SUPPLEMENTO 63 AGRICOLTURA 2016

 

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agricoltura conservativa

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I SUPPLEMENTI DI 63 La sfida dell’agricoltura conservativa A cura del SERVIZIO AGRICOLTURA SOSTENIBILE, REGIONE EMILIA-ROMAGNA

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I SUPPLEMENTI DI 63 La sfida dell’agricoltura conservativa © Copyright Regione Emilia-Romagna - Anno 2016 Coordinamento redazionale Giancarlo Martelli - Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta Regionale Distribuzione Agenzia Informazione e Comunicazione Giunta Regionale Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna tel. 051 5275440-5490 fax: 051 511100 www.agricoltura.regione.emilia-romagna.it E-mail: agricoltura@regione.emilia-romagna.it Foto di copertina Crpa e Repetti Stampa NUOVA CANTELLI Srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net

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SOMMARIO 5 INTRODUZIONE UN SISTEMA PRODUTTIVO NEL SEGNO DELLA SOSTENIBILITÀ GIORGIO POGGIOLI 7 LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DELL’AGRICOLTURA BLU VINCENZO TABAGLIO 13 GLI INTERVENTI DELLA REGIONE PER LA SALVAGUARDIA DEI SUOLI GIAMPAOLO SARNO 18 LE ATTREZZATURE MECCANICHE PER LE OPERAZIONI IN CAMPO OTTAVIO REPETTI 22 UN EFFICACE CONTRASTO ALL'EROSIONE IDRICA IN COLLINA FRANCESCA STAFFILANI 27 IL PROGETTO HELPSOIL IN UN‘AZIENDA ZOOTECNICA ROBERTO DAVOLIO, FABRIZIO RUOZZI 31 COSTI E BENEFICI AMBIENTALI: ALLA VERIFICA I PRO E I CONTRO PAOLO MANTOVI, STEFANO PIGNEDOLI, LAURA VALLI

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INTRODUZIONE Un sistema produttivo nel segno della sostenibilità GIORGIO POGGIOLI Servizio Agricoltura Sostenibile, Regione Emilia-Romagna L’agricoltura conservativa, nota anche come “Agricoltura Blu”, è una recente tecnica di gestione del suolo che sta iniziando a diffondersi anche in Emilia-Romagna. Già alcuni decenni fa erano comparse le prime esperienze di semina su sodo, poi abbandonate in quanto le cono- scenze tecniche non erano ancora consolidate. Oggi le cose sono cambiate: gli ettari a seminativi coltivati nel mondo con questo metodo sono ormai 157 milioni (135 in Nord e Sud America, Australia e Nuova Zelanda, ma solo 2,1 milioni di ettari in Europa) e le tecniche sono note. Staffilani Agricoltura conservativa in collina: versante coltivato a frumento con semina su sodo 5

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INTRODUZIONE Per ottenere produzioni agrarie con il metodo conservativo, più precisamente seminativi a pieno campo, è necessario attendere un periodo di adattamento del suolo di circa 6-8 anni, durante il quale il terreno non va mai rivoltato. Vanno utilizzate seminatrici dedicate, regolabili negli organi di lavorazione, che tagliano verticalmente il terreno. Bisogna resistere alla tentazione di arare il terreno per tutto il periodo di adattamento e attendere che la sostanza organica (anche residui colturali) lasciata e distribuita sul campo abbia il tempo di penetrare nel suolo, senza l’uso di interventi meccanici convenzionali. Quando si verificano costipamenti del terreno sono possibili interventi meccanici di soccorso (decompattatori), ma in ogni caso il suolo non va mai rivoltato. Inoltre per tutta la durata dell’anno deve essere sempre mantenuta una copertura vegetale: la coltura principale e negli altri periodi almeno i residui colturali, ma ancora meglio delle cover crop (colture intercalari tra due principali da reddito, che hanno la funzione di migliorare la fertilità del suolo, ndr). Altri aspetti determinanti per ottenere buoni risultati sono le competenze specifiche degli agricoltori e dei tecnici e un’attenta osservazione di quanto succede nel campo sotto i primi 30 centimetri di terreno. Nel progetto HelpSoil coinvolte 20 aziende Su questi presupposti è nato il progetto Life HelpSoil, dal titolo “Migliorare i suoli e l’adattamento al cambiamento climatico attraverso sostenibili tecniche di agricoltura conservativa” (LIFE 12 ENV/IT/000578), con l’obiettivo di condividere, migliorare e mettere a sistema le esperienze “a macchia di leopardo” presenti sul territorio nazionale. Le 5 Regioni del bacino padano, Emilia-Romagna in testa, alcuni enti di ricerca (anche il Crpa), un socio finanziatore (Kuhn) e alcune Università (tra cui la “Cattolica” di Piacenza) sono impegnate per applicare in 20 aziende agricole dimostrative (di cui 4 in Emilia-Romagna) tecniche di agricoltura conservativa in grado di migliorare le funzioni ecologiche dei suoli e conservare la competitività dell’attività agricola. Altre finalità riguardano l’abbinamento alle pratiche conservative di tecniche efficienti nell’uso irriguo delle acque e degli effluenti zootecnici, oltre a valutare gli effetti antierosivi derivanti dall’adozione di questo metodo negli ambienti collinari. La contemporanea attuazione del progetto HelpSoil con la nuova programmazione dello sviluppo rurale ha consentito di potenziare le politiche regionali di contrasto al cambiamento climatico, e in particolare di inserire nel Psr 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna il tipo di operazione 10.1.04 “Agricoltura conservativa e aumento della sostanza organica”. A chiusura del primo bando attivato nel 2016 è emerso che per 6 anni l’agricoltura conservativa sarà praticata su circa 900 ettari di terreno agricolo, gestito da 37 aziende che riceveranno premi per complessivi 1,34 milioni di euro. Dalle esperienze sul campo nuove idee per il futuro Dal “laboratorio” del progetto HelpSoil sono scaturiti anche interessanti risultati tecnici. A questo proposito si segnalano le Linee guida pubblicate nel 2014 che spiegano agli agricoltori in cosa consiste l’agricoltura conservativa; al termine del progetto uscirà l’edizione 2017, aggiornata anche grazie alle esperienze maturate nelle aziende dimostrative. Dalle esperienze sul campo sono inoltre emerse interessanti idee da sviluppare in futuro. Ecco alcuni esempi: il vertical tillage (lavorazione verticale dei primi 5 centimetri del suolo, ndr) applicato in presemina potrebbe consentire l’impiego di seminatrici convenzionali invece che attrezzature da sodo; oltre ad assolvere all’apporto di biomassa al terreno (esperienza riscontrata in Francia), una parte delle cover crop può anche essere destinata al mercato; infine nel corso delle attività dimostrative sono state utilizzate con successo la sub-irrigazione e alcune tecniche di agricoltura di precisione. Oltre alle applicazioni a livello aziendale, vanno poi considerati anche i notevoli vantaggi per la società derivanti dall’agricoltura conservativa: mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, miglioramento della qualità delle acque, aumento della biodiversità nel terreno, azione antierosiva nei terreni collinari. Desidero ringraziare Alberto Cavallini, agricoltore di Consandolo (Fe), per gli insegnamenti ricevuti. 6

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La rivoluzione silenziosa dell’Agricoltura Blu VINCENZO TABAGLIO* Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili (DI.PRO.VE.S.), Università Cattolica, Piacenza Nel 2016 sono entrati nel vivo i primi progetti finanziati dal Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito della Misura 16.1.01 (Gruppi operativi del partenariato europeo per la produttività e la sostenibilità dell'agricoltura). Il miglioramento della fertilità dei terreni con le lavorazioni conservative (in particolare no-tillage), l’adozione delle cover crop agroecologiche, il controllo dell’erosione in collina, il risparmio idrico mediante sub-irrigazione con manichetta sotterranea permanente, l’introduzione di colture innovative a basso input, sono i temi intorno a cui ruotano 5 progetti che coinvolgono l’Università Cattolica del Sacro Cuore (dipartimento di Scienze delle Produzioni vegetali sostenibili - Area Agronomia e biotecnologie vegetali), centri di ricerca e diverse aziende agricole regionali. Tutti si riallacciano all’agricoltura conservativa, in Italia conosciuta anche come “Agricoltura Blu”, che costituisce un sistema di produzione agricola sostenibile nel quale gli aspetti agronomici, ambientali, sociali ed economici che caratterizzano l’agrosistema sono ripensati in maniera integrata, mirando nel contempo alla protezione delle risorse naturali, acqua, aria e suolo agrario. Se ne ha conferma in una recente dichiarazione del Parlamento Europeo, nella quale si riconosce che «l’agricoltura conservativa porta a un aumento della fertilità e della produttività, a un uso più efficiente dell’acqua e a una migliore capacità di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, nonché a una significativa riduzione dell’erosione, delle emissioni di gas serra e a uso ottimale di prodotti fitosanitari». Nel mondo coltivati 157 milioni di ettari, in Italia 380mila Diproves-Unicatt Coltura di mais in regime di non lavorazione dopo cover crop autunno-primaverile disseccata Nonostante un prolungato silenzio su questo tipo di agricoltura, la diffusione delle pratiche conservative a livello mondiale è continuata ad aumentare (si è parlato a questo proposito di “rivoluzione silenziosa”) e attualmente interessa circa 157 milioni di ettari, pari a 7

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LA SFIDA DELL’AGRICOLTURA CONSERVATIVA Diproves-Unicatt Particolare degli elementi meccanici di una seminatrice da sodo circa l'11% delle terre coltivate, concentrati soprattutto in Sud America, Stati Uniti, Canada e Australia, con recente espansione in Russia e in Asia. In Europa, l’introduzione di tale sistema di coltivazione è più recente e ha incontrato non poche resistenze, dovute soprattutto alle politiche di sostegno ai redditi agricoli, che hanno frenato l’auspicata innovazione tecnologica basata sulla consapevolezza dei rischi ambientali dell’agricoltura convenzionale intensiva e sulla ricerca di una competitività economica aziendale. Tuttavia, a partire dagli anni ’90 alcuni Paesi europei hanno dato il via all’introduzione nel Vecchio continente delle pratiche conservative, che attualmente possono essere stimate intorno ai 2 milioni di ettari: la Spagna è il Paese europeo che detiene il record di superficie dedicata all’agricoltura conservativa, con circa 790mila ettari. In Italia, la superficie “conservativa” è in leggero ma costante aumento, avvicinandosi a circa 380mila ettari, che rappresentano però solo il 6% della superficie agricola arativa nazionale (Fonte: Fao-Aquastat, 2014). I sistemi agricoli conservativi mirano alla riduzione delle lavorazioni del terreno, all’esclusione dell’inversione 8

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degli strati, fino ad arrivare a una totale eliminazione delle lavorazioni (no-tillage) e alla semina diretta su terreno continuativamente sodo. In termini tecnici si parla in quest’ultimo caso di “regime biotico sodivo”, contrapposto a quello arativo, tipico invece dei sistemi basati sull’aratura. Rispetto a questi due estremi, tuttavia, esistono, diverse forme di agricoltura alternativa a quella convenzionale, e di conseguenza nuove terminologie, che possono generare confusione tra i non addetti ai lavori, per cui è utile fornire a parte qualche definizione (vedi box). I capisaldi del sistema di produzione ficativi ne risultano gli effetti. Essi assicurano la copertura permanente del suolo, permettono l’alimentazione della fauna edafica, producono un aumento della sostanza organica e della porosità del terreno e hanno un positivo effetto di controllo sulle infestanti. Consentono inoltre di attenuare l’azione battente delle piogge, limitando la formazione di croste superficiali e riducendo i fenomeni erosivi (erosione eolica e idrica). Copertura del suolo tramite utilizzo di cover crop - Le cover crop sono colture intercalari, aventi funzione di mantenere una copertura vegetale durante i periodi improduttivi tra due colture principali in rotazione. Da esse I pilastri su cui si fonda l’agricoltura conservativa si possono così sintetizzare: Rotazioni colturali - Allungare e diversificare gli avvicendamenti/rotazioni colturali, ampliando il numero delle specie coltivate e delle famiglie botaniche a cui appartengono, evitando il frequente ripetersi delle stesse colture sui terreni, permette di conservare e arricchire la fertilità del suolo, di assicurare e talora migliorare le rese produttive, di ridurre i problemi fitosanitari e, di conseguenza, l’impiego di fertilizzanti, agrofarmaci ed energia. Riduzione delle lavorazioni - Lo scopo di questa pratica consiste nel minimizzare il disturbo del suolo e nell’evitare l’inversione degli strati. La diminuzione dell’intensità e della profondità delle lavorazioni, fino alla non lavorazione integrale, associata a un minor numero di passaggi sui terreni, promuove una maggiore attività dei lombrichi e della fauna edafica in generale, favorendo la strutturazione degli aggregati terrosi e la loro stabilizzazione, nonché l’umificazione dei residui organici. Inoltre, evitando o minimizzando l’esposizione del terreno all’aria, si riduce la perdita di sostanza organica per mineralizzazione, contribuendo alla mitigazione delle emissioni di gas serra in atmosfera e ottenendo nel contempo un miglioramento della fertilità dei terreni. Copertura del suolo con i residui colturali - In agricoltura conservativa, i residui colturali devono coprire almeno il 30% della superficie dell’appezzamento, per assicurare la protezione e i benefici agronomici previsti. Quanto maggiori sono i residui, tanto più rapidi e signi- LE NUOVE TECNICHE No-tillage (non lavorazione) - Tecnica che prevede la semina direttamente sui residui della coltura precedente, che vengono lasciati sulla superficie del terreno. Non si effettua nessuna lavorazione del suolo; occorrono tuttavia seminatrici apposite, capaci di tagliare il residuo colturale, di eseguire un solco di semina in cui depositare il seme e di ricoprirlo in condizioni di terreno sodivo. Minimum tillage (minima lavorazione) - Tecnica che prevede la lavorazione del terreno a profondità non superiori a 15 cm e con minima inversione degli strati. Con uno/due passaggi di macchina si ottiene un letto di semina soddisfacente, mantenendo nel contempo una copertura di residui colturali su almeno il 30% della superficie dell’appezzamento. Sono ammesse le operazioni eseguite con erpici a dischi o altri attrezzi portati, semi-portati o trainati dotati di organi lavoranti non mossi idraulicamente o dalla presa di forza. Strip tillage (lavorazione in bande) - Tecnica che prevede di lavorare il terreno in “bande” della larghezza di 15-20 cm e a una profondità massima di 15 cm. La semina avviene all’interno delle “bande” lavorate, la cui superficie non dovrebbe superare il 25% dell’appezzamento, così che sulla restante parte permangano i residui colturali. In genere, si utilizza questa pratica per colture sarchiate, come il mais, con banda lavorata di 20 cm e interfila di 70-75 cm, o come la soia o il sorgo, con banda lavorata di 10 cm e interfila di 40-45 cm. Vertical tillage (lavorazione verticale) - Tecnica che consiste nel lavorare il terreno alla profondità di 5-8 cm con macchinari dotati di dischi verticali, non inclinati rispetto alla direzione di avanzamento, che non sollevano e non rimescolano il suolo. La pratica ha l’obiettivo di rompere croste e compattamenti superficiali, dovuti soprattutto al transito dei macchinari agricoli, e di tagliare i residui colturali, senza che vengano interrati, data l’alta velocità di avanzamento. 9

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LA SFIDA DELL’AGRICOLTURA CONSERVATIVA Diproves-Unicatt Astra Residui colturali di mais che ricoprono la superficie del terreno non si vuole ricavare un reddito, ma dei servizi agroambientali; per questa ragione una delle priorità sarà quella di ridurre i costi del loro impianto. Si possono utilizzare essenze in purezza (soprattutto graminacee, leguminose, brassicacee) oppure miscugli delle stesse, in base alle diverse funzioni che si vogliono ottenere. Le cover crop, infatti, possono espletare diversi ruoli agronomici: - azoto-fissazione e aumento della disponibilità di azoto nel terreno; - apporto di sostanza organica; - cattura dei nutrienti e riduzione dei rischi di percolazione in falda; - decompattamento del terreno con l’azione degli apparati radicali; - promozione e mantenimento della stabilità strutturale; - controllo delle malerbe e dei patogeni; - migliore efficienza d’uso dell’acqua del terreno. La sostenibilità aziendale Per quanto riguarda la sostenibilità aziendale, la tecnica di non lavorazione, in particolare, richiede una sola operazione in un unico passaggio di macchina, eliminando le due o più lavorazioni praticate convenzionalmente prima della semina. Forse uno dei problemi più sentiti nell’adozione del no-tillage risiede proprio nella scelta della seminatrice da sodo più adatta alle specificità pedo-agronomiche aziendali. Da questo punto 10

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Diproves-Unicatt Cover crop autunno-primaverile in prossimità della terminazione di vista, anche la mancanza di un’adeguata assistenza tecnica non favorisce certamente la diffusione delle pratiche conservative: l’agricoltore si sente inizialmente perso in questa impegnativa avventura che esige un cambiamento della mentalità rispetto al più tranquillizzante sistema tradizionale di coltivazione. Generalmente, perché un sistema conservativo giunga al nuovo equilibrio agro-ecologico, occorre un periodo di transizione, che può durare 3-5 anni e durante questa fase potrebbe verificarsi una riduzione delle rese. Allo stabilirsi del “regime biotico sodivo”, però, le rese si riportano a un livello pari o superiore a quelle convenzionali, l’uso di fertilizzanti e agrofarmaci si riduce, il consumo di carburanti viene tagliato del 30-70%, generando un bilancio positivo della trasformazione anche sul piano economico. I principali benefici agroambientali Riassumendo, i principali benefici agro-ambientali promossi dall’agricoltura conservativa si possono così sintetizzare: - mantenimento e aumento della sostanza organica nel suolo; - risparmio di combustibili e di input in generale; - controllo dell’erosione e aumento della biodiversità edafica; 11

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LA SFIDA DELL’AGRICOLTURA CONSERVATIVA Diproves-Unicatt Particolare delle essenze componenti un miscuglio di cover crop autunno-primaverile - non rivoltando gli strati, viene inoltre favorito il sequestro del carbonio nel suolo, promuovendo l’azione di mitigazione dei cambiamenti climatici per la minor emissione di anidride carbonica in atmosfera. I risultati che scaturiranno dai progetti agroambientali finanziati dal Psr della Regione Emilia-Romagna permetteranno di ottimizzare le pratiche di agricoltura conservativa grazie anche al contributo delle stesse aziende agricole coinvolte, le quali, oltre a costituire prima il banco di prova per la loro adozione, rappresenteranno poi una vetrina promozionale per gli agricoltori regionali. La diffusione dell’agricoltura conservativa, con i suoi benefici effetti ambientali, passa anche attraverso la promozione della ricerca, il coinvolgimento degli agricoltori e la divulgazione delle esperienze, così come nello spirito di questi progetti di sviluppo. *Hanno collaborato alla stesura dell’articolo: Roberta Boselli, Andrea Fiorini, Cristina Ganimede, Giovanni Lazzari, Dora Melo Ortiz, Luca Poletti, Stefano Santelli. Diproves-Unicatt Parcelle condotte in regime arativo e in regime sodivo a confronto; in evidenza i residui colturali sulle parcelle condotte in non lavorazione 12

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Gli interventi della Regione per la tutela dei suoli GIAMPAOLO SARNO Servizio Agricoltura Sostenibile, Regione Emilia-Romagna La sostenibiltà ambientale è elemento strategico della programmazione regionale per la valorizzazione delle produzioni agricole, la tutela delle risorse naturali, l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici. In particolare uno degli obiettivi specifici dello sviluppo rurale è costituito dalla salvaguardia del suolo attraverso la sua migliore gestione (Focus Area 4C), insieme alla conservazione (sequestro) del carbonio (Focus Area 5E). La sostanza organica, di cui il carbonio è il principale costituente, è l’indicatore fondamentale di qualità del suolo, in termini chimici, fisici e biologici. In Emilia- Staffilani La ridotta o assente lavorazione del suolo ne favorisce la strutturazione, inducendo una maggiore attività dei lombrichi e della fauna edafica in genere 13

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LA SFIDA DELL’AGRICOLTURA CONSERVATIVA Romagna, in media, rappresenta il 2,5% del terreno agrario, ma la sua presenza può variare notevolmente in base alle tipologie pedologiche, alle aree climatiche e agli ordinamenti colturali. La quarantesima parte di uno strato profondo non più di qualche decina di centimetri potrebbe apparire un valore irrisorio ma, in realtà, influenza profondamente le principali funzioni dell’ecosistema, attraverso la produzione primaria (con approvvigionamento di cibo, fibre, ecc.), la formazione del suolo stesso (pedogenesi), i cicli biogeochimici degli elementi, la regolazione del clima e delle disponibilità idriche. Infatti sotto i nostri piedi si nasconde il maggiore serbatoio di carbonio delle terre emerse, che può però subire l’ossidazione e la volatilizzazione come anidride carbonica, quando le lavorazioni come l'aratura lo espongono agli agenti atmosferici. Al contrario i suoli agricoli dell’Emilia-Romagna, opportunamente gestiti, hanno la possibilità di sequestrare in media fino a 14 t/ha di sostanza organica, riducendo così la CO2 emessa e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Gli incentivi del Psr 2014-2020 Il Programma regionale di sviluppo rurale mette a disposizione degli agricoltori diversi strumenti per contribuire alla protezione del suolo e della fertilità: innanzitutto i pagamenti agro-climatico-ambientali, ma anche gli investimenti aziendali a essi collegati, la formazione professionale, la cooperazione per l’innovazione. La Misura 10 comprende alcuni tra i principali stru- Crpa La protezione del suolo è assicurata dai residui colturali che non devono essere asportati, né interrati 14

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menti per promuovere lo sviluppo sostenibile e per soddisfare la domanda di servizi ambientali da parte della società. Si tratta di pagamenti che contribuiscono a compensare gli imprenditori per i costi aggiuntivi e il mancato guadagno, determinati da modifiche sostanziali delle pratiche agricole convenzionali. Una delle modalità produttive sostenibili previste è l'agricoltura conservativa, di cui è scientificamente comprovata l'efficacia nel preservare la sostanza organica. Si tratta di una tecnica innovativa, già sperimentata su alcune colture, che richiede di essere adattata alle caratteristiche aziendali locali. Attività di ricerca condotte nei nostri ambienti hanno dimostrato che si tratta di pratiche di pronta applicabilità, pur potendo comportare difficoltà tecniche ed eventuali riduzioni delle rese in un periodo di conversione che può protrarsi per qualche anno. Alla fine di tale periodo i fattori produttivi (colture, attrezzature, diserbi, concimazioni, ecc.) tendono ad assestarsi e la fertilità fisica e biologica manifesta l’evoluzione positiva attesa. L’introduzione delle tecniche conservative costituisce la principale novità delle misure agro-climatico-ambientali ed è declinata in base agli ordinamenti produttivi più rilevanti nelle 15 regioni italiane in cui è stata attivata. Il sostegno economico varia secondo gli impegni In Emilia-Romagna ci si è concentrati su regole di adesione il più possibile semplici, finalizzate a contenere Crpa L’adeguamento delle attrezzature alle tecniche dell’agricoltura conservativa è sostenuto dai contributi regionali 15

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