Consulting 03_2006

 

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edizione maggio - giugno

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - Prezzo per copia € 10,00 Anno 4 - nº 3 • maggio-giugno 2006 La rivista del consulente d’azienda Speciale La fitorimediazione L’impiego delle piante per il recupero delle aree inquinate Fonti di energia Meglio il solare IImmppiiaannttii ffoottoovvoollttaaiiccii II ccrriitteerrii ddii aallllaacccciiaammeennttoo aallllaa rreettee BBTT ddii ddiissttrriibbuuzziioonnee

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n. 3 abbonamenti annuali: € 120,00 Per n. 5 abbonamenti annuali: € 200,00 € 100,00 € 160,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2006 Per nº 1 abbonamento annuale: € 40,00 - Singoli numeri: € 10,00 - Numeri arretrati: € 12,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca di Roma n° 1452/54 intestato a Geva S.r.l. ABI: 3002.3 - CAB: 03268 - CIN: D Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Cognome/Nome Società Via/Piazza Città Sito web Tel. Firma Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. P.I./C.F. Cap E.mail Fax Prov. Cell. Data

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei,54 - 00147 Roma Tel./fax:06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail:info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica:José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa:New Graphic - Roma; Tiratura:3000 copie; Chiuso in Tipografia il: giugno 2006 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L.353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co.1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento,le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art.10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l.,se non diversamente indicato.Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità,l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi (Italia): € 40,00 Singoli numeri: € 10,00 Numeri arretrati: € 12,00 Per le aziende: - n.3 Abbonamenti contestuali annuali: € 100,00 - n.5 Abbonamenti contestuali annuali: € 160,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n.33203746, CAB 03200, ABI 7601 intestato a: Geva S.r.l. - Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma 2) Bonifico su c/c bancario intestato a: Geva S.r.l., Banca di Roma ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/c nº 1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via email,con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l.,almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art.74, lettera c), del D.P.R.26 ottobre 1972, nº 633 e del D.M.9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto nº 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture.Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Speciale La fitorimediazione L’impiego delle piante per il recupero delle aree inquinate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Fonti di energia Meglio il solare Traduzione di Maria Teresa LACCHETTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 10 Opere pubbliche La condotta dei lavori da parte dell’impresa Rosario IERARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 13 Fosse biologiche e collettori fognari I rischi professionali Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 15 Autorità di Bacino del Tevere Un’Istituzione in… PIENA attività Intervista con Carlo FERRANTI a cura di Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . Pag. 18 Greenergy Impianti fotovoltaici I criteri di allacciamento alla rete BT di distribuzione Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 23 L’acqua nel territorio Reatino Da problema a risorsa Lorenzo NECCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 27 Professioni verdi L’energy manager . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 La procedura di prevenzione incendi per attività soggette ai controlli del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Tiziana DE NUNZIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 38 Dalle associazioni Pag. 40 Il grillo parlante nte . . . . . . . . . . . . . .Pag. 41 Ultima pagina Pag. 41 Pag. 42 3 Sommario

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Editoriale Editoriale Vorrei parlarvi di un tema che ritengo sia di viva ed universale attualità: il mondo del lavoro. Lo farò cercando di spostare, per una volta, il punto di vista dalla parte del datore di lavoro, che si è guadagnato negli anni una nomea non sempre o non del tutto veritiera. (De)merito, probabilmente, di qualche manager profittatore e arrivista, quasi sempre in carica nelle grandi aziende. Non è giusto, però, da parte dei lavoratori, attribuire a tutti i capi le stesse caratteristiche, inserendoli in un’unica scatola nera con l’etichetta “Datore di lavoro, trattare con diffidenza, evitare qualsiasi contatto umano extra-lavorativo, cercare di rendergli la vita difficile perché guadagna già un sacco di soldi sulla loro pelle, etc etc...”. Questo sarebbe senz’altro il modo più efficace per trasformare il posto di lavoro in una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi momento, magari per un banalissimo pretesto o per un’incomprensione che in altra situazione sarebbe stata facilmente superabile. Come fare per trovare la via d’uscita da questo tunnel? A mio parere, la soluzione è semplice, tanto da poter fare a meno dell’intervento di autorevoli Giuslavoristi o altri Consulenti del Lavoro: basterebbe che qualche volta il collaboratore vedesse il proprio datore di lavoro come un uomo che vive, come tutti, i suoi problemi, le sue incertezze, il carico delle proprie responsabilità, che generalmente superano di gran lunga quelle dei dipendenti perché se non “tira lui avanti la baracca” non c’è nessun altro a sostituirlo, anzi, nel malaugurato caso di un errore o un fallimento, si alza il rimprovero di coloro che devono rinunciare per colpa sua agli stipendi. Pensiamoci ogni tanto: il principale, spesso da solo, è chiamato, per la sua posizione, a fronteggiare più avversità e rispettare scadenze improrogabili - non ultima quella delle retribuzioni - che lo costringono a rinunciare a tanti benefici propri invece di chi, una volta timbrato il cartellino, è libero di fare ciò che vuole. Riflettiamo anche su questo fatto: lo stipendio del dipendente è acquisito, una volta percepito diventa un bene inalienabile; per un imprenditore, invece, il reddito rimane sempre e costantemente a rischio, potendo essere intaccato a causa di un imprevisto, un’intuizione sbagliata o un qualsiasi evento sfortunato. Aggiungiamo un’altra cosa. Un titolare d’impresa corretto ha sempre un certo “peso” sulla propria coscienza, anche in situazioni che potrebbero essere definite “ludiche o di svago”. Sa che se vuole acquistare una qualsiasi cosa che gli piace e non ha liquidità a disposizione, non potrà fare affidamento “sullo stipendio del prossimo mese” anzi, esattamente all’opposto, dovrà pensarci una, dieci, mille volte perché non sa se poi potrà pagare gli stipendi del prossimo mese. Quanto detto è tanto più vero quanto più l’azienda ha i connotati di una piccola o media impresa, il che vale a dire, nel nostro Paese, quasi sempre. È qui che, con dei piccoli sforzi, si potrebbe instaurare un rapporto più costruttivo fra dipendenti e superiori o, meglio, fra collaboratori e manager, mantenendo certo il rispetto dei ruoli, ma senza più creare una demarcazione, una differenza di casta fra gli uni e gli altri che ormai è solo un residuo del passato. Gli stessi collaboratori, grazie al dialogo e al supporto di chi assegna loro gli incarichi, acquisirebbero maggior consapevolezza della loro funzione all’interno dell’azienda, cercando di coordinare il loro impegno verso il raggiungimento dell’obiettivo comune: competitività e disponibilità economica per reinvestimenti da una parte, stipendio e realizzazione professionale dall’altra. Meglio che dissipare forze, tempo e risorse per erigere barricate o fomentare conflitti sociali, non vi pare? È tempo di flessibilità, molti la vedono come una minaccia, alcuni come un’opportunità. Perché non preferiamo la seconda scelta e non cerchiamo di fare del nostro meglio per concretizzarla? Basterebbero un po’ di fiducia, di apertura e – ma sì – di comprensione in più verso chi conduce (correttamente) l’impresa insieme, ovviamente, a tanta voglia di dare ciascuno il suo contributo. D’altronde si dice che chi è in sospetto è in difetto… 5 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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La fitorimediazione L’impiego delle piante per il recupero delle aree inquinate 6 Con il termine fitorimediazione si definisce l’uso di piante per l’estrazione e/o detossificazione di sostanze inquinanti. I principali agenti inquinanti del terreno si possono dividere in due grandi gruppi: i composti organici ed i composti inorganici. Prendendo spunto dall’esperienza americana e da quella anglosassone si è avviato un progetto di studio, accompagnato da una serie di sperimentazioni, fino a giungere alla messa a punto di una tecnica che è allo stesso tempo economica, ecologica e, col solo apparente svantaggio di tempi un po’ più lunghi per la bonifica, offre i vantaggi di una valorizzazione estetica del paesaggio e della creazione di un ecosistema capace di promuovere la biodiversità. Il rallentamento del processo di bonifica, in realtà è solo uno svantaggio apparente, in quanto i tempi più lunghi sono garanzia di monitoraggio costante e presenza operativa sul territorio. Inoltre, a parità di cifra stanziata, si ha la possibilità di bonificare circa il doppio dei siti recuperati con altre tecniche. Le piante sono in grado di effettuare azioni di decontaminazione secondo il tipo e le proprietà dell’inquinante considerato. La caratterizzazione specifica di ogni luogo inquinato richiede un approfondito studio di fattibilità, dopo il quale si può individuare l’appropriata strategia agronomica fitorimediativa d’intervento. Le condizioni del terreno devono essere idonee alla crescita delle specie utilizzate; in alcuni casi si può preparare il terreno utilizzando ammendanti o altri trattamenti spe- ciali. Nello studio del suolo, in previsione di un’azione fitorimediante, vanno attentamente valutati il livello di concentrazione dell’inquinate e l’eventuale presenza di altri composti dei quali sia stata accertata la fitotossicità. Tra le caratteristiche del terreno saranno valutate la struttura, la tessitura, il pH, la concentrazione di sodio, la salinità ed il potenziale d’irrigazione. La selezione delle specie vegetali è legata alla profondità del sottosuolo alla quale si trova il contaminante; lo confermano diverse ricerche che hanno mostrato i benefici ottenuti durante la decontaminazione della parte superficiale di suoli effettuata con numerose specie erbacee ed arboree capaci di sviluppare vasti sistemi radicali. Le strategie e le tecniche di fitorimediazione operano una bonifica non invasiva, conveniente anche per superfici estese grazie anche ai minori costi di manutenzione. Un esempio di applicazione L’impiego di ibridi di pioppo Grazie alla sua facilità nel formare ibridi, il pioppo è stato incrociato per decenni con l’obiettivo di massimizzarne la crescita e quindi la resa per l’industria della carta o per la produzione di energia. Inoltre, i pioppi estendono molto in profondità le loro radici e, anche per questo, riescono a pompare e depurare l’acqua con grande efficienza, tanto che ad essi è valsa la definizione - nell’ambito della fitorimediazione - di “sistema di pompaggio e depurazione ad energia solare”. La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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Efficienza di pompaggio di un ibrido di pioppo Stagione vegetativa 1 2 3 4 5 Media di 5 anni Assorbimento d’acqua (litri/ettaro) 437.545 2.990.350 8.329.440 9.957.364 21.845.073 8.712.291 Negli ultimi anni, viste tali caratteristiche in abbinamento all’alto tasso di evapotraspirazione, i pioppi si sono rivelati ideali come piante da fitorimediazione. Il genere Populus, della famiglia delle Salicaceae, include all’incirca trenta specie, distribuite uniformemente nell’emisfero settentrionale. Inoltre, ha la capacità di ibridarsi sia in condizioni naturali sia attraverso programmi di incrocio controllato producendo numerosi nuovi genotipi con caratteristiche di pregio. Fra i vantaggi derivanti dall’uso degli ibridi di pioppo per la fitorimediazione si possono elencare: - crescita veloce (3-5 metri/anno); - alti tassi di traspirazione (100 litri/giorno in piante di 5 anni); - utilizzo integrato per la produzione della carta o di energia (da biomassa); - longevità (25-30 anni); - facilità di propagazione per talea; - capacità di ricrescita anche dopo il taglio alla base; - non appartenenza alla catena alimentare. Il miglioramento della qualità dell’aria nelle grandi città In città l’inquinamento atmosferico è un problema concreto, con ripercussioni gravi sulla salute umana; il ruolo che gli alberi svolgono nella purificazione dell’aria risulta perciò di grande valore. I più importanti inquinanti primari, liberati cioè nell’ambiente come tali, sono emessi nel corso dei processi di combustione di qualsiasi natura e sono rappresentati dal monossido e biossido di carbonio (CO e CO2), dagli ossidi di azoto (principalmente sottoforma di monossido di azoto, NO), dalle polveri e dagli idrocarburi incombusti. Nel caso in cui i combustibili contengano anche zolfo, si ha inoltre emissione di anidride solforosa (SO2). Tra gli inquinanti secondari è da citare l’ozono (O3), che si forma a partire da molti inquinanti primari, e quindi, in senso lato, dal traffico automobilistico, dai processi di combustione, ecc. L’azione delle piante nei confronti degli inquinanti gassosi (CO2, NO, CO, SO2, O3), si può sviluppare attraverso 3 distinti meccanismi a livello sia delle foglie che, in generale dei differenti tessuti vegetali: - assorbimento e neutralizzazione dei composti a livello superficiale; - immagazzinamento e conseguente neutralizzazione nei tessuti cellulari; - metabolizzazione ed utilizzazione ad opera delle piante. Il particolato atmosferico Comprende anche le polveri e costituisce un problema frequente in ambiente urbano, tanto che spesso vengono stabiliti blocchi del traffico per ridurne l’incidenza. Esso è costituito da sostanze di origine diversa allo stato solido o liquido (sabbia, sali, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze silicee di varia natura, sostanze vegetali, composti metallici, elementi come il carbonio o il piombo, ecc) che derivano da processi di combustione e da prodotti di reazione dei gas e che, a causa delle loro dimensioni ridotte, rimangono sospese nell’atmosfera per un tempo variabile. Le polveri PM10 rappresentano il particolato che ha un diametro inferiore a 10 micron e vengono anche dette polveri inalabili perché sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe). En- tro i limiti di resistenza fisiologica le piante sono in grado di svolgere un’azione filtrante nei confronti del particolato intercettandolo in diversi modi: per sedimentazione delle particelle più grossolane; per impatto sotto l’influenza di correnti d’aria; per deposizione attraverso precipitazioni. L’azione della vegetazione varia in funzione delle dimensioni e delle caratteristiche delle superfici intercettanti, e delle caratteristiche microclimatiche (umidità, correnti d’aria ecc.) che si vengono a creare in prossimità della pianta. In linea generale, si può affermare che i risultati migliori si ottengono utilizzando piante con numerosi rami, dal fogliame abbondante e ruvido, ma si deve considerare anche che la presenza di peluria, cere e superfici bagnate migliora l’efficienza complessiva della raccolta. Le piante a foglia caduca continuano ad intercettare le particelle, che si depositano sul fusto e sui rami, anche d’inverno. Le piante, inoltre, abbattono drasticamente la quantità dei metalli pesanti presenti nell’atmosfera, sequestrandoli ed impedendo la loro diffusione nell’ambiente urbano. L’efficienza decontaminante della vegetazione è direttamente proporzionale alla superficie delle piante. Gli alberi, soprattutto se ricchi di foglie, se opportunamente disposti, in viali o alberate, svolgono un ruolo insuperabile nella rimozione dall’aria dei metalli pesanti e delle polveri. L’utilizzo di piante opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta trovando un’ importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti prodotte dagli inceneritori di rifiuti urbani. La Provincia di Firenze, per esempio, in concomitanza con la decisione di costruire un nuovo inceneritore, ha commissionato uno studio per la creazione di una zona arborea dimensionata in modo da ridurre a zero le emissioni inquinanti dell’impianto. Una soluzione di questo tipo, a fronte di costi pari ad una minima percentuale del costo dell’impianto, elimina definitivamente il problema delle emissioni pericolose, facendolo in maniera ecosostenibile (in pratica con la creazione di un parco) e, cosa non meno importante, con piena soddisfazione della cittadinanza. 7 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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8 Le due specie di pioppo più utilizzate sono il Populus deltoides ad il Populus trichocarpa. Gli ibridi deltoides x trichocarpa presentano foglie che sono all’incirca 4 volte più grandi delle foglie delle specie genitrici. Questa caratteristica migliora la performance fitorimediativa della pianta in quanto, ad un aumento della superficie fogliare, corrisponde un proporzionale incremento dell’evapotraspirazione potenziale. Un altro incrocio adottato frequentemente nella fitorimediazione è il P. deltoides x P. nigra. La fitorimediazione degli inquinanti organici nei suoli La straordinaria capacità delle piante, superiore a quella di qualunque altro organismo vivente, di trasformare, sintetizzare, riarrangiare e detossificare i più complessi composti organici (es. carboidrati complessi come la cellulosa e la lignina, flavonoidi, composti aromatici, acidi grassi, isoprenoidi, steroidi, carotenoidi, ormoni vegetali), fa ritenere che le possibilità di biodegradazione di inquinanti organici possano avere, nelle piante, potenzialità enormi. Prerequisiti essenziali perché la fitorimediazione di composti organici abbia successo è che il contaminante sia biologicamente disponibile per l’assorbimento ed il metabolismo da parte della pianta o della rizosfera (radici). La biodisponibilità dipende dal tipo di suolo (quantità di sostanza organica, pH, contenuto in argilla ecc.), dal tipo di contaminante e dal tempo di contaminazione del terreno (età dell’inquinamento). Le normali procedure analitiche non consentono di stimare in maniera attendibile la biodegradabilità di un composto organico. Il contaminante può essere biodegradabile e tuttavia l’età dell’inquinamento o la composizione del suolo possono rendere il composto difficilmente disponibile. È evidente che composti difficilmente aggredibili dai microbi o saldamente legati alle particelle del suolo sono candidati poco promettenti per la fitorimediazione. D’altro canto se questi stessi contaminanti mantengono la refrattarietà all’interazione anche con altri orga- nismi (erbivori, artropodi, ecc.), non si muovono facilmente e non sono facilmente assorbiti nel tratto gastrointestinale umano, potrebbero essere sottoposti ad un altro trattamento, detto fitostabilizzazione. La fitorimediazione dei contaminanti organici è stata finora utilizzata soprattutto per tre classi di contaminanti: i solventi clorurati (1,1,2-tricloroetano, tricloroetilene, PCE, ecc.), gli esplosivi (come il trinitrotoluene, TNT, o la nitroglicerina) e gli idrocarburi. La ricerca continua a progredire, al punto che si registrano recenti successi nel trattamento delle diossine e le sostanze tossiche trattabili sono in costante aumento. Si ringraziano la Società ECOFITOMED (www.ecofitomed.com) ed il professor Stefano Mancuso (associato presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze) per aver gentilmente fornito il materiale dal quale è stato tratto l’articolo. La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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Fonti rinnovabili Meglio il solare 10 Traduzione di Maria Teresa LACCHETTI Il panorama delle fonti di energia è oggigiorno più ricco e conosciuto rispetto a qualche anno fa. Il susseguirsi di numerosi studi, ricerche e sperimentazioni ha portato risultati concreti, contribuendo a migliorare l’analisi delle fonti di energia dal punto di vista della redditività e dell’eco-compatibilità. Tanto per fare un esempio, il modello analitico LCA (Life Cycle Analysis, o analisi del ciclo di vita) e il Bilancio Ambientale sono solo due dei tanti nuovi strumenti messi a disposizione di tecnici, esperti e consulenti interessati ad una gestione ottimale delle risorse energetiche. Il presente articolo, tuttavia, senza la pretesa di avere un “taglio” scientifico, vuole semplicemente evidenziare, una volta di più, quali sono i vantaggi derivanti dallo sfruttamento dell’energia solare, prendendo in esame e confrontando tra loro alcune caratteristiche delle diverse fonti, rinnovabili e non. Approvvigionamento La maggioranza delle fonti non rinnovabili è di origine organica fossile (idrocarburi, carbone), stoccata in tempi geologici nel sottosuolo e sempre meno accessibile, a causa del rapido depauperamento dei giacimenti disponibili. Stesso discorso si potrebbe fare per le fonti radioattive, comunque presenti sulla Terra in quantità limitate. La tendenza, al netto dei nuovi ritrovamenti, segna una diminuzione della capacità di approvvigionamento, con il rischio annesso di conflitti a causa della critica situazione politica in cui si trovano numerosi Pae- si proprietari delle riserve principali. Per quel che riguarda le fonti alternative, l’energia eolica è caratterizzata da un’intrinseca discontinuità, dovuta a fattori climatici ed ambientali, mentre l’idroelettrica e la geotermica sono notevolmente più regolari, ancorché dislocate disomogeneamente sul territorio, così come le biomasse (legno), che inoltre richiedono spesso notevoli interventi di prelievo e trasporto. L’energia solare è, dal canto suo, praticamente universale, essendo l’irraggiamento pressoché costante su un ampio range di latitudini. Nelle zone temperate si risente di una certa stagionalità, con tempi di insolazione ridotti durante l’inverno, ma la media annuale si mantiene su valori di tutto rispetto. Sicurezza I rischi derivanti dal verificarsi di incidenti alle centrali nucleari sono ormai noti e temuti da tutti. Le fonti non rinnovabili fossili organiche, invece, sono contraddistinte da un fattore di rischio sia durante le fasi estrattive sia durante lo stoccaggio ed il trasporto, soprattutto per incendi e, nel caso dei gas, esplosioni. Le fonti di energia idroelettrica, geotermica e da maree non presentano particolari pericoli, salvo usare gli accorgimenti necessari per mantenere in sicurezza le strutture e gli impianti. I pannelli fotovoltaici sono assolutamente sicuri e, una volta installati correttamente, non danno nessun problema, richiedendo solamente un ordinario programma di manutenzione. Si può aggiungere che l’energia solare, di tutte le fonti fin qui citate, è l’unica a non avere virtualmente zone di rispetto soggette a ri- La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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schi di sorta, al contrario, ad esempio, di un reattore nucleare che, in caso di catastrofe, potrebbe coinvolgere esseri umani distanti anche centinaia di chilometri. Impatto ambientale Per impatto ambientale, in questa sede, si deve intendere il bilancio complessivo derivante da tutte le attività connesse alla gestione dell’energia. Premesso che non esiste, di fatto, una fonte ad impatto zero, si può fare una classificazione qualitativa delle diverse sorgenti, distinguendo: - il contributo dovuto all’approvvigionamento dell’energia o della materia prima dalla quale ottenere energia; - il contributo dato dalla fabbricazione e dall’installazione degli impianti atti alla produzione/conversione di energia; - il contributo dovuto al trasporto dell’energia fino alla destinazione d’utilizzo; - il contributo dato dallo sfruttamento dell’energia prodotta. Energia nucleare E’ senza dubbio la fonte meno indicata dal punto di vista produttivo, a causa dell’elevatissima pericolosità propria delle scorie radioattive in output dall’impianto, che devono essere stoccate in luoghi sicuri – se ne esistono – ed hanno un tempo di decadimento lunghissimo, dell’ordine delle decine di migliaia di anni. Per quel che riguarda la materia prima (uranio ed elementi affini), scarsa ed in via di depauperamento, le fasi di estrazione saranno tendenzialmente sempre più difficoltose ed invasive. Il trasporto di energia non ha costi ambientali trascurabili, considerando il fatto che, per motivi di sicurezza, le centrali nucleari devono essere site in posti isolati e distanti da grandi centri abitati, che sono i principali fruitori. so trovandosi, quest’ultimo, in miniere superficiali e richiedendo modalità di trasporto più semplici e sicure. Tutti i combustibili fossili, invariabilmente ed ineluttabilmente, sono i maggiori responsabili dell’emissione dei cosiddetti gas serra, CO2 in primis. Inoltre, l’utilizzo di gasoli e benzine per autotrazione causa gravi problemi di inquinamento atmosferico nelle città (particolato, piogge acide, NOx, etc.). Biomasse Se adeguatamente sfruttate, le biomasse sono una valida risorsa energetica rinnovabile, avente un basso impatto ambientale complessivo, a patto che il tasso di prelievo sia tale da permettere un rimboschimento sufficiente a compensare gli effetti negativi dati dalle fasi di trasporto e, soprattutto, di produzione dell’energia (specialmente in termini di emissioni di gas serra). Sono da valutare attentamente le alterazioni degli equilibri ecologici indotte da abbattimenti e rimboschimenti, tanto più quanto maggiore è l’estensione dell’area boschiva coinvolta. Idroelettrica L’energia idroelettrica è “abbastanza pulita” per quel che concerne gli impatti da approvvigionamento e trasporto, con la pecca di prevedere delle centrali a volte molto invasive nei confronti del sistema idrografico nel quale vengono inserite, arrivando a sconvolgere ecosistemi montani di grande pregio. Una parziale soluzione proviene dall’adozione del “mini-idroelettrico”, che sviluppa potenze inferiori a fronte di dimensioni e alterazioni ambientali di minore entità. In tal caso, tuttavia, occorrerebbe una rete costituita da tante mini centrali dislocate più o meno uniformemente sul territorio, cosa non sempre possibile a causa della naturale disomogeneità geomorfologica delle diverse zone. Combustibili fossili L’approvvigionamento del petrolio e del gas naturale diventerà mano a mano più “esoso” dal punto di vista ambientale, aggredendo territori e sottosuoli a profondità crescenti oppure aree di alto valore naturalistico (si pensi alle notevoli discussioni di carattere etico suscitate dalla recente scoperta di un ricco giacimento nell’est del Canada, nel pieno di un’area protetta da vincoli governativi, ora scricchiolanti e vacillanti). Le falde idriche presenti nelle zone estrattive perdono inevitabilmente le loro qualità originarie a causa di rimescolamenti e infiltrazioni di greggio. I rifiuti provenienti dalle terre di scavo e di perforazione hanno alti tenori di idrocarburi e richiedono elevati costi di stoccaggio e trattamento. Il trasporto via mare dei combustibili fossili è soggetto al rischio di incidenti navali, dalle conseguenze potenzialmente molto gravi per gli ecosistemi acquatici coinvolti. Per il carbone il discorso è simile, anche se meno gravo- Geotermica L’energia geotermica proviene dal sottosuolo, trasportata da vapore ad alta temperatura, senza nessun tipo d’impatto ambientale provocato dall’uomo. Le centrali, poste in prossimità delle venute di vapore, captano il calore e lo convertono in energia elettrica. Quando gli impianti sono vicini ad altre centrali termoelettriche non ci sono problemi di trasporto dell’energia, essendo a disposizione le reti preesistenti, altrimenti occorrono delle condutture ad hoc, da inserire nel conteggio dei costi ambientali. Maree Lo sfruttamento dell’energia di marea avviene attraverso impianti dedicati, posti nelle zone costiere caratterizzate dal maggior differenziale di livello del mare. Tali impianti non hanno un impatto particolare sull’ambiente circostante, purché siano di dimensioni contenute, altri- 11 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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menti possono causare o accelerare i fenomeni di ero- totale. L’analisi a lungo termine, tuttavia, prevede un ri- sione della costa, o alterare i processi di sedimentazione corso decrescente a questa fonte a favore di fonti alter- sui fondali marini. La soluzione a questo tipo di proble- native, come l’eolica, le biomasse, la geotermica e il foto- ma è data dall’utilizzo di impianti off-shore, più lontani voltaico. Di queste, però, dati alla mano, solo l’energia dalla costa, che però richiedono maggiori costi di tra- fotovoltaica sarebbe davvero in grado di fornire l’intero sporto dell’energia. quantitativo di energia richiesta, anche includendo le proiezioni al rialzo della domanda energetica da parte Eolica dei Paesi in via di sviluppo. Tanto per rendere l’idea, rive- Le grandi pale azionate dal vento, purtroppo, sono tut- stendo di pannelli solari un’area di circa 150 mila km2, tora molto rumorose, causando un inquinamento acu- pari a neanche metà dell’estensione dell’Italia, si pro- stico non ben tollerato dalle persone che vivono nelle durrebbe tutta l’energia elettrica attualmente necessa- vicinanze delle centrali eoliche. Questo grave handicap ria.“Spalmando” tale superficie su tetti e strutture in mo- penalizza fortemente l’eolica, in quanto ne inibisce lo do omogeneo, salvo operare delle maggiori sfruttamento ad opera di piccole comunità, che sono il concentrazioni ove occorresse, si risolverebbe qualsiasi target ideale, per arrivare al quale non si rende necessa- esigenza energetica, dalla grande alla piccolissima sca- 12 rio creare lunghe linee di elettrodotti. Un altro svantag- la. Va sfatato anche il luogo comune che l’energia solare gio, a detta di molti, è il “consumo” a carattere estensivo è “a bassa densità”, se si pensa che – mediamente - l’ir- di territorio, necessario per la collocazione dei genera- raggiamento solare fornisce circa 1 kW/m2, valore sicu- tori ad elica e non riutilizzabile in altri modi. ramente molto più alto di quelli registrati dai generatori eolici o, ad esempio, dalla geotermia (0,0063 W/m2). Ad Fotovoltaico oggi, la penalizzazione maggiore del fotovoltaico è data L’energia solare è prodotta in luogo remoto (il Sole, ap- da un non eccellente rendimento della conversione in punto) ed è autotrasportata fino a noi senza nessuno energia elettrica; problema che è di certo comune a sforzo. L’unico intervento dell’uomo consiste nella fab- molte altre fonti energetiche, fra cui soprattutto quelle bricazione e nella successiva installazione di un impian- che producono/convertono energia mediante combu- to di captazione (i pannelli) dell’energia, da posizionare stione. nei pressi del luogo o dell’attrezzatura interessata. Spes- so non è neanche necessario occupare nuovo terreno, Conclusioni in quanto è adatto allo scopo il tetto dello stesso edifi- Alla luce di quanto esposto, si trova più di un valido mo- cio o della stessa azienda da alimentare. La durata me- tivo per preferire il solare tra tutte le fonti disponibili,. È dia di un pannello fotovoltaico (20 - 25 anni) è tale da doveroso riconoscere ad altre fonti alternative di avere ammortizzare adeguatamente i costi (ambientali e non) pregi non trascurabili, da poter sfruttare magari in siner- iniziali di produzione e quelli d’esercizio. Sarà decisivo gia con il fotovoltaico. mettere a punto un idoneo processo di trattamento e È comunque innegabile che in futuro l’umanità non po- smaltimento dei pannelli esausti (per il quale sono in fa- trà prescindere da una gestione di tipo integrato del l’e- se di studio diversi sistemi). nergia, capace di soddisfare contemporaneamente qual- siasi esigenza. In quest’ottica, saranno fondamentali le Prestazioni energetiche scoperte e le innovazioni tecnologiche in grado di armo- Su scala mondiale, i combustibili fossili la fanno da pa- nizzare le diverse metodologie e di incrementarne l’effi- drone, soddisfacendo l’80% del fabbisogno energetico cienza, l’eco-sostenibilità ed il grado di interconnessione. La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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Opere pubbliche La condotta dei lavori da parte dell’impresa Rosario IERARDI L'appaltatore che non conduce i lavori personalmente deve conferire mandato con rappresentanza a persona fornita dei requisiti d'idoneità tecnici e morali, per l'esercizio delle attività necessarie per la esecuzione dei lavori a norma del contratto. L'appaltatore rimane sempre responsabile dell'operato del suo rappresentante. Il mandato deve essere conferito per atto pubblico ed essere depositato presso l'amministrazione committente, che provvede a dare comunicazione all'ufficio di direzione dei lavori. L'appaltatore o il suo rappresentante deve, per tutta la durata dell'appalto, garantire la sua presenza sul luogo dei lavori. Quando ricorrono gravi e giustificati motivi l'amministrazione committente, previa motivata comunicazione all'appaltatore, ha diritto di esigere il cambiamento immediato del suo rappresentante senza che per ciò spetti alcuna indennità all'appaltatore o al suo rappresentante. L’appaltatore di solito conduce i lavori tramite i propri direttori tecnici la cui idoneità tecnica e morale è verificata dalle SOA (società organismi di attestazione) nella fase di qualificazione dell’impresa. La direzione tecnica è l'organo cui competono gli adempimenti di carattere tecnico-organizzativo necessari per la realizzazione dei lavori. Nel caso in cui la direzione tecnica viene eseguita direttamente dal direttore tecnico dell’impresa non è necessario che l’appaltatore rilasci apposito mandato all’amministrazione. La direzione tecnica può essere as- sunta da un singolo soggetto, eventualmente coincidente con il legale rappresentante dell’impresa, o da più soggetti. I soggetti ai quali viene affidato l'incarico di direttore tecnico sono dotati, per la qualificazione in categorie con classifica di importo superiore alla IV, di laurea in ingegneria, in architettura, o altra equipollente, di diploma universitario in ingegneria o in architettura o equipollente; per le classifiche inferiori è ammesso anche il possesso del diploma di geometra e di perito industriale edile o di equivalente titolo di studio tecnico, ovvero di requisito professionale identificato nella esperienza acquisita nel settore delle costruzioni quale direttore di cantiere per un periodo non inferiore a cinque anni da comprovare con idonei certificati di esecuzione dei lavori attestanti tale condizione. I soggetti designati nell'incarico di direttore tecnico non possono rivestire analogo incarico per conto di altre imprese qualificate; essi producono una dichiarazione di unicità di incarico. Qualora il direttore tecnico sia persona diversa dal titolare dell'impresa, dal legale rappresentante, dall’amministratore e dal socio, deve essere dipendente dell'impresa stessa o in possesso di contratto d'opera professionale regolarmente registrato. Per i lavori che hanno ad oggetto beni immobili soggetti alle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali e per gli scavi archeologici, la direzione tecnica è affidata a soggetto in possesso di laurea in conservazione di beni culturali o in architettura e, per la qualificazione in classifiche inferiori alla IV, anche a soggetto dotato di esperienza professionale acquisita nei suddetti lavori quale direttore di cantiere per un periodo non inferiore a cinque anni da comprovare con idonei certificati di esecuzione dei lavori attestanti tale condizione rilasciati dall’autorità preposta alla tutela dei suddetti beni. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro dei lavori pubblici possono essere definiti o individuati eventuali altri titoli o requisiti professionali equivalenti. Il direttore dei lavori ha il diritto, previa motivata comunicazione all'appaltatore, di esigere il cambiamento del direttore tecnico di cantiere e del personale per indisciplina, incapacità o grave negligenza mentre l’appaltatore, se ritiene infondate le ragioni dell’amministrazione, può fare ricorso al TAR. 13 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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Fosse biologiche e collettori fognari I rischi professionali Nicola G. GRILLO Per chi non avesse subito identificato di quali figure professionali si vuole parlare, diamo una breve descrizione delle rispettive attività principali. L’addetto alle fosse biologiche, più semplicemente detto autospurghista, è l’operatore che manovra le autocisterne adibite allo svuotamento delle fosse, aprendo il portello di queste ultime, inserendo un tubo flessibile ed azionando una pompa che ne aspira il contenuto, convogliandolo nella cisterna. Ad operazioni ultimate, richiude il portello e trasporta le acque reflue presso gli impianti di trattamento autorizzati. I responsabili dei collettori, invece, entrano letteralmente nelle condutture fognarie e ispezionano a vista le strutture servendosi di piccole imbarcazioni per effettuare la perlustrazione. Il loro intervento può essere richiesto per controlli periodici pianificati, oppure per verificare la buona riuscita di lavori di manutenzione e ristrutturazione. Entrambi possono entrare in contatto con le acque reflue che, contenendo escrementi, residui industriali, batteri, funghi, parassiti e virus, presentano – per dirlo in termini legali – più di un “potenziale rischio professionale di esposizione”, in particolar modo agli agenti biologici (vedere box). La numerosità e la perniciosità degli agenti di rischio può dar luogo a malattie professionali niente affatto trascurabili, come tifo, gastroenteriti, salmonella, leptospirosi, epatiti, asma, infezioni varie e molte altre ancora. Per questo motivo, occorre attuare un piano di salvaguardia della salute dettagliato e scrupoloso. Misure di prevenzione Il D. Lgs. n° 626/94 disciplina anche le attività lavorative proprie sia degli addetti alle fosse, sia dei tecnici dei collettori, stabilendo che, una volta individuati, classificati e caratterizzati i rischi professionali, siano riconosciute le principali vie di propagazione nell’organismo umano affinché vengano presi i migliori provvedimenti di difesa individuale e collettiva. Nel caso in esame, il principale mezzo di diffusione dei microrganismi è sicuramente il contatto con la pelle e con le mani, le quali poi possono contaminare anche sigarette o cibi e bevande durante i pasti, agevolando la diffusione per ingestione. Altri due casi frequenti di invasione avvengono rispettivamente tramite gli schizzi di acqua contaminata che passano attraverso la bocca e il naso e, ultima ma non ultima, attraverso la respirazione di polveri e vapori infestati. Inoltre, per completare il “simpatico” panorama dei rischi che si annidano nell’ambiente di lavoro, un concreto pericolo di contrarre le malattie professionali prima menzionate viene anche dai morsi di ratti infetti e dalle punture di insetti contaminati o velenosi. La prevenzione si esplica secondo le canoniche modalità previste dal decreto, ossia formando e informando i lavoratori sui rischi ai quali sono esposti durante le loro attività ed addestrandoli in modo tale da operare nelle condizioni di massima sicurezza possibile. In particolare, la formazione sarà incentrata su (art. 85): - la descrizione dei rischi dovuti agli agenti biologici e le caratteristiche e i sintomi delle patologie da essi derivanti; 15 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 3 · maggio-giugno 06

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