EASY BASE

 
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Salvamento Academy Srl Via Carpani, 121 - 57037 Portoferraio (LI) info@salvamentoacademy.com www.salvamentoacademy.it

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Presentazione Salvamento Academy Il progetto della Salvamento Academy è principalmente dedicato a tutti quelli che intendono promuovere e diffondere la cultura del Primo soccorso nella comunità attraverso corsi di formazione, in particolare per le Associazioni già impegnate a vario titolo nell’ambito sanitario, del volontariato, in quello sportivo, sociale o culturale, idem per i soggetti pubblici e privati. La nostra organizzazione didattica promuove corsi di addestramento base e avanzati di primo soccorso per soccorritori con l’uso dell’AED su tutto il territorio nazionale, in un contesto di eccellenza dei contenuti seguiti dagli istruttori e dai Centri di Formazione che aderiscono al progetto di formazione continua della Salvamento Academy. Se desideri diventare un Istruttore o un Centro di Formazione accreditato della Salvamento Academy e contribuire a diffondere la cultura dell’emergenza segui le pagine del nostro sito e scoprirai come partecipare al programma didattico. International Academy of Rescue and Resuscitation L’International Academy of Rescue and Resuscitation (IARR) è un’associazione scientifica senza scopo di lucro, libera, apartitica, apolitica, volontaria, di utilità sociale, che unisce coloro che hanno conseguito una certificazione Salvamento Academy. L’Associazione persegue finalità di utilità sociale nell’interesse generale, realizzando attività di ricerca scientifica e formazione di tutti i soggetti impegnati nel Primo Soccorso e salvataggio, nella ricerca e recupero persone, nella protezione civile, nell’emergenza sanitaria, con il preciso obiettivo di diffondere la cultura del soccorso e della sicurezza a favore della Comunità, in particolare verso le persone svantaggiate e con bisogni speciali. Iscriviti e sostieni anche tu i nostri progetti a favore della cultura del soccorso. www.iarr.eu

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E.A.SY. L’AUTORE Dr. Riccardo Ristori Laureato in Medicina e Chirurgia Master in Medicina d’Urgenza stage c/o Beth Israel Deaconess Medical Center Harvard Medical School di Boston, formatore ai corsi di medicina d’emergenza Harvard Medical School” lavora presso il Dipartimento EmergenzaUrgenza/118 Livorno. Presidente della Società scientifica International Academy of Rescue and Resuscitation (IARR). Direttore scientifico della Salvamento Academy e autore di molti testi utilizzati dagli stessi istruttori nei corsi di primo soccorso base e avanzato. Revisori della Commissione scientifica I.A.R.R. per la gestione delle vie aeree Dr. Gabriele Ferrante Laureato in Medicina e Chirurgia, Specialista in Anestesia e Rianimazione. Dal 2003 è Direttore dell’Unità Operativa Anestesia e Rianimazione dell’ASL Avellino, dal 2008 anche Direttore dell’Unità Operativa Emergenza Territoriale -118 della Provincia di Avellino. È Istruttore Salvamento Academy, Membro della Commissione Medico Scientifica IARR, Docente di Anestesia e Rianimazione presso il Polo Didattico di Grottaminarda (AV) per i Corsi di Laurea per le Professioni Sanitarie dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Direttore e Docente di Corsi di Formazione e Aggiornamento Professionale, Medico Tesserato F.M.S.I., Giornalista Pubblicista.

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Prefazione Algoritmo per la gestione delle vie aeree in emergenza pre ospedaliera Nel manuale si descrivono nozioni e abilità pratiche che possono essere messe in atto solo con una quota di addestramento ed eventualmente di simulazione avanzata in modo da essere pronti a gestire le situazioni critiche in modo veloce ed efficace. Se le nozioni teoriche servono per formare la base di un medico o infermiere che si dedichi a qualunque attività clinica, la disponibilità di una Flowchart snella e pratica, consente di applicare le nozioni apprese e di fare scelte più adatte al contesto clinico e logistico. Nell’emergenza pre ospedaliera, infatti, si trovano competenze di diverse discipline ospedaliere (l’anestesia e rianimazione, la cardiologia, la Medicina d’urgenza, in parte anche la chirurgia) le quali però non sempre possono riportare le proprie competenze fuori dall’ospedale, se non dopo attenta revisione scientifica. Ciò non sempre avviene, forse anche per la variabile formazione ed estrazione di chi si dedica alla medicina d’emergenza pre ospedaliera, e per lo scarso interesse scientifico che vi si è posto negli anni. Un’eccezione a ciò, a nostro parere, è rappresentata dall’algoritmo per la gestione delle vie aeree in ambito preospedaliero pubblicato nel 2010 su Minerva Anestesiologica dal Gruppo Italiano di Studio della Società di Anestesia. Dopo anni di diatriba se la gestione delle vie aeree dovesse essere fatta in modo completo ed accademico o se, invece, il miglior approccio fosse quello di differire l’approccio, si è cercato di valutare tutte le opzioni, comprendere il peso del progresso tecnologico nella produzione di device nuovi e più efficienti, le varie situazioni logistiche e la competenza ed esperienza dell’operatore (in gestione Pre Ospedaliera delle vie aeree..cosa che certo si avvantaggia di una precedente esperienza intra ospedaliera ma che non vi si sovrappone di certo). Il risultato di tale valutazione è quello di prendere in esame tre fondamentali domande nel decidere quale approccio tenere nella gestione delle vie aeree preospedaliere: 1. È indicata l’intubazione orotracheale (che rimane il Gold Standard ma non sempre applicabile). Per rispondere a tale domanda andranno prese in considerazione il livello di conoscenza del paziente, le sue condizioni generali (situazione respiratoria, ipotensione in peggioramento, disconfort elevato, dolore) e la possibile evolutività, anche in relazione al mezzo di trasporto impiegato (ed al fatto che ci si trovi, per esempio in caso di elisoccorso, in arco temporale diurno o notturno, con condizioni meteo avverse o meno). 2. Se l’intubazione è indicata, le LG prevedono di valutare l’opportunità di tale manovra. Essa dipende dalle condizioni del paziente (esempio trauma cranico con GCS basso ma stabile), dalla lontananza dell’ospedale (di norma un centro a meno 15 minuti) e dalla possibilità di gestire comunque il paziente. 4 ] E.A.SY.

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E.A.SY. 3. La valutazione dell’opportunità non può non tener conto della patologia di base del paziente. Si pensi ad un trauma penetrante, in condizioni emodinamiche marginali, in cui (pur in presenza di un centro dotato di chirurgia vicino) si spendano 10 -15 minuti a posizionare un tubo orotracheale. Tale perdita di tempo, inevitabilmente vanificherà il beneficio della manovra, in quanto allungherà inutilmente i tempi preospedalieri, quando la situazione potrebbe essere gestita con un Presidio Extra Glottico (PEG) agevolmente in pochi secondi (magari mentre il mezzo di soccorso viaggia). 4. In ultima analisi va presa in considerazione la fattibilità della manovra. Essa discende dalla posizione del paziente (incastrato o comunque non mobilizzabile per ottimizzarne la posizione), dalla predittività di grave difficoltà all’intubazione (grande obeso, scarsa apertura della bocca), oppure mancanza di sufficiente esperienza da parte dell’operatore. Nei casi di mancata fattibilità o opportunità, oppure nei casi di fallita intubazione, è possibile ricorrere ad un PEG che garantirà, come già detto, una buona ventilazione ed ossigenazione oltre ad una sufficiente protezione dal rigurgito nella maggior parte dei casi. Si sottolinea come le linee guida (LG) si concentrino sul concetto della continuità di soccorso e per questo prevedono la chiamata di soccorso in modo che il team esperto intra ospedaliero sia pronto ad accogliere il paziente. La continuità di soccorso passa anche per una terminologia comune, dei percorsi condivisi (tra questi molto importante quello del Trauma Team) e l’uso di presidi extra glottici che permettano, una volta giunti in ospedale, la successiva intubazione passando un tubo sotto guida fibroscopica. Dr. Giovanni Sbrana Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma Tor Vergata nel 1999 con votazione 110/110 e Lode, discutendo la tesi “Organizzazione di un Trauma Center”. Dottorato di Ricerca in Scienze Anestesiologiche e Chirurgiche presso l’Università degli Studi di Firenze. Ufficiale medico del 187° Reggimento Paracadutisti Folgore, impiegato nelle missioni in Kosovo, Macedonia, Afghanistan, Iraq e Libano. Medico di Emergenza Sanitaria, specializzato in Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università degli studi di Siena. Attualmente ricopre l’incarico di dirigente medico presso la ASL 9 di Grosseto dove è impiegato in Terapia Intensiva, Sala Operatoria di varie specialità, Camera Iperbarica, Dipartimento di Emergenza. Opera alla UF Centrale Operativa 118 della ASL 9 di Grosseto dove svolge compiti di medico di Centrale, automedica, DEA e dal febbraio 2014 anche Medico di Elisoccorso HEMS SAR, con abilitazione all’uso del Verricello. Fa parte del Gruppo Aziendale di Studio e formazione per l’implementazione di un Trauma Team, e per le vie aeree difficili. Autore o coautore di oltre 30 lavori su riviste nazionali ed internazionali. E.A.SY. [ 5

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Indice Capitolo 01 Introduzione • L’ipossia può uccidere in pochi minuti • Breve storia sulla gestione delle vie aeree • Cosa c’è di nuovo e di importante 7 Capitolo 02 Principi per la gestione delle vie aeree • Anatomia delle vie aeree • Fisiologia delle vie aeree • La ventilazione durante l’arresto cardiaco e respiratorio 15 Capitolo 03 La ventilazione manuale non invasiva • La pervietà delle vie aeree • L’assenza di protezione delle vie aeree • La ventilazione bocca-bocca e bocca-naso • La ventilazione bocca-maschera • La ventilazione con cannula orofaringea e nasofaringea • La ventilazione con palloni autoespandibili 31 Capitolo 04 Dispositivi sopraglottici • Classificazione dei dispositivi sopraglottici • Descrizione e tecnica di utilizzo dei dispositivi: -- extraglottici -- retroglottici 51 Capitolo 05 Gli ausili alla ventilazione • Il pulsiossimetro • L’aspiratore • Il capnografo 71 Autore Riccardo Ristori Foto e immagini - Stefano Mazzei - ©Depositphotos - ©Salvamento Academy Disegni Rodolfo Ercolani ErreDue Grafica www.erreduegrafica.it Progetto grafico e impaginazione Sara Profeti info@saraprofeti.it L’utilizzo in questa pubblicazione di denominazioni generiche e marchi commerciali, anche se non esplicitamente identificati, non significa che questi non siano registrati e protetti dalla legge. ©2014 Salvamento Academy www.salvamentoacademy.it Tutti i diritti sono riservati. La riproduzione parziale o totale del presente manuale, viola i diritti di copyright e privativa ed è punibile a norma di legge. La presente pubblicazione può essere utilizzata per scopi didattici esclusivamente dai docenti della Salvamento Academy. Seguici su: Stampa Press up srl Via Cassia, Km 36,300 Zona ind.le Settevene 01036 - Nepi (VT) ISBN: 978-88-907727-4-0 Finito di stampare II edizione Luglio 2015

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Capitolo 01 Introduzione L’ipossia può uccidere in pochi minuti Breve storia sulla gestione delle vie aeree Cosa c’è di nuovo e di importante E.A.SY. [ 7

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Introduzione L’ipossia può uccidere in pochi minuti La gestione delle vie aeree deve essere considerata un’abilità indispensabile di chi ha a che fare con l’emergenza. In tutte le situazioni critiche, proprie dell’emergenza sanitaria, saper gestire le vie aeree può contribuire ad assicurare la vita e la conservazione delle abilità cerebrali: “l’ipossia può uccidere, in pochi minuti”, l’incapacità di saper gestire le vie aeree, spesso comporta morte o grave disabilità cerebrale. Anestesiti e rianimatori, sono per formazione professionale, i primi responsabili nella gestione delle vie aeree, anche nelle emergenze, ma… potrebbero non essere sempre a disposizione o non avere una visione da soccorso preospedaliero. L’emergere di nuove tecnologie, come i dispositivi sovraglottici, i vari metodi di video laringoscopia, gli introduttori e i dispositivi per le vie aeree chirurgiche, ha fatto si che oggi, si possa estremizzare un nuovo e moderno concetto di gestione delle vie aeree: “le vie aeree difficili non esistono, basta avere i dispositivi giusti”! Purtroppo un problema nuovo potrebbe emergere, se diventa più “facile” assicurare una via aerea, rimane sempre complessa la sua gestione; infatti, non è detto che sapendo inserire un ago cannula, si sappia poi cosa farci scorrere dentro! La letteratura riporta frequenti casi di pazienti ventilati, troppo o troppo poco. Occorre quindi di pari passo rendere semplici ed efficaci le tecniche di ossigenazione e ventilazione. Da questi concetti nasce il progetto E.A.SY. Il manuale tratta con semplicità i concetti fondamentali per la gestione delle vie aeree dividendoli in due livelli: • LIVELLO BASE: trattato nella prima parte, specifico per soccorritori, infermieri e medici che nella loro professione difficilmente avranno a che fare con la gestione delle vie aeree; • LIVELLO AVANZATO: trattato nella seconda parte e specifico per il personale sanitario che lavora nell’emergenza-urgenza. 8 ] E.A.SY.

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Capitolo 01 Breve storia della gestione delle vie aeree Le vie aeree chirurgiche Il respiro è da sempre stato un chiaro requisito per la vita, già nelle antiche civiltà, gli ostacoli alla respirazione vennero riconosciuti come minaccia per la vita. I primi tentativi per ripristinare la pervietà delle vie aeree, sono avvenuti mediante il taglio della trachea: • Procedure simili a una tracheostomia sono stati raffigurati su tavolette egizie risalenti al 3600 aC. • La descrizione relativa al trattamento di una ferita che potrebbe essere il risultato di una tracheotomia si ritrova nel Rig Veda, l’antico libro indù del 2000 aC. • Alessandro Magno (356-380 aC) avrebbe usato la sua spada per tagliare la gola di un soldato che stava soffocando, a causa di un osso di pollo che gli ostruiva le vie aere. L’inserimento di canne nella trachea dei neonati, per aiutare la respirazione artificiale, è stato descritto nel Talmud giudaico tra il 200 aC e il 400 dC. Molti medici greci (Ippocrate, Esculapio, Aretanus) e l’anatomista romano Galenus accennarono operazioni simili, considerando la tracheostomia un metodo adeguato al ripristino della respirazione. La Tracheostomia sembra sia stata abbandonata nel Medioevo, per ricomparire di nuovo durante il Rinascimento con Girolamo Fabricius d’Acquapendente che ha pubblicato il primo caso di un sopravvisuto alla procedura. Numerose tracheostomie sono state eseguite nel XIX secolo principalmente per alleviare l’ostruzione delle vie aeree nei bambini causata dalla difterite. I pionieri più noti di questa procedura salvavita sono Armand Trousseau e Friedrich Trendelenburg. A Trendelenburg va anche il merito di aver prodotto il primo tubo da tracheostomia cuffiato (tubo con un palloncino gonfiabile sull’estremità) nel 1869 e lo ha utilizzato nel 1871 per evitare l’aspirazione di sangue durante un intervento chirurgico sulle vie aeree superiori. E.A.SY. [ 9

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Introduzione Le vie aeree non chirurgiche Le prime fonti relative alla respirazione artificiale “non chirurgica”, sono rintracciabili sulla Bibbia: “Eliseo entrò in casa e vide il corpo del ragazzo adagiato sul letto…, si stese sopra il ragazzo, con la bocca sulla bocca, gli occhi di fronte ai suoi occhi, mani sulle mani… Il ragazzo starnutì sette volte e aprì gli occhi… (Secondo Libro dei Re, Capitolo 4, Verso 34-37, VI secolo a.C.). Sulla base della prevalente impressione che la morte da annegamento era provocata dall’acqua inalata che causava l’ostruzione delle vie aeree, i primi tentativi rianimatori avvenivano appendendo per i piedi le vittime o facendoli rotolare insieme ad una botte. Tentativi alternativi si basavano sulla provocazione del dolore, mediante la combustione di carboni posti sull’addome della vittima o la fustigazione di tutto il corpo. Paracelso nel 1500, iniziò ad utilizzare un mantice per insufflare aria nei polmoni. Nel 1667 Robert Hooke, riprendendo il mantice di Paracelso dimostrò, in una riunione alla Royal Society, che con un soffietto, poteva garantire un flusso costante di aria che consentisse il movimento dei polmoni nel torace aperto di un animale. Nel 1797 nacquero le Società scientifiche per la “rianimazione di persone annegate”, la prima in Europa fu in Amsterdam, in seguito: Londra, Parigi e Venezia. Le loro “prime linee guida” furono: 1. Riscaldare la vittima; 2. Rimuovere l’acqua ingerita o aspirata posizionando la vittima “a testa in giù”; 3. Applicare una pressione con le mani sull’addome; 4. Effettuare delle respirazioni sulla bocca della vittima, sia utilizzando un mantice o con un metodo di respirazione bocca a bocca; 5. Pizzicare la gola della vittima; 6. Stimolare la vittima con la fumigazione rettale e polmonare di fumo di tabacco; 7. Praticare il salasso. Nel 1857, Marshall Hall propose un metodo per la respirazione artificiale comprimendo il torace; questa intuizione venne modificata nel 1861 da Silvester per diventare un metodo di rianimazione ritenuto efficace fino al 1960: la respirazione manuale artificiale (Nota personale: mi è stata insegnata nel 1989 al corso di bagnino!). L’iperestensione della testa e il sollevamento del mento, quali metodi per migliorare la ventilazione in corso di anestesia, sono stati pubblicati sul Times Medica alla fine del 1870 da J. Heiberg nell’articolo “un nuovo espediente nella somministrazione di cloroformio”. 10 ] E.A.SY.

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Capitolo 01 Tecniche di intubazione tracheale Nel 1774 Cogan e Hawes, dalla Royal Society, sostennero l’utilità dell’intubazione tracheale per la rianimazione in sostituzione della respirazione bocca a bocca. Prima dell’avvento dei miorilassanti, l’intubazione era scarsamente utilizzata. Nel 1880, William Macewen, un chirurgo scozzese descrisse una tecnica di intubazione alla cieca per alleviare le ostruzioni delle vie aeree; prima sui cadaveri e successivamente in ambito clinico sotto anestesia al cloroformio. Nel 1885, Joseph O’Dwyer sviluppò un sistema di tubi metallici per il trattamento di bambini soffocanti da difterite o stenosi della laringe. Lo sviluppo del tubo endotracheale cuffiato avvenne grazie a Sir Henry Head nel 1889. L’invenzione della laringoscopia è attribuita allo spagnolo Manuel Garcia, un insegnante di canto che descrisse i movimenti delle corde vocali mediante l’utilizzo di due piccoli specchi e della luce solare. Alfred Kirstein di Berlino costruì nel 1895 un dispositivo per la laringoscopia diretta con manico, spatola e cappuccio. Nel 1940, furono ottimizzati due tipi o di laringoscopi che sono ancora utilizzati nella pratica clinica: con lama dritta di Robert Miller e lama curva di Robert Macintosh. I dispositivi sopraglottici La maschera laringea (LMA) è il più importante dispositivo introdotto per la gestione delle vie aeree dopo l’intubazione tracheale. Lo sviluppo di questo dispositivo è iniziato nel 1980. L’inventore della LMA, il dottor Archie Brain, secondo cui l’ideale strumento che consente la respirazione artificiale dovrebbe: • Rapidamente superare l’ostruzione delle vie aeree. • Essere agevole ed atraumatico anche se utilizzato da operatori non qualificati. Sono state introdotte diverse altre alternative per l’intubazione tracheale, principalmente per l’uso da servizi medici di emergenza. Uno di questi ancora in uso è il Combitube, un dispositivo a doppio cuffia e doppio lume che può essere inserito alla cieca nell’esofago: un lume somiglia al tubo tracheale, l’altro ad un tubo esofageo. Un dispositivo semplificato, il tubo laringeo, è stato inventato nel 2001/2002. I più recenti sviluppi in materia di gestione delle vie aeree sopraglottiche è avvenuto grazie all’i-gel; è stato sviluppato dal Dr. Muhammed Nasir in cooperazione con Intersurgical e lanciato ufficialmente a Londra nel 2007, dal 2012 esiste una variante idonea all’emergenza l’i-gel resus pack. E.A.SY. [ 11

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Introduzione Cosa c’è di nuovo e di importante Nel corso dei secoli gli sforzi rianimatori sono stati rivolti a ottenere il ripristino della respirazione, tant’è che il termine asfissia (ά- priv. e σфύξις «polso»), utilizzato dagli antichi greci per indicare l’assenza di polso e quindi l’arresto cardiaco, ha subito un cambio di connotazione: con questo termine oggi si indica l’assenza di respiro! Le moderne linee guida sulla rianimazione cardiopolmonare stanno stravolgendo questi concetti storici andando a scoraggiare l’uso della ventilazione a favore delle compressioni toraciche (ovviamente solo in alcuni contesti, come la RCP praticata da personale non addestrato). Nel 2010 a seguito della pubblicazione delle nuove linee guida, American Heart Association e altri, hanno stabilito il cambio dell’algoritmo rianimatorio da ABC a CAB; è stata inoltre proposta la possibilità al personale non addestrato di effettuare la rianimazione cardiopolmonare con sole compressioni. L’idea della rianimazione con sole compressioni non è nuova: nel suo articolo del 1993 pubblicato su Circulation, Robert Berg aveva cominciato a raccogliere testimonianze di possibili successi rianimatori. In un secondo studio pubblicato nel 2001 sempre su Circulation, ha portato considerevoli prove che le soli compressioni toraciche consentono un livello costantemente elevato di perfusione cerebrale che ha portato a proporre in selettivi protocolli la possibilità di eseguire una RCP con sole compressioni per i primi 6 minuti, a cui deve fare seguito, dopo l’apertura delle vie aeree la ventilazione con ossigeno ad alto flusso. Nel 2005 è stata introdotta una nuova locuzione nella rianimazione: “rianimazione cardiocerebrale” (anziché cardiopolmonare), volendo intendere che le pause per la ventilazione non sono necessarie, anzi svantaggiose per la sopravvivenza delle vittime da arresto cardiaco: si è puntato anche molto nel trovare un’utilità nella ventilazione passiva, ovvero, dato che nella RCP durante la fase di rilasciamento di ogni compressione toracica, si ha un piccolo passaggio d’aria nei polmoni, questo dovrebbe essere in grado di garantire una piccola ma sufficiente ossigenazione del sangue. Ma in ILCOR 2010, non sono state trovate le prove scientifiche sufficienti per portare avanti questi concetti nella rianimazione: • L’European Resuscitation Council conclude che: “Non ci sono prove sufficienti per sostenere o rifiutare l’uso della ventilazione passiva. Fino a quando non saranno disponibili ulteriori dati, la somministrazione passiva di ossigeno senza ventilazione non è raccomandata di routine durante la RCP”. • L’American Heart Association ha confermato che: “ad oggi non ci sono prove sufficienti per sostenere la rimozione delle ventilazioni nella rianimazione avanzata (ACLS). 12 ] E.A.SY.

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Capitolo 01 In ottobre 2013 nel loro articolo sulla gestione delle vie aeree durante la rianimazione cardiopolmonare in “Current Opinion in Critical Care”, Soar e Nolan evidenziano alcuni dei motivi per cui la rianimazione cardiocerebrale può avere vantaggi rispetto alla rianimazione cardiopolmonare standard: 1. Il sangue arterioso può rimanere ben ossigenato per alcuni minuti dopo l’arresto cardiaco (da causa cardiaca). 2. I soccorritori non sono disposti o in grado di fornire ventilazioni efficaci bocca-a-bocca. 3. L’attuazione di un programma di RCP con solo compressioni del torace ha dimostrato di aumentare i tassi di RCP praticati dai soccorritori occasionali. 4. Pause prolungate nelle compressioni, anche quando le ventilazioni sono efficaci, possono ridurre le possibilità di sopravvivenza. 5. In presenza di una buona pervietà delle vie aeree, le compressioni toraciche generano un flusso d’aria dentro e fuori i polmoni, sebbene i volumi correnti in gioco sono limitati. Ma poco dopo Gullo e Ristagno in “Rescuscitation”, libro di recente pubblicazione, raccogliendo dati sulla ventilazione passiva e sulle pressioni di perfusione, hanno enfatizzato 2 aspetti della morte improvvisa: quando essa è dovuta ad una causa cardiaca (come ad esempio nell’infarto), fino all’arrivo dei soccorsi avanzati si potrebbe optare per una RCP con sole compressioni toraciche, ma quando essa è dovuta ad una causa non cardiaca (ovvero ad una morte asfittica (come nel bambino, nell’annegamento, nell’ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo…), è necessaria una RCP standard (compressioni+ventilazioni). Ritornando alle linee guida europee, secondo l’ERC il personale non sanitario (laico) addestrato alla RCP dovrebbe saper effettuare la respirazione bocca-bocca, mentre il personale addestrato al soccorso extraospedaliero avanzato, deve essere in grado di gestire le vie aeree in 4 differenti modalità: • Ventilazione passiva con alto flusso di ossigeno; • Ventilazione con sistema maschera-pallone (pallone di Ambu); • Ventilazione con dispositivo sopraglottico; • Ventilazione mediante intubazione endotracheale. Viene inoltre posto un importante cambiamento d’indirizzo in materia di gestione delle vie aeree: sottolineando l’importanza di minimizzare le interruzioni delle compressioni toraciche, le linee guida hanno ridotto l’accento sulla intubazione tracheale, a meno che questa sia realizzato da persone altamente qualificato, in grado di garantire una minima interruzione delle compressioni toraciche. Ma come mai siamo arrivati a ritenere la gestione delle vie aeree più un problema che una risorsa? E.A.SY. [ 13

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Introduzione Eppure una buona gestione delle vie aeree è di vitale importanza, è infatti essenziale per: • Garantire l’ossigenazione e la ventilazione; • Proteggere i polmoni dall’aspirazione del contenuto gastrico; • Stabilizzare il paziente durante il trasferimento su lunghe distanze; • Curare la post-rianimazione. Bisogna inoltre sottolineare il fatto che nella morte cardiaca da asfissia saper gestire le vie aeree è il fondamento dell’approccio rianimatorio. Una delle più importanti cause dell’ingestibilità delle vie aeree è dovuta probabilmente ad una scarsa preparazione del personale: la possibilità di ricorrere a personale specializzato (anestesisti-rianimatori), le strategie scoop and run, hanno fatto si che non vi sia una sufficiente formazione culturale alla gestione delle vie aeree in emergenza! 14 ] E.A.SY.

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