ALI - Numero 8

 

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Gennaio 2017

Popular Pages


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ITSLAB ITSLAB è una società che offre servizi di System Integration, Application Development & Management e Consulenza. Specializzata nella progettazione e nell’implementazione di soluzioni basate su infrastrutture di telecomunicazione tradizionali e di nuova generazione, satellitari e terrestri, sui nuovi canali di comunicazione e i media digitali, ITSLAB vanta come clienti le principali aziende nei settori delle Telecomunicazioni, Utilities e Bancario. Per meglio conoscere questa realtà abbiamo rivolto alcune domande all’ing. Nazzareno Marchese, R&D Director della ITSLab Quali sono le principali attività / progetti su cui siete attualmente impegnati? Le principali attività nella quali ITSLAB è attualmente impegnata in ambito “Spazio” viaggiano su due linee: La prima è quella della progettazione e sviluppo ‘ad hoc’ di componenti software di Ground Segment all’interno di programmi nazionali ed internazionali. Annoveriamo in questo ambito lo sviluppo della componente S-RPF e di una parte del sottosistema S-PLA del sistema Cosmo Skyned Second Generation (CSG) La seconda è quella della ideazione e realizzazione prototipale di soluzioni innovative che possano contribuire allo sviluppo di Nazzareno Marchese, R&D Director della ITSLab nuovi segmenti di business, quali ad esempio il settore della Logistica Integrata, con particolare riferimento al segmento Marittimo ed il settore della Sanità Digitale. Annoveriamo in questo ambito due importanti progetti, di cui ITSLAB è prime contractor: il progetto ESA denominato SmartCARE, finalizzato alla realizzazione prototipale di una soluzione innovativa per la teleriabilitazione neuromotoria e cognitiva, a domicilio; il progetto ASI denominato SMILE, finalizzato alla realizzazione prototipale di una soluzione innovativa per la identificazione univoca di imbarcazioni in navigazione world wide, ottenuta a partire dai segnali GNSS multi-costellazione. Cosa vi ha spinto ad aderire al consorzio ALI? La adesione di ITSLAB al consorzio ALI rientra in una strategia di lungo periodo che prevede la presenza dell’azienda in tutti quei contesti che possano fungere da volano di nuove attività in domini verticali di interesse industriale. Nel dominio verticale ‘Spazio’, la presenza di ITSLAB nel consorzio ALI contribuisce a creare opportunità di collaborazione con altre aziende del territorio campano con le quali fare rete e promuovere progetti innovativi con un ritorno diretto ed indiretto per l’economia e l’occupazione locale. Inoltre, la adesione al consorzio ALI consente ad ITSLAB di poter dare il proprio contributo alle iniziative promosse dal Distretto Aerospaziale della Campania (DAC) e sulle quali ITSLAB nutre significative aspettative.

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In che progetti siete impegnati insieme con il consorzio? ITSLAB ha avuto un ruolo chiave nella definizione della idea progettuale che ha portato alla realizzazione del sistema MISSION, la cui Piattaforma software Centro Servizi è stata progettata e sviluppata da ITSLAB all’interno del progetto ASI omonimo coordinato da ALI. Attualmente ITSLAB è impegnata nel progetto MISTRAL (DAC, finanziato dal MIUR) per la definizione e progettazione del Simulatore di Missione. Quali sono gli elementi del vs. successo? Due sono le chiavi del successo della ITSLAB: - la valorizzazione delle risorse umane, dal recruitment al percorso formativo interno volto ad accrescere le competenze tecniche senza trascurare quelli che vengono chiamati soft skills - le collaborazioni con le Università italiane, con particolare riferimento a quelle della Campania, grazie alle quali sono possibili progetti di ricerca e sviluppo che creano conoscenze e prototipi pre-commerciali - le partnership tecnologiche con i principali Independent Software Vendor, che stanno alla base delle attività di Software Development & Delivery, che costituisce da sempre il nostro core business In conclusione, quali sono le vostre strategie per il futuro? La attuale strategia di ITSLAB è quella di sempre: coniugare il fattore tecnologico con quello umano. Dal punto di vista tecnologico, il focus va sulle tecnologie ICT che stanno alla base dei più recenti paradigmi della digital transformation e che sono: Devops, Data virtualization, Application performance management, Big data analytics, Cyber security, Virtual Reality. Tali paradigmi, coniugati alle potenzialità offerta dagli asset satellitari di Telecomunicazione, Navigazione ed Osservazione della Terra, consentiranno di creare “Integrated Application” sempre più efficaci ed efficienti Dal punto di vista umano, pur con uno sguardo vigile al mondo globalizzato, ITSLAB intende proseguire con quello che è sempre stato uno dei suoi punti di forza, la valorizzazione dei cervelli nati e cresciuti “al disotto del Garigliano”.

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Aviazione: i dieci fatti più importanti del 2016 Il 2016 è stato un anno carico di novità e fatti importanti per l’aviazione civile globale. Il settore, sebbene con alcune difficoltà, è molto vitale. E le prospettive di crescita sono alte. Fly Orbit News ha raccolto dieci fatti tra quelli più significativi. Meridiana e Alitalia Il 15 luglio è stato siglato l’accordo tra Qatar Airways e Meridiana: il vettore del Golfo ha acquistato il 49% della compagnia italiana. Si è trattato di un accordo che non ha mancato di sollevare polemiche e preoccupazioni, soprattutto da parte di alcuni sindacati. Stando quanto dichiarato dai vertici della compagnia del Golfo, l’accordo verrà finalizzato a gennaio del 2017. Per quanto riguarda Alitalia, invece, fino a qualche settimana fa sembrava dovesse acquistare il 49% di Air Malta. Ora, invece, tutto sembra sfumato, mentre il vettore maltese sta già guardando altrove. Alitalia deve inoltre fronteggiare diversi problemi interni. Il nuovo piano industriale è in discussione proprio in questi giorni, mentre aumenta la preoccupazione per gli esuberi, che potrebbero arrivare anche a 2mila. Le rotte transatlantiche low-cost e le resistenze Il 3 dicembre lo U.S Department of Transportation (DOT) ha concesso a Norwegian Air International (NAI), sussidiaria di Norwegian Air Shuttle, i permessi per effettuare voli tra le due sponde dell’Atlantico. Si tratta di una decisione attesa per anni, e il cui ritardo aveva causato non poche tensioni tra le autorità di Washington e quelle di Bruxelles. La Commissione europea, ad esempio, già a luglio aveva annunciato che avrebbe fatto ricorso contro gli ingiustificabili ritardi del DOT. L’ingresso delle low-cost nelle rotte transatlantiche è fortemente osteggiato dai vettori tradizionali, che temono l’erosione delle loro quote di mercato.

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Da Finmeccanica a Leonardo L’assemblea degli azionisti di Finmeccanica ha approvato il cambio di nome dell’azienda il 28 aprile 2016. Fino al 31 dicembre il nome sarà “Leonardo-Finmeccanica”, mentre a partire dal 2017 diventerà solamente “Leonardo”. Il cambio di nome ha completato il processo di trasformazione culminato a gennaio quando l’azienda era divenuta una one company: non più una holding divisa in aziende controllate, ma una società unica con un sistema di gestione articolato in quattro settori e sette divisioni. Una delle questioni più calde sui tavoli del management di Leonardo è quello di ATR. La proprietà di quest’azienda è divisa a metà tra Leonardo e Airbus, ma i due colossi hanno diverse divergenze, soprattutto sull’opportunità di costruire un velivolo da 100 posti. Un’ipotesi di cui si parla da tempo è che quella che prevede che Airbus lasci il controllo totale di ATR a Leonardo. In cambio quest’ultimo dovrà rinunciare al 25% di azionariato che possiede in MBDA (consorzio attivo nella tecnologia missilistica e per la Difesa), di cui gli altri azionisti sono Airbus e la britannica BAE System, entrambi con il 37,5%. Cuba apre le sue porte Il 31 agosto scorso, dopo cinquant’anni di embargo e chiusura, è avvenuto il primo volo di linea tra Stati Uniti e Cuba. Il volo è stato operato da JetBlue, ed è atterrato presso l’aeroporto di Santa Clara. Le compagnie statunitensi si sono lanciate immediatamente verso il mercato cubano, che ha delle enormi potenzialità, visto che da quasi mezzo secolo era sostanzialmente chiuso. Anche Alitalia, in seguito alla graduale normalizzazione dei rapporti tra USA e Cuba, ha aperto il suo primo volo verso l’isola caraibica. Dal 29 novembre è infatti operativo un collegamento tra Roma e l’Avana operato da Alitalia.

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Alitalia Maintenance System e IAG A metà settembre l’azienda statunitense IAG Engine Center formalizza l’acquisto di Alitalia Maintenance System. Si erano così riaccese le speranze per i 237 lavoratori di AMS. Dopo diversi mesi, però, le cose non sono ancora decollate: l’azienda non ha iniziato le attività e le intenzioni di IAG restano poco chiare (l’azienda finora si è limitata a trasferire macchinari e strutture a Miami, dove è situata la sua sede centrale). L’ultimo incontro, che è avvenuto pochi giorni fa presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), ha visto l’assenza dei rappresentanti dell’azienda statunitense. A seguito dell’incontro è stata inviata una lettera a IAG chiedendo chiarimenti. Ad oggi, perciò, proseguono i colloqui, mentre i lavoratori restano nell’incertezza. Il nuovo accordo sulle emissioni firmato all’ICAO Il 7 ottobre si è conclusa la 39esima assemble dell’ICAO (International Civil Association Aviation), tenutasi a Montreal. Sessantacinque Paesi hanno firmato per aderire fin da subito al CORSIA (Carbon Offsetting Reduction Scheme for International Aviation-CORSIA), storico accordo che ha lo scopo di contenere le emissioni derivanti dall’aviazione civile. L’accordo si compone di tre fasi. Le prime due, volontarie sono quella “pilota” (2021-2023) e la “prima fase” (2024-2026). La terza fase (2027-2035) sarà invece obbligatoria per tutti i Paesi membri dell’associazione, e non solo per i 65 che hanno deciso di aderire fin dalla fase pilota. Si tratta di un accordo fondamentale, anche se da molti ritenuto insufficiente, visto che l’aviazione civile incide per ben il 2% sulle emissioni globali. I nuovi aerei: dagli Airbus A320neo ai CSeries di Bombardier Una delle maggiori novità di quest’anno è stata senza dubbio la commercializzazione della nuova versione degli A320 di Airbus. Il vettore di lancio del nuovo velivolo è stata la compagnia tedesca Lufthansa: il primo A320neo con la sua livrea si è alzato in aria nel gennaio scorso. Il nuovo velivolo ha causato moltissimi problemi al costruttore di Tolosa. L’azienda statunitense Pratt & Whitney, che fornisce una delle due opzioni possibili per la motorizzazione del velivolo (si tratta dei motori PW1100G di P&W e dei Leap-1A di CFM International) ha infatti avuto diversi problemi, tecnici prima e nei ritmi di produzione poi, che hanno causato ritardi nelle consegne e annullamenti di alcuni ordini. La compagnia più scontenta di tutti è Qatar Airways, che in origine doveva essere il vettore di lancio e che invece ha già annullato ordini per diversi A320neo. Ora la maggior parte dei problemi sembra rientrata, ma Airbus deve scontare un forte arretrato, oltre che recuperare il denaro perso.

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L’altra grande novità è costituita dai CSeries di Bombardier La prima a essere consegnata è stata la versione più piccola, ovvero il CS100. Il vettore di lancio è stato SWISS, che ha effettuato il primo volo a metà luglio. Finora i velivoli stanno mantenendo ottime prestazioni. Il primo CS300 è stato invece consegnato ad Air Baltic a fine novembre, mentre il volo inaugurale è avvenuto il 14 dicembre, su una rotta da Riga ad Amsterdam. I CSeries rappresentano una scommessa fondamentale per le sorti del costruttore canadese, che tra l’altro dovrà vedersela, con ogni probabilità, con un ricorso che il governo brasiliano dovrebbe presentare a breve per presunti aiuti di stato che Bombardier avrebbe ricevuto dal governo del Quebec, il quale però asserisce che i finanziamenti dati all’azienda sono dei semplici investimenti. L’incognita Brexit Il 23 giugno i britannici hanno votato per uscire dall’Unione Europea. Si tratta di una decisione che ha, ed avrà sempre più, un forte impatto sull’aviazione britannica ed europea. Quali saranno gli effetti ancora non è chiaro, visto anche che le trattative sono in corso, e lo saranno almeno per un paio d’anni. Di certo invece c’è che alcune importanti compagnie (Ryanair in primis) hanno deciso di ridurre gli investimenti verso l’isola, così come di ridimensionare il relativo network. Per quanto riguarda i vettore targati GB, appare significativa la mossa di easyJet, che ha immediatamente fatto domanda per ottenere il certificato di operatore aeronautico (COA) in un altro Paese europeo, in modo da poter mantenere lo status di “compagnia” europea” e tutti i privilegi e vantaggi connessi. Le analisi e gli studi su ciò che la Brexit comporterà sono moltissimi. Ancora, però, è semplicemente troppo presto per poter prevedere con esattezza cosa accadrà.

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Boeing vs Airbus Anche quest’anno è andata in scena la lotta tra i due colossi mondiali Airbus e Boing. Uno dei principali campi di battaglia è stato l’Iran. Dopo diversi decenni, infatti, in seguito all’accordo sul nucleare l’Iran ha iniziato a tornare sulla scena mondiale. Un’apertura sulla quale le grandi industrie (non solo dell’aviazione) si sono gettate a capofitto, vista l’enorme potenzialità del mercato iraniano. Sia Boeing che Airbus hanno concluso accordi per la vendita di decine di aerei (ottanta quelli di Boeing e cento quelli di Airbus) a Iran Air, che ha un disperato bisogno di ammodernare la sua flotta. La finalizzazione dei contratti è arrivata solo a dicembre, sebbene il primo annuncio fosse stato dato a gennaio. Si tratta di vendite che hanno trovato fortissime resistenze a Washington. Ora il processo sembra andare verso la conclusione, anche se resta l’incognita di cosa farà Donald Trump una volta entrato alla Casa Bianca. L’altra grande battaglia che ha visto protagonisti Boeing e Airbus è stata quella di fronte al WTO (World Trade Organization). La prima decisione, arrivata a fine settembre, è stata a sfavore del costruttore europeo, che avrebbe ricevuto aiuti di stato per diversi suoi programmi (tra cui A350XWB). A fine novembre è poi arrivata la la decisione che riguarda Boeing: anche l’azienda statunitense avrebbe ricevuto sussidi per il suo programma B777X (concretizzatisi in un taglio delle tasse) ritenuti distorsivi del mercato. Entrambe le aziende hanno gioito di fronte alla decisione sfavorevole nei confronti dell’altra, così come entrambe hanno già annunciato il ricorso contro la decisione del WTO. Si tratta perciò di una questione delicata e spinosa che durerà ancora a lungo, così come ancora a lungo durerà la rivalità tra i due giganti. Fiumicino: record passeggeri e nuova area d’imbarco Nel 2015 lo scalo Leonardo da Vinci ha superato i 40 milioni di passeggeri, battendo il suo record è piazzandosi all’ottavo posto tra gli aeroporti europei. Si tratta di una crescita del 5,1%, e lo stesso trend dovrebbe esserci relativamente al 2016. Pochi giorni fa, inoltre, è stata inaugurata la nuova area d’imbarco “E” all’interno del Terminal 3. L’area di 90mila quadrati verrà utilizzata solo per i voli extra-Schengen, e con i suoi 22 gate aggiuntivi permetterà un aumento dei passeggeri di oltre sei milioni. I prossimi lavori di ammodernamento per l’aeroporto più grande d’Italia riguarderanno invece i voli all’interno dell’area Schengen. Dovrebbero essere completati entro quattro anni.

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Le missioni spaziali che hanno animato il 2016 Anche quest’anno le missioni spaziali hanno scritto le pagine di un vero e proprio viaggio verso l’ignoto. Il 2016 è finito e si percepisce come un velo di malinconia pensando alle missioni che sono finite e non torneranno più, ma si riaccende anche la passione per i programmi spaziali ancora in corso e per quelli che verranno. Dai successi della missione LISA Pathfinder al drammatico schianto su Marte del lander Schiaparelli, quest’anno abbiamo imparato che i successi e i fallimenti gettano insieme le basi per compiere gesta ancora più grandi nel futuro che ci attende. LISA Pathfinder Lanciata il 3 dicembre 2015 alle 5:04 ora italiana con un razzo VEGA dallo spazioporto europeo di Kourou in Guyana Francese, il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) LISA Pathfinder ha raggiunto la sua orbita operativa il 22 gennaio. La sua missione – quasi compiuta – è quella di testare le tecnologie per la costruzione del futuro osservatorio spaziale LISA (Laser Interferometer Space Antenna), che andrà a caccia di onde gravitazionali con una sensibilità di misura straordinaria. L’ESA ha da poco rilasciato il bando per il progetto, la cui data di lancio ricade intorno al 2033. Il bando della missione si chiuderà entro gennaio 2017 e intorno a marzo o aprile comincerà la fase iniziale, detta anche fase A. ExoMars Il 14 marzo è iniziata la missione ExoMars 2016, messa a punto dall’ESA per studiare a fondo l’atmosfera di Marte e scoprire eventuali tracce di vita organica. Il lancio è avvenuto con successo e ha spedito nello spazio il Trace Gas Orbiter (TGO) e il lander Schiaparelli. Il 19 ottobre Exomars è entrata nel vivo: l’orbiter si è inserito correttamente nell’orbita intorno al pianeta mentre Schiaparelli si è schiantato al suolo, mettendo a rischio la seconda parte della missione, ExoMars 2020, che prevede l’atterraggio di un rover. Ciò nonostante, proprio nei giorni scorsi ExoMars 2020 è stato completamente finanziato dall’ESA: la missione avrà come scopo primario la ricerca di tracce di vita presente o passata su Marte.

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JUNO Il 4 luglio la sonda JUNO della NASA è entrata nell’orbita di Giove. La missione durerà 20 mesi per un totale di 37 orbite intorno al pianeta, durante le quali JUNO si avvicinerà a Giove più di ogni altra sonda precedente. JUNO ha come scopo scientifico primario la determinazione della struttu ra interna del pianeta e della sua circolazione atmosferica. In altre parole la sonda osserverà come varia la densità dal centro del pianeta verso gli strati più esterni, e in questo modo potrà chiarire come Giove si sia formato e poi evoluto. Inoltre la sonda dovrà verificare se esiste un nucleo composto da silicati, ossia dagli stessi elementi che compongono la crosta terrestre. L’avventura finirà nel febbraio del 2018. OSIRIS-REX L’8 settembre la NASA ha lanciato la sonda OSIRIS-REx verso l’asteroide Bennu. Lo scopo della missione è esaminare l’oggetto da vicino, per poi raccogliere un campione e portarlo sulla Terra. Bennu è un asteroide particolare: è destinato, tra circa 150 anni, a incrociare l’orbita del nostro pianeta. Al momento la navicella è in buona salute e prosegue la sua corsa. Arriverà a destinazione nel 2018. GAIA Il 14 settembre GAIA, il telescopio spaziale dell’ESA lanciato il 19 dicembre 2013, ha comunicato i primi dati della missione che prevede la mappatura in 3D della nostra galassia. Il ciclo di dati include un catalogo di oltre un miliardo di stelle (esattamente 1.140.622.719), circa l’1 percento dell’intero corpo celeste contenuto nella Via Lattea. La spaventosa elaborazione dei dati di GAIA impegnerà gli scienziati almeno fino al 2023, anche dopo la fine della missione. Rosetta La missione Rosetta si è conclusa il 30 settembre 2016 con un ultimo volo in picchiata contro la cometa 67P/ChuryumovGerasimenko. Un Grand Finale commovente, seguito alla perdita dei contatti con il lander Philae il 9 luglio 2015 dopo essere atterrato malamente sulla cometa. Il bilancio della missione è comunque positivo: l’ESA ha raggiunto l’obiettivo prefissato di studiare l’origine delle comete e le relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare.

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Cassini Invece la missione Cassini non è ancora terminata, ma quasi. Anche per la sonda realizzata in collaborazione tra NASA, Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed ESA, è prevista una chiusura in gran finale. Dopo una serie di orbite mozzafiato tra gli anelli più esterni di Saturno e nel piccolo spazio tra gli anelli e la superficie del gigante gassoso, la sonda si tufferà per sempre nell’atmosfera del pianeta il 15 settembre 2017. Cassini orbita intorno a Saturno dal 2004 e la sua missione di osservazione del pianeta e delle sue lune, tra cui Titano ed Encelado, ha già superato gli obiettivi iniziali. Grazie alle manovre ravvicinate che la sonda eseguirà da qui in avanti saranno possibili esperimenti di nuova scienza, cioè non previsti all’inizio della missione. Al lavoro! Alcune missioni spaziali tuttora in corso o di là da venire hanno occupato durante l’anno un pezzetto della nostra mente e dei nostri cuori. Ancora al lavoro oppure in fase di studio, progettazione e costruzione, sono state fonti di dibattito e di speranze per il futuro. Dawn La sonda Dawn è parte integrante del Discovery Program della NASA. Tra il 2011 e il 2012 ha orbitato intorno a Vesta, il quarto asteroide scoperto dall’uomo nel 1807. Attualmente la sonda Dawn sta orbitando intorno a Cerere, primo asteroide scoperto dall’uomo nel 1801, poi elevato al rango di pianeta nano. A luglio di quest’anno Dawn ha rivelato la natura delle misteriose macchie bianche in alcuni crateri di Cerere. Queste sarebbero ricche in carbonato di sodio, una sostanza che deve essersi formata necessariamente da una reazione chimica che richiede la presenza di acqua liquida. Premesso che l’acqua liquida potrebbe essere esistita sul pianeta nano, forse, solo in passato, cominciano a fioccare ricerche autorevoli sulla presenza di acqua ghiacciata sopra e sotto la superficie del grande asteroide. New Horizon e Kepler Come non citare, poi, il lavoro svolto dalla sonda New Horizons, che ha raccolto dati preziosi su Plutone e ha come prossimo obiettivo il frammento di ghiaccio nella fascia di Kupier chiamato 2014 MU69, che potrebbe diventare il corpo celeste più lontano mai esplorato dall’uomo. Infine, merita una menzione d’onore la missione Kepler, che ci ha regalato – e regalerà – migliaia di nuovi esopianeti tutti da scoprire. Il James Webb Space Telescope Tra i progetti futuri, quello che ha destato maggiore attenzione è stato il James Webb Space Telescope (JWST), ormai sempre più vicino al lancio ufficiale previsto per ottobre 2018. Grazie Al JWST sarà possibile osservare stelle e galassie lontanissime, formate circa 13 miliardi di anni fa. Inoltre gli scienziati potranno esaminare i residui del Big Bang per studiare le fasi iniziali di formazione dell’Universo. Ma il telescopio sarà anche utilizzato come supporto per altre missioni spaziali. C’è stato un gran parlare, per esempio, dell’utilizzo del James Webb per scoprire qualcosa di più sui misteriosi getti di vapore acqueo su Europa, la più curiosa fra le lune di Giove.

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Turisti su Saturno, l’affare è stellare Spazio, l’ultima frontiera del business. Così potrebbe iniziare il film su tre miliardari che vogliono conquistare gli spazi siderali facendone pure un’attività profittevole dopo averne create tante altre su un pianeta che evidentemente sta diventando troppo piccolo per le loro ambizioni e i loro sogni. PROTAGONISTI I loro nomi li conoscono tutti e sono Jeff Bezos, Richard Branson e Elon Musk, ma molto più famose sono le loro rispettive creature: Bezos è Amazon, la più grande organizzazione di e-commerce mondiale; Branson vuol dire Virgin, un universo fatto di compagnie aeree, palestre, musica (radio e società discografica), ma anche autonoleggi, assicurazioni, carte di credito e un team di Formula E; Musk è l’artefice di PayPal, Solar City, Tesla e SpaceX, l’azienda aerospaziale privata più grande al mondo, fondata nel 2002 e alle spalle decine di lanci, anche per agenzie aerospaziali come Nasa ed Esa. Il loro sogno? Portare l’uomo nello spazio, anzi su Marte. Musk lo ha detto nel suo stile diretto, senza peli nella lingua: «Se vogliamo far diventare la razza umana multiplanetaria, dobbiamo pensare a come portare su Marte milioni di persone al ritmo di 80mila all’anno». Musk ha detto che SpaceX sarà pronta nel 2022 e, se oggi portare un uomo su Marte costa 10 miliardi di dollari, presto si scenderà a 200mila dollari e poi la metà, anzi ha già fatto vedere i disegni della navicella capace di portare almeno 100 persone alla volta, spinta da motori Red Dragon e dotata di moduli di lancio completamente riutilizzabili. Musk guarda persino oltre e, dopo Marte, pensa ad un vero e proprio sistema di trasporto spaziale integrato in grado di toccare Saturno e la sua luna Enceladus, Giove e la luna Europa, Plutone e persino superare i confini del sistema solare raggiungendo la Nube di Oort. RIVALITÀ Chi (per ora) guarda da Marte in giù è Jeff Bezos con la sua Blue Origin, una compagnia venuta allo scoperto nel 2006, ma che il fondatore di Amazon sostiene di aver avviato già nel 2000. Le malelingue dicono per far vedere di averci pensato prima di Musk, di sicuro il motto Gradatim Ferociter in latino (Per gradi, con coraggio) sullo stemma della compagnia la dice lunga. Una volta la corsa allo spazio la facevano gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, oggi invece la fanno i miliardari e Bezos non vuole rimanere indietro al suo avversario, neppure sul piano mediatico. Nel 2015 Blue Origin ha già portato il suo vettore New Shepard a compiere voli suborbitali con una navicella capace di tornare sulla terra atterrando in piedi, e ha già pronta il New Glenn per andare in orbita entro il 2020 celebrando il primo americano ad averlo fatto, quel John Glenn che ci ha lasciato l’8 dicembre a 95 anni. Certo è che, se davvero parte dell’umanità andrà a vivere nello spazio, Amazon avrà sicuramente pronto per allora un servizio di consegna interplanetario, magari con punti di ritiro su qualche satellite. UTENTI Prima però di una vita sulle stelle business as usual, potrebbe essere il nuovo turismo per i ricchi. Se Bezos pensa al lato ludico della corsa allo spazio come un fattore collaterale, un po’ come i passeggeri ospiti di cargo battenti bandiera liberiana, il britannico Richard Branson non ha dubbi: il sogno proibito dei turisti più danarosi è andare in orbita e ha già creato per loro una compagnia di viaggi organizzati che si chiama manco

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a dirlo Virgin Galactic e dovrebbe permettere a 500 turisti dello spazio di volare a 100 km di altitudine per osservare il pianeta blu dall’alto e godersi 6 minuti di assenza di gravità prima di esserne di nuovo catturati. Branson dice di avere già una lista di 700 nomi, pronti a firmare e strappare un assegno di 250mila dollari e, tra questi, ci sarebbero anche personaggi del calibro di Brad Pitt e Tom Hanks. Qui non parliamo di missili e moduli, ma di una sorta di aeroplano ribattezzato modestamente VSS Enterprise che, dopo essere lanciato da un altro velivolo, sarebbe capace di raggiugere la quota suborbitale a velocità subsonica. La Virgin Galactic ha base nel deserto del Mojave e si è costruita anche una porta di imbarco presso lo Space Port del New Mexico, ma più volte ha dovuto rimandare l’appuntamento per il primo volo annunciato già nel 2009. E anche il grave incidente avvenuto nel corso del volo sperimentale dell’ottobre del 2014 (un morto e un ferito grave) ha posto un altro stop alla corsa verso il cielo, ma solo per il momento perché i sogni son desideri e lo dice la parola stessa vengono dal cielo e al cielo vogliono tornare. Il Messaggero

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"Method-2" si muove Il gigantesco tele-robot Sud Coreano ha fatto i suoi primi passi Quattro metri di altezza per 1,5 tonnellate di peso. E' il robot "Method-2", realizzato dall'azienda Sud Coreana Hankook Mirae Technology. L'aspetto è fortemente simile a quello dei robot militari del film Avatar o all’esoscheletro utilizzato nel primo film di Alien, ed incute un certo rispetto. Ogni braccio pesa 130 kg e mima i movimenti del suo operatore umano. Method-2 è un robot antropomorfo, con un essere umano al suo interno che ne comanda i movimenti. Tecnicamente parlando non è propriamente un robot quanto piuttosto un modello avanzato di teleoperatore (o tele-robot). La differenza non è accademica, ma fondamentale. Un robot è un dispositivo che può eseguire un dato compito mostrando un certo grado di indipendenza, cioè svolgendolo autonomamente. Un teleoperatore invece necessita di un essere umano che lo controlla totalmente. Nel primo caso vi è una certa "intelligenza" a bordo, mentre nell'ultimo l'intelligenza è tutta e sola dell'operatore umano. E da quello che vedo Method-2 è un gigantesco tele-robot con all'interno l'operatore che lo controlla. Potremmo vederlo anche come un grande esoscheletro tutto intorno all'essere umano che lo manipola. Ma al di là di questo si tratta di una affascinante applicazione di tecnologie che abbiamo oggi. Ed il risultato è molto interessante. I primi test del robot gigante sono stati effettuati il 27 Dicembre scorso nel loro laboratorio a Gunpo, una città nei pressi di Seul. Come hanno detto gli stessi progettisti vi è ancora molto lavoro da fare, specialmente sulle gambe e sul movimento, per arrivare a camminare senza i cavi che attualmente lo vincolano e proteggono da accidentali cadute. Si stima che potrà essere venduto ad una cifra di circa 8,3 milioni di dollari per la fine di quest'anno. E non è neanche tanto se ci pensate. Direi che l'esplorazione spaziale sulla superficie di un pianeta potrebbe essere un campo di applicazione molto promettente per questa generazione di macchine. E' un po' da sempre l'obiettivo dichiarato della robotica, aiutare gli esseri umani specialmente in ambienti estremi ed ostili. L’unione dell'Intelligenza Artificiale (che continua a compiere incredibili progressi), applicata a robot evoluti come questo preannuncia scenari assolutamente incredibili!

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