Consulting 04-05_2011

 

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Anno 9 - nº 4/5 luglio – ottobre 2011 ISSN: 2038-7741 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 – POSTE ITALIANE S.p.A. – Spedizione in A.P. 70% Roma – Prezzo per copia € 12,00 La rivista del consulente d’azienda Speciale Differenza tra perizia semplice, asseverata e giurata e d i t o r e S.r.l. edizioni eva eventi eva emozioni Acque di vegetazione L’importante è non sversarle illegalmente! Inquinamento visivo Cosa c’è da sapere Associazione Italiana Certificatori Energetici

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L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2012 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l., Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Partita Iva: 05480791002 Intestatario dell’abbonamento Cognome/Nome P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Prov. Sito web E-mail Tel. Fax Cell. La rivista del consulenteFdi’ramziean da anno 9 - nº 4/5 – lDugaltiao – ottobre 2011

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Partita Iva: 05480791002 Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: Eurolit S.r.l. - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia: ottobre 2011 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% Roma ISSN: 2038-7741 Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n° 33203746, intestato a: Geva S.r.l. -Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. La rivista del consulente d’azienda Discariche Se proprio si devono realizzare, che siano almeno multi-barriera . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Ingegneria del ripristino La mitigazione dei danni da umidità e allagamento di Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 Acque di vegetazione Recupero, smaltimento o spandimento sul terreno? L’importante è non sversarle illegalmente! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 11 Speciale Differenza tra perizia semplice, asseverata e giurata di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 16 Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA Reti elettriche intelligenti Si avvicina il momento in cui tutti noi parteciperemo attivamente alla gestione dell’energia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 19 Consulente Tecnico nel procedimento civile Ruolo e compiti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 20 Gestione integrata dei rifiuti Arriverà il momento di THOR? di Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22 Automezzi adibiti al trasporto di rifiuti e Perizia di idoneità tecnica Acune riflessioni di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 24 do Rubrica di Ferdinando SALATA Inquinamento visivo Le modifiche al Codice della Strada introdotte dalla Legge n° 111/2011 di Rosa BERTUZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 25 Direttiva Macchine e marcatura CE Il produttore è il solo responsabile della conformità ai requisiti di sicurezza introdotti dall’Unione Europea di Marco TAVANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Rifiuti? Sì, no, non so... Usare le parole giuste, il primo passo per una corretta gestione di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 28 TARSU e TIA (e TARI) La storia di due (più una) “sorelle” particolari di R. F. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Tesando Rubrica di Ferdinando SALATA Residenze eco-compatibili a basso costo in Ghana Tesi di Domenico PANASITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Metodi alternativi di contrasto all’inquinamento Gli ecotoni ripari a margine dei corsi d’acqua costituiscono un ottimo depuratore naturale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 36 Dalle Associazioni Pag. 40 Energon Pag. 42 Il grillo parlante Pag. 45 Ultima pagina Pag. 46 anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011 3

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9-12 Novembre 2011 Rimini Fiera 15a Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile www.ecomondo.com organizzata da: in contemporanea con: www.keyenergy.it www.cooperambiente.it

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Editoriale Editoriale Il Paese dei “no” Q
 uesto il titolo di un interessante editoriale incentrato sulla sindrome NIMBY in cui mi sono imbattuto tempo fa, leggendo una rivista specialistica. Anche Consulting, in varie occasioni, ha approfondito tale argomento e parimenti han fatto altri organi d’informazione di settore o meno. Così, dopo un accurato processo di selezione, rielaborazione e sintesi delle notizie via via acquisite, posso accingermi ad esprimere una considerazione, forse affine a quelle già apparse in passato, ma anche peculiare, poiché frutto di personali rivisitazioni. L’Italia è il Paese dei “no”, si diceva; lo confermano le statistiche e, ahinoi, lo evidenziano pure le continue sanzioni dell’Unione Europea, la quale ha ormai assunto un atteggiamento apertamente ostile nei confronti della nostra gestione dei rifiuti e della miope politica in tema di energie rinnovabili. Quale può essere il motivo alla base dei tanti “no”? Unaelevatasensibilitàversolasalvaguardiadell’ambiente? La certezza che sia più conveniente per tutti il non fare piuttosto che il fare? Il risultato di un’accurata analisi dei costi e dei benefici? Il responso di lunghe e universali indagini demoscopiche che hanno raccolto le reali e più diffuse intenzioni dei cittadini? Ebbene, l’unica risposta a cotante domande è, ancora una volta, un “no”, questa volta si tratta, però, di un verdetto emanato a ragion veduta e lungamente meditato. Perché, allora, da noi vince sempre il partito del “no”? Ecco la mia risposta: è più facile e meno faticoso, per molti individui, lasciare che le cose rimangano immutate. Essi possono dire la propria senza avere nulla da dire; non devono prodigarsi per pensare, organizzare, innovare, aggiornarsi, trovare nuove soluzioni, affrontare le incognite di esperienze diverse, abbandonare quei posti di potere – e profitto – che ormai, dopo tanti anni passati sempre nello stesso modo, sentono come “loro proprietà” per usucapione. È più comodo, per certi elementi, dire un ignavo “no” alle discariche, agli inceneritori, al nucleare, alle biomasse, al fotovoltaico... a qualsiasi impianto, anche quello spiccatamente più ecologico! Così coloro possono continuare ad ottenere vantaggi e compensi (per cosa?) senza che debbano alzare un mignolo in più rispetto a quanto (non) facevano prima di una qualsivoglia proposta innovativa. Un perenne indistinto “no”, però, difficilmente può portare benefici e vantaggi – tranne che per certi soggetti – e quindi, alla fine, si deve pagare lo scotto di una vera e propria malattia sociale – la sindrome NIMBY, appunto – i cui effetti nuocciono praticamente a tutti, per primi proprio i liberi cittadini aventi il diritto di manifestare ed esprimere le proprie perplessità su installazioni davvero potenzialmente rischiose; la loro voce, infatti, corre il serio rischio di confondersi fra le urla, spesso strumentalizzate, di improvvisati e disinformati comitati di quartiere o, addirittura, di vere e proprie bande di legionari prezzolati per creare scompiglio e gettare discredito gratuito su qualsiasi progetto. Contro il “no”, al momento ben attecchito e forte di molti alleati, occorre dunque lavorare con grande assiduità e temperanza altrimenti non si potrà recuperare il terreno perduto. L’arma da impugnare è la stessa – ma di segno opposto – usata dai “negatori”, ossia la (buona) comunicazione e la (buona) informazione. Da una parte, gli enti, i gruppi e chiunque prom­ uova la realizzazione di un’opera, devono recuperare la fiducia dei comitati territoriali med­ iante campagne informative, trasparenza tecnica e coinvolgimento delle parti fin dalle prime fasi burocratiche, dall’altra, occorre educare quei “generalisti” comitati del “no” affinché evitino di farsi strumentalizzare, con­trollare e, soprattutto, negarsi al dialogo costruttivo. Come primo tema per una efficace campagna informativa si potrebbe proporre il seguente argomento: è giusto che tutti noi dobbiamo pagare le continue sanzioni elevate dall’UE per la cattiva gestione dei rifiuti e delle energie rinnovabili? Si addebitino tali multe solo a quelli che dicono “no” a qualsiasi forma e metodo di trattamento dei rifiuti, ivi compresi quei pubblici funzionari “dal grilletto facile” nei confronti di autorizzazioni e concessioni! Nicola G. GRILLO 5 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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Discariche Se proprio si devono realizzare, che siano almeno multi-barriera (pioggia - dilavaAmcqeuntai - innltrazioni...) Riiuti Aria DISCARICA Biogas - Diossine Percolato BARRIERE Emissioni non controllate in ambiente Lo dice la normativa, lo dice il buon senso comune, lo ribadi- - captazione del biogas (barriera fra discarica e atmosfera). scono tecnici e addetti ai lavori, ambientalisti, biologi, studio- Oltre al corretto dimensionamento e all’installazione se- si e scienziati: la discarica deve essere, in termini gerarchici, un condo la regola dell’arte dei sistemi atti a fungere da barriera, 6 sistema residuale di smaltimento dei rifiuti, ossia vi si deve ricor- è tassativo adottare tutte le misure precauzionali affinché essi rere solo dopo che sono stati esperiti tutti i possibili metodi al- possiedano un’efficacia costante almeno entro il periodo di ternativi… Eppure ancora c’è “fame” di discariche, specialmente vita della discarica, per cui devono essere individuati e corret- in Italia, dove si combatte quotidianamente un’aspra battaglia tamente affrontati tutti gli aspetti tecnici legati a: contro l’accumulo di RSU e, in alcune zone più che in altre, si è - condizioni di stabilità ed assestamento del corpo dei rifiuti; presentata (Napoli) o si presenterà (Roma – Malagrotta) una - stabilità del terreno d’appoggio e delle scarpate in pendio; emergenza di notevoli proporzioni. Fino a che non sarà adegua- - resistenza delle strutture di contenimento. tamente potenziata la raccolta differenziata e non si svolgerà la La buona pratica, infine, prescrive che già in fase di proget- gestione integrata dei rifiuti secondo i parametri preposti dagli tazione di una discarica si pianifichino le principali attività di obiettivi UE, occorrerà realizzare diverse discariche con una certa sistemazione e recupero finale dell’area ivi impegnata, po- urgenza… Che fare allora? Nel seguente articolo si riporta una nendo la massima attenzione al fatto che, in ogni caso, in situ, breve rassegna delle tecnologie attualmente a disposizione per giacerà per un lungo periodo di tempo un corpo di rifiuti di i progettisti di moderni impianti, cui si demanda il compito, se una data volumetria. non di eliminare completamente l’impatto ambientale correlato alle discariche, perlomeno di mitigarne il più possibile gli effetti Concezione innovativa di discarica negativi. Le nuove tecnologie sviluppatesi sull’impulso delle sopra Il D. Lgs. n° 36/2003, di attuazione della Direttiva 1999/31/CE, definisce la discarica come una area adibita a smaltimento citate linee guida hanno introdotto, fra le altre, tre innovative “filosofie” di discarica: le tecnologie flushing, le discariche semiaerobiche/aerobiche e gli impianti tipo landfill mining. dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibi- Flushing ta allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli Riduce il potenziale inquinante dei rifiuti mediante un forte di- stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposi- lavamento – con acqua pulita oppure mediante ricircolo dello to temporaneo per più di un anno. stesso percolato – di portata pari generalmente al doppio o al La discarica è un metodo che prevede lo stoccaggio defini- triplo della precipitazione media annua. L’obiettivo principale tivo dei rifiuti per strati sovrapposti, allo scopo di facilitare la di progetto è quello di ottenere la rimozione di gran parte del fermentazione della materia organica. I processi di decompo- carico inquinante entro il tempo di vita dell’impianto (30÷50 sizione delle sostanze organiche, che avvengono ad opera dei anni). Per raggiungerlo, deve essere mantenuta uniforme la batteri anaerobici presenti nelle discariche, portano inevitabil- distribuzione dell’umidità, ad un livello superiore alla capa- mente alla produzione di percolato e biogas, la cui diffusione cità di campo dei rifiuti, in modo da accelerare i processi di nell’ambiente circostante è causa di inquinamento del suolo, reazione. L’obiettivo secondario consiste nella rimozione, per delle acque (superficiali e sotterranee) e dell’aria (formazio- dilavamento (flushing), dei prodotti ottenuti in seguito a tali ne di odori sgradevoli e nauseanti e contribuzione all’effetto). reazioni: carbonio organico, azoto solubile e ioni inorganici. L’incenerimento dei rifiuti nelle discariche, inoltre, diffonde Ogni quantità d’acqua introdotta si miscela completamente diossine e furani, sostanze tossiche per l’uomo e l’ambiente. con l’acqua contenuta nell’ammasso di rifiuti e con il percola- Le linee guida universalmente rispettate nella progettazio- to, contribuendo a diluirlo. La riduzione delle concentrazioni ne di una discarica moderna, quindi, mirano a garantire la limi- nel percolato è legata alla quantità d’acqua introdotta. tazione del flusso degli inquinanti verso l’ambiente esterno, ponendo fra questi e l’impianto una serie di barriere: Discariche semiaerobiche e aerobiche - impermeabilizzazione del fondo (barriera fra discarica e La discarica semiaerobica sfrutta la differenza di temperatura suolo); tra l’ambiente esterno (più freddo) e la massa dei rifiuti (più - drenaggio e raccolta del percolato (barriera fra discarica e calda) per creare un flusso d’aria attraverso i rifiuti stessi, gra- corpi idrici); zie ad un processo di convezione naturale. In questo modo, La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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all’interno dei rifiuti, avvengono delle reazioni aerobiche che hanno l’effetto di aumentare la velocità di degradazione nel percolato, e di diminuire i volumi prodotti di metano e idrogeno solforato. La velocità di decomposizione è, per una discarica aerobica, due o tre volte maggiore rispetto a quella della discarica tradizionale anaerobica. Il calore generato dall’attività batterica, in ambiente aerobico, consente di ottenere valori di temperatura pari a 50÷70 °C che contribuiscono a facilitare l’afflusso dell’aria, per convezione naturale, verso l’ammasso, aumentando l’efficienza complessiva del procedimento. Come nella discarica semiaerobica, anche in quella aerobica lo scopo è quello di ottenere una più veloce degradazione dei rifiuti grazie all’instaurazione di condizioni aerobiche. Il metodo di applicazione è simile, ma nella discarica aerobica l’aria viene immessa con dei compressori, mediante tubi orizzontali fessurati, che vanno ad aggiungersi al sistema previsto dalla discarica semiaerobica. In questo modo si incrementa il flusso di aria all’interno dei rifiuti, al fine di consentire lo sviluppo di reazioni aerobiche in tutto il corpo dell’accumulo. Questa tecnica può essere applicata anche alle “vecchie” discariche (aerazione in situ) per accelerare i processi di degradazione dei rifiuti: l’aria viene insufflata in pressione attraverso pozzi verticali e si diffonde nella massa dei rifiuti grazie a fenomeni convettivi e diffusivi. Schema di una discarica multi-barriera In questo senso si considera barriera qualsiasi mezzo volto alla riduzione della quantità e alla modifica della qualità dei rifiuti da accumulare nella discarica. È una barriera, ad esempio, la copertura finale e la sua capacità di regolare l’afflusso idrico ed il dilavamento dei rifiuti; è una barriera il governo dei processi di degradazione biologica dei rifiuti depositati, così come un sistema di drenaggio efficiente; inoltre sono definite barriere anche l’impermeabilizzazione ottenuta con geomembrane e il substrato geologico su cui poggia la massa di rifiuti. Ogni barriera deve mantenere inalterata la propria funzione nel tempo, almeno per un periodo di trenta anni. Rappresentazione schematica del sistema multibarriera: 1 = quantità e qualità dei rifiuti (pretrattamento); 2 = regolazione dell’afflusso idrico;3 = controllo e velocizzazione della degradazione biologica dei rifiuti e dei processi di dilavamento; 4 = Controllo tubazioni di drenaggio; 5 = Efficienza del letto drenante; 6 = impermeabilizzazione costruita;7 = barriera geologica;8 = tipologia e caratteristiche acquifero. 1 21.. QReugaonltaitzàioenqeudaellilt’àaffldeuisrsioiuidtriico 3. Governo della degradazione biologica dei riiuti 54.. TLuetbtaozdiorneenadni tderenaggio 6. Strato impermeabilizzante 7. Substrato geologico 8. Acquifero 2 3 4 76 8 5 Landfill mining Prevede che i rifiuti, precedentemente stoccati e trattati aerobicamente in discarica, vengano successivamente“estratti”(di qui il termine landfill mining: letteralmente, miniera di rifiuti) e avviati a ulteriori processi di trattamento. Eseguito lo scavo, si procede alla separazione della massa estratta in diverse correnti. Esattamente come si farebbe in una cava, il materiale, prima di tutto, viene vagliato con un setaccio a maglie larghe; il sottovaglio è inviato a un secondo vaglio a maglie più fini, mentre il sopravaglio è scartato. Il materiale che passa attraverso i due vagli è, generalmente, costituito dalla frazione ferrosa, recuperata tramite una ulteriore vibro-vagliatura, in cui il sopravaglio viene inviato verso un magnete, mentre la frazione non ferrosa è sottoposta ad una classificazione ad aria. L’efficienza del processo dipende dalle caratteristiche e dalla composizione iniziale dei rifiuti stoccati in discarica, dal tipo di materiali che si vuole recuperare – solitamente plastica, che viene usata nelle industrie in combinazione a quella non riciclata, ferro e materiale ad alto contenuto energetico – e dalla capacità o meno di produrre una quantità di materiale recuperato che soddisfi la domanda. I costi dipendono da una grande varietà di fattori, fra cui essenzialmente il livello e la velocità di estrazione stabilita e il costo delle macchine operatrici. Esistono ancora notevoli difficoltà per l’applicazione di tale processo, specialmente per gli impianti di vecchia data: la presenza in discarica di materiali tossici e gas esplosivi fa sì che il lavoro di estrazione risulti essere particolarmente rischioso, per cui gli operatori devono essere adeguatamente controllati e protetti. Questa evenienza rappresenta una voce economica significativa nei costi di gestione. Un errore da non ripetere Le discariche degli anni Ottanta e Novanta A partire dagli anni Ottanta, c’è stato lo sviluppo dei materiali geosintetici – in particolare delle geomembrane in polietilene – che, è vero, ha portato all’affermazione di concetti moderni, ancora oggi condivisibili, come quello di discarica a contenimento delle emissioni, drenaggio e raccolta del percolato, compattazione dei rifiuti, processo anaerobico, captazione del biogas… D’altro canto, però, bisogna considerare il rovescio della medaglia, ossia che questi tipi di discariche si sono fondati sull’accettazione fideistica della potenziale efficienza dei nuovi materiali, al punto da realizzare impianti dove mai, un tempo, anche da parte del sindaco meno avveduto, si sarebbe realizzato né un mondezzaio né uno scarico controllato di tipo semplice. Negli ultimi vent’anni, infatti, sono “spuntate” discariche in cave di ghiaia, lungo valli con risorgive, in cave con venute d’acqua, in corrispondenza di importanti falde acquifere… Il tempo ha inesorabilmente messo in evidenza la limitata efficienza di tali materiali e delle tecnologie dell’epoca, nonché le carenze in carico a gestioni tecnicamente inadeguate e, non ultima, una certa ingenuità progettuale. Gli effetti sono riscontrabili nei numerosi disastri ambientali cui si è dovuto rimediare con urgenza e onerosi dispendi economici: i casi più gravi di bonifica di vecchie discariche, infatti, riguardano più che altro quelle costruite dal 1980 al 2000. 7 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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Ingegneria del ripristino La mitigazione dei danni da umidità e allagamento Concludiamo, almeno per ora, il prolungato approfondimento – iniziato con Consulting 1-2011 – sull’ingegneria del ripristino, moderna metodologia di rimedio ai più frequenti danni dovuti a sinistri, calamità naturali, avarie e quanti altri fenomeni siano in grado di creare problemi più o meno gravi alle diverse attività lavorative. Il seguente articolo si sofferma sulle principali tecniche di individuazione e risoluzione dei danni dovuti ad allagamenti, venute d’acqua ed eccesso di umidità. di Leonardo EVANGELISTA L’acqua può causare danni in molti modi: eventi atmosferici, inondazioni, spegnimenti di incendi, guasti idrici, infiltrazioni, congelamenti e rottura di tubature… A volte, per allagare un intero ambiente lavorativo, può essere sufficiente la perdita da una sola conduttura malfunzionante o non correttamente installata. Qualunque sia la causa del sinistro, la soluzione ottimale è sempre la stessa, ossia intervenire nel minor tempo possibile e individuare quanto prima l’origine del danno. Non sempre i rischi sono facilmente identificabili, anche perché esiste una vasta gamma di manifestazioni: muffe sugli intonaci, corrosione di parti metalliche (elettriche, elettroniche e metalliche), deterioramento di diversa entità dei materiali igroscopici (soprattutto legno e carta). Alle prime avvisaglie di danneggiamenti è consigliabile rivolgersi ad imprese specializzate, le quali effettueranno un primo sopralluogo ispettivo (v. box) allo scopo di trovare le cause con metodi d’indagine non invasivi. Se il danno si trova già in una fase avanzata, le stesse imprese provvederanno ad espletare le prime misure di emergenza, quali la protezione e messa in sicurezza dei beni danneggiati, l’aspirazione dell’acqua in esubero e la necessaria rilevazione dei livelli di umidità nei diversi ambienti. Nell’una e nell’altra eventualità, si rivela sempre utile fornire le seguenti informazioni: - data in cui è occorso il danno per la prima volta; - entità rilevata di tale danno; - tipologia delle misure di ripristino eventualmente già intra- prese; - data in cui è stata effettuata l’ultima pulizia o l’ultima ma- nutenzione della rete idrica; - planimetrie e documenti relativi all’installazione degli im- pianti idraulici. In base ai rilievi, sarà effettuato un protocollo del danno in cui, oltre ai tempi e ai costi dell’intervento, viene indicata la quantità di umidità da eliminare e quale sistema di asciugatura sia idoneo al trattamento, fra uno o più dei seguenti: - protezione di beni igroscopici; - blocco della corrosione e preservazione delle componenti tecnologiche; Le più diffuse tecniche di rilevazione dei danni idrici Rilevazione con igrometri Una rete di misure igrometriche permette di delimitare l’area della perdita con adeguata precisione. È una delle tecniche non invasive più utilizzate per stimare la presenza di umidità in pavimenti, pareti e murature. Mappatura elettroacustica Consente di individuare le tubazioni in materiale sintetico, in modo da distinguere i punti in cui su può forare la muratura o meno. Mappatura acustica Grazie a microfoni ad alta potenza, amplificatori, equalizzatori ed altre tecnologie audio, può distinguere le onde sonore tipiche generate dalle fuoriuscite d’acqua e, quindi, localizzare le perdite. Termografia Effettua il rilievo dell’ambiente danneggiato con una telecamera ad infrarossi e riproduce con falsi colori l’andamento della temperatura della superficie dei diversi elementi costruttivi. Una tipica applicazione consiste nell’identificazione delle perdite di acqua calda dai sistemi di riscaldamento. Gas tracciante Speciali apparecchi rivelatori di gas, altamente sensibili, riescono a rilevare anche le più scarse perdite delle tubazioni. È una tecnica impiegata soprattutto per indagare i pavimenti flottanti e l’asfalto con un elevato margine di sicurezza. Inchiostro tracciante Iniettando nelle condutture dei particolari inchiostri fluorescenti, si evidenzia visivamente il punto nel quale si trovano eventuali perdite. È un’alternativa meno sofisticata ai gas traccianti, che generalmente trova impiego in occasione di danni occulti in fase incipiente. Videoendoscopia È la classica ispezione visiva degli elementi idraulici e architettonici. Dà un quadro generale del danno anche in ambienti pervi e poco accessibili. Molto utile quando occorre una documentazione certificata da far visionare a terzi. 9 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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- disinfezione; - distruzione di microrganismi, spore, muffe e batteri; - deodorizzazione; - condensazione; - assorbimento chimico; - deumidificazione ad alta pressione di intercapedini e ve- spai; - essiccazione ad infrarossi delle strutture architettoniche; - essiccazione sottovuoto del materiale igroscopico (libri, do- cumenti, etc.). Umidità: un nemico comune e subdolo È molto frequente imbattersi in macchie sull’intonaco e feno- meni di condensazione su pareti e pavimenti.Sono manifesta- zioni superficiali di un problema che può trovarsi da tutt’altra parte. Non a caso, infatti, debellare tali inconvenienti può ri- 10 velarsi impresa piuttosto difficile. Il campo d’indagine è assai vasto, coinvolgendo sia l’ambiente esterno (risalita capillare dalla falda o infiltrazioni da piogge battenti) sia quello interno (guasti all’impiantistica di riscaldamento e igienico-sanitaria, difetti delle tamponature, crepe e intercapedini nelle piastrel- le, otturazioni delle tubazioni di scarico…). La ricerca del guasto può presentarsi complessa e in tal caso giunge ad un risultato conveniente solo facendo ricorso alle tecnologie più moderne. L’esperienza recente conferma la localizzazione delle cause del danno con un’approssimazio- ne di pochi centimetri.Le numerose alternative a disposizione consentono di scegliere il metodo più appropriato in funzione delle caratteristiche costruttive del fabbricato, della modalità di manifestazione del danno e delle condizioni ambientali. È oramai prassi consolidata progettare interventi di asciu- gatura con la massima efficacia, potendo contare sull’elevata attendibilità degli strumenti di misura igrometrica. La corretta gestione dei Rifiuti di origine agricola Mai, finora, è stato affrontato il problema dei rifiuti prodotti nell’ambito delle specifiche attività agricole. Il presente volume, finalmente, colma tale lacuna in modo pratico e utile per chiunque operi nel vasto settore agricolo, comprendente l’orticoltura, l’acquacoltura, la silvicoltura, il comparto della caccia e della pesca, il trattamento e la conservazione degli alimenti. Gli autori, dopo aver individuato tutte le tipologie di rifiuti provenienti dalle diverse attività, forniscono con un linguaggio chiaro e semplice le informazioni necessarie per attuarne la corretta gestione, ridurre i costi di smaltimento e prevenire gli errori e le infrazioni sanzionabili dagli Organi di controllo. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma TelefonoLaerivFisataxd0el6co5ns1u2le7nt1e0d’6az-ien0d6a 5127140 www.gevaedizioni.it e-amnnao i9l:- ninº 4f/o5 –@luggleiov–aotetodbriez2i0o11ni.it

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Acque di vegetazione Recupero, smaltimento o spandimento sul terreno? L’importante è non sversarle illegalmente! La superficie coltivata ad oliveti, in Italia, supera il milione di ettari, per una produzione annua complessiva di circa quattro milioni di tonnellate di olive. Oltre la metà dell’intero raccolto proviene da Puglia e Calabria, in cui si contano miriadi di piccole e medie imprese agricole specializzate. A questi notevoli dati, tutti in positivo, fa da contraltare il novero degli effluenti in output dalle aziende olearie: si stima, per difetto, che ogni anno dai frantoi siano prodotti più di due milioni di tonnellate di acque reflue (c.d. acque di vegetazione). Lungo la filiera di produzione olivaria (v. box), dal frantoio, si originano l’olio e due sottoprodotti distinti secondo la fase fisica: le sanse vergini, di consistenza quasi-solida, derivanti dalla polpa delle olive, e le acque di vegetazione, allo stato liquido, cui afferiscono le acque di lavaggio e di processo, più la componente acquosa della drupa. Le sanse, dal punto di vista ambientale, non costituiscono un problema, poiché sono avviate con profitto ai sansifici per farne olio alimentare e combustibili. Le acque di vegetazione, invece, come prescrive la Legge n° 574/96 (v. box), devono essere smaltite. Quale è il miglior modo per farlo? Dipende da una serie di fattori, di cui si parla qui di seguito. Caratteristiche delle acque di vegetazione In genere hanno una colorazione scura – fino al nero – ed emanano un odore piuttosto intenso, correlato alla drupa di provenienza. In esse sono disciolte sostanze organiche (zuccheri, acidi organici e polifenoli) e minerali (soprattutto calcio, potassio e fosforo) mentre possono trovarsi in sospensione particelle di materiale vegetale. Il contenuto di acidi organici (acido malico e citrico) dà una reazione da sub-acida ad acida e abbassa il pH a valori compresi tra 4,5 e 5,9 in funzione del cultivar, del periodo di maturazione e del tempo di stoccaggio delle olive. Gli zuccheri sono costituiti quasi esclusivamente da glucosio (90%) e fruttosio (10%). Il tenore di sostanze fenoliche varia secondo gli stessi parametri degli acidi organici ma dipende anche dalla tecnologia estrattiva, attestandosi su livelli medi dell’ordine di 6 g∙l-1 per gli impianti tradizionali con acque di pressione e di 3 g∙l-1 nei sistemi a centrifugazione. Per quel che concerne il materiale inorganico, il contenuto medio in ceneri varia entro il range 0,5÷2%, mentre il potassio è l’elemento a più elevata concentrazione (in media 1÷2 g∙l-1), seguito da azoto (400÷540 mg∙l-1), fosforo (185÷485 mg∙l-1) e microelementi presenti in minor quantità. I valori di COD (Chemical Oxigen Demand) e BOD5 (Biological Oxigen Demand), sono in genere molto elevati, variando rispettivamente entro un intervallo di 90÷150 gO2∙l-1 e 30÷90 gO2∙l-1. La caratterizzazione microbiologica dei reflui oleari denota la presenza di colonie di batteri cellulosolitici mentre risultano assenti i nitrificanti. In minor numero sono presenti lieviti e funghi (principalmente pectinolitici), mentre risultano assenti gli attinomiceti. L’evoluzione delle tecniche di produzione ha via via determinato forti cambiamenti nelle caratteristiche delle acque di vegetazione; in particolare, la diffusione dei sistemi ad estrazione centrifuga ha notevolmente incrementato l’umidità delle sanse e la diluizione della componente solida. I valori più bassi delle concentrazioni di sostanze fin qui indicati sono proprio quelli associati a tali impianti, consentendo, così, una maggiore portata di spandimento sul terreno. Spandimento controllato delle acque di vegetazione Nell’ultimo decennio la via più semplice per sbarazzarsi delle acque di vegetazione è stata lo spandimento… illegale sul terreno (v. box). C’è ancora chi persegue tale pratica criminosa – purtroppo non così di rado – altri produttori, invece, pur spandendo le acque di vegetazione, si pongono l’obiettivo di rispettare le prescrizioni imposte dalla normativa di settore. Cosa succede in questo caso? Per le loro caratteristiche, oltre ad un elevato carico organico, le acque di vegetazione presentano una bassa biodegradabilità, contenendo polifenoli ad attività antimicrobica. La letteratura non riporta casi eclatanti di tossicità tuttavia l’aspetto più delicato da prendere in considerazione, in caso di spandimento controllato sul terreno, è legato alla funzionalità degli agroecosistemi coinvolti. A tal riguardo, si possono prendere in esame tre casi modello di colture: primaveriliestive, cerealicole e arboree. Le colture primaverili-estive concernono principalmente mais e girasole, per le quali lo spandimento delle acque di vegetazione avviene su terreno nudo. È fondamentale che il periodo intercorrente fra la distribuzione dei reflui oleari e la successiva semina non sia inferiore a 40 giorni, poiché potrebbe generarsi un effetto antigerminello. Nelle colture di cereali (stagione fredda) lo spandimento avviene durante la crescita, per cui l’effetto è fortemente influenzato dallo stadio vegetativo della pianta. È divenuta pratica comune la somministrazione in fase di accestimento o pre-accestimento per non danneggiare le piante. Per quel che riguarda le colture arboree (in particolare l’olivo), l’ostacolo maggiore è costituito dall’acclività del terreno, che spesso rende poco praticabile o addirittura rischiosa la pratica dello spandimento a causa di problemi di erosione, ruscellamento e trafficabilità. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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Utilizzo come fertilizzante Il contenuto di potassio (sotto forma di ossido) e fosforo (come anidride fosforica) suggerisce l’idea di impiegare i reflui oleari come fertilizzanti, attesa anche la presenza di nutrienti derivanti dalla mineralizzazione della frazione organica contenuta negli effluenti. Diversi studi (Bonari, 1996; Bonari e Ceccarini, 1997) hanno dimostrato che effettivamente, entro certe condizioni, è corretto attribuire allo spandimento sul terreno un valore fertilizzante superiore al relativo costo di distribuzione. tazione, mentre un sistema di filtraggio separa la resina dal residuo rimasto sul fondo. La resina separata, infine, è incapsulata in sacchi da trasportare all’impianto per il successivo desorbimento, dal quale si traggono polifenoli da destinare al recupero nel settore farmaceutico o cosmetico. L’acqua di vegetazione in output dal processo risulta completamente deprivata dei polifenoli e può essere inviata al depuratore o smaltita più agevolmente. Effetti indesiderati L’inconveniente più comune dovuto allo spandimento è l’ab- Schema del processo di trattamento delle acque di vegetazione con recupero e trattamento dei polifenoli bassamento del pH del terreno, direttamente proporzionale ai carichi somministrati. Per dosaggi idonei l’effetto si auto- attenua nel tempo fino ad annullarsi entro pochi mesi. Un fenomeno analogo avviene anche per il BOD5 e il COD. Un’al- 12 tra preoccupazione è data dai polifenoli totali, la cui azione antimicrobica può rallentare significativamente i processi di biodegradazione del refluo. In caso di somministrazioni ravvi- cinate o in dosi massicce il rischio aumenta. Non si possono escludere a priori dei pericoli di contamina- zione delle falde, in particolare quando lo spandimento avvie- ne su terreni particolarmente sciolti. In condizioni di saturazione del suolo – dopo abbondanti A corredo del progetto sussistono diverse analisi di bilancio precipitazioni – si può riscontrare un’azione negativa sulla ma- ambientale che evidenziano i vantaggi ottenuti dal recupero croporosità, a causa dell’occlusione degli spazi vuoti operata di estratti polifenolici in termini sia di salute umana, sia di qua- dalla frazione lipidica presente nelle acque di vegetazione. lità ecosistemica, sia di costi di smaltimento. Recupero dei polifenoli Nuovi studi hanno portato valide alternative al semplice spandimento sul terreno. Si riporta il caso modello di un progetto incentrato sul recupero dei fenoli dalle acque di vegetazione.Le acque, invece di essere convogliate sul terreno, subiscono dapprima un trattamento enzimatico e poi un adsorbimento in resina. Dati e bilancio di massa Input: - acque di vegetazione (2.500 l); - sostanze disciolte: resine (60g∙l-1), HCl (1%), H2O (29%) , eta- nolo (70%), polifenoli (1g∙l-1). Calcolo dell’output: - periodo oleario: 60 giorni; - turno di lavorazione delle acque di vegetazione: 24 h∙giorno-1; - polifenoli estratti = (1∙10-3∙2.500∙60) kg = 150 kg. - energia elettrica totale per impianti: 48kW∙h. Principio di funzionamento Le acque di vegetazione sono stoccate per un breve periodo in una vasca presso la zona di lavorazione, poi sono aspirate da una pompa a membrana ed inviate ad un reattore in vetroresina dotato di un agitatore e di un sistema di pompaggio per l’immissione di una soluzione atta a far sviluppare la reazione enzimatica. Avvenuta quest’ultima, lo stesso sistema immette la quantità progettuale di resina a scambio nel reattore, che viene agitata per il tempo previsto. Durante questa fase arriva a compimento il processo di adsorbimento, quindi cessa l’agitazione e si lascia decantare la resina. Dai fori laterali si procede allo spillamento di gran parte dell’acqua di vege- Conclusioni In condizioni controllate le acque di vegetazione risultano a basso carico di sostanze pericolose, per cui – quando non si smaltiscono illegalmente, è bene ribadirlo – la questione principale concerne la loro corretta utilizzazione. Fino a qualche anno fa, ci si poteva limitare alla verifica dei criteri di razionalità relativamente alle quantità, ai tempi, alle modalità dello smaltimento e, soprattutto, alle particolari condizioni del sito destinato a riceverle: - falda non inferiore ai dieci metri di profondità; - distanza di rispetto dai centri abitati; - distanza di rispetto dalle aree di captazione delle acque potabili; - esclusione dei terreni con colture ortive in atto; - esclusione di terreni gelati, innevati, inondati o saturi d’acqua. L’esperienza ha dimostrato che il rispetto dei franchi prescritti dalle normative e l’osservanza delle regole comportamentali relative alle dosi ed alle epoche di distribuzione delle acque di coltivazione permette di effettuare spandimenti sostenibili, anzi, per certi versi, benefici. Il punto, però, è attualmente un altro: conviene davvero – e sempre – spandere le acque di vegetazione sul terreno? La risposta non può sempre coincidere con un “sì”, e si è visto con l’esempio del recupero cosmetico-farmaceutico dei fenoli, al quale, in questa sede, si attribuisce principalmente carattere orientativo, atto ad illustrare ai lettori quante possibilità la tecnologia offre, oggigiorno, per ridurre gli sprechi di materia e gli impatti ambientali. Solo, bisogna cominciare a “pensare” proattivamente di sfruttare tali risorse ed in questo c’è da fare i conti con un ostacolo permanente: l’inerzia e l’abitudine a perpetuare certe azioni che “si son sempre fatte in passato”. 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La filiera di produzione dell’olio d’oliva 1. Stoccaggio Le olive poste in olivaio vengono conservate al fresco, ben aerate, al riparo dalla luce. 2. Defogliazione e lavaggio Si esegue con vibro-vagli ed aspiratori, al fine di prevenire l’accumulo di foglie o altri scarti vegetali e per allontanare corpi estranei dalla massa da lavorare. 3. Molitura o frangitura Ha lo scopo di ottenere una pasta omogenea. Utilizza le molazze in pietra oppure il frangitore. Le prime, schiacciando la massa attraverso la rotazione di una macina, ne facilitano il rimescolamento. La frangitura, invece, opera una rottura immediata di polpa e nocciolo spingendo con forza le olive in una ghiera forata. 3. Gramolatura Durante questo processo la pasta di olive viene continuamente rimescolata per far fuoriuscire l’olio. Il tempo necessario è di 30’ circa, se associato alla molitura, o di oltre 60’ quando segue la frangitura. 4. Estrazione del mosto oleoso e separazione dell’olio La separazione solido/liquido può essere realizzata attraverso due principali sistemi di estrazione: - pressatura: è il metodo tradizionale, in cui la separazione delle due fasi avviene in presse verticali dotate di speciali dischi, detti fiscoli, dai quali filtra il mosto oleoso; - centrifuga: è una tecnica più evoluta, in cui una centrifuga orizzontale (decanter) consente la separazione del mosto dalla sansa in funzione delle rispettive densità. Il mosto oleoso è ulteriormente filtrato per separare le acque di vegetazione dall’olio ed allontanare eventuali materiali residui. Nel sistema tradizionale ciò può avvenire per decantazione o per separazione centrifuga.È richiesta una gran quantità di acqua, fino a 120 litri per quintale di olive molite, per cui si generano copiosi volumi di refluo. Negli impianti moderni, invece, dal decanter il mosto è automaticamente avviato ad un separatore centrifugo. I sistemi di estrazione più efficienti sono quelli “a tre fasi”, che provvedono alla separazione iniziale della sansa dalla pasta di olive e, in un secondo momento, all’allontanamento dell’acqua di vegetazione dall’olio. In tal modo si ottengono sanse di umidità accettabile con l’opportunità di ridurre notevolmente la quantità di acque di vegetazione prodotte. Se si riesce a mantenere un’umidità di processo inferiore al 50% durante l’estrazione centrifuga, gli apporti liquidi non superano i 20 litri per quintale di olive molite. 13 Estratto della Legge n° 574/96 Art. 1. Utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide 1. Le acque di vegetazione residuate dalla lavorazione meccanica delle olive che non hanno subito alcun trattamento né ricevuto alcun additivo ad eccezione delle acque per la diluizione delle paste ovvero per la lavatura degli impianti possono essere oggetto di utilizzazione agronomica attraverso lo spandimento controllato su terreni adibiti ad usi agricoli. 2. Ai fini dell’applicazione della presente legge, le sanse umide provenienti dalla lavorazione delle olive e costituite dalle acque e dalla parte fibrosa di frutto e dai frammenti di nocciolo possono essere utilizzate come ammendanti in deroga alle caratteristiche stabilite dalla Legge n° 748/84, e s.m.i. Lo spandimento delle sanse umide sui terreni aventi destinazione agricola può avvenire secondo le modalità e le esclusioni di cui agli artt. 4 e 5. Le norme di cui alla presente legge relative alle acque di vegetazione di cui al comma 1 si estendono anche alle sanse umide di cui al presente comma ad esclusione di quanto previsto dall’art. 6. Art. 2. Limiti di accettabilità 1. L’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione ai sensi dell’art. 1 è consentita in osservanza del limite di accettabilità di cinquanta metri cubi per ettaro di superficie interessata nel periodo di un anno per le acque di vegetazione provenienti da frantoi a ciclo tradizionale e di ottanta metri cubi per ettaro di superficie interessata nel periodo di un anno per le acque di vegetazione provenienti da frantoi a ciclo continuo. 2. Qualora vi sia effettivo rischio di danno alle acque, al suolo, al sottosuolo o alle altre risorse ambientali, accertato a seguito dei controlli eseguiti ai sensi del comma. 2 dell’art. 3, il sindaco con propria ordinanza può disporre la sospensione della distribuzione al suolo oppure ridurre il limite di accettabilità. Art. 3. Comunicazione preventiva 1. L’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione è subor- dinata alla comunicazione da parte dell’interessato al sindaco del comune in cui sono ubicati i terreni, almeno entro trenta giorni prima della distribuzione, di una relazione redatta da un agronomo, perito agrario o agrotecnico o geologo iscritto nel rispettivo albo professionale, sull’assetto pedogeomorfologico, sulle condizioni idrologiche e sulle caratteristiche in genere dell’ambiente ricevitore, con relativa mappatura, sui tempi di spandimento previsti e sui mezzi meccanici per garantire un’idonea distribuzione. 2. L’autorità competente può, con specifica motivazione, chiedere ulteriori accertamenti o disporre direttamente controlli e verifiche. Art. 4. Modalità di spandimento 1. Lo spandimento delle acque di vegetazione deve essere realiz- zato assicurando una idonea distribuzione ed incorporazione delle sostanze sui terreni in modo da evitare conseguenze tali da mettere in pericolo l’approvvigionamento idrico, nuocere alle risorse viventi ed al sistema ecologico. 2. Lo spandimento delle acque di vegetazione si intende realizzato in modo tecnicamente corretto e compatibile con le condizioni di produzione nel caso di distribuzione uniforme del carico idraulico sull’intera superficie dei terreni in modo da evitare fenomeni di ruscellamento. Art. 5. Esclusione di talune categorie di terreni 1. È vietato in ogni caso lo spandimento delle acque di vegeta- zione e delle sanse, ai sensi dell’art. 1, sulle seguenti categorie di terreni: a) i terreni situati a distanza inferiore a trecento metri dalle aree di salvaguardia delle captazioni di acque destinate al consumo umano ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. n° 236/88; b) i terreni situati a distanza inferiore a duecento metri dai centri abitati; c) i terreni investiti da colture orticole in atto; d) i terreni in cui siano localizzate falde che possono venire a contatto con le acque di percolazione del suolo e comunque i terreni in cui siano localizzate falde site ad una profondità inferiore a dieci metri; e) terreni gelati, innevati, saturi d’acqua e inondati. La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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Analisi di un compost a differenti stadi di maturazione Ancora resiste la pratica di spandimento illegale delle acque di vegetazione Quella di seguito riportata è solo una delle tante (troppe) dalle attività di molitura delle olive da parte di frantoi. Da un denunce di spandimento scriteriato (e dannosissimo per sopralluogo effettuato alle ore ____ circa presso la foce del corso l’ambiente) annualmente inviate agli Organi di controllo da d’acqua ________ e documentato con fotografie emergeva che associazioni e semplici cittadini. Noi tutti abbiamo il diritto e il le acque del torrente, fino allo sbocco a mare, si presentavano dovere di segnalare simili episodi in quanto, come illustrato nel alterate e di colore scuro, con caratteristico odore di sansa. testo, la cattiva gestione delle acque di vegetazione comporta Pertanto, considerando la presenza di diversi frantoi lungo il non solo degli impatti immediati sull’ecosistema agro-forestale, percorso del torrente e potendo ipotizzare un possibile scarico ma anche lo spreco di materia e contribuisce ad aggravare il e smaltimento illecito di acque di vegetazione provenienti da bilancio ambientale complessivo. Proprio l’accumularsi di tanti attività di molitura delle olive comportamenti analoghi a quello denunciato, nei vari comparti ambientali, alla fine minano la sostenibilità dell’intera gestione si chiede ambientale. di voler valutare ed attivare le opportune attività di indagine Al Corpo Forestale di e di controllo nei confronti dei frantoi presenti nei Comune _____________________ di ___________ e dei comuni limitrofi al fine di accertare eventuali illeciti. Infatti, il loro regolare smaltimento deve essere 14 Al Comando Carabinieri di _____________________ documentato ed effettuato presso impianti specializzati. Tale attività illecita, oltre ad arrecare un grave danno all’ambiente e alle acque superficiali e di falda a causa dell’elevato contenuto Scarico illecito di acque di vegetazione da molitura di sostanze inquinanti, determinerebbe cospicui profitti per gli Con la presente si segnala in data __/__/____ che presso la autori, in termini di risparmio economico (costi di smaltimento), nostra Associazione sono giunte segnalazioni relative ad uno nonostante questi siano stati già pagati dall’utente che acquista scarico, all’interno delle acque del corso d’acqua ________, l’olio o usufruisce del servizio di molitura.Analoghe segnalazioni presumibilmente si tratta di acque di vegetazione provenienti hanno riguardato corsi d’acqua del Comune di ____________. Sansa di oliva: è un sottoprodotto o no? Testuale, si cita la sentenza n° 17863/11 della Cassazione. (SEZ. Pen.): “costituisce rifiuto e non sottoprodotto, anche a seguito delle modifiche introdotte alla disciplina sui rifiuti dal D. Lgs. n° 205/2010, la sansa di oliva disoleata non utilizzata direttamente dal produttore, ma soggetta a trasformazione preliminare al fine dell’utilizzo quale combustibile. (Fattispecie relativa al sequestro preventivo di un sito di stoccaggio)”. Disciplina delle Acque reflue e di scarico GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: inLfaori@visgtaedvelacoendsuilzenitoe nd’ia.ziitenda L’universo del lavoro – in ogni suo comparto – è oramai immerso in un mare di normative, spesso inquinato dalla loro eccessiva quantità e dalla frequenza con la quale esse vengono modificate o abrogate. I professionisti, quindi, devono fare i conti con tre problemi ben precisi: prima reperire rapidamente e in modo mirato gli specifici regolamenti, poi accertarsi che essi siano aggiornati, infine capirne il principio e conoscerne la corretta applicazione. Oggigiorno internetcostituisce un ottimo supporto per accedere facilmente a documenti di tutti i tipi, comprese norme, leggi e prescrizioni, ma può anche rappresentare una pericolosa insidia: non dà all’utente la garanzia di disporre di materiale effettivamente fresco ed inoltre, sovente, lo disorienta con un’offerta fin troppo vasta e contraddittoria. La presente opera si prefigge l’obiettivo di selezionare per significatività le sole prescrizioni vigenti in materia di acque reflue e di scarico, venendo sottoposta periodicamente a revisioni ed aggiornamenti. In più, per agevolare l’interpretazione e la corretta applicazione della disciplina di settore, è stata inserita una sezione contenente la giurisprudenza ritenuta di preminente attinenza alla materia. Nel farlo, l’Autore non ha voluto operare esclusioni di sorta, in modo da evitare qualsiasi orientamento. A corollario, nel testo, è presente un utile elenco delle principali denominazioni legislative, ciascuna corredata di significato e breve descrizione. anno 9 - nº 4/5 – luglio – ottobre 2011

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University of Padua (IT) - Nanyang Technological University (SG) - Tongji University (CN) - Fukuoka University (JP) University of Urbino ‘Carlo Bo’ (IT) - University of Central Florida (US) - Technical University of Denmark (DK) IWWG - International Waste Working Group SARDINIA 2011 Thirteenth International Waste Management and Landfill Symposium 3-7 October 2011 - S. Margherita di Pula, Cagliari, Italy SCIENTIFIC COMMITTEE Raffaello COSSU, University of Padua (IT) Pinjing HE, Tongji University (CN) Peter KJELDSEN, Technical University of Denmark (DK) Yasushi MATSUFUJI, Fukuoka University (JP) Debra REINHART, University of Central Florida (US) Rainer STEGMANN, Nanyang Technological Uni- versity (SG) Scientific Secretary: Fabio TATÀNO, University of Urbino ‘Carlo Bo’ (IT) The Symposium will include oral presentations, poster sessions, specialized sessions and specific Workshops. Before the start of the Symposium, training courses will be offered by IWWG under the supervision of international leading experts. Organizations, Associations and Companies are traditionally welcome to have their internal meetings during the event, with the support of the Symposium Organization. The official language of the Symposium is English. In order to increase the participation of Authors from public bodies in developing countries, the Symposium organization is stimulating offer of fellowships by Pu- P. Waste management in developing and low income countries Q. Special sessions EXHIBITION A commercial exhibition will be held during the conference where organizations and companies can display technical literature and associated material. A leaflet which provides details concerning organization of the exhibition, costs and booking information is available on the web site. PRESENTATION blic and Private Sponsors. The available fellowships CALL FOR ABSTRACTS Waste management strategies and technologies are currently undergoing rapid development. The Sar- and procedure for applying will be announced on the Symposium web site: The official language of the Symposium will be English. dinia Symposia were established in order to make knowledge and experiences in this field readily availa- http://www.sardiniasymposium.it An extended abstract (at least one but no more than two full pages) should reach the Organization no later ble. The Symposia rapidly have become the Reference Forum, where the leading experts meet and present their research activities and experiences and discuss new concepts and technologies. The Symposia have witnessed and contributed worldwide to the development of modern waste management strategies such as the integrated waste management hierarchy, recovery of energy and sustainable landfilling. The twelfth Symposium was held in October 2009 in the traditional venue of the Forte Village Complex at S. Margherita di Pula (Cagliari), with an attendance of nearly 1000 delegates from 80 different countries. The Symposium will focus on innovative aspects of Waste Management, presenting new technologies, describing the state of the art and related case studies, discussing the main controversial subjects, sharing experiences among different countries, valuating social and economical balances. The Symposium will include oral presentations, poster SYMPOSIUM THEMES The Symposium will last five days and will include the following topics: A. Waste policy and legislation B. Waste management strategies C. Public concern and education D. Waste management assessment and decision tools E. Waste characterization F. Waste collection G. Waste minimisation and recycling H. Biological treatment I. Thermal treatment L. Mechanical biological treatment prior to landfilling M. Sanitary landfilling N. Integrated wastewater and solid waste management than 15th February 2011. Papers will be selected following evaluation by an international panel of referees. Acceptance of papers will be communicated to the Leading Author by March 15th 2011. Abstracts shuol be sent to: papers@sardiniasymposium.it INFORMATIONS For further enquiries and information on registration, exhibition, accomodation, etc., please contact the Organising Secretariat: EuroWaste Srl - Via Beato Pellegrino, 23 35137 Padua (IT) Telephone +39.049.8726986 Telefax+39.049.8726987 e-mail: eurowaste@tin.it Continuosly updated information is available on the Official Symposium website: w w w. s a rd i n i a s y m p o s i u m . i tLsaesrsivioinstsa, sdpeeclicaoliznesdusleesnstieonds’aaznidenspdeacific Workshops. O. Waste management and climate change http:/a/nwnwow9.s-anrdº i4n/i5as–ymlupgolisoiu–mot.ittobre 2011

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