Consulting 05_2006

 

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edizione settembre - ottobre

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 10,00 Anno 4 - nº5 settembre-ottobre 2006 La rivista del consulente d’azienda Speciale Energia Un futuro a emissioni zero Dossier Diossine Cosa sono? Dove sono? Che effetti hanno sull’uomo? La demolizione controllata di strutture Le verifiche statiche

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul  piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n. 3 abbonamenti annuali: € 120,00 Per n. 5 abbonamenti annuali: € 200,00 € 100,00 € 160,00 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazionee GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis Castilla Civit Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: New Graphic - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia il: ottobre 2006 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L. 353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co. 1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l., se non diversamente indicato. Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità, l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi (Italia): € 40,00 Singoli numeri: € 10,00 Numeri arretrati: € 12,00 Per le aziende: - n. 3 Abbonamenti contestuali annuali: € 100,00 - n. 5 Abbonamenti contestuali annuali: € 160,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n. 33203746, CAB 03200, ABI 7601 intestato a: Geva S.r.l. - Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma 2) Bonifico su c/c bancario intestato a: Geva S.r.l., Banca di Roma ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/c no 1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via e-mail, con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l., almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Depuratori “sporchi” Nel Lazio sono molti gli impianti che presentano irregolarità . . . . Pag. 6 La demolizione controllata di strutture (Parte II) Le verifiche statiche Stefano SCAINI e Massimo VIARENGHI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 Il biodiesel Dall’oro nero all’oro verde Dario GIARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 13 Recupero e riciclo Tutti i metalli diventano preziosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 15 Greenergy Energia Un futuro a emissioni zero Rubrica a cura di Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 18 Dossier Diossine Cosa sono? Dove sono? Che effetti hanno sull’uomo? . . . . . . . . . . . . . . Pag. 25 Piscine Il titolo edilizio necessario alla costruzione Cristiana CONSALVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Sicurezza durante il lavoro Delega e responsabilità penale Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 34 Salvataggio e archiviazione dati Non si trova la vera alternativa a graffiti e papiri Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 36 Dalle Associazioni La tribuna del Albo Il grillo parlante Ultima pagina anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06 

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Inquinamento da Rumore Quando si parla di inquinamento da rumore la prima idea che sovviene riguarda i luoghi di lavoro“palesemente”rumorosi; invero il rumore è ormai un problema serio anche per coloro che permangono in luoghi normalmente ritenuti “non a rischio”, quali: locali pubblici, uffici open space, luoghi di transito traffico veicolare, ferroviario o aeroportuale, discoteche, ecc. L’inquinamento acustico può causare sia effetti specifici sull’apparato uditivo, determinando lesioni acute o croniche, sia effetti aspecifici extrauditivi quali la riduzione dell’efficienza lavorativa, ritardi nell’addormentamento, risvegli frequenti, peggioramento della qualità del sonno, ecc. Ancora oggi il problema dell’inquinamento acustico è affrontato esclusivamente in termini tecnico-normativi e, nonostante i progressi tecnologici e le moderne strumentazioni, sono ancora numerose le difficoltà pratiche che si incontrano nelle misurazioni, sia da parte del  consulente tecnico che da parte degli organi di controllo. geva S.r.l edizioni € 26,50 Nel testo sono affrontati secondo una sequenza logica, temi relativi alle sorgenti di rumore, alle grandezze fisiche e parametri descrittori, agli effetti specifici ed aspecifici del rumore sulla salute, agli effetti sull’ambiente,al ruolo della Pubblica Amministrazione,alla prevenzione, alla strumentazione, alle tecniche e metodi di misura. La raccolta delle normative essenziali e l’elenco di tutte le normative vigenti in materia completano il testo Impianti termici alimentati ad Energia Solare Le fonti tradizionali di approvvigionamento oltre che esauribili sono anche fonte di inquinamento e di conseguenti variazioni climatiche. E’ perciò improcrastinabile fare ricorso alle “fonti naturali” di energia; fra questi vi è l’energia che gratuitamente ci viene fornita dal nostro sole. Il testo affronta le tematiche riguardanti l’utilizzo dell’energia solare, ponendo particolare attenzione al dimensionamento ed installazione degli impianti per la produzione di acqua calda sanitaria e per il riscaldamento. Include schemi tecnici, esempi pratici e l’analisi della normativa vigente. Best Seller € 32,00 geva S.r.l edizioni GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma - Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 Lawrivwistwa d.egl ceonvsualenetedd’iazziieondna i.it e-maialn:nion4f-on@º 5g-esevttaemebdrei-zoittoobnrei.0i6t

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Editoriale Editoriale L’uomo, come disse “qualcuno” molti anni fa, non è solo un animale razionale ma anche mimico, ossia capace di apprendere nuove conoscenze grazie all’emulazione di gesti compiuti dai suoi simili. Io mi permetterei di estendere il concetto ed aggiungere che l’uomo è anche un animale ludico in quanto propenso, per sua natura, a sfruttare ove possibile le occasioni di gioco, svago e divertimento, sia da solo sia in compagnia. Fino a poco tempo fa si pensava che tali attività avessero una valenza principale solo per le fasce di età più giovani e che con lo sviluppo dell’individuo dovessero gradualmente lasciare spazio e tempo ad altre occupazioni più consone agli adulti. Oggi non è così. Gli psicologi sono concordi nel dire che ogni essere umano per alzare la qualità della propria vita deve crearsi dei ritagli di tempo in cui trovare il modo di divertirsi, svagarsi, rilassarsi, ricaricarsi, allontanare lo stress, insomma “staccare la spina”. La regola vale proprio per tutti, anche per coloro che hanno maturato una carriera professionale di successo tanto da diventare seri manager, chirurghi, avvocati, ingegneri e compagnia solenne…perfino politici. Il punto è che, vuoi per una sorta di pudore, vuoi per timore di veder calare la propria reputazione di“autorevole e affidabile” professionista, nessuno si sente pronto a mostrare la parte giocosa di sé, quasi che ciò stia a testimoniare una qualche regressione verso il mondo dell’infanzia. A mio parere, dovrebbe essere vero l’opposto e cioè che è da ritenere affidabile chi non si nasconde anzi, conoscendo il proprio valore, preferisce farsi apprezzare dagli altri per come è e non per quello che sembra o che ha. Meglio diffidare, lo dico per esperienza personale, delle persone seriose, in quanto dietro un’aria perenne da uomini profondi potrebbe insinuarsi un approccio alla vita poco gratificante o comunque conflittuale. Alcuni pessimi esempi ci provengono dalla Storia e dalla Politica, anche internazionale; quante contese in meno ci sarebbero se certi Capi di Stato (o di regime) fossero dei premier un po’ più rilassati e in pace – dapprima – con sé stessi? Tornando a noi…vorrei dire anche qualcos’altro. Sono dell’opinione che non è ragionevole riassumere tutte le qualità, le peculiarità, le risorse e le doti di un essere umano solo ed esclusivamente nella carica lavorativa che ricopre: giusto per fare un esempio, il signor Luigi, che fa l’idraulico, non è sempre un idraulico, come l’edicolante Alberto non è sempre un edicolante e così via. Ciascuno di noi fa qualcosa per guadagnarsi da vivere ma prima o poi, per fortuna, stacca dal lavoro e torna ad essere il signor Luigi, Mario, etc, che, secondo le diverse occasioni, può essere conosciuto come, che so, un ottimo giocatore di bowling dagli amici, un intenditore di vini dai vicini di casa, un simpatico papà dai figli e chi più ne ha più ne metta. Guai a mischiare la professionalità di una persona con le altre attitudini che manifesta in occasioni extra lavorative! Pensate un po’ a cosa passerebbe nella mente di un paziente che sta per essere operato se inavvertitamente qualcuno gli facesse vedere un filmato in cui il primario, di sera a casa sua, gioca in pigiama e canottiera con i figli piccoli, magari indossando un naso rosso da clown e facendo sonore pernacchie e versacci di ogni genere. Probabilmente nulla di ottimistico. In tal caso il paziente sbaglierebbe e di grosso, commettendo un marchiano errore di valutazione. Un errore paragonabile a quello in cui incorrerebbe invece il chirurgo se si presentasse in sala operatoria con tanto di pigiama e canottiera (e naso rosso)! La conclusione è che dovremmo pensare al prossimo sen- za pregiudizi, non esclusivamente in base al lavoro che fa, a ciò che dice, a come la pensa, etc, ma considerandolo come un tutto, inteso come somma delle sue tante parti: attitudini, passioni, azioni e tutte quelle generalità che lo contraddistignuono nella vita privata e di relazione con gli altri. E soprattutto, non dimentichiamo mai che egli, come tutti noi, ha bisogno e quindi diritto di divertirsi, ovviamente nel momento e nel luogo giusto. Ne va del benessere di qualunque animale razionale, mimico, ludico… È sulla base di queste considerazioni che ho “osato” riunire in una raccolta di scritti, posti sotto forma di aforismi, delle considerazioni che esulano completamente dal mondo dell’ingegneria, mondo nel quale sono universalmente riconosciuto ed identificato come “l’ingegner Grillo”. Stavolta ho voluto dare spazio e voce all’“uomo Nicola”, attingendo dalle tante simpatiche chiacchierate fatte fuori orario con i miei amici per realizzare un libricino che non c’entra niente coi classici libri tecnici da me pubblicati finora, a partire dallo stesso provocatorio titolo:“Una pippa libera la mente – L’amore visto da un ingegnere”. Chi lo leggerà vedrà come, pur divertendosi, è possibile continuare a riflettere e a pensare, a ulteriore conferma che l’insieme complesso di ragione, sentimenti, attitudini, passioni non potrà mai essere scomposto nelle sue particelle elementari. Un caro saluto ai colleghi (come ingegnere), agli amici (come amico) e a tutti i lettori (come direttore di Consulting).  La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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Depuratori “sporchi” Nel Lazio sono molti gli impianti che presentano irregolarità Consulting ha voluto tastare il polso del sistema di trat- tamento delle acque nel Lazio, interpellando un Organo di controllo ufficiale, l’Arpa Lazio. Dall’analisi emergono irregolarità, uniformemente distribuite sul territorio, dal-  le quali consegue un abbassamento generalizzato della qualità delle acque marine e fluviali. Quello che dovreb- be essere un patrimonio ambientale inestimabile rischia di diventare un serio elemento di pericolo per l’uomo, nonostante le normative impongano di raggiungere già entro il 2008 degli standard qualitativi di un certo livello. Il tempo per rimediare c’è, a patto che tutti i soggetti coin- volti nel sistema di gestione delle acque reflue apportino il giusto contributo, compresi gli enti cui spetta il dovere di rilasciare in modo corretto le necessarie autorizzazio- ni. È bene ricordare sempre che ogni danno ambientale si traduce anche in un carico economico e fiscale aggiuntivo che graverà sulle spalle di tutti noi. La scarsità sempre maggiore della risorsa idrica, ormai definita legittimamente anche “oro blu”, induce ad adottare misure volte ad una gestione dell’acqua attenta e sostenibile. Un’elevata disponibilità idrica attuale non deve indurre a trascurare i tanti segnali d’allarme e le pessimistiche proiezioni stilate dagli esperti per il prossimo futuro. Una delle maggiori cause di depauperamento è l’uso indiscriminato, che sottrae preziosi volumi alle riserve di acqua disponibile. L’altro aspetto vitale è quello della qualità, poiché l’utilizzo dell’acqua è associato alla sua particolare destinazione d’uso, il che sottintende il rispetto di determinati requisiti qualitativi. Il pericolo numero uno della qualità è l’inquinamento, di qualsiasi tipo sia ed in qualsiasi forma si manifesti, poiché altera uno o più parametri basilari, come pH, concentrazione di batteri, composizione chimica, temperatura, salinità, conducibilità elettrica, etc. Le azioni preposte alla salvaguardia delle risorse idriche, pertanto, devono essere finalizzate alla tutela quali-quantitativa dell’attuale patrimonio a disposizione, non potendo essere disgiunti i due concetti fondamentali di quantità e qualità. Gli obiettivi previsti dalla normativa La normativa vigente prevede il raggiungimento di specifici obiettivi di qualità dei corpi idrici, ossia uno stato di qualità ambientale “sufficiente” entro il 2008 e “buono” entro il 2016. La lontananza delle date previste per il raggiungimento degli obiettivi di qualità deriva dalla difficoltà di migliorare l’intera situazione qualitativa delle acque in tempi brevi. Fra le azioni che maggiormente incidono sul raggiungimento degli obiettivi di qualità vi è senza alcun dubbio il controllo degli scarichi delle acque reflue, necessario per garantire una gestione ottimale della risorsa idrica e – di conseguenza - tutelare l’ambiente idrico nel suo complesso e salvaguardare la salute dei cittadini. Il mancato rispetto della normativa comunitaria che prevede il raggiungimento di specifici standard qualitativi comporterà cospicue sanzioni amministrative, delle quali ovviamente si dovrà fare carico la collettività. E’ doveroso precisare che lo stato di inquinamento delle acque superficiali, siano esse marino-costiere, fluviali o lacustri, è fortemente condizionato dalle caratteristiche qualitative/ quantitative degli scarichi delle acque reflue, maggiore fonte di pressione della matrice idrica.Uno scarico di inquinanti può avere effetti significativi sul corpo recettore anche a grandi distanze dall’immissione; è pertanto opportuno tenere sotto controllo le caratteristiche degli scarichi su tutto il territorio, con particolare attenzione ai grandi centri urbani ed alle aree industriali, soggette a maggior pressione. Il protocollo d’intesa Al fine di contribuire fattivamente alla tutela e salvaguardia della risorsa idrica, continuamente minacciata dagli inquinamenti che ne diminuiscono la disponibilità per specifici utilizzi, nel Lazio si è voluto sperimentare (prima volta in Italia) una cooperazione fra Enti per un attento controllo della gestione dell’acqua. Attraverso un protocollo d’intesa la Regione Lazio, l’Arpalazio e il Comando Regionale Lazio della Guardia di Finanza hanno formalizzato una significativa azione congiunta nel controllo degli scarichi delle acque reflue, ormai pienamen- La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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te operativa da più di due anni. La cooperazione sul campo garantisce controlli capillari su tutto il territorio regionale, che riguardano sia gli aspetti ambientali che quelli di natura economico-finanziaria legati agli impianti di trattamento delle acque. È prevista fra l’altro una attenta verifica del corretto impiego delle risorse finanziarie pubbliche destinate allo specifico settore. La priorità degli interventi è legata alla situazione di degrado ambientale, alle caratteristiche qualitative del corpo idrico recettore, alla potenzialità degli impianti di depurazione, nonché alla tipologia degli scarichi. Le operazioni sono anche dettate dal periodo stagionale; nel periodo estivo, problematico per la depurazione dei reflui dei comuni costieri che vedono aumentare enormemente il numero di abitanti, sono stati effettuati controlli più mirati, fra i quali la verifica dello stato di conservazione e funzionamento delle condotte sottomarine degli scarichi diretti a mare, attraverso il nucleo sommozzatori della Guardia di Finanza. I risultati dei controlli Il bilancio dei primi due anni di attività di controllo sottolinea un certo malessere nella gestione tecnico-amministrativa degli impianti di depurazione, da cui si sono avute ripercussioni sullo stato qualitativo delle nostre acque e sulle risorse economiche dello Stato. Dall’avvio dell’attività congiunta fra Arpalazio e il Comando Regionale Lazio della Guardia di Finanza, sono stati effettuati 190 controlli distribuiti su tutto il territorio regionale, che hanno evidenziato una percentuale molto elevata - pari all’87% - di non conformità alle disposizioni normative ed alle prescrizioni previste dagli atti autorizzativi. Di queste, il 13 % rientra nel penale, mentre le restanti sono inadempienze di tipo amministrativo, distribuite in maniera pressoché uniforme e legate alla normativa che disciplina le acque e i rifiuti. Fra le irregolarità accertate, le più gravi sono state, nell’ordine: la gestione dell’impianto senza titolo autorizzativo, il superamento dei limiti tabellari allo scarico e la non correttezza dei registri di carico e scarico dei rifiuti. Fortunatamente, negli ultimi sei mesi di attività si è manifestata un’inversione di tendenza, che ha fatto registrare una sensibile diminuzione delle sanzioni elevate. Il range di percentuale delle ultime non conformità rilevate va infatti dal 17% (provincia di Frosinone) al 67% (Rieti), a dimostrazione dell’efficacia dell’iniziativa di collaborazione. Le soluzioni per migliorare I risultati dei controlli dimostrano tuttavia quanto ancora sia generalizzata la tendenza a violare la normativa ambientale e come sia difficile riportare la gestione a situazioni di regolarità. Il miglioramento dello stato di qualità delle acque non può prescindere dal concetto di prevenzione dell’inquinamento, che vede fra gli strumenti di attuazione i piani e programmi di gestione ambientale. Gli Enti preposti devono necessariamente acquisire una profonda conoscenza della situazione qualitativa dell’ambiente, nonché analizzare l’impatto, in termini di inquinamento, prodotto dalle pressioni di diversa natura. Un’opportuna valutazione degli effetti/impatti e della significatività dei contributi di inquinamento rispetto agli standard di riferimento di qualità ambientale è alla base di una corretta gestione della risorsa idrica e non può non prendere in considerazione una stretta collaborazione fra i diversi Enti. Lo stesso atto autorizzativo, con le eventuali prescrizioni in aggiunta alle disposizioni normative di settore, incide in maniera significativa sulla gestione ambientale e deve essere emesso nel miglior modo possibile, di concerto con tutti i soggetti coinvolti. Resta comunque indispensabile l’attività di controllo, che con il suo effetto deterrente, costituisce la base per la repressione degli illeciti ambientali. Non dimentichiamo che una cattiva gestione ambientale dei depuratori ha costi elevatissimi per la collettività, dovuti ai lavori di bonifica e riqualificazione ambientale che si ripercuotono sulle tasse a carico dei cittadini.. A tutela delle risorse finanziare dello Stato e dell’economia ambientale di tutti noi, l’attività di controllo è volta anche alla verifica della tariffa dell’acqua applicata dal gestore e del corretto impiego di finanziamenti pubblici ed alla realizzazione degli investimenti previsti dal Piano degli Investimenti per la gestione del servizio idrico integrato. Inoltre, a rafforzare l’importanza proattiva delle ispezioni, vi è il fatto che le somme derivanti dalle sanzioni di illeciti ambientali saranno nuovamente impiegate nel settore ambientale per progetti di risanamento, sviluppo sostenibile, studi e ricerche. Alla luce di quanto esposto, la cooperazione sinergica fra Arpalazio, Guardia di Finanza e Regione Lazio si dimostra uno strumento efficiente ed efficace e per di più rappresenta un’opportunità per rafforzare i rapporti di collaborazione ed i flussi informativi fra i diversi Organi. In questo modo si può assolvere alle attività di controllo dell’ambiente in maniera coordinata ed armonica e allo stesso tempo contribuire al raggiungimento delle rispettive finalità istituzionali.  La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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 Segreteria: Via Emilia, 124 - Ozzano dell’Emilia (Bologna) tel. 051-798499 Sede: Via dell’Arcadia, 45 - Roma tel. 06-5127140 www.adr2000.it info@adr2000.it La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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Parte 2 La Parte 1 - è stata pubblicata su consulting n. 4 - 2006 La demolizione controllata di strutture Le verifiche statiche Stefano SCAINI 1 e Massimo VIARENGHI 2 Per prevedere e di conseguenza controllare un crollo indotto in una struttura per azione dei mezzi meccanici o mediante l’utilizzo di esplosivi bisogna prima di tutto risalire allo stato di fatto della struttura in esercizio, individuando i carichi agenti per cui essa è stata progettata ed individuare le risorse tensionali che la stessa è in grado di opporre all’intervento di demolizione. Le verifiche statiche da eseguire su di una struttura da demolire considerano la struttura in due fasi della propria vita: • nella situazione prima della demolizione, ossia in esercizio, in modo da determinare lo stato tensionale presente dei materiali deputati alla portanza della struttura; • nelle varie fasi di demolizione, quando l’abolizione o il progressivo cedimento/rimozione di taluni vincoli crea nella struttura una ridistribuzione dei carichi ed una variazione delle condizioni statiche del manufatto. Il risultato dell’analisi statica porterà alla precisa quantificazione e temporizzazione di tutte le fasi del processo demolitivo, garantendo in ogni momento la stabilità globale e locale della struttura che progressivamente subisce alterazioni tensionali. Un’analisi statica di una struttura finalizzata alla sua demolizione necessita prima di tutto l’acquisizione di importanti parametri geometrici e di massa: • la determinazione del peso proprio della struttura; • la determinazione della posizione del baricentro della strut- tura (in modo da individuare la naturale tendenza nella direzione del crollo). In assenza di rilievi precisi dello stato di fatto,la massa dell’edificio può essere calcolata in modo speditivo con la formula (1) considerando la relazione empirica di Dusemberg e Freund: (1) dove: M [t] massa dell’edificio; V [m3] volume dell’edificio vuoto per pieno (VPP); Fs [%] frazione di solido nell’edificio; gs [kN/m3] peso di volume medio del solido; g [m/s2] accelerazione di gravità. La posizione del baricentro, allo stesso modo, può essere approssimata oppure calcolata analiticamente con appositi programmi di calcolo. Le suddette grandezze rappresentano il punto di partenza per le verifiche statiche da eseguirsi sulla struttura sia nel caso di demolizioni meccaniche sia nel caso delle demolizioni con esplosivo. La prima fase di calcolo consiste essenzialmente nella ricostruzione del comportamento reale della struttura confrontando la resistenza a compressione o pressoflessione degli elementi portanti verticali con i carichi a rottura degli stessi elementi, in modo da quantificare le riserve tensionali che la struttura è in grado di offrire in presenza dei sovraccarichi prodotti dalle operazioni di demolizione o smontaggio, oppure per il dimensionamento di un indebolimento specifico di alcune parti della stessa, durante le fasi propedeutiche di una demolizione con esplosivo, o ancora per la individuazione e quantificazione degli elementi da rimuovere per causarne il crollo. Le procedure logiche a cui si fa riferimento per l’analisi statica dell’organismo edilizio constano essenzialmente nella metodologia, ormai ampiamente collaudata, di verifica degli stati tensionali dei materiali costituenti la struttura dell’edificio. Constano quindi in tutte quelle operazioni necessarie all’analisi dell’organismo nel suo complesso in modo da prevenire eventuali situazioni di crisi in corso d’opera. Principali verifiche statiche nel caso di una demolizione meccanica Nelle demolizioni meccaniche in genere e negli smontaggi, tolti alcuni casi particolari, si procede di fatto alla progressiva rimozione/demolizione dall’alto verso il basso degli elementi strutturali inducendo, quindi, uno scarico tensionale sulla struttura incrementando così le riserve tensionali stesse della struttura. In questi casi occorre, quindi, focalizzare l’attenzione non sulla resistenza complessiva dello scheletro strutturale ma sui singoli elementi progressivamente demoliti o la cui asportazione in sequenza produce dei cambiamenti nello schema statico locale. In genere le parti strutturali più sollecitate in una demolizione risultano i solai che, con il progredire della demolizione, vengono sovraccaricati con il peso delle macerie sovrastanti e sollecitati dinamicamente da urti causati dalla demolizione delle pareti o travi sovrastanti. 1. Direttore tecnico presso la Dexplo S.r.l. di Parma, Collaboratore di Università, Enti di formazione e Stampa specializzata, ha partecipato alla progettazione e alla realizzazione dell’abbattimento di noti eco-mostri (Vele G e H di Napoli,Villaggio Coppola). Responsabile di diversi interventi speciali all’interno di scenari cosiddetti supercritici (impianti industriali in esercizio, centri storici, siti archeologici e parchi naturali). 2. Ingegnere specializzato in demolizioni e bonifiche ambientali, fondatore dello Studio Viarenghi di Valenza (Al).  La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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L’esecuzione di tagli o sezionamenti con filo o disco in travi e pilastri produce una dra- stica variazione nello schema statico dell’ele- mento che, a seconda dei casi, può passare da iperstatico a isostatico o labile, necessitando nell’ultimo caso la predisposizione di struttu- re di sostegno provvisorie. Gli schemi in Figura simulano il comporta- mento di un solaio soggetto a diverse condi- zioni di carico ritrovabili in un lavoro di demo- lizione di una struttura fortemente iperstatica realizzata su setti portanti e solai. L’andamento dello sforzo normale, del mo- Situazioni di carico dei solai durante una demolizione e schemi statici mento e del taglio degli elementi vengono utilizzati per le verifiche ricavati con le regole classiche della scienza e tecnica delle costruzioni. Infine, in entrambi i casi, dato che nelle parti strutturali minate 10 Principali verifiche statiche durante una demolizione con esplosivo Un discorso a parte merita l’analisi strutturale di una struttura da demolirsi mediante esplosivo. In questi casi, infatti, bisogna da una parte garantire la stabilità delle struttura durante le operazioni di indebolimento della stessa, quasi sempre necessarie per ridurre la sezione resistente da eliminare con le cariche esplosive, dall’altra garantire la certezza di effetto con l’esplosivo si ha un effetto dirompente immediato sul calcestruzzo ma nessun effetto sulle armature, è necessario scoprire, tramite lo scoppio dell’esplosivo, una parte dei ferri tale per cui si abbia instabilità per carico di punta (snervamento). Oltre ai metodi classici si riporta di seguito una formula speditiva (2) per la determinazione della lunghezza h da caricare in un pilastro per produrre lo snervamento dei ferri d’armatura. dell’intervento, ossia il completo crollo del manufatto, nella direzione voluta a seguito della detonazione delle cariche (2) esplosive. Per il dimensionamento degli indebolimenti strutturali, che in genere riguardano l’asportazione e la realizzazione di aperture nei vani ascensori (gli elementi strutturali a maggior rigidezza in un edificio) o in setti portanti della struttura, è necessario calcolare lo stato tensionale locale e globale a cui sono sottoposti i gli elementi verticali nell’ipotesi progettuale dove: h [m] lunghezza da caricare nel pilastro; E [kg/m2] modulo elastico del tondino; J [m4] momento di inerzia del tondino (J = 0,491 d4 con d diametro tondino); P [Kg] carico gravante sul singolo tondino. di indebolimento. Gli indebolimenti possono essere realizza- ti altresì per indirizzare la struttura nella direzione di caduta Scopo e criteri di scelta delle indagini voluta. Appare da subito evidente che la buona riuscita di un inter- Vediamo ora i parametri e le verifiche propedeutiche all’in- vento di demolizione dipenda essenzialmente dal numero e duzione di un crollo in una struttura da demolire con esplosivo; dalla precisione delle informazioni ricavabili nella fase pre- a seconda della tecnica utilizzata (implosione o ribaltamento) progettuale sul manufatto da demolire e sul contesto nel che determina situazioni di calcolo differenti. quale esso è inserito. Nel caso dell’implosione occorre trovare principalmente il Le indagini nella demolizione con esplosivo consentono numero dei piani da rimuovere dunque di ricavare i parametri che influenzano un progetto di La struttura minata si trova infatti istantaneamente ad es- demolizione e che saranno fondamentali nelle successive fasi, sere privata di tutti i vincoli alla base, su di essa agirà la forza progettuale ed operativa, per il dimensionamento del piano peso che tenderà a farla cadere con un’accelerazione pari al- di tiro, per la definizione degli elementi portanti da rimuovere l’accelerazione di gravità. con esplosivo, per la previsione della cinematica del manufat- A seconda dell’abbrivio che viene dato alla struttura, que- to durante il crollo e per la riduzione degli impatti ambientali. sta, toccando il suolo può frantumarsi totalmente, subire una I principali parametri da ricercare per una corretta proget- frantumazione parziale o nella peggior delle ipotesi, rimanere tazione di una demolizione con esplosivo possono essere in piedi compiendo semplicemente un moto rigido brevemente elencati come: Nel caso del ribaltamento invece occorre verificare due • geometrie della struttura: peso, altezza e baricentro; condizioni cinematiche: • stato di degrado del manufatto e degli elementi portanti; • verifica delle condizioni cinematiche del crollo: nell’istante • materiali di costruzione e caratteristiche di resistenza; in cui avviene la chiusura del cuneo verificando che la risul- • dimensioni degli elementi minati; tante della forza peso di ogni modulo cada al di fuori del • tipologia di armatura presente nelle parti minate; nocciolo di inerzia della sezione di base; • schemi costruttivi dei vani scale ed ascensori; • verifica dell’efficacia della cerniera di rotazione: mediante • condizioni al contorno; una verifica a rottura per pressoflessione degli elementi • distanza da altri manufatti. strutturali non minati alla base, sotto l’azione del peso pro- prio della struttura. I metodi d’indagine che possono essere utilizzati per la ricerca dei suddetti parametri devono essere il più possibile econo- La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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mici e precisi, in modo da non influenzare il costo dell’intervento. I criteri di scelta delle indagini che possono essere applicate ad una demolizione con esplosivo devono essere ponderati in modo da: • individuare i parametri di progetto più importanti in funzione della tecnica di demolizione utilizzata; • scegliere le metodologie d’indagine più appropriate in funzione della grandezza da misurare; • procedere per fasi, elaborando i dati dopo ogni singola fase; • approfondire i dati dubbi ed anomali Situazioni di carico dei solai durante una demolizione e schemi statici utilizzati per le verifiche nonché gli aspetti critici mediante l’uso di metodologie d’indagine diverse da quelle Probing Radar) si basano sulla risposta di un segnale elet- già applicate; tromagnetico, di carattere impulsivo e ad alta frequenza, • evitare di voler dimostrare qualcosa, ma “ascoltare” le che viene inviato da un’antenna trasmittente. La presenza di risposte dell’oggetto delle indagini. discontinuità di proprietà elettromagnetiche del materiale provoca fenomeni di rifrazione, riflessione e diffrazione del- Classificazione delle indagini Le indagini possono essere classificate, secondo il criterio di suddivisione, tra metodi che prevedono la distruzione del mezzo indagato (indagini invasive) e quelli che consentono di preservarlo (indagini non invasive). I primi possono essere utilizzati in presenza di strutture o impianti disabitati, mentre i secondi possono essere utilizzati anche nei casi in cui lo stabile da demolire, al momento della progettazione dell’intervento, risulti ancora abitato. l’energia elettromagnetica incidente su tale discontinuità. In generale si analizza la risposta dell’onda elettromagnetica, la quale viene riflessa in corrispondenza delle discontinuità del mezzo per poi ritornare in superficie, dove viene captata da un’antenna ricevente. La frequenza del segnale inviato dalla strumentazione radar è compresa tra 10 MHz e 2.5 GHz. In geofisica ambientale il georadar è utilizzato per l’individuazione di sottoservizi e strutture antropiche sepolte (cisterne interrate, fondazioni, etc.); le applicazioni principali del Un altro criterio di classificazione suddivide le indagini in: georadar interessano anche le indagini archeologiche e la valutazione dell’integrità strutturale di elementi architettonici. Indagini invasive Non invasive In questo contesto il georadar viene utilizzato molto spesso Scassi delle murature Ricerche bibliografiche Scavi per sottoservizi Georadar Prove su campioni prelevati dalle murature Rilievi topografici Prove di resistenza PLT per indagare gli elementi portanti di una struttura soggetta a demolizione, consentendo la ricostruzione dei ferri di armatura, diametro e disposizione, all’interno del cls. Il principio di funzionamento del georadar differisce da quello del radar convenzionale in quanto il mezzo di trasmissione non è più l’aria ma il muro o la struttura portante; la ri- • indagini puntuali: possono essere utilizzate quando si ha la necessità di indagare un particolare elemento strutturale presente nel manufatto da demolire, prelevando per esempio un campione da sottoporre a prove di classificazione meccaniche, oppure quando si ha la necessità di acquisire alcune informazioni a campione sulla struttura (disposizione dei ferri di armatura in alcuni elementi portati da minare); • indagini estese: possono essere utilizzate quando si ha la necessità di ricavare molte informazioni sul manufatto per soluzione è in genere decimetrica o centimetrica e il campo di misura è limitato ad alcuni metri di profondità. Il georadar è un dispositivo ad ampia banda che può operare nel campo di frequenza compreso tra 10 e 2500 MHz, ed è caratterizzato dall’emissione di segnali che possono essere assimilati a impulsi aventi in dominio di tempo un’ampiezza τ di qualche ns. L'intervallo di tempo tra l'impulso di emissione e l'arrivo della riflessione da un bersaglio dipende dalla profondità del bersaglio e dalla velocità di propagazione del mezzo. ricostruire, ad esempio, uno schema statico strutturale non ripetitivo, per determinare le riserve tensionali di uno stabile ai fini dell’indebolimento o per ricercare tutti i sottoservizi presenti nell’area di caduta nel manufatto da demolire. Il Georadar Tra i metodi di indagine non invasivi che si possono utilizzare nel settore delle demolizioni è frequente l’impiego della tecnologia georadar. I rilievi georadar o GPR (Ground Passaggio dell’antenna su di una parete portante e restituzione grafica del segnale 11 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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Nella schematizzazione più semplice un sistema georadar si compone di: • una sorgente impulsiva, con impulsi di 1÷2 ns di durata, ampiezza di picco di 100 V e frequenza di ripetizione degli impulsi variabile da 30 a 100 kHz; • una o più coppie di antenne con funzione di trasmettitore e ricevitore; • un convertitore analogico/digitale (8- 16 bit); • un sistema di memorizzazione su Schematizzazione di rinvenimento di un ferro di armatura in cls. supporto magnetico dei segnali numerici e dispositivi di elaborazione dei segnali e di interfaccia grafica per la rappresentazione su schermo dei segnali. Vantaggi del Georadar Il georadar applicato sulla struttura in demolizione consente una ricostruzione affidabile ed economica delle armature La rappresentazione dei dati acquisiti avviene normalmente presenti all’interno delle parti strutturali del manufatto da de- 12 su un diagramma tempi-ampiezze del segnale ricevuto dal molire, fornendo al progettista i parametri necessari per rico- georadar. struire la statica del manufatto con i seguenti vantaggi: Scorrendo l’antenna sul muro lungo una direzione presta- • quantificare il numero e la posizione degli elementi bilita e accostando i diversi diagrammi tempi-ampiezze per i portanti da rimuovere; successivi segnali, si ottengono delle sezioni georadar, detti • ridurre le incertezze nel crollo; radargrammi, in cui le ampiezze di riflessione sono rappresen- • ridurre la massima carica per ritardo; tate in funzione del tempo di andata e ritorno (twt) e della • contenere i disturbi prodotti dall’intervento: vibrazioni, posizione dell'antenna lungo il profilo di acquisizione. rumore e proiezioni balistiche. Durante l’acquisizione gli impulsi sono ripetuti con frequenza tra 30 e 100 kHz. Le tracce rilevate dall'antenna ricevente sono mediate prima di essere registrate: in tal modo ogni singola traccia registrata è il risultato di un’operazione di stacking, che ha come effetto l’aumento del rapporto segnale/rumore. In acquisizione si opera inoltre impiegando dei filtri in dominio di frequenza (filtri passa banda), con banda passante larga abbastanza da non perdere segnale utile. Successivamente, è possibile procedere ad un ulteriore filtraggio digitale Il georadar trova anche applicazione nella ricerca di tutti i sottoservizi non visibili presenti e posti all’interno dell’area di caduta del manufatto, consentendo in tal modo di: • integrare e confermare le informazioni ricavate dagli Enti gestori; • individuare la posizione e la profondità di sottoservizi non segnalati; • prevedere la realizzazione di opportuni letti di caduta atti a preservare i sottoservizi rinvenuti. sulle tracce acquisite. Opportune procedure di elaborazione dei dati consentono di passare dalle sezioni radar grezze a immagini che meglio localizzano gli oggetti sepolti (tubazioni o ferri) Un oggetto di forma e dimensioni tali da provocare la dif- frazione del segnale, presenta nel radargramma una risposta dalla caratteristica forma a iperbole rovesciata, detta iperbole di diffrazione. Corpi che forniscono tipicamente una simile ri- sposta sono, tra gli altri, le condotte sepolte. Si ottiene un’iperbole perché il fenomeno della diffrazione consente di rilevare un segnale, anche quando l’antenna rice- vente non è posta sulla verticale dell’oggetto. Tale segnale percorre una distanza pari a 2d = 2 x2 + z2 ; dove z è la profondità dell’oggetto sepolto e x la distanza, misurata in superficie, tra l’oggetto e l’antenna. Il tempo di andata e ri- torno del segnale diffratto è quindi: t=2 x2 + z2 v Tale equazione rappresenta, nel piano (x, t), un’iperbole avente vertice nel punto (0, 2z/v) e asintoti t(x)=±2x/v. Se è possibile individuare un’iperbole di diffrazione nei dati sperimentali, è anche possibile, per via grafica, stimare la pro- fondità dell’oggetto che l’ha prodotta e la velocità di propa- gazione del mezzo. Si osserva che velocità di propagazione decrescenti corrispondono a iperboli più strette. Mappatura di sottoservizi presenti nell’intorno di un edificio da demolire ottenuta mediante indagine georadar. La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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Il biodiesel Dall’oro nero all’oro verde Dario GIARDI * Cos’è il biodiesel? Ha qualche attinenza col classico gasolio della stazione di servizio? Perché si chiama così? Domande come queste ormai sono sempre meno rare. Se anche non si conosce approfonditamente il biodiesel, perlomeno se ne è sentito parlare attraverso i media o semplicemente da amici e conoscenti. Brevissima storia del biodiesel In effetti, la “scoperta” del carburante alternativo è vecchia quanto quella del… fratello più popolare, ossia il gasolio vero e proprio.L’autore fu,infatti,lo stesso Rudolf Diesel,che concepì, nei primi del ‘900, un propulsore perfettamente funzionante sia con gasolio da idrocarburi fossili, sia con oli di origine vegetale e animale. I combustibili di natura organica, tuttavia, in quel periodo avevano dei costi di produzione troppo elevati, senza contare il fatto che utilizzare prodotti commestibili (o dai quali trarre indirettamente alimenti) per muovere automobili destinate a pochi eletti era considerato uno spreco quasi sacrilego, vista la scarsità di risorse a disposizione. I tempi per il biodiesel non erano ancora maturi, né lo sarebbero stati ancora per molti anni a venire… E’ dovuto passare quasi un secolo affinché si potesse ricominciare a parlare di biocarburanti, complice una congiuntura internazionale, economica ed ambientale decisamente sfavorevole per il petrolio. D’altro canto, nel periodo odierno giocano un ruolo determinante in questo senso anche la maggiore sensibilizzazione della cittadinanza e la notevole evoluzione della tecnologia, in particolar modo quella relativa ai processi di trasformazione e sintesi della materia. Cos’è il biodiesel e come si fa Dal dizionario: bio-diesel, o diesel biologico, significa «diesel proveniente dalla trasformazione di materia propria di organismi viventi, che possono essere vegetali o animali». Il biodiesel, a dispetto del nome singolare, non corrisponde ad un solo combustibile ma ad un’intera varietà, contraddistinta da un comune metodo di realizzazione, detto transesterificazione. Vediamo cosa si nasconde dietro questa “parolaccia” dall’aspetto criptico ed iperspecialistico. Scorporando il termine nei due componenti trans – estere, forse si può intuire meglio il significato: praticamente si devono formare degli esteri, ossia delle molecole intrappolate nelle strutture degli acidi grassi, presenti in gran quantità sia negli oli vegetali (ad es. l’olio di colza) che in quelli di provenienza animale. Gli acidi grassi migliori, dai quali, per destrutturazione, si ottengono più facilmente gli esteri, sono i trigliceridi, seguiti dai digliceridi e, infine, dai monogliceridi. Sia gli oli vegetali che quelli animali presentano tutte e tre le varietà di acidi grassi, per cui l’efficacia della transesterificazione è data dalla media delle rispettive concentrazioni. Un buon catalizzatore, in abbinamento con l’alcol metilico, permette di alzare molto la media, evitando di ricorrere ad altri accorgimenti più impegnativi e costosi (come quelli di far avvenire la reazione a temperature o pressioni elevate). Gli esteri così ottenuti, avendo una viscosità nettamente inferiore rispetto a quella di partenza, acquisiscono proprietà fluidodinamiche del tutto simili a quelle del gasolio classico e possono essere impiegati per l’autotrazione nei motori diesel, anche se in quelli di ultima generazione si riscontrano ancora dei problemi di funzionamento. Le normative Per allontanare equivoci ed interpretazioni dannose, è stata introdotta una regolamentazione tecnica ben precisa in materia, specialmente per quel che riguarda i requisiti e le caratteristiche commerciali del biodiesel. Il testo è racchiuso nelle norme europee EN 14213 (per riscaldamento), EN 14214 (per autotrazione) e nelle omologhe norme nazionali UNI 10946 (per autotrazione) e UNI 10947 (per riscaldamento). In campo legislativo, è importante menzionare la Direttiva europea n° 30/2003 che prevede un sistema di incentivi per incrementare il ricorso al biodiesel ed impone che in Italia, entro il 2010, la percentuale dei carburanti naturali rispetto a quelli classici non sia inferiore al 5,75%, cioè ogni cento litri di gasolio erogati, almeno 6 dovranno essere bio. I vantaggi dei biocombustibili • prezzo contenuto (quando se ne produrrà in larga scala); • abbattimento delle emissioni nocive come particolato, zolfo, benzene, etc; • minor dipendenza economica dagli Stati produttori di energia e materie prime; • effetto volàno sul comparto agricolo ed aumento della produttività; • aumento di posti di lavoro specializzati; • bilancio dell’emissione della CO2 in parità (per oli vege- tali): la combustione rilascia esattamente tanta anidride carbonica quanta ne è stata immagazzinata dalla pianta durante la sua vita; • miglior distribuzione delle risorse energetiche a livello planetario, con conseguente riduzione delle tensioni geopolitiche ed economiche; • minore trasporto via mare e via gasdotti,con conseguente riduzione di rischi ed incidenti dannosi per l’uomo e per l’ambiente. * Ministero dell’Ambiente 13 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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Recupero e riciclo Tutti i metalli diventano preziosi Ha preso il via la prima edizione di Metalriciclo, svoltasi nel Centro Fiera del Garda di Montichiari (Bs). Il “Salone dedicato alle Tecnologie per il Recupero e il Riciclo dei Metalli Ferrosi e Non Ferrosi” ha riscosso un notevole successo, suscitando anche attenta curiosità ai visitatori. Poco meno di quattromila visitatori e circa cinquecento partecipanti agli otto meeting programmati dagli organizzatori sono le cifre di tutto rispetto della tre giorni che, dal 14 al 16 settembre 2006, ha animato la manifestazione, con grande soddisfazione degli oltre cento espositori. Il risultato è confortante e getta un’ottima base per il futuro, tanto che Mario Bertoli, presidente di Edimet, ha dichiarato che «nell’edizione del 2007 ci sarà un importante allargamento al settore dell’energia, sempre in relazione a recupero e riciclo dei rottami metallici, ed a questo tema saranno dedicati una parte dello spazio espositivo e specifici workshop». Previsioni rosee sono state espresse anche da altri importanti esponenti del recupero dei rottami metallici. Grazie a questa manifestazione si potrà dare spazio e rappresentatività a tutti gli operatori del settore, rivolgendo l’attenzione anche all’estero e intensificando i collegamenti con associazioni ed istituzioni. Molto positivamente è stata accolta, tra le altre, la notizia che è attualmente in fase di studio un interessante progetto che prevede l’attivazione di una borsa merci sperimentale per i rottami metallici. D’altronde si sta facendo sempre più forte la convinzione che il riciclo dei metalli aiuta tutti noi a preservare l’ambiente e a limitare il ricorso allo sfruttamento minerario, garantendo un netto risparmio di energia complessiva. Sul piano più strettamente tecnico, si è ampiamente dibattuto su due temi portanti: la classificazione dei rottami metallici e il problema della formazione del personale tecnico metallurgico, sul cui futuro per ora incombono nubi minacciose. La classificazione dei rottami metallici Circa 130 operatori hanno partecipato alla vivace tavola rotonda sul tema “La classificazione dei rottami metallici e le implicazioni gestionali”, organizzata da Alluminio per le Generazioni Future- Affg, che ha aperto i lavori di Metalriciclo. Alla tavola rotonda, moderata da Orazio Zoccolan di Assomet e introdotta da Gabriele Cirieco responsabile del programma Affg, hanno partecipato il Sen. Fausto Giovanelli, già presidente della Commissione Ambiente del Senato e l’On. Adriano Paroli, della Commissione Ambiente della Camera. Per l’industria, Debora Bertoni di Assomet, Amedeo Alti di Assiral e Gino Schiona, Direttore di Cial (Consorzio per il recupero dell’alluminio). «Il rottame è una ricchezza per l’intero Paese, che va valorizzata perché il suo recupero permette di conservare le risorse naturali e minimizzare il consumo di energia»: questo il messaggio riconosciuto unanimamente dalle parti dopo un interessante dibattito di confronto, cui ha fatto seguito la conferma da parte dei rappresentanti delle istituzioni che è certa l’apertura della concertazione con le parti interessate sulla revisione della normativa ambientale. La prossima edizione di Metalriciclo avrà luogo dal 13 al 15 settembre 2007 presso il Centro Fiera del Garda di Montichia- Italia leader nella produzione di metallo da riciclo Per quanto riguarda i metalli ferrosi, l’Italia si conferma oggi il secondo Paese produttore ed utilizzatore d’acciaio dell’Unione Europea; degli oltre 29 milioni di tonnellate d’acciaio grezzo prodotti in Italia lo scorso anno, 17,6 milioni provengono dal forno elettrico, il principale consumatore di rottame ferroso, mentre i restanti 11,6 milioni sono stati prodotti da convertitore LD. La quota di produzione da forno elettrico in Italia continua a mantenersi elevata e ciò significa che il rottame ferroso rappresenta una materia prima determinante per l’elettrosiderurgia.L’Italia è peraltro il primo produttore di acciaio da forno elettrico in Europa; l’industria siderurgica italiana, infatti, ha consumato nel 2005 circa 21,7 milioni di t di rottame di cui oltre 6 milioni provenienti addirittura dall’estero. Un quadro del tutto analogo vale per il settore dei metalli non ferrosi: la produzione di alluminio da riciclo per leghe da fonderia è stata nel 2005 pari a 654mila tonnellate, al secondo posto in Europa dopo la sola Germania. L’Italia è inoltre, da oltre sei anni, il maggior produttore europeo di getti in leghe di alluminio, che utilizzano come materia prima alluminio da riciclo, con una crescita di oltre il 17% nel periodo;la Germania segue a ruota con una crescita nello stesso periodo di oltre il 12%. I volumi aggregati dei due Paesi rappresentano circa il 70% dell’intero continente europeo. Va da sé l’importanza che il rottame assume come materia prima per l’Italia, Paese povero di fonti energetiche, se si considera che per produrre metallo da riciclo è necessaria molta meno energia rispetto a quella necessaria per la produzione di metallo primario. Non a caso e sempre più spesso il rottame viene equiparato ad una vera e propria banca di energia, pronta per essere riutilizzata e reimmessa nel ciclo produttivo secondo le esigenze. 15 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - nº 5 - settembre-ottobre 06

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