UMAN24 N1 SETTEMBRE 2015

 

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Il nuovo Codice di Prevenzione Incendi

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Sommario NEWS 4 APPROFONDIMENTI ANTINCENDIO - 1 IL NUOVO CODICE DI PREVENZIONE INCENDI Sulla G.U. n. 192 del 20 agosto 2015 è stato pubblicato il decreto del ministro dell'interno 3 agosto 2015 con cui sono state approvate le norme tecniche di prevenzione incendi, meglio note come Codice di prevenzione incendi o Testo Unico di prevenzione incendi. (Il Sole 24 ORE – Antincendio24, 3 settembre 2015) 10 ANTINCENDIO - 2 SICUREZZA DEL LAVORO: ATTIVITÀ SOGGETTE AL CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI Nel complesso panorama degli adempimenti in materia di sicurezza un ruolo fondamentale riveste la disciplina in materia di certificato di prevenzione incendi (CPI) (Il Sole 24 ORE – Sistema Frizzera) 18 SICUREZZA SUL LAVORO I RISCHI NEL SETTORE DEGLI ALBERGHI E MISURE DI TUTELA I principali infortuni connessi all'attività alberghiera attengono ai profili di rischio evidenziati in tabella, nella quale sono stati posti in evidenza la causa, la durata dell'inabilità temporanea dal lavoro e quali di questi abbiano comportato un'assenza superiore ai 30 giorni. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE – Sicurezza24, 3 settembre 2015) 27 GIURISPRUDENZA CASSAZIONE PENALE, SEZIONE IV, SENTENZA 27 LUGLIO 2015, N. 32754 IL DOVERE DI CONTROLLO DEL DATORE DI LAVORO ALL'USO DEI DPI (Mario Gallo, Il Sole 24 ORE – Sicurezza24, 3 settembre 2015) CASSAZIONE PENALE, SEZIONE IV, SENTENZA 17 LUGLIO 2015, N. 31245 LA RESPONSABILITÀ DEL DIRIGENTE NON ESCLUDE QUELLA DEL CAPOCANTIERE (Mario Gallo, Il Sole 24 ORE – Cantieri24, 23 luglio 2015) INTERVISTA NATALE MOZZANICA - PRESIDENTE UMAN - SULLA MANUTENZIONE ANTINCENDIO RASSEGNA NORMATIVA 36 40 43 47 2 UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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ESPERTO RISPONDE CALENDARIO GLI EVENTI E GLI INCONTRI UMAN DA SETTEMBRE A NOVEMBRE 2015 Chiuso in redazione il 14 settembre 2015 54 57 3 UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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 Sicurezza sul lavoro  Cabine di proiezione: un nuovo intervento chiarificatore La Direzione generale è nuovamente intervenuta sulla prevenzione incendi nelle cabine di proiezione con sistemi digitalizzati, con la circolare 27 luglio 2015, n. 8907. 4 Questo tema era stato oggetto della nota del 16 aprile 2015, n. 4471, che però (come precisato nella nuova) conteneva un errore materiale in quanto era stata omessa la parola “quarto”. La nuova nota parte dal quesito sull’applicazione delle disposizioni inerenti le cabine di proiezione dei cinematografi previste dal secondo, terzo e quanto capoverso del Titolo IV del d.m. 19 agosto 1996. In particolare la domanda riguarda l’accesso alle cabine di proiezione; nel dettaglio si chiede se la regola tecnica in vigore preveda che l’accesso alle cabine avvenga con un disimpegno con compartimentazione almeno REI 60 e serramenti con caratteristiche di resistenza al fuoco REI 30. La Direzione chiarisce che, tenendo presente l’evoluzione tecnologica, l’abrogazione dell’art. 17 del R.d. 6 maggio 1940 e l’aggiornamento della regola tecnica di prevenzione incendi per i locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo, su conforme parere del Comitato centrale Tecnico Scientifico per la Prevenzione Incendi, “una cabina in cui sia presente solo un sistema di proiezione esclusivamente digitalizzato non comporta l’applicazione delle disposizioni di cui al secondo, terzo e quarto capoverso del Titolo IV del d.m. 19 agosto 1996”. Gli unici requisiti richiesti sono, quindi, quelli tecnici generali di prevenzione incendi, “tenendo presenti le esigenze funzionali e costruttive”, ovvero le misure indicate nel d.m. 19 agosto 1996, “qualora lo stesso venga destinato ad un uso ivi specificato”. Da ultimo la nuova nota definisce che per “apparecchio di proiezione di formato ridotto” si può intendere anche un apparecchio di proiezione “di tipo digitale”. (Il Sole 24 ORE – Tecnici24, 9 settembre 2015)  Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla salute e sicurezza dei lavoratori Tra i provvedimenti approvati nella ultima seduta del Consiglio dei ministri di venerdì 4 settembre c'è il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo protocollo, fatto a Ginevra il 22 giugno 2002 e della convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n.187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006. Giova ricordare che la convenzione di Ginevra, basata su due concetti chiave – sviluppare una cultura preventiva della sicurezza e alla salute sul lavoro (OSH) e applicare un approccio sistematico alla sua gestione – mira a incoraggiare un continuo miglioramento della legislazione. UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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Essa ha previsto tre strumenti per raggiungere un miglioramento dinamico dell'OSH. Anzitutto vengono impegnati i firmatari a formulare una politica nazionale tramite la consultazione tra i datori di lavoro e le organizzazioni dei lavoratori. Nel delineare la politica, gli Stati membri si impegnano a valutare e a combattere i rischi e i pericoli, e a sviluppare una cultura dell'OSH basata sull'informazione, sulla consultazione e sulla formazione. Un tale sistema deve comprendere: – Leggi e regolamenti, e dove necessario accordi collettivi; – Un'autorità o organismo di regolamentazione, ovvero più autorità o organismi responsabili in tema di OSH; – Meccanismi flessibili per assicurare l'osservanza delle leggi e dei regolamenti, compreso il sistema dell'ispezione del lavoro; – Disposizioni per promuovere la cooperazione a livello aziendale tra i datori di lavoro, i lavoratori e i loro rappresentanti come parte degli sforzi preventivi dell'OSH. Gli obiettivi fondamentali contenuti nel disegno di legge in commento sono diretti a prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e creare un salubre mediante un'azione progressiva e coordinata sia a ambiente di lavoro sempre più livello nazionale che a livello di sicuro e impresa 5 e con la piena partecipazione di tutte le parti interessate. Vengono infine previste azioni in quattro ambiti: – formazione, attuazione e revisione periodica di una politica nazionale coerente in materia di salute, di sicurezza dei lavoratori e di ambiente di lavoro; – promozione del dialogo sociale mediante la partecipazione, la collaborazione e la cooperazione piena e a tutti i livelli dei datori di lavoro, dei lavoratori e delle rispettive organizzazioni, nonché di tutte le altre persone interessate; – definizione delle funzioni, delle responsabilità, degli obblighi e dei rispettivi diritti degli interlocutori sociali; – sviluppo e diffusione delle conoscenze, istruzione, formazione e informazione. (Pierpaolo Masciocchi, Il Sole 24 ORE – Tecnici24, 9 settembre 2015)  Disponibile il nuovo modello OT 24 È stato reso disponibile il nuovo modello OT 24 da utilizzare nel 2016. Il nuovo modello deve essere utilizzato per le istanze che verranno inoltrate nel 2016 in relazione agli interventi migliorativi adottati dalle aziende nel 2015. (Il Sole 24 ORE – Tecnici24, 1 settembre 2015)  L’emergenza non attenua gli obblighi sulla sicurezza Dopo che la legge sugli ecoreati (la 68/2015) ha introdotto nel Codice penale (fra gli altri) nuovi reati quali il disastro ambientale e l’inquinamento ambientale, torna di attualità il dibattito su come gestire gli interventi in emergenza dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori. Chiaramente, il panorama delle possibili situazioni nelle quali è indispensabile una azione non programmata e da eseguire in estrema rapidità per evitare conseguenze irreparabili o comunque contenere quelle già in corso, è talmente ampio da non consentire una elencazione esaustiva, tuttavia è evidente che situazioni come disastri ambientali, crolli di edifici e calamità naturali necessitano di azioni estremamente rapide da parte delle imprese chiamate a intervenire per contenere o evitare le possibili conseguenze di questi eventi. Al tempo stesso, anche in questi casi eccezionali bisogna osservare alcune cautele per la sicurezza dei lavoratori chiamati a intervenire. Se si eccettuano gli interventi di protezione civile e pochissime altre situazioni, il nostro legislatore non ha mai emanato una regolamentazione particolare o più snella per la gestione della sicurezza UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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in queste situazioni, imponendo sostanzialmente a tutti gli attori di un processo complesso come l’intervento di carattere emergenziale, gli stessi oneri di qualunque altro appalto o opera di gestione ordinaria. Dunque, la prima valutazione che il committente deve fare nel momento in cui richiede un intervento di emergenza – ad esempio per un inquinamento ambientale provocato dalla rottura di una conduttura o dal ribaltamento di un mezzo – è quello di individuare la normativa di riferimento: deve cioè capire se si tratta di un intervento che rientra nell’ambito di applicazione della normativa sui cantieri temporanei o mobili (Titolo IV del Dlgs 81/08, il Testo unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro), oppure, come accade più di frequente, se si tratta di un lavoro da gestire in base all’articolo 26 del Testo unico come un appalto o una prestazione d’opera ordinaria. I cantieri temporanei La scelta è di fondamentale importanza, poiché se si tratta di un cantiere temporaneo è necessaria e inderogabile sicurezza (nel anche nel caso di un intervento in emergenza, caso operino più imprese) più una serie di altri la nomina dei obblighi (dalla coordinatori per la notifica preliminare 6 alla predisposizione del piano di sicurezza e coordinamento). Fa eccezione solo il caso di lavori da eseguire immediatamente per prevenire incidenti imminenti o per organizzare misure urgenti di salvataggio o per garantire la continuità, in condizioni di emergenza nell’erogazione dei servizi essenziali per la popolazione, quali corrente elettrica, acqua, gas, reti di comunicazione, interventi per i quali l’articolo 100 comma 6 del Dlgs 81/2008 esonera espressamente il coordinatore per la sicurezza dal predisporre il piano di sicurezza e coordinamento. Per il resto, sono imposte tutte le incombenze di ogni ordinario intervento. Gli appalti ordinari Nessun esonero invece, neanche minimo, se l’appalto emergenziale deve essere gestito (come nella maggior parte dei casi) in base all’articolo 26 del Dlgs 81 (e quindi non rientra nella definizione di cantiere temporaneo o mobile). In questo caso il committente dovrà promuovere il coordinamento fra le varie imprese esecutrici, coinvolgendo anche il proprio personale eventualmente interessato, dovrà predisporre il documento unico di valutazione dei rischi interferenziali e comunicare tutti i rischi ambientali presenti e ciò per consentire che i lavoratori operino nel massimo della sicurezza possibile, pur nella consapevolezza che in alcune situazioni il rischio di incidente non può essere azzerato. Le conseguenze dell’omissione nella predisposizione della ordinaria documentazione di sicurezza sono significative soprattutto in caso di infortunio. Infatti se venisse accertato che l’incidente è stato provocato dalla omissione di un adempimento di carattere obbligatorio, potenzialmente tutti gli attori della sicurezza in quel lavoro potrebbero essere imputati per lesioni o omicidio colposo: dal committente all’appaltatore, fino a scendere in alcuni casi anche alle figure operative che hanno agito pur nella consapevolezza di non avere sufficienti istruzioni e informazioni per eseguire il lavoro in sicurezza o quantomeno, come richiesto dal Testo unico, per ridurre al minimo i rischi. In più, un infortunio che comporta lesioni gravi o gravissime o omicidio colposo, provocato da violazioni della normativa posta a tutela della sicurezza dei lavoratori, fa scattare per l’azienda le sanzioni amministrative previste nel Dlgs 231/01, con conseguenze ulteriori pertanto, questa volta direttamente a carico dell’impresa. (Gabriele Taddia, Il Sole 24 ORE – Norme & Tributi, 17 agosto 2015)  Ambiente  In arrivo dall'Autunno i primi 650 milioni di Euro da spendere per gli interventi contro il dissesto idrogeologico Il Governo, in persona del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha annunciato per il mese di settembre la partenza del Piano nazionale “#Acque Sicure”, all’interno della strategia “#Italia Sicura”, con lo stanziamento dei primi 650 milioni di euro destinati al UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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finanziamento dei progetti esecutivi, consentendo l’immediata apertura dei cantieri per gli interventi infrastrutturali più urgenti, a seguito della firma degli appositi Accordi di Programma con le Regioni. La strategia nazionale di lotta al dissesto idrogeologico, si basa sulla istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Struttura di Missione contro il dissesto Idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche e l’avvenuta nomina dei Presidenti di Regione quali Commissari di Governo per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, al fine di superare la logica emergenziale e imporre una forte accelerazione all'apertura dei cantieri per gli interventi necessari e urgenti necessari a risolvere le criticità del dissesto idrogeologico, delle infrastrutture idriche e dell’edilizia scolastica. Il piano “#Acque sicure” contro il dissesto idrogeologico prevede lo stanziamento complessivo di 1,3 miliardi di euro, per gli interventi infrastrutturali, la predisposizione di piani di controllo delle acque e la programmazione sostenibile dello sviluppo urbano, con l’obiettivo della modernizzazione 7 del ciclo dell’acqua e della tutela della sicurezza nel rapporto tra aree le urbane e i bacini idrici di 14 aree metropolitane del Paese, tra cui Genova e Milano, finalizzato al recupero di uno stabile e sostenibile rapporto con il territorio circostante e con gli elementi che lo caratterizzano, in particolare i bacini idrici. Per la sola città di Genova è previsto lo stanziamento di un fondo di 400 milioni di euro per la realizzazione degli interventi necessari a concludere i lavori per la messa in sicurezza e il rifacimento di coperture o canali scolmatori dei torrenti a rischio esondazione, già messi in cantieri, ma rallentati dalla mancanza di risorse. Il piano nazionale prevede interventi per un periodo da 2 a 5 anni, con lo stanziamento di risorse per ulteriori 5 miliardi di euro, destinati a finanziare gli interventi su tutto il territorio nazionale soggetti a criticità idrogeologiche, come i piccoli paesi di montagna o le zone interessate da frane e smottamenti. Attraverso gli annunciati Accordi di Programma con le Regioni, verranno stabilite le priorità nell’erogazione dei fondi, sulla base di stringenti criteri, sottolineando innanzitutto la pericolosità delle singole situazioni di dissesto idrogeologico, ma tenendo conto, al tempo stesso, dello stato di avanzamento della progettazione delle opere, privilegiando il finanziamento degli interventi di più immediata realizzabilità, rispetto a vaghi e generici impegni di intervento sul territorio da parte delle amministrazioni locali, a causa dei quali sono risultano ancora non impiegate risorse per 1,8 miliardi ereditate dai precedenti programmi di stanziamento, che si cercherà, assicura il Governo, di recuperare per il 2016. Contemporaneamente agli interventi di programmazione ed efficientamento della pianificazione urbana e messa in sicurezza dei bacini idrici, sempre all’interno del piano nazionale “#Italia sicura”, saranno avviate le iniziative di sostegno agli interventi nell’ambito del comparto “#Acque Pulite”, nella parte dedicata alla depurazione, al fine di recuperare i ritardi accumulati in particolar modo dalle Regioni del Sud del Paese, a causa dei quali l’Italia è oggetto di procedure di infrazione comunitaria e sarà costretta, a partire dal 2016, a pagare all’Unione Europea pesanti sanzioni. (Mauro Calabrese, Il Sole 24 ORE – Tecnici24, 9 settembre 2015)  Ricerca e coltivazione di idrocarburi: definite le procedure per il titolo concessorio unico Entrato in vigore il 4 settembre 2015 il Decreto Direttoriale del Ministero dello Sviluppo Economico del 15 luglio 2015 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 settembre 2015, Serie generale, n.204), recante le “Procedure operative di attuazione del Decreto Ministeriale 25 marzo 2015 e UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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modalità di svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi e dei relativi controlli”. Il Decreto, superando la disciplina transitoria prevista dal Decreto del 25 marzo 2015, ai sensi del Dl 133/2014 cosiddetto “Sblocca Italia”, detta le regole operative e le modalità per il conferimento del permesso di prospezione, del permesso di ricerca, della concessione di coltivazione e del titolo concessorio unico per le attività di prospezione e ricerca degli idrocarburi, definendo altresì i requisiti tecnici ed economici dei richiedenti e la documentazione necessaria per l’integrazione dei vecchi titoli concessori minerari e per le procedure in corso. Ai sensi delle definizioni contenute nell’art. 1 del Decreto, le nuovo regole riguardano il nuovo titolo concessorio minerario esclusivo, in merito alle attività di “attività di prospezione” (attività consistente in rilievi geografici, geologici, geochimici e geofisici eseguiti con qualunque metodo e mezzo, escluse le perforazioni dei pozzi esplorativi di ogni specie, intese ad accertare la natura del sottosuolo e del all'accertamento sottofondo marino); alle “attività di ricerca” (come insieme dell'esistenza di idrocarburi liquidi e gassosi, comprendenti delle operazioni volte le attività di indagini 8 geologiche, geochimiche e geofisiche, eseguite con qualunque metodo e mezzo, nonché le attività di perforazioni meccaniche, previa acquisizione dell'autorizzazione di cui all'art. 27 della legge 23 luglio 2009, n. 99); nonché alle “attività di coltivazione” (insieme delle operazioni necessarie per la produzione di idrocarburi liquidi e gassosi), fissando, al contempo, le modalità operative e gli obblighi di esercizio cui saranno tenute le compagnie autorizzate. Per il conseguimento del nuovo titolo concessorio unico si prevede, quindi, un procedimento amministrativo unificato, in sede di conferenza di servizi, che riguarda, per la terraferma, la Regione, l’Ente di area vasta, i Comuni e le Soprintendenze interessate, mentre, per il mare, il Ministero dell’ambiente, il Ministero delle infrastrutture e trasporti e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, da chiudersi entro il termine massimo di 180 giorni, all’interno della quale nel cui ambito si svolge anche la valutazione ambientale preliminare del programma complessivo dei lavori con parere, entro sessanta giorni, della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA/VAS del Ministero dell'ambiente. Da rimarcare la disposizione dell’art.3 del D.M. del 15 luglio 2015, ai sensi del quale le descritte attività di prospezione, ricerca e coltivazione, unitamente alle relative opere e gli impianti previsti nei programmi lavori, sono definite di carattere di interesse strategico e acquisiscono carattere di pubblica utilità, urgenti e indifferibili, come del resto già previsto per gli impianti da fonti rinnovabili, ricomprendendo i nuovi relativi titoli minerari anche la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in esse compresi. (Mauro Calabrese, Il Sole 24 ORE – Tecnici24, 7 settembre 2015)  Progettazione  Nuove tendenze, le case in paglia Il 40% delle emissioni di gas serra nel mondo è dovuto all’industria delle costruzioni e al consumo energetico degli edifici. Risulta ormai fondamentale realizzare edifici che abbiamo il minor impatto ambientale possibile durante tutto il loro ciclo di vita. Le case di paglia sono rivolte a tutti coloro che vogliono salvaguardare la propria salute e le proprie finanze, vivendo in un ambiente salubre realizzato con materiali naturali ad alta efficienza energetica. La paglia non può essere utilizzata con funzione portante in Italia, al contrario di molti altri Paesi nel mondo, poiché non rientra tra materiali ad uso strutturale previsto dalle norme tecniche sulla UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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costruzione. Le case di paglia nel nostro Paese sono, perciò, realizzate con struttura portante in legno e tamponamenti in balle di paglia compressa. I tempi necessari per la costruzione di questi particolari edifici sono brevi e i costi di realizzazione risultano inferiori rispetto alle tradizionali abitazioni in muratura. La realizzazione di un edificio in paglia, infatti, comporta un abbattimento dei prezzi di circa il 50% rispetto ad un edificio in muratura ad alta efficienza energetica. La costruzione di queste strutture non richiede manodopera specializzata, prestandosi molto bene all’autocostruzione. La paglia è un prodotto naturale, rinnovabile e facilmente reperibile. Le sue caratteristiche tecniche non risultano inferiori ai tradizionali materiali edili poiché essa fornisce straordinarie proprietà. Al contrario del pensiero comune, le balle di paglia presentano buona resistenza al fuoco, grazie alla precompressione della paglia e al poco ossigeno in esse contenuto. Test effettuati hanno classificato il incendio. Lo materiale al pari di altri materiali edilizi, ovvero strato di intonaco incrementa la resistenza alle R30- R90 nella certificazione antifiamme delle balle, garantendo il 9 soddisfacimento della normativa italiana. La paglia ha un elevato potere di isolamento termico. Gli edifici in paglia necessitano di un basso apporto energetico per riscaldare o raffrescare e raggiungono con facilità elevati standard energetici, grazie alla bassa trasmittanza termica che caratterizza il materiale (un tipico muro in paglia da 45 cm, intonacato, ha una trasmittanza U pari a circa 0,08 W/mqK). La paglia ha prestazioni ottime e simili a quelle del sughero o alla fibra di legno, con un costo di gran lunga inferiore rispetto agli altri isolanti. Si tratta, inoltre, di un materiale fono-assorbente: test acustici effettuati sul materiale hanno rilevato un abbattimento acustico di 55 dB. A testimonianza di ciò, si consideri che la paglia viene utilizzata negli studi di registrazione o come barriera acustica negli aeroporti e nelle autostrade. Una qualità fondamentale delle case di paglia è la resistenza al sisma. La leggerezza e la flessibilità che caratterizzano una costruzione in paglia, assicurano un ottimo comportamento sotto l’azione dei terremoti. Il laboratorio del Network for Earthquake Engineering Simulation, Università del Nevada a Reno (US), ha sviluppato dei test su case di paglia simulando un terremoto come quello avvenuto in Pakistan nel 2005 con M=7.6. L’edificio ha sviluppato una resistenza del 200%, ovvero il doppio della potenza del terremoto pakistano. Ultima, ma non meno importante, caratteristica di questi edifici è la durabilità. Molte delle case realizzate con le balle di paglia in Nebraska alle fine dell’800 risultano ancora oggi abitate. La paglia, infatti, non subisce deperimenti significativi a lungo termine. Per ottenere un buon risultato occorre prestare molta attenzione all’intonaco esterno e interno, in modo da ottenere la maggiore traspirabilità possibile e la necessaria protezione agli agenti atmosferici. (Giada D'Amato, Il Sole 24 ORE – Tecnici24, 1 settembre 2015) UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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Antincendio - 1 Il nuovo Codice di prevenzione incendi (Il Sole 24 ORE – Antincendio24, 3 settembre 2015) Sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20 agosto 2015 è stato pubblicato il decreto del ministro 10 dell'interno 3 agosto 2015 con cui sono state approvate le norme tecniche di prevenzione incendi, meglio note come Codice di prevenzione incendi o Testo Unico di prevenzione incendi. Il decreto entrerà in vigore il 18 novembre 2015. Il Codice di prevenzione incendi nasce sulla base di quanto previsto dall'art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 che stabilisce che le norme tecniche di prevenzione incendi sono adottate con decreto del Ministro dell'interno e sono fondate su presupposti tecnico-scientifici generali in relazione alle situazioni di rischio di incendio da prevenire e specificano: a) le misure, i provvedimenti e gli accorgimenti operativi intesi a ridurre le probabilità dell'insorgere degli incendi attraverso dispositivi, sistemi, impianti, procedure di svolgimento di determinate operazioni, atti ad influire sulle sorgenti di ignizione, sul materiale combustibile e sull'agente ossidante; b) le misure, i provvedimenti e gli accorgimenti operativi intesi a limitare le conseguenze dell'incendio attraverso sistemi, dispositivi e caratteristiche costruttive, sistemi per le vie di esodo di emergenza, dispositivi, impianti, distanziamenti, compartimentazioni e simili. Fino all'adozione delle norme, sempre secondo lo stesso art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, alle attività "non normate", intese come attività non dotate di una specifica norma di prevenzione incendi, si applicano i criteri tecnici che si desumono dalle finalità e dai principi di base della materia, tenendo presenti altresì le esigenze funzionali e costruttive delle attività interessate. Il nuovo Testo Unico nasce quindi dall'esigenza di semplificare l'attività di progettazione antincendio attraverso l'introduzione di un unico testo organico e sistematico di disposizioni di prevenzione incendi applicabili ad attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, mediante l'utilizzo di un nuovo approccio più aderente al progresso tecnologico e agli standard internazionali; Le norme tecniche del Codice di prevenzione incendi non contengono disposizioni obbligatorie, ma rappresentano una modalità alternativa per la valutazione dei rischi di incendio e per stabilire le conseguenti misura di sicurezza antincendio. Pertanto le norme del Codice si possono applicare alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, in alternativa ai criteri tecnici di prevenzione incendi e alle seguenti specifiche disposizioni di prevenzione incendi: UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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decreto del ministro dell'interno 30 novembre Termini, definizioni generali e simboli grafici di 1983 prevenzione incendi e successive modificazioni decreto del ministro dell'interno 31 marzo 2003 Requisiti di reazione al fuoco dei materiali costituenti le condotte di distribuzione e ripresa dell'aria degli impianti di condizionamento e ventilazione decreto del ministro dell'interno 3 novembre Disposizioni relative all'installazione ed alla 2004 manutenzione dei dispositivi per l'apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso di incendio decreto del ministro dell'interno 15 marzo 2005 Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione 11 europeo decreto del ministro dell'interno 15 settembre Approvazione della regola tecnica di prevenzione 2005 incendi per i vani degli impianti di sollevamento ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi decreto del ministro dell'interno 16 febbraio Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti 2007 ed elementi costruttivi di opere da costruzione decreto del ministro dell'interno 9 marzo 2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco decreto del ministro dell'interno 20 dicembre Regola tecnica di prevenzione incendi per gli 2012 impianti di protezione attiva contro l'incendio installati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi L'art. 2 del decreto del ministro dell'interno 3 agosto 2015 prevede che le norme tecniche del Codice di prevenzione incendi si possono applicare alla progettazione, alla realizzazione e all'esercizio delle attività di cui all'allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151, individuate con i numeri: 9; 14; da 27 a 40; da 42 a 47 ; da 50 a 54; 56; 57; 63; 64;70; 75, limitatamente ai depositi di mezzi rotabili e ai locali adibiti al ricovero di natanti e aeromobili; 76, come riportate nella tabella seguente: N. ATTIVITÀ CATEGORIA AB C Officine e laboratori con saldatura e taglio dei metalli utilizzanti gas 9 infiammabili e/o comburenti, con oltre 5 addetti alla mansione specifica di saldatura o taglio. fino a 10 addetti alla mansione specifica di saldatura o taglio. oltre 10 addetti alla mansione specifica di saldatura o taglio. 14 Officine o laboratori per la verniciatura con vernici infiammabili e/o combustibili fino a 25 addetti oltre 25 addetti UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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con oltre 5 addetti. Mulini per cereali ed altre macinazioni con potenzialità giornaliera superiore a 20.000 kg; 27 depositi di cereali e di altre macinazioni con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg Impianti per l'essiccazione di cereali e di 28 vegetali in genere con depositi di prodotto essiccato con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg 29 Stabilimenti ove si producono surrogati del caffè 30 Zuccherifici e raffinerie dello zucchero 31 Pastifici e/o riserie con produzione giornaliera superiore a 50.000 kg Stabilimenti ed impianti ove si lavora e/o detiene foglia di tabacco con 32 processi di essiccazione con oltre 100 addetti o con quantitativi globali in ciclo e/o in deposito superiori a 50.000 kg Stabilimenti ed impianti per la produzione della carta e dei cartoni e di 33 allestimento di prodotti cartotecnici in genere con oltre 25 addetti o con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 50.000 kg Depositi di carta, cartoni e prodotti cartotecnici, archivi di materiale cartaceo, biblioteche, depositi per la 34 cernita della carta usata, di stracci di cascami e di fibre tessili per l'industria della carta, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg. Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, impiegano e/o detengono carte fotografiche, calcografiche, 35 eliografiche e cianografiche, pellicole cinematografiche, radiografiche e fotografiche con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 5.000 kg Depositi di legnami da costruzione e da lavorazione, di legna da ardere, di paglia, di fieno, di canne, di fascine, di 36 carbone vegetale e minerale, di carbonella, di sughero e di altri prodotti affini con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg con esclusione dei depositi all'aperto con distanze di sicurezza Depositi di cereali e di altre macinazioni fino a 100.000 kg Mulini per cereali ed altre macinazioni; depositi oltre 100.000 kg tutti tutti tutti tutti 12 tutti tutti fino a 50.000 kg oltre 50.000 kg depositi fino a 20.000 kg tutti fino a 500.000 kg oltre 500.000 kg UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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esterne superiori a 100 m Stabilimenti e laboratori per la 37 lavorazione del legno con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 5.000 kg Stabilimenti ed impianti ove si producono, lavorano e/o detengono fibre 38 tessili e tessuti naturali e artificiali, tele cerate, linoleum e altri prodotti affini, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg Stabilimenti per la produzione di arredi, 39 di abbigliamento, della lavorazione della pelle e calzaturifici, con oltre 25 addetti. Stabilimenti ed impianti per la preparazione del crine vegetale, della trebbia e simili, lavorazione della paglia, 40 dello sparto e simili, lavorazione del sughero, con quantitativi in massa in lavorazione o in deposito superiori a 5.000 kg Laboratori per la realizzazione di 42 attrezzerie e scenografie, compresi i relativi depositi, di superficie complessiva superiore a 200 m 2 Stabilimenti ed impianti per la produzione, lavorazione e rigenerazione della gomma e/o laboratori di vulcanizzazione di oggetti di gomma, con quantitativi in massa superiori a 43 5.000 kg; depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi in massa superiori a 10.000 kg Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, lavorano e/o detengono 44 materie plastiche, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg Stabilimenti ed impianti ove si producono e lavorano resine sintetiche e 45 naturali, fitofarmaci, coloranti organici e intermedi e prodotti farmaceutici con l'impiego di solventi ed altri prodotti infiammabili Depositi di fitofarmaci e/o di concimi 46 chimici a base di nitrati e/o fosfati con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg fino a 50.000 kg oltre 50.000 kg fino a 10.000 kg oltre 10.000 kg tutti tutti 13 fino a 2.000 m2 oltre 2.000 m2 depositi fino a 50.000 kg depositi fino a 50.000 kg Stabilimenti ed impianti per la produzione, lavorazione e rigenerazione e/o laboratori; depositi oltre 50.000 kg Stabilimenti ed impianti; depositi oltre 50.000 kg fino a 25 addetti oltre 25 addetti fino a 100.000 kg oltre 100.000 kg UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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Stabilimenti ed impianti per la fabbricazione di cavi e conduttori elettrici isolati, con quantitativi in massa in lavorazione e/o in deposito superiori a 47 10.000 kg; depositi e/o rivendite di cavi elettrici isolati con quantitativi in massa superiori a 10.000 kg. Stabilimenti ed impianti ove si 50 producono lampade elettriche e simili, pile ed accumulatori elettrici e simili, con oltre 5 addetti Stabilimenti siderurgici e per la produzione di altri metalli con oltre 5 addetti; 51 attività comportanti lavorazioni a caldo di metalli, con oltre 5 addetti, ad esclusione dei laboratori artigiani di oreficeria ed argenteria fino a 25 addetti. Stabilimenti, con oltre 5 addetti, per la costruzione di aeromobili, veicoli a motore, materiale rotabile ferroviario e 52 tramviario, carrozzerie e rimorchi per autoveicoli; cantieri navali con oltre 5 addetti Officine per la riparazione di: - veicoli a motore, rimorchi per autoveicoli e carrozzerie, di superficie coperta superiore a 300 m2; - materiale rotabile ferroviario, tramviario e di aeromobili, di superficie 53 coperta superiore a 1.000 m2; 54 Officine meccaniche per lavorazioni a freddo con oltre 25 addetti. 56 Stabilimenti ed impianti ove si producono laterizi, maioliche, porcellane fino a 100.000 kg oltre 100.000 kg fino a 25 addetti oltre 25 addetti 14 fino a 25 addetti. oltre 25 addetti. Laboratori artigiani di oreficeria ed argenteria fino a 50 addetti Laboratori artigiani di oreficeria ed argenteria oltre 50 addetti fino a 25 addetti oltre 25 addetti a) officine per veicoli a motore, rimorchi per autoveicoli e carrozzerie, di superficie fino a 1.000 m2 a) officine per veicoli a motore, rimorchi per autoveicoli e carrozzerie, di superficie superiore a 1.000 m2 b) officine per materiale rotabile ferroviario, tramviario e di aeromobili, di superficie fino a 2.000 m2 b) officine per materiale rotabile ferroviario, tramviario e di aeromobili, di superficie superiore a 2.000 m2 fino a 50 addetti oltre 50 addetti fino a 50 addetti oltre 50 addetti UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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e simili con oltre 25 addetti 57 Cementifici con oltre 25 addetti Stabilimenti per la produzione, depositi di sapone, di candele e di altri oggetti di cera e di paraffina, di acidi grassi, di 63 glicerina grezza quando non sia prodotta per idrolisi, di glicerina raffinata e distillata ed altri prodotti affini, con oltre 500 kg di prodotto in lavorazione e/o deposito. 64 Centri informatici di elaborazione e/o archiviazione dati con oltre 25 addetti Locali adibiti a depositi di superficie lorda superiore a 1000 m2 con 70 quantitativi di merci e materiali combustibili superiori complessivamente a 5.000 kg locali adibiti al ricovero di natanti ed aeromobili di superficie superiore a 500 m2; depositi di mezzi rotabili (treni, 75 tram ecc.) di superficie coperta superiore a 1.000 m2 . 76 Tipografie, litografie, stampa in offset ed attività similari con oltre cinque addetti. tutti fino a 5.000 kg oltre 5.000 kg fino a 50 addetti oltre 50 addetti fino a 3.000 m2 oltre 3.000 m2 15 ricovero di natanti ed aeromobili oltre 500 m2 e fino a 1000 m2 ricovero di natanti ed aeromobili di superficie oltre i 1000 m2;depositi di mezzi rotabili fino a 50 addetti oltre 50 addetti Sono escluse, quindi, dall'applicazione del Codice tutte le attività dotate di specifica regola tecnica di prevenzione incendi. Tuttavia, per le stesse attività, potrà essere valutata, in sede di procedimento di valutazione di un progetto in deroga alle norme vigenti, la specifica valutazione del rischio di incendio effettuata secondo le disposizioni del Codice di prevenzione incendi. Le norme tecniche si possono applicare alle attività di nuova realizzazione ma anche a quelle esistenti, proponendo quindi un nuovo modo di vedere la sicurezza antincendio rispetto a quanto normalmente previsto nelle regole tecniche di prevenzione incendi, per le quali sono spesso previste prescrizioni meno gravose rispetto alle nuove costruzioni. In caso di interventi di ristrutturazione parziale ovvero di ampliamento di attività esistenti, le medesime norme tecniche si possono applicare a condizione che le misure di sicurezza antincendio presenti nella restante parte di attività esistente, non interessata dall'intervento, siano compatibili con gli interventi di ristrutturazione parziale o di ampliamento da realizzare. Se non sussistono le predette condizioni, le norme tecniche del Codice si applicano all'intera attività. Le norme tecniche inoltre possono essere di riferimento anche per la progettazione, la realizzazione e l'esercizio delle attività che non rientrano nei limiti di assoggettabilità previsti nell'allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151, oltre che per le attività oggetto di procedimenti di deroga. La norma prevede un'attenzione particolare ai prodotti per uso antincendio che devono essere identificati univocamente sotto la responsabilità del produttore, secondo le procedure applicabili, e qualificati in relazione alle prestazioni richieste e all'uso previsto. Inoltre l'impiego dei prodotti per UMAN24 – Settembre 2015 – Numero 1

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