consulting 04_2006

 

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edizione luglio - agosto

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Anno 4 - nº 4 • luglio-agosto 2006 La rivista del consulente d’azienda Speciale L’uuttiilliizzzzaazziioonnee aaggrroonnoommiiccaa ddii biomasse di rifiuto e di scarto La demolizione controllattaa ddii ssttrruuttttuurree IIll ccoorrrreettttoo aapppprroocccciioo pprrooggeettttuuaallee ee tteeccnnoollooggiiccoo EEccoommaaffiiaa ee PPuubbbblliiccaa AAmmmmiinniissttrraazziioonnee uunnaa lleeggggeennddaa mmeettrrooppoolliittaannaa?? Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 10,00

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n. 3 abbonamenti annuali: € 120,00 Per n. 5 abbonamenti annuali: € 200,00 € 100,00 € 160,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2006 Per nº 1 abbonamento annuale: € 40,00 - Singoli numeri: € 10,00 - Numeri arretrati: € 12,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca di Roma n° 1452/54 intestato a Geva S.r.l. ABI: 3002.3 - CAB: 03268 - CIN: D Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Cognome/Nome Società Via/Piazza Città Sito web Tel. Firma Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. P.I./C.F. Cap E.mail Fax Prov. Cell. Data

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei,54 - 00147 Roma Tel./fax:06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail:info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica:José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa:New Graphic - Roma; Tiratura:1000 copie; Chiuso in Tipografia il: agosto 2006 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L.353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co.1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento,le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art.10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l.,se non diversamente indicato.Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità,l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi (Italia): € 40,00 Singoli numeri: € 10,00 Numeri arretrati: € 12,00 Per le aziende: - n.3 Abbonamenti contestuali annuali: € 100,00 - n.5 Abbonamenti contestuali annuali: € 160,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n.33203746, CAB 03200, ABI 7601 intestato a: Geva S.r.l. - Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma 2) Bonifico su c/c bancario intestato a: Geva S.r.l., Banca di Roma ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/c nº 1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via email,con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l.,almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art.74, lettera c), del D.P.R.26 ottobre 1972, nº 633 e del D.M.9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto nº 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture.Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. La demolizione controllata di strutture Il corretto approccio progettuale e tecnologico Stefano SCAINI e Massimo VIARENGHI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Appalti Dal 1 luglio 2006 in vigore il nuovo codice Rosario IERARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 10 Ecomafia e Pubblica Amministrazione: una leggenda metropolitana? Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 13 Ozono Morbilità, mortalità e prevenzione Aldo DI GIULIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 15 Speciale L’utilizzazione agronomica di biomasse di rifiuto e di scarto Marcello PAGLIAI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 21 Greenergy Geotermia Energia pulita (e gratuita) dal centro della Terra a cura di Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 26 Nuove frontiere della sicurezza sul lavoro e attività di prevenzione Il fenomeno del mobbing aziendale Tiziana DE NUNZIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 29 G8: un Piano Marshall per l’energia? Dario GIARDI e Valeria TRAPANESE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Manutenzione dei depuratori Interventi sulle vie di corsa dei carroponte a servizio delle vasche di sedimentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 35 Qualità e ambiente La Dichiarazione Ambientale di Prodotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 38 Dalle associazioni Pag. 40 Il grillo parlante nte . . . . . . . . . . . . . .Pag. 41 Ultima pagina Pag. 41 Pag. 42 3 Sommario

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Editoriale Editoriale Gentili lettori, ancora una volta, purtroppo, le profezie di Cassandra si sono rivelate esatte. In altra sede e in altra testata si previde che il cosiddetto Testo Unico ambientale, da corredare con sfilze di decreti ministeriali entro un periodo di diciotto mesi dalla sua entrata in vigore, avrebbe solamente ingenerato una gran confusione. Si paventò che l’avvicendamento tra il vecchio ed il nuovo Governo non avrebbe garantito quella continuità ideologica e politica necessaria per far sviluppare in modo sano e robusto il neonato decreto avallando, al contrario, crisi di rigetto e ripensamenti. Purtroppo il pasticciaccio brutto è ormai bello che fatto. È successo che dal cassetto del “vecchio” Ministro dell’Ambiente sono usciti diciotto decreti ministeriali che hanno rivoluzionato praticamente tutti i settori ambientali, dalle acque, ai rifiuti, al suolo e sottosuolo. È successo pure che le varie imprese, gli studi tecnici, i professionisti e gli specialisti coinvolti si sono mobilitati per ottemperare prontamente alle nuove prescrizioni investendo molti denari (e i tempi attuali non sono certo propizi per simili azioni) in formazione, acquisto di nuova modulistica e riorganizzazione interna. Ebbene ad oggi, cioè circa due mesi dopo l’approvazione del Testo Unico, dei diciotto decreti ministeriali proposti, la mancata trasmissione degli atti alla Corte dei Conti per il controllo preventivo di legittimità fa si che solo uno sia giuridicamente produttivo di effetti: in pratica un’inezia, una percentuale risibile, scar- samente significativa. I danni economici conseguenti sono invece già enormi. Pensiamo a chi ha già speso fior di quattrini per formare i propri dipendenti sulle novità via via introdotte all’interno del Testo Unico: sono stati soldi sprecati o, se lo stellone della buona sorte lo consente, gli insegnamenti tratti andranno ancora bene per il futuro? Non si sa. E rivolgiamo un gesto di solidarietà a tutti quei professionisti che prima si sono visti commissionare dei lavori sulla spinta del nuovo provvedimento e poi – impotenti – se li sono visti annullare o sospendere in attesa di “notizie certe”; quanto tempo e denaro buttato via! Né le Autorità sanno come comportarsi durante un controllo. Esempio: il formulario per il trasporto dei rifiuti deve essere quello vecchio o quello nuovo? E le contravvenzioni elevate in seguito ad infrazioni alle nuove prescrizioni ora non più valide devono essere pagate o no? E cosa succede se non si pagano? È giusto e soprattutto legittimo che i vigili siano sempre costretti a chiudere un occhio in questo periodo di estrema transitorietà? D’altronde, quali irregolarità potrebbero mai rilevare? Il vero gravissimo problema è infatti che… non ci sono regole. Il Testo Unico è attualmente un decreto vuoto, capace solo di abrogare leggi del passato, ma non ancora di stabilirne di nuove. Altro atroce dilemma: quanto tempo ci vorrà per riempirlo? Cosa fare nel frattempo? Niente risposte. Niente certezze. Si dice che «solo gli imbecilli hanno certezze»; chissà se a qualche politico fischieranno le orecchie… Intanto l’unica certezza è che lavorare diventa sempre più difficile, ancorché il primo articolo della Costituzione statuisca che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Questione di tempo. Vedrete che con le prossime Riforme anche quest’articolo sarà abrogato! 5 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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Parte 1 La demolizione controllata di strutture Il corretto approccio progettuale e tecnologico 6 Chi ha detto che solo le costruzioni devono essere progettate? Consulting, grazie alla gentile collaborazione di due autorevoli esperti nel campo delle demolizioni edili con esplosivi, vuole come di consueto analizzare i fatti da un punto di vista obiettivo, uscendo dal coro dei “veterotradizionalisti” e provando a dare una descrizione “realistica della realtà”, anche a costo di suscitare qualche reazione poco simpatica. Ai lettori interessati all’argomento rivolgiamo l’invito a non mancare i prossimi numeri della rivista, su cui si continuerà a parlare dei tanti e a volte complessi aspetti dell’“ingegneria (o scienza) delle distruzioni”. Stefano SCAINI1 e Massimo VIARENGHI2 Nell’ambito dell’ingegneria civile ed industriale l’intervento di demolizione è spesso considerato, non solamente in virtù della propria invasività nonché irreversibilità, quanto mai in accezione negativa; infatti, l’estrema specializzazione richiesta, le numerose problematiche presenti sia nella fase progettuale che in quella operativa e l’attuazione di particolari misure di sicurezza che ne impediscono la visibilità all’esterno dei cantieri, hanno da sempre creato attorno a questa tipologia d’intervento un forte alone di curiosità e talvolta di mistero. Inoltre, la pressoché totale assenza nel nostro contesto sociale e politico di una cosiddetta “cultura della demolizione”, ha sempre relegato tale attività ed il suo “modus operandi” ad un livello inferiore d’importanza, catalizzando quindi l’attenzione e conseguentemente i percorsi di formazione e specializzazione tecnica verso altre applicazioni nell’ambito dell’ingegneria. Sommario Attualmente le tecniche in uso per la demolizione di strutture complesse, come costruzioni di edilizia civile ed industriale, possono essere suddivise principalmente in tre grandi categorie: le tecniche di demolizione convenzionali con escavatori muniti di pinze e frantumatori, le tecniche di demolizione non convenzionali con materiale esplodente e gli smontaggi strutturali. Apparentemente un intervento di demolizione di una struttura sembrerebbe più semplice della sua costruzione; in realtà accade che la mancanza di dati certi sul manufatto da demolire, la presenza di limitati spazi al contorno e la complessità dell’interpretazione di uno schema strutturale preesistente, rendano un intervento di demolizione alquanto complesso. Indipendentemente dalle tecnologie utilizzate, un intervento di demolizione eseguito a regola d’arte deve rispondere a diverse esigenze progettuali ed operative: ridurre il più possibile i costi e i tempi dell’intervento, garantire la sicurezza e la tutela dei lavoratori durante le operazioni di demolizione, non generare disturbo o impatto ambientale di alcun tipo ed ottimizzare il recupero a riciclaggio dei materiali di risulta. Appare quindi evidente che ogni intervento di demolizione debba partire da una vera e propria “presa di contatto” con la struttura che si traduce, nella maggior parte dei casi, in un’attenta analisi statica strutturale del manufatto oggetto della demolizione. Fasi del processo demolitivo La demolizione è costituita da una successione temporale di operazioni atte al raggiungimento di un risultato voluto nel modo qualitativamente migliore ed efficace 1) Direttore tecnico presso la Dexplo S.r.l. di Parma, Collaboratore di Università, Enti di formazione e Stampa specializzata, ha partecipato alla progettazione e alla realizzazione dell’abbattimento di noti eco-mostri (Vele G e H di Napoli, Villaggio Coppola). Responsabile di diversi interventi speciali all’interno di scenari cosiddetti supercritici (impianti industriali in esercizio, centri storici, siti archeologici e parchi naturali). 2) Ingegnere specializzato in demolizioni e bonifiche ambientali, fondatore dello Studio Viarenghi di Valenza (Al). La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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utilizzati ed infine, ma non ultimo per importanza, della posizione e armatura dei corpi scala e ascensori, in quanto sempre realizzati con criteri diversi dalle restanti parti strutturali. Le informazioni appena elencate si traducono in un’attenta analisi strutturale globale del manufatto da demolire e di tutti gli elementi che lo compongono. La fase pre-progettuale deve, quindi, portare all’acquisizione di tutte le informazioni sul sito e sul manufatto da demolire caratterizzando il contesto della demolizione per il quale andrà definito il metodo migliore da utilizzare. Figura 1. Fasi del processo di demolizione ossia, a seconda dei casi, la demolizione parziale o totale, lo smontaggio,o la “decostruzione” di un manufatto costruito secondo i principi della scienza e tecnica delle costruzioni. L’intero processo demolitivo viene dedotto applicando uno schema che ha lo scopo di individuare le fasi progettuali e operative da seguire per l’esecuzione dell’intervento e definire in modo completo le loro interazioni. Indipendentemente dalla tipologia di manufatto da demolire, i diversi livelli di progettazione di un intervento di demolizione sono esemplificati nel diagramma di Figura 1 e possono essere suddivisi in tre fasi: fase preprogettuale; fase progettuale e fase operativa. Fase pre-progettuale Ancor prima di scegliere il metodo di demolizione da adottare sarà necessario acquisire informazioni sul sito (contesto dell’intervento) e sul manufatto da demolire. L’analisi dell’ambiente esterno al manufatto deve essere rivolta alla corretta valutazione e quantificazione degli spazi che lo circondano, mettendo in evidenza eventuali vincoli architettonici o altri punti sensibili (strade, proprietà private, sottoservizi ecc..) che potrebbero essere danneggiati o disturbati dalla demolizione. Il risultato di queste analisi è una mappatura dei punti sensibili e una quantificazione degli spazi utili disponibili per l’allestimento del cantiere e l’esecuzione dell’intervento. In questa fase si deve prevedere anche la raccolta sistematica di tutte le informazioni e di tutto il materiale che possa interessare il manufatto da demolire; per strutture particolarmente datate, ove può essere difficile reperire i progetti originali, con conseguente difficoltà di ricostruzione delle condizioni statiche originarie, si dovrà prevedere una campagna di indagini conoscitiva che porti alla definizione dell’età dello stabile, delle dimensioni, delle masse, dei materiali impiegati nella costruzione, della presenza di amianto, degli elementi portanti, degli elementi prefabbricati, dei tipi di armatura Fase progettuale Acquisiti i dati necessari alla demolizione si passa alla scelta della tecnica da utilizzare; tale scelta dipende da una serie di fattori interdipendenti che portano alla definizione del miglior metodo disponibile in funzione dei costi e dei benefici legati al caso in esame e delle tecnologie applicabili. I più importanti parametri che interverranno nelle scelta del metodo della demolizione sono: - i tempi di esecuzione dell’intervento; - lo schema statico della struttura da demolire; - i costi legati all’impiego di mezzi, attrezzature e mano- dopera; - il contesto nel quale si inseriscono i manufatti da de- molire; - i disturbi prodotti dall’intervento di demolizione; - la sicurezza e la tutela degli addetti ai lavori. Nella fase progettuale verranno individuate: le attrezzature ed i mezzi da impiegare, siano essi mezzi meccanici o mezzi chimici (esplosivi, malte, etc.), le operazioni di bonifica (ove necessarie), le misure di sicurezza e di tutela da adottare in tutte le sequenze lavorative, gli impatti ambientali prodotti dall’intervento ed il piano di smaltimento/recupero dei rifiuti prodotti. Fase operativa La fase operativa consiste nell’allestimento del cantiere e nell’esecuzione di tutte le operazioni individuate e quantificate nelle fasi precedenti ed ha lo scopo di portare al risultato voluto che, a seconda dei casi, può essere una demolizione totale, una demolizione parziale o un semplice smontaggio. Alla demolizione vera e propria seguiranno tutte le operazioni di rimozione, smaltimento e recupero delle macerie. Tecniche di demolizione Le tecniche attualmente in uso per la demolizione di strutture in c.a. come fabbricati capannoni o edifici possono essere suddivise in due grandi categorie: - tecniche di demolizione convenzionali: demolizioni meccaniche e smontaggi; 7 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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Figura 2. Esempi di escavatori speciali dotati di braccio da demolizione Figura 3. Esempio di smontaggio delle strutture interne di una palazzina in pieno centro storico con - tecniche di demolizione non convenzionali: demoli- facciate soggette a vincolo architettonico e zioni con esplosivi, malte espansive e tecniche di wa- realizzazione di un’opera provvisionale di sostegno ter infusion. delle parti rimaste in opera (foto di sinistra). La scelta delle tecnica da utilizzare dipenderà, a seconda del caso oggetto di studio, dalla mole di dati ricavati Particolare puntellamento dei solai soggetti a carico (foto di destra) 8 durante la fase pre-progettuale ed elaborati/interpretati In queste contesti è frequente l’uso di tecniche di de- nella fase progettuale. molizione mediante taglio a disco o filo diamantato del- le parti strutturali in aderenza a quelle da preservare. Gli Demolizioni Meccaniche elementi sezionati vengono poi calati a terra a mezzo di Queste tecniche utilizzano per la demolizione escavatori apparecchi di sollevamento. cingolati (Figura 2) muniti di martelli demolitori, pinze e Il materiale di risulta viene allontanato a mezzo di op- cesoie montati su bracci idraulici da demolizione. portuni scivoli oppure utilizzando, laddove presenti ed L’escavatore viene affiancato alla struttura da demoli- utilizzabili , i vani ascensore. re ed inizia le operazioni di smantellamento delle parti strutturali e non, mantenendo un’opportuna distanza Demolizioni non convenzionali: la tecnologia con dal perimetro del manufatto per rimanere sempre al di materiali esplodenti fuori della proiezione di caduta di eventuali detriti. Fanno parte delle tecniche di demolizione non conven- Le fasi operative di una demolizione seguono la stessa zionali la demolizione con materiali esplodenti, la demo- logica, percorsa a ritroso, rispetto a quella della costru- lizione con malte espansive e la tecnologia di water infu- zione di un edificio in modo da evitare problemi di insta- sion. bilità e crolli imprevisti durante la lavorazione. Nella demolizione con esplosivo si produce l’indebo- Nel caso più semplice di un edificio multipiano a travi limento della struttura, modificandone lo schema stati- e pilastri l’escavatore procederà dall’alto al basso, frantu- co, mediante la detonazione di cariche di esplosivo di- mando gli elementi portanti (travi pilastri solette e ram- slocate in punti strategici della struttura; il cedimento o pe delle scale) e facendo cadere a terra le macerie risul- l’abolizione di alcuni degli elementi portanti crea un ci- tanti. nematismo che evolve in crollo per azione della forza Il braccio dovrà avere un’altezza tale da poter raggiun- peso. gere le massime quote operative mantenendo l’opera- Le malte espansive sfruttano invece le proprietà chi- tore ed il mezzo a distanza di sicurezza dall’edificio in miche di alcuni composti che, colati in fori realizzati in demolizione. ben precisi punti della struttura da demolire, durante le reazioni di presa e indurimento subiscono un forte au- Smontaggi strutturali mento di volume determinando in questo modo la rot- In particolari contesti operativi, laddove non sussistono tura del materiale stesso. gli spazi operativi per la movimentazione dei mezzi d’o- La tecnologia di demolizione chiamata water infusion pera oppure quando è necessario preservare alcune par- consiste invece nel riempire la struttura da demolire o ti strutturali di un manufatto (un edificio con le facciate parti di essa con acqua, nell’immergervi delle micro-cari- soggette a vincolo architettonico - Figura 3) si procede che di esplosivo e farle detonare; l’acqua agisce da eccel- ad vera e propria decostruzione strutturale operando di- lente mezzo di trasmissione dell’onda di pressione rettamente con i mezzi d’opera al di sopra della struttura. (shock wave) generata dalla detonazione delle cariche la La demolizione dei solai e delle strutture portanti ver- quale, colpendo le pareti della struttura, ne provoca il ce- ticali avviene in genere mediante l’utilizzo di miniesca- dimento e il successivo crollo. vatori portati in quota con autogrù ed operanti diretta- Nella seguente trattazione presenteremo nel dettaglio mente sui solai della struttura, preventivamente le sole demolizioni con esplosivo che per contenuti tec- eventualmente puntellati in funzione del peso dei mezzi nici e campo di applicazione sono il metodo di demoli- d’opera. zione non convenzionale più utilizzato. La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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Le procedure e le tecniche di demolizione con esplosi- tagli di accorciamento hanno la funzione di ridurre, vi dipendono da diversi fattori: tra i più importanti si cita- ove necessario, la lunghezza dell’area di accumulo del no la tipologia di manufatto, le sue caratteristiche di- macerie. mensionali, quelle geometriche ed il contesto in cui si - Caduta verticale, con o senza “accorciamenti”. In que- inserisce. sto caso si abolisce completamente, per una certa al- Nel caso più semplice di edifici con prevalente svilup- tezza, la sezione resistente di base, e l’edificio cade ver- po verticale, il compito dell’esplosivo è quello di “mette- ticalmente (integro o sezionato a diverse altezze dai re a terra” l’edificio, provocandone il crollo agendo sulla tagli di accorciamento), ed acquisisce al momento del- base di appoggio. l’impatto una velocità dipendente dall’altezza del ta- Per esempio, nel caso di una costruzione realizzata glio di base. Questa altezza di caduta deve essere suffi- con elementi che non resistono a trazione, basterà elimi- ciente a determinare sollecitazioni dinamiche idonee nare una parte della sezione resistente basale abbastan- a disgregare la struttura, nella parte venuta in contatto za estesa da far sì che la proiezione verticale del baricen- col substrato (terreno di fondazione). Gli impatti suc- tro della struttura cada fuori dall’area di nocciolo di cessivi delle parti soprastanti non avviene più contro il detta sezione, ed abbastanza alta da garantire che l’in- substrato ma contro le macerie dei piani inferiori, che stabilità sussista anche dopo che l’intaglio si è richiuso, tendono ad attutirli. I tagli di accorciamento hanno la affinché l’azione della gravità completi l’abbattimento. funzione di accrescere l’altezza di caduta libera, ravvi- Se sono presenti elementi capaci di resistere a trazione, vando il trasferimento di energia dalla originaria forma la riduzione della sezione resistente dovrà assicurare che gravitazionale al lavoro di rottura man mano che il questi o cedano per superamento della resistenza a tra- crollo procede; un’insufficiente altezza di caduta po- zione o, caso più comune, che ne venga degradata la trebbe infatti lasciare integra parte dell’edificio sul cu- funzione strutturale da incastro a cerniera per disgrega- mulo di macerie zione del calcestruzzo tra i ferri ad opera di cariche - Implosione: la vera e propria “implosione” implica la esplosive o del sovraccarico indotto dalla riduzione della caduta convergente verso il centro della struttura da sezione resistente. In qualche caso si ricorre anche, pre- demolire e può essere ottenuta abolendo totalmente via verifica statica, al taglio meccanico di indebolimento per una certa altezza, come nel caso precedente, la ba- di parte dei ferri, per maggior sicurezza di effetto, o all’a- se di appoggio, ma temporizzando le esplosioni in sportazione meccanica (senza esplosivo) di elementi modo che tale effetto distruttivo avvenga con un cer- “non portanti” o comunque di marginale importanza ai to anticipo nella parte centrale rispetto alla periferia: lo fini della stabilità. scopo che si intende raggiungere è il contenimento In ogni caso, la parte della costruzione effettivamente completo del volume di macerie nell’area di base. distrutta dalle cariche esplosive è solo una piccola fra- Riuscire a contenere le macerie della struttura comple- zione del totale, e il grosso dell’azione di disgregazione è tamente all’interno del volume di controllo dipende an- fornito dall’energia gravitazionale della costruzione, os- che dalla percentuale di vuoti che può contenere l’edifi- sia dalla caduta. L’edificio deve, quindi, acquisire una cer- cio che sta implodendo. ta velocità di caduta e a questo riguardo si distinguono La tecnica dell’implosione viene utilizzata per gli edifi- schematicamente tre casi: ci che si inseriscono in aree altamente antropizzate (con- - Ribaltamento o caduta laterale (con o senza “accorcia- trariamente a quanto i luoghi comuni spesso cercano di menti”). E’ la soluzione più comune, almeno per costru- avvalorare), quando non esistono spazi al contorno ove zioni snelle, e consiste nel provocare la rotazione del- far adagiare l’edificio senza causare danni; in questi casi l’edificio (integro, o intagliato a diverse altezze, si procede alla demolizione contenendo il più possibile simultaneamente o quasi all’intaglio di base, da tagli le macerie all’interno del volume di controllo. di accorciamento) rispetto ad un’ideale cerniera mate- rializzata dalla parte rispar- miata della sezione di base. In questo caso l’edificio im- patta su un letto di caduta o direttamente sul suolo con una velocità notevole, tra- sformando in energia cineti- ca la quasi totalità dell’origi- naria energia gravitazionale, e subisce nell’impatto solle- citazioni dinamiche che lo di- Figura 4. Demolizione con esplosivo di edifici multipiano ottenute con la tecnica sintegrano completamente. I del ribaltamento (foto di sinistra) e mediante implosione (foto di destra). 9 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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Appalti Dal 1 luglio 2006 in vigore il nuovo codice 10 Rosario IERARDI Il nuovo Codice degli Appalti (il Codice De Lise) è entrato in vigore l’1 luglio 2006. Non tutte le sue parti entreranno in vigore da tale data, infatti alcuni istituti sono stati rinviati di sette mesi, con un emendamento del Governo alla legge di conversione del D.L. n. 173/2006 (detto mille proroghe). Il Codice si applica solo ai bandi pubblicati dopo la sua entrata in vigore. In assenza di bandi pubblici, la data spartiacque è quella degli inviti a presentare le offerte. Tutte le procedure iniziate prima del primo luglio continueranno quindi con il quadro di regole precedenti. L’art. 1-octies dell’emendamento dispone lo slittamento al 1° febbraio 2007 delle norme del Codice relative a: - centrali di committenza (art. 33 - D. Lgs. n. 163/2006) - divieto di subappalto per l’impresa ausiliaria, in caso di avvalimento (art. 49 - D. Lgs. n. 163/2006) - dialogo competitivo (art. 58 - D. Lgs. n. 163/2006) - accordo quadro nei settori ordinari (art. 59 - D. Lgs. n. 163/2006) - appalto integrato nei settori ordinari (art. 53 commi 2 e 3 - D. Lgs. n. 163/2006) - ampliamento della trattativa privata (artt. 56 e 57 D. Lgs. n. 163/2006) È abrogato, tra i criteri per l’aggiudicazione dei con- tratti, quello relativo alla maggiore entità di lavori e servizi che il general contractor si impegna ad subaffidare a terzi (art. 177, comma 4, lettera f - D. Lgs. n. 163/2006). Tra la data di entrata in vigore della legge di conversione del mille proroghe e il 1° febbraio 2007, agli istituti sopradetti per cui è disposta la proroga si applica la normativa previgente (tra cui la legge Merloni e il relativo regolamento di attuazione). Ma il preannunciato intervento del Ministro Di Pietro sul nuovo testo unico sta seguendo anche la strada di un decreto correttivo: è stato infatti approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, uno schema di decreto che presenta una lunga lista di disposizioni correttive. Sono previste, tra le altre cose, modifiche alla disciplina dei concessionari privati, al meccanismo di controllo delle certificazioni delle SOA da parte dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori pubblici, alle procedure connesse alla VIA, ed è definita la normativa applicabile nel periodo transitorio. Esaminiamo alcune delle principali novità con l’entrata in vigore del nuovo Codice. L'avvalimento - Le Amministrazioni dovranno inserire La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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negli avvisi o nei bandi l’istituto dell'avvalimento. Dovranno quindi consentire in modo esplicito a un'impresa priva dei requisiti di qualificazione di partecipare a una gara (di lavori, servizi o forniture) utilizzando i requisiti di fatturato, organico o attrezzatura prestati da un'altra impresa. Ciò che cambia è la possibilità di inserire nel bando tutte le limitazioni all'avvalimento previste dal Codice. Ad esempio, scatterà la responsabilità in solido tra il concorrente e l'impresa ausiliaria nell'esecuzione del contratto. E ancora: l'avvalimento sarà limitato a una sola impresa per ogni requisito e per ogni categoria di lavorazioni prestate. Questo per evitare che si riesca a raggiungere il totale richiesto attraverso il prestito da parte di una miriade di piccole imprese. L'unica cosa che invece non è ammessa è di inserire nel bando il divieto per l'impresa che presta i requisiti di partecipare alla gara, sia come appaltatore che come subappaltatore. Esclusione automatica delle offerte anomale nelle gare sottosoglia - Sempre nella fase di preparazione dei bandi l'Amministrazione deve decidere se prevedere o no l'esclusione automatica delle offerte anomale nelle gare sotto la soglia europea (5,278 milioni per i lavori, 137.000 per i servizi aggiudicati dalle amministrazioni centrali, 211.000 per gli altri servizi, 422.000 per le forniture). Il Codice rende facoltativo questo meccanismo che dunque va indicato fin dalla preparazione del bando. Allo stesso modo l'amministrazione dovrà pubblicare i bandi sul proprio «profilo di committente», ovvero il sito internet della stazione appaltante stessa. Formazione della commissione giudicatrice nel caso di offerta economicamente più vantaggiosa - Procedendo nelle varie fasi di gestione delle gare, altre significative novità riguardano la formazione della commissione giudicatrice nel caso di offerta economicamente più vantaggiosa. La scelta dei membri non va più fatta per sorteggio ma in via diretta, seguendo però criteri di rotazione tra professori e professionisti esperti della materia. Verifiche sulle offerte risultate anomale - Molto delicata è poi la fase delle verifiche sulle offerte risultate ano- male. Scatta infatti un contraddittorio con l'operatore che si svolge entro termini predefiniti e per lo più solo attraverso osservazioni scritte. La conclusione può comunque essere un ultimo momento di confronto diretto prima di procedere all'esclusione. La progettazione - Dal primo luglio per affidare incarichi sotto i 100.000 euro sarà obbligatorio fare una gara informale chiamando almeno cinque concorrenti mentre prima si ammetteva l'assegnazione semplicemente garantendo il rispetto dei principi comunitari di trasparenza, parità di trattamento, proporzionalità e non discriminazione. Più incerte le procedure per gli incarichi che si collocano tra la soglia dei 100.000 e quella dei 211.000 euro. Da un lato c'è chi ritiene applicabile la vecchia procedura della gara dettata dal Regolamento di attuazione D.P.R. n. 554/99, sfruttando la norma del Codice che salva le parti del Regolamento ritenute compatibili con il Codice stesso. Dall'altro c'è già chi suggerisce di utilizzare la norma che consente affidamenti in economia fino ai 211.000 euro previa preparazione di un regolamento interno all'ente, diminuendo così le garanzie di trasparenza anche rispetto alla fascia di incarichi più bassi. Il punto è che su questo nodo, così come su tutte la valutazione della compatibilità del vecchio Regolamento appalti la responsabilità delle scelte ricade sulle singole stazioni appaltanti. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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Ecomafia e Pubblica Amministrazione Una leggenda metropolitana? Nicola G. GRILLO Il nostro fastidioso e molesto “grillo parlante”, predicatore irriverente in un deserto con troppe poche cattedrali, il sonno della ragione ce l’ha già disturbato chiedendoci sfacciatamente – in un precedente numero di Consulting -: “Ecomafia…. Dove?”. Chiedendolo a noi, a noi che tanto abbiamo faticato per apprendere la dignitosa arte del tacitare la coscienza, del dormire ad occhi aperti magari, quando c’è troppa luce o un rumore eccessivo, nascondendo la testa sotto la sabbia così che l’isolamento possa essere migliore ed assoluto. Irriverente, sì. Irriverente e fastidioso. E quel persistente ronzio ora non mi da’ tregua: Ecomafia…chi? Ecomafia…come? Ecomafia…perché? Ecomafia…da dove? ...Ora che il danno l’ha fatto, ora che le coscienze le ha destate, il grillo si è ritirato in silenzio nella sua rubrica lasciandoci con un irritante senso del dovere nei confronti di una società del suo futuro e della sua salvaguardia… o redenzione. E per salvare e redimere bisogna guardare in faccia le minacce – in tale contesto l’ecomafia - stanarle, affrontarle; bisogna parlare, riflettere, far riflettere. Bisogna capire. E’ un dovere mio e vostro; è un dovere di tutti, che nessuno si ritenga escluso o esonerato! Nessuna scusa, per cortesia; niente alibi o pretesti di immunità civile e civica. Che nessuno dica - liceizzando così il sonno della consapevolezza - “ecologia, ambiente sue aggressioni e sue tutele, discariche… mafia? Che cosa ne posso capire io, fornaio? Che cosa posso farci io muratore, io medico, io commerciante, io operaio? “. Molto possiamo capire, molto possiamo fare tutti noi: non serve avere grandi conoscenze o specializzazioni professionali, basta utilizzare i nostri occhi e guardarci attorno, alzare le orecchie ed ascoltare, basta usare la nostra testa e riflettere per renderci conto di una situazione talmente grave ed all’evidenza di tutti da apparire inverosimile. Basta aprire i giornali o sintonizzarsi sui tele/radiogiornali per leggere, vedere e sentir parlare dei cosiddetti “ecomafiosi”; sapere chi sono è quindi semplice; un altro piccolo sforzo, approfondire la notizia ed usare la logica – quella più semplice ed al contempo più perfetta dell’infanzia – e l’agghiacciante realtà ci colpirà come uno schiaffo in pieno viso: non pochi degli “ecomafiosi” risultano essere in possesso di regolare autorizzazione alla gestione dei rifiuti rilasciata da un pubblico ufficio. Una “peculiarità”, il possesso di regolare autorizzazione, che rende strenuamente arduo per le Forze dell’Ordine smascherarli tempestivamente e combatterli. Come hanno fatto questi signori ad ottenere le necessarie autorizzazioni, magari nell’arco di soli pochi mesi e forse addirittura con una semplice “ordinanza” del commissario di turno? Le hanno falsificate? No. Non sempre perlomeno. Le hanno tirate fuori dal cilindro del mago? Ma noi non crediamo nei maghi, sappiamo che c’è il trucco. E allora come hanno fatto? Come hanno fatto gli ecomafiosi se per un cittadino “normale” rappresenta un’impresa ciclopica ottenere dai competenti uffici della Pubblica Amministrazione l’autorizzazione per la costruzione di un impianto di rifiuti, fossero anche solo semplici rifiuti di tipo recuperabile? Come ci sono riusciti, come continuano a riuscirci se la richiesta di un cittadino “normale” – piccolo sasso lanciato in una montagna per i più aspra e misteriosa – ha l’effetto di procurare una frana travolgente di richieste, rinvii, sospensioni, interruzioni, temporeggiamenti, pareri di competenza, dichiarazioni di incompetenza, rimpalli? Alla fine solo un grande polverone che impedisce un qualsiasi tipo di orientamento. Una sorta di gioco dell’oca - sotto la supervisione di un’unica regia - con scambi “cortesemente” incrociati e re-incrociati, temporeggiamenti, dilazioni… per ritrovarsi dopo anni al punto di partenza. 13 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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hanno marchiato e continuano a bruciare sulla sua pel- le. Chi scrive vuole raccontare di un piccolo impianto di recupero di rifiuti – rifiuti costituiti da carta, plastica, me- talli e similari – che non è riuscito a superare la prelimi- nare Valutazione di Impatto Ambientale a causa dell’as- serita presenza di vincoli d’area. I vincoli vengono posti a tutela dell’ambiente ed in quanto tali da rispettare, per carità! Ma devono essere rispettati da tutti. Allora com’è possibile che a pochi metri di distanza sorge ed è in funzione – quindi, è stato autorizzata – una discarica di notevoli dimensioni per rifiuti solidi urbani? I vincoli sono ambientali, quindi ad res, legati all’ambiente, e se in una data area inibiscono l’esercizio di un piccolo im- pianto di recupero di rifiuti costituiti da carta, plastica etc. a maggior ragione dovrebbero, ops avrebbero do- 14 A meno che… A meno che non si conosce il trucco, vuto, inibire l’esercizio di un’assai grande discarica di ri- non si possiede la bacchetta magica, a meno che non si fiuti solidi! Dov’è l’impasse? Forse i vincoli non sono ad è a conoscenza della parola d’ordine. res bensì ad personam? Chi scrive non vuole conoscere il trucco né la parola No, non vi illudete, non finisce qui il mio racconto. d’ordine, e non ha la bacchetta magica. Aprite gli occhi e cominciate a vedere anche voi, tanti Chi scrive è un cittadino “normale” che ha pagato e sono ancora i casi come quelli di impianti già in funzio- continua a pagare sulla propria pelle, e non solo come ne – quindi regolarmente autorizzati – per i quali, in se- professionista, le conseguenze aberranti di questo mo- de di rinnovo della medesima autorizzazione, vengono do di operare. richieste nuove indagini, nuove verifiche, nuovi ap- Chi scrive nel 1990 ha presentato richiesta di autoriz- profondimenti ovvero valutazioni: indagini verifiche va- zazione alla gestione dei rifiuti, quella stessa autorizza- lutazioni e approfondimenti snaturati nella loro funzio- zione che i cosiddetti “ecomafiosi” ottengono in tempo ne preventiva se richiesti in sede di rinnovo, eppure in reale. Ebbene, ad oggi da quel lontano 1990 sono pas- tale sede richiesti. sati 16 anni, ad oggi il procedimento di rilascio della ri- Una domanda, un’ultima domanda, dovuta e dovero- chiesta autorizzazione è ancora in itinere grazie a quel- sa: come fanno gli “ecomafiosi” ad ottenere l’autorizza- l’unica regia che tanto si diverte con il gioco dell’oca: zione alla gestione dei rifiuti, spesso in tempi strettissi- ogni qualvolta sembra stia per concludersi, la pratica mi? Qual è il trucco, quale la parola d’ordine? E viene “rispedita” al punto di partenza grazie ad abili di- soprattutto, chi ce l’ha la bacchetta magica, gli “ecoma- sfacimenti di quanto positivamente compiuto da un uf- fiosi” stessi o quegli uffici che hanno loro rilasciato l’au- ficio ad opera di altro ufficio, o peggio altro singolo fun- torizzazione? Oppure entrambi? Come mai gli impren- zionario, altro consulente esterno. Una sorta di gioco ditori onesti spesso fanno tanta fatica ad ottenere le dei ruoli all’interno del gioco dell’oca dove ogni ruolo medesime autorizzazioni? ha competenze distinte, conoscenze distinte, pareri di- Non ci addormentiamo di nuovo; il “grillo parlante” di stinti, e diversi,… ed ovviamente responsabilità distinte. Consulting è sempre all’erta, manteniamo ben desto Chi scrive vuole continuare a raccontare fatti che lo anche il nostro! La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06

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Ozono Morbilità, mortalità e prevenzione Aldo DI GIULIO L’ozono (O3) è un gas presente in elevata concentrazione nella stratosfera, principalmente fra 15 e 40 Km di altezza. L’ozono stratosferico si forma per dissociazione fotochimica dell’ossigeno atmosferico causata dalla componente ultravioletta delle radiazioni solari. La presenza della ben nota fascia di ozono stratosferico è essenziale alla vita sulla terra, in quanto assorbe le radiazioni ultraviolette a maggiore energia che avrebbero effetti negativi sui tessuti viventi di piante e animali. Ciò sta a fondamento della costante preoccupazione che l’uomo pone sul cosiddetto “buco dell’ozono”: la riduzione cioè della fascia protettiva di O3 nella stratosfera determinata dalle attività antropogenetiche dell’uomo con l’immissione nell’atmosfera di clorofluorocarburi (CFC) che aggrediscono l’ozono. Nella fase bassa dell’atmosfera, quella in prossimità della crosta terrestre, denominata troposfera, le concentrazioni dell’ozono sono più basse. Nella troposfera, che rappresenta quel sottile strato di atmosfera che si estende per 10 Km in altezza, avvengono tutti i processi chimico-fisici e biologici che influenzano la vita sulla terra. La presenza di ozono nella troposfera è determinata: - dal trasporto verso il basso di aria stratosferica, attraverso il fenomeno di intrusioni meteorologiche; - dalla produzione di ozono direttamente nella troposfera per reazione fotochimica del biossido di azoto. Per quest’ultimo aspetto, la scissione della molecola NO2 avviene attraverso la radiazione solare, hv, di lunghezza d’onda inferiore a 430 nm, in monossido di azoto, NO, ed ossigeno atomico (O), NO2 + hv = NO + O seguita dalle reazioni1: O + O2 –> O3 ; O3 + NO = NO2 + O2 Nella troposfera sono presenti anche radicali organici (RO2) e sostanze organiche volatili (SOV) che intervengono anch’essi nel ciclo di produzione dell’ozono, attraverso le seguenti reazioni: NO + RO2 –> NO2 + RO NO2 + SOV + hv = O3 + altri prodotti secondari. Meccanismo d’azione I principali effetti dell’ozono si evidenziano a carico delle vie respiratorie dove si ha l’induzione di una risposta infiammatoria ed alterazione della permeabilità sia degli epiteli di rivestimento sia degli endoteli muscolari. L’insieme di queste alterazioni determina una riduzione della funzione polmonare, la comparsa di iperattività bronchiale fino alla possibile comparsa di edema polmonare. L’individuazione di una risposta infiammatoria in seguito ad esposizione di O3 è indicata da vari studi sperimentali. Dopo l’esposizione ad O3 è stata dimostrata la presenza nel liquido di lavaggio nasale e bronchiale sia di elevate quantità di granulociti neutrofili che di vari mediatori della flogosi come prostoglandine e interluchine (prostoglandine-E2 ed interluchina).2 In particolare alcuni autori ritengono che tale gas eserciti una reazione flogistica attraverso tre meccanismi: a) modificazione della permeabilità cellulare per fenomeni di preossidazione dei lipidi di membrana; b)alterazione della permeabilità delle vie respiratorie per azione distruttiva sui componenti citoscheletrici cellulari; c) rilascio da parte delle cellule epiteliali ed endoteliali del microcircolo alveolare di vari mediatori pro-infiammatori (citochine, fibronectina fattore attivante le piastrine, vari metabolici dell’acido arachidonico). Altri autori, invece, non ritengono che le concentrazioni di ozono che si determinano, dopo inalazione, a livello delle vie aeree inferiori, siano sufficienti a determinare un danno diretto sulle mucose respiratorie. È stato ipotizzato che a basse concentrazioni l’ozono potrebbe modificare, per fenomeni di ossidazione, i componenti molecolari del sottile strato di muco che riveste le vie respiratorie con conseguente alterazione della sua viscosità (modificazioni qualitative delle glicoproteine del muco, fenomeni di ipersecrezione delle * Arpa Lazio, laboratorio di inquinamento atmosferico La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 4 · luglio-agosto 06 15

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