Consulting 01_2006

 

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nuscita gennaio - febbraio

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Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 - POSTE ITALIANE S.p.A. - spedizione in A. P. D. L. 353/03 (CONV. L. 46/04) ART. 1 co. 1, DCB ROMA - anno 4 - nº 1 - Prezzo per copia € 10,00 Anno 4 - nº 1 • gennaio-febbraio 2006 La rivista del consulente d’azienda Speciale L’Evapotraspirazione Un sistema di smaltimento dei reflui domestici Il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) Gli adempimenti nelle attività di sicurezza Non solo… Ssole Dall’ENEA il progetto SOLTERM

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Perché abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n. 3 abbonamenti annuali: € 120,00 Per n. 5 abbonamenti annuali: € 200,00 € 100,00 € 160,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2006 Per nº 1 abbonamento annuale: € 40,00 - Singoli numeri: € 10,00 - Numeri arretrati: € 12,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca di Roma n° 1452/54 intestato a Geva S.r.l. ABI: 3002.3 - CAB: 03268 - CIN: D Bollettino di c.c.p. n° 33203746 intestato a Geva S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Cognome/Nome Società Via/Piazza Città Sito web Tel. Firma Intestatario dell’abbonamento P.I./C.F. P.I./C.F. Cap E.mail Fax Prov. Cell. Data

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La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei,54 - 00147 Roma Tel./fax:06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail:info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Abbonamenti: Katia PILOTTO Grafica:José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa:New Graphic - Roma; Tiratura:3000 copie; Chiuso in Tipografia il: febbraio 2006 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P.D.L.353/03 (Conv. L. 46/04) art. 1 co.1, DCB Roma Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento,le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. Ai sensi della Legge n° 196 del 30/06/2003 (modificato dalla Legge n° 45 del 26/02/2004) è nel Suo diritto richiedere la cessazione dell’invio e/o l’aggiornamento dei dati forniti. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge citata, la finalità del trattamento dei dati relativi ai destinatari del presente periodico, o di altri dello stesso editore, consistono nell’assicurare un’informazione tecnica, professionale e specializzata a soggetti identificati per la loro attività professionale. L’Editore, titolare del trattamento, garantisce ai soggetti interessati i diritti di cui all’art. 13 della suddetta legge. Le fotografie appartengono all’archivio di GEVA S.r.l.,se non diversamente indicato.Per i diritti di riproduzione dei quali non è stato possibile identificare la titolarità,l’editore si dichiara disponibile a regolare le eventuali spettanze. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i singoli autori. La riproduzione totale o parziale degli articoli della rivista è consentita con citazione dell’autore e della fonte. La recensione di libri può essere proposta inviandone copia all’editore accompagnata da una breve sintesi. Costo abbonamento: Abbonamento per 12 mesi (Italia): € 40,00 Singoli numeri: € 10,00 Numeri arretrati: € 12,00 Per le aziende: - n.3 Abbonamenti contestuali annuali: € 100,00 - n.5 Abbonamenti contestuali annuali: € 160,00 Gli abbonamenti possono essere sottoscritti inviando una fotocopia della ricevuta dell’avvenuto pagamento specificando i propri dati, via fax ai numeri: 06.5127106 / 06.5127140, oppure via e-mail: info@gevaedizioni.it Modalità di pagamento: 1) Versamento in c/c p. n.33203746, CAB 03200, ABI 7601 intestato a: Geva S.r.l. - Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma 2) Bonifico su c/c bancario intestato a: Geva S.r.l., Banca di Roma ABI: 03002, CAB: 03268, CIN: D, c/c nº 1452/54 Condizioni di abbonamento: L’abbonamento decorre dal mese successivo a quello della data di pagamento. Qualora l’abbonamento sia sottoscritto nel 1° trimestre dell’anno, esso decorrerà dal 1° gennaio precedente, dando tuttavia diritto a ricevere la rivista fino alla scadenza. L’abbonato può richiedere, per l’anno in corso, l’invio dei fascicoli precedenti, qualora siano ancora disponibili. La disdetta dell’abbonamento deve essere comunicata, per posta ordinaria o via email,con accertamento di avvenuta ricezione da parte della GEVA S.r.l.,almeno due mesi prima della scadenza. Sarà cura della GEVA S.r.l. comunicare tempestivamente, se variate, le modalità di rinnovo entro lo scadere dell’anno di abbonamento. A norma dell’art.74, lettera c), del D.P.R.26 ottobre 1972, nº 633 e del D.M.9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto nº 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture.Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) - Parte 2 Gli adempimenti nelle attività di sicurezza Rosario IERARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 BOSICON 2006 Esperti da tutto il mondo riuniti per parlare di bonifica dei siti contaminati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 Discariche RSU I rischi professionali Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 18 Speciale L’Evapotraspirazione Un sistema di smaltimento dei reflui domestici Christian BARRELLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22 Greenergy Non solo... Sole Dall’ENEA il progetto SOLTERM Leonardo EVANGELISTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 27 La benna vagliatrice e disgregatrice Una soluzione vantaggiosa per la bonifica e il trattamento dei rifiuti e per il compostaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 30 Il metano Ci dà una mano? Dario GIARDI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Vita dalle discariche Grazie all’ingegneria naturalistica Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 34 Dalle associazioni Pag. 38 Il grillo parlante rillo parlante . . . .Pag. 41 Ultima pagina Pag. 41 Pag. 42 3 Sommario

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Pagine: Vol. 1: 855 Vol. 2: 757 Vol. 3: 200 Pagine: Vol. 1: 828 Vol. 2: 427 Pagine: Vol. 1: 835 Vol. 2: 649 Vol 3: 248 Pagine: Vol. 1: 493 Vol. 2: 815 Pagine: 291 Pagine: 506 GEVA S.r.l.• Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma - Tel. e Fax 06 5127106 - 06 5127140 • www.gevaedizioni.it • e-mail: info@gevaedizioni.it

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Editoriale Editoriale Cari lettori, buon anno. L’anno vecchio è finito ed ha lasciato il posto a quello nuovo. Viene da riflettere su cosa noi consideriamo “vecchio”, molto spesso attribuendo più o meno implicitamente - a tale termine un significato negativo. Vale la pena soffermarsi sul senso di alcuni vocaboli usati correntemente, attinenti tra loro ma esprimenti in realtà diversi concetti. Partiamo dalla parola “vecchio”, proveniente dal latino vetus: «Avanti con gli anni». Dunque, la proprietà principale che contraddistingue ciò che è vecchio sembrerebbe essere solo l’età, ossia il tempo trascorso dalla nascita. Procedendo col dizionario, “antico”: «Che è stato da molto tempo». Anche stavolta nella definizione rientra il fattore tempo, con la variante che una cosa (o una persona, o una popolazione) antica adesso non esiste più, se non nella traccia storica che è giunta sino a noi tramite testimonianze scritte, reperimenti archeologici e via dicendo. Infine, si vuole analizzare il termine “obsoleto”, la cui etimologia lo fa derivare dal latino ob soleo, cioè diventare distante dall’uso solito, in pratica passare di moda, essere superato. In questo caso, obsoleto può essere un oggetto, una persona, una prassi sia giovane, sia di avanzata età. E’ vero che nella maggioranza dei casi il vecchio è anche superato, mentre non sempre si può dire altrettanto per l’antico. Mi spiego meglio. Prendiamo come esempio il Colosseo, uno dei monumenti più antichi d’Italia e anche fra i luoghi più visitati dai turisti di tutto il pianeta: immaginate cosa sarebbe Roma senza il suo simbolo per eccellenza? Eppure la sua “destinazione d’uso” originaria è perduta da un pezzo (per fortuna!), a rigor di logica doveva essere demolito secoli fa! Destino che invece, senza tornare troppo dietro nel passato, è spettato e spetta tuttora a miriadi di abitazioni fatiscenti, baracche, etc, ormai non più agibili o funzionali e quindi diventate più che “vecchie”. Facciamo un altro esempio: il Diritto. Quante leggi e quante massime abbiamo ereditato dal diritto romano? Tantissime, nonostante i duemila anni che ci dividono da esse. Al contrario, altrettante leggi introdotte nel nostro Codice recente, sono state abrogate a volte senza lasciare alcuna traccia in quelle successive, diventando pertanto obsolete in un breve periodo di tempo. Ma allora, qual è il criterio secondo cui il vecchio sfocia nell’antico o nell’obsoleto? Forse non ne esiste uno univoco. Bisogna accostarsi a ciò che “è avanti negli anni” con il do- vuto rispetto e la dovuta attenzione, sicuri di un dato di fatto: il criterio anagrafico da solo non ci dice granché. D’altronde è sufficiente esaminare la situazione socio-demografica del nostro Paese, popolato da milioni di ultrasessantacinquenni che un tempo si sarebbero detti “vecchi” e adesso si scoprono essere estremamente attivi sia nel mondo del lavoro, sia come consumatori di servizi e prodotti, ancora capaci di fare progetti e nutrire speranze per il proprio futuro. Probabilmente la definizione di vecchiaia si sta spostando sempre più verso la condizione di “inabilità”, intesa come la perdita delle funzionalità fisiche ed intellettuali conseguentemente ai processi degenerativi che progrediscono con l’avanzare dell’età. In tal caso, può benissimo accadere che un lavoratore di 80 anni ancora integro e nel pieno delle sue funzioni sia “meno vecchio” di un pensionato di 70 anni malandato e incapace di provvedere a sé stesso. Un discorso a parte merita invece l’obsolescenza, sempre in agguato a prescindere dai fattori anagrafici. Non tenersi aggiornati al passo coi tempi, rinunciando ad essere ricettivi ed interattivi crea un invecchiamento virtuale che può oltrepassare quello fisiologico. Qui si torna al classico concetto che “la vecchiaia è uno stato d’animo” oppure, citando un celebre discorso del Generale Mac Arthur ai suoi Cadetti, che «giovane è colui che si stupisce e si meraviglia […] che sfida gli avvenimenti della vita e trova la gioia al gioco della vita». Adottando questa chiave di lettura in senso lato, si intuisce meglio come mai il Colosseo (o il diritto romano) sia giunto all’anno 2006 ancora valido e gagliardo, pur coi segni delle intemperie addosso: semplicemente è stato sempre inserito in un contesto dinamico, adattandosi nel corso dei secoli a diventare ora un teatro per spettacoli, ora una miniera di ferro (grazie ai tubi asportati che hanno lasciato i piccoli caratteristici “buchi”), ora un monumento-simbolo, costantemente integrato nella vita cittadina contemporanea. A proposito di dinamismo. Colgo l’occasione per comunicarvi che Consulting a partire da questo numero propone alcune novità. La più importante riguarda il debutto della rubrica “Greenergy”, così chiamata dall’inglese Green Energy, ossia Energia Verde, in quanto avrà per oggetto tutto quel che concerne le energie provenienti da fonti rinnovabili. Chi scrive è convinto che il presente ed il futuro dell’umanità dipenderanno dalla giusta politica energetica, in termini di ricerca e tecnologia ma anche di sapiente ed avveduto uso delle risorse disponibili, per cui ritiene giusto dare adeguato spazio sulla presente rivista ad una trattazione così importante, auspicando di fornire ai lettori notizie utili ed interessanti. Buona lettura! 5 anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06 La rivista del consulente d’azienda

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Parte 2* Il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) Gli adempimenti nelle attività di 6 sicurezza Rosario IERARDI Nel precedente numero di Consulting si è ampiamente parlato della figura del Responsabile Unico del Procedimento nella realizzazione di un’opera pubblica. Messa in evidenza la complessità ed il grande ruolo di responsabilità di tale figura professionale, si vogliono, in questa sede, denotarne le mansioni e gli adempimenti specifici per quanto riguarda le attività di sicurezza sul posto di lavoro. Per semplificare la spiegazione, si procede in ordine cronologico, partendo dalla fase di programmazione e finendo con l’esecuzione dei lavori. Fase di programmazione Il RUP: - valuta in via preliminare se i lavori rientrano nel campo di applicazione D.Lgs. n.494/96 (Art. 1); - se è Responsabile dei lavori, valuta la durata delle fasi di lavoro, la presenza di più imprese, l'entità degli uomini giorno o la presenza di rischi particolari di cui all'allegato 2 (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c.1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c.3 lett.b); - se è Responsabile dei lavori, valuta se per i lavori in questione è richiesta la nomina del Coordinatore per la progettazione (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 3); - nella stesura del documento preliminare alla progettazione, individua o meno la necessità di ricorrere ad un Coordinatore esterno alla struttura dell'Ente/Azienda, stimando i costi relativi (D.P.R. n.554/99 Art.15). Fase di affidamento dei servizi di ingegneria Il RUP: - nel caso di inadeguatezza dell'organico dell'Ente/Azienda, propone al Committente l'affidamento delle attività di supporto (Coordinatore per la progettazione) secondo le procedure e con le modalità previste dalla vigente normativa (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 5); - indica nei bandi di gara i servizi di cui al titolo IV del Regolamento con la specificazione delle prestazioni specialistiche necessarie compresa quella di Coordinatore per la progettazione (D.P.R. n.554/99 Art. 63); - se è Responsabile dei lavori, valuta il possesso dei requisiti di cui all'art. 10 del D.Lgs. n.494/96 da parte del soggetto da designare quale Coordinatore per la progettazione (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. c); - se è Responsabile dei lavori, nomina il Coordinatore per la progettazione (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c.3); - se è Responsabile dei lavori, si autodesigna Coordinatore per la progettazione (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 5). Fase di progettazione preliminare Il RUP: - se è Responsabile dei lavori, si attiene ai principi generali e alle misure di tutela previsti dalla legge (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3). Fase di progettazione definitiva Il RUP: - se è Responsabile dei lavori, si attiene ai principi generali e alle misure di tutela previsti dalla legge (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3). Fase di progettazione esecutiva Il RUP: - se è Responsabile dei lavori, si attiene ai principi generali e alle misure di tutela previsti dalla legge (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. a); - coordina le attività necessarie alla redazione del * La prima parte è stata pubblicata su Consulting n° 6 novembre – dicembre 2005 La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06

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piano di sicurezza e coordinamento (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 1 lett. f ); - se è Responsabile dei lavori, vigila sull'attività del Coordinatore per la progettazione (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. d); - se è Responsabile dei lavori, valuta il piano di sicurezza e coordinamento e il fascicolo (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. d). Fase precedente all’affidamento dei lavori Il RUP: - Nel caso di inadeguatezza dell'organico dell'Ente/Azienda, propone al Committente l'affidamento delle attività di supporto (Coordinatore per l'esecuzione) secondo le procedure e con le modalità previste dalla vigente normativa (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 5); - indica nei bandi di gara i servizi di cui al titolo IV del Regolamento con la specificazione delle prestazioni specialistiche necessarie compresa quella di Coordinatore per l'esecuzione (D.P.R. n.554/99 Art. 63); - se è Responsabile dei lavori, valuta il possesso dei requisiti di cui all'art. 10 del D.Lgs. n.494/96 da parte del soggetto da designare quale Coordinatore per l'esecuzione (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. c); - se è Responsabile dei lavori, nomina il Coordinatore per l'esecuzione (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3); - se è Responsabile dei lavori, si autodesigna Coordinatore per l'esecuzione (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 5); - evidenzia nei bandi di gara gli oneri per l'attuazione dei piani di sicurezza, non soggetti a ribasso d'asta (Legge n.109/94 Art. 31 c. 2). Fase di affidamento dei lavori Il RUP: - se è Responsabile dei lavori, trasmette il piano di sicurezza e di coordinamento a tutte le imprese invitate a presentare offerta per l'esecuzione dei lavori. In caso di appalto di opera pubblica si considera trasmissione la messa a disposizione del piano a tutti i concorrenti alla gara d'appalto (D.Lgs. n.494/96 Art. 13 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. f ). n.494/96 Art. 3 c. 6 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. e); - se è Responsabile dei lavori, verifica l'idoneità tecnico- professionale delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. g); - se è Responsabile dei lavori, nei casi previsti dalla legge trasmette all'Azienda Unità Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del Lavoro competenti per territorio, la notifica preliminare (D.Lgs. n.494/96 Art. 11 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c.3 lett. g); - se è Responsabile dei lavori, nel caso in cui, dopo l'affidamento dei lavori ad un'unica impresa, l'esecuzione dei lavori o di parte di essi sia affidata a una o più imprese, provvede alla nomina del Coordinatore per l'esecuzione (D.Lgs n.494/96 Art. 3 c. 4bis). Fase di esecuzione dei lavori Il RUP: - se è Responsabile dei lavori, si attiene ai principi generali e alle misure di tutela previsti dalla legge (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett. a); - se è Responsabile dei lavori, vigila sull'attività del Coordinatore per l'esecuzione (D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3 lett.d); - trasmette agli organi competenti dell'amministrazione aggiudicatrice, la proposta del Coordinatore per l'esecuzione di sospensione dei lavori, di allontanamento dal cantiere delle imprese e dei lavoratori autonomi o di risoluzione del contratto (D.Lgs n.494/96 Art. 5 c. 1 D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 1 lett. u); - se è Responsabile dei lavori, può sostituire in qualsiasi momento, anche personalmente se in possesso dei requisiti di cui all'art. 10, il Coordinatore per l'esecuzione (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 7). Fase precedente l’inizio dei lavori Il RUP: - se è Responsabile dei lavori, chiede alle imprese esecutrici una dichiarazione dell'organico medio annuo, nonchè una dichiarazione relativa al contratto collettivo applicato ai lavoratori dipendenti (D.Lgs. n.494/96 Art. 3 c. 1 e D.P.R. n.554/99 Art. 8 c. 3); - se è Responsabile dei lavori, comunica alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi il nominativo del Coordinatore per la progettazione e quello del Coordinatore per l'esecuzione dei lavori (D.Lgs. 7 anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06 La rivista del consulente d’azienda

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BOSICON 2006 Esperti da tutto il mondo riuniti per parlare di bonifica dei siti contaminati Il 14 e 15 febbraio 2006 si è tenuto, nella prestigiosa sede della Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza a Roma, il convegno BOSICON 2006. Il Congresso ha avuto per tema centrale la bonifica dei siti contaminati, considerandone, in una trattazione a 360°, gli aspetti più importanti e le principali novità provenienti dal settore della ricerca e delle buone pratiche sperimentali. Presidente del Comitato Scientifico è stato il Prof. Luciano Caglioti, mentre il Prof. Carlo Merli, anche Direttore del Centro Interuniversitario di Tecnologia e Chimica dell’Ambiente (C.I.T.C.A.), ha presieduto il Comitato Esecutivo della Conferenza. Di altissimo livello il panorama dei Relatori, esperti e professionisti provenienti da tutto il mondo per esporre i risultati ottenuti dalle tecniche più recenti, frutto di studi accurati e di metodologie sempre più raffinate. Il variegato programma del convegno ha previsto un tal numero di interventi che s’è rivelato necessario suddividere l’evento in due giornate e, nella seconda giornata, addirittura in due diverse sale, una dedicata al suolo e sottosuolo, l’altra ai fondali marini. Per motivi di spazio non è possibile riportare per esteso tutto quello che è stato illustrato, per cui si dovrà operare una selezione del materiale reperito. Prima giornata Dopo il discorso introduttivo del Prof. Renato Guarini Rettore dell’Università La Sapienza – ha esposto il proprio studio il Ph. D. Kovalick, degli USA. Il luminare ha descritto le prospettive della bonifica dei siti contaminati alla luce delle nuove metodologie e delle tecniche adottate dal Dipartimento della Us Environmental Protection Agency, del quale è Responsabile. Fra le tante soluzioni innovative, sono da menzionare quelle che non ricorrono alla combustione (o all’incenerimento), tredici in tutto di cui sette in grandezza reale, cioè applicate direttamente sull’intera area contaminata, per neutralizzare i cosiddetti POP (Persistant Organic Pollutants, o inquinanti organici persistenti, come diossine, furani, DDT). Per quel che riguarda le zone contaminate nazionali, hanno suscitato interesse i discorsi tenuti rispettivamente dal Prof. Paolo Dell’Anno, docente di Legge Ambientale presso l’Università dell’Aquila e dal Prof. Paolo Leon, titolare della cattedra di Economia Pubblica all’Università Roma Tre. Il primo ha prefigurato le novità in materia di bonifica di siti contaminati, che verranno introdotte dal Testo Unico Ambientale prossimo venturo (vedere box numero 2). Il secondo ha mostrato e dimostrato come sia giusto (oltre che inevitabile) che lo Stato si faccia carico, a determinate condizioni, delle spese sostenute per il recupero di siti contaminati (vedere box numero 3). Nel pomeriggio, tra i vari insigni relatori, è stata la volta del Dottor Renzo Boni, Responsabile del Centro di Ricerca Ambientale di EniTecnologie, il quale ha riferito le best practice riguardanti alcuni casi di recupero di siti contaminati in Italia (vedere box numero 4). Seconda giornata La conferenza è proseguita articolandosi in due sessioni. La prima, sui suoli e sottosuoli contaminati, ha avuto per Presidente il Prof. Luca Bonomo, del Politecnico di Milano, mentre l’omologo della sessione sui fondali marini è stato il Prof. Giuseppe Liuzzo, della Sapienza di Roma. In ambito “terrestre”, si vuole riportare l’intervento del Dottor Claudio Mariotti, Responsabile dello Sviluppo Italia Aree Produttive, che ha messo in evidenza lo stato dell’arte attuale delle tecnologie impiegate per la bonifica (vedere box numero 5). Per quel che riguarda la contaminazione sottomarina, si cita (box numero 6) l’equipollente discorso del Dottor Massimo Gabellini, in carica all’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare). In chiusura, il saluto finale dell’Onorevole Biondi e le conclusioni del Prof. Merli, dalle quali è emerso un bilancio positivo generale delle attività di bonifica nazionali ed internazionali, grazie alla ricerca e all’evoluzione delle tecniche di trattamento, anche se rimane molto lavoro 9 anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06 La rivista del consulente d’azienda

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da fare per il futuro, sia in termini di politica ambientale (ad esempio per reperire i fondi necessari), sia per mette- BOX 2 - Bonifica di “leggi contaminate” re a punto metodologie sempre migliori, cercando di si- Paolo DELL’ANNO* nergizzare tutte le risorse a disposizione (umane, econo- Attualmente, nel quadro normativo ambientale relativo miche, professionali, scientifiche, etc, etc). Si da appuntamento al convegno BOSICON 2007 per commentare, è sicuro, ulteriori successi ed innovazioni. alla bonifica e al ripristino dei siti inquinati, vigono cinque testi: la legge istitutiva del c.d. Danno Ambientale, il Decreto Ronchi (art. 17), il Regolamento n.471/99, il D.Lgs. n.152/99 sull’inquinamento dei corpi idrici e, infi- Si ringraziano: Il Prof. Carlo MERLI (Presidente C.I.T.C.A.), la Dott.ssa Stefania PONTECORVO (Segretariato della Facoltà di Ingegneria) e la Dott.ssa Laura D’ALESSANDRO (Agenzia Stampa FASI) ne, la Legge Finanziaria n.266/2006 contenente molte disposizioni in materia di danno e recupero ambientale. Diversi principi sono alla base dei suddetti testi normativi. Ad esempio, per il danno ambientale, il principio es- senziale è che chi inquina paga ossia chi è il responsabi- le della contaminazione di un’area deve pagare le spese sostenute per il ripristino o, qualora queste risultino ec- BOX 1 - La situazione delle aree contaminate cessivamente onerose, deve pagare in equivalente, se- 10 in Italia condo una stima economica di quello che è andato perduto a causa dell’inquinamento. Si tratta di un profilo di In Italia le aree censite come potenzialmente inquinate sono circa 12.000, mentre quelle dove la contaminazione è già accertata sono 4.400. Di queste soltanto il 10% è stato finora bonificato, mentre il 60% è ancora fermo alla fase di caratterizzazione (ovvero all’analisi preliminare) e gli interventi di bonifica sono stati effettivamente avviati solo nel 30% dei casi. Le tecnologie per il recupero dei siti contaminati non mancano, anzi sono sempre più avanzate, ma i costi per la loro applicazione sono ancora troppo elevati e la legislazione in materia non sempre adeguata. Le cifre delle aree inquinate (indicate dall’APAT, l’Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) si riferiscono al 2004 ma da allora la situazione del risanamento non ha fatto grandi passi avanti. In alcune zone della Penisola, soprattutto quelle ad alta concentrazione industriale, l’allarme resta alto. «Emblematico il caso della Rada di Augusta in Sicilia – afferma il responsabilità extracontrattuale, in cui: - nel soggetto agente ci deve essere dolo o colpa; - deve risultare una effettiva lesione del bene ambientale; - il fatto deve violare leggi ambientali o attuative di leggi ambientali; - la giurisdizione è quella ordinaria (Giudice Civile o Giudice Penale). Nel Decreto Ronchi il principio è il medesimo, però il risarcimento in equivalente è dovuto solo per i danni residui che l’intervento di bonifica, per difficoltà oggettive, non ha potuto neutralizzare. Per quel che riguarda la responsabilità, ci sono delle differenze rispetto a quanto detto in precedenza: - la responsabilità viene attribuita anche se l’evento è occasionale (c.d. caso fortuito); - il proprietario del terreno contaminato è soggetto alla cosiddetta responsabilità sussidiaria, pur non avendo commesso in prima persona l’illecito professor Carlo Merli, direttore del C.I.T.C.A. – dove è ac- ambientale; certato che le concentrazioni di mercurio sono 1000 volte - la pianificazione del ripristino è di volta in volta superiori ai limiti ambientali». coordinata dall’Amministrazione competente, A rischio anche la situazione dei 50 siti di interesse nazionale (SIN) su cui ha competenza il Ministero dell’Ambiente: corrispondono a circa il 2% dell’intero territorio nazionale e sono prevalentemente aree industriali utilizzate per produzioni petrolifere, petrolchimiche o minerometallurgiche, da Manfredonia a Porto Marghera, da Napoli Orientale a Taranto. Ma chi paga per il danno ambientale? «Il decreto 471/99 stabilisce l’obbligo di bonifica per il soggetto che ha provocato l’inquinamento - prosegue Merli - in alcuni casi le responsabilità sono certe, ma in presenza di una contaminazione generalizzata, come per esempio nel Golfo di La Spezia, non è possibile risalire al diretto responsabile, perché le attività industriali nell’area sono molteplici e la con- secondo una data sequenza di provvedimenti. In questo caso non si rientra nella giurisdizione ordinaria, a meno che non ci siano stati inadempimenti da parte del proprietario in relazione a tali provvedimenti. Il Decreto n.152/99 sui corpi idrici è ancora basato sullo stesso principio ed obbliga il contaminatore a depurare le acque a proprie spese. Il profilo di responsabilità torna ad essere quello extracontrattuale già visto. Il risarcimento per equivalente è calcolato a priori qualora non sia possibile farne una stima effettiva in sito. La Legge Finanziaria prevede, ancora, che il responsabile del danno ambientale risarcisca specificamente le spese sostenute per il recupero. Se quest’ultimo fosse impossibile per diversi motivi, si deve provvedere al ri- taminazione è presente da anni. Dunque gli interventi di ri- sarcimento per equivalente con modalità e tempi stabi- sanamento ricadono sulle casse dello Stato». Gli esperti liti dal Giudice Amministrativo. parlano di almeno 2.800 milioni di euro necessari al Adesso, con il Testo Unico Ambientale, si è proceduto completamento delle principali attività di bonifica a livello nazionale, ma i fondi sinora stanziati dalla Pubblica Amministrazione ammontano a circa 550 milioni di euro. ad una revisione delle normative preesistenti. Ma come mai? La risposta è semplice: l’Articolo 17 del decreto Ronchi ed il Regolamento n.471/99 sono illegittimi. L’ar- La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06

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Bonifica di “leggi contaminate” (segue) ticolo 17 è in eccesso di delega, in quanto vi è una mancata previsione delle bonifiche, non previste dalla Direttiva comunitaria, poi attuata dal decreto Ronchi. L’illegittimità è derivata, ossia è dovuta all’illegittimità della Direttiva originaria. Inoltre, la normativa apportata dall’articolo 17 e dal Regolamento n.471/99 è stata successivamente modificata dal D.Lgs. n.152/99 per la disciplina delle acque superficiali e sotterranee ma non è stata mai dichiarata abrogata ufficialmente, come invece previsto quando una legge modifica le precedenti. Infine, l’applicazione della normativa sulle bonifiche, in questi anni, ha messo in evidenza tante lacune e contraddizioni che è anche difficile sintetizzarle. Vediamo quali sono gli aspetti principali del nuovo testo ambientale. Chi deve pagare il danno ambientale La risposta non è nuova: colui che provoca il danno. Facoltativamente, il proprietario può avviare una bonifica spontanea del sito contaminato, pur non essendo stato riconosciuto come responsabile. E’ ovvio che ciò avviene soprattutto se il proprietario prevede un tornaconto economico indotto dal ritorno del sito ex inquinato sul circuito economico. Quando non si individua un responsabile, l’onere del ripristino è a carico della collettività, secondo un principio di civiltà giuridica e solidarietà. Perché si deve eseguire la bonifica Perché c’è stato un danno ambientale, oggettivamente riconosciuto, a causa del quale non è più possibile l’uso legittimo del sito. Oppure si configura una situazione di pericolo grave o imminente verso la salute e l’ambiente, pur senza che sia avvenuto l’evento lesivo. Quali sono gli obblighi per il responsabile del danno Il responsabile del danno deve apportare tutti gli interventi che possano ridurre, minimizzare o modificare in meglio la condizione del sito contaminato. In più, deve risarcire tutte le spese effettive di bonifica e/o quelle per equivalente sul danno residuo. Una novità è che egli deve anche prevenire l’occorrenza dell’evento lesivo: l’Autorità Amministrativa ha facoltà di emettere provvedimenti straordinari inibitori, ordinatori, etc, al fine di impedire che il pericolo causato da un soggetto responsabile divenga un danno compiuto. Quando si deve eseguire l’intervento di bonifica In caso di danno in atto, si deve intervenire subito, previa avviso alle Autorità Amministrative competenti. In caso di danno pregresso, precedente alla normativa del 1982, si deve innanzitutto notificare la scoperta del danno, alla data del rinvenimento, per poi seguire l’iter procedurale della bonifica. Dapprima si esegue la Messa In Sicurezza, poi si avviano le indagini di caratterizzazione degli inquinanti, per accertare l’entità del danno ambientale e svolgere l’analisi di rischio. Quando sono superati i limiti uniformi di accettabilità l’intervento di ripristino deve essere immediato, altrimenti è fatto il solo obbligo di monitoraggio dell’area inquinata. Rispetto al passato, le misure di sicurezza sono tre anziché due: - Messa In Sicurezza d’Emergenza (MISE): interventi immediati in seguito ad eventi repentini; - Messa In Sicurezza Operativa (MISO): interventi transitori per un sito in attività allo scopo di garantire l’incolumità delle persone e dell’ambiente; - Messa In Sicurezza Permanente (MISP): interventi per isolare definitivamente gli agenti inquinanti e garantire adeguata sicurezza per le persone e l’ambiente. Come si deve eseguire l’intervento di bonifica Diversamente dalla normativa precedente, l’intervento di bonifica deve seguire un’unica progettazione, modificabile in base alle conoscenze acquisite in fase di caratterizzazione, potendo essere la natura degli inquinanti eterogenea e complessa. Il progetto di bonifica è omnicomprensivo, quindi può includere la creazione di opere, infrastrutture, impianti, etc. e deve essere approvato in sede unitaria, ove si rilasciano tutte le eventuali autorizzazioni necessarie, sì da scongiurare la potenziale conflittualità tra le diverse Amministrazioni (Comuni, Province, Regioni, etc.). In sintesi, l’intervento di bonifica si basa sui principi di comprensività e unitarietà per andare a favore di una maggiore certezza giuridica e di un’attuazione effettiva di quanto annunciato. A chi spetta la competenza degli interventi di bonifica Anche in questo caso c’è una novità. Prima la giurisdizione era dei Comuni, adesso passa alle Regioni, che dunque diventano responsabili del procedimento di bonifica, fatta salva la loro facoltà di delegare i Comuni o le Province. La differenza fra bonifica e danno ambientale La bonifica e il danno ambientale sono sottoposti a discipline giuridiche diverse. Il danno ambientale presuppone una lesione attuale dei beni giuridici, la bonifica invece può avvenire anche in caso di pericolo. Il danno ambientale deve essere ingiusto, in violazione specifica di norme apposite. La bonifica può avvenire anche senza colpa o condotta lesiva (ad esempio in caso di danni pregressi), quando si prefigurano situazioni di danno o pericolo non accettabili. Le critiche mosse alle novità introdotte dal testo unico ambientale Alcune voci accusano il testo unico di privilegiare le esigenze produttive rispetto a quelle ambientali, rendendo obbligatori gli interventi di ripristino solo a determinate condizioni e non ogni qual volta si riscontri un fenomeno di inquinamento. Altre voci contestano un eccessivo accentramento di poteri sul Ministero dell’Ambiente (a scapito delle Regioni) e sulle Regioni (a scapito dei Comuni), anche se non si dovrebbe dimenticare che la tutela dell’ambiente deve essere deontologicamente considerata di pertinenza dello Stato. Il terzo appunto è che manca un regime normativo transitorio. Questa è una grave nota dolente, in quanto si deve sempre prevedere un certo margine di tolleranza iniziale per facilitare l’attuazione di nuove disposizioni, compatibilmente con l’obbligo del rispetto delle normative preesistenti. Qualche perplessità hanno suscitato, nell’ordine, la Messa In Sicurezza Operativa, il cui scopo sembra più che altro quello di tutelare le attività produttive e, infine, la mancata revisione dei limiti tabellari contemplati dal Regolamento n.471/99, giudicati inadeguati. * Docente di Diritto Ambientale presso l’Università Dell’Aquila 11 anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06 La rivista del consulente d’azienda

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12 BOX 3 - Quando e perché lo Stato deve farsi carico degli oneri di bonifica Paolo LEON* La prima domanda che ci si pone non appena si è consapevoli che è stato causato un danno ambientale è: chi paga? La risposta che immediatamente viene da dire è: colui che è responsabile del danno. D’altronde tale principio è alla base della generalità o quasi delle diverse leggi ambientali. In realtà il discorso non è sempre così semplice. In primo luogo, per l’economista il fatto che il danno rientri negli standard previsti dalle normative ambientali non implica che non ci sia stata l’alterazione dell’ambiente. Quando viene coinvolto l’ambiente, nella sua complessità, occorre obbligatoriamente valutarne la sua proprietà di “bene collettivo”, che riguarda non solo le generazioni attuali ma anche quelle future. In quest’ottica, torna principale il ruolo dello Stato, che deve sostituirsi all’inquinatore, tanto più quanto maggiore, vasto e serio è il danno arrecato. Un’altra questione controversa nasce laddove si contamina un sito già precedentemente compromesso da eventi lesivi pregressi: il cosiddetto inquinamento sull’inquinamento. Il principio del “chi inquina paga” prescrive di riportare il sito alle condizioni in cui si trovava prima del danno. Ma che senso ha spendere dei soldi ed impegnarsi in un intervento di bonifica per avere, a conti fatti, un’area ancora gravata da contaminazioni residue, magari gravi a tal punto da impedirne lo stesso la fruibilità? L’inquinatore, dal canto suo e a rigor di logica, non si sente in nessun modo vincolato a dover bonificare interamente un terreno già degradato da altri in passato. Questa situazione, in Italia, non è affatto rara ed è alla base di conflitti molto pesanti, che hanno un’incidenza elevata sull’ambiente e anche sull’economia, in termini di lungaggini legali e perdite di tempo/lavoro. Un altro aspetto che le normative spesso trascurano è la possibilità o meno di risarcire il danno da parte del condannato. Le spese processuali ma soprattutto quelle dovute alla caratterizzazione degli inquinanti e alla successiva bonifica, sovente raggiungono livelli esorbitanti, che possono anche far precipitare il soggetto responsabile (persona o azienda che sia) nel fallimento e, conseguentemente, nell’insolvenza. Il risultato finale è la mancata attuazione di quanto stabilito dal Giu- dice o dalle Amministrazioni, per cui il sito rimane in condizioni ambientali degradate. Nasce un problema di equità, risolvibile solo da parte di un’Autorità Pubblica allo scopo di salvaguardare i diritti della collettività, ossia il ripristino degli standard di qualità ambientali. Ancora, si pensi al caso in cui ci siano due (o più) diversi soggetti inquinatori, ciascuno mediante diversi agenti inquinanti. Un importante nodo da sciogliere è quello della suddivisione delle responsabilità, che si può fare in modo oggettivo solo tramite una corretta caratterizzazione degli inquinanti, anche se spesso la complessità dei terreni e le articolate modalità attraverso cui si esplica la contaminazione sono tali da impedire qualsivoglia equipartizione delle spese (si pensi alle vaste aree industriali su cui insistono molte aziende inquinanti). Il problema diventa di bacino, cioè riguarda non più un singolo componente ma un gruppo, un insieme di soggetti, che inevitabilmente dovrebbero a loro volta far riferimento ad un Ente nazionale, unico garante del bene collettivo. Si pensi anche all’inquinamento marino, che generalmente investe zone anche molto distanti dalle aree di effettivo conferimento degli inquinanti sversati dalle industrie (o dalle navi). Non è mai facile individuare un responsabile che si faccia carico delle spese di ripristino, anzi spesso in questi frangenti si da luogo a rimpalli processuali lunghissimi e quasi mai efficaci. Alla luce di tutto ciò, appare evidente quanto sia indispensabile dotare lo Stato degli strumenti legislativi e soprattutto economici per intervenire attivamente nelle bonifiche dei siti contaminati ogni qual volta queste siano bloccate o inadeguate per diversi motivi (mancata individuazione/suddivisione delle responsabilità, insolvenza/ inadempienza dei condannati, caratterizzazione univoca impossibile, tecnologie di bonifica adottate inidonee, etc), ferme restando le attività di regolazione, autorizzazione e controllo già in corso. In aggiunta, lo Stato dovrebbe provvedere anche alla predisposizione delle risorse necessarie per far progredire la ricerca e la tecnologia, sì da giungere a risultati sempre migliori spendendo sempre meno. * Docente di Economia Pubblica all’Università di Roma Tre La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06

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BOX 4 - Un caso reale presentato da EniTecnologie: la ex raffineria di Rho - Pero Renzo BONI* Il caso preso in esame si riferisce ad una recente esperienza di bonifica di una vasta area contaminata, conclusasi con un pieno successo. La zona è ubicata a nord del Comune di Milano, ove adesso sorge il moderno complesso fieristico “Nuovo Polo Esterno della Fiera di Milano”. Prima, nello stesso posto, giaceva una raffineria ormai dismessa (in figura), non più fruibile e causa permanente di degrado ambientale. Complessivamente, oltre 150 ettari di terreno fortemente inquinato erano resi di fatto inutilizzabili. Nel 1992 ha avuto inizio l’intervento di bonifica e messa in sicurezza, di cui si presentano gli aspetti principali: Caratterizzazione dell’area La porzione insatura del sottosuolo è risultata costituita prevalentemente da sabbie e ghiaie, con una diffusa ed eterogenea contaminazione da prodotti petroliferi (composti leggeri, medi e pesanti). La porzione satura del sottosuolo è sede di una falda freatica (tra 6 e 12 m dal p.c.) che è risultata contaminata da BTEX, con presenza, in zone isolate, di idrocarburi in fase separata. Messa in sicurezza dell’area La falda freatica è stata messa in sicurezza mediante la realizzazione di tre barriere costituite da 29 pozzi, ognuno dei quali avente una portata di emungimento tra 15 e 25 m3/h. Scelta delle tecnologie Sono stati progettati, realizzati e gestiti campi di prova di specifiche tecnologie di trattamento in situ del sottosuolo a matrice prevalentemente ghiaioso-sabbiosa, quali SVE e bioventing, che hanno consentito di realizzare un sistema di bonifica costituito da 75 pozzi di estrazione/iniezione in grado di coprire un’area di circa 50 ettari. A supporto dei sistemi di trattamento delle acque sotterranee (barriere di emungimento), sono state eseguite prove pilota che hanno consentito la realizzazione di quattro barriere di biosparging (lunghezza totale 1350 metri), costituite da 171 pozzi di iniezione per il trat- tamento in situ delle acque sotterranee contaminate. Il controllo della contaminazione disciolta nelle acque di falda, eseguito mediante una rete di pozzi di monitoraggio, ha evidenziato l’esistenza di fenomeni di natural attenuation. I risultati • ~400 t di idrocarburi rimossi mediante SVE e termodi- struttori; • ~4.500.000 m3 di suolo trattati in situ mediante SVE/bioventing; • oltre 26.000.000 m3 di acque trattate via pump & treat; • ~245.000 t di suolo trattato mediante desorbimento termico; • oltre 500.000 m3 di materiali derivanti dalle attività di demolizione e bonifica da riutilizzare per la Fiera; Le matrici contaminate sono state interamente bonificate all’interno del sito senza ricorrere allo smaltimento in discarica. I risultati della bonifica sono stati certificati dalla Provincia di Milano nel dicembre 2003. Il Nuovo Polo Esterno della Fiera di Milano è stato inaugurato nell’aprile 2005. * Direttore del Centro Ricerche Ambientali di EniTecnologie BOX 5 - Le tecniche di bonifica dei suoli contaminati Claudio MARIOTTI* Dagli ultimi dati disponibili, che si riferiscono al 2004, il Centro Tematico Nazionale Suoli (APAT/CNT-TES) stima che complessivamente ci siano in Italia circa 1.150 siti in cui la bonifica sia stata completata o sia in fase di ultimazione, ma i dati non sono ancora tutti completi. Nel 2001 il network europeo Clarinet svolse un’indagine su base questionario nelle maggiori società che si occupavano di bonifica in Italia ed i risultati relativi furono quelli riportati nella tabella seguente. * Sviluppo Italia Aree Produttive Tecniche di bonifica applicate in Italia al 2001 (fonte Clarinet network) Tecnologia di Bonifica Barriere fisiche di contenimento Estrazione di Vapori (Soil Vapor Extraction) In-situ Bioremediation/Air Sparging/Bioventing Recupero di prodotto surnatante Barriere Idrauliche Pump&Treat Landfarming Bioreatori/Biopile Recupero multiphase “a vuoto” Barriere Permeabili Reattive Attenuazione naturale controllata Lavaggio suoli (Soil Washing) Incenerimento Solidificazione/Stabilizzazione Desorbimento Termico Numero di applicazioni 205 88 74 49 24 19 18 9 5 4 4 3 3 2 2 13 anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06 La rivista del consulente d’azienda

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Le tecniche di bonifica dei suoli contaminati (segue) Le attuali tecniche di bonifica acque contaminate per convogliarle agli impianti di trat- Le tecniche di bonifica a oggi disponibili, anche se non tamento senza diffusione degli inquinanti. tutte sono applicate in Italia (o almeno alcune hanno ap- Desorbimento Termico plicazioni molto limitate) sono diverse e la loro applica- Tale sistema riscalda il terreno inquinato fino a tempera- zione dipende: ture sufficienti a vaporizzare i composti organici volatili e • dal tipo e dal mix di inquinanti riscontrati in un sito; semivolatili, che vengono poi trattati con ossidatori, filtri • dalle caratteristiche fisiche del sito; o condensatori/raffreddatori. Si possono distinguere due • dagli obiettivi di bonifica che si devono/possono raggiungere; • dalla sostenibilità tecnica ed economica dell’intervento. sistemi principali basati sulla temperatura: bassa ed alta. Nel primo caso si va dai 90 ai 320 °C e la percentuale di abbattimento di idrocarburi petroliferi raggiunge anche il 95%. I sistemi di trattamento termico hanno come vantaggi principali di poter essere applicati mediante unità mobili di rapida installazione e con tempi di applicazione Le più utilizzate sono le seguenti: non eccessivamente rilevanti, nonché la possibilità di ap- 14 Aspirazione di vapori da suolo (Soil Vapor ExtractionSVE) e Air Sparging plicazione a terreni anche altamente inquinati da inquinanti di vario genere. Come svantaggi principali hanno in E’ un sistema in-situ, ovvero senza asportazione di terreno genere la necessità di un pretrattamento fisico dei terre- inquinato, che si basa su un principio fisico di separazione ni, un accurato monitoraggio in corso d’opera e un costo della frazione volatile degli inquinanti dalle frazioni solide maggiore rispetto ad altri metodi. del suolo mediante l’aspirazione eseguita attraverso pozzetti ed aspiratori. Il SVE si applica quindi su inquinamento di tipo organico con forte presenza di sostanze volatili o semivolatili (benzine, prodotti raffinati dal petrolio, alcuni clorurati) che vengono poi trattate mediante sistemi a combustione termica e/o catalitica. Quando il sistema di aspirazione di vapori viene accoppiato ad un sistema che “inietta” aria nel sottosuolo (Air Sparging), si aumenta il tasso di rimozione degli inquinanti e, iniettando aria al di sotto della tavola d’acqua della falda sotterranea, si recuperano anche gli inquinanti volatili presenti nelle acque sotterranee. Tale iniezione causa anche un arricchimento di ossigeno nel sottosuolo, che stimola ed incrementa l’azione di microrganismi presenti, in grado di degradare biologicamente gli inquinanti organici, con un ulteriore beneficio per l’efficacia della bonifica. Landfarming e Biopile Il landfarming è un trattamento biologico che utilizza l’azione degradativa di microrganismi per abbattere le concentrazioni di inquinanti. Consiste nello stendere un terreno contaminato sopra un letto sabbioso, sistemando un manto impermeabile al fondo dello stesso per proteggere il sottosuolo. Questo terreno così disposto è periodicamente dissodato per garantire un'efficace miscelazione fra i microrganismi naturalmente presenti o eventualmente inoculati, l'ossigeno, i nutrienti e le sostanze contaminate (idrocarburi, ed altre sostanze organiche). Paragonato alle altre tecnologie il landfarming è un trattamento relativamente semplice da installare e da mantenere, ma poiché è strettamente dipendente dalle condizioni climatiche (quasi tutti i processi, infatti, si bloccano sotto ai 10 °C) è difficile stabilirne precisamente i tempi di realizzazione. Soil Flushing/Bioflushing Le biopile sono anch’esse una tecnica di trattamento Il metodo (in-situ) consente l’estrazione degli inquinanti biologico di terreni contaminati e consistono nella stesa dal terreno dopo averli trasferiti nella fase liquida. Il fluido di strati successivi di terreno inquinato sopra un telo im- di lavaggio è in genere costituito da acqua arricchita con permeabile di base e la loro successiva copertura con un reagenti chimici opportunamente scelti, che sono in gra- altro telo, impermeabile o semi-permeabile. Tra uno stra- do, per contatto con i terreni inquinati, di dissolvere o di- to e l’altro viene interposto un sistema di tubi forati con il sperdere l’inquinante nel liquido stesso, che viene quindi quale far circolare all’interno della pila i fluidi di degrada- recuperato mediante idonei sistemi di estrazione. L’acqua zione. Tali fluidi possono essere soltanto ossigeno o mi- estratta, carica di inquinanti, è opportunamente trattata scele degradative con acqua e nutrienti, che incrementa- con impianti mobili, per un suo successivo recupero (se e no la capacità dei microrganismi presenti di abbattere le dove possibile) o smaltimento. Questa tecnica ottiene concentrazioni degli inquinanti presenti. Tale sistema può buoni risultati in terreni inquinati sia da composti organi- essere applicato a terreni contenenti anche elevate con- ci sia da metalli, anche con concentrazioni piuttosto rile- centrazioni di sostanze organiche (in genere idrocarburi) vanti di sostanze; inoltre possono essere applicati con- ed ha un tempo di applicazione piuttosto breve. giuntamente a metodi biologici, nel qual caso si parla di Bioflushing. Fra tutti i metodi di bonifica in-situ è però quello che ha il costo di applicazione più elevato, a causa della complessità degli impianti necessari e del sistema di monitoraggio e controllo. Pump&Treat Soil Washing I sistemi di lavaggio ex-situ dei terreni inquinati prevedono l’utilizzo di impianti mobili o semi-mobili nei quali i terreni inquinati escavati vengono messi a contatto con miscele di estrazione che rimuovono gli inquinanti. Tale sistema è applicabile ad una vasta gamma di sostanze in- Tale termine si riferisce alla bonifica di acque sotterranee quinanti, come metalli pesanti e contaminanti organici di inquinate mediante estrazione con pozzi allineati o di- varia origine. Per l’applicazione di tale sistema si opera sposti su linee sfalsate. I pozzi permettono di estrarre le una selezione preliminare dei materiali escavati dividen- La rivista del consulente d’azienda anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06

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Le tecniche di bonifica dei suoli contaminati (segue) do i terreni a granulometria fine (sabbie fini e medie, limo e argilla) dai terreni grossolani. Come fattori limitanti del sistema si possono considerare la presenza predominante di materiali fini (che può richiedere l’uso di ulteriori agenti di separazione degli inquinanti), la complessità di alcune miscele di lavaggio (necessarie per inquinamenti complessi), la necessità di trattare il fluido acquoso residuo; come vantaggio fondamentale hanno la capacità, come già accennato, di poter trattare contemporaneamente più tipologie di inquinanti, organici ed inorganici. Le tecnologie emergenti Phytoremediation Per i suoli un ruolo sempre più importante sta acquisendo l’utilizzo diretto di vegetali per il trattamento di terreni, fanghi, sedimenti e acque inquinate. La coltivazione e, talora, il raccolto di piante in un sito inquinato è una tecnica di bonifica esteticamente qualificante, di tipo passivo e con supporto energetico solare, che può essere adottata per inquinamenti superficiali di livello basso o moderato. Con tale sistema possono essere trattati inquinanti come metalli, pesticidi, solventi, greggio ed anche policiclici aromatici. Le piante possono degradare, o spezzare, gli inquinanti di tipo organico, mentre contengono e stabilizzano i metalli agendo come filtri o trappole. Il vantaggio di tale applicazione è la possibilità di controllare completamente il circuito di irrigazione, recupero e rilancio delle acque in assoluta sicurezza, ma si ha come contropartita la necessità di disporre di aree anche vaste. Barriere Permeabili Reattive Il sistema consiste nella realizzazione di barriere permeabili, permanenti, semi-permanenti o mobili, trasversalmente al flusso di inquinanti che si sposta nel sottosuolo attraverso le acque sotterranee. I contaminanti sono rimossi dalle acque sotterranee inquinate fluenti attraverso la barriera, mediante processi di tipo biologico, fisico e chimico. Le barriere possono, infatti, contenere catalizzatori a base metallica, agenti chelanti, nutrienti e ossigeno, o altri agenti. Tale sistema ha ottima efficacia con inquinanti organici (BTEX, Organoalogenati, ecc.) e con diversi metalli, e sono attualmente in fase avanzata di primissima applicazione anche impianti di trattamento di PCB. Le barriere permeabili hanno diversi vantaggi rispetto ai sistemi convenzionali d’estrazione e trattamento di fluidi inquinati: esse degradano o immobilizzano l’inquinante in-situ, senza il bisogno di estrarre dal sottosuolo l’acqua inquinata e di trattarla successivamente in superficie con metodi convenzionali. Altri vantaggi di tale sistema sono l’estrema flessibilità operativa che si realizza attraverso la possibilità di operare con configurazioni diverse a seconda delle differenti caratteristiche del sito in cui si realizza ed è sicuramente interessante in considerazione degli oneri necessari per la bonifica di un sito inquinato, per il proprio vantaggio economico che si traduce in un risparmio del 25-30% rispetto ad un Pump&Treat tradizionale. BOX 6 - Le tecnologie di bonifica di sedimenti contaminati nei fondali marini Massimo GABELLINI* La presenza di numerose attività antropiche ubicate in prossimità delle coste ed il conseguente accumulo di contaminanti nell’ambiente marino costiero determina un’alterazione della qualità dell’ambiente marino-costiero, rappresentando un preoccupante rischio di tipo sanitario e/o ambientale. La movimentazione dei sedimenti marini per il dragaggio ad esempio di porti e di aree ad elevata contaminazione è un tema di particolare interesse ambientale e di rilevante importanza socio-economica, specialmente per paesi ad elevato sviluppo costiero come l’Italia. L’escavazione dei fondali ed il conseguente scarico in mare dei materiali di risulta costituisce ad oggi un fattore di rischio a causa della possibile diffusione dei contaminanti nell’ecosistema. A questo riguardo le indicazioni nazionali e internazionali riconoscono l’immersione in mare come un evento perturbativo per l’ambiente e tendono quindi a promuovere opzioni di gestione alternative, introducendo il concetto di sedimento come “risorsa” e non come “rifiuto”. Una corretta gestione dei sedimenti contaminati richiede una valutazione sito-specifica che tenga presente vari parametri quali: l'impatto ambientale dell'attività sull'am- * ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) biente circostante, l'efficienza del trattamento, la qualità chimica fisica ed ecotossicologica del materiale ottenuto in relazione alla sua destinazione d'uso, i costi-benefici del trattamento. Le volumetrie di sedimenti contaminati da bonificare possono, in alcuni casi, risultare di entità tale da richiedere una approfondita valutazione delle possibili alternative di gestione esistenti, che siano ambientalmente ed economicamente sostenibili. Le tecnologie di trattamento di sedimenti contaminati attualmente disponibili prevedono: la decontaminazione e/o l’isolamento dei sedimenti in situ, il trattamento chimico fisico e biologico ex situ con o senza riutilizzo dei sedimenti trattati, il confinamento in ambienti conterminati specifici (CDF – Confined Disposal Facilities) e lo smaltimento in discarica. Nel dettaglio, il conferimento in discarica, sebbene sia attualmente l’opzione di gestione più utilizzata, non può essere considerata né ambientalmente né economicamente sostenibile nel lungo periodo, principalmente in relazione alla scarsa razionalità della distribuzione delle discariche sul territorio nazionale, alla limitatezza dei volumi disponibili, ai costi di trasporto e smaltimento. Il collocamento in vasche di colmata, realizzate prevalentemente in ambito portuale e destinate a divenire piazzali e banchine, consente, se opportunamente pianificate in linea con i progetti di espansione portuale e se- 15 anno 4 - n° 1 · gennaio-febbraio 06 La rivista del consulente d’azienda

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