Consulting 01_2012

 

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Anno 10 - nº 1/2 gennaio-aprile 2012 ISSN: 2038-7741 Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 – POSTE ITALIANE S.p.A. – Spedizione in A.P. 70% Roma – Prezzo per copia € 12,00 La rivista del consulente d’azienda Speciale Trattamento a basso impatto delle acque reflue edizioni De-costruzioni controllate Rimuovere una struttura è più pericoloso che erigerla Sfalci e potature da gestione del verde urbano Perché non sono biomasse? Associazione Italiana Certificatori Energetici

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L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00 Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00 € 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2012 Per n° 1 abbonamento annuale“cartaceo”: € 48,00 - elettronico: € 40,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l., Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma ABI: 07601 - CAB 03200 - IBAN IT77B0760103200000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Partita Iva: 05480791002 Cognome/Nome Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. Società P.I./C.F. Via/Piazza Città Cap Prov. Sito web E-mail Tel. La rivista del consulenteFdi’ramzieanda Fax Cell. anno 10 – nº 1/2 –Dgeantnaaio-aprile 2012

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Partita Iva: 05480791002 Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: Stefano SERRA Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Tiratura complessiva: 3000 copie; Chiuso in Tipografia: aprile 2012 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% Roma ISSN: 2038-7741 Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi, 6 numeri (Italia): € 48,00 Singoli numeri: € 12,00 Numeri arretrati: € 14,00 Per le aziende: - n° 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 130,00 - n° 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 210,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n° 33203746, intestato a: Geva S.r.l. -Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma CAB: 03200, ABI: 7601, IBAN: IT77B0760103200000033203746 2) Bonifico su conto corrente Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. ABI: 03069 - CAB: 05102 - CIN: U - IT39U0306905102081991520171-GEVA S.r.l. Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. De-costruzioni controllate Quando demolire una struttura è assai più complicato (e pericoloso) che erigerla… di Nicola G. Grillo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 7 Oli alimentari esausti Dal recupero si ottengono biocombustibili etici e a basso impatto ambientale di Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 11 Mezzi autospurgo Perché conviene bonificare la cisterna dopo ciascun trasporto di Stefano BERNARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 13 Speciale Trattamento a basso impatto delle acque reflue I sistemi di fitodepurazione consentono di trovare numerose soluzioni tecniche di Leonardo EVANGELISTA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 15 Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA Energia semplice L’ingegnoso sistema del lago solare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 19 Tecniche di bonifica delle discariche Sicurezza ambientale garantita tramite il capping di Marco TAVANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 21 Recupero domestico delle acque piovane Una pioggia di benefici di Simone CONTI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 23 Rifasamento elettrico Perché conviene farlo nel modo corretto di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 25 Come far crescere un’impresa Col bilancio sociale aumenta il valore dell’azienda di Silvia MAZZIERI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 27 Energia da gas non convenzionali Il dilemma della sostenibilità ambientale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 29 Sfalci e potature da gestione del verde urbano Perché non sono biomasse? di Ngg . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 31 Professioni verdi Cosa fa l’ingegnere per l’Ambiente e il Territorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 33 Tesando Rubrica di Ferdinando SALATA A Bracciano l’edilizia popolare risparmia energia Tesi di Alessio GIANSIRACUSA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 36 Energon Pag. 42 Il grillo parlante Pag. 44 Ultima pagina Pag. 46 3 La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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RIFIUTI Denaro & Potere Novità Vengono percorsi gli ultimi vent’anni di emergenza “rifiuti urbani”, una emergenza senza fine, sul cui conto numerose Amministrazioni, da due decenni almeno, si dichiarano impotenti e sconfitte; quasi che i rifiuti urbani fossero il male di tutti i mali, l’anima nera delle nostre società. Viene percorsa, parallelamente, un’emergenza ambientale vera, via via sempre più acuta ma sottaciuta, quella dei “rifiuti speciali”. Rifiuti derivanti dagli scarti industriali, molti dei quali estremamente pericolosi. Veri e propri veleni sottratti dal circuito legale del trattamento e smaltimento, anche a causa di quei produttori che, desiderosi di perseguire la logica della riduzione dei costi (costi quel che costi), pure quelli a tutela dell’ambiente e della salute umana, sono portati a disfarsene a prezzi sempre più bassi. Un giro d’affari di alcune decine di miliardi di euro l’anno: un pasto prelibato per molti criminali, un business per l’imprenditoria deviata, un convito irresistibile anche per chi, con le proprie collusioni e complicità, autorizza tali attività, e per chi, con i propri silenzi compiacenti, con le proprie omissioni, non controlla, non vigila sul puntuale rispetto della legge, dando così il colpo di grazia al già precario equilibrio ambientale. Con la conseguenza che gli ortaggi crescono avvelenati, gli animali muoiono bevendo le acque di falda e di ruscello, le persone si ammalano, silenziosamente, inaspettatamente. Dall’indice  Rifiuti, ostaggio di organizzazioni malavitose “Rifiuti urbani” e “rifiuti speciali” – Due facce della stessa medaglia?  Stanze del potere Acerra: il primo nesso tra inquinamento e sintomatologie Il caso Salento – La valle del Sacco – Nuove frontiere – Milano… GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Editoriale Editoriale C’è la recessione, chiudono le aziende, migliaia di lavoratori perdono il loro impiego. La situazione, purtroppo, non è buona e sono numerosi e sacrosanti i motivi per cercare di ridurre i costi, tagliare le spese, rinviare gli investimenti di risorse sempre più scarseggianti, compiere azioni di contenimento degli effetti dell’attuale tendenza al peggioramento e via dicendo… Il comparto editoriale, ovviamente, non fa eccezione e deve registrare l’angosciosa chiusura di testate di ogni genere, fra cui anche alcune di quelle considerate storiche o, solo fino a poco tempo fa, prospere e seguite da un popolo di lettori affezionati. E qui veniamo al punto, parlando proprio di lettori affezionati e – ci sia concesso – anche di Consulting nel suo stesso editoriale; quest’ultimo, evento più unico che raro. Consulting, come molte altre riviste omologhe, sta soffrendo perché non solo è attanagliato dalla stritolante congiuntura economica, ma è anche provato da una sintomatica crisi esistenziale. Per la prima volta, infatti, ci si trova nella scomodissima posizione di dover decidere quale direzione prendere dinnanzi a un bivio spietato: 1. continuare a pubblicare la rivista perseguendo gli standard di qualità – ormai acquisiti e tributatile sia dalla critica sia dai lettori – anche a costo di operare cambiamenti radicali in alcune sue parti essenziali, e col rischio di lasciare, per così dire, “disorientata” la frazione più appassionata e tradizionalista dei suoi abbonati; 2. sospenderne la pubblicazione a tempo indeterminato, fino a che non si ripristini lo status quo ante… Per fortuna, quando la tensione sale alle stelle e si è chiamati ad operare una scelta che fa tremare le vene dei polsi, interviene un fattore decisivo: la passione. È solo grazie ad essa che un dubbio, da amletico, diviene una banale questione retorica e si opta per l’unica alternativa percepita come accettabile. E allora eccoci qui, con un notevole ritardo, certo, ma ancora vivi e decisi, più che mai, ad andare avanti e fornire il nostro servizio di corretta informazione a chi vorrà continuare a fruirne. A proposito, ringraziamo fin d’ora tutti coloro che dimostreranno di essere “pazienti” nei confronti delle dolorose quanto necessarie strategie di sopravvivenza editoriale pianificate a partire da questo numero, quali: a) accorpamento, reiterato, di numeri doppi in una sola usci- ta, con la promessa di aumentare sia il numero di pagine, sia la quantità dei singoli articoli presenti in ciascuna uscita accorpata per supplire alla riduzione della cadenza inizialmente prevista; b)conversione di tutti gli abbonamenti da cartacei in elettronici, col riconoscimento di uno sconto del 10% a tutti gli abbonati. A coloro i quali sono già in possesso di regolare sottoscrizione, in corrispondenza di ciascuna uscita per l’anno in corso, verrà inviata – in anteprima – la rivista in formato PDF leggero, apribile e stampabile, e successivamente, solo a coloro che ne faranno specifica richiesta, anche una copia cartacea; c) diminuzione della tiratura di copie in formato cartaceo, la cui quantità servirà solo a coprire in modo mirato le precipue esigenze di visibilità degli inserzionisti e di diffusione nelle Fiere di settore. In ogni caso, per controbilanciare tale variazione, si è deciso di aumentare la “tiratura elettronica”, per una quantità complessiva di 3mila copie fra cartacee ed elettroniche. Auspicando che, fra tutte, la notizia più gradita sia quella del prosieguo della pubblicazione di Consulting, vogliamo concludere con una nota d’ottimismo: brindiamo all’inizio del nostro decimo anno d’edizione, una ricorrenza importante alla quale siamo giunti contando esclusivamente sulle nostre forze e sull’autorevole quanto grazioso contributo dei moltissimi qualificati articolisti che si sono via via avvicendati fino ad oggi. In fondo, forse, sapere di non poter ricorrere ad altri tipi di contributi – leggasi governativi – in qualche modo (e diversamente da quanto successo ad altri) ci ha abituato a saper resistere alle condizioni avverse come quella odierna. Di questo, almeno, siamo grati alle varie legislature dell’ultimo decennio! Nicola G. GRILLO 5 La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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torino ® mostra convegno internazionale dellʼenergia sostenibile SMART CITY & INDUSTRY • telegestione - teleriscaldamento • condominio efficiente • mobilità sostenibile • risparmio risorse • innovazione, sostenibilità • green economy in mostra TORINO 24-26 MAGGIO 2012 energethica.it clean green lasting nuova data nellʼambito di: con aree tematiche: in collaborazione con:

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De-costruzioni controllate Quando demolire una struttura è assai più complicato (e pericoloso) che erigerla… Ormai da parecchi anni, nelle università di tutto il mondo, gli studenti d’ingegneria e architettura sono soliti frequentare lezioni di “scienza delle costruzioni”, “tecnica delle costruzioni” e altri insegnamenti affini, incentrati sulla regola dell’arte di come si deve realizzare una nuova struttura… Molti di meno sono, invece, gli analoghi corsi sulle attività che devono seguire il percorso inverso, ossia la demolizione e la successiva rimozione delle opere non più servibili. Ciò potrebbe essere dovuto ad un fattore culturale ormai radicato, secondo il quale è bene investire su quello che è produttivo e ha una prospettiva futura di funzionalità, mentre la distruzione di un bene, di per sé, sottintende un valore negativo o è associata a qualche infausta fatalità. Di concerto, è una convinzione generale ritenere che, sempre e comunque, disfare qualsiasi cosa è più facile che farla, per cui non sarebbe richiesta alcuna abilità particolare a chi deve compiere una tale mansione. Si tratta di luoghi comuni errati, che cercheremo di sfatare nel seguente articolo. di Nicola G. GRILLO il Colosseo, ancora perfettamente stabili dopo migliaia di anni. Il calcestruzzo armato, invece, grazie alla presenza interna di barre d’acciaio solidali con la matrice cementizia, acquisisce una elevata resistenza anche a trazione e quindi può essere sollecitato, oltre che a compressione, con sforzi di taglio e momenti flettenti. Ciò, da un lato, consente di innalzare costruzioni molto “ardite” come ponti lunghissimi, grattacieli, infrastrutture di grandi dimensioni, etc., dall’altro, però, fa affidamento su un materiale artificiale composito le cui caratteristiche, purtroppo, non rimangono inalterate nel tempo, risentendo dell’azione di fattori esogeni (vento, pioggia, erosione, etc.) ed endogeni, come la fatica. Alla fine dei conti, dopo non molti decenni, l’opera in calcestruzzo armato rischia di perdere le propria resistenza meccanica e richiede necessari lavori di ristrutturazione e ripristino o, qualora questi non risultassero convenienti, addirittura la rimozione definitiva. Facendo il censimento delle costruzioni esistenti fin dai primi anni in cui si cominciò a realizzare edifici in calce- Il calcestruzzo armato dà, nell’immaginario collettivo, un’idea di solidità e durevolezza, per cui un qualsivoglia manufatto realizzato con tale materiale potrebbe essere ritenuto praticamente eterno… Nulla di più sbagliato, anzi, oggi si può affermare con sempre maggiore precisione che palazzi, ponti, dighe e altre strutture in calcestruzzo armato sono destinate ad avere una vita d’esercizio limitata, ben inferiore, ad esempio, a quella di molte altre costruzioni in mattoni o materiali lapidei naturali. I motivi sono soprattutto due, uno di carattere tecnologico, l’altro filosofico-progettuale, entrambi strettamente interrelati fra loro. Senza addentrarci in dettagli troppo tecnici, potremmo dire che le strutture in pietra o muratura lavorano essenzialmente a compressione, ovvero tendono a scaricare le sollecitazioni statiche lungo la direzione verticale, la stessa in cui agisce la forza di gravità. Per loro natura, le rocce e i mattoni hanno un’ottima resistenza a compressione, quindi ben si adattano a un sistema di forze verticali e non subiscono particolari deterioramenti neanche nei lunghi periodi… basti considerare la solidità di antichissimi monumenti come le Piramidi o De-costruzione selettiva È una strategia adottata durante gli interventi di de-costruzione per separare le macerie secondo frazioni omogenee, in modo da agevolare il riciclo ed il recupero dei materiali. In funzione del criterio di selezione utilizzato, può essere adottata per separare elementi recuperabili, non recuperabili e rifiuti di diverso tipo eventualmente presenti insieme agli inerti. Per migliorare l’efficienza della selezione è necessario ricorrere ad impianti in grado di separare i materiali non inerti, inerti e le frazioni più leggere; in questo modo è più facile ottenere:  parti riutilizzabili tal quali;  parti reimpiegabili con funzioni differenti da quelle di provenienza;  materie prime seconde dello stesso materiale d’origi- ne, reimpiegabili con diversa funzione e forma;  materie prime seconde diverse dal materiale d’origine, reimpiegabili con diversa funzione e forma. 7 La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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struzzo armato (ottanta/novanta anni fa, circa), si arriva ad  presenza di limitati spazi al contorno: abbassano la capa- un bilancio stratosferico, senza contare le altre numerose cità di manovra dei mezzi d’opera e rendono più difficol- cause che determinano l’obbligo di abbattere, ad esem- tosa la schematizzazione di un efficiente layout di lavoro pio, strutture fatiscenti, diroccate, pericolanti, in disuso, in cui gli operatori possano muoversi agevolmente e a danneggiate, etc., da cui si intuisce facilmente la neces- favore di sicurezza. sità e la portata degli interventi di demolizione attuali e Appare quindi logico il motivo per il quale, invece del futuri… termine demolizione, sarebbe più appropriato denomina- re un’operazione dalle caratteristiche testé elencate con De-costruire è più di demolire l’appellativo de-costruzione, in modo da rendere giustizia a Ai non addetti ai lavori, distruggere una struttura appare chi, chiamato a doverla effettuare, deve possedere saperi un’operazione semplice, senza dubbio più facile della sua e competenze specialistiche molto articolate, unite ad una costruzione. spiccata capacità di “leggere” correttamente ogni singola In realtà è una tecnica molto più difficile e pericolosa, in configurazione strutturale, ivi compresi i rischi più o meno alcuni casi addirittura proibitiva, per diversi motivi: nascosti.  mancanza di dati certi sul manufatto da demolire: è un Le de-costruzioni sono suddivise in tre grandi categorie: problema particolarmente sentito nel caso di vecchi edi-  de-costruzioni convenzionali, effettuate con escavatori 8 fici, risalenti a periodi in cui non vigevano precisi obbli- muniti di pinze e frantumatori; ghi normativi ed era molto precaria ed approssimativa la  smontaggi strutturali, operati direttamente sulla struttu- conservazione della relativa (e scarna) documentazione; ra, da personale esperto e qualificato;  inosservanza e/o non conformità della realtà rispetto al  de-costruzioni non convenzionali, principalmente con progetto: questo frangente cela insidie ancora maggio- esplosivi a detonazione controllata1. ri di quelle del caso precedente, poiché la lettura di dati progettuali non fedeli può perfino fuorviare gli operatori, Obiettivi contestuali di un intervento di de-costruzione facendo loro sopravvalutare il coefficiente di sicurezza ed Ciascun intervento di de-costruzione deve essere eseguito esponendoli, così, a maggiori pericoli di crolli imprevisti o 1 Si veda Consulting 4-2006 e 5-2006 per un approfondimento in merito alla tematica altri incidenti sul lavoro; specifica. In questa sede ci si sofferma sugli altri due tipi di de-costruzione. Un caso di de-costruzione pericolosa Tratto direttamente da una relazione di fine lavori, ripor- tare opere di rafforzamento statico e di puntellamento tiamo un tipico esempio di “imprevisto” statico durante un necessarie ad evitare che, durante la demolizione, si verifi- intervento di de-costruzione. cassero crolli intempestivi. Impresa esecutrice dei lavori TRULLI S.r.l. (Roma). Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione ing. Nicola Giovanni GRILLO Progettista e Direttore dei lavori Arch. Giuseppina CRISTALLI Descrizione dell’intervento L’intervento è consistito nella demolizione di due strutture in calcestruzzo armato, prive di tamponature laterali, costituite da 6 solai in latero-cemento, 28 pilastri in calcestruzzo armato, corpo scala in calcestruzzo armato e fondazioni realizzate con travi rovesce poste solo sul lato lungo del fabbricato (sic!). Le attività di demolizione sono state eseguite secondo il seguente ordine cronologico, mediante l’utilizzo di sistemi di demolizione meccanici. Approntamento delle opere di rafforzamento e puntellamento Entrambe le strutture versavano in uno stato di labilità statica lungo il lato corto. È stato necessario, perciò, appron- Installazione di gru e di ponteggio fisso Nell’esecuzione dei lavori in quota è stato necessario predisporre i necessari apprestamenti di sicurezza al fine di evitare il pericolo di caduta di persone dall’alto. Attività di demolizione La demolizione del torrino e dei primi due piani dei due edifici è stata effettuata nel seguente modo:  demolizione del solaio in latero-cemento mediante l’u- tilizzo di martelli pneumatici manuali;  taglio dei pilastri e delle travi mediante l’utilizzo di se- ghe a filo diamantato. La demolizione dei restanti tre piani degli edifici è avvenuta mediante l’utilizzo di un escavatore dotato di pinza idraulica, previo smantellamento del ponteggio fisso e delle opere di rafforzamento e puntellamento. Per fortuna, grazie alla competenza del personale operante e al corretto adempimento di tutte le misure di protezione e tutela della sicurezza previste dalle normative, non si è verificato alcun incidente e non è stata elevata nessuna sanzione o contestazione da parte degli Organi di controllo nel corso di due diverse ispezioni. La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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secondo la regola dell’arte, mirando a compendiare diverse esigenze:  garantire la sicurezza dei lavoratori;  minimizzare costi e tempi dell’intervento;  contenere il più possibile gli impatto ambientali e le emis- sioni di polveri e rumori;  ove possibile, recuperare le macerie (v. box). Fasi di un intervento di de-costruzione Analisi delle condizioni al contorno Serve per valutare e quantificare correttamente gli spazi circostanti il manufatto da rimuovere e per censire eventuali vincoli architettonici, strade, proprietà, sotto-servizi e varie infrastrutture potenzialmente investite dalle conseguenze della de-costruzione. Ne risulta una mappatura geografica dei punti sensibili e la stima degli spazi agibili per l’allestimento dell’area di cantiere. Nel caso di strutture particolarmente datate o delle quali non si disponga di informazioni affidabili, per la ricostruzione delle condizioni statiche originarie si deve pianificare una campagna di indagini circa l’età dello stabile, la geometria reale, i volumi, le masse, i materiali di fabbricazione, l’eventuale presenza di amianto, la disposizione degli elementi portanti effettivi, i tipi di armatura utilizzati e le caratteristiche di corpi scala ed ascensori. Analisi statica preliminare Preliminarmente ad ogni intervento di de-costruzione, deve sempre essere svolta una attenta analisi statica strutturale a vista del manufatto oggetto da rimuovere. Nelle de-costruzioni convenzionali e negli smontaggi – salvo eccezioni – si procede dall’alto verso il basso, e bisogna saper prevedere in che modo si ridistribuiscono le tensioni nella struttura man mano che se ne modifica la conformazione in seguito all’asportazione dei singoli elementi costruttivi. Per fare ciò, è necessario interpretare con estrema precisione la tipologia dei vincoli effettivi – in loco – stando bene attenti a non confondere, ad esempio, un incastro con una cerniera, ossia a considerare iso- o addirittura iper-statica una struttura che, di fatto, è labile (v. box). Perciò si deve focalizzare l’attenzione non tanto sulla resistenza complessiva dello stabile, quanto sul contributo fornito dai singoli elementi progressivamente demoliti. L’analisi deve prendere il via dalle parti strutturali più sollecitate – generalmente i solai – che, con l’avanzare della demolizione, vengono sovraccaricati di macerie e/o investiti da sollecitazioni dinamiche causate dagli impatti dei frantumatori. Il passaggio da uno schema iperstatico a isostati- co o da isostatico a labile richiede sempre la massima attenzione, in particolar modo per individuare tempestivamente se e dove predisporre i necessari sostegni provvisionali. Si noti bene che, nell’intera analisi preliminare, l’andamento delle sollecitazioni viene ricavato con le classiche regole della scienza e tecnica delle costruzioni, il che fa subito percepire le difficoltà ingegneristiche tipiche del caso. Progettazione della de-costruzione Acquisiti i dati richiesti, si può operare la scelta ragionata della metodologia da adottare, in funzione del miglior rapporto costi/benefici e dei parametri di progetto:  schema statico della struttura da de-costruire;  tempi di esecuzione dei lavori;  costi relativi a mezzi d’opera, attrezzature e personale impiegato;  contesto urbano/paesaggistico;  disturbi e altri effetti sul contorno;  sicurezza degli addetti ai lavori. Nel progetto della de-costruzione devono essere individuati:  tipo e quantità delle attrezzature richieste;  tipo e quantità dei mezzi d’opera;  modalità di esecuzione di operazioni preliminari ed even- tuali bonifiche;  misure di sicurezza e di tutela del personale da adottare in tutte le fasi di realizzazione;  impatti ambientali prodotti dall’intervento;  piano di smaltimento e, preferibilmente, di recupero dei rifiuti prodotti. De-costruzione La fase operativa prende avvio dall’allestimento dell’area di cantiere, in cui saranno poi eseguite tutte le distinte operazioni previste dal progetto. Per la de-costruzione si impiegano, usualmente, escavatori cingolati provvisti di bracci idraulici su cui sono installati diversi utensili come cesoie, martelloni demolitori e cesoie. Negli edifici multipiano a travi e pilastri il mezzo procede – di prassi – dall’alto verso il basso, demolendo, nell’ordine, travi, pilastri, solette, rampe delle scale, etc. Il braccio dovrà avere dimensioni tali da far raggiungere la quota massima facendo sempre rimanere l’operatore a distanza di sicurezza dall’edificio. In particolari condizioni, ovvero laddove esistano punti sensibili nel contorno dell’edificio, si deve provvedere ad uno smontaggio mirato, operando direttamente con gli escavatori sopra la struttura. Si utilizzano, per l’occasione, 9 La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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dei mini-escavatori sollevati con autogru fino al livello desi- Complicazioni derato ed operanti direttamente sui solai della struttura. È, De-costruire, lo si è ormai capito, è una tecnica ingegneristi- questa, la situazione di massimo rischio in cui può trovarsi ca molto difficile, tanto più quanto la struttura da rimuovere l’operatore, per cui è opportuno verificare che siano stati è datata, articolata o rimaneggiata. preventivamente posti dei puntelli provvisori di rinforzo (v. In Italia, inoltre, bisogna fare i conti con la piaga Figura). dell’abusivismo edilizio che non solo consuma scelle- ratamente ampie estensioni di suolo, non solo deturpa paesaggi naturali e architetture urbane, ma crea pe- santi disagi anche in sede di abbattimento e rimozione finale del manufatto, poiché accentua molte delle pro- blematiche sopra elencate, sottoponendo gli addetti alla de-costruzione a notevoli prove di abilità e, a volte, di sopravvivenza. Non sono rari, infatti, i casi di mala-costruzione dai quali Oltre ai mini-escavatori, nelle de-costruzioni parziali, è discendono situazioni come quella riportata nel box a lato, piuttosto frequente ricorrere a macchinari per il taglio con potenzialmente rischiosissime per chi si trova ad operare 10 disco o con filo diamantato, in modo da asportare selettiva- direttamente sulla struttura. mente solo alcune parti della struttura e preservare i rima- Spesso, purtroppo, l’unico scopo di chi compie un abuso nenti elementi. edilizio è quello di “fare un volume” non tenendo in con- In presenza di strutture molto alte, quali serbatoi o cimi- siderazione le più elementari norme di sicurezza statica, niere, può essere adottato il sistema di demolizione deno- creando composizioni architettoniche (!) più o meno fan- minato flying demolition system, in cui si sfrutta la potenza tasiose, assemblando a caso travi con pilastri in modo tale di una unità di demolizione indipendente (ADM) attaccata che sembrino formare una struttura plausibile (!) solo appa- al braccio di una autogru semovente o di una gru a torre. rentemente simile ad una normale abitazione… A degno Tale sistema permette di effettuare gli interventi in totale coronamento del tutto, prima o poi arriverà un condono sicurezza, potendo radiocomandare a distanza la centrali- una tantum che sancirà la perfetta legalità dell’obbrobrio e na aerea da demolizione. nessuno più penserà a quanto è stato fatto… Il materiale di risulta e i conci asportati vengono allon- …Fino a che non si dovrà de-costruire, e lì saranno guai. tanati attraverso opportuni scivoli o per i vani ascensore, Dovrebbe rifletterci soprattutto chi avalla tale condot- opportunamente riadattati all’uopo, e poi avviati alla fase ta illegale a livello politico, poiché ne diventa il principale di smaltimento e recupero delle macerie. responsabile. Bonifiche da AMIANTO in materiali compatti La Gestione dei rifiuti prodotti L’amianto, per le sue eccellenti proprietà tecnologiche, è stato usato nelle costruzioni, nella cantieristica e negli impianti termici in grande quantità e per i più svariati impieghi, tanto da potere essere oggi considerato “onnipresente”. Nel settore edile il suo impiego è stato soprattutto finalizzato alla produzione di tegole, lastre, tubazioni, rivestimenti per soffitti, pareti e pavimenti vinilici. Le fibre di amianto possono presentarsi sia libere o debolmente legate sia fortemente legate: nel primo caso si parla di amianto in matrice friabile, nel secondo di amianto in matrice compatta. L’esposizione a fibre di amianto aerodisperse è gravemente dannosa per la salute umana, il suo impiego è stato perciò gradualmente assoggettato a regole sempre più rigorose, fino a giungere, con la Legge del 27.03.1992, n° 257, al divieto di ogni forma di utilizzazione. La quantità di materiali contenenti amianto è stimata, in Italia, in circa 50 milioni di tonnellate; oggigiorno si lavora per limitare i danni conseguenti alla sua diffusione nell’ambiente attuando procedure di confinamento, bonifica, rimozione e smaltimento definitivo in discarica. Particolare rilievo assume quindi l’obbligo di individuare e censire la presenza di amianto e di valutarne il grado di pericolosità; tale obbligo è particolarmente cogente prima di intraprendere qualunque lavoro su fabbricati o manufatti in genere. Nato con l’intento di costituire un riferimento per tutti coloro che devono affrontare e risolvere i problemi afferenti le attività di rimozione, smaltimento e bonifica dell’amianto legato in matrice compatta, il testo fornisce la necessaria informazione di base, con indicazioni dirette, chiare e puntuali, a tutti coloro che, in qualità di Amministratori, Detentori, Responsabili, Conedizioni trollori, Tecnici, Imprenditori o Consulenti, hanno a che fare con l’amianto o con materiali che lo contengono. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Oli alimentari esausti Dal recupero si ottengono biocombustibili etici e a basso impatto ambientale Dopo l’articolo sul corretto trattamento dei rifiuti provenienti dalla produzione d’olio d’oliva (Consulting 4/52011), pubblichiamo un approfondimento su un tema affine molto importante, il recupero degli oli alimentari consumati nell’industria e, soprattutto, dai cittadini. di Domenico GRILLO L’Italia è uno dei massimi produttori al mondo d’olio d’oliva, grazie al proprio clima favorevole e alla felice conformazione geografica, e questo senz’altro è un gran bene, sia dal punto di vista economico sia occupazionale sia dietologico1. Nel novero degli oli alimentari, in vero, oltre al suddetto pregiato elemento, vanno aggiunti molti altri “colleghi”, come gli oli di arachidi, gli oli di semi di mais, gli oli di semi di girasole, gli oli di palma, etc. Alla fine, ne consegue che nel nostro Paese, ogni anno, si consumano ben 1,5 milioni di tonnellate d’olio alimentare, per una media di 25 chilogrammi pro capite. Ciò vale a dire che complessivamente ciascuno di noi – neonati compresi – ogni settimana, tutte le settimane, consuma quasi mezzo chilo d’olio, una quantità notevole, il cui valore intrinseco non può affatto essere trascurato. Vediamo, allora, quale destino si potrebbe assegnare a quello che deve essere considerato un vero e proprio tesoro vegetale… Errato smaltimento Purtroppo la situazione attuale non dà adito a particolari entusiasmi, anzi, è piuttosto deprimente, stante il fatto che, ad oggi, la gran parte del tesoro va a finire… nella fogna. Un’enorme – e illogica – fonte di dispersione di un materiale maldestramente considerato alla stregua delle acque reflue, e dunque gettato nel WC o nel lavandino. Il bilancio è pesante, essendo accertato che almeno 200mila tonnellate annue d’olio fritto finiscono nell’ambiente. Conseguenze ambientali Dal mancato sfruttamento di una possibile opportunità, 1 Esperti e nutrizionisti sono concordi nell’affermare che la dieta mediterranea e, in essa, il consumo controllato d’olio d’oliva siano degli ottimi alleati per la salute e la longevità. quindi, si arriva addirittura ad ingenerare un grave danno, distinto secondo il percorso dell’olio sversato. Percorso privo di impianto di depurazione Senza alcun tipo di trattamento, l’olio refluo può:  rimanere nel corpo idrico ricettore. Se s’infiltra in una falda sotterranea, vi aderisce formando uno strato lentiforme capace di spostarsi solidalmente con essa fino a raggiungere pozzi d’acqua potabile posti anche a notevole distanza, rendendoli inutilizzabili. È sufficiente un piccolissimo quantitativo d’olio per alterare le qualità organolettiche di enormi volumi d’acqua. Se rimane sopra specchi d’acqua superficiali, invece, crea un film impermeabile che impedisce la corretta ossigenazione degli ecosistemi sottostanti e mina la sopravvivenza della flora e della fauna.  depositarsi sul suolo. Qui forma una pellicola molto sottile intorno ai granuli di terreno, arrivando a costituire uno sbarramento fisico tra le stesse particelle, i rizomi vegetali e l’acqua, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive; giungere fino al mare. Anche sulla superficie del mare, l’olio disperso forma un velo sottilissimo che filtra i raggi solari e provoca gravi danni all’ambiente subacqueo. Percorso munito di depuratore Sono scongiurati i suddetti effetti nocivi ambientali, ma si registra in ogni caso l’aumento dei costi di gestione e trattamento del depuratore, poiché l’olio ne intasa le reti d’adduzione, crea notevoli interferenze nelle fasi di trattamento biologico e induce superflui sovraccarichi di fango nella fase di digestione. Produzione di biocarburanti a partire dagli oli alimentari esausti Da quanto illustrato, il mancato recupero degli oli alimentari esausti è una vera e propria catastrofe ecologica, alla quale si deve porre freno quanto prima. Tra l’altro, di tali materiali si sa già cosa fare: è sufficiente avviarli ad un processo di conversione dal quale saranno trasformati in biocombustibili e glicerina, due prodotti che hanno un ottimo mercato e da cui è possibile trarre grandi giovamenti. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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danni ambientali, ma hanno anche un elevato tasso di sostenibilità per quel che riguarda le emissioni-serra (v. Tabella). La loro adozione nell’autotrazione, quindi, è uno degli strumenti più efficaci per rispettare le restrittive direttive europee, in particolare quella del 17.12.2008, secondo cui, fra le altre cose, le materie prime con cui produrre biocombustibili non devono provenire da:  terreni ricchi di biodiversità;  terreni che presentano un elevato stock di carbonio. Materia prima per biodiesel Riduzione emissioni-serra (%) Olio di colza 45 Olio di girasole 60 12 Olio di soia 40 Lo schema, illustrato in Figura, è semplice: l’olio esausto viene raccolto, nettato delle impurità e neutralizzato fino ad ottenere un olio neutro. Questo, con aggiunta di un decimo di metanolo e alcune piccole quantità di sostanza catalizzatrice, subisce dapprima una transesterificazione e, successivamente, una decantazione. Si ottengono, così, metilestere e glicerina grezza, contenente ancora alcune impurità. Una successiva distillazione permette di produrre biodiesel per autotrazione e glicerina raffinata per impiego cosmetico. Massima sostenibilità ambientale Diversi studi hanno messo in luce che i biocombustibili recuperati in tal modo, non solo si rivelano estremamente convenienti dal punto di vista economico e di prevenzione dei Olio di palma Oli alimentari esausti 35 90 Importanza di una efficiente rete di raccolta Alla luce di quanto esposto, risulta quanto mai importante potenziare il processo sopra schematizzato, la cui fase più critica, in questo momento, è proprio la raccolta. È prioritario, quindi, estendere la rete e avviare il ritiro presso le utenze meno coperte, ossia quelle domestiche, con l’individuazione delle aree idonee a tale servizio. Sarà di fondamentale importanza, per raggiungere lo scopo, che i Consorzi specifici e le varie amministrazioni locali si muovano sinergicamente verso una sola direzione. Oli e grassi vegetali esausti Raccolta e recupero Novità Prossima uscita GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Mezzi autospurgo Perché conviene bonificare la cisterna dopo ogni trasporto di Stefano BERNARDI Icamion per l’autospurgo – lo spieghiamo per i non addetti ai lavori – sono quei mezzi dotati di cisterna e pompe aspiranti che girano per le vie cittadine (a volte anche extraurbane) per effettuare interventi di disintasamento di condutture, fognature, e molti altri elementi idraulici che, per motivi di sintesi non saranno qui elencati estesamente. La grande varietà degli interventi si accompagna ad una commisurata eterogeneità dei materiali aspirati e convogliati nelle autocisterne. Bonifica sì o no? Ora, in teoria, ad ogni viaggio l’automezzo dovrebbe essere ripulito e riportato nello status di capienza e funzionalità originari, o così almeno è quello che il buon senso ci suggerirebbe. E la legge? Cosa stabilisce in merito? La risposta non è semplice. Innanzitutto, bisogna fare un distinguo ben preciso: i mezzi che trasportano rifiuti considerati merci pericolose devono rispettare le prescrizioni statuite dal Codice ADR per cui, dopo aver scaricato i reflui presso un centro autorizzato, per effettuare un nuovo carico devono essere ripuliti. E qui non ci sono dubbi. Fuori del regime ADR, invece, sembrano non sussistere particolari obblighi, sennonché la pratica quotidiana è ricca di casi a volte molto controversi. Diversi autospurghisti, infatti, lamentano di essersi visti intimare dagli Organi di controllo di «dimostrare di aver ripulito il veicolo almeno una volta al mese», pena l’elevazione di salate sanzioni o perfino la confisca del mezzo. Altri, ancora, raccontano di aver subito seccanti contestazioni per il medesimo motivo, magari senza aver dovuto pagare multe, ma a costo di noie, fastidi e contrattempi… Di fatto, non sembra esservi alcuna norma ad hoc che disciplini la materia, al punto da far apparire le testimonianze dei suddetti autospurghisti come delle dicerie o addirittura delle leggende metropolitane, però la questione esiste e, a parere di chi scrive, non è giusto considerarla un falso problema e vediamo perché. Bonifica? Sì perché è meglio! Al di là del fatto puramente etico o, ancor meno, estetico, avere uno o più veicoli “trasandati”, ossia non ripuliti con la dovuta frequenza, è un costo aggiuntivo per il proprietario. Infatti, gira e rigira, “spurga e rispurga”, la cisterna va riempiendosi progressivamente di sedimenti sabbiosi ed altre particelle solide che, alla lunga, possono incrostarsi e diventare sempre più tenaci e restie ad essere rimosse anche quando, finalmente, avviene la (sporadica) pulizia. Il risultato, in casi estremi, è che il mezzo si ritrova a viaggiare con zavorre di materiale non rimosso che possono arrivare fino a un metro cubo di volume (mille litri!). Si pensi a quanto diventa inefficiente un intervento di spurgo con una cisterna già quasi satura e, in più, a quanto carburante in surplus viene consumato per portarsi dietro un tale carico superfluo. Inoltre, a livello concettuale, è sempre tecnicamente preferibile progettare un intervento di spurgo che preveda anche una procedura standardizzata di ripulitura, piuttosto che una ripulitura in modalità casuale. Bonifica sì, ma dove? A questo punto, si deve fare un altro rilievo interessante. Prendiamo il caso dell’autospurghista che vuole perseguire la filosofia dell’efficienza e della correttezza, e quindi inserisce tra le fasi del suo intervento anche quella della bonifica della cisterna… Tale fase deve avvenire per forza di cose dopo lo scarico delle acque reflue, che ha luogo in impianti autorizzati. La logica vorrebbe che la bonifica avvenisse proprio presso gli stessi impianti. Purtroppo, però, la stragrande maggioranza di essi non è attrezzata allo scopo, in quanto, come già detto, pare non esista una normativa specifica che lo prescriva. In questo modo, per poter effettuare l’operazione di ripulitura, l’autista è costretto a dover compiere un tragitto supplementare (non sempre breve) verso un centro specializzato, che comporta delle spese aggiuntive spesso di un’entità tale da costituire un serio deterrente. In complesso, la carenza legislativa crea un clima di incertezza che, da un lato, denota l’assenza di un effettivo strumento sanzionatorio a carico di chi vuole essere più “sporco” e, dall’altro, penalizza chi vorrebbe comportarsi correttamente. Bollino blu Non sarebbe sbagliata l’idea di introdurre una sorta di bollino blu per le cisterne, da rilasciare a chi effettua periodicamente la bonifica (oppure ogni tot interventi), in modo da porre tutti gli operatori nelle stesse condizioni di diritto/dovere. In più, nel frattempo, potrebbe rivelarsi un ottimo investimento attrezzare gli impianti di scarico dei reflui ad autolavaggio e bonifica dei camion o, addirittura, realizzare degli impianti specifici in grado di fornire un utilissimo servizio a chi voglia spontaneamente servirsene. 13 La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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Professione AUTOSPURGHISTA Dal pronto intervento alla gestione dei rifiuti Professione autospurghista? Sì, perché di una professione si tratta e non solamente di un mestiere. Egli svolge, infatti, un’attività assai complessa il cui espletamento, oltre che richiedere esperienza e una varietà di competenze specifiche, necessita anche della conoscenza di normative, di adempimenti amministrativi periodici e di tecniche e modalità di intervento in continua evoluzione. Molteplici sono anche i servizi ed i settori di intervento nei quali l’autospurghista è chiamato ad operare, spesso anche in condizioni imprevedibili e in situazione d’emergena, che non consentono approfondimenti preventivi. Conseguentemente, vari ed imprevedibili sono i rischi a cui il personale incaricato viene esposto, benché esso sia ben formato e qualificato. Attività come stasamento di reti fognarie, svuotamento di pozzi neri, sanificazione periodica di fosse biologiche, video-ispezione, ricerca e diagnostica di guasti, ricostruzione non distruttiva di tubazioni, bonifica ambientale, gestione dei rifiuti, etc. richiedono l’utilizzo di apparecchiature sofisticate e costose. Operare in tali ambiti è, dunque, un lavoro di alta responsabilità. Il testo si propone di affrontare, analizzare a fondo e fornire tutte le informazioni necessarie per ben svolgere una così articolata e delicata attività. Ampio spazio è dato all’individuazione e spiegazione delle norme d’interesse. agli adempimenti necessari ed alle modalità di intervento per garantire la sicurezza dei lavoratori impiegati. Dall’indice  Attività dell’Autospurghista Sistemi di fognatura  Sistemi di trattamento delle acque reflue  La normativa sulle acque di scarico e sui rifiuti  Rischi connessi all’attività di Autospurghista e misure di prevenzione e protezione  La gestione dei rifiuti prodotti GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it

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Speciale Trattamento a basso impatto delle acque reflue I sistemi di fitodepurazione consentono di trovare numerose soluzioni tecniche di Leonardo EVANGELISTA Il termine fitodepurazione indica un sistema di trattamento di acque reflue, opportunamente collettate, basato sulla presenza di piante tipiche delle zone umide alle quali è demandato un ruolo anche attivo e non puramente estetico. Tali impianti, nonostante vengano realizzati con materiali artificiali, presentano l’aspetto di stagni e canneti e consentono, quindi, un buon inserimento paesaggistico-ambientale. Caratteristiche costruttive principali Un impianto di fitodepurazione è sostanzialmente un sistema di trattamento biologico a letto fisso ed a biomassa adesa, operante in condizioni prevalentemente aerobiche. Nella sua costruzione, si procede alla realizzazione di vasche in calcestruzzo o di bacini – in scavo o in rilevato – accuratamente impermeabilizzati con guaine in polietilene espanso ad alta densità HDPE (v. Figura), tessuto non tessuto TNT, polivinilcloruro PVC o materassini bentonitici al fine di impedire ogni tipo di contaminazione del suolo e della falda. Successivamente si procede al riempimento con substrati inerti e idonei alle caratteristiche del refluo da trattare ed agli obiettivi di qualità prefissati. Le superfici vengono poi attrezzate con sistemi di adduzione e distribuzione idraulica dei reflui e con la messa a dimora delle piante capaci di rimuovere, tramite una serie di processi chimico-fisici e biologici – quali la sedimentazione, la precipitazione, l’adsorbimento, l’assimilazione e, soprattutto, l’attività microbica – il substrato organico presente negli scarichi e quindi di risolvere in modo semplice e naturale i problemi di inquinamento, risparmio energetico, impatto ambientale e sviluppo sostenibile. Meccanismi di depurazione La biomassa depurante non è tanto costituita dalle piante, quanto da un complesso di batteri, micro-invertebrati, alghe, funghi e piante idrofite che formano un biofilm sia sui materiali inerti del letto sia sui rizomi. La funzione della pianta è sostanzialmente quella di trasferire ossigeno dalle foglie alle radici mediante il proprio sistema vascolare, rendendolo disponibile per i processi di degradazione aerobica che si svolgono nel letto. Si mette in atto il cosiddetto fenomeno di diffusione passiva, processo mediante il quale una porzione di materia viene trasportata da una parte ad un’altra di un sistema come risultato di un movimento molecolare da un sito a concentrazione maggiore ad un altro con concentrazione più bassa. L’ossigeno che giunge nelle radici è poi rilasciato dalla zona sub-apicale nella circostante rizosfera, favorendo, così, lo sviluppo di microrganismi aerobici. Particolarmente adatta, in tal senso, si rivela la Phragmites australis che, contestualmente, funziona come pompa di ossigeno e crea nell’intorno del suo fusto un vero e proprio ecosistema in miniatura. Più in generale, le piante acquatiche possiedono una caratteristica struttura biologica, detta parenchima aerifero, che si trova soprattutto nei fusti e nelle radici, ed è contraddistinto da una notevole macro-porosità intercellulare, per cui è molto facile immagazzinarvi ossigeno. Questa “specializzazione” permette alle essenze vegetali di vivere pur affondando le radici in ambienti praticamente anaerobici; di fatto, è come se le radici creassero intorno a sé una“bolla d’aria”attraverso cui far avvenire i processi di ossidazione dei composti organici necessari (v.Figura). 15 Schema di un tipico impianto di fitodepurazione (sezione) Inoltre, si sfrutta l’azione assorbente delle radici nei confronti dei solidi colloidali e l’assimilazione di sostanza organica da parte delle piante per il proprio accrescimento. Nella seguente Tabella viene elencata ciascuna tipologia di inquinante ed il relativo meccanismo di rimozione nell’ambito dei sistemi di fitodepurazione. La rivista del consulente d’azienda anno 10 – nº 1/2 – gennaio-aprile 2012

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