COMUNITA' COMENDUNO: FEBBRAIO 2017

 

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Bollettino Parrocchiale

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- Comunità 89Anno 11 Febbraio 2017 Comenduno Camminiamo... Insieme Direttore responsabile: Sabrina Penteriani LA PAROLA COSTRUISCE LA COMUNITA’ PER ABBRACCIARE LA REALTA’ Camminiamo insieme verso il centenario della Parrocchia

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NUMERI UTILI Don Diego tel. casa: 035 774 045 cell.: 347 258 3315 e-mail: berzi.dd@gmail.com Sito internet oratorio di Comenduno: www.oratoriocomenduno.it REDAZIONE: Don Diego Berzi, Enrico Belotti, Isella Rizzi, Maria Teresa Rosbuco, Fausto Noris, Stefano Maistrello, Alessandro Cagnoni... PER CONTATTARE LA REDAZIONE DEL BOLLETTINO: redazione.com.com@gmail. com La redazione si riserva di decidere in merito alla pubblicazione del materiale per il quale ne venga fatta richiesta. Carissimi, la Parola è sorgente e fondamento della nostra comunità perché l’annuncio del Vangelo rende missionari tra la gente, capaci di edificare, tramite relazioni umane autentiche, i legami che costituiscono e irrobustiscono, nella solidarietà , l’essere e il divenire della nostra comunità. Come battezzati ci è stato consegnato il Vangelo. Su questa strada riconosciamo di dover ancora camminare molto perché ci sia famigliarità con la Parola, perché sia alimento spirituale e ispirazione di tutta la vita cristiana. Dobbiamo progressivamente educarci a sentirci attivamente responsabili nella nostra vita del suo annuncio. Leggiamo e preghiamo la Parola affinché possa penetrare nella nostra vita. Troviamo modi, strumenti e occasioni: la settimana di formazione che vivremo all’inizio della Quaresima ne è un esempio meraviglioso, affinché ciò sia possibile nella comunità parrocchiale, e a livello personale. Promuoviamo l’’ascolto della Parola, la sua lettura nella prospettiva della fede, e nel confronto con i fratelli. Come sarebbe bello se la nostra parrocchia diventasse il luogo di annuncio evangelico in termini di liberazione, gioia, promozione della vita e offrisse esperienze di accoglienza, misericordia, perdono coinvolgendo coloro che rischiano di essere esclusi a motivo della loro situazione di vita. Quando Gesù vuole farci riflettere sull’essere comunità ci dona spunti profondi e significativi. Stimoli che ci fanno pensare a come costruire la nostra comunità cristiana mettendo al centro Lui. Prendiamo l’immagine di una ruota di bicicletta: Ha un perno centrale: Gesù Cristo. Ha dei raggi: i singoli componenti della comunità. Ha un cerchione: l’indicazione di come possiamo andare “ai margini” di una comunità cristiana. Se il nostro agire cristiano come singoli raggi c’è, ci porta verso il centro della ruota: allora ci ritroveremo in Cristo, ci “toccheremo” in lui e il nostro essere comunità sarà “forte” perché avrà messo Cristo al centro; ci confronteremo in lui e sulla Sua Parola. Se il nostro agire cristiano come singoli raggi ci porta verso l’esterno della ruota, il cerchione, allora saremo uno accanto all’altro ma le nostre vite ANGOLO DELLA GENEROSITA’ DA AMICI DEL PRESEPIO 2000,00 DAI RAVIOLI 2.000,00 OFFERTA N.N. 2.000,00 DALLE BUSTE NATALIZIE 1.500,00 OFFERTE 1 EURO AL GIORNO 670,00 OFFERTA N. N. 100,00 OFFERTA N. N. 500,00 OFFERTA ANDROLETTI 100,000,00 La comunità di Comenduno ringrazia di cuore Simone per la cospicua offerta di 100 mila euro elargita alla parrocchia PER BONIFICI IN BANCA IT 56 T088 6952 4800 0000 0010 002 questo è il nuovo IBAN della parrocchia 2 In copertina: veduta di Comenduno

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e scelte non si toccheranno, soprat- misura in cui ci amiamo: “Amatevi L’incontro con Cristo non si realiz- tutto non si toccheranno in Cristo; come Io vi ho amati”. E come ci za attraverso la delega ma nel coin- saremo individualisti, saremo anco- ha amati Gesù? Con una misura di volgimento attivo dei singoli e del- ra noi al centro, e le nostre comunità amore senza misura; disponibile a le comunità: è il “mio” incontro con saranno un insieme di persone che prendere un catino per lavare i pie- Cristo e il “tuo” incontro con Cristo si siederanno anche insieme negli di e discepoli, servirli invece di farsi che sono l’inizio di una comunità cri- stessi banchi ma faranno fatica a do- servire. “Va e anche tu fa lo stesso!”. stiana, a volte dissodare vuole dire narsi il segno della pace con amore Mi immagino un Gesù che oggi semplicemente permettere a ragaz- e convinzione di essere fratelli zi e genitori di stare insieme, in Cristo. come cerchiamo di fare con la L’immagine che abbiamo catechesi famigliare. messo in copertina a questo Gesù vuole una comunità par- bollettino dice la stessa cosa: rocchiale per questo mondo, al centro c’è il raggio di luce perché simpatizzi con il mon- che scende dall’alto (la Parola) do, perché sia simpatica, soffra che costruisce la comunità (le insieme con il mondo, gioisca mani che si intrecciano) che si insieme con il mondo. Diven- espande e si allarga fino ad av- tiamo cristiani per una par- volgere tutta la realtà (le case rocchia protesa verso il mon- viste dall’alto). do, non per una parrocchia In virtù del battesimo siamo avviluppata dentro e attorno figli di Dio e fratelli in Cristo. a sé, non per una parrocchia Recuperiamo la valenza della sacrestia, ma che si allarga, che fraternità; se siamo insieme, apre i cancelli e si spalanca sul se lavoriamo tutti nella stessa mondo intero, che supera le vigna del Signore, se riuscia- sue barriere. Una parrocchia mo nei nostri progetti non sarà perché bravi e capaci, ma perché parte di una comunità che si trova nella fraternità perché ...mettendo al centro Lui... (Giusto de’ Menabuoi, Il paradiso,1376-78,Battistero di Padova) che sa di dover essere il sale e la luce, per dare sapore e luce alla storia del mondo, non per averne un tornaconto econo- tutti figli di uno stesso Padre. mico e di prestigio ma perché Non è facile “smussare” i nostri conia un’altra parabola: quella del così il mondo possa rendere luce e spigoli per accogliere l’altro; non “dissodatore”. In una cultura scri- gloria a Dio che è nei cieli. va fatto per carità o per buonismo stianizzata credo che non sia più Una Chiesa che non ha più i segni ma per cercare di vivere il Vangelo sufficiente seminare; occorre prima del potere ma il potere dei segni; di Gesù Cristo e mettere in pratica dissodare il terreno perché la parola nelle celebrazioni come nella vita. il suo “comandamento dell’Amore”. di Cristo possa attecchire e portare Indicatori di un “modo altro” di vi- Cercando di far crescere una comu- frutto. Non abbiamo più una cultu- vere, segnali stradali di un dare pre- nità che non si confronta con la bra- ra e l’ambiente religioso favorevo- cedenza alle cose che contano vera- vura delle persone che la compon- le che ci permette di partire da un mente nella vita, gono ma con la figura e l’agire di terreno disponibile. A volte le zolle So benissimo che se abbiamo ac- Gesù Cristo; mettendo lui al centro e sono dure, non ancora arate: nessun colto due famiglie di profughi ne “conformando la nostra comunità a seme attecchirebbe. Bisogna ricreare rimangono chissà quante non accol- Lui”, cercando insieme qual è la vo- quell’ambiente disponibile a rice- te, ma si diventa un segno perché il lontà del Padre. vere il seme della Parola di Dio. Un contagio si diffonda fino a che le sta- Così San Paolo, nella lettera ai Corin- ambiente che necessita di riappro- tistiche di domani non contengano zi, ci ricorda che c’è un solo Spirito, priarsi di conoscenza religiosa, di più famiglie abbandonate. che tiene unita tutta la comunità cri- esperienza di fede, di disponibilità Allora il cristiano non sarà più sola- stiana. Dall’unico spirito derivano all’ascolto, di controbattere i tanti mente il soccorritore delle sofferenze i vari doni: chi ne ha uno, chi ne “me ne frego” . del mondo, gente che aiuta il mon- ha un altro. Ma sono doni che van- Un riappropriarsi di passione edu- do a portare la croce come il Cire- no spesi per l’utilità comune, per cativa, di fede, di comunione contro neo sulla via del Calvario; ma avrà il bene di tutti. Le diversità, intese lo sport più diffuso oggi: la delega. il grande dono di essere il Cireneo come motivo di dissenso e antitesi, Anche il re Erode aveva detto ai della gioia, gente che aiuta il mon- vengono a scomparire! Gesù ricor- Magi: andate poi a cercare Gesù poi do a portare la gioia. da che la gente ci riconoscerà nella venite a dirmi. Don Diego IL PARROCO SARà PRESENTE IN CASA PARROCCHIALE IL GIOVEDì DALLE ORE 14,00 ALLE 17,00. Comunità Comenduno 3

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Verso il centenario LA PARROCCHIA E’ COME UNA CASA... In cammino verso il Centenario della Parrocchia Per la stretta connessione con la quotidianità, tra le varie immagini che mi parevano più aderenti al tema, ho preferito, quella della “casa” perché la più immediata, la più familiare, la più comprensibile, la più spendibile, la più cara negli affetti e nei ricordi della vita rispetto alla realtà rappresentata dalla parrocchia. Del resto molteplici appaiono i riferimenti biblici per dire che la comunità parrocchiale somiglia alla casa di Dio che abita la casa dell’uomo. Delle molteplici e varie possibili citazioni, mi permetto di sceglierne una sola che mi è particolarmente cara, ed é: “se il Signore non costruisce la casa invano vi faticano i costruttori”. (Sal.126). Di fatto l’antica tradizione dei Salmi, colma di sapienza spirituale e pratica, ci orienta a comprendere il legame tra la casa dei figli dell’uomo e la necessaria presenza di Dio tra gli uomini, appunto tra le “case” degli uomini. Sant’Agostino ci aiuta ad entrare nel merito quando scrive: “Il Signore dunque edifica la casa, il Signore Gesù Cristo edifica la sua casa. Molti sono impegnati nella costruzione. Ma se non é lui che edifica, invano vi faticano i costruttori”. Non è forse la parrocchia una casa grande di cui Dio è il Signore? Ecco subito Dio all’opera nella casa dove i suoi figli sono impegnati notte e giorno a vivere da fratelli. Per questo la parrocchia si presenta come una casa, la nostra casa, sempre antica e sempre nuova, sempre desiderabile, anche se non priva di limiti e difetti, sempre fonte di valori e principi sostanziali di vita, sempre adatta agli insegnamenti umanamente sapienti e cristianamente validi. Il desiderio della casa per la famiglia La casa, custode gelosa della “storia” della famiglia, è sempre stata uno scrigno di memorie, di sentenze normative della vita, di opere e di progetti, di ricordi tramandati con pudore sacro da padre in figlio, di “generazione in generazione”. Nella casa si sono conservate nei comò o nelle cassapanche, come reliquie, foto antiche e recenti di eventi gioiosi e penosi, fonti di narrazioni familiari, evocativi di fatti che pulsano emozioni vibranti e infondono energie di vita. È vero, è la famiglia che si fa la sua casa, e la casa rispecchia naturalmente la famiglia. Oggi ritorna il sogno di avere una casa. In realtà abbiamo bisogno di casa, dello spirito forte della casa, come abbiamo bisogno di famiglia, nonostante le tante crisi che l’attraversa. La crisi della famiglia ha radici lontane negli affetti traditi, nelle insofferenze inferte, nella casa desertificata, nelle tentazioni indomate. Perché se la casa torna ad essere casa, anche la famiglia si cura, riprende fiducia, si appassiona alla bellezza della casa, alla gioia impagabile degli affetti che solo la casa può donare. Attingere a questo “fiume” di vissuti umanissimi che la casa convoglia, consente in verità di ricostruire l’alfabeto e il lessico della cultura della famiglia oggi tanto necessaria. In realtà è proprio la cultura familiare che oggi ci manca: essa rappresenta la linfa vitale che la casa condensa nella forma di religiosità, di costumi, di sentimenti, di abitudini e di convincimenti capaci di accumulare una vera e propria “enciclopedia” familiare. Questa “cultura”, spesso non scritta, si evidenzia come un patrimonio vivo e fecondo che spesso trova la sua espressione in cose piccole ma significative, in oggetti”cari”, in arredamenti e indumenti, in quadretti e ricordi vari. Perché la casa non è propriamente un museo, è fatta di segni e di figure che evocano presenze di persone care e che forse non ci sono più, che generano virtù, che richiamano promesse e debiti. Forse la “casa” di oggi, trasformata in appartamento, non corrisponde all’immagine descritta al modo di un amarcord, elogiandone tutto il bene. Eppure nel confronto con l’antico, oggi può essere possibile il recupero di un sentimento profondo, di un desiderio forte, di sognate atmosfere suggestive e dense di un tempo. Così il passato, pure a stento, può fluire e rifiorire ancora nel presente, ricreando l’amore e la nostalgia di una casa vera, sicura, piena di colori e di amori. Casa e famiglia, come si usa dire con un tocco di saggezza, aiuta a lenire disaffezioni, a sopportare meglio il “peso” gravoso della vita, a guardare con serenità i nostri giorni. La casa cristiana: accogliente e ospitale Nella vicenda umana universale, e pure secondo le nostre migliori tradizioni, la casa é sempre stata ospitale 4

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Verso il centenario perché sorretta da valori di forte umanità, ricca di purissima pietà e fatta spazio aperto sulla strada. E qui non posso non ricordare quando in famiglia si ospitavano viandanti di passaggio o poveri mendicanti: come li si guardava con pietà e affetto! In realtà la casa é sempre stata accogliente perché un tetto, un letto e un pane sono il diritto di tutti. Ospitale ed accogliente, la casa diventa fraterna, libera, educatrice e responsabile di qualità solidali: “Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.” (Salmo 89,1) Il centenario della parrocchia è un’occasione unica per ripercorrere la storia e festeggiare insieme e ci permette di viaggiare in questi cent’anni di storia per costruire un futuro nuovo. Un viaggio nella storia dei nostri genitori e dei nostri nonni, che insieme con le nuove generazioni vogliamo fare per festeggiare attitudini che non sono frutto insieme al meglio. soltanto di un generoso umanesimo La parrocchia questa straordinaria forza aggregatrice, testimone sociale, pur nobile che sia. Esprimono della memoria di una Comunità, custode dei vivi e dei morti, una vera condizione, strutturata nel sentinella di consolazione e di speranza, fuoco di carità e tempo, di autentici valori cristiani. solidarietà. Sotto il profilo cristiano infatti, Cento anni vogliono dire storia e testimoniano il cammino di vita l’accogliere e l’ospitare manifestano un di una comunità sia sotto l’aspetto religioso e di fede, che sociale. verace ministero del discepolo del Un cammino vissuto nella condivisione delle cose di ogni giorno, Signore, perché per primo lui é stato momenti di festa e di gioia così come avvenimenti di sofferenza accolto e ora sa accogliere l’altro e dolore. nella sua casa. Il vero discepolo si lascia Storia di uomini e donne, ognuno nel proprio tempo, che hanno ispirare e guidare dalla convinzione affrontato la vita con grande fiducia sulle basi solide della che l’accoglienza dell’altro, in Fede, camminando uniti come Comunità, vivendo alla luce particolare dello straniero, è della parola di Dio, rafforzati della grazia dei S. Sacramenti e condizione per l’accoglienza di Dio. praticando la carità nell’aiuto reciproco. In tal senso accogliere significa aprire Una ricchezza tramandata a noi con il compito di fare altrettanto il cuore a riconoscere il Signore, perché verso le nuove generazioni. l’altro porta in sé il volto del Signore, la sua presenza, il suo amore. L’altro non è un ingombro, un Pietro Noris estraneo, ma segno di una rivelazione divina, del passaggio di Dio in casa. Quindi accogliere è l’azione decisiva della vita, quella che ti forma e ti plasma, quella che ti fa crescere, maturare, comprendere. In ultima analisi, rivela la tua identità umana e cristiana. Accogliere è ospitare l’altro nella casa per renderla viva, aperta al mondo, senza pregiudizi, disponibile. Ospitare è condividere la propria casa, il proprio cibo a mensa, mettere in comune ciò che sei. È anche conoscere il mondo dell’altro. E tuttavia si impara che accogliere, ospitare, condividere suppone l’ascolto. Perché attraverso l’ascolto, in profondità e nel silenzio, è possibile sentire la somiglianza con l’altro, ciò che ci unisce prima ancora di ciò che ci divide. E si impara anche a comunicare ciò che ci sta a cuore, come in uno scambio di doni reciproci. Si avverte che nel comunicare subito emergono due aspetti concatenati: la parola e il dono. É bello accogliere l’altro tra le mura di casa, ma più bello ancora è il condimorare delle persone. Fratelli si diventa, perché sorprendentemente ci si trova fatti della stessa umanità e coabitatori della medesima casa. In tal senso la casa riprende la sua originale destinazione di sicurezza non difensiva e separante, ma amante dell’uomo. Ora a questo punto, si può meglio comprendere l’accostamento, l’analogia, la somiglianza tra la parrocchia e la casa. In realtà le varie vicissitudini del cambiamento sociale e culturale che hanno attraversato e mutato la casa sono riscontrabili anche nell’immagine e nella realtà della parrocchia. È davvero curioso seguire le varie evoluzioni per capire dove sta l’essenziale e dove passa l’accessorio e il transeunte. Casa e parrocchia perciò condividono la stessa sorte, e ancora oggi, nonostante tutto, sono chiamate a diventare riserva di valori comuni, della fede cristiana e della famiglia. Così si sperimenta che si é davvero dimora l’uno per l’altro, accomunati dalla parola scambiata e dal dono di sé. Alla fine si riconosce la radice comune della fraternità. Dalla lettera pastorale di Mons. Carlo Mazza Vescovo di Fidenza. Comunità Comenduno 5

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Verso il centenario LA COMUNITA’... E’ LA MIA CASA? Nello scorso numero i nostri ragazzi ci facevano questa domanda. Provocatoria, forse, ma anche piena della voglia di trovare un senso ad una appartenenza per loro (e per noi!) così importante... "La comunità è un'unità vivente di sentimenti, emozioni e idee, che stabilisce tra i suoi membri un legame profondo e intimo." Sono parole importanti, ed è partendo da questa definizione, che mi sono chiesto se la nostra Comunità Cristiana di Comenduno, soddisfa questi requisiti, e se siano proprio questi, quelli fondamentali. È quel "legame profondo e intimo", che mi lascia un po' perplesso....... Per stabilire un legame profondo e intimo occorre conoscersi, occorre ascoltarsi, confrontarsi, rispettarsi, e questo a volte è già complicato in famiglia, figuriamoci in una comunità! E se non conosco nemmeno i nomi della maggior parte dei membri della mia Comunità, come potrei stabilire un legame con tutti, è impossibile..... Forse dovremmo partire prima dal conoscere noi stessi, ma anche qui la storia si complica, perché è difficile amare noi stessi, così come siamo, molto difficile..... Vorremmo essere più belli, più intelligenti, più colti, più interessanti, più forti, più ricchi, vorremmo essere diversi da quelli che siamo, insomma non ci amiamo. Nascono così i pettegolezzi, le piccole invidie, le incomprensioni, le critiche agli altri, nei quali dobbiamo trovare tutti i difetti possibili di questo mondo, così che i nostri, possano passare in secondo piano. A volte diventa quindi molto più facile amare qualcun altro a "senso unico", legarsi a qualcuno che utilizziamo come via di fuga da noi stessi, come ancora di salvezza. Nessuno però, a parte noi, può risolvere i nostri problemi e, non potendo fuggire in eterno, prima o dopo, i nodi vengono al pettine.... Anche per questo, a volte, la Comunità serve solo da rifugio, come scappatoia da una realtà familiare o personale più o meno complicata, ed è un bene. Ma questo può bastare a renderci parte della Comunità? Cosa è necessario per esserne veramente parte? Forse la ricerca di Dio? Forse la partecipazione più o meno assidua alla S. Messa o alle attività? Forse la fede? Credo che le risposte a queste domande, siano già state scritte: quando viviamo nell'incertezza, tra le incompren- sioni, nelle mancanze, nel peccato, è qui che interviene Gesù, dove noi non siamo capaci di Amare, è Lui che ci Ama per primo, è Lui che ci prende per mano e ci insegna ad Amare, prima noi stessi, e poi gli altri. Questa dovrebbe essere la vocazione di ogni Cristiano, questo dovrebbe essere il ruolo di ogni membro di una Comunità Cristiana: Amare senza riserve, mettere a disposizione le proprie qualità, le proprie capacità, a servizio degli altri, ma non solo, è altrettanto importante condividere le proprie debolezze e le proprie mancanze, senza paura, senza vergogna, perché proprio i nostri difetti, i nostri peccati, diventino opportunità per tutti, per offrire Misericordia, per capire che senza Dio, senza il Suo Amore, senza il suo perdono, non possiamo essere completi, non possiamo essere felici, non possiamo godere della vera Gioia. Mi rendo conto che sono solo delle belle parole, e che tra il dire e il fare, c'è di mezzo un oceano, ma penso che il primo passo da fare sia credere, avere fede, avere cioè la convinzione che Gesù, nonostante tutto, possa renderci delle persone migliori. La Comunità Cristiana è diversa da tutte le altre comunità, noi abbiamo un vantaggio, noi abbiamo una marcia in più, noi abbiamo Cristo. È conoscendo Lui, è ascoltando Lui, è confrontandomi con Lui, è rispettando Lui, che posso stabilire un legame profondo e intimo con gli altri, pur non conoscendo nemmeno i loro nomi, non ci sono altri modi, non ci sono altre definizioni, c'è solo un'unica grande Verità. Ciò che può renderci veramente parte di una Grande Famiglia, è il nostro Cuore: l'umiltà cioè di poter servire, di poter essere un dono di Dio per gli altri, anche per chi è estraneo, o si affaccia alla Comunità solo ogni tanto, solo per necessità, solo per chiedere. É proprio la nostra disponibilità gioiosa e gratuita che, come un seme, in chi l'ha ricevuta, prima o poi potrà germogliare, dare i suoi frutti e generare la stessa Misericordia che ha fecondato quel seme. Dio si è fatto uomo, l'ultimo tra gli uomini, finendo addirittura sulla Croce, destino crudele relegato ai peggiori delinquenti, alla feccia della società. Si è fatto uomo, per noi, 6

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Verso il centenario per salvarci, ma anche per rivelarci che Dio si manifesta agli uomini attraverso gli uomini. Quanti cercano di negare o dimostrare l'esistenza di Dio con la scienza, con la filosofia, con la teologia, dimenticando che Dio si è fatto uomo, che è sceso sulla terra, che si è incarnato in ognuno di noi, e che è proprio nell'uomo, dentro di noi, che possiamo trovare le risposte a tutte le nostre domande, che possiamo scoprire il vero significato della nostra vita. Dio vive con noi, soffre con noi, Dio esiste, ed è presente sempre, in ogni istante della nostra vita, nel nostro cuore!!! Che bello se alla base della nostra Comunità Cristiana, ci fosse questa certezza, ci fosse la consapevolezza e la responsabilità da parte di ogni membro della Comunità, di rappresentare l'immagine dell'Amore di Dio agli altri. Ognuno avrebbe quindi il compito di annunciare con la propria vita, con il suo esempio, con la sua testimonianza, la Parola di Dio e la resurrezione di Cristo, donando se stesso, senza riserve, ai suoi fratelli. È così che la Comunità può diventare "Casa", è così che dei semplici compaesani possono diventare Fratelli, è così che i cattolici "praticanti" possono diventare veri Figli di Dio, veri Cristiani. Con queste prerogative, non regnerà più l'incertezza, la pigrizia, la paura di esporsi, e come in una vera famiglia, nella nostra Comunità ci saranno tante Mamme, che dedicano tutte se stesse agli altri, come farebbero con i loro figli, ci saranno tanti Papà che con Amore e con fermezza indicheranno la strada giusta da seguire, ci saranno Fratelli Maggiori, cocciuti nelle loro posizioni, ma rispettosi verso i padri, e verso gli altri, e ci saranno Fratelli Minori, ancora indisciplinati, ma entusiasti e innovativi. Tutti insieme come fratelli! Così immagino la nostra Comunità, come una grande famiglia, e se saremo in tanti a desiderarla, dai singoli sogni di ognuno, potrà iniziare a concretizzarsi un'unica grande realtà, un'unica grande Casa, un'unica grande Famiglia. Alessandro Cagnoni Pare che il termine parrocchia derivi dal greco “ paroikia” che significa “vicino alla casa, chi non è della casa”, indicando lo straniero residente tra i cittadini del luogo: Abramo è “paroikos” in Egitto. Al tempo di Gesù gli Ebrei formano una “paroikia”, cioè una comunità di stranieri in cammino. Quindi in senso etimologico la parrocchia sarebbe la comunità di fede che vive in questo mondo come straniera e pellegrina, in quanto ha una patria diversa a cui tendere. Nella prima lettera di Pietro si legge: “...a voi che siete stati scelti da Dio e che ora vivete come stranieri, dispersi nelle regioni del Ponto, della Galazia, della Cappadocia...” Originariamente le prime comunità cristiane affidavano tutta la liturgia ad un vescovo, che risiedeva in una città. Al di fuori delle sedi vescovili non esistevano chiese, fino a quando nel IV secolo le comunità cristiane rurali non divennero tanto numerose da richiedere la residenza permanente di un membro del clero. Il processo di formazione delle parrocchie fu lungo e graduale: dal IV al VI secolo furono erette chiese rurali dapprima nei villaggi, poi anche nei latifondi ecclesiastici e privati. Uno o più sacerdoti risiedevano presso la chiesa e le parrocchie non avevano confini ben definiti. Nel VI e VII secolo i concili provinciali fanno menzione di “ecclesia rusticana o parochitana” e infine di “parochia”. Gradualmente l’amministrazione è affidata ai sacerdoti residenti, che possono ricevere direttamente donazioni o legati dai fedeli. A partire dall’VIII secolo le campagne circostanti le parrocchie vengono assegnate come territorio proprio della parrocchia, che assume così confini certi. LA PARROCCHIA NELLA STORIA DELLA CHIESA Verso il’XI – XII secolo la parrocchia rurale diviene il centro della vita cristiana della comunità e accanto alle chiese sorgono spesso scuole e istituti di carità. La diffusione delle parrocchie era comunque molto diversa tra diocesi e diocesi. Il concilio di Trento nel 1563 sancisce l’erezione delle parrocchie nelle diocesi che ne erano ancora sprovviste. Dopo il concilio di Trento una spiritualità nuova giunge a maturazione e si inizia un’opera di rinnovamento: viene introdotto il catechismo dei parroci, il breviario, il messale e i seminari diocesani. Guida dell’opera di rinnovamento fu san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, che si occupò personalmente delle 800 parrocchie a lui affidate, visitandole tutte per ben due volte (Manzoni menziona proprio una di queste visite ne “I promessi sposi”). Da allora si può dire che il concetto di parrocchia si sia conservato inalterato per ben quattro secoli, fino al concilio Vaticano II che si conclude nel dicembre 1965. Fra i documenti conciliari nella “Lumen gentium” si definisce la costituzione dogmatica della Chiesa come mistero di comunione, per cui la parrocchia diventa luogo di comunione sacramentale e fraterna, testimone e annunciatrice del Vangelo. Isella Rizzi Comunità Comenduno 7

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vVita della Comunità CARITAS PARROCCHIALE: IL FONDO DI SOLIDARIETA' Rendiconto anno 2016 ENTRATE: gennaio 16 gennaio 16 febbraio 16 marzo 16 marzo 16 aprile 16 giugno 16 agosto 16 novembre 16 dicembre 16 dicembre 16 saldo iniziale al 31/12/2015 interessi bancari offerta offerta offerta con raccolta alimentare ragazzi 2° media offerta offerta offerta raccolta con cena di San Martino offerta offerta € 3.293,77 € 3,58 € 17,00 € 18,00 € 90,00 € 200,00 € 250,00 € 100,00 € 1.170,00 € 10,00 € 250,00 TOTALE ENTRATE + SALDO INIZIALE € 5.402,35 USCITE: gennaio 16 febbraio 16 febbraio 16 aprile 16 aprile 16 giugno 16 luglio 16 settembre 16 ottobre 16 novembre 16 dicembre 16 dicembre 16 dicembre 16 dicembre 16 commissioni bancarie attività anziani e ammalati prestito a famiglia bolletta Enel per famiglia spesa alimenti e farmacia per famiglia offerta per famiglia bollette Enel per famiglie contributo iscrizione scuola materna anno 2016/2017 contributo per mobili e varie per famiglia contributo rette scuola materna anno 2016/2017 bonifico a Caritas diocesana pro terremotati centro Italia contributo a famiglia contributo a Caritas Albino per consegne pacchi alimentari attività anziani e ammalati € 36,76 € 15,00 € 250,00 € 95,00 € 36,00 € 100,00 € 210,00 € 50,00 € 75,00 € 200,00 € 1.000,00 € 50,00 € 100,00 € 35,00 TOTALE USCITE Riepilogo entrate 2016 + saldo iniziale Riepilogo uscite 2016 Saldo al 31/12/2016 € 2.252,76 € 5.402,35 € 2.252,76 € 3.149,59 La redazione si ritrova il 17 marzo 2017 per preparare il bollettino che sarà pronto per sabato 8 Aprile 2017. Chi vuol collaborare, gli articoli devono essere pronti per il 12 Marzo 2017. In questo modo nella sua riunione la redazione riesce ad elaborare l’impaginazione ed i contenuti del bollettino in modo ottimale. Per informazioni ed invio articoli e foto redazione.com.com@gmail.com La redazione 8

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Vita della Comunità “CHIERICHETTI 2017” Ecco i ministranti che accompagneranno le liturgie “Ecco sono la serva del Signore. Con questa frase del Vangelo Secondo Luca si concludeva la Avvenga per me secondo la tua Parola”. Messa dell’8 Dicembre, Festa dell’Immacolata Concezione. Quest’anno abbiamo deciso di fare la Presentazione dei Chierichetti durante la Messa Solenne delle ore 17, cantata dal nostro “Coro Laudate” e Celebrata dal nostro Don. Erano presenti: DANIELE, GABRIELE, LUCA, GRETA, ALESSIA, GIORGIA, ANNA, NOEMI e DEBORA. Prima dell’Offertorio, Don Diego ci ha riuniti tutti vicino all’Altare spiegandoci il Vero significato del Nostro Servizio. Ci ha paragonati all’Apostolo Giovanni, “l’Amato di Gesù”, raffigurato nel dipinto dell’Ultima Cena seduto vicino al Signore con la testa appoggiata sul Suo Cuore. Don Diego ha spiegato che noi Chierichetti o Ministranti siamo come “Giovanni”, perché nel Servire e Preparare l’Occorrente per la Consacrazione Eucaristica siamo i più vicini al Signore. Per questo non dobbiamo mai allontanarlo, né ora né quando saremo più grandi. Infine ci ha chiamati per nome e abbiamo risposto “Eccomi”, come fece la Madonna rispondendo all’Arcangelo Gabriele. Ringrazio tutti i miei Chierichetti per quello che fanno. Ringrazio il “coro Laudate”, diretto dalla Maestra Laura e dal Maestro Suagher all’organo. Infine, ma non per Ultimo, il nostro “GRAZIE” a Don Diego perché ci sostiene e ci aiuta sempre nelle Celebrazioni. Grazie a tutti!!! Mattia - www.chierichetti.jimdo.com Comunità Comenduno 9

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Gruppo Famiglie 14 GENNAIO 2017 La Carità e la Misericordia si possono... toccare Un sabato insolito: al Patronato San Vincenzo di Bergamo con il Gruppo famiglie. L’occasione nasce dal profondo affetto che ci lega a don Mauro, ora impegnato in questa grande casa d’accoglienza. I nostri ragazzi vengono coinvolti nel servizio mensa: toccare con mano la povertà è una lezione di vita, ridimensiona. Don Mauro ci fa visitare la struttura, racconta di come questo enorme ingranaggio (che accoglie 310 persone di cui 90 italiani) non riceva alcun finanziamento ma funzioni grazie alla generosità di molti. Nella sua narrazione ricorre spesso il termine “Provvidenza”. È toccante percepire quanto il bene si esprima in diverse forme silenziose, taciute, attraverso una solidarietà che qui si concretizza nel sorriso dei ragazzi che incontriamo. Sao, Agility, Cristian: tre giovani che don Mauro ci fa conoscere, tre storie differenti cariche di fatiche, ferite profonde che hanno segnato la loro vita. In questo luogo hanno trovato una casa, un “papi” italiano (come lo chiamano loro) che è un punto di riferimento: sostiene, incoraggia con affetto, restituisce umanità e dignità. Nonostante emergano spesso le difficoltà legate alla convivenza e all’integrazione, è sorprendente percepire come la miseria materiale non corrisponda alla miseria umana: la ricchezza, la profondità e la forza che queste persone esprimono sono esemplari, soprattutto per noi, uomini e donne benestanti che abbiamo smarrito l’essenzialità della vita, scoprire questo luogo dove la misericordia di Dio e degli uomini si fa carne, è un’esperienza difficilmente dimenticabile. Grazie don Mauro! Per il Gruppo famiglie Daniela Anche quest’anno un bel gruppo di famiglie si è dato appuntamento per festeggiare l’ultimo dell’anno in oratorio. Dopo la S.Messa di ringraziamento delle 18 come succede da alcuni anni il gruppo è partito per la camminata fino in zona Pradèl dove abbiamo sostato intorno al fuoco con preghiere e canti. Il calore del fuoco di notte ha sempre il suo fascino e contribuisce oltre che a scaldare dal freddo anche a scaldare lo spirito condividendo con gli amici un momento di raccoglimento. Siamo poi tornati in oratorio dove abbiamo atteso la mezzanotte in serena compagnia e qualche botto senza esagerare. Grazie a tutti. Un partecipante 10

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Formazione Parrocchiale PARROCCHIA DI CRISTO RE IN COMENDUNO SETTIMANA DI FORMAZIONE 6-10 MARZO 2017 IL DONO DELLA PAROLA Lunedì 6/03/2017 don Patrizio Rota Scalabrini La Bibbia, in che senso è Parola di Dio? La Bibbia, Parola di Dio o parola dell’uomo? Martedì 7/03/2017 don Alberto Maffeis Il mistero di una biblioteca antica: l’Antico Testamento Mercoledì 8/03/2017 Don Lorenzo Flori Perché i vangeli sono quattro? Un vangelo o quattro vangeli? Giovedì 9/03/2017 Padre Fernando Armellini Pregare con la Bibbia Venerdì 10/03/2017 Prof. Giulio Caio La Parola di Dio è solo nella Bibbia o Dio parla anche in altri modi? Dio parla ancora oggi e come? E’ il culmine del percorso di formazione iniziato tre anni fa. Dopo aver meglio compreso i misteri dell’Eucaristia e della Carità quest’anno ci fermiamo a riflettere e pregare sul tema della Parola di Dio... Come gli altri anni ci metteremo prima di tutto in ascolto di chi vorrà condividere con noi il proprio sapere ma anche la propria esperienza di vita e di fede. Vorremmo essere in molti... e vorremmo che sulle pagine del prossimo numero del notiziario parrocchiale, vi siano persone che condividano con la comunità, attraverso riflessioni ed immagini, quello che resterà di questi incontri e di questo lungo percorso. Vorremmo davvero che questi momenti possano aiutarci a condividere un cammino, che non è solo verso la celebrazione del Centenario, ma che ci porta alle fondamenta della nostra identità come comunità e come credenti. Don Diego ed il Consiglio Parrocchiale Gli incontri inizieranno alle ore 20.30 e si svolgeranno all’interno del Teatro dell’Oratorio. Per informazioni rivolgersi a Don Diego Comunità Comenduno 11

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Gruppo Missionario LaaSCaansLaudiseiinDPaenireùlimtooltesopere di Latina (Bolivia, Brasile, Ecuador e Perù), CARITA’. DANIELITO Accogliere un bambino in casa vuol dire acquisire un figlio sia perché è molto improbabile che tornino nelle loro case, dato la po-vertà talvolta estrema e perché accogliere non è solo Questa casa che accoglie La casa è nata nel 1996 bambini disabili, è stata pensata e vo- quando il papà di Eloy luta da padre Ugo de Censi sacerdote al.Ugo, chiedendo aiuto TRE EURO A salesiano, fondatore dell’operazio- per suo figlio, propose ne Mato Grosso, un movimento di all’allora parroco di San giovani e meno giovani che in Italia Luis,padre Daniele di ac- PER LE MISSI raccolgono, con il lavoro volontario, coglierlo i soldi necessari per poter in America “..ora in casa con noi c’è SUDAMER Eloy, un bambino di 9 anni che non cammina. Quando andammo a trovarlo la pri- Sul ma volta a casa sua fu un pugno allo stomaco: sem- coniugando lo spirito missiona brava di vedere un serpente che strisciava assieme agli altri animali. Pesava 16 kg, era magro,,..[…]. Se qual- cuno vuole aiutarmi ditegli che voglio una casa per questi bambini. Molti di loro hanno difetti fisici e vengono la- sciati morire fin da piccoli, invece anche loro sono figli di Dio e hanno diritto dargli cibo e un tetto, ma soprattutto di vivere finché il Signore vorrà! “ (P. affetto. È per questo che qui in Italia Daniele Badiali) cerchiamo di fare varie iniziative per Padre Daniele con uno dei suoi ragazzi Quando nel marzo 1997 P. Daniele, fu sequestrato e ucciso per mano di alcuni banditi del luogo, dei volontari italiani e P. Ugo decisero di rimanere fedeli a questo suo desiderio e ebbe così inizio la CASA SAN non dover chiudere le porte davanti a questi bambini, mantenere vivo il sogno del Padre Daniele Badiali, per cui il 20 Marzo 2010 avuto inizio il processo di canonizzazione, e anche per tenere aperte le porte del nostro cuore agli altri. Se vuoi aderire anche quest’anno al progetto scelto, puoi contattare i referenti di zona, preziosi collaboratori del gruppo missionario: Erminia Carrara, Ornella Vedovati, Gloria Noris, Oliva Falconi ; Vittorina Signori. La somma annuale (36 euro ) può essere versata tutta insieme, oppure ogni tre mesi sempre al proprio referente di zona. Per ulteriori informazioni sul progetto o sul gruppo missionario contattate Elena 3385925807 oppure Cinzia 3402581625 A nome del gruppo missionario e dei poveri aiutati, tramite il progetto “tre euro al mese “, sostenuto in questi anni da circa 100 famiglie del paese, Un grazie riconoscente per tutto il bene donato! 12

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Gruppo Missionario Si tratta di una casa di accoglienza,situata al centro della nuno e tutti si aiutano nei lavori di casa zona rurale di San Matteo, vicino alla cittá di Tarija, una Al di là della routine quotidiana e dei problemi di sa- cittá di provincia al sud della Bolivia, verso il confine con lute, più o meno gravi, la giornata viene vissuta in un l’Argentina. La casa é abitata da una sessantina di perso- clima di allegria, gioia, serenità tra assistenti e ragazzi, ne di sesso maschile: ragazzi, giovani e adulti, dai 13 anni in su, con problemi di alcolismo, droghe, alcuni con turbe mentali, problema di abbandono familiare e AL MESE altro. Problemi gravissimi che in molti casi li come in una vera e propria grande famiglia (sono ormai 28 tra ragaz-zi e ragazze!) dove si cresce nell’amore e nell’accettazione dei limiti propri ed altrui.Così anche queste persone che sulla Sierra sono chiamati “inutiles” acquistano una loro dignità in lavori semplici e in un cli- hanno portati a vivere IONI DEL o meglio sopravvivere per le strade, chieden- do l’elemosina, ruban- RICA do, temuti e allontanati da tutti. Alcuni tra loro hanno perso casa, la- voro e famiglia, alcuni lle strade del mondo... sono considerati “fuo- ario con la vita di tutti ri legge”…. i giorni Nella casa le persone lottano per il cambio di vita, condividono il sacrificio, la rinuncia all’alcool, alle droghe, Don Alessandro Fiorina a Tarija scoprono la solidarietá con gli altri, con i piú bisognosi. Una nuova casa, una nuova famiglia, una speranza nuova, la scoperta che esiste un Dio Amore che é dentro di noi, un Dio che ci permette di essere “nuovi”..Nella casa, come in qualunque buona famiglia, ci sono delle re- L““LpaLmar’AoCiscLgsaVoeisoEltamntAaoedRrniioEadAicddDicidoI oSocSngaeAlnsieNtAanaTnlzeAoaRssRiitnaaITn”BAdor” oliviaFiorinagole da rispettare, ma affettuoso. Le porte della casa sono sempre aperte: ogni gior- no c’é chi va e chi viene, per andare a scuola o al lavoro. I piú si dedicano alle attivitá lavorative della casa: falegnameria, metal- lurgia, panetteria, seri- grafia, sartoria, attivitá artistiche e artigianali; il lavoro nell’orto, nel giardino, nel pollaio, per tutti l’impegno del cucinare, della pulizia e del mante- nimento della casa A poco a poco le persone accol- te vanno migliorando físicamente e spiritual- mente e incominciano ad assumere le responsabilitá nelle varie attivitá e verso gli altri compagni,perché é molto c’é la possibilitá di lavorare,, stu- importante l’aiuto reciproco. diare, fare dello sport e tante altre attivitá anche Nella casa della “Colmena santa Rita” c’é un’anima, é la a beneficio popolazione del luogo. Oggi ci sono due Case cappellina con la presenza Eucaristica, Gesú il Povero che accolgono questi bambini e ragazzi disabili chiamati Cristo Amore che spinge tutti a impegnarsi al cambio, “i Danielitos”. Nella prima casa sono ospitate bambine a cambiare il cuore, a cambiare la nostra vita per poter dai 7 ai 25 anni, tutte con handicap severi e con scarse cambiare il mondo che ha tanto bisogno di giustizia, di autonomie.Nel 2008 è nata la seconda casa a 20 minuti pace, di dignitá, di divinitá per tutta l’umanitá. a piedi dal paese, in un ampio terreno. Qui gli ospiti si Tutti abbiamo bisogno di una vita nuova! realizzano nei campi e con gli animali che li avvicinano Piú umana e divina allo stesso tempo, piú profonda e sin- alla vita dei loro genitori. cera, veramente solidale e fraterna: Grazie all’aiuto dei ragazzi peruani che lavorano nelle Innamorati dell’Amore! case si svolgono varie attività secondo le abilità di og- Il Gruppo missionario Parrocchiale Comunità Comenduno 13

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Vita della Comunità Storie da incontrare Una serata con i richiedenti asilo. Si è svolto Giovedì 1 Dicembre l’incontro dei pensionati e anziani di Comenduno con i richiedenti asilo ospiti presso la Comunità Parrocchiale, organizzato dal Centro Sociale, ANTEAS e Caritas. All’incontro gli ospiti (Jighu e Blessing, Elizabet e Smart: due coppie marito e moglie) sono arrivati accompagnati da Don Diego e da Sabrina, l’operatrice della cooperativa Ruah che per conto della Caritas gestisce l’appartamento di Comenduno con il compito di seguire costantemente le due coppie per guidarle nell’inserimento e per verificarne i comportamenti. Lo scopo del nostro incontro è stato quello di conoscere da vicino queste persone, i motivi per cui hanno dovuto lasciare il loro paese, la Nigeria, e come siano riusciti ad arrivare fino a noi. La traduzione delle risposte alle tante domande e le spiegazioni necessarie alla migliore comprensione sono state fatte dall’operatrice Sabrina in quanto le due coppie non parlavano italiano e con difficoltà comunicavano con uno stentato inglese. Questo della comunicazione è un problema che stanno cercando di superare frequentando un corso d’italiano presso l’Istituto Oscar Romero di Albino. Quanto al perché hanno lasciato il loro paese ci hanno detto che sono fuggiti dalla guerra e dalle guerriglie che mettono in costante pericolo, anche per futili motivi, ogni cosa e la stessa vita di cittadini. Inutile dire dello sradicamento doloroso che la loro fuga ha comportato: il cambiamento totale della loro giovane storia e del loro futuro, l’abbandono dei loro costumi, della loro terra e del loro ambiente di vita, dei luoghi dove sono nati, l’allontanamento dagli affetti famigliari, genitori e parenti. Ora si trovano in un paese straniero e sconosciuto, con un futuro da costruire. Allo sradicamento si somma infine tanta struggente consapevolezza di non poter un giorno ritornare a casa loro, tanto da essere costretti a cercare uno sbocco di vita qui in Italia o in altri paesi Europei al fine di poter costruire definitivamente il loro avvenire. Si è inoltre parlato di come occupano il loro tempo. Come tutti noi e in ogni famiglia devono anch’essi provvedere alle necessità della casa, cucinare, fare la spesa, fare le faccende e poi, al momento attuale, andare a scuola di lingua italiana e tra poco, seguite dalla loro operatrice e da volontari, si procederà all’inserimento in alcuni servizi di volontariato nella nostra comunità. Siamo passati infine alle questioni di carattere economico: come vivono e chi sopporta gli oneri della loro permanenza. L’operatrice ci ha spiegato che il progetto riguardante i nostri ospiti è un progetto Europeo sostenuto con fondo della Comunità Europea appositamente per i rifugiati. A proposito non c’è alcun costo che gravi sulla nostra Comunità Parrocchiale che si è assunta il solo, ma importante, compito dell’ospitalità e di un’accoglienza della comunità che li aiuti all’inserimento sociale nel rispetto delle nostre leggi e delle regole fissate nel Progetto. Le due coppie sono tenute perciò al rispetto del Progetto con regole molto precise. Devono concordare ogni cosa con l’operatrice, non possono tenere in casa alcuna bevanda alcolica, non possono dimorare altrove, possono fare inviti ad amici e connazionali solo se ammessi dall’operatrice e tante altre disposizioni che dimostrano una seria disciplina. Alla domanda: come si trovano qui dopo un mese di permanenza la risposta è stata “molto bene”. Sono molto simpatici e dimostrano riconoscenza per ogni gesto di attenzione verso di loro. L’incontro è terminato con un piccolo rinfresco, molto gradito dagli ospiti e dai presenti che hanno avuto l’occasione di un primo momento di conoscenza e amicizia. Pietro Noris Collegati al sito http://www.oratorio-comenduno.it/ e iscriviti alla newsletter. Sarai sempre aggiornato sulle notizie della Comunità! 14

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Vita della Comunità FIACCOLATA DEL M.RENA In collaborazione con Desenzano Clima piuttosto mite anche quest’anno per la notte di Natale. Si è svolta così la tradizionale fiaccolata del M.Rena insieme come lo scorso anno agli amici di Desenzano. Una trentina i partecipanti che si sono dati appuntamento alla Madonnina del Narciso per poi scendere alla Madonna del Brendenì e alla Madonna della Brendena dove è avvenuto lo scambio delle fiaccole come segno di amicizia e condivisione trà i due paesi Albinesi. Il gruppo si è poi separato e ognuno ha proseguito per la propria parrocchia per la S.Messa di mezzanotte. Un grazie a tutti coloro che anche quest’anno hanno partecipato all’iniziativa con spirito natalizio di amicizia e pace. Un partecipante GIORNATA MONDIALE DELL’AMMALATO L’11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes, si celebra la giornata mondiale dell’ammalato. La malattia, soprattutto se grave o invalidante, porta con sé interrogativi che possono portare ad atteggiamenti di ribellione, ma è proprio nella malattia che spesso si mette alla prova la nostra fede, una fede che ci può aiutare a scoprire la vicinanza di Gesù che si è caricato della croce: Lui, che è Dio , non poteva dimostrare in modo più grande il suo amore per noi. E’ a Maria, inginocchiata ai piedi della croce che Gesù affida i suoi figli : attraverso l’intercessione di Maria, saremo consolati e consoleremo a nostra volta. Nel messaggio del Papa per la giornata mondiale dell’ammalato dello scorso anno si legge: “In questa giornata mondiale del malato possiamo chiedere a Gesù misericordioso, attraverso l’intercessione di Maria, madre sua e nostra, che conceda a tutti noi questa disposizione al servizio dei bisognosi, e concretamente dei nostri fratelli e delle nostre sorelle malati. Talvolta questo servizio può risultare faticoso, pesante, ma siamo certi che il Signore non mancherà di trasformare il nostro sforzo umano in qualcosa di divino. Anche noi possiamo essere mani, braccia, cuori che aiutano Dio a compiere i suoi prodigi, spesso nascosti...” Anche la nostra comunità festeggerà la Madonna di Lourdes sabato 11 febbraio con una celebrazione pomeridiana dedicata agli ammalati, agli anziani e a chi si prende cura di loro. Gruppo Caritas Anteas Comunità Comenduno VICARIATO ALBINO - NEMBRO Incontri di formazione per coppie, genitori, educatori La sfida dell’adolescenza. Dalla famiglia al mondo: la nascita sociale Parrocchia di Nembro sala Daina, oratorio di Nembro ore 20.30 PROGRAMMA Venerdì 27 gennaio 2017 Preadolescenza e pubertà: cambiamenti e compiti evolutivi Venerdì 03 febbraio 2017 L’adolescente e la ricerca dell’identità: gruppo, nascita sociale, emergenza educativa Venerdì 10 febbraio 2017 La vocazione all’amore: la forza delle amicizie e i primi rapporti d’amore Venerdì 17 febbraio 2017 Tensioni e conflitti: un dialogo possibile? Quale fede? “Dio a modo mio” Relatore: prof. Giuseppe don Belotti Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Giulia e Stefano (cell. 3386068215) Parrocchia Nembro 035520858 IL GRUPPO FAMIGLIA VICARIALE 15

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