze S.I.S.P. sull’ambiente si sono trasferite all’A.R.P.A. n.d.r.); − S.I.A.N. – Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione, preposto al controllo degli aspetti igienico-sanitari degli alimenti e del loro valore nutrizionale. − SERVIZI VETERINARI che si occupano sostanzialmente di sanità animale, di igiene delle procedure zootecniche e degli allevamenti, degli alimenti di origine animale. In questa sede vogliamo parlare di prevenzione negli ambienti di lavoro, quindi entriamo nel dettaglio degli S.PRE.S.A.L. Per quel che riguarda la situazione della Capitale, in ognuna delle cinque ASL di Roma, come pure nelle diverse ASL del Lazio, c’è una Unità Operativa Complessa S.PRE.S.A.L. Nella ASL RM/A le diverse funzioni sono assolte da Unità Operative semplici competenti per ciascuno dei quattro Municipi (1°2°-3° e 4°) che fanno capo alla ASL RM/A. Esiste, duole dirlo, una carenza di risorse umane dovuta al noto blocco delle assunzioni, che ha comportato nella mia ASL la riduzione degli ispettori (da diciotto del 2000 a nove di oggi) nonostante l’aumento delle necessità di intervento. I controlli da noi eseguiti, sono tuttavia numericamente superiori a quelli della media nazionale. Qual è il campo d’azione specifico degli S.PRE.S.A.L.? Tutto ciò che concerne la legislazione in ambito di sicurezza sul lavoro, che con il D. Lgs. n° 626/94 ha recepito tutte le normative europee sul tema, il D.Lgs 626 è ora sostituito dal D. Lgs. n° 81/2008. Per ciò che è di nostra competenza specifica, ossia la prevenzione di malattie professionali ed infortuni sul lavoro nel Lazio, si può decisamente affermare che la maggior parte degli incidenti gravi e anche mortali riguarda il settore dell’edilizia, come tristemente portato alla luce dalle reiterate denunce dei media. Nella nostra area territoriale esistono, è vero, anche delle realtà industriali, però sono numericamente assai meno rilevanti, ragion per cui la gran parte del carico di lavoro per gli S.PRE.S.A.L. di Roma si incentra sulla prevenzione in ambito edilizio. Come operate i vostri interventi? Esistono due tipi di interventi: quelli conseguenti ad esposti o a deleghe della Magistratura, e quelli programmati. Rilevata l’infrazione, gli ispettori redigono un verbale e lo inviano alla magistratura che attiva un procedimento penale e contestualmente lo sospende. Nel verbale vengono indicati i termini per l’eliminazione delle violazioni (prescrizioni). Decorsi i termini il Tecnico della Prevenzione verifica e se l’infrazione è stata eliminata, ammette il contravventore al pagamento di una sanzione amministrativa. Avvenuto il pagamento, l’Ispettore comunica alla Procura il completo adempimento che porta all’eliminazione definitiva del procedimento penale. Nel caso in cui non sia perfezionato l’adempimento (eliminazione della violazione e pagamento della sanzione) il procedimento penale viene riattivato e segue il suo corso. Gli eventuali proventi delle multe sono destinati ad alimentare gli stessi Servizi di Prevenzione, ai sensi della legislazione vigente. Tengo, però, a precisare un aspetto fondamentale… Prego La finalità precipua dei controlli non è affatto quella di andare a trovare pretesti o cavilli per arrivare a tutti i costi ad una sanzione. L’opera degli Ispettori persegue obiettivi di educazione alla sicurezza, anche se l’aspetto repressivo aiuta nel raggiungimento di tale obiettivo. Inoltre l’applicazione delle sanzioni si traduce anche, come ho detto, in una risorsa per il potenziamento dei Servizi di Prevenzione. Infatti tali risorse consentono, oltre che l’assunzione a tempo determinato di Tecnici della Prevenzione, anche la realizzazione di progetti mirati come ad esempio quello, da noi recentemente realizzato, qui di seguito riportato. Uno dei nostri settori è dedicato alla ricezione e trattamento di dati statistici essendo collegato in rete con I.N.A.I.L. e I.N.P.S. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Speciale Grazie all’elaborazione dei dati abbiamo scoperto che la mag- impegnato in un altro progetto teso principalmente a creare gior parte degli infortuni accadeva a stranieri nei primi giorni un contatto preventivo fra S.PRE.S.A.L. e i Responsabili della di lavoro. Avevamo il sospetto che la causa fosse da cercare Sicurezza, cioè in un tempo precedente l’inizio effettivo dei la- nelle lacune linguistiche dei lavoratori e nel fatto che i datori vori. È risaputo che quando si apre un cantiere occorre darne di lavoro trascurassero la formazione obbligatoria… In buona prima la relativa comunicazione alla ASL… orbene abbiamo sostanza questi ultimi, invece di svolgere effettivamente delle deciso di contattare proprio in tale frangente gli Addetti alla lezioni, si limitavano a fornire agli operai degli opuscoli redatti Sicurezza, i Medici competenti, i Responsabili del Servizio di solamente in italiano, richiedendo loro una firma per l’avve- Prevenzione e Protezione, insomma tutte le figure preposte nuta visione, senza mai appurare che fosse avvenuto un reale alla sicurezza, in modo da unire tutti i saperi e le competenze apprendimento delle procedure di sicurezza. per stabilire fin dall’inizio il miglior piano d’azione. Alla fine dei lavori nei cantieri interessati, abbiamo effettuato delle verifi- Insomma una firma pro-forma e nulla più? che e abbiamo riscontrato dei risultati molto incoraggianti. Esatto, praticamente quanto di più nocivo possa accadere Un’altra iniziativa a mio parere molto importante ha riguar- nell’ambito della formazione sulla prevenzione degli infortu- dato, nel 2009, la “formazione dei formatori”. Dapprima ho 12 ni durante il lavoro! Abbiamo, allora, deciso di dare vita ad un invitato gli specialisti della mia equipe a seguire un corso speProgetto Obiettivo che ha visto interessati 114 cantieri di Roma cifico per divenire formatori in prevenzione dei rischi sul lavo- per vedere davvero quale fosse l’effettivo grado di formazione ro, poi gli stessi hanno effettuato un primo intervento in una degli operatori, somministrando loro un piccolo questionario scuola professionale di Roma per sensibilizzare i giovanissimi sulle conoscenze di base in materia. Abbiamo verificato che che devono ancora affacciarsi al mondo del lavoro. Il progetto purtroppo le nostre ipotesi erano fondate. Almeno nel 55% prevede la reiterazione sistematica di tali interventi formativi dei casi il grado di formazione era pressoché nullo. Di qui, in altre scuole professionali. Sono progetti sperimentali certa- un’altra nostra iniziativa molto interessante e giudicata molto mente di piccola portata a livello quantitativo ma di grande positivamente, dato che è stata acquisita anche dalle altre ASL valore a livello qualitativo e possono costituire dei semi da romane ed ora si sta estendendo a livello regionale: abbiamo gettare in un solco che, me lo auguro, si potrà rivelare molto avuto occasione di conoscere un opuscolo – già divulgato fecondo. nella Regione Emilia Romagna – sul quale era mostrato con immagini cosa era corretto fare e cosa no in alcune delle più Vuole dare un consiglio alle imprese per evitare infrazio- frequenti situazioni lavorative nei cantieri. Abbiamo chiesto ni e, di conseguenza, sanzioni? agli autori di rielaborarlo per utilizzarlo nella nostra ASL ag- Innanzitutto, nonostante possa sembrare banale, è dovero- giungendo didascalie nelle lingue (rumeno, polacco, spagno- so studiare bene la legge per conoscere tutte le prescrizioni lo… n.d.r.) dei molti operai stranieri presenti nel nostro ter- e poterle seguire. Inoltre è fondamentale sempre rivolgersi ritorio. Infine abbiamo deciso di diffondere la pubblicazione agli S.PRE.S.A.L. di competenza per intavolare un discorso da (avvenuta grazie al Comitato Tecnico Paritetico (C.T.P.) n.d.r.) portare avanti insieme per risolvere in via preventiva qualsia- tramite un “progetto nel progetto” che prevedeva l’organizza- si dubbio e problema. Nell’ambito delle funzioni delle nostre zione di una festa interculturale nel giardino Calipari di piazza unità operative siamo convinti dell’efficacia dell’informazione Vittorio, in coincidenza dell’ultima domenica di ottobre. Nel e del dialogo con lavoratori e imprenditori. 2008 sono intervenute 1.500 persone; nel 2009 abbiamo ripe- tuto l’evento con la partecipazione di un numero quasi dop- Qualche piccolo esempio operativo? pio di lavoratori ed il coinvolgimento di altre istituzioni. Entrando in un cantiere, all’ispettore balzano subito all’oc- chio certe caratteristiche, certi indizi che immediatamente Come mai una festa? permettono di capire se si dedica attenzione alla sicurezza La festa ha il pregio di giungere ai lavoratori in maniera infor- oppure no. Rivolgersi allo S.PRE.S.A.L. competente per zona, male e i canti, i balli, le trovate ludiche si inquadrano bene in ancor prima di iniziare qualsiasi attività lavorativa è già un im- un’ottica di integrazione degli stranieri nella realtà italiana. I portante atto di coscienza dell’imprenditore, la prima dimo- dati sono confortanti: abbiamo spedito 30mila inviti per let- strazione di aver capito che è necessario chiedere supporto a tera ai lavoratori, ne sono intervenuti 3mila. Non abbiamo chi, per legge e per esperienza, è capace di orientare al meglio ancora dati formalizzati sugli effetti attuali ma gli indicatori le decisioni da prendere per scongiurare i rischi per i propri di efficienza già in nostro possesso denotano un andamento lavoratori. L’invito a rivolgersi senza remore allo S.PRE.S.A.L. sicuramente positivo. per avere tutto il supporto necessario è esteso agli ingegneri addetti alla sicurezza e comunque a tutte le figure responsa- Una filosofia di prevenzione basata su metodi decisamen- bili della sicurezza. te diversi dalla solita repressione… La presentazione preventiva ai Servizi PRE.S.A.L. delle ASL Personalmente ritengo che i provvedimenti di carattere pura- di un piano di sicurezza è previsto per legge nel caso di rimo- mente repressivo siano assai meno efficaci di una politica ba- zione dell’amianto. In ogni caso quando si decide di rimuove- sata sulla sensibilizzazione e proprio per tale motivo mi sono re l’amianto, sia esso friabile o in matrice compatta, occorre La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Speciale Speciale attuare tutte le misure di sicurezza previste, in quanto all’atto stesso della rimozione possono essere mobilitate delle fibre nocive. Come dicevo è, quindi, obbligatorio redigere il piano rimozione amianto da sottoporre preventivamente al controllo dello S.PRE.S.A.L. Per gli altri cantieri, a parte la notifica di inizio dei lavori, non è previsto un obbligo analogo. È da tenere presente che molti cantieri, soprattutto quelli più piccoli, meritano la massima attenzione, i dati parlano chiaro, un gran numero di incidenti – spesso mortali – avviene proprio durante ordinari lavori di ristrutturazione di appartamenti, che impegnano singoli o pochi addetti. Purtroppo è molto elevata la percentuale di titolari di piccole imprese e aziende a conduzione famigliare che ignorano persino le più elementari misure di sicurezza. Proprio a loro è necessario far pervenire il messaggio che si deve e si può conoscere meglio la materia della prevenzione e sicurezza sul lavoro. Alla luce dei progetti virtuosi di cui faceva cenno prima, è possibile che altri S.PRE.S.A.L. mutuino i risultati positivi conseguiti da uno di loro? C’è interazione a tal riguardo? Si sta implementando un sistema telematico volto alla creazione di una rete di comunicazione fra gli S.PRE.S.A.L. di tutta Italia. Per il momento è in fase avanzata di realizzazione una rete regionale. Cosa si prevede per l’immediato futuro? A livello normativo nazionale direi che non si prevedono particolari innovazioni, visto che il D. Lgs. n° 81/2008 è stato di recente integrato dal D. Lgs. n° 106/2009. In Regione è in fase di approvazione il Piano per le attività S.PRE.S.A.L. del 2010, nel quale è prevista una quota di inter- venti coordinati in edilizia. Nello specifico, il 20% di tutti i controlli in cantiere saranno effettuati da S.PRE.S.A.L. in sinergia con altri enti come I.N.P.S., Direzione Provinciale del Lavoro, I.N.A.I.L… Tale procedura operativa coordinata ed integrata è quanto mai utile a causa della complessità di determinate situazioni esistenti in un settore di per se ricco di problematiche. Basti pensare alla drammatica questione degli abusivi che, di fatto, sono fra i soggetti più a rischio e più spesso vittime di incidenti gravi sul lavoro. Naturalmente ci saranno delle novità anche negli altri settori, sto focalizzando l’attenzione sul comparto edile per il semplice motivo che l’80% delle risorse umane ed economiche è destinato alla prevenzione degli infortuni in cantiere ed è da lì che arrivano le notizie per noi più allarmanti. Da parte nostra siamo certi che la politica della sensibilizzazione e dell’aumento di consapevolezza di datori di lavoro e lavoratori porta risultati in costante miglioramento; contiamo, insomma, di conservare e, anzi, di incrementare il trend positivo degli ultimi anni. E per il medio/lungo termine? Si sente parlare già da tempo di una rivoluzione epocale nella sicurezza, ossia dell’intenzione da parte dello Stato di istituire delle agenzie centralizzate e depotenziare gli uffici delle ASL esistenti, diffusi a livello capillare nel territorio. Personalmente, non saprei dire quanto sia condivisibile tale operazione, poiché temo che rinunciare alla presenza parcellare di tecnici esperti, alla lunga, possa arrecare disagi amministrativi e, soprattutto, far perdere quella percezione di presidiamento costante del territorio che tanti imprenditori hanno ormai accettato e anzi, per molti versi, voluto e stimolato.. 13 Stato attuale e prospettive per uno sviluppo sostenibile www. .it in orma 13 Angri organizza a marzo e aprile corsi per RTA, RLS, RSPPLa rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA 
 Opportunità Minaccia Convertire l’amianto in Ora è possibile intervenire eliminando il problema un tetto fotovoltaico dell’amianto mediante la rimozione del vecchio tetto e posando una nuova copertura con impianto fotovoltaico integrato. Una scelta piena di vantaggi In questo modo si trasforma un costo in un investimento. Il nuovo tetto infatti, grazie al meccanismo del “Conto Energia”, 14 di Luigi STANGARONE* nei primi anni di vita ripagherà l’esborso economico sostenuto per rifare la copertura, successivamente consentirà di gua- Il problema dell’amianto è sempre stato affrontato con reticenza dai proprietari degli immobili (indifferentemente ci- dagnare dalla produzione di energia. In dettaglio i vantaggi derivanti da questa operazione sono: - eliminazione definitiva del problema amianto vili, industriali, commerciali) perché ha sempre costituito solo - risoluzione di tutti i problemi di infiltrazioni e delle manu- una fonte di disagi e costi. tenzioni costose del tetto in amianto Molte coperture realizzate con materiali contenenti amian- - miglioramento della prestazione energetica della copertu- to sono ormai datate (in Italia l’amianto è bandito dai primi ra e quindi dell’edificio anni ’90) ed iniziano a manifestare problemi di impermeabiliz- - consistente riduzione dei costi di energia elettrica grazie zazione, rotture, crescita di muschi o altre piante. Gli interventi alle minori dispersioni ed all’autoconsumo dell’energia di manutenzione sono però costosi perché ci si deve rivolge- prodotta re ad operatori specializzati iscritti all’Albo Nazionale Gestori - guadagno grazie alla remunerazione dell’energia prodotta Ambientali per il trattamento dell’amianto e cosi’ spesso non dall’impianto fotovoltaico vengono fatti regolari programmi di manutenzione e lo stato - riduzione della produzione di CO2 delle coperture si deteriora quindi con maggiore velocità. - sostanzioso accrescimento del valore dell’immobile. Il conto energia Potenza nominale dell’impianto Impianto esterno all’edificio €/kWh da 1 kW a 3 kW da 3 kW a 20 kW oltre 20 kW 0,40 0,38 0,36 Impianto parzialmente integrato nell’edificio €/kWh 0,44 0,42 0,40 Impianto integrato nell’edificio €/kWh 0,49 0,46 0,44 Il Conto Energia è un decreto del 2007 che ha per obiettivo l’incentivazione del fotovoltaico attraverso l’accesso a specifici finanziamenti, tariffe agevolate e la remunerazione derivante dalla vendita dell’energia prodotta in eccesso. Chi installa un impianto fotovoltaico, grazie al decreto, non solo risparmia sui consumi energetici utilizzando l’energia prodotta per uso proprio ma può anche guadagnare immettendo energia prodotta dal proprio impianto nella rete nazionale ad una tariffa incentivante.In quest’ultimo caso non si tratta di un finanziamento in conto capitale per la realizzazione dell’impianto, ma di una remunerazione legata all’energia prodotta per un tempo più lungo (venti anni), col conseguente rientro dell’investimento iniziale. I punti salienti del Conto Energia: − incentiva impianti di almeno un kW di potenza ma non pre- vede limiti massimi di potenza; − determina la tariffa incentivante in funzione della potenza nominale, della tipologia e dell’anno di entrata in vigore dell’impianto; − semplifica le procedure: per accedere alla tariffa incentivante è sufficiente realizzare l’impianto in conformità alle regole stabilite dal decreto e darne comunicazione al GSE; − prevede incrementi sulle tariffe per premiare: - l’integrazione architettonica dell’impianto; - la realizzazione di impianti da parte di scuole (pubbliche o paritarie), strutture sanitarie pubbliche e Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti; - la realizzazione di impianti fotovoltaici integrati in sostituzione dell’amianto (maggiorazione del 5% sulla tariffa massima); − l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici ha diritto all’incentivazione per un periodo di venti anni a decorrere dall’entrata in esercizio degli impianti. Tariffe Le tariffe sono scaglionate e variano in ragione della potenza e dell’integrazione architettonica dell’impianto. Il valore della tariffa è costante in moneta corrente nell’intero periodo di venti anni. Dal 2009 le tariffe sono ridefinite ogni due anni dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente;per gli impianti entranti in esercizio dal 01.01.2009 al 31.12.2010 la tariffa è minore del 2% (Art. 6.2). * Eco Synthesi S.r.l. – www.ecosynthesi.it – info@ecosynthesi.it La rivista del consulente d’azienda anno 8 - nº 1 – gennaio – febbraio 2010

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Bonifiche da AMIANTO in materiali compatti La Gestione dei rifiuti prodotti Normative di riferimento Autorizzazioni necessarie Procedure e tecniche di bonifica Bonifiche da AMIANTO in materiali compatti La Gestione dei rifiuti prodotti ing. Nicola Giovanni GRILLO Novità L’amianto, per le sue eccellenti proprietà tecnologiche, è stato usato nelle costruzioni, nella cantieristica e negli impianti termici in grande quantità e per i più svariati impieghi, tanto da potere essere oggi considerato “onnipresente”. Nel settore edile il suo impiego è stato soprattutto finalizzato alla produzione di tegole, lastre, tubazioni, rivestimenti per soffitti, pareti e pavimenti vinilici. Le fibre di amianto possono presentarsi sia libere o debolmente legate sia fortemente legate: nel primo caso si parla di amianto in matrice friabile, nel secondo di amianto in matrice compatta. L’esposizione a fibre di amianto aerodisperse è gravemente dannosa per la salute umana, il suo impiego è stato perciò gradualmente assoggettato a regole sempre più rigorose, fino a giungere, con la Legge 27.03.1992, n° 257, al divieto di ogni forma di utilizzazione. del15 La quantità di materiali contenenti amianto è stimata, in Italia, in circa 50 milioni di tonnellate; oggigiorno si lavora per limitare i danni conseguenti alla sua diffusione nell’ambiente attuando procedure di confinamento, bonifica, rimozione e smaltimento definitivo in discarica. Particolare rilievo assume quindi l’obbligo di individuare e censire la presenza di amianto e di valutarne il grado di pericolosità; tale obbligo è particolarmente cogente prima di intraprendere qualunque lavoro su fabbricati o manufatti in genere. Nato con l’intento di costituire un riferimento per tutti coloro che devono affrontare e risolvere i problemi afferenti le attività di rimozione, smaltimento e bonifica dell’amianto legato in matrice compatta, il testo fornisce la necessaria informazione di base, con indicazioni dirette, chiare e puntuali, a tutti coloro che, in qualità di Amministratori, Detentori, Responsabili, Controllori, Tecnici, Imprenditori o Consulenti, hanno a che fare con l’amianto o con materiali che lo contengono. Dall’indice – Friabilità e pericolosità dei manufatti contenenti amianto – Obblighi e responsabilità dei proprietari degli immobili contenenti amianto – Metodologie d’intervento e tecniche di bonifica – Linee guida per la valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento/amianto – La gestione dei rifiuti di materiali contenenti amianto – Le principali sanzioni previste GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma - Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 Lwa rivwistawdel.cgonesulventae de’azdienidza ioni.it/pubblicazioni - e-mail: inafnono@8 - ngº 1e–vgeanneaiod–ifezbbiraoion20i10.it

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