Department book Settembre2016

 

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DB Registrazione del Tribunale di Catania n. 004 del 26-01-2016 Biometec Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche Università degli Studi di Catania Department Book Settembre 2016 Direttore: Prof. Filippo Drago Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche Le ultime dal Dipartimento TB: il trasloco di Gian Marco Leggio In questi giorni il BIOMETEC si sta trasferendo nella sua nuova sede, la Torre Biologica “Ferdinando Latteri”, edificio di 11 piani che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del nostro Ateneo. Come tutti gli altri colleghi, mi accingo ad affrontare il trasloco. Durante la preparazione degli scatoloni, mi torna in mente una mail del Direttore indirizzata a tutti i membri del Dipartimento, datata 16 settembre 2016, di cui riporto alcuni passaggi: “ Gentili colleghe e cari colleghi, in uno studio pubblicato su Am. J. Psych. di qualche anno fa è stato determinato che il trasloco è tra i cinque eventi più stressanti della vita di una persona (insieme con il lutto, il tracollo finanziario, l’ospedalizzazione ed il pensionamento). Sto sperimentando sulla mia pelle quanto sia fondata questa affermazione. Come sapete, la Direzione e tutti gli Uffici funzionali (ARIT, AFI, APPAM, AGAP, ADI) sono già attivi alla Torre Biologica (TB) dalla fine di agosto. In questi giorni sta avendo luogo il trasloco di colleghi della Sezione di Farmacologia e Biochimica Medica; seguirà quello dei colleghi di Microbiologia e di Patologia Generale, Clinica e Oncologica…” - “In questa fase di transizione verso quella che sarà per sempre la nostra “casa accademica”, vi chiedo veramente di mettere da parte elementi personalistici per far emergere in modo elettivo lo spirito di gruppo. Ho già detto in altre occasioni che la situazione che si creerà presto con il trasloco di (quasi) tutto il Biometec alla TB è del tutto nuova e per molti aspetti stimolante …”. Incuriosito dalla citazione del Prof. Drago riguardante l’articolo pubblicato su Am. J. Psych, inizio a cercare in rete e tra articoli scientifici riguardanti il “post-traumatic stress, life events and anxiety etc.” ed altri di natura prettamente giornalistica, mi imbatto in un articolo, molto interessante e pertinente, scritto dalla Dott.ssa Tamara Mesemi, (psicologa psicoterapeuta, responsabile area clinica) e dal Dott. Antonio Floriani, (medico psicoterapeuta, direttore) del Centro LiberaMente di Genova, che vi propongo di seguito, augurandovi una buona lettura. Il trasloco è la terza causa di stress psicologico tra i life-events traumatici per la persona. Infatti la letteratura scientifica parla di indebolimento psicofisico della persona e di disorientamento esistenziale (Selye H., 1984, The stress of life, McGraw-Hill). Ma proviamo a comprendere le ragioni di tale assunto, considerando che ogni evento della vita, anche il più traumatico, può rappresentare un’opportunità per il cambiamento. Partendo dal significato letterale della parola “tras-loco” significa “locarsi altrove”, porre la propria collocazione residenziale in un luogo diverso. Ciò comporta inevitabilmente la necessità di elaborare la perdita del luogo che, negli anni precedenti, aveva connotato la propria identità, aveva concorso a creare quei riferimenti che potremmo definire “i punti cardinali della bussola esistenziale”. Gli psicoanalisti parlano di elaborazione di una perdita per la quale si provano sensazioni di angoscia, vuoto e smarrimento tipiche di momenti esistenziali particolarmente difficili. Questi sentimenti sono inoltre amplificati da altri vissuti, quali la rabbia e il senso di colpa che fanno capolino come conseguenza della necessità (la persona deve traslocare per motivi inderogabili, non sempre da lui voluti) o della intenzionalità (la persona vuole traslocare e magari ha progettato il trasloco da tempo ma, nel momento in cui affronta l’evento, la fatica e la confusione causano sentimenti di colpa per sé e per la propria famiglia). Risulta chiaro come questo avvenimento, di per sé foriero di novità e di opportunità, può trasformarsi in un life-event altamente stressogeno e, in alcuni casi, può anche determinare una sofferenza psicologica con evidenze cliniche, quali ansia e stati depressivi. È altresì vero che il trasloco è un compito di sviluppo, inteso come un momento che Reminiscenze... Di necessità virtù Estratto da “Una Stanza in Ateneo” di F. Drago Bollettino d’Ateneo del 2001. A Giurisprudenza un sostituto (dietro compenso) sosteneva gli esami per lui. Possibile, dato che da molto tempo non è più obbligatoria la foto sul libretto universitario e moltissimi docenti non richiedono mai l’esibizione di un documento per l’identificazione del candidato. Rischi della legge sulla privacy? No, furbizia a buon mercato che nasce dalla supposizione che da queste parti i controlli non li fa più nessuno. caratterizza il ciclo di vita, impegnando sì sul piano della riconfigurazione identitaria ma apportando un cambiamento evolutivo e aiutando la persona a rinnovarsi e, dopo un primo momento di disorientamento, a ritrovarsi con più consapevolezza delle proprie risorse e della propria posizione rinnovata nella vita. In sintesi “traslocare” non definisce solo il trasferirsi fisicamente in un’altra abitazione bensì significa, sul piano psicologico, accettare di rinunciare alla vita precedente, in modo più o meno consapevole, per intraprendere un nuovo percorso di vita per sé e per i propri cari. In tale processo è chiaro come la persona attraversi un periodo di sovraccarico emotivo che richiede necessariamente un impiego massiccio di competenze psicologiche, quali la capacità di coping (ovvero la capacità di far fronte ai problemi e di risolverli) e maggiori energie per tollerare la fatica e la frustrazione. Concludendo, appare evidente l’importanza di interpretare queste considerazioni non come verità assolute ma come riflessioni per trovare valide alternative alla fatica del trasloco. Il trasloco può essere classificato nei life-event che caratterizzano il ciclo di vita e può realmente divenire un compito di sviluppo non traumatico, il cui superamento apporta innovazione e rafforzamento dell’Io in termini di accrescimento del senso di autoefficacia e dunque di autostima. Ogni individuo vive e affronta il trasferimento di abitazione a modo proprio, con le sue risorse e con le sue difficoltà, a seconda del contesto in cui è inserito e della propria personalità, ricordando tuttavia che alcune scelte e alcuni strumenti possono garantirne l’ottimo superamento.

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67° Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisiologia: un resoconto di Adriana Carol Eleonora Graziano Dal 21 al 23 settembre scorso, il Monastero dei Benedettini di Catania ha fatto da cornice al 67° Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisiologia. Organizzato dal Prof. Vincenzo Perciavalle e dalla Prof.ssa Rosalba Parenti, col supporto dei colleghi Venera Cardile, Lucia Ciranna, Marinella Coco, Rosario Giuffrida, Adriana Carol Eleonora Graziano, Rosario Gulino, Massimo Gulisano, Agostino Palmeri e Daniela Puzzo, l’evento ha registrato più di 250 presenze ed ha rappresentato uno straordinario momento di vita societaria sia nell’ottica dell’aggiornamento che della pianificazione delle attività future. L’opening lecture tenuta dal Prof. Carlo Maria Croce (Columbus, OH, USA) ha richiamato l’attenzione di molti studiosi, studenti e ricercatori dell’Ateneo catanese, così come la conferenza plenaria del Prof. Stefano Pluchino (Cambridge, UK) e la Fabio Ruzzier Lecture tenuta dal Prof. Ulrich Pohl (Munich, Germany). I sei simposi, i sei workshop e le sessioni poster, svolti secondo programma, non hanno deluso le aspettative dei partecipanti e sono stati coronati da eventi sociali peculiari. Nello specifico, la cena sociale svoltasi nella splendida cornice del palazzo Manganelli è stata allietata da un coinvolgente spettacolo di pupi siciliani gestito dai fratelli Napoli. Particolarmente gradito il concerto per aperitivo organizzato dalla Prof.ssa Daniela Puzzo la quale, col suo pianoforte, ha regalato ai colleghi un momento musicale unico, poiché non solo ha riunito Giuseppe Almirante (primo violino), Gemma Pappalardo (secondo violino), Angelo Di Guardo (viola), Jasha Parisi (violoncello), Giorgio Rizzo (percussioni), ma soprattutto ha coinvolto come special guest il Prof. Toti Sapienza. Quest’ultimo ha omaggiato i colleghi con il suo talento, la sua ben nota verve ed il suo estro artistico. Il “Best Poster” Pitch Contest è stato vinto dalla giovane studentessa Maria Rosaria Tropea, che attualmente svolge il suo internato presso il BIOMETEC sotto la supervisione della Prof.ssa Puzzo. Il premio “Art & Science Photography” è stato attribuito al Dott. Stefano Forte, mentre le Dott.sse Sonia Calabrese e Cristina Russo hanno ricevuto entrambe una menzione speciale. Ulteriore nota positiva dell’evento è stata la partecipazione di giovani e di studenti che hanno supportato gratuitamente e con grande spirito di partecipazione tutte le attività, sia d’aula che di segreteria, coordinati dalla Dott.ssa Adriana Graziano. Pertanto, grande plauso va rivolto agli studenti Giovanna Alberghina, Vittoria Balletta, Andrea Barbagallo, Roberta Buonanno, Giuseppe Calaciura, Ornella Cantale, Vincenzo Cardaci, Damiano Carota, Valentina Croce, Paolo Currao, Giuseppe Di Grazia, Maurizio Di Marco, Martina Fichera, Giuliana Gaudioso, Verdiana Grasso, Giulia Sanfilippo, Sabrina Scilletta, Roberta Tomaselli ed alla Multi Professional Service nelle persone di Francesco Riccio, Domenico Riccio, Alessandro Arena, Calogero Contrino, Francesco Cusenza, Mariapaola Analfino, Stefania Kharrat e Olga Vigo. Nella foto: Daniela Puzzo e Toti Sapienza. Le ultime dall’Ateneo Clinical Trial Unit (CTU) del Policlinico di Catania Il prossimo 8 novembre alle ore 10.30, presso l’Aula Magna della Torre Biologica “Ferdinando Latteri” dell’Università, avrà luogo l’inaugurazione del Clinical Trial Unit (CTU) del Policlinico Universitario di Catania. Nella foto: Mariapaola Analfino, Antonella Dal Corso (Segretaria SIF), Adriana Graziano, Vincenzo Perciavalle, Giovanna Alberghina, Olga Vigo. Collaborazione con L’Università di Cartagine, Tunisia di Venera Cardile Il Professore Filippo Drago ha formalmente dato il benvenuto alla Dottoressa Ferdaous Albouchi, laureata in Vital Sciences presso la Facoltà di Scienze di Bizerte, specializzata in Naturals Thérapeutic Active Substances ed attualmente dottoranda in Biological Sciences presso l’Università di Cartagine, Tunisia.

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Nell’ambito dei programmi di collaborazione internazionale, la Dottoressa Albouchi ha manifestato interesse a svolgere parte della sua tesi di dottorato dal titolo “Phytochemical contribution and evaluation of biologic and pharmacologic activities of some Tunisian plants species” sotto la supervisione della Prof.ssa Venera Cardile. Pertanto, nei prossimi mesi la Dottoressa Albouchi sarà ospite del laboratorio di Fisiologia cellulare della Sezione di Fisiologia del BIOMETEC. La ricerca riguarderà la valutazione del potenziale antinfiammatorio, antitumorale e antiossidante di alcuni composti ed oli essenziali estratti da piante tunisine in sistemi biologici in vitro. COMMEMORAZIONE E INTITOLAZIONE DI UN’AULA DELLA TORRE BIOLOGICA ALLA PROF.SSA MARIA LUISA CARNAZZA Il prossimo 11 novembre alle ore 9.30, presso l’Aula Magna della Torre Biologica “Ferdinando Latteri” dell’Università, avrà luogo il simposio monotematico promosso dalla Sezione di Anatomia del BIOMETEC dal titolo “ANATOMIA UMANA: I NUOVI TRAGUARDI DELLA RICERCA” “From morphology to clinical progress”. Al termine del simposio si terrà la cerimonia d’intitolazione di un’aula alla memoria della Prof.ssa Maria Luisa Carnazza. Le ultime dal Mondo Degenerazione maculare, aumentano i farmaci efficaci per il trattamento di Adriana Bazzi Estratto da “il Corriere” del 16/05/2016 Il «fondo dell’occhio» ora si può curare meglio. Resta il problema della durata variabile della terapia. Talvolta è sufficiente uno schema fisso che prevede un numero precisodi iniezioni, mentre altre volte viene preferita la somministrazione «al bisogno» Nell’Era digitale la salute degli occhi passa anche attraverso una App. Ce n’è più d’una, scaricabile dagli store, come per esempio iVista, e tutte propongono test capaci di intercettare anomalie della visione, compresi i primi sintomi di una malattia sempre più diffusa a causa del progressivo invecchiamento della popolazione: la degenerazione maculare senile. All’inizio questo disturbo fa sì che si cominci ad avere una visione offuscata e, guardando un foglio, si vedano storte righe che, in realtà, sono diritte. Poi i sintomi peggiorano: compare una macchia scura al centro del campo visivo e, con il tempo i pazienti non riescono più a riconoscere i visi (si ha infatti, una perdita della visione centrale). Le due forme di degenerazione maculare Identificare all’esordio questa patologia, soprattutto nella cosiddetta forma umida, significa curarla con più probabilità di successo. «Esistono due forme di degenerazione maculare – precisa Federico Ricci, oftalmologo e direttore del Centro di riferimento regionale per le patologie retiniche all’Ospedale Policlinico, Università di Tor Vergata – quella umida (caratterizzata da proliferazione di vasi sanguigni ed essudazione della retina, ndr) e quella secca (in cui, invece, si formano depositi di lipoproteine chiamati drusen, ndr). Per la prima ci sono nuovi farmaci in grado non solo di rallentare la progressione della malattia, ma anche di migliorare l’acutezza visiva dei pazienti. Per la seconda, che progredisce più lentamente, non esistono al momento terapie, ma si stanno sperimentando». I farmaci La rivoluzione nella cura della degenerazione maculare umida (che rappresenta il 20 per cento dei casi di malattia, il resto è costituito dalla forma secca) è avvenuta negli ultimi dieci anni: prima non esistevano terapie efficaci non solo nel rallentare la malattia, ma anche nel migliorare la visione. Il primo farmaco che i pazienti hanno avuto a disposizione, con una precisa indicazione per la cura di questa patologia, è stato il pazopanib (oggi poco utilizzato), poi è arrivato il ranizumab e infine l’aflibercept. Parallelamente viene usato anche il trastuzumab: è registrato come antitumorale, ma in oculistica è usato off label, cioè al di fuori delle indicazioni ufficiali; tutti sono inibitori del Vegf, un fattore di crescita dei vasi sanguigni. «Perché un farmaco venga approvato per la commercializzazione – spiega Ricci – è necessario che dimostri la sua sicurezza e la sua efficacia in una serie di studi clinici controllati (trial clinici, ndr) condotti in centri specialistici e con pazienti selezionati. Questi studi servono anche per stabilire dosaggi e tempi di somministrazione». Per il ranizumab l’indicazione è di 11 iniezioni intraoculari all’anno, per l’aflibercept è di sette, ma questo schema non è sempre rispettato nella pratica clinica (soprattutto per ragioni di costi) e i farmaci vengono utilizzati “al bisogno” (cioè a discrezione del medico quando vede che la malattia un po’ peggiora). Studi real life E poi i pazienti in ambulatorio non sono gli stessi degli studi clinici, perché non sono così accuratamente selezionati e possono reagire in modo diverso alle terapie. Ecco allora che, da qualche tempo, si fa riferimento ai cosiddetti studi real life cioè studi che

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verificano che cosa succede nella realtà medica di tutti i giorni. E lo si fa in vari modi: per esempio andando a controllare i registri delle patologie, se ci sono, o i dati raccolti, oppure seguendo i pazienti che afferiscono a determinati centri. «Lo studio Rainbow, condotto in Francia, – precisa Ricci – ha confermato che sette iniezioni intraoculari di aflibercept, soprattutto nei malati che non avevano mai seguito terapie, hanno gli stessi effetti rilevati nei trial in termini di miglioramento della visione e ha dimostrato che la somministrazione secondo uno schema fisso è più efficace di quella “al bisogno” e funziona bene anche nei pazienti già trattati con altri farmaci. Ancora: l’approccio migliore è quello che prevede tre iniezioni di aflibercept nei primi tre mesi e poi una a mesi alterni». 500 milioni per i farmaci innovatici in oncologia: la soddisfazione dell’Aiom Estratto da “il Corriere” del 17/10/2016 Il presidente Carmine Pinto: «Così potremo dare risposte immediate per le cure dei nostri pazienti.Invitiamo il premier al congresso nazionale» «Per la prima volta in Italia viene istituito un Fondo destinato ai farmaci innovativi per la cura dei tumori. Plaudiamo alla decisione del Governo di destinare 500 milioni di euro del Fondo Sanitario Nazionale all’acquisto di queste terapie che stanno cambiando la storia di molte neoplasie, garantendo ai pazienti la guarigione o sopravvivenze a lungo termine. Si tratta di una scelta importante nella lotta contro i tumori, per dare risposte immediate e garantire l’acceso ai migliori trattamenti per i tutti nostri pazienti». Il prof. Carmine Pinto, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), esprime una profonda soddisfazione per l’annuncio del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non solo di aumentare con la prossima Legge di Bilancio lo stanziamento del Fondo Sanitario Nazionale da 111 a 113 miliardi di euro, ma di vincolarne una parte, 500 milioni, alle cure anticancro. Blocco “bk_adv_01” / End blocco “bk_adv_01” Il patto contro il cancro «Da tempo – sottolinea il professor Pinto - la nostra Associazione sostiene con forza la necessità di individuare risorse dedicate per garantire a tutti i pazienti oncologici l’accesso alle molecole per cui è riconosciuto il carattere di ‘innovatività’. Armi efficaci, come la chemioterapia più attiva e meglio tollerata, le terapie a bersaglio molecolare e ora l’innovazione nel campo dell’immuno-oncologia determinano un allungamento della sopravvivenza con una buona qualità di vita. La nostra proposta negli ultimi mesi ha raccolto consensi trasversali, da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ai clinici, dai rappresentati delle Istituzioni alle Associazioni dei pazienti, fino al Ministro della Salute, che ringraziamo. Il Governo Renzi ha compreso l’importanza della nostra iniziativa, che si inserisce in un progetto più ampio, decisivo per milioni di cittadini, il “Patto contro il cancro”». Un’alleanza tra Oncologi, Governo e Istituzioni, capace di mobilitare risorse e di dare una risposta concreta alle richieste dei pazienti oncologici italiani, sul modello di programmi già lanciati negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti «Nel 2016 nel nostro Paese sono stimate complessivamente più di 365.000 nuove diagnosi – conclude il professor Pinto –. Il “Patto contro il cancro” costituirebbe in sanità pubblica la risposta politica alla sfida del secolo: curare i malati di tumore garantendo loro l’assistenza e le cure migliori, in un’unica strategia dalla ricerca, alla prevenzione primaria, alla diagnosi precoce fino alle fasi terminali di malattia. Un’unica regia contro il cancro. Nel 2015 il Presidente Barack Obama ha lanciato la “Precision Medicine Initiative”, che vede al centro l’Oncologia, con un finanziamento di 215 milioni di dollari per il 2016. A giugno 2016 il vicepresidente Joe Biden ha rilanciato con il progetto “Cancer Moonshot” volto ad accelerare le ricerche in questo settore. Ora è tempo che anche il nostro Paese si impegni, per questo abbiamo chiesto un incontro al Premier Renzi per lo sviluppo di questo Progetto. E invitiamo con fiducia il Presidente del Consiglio al Congresso Nazionale AIOM che si svolgerà a Roma dal 28 al 30 ottobre, dove 2.500 Oncologi e le Associazioni dei pazienti potranno condividere con lui i prossimi passi in favore dei pazienti italiani, passo dopo passo contro il cancro! Un messaggio fortemente positivo per tutta l’Oncologia italiana che da sempre è ai primi posti in Europa». Pubblicazioni (da Pubmed, Aprile 2016) Ruda-Kucerova J, Babinska Z, Amchova P, Stark T, Drago F, Sulcova A, Micale V. Reactivity to addictive drugs in the methylazoxymethanol (MAM) model of schizophrenia in male and female rats. World J Biol Psychiatry. 2016 Jun 21:1-14 Coradazzi M, Gulino R, Fieramosca F, Falzacappa LV, Riggi M, Leanza G. Selective noradrenaline depletion impairs working memory and hippocampal neurogenesis. Neurobiol Aging. 2016 Aug 24;48:93-102. Ben-Hail D, Begas-Shvartz R, Shalev M, Shteinfer-Kuzmine A, Gruzman A, Reina S, De Pinto V, Shoshan-Barmatz V. Novel Compounds Targeting the Mitochondrial Protein VDAC1 Inhibit Apoptosis and Protect Against Mitochondria Dysfunction. J Biol Chem. 2016 Oct 13. pii: jbc.M116.744284. PubMed PMID: 27738100. Magrì A, Belfiore R, Reina S, Tomasello MF, Di Rosa MC, Guarino F, Leggio L, De Pinto V, Messina A. Hexokinase I N-terminal based peptide prevents the VDAC1SOD1 G93A interaction and re-establishes ALS cell viability. Sci Rep. 2016 Oct 10;6:34802. doi: 10.1038/srep34802. PubMed PMID: 27721436. Xiao Y, Zhang Q, Luo Y, Zhang Y, Luo X, Wang Y, Cao W, De Pinto V, Liu Q, Li G. Neurospora crassa tox-1 Gene Encodes a pH- and TemperatureTolerant Mini-Cellulase. J Agric Food Chem. 2016 Jun 15;64(23):4751-7. doi: 10.1021/acs.jafc.6b00043. Epub 2016 Jun 6. PubMed PMID: 27229865. A cura di Francesca Caruso, Gian Marco Leggio, Domenico Sicari

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