ALI - Numero 9

 

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Gennaio 2017 n. 9

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Euro.Soft La Euro.Soft è una PMI operante nel settore ICT, con particolare riferimento alla realizzazione di sistemitecnologici ed allo svolgimento di incarichi di consulenza specialistica tecnico – gestionale. L'azienda ècertificata ISO 9001:2000 per: "PROGETTAZIONE SVILUPPO E FORNITURA SISTEMI SOFTWARE E DITELECONTROLLO (software and telecontrol systems, design development and supply)", opera secondo lenorme ECSS ESA ed è attestata SOA per la categoria OS19 (Sistemi di telecomunicazioni e trasmissione dati).L'azienda realizza applicazioni nel settore militare, fa parte dell’albo dei centri di ricerca della Regione Campania ed è presente negli albi fornitori di ESA, Alenia Spazio, Atos Origin e Regione Campania. Per meglio comprendere la realtà di questa azienda abbiamo rivolto alcune domande al dott. Salvatore Schiano Lo Moriello e all’ing. Renato Aurigemma, rispettivamente R&D Manager e Project Manager della Euro.Soft Dott. Schiano, quali sono le principali attività / progetti su cui siete attualmente impegnati?  Cosmo Second Generation: Euro.soft ha svolto già negli anni passati diverse attività per il programma Cosmo Skymed per conto di TASI. Attualmente stiamo completando una importante fornitura per la nuova costellazione Cosmo Second Generation: siamo infatti responsabili dello sviluppo del “Simulator Platform Model”, oltre che di alcune attività sulla simulazione delle interfacce elettriche. Il simulatore ha lo scopo di aiutare i Salvatore Schiano Lo Moriello Renato Aurigemma tecnici di Telespazio, destinatari finali del sistema di simulazione, sia nella parte di pianificazione delle missioni sia quella di formazione dei diversi profili professionali che lavoreranno sul programma nella sua fase di esercizio. La Euro.Soft è impegnata nello sviluppo del modello di simulazione di diversi componenti del satellite tra cui tutti gli elementi dell’AOC e il payload (PDHT e naturalmente il sensore SAR). Tale sviluppo parte dallo studio delle specifiche tecniche dei sottosistemi reali che comporranno i due satelliti di Cosmo Second Generation in modo da realizzare un sistema di simulazione che riproduce fedelmente il comportamento funzionale dei satelliti che verranno lanciati nel futuro prossimo. Particolare esecuzione della simulazione.  SKA/IDEA: Il progetto riguarda lo sviluppo di componenti e sistemi di controllo per grandi antenne per radiotelescopi, nell’ambito del più grande progetto radioastronomico mai realizzato. Finora ha previsto investimenti nelle attività di ricerca da oltre tre anni, in vista di una produzione di serie che partirà nel 2018. Ci siamo già assicurati un cofinanziamento nazionale per le fasi di ricerca e sviluppo prototipale ed un

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contratto di subfornitura per i primi 4 anni su 133 radiotelescopi da installare in Sud Africa. Le principali collaborazioni sono con la CINA (CETC53 è la capofila del consorzio) la Germania, con la OHB MTM ed il Sud Africa (SKASA).  DEVILS: Il progetto riguarda lo sviluppo di componenti avionici per il controllo e monitoraggio del sistema idraulico dei nuovi motori aeronautici VHBR della Rolls Royce. L’attività è finanziata nell’ambito di Clean Sky 2 di H2020, ed ha come capofila la Protom Group SpA e come partner Abete, CNR, Università di Napoli ed una azienda israeliana (TAT). Oltre a questi, l’azienda svolge alcune attività in altri progetti in ambito aerospaziale, come MIFE e MISSION, e sta completando due progetti di ricerca in ambito ASI, grazie all’acquisizione del ramo aziendale della Remocean SpA (azienda spin-off del CNR-IREA) avvenuta circa un anno fa. I progetti in questione, OCEANSAT e MEMORIES riguardano il monitoraggio delle coste e la gestione delle rotte marittime tramite l’utilizzo di piccoli radar in banda X (Wave Radar) e gli asset di telecomunicazione e navigazione satellitare. C’è inoltre la concreta possibilità di avviare il progetto di ricerca UDRAGON, relativo ad una rete di stazioni di terra per il controllo di piccoli satelliti. Cosa vi ha spinto ad entrare nel consorzio ALI? I consorzi offrono la possibilità di agevolare le sinergie con le altre aziende partecipanti. Il numero e la tipologia di aziende presenti in ALI è particolarmente ricco, offrendo la copertura di molti segmenti complementari del settore aerospaziale. Ing. Aurigemma, quali sono i progetti che vi vedono impegnati insieme con il consorzio? Abbiamo una partecipazione nell’ambito del progetto Mini-Irene (MIFE) che è per noi importante per la visibilità che porterà al team dopo il volo sperimentale previsto tra circa due anni. Recentemente è partito il progetto TALED, cofinanziato da ESA, che riguarda le tecnologie per la gestione incendi ed è basato sulle telecomunicazioni satellitari, entrambi temi su cui la Euro.Soft lavora da anni. Anche se il progetto prevede un cofinanziamento, esso è interessante soprattutto per il rapporto con gli utenti finali coinvolti nelle attività dimostrative (Vigili del Fuoco, SMA Campania) e per gli sviluppi futuri che potrà portare. Grazie all’appartenenza ai consorzi, partecipiamo inoltre al progetto MISTRAL del DAC, di cui si attende però ancora il via ufficiale. Quali sono gli elementi del vostro successo? Risolvere problemi tecnologici complessi anche in ambiti multidisciplinari. Tariffe “oneste” e flessibilità nei rapporti con il cliente. Perseguire l’obiettivo finale per il cliente a prescindere dal margine economico, considerando anche la crescita dell’azienda e dei dipendenti ed, ovviamente, una scelta delle risorse umane attenta e mirata. In conclusione, quali sono le vostre strategie per il futuro? Proporre le soluzioni sviluppate negli anni anche in ambiti diversi (esempio il WTU nato in ambito telecontrollo idrico e rivenduto in ambiti diversi: controllo incendi, energia, impianti ascensoristici, automotive, impianti termici, monitoraggio ambientale e vento, aerospazio, building automation). Avviare produzione di serie di alcuni elementi sviluppati a livello prototipale (esempio: componenti per radiotelescopi, servizi di elaborazione mappe satellitari, componenti e sistemi per l’aerospazio).

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Il 2017 spaziale: cosa succederà quest’anno nello spazio Abbiamo ampiamente parlato, nei precedenti numeri, delle missioni spaziali che hanno segnato, nel bene e nel male, l’anno appena finito. Vi proponiamo adesso questo interessante articolo DI MATTEO CARPENTIERI che ci offre la possibilità di dare uno sguardo a quello che succederà nel 2017. Sarà un anno principalmente di attesa, questo, in attesa di un 2018 che si prospetta scoppiettante e pieno di eventi (ma i ritardi in ambito spaziale sono sempre in agguato…). Ci potremo comunque consolare con una nuova missione di un astronauta italiano sulla ISS e, se tutto va secondo i piani, il primo test di una capsula commerciale per il trasporto di astronauti. Non sono, inoltre, tramontate del tutto le speranze di vedere un nuovo modulo russo attraccato alla ISS quest’anno, nonostante i problemi del settore spaziale in Russia, e probabilmente vedremo la prima missione di raccolta campioni dal suolo lunare a 40 anni dall’ultima (la sovietica Luna 24). La stazione spaziale internazionale (ISS) Gli astronauti che partiranno per lo spazio nel 2017 lo faranno principalmente per lavorare sulla stazione spaziale internazionale. Anche quest’anno si avvicenderanno quattro nuovi equipaggi e, tra questi, ci sarà quello di Paolo Nespoli. Attualmente a bordo della ISS c’è l’Expedition 50, composta dagli astronauti NASA Shane Kimbrough e Peggy Whitson, gli astronauti Roscosmos Andrei Borisenko, Sergey Ryzhikov e Oleg Novitskiy, e l’astronauta ESA Thomas Pesquet. Come negli ultimi anni, quindi, l’agenzia spaziale europea avrà due astronauti nello spazio, con il completamento della missione Proxima e la missione Vita che comincerà a maggio. Come ormai succede dal 2011, anno di pensionamento dello Space Shuttle, saranno ancora le capsule russe Soyuz a portare sulla ISS gli astronauti. In particolare verrà utilizzata l’ultima versione della storica capsula, la Soyuz MS. Il settore aerospaziale russo sta però attraversando un periodo di crisi che rischia di riflettersi sul programma ISS. In particolare, i recenti fallimenti di lanci satellitari con lanciatori Proton e Soyuz potrebbero impattare sui lanci con equipaggio, mentre i tagli al bilancio di Roscosmos lo hanno già fatto: a partire dal termine dell’expedition 50 e di sicuro per tutto il 2017 saranno solo due i cosmonauti russi a bordo della ISS. Questa decisione ha portato alla ridefinizione di tutti gli equipaggi dei prossimi voli Soyuz che quindi includeranno un solo cosmonauta russo (il comandante) ed un astronauta NASA, mentre il terzo posto sarà vuoto o occupato da un astronauta europeo o giapponese. Se tutto va bene, comunque, i voli dovrebbero cominciare l’11 marzo con la Soyuz MS-04 che porterà sulla ISS i membri delle Expedition 51 e 52, Fyodor Yurchikhin, al suo quinto volo, e l’esordiente Jack Fisher. A maggio sarà finalmente il turno del nostro Paolo Nespoli sulla Soyuz MS-05 insieme a

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Sergey Ryazansky e Randy Bresnik (Expedition 52 e 53). La Soyuz MS-06 partirà a settembre con Aleksandr Misurkin e Mark Vande Hei (altro esordiente NASA), mentre a ottobre sarà la volta di Aleksandr Skvortsov, Scott Tingle (terzo esordiente NASA dell’anno) e Norishige Kanai (anche lui al primo volo) sulla Soyuz MS-07. Ci sono diverse attività extraveicolari (EVA) programmate per il 2017: la prima è già avvenuta il 6 gennaio con Peggy Whitson e Shane Kimbrough. La seconda vedrà invece protagonisti Peggy Whitson e Thomas Pesquet il prossimo 13 gennaio. L’obiettivo principale di entrambe è la sostituzione delle batterie della ISS. Altre tre EVA sono programmate dalla NASA per marzo, mentre due EVA russe sono attualmente previste per luglio e dicembre, in preparazione al nuovo modulo russo. Oltre a queste ci potranno essere altre attività extraveicolari nella seconda metà nell’anno o anche prima se non si completeranno le attività previste. Per quel che riguarda i veicoli cargo di rifornimento non ci saranno grosse novità quest’anno. Al momento sono previsti tre voli delle capsule russe Progress (Progress MS-05 a febbraio, MS-06 a giugno e MS-07 a settembre), uno in meno del solito grazie alla riduzione dell’equipaggio russo a soli due astronauti. I rifornimenti americani saranno effettuati da capsule commerciali nell’ambito del programma CRS (Commercial Resupply Services) appaltati a SpaceX e Orbital-ATK. La prima ha in programma quattro voli della capsula Dragon, Dragon CRS-10 (febbraio), CRS-11 (in primavera), CRS-12 (giugno) e CRS-13 (settembre). Orbital-ATK prevede invece di lanciare tre navette, Cygnus CRS OA-7 (16 marzo), OA-8E (6 luglio) e OA-9E (Dicembre), la prima su un vettore Atlas V di ULA, mentre le altre sul proprio vettore Antares. La prossima capsula giapponese HTV-7 volerà invece nel 2018. In totale sono previsti 10 voli di rifornimento. Dal punto di vista della configurazione, rimarrà attraccato anche quest’anno il modulo sperimentale espandibile BEAM della Bigelow Aerospace sul Nodo 3 Tranquillity, mentre c’è ancora incertezza sul nuovo modulo russo. Il lancio del modulo MLM-Nauka è infatti attualmente programmato per novembre di quest’anno dopo 10 anni di continui ritardi, ma potrebbe slittare ancora al 2018. In ogni caso, prima dell’arrivo di Nauka dovrà essere sganciato dalla stazione il modulo Pirs, del quale prenderà il posto il nuovo modulo. In ritardo è anche il programma del Commercial Crew Program, che restituirà agli USA l’abilità di lanciare astronauti su veicoli americani. I primi voli dimostrativi da parte delle due aziende selezionate, SpaceX e Boeing, erano inizialmente previsti tra il 2016 e il 2017, ma entrambi i programmi hanno accumulato circa un anno di ritardo. Al momento la missione Dragon SpX-DM1 è prevista per novembre, quando la capsula Dragon-2, in un volo di test senza equipaggio, raggiungerà la ISS e ci rimarrà attraccata per qualche settimana. Il test con equipaggio è invece previsto per il 2018. Boeing, dal canto suo, ha rimandato i test in volo della capsula CST-100 Starliner al 2018.

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Altri programmi spaziali con equipaggio Con il lancio della piccola stazione spaziale Tiangong-2 è ripreso dopo qualche anno di pausa anche il programma spaziale con equipaggio cinese. La stazione è già stata visitata per circa un mese dall’equipaggio della Shenzhou 11. Non sono previste altre missioni con equipaggio sulla piccola stazione, ma nella prima metà del 2017 i cinesi testeranno una tecnologia critica per i loro programmi futuri: partirà infatti verso la Tiangong-2 un nuovo veicolo cargo, la Tianzhou-1. La capsula attraccherà in maniera automatica al modulo orbitale ed è fondamentale per i piani futuri della nuova stazione spaziale modulare la cui costruzione iniziale è prevista per il 2018. Tornando in casa americana, proseguiranno anche nel 2017 i lavori su Orion e lo Space Launch System (SLS). La capsula e il lanciatore super-pesante faranno il loro esordio alla fine del 2018 per la missione EM-1, ma entro la fine di quest’anno dovrebbe essere approntato gran parte dell’hardware. Lo stadio centrale dell’SLS sarà infatti completato e spedito per i test di accensione presso lo Stennis Space Center a dicembre. Stesso destino per Orion, i cui moduli di comando e di servizio verranno assemblati insieme e sottoposti ai primi test sotto vuoto. Vista la crisi del programma spaziale russo, non si prevedono grosse novità riguardo alle nuove capsule con equipaggio Federatsiya e quelle cargo TGK-PG, il cui esordio è per ora previsto per l’inizio degli anni ’20. Le compagnie private Altro anno campale per le compagnie private. Anche se ancora non sono previsti voli con equipaggio, come già accennato ci si avvicinerà all’esordio della Dragon-2 per SpaceX e del CST-100 Starliner per Boeing. L’azienda di Elon Musk sarà, come al solito, impegnata su diversi fronti. Già a gennaio dovrà dimostrare di essersi ripresa dall’ultimo incidente avvenuto alla rampa di lancio LC-40 di Cape Canaveral durante un test di accensione e tornare finalmente ai voli. Successivamente sarà impegnata nei lanci verso la ISS per il programma CRS oltre a varie altre missioni satellitari in cui dovrà dimostrare di poter mantenere la buona media di recupero del primo stadio dimostrata già nel 2016. Se tutto va bene quest’anno vedremo per la prima volta il riuso di uno di questi primi stadi recuperati, quello utilizzato per la missione CRS-8 lo scorso aprile. Il primo stadio verrà infatti utilizzato

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per il lancio del satellite SES-10 nel primo quarto dell’anno. Altra pietra miliare per SpaceX sarà l’esordio dei lanci dalla storica rampa di lancio LC-39A del Kennedy Space Center. Il primo lancio, quello del satellite Echostar-23 è previsto per la fine di gennaio. Ma non finisce qui, perché dopo i notevoli ritardi accumulati negli anni scorsi, il 2017 dovrebbe essere l’anno giusto per l’esordio del Falcon Heavy. L’anno poi culminerà per SpaceX con la già citata missione Dragon SpX-DM1 sulla ISS. Boeing, invece, continuerà a lavorare sulla capsula CST-100 Starliner e, anche se l’esordio è stato rimandato al 2018, il prossimo ottobre dovremmo vedere il pad abort test. Anche Blue Origin, l’azienda di Jeff Bezos, sarà molto indaffarata nel 2017. Dopo una serie notevole di successi nei test del sistema di lancio suborbitale completamente riutilizzabile New Shepard, quest’anno cominceranno i test con equipaggio, che dovrebbero portare all’inizio dei voli commerciali nel 2018. Blue Origin continuerà poi a lavorare sul nuovo sistema di lancio orbitale New Glenn e, soprattutto, sui nuovi motori a ossigeno liquido e metano BE-4. Virgin Galactic, dopo aver compiuto i primi test di planata della nuova SpaceShipTwo VSS Unity, dovrebbe compiere i nuovi test suborbitali con motore nel 2017. Anche Richard Branson spera di poter iniziare i voli commerciali nel 2018. Il 2017 dell’agenzia spaziale europea Il 2017 si è aperto per l’ESA con la missione Proxima sulla ISS di Thomas Pesquet. Il francese tornerà a terra a maggio, ma dovremo aspettare solo qualche giorno per vedere un’altro europeo sulla ISS: Paolo Nespoli per la missione Vita. Paolo ci terrà compagnia dalla stazione orbitante almeno fino ad ottobre. Proseguiranno i lavori sul modulo di servizio di Orion e, come già accennato, ad aprile il modulo verrà integrato con il resto di Orion e spedito in Ohio per i test ambientali. Mentre si continuerà a sviluppare i futuri lanciatori Ariane 6 e Vega C, quest’anno vedrà ancora molti lanci di Ariane 5, Vega e Soyuz dalla Guyana Francese. Tra i lanci principali del 2017 ci saranno quattro nuovi satelliti di navigazione Galileo, che ad agosto espanderanno la costellazione del sistema di navigazione dell’Unione Europea, recentemente diventato operativo, a 22 elementi. Per quel che riguarda le missioni per l’UE, continueranno nel 2017 i lanci del programma di osservazione della Terra Copernicus, ed in particolare vedremo nuovi satelliti della costellazione Sentinel (Sentinel-2B previsto per marzo su un vettore Vega, Sentinel-3B e Sentinel-5 Precursor che verranno lanciati entrambi da Plesetsk in Russia su un lanciatore Rokot). Di particolare importanza anche il lancio del satellite per telecomunicazioni EDRS-C, su Ariane 5, che costituirà il secondo satellite di questo importante sistema europeo di comunicazioni orbitale. Non partiranno nuove missioni scientifiche europee di esplorazione del cosmo nel 2017, ma l’ESA sarà al lavoro per preparare i numerosi lanci previsti nel 2018 tra cui , CHEOPS e Solar Orbiter, oltre a contribuire alla preparazione del lancio del James Webb Space Telescope. In attesa delle nuove missioni continueranno ad arrivare dati dalla veneranda Mars Express e, sempre su Marte, Trace Gas Orbiter passerà l’anno a circolarizzare la propria orbita grazie all’attrito della debole atmosfera marziana. La sonda Gaia continuerà a mappare il cosmo e per la fine del 2017 è previsto il rilascio della seconda serie di dati. Continuerà inoltre la missione estesa di LISA Pathfinder almeno fino al 31 maggio. La sonda è un dimostratore tecnologico che serve a verificare la tecnologia necessaria per l’osservazione delle onde gravitazionali dallo

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spazio. Proprio la missione eLISA, che dovrebbe sfruttare su larga scala i risultati di LISA Pathfinder, è in pole position per essere selezionata nella prima metà dell’anno come terza missione di classe L della Cosmic Vision di ESA. Esplorazione robotica del sistema solare Purtroppo nel 2017 l’avvenimento principale sarà la conclusione di una missione straordinaria: a settembre Cassini si tufferà nell’atmosfera di Saturno ponendo fine a 13 anni fantastici intorno al gigante gassoso. Proprio in previsione del gran finale la sonda effettuerà nel 2017 osservazioni mai fatte in precedenza, con incontri ravvicinati degli anelli e passaggi dall’interno degli stessi. Verso la fine dell’anno dovrebbe essere la volta del ritorno alla luna. Dopo il successo di Chang’e 3 (tutt’ora attiva) che nel 2013 ha riportato dopo 36 anni un lander sulla superficie lunare, saranno sempre i cinesi a tentare nuovamente con Chang’e 5 il prelievo di campioni lunari per riportarli a terra. Lungo la strada che la porterà sull’asteroide Bennu per prelevarne un campione, OSIRIS-REx sorvolerà il nostro pianeta a settembre per sfruttarne la gravità. In attesa delle numerose missioni in arrivo nel 2018, quest’anno continueranno le missioni di Lunar Reconnaissance Orbiter, Artemis, Chang’e 3 (Luna), Akatsuki (Venere), Mars Odyssey, Mars Express, Opportunity, Mars Reconnaissance Orbiter, Curiosity, MAVEN, Mars Orbiter Mission, Trace Gas Orbiter (Marte), Dawn (Cerere), Juno (Giove), Voyager 1 e 2 (sistema solare esterno) anche se alcune delle sonde cominciano a sentire gli anni e qualcuna ci potrebbe abbandonare. Continueranno invece il viaggio verso il loro prossimo obiettivo Hayabusa 2 (asteroide Ryugu) e New Horizons (oggetto della fascia di Kuiper 2014 MU69). Sarà finalmente l’anno in cui vedremo missioni private sulla Luna? Scade il 31 dicembre il termine per poter vincere il Google Lunar X-Prize e, al momento, ci sono cinque team che hanno assicurato contratti di lancio entro la fine dell’anno: SpaceIL (SpaceX), MoonExpress (Rocket Lab), Synergy Moon (Interorbital Systems), Team Indus e Team Hakuto (entrambi con ISRO). I tempi stringono e ci sono altri team che hanno dichiarato di avere un contratto di lancio anche se ancora non verificato. Sarà interessante seguire le fasi finali di questa gara cominciata alcuni anni fa.

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Due missioni per esplorare il Sistema Solare primordiale La NASA ha prescelto due missioni che hanno il potenziale di aprire nuove finestre su una delle prime ere della storia del nostro Sistema Solare - un tempo meno di 10 milioni di anni dopo la nascita del nostro Sole. Le missioni, conosciute come Lucy e Psyc he, sono state selezionate fra le cinque finaliste e potranno procedere per la formulazione della missione, con l'obiettivo di essere lanciate, rispettivamente, nel 2021 e nel 2023. "Lucy visiterà l'ambiente ricco dei misteriosi asteroidi Troiani di Giove, mentre Psyche studierà l'unico asteroide conosciuto composto di metallo mai visitato prima," dice Thomas Zurbuchen, amministratore associato per la Direzione Missioni Scientifiche della NASA a Washington. "E' questo lo scopo delle missioni del Programma Discovery - arrivare in luoghi dove possiamo essere in grado di fare scienza rivoluzionaria." Lucy, un veicolo spaziale robotico, dovrebbe essere lanciato nell'ottobre del 2021. Esso dovrebbe arrivare alla sua prima destinazione, la fascia principale degli asteroidi, nel 2025. Dal 2027 al 2033, Lucy esplorerà sei asteroidi Troiani di Giove. Questi asteroidi si trovano intrappolati dalla gravità di Giove in due sciami che condividono l'orbita del pianeta, una davanti ed una dietro a Giove nel suo giro di 12 anni attorno al Sole. I Troiani si pensa possano essere i resti di un'era molto antica nella storia del nostro Sistema Solare, e potrebbero essersi formati molto più lontano dall'attuale orbita di Giove. "Si tratta di un'opportunità unica," ha detto Harold F. Levison, capo scienziato della missione Lucy per il Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado. "Perché i Troiani sono i resti del materiale primordiale che ha formato i pianeti esterni, essi potrebbero contenere informazioni vitali sulla storia del Sistema Solare. Lucy, come il fossile umano dal quale prende il nome, potrebbe rivoluzionare la comprensione delle nostre origini." Lucy sarà costruita grazie al successo della missione New Horizons della NASA a Plutone e la fascia di Kuiper, utilizzando una versione modernizzata della strumentazione scientifica RALPH e LORRI che ha permesso i traguardi raggiunti dalla missione. Diversi membri del team della missione Lucy sono veterani della missione New Horizons. Lucy si avvarrà anche del successo della missione OSIRIS-REx all'asteroide Bennu, con lo strumento OTES e diversi membri del team di missione. La missione Psyche esplorerà uno degli obiettivi più intriganti nella fascia principale degli asteroidi - un gigantesco asteroide, conosciuto come 16 Psyche, circa tre volte più lontano dal Sole di quanto lo sia la Terra. Questo asteroide misura circa 220 km di diametro e, a differenza della maggior parte degli altri asteroidi che sono corpi rocciosi o ghiacciati, si pensa possa essere composto per la maggior parte di ferro metallico e nickel, simile al nucleo della Terra. Gli scienziati credono che Psyche possa essere il nucleo esposto di un pianeta primordiale che avrebbe potuto essere grande come Marte, ma che abbia perso lo strato roccioso esterno a causa di un gran numero di violente collisioni avvenute miliardi di anni fa. La missione aiuterà gli scienziati a comprendere come i pianeti e gli altri corpi celesti hanno separato i loro strati - compreso il nucleo, il mantello e la crosta - all'inizio della loro storia. "Questa è un'opportunità per esplorare un nuovo

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tipo di mondo - non uno di roccia e ghiaccio, ma uno di metallo," dice Lindy Elkins-Tanton, capo scienziato di Psyche per l'Arizona State University di Tempe. "16 Psyche è l'unico oggetto celeste conosciuto di questo tipo nel Sistema Solare, e questo è il solo modo che avranno mai gli esseri umani per visitare il nucleo. Impareremo sullo spazio esterno visitando lo spazio esterno." Psyche, anch'essa una missione robotica, dovrebbe essere lanciata nell'ottobre del 2023, arrivare all'asteroide nel 2030, seguire una manovra assistita dalla gravità terrestre nel 2024 ed un sorvolo di Marte nel 2025. Oltre alla selezione delle missioni Lucy e Psyche, l'agenzia ha prolungato i finanziamenti per il progetto Near Earth Object Camera (NEOCam) di un altro anno. Il telescopio spaziale NEOCam è progettato per osservare regioni dello spazio vicine all'orbita terrestre, dove potrebbero essere scoperti asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra. "Queste sono vere missioni di esplorazione che si integrano nella più vasta strategia della NASA di studiare come il Sistema Solare si è formato ed evoluto," ha detto Jim Green, direttore delle Scienze Planetarie della NASA. "Abbiamo esplorato i pianeti di tipo terrestre, i giganti gassosi ed una vasta serie di altri corpi che orbitano attorno al Sole. Lucy osserverà i primitivi resti del lontano passato del Sistema Solare, mentre Psyche osserverà direttamente l'interno di un corpo planetario. Questi ulteriori pezzi del puzzle aiuteranno gli scienziati a comprendere come il Sole, e la sua famiglia di pianeti, si è formata, cambiata nel corso del tempo e diventato un luogo dove la vita si è potuta sviluppare e prosperare - e cosa ci riserba il futuro." Le missioni della classe Discovery Program come queste sono a relativo basso costo, con il loro sviluppo che non può superare i 450 milioni di dollari. Esse sono gestite per la Divisione di Scienza Planetaria dell'Ufficio di Programma Missioni Planetarie della NASA al Marshall Space Flight Center di Huntsville, in Alabama. Queste missioni sono progettate e guidate da uno scienziato principale che mette assieme una squadra di scienziati ed ingegneri per rispondere alle domande scietifiche chiave circa il Sistema Solare. Nella lista del Programma Discovery vi sono state altre 12 selezioni precedenti come la missione MESSENGER per lo studio di Mercurio, la missione Dawn per esplorare gli asteroidi Vesta e Cerere ed il lander marziano InSight, il cui lancio è previsto nel maggio 2018. Le altre grandi missioni della NASA agli asteroidi sono iniziate con l'orbiter NEAR per l'asteroide Eros, che arrivò nel 2000, e sono proseguite con Dawn, che ha orbitato attorno a Vesta ed ora si trova nella fase di prolungamento di missione attorno a Cerere. La missione OSIRIS-REx, lanciata l'8 settembre 2016, sta viaggiando spedita verso un rendezvous con l'asteroide Bennu, dove raccoglierà un campione del suolo per riportarlo sulla Terra, nel 2023. Ogni missione si è concentrata su differenti aspetti della scienza sull'asteroide in modo da dare agli scienziati un'immagine vasta della formazione del Sistema Solare e della sua evoluzione. Illustrazione artistica le sonde Lucy, sulla destra, e Psyche, per lo studio di antichi corpi celesti

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Hubble mappa l'itinerario cosmico delle sonde Voyager Le due sonde Voyager, partite nel 1977 per visitare alcuni pianeti del sistema solare, entreranno presto nello spazio interstellare, a decine di miliardi di chilometri dalla Terra. Il telescopio spaziale Hubble fornirà informazioni sulle rotte seguite dalle sonde in questo viaggio verso lo spazio profondo, realizzando una sinergia tra due delle missioni più famose dell'esplorazione spaziale Mentre viaggiano nello spazio interstellare, le sonde gemelle Voyager della NASA stanno entrando in un regno misterioso e complesso. Ma non si trovano in un territorio completamente inesplorato. Le informazioni raccolte dal telescopio spaziale Hubble sono illuminanti su ciò che si può trovare di fronte alle sonde, poiché rivelano la presenza di nubi ricche d'idrogeno lungo il loro percorso. Si tratta così della rara sinergia tra due delle più famose missioni spaziali e di uno sguardo senza precedenti allo spazio tra le stelle. "Le sonde Voyager sono come l'auto di Google Street View che gira per il vostro La più grande tempesta del Sistema Solare ripresa da Voyager 1. La Grande Macchia Rossa imperversa nell'emisfero meridionale di Giove da almeno 4 secoli, da quando fu osservata per la prima volta al telescopio. quartiere scattando fotografie e Hubble sta fornendo i dettagli, la road map per le Voyager nel loro viaggio attraverso lo spazio interstellare", spiega Julia Zachary, studentessa della Wesleyan University di Middletown, nel Connecticut. Zachary e colleghi hanno riferito i loro risultati il 6 gennaio scorso in una riunione dell'American Astronomical Society a Grapevine, in Texas. Un territorio senza mappa Le due sonde Voyager furono lanciate nel 1977, nell'ambito di una missione per visitare Saturno, Giove, Urano e Nettuno. Voyager 1 è entrato nello spazio interstellare nel 2012 ed è a più di 20 miliardi di chilometri dalla Terra. Voyager 2 rimarrà ancora per poco all'interno del sistema solare ed è a circa 17 miliardi di chilometri di distanza da noi. Le due sonde sono in viaggio in due direzioni che formano angoli diversi con il piano del sistema solare, e Hubble ha osservato lo spazio in entrambe le direzioni. Il telescopio ha raccolto informazioni sulla luce proveniente da stelle lontane, che si trovano ben oltre la posizione attuale delle sonde. Analizzando le firme chimiche di quella luce, che attraversa la materia presente lungo la direzione di osservazione, il gruppo di Zachary potrebbe ricavare i dettagli della natura dell'ambiente interstellare presente tra Hubble e le stelle. Le nubi, costituite principalmente da idrogeno, contengono anche piccole quantità di elementi più pesanti come il carbonio. Entrambe le sonde Voyager attualmente si trovano all'interno del mezzo interstellare locale, una bolla di materiale che racchiude il sistema solare. I dati di Hubble indicano che Voyager 2 ne uscirà tra circa 2000 anni, per poi entrare in un'altra nube che si trova oltre. Non è chiaro quando la Voyager 1 uscirà dalla bolla.

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Una road map per il futuro Gli astronomi hanno usato strumenti come Hubble per ottenere misurazioni indirette del materiale presente nello spazio interstellare. Ma le sonde Voyager stanno fornendo loro un campione diretto di questo ambiente misterioso, poiché inviano a Terra dati sulla densità degli elettroni nei loro dintorni. "Come astronomo, non sono abituato ad avere misurazioni del luogo che sto osservando", dice Seth Redfield, astronomo della Wesleyan e membro del gruppo. Le misurazioni dello spazio interstellare - dirette nel caso di Voyager e indirette nel caso di Hubble - saranno importanti per pianificare vere missioni interstellari, come la futura Breakthrough Starshot, spiega Zachary. Brandon Lawton, astronomo dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, nel Maryland, che non era coinvolto nel lavoro, osserva che Hubble è stato di aiuto nello studio della regione intorno a Plutone - alla ricerca di lune pericolose - prima che la sonda New Horizons della NASA lo sorvolasse nel mese di luglio 2015. Allo stesso modo, il lavoro delle Voyager "aiuta a monitorare la situazione", spiega, quando le sonde procederanno verso l'ignoto. A bordo delle due Voyager c'è un disco di rame placcato d’oro che, se mai fosse decodificato da qualche ipotetica creatura aliena, racconterebbe chi siamo e da dove arrivano le sonde. In questo disco (nella foto sottostante) ci sono fotografie, diagrammi, disegni, suoni e canzoni, Il materiale, selezionato da un team di scienziati coordinati da Carl Sagan, comprende diagrammi che spiegano com'è fatto l'uomo, la donna e il feto, la struttura del dna e persino come si caccia nella savana africana. Ci sono suoni di vulcani e uccelli, e brani delle sinfonie di Beethoven e canzoni di musica rock (Johnny B. Goode di Chuck Berry, per esempio). E ci sono i saluti in varie lingue del mondo, italiano compreso L'originale di questo articolo è stato pubblicato su Nature il 6 gennaio 2016. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze.

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Luna: "Nacque dalle briciole di una giovane Terra colpita 800 volte" Nuova teoria sull'origine del satellite: "Una sola grande collisione non spiegherebbe ciò che vediamo oggi" C'erano non una, ma tante piccole lune attorno alla Terra. Forse era così, miliardi di anni f a. Poi si sono fuse insieme e la loro unione ha dato origine alla Luna che vediamo ora. L'oggetto più luminoso del nostro cielo, dopo il Sole, il più ammirato e studiato da millenni, rimane ancora, sotto certi aspetti, una illustre sconosciuta. Per esempio ci manca il suo certificato di nascita. Insomma, non sappiamo ancora da dove viene. La maggioranza degli astrofisici pensa che sia nata da un gigantesco "incidente" spaziale tra la Terra e un oggetto delle dimensioni di Marte. L'ultima teoria, avanzata da un gruppo di scienziati dell'istituto israeliano Weizmann, coordinato dal professor Raluca Rufu e pubblicata dalla rivista Nature Geoscience, propone invece l'ipotesi che non uno ma molti corpi celesti di varie dimensioni abbiano colpito il nostro Pianeta quando era ancora giovane. Gli studiosi hanno elaborato simulazioni al computer di 800 impatti con oggetti di massa pari da un centesimo a un decimo di quella della Terra. Ogni impatto avrebbe creato un disco di detriti. Nel corso di milioni di anni sarebbero "nate" così molte, forse decine di protolune. Piccoli satelliti che si sarebbero poi amalgamati fino a formare la grande, luminosa compagna che oggi rischiara il cielo notturno. Siamo agli albori del Sistema solare, a poche decine di milioni di anni dopo l'inizio della sua formazione, circa 4,5 miliardi di anni fa. Le teorie per spiegare la presenza della Luna nel nostro cielo sono molte, susseguitesi nel corso dei decenni. Dalla "fissione", come una partenogenesi: il distaccamento dalla Terra a causa della sua altissima velocità di rotazione. Alla "cattura" di un oggetto alieno nato in un altro angolo del Sistema solare e "agganciato" dall'azione gravitazionale terrestre. Tutti scenari la cui affidabilità è stata via via smentita. Fino a quella tutt'ora più accettata dagli scienziati, formulata per la prima volta negli anni 70 grazie anche alle missioni Apollo: "il grande impatto". Un altro protopianeta delle dimensioni di Marte si sarebbe scontrato con la Terra producendo la nube di detriti che ha dato poi origine alla Luna. Quel "vagabondo" spaziale ha anche un nome derivato dalla mitologia greca, la titanide Theia. Ma come nelle altre teorie, anche qui i conti non tornano. Secondo Rufu e i colleghi dell'Istituto Weizmann, l'ipotesi della grande collisione non spiega, infatti, perché la Luna e la Terra siano così simili nella loro composizione, come dimostrato anche dall'analisi delle rocce raccolte dagli astronauti. Un pianeta alieno come Theia, scontrandosi con la Terra, avrebbe dovuto dar

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origine a una Luna dalla composizione piuttosto diversa, un "mix" tra i due corpi celesti. "C'è poi un altro aspetto ancora più difficile da spiegare" sottolinea Giovanni Valsecchi, planetologo dell'Istituto nazionale di astrofisica. "Che fine ha fatto Theia dopo l'impatto con la Terra? Secondo le simulazioni è difficile che sia stato espulso dal Sistema solare interno. Invece nello spazio tra noi e il Sole non c'è nulla del genere". Gli studiosi israeliani, inoltre, ritengono che la serie di impatti con oggetti minori sia statisticamente più probabile di un singolo, enorme evento, come quello di un pianeta che arriva a scontrarsi con la Terra. "Tuttavia, questa raffica di collisioni dovrebbe essere avvenuta in un tempo relativamente breve - spiega Valsecchi - perché sappiamo, dall'età dei crateri, che la Luna si è formata subito dopo la nascita della Terra. Insomma, la nuova teoria aggiunge un tassello al puzzle, ma non è detto che rappresenti la soluzione definitiva".

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PowerRay, il drone che ti aiuta nella pesca Di droni ne abbiamo ormai visti di tutte le forme e di tutte le dimensioni, ma il PowerRay ci apre uno scenario sinora inedito: quello sottomarino. Sviluppato dalla nota azienda PowerVision, questo drone ha delle caratteristiche davvero peculiari, ed è indicato soprattutto agli amanti della pesca. PowerRay è in grado di “nuotare” sino a 30 metri di profondità ed integra uno speciale sensore Fishfinder, ovvero un sonar capace di rilevare la presenza di pesci nelle vicinanze, fino a 40 metri più in basso rispetto alla sua posizione. Inoltre, sono presenti anche una specie di luce-esca che dovrebbe attrarre i pesci e un piccolo braccio a controllo remoto, che permette di piazzare l’esca collegata alla canna nella posizione desiderata. Non manca una speciale videocamera che può registrare fino a risoluzione 4K, così come sensori dedicati al rilevamento della temperatura e altri dati utili, tutto gestibile tramite le app per Android e iOS e la connettività WiFi. Altra funzionalità molto smart è la compatibilità coi visori VR. PowerRay è, infatti, controllabile anche in realtà virtuale, per un’esperienza davvero immersiva, in tutti i sensi. PowerRay sarà disponibile in preordine a partire dal 27 febbraio, ma per adesso non è stato ancora comunicato il prezzo ufficiale.

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