GIVA - Periodico di Informazione

 

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Novembre - Dicembre 2016

Popular Pages


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Anus MMXV I

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Presidenza dott. Antonino OLIVA Vicepresidenti Alessandro PREVITI Vinvenzo MARZANO Direttore Giacomo Di Vincenzo Ufficio Stampa Fabio Di Perri Santo redazione@associazionegiva.eu Ricerche storiche Divigi Art Director Divigi Redazione il VOLONTARIO Via G. Garibaldi 13 = 98043 Rometta Mar. (ME) Grafica: grafica@associazionegiva.eu Clara Mondo Redattori: Antonino OLIVA Alessandro PREVITI Vincenzo MARZANO Giuseppina GIACOMARRA Enza CONTE Giuseppe SEMPLICE Ambrogio CALTAGIRONE Giuseppe PIZZOLATO Vito SILLITO Antonino CANNISTRA’ Lorenza CAVALLARO Piero MARCHETTA Rosaria BADALI Amministrazione 98043 ROMETTA Mar. (Me) via G. Garibaldi, 13 tel. 338 - 9094217 = 090 - 9963574 Fax 090 - 9961804 Pubblicità: Via dei Gelsi 23 - 98043 Rometta M. (ME) 338 9094217 LUNARIO DEL MESE Nella copertina alcune immagine dell’anno trascorso 2

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dicembre: Il Sole sorge giorno 1 alle ore 7,19 13 alle ore 7,30 25 alle ore 7,36 31 alle ore 7,38 tramonta alle ore 16,39 alle ore 16,39 alle ore 16,44 alle ore 16,49 LO ZODIACO Il Sole è nel segno del Sagittario fino alle ore 09,20 del 22 dicembre e nel segno dello Scorpione dalla stessa data fino alle ore 19,57 del 20 gennaio. Del mese di Novembre segnaliamo: giorno 22 S. Cecilia, patrona di tutti coloro che suonano e cantano. L’Accademia di S. Cecilia nasce nel 1584 come “Confraternita dei musici della città” nel 1879 (trecento anni dopo) la Confraternita si divide in due enti “Accademia statale di S. Cecilia” per la musica popolare e in “Associazione italiana di S. Cecilia” per la musica sacra. La S. e rappresentata nella cappella della chiesa, in Trastevere, di S.Carlo dei Catinari detta cosi perché situata in una strada nella quale operavano molti fabbricanti di catini. La “ passio”: Cecilia nasce da famiglia nobile romana, promessa in moglie a un giovane pagano, certo Valeriano, Cecilia che aveva deciso di conservarsi vergine a Dio, non solo rifiuto le nozze ma cerco di convertire Valeriano, questo evento si verificava intorno al 486; fino al quinto secolo non si hanno più tracce del culto della S.; nel 1599 fu ritrovata, dal cardinale Sfondrati, la salma in perfetto stato di conservazione, non si notavano neanche i segni della decollazione. Il culto nasce da una errata interpretazione di una frase contenuta negli atti della santa; nel sedicesimo secolo dalla idea di una Santa musicista si passò rapidamente a quello di patrona dei musici e cantori. I pittori arricchirono la sua iconografia dipingendola circondata da strumenti musicali, celebre il dipinto di Raffaello dove, la santa, appare tesa ad ascoltare celeste armonie, il quadro è conservato nella Pinacoteca di Bologna. Del mese di Dicembre segnaliamo: giorno 13 S. Lucia - Siracusa 283/ 304 Martire sotto Diocleziano a soli 20 anni circa, protettrice della vista; giorno 17 S. Lazzaro di Betania, fratello di Marta e Maria; la sua casa era la dimora di Gesù quando dimorava a Gerusalemme, dopo tre giorni dalla sua morte Gesù lo risuscita; la tradizione orientale vuole che sia sepolto sul fianco del monte degli Olivi. giorno 27 S. Giovanni fratello di Giacomo, Giovanni con suo fratello Giacomo e Simon Pietro sono stati i primi ad essere chiamati ed erano i prediletti di Gesù e restarono, fino alla fine, i più vicini a Gesù, fu uno dei primi ad accorrere al sepolcro vuoto. Autore del IV Vangelo, delle lettere, dell’Apocalisse in cui occupa un ruolo che si può davvero dire unico. Divigi 3

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L’ EDITORIALE attraverso l’azione volontaria, istanze e valori connessi al proprio investimento altruistico. VOLONTARI PERCHE’ Bisogna, per iniziare, riflettere su un dato oggettivo : b) DI CONOSCENZA: concerne l’opportunità offerta al volontario di apprendere nuove competenze o di mettere a frutto abilità e conoscenze che altrimenti rimarrebbero inespresse o non utilizzato. “Il volontariato è libertà?” “E’ responsabilità?” Sicuramente è libertà perché nessuno ci impone di impegnarci in questo settore, ma è una nostra precisa e responsabile scelta personale; ed è, certamente, una assunzione di responsabilità, in quanto, la legge ci impone il rispetto della stessa anche se non ci impone il volontariato. Il volontariato trae la sua forza dal senso di appartenenza al contesto umano e a tutto il suo operato, questo basta per fare del volontario un osservatore privilegiato delle vicende umane che cambiano secondo il momento storico, politico, ambientale, ed è, anche, un tutore delle cose che gli uomini stessi hanno realizzato, il volontario, sotto questi aspetti, dobbiamo ritenerlo, come patrimonio sociale del territorio in cui opera. Le persone che operano in questo settore difficilmente rinunzieranno alle esperienze del volontariato esercitate sul campo, anzi, più lo praticano più si appassionano ritenendo, il proprio operato, come atto di costruzione di un muro ideale di crescita personale, e per ogni azione a cui partecipano e come aggiungere un nuovo mattone al suo muro sociale. Dunque, una consapevolezza sul modo e il perché, di fare volontariato, che ci pone nuove sfide, nuovi scenari, sempre di carattere tragico, sul quale dobbiamo riflettere e rispondere adeguatamente e consapevolmente; l’incentivo a intraprendere tale attività di volontariato è fortemente legato alla rete sociale in cui sono inseriti che gli riconosce e valorizza tale attività. La propensione a tale attività non è legata solo e soltanto all’aspetto di donare il nostro tempo a gli altri, che non è un fatto secondario, ma ci spingono anche le nostre intime esigenze valoriale, legate fortemente al nostro modo di essere, con l’esigenza di completarci sia sotto il profilo morale, sia umanitario che ci consentono di esprimerci e nel contempo di completarci. c) SOCIALE: è legato a un riconoscimento sociale, in quanto l’attività di volontariato è connotato positivamente da familiari, amici colleghi, partner e società. Inoltre fa riferimento all’opportunità di conoscere nuove persone e di investire tempo per gli altri, al fine di ottenere la loro approvazione per ciò che si fa. L’appartenenza all’organizzazione risponde ai bisogni di affiliazione e si configura come un luogo sociale per eccellenza. d) CARRIERA: riguarda la possibilità, attraverso il volontariato, di aumentare le possibilità di ingresso nel mondo del lavoro o di sviluppo professionale. e) PROTEZIONE DELL’IO: è relativa alla difesa dell’Io dagli aspetti negativi del proprio Se. L’attività del volontariato permette la riduzione del senso di colpa dovuto alla percezione di essere più fortunati di altri, la risoluzione di problemi personali mediante lo spostamento dell’attenzione sulle persone che beneficiano del proprio servizio e la possibilità di lasciarsi alle spalle e/o superare momenti tristi della propria vita. f) ACCRESCIMENTO DELL’IO: riguarda il processo motivazionale che sorregge le persone in un positivo sviluppo del proprio io: attraverso il volontariato le persone rafforzano l’autostima, il senso di auto efficacia. E’ il caso della matura consapevolezza del reciproco vantaggio insito nell’impegno in attività di volontariato. Le motivazioni di cui sopra si riferiscono ad indagine svolte dai ricercatori, Sig. Omoto e Sig. Snyder (Segreteria Nazionale) a) VALORIALE: riguarda la possibilità di esprimere, 4

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CULTURA LE DONNE, LE CONVENZIONI Sono trascorsi circa 220 anni da quando Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo, con le sue battaglie contro il conformismo, i pregiudizi e le ingiustizie sociali., lottava per l’emancipazione delle donne. Ancora oggi torna, ricorrente, la questione delle donne; dal 1789, data della dichiarazione dei diritti dell’uomo (maschi e femmine) e del cittadino, sin dall’ora i vari legislatori hanno operato a favore, come giusto che fosse, per il raggiungimento della parità dei due sessi, il problema nasce, o meglio ancora, permane sotto il profilo culturale, io ritengo che le responsabilità siano da attribuire ai due generi. Mary in un suo assunto negava la “ naturalità “ della cosiddetta natura domestica della donna, a ragione, sosteneva che quello era frutto dell’educazione imposta alle donne sin da bambine; purtroppo, ancora oggi, alcune donne pensano che per migliorare la propria posizione l’unico mezzo è fare un buon matrimonio, questo elemento, ancora oggi, per alcune donne è un elemento centrale, trascurando che per l’uomo non lo è mai stato (tranne per poche eccezioni). Alcuni maschi, inconsapevolmente, sono pervasi da un mito greco espresso da alcuni filosofi fra cui Aristotile, che sosteneva: “ la ragione è prerogativa maschile “, e ancora, Rousseau, “ l’uomo ha maggiore genialità; la donna osserva, l’uomo ragiona”, in queste frasi si legge una ipotetica inferiorità della donna e questo basta ad alcuni maschi, tanto da fargli ritenere che attraverso il matrimonio si acquisisce la proprietà della donna come oggetto, quindi possesso, quindi irrinunciabilità; permettetemi di osservare che anche i grandi pensatori sbagliavano nel sostenere che la ragione fosse prerogativa solo e soltanto dei maschi. Oggi possiamo affermare che la parità, quantomeno formale, è stata raggiunta, sappiamo anche che la conquista dei diritti non è irreversibile, il rapporto fra i generi, se non curato, è soggetto, come tutti gli aspetti culturali, a subire cambiamenti non sempre sulla via del miglioramento. Oggi, purtroppo, molti riconoscimenti, molte conquiste fatte dalle donne, sono rimaste al palo, o messi in discussione e una mentalità che sembrava definitivamente superata sembra emergere dal passato; (vedi delitto d’onore, e tutta una serie di femminicidi legati all’onore, che non fanno onore all’umanità). In questi ultimo anni abbiamo assistito ad una concezione della virilità come inevitabile dominio con l’aspetto negativo di intendere la donna come oggetto, come merce di scambio, o premio, o trofeo, tenendo conto solo e soltanto del suo aspetto fisico, (la gabbia d’orata) alcune di loro accettano questa situazione considerando il proprio aspetto come un investimento, come scelta di libertà. Per arrivare alla conclusione di questa mia riflessione temporanea, in quanto soggetta alla evoluzione culturale degli uomini, mi viene da pensare: se l’uomo sarà meno cacciatore e guarderà la donna non soltanto come preda ma come persona di altro genere che lo completa nella sua esistenza, e se la donna smette di esibire quella aria maliziosa e infantile che insidiano la stima allorquando eccitano il desiderio, forse faremo un passo nel senso giusto E’ forse inutile specificare che mi rivolgo ad entrambi i sessi e l’invito a tenere conto che quando nasce una lotta sul buon senso di entrambi mantenendo l’equilibrio intellettivo e chiaro che a rompere tale equilibrio e la forza bruta, prerogativa del cacciatore; una linea sottilissima ci separa dalla violenza gratuita, questa è determinata dalla consapevolezza di non dover mai dominare sull’altro genere, perché tale atto ci degrada come essere umano, giacché è sempre l’intelletto che deve governare la nostra esistenza. Di Vincenzo Purtroppo, ancora oggi, alcune donne, in verità sempre meno, danno forza a questo pensiero aristitoliano, ritenendo che la loro forza sta nella forma fisica e si adoperano per renderla e mantenerla sempre nel migliore dei modi, restando prigionieri e schiavi di loro stesse; è ovvio che un aspetto fisico gradevole aiuta finché si è giovani, dopo, di ciò, si passa dalla gabbia d’orata alla schiavitù. 5

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Dal libro della Genesi; ieri definizione dell’atto, nei termini di “Omicidio” e “Femminicidio” per spiegare la fine del pro- Reggio Calabria; oggi prio essere. Violenza uguale Ignoranza : una comparazione su cui riflettere Ancora una volta l’essere umano si unisce in gruppo per manifestare contro un atto di forza che appartiene alla natura. Un atto di forza caratterizzato dalla volontà di raggiungere un obbiettivo attraverso la prevaricazione, la prepotenza e l’assunzione di potere sull’altro. E’ un atto primordiale dell’essere umano che nasce dalla necessità di sopravvivere nel mondo e di sovrastare il mon-do animale, vegetale e minerale. Questo è avvenuto da sempre e, da allora, pur essendo trascorsi molti secoli, incontriamo ancora essere umani che, malgrado la schiena dritta e gli abiti firmati, non hanno lavorato sui loro impulsi primordiali, ritrovandosi ancora a fare i conti con delle forti reazioni di prepotenza che rinnegano, in quegli istinti, la vera dignità umana. Qualche giorno fa, ancora una volta, si è assistito ad una manifestazione di protesta contro la violenza sulle donne a Reggio Calabria mentre il telegiornale ci “arricchisce” ogni giorno di notizie su donne uccise o violentate da persone a loro vicine in ordine di familiarità e parentela. Sull’articolo pubblicato da Annalisa Grandi sul Corriere della Sera si leggono frasi come “ Oggi diciamo tre no: alla violenza sulle donne, alla ‘ndrangheta, all’indifferenza” oppure ancora “ il coraggio appartiene ai forti, la violenza ai deboli”. Ok. Tutto vero ma, nel mese di dicembre del 2016 ci stiamo ancora chiedendo come fare a rispettare il 5° comandamento “ Non uccidere”. Ci stiamo ancora chiedendo quanto sia complicato comprendere perché l’essere umano abbia attribuito ad un atto così intrinseco alla natura stessa dell’uomo, ovvero uccidere se stesso e farsi del male persino una Si osserva come l’Omicidio sia narrato sin dalle origini nel Libro della Genesi e sia cosi insito nella storia dell’uomo, con l’accanimento di Caino su Abele per la mancanza di tolleranza e per il prevaricare della gelosia, dell’invidia e del desiderio di possesso (poiché possesso è potere) sul proprio fratello e sui beni di quest’ultimo. La sensazione iniziale comunque sembra essere quella che, l’omicidio tra uomini sia più accettabile. Se un uomo uccide un altro uomo ( intendendo come uomo il maschio, quindi maschio contro maschio) è come se fossero ad armi pari. E’ vero. Non si fa. Lo dice il comandamento ma … alla fine io volevo quello che hai tu ed io te l’ho preso. Il femminicidio sembra possedere un'altra valenza. La definizione data al femminicidio dice : “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico e psicologico fino alla schiavitù o alla morte sulle donne”. Ecco dove sta l’aggravante tra un omicidio “normale” ed un femminicidio. Qui si evince che ciò che noi abbiamo chiamato inizialmente UMANITA’ considerata maschio e femmina, diventa invece solo UOMANITA’ (e scusate il nuovo conio del termine) dove solo l’UOMO diventa padrone di un mondo che, non riconoscendo la parte femminile di sé stesso che invece possiede, la rinnega e la sopprime. L’ignoranza dell’uomo, intesa come mancanza di conoscenza e scarso approfondimento di se stesso, porta ad una lotta impari tra impulso di possesso e desiderio di potere e la lotta con la propria paura di dovere fare i conti che una parte di se stesso che non vuole riconosce a nessun costo, che non riconosce e non identifica come propria 6

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e parte di se. po L’uomo crede che quando incontra una donna che pensa di amare, trovi un qualcosa di lontano da se che pian piano si avvicina e che può scindere da se. In realtà la maggior parte degli UOMINI non sa che, se ha scelto quella persona e non un'altra, cerca in lei tutto quello che lui non ha e che ha, che gli somiglia e che non gli somiglia, che possiede e non possiede, che vorrebbe e che non vorrebbe ecc…. ovvero cerca e trova se stesso contemporaneamente. Ma crediamo davvero che il problema sia questo ? No niente affatto. Nel femminicidio non solo partiamo male per questa sovrastruttura di pensiero ma, l’uomo che compie l’azione delittuosa non riesce a distinguere la motivazione dell’atto medesimo. Attribuisce pertanto alla persona che gli sta accanto una doppia colpa sulla quale non è in grado di fare distinzioni. Non voglio utilizzare esempi di cronaca attuali ma è importante distinguere tra le varie forme di femminicidio. Si può morire perché perseguitati da un marito che non vuole essere lasciato. Ogni forma di violenza pertanto è caratterizzata da un aspetto storico – culturale che va analizzato ed ampliato, da un aspetto sociale che va studiato, e da un aspetto personale rispetto alle caratteristiche caratteriali e della personalità del soggetto con la sua storia e le sue relazioni con l’altro e soprattutto con il valore che attribuisce a se e agli altri. Sembra evidente che più valori acquisisce una persona più propone un modello equo e rispettoso nell’altro chiunque esso sia senza distinzioni. dott. Lorenza CAVALLARO Si può morire per una reazione impulsiva, un aggressione per una discussione. Si può uccidere in gruppo in maniera premeditata per togliere un soggetto divenuto scomodo Si può agire una violenza sessuale di grup- 7

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SOCIALE DALL’ANTICO AL MODERNO (Il Valore della protezione) In questi giorni il cuore dell’Italia ha tremato ed è probabile che tremerà ancora, sono giornate triste, sono giornate di speranza nell’attesa di ritornare a rivedere, nei volti degli abitanti, la certezza di poter ricominciare, con la forza e la caparbietà del montanaro, a rimettere in piedi le proprie case, le aziende, le scuole, la vita sociale molto sentita fra quelle popolazioni, a loro non manca questa determinazione antica, antichissima, da perdersi nella notte dei tempi. Sostanzialmente l’origine della dorsale dell’Appennino; che nasce dalla depressione del passo Giovi (Liguria) per giungere attraverso l’Appennino Tosco Emiliano, Umbro Marchigiano, Abruzzese, Campano, Lucano, Calabrese, Siculo (Peloritani, Nebrodi, Caroni, Madonie fino a giungere, attraversando il mediterraneo, le isole Egadi; questa catena montuosa forma l’italico stivale. Alle falde di questa spina dorsale che, sin dall’alba della storia umana, si sono formati i diversi insediamenti, con la forza di uomini tenaci che hanno saputo resistere a tutte le avversità, sia di ordine politico, economico che geofisico. Ripensando ai vari sismi che dal passato ad oggi si sono susseguiti ci torna alla mente quello del 1693 che in una notte devasto la Città di Ragusa, l’antica Ibla, espressione del barocco siciliano, quella notte fu un vero cataclisma perché oltre al terremoto ci fu il maremoto accompagnato da una tem- pesta di pioggia, quell’evento costo la vita di 50.000 persone, e così per la Città di Messina, per il Friuli, per l’Irpinia, la valle del Belice, l’Aquila, le Marche, e tante altre Città con alle spalle storie antichissime e una genialità, che ha sempre distinto il popolo italico, sotto il profilo artistico, scientifico e agroalimentare, mettendoci, da sempre, su gli onori della cronica; colgo l’occasione per ricordare a me stesso e voi tutti che la dorsale Appenninico, da sempre, a tutt’oggi è la catena montuosa più abitata del mondo (circa 4 milioni di persone abitano le montagne, di cui circa 1.500 mila risiedono al di sopra dei 600 metri dal l.m. ) custodendo un patrimonio storico culturale inestimabile e irripetibile. Pertanto, oggi, oltre agli uomini, bisogna pensare al recupero di questi beni che rappresentano la nostra storia, la nostra identità; Città come Amatrice, Arquata, Castelsantangelo, Norcia, (antica Nursia) le cui origine si perdono nel tempo, abitata dai Sabini, conquistata dai romani nel 290 a.c., intorno al XIV secolo costruirono le mura a protezione del l’abitato, convertita nel 250 al cristianesimo da S. Feliciano, nel 480 circa nasce S. Benedetto fondatore dell’Ordine dei benedettini, nel 500 viene costruito il Duomo e il palazzo comunale nel quale si conserva il reliquario di S. Benedetto, oggi Patrono d’Europa, viene festeggiato 11 luglio, (fino al 1969 si festeggiava il 21 marzo primo giorno di primavera, da cui il proverbio “San Benedetto , una rondine sotto il tetto. E poi Camerino, Cascia dalle stradine strette e tortuose che si aprono davanti la basilica in travertino che custodisce le spoglie della Santa e tante altri borghi ricchi di tradizioni, storia e arte, elementi che compongono il punto essenziale di un popolo, di una nazione, non possono e non devono scomparire fisi- 8

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camente dalla nostra storia, sarebbe come perdere una parte dell’Italia. La Protezione Civile, attraverso le Associazioni di Volontariato, dei quali, sono certo, c’è tutta la disponibilità, ad organizzare le squadre di volontari per recuperare, selezionare e proteggere i reperti di tutte le opere d’arte che i nostri avi hanno creato e custodito per le generazioni future, a noi il compito, se ci chiameranno, di adoperarci per garantire, proteggere e conservare gelosamente tutto quanto rappresenta e documenta la costruzione di un popolo, di una Nazione, di una civiltà, da tramandare alle generazioni che verranno dopo di noi affinché abbiano la consapevolezza del valore e la genialità di chi li ha preceduti e di poter godere di questi beni preziosi. La cultura letteraria, l’artigianato, l’agroalimentare, l’arte pittorica, le sculture, racchiudono in se la memoria storica di un popolo, ad ogni uomo il compito di custodirle e tramandarle alle nuove generazioni Di Vincenzo 4 porzioni Antipasto contorno Insalata di arance Ingredienti Arance Aringhe affum. Noci gherigli Cipolle scalogne Finocchi n° 4 n° 2 gr 100 n° 2 n° 2 Esecuzione Scottare le aringhe sulla griglia, spellarle, diliscarle e tagliarle a pezzetti; Metterle in una insalatiera: aggiungere le arance sbucciate e pulite della parte bianca, tagliati a pezzetti, tagliate le cipolle a striscioline e aggiungeteli, tagliate il cuore dei finocchi a striscioline e aggiungeteli, tritate grossolanamente i gherigli di noci e aggiungeteli, coprite con un foglio trasparente l’insalatiera, ponetela nella parte bassa del frigo e lasciate macerare per 1 ora; condite con olio, sale, e pepe q.b.. Accompagnatelo con il . MAMERTNO Colore giallo dorato, Profumo delicato, vellutato. Gusto amabile Temp. d’uso 8/10° Questo vino va servito soltanto se l’insalata e servita come antipasto, viceversa, come vino da tutto pasto serviremo un altro vino. 9

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Piatto di portata Involtini di pesce spada Ingredienti: Pesce spada Kg 0,800 Olive verdi “ 0,150 Capperi “ 0,040 Sedano gambi n° 2 Pan grattato “ 0,160 Caciocavallo fresco “ 0,040 Cipolla n° 1 Concentrato di pomidoro, zucchero, olio, sale, pepe, pistacchi, parmigiano grattato. q.b. esecuzione del ripieno: ridurre, la cipolla, le ulive, il sedano, i capperi, in un trito molto fine, aggiungere un filo d’olio extra vergine, un cucchiaino di concentrato di pomidoro e passatelo in padella a fuoco basso, per cinque minuti, aggiungete il pangrattato, il parmigiano grattugiato, una punta di zucchero, un pizzico di sale e continuare a girare con un cucchiaio di legno fino a quando si sia amalga- mato bene, spegnete il fuoco, girate ancora per qualche istante e quando si sarà raffreddato aggiungete i pistacchi e una spruzzata di pepe bianco. esecuzione degli involtini: stendete, su di un ripiano, tutte le fettine di pe- sce spada, senza la pelle, distribuite su ogni fettina il ripieno e un pezzettino di caciocavallo fresco, avvolgetele e infilzateli su uno stecco di legno, passateli sul pangrattato per dopo cuocerli sulla piastra o in griglia a fessure strette, sulla brace molto leggera. Servitele caldi accompagnati con il vino: CAPO BIANCO Vitigni: Catarratto e Chasselas forato. Colore: bianco paglierino; Limpido, profumo di salsedine, sapido; Gradi 12/13°; Temper. d’uso 8/10°. Il vino, Capo Bianco, sembra strutturato in modo tale da sembrare esclusivo per il pesce spada, in modo particolare per la preparazione sapida degli involtini arrostiti alla griglia, sulla brace Chef Jacuzzu DAI COMITATI (Paceco) La nuova Delegazione G.I.V.A. di Paceco nasce dalla determinazione e dall'entusiasmo dei Soci volontari che da tempo lavorano ad un percorso che persegue l'ambizioso progetto di favorire lo sviluppo del territorio attraverso il sostegno e il coinvolgimento della popolazione locale. A leva degli sforzi dei Soci c'è sempre stata la convinzione che fosse possibile valorizzare ulteriormente il già importante bagaglio storico-culturale di una cittadina viva e pulsante, che affonda le proprie radici in un tessuto socio-economico ricco di antiche e affascinante tradizioni popolari che si tramandano di generazione in generazione, da abili e sapienti mani segnate dal tempo a dita inesperte animate da entusiasmo e buona volontà. Ed è questa naturale e spontanea rete sociale, che G.I.V.A. Delegazione di Paceco, mira a preservare dall'indolenza che insidia i nostri tempi, e a coltivare, perché essa è il fondamento della cultura dell'associazionismo e del volontariato, che si concretizza nella realizzazione di interventi tangibili di solidarietà e collaborazione civica a beneficio dell'intera collettività. In quest'ottica, sin dal primo stadio di sviluppo del Raggruppamento di Paceco sono state realizzate numerose azioni sia a carattere formativo che informativo, nonché eventi di inclusione sociale e di solidarietà. Iniziative che, unitamente alla concreta presenza del Raggruppamento sul territorio in affiancamento alla Protezione Civile e in collaborazione con il Comune e altri Enti Istituzionali, hanno conferito visibilità e promosso l'attività dell'Associazione che ha registrato un rapido incremento delle richieste di iscrizione, così come sono accresciuti i progetti e gli interventi in programma per il futuro. Nella speranza che questa spinta propulsiva sia di buon auspicio per la realizzazione dei suoi buoni propositi, la nuova nata Delegazione G.I.V.A. di Paceco intende inaugurare i lavori, proponendo un progetto a carattere socio-educativo che vede coinvolti gli alunni dell'Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Paceco. Il Progetto proposto all'Istituto Scolastico di Paceco e da questo accolto con entusiasmo riguarderà la realizzazione di una “Rubrica del Piccolo Volontario” che entrerà a far parte delle pubblicazioni del Mensile dell'Associazione raccogliendo elaborati che alunni di varie età avranno scelto spontaneamente di condividere con la comunità. Con tale iniziativa la Delegazione di Paceco si propone di far comprendere ai suoi piccoli concittadini che è possibile far sentire la propria voce

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ed esprimere le proprie opinioni. L'azione si investe così di una valenza formativa, propedeutica allo sviluppo di una Coscienza Civica attiva e della Cultura della Solidarietà, proprie dello spirito di cui l'Associazione G.I.V.A. si fa portatrice. Giuseppe Semplice, Presidente della Delegazione di Paceco: “Vorremmo coltivare nei cuori dei nostri piccoli concittadini la cultura dell'associazionismo e del volontariato, prerogative di un'educazione positiva volta alla formazione del senso civico e della solidarietà nel nostro interesse ma soprattutto in quello delle nuove generazioni.” Ci si interroga spesso sul futuro dei nostri ragazzi. Siamo consapevoli di non potere fornire alcuna garanzia alle nuove generazioni e allora cosa possiamo fare se non offrire il nostro esempio e il nostro impegno? Con il nostro lavoro possiamo e dobbiamo alimentare le competenze e sostenere le capacità dei giovani, ciò potrebbe costituire l'unico dono che possiamo offrirgli, in grado forse di fare la differenza, fornendo loro gli strumenti per consentirgli di essere essi stessi gli artefici del proprio futuro e il sostegno delle loro speranza e sogni. E allora... non resta che augurare ai ragazzi della Delegazione di Paceco buon lavoro e in bocca al lupo! (Semplice Maria Paola) 11

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La Presidenza, nella persona del Dott. Antonino Oliva, augura a tutti i soci unitamente alle loro famiglie un sereno e felice Natale e un proficuo anno nuovo che si annuncia ricco di molte novità. AUGURI A TUTTI NOI 12

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