Gazzetta della Puglia 9-12 2016

 

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Gazzetta 9-12 2016

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La Gazzetta della PugliaMENSILE D’INFORMAZIONE Anno XXIX– SETTEMBRE-DICEMBRE 2016 – N. 09/12 Fondato da Domenico Tedeschi Copia gratuita per i sostenitori Unione Editoriale – Amministrazione e Redazione: 20148 – MILANO, via S. Altamura, 11 – Telefono e Fax 02/36.52.10.48 – Redazione: 70121 – BARI, via P. Petroni, 5 - Telefono e Fax 080/52.44.392. Registrazione n. 438 - 27/6/88 del Trib. di Milano. Sped. in abb. postale: art. 2 - comma 20/lett. C - legge 662/96 - Taxe perçue/Tassa riscossa Cpc Roserio Milano Ecco l’albero di Natale con tutti i doni per gli italiani del Presidente della Repubblica Di Agostino Picicco I regali di Mattarella Intervista alla città Voci dal cuore e dalla mente ED INSIEME Renzi diventa “Renziloni” ● DI PIETRO FILOMENO ●I l 4 dicembre scorso c’è stato davvero il referendum costituzionale? Io, ma non solo io, ho qualche dubbio. Facciamo un ragionamento semplice semplice: ha stravinto il fronte del No (60 per cento) e ha straperso il governo del Sì (40). Tutti si aspettavano la cosa più ovvia: dimissioni (vere, non formali) di Renzi e nuovo governo. Del resto, da Renzi e compagnia ministeriale, le dimissioni erano state più volte annunciate in caso di sconfitta. Invece che è successo? In capo a una settimana è nato il governo Gentiloni, dettato da Renzi a Mattarella. Stesse facce, stessa musica. Un governo Renzi senza Renzi. Con qualche piccola variante. In peggio. Maria ■ (...) A PAG. 8 «Mamma, esiste Babbo Natale?». I piccoli, giunti alla soglia di una maggiore concretezza, alla fine di ogni anno formulano il fatidico interrogativo. Ma nessuno se ne meraviglia. È nelle cose. Non è invece nelle cose, e ce se ne meraviglia, il Babbo Natale per gli adulti. Come: non esiste per i bambini ed ora esisterebbe addirittura per gli adulti? E perché no? E da quando? Da quest’anno. Non ve ne siete accorti? Ha portato a tutti gli italiani – sì, lui non fa doni singoli ma collettivi – un regalone. Ancora non ci credete? Allora guardate la vignetta di Francesca Filomena, che l'ha colto mentre lo deponeva sotto l’albero. Sì, è proprio lui: Sergio Mattarella, il nostro presidente della Repubbli■ (...) A PAG. 11 Il nuovo libro di Agostino Picicco si snoda attraverso le interviste con gli interlocutori distintisi nelle arti, nello sport, nelle professioni, nella politica, nella società civile, nella comunità ecclesiale, o raccolte dallo sguardo innamorato degli emigranti, facendo emergere lo spaccato della città di Giovinazzo e la sua evoluzione negli ultimi due decenni, accompagnato da ritratti personali e storie comunitarie meritevoli di essere recuperate e raccontate. Voci della città e sulla città, talvolta dialettiche, talaltre ■ (...) A PAG. 15 Natale/Capodanno 2016/2017 Tanti auguri! Ancora qualche giorno e il 2017 si insedierà ufficialmente. Come al solito mi tocca tracciare un breve excursus dell’anno che ci lascia. Ma prima mi preme annunciare un evento della massima importanza: il nostro giornale, nel 2017, compie 30 anni. Evento che le redazioni hanno deciso di ricordare con una pubblicazione che ripercorra passo passo i 6 lustri. Informazioni in merito nel prossimo numero. Ed ora alcune precisazioni. Come per lo scorso anno ricordo che anche quest’anno la nostra pub- blicazione sul sito internet: www.lagazzettadellapuglia.it ha avuto un ulteriore notevole incre- mento di lettori. Grazie! Un’altro grazie va soprattutto a tutti i colleghi che da sempre continuano a scrivere (gratuita- mente), tenendo in vita la nostra Gazzetta. Adesso, prima dello scambio di vo- ti augurali per il santo Natale e per il Capodanno, auspico per il 2017 una ottima salute per tutti noi; con pace, serenità e anche soldi, per- ché no! Tanti auguri ! MIMMO TEDESCHI I pugliesi di Milano In memoria di Aldo Moro ● Lo statista Aldo Moro ■ NOSTRO SERVIZIO A PAGINA 15 Zaganellate di Zaganella Farfuglia Maschera della Puglia Governo fotocopia! All’inizio, Renzi, era molto amato. Ora è a Palazzo Chigi Gentiloni, Quando ci si è accorti d’aver sbagliato, governo fotocopia. State buoni: da rottamatore è ora rottamato. lemme lemme, ci porta alle elezioni. Dondolava come il Duce al balcone, Intanto: i giovani senza lavoro, si atteggiava a piccolo Napoleone, le pensioni a rischio, i ricchi nell’oro, ma è stato messo in fuga col forcone. povertà a go-go e privilegi a loro. La Costituzione è stata salvata A parte ciò, Madama la Marchesa dall’ondata dei “No”: va riformata, va tutto bene, d’amore e d’intesa. “Sì”, ma non aggredita e violentata. Ma prima o poi ci sarà una sorpresa. Calcio: serie A e B i calendari del campionato 2016/2017 ■ A PAG. 12 BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA Sede legale: MATERA - via Timmari, 25 Tel. 0835.332649 - Fax 0835.331334 Dir. Gen.: ALTAMURA (BA) - via O. Serena, 13 Tel. 080.8710111 - Fax 080.8710714 Sedi operative: ALTAMURA (BA) - via O. Serena,13 GRAVINA IN PUGLIA (BA) - piazza Cavour, 20 Tel. 080.3221511 - Fax 080.3256382 TARANTO (TA) - via Di Palma, 46/50 Tel. 099.4541111 - Fax 099.4541339 Ufficio Rappresentanza Presidenza Dir. Gen. BARI (BA) - via Venezia, 13 - Tel. 080.5254911 FILIALE DI MILANO VIA SANTA MARGHERITA, 4 Tel. 02.86453958 NELLE PAGINE INTERNE ■ INFORMAZIONI DALLA LOMBARDIA E DALL’ITALIA pagg. 2 – 3 – 4 ■ INFORMAZIONI DALLA PUGLIA dalle provincie del Salento pagg. 10 – 11 ■ INFORMAZIONI SU TUTTO IL CALCIO PUGLIESE pag. 6 ■ INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari/Foggia e provincia pag. 7 ■ INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari e provincia pagg. 8 – 9 ■ GAZZETTINO SPORTIVO pag. 12 ■ LEX SEMPER LOQUITUR GAZZETTINO MEDICO pagg. 13 – 14 ■ MISCELLANEA Attualità e Recensioni pagg. 5 –15

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P 2AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 DALLA LOMBARDIA La Gazzetta della Puglia 5ª edizione nel suo 114° anno di accoglienza e successi concreti riportati Premio «Asilo Mariuccia» a Susanna Matovani MILANO – Nella prestigiosa sala cosidetta degli affreschi della Società Umanitaria, si è svolta (il 2 dicembre) la 5ª edizione del premio «Fondazione Asilo Mariuccia». Cerimonia promossa anche per i suoi 114 anni di accoglienza e successi concreti. Con le oltre 5.000 donne e minori vittime di abusi e violenze aiutati a riscoprire un futuro umano e più degno – l’Asilo Mariuccia ha assegnato l’ambito riconoscimento (una statuetta di bronzo – Il Sorriso – della scultrice Stefania Scarnati) alla professoressa Susanna Mantovani, per il suo decennale impegno nell’ambito della prima infanzia e asili nido. «Oggi come oltre 100 anni fa – ha dichiarato il presidente dell’organizzazione promotrice, gen. Camillo de Milato – presso l’Asilo Mariuccia, non accogliamo non solo in qualità di “casa albergo”, ma offriamo e disponiamo assistenza psicologica e sanitaria per le nostre assistite, le formiamo al lavoro secondo le loro capacità e le aiutiamo nella ricerca di un’occupazione. Io, il consiglio di amministrazione e tutto il personale dell’Asilo Mariuccia, crediamo, infatti, che non vi sia dignità senza lavoro e aiutando le mamme a ritrovare questa dignità, si contribuisca a restituire un sorriso anche ai loro bambini. Per cercare di fare sempre di più e meglio, con il nuovo anno inaugureremo una nuova casa accoglienza presso lo stabile di via Jommelli-Milano, che ospiterà 30 mamme e bambini, con aree logistiche». La cerimonia di premiazione a cui hanno presenziato, tra gli altri, il prefetto di Milano Alessandro Marangoni e l’assessore alle politiche sociali del comu- ne di Milano Pierfrancesco Majorino, ha tenuto anche a battesimo il gemellaggio tra la «Fondazione Asilo Mariuccia» e cinque associazioni storiche: «City Angels», «Pane Quotidiano», «Croce Rossa», «Villaggio della madre e del Fanciullo», «Società Umanitaria», che collaboreranno insieme per creare sinergie e progetti concreti di aiuto alle categorie più deboli e bisognose di aiuto. Inoltre, sono stati sottoscritti tre protocolli d’intesa: con l’assessorato allo sviluppo e alle politiche per il lavoro e sviluppo economico, università e ricerca del comune di Milano; con l’istituto di moda «Burgo» e con Sogemi spa: «Associazioni Grossisti ortofrutta»; «City Angels». A seguire: la premiazione, per mano della madrina Annamaria Bernardini de Pace e del presidente della «Croce Rossa» di Milano, Luigi Maraghini Garrone, di 2 ricercatori neolaureati a cui è andata una borsa di studio in denaro. In conclusione il presidente dell’ente ospitante, Amos Nannini, ha erogato, per il terzo anno, una borsa di studio in nome di suo nipote Riccardo a una ragazza affinché veda realizzato il suo sogno di una vacanza studio in Gran Bretagna e costruire così il suo futuro scolastico. ■ ● Nella foto: un momento della ceromonia di premiazione ACCADEMIA DI BRERA Nominata Livia Pomodoro presidente MILANO – L‘ex presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, è la nuova presidente dell’Accademia di Belle arti di Brera. La nomina è stata firmata dall’allora ministro dell’Istruzione, università e ricerca Stefania Giannini. Il mandato, che è iniziato ufficialmente il 18 novembre, durerà tre anni. Inizia così una nuova vita professionale per la dott.ssa Pomodoro, che succede a Marco Galateri di Genola, il quale passa il testimone per essere arrivato alla scadenza naturale del mandato. Nata a Molfetta (Ba), 76 anni, Pomodoro è stata la prima donna a presiedere il Tribunale milanese, dopo che per 14 anni aveva guidato il Tribunale dei minorenni e, ancor prima, essere stata magistrato ordinario e poi capo di gabinetto del ministero di giustizia. Negli ultimi anni, però, Livia Pomodoro aveva già affiancato al suo ruolo istituzionale altri impegni, legati ai suoi interessi culturali e alla sua esperienza. Nel febbraio 2014 è stata nominata presidente del Milan Center for Food Law and Policy: l’osservatorio sul diritto al cibo nato per Expo dal protocollo tra Comune, Regione, Camera di commercio. ■ Rassegna 2016 di turismo, cibo e moda 5ª edizione della vetrina nazionale di specialità culinarie «MadMood» illumina Milano LaPugliaa«MilanoGolosa» MILANO – Il meraviglioso palazzo detto dei Giureconsulti, a pochi passi da piazza Duomo, ha ospitato nel capoluogo meneghino (il 23-24-25 settembre) il «MadMood 2016». L’evento, organizzato da «Protem comunicazione» in collaborazione a «Adv4You» e inserito nel palinsesto degli eventi di «Expo in Città», ha avuto il patrocinio della regione Puglia, del comune di Milano e del politecnico di Milano. Tre giornate in cui è stato raccontato il Mediterraneo mediante e attraverso i suoi vantaggi competitivi: turismo, cibo e moda. Puntando i riflettori sulla dieta mediterranea, attraverso proposte di design ispirate a prodotti tipici dei distretti italiani, l’evento ha proposto un modo nuovo per parlare di cibo, inserendolo nel contesto della moda. Ma non basta, «MadMood» ha portato alla ribalta anche il settore turistico attraverso la promozione dei distretti enogastronomici italiani durante un’intera giornata, quella del 24 settembre dedicata alla 5ª edizione di «ExpoItm – International tourism market», la borsa internazionale del turismo che da Lecce ha approdato a Milano, riunendo buyer dei diversi settori provenienti da tutto il mondo. «MadMood» ha anche presentato a tour ope- Le Redazioni augurano a tutti i lettori un Sereno Natale con un ottimo inizio d’Anno 2017. rator e agenzie viaggi «I distretti italiani della dieta mediterranea» at- traverso incontri B2B con le aziende partner dell’evento stesso. Di particolare rilievo l’intervento (durante il primo giorno) di Gian- carlo Negro, presidente di Confindustria Lecce. Al mattino del secondo giorno si è tenuta una tavola rotonda su «La dieta mediterranea e il potere curativo dei cibi che ne fanno parte». Mentre il pomeriggio è stato illuminato dalle best practice, raccontate da: Carmelo Rollo, vicepresidente «LegaCoop»; Antonello Pu- gliese, cooperativa «Cook and Love»; France- sco Lenoci, docente all’università cattolica del «Sacro Cuore» di Milano (nella foto); An- drea Lippolis, fondatore e ceo di «Feat Food»; Emanuela Baio, presidente di «Salute & Be- nessere»; Tommaso Mazzia, personal trainer; Filomena Corbo, prof. associato di chimica farmaceutica e nutraceutica; Carlo Franchi- ni, ordinario di chimica farmaceutica e nu- traceutica; Vito Francesco De Pace, azienda agricola «Bellavita»; Diletta Cardinale, asso- ciazione «I–Train»; Antonio Castulovich, idea- tore del concept store «Tiramisù Delishoes»; Rocco Pistonesi, Accademia italiana della cu- cina; Diana Pavalescu, responsabile cantina «Jidvei»; Francesca Mocavero, amministrato- re «Mocavero Salumi». Durante il terzo giorno, dedicato interamen- te alla moda, giovani stilisti emergenti sono intervenuti realizzando abiti ispirati ai pro- dotti della dieta mediterranea presentati do- po ad una giuria di esperti, presieduta da Mario Boselli, presidente onorario della «Ca- mera della Moda». Fra le diverse realizzazioni una menzione particolare è andata ad Annalisa Scavullo «per aver partecipato con un abito ispirato ai frutti di bosco». ■ MILANO – La storia della cultura e delle religioni ci ha insegnato che il gesto del nutrire diventa ben presto pasto e convivium, momento di incontro e di comunione, momento di educazione e di crescita. Gli uomini e le donne, proprio attraverso l’azione del nutrirsi, hanno imparato a conoscere la loro identità: il proprio corpo, le relazioni fra di loro e con il mondo, il creato, il tempo e la storia, la loro relazione con Dio. Dal 15 al 17 ottobre si è svolta a Milano (Palazzo del Ghiaccio, via Piranesi, 14) la quinta edizione di “Milano Golosa”. Tre giorni di gusto con specialità enogastronomiche, degustazioni, lezioni di cucina: duecento produttori e dieci chef. Negli anni un pubblico crescente ha sposato la filosofica del mangiare bene e sano. Gli esperti del settore sono convinti che la strada giusta è preservare la purezza dei prodotti italiani. Oltre al piatto bisogna andare alla ricerca dell’origine che vi si trova dentro. È noto che tutte le kermesse alimentari hanno in comune il cibo, laboratori, assaggi, lezioni. Ma ognuna ha la propria impronta che la caratterizza. Il filo conduttore dei tre giorni milanesi è stato impostato soprattutto su materie prime e cucina responsabile, ciò al fine di dare sicurezza ai consumatori e, nel contempo, di rendere sempre più competitivo il nostro settore enogastronomico sia nel contesto na- zionale che in- ternazionale. Non va dimenti- cato che l’Italia, oltreché per le bellezze paesag- gistiche, il clima perlopiù mite, le numerose attrat- tive artistiche, è famosa nel mon- do anche per la gastronomia e per la qualità delle materie prime. Molte delle no- stre Regioni, in- fatti, rappresentano destinazioni a- mate soprattutto per il turismo ga- stronomico. La civiltà della tavola è uno degli aspetti del patrimonio culturale nazionale. La creazione di un’offerta gastronomica di qualità e genuinità è un impegno al quale gli operatori del settore non possono sottrarsi. In tale contesto hanno ben figurato gli espositori pugliesi, dimostrando ai visitatori capacità di ascolto, informazioni e professionalità, con- diti da prelibati e gustosi assaggi, ben graditi dai numerosi visitatori presenti agli stand. La peculiarità della cucina pugliese sta nel fatto che essa si snoda in e- semplare equilibrio fra il mare e la campagna, esattamente come il ter- ritorio, in armonia di profumi e di sapori che sono delle vere delizie per il palato. Il pugliese è un buon- gustaio convinto, che sa trasmette- re fino in fondo, agli altri, le specia- lità enogastronomiche della sua terra. La manifestazione si è confermata una bella vetrina per valorizzare le eccellenze della Puglia e del made in Italy. CONCETTA QUARANTA

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La Gazzetta della Puglia DALLA LOMBARDIA P 3SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA MILANO – «Quando scendi a casa?» È questa la frase di apertura, dopo i saluti, che si scambiano i partecipanti all’ormai consueto e tradizionale appuntamento natalizio della festa degli auguri dell’Associazione regionale pugliesi di Milano. Una festa ove gli amici di sempre ed i nuovi, si incontrano e si riuniscono per trascorrere assieme delle felici ore all’insegna dell’amicizia, e per salutarsi prima di “scendere” a casa per le festività natalizie. I meridionali, e soprattutto i pugliesi, per annunciare che tornano a casa al Sud, usano il verbo “scendere”, a volte dai più – erroneamente – stigmatizzato, perché non è poi così improprio l’uso del termine. Se ci si sofferma a pensare all’attraversamento fisico che un pugliese deve fare per andare dal Nord al Sud della nostra Italia è, invece, evidente come il termine “scendere” rappresenta con immediatezza visiva la vera e propria discesa che un pugliese fa per andare dalla parte alta a quella bassa dello stivale, il tacco: la Puglia. Dopo gli amichevoli saluti e aver appreso, quindi, quando i vari conviviali tornano in Puglia, la giornata della festa dei pugliesi – tenutasi il 18 dicembre presso Promossa dall’Arp di Milano il 18 dicembre al Crowne Plaza Hotel Adunata di pugliesi Grande festa degli auguri natalizi i saloni del Crowne Plaza Hotel di San Donato Milanese – si è svolta con la santa messa celebrata da mons. Ferdinando Rivolta alla quale è seguito il saluto ai convenuti da parte dell’Associazione con gli interventi del presidente Camillo de Milato, del coordinatore Giuseppe Selvaggi e del responsabile culturale Agostino Picicco. Sono altresì intervenuti a portare il saluto delle istituzioni e l’attenzione all’Associazione il senatore originario di Andria (Bt) Riccardo De Corato, il consigliere regionale Alessandro Colucci, i consiglieri comunali Filippo Barberis e Silvia Sardone (originaria di Stornara-Fg). E poi: aperitivo, pranzo, musica dal vivo ed una divertente ed animata lotteria con in palio premi e prelibatezze offerti da noti imprenditori e commercianti pugliesi. Una festa, un immancabile appuntamento quello dell’Associazione dei pugliesi di via Calvi, prima di ritrovarsi e di raccontarsi con gli amici ed i parenti nella piazze dei paesi natii. Perché un pugliese vero, che vive a Milano, a Natale “scende a casa”! ANGELA PELLEGRINO (RESPONSABILE GIOVANI DELL’ARP DI MILANO) ● Nelle foto: (accanto al titolo), da dx, il gen. Camillo de Milato, il sen. Riccardo De Corato, l’avv. Agostino Picicco (a centro pagina), un momento degli sacambi di voti augurali fra i pugliesi meneghini dell’hinterland SESTO S. G. – Tutte le occasioni sono buo- ne quando si tratta di far festa e i pugliesi meneghini, anche quelli che risiedono nel- la provincia milanese, non perdono occa- sione per incontrarsi. La festa degli auguri natalizi organizzata dall’Associazione pu- gliesi a Sesto San Giovanni, gemellata con l’Associazione regionale pugliesi di Mila- no, ha richiamato un gran numero di cor- regionali. Il ristorante «Il Maglio» di Sesto San Gio- vanni gestito da Pasquale Grieco, pugliese doc, promotore insieme a Luigi Torraco (vicepresidente del consiglio comunale di Sesto San Giovanni) delle iniziative aggre- gative dei pugliesi sestesi, ha ospitato l’ap- puntamento eno-gastronomico. Il ristorante prende il nome dal grande maglio a vapore che è ospitato all’interno dell’attiguo Spazio MIL. Venne costruito dalla Breda tra il 1910 e il 1920 ed è stato utilizzato fino alla fine degli anni Ottanta. La scelta del locale non è stata casuale, ol- tre che per la professionalità del gestore, il luogo è evocativo: si trova all’interno del parco archeologico industriale ex-Breda un tempo occupata appunto dagli stabili- menti della Breda che tante opportunità di lavoro hanno offerto ai “cafoni” trasferi- tisi al Nord. Sono stati preparati alla presenza degli in- tervenuti: mozzarelle, nodini, ricotta fre- schissima. Non sono mancati: panzerotti baresi, verdure di stagione, parmigiana di melanzane, strascinati con cime di rape. Poi: ancora ragù, involtini legati con il filo come nella migliore tradizione. Per finire: cartellate con vincotto e mostaccioli, il tut- to innaffiato da vini salentini. La musica dal vivo ha invogliato al ballo che è sem- pre uno dei modi per meglio condividere il piacere dell’incontro. Testimonial dell’e- vento: lo scrittore Giuseppe Selvaggi, stu- dioso di tradizioni popolari. Madrina d’ec- cezione: la showgirl italo-argentina Rebec- ca Jessyca Lima di origini baresi. ■ La cerimonia di consegna si è svolta il 4 novembre ospitata dalla «Società Umanitaria» Assegnati i premi “Paladini delle Memorie” e “Volòir” 2016 MILANO – Nella splendida cornice del salone cosiddetto degli affreschi della Società Umanitaria del capoluogo meneghino, si è svolta il 4 novembre la cerimonia della consegna degli attestati di “Paladini delle Memorie” e del premio “Volòire”, entrambi per il 2016. Gli attestati sono stati consegnati a venti persone che hanno avuto a cuore, attraverso le loro gesta o i loro scritti, il “perpetuarsi delle memorie” di uomini e donne, anche famigliari, che hanno operato per il bene della collettività: premiati i candidati di organismi civili (Croce rossa, Protezione civile, Avis, Rotary, Lions, ecc), delle Forze armate e di polizia, Associazioni d’arma della provincia di Milano. Questi i nomi: Lorenzo Cadeddu (Ass. naz. del Fante); Chiara Caraffa (Croce rossa); Daniele Carozzi (Ass. naz. bersaglieri); Sergio Casartelli (Ass. volontari italiani del sangue); Ciro Cicchella (ex LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO MENEGHINAF M 91,950 quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato. allievi Teuliè); Fabio Clerici (polizia locale); Domenico D’Amico (Famiglie caduti e dispersi in guerra); Ernesto Damiani (Ass. naz. combattenti guerra di liberazione); Franco de Molinari (Ass. naz. reduci e rimpatriati d’Africa); Giulio Dotto (comando provinciale carabinieri); Pietro Fabbris (Unione naz. italiani reduci di Russia); Luigi Fulciniti (Unione naz. mutilati per servizio); Enzo Luongo (ex allievi Teuliè); Luigi Morena (Unione naz. ufficiali in congedo); Daniele Radaelli (protezione civile); Silvia Rivetti (Ass. naz. cavalleria); Ivo Silviddii (comando provinciale guardia di finanza); Bruno Tosetti (Ass. naz. nastro verde); Samuele Valentino (Pasfa); Tomaso Vilardi di Sandigliano (Ass. naz. Volòire); Giuseppe Vollone (polizia di Stato). Nel corso della cerimonia, presentata da Sabrina Pieragostini, Claudia Buccellati ha letto alcuni brani di libri rievocanti momenti tragici e solenni della nostra recente storia patria. Congiuntamente, è stato assegnato il premio «Volòire 2016», un riconoscimento che l’Associazione nazionale delle Volòire attribuisce a personalità che abbiano acquisito particolare benemerenza o abbiano dato particolare lustro con riferimento alle Volòire. Tale premio, già attribuito al dott. Mazzuca, direttore de Il Giorno, e al dott. Tronca, prefetto di Milano, quest’anno è stato assegnato al dott. Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, già in servizio alle batterie a cavallo con il grado di tenente con la seguente motivazione: «Da sempre uomo delle istituzioni ha scelto il servizio militare come ufficiale presso le batterie a cavallo conseguendo il grado di capitano dopo vari richiami. Autore di una sterminata pubblicistica, instancabilmente al servizio dello Stato, ha messo in luce doti di carattere, di equilibrio, di saldezza e indipendenza e brillante attitudine a qualsiasi funzione apicale nell’ambito della magistratura». L’ambito riconoscimento è stato consegnato dal prefetto Marangoni e dal generale Camillo de Milato, presidente della Volòire che, insieme con il generale Giovanni Fantasia, presidente di Unuci (unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia). Alla cerimonia erano presenti esponenti delle isti- tuzioni e rappresentanti della società milanese, tra cui: il prefetto Alessandro Marangoni, il questore Antonio De Iesu, il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Canio Giuseppe La Gala, l’ onorevole Stefano Dambruoso prefetto della camera dei deputati, il comandante della polizia locale di Milano Antonio Barbato, il presidente di Assoedilizia e dell’istituto Europa-Asia Achille Colombo Clerici, il vicedecano del corpo consolare Patrizia Signorini, il vicepresidente degli Amici dei grandi alberghi Claudia Buccellati, il presidente Ambrogio Locatelli e il vicepresidente dell’Associazione benemeriti del comune di Milano e della provincia Gaetano Galeone, il giornalista Alberto Mattioli. GIUSEPPE DE CARLO ● Nella foto: il 6° da dx, il dott. Piercamillo Davigo, a seguire l’on. Stefano Dambruoso, l’avv. Agostino Picicco LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 RADIO MENEGHNAF M 91,950 quotidiano radiofonico www.radiomeneghina.it indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it via fax e telefonica: 02-48518913 Tullio Barbato.

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P 4AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 DALL’ITALIA La Gazzetta della Puglia 11ª edizione del prestigioso riconoscimento dell’Arp di Milano Assegnati i premi «Ambasciatori Terre di Puglia» MILANO – L’undicesima edizione del premio «Ambasciatori Terre di Puglia», che si è svolta a Milano il 12 novembre a cura dell’Associazione regionale pugliesi, presieduta dal gen. Camillo de Milato si è distinta dalle precedenti per vari motivi. Innanzitutto la location costituita dalla Sala Alessi di Palazzo Marino, il cuore istituzionale della città, per l’occasione gremita di pugliesi e milanesi. Inoltre, la premiazione è avvenuta nell’ambito del convegno “Milano e la Puglia. Modelli di esportazione delle eccellenze made in Italy” che ha visto qualificati relatori del mondo istituzionale, economico, imprenditoriale, sociale della metropoli lombarda per lo più di origine pugliese. Tanti gli spunti emersi, difficilmente riassumibili in poche righe, dall’importanza che la Puglia riveste in Lombardia, ai motivi di ripresa, dalle eccellenze che ha esportato, all’orgoglio identitario delle proprie radici, dall’importanza di un rapporto sinergico tra singoli, enti e istituzioni, alla valorizzazione del suo patrimonio culturale. Non da ultimo il fatto che tra i riconoscimenti attribuiti vi sono quelli a corregionali distintisi per genialità e impegno in diversi campi di attività – quest’anno a Fernando Burgo (dal 1961 a capo dell’omonimo istituto di moda che ha formato più di 10.000 giovani di 80 nazionalità diverse), a Giovanni Barbara (giurista e presidente del collegio sindacale del Gruppo Alitalia, Piaggio S.p.A. e del Gruppo editoriale l’Espresso), a Francesco Pugliese (amministratore delegato e direttore generale di Conad), ad Angelo Maria Perrino (direttore di Affaritaliani.it, il primo e più diffuso quotidiano on-line in Italia) – e una eccellenza è stata attribuita all’editore terlizzese di Ed Insieme, Renato Brucoli, «per l’attività editoriale dedicata a figure esemplari, risorse e autori pugliesi, in particolare per aver contribuito a diffondere il messaggio e la testimonianza profetica del vescovo don Tonino Bello, tra le migliori espressioni pugliesi del Novecento». Di Brucoli è stato ricordato il lungo e fecondo rapporto di collaborazione con l’Associazione, e anche il suo giornalismo d’inchiesta per la tutela ambientale pugliese. A premiarlo, insieme ai dirigenti dell’Associazione, sono stati chiamati sul palco don Antonio Mazzi di Exodus (nella foto), legato alla figura di don Tonino, e Cristina Tajani, assessore del Comune di Milano, pu- gliese di originaria di Terlizzi (BA). Altre autorità civili e militari hanno onorato la serata con la loro presen- za e con il loro saluto (anche il pre- fetto di Milano si è reso presente), tra tutti citiamo Livia Pomodoro, neo presidente dell’Accademia di Brera, Stefano Dambruoso, questore della Camera dei deputati, Anna Pavone, capo di gabinetto della pre- fettura, e il generale medico Samue- le Valentino che, tra l’altro, da anni cura per il nostro giornale la pagina del «Gazzettino medico». Quello che è emerso con grande chiarezza è che i premiati non sono persone che hanno raggiunto il suc- cesso personale, ma hanno realizza- to qualcosa per il territorio e per la Puglia in particolare. Tanti sono i pugliesi meritevoli di questo riconoscimento e il comitato organizzatore è già al lavoro per se- lezionare i nomi della dodicesima e- dizione. AGOSTINO PICICCO Dolmen in miniatura MILANO – Riportiamo questa breve nota – a nostro avviso – degna di menzione: il dono del maestro Giacinto Galantino all’Arp (Associazione regionale pugliesi) di Milano di una miniatura riproducente il Dolmen della Chianca. L’opera è stata consegnata al dott. Giuseppe Selvaggi l’estate 2016 a Bisceglie (BA) nella sede del museo etnografico (Torre Maestra), alla presenza tra gli altri del prof. Luigi Palmiotti. L’opera ora è in bella mostra nella sede milanese del sodalizio pugliese (di via Calvi). Il Galantino amante della propria terra e delle tradizioni locali, nelle sue opere riproduce le tipicità (pugliesi) di Bisceglie e del territorio: dolmen, trulli, torri, oltre a svariati monumenti e chiese. Unendo con maestria la pietra, il ferro e la paglia, Giacinto realizza anche rappresentazioni degli antichi mestieri. Alcuni suoi manufatti sono stati esposti in Bahrain, Cina e Giappone, contribuendo a far conoscere ed apprezzare il nostro patrimonio storico e culturale anche all’estero. Tuttora il maestro Galantino opera e si diletta nella bottega che ha allestito accanto al suo splendido trullo settecentesco, nella tranquillità della campagna pugliese. ■ ● Nella foto: il maestro Galantino a lavoro Il 25 luglio ha assunto il comando regionale della Puglia De Vizzi, nostro corregionale, ha stabilito il nuovo limite mondiale Auguri gen. Vito Augelli Nuovo record di sub DALLA PUGLIA – Dedichiamo il nostro ossequio ad un figlio della Puglia di Canosa: il generale di divisione Vito Augelli, che il 25 luglio ha assunto il comando della Guardia di Finanza regione Puglia al posto del generale di brigata Vincenzo Papuli. I genitori del Nostro risiedono a Canosa di Puglia (BT): il padre dott. Savino Augelli, già medico condotto del mattatoio e la madre, insegnante Pia Tricarico, a cui vanno i nostri auguri, per il prestigioso incarico assunto dal figliolo. Di seguito il curriculum prestigioso del generale Augelli (53 anni), coniugato con due figli. Si è laureato nelle seguenti università: in giurisprudenza a Macerata; in scienze internazionali e diplomatiche a Trieste ed in scienze della sicurezza economico-finanziaria alla Tor Vergata di Roma; inoltre, ha conseguito il master in diritto tributario dell’impresa alla Bocconi. Nel 1998, al termine del biennio del relativo corso superiore, ha conseguito il titolo Scuola di polizia tributaria. Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, è insignito della medaglia militare d’oro al merito di lungo comando, della medaglia mauriziana e della croce d’oro per anzianità di servizio. É iscritto all’Albo dei giornalisti - Elenco pubblicisti del Lazio. Ha iniziato la carriera militare nel 1979 frequentando la scuola militare «Nunziatella». Nell’ottobre 1982 viene ammesso all’accademia della Guardia di Finanza. Nominato sottotenente nel 1984, inizia la carriera operativa presso il Nucleo di polizia tributaria di Ancona. In seguito comanda la compagnia di Gaggiolo (VA), ufficiale addetto al 1° reparto «Personale» del comando generale, indi regge il comando provinciale di Ravenna. Col grado di colonnello è a capo dell’ufficio del capo di stato maggiore del comando generale; e ancora: diviene comandante il Nucleo di polizia tributaria di Roma. Nel 2010 viene promosso generale di brigata e guida, per quattro anni, il 5° reparto «Relazioni e- sterne e comunicazione» del comando generale, assolvendo anche le funzioni di portavoce. Successivamente, per due anni, regge il comando regione Umbria. Dal 1° gennaio è promosso generale di divisione. Ha scritto il maestro Peppino Di Nunno a nome di tutta la Redazione di Canosaweb: «In terra di Puglia e di Bari palpitano ora di più le radici canosine e sabiniane, approdate un tempo alla Cattedrale dell'Odegitria di Bari, custodita da Mons. Francesco Cacucci. Rivolgiamo in questo legame di radici il nostro saluto di buon lavoro, foriero di successi e meritati riconoscimenti. Ad Majora!». E noi de «La Gazzetta» ci associamo. ■ DALLA PUGLIA – Paolo De Vizzi ha stabilito il nuovo record mondiale di permanenza in mare (51 ore e 56 minuti) 33 minuti in più del precedente record. Si è conclusa la sera del 10 settembre l’avventura del sub 42enne di Manduria, disabile da 4 lustri in seguito ad un incidente stradale, a 10 metri di profondità al largo del porticciolo di Santa Caterina di Nardò. È risalito precisamente alle 23,30, e lo ripetiamo dopo 51 ore e 56 minuti (battendo così il suo precedente record di 51 ore e 21 minuti stabilito in Egitto nelle acque di Sharm el Sheik). Ad attenderlo, in trepidante attesa: amici, famigliari e tutti i suoi affezionati fan. De Vizzi subito dopo è stato visitato dallo staff dei sanitari che non l’hanno mai perso di vista trovandolo in ottime condizioni di salute. Le sue prime parole: «Nella vita nulla è impossibile». L’evento è stato trasmesso sul porticciolo di Santa Caterina di Nardò, con uno schermo gigante che ha proiettato in diretta le immagini dell’impresa. Impresa che è stata seguita anche alla Fiera del Levante di Bari in diretta streaming nel padiglione 170, che ospitava l’Acquedotto Pugliese. ● Nella foto: De Vizzi in fase d’immersione Direzione e Redazioni 20148 - Milano, via Saverio Altamura n. 11 telefono e fax 02/36.51.30.48 70121 - Bari, via Prospero Petroni n. 5 telefono e fax 080/52.44.392 Direttore responsabile Domenico Tedeschi Responsabile redazione Puglia Milly Chiusolo Stampa Tip. Mil. srl, via Monferrato n. 9/11 - 20094 Corsico-MI Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, foto, diapositive, disegni e altro materiale anche se non pubblicati non saranno restituiti. Le redazioni non sono responsabili delle opinioni espresse dagli autori degli articoli pubblicati. Attivita editoriale non commerciale ai sensi dell’art. 4 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modifiche. Gli avvisi pubblicitari sono omaggio della direzione a ditte ed enti che offrono un contributo per il sodalizio: ordinario 30 euro sostenitore 50 euro e benemerito 300 euro. C/c Banca Popolare di Puglia e Basilicata filiale di Milano n.150-532/6 - Abi 5385-0 * Cab 01600 * Bic BPDMIT3B intestato all’Unione Editoriale.

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La Gazzetta della Puglia MISCELLANEA P 5SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA NAPOLI – Benedetto Croce, filosofo, storico, critico letterario (Pescasseroli, L’Aquila, 25 febbraio 1866, vissuto quasi sempre a Napoli, dove morì il 20 novembre 1952). Nella cultura italiana del primo Novecento Croce (nella foto accanto al titolo) assunse una posizione centrale come innovatore dell’estetica. Sviluppando premesse implicite in Giambattista Vico (Napoli 1668/1744, filosofo e letterato), affermò l’autonomia della sfera estetica e rivendicò, contro i positivisti, l’unità della poesia e della sua piena indipendenza dalle ideologie. Riallacciandosi al filosofo tedesco Hegel (1770/1831), integrò la dialettica hegeliana degli opposti con una (“dialettica dei distinti”), secondo cui lo spirito si articola in quattro categorie, due “teoretiche” (estetica e logica) e due “pratiche” (economia ed etica), ciascuna delle quali presuppone le altre in una sorta di “circolarità”. Le scienze particolari ap- Commemorato con un covengno l’illustre filosofo e critico letterario Benedetto Croce a 150 anni dalla nascita partengono all’attività pratica; la filosofia si risolve in “metodologia della storiografia”. Croce fu senatore (1910), ministro della Pubblica Istruzione (1920/21), ministro senza portafoglio (1943/44), presidente del Partito liberale, deputato alla costituente nel 1946. Espresse la sua fede politica in vari scritti e discorsi che sono una nobile testimonianza della sua alta personalità. Opere principali: Filosofia dello spirito (Estetica, 1902); Logica; Filosofia della pratica; Teoria e storia della storiografia; Saggi filosofici, 9 volumi; Scritti di storia letteraria e politica (più di 30 volumi) tra cui Storia d’Italia dal 1871 al 1915 e Storia d’Europa nel secolo XIX. Dopo il convegno che si è tenuto nella città partenopea (22 e 23 settembre), presso l’Istituto italiano per gli studi storici, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e di autorità, tra le quali il sindaco Luigi de Magistris, il prefetto Gerarda Pantalone, il presidente della Regione Vincenzo De Luca, sarà di certo ancora più difficile bollare l’idealismo di Croce come pensiero provinciale. L’incontro, organizzato dalla Fondazione Biblioteca Benedetto Croce a 150 anni dalla nascita del filosofo, riguarda la diffusione internazionale della sua opera e vi hanno partecipato relatori da tutto il mondo: Paesi anglosassoni, Francia, Europa orientale, America Latina, Cina, Giappone. «Croce – osserva Piero Craveri, presidente della Fondazione – aveva intessuto una fitta rete europea di rapporti, i cui riflessi si avvertivano anche in Asia: la prima traduzione in cinese della sua Estetica è del 1937». E ora a Pechino l’interesse è rifiorito: dal 2000 in poi sono state pubblicate 7 opere di Croce. Il convegno di Napoli o- spitato a Palazzo Filomarino (edificio costruito all’inizio del XV secolo, che vide la presenza di Giambattista Vico e fu abitato dal Nostro per circa 10 lustri, fino alla sua morte, nel 1952), aperto con una ricca relazione dello storico Giuseppe Galasso, è stato preceduto in maggio da un appuntamento tenuto a Mosca e seguito (il 10 ottobre) da un incontro a Kyoto. «Tanta attenzione, – commenta Craveri – deriva dal fatto che Croce è un antidoto alla barbarie. Dinanzi a fondamentalismi, nazionalismi, populismi, c’è bisogno di riscoprire la sua religione della libertà». Le celebrazioni per Croce si sono concluse il 21 novembre con l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto italiano per gli studi. Cerimonia che il presidente Irti ha voluto dedicare ai 150 anni dalla nascita del fondatore, con la presentazione ufficiale dell’associazione degli ex allievi dell’istituto e del dossier con i profili dei 1.300 borsisti che lo hanno frequentato. Biagio De Giovanni ha tenuto la prolusione su:“Il concetto speculativo della libertà in Benedetto Croce”. Negli anni Quaranta all’estero si diceva di Croce che fosse «l’italiano più conosciuto all’estero negli ambienti culturali dai tempi di Galileo». GAETANO CARPENTIERI ● Nella foto: Mattarella fra le altre autorità La più bella regione del Mondo! ROMA – Secondo il Na- tional Geographic la Pu- glia (è di nuovo) regione più bella del mondo. “Best Value Destination 2016” ambito riconosci- mento assegnato dal Na- tional Geographic ap- punto alla Puglia «come regione più bella del mondo». Il Best value travel desti- nation in the world Prize, insomma, ad una terra dove è possibile vivere esperienze uniche non solo per il suo mare, i suoi borghi, la sua realtà rurale e moderna, i suoi castelli e le cattedrali, ma soprattutto per la sua autenticità e la sua enogastronomia. Un riconoscimento strao- rdinario, soprattutto perché riguarda una classifica mondiale e non solo continentale, e che dimostra ancora una volta la ricchezza turistica dell’Italia. Il premio alla Puglia, è stato assegnato perché la regione «vanta il me- glio dell’Italia meridio- nale: i ritmi di vita, le tradizioni, la bellezza dei luoghi». E anche per- ché si possono gustare alcuni vini di qualità per niente costosi, in una re- gione che è la terza pro- duttrice di vini. ■ ROMA – Domenica 4 settembre, sul sagrato di san Pietro, davanti Domenica 4 settembre Papa Francesco l’ha ufficialmente proclamata a oltre 100mila fedeli, papa Francesco ha proclamato santa Madre Teresa (1910 – 1997), beatificata Madre Teresa è Santa dal pontefice polacco, Giovanni Paolo II (1920 – 2005), il 19 ottobre 2003. La vita di Madre Teresa di Cal- cutta (si chiamava Anjese Gonxhe Bojaxhiu) è semplice e misteriosa nello stesso tempo. Semplice perché è nota a tutti la grandezza delle sue opere e della rire ai margini delle strade, rico- sua figura, misteriosa perché ben noscendo la dignità che Dio ave- pochi conoscono i moti dell’ani- va loro dato». Perché, ha aggiun- mo di questa piccola-grande don- to il Santo Padre: «Non esiste al- na e il cammino che da Skopje ternativa alla carità: quanti si (Macedonia), dove è nata, l’ha pongono al servizio dei fratelli, portata a Calcutta, città dell’In- benché non lo sappiano, sono co- dia, e alla fondazione delle Mis- loro che amano Dio». In chiusura, sionarie della Carità. La sua era Papa Francesco ha invitato i fe- una famiglia benestante con una deli a pregare per la missionaria lunga tradizione di commerci. Il spagnola suor Isabella uccisa ad padre, stimato mercante, im- Haiti. prenditore, lascia l’Albania per mana di Madre Teresa trascende naria era in vita, sia dopo la sua santemente che “chi non è anco- ■ stabilirsi a Skopje, dove divenne l’esistenza terrena, prova ne sono morte. Eventi testimoniati in ogni ra nato è il più debole, il più pic- anche un influente membro del il susseguirsi di eventi prodigiosi parte del mondo che hanno por- colo, il più misero”. Si è chinata ● Nelle foto: consiglio comunale. La vicenda u- verificatisi sia quando la missio- tato prima alla beatificazione e sulle persone sfinite, lasciate mo- Santa Teresa di Calcutta poi alla proclamazione a santa. AGROBODIVERSITÀ IN PUGLIA Madre Teresa è una grande icona mondiale del Novecento, famosa dentro e fuori la Chiesa, seguita INDAGINE MOTTA, ULTIMI SVILUPPI DALLA PUGLIA – È da circa tre anni che è in piedi il progetto “BiodiverSO” (Biodiversità delle Specie Orticole), uno dei cinque progetti integrati per la biodiversità finanziati dalla Regione Puglia. Finalità: soprattutto incrementare le conoscenze a tutela dell’agrobiodiversità e di valorizzare anche le risorse genetiche autoctone d’interesse agrario. A “BiodiverSO” – ad onor del vero – va riconosciuto il merito di aver curato un lavoro scientifico di informazione e diffusione dedicato appunto alla biodiversità in agricoltura, soprattutto con un approccio di rete; ovvero: mettendo insieme più esperti del settore, con competenze e profili differenti. Il numero delle varietà orticole pugliesi studiate e che sono state letteralmente salvate, grazie alla conservazione in campo ed in laboratorio, sono a tutt’oggi già più di 150. Una parte di tutto l’immenso lavoro è stato pubblicato nei libri “Almanacco BiodiverSO” e “Racconti raccolti”, nonché nella più recente “Mappa delle varietà orticole”. Senza trascurare, ovviamente, il sito internet ufficiale del Progetto: (biodiversitapuglia.it) con la pagina facebook (“BiodiverSO”. ■ attentamente dai media, premio Nobel per la pace nel 1979 (record: è il primo Nobel canonizzato). «Lei, contro le ingiustizie dei potenti» Ha detto Papa Francesco nella sua omelia: «Madre Teresa di Calcutta ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, mettendoli davanti alle loro colpe, ai crimini della povertà creata da loro stessi. In tutta la sua esistenza – ha ricordato – è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando inces- DALLA PUGLIA – Nella sua ultima indagine, il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, ha portato all’arresto di 54 esponenti della criminalità organizzata salentina. Nella conferenza stampa del 12 dicembre ha illustrato gli esiti dell’indagine. In merito il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, magistrato in aspettativa ha testualmente detto: «Il procuratore Motta ha insegnato a generazioni di magistrati e a tutta la comunità pugliese i valori dell’antimafia, quella concreta e quotidiana. Al procuratore Motta va la mia personale gratitudi- ne per gli insegnamenti che mi ha impartito e la riconoscenza di tutto il popolo pugliese che in lui ha trovato un esempio di straordinaria professionalità, in- tegrità, dedizione al dovere. So- no orgoglioso di avere lavorato al suo fianco e di avere appreso da lui ciò che solo lui avrebbe potuto insegnarmi». Al magistrato Motta vanno an- che le nostre felicitazioni per la sua permanenza in servizio alla Procura di Lecce ancora per tut- to il 2017 come sostituto. La noti- zia è stata data dallo stesso ma- gistrato nella cerimonia in cui è stato premiato ambasciatore del- l’università del Salento. ■

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P 6AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 DALL’ITALIA/EUROPA La Gazzetta della Puglia Riportiamo l’andamento sportivo delle società (6 capoluoghi di provincia) che partecipano ai campionati cadetti e dilettanti Il calcio pugliese dal Gargano al Salento ● DI RICCARDO FILOMENO L’ANDAMENTO DEL FOGGIA CALCIO S.R.L. Il Foggia è piazzato al quarto posto nella classifica della Pro Lega, con 38 punti, su 20 squadre. La capolista, Matera, ha solo quattro punti di distacco. Il tecnico rossonero, Giovanni Stroppa, è orgoglioso della sua formazione: «La mia squadra è sempre stata in salute, le prestazioni sono sempre state eccellenti, di sicuro rispetto a quello che meritavamo sul campo non abbiamo raccolto ». È vero, i rossoneri hanno tutte le carte in regola per far suo il campionato e andare in serie B. Ma devono evitare passi falsi, perché Matera, Lecce e Juve Stabia (le prime tre della classifica) sono ossi duri da spolpare. A pochi giorni dell’apertura del calcio mercato, il Foggia si muove per cercare di accaparrarsi pedine importanti. Ha bisogno di un attaccante centrale, uno esterno e un paio di terzini. La punta cen-trale potrebbe essere Matteo Di Piazza (classe 88’) del Vicenza. Non sarà però facile, visto che la punta siciliana interessa anche a due club importanti di Lega Pro: Matera e Venezia. Si segue an-che Felice Evacuo del Parma. Più difficili da percorrere appaiono le piste legate ad Alfredo Donna-rumma della Salernitana e Riccardo Maniero del Bari. Comunque il primo rinforzo è stato già individuato: si tratta di un centrocampista uruguaiano, Gaston Faber Chavalier, 20 anni, che arriverà con la formula del prestito con diritto di riscatto. I dirigenti rossoneri hanno cambiato strategia: dall’acquisto di giocatori solo italiani sono passati a pescare talenti anche oltreconfine. Gaston Faber è un giovane mediano di 178 cm, nato a Montevideo il 21 aprile del 1996. Di proprietà del Danubio, è in prestito attualmente al Racing Club de Montevideo, società alla quale è legato fino al 31 dicembre: subito dopo sarà libero di aggregarsi alla truppa di Giovanni Stroppa. Esperienze professionali: si è formato nelle squadre giovanili della nazionale uruguagia. ■ L’ANDAMENTO DEL FOOTBALL CLUB BARI 1908 Il Bari, nel girone d’andata, si è piazzato al nono posto, con 28 punti. Non male nella classifica della B che comprende ben 22 squadre. Prima della chiusura dell’anno ha conseguito quattro risultati utili consecutivi. Con il mercato invernale si pensa a rinforzare la squadra. Pare che voglia assicurarsi Filip Raicevic, che ha tentato con insistenza di avere negli ultimi giorni della sessione estiva. Occorre formulare una nuova offerta. Si va a caccia anche dei bomber. Anche Maniero è del parere di rinforzare l’attacco: «Sicuramente in attacco siamo pochi dopo l’infortunio di Monachello e sappiamo che la società dovrà fare qualcosa». La società biancorossa è in- fatti al lavoro. L’occhio è caduto su Niccolò Giannetti, 25enne attualmente in forza al Cagliari. Ma non è facile portare al Bari il calciatore toscano. Se lo contende anche il Pescara, alla ricerca disperata di gol-salvezza. Ma non sarebbe l'unico intoppo: l'infortunio del compagno di squadra Melchiorri (ne avrà per due mesi) potrebbe bloccare la cessione dell’attaccante da parte della società sarda. Il Bari gode di buona salute economica, ma il presidente Cosimo Antonio Giacaspro vuole “allargare” il capitale. Un aiuto non guasterebbe. Nel 2017 potrebbero arrivare nuovi soci. Non vi è urgenza, ma non si dovrebbe neanche aspettare molto. ■ L’ANDAMENTO DELL’UNIONE SPORTIVA LECCE Il Lecce è piazzato bene in classifica, nella categoria Lega Pro: terza posizione, con 40 punti, su venti squadre. Con Matera, capolista (42), la distanza è solo di 2 punti. Si è però congedato dai tifosi con un pareggio in casa contro il Monopoli, che ha lasciato l’amaro in bocca. Si è parlato di errori di concentrazione, tecnici, tattici e tanta sfortuna. Qualche opinionista sportivo, un po’ pessimista, è arrivato al punto di affermare che una squadra che subisce tanti gol, anche in casa, non può andare a vincere il campionato. Insomma, se il Lecce vuol andare in serie B deve puntare molto sul calcio mercato di gennaio. Ci vogliono elementi forti, ma anche una stazza fisica che possa migliorare la media in termini di centimetri della squadra: il suo primo tallone d’Achille è proprio nell’essere troppo “leggera”. All’apertura della sessione invernale del calcio mercato, il Lecce deve risolvere la questione portieri. La prestazione di Lys Gomis, dell’ex Torino, non è stata positiva durante la prima parte di questa stagione. Il numero 1 giallorosso ha avuto un inizio altalenante, poi non sempre è stato all’altezza del suo ruolo. Il sogno sarebbe quello di riportare in giallorosso Filippo Perucchini, attuale portiere del Benevento, il cui cartellino è di proprietà del Bologna. Problemi ci sono anche sul fronte dei terzini. Se si vuole dare un maggiore smalto alla squadra, bisogna risolvere pure questo problema. E infine, Ferrigno, direttore sportivo della Paganese ha dichiarato: «Come ogni anno la sorpresa ci sarà sempre visto che si giocherà con il caldo e con tante variabili che stravolgono i valori delle squadre. Vedo una seconda promossa in serie B dal girone C tra Lecce, Foggia e Juve Stabia. Ma queste tre squadre devono temere il Pordenone, il Padova, il Livorno, la Cremonese e il Bassano che secondo me uscirà alla distanza avendo un bravo allenatore come D’Angelo». ■ L’ANDAMENTO DEL TARANTO FOOTBALL CLUB 1927 Il Taranto occupa la sest’ultima posizione con 19 punti nella classifica Lega Pro (girone C). Il 28 dicembre, alla vigilia della gara con il Cosenza, mister rossoblù De Gennaro ha detto testualmente: «Per quanto riguarda l’infermeria non disperiamo di recuperare Altobello, Stendardo e Nigro, con il primo che ha maggiori percentuali di scendere in campo. Durante la rifinitura valuteremo e prenderemo le nostre decisioni; speriamo i- noltre di avere a disposizione anche Bollino. Som? Andremo con cautela, tenendo conto che non è ancora in condizione di disputare tutti i 90 minuti. Cosenza? Buona squadra, che ha cambiato guida tecnica e dunque ha ambizioni più alte. Il cambio di allenatore è un punto interrogativo, può fare bene o no. Da parte nostra cercheremo di ottenere il massimo, si tratta di una partita fondamen- tale per giungere alla lunga sosta con sere- nità. Avremo la stessa mentalità già messa in pratica con Juve Stabia e Matera, anche se in quest’ultimo caso loro erano molto forti e non ci hanno permesso di fare ciò che vo- levamo. La sosta farà bene a tutte le compa- gini che hanno necessità di recuperare alcu- ni giocatori. Noi faremo una programmazio- ne in stile playoff-playout una volta termina- ta la settimana obbligatoria di riposo. Sul mercato posso dire che faremo in seguito le nostre valutazioni; è comunque sotto gli oc- chi di tutti il fatto che abbiamo bisogno di maggiori alternative e la società è già al la- voro». ■ L’ANDAMENTO DELLE TRE SQUADRE DELLA PROVINCIA BAT Nel girone d’andata, il Barletta ha conquistato il 6 posto nella categoria Eccellenza su 16 squadre (a una lunghezza dalla zona-playoff), con 26 punti. Ha però chiuso l’anno con una sconfitta amara contro il Casarano. Il mister Massimo Pizzulli, al termine di Barletta-Casarano 1-2, ha commentato tra amarezza e rabbia sportiva: «Abbiamo perso al termine di una delle migliori prestazioni stagionali. Ai ragazzi ho davvero poco da rimproverare. Dobbiamo continuare a mettere in mostra l'intensità e le geometrie dimostrate». E aggiunge : «Dobbiamo solo fare più punti possibili, senza fare calcoli: a partire dalle due trasferte che apriranno il 2016, a Gallipoli e Vieste». Intanto il Barletta 1922 comunica l’ingaggio del calciatore Francesco Faccini. Faccini, nato a Brindisi nel 1992 è bravo nel ruolo di esterno alto ed in quello di seconda punta. Nella prima parte di stagione ha militato a Chieti in serie D (4 presenze, 1 gol) mentre lo scorso anno ha collezionato 20 presenze con 12 reti nella Vastese vincendo l'Eccellenza abruzzese. ****** Nel tracciare un primo bilancio, il patron Montemurro è abbastanza soddisfatto dei propri ragazzi e del risultato raggiunto alla fine dell’anno solare. Infatti, si è da poco concluso il girone d’andata della Lega Pro. La Fidelis Andria, dopo la prima giornata del girone di ritorno, è in 7ma posizione a quota 28 punti, 2 in meno rispetto al Cosenza che occupa il 6° gradino e 4 rispetto alla Virtus Francavilla che è attualmente la 5 forza del torneo. Sull’imminente mercato: « Ci saranno diverse partenze per cercare di concedere a quegli elementi che hanno meno spazio e, quindi, non titolari, la possibilità di avere più spazio e crescere. Ci sono ragazzi che avrebbero tranquillamente un posto da titolare in altre compagini di categoria, motivo per cui è giusto che gli si dia la possibilità di andare altrove. Successivamente puntelleremo l’organico con innesti mirati. Abbiamo le idee chiare su ciò che possiamo e dobbiamo fare. È chiaro che una punta sarebbe il giusto valore aggiunto ». ****** Il Trani è messo molto male. Nella categoria Eccellenza è fanalino di coda: occupa l’ultimo posto, con 6 punti, su 16 squadre. La capolista, Cerignola, 37 punti: 31 in più. La penultima, Avetrana, 10 punti: quattro in più. Che si può fare? Il mister tarantino Giacomo Pettinicchio ha a disposizione il periodo di sosta del campionato per migliorare l’organico. Sperando in qualche under in arrivo a gennaio da società professionistiche. Arrivo che da più parti, soprattutto dalla tifoseria, viene insistentemente reclamato. Ce la farà mister Pittinichio? La risposta alla prossima... ■ L’ANDAMENTO DELLA ASD CALCIO BRINDISI Nella categoria Promozione, il Brindisi occupa la sesta posizione, con 24 punti, su 16 squadre. Sembrerebbe una buona posizione, ma ci sono diversi problemi. Al punto che in cinque mesi ha cambiato quattro allenatori. Mister Vito Sabatelli prende il posto di Mino Francioso (a sua volta preceduto da Ribezzi e Marangio), che ha deciso di lasciare la panchina dei biancazzurri, tornando al ruolo di dirigente, dopo la sconfitta casalinga contro l’Ostuni. Sabatelli, che è un veterano dei campionato di Promozione, nel corso del primo allenamento, da quanto si apprende da una nota della società, ha dichiarato che giocherà solo chi «dimostrerà di meritare e suderà la maglia». La società dovrà ancora intervenire sul mercato, se si vuole scongiurare il rischio di perdere ulteriore terreno. Le contestuali vittorie riportate dalle avversarie dirette, infatti, complicano il cammino del Brindisi, a nove lunghezze dalla capolista Tricase. Occorre rinforzare soprattutto il centrocampo, dove manca un regista in grado di orchestrare il gioco. La società sta provvedendo: ha annunciato l’ingaggio di Morleo (centrale esterno di destra) e dell’attaccante Galeandro. Luigi Galeandro, 35 anni, attaccante di razza cresciuto nelle giovanili del Taranto, ha militato fra le file di numerose squadre. L’Asd Brindisi comunica anche l’ingaggio di Luperto Danilo, proveniente dalla Vastese serie D, e di Angelo De Fazio proveniente dal Casarano. ■

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La Gazzetta della Puglia DA BARI/FOGGIA P 7SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA DALLA PUGLIA – La chiesa dedica grande attenzione al mondo degli emigranti al Nord Italia e alla loro accoglienza e valorizzazione soprattutto in occasione delle feste patronali estive. Lo dimostra l’intervista con mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta da pochi mesi. È quasi un dispiacere sottrargli tempo ed energie per una conversazione telefonica su Giovinazzo, sulla festa patronale, l’accoglienza degli emigranti, la vita cittadina, la stampa locale ... Monsignore – il nostro don Mimmo, come preferisce farsi chiamare – non si sottrae alla fatica del dialogo a tutto campo, anche in ore destinate allo studio o al riposo, dimostrando attenzione alle esigenze e all’importanza della comunicazione e facendomi sperimentare ancora una volta la sua cordialità già manifestatami attraverso piccole delicatezze nel nostro primo incontro durante il periodo pasquale. La festa patronale L’occasione per iniziare la chiacchierata è data dall’imminente festa patronale della Madonna di Corsignano e da quanto rappresenta per Giovinazzo. «Ogni festa patronale rappresenta un incontro di famiglia, si sperimenta la gioia del ritrovarsi e dello stare insieme piacevolmente. Quest’anno intendo vivere la nostra festa nello spirito del perdono chiesto e ri- Intervista telefonica sulla vita cittadina e l’accoglienza degli emigranti A colloquio con sua eccellenza monsignor Cornacchia cevuto, e della riconciliazione, nel contesto dell’anno giubilare della misericordia che stiamo vivendo. Nei tempi antichi durante la festa patronale si rinnovavano i contratti, si iniziava un anno nuovo: chiediamo alla Madonna di sapere ricominciare da capo con coloro con cui abbiamo avuto contrasti, disguidi e malintesi. Con Maria accade come in famiglia dove la mamma è il catalizzatore dell’umore dei figli, li guarda negli occhi e individua chi attende una parola di incoraggiamento, di conforto, di perdono. Comprendo bene che l’organizzazione della festa soffre delle difficoltà economiche che ci attanagliano in questi anni, tuttavia auspico che segni l’inizio di un modo nuovo di condurre la nostra vita privata, familiare, sociale e anche politica poiché la festa non conosce colori di partito, basta ritrovarsi nella piazza, basta guardarsi negli occhi per capire che abbiamo il dovere della gratitudine verso chi ci ha preceduto e un impegno morale verso le future generazioni». La festa, quindi, si presenta come incontro: «Le relazioni vere sono alla base della comunicazione, sono relazioni di confidenza e fiducia che fanno crescere la comunità. Soprattutto al Sud la festa è un dono della provvidenza: viviamola cercando di non frastornarci e ubriacarci in cose futili. Vanno bene il pranzo e la vacanza, ma occorre anche essere vicini a coloro che attendono questo momento come un nuovo inizio. Ad amici e forestieri che non vediamo da tanto, facciamo dono del nostro tempo, ascoltiamoli, siamo disponibili all’aiuto disinteressato e al volontariato, e torneranno al loro lavoro carichi e motivati, con la nostalgia della nostra terra. A questo proposito ringrazio i sacerdoti che hanno ospitato i campi scuola estivi per i ragazzi, e l’Amministrazione comunale, perché troviamo persone disponibili ad ascoltare, ad accogliere e a prestare aiuto materiale per i cittadini». Festa patronale vuol dire anche praticare la solidarietà: «Nei giorni scorsi abbiamo pianto per le vittime del disastro ferroviario di Andria-Corato, io stesso ho celebrato due funerali per il giovanissimo Antonio di Ruvo, e per la nonna e il conduttore di Terlizzi. Ho visto queste famiglie in lacrime, non si può far finta di nulla. Viene richiamato il senso di responsabilità dei cristiani e la solidarietà verso gli afflitti, i sofferenti, coloro che sono nella prova, quelli per cui la festa non ha valore perché non cambia nulla nella loro esistenza». Gli emigranti La festa patronale ci offre altresì l’occasione di accogliere i concittadini emigrati all’estero o al Nord. A tal proposito un riferimento opportuno va al messaggio che lo stesso vescovo ha indirizzato a coloro che soggiorneranno in diocesi per turismo e per svago, soprattutto agli emigranti che torneranno a casa. Don Mimmo sottolinea l’importanza di un turismo che arricchisca l’ospitante e l’ospitato, secondo la felice intuizione di Paolo VI. E aggiunge: «Occorre ‘far sentire a casa’: che i turisti trovino accoglienti i cuori dei giovinazzesi. È bello vivere di ricordi e di esperienze positive. Non dimentichiamo che siamo un popolo di emigranti in cammino. Non spegniamo la curiosità, il desiderio di conoscenza. Non siamo padroni delle cose e di noi, ciò che abbiamo è anche degli altri. Non si può essere felici da soli. La sofferenza che i nostri avi hanno vissuto nell’abbandonare la loro terra sia per noi monito a far sì che questa emorragia umana si fermi. Auspico una ripresa umana, psicologica, economica e materiale perché ognuno si senta a casa propria: per ciascuno di noi e per i migranti. Per quanto mi riguarda a settembre mi recherò ad Hoboken negli Stati Uniti ad incontrare i nostri concittadini lì residenti». A proposito di emigrazione un pensiero va anche ai profughi: «Le nostre spiagge non sono toccate dallo sbarco dei disperati e tuttavia non dobbiamo chiuderci al problema che coinvolge il Mediterraneo e il mondo. Papa Francesco ci ha detto che non è delitto migrare ma frutto di necessità e a questo proposito mostriamoci per quello che siamo, accoglienti, sensibili e doniamo con gioia, senza la paura di essere importunati: apriamo case e chiese per ospitare chi ha bisogno. Con il nuovo anno pastorale daremo concretezza a questa accoglienza, creando una sinergia tra parrocchie, Caritas, associazioni cattoliche, per poter far sentire meno il disagio a chi ha lasciato casa e famiglia». A sorpresa, poi, il vescovo aggiunge un ulteriore gesto di delicatezza per cui gli siamo ancora grati: «Mi raccomando alla grafica, non usate caratteri piccoli, anche le vecchiette devono poter leggere». AGOSTINO PICICCO ● Nella foto: mons. Domenico Cornacchia DALLA PUGLIA – Tra Emiliano e Renzi non c’è mai stato feeling. La guerra trai due risale a quando Emiliano era ancora sindaco di Bari. D’allora, battaglie e tregue si sono alternate di continuo. Del resto, per il loro carattere, non sono fatti per vivere in pace: si nutrono di polemiche. È indubbio che Emiliano (a sx con Renzi, nella foto) rappresenti un pericolo per Renzi. Magistrato noto, decisionista in politica, eletto a furor di popolo sindaco di Bari e presidente della Regione Puglia, oratore bravo, uomo concreto, capace di unire anziché dividere. Soprattutto convinto di essere all’altezza, più del giovanotto fiorentino, di guidare il Paese. I primi screzi risalgono a quando l’ex premier lo illuse facendogli credere di volerlo nella squadra di governo e poi lo lasciò a terra senza spiegazioni. Senza dimenticare lo sgambetto alle europee: quando, a una settimana dalla presentazione delle liste, Renzi lo sostituisce con la Picerno. Ma la guerra più aspra tra Emiliano, presidente ormai della Regione Puglia, e l’ex premier risale al referendum sulle trivelle. Come si ricorderà, Emiliano propose e capeggiò il referendum aggregando a sé molti governatori del Pd. Uno scontro mai visto all’interno del partito di governo. Il Pd pugliese non si è mai allineato con quello nazionale e con gli atti del governo centrale. Emiliano aveva contestato, ancor prima delle trivelle, il decreto sulla “Buona scuola” e gli effetti del Jobs Act. In seguito, si è aggiunto il duello sul mancato emendamento governativo da 50 milioni di euro per la sanità ionica. Infine, Emiliano ha sempre sottolineato il disinteresse di Renzi per il Sud. E così, di scontro in scontro, si è arrivato a oggi. Chi prenderà le redini del Pd nazionale? Un partito allo sbando, senza anima né programma, diviso in correnti: a dirlo con questi toni duri è Gianni Cuperlo, ex presidente del partito. Intanto il congresso è stato rimandato perché i capicorrente non sono ancora pronti allo scontro. Tutto questo in uno scenario politico da In «un partito allo sbando, senza anima né programma...» Renzi o Emiliano, chi prenderà le redini del Pd? paralisi. Il centro-destra è anch’esso diviso e Berlusconi, ultimo atto, è alle prese con i debiti delle sue aziende. Matteo Renzi è stato messo all’angolo dal voto referendario e a Palazzo Ghigi è stato insediato un governo “provvisorio”, clone di quello precedente. Si sa, in Italia “non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”. Del resto, bisogna dare al Pd tutto il tempo di ricompattarsi per mirare a spartirsi di nuovo potere e sottopotere. E poi, questo governo ha soprattutto il compito di varare una legge elettorale per tagliare le gambe a Grillo. Da incoscienti e suicidi, ignorano che una volta fatto fuori Grillo in questo modo arriverebbero subito i forconi in piazza. Rimane il M5s, che su Roma si sta giocando tutto. Roma non è più Roma, ma Grillotown. La stampa di regime riporta ogni giorno maniacalmente, e si capisce il perché, le ingenuità e gli errori della Raggi. Taceva invece quando al potere c’erano lorsignori. Ma non ha capito niente. Tutti sanno, per primi chi li vota, i limiti del M5s: mancanza di una classe politica all’altezza del compito, struttura organizzativa apparentemente orizzontale ma nei fatti verticale, con un capo-padrone che dirige tutto dall’alto e all’insegna del “Vaffa”. Ma gli italiani lo vota lo stesso: preferiscono i pentastellati, fino a quando non saranno colti anche loro con le mani nella marmellata, al vecchio sistema corrotto e corruttivo. Il M5s insegue, però, un’utopia. Vuole andare al potere da solo, rifiutando qualsiasi coalizione. Non ci riuscirà. E per due motivi: perché l’elettorato italiano è tripolare (i fautori del maggioritario se ne devono fare comunque una ragione); perché, se giungesse da solo al potere, il sistema politico-burocratico della casta non gli permetterebbe di realizzare il suo programma (peraltro vago e lacunoso). Ecco perché il futuro, in Italia, crea angoscia! P. FIL. Il diritto del giornalista È con vero orgoglio che pubblichiamo il Ma- nuale di diritto dell’informazione e della comunicazione (Wolters Klaver, 652 pp, euro 55,00): ultimo lavoro – in ordine di tempo – di Ruben Razzante, nostro corregionale nato a Taranto, docente alla Cattolica di Milano e anche collega (giornalista iscritto all’Albo – e- lenco professionisti – dal 23 luglio 1998). «Garantire il diritto dei cittadini ad essere informati e assicurare il pluralismo dei me- dia sono due pilastri essenziali della nostra democrazia. Ma il giornalista è chiamato ad operare scelte mature sul terreno del diritto di cronaca, tutelando anche i protagonisti dei fatti e i fruitori delle notizie. Per questo le norme giuridiche devono tracciare confini si- curi per il corretto esercizio della professione giornalistica». A tutto ciò risponde questo volume che vuole offrire gli strumenti giuridici adeguati per imparare a fare informazione rispettando le persone e i loro diritti, «perché i giornalisti possano andare a testa alta, senza doversi pentire o vergognare di aver dato una noti- zia». Edizioni Centro di Documentazione Giornali- stica (sconto per i giornalisti praticanti del 40% sull’intera collana STUDIARE DA GIOR- NALISTA e del 30% sui singoli volumi. ■

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P 8AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 DALLA PUGLIA/BARI La Gazzetta della Puglia A Bari, nella seduta plenaria del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo La sfida di Emiliano: uscite dalla riserva indiana ● DI GIANNI DIMOPOLI BARI – Si era riunita l’ultima volta nel maggio 2014, poi per difficoltà di bilancio è saltata quella del 2015, ma quest’anno proprio non era possibile non celebrarla: e così il 23 settembre presso l’hotel Majesty in Bari si è tenuta l’assemblea plenaria del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPM), l’organo di garanzia previsto dall’art. 50 della statuto della Regione Puglia. Oltre che dai componenti designati dalla giunta e dal consiglio regionali, dai sindacati, dai patronati e dalle associazioni di categoria degli enti locali, il parlamentino dei pugliesi fuori i confini regionali è composto da rappresentanti delle associazioni iscritte all’albo regionale, eletti ogni cinque anni in specifiche assemblee continentali. L’attuale CGPM è ormai in scadenza, essendo in carica dal settembre 2011, ma l’impossibilità di tenere le assemblee continentali così come prevede l’attuale norma, ne rende necessaria una proroga al fine di aggiornare il regolamento di voto alla luce delle possibilità offerte dalla tecnologia. Il CGPM è presieduto dal presidente della Regione: non per niente i lavori, per tutta la mattinata, hanno visto la presenza di Michele Emiliano, presidente della giunta regionale, cosa mai registrata negli annali del CGPM, a testimonianza della nuova attenzione che il governo regionale po- ne alla realtà dei pugliesi nel mondo e al loro ruolo nei processi di internazionalizzazione delle imprese pugliesi. Hanno partecipato delegati provenienti dai 5 continenti (Sudafrica, Australia, Argentina, Venezuela, USA, Canada, Germania, Belgio, Spagna, Svizzera) e, per l’Italia, dal Piemonte, in rappresentanza delle associazioni dell’emigrazione interna, e dalla Puglia, per le associazioni che coltivano “in patria” la storia dell’emigrazione pugliese. Per un resoconto analitico dei risultati della giornata di lavoro si rimanda al documento finale votato all’unanimità. Qui ci preme sottolineare come il presidente Emiliano abbia voluto sfidare il CGPM ad uscire dalla riserva indiana in cui le passate amministrazioni hanno voluto relegarlo, manifestando tutte le sue aspettative verso le competenze espresse nelle varie manifestazioni degli ultimi anni, invitando il CGPM ad organizzarsi specularmente ai sei dipartimenti della macchina amministrativa regionale per espletare il proprio ruolo di consulenza su tutte le materie di delega regionale su cui può essere importante la visione e l’esperienza di buone pratiche dei pugliesi residenti in altri luoghi del mondo. Un nuovo capitolo si apre dunque per il CGPM: dopo essere stato coinvolto in alcuni progetti di promozione all’estero (ma anche a Torino e Milano) del “made in Puglia”, adesso i Pugliesi nel Mondo sono chiamati a far valere la loro esperienza diretta dei problemi incontrati e delle soluzioni adottate in altre parti del pianeta, per contribuire a risolvere le importanti sfide che il governo della regione dovrà affrontare. ■ ● Nelle foto: (a lato del titolo) Michele Emiliano, (a centro pagina) il Consiglio Generale al lavoro Bisceglie a Dino Abbascià BISCEGLIE – Dopo la casa fa- miglia intitolata alla memoria di Dino Abbascià (e inaugurata a Bari 21 marzo) il nostro be- neamato corregionale, che tanto ha dato ai meno fortunati nel corso della sua vita, è stato ricordato anche dalla sua città natia Bisceglie che gli ha inte- stato una scuola primaria del centro storico. La cerimonia di inaugurazione è avvenuta il 16 settembre. Il taglio del nastro alla presenza di tutte le auto- rità cittadine è stato onere del sindaco Francesco Spina. «Inti- toliamo questa scuola a un uo- mo che non ha mai disperato, che si è costruito da solo con spirito di iniziativa, con sacrifi- cio e con impegno – ha sottoli- neato nel suo discorso Spina –. Questo è proprio il messaggio che deve arrivare a voi bambi- ni in questa giornata: non de- mordere mai, le speranze di una comunità sono riposte in voi». Dino Abbascià è stato per oltre un decennio presidente del- l’Arp di Milano oltre che im- prenditore, filantropo, dirigen- te di categoria e amico di molti di noi, soprattutto del nostro direttore (motivo: Dino era an- che giornalista e scriveva per- la nostra Gazzetta). ■ Inaugurato il ponte degli ingorghi BARI – Il premier Matteo Renzi ha inaugurato a Bari il ponte dell’Asse nord-sud. Il taglio del nastro è avvenuto nel nome di Checco Zalone, che il governatore Michele Emiliano cita per ringraziare assessori, tecnici e maestranze: «una squadra, fortissimi». E Renzi, di rimando, ricorda la sua canzone dedicata al ponte sullo stretto di Messina. Una breve cerimonia che arriva nel giorno dell’inaugurazione della Fiera del Levante e della firma del Patto per la Puglia. Matteo Renzi è arrivato sul ponte che collega via Tatarella a via Nazariantz poco distante dall’antenna centrale alta 78 metri, alla guida del corteo di auto bianco rosse, in omaggio al tricolore e alla città di Bari. «Costruire ponti è un bel messaggio non solo per la città di Bari e non solo per la viabilità – ha commentato il premier – ora tocca ai cittadini fare un controllo civico affinché il ponte si apra e funzioni». Dopo col discorso di cento secondi ha tra l’altro rassicurare tutti sulla pace fatta con Michele Emiliano. «Quest’anno – ha detto – Roberta Vinci e Flavia Pennetta si sono fatte da parte per permettermi di essere qui», scherza Renzi, ricordando la polemica dello scorso anno, quando aveva disertato la cerimonia inaugurale della Fiera per volare negli Stati Uniti per la finale dell’Us open di tennis. Poi un’altra battuta destinata al governatore, dopo gli attriti degli ultimi mesi: «La notizia è che Emiliano e De Vincenti non hanno litigato». Il riferimento è agli attriti tra regione e governo sulle risorse del Patto per la Puglia siglato a margine della cerimonia inaugurale della Fiera del Levante. Infine uno sguardo al nuovo ponte, attesa a Bari da trent'anni: «Credo sia fondamentale che in un tempo in cui qualcuno in Europa pensa che si possano costruire muri, l’idea di costruire dei ponti non è soltanto una risposta viabilistica alle difficoltà ma anche un messaggio bello che arriva dalla Puglia e da Bari». «Mi hanno preso in giro per quante foto ho fatto al ponte – ammette il sindaco Decaro – ma continuo a emozionarmi, più come ingegnere che come primo cittadino». Il plauso all’impresa Cimolai, che ha chiuso il cantiere con due mesi d’anticipo, poi l’orgoglio patriottico di Emiliano, che cita Checco Zalone: «Siamo pugliesi e orgogliosi di esserlo, ci piace fare le cose bene per la gloria dell’Italia: questo indipendentemente dalle discussioni accese, che inevitabilmente ci sono». Il governo si dimette e Mattarella nomina premier Gentiloni (“fotocopia” del precedente) Renzi diventa “Renziloni” ● DI P. FILOMENO ■ DALLA PRIMA (...) Elena Boschi (per premio?) è diventata sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Ruolo meno mediatico, ma strategicamente importante. Tutti gli atti del governo passeranno dalle sue mani, garanzia per Renzi sulla fedeltà di Gentiloni. A Valeria Fedeli, senza laurea, è stato affidato il Ministero della Pubblica istruzione. La precedente titolare, Stefania Giannini, era docente universitaria. Ma aveva il torto, essendo stata eletta con la fu Scelta Civica di Monti, di essere rimasta senza padrini politici. I componenti del governo fotocopia, durante il dibattito di insediamento alla camera, erano consapevoli della farsa che stavano recitando. Dalle immagini che li ritraggono, si vedono volti tirati, affranti, cupi, imbarazzati. Certo, è difficile far finta che nulla sia accaduto e mettere in piedi lo stesso governo del Sì. Un’operazione degna della peggiore tradizione democristiana. Uno schiaffo in faccia a 19 milioni di italiani, soprattutto giovani, che hanno detto di andarsene a casa. Il mite Gentiloni, per salvare la faccia, ha detto che «non si poteva fare altro», che comunque è «orgoglioso» di continuare «il lavoro di innovazione del precedente governo». Addio vergogna. Da giovane, Gentiloni è stato extraparlamentare di sinistra. Da adulto, rutelliano, veltroniano, seguace di Letta, ora Renziano. Buono per ogni stagione politica. È stato anche tra quelli, molti, che avevano profetizzato l’apocalisse. Il 29 novembre 2016 così parlò: «Il No ha messo assieme tutte le forze che vogliono bloccare le riforme: se vincesse tutto si bloccherebbe». Il 13 dicembre 2016 ha invece dichiarato: «Siamo un’economia forte, non aperta a scorribande, che ha smentito le profezie apocalittiche che qualcuno faceva sul referendum». Qualcuno chi? Si può essere più saltibanco di così? Solo che ad accorgersi della sua capriola sono stati in pochissimi. Lui fa e dice, ma sempre nel suo stile invisibile. Mario Capanna, quando gli hanno chiesto se era vero che Gentiloni ha fatto parte del Movimento studentesco del Sessantotto, ha detto: «Io non me lo ricordo». Appunto, come sempre defilato. Qualche finto ingenuo potrebbe dire: la nostra è una democrazia parlamentare e non è un referendum, sia pure costituzionale, che può mandare all’aria un governo. Sì, se un governo si limita a governare. Purtrop- po, a personalizzare la campagna referendaria è stato proprio Renzi. E il suo governo lo ha seguito in questa scelta folle. La battaglia è diventata quindi politica. Ad andare a casa, avrebbero dovuto essere tutti: Renzi e compagine governativa. E visto che in Parlamento il Pd ha la maggioranza, far fare a Mattarella un governo diverso da quello precedente: tenendo conto del valore politico uscito dalle urne. Naturalmente, in attesa della nuova legge elettorale. Invece, visto che Renzi è anche segretario nazionale del Pd, si è messo in piedi una furbata. Tuttavia la furbizia non è da confondersi con l’intelligenza. Appare chiaro a tutti che Renzi è dietro le quinte. Ha optato per un profilo basso. Dopo aver recitato il mea culpa, si è chiuso in casa a metabolizzare la sconfitta. Ogni tanto twitta. O si fa vedere al supermercato sotto casa, col carrello della spesa. Nel frattempo medita su come fare per essere rieletto segretario del partito e rimanda il congresso a tempi migliori. Quando ritornerà in campo (lui spera quanto prima), farà credere di essere cambiato, di aver capito la lezione della batosta elettorale. Balle, come sempre. A quarant’anni non si cambia carattere. E poi, non ha un mestiere. Per campare deve continuare a fare politica. L’unico che può metterlo di lato, senza che faccia più danni, sono gli italiani. Col voto! ■ ● Nella foto: il nuovo premier on. Gentiloni

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/BARI P 9SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA Dal Gargano al Salento tra fede e folclore vengono allestiti in grotte e aree naturali I presepi viventi tradizione della Puglia ● DELL’AUTORE DALLA PUGLIA – Come ogni anno, in Puglia sono ritornati i presepi viventi. Le bellezze della regione offrono scenari incantati per la rievocazione della Natività. Dal Gargano al Salento, tra fede e folclore, vengono allestiti in grotte e aree naturali, masserie e casolari di campagna, in riva al mare e nei centri storici. Enormi scenografie e centinaia di figuranti si mobilitano per ricreare l’atmosfera dell’antica Betlemme: botteghe di falegnami, arrotini, tessitrici, maniscalchi, bue e asinello, Maria e San Giuseppe, bambino. Il tutto tra illuminazioni artistiche, musica e specialità gastronomiche natalizie. Non si possono citare tutti gli eventi organizzati. Per rintracciarli basta cliccare sugli appositi siti, in particolare su quello della Regione Puglia (http://www.viaggiareinpuglia.it/cam/26/it/vivi-lamagia-del-natale-in-puglia). Una guida dettagliata sui presepi viventi del Salento si trova sul sito http://www.immaginasalento.it/salentoeventi/guida-ai-presepiviventi-del-salento.html. Qui ci limiteremo a menzionarne alcuni, senza nulla togliere agli altri. A Tricase viene allestito il più grande presepe vivente d’Italia. Quello di Pezze di Greco è il più antico della regione (http://www.presepeviventepezzedigreco.it/). A Canosa la rievocazione, alla XIII edizione, è ospitata in un’area di interesse archeologico. Presepi viventi anche a Mottola e Massafra. Nel Salento, scenario perfetto per la realizzazione del presepe, sono tante le città e cittadine che ospitano la magia dei presepi. Si parte dai più piccoli presepi artistici, che riproducono in miniatura la scena della natività, fino ad arrivare ai presepi viventi, vere e proprie rappresentazioni della vita di un tempo. I presepi artistici vengono esposti un po’ ovunque, soprattutto nelle chiese. Alcuni, vengono realizzati in cartapesta e terracotta, frutto di una antica tradizione artigianale, che si tramanda da generazioni. I presepi viventi vengono invece inscenati quasi sempre nei centri storici, nelle grotte e a volte nei palazzi nobiliari. Dietro ognuno di essi agiscono associazioni di appassionati, dando vita a spettacolari rappresentazioni come in un teatro a cielo aperto. Tra le tante iniziative: quelle di Caprarica, Galatone, Nardò, Lecce (un piccolo villaggio creato intorno alla chiesa di San Francesco d’Assisi), Neviano (all’interno del centro storico, oltre 120 figuranti), Parabita (all’interno della Masseria Paradiso, con figuranti bambini della scuola dell’infanzia), Specchia (nel bellissimo e caratteristico centro storico medievale, 250 figuranti), Tricase (alla 27esima edizione, si sviluppa sul monte Orco, ed è considerato uno dei presepi simbolo del Salento, per l’estensione dell’area utilizzata e soprattutto per l’organizzazione che conta circa 250 figuranti), Vignacastrisi (frazione Ortelle, alla 12esima edizione, più di trenta scene e circa 300 figuranti). A corredo di tutto ciò, mu- siche e canti natalizi, stornelli popolari, gruppi di zampognari per i centri storici dei paesi, concerti, mercatini di Natale, specialità gastronomiche locali con degustazioni ( “pittule”, formaggi, vino, olio, prodotti del forno, orecchiette, pasta fatta in casa, focacce, “pucce” e dolci) e visite guidate alle bellezze artistiche locali. Sul Gargano e Monti Dauni la Sagra del Fagiolo (“Féte de lu fasùle de Faìte”) di Faeto. Ad Ascoli Satriano, sulla scia delle luci dei presepi, visita al Parco Archeologico dei Dauni e a Villa Faragola. Visita gui- data anche alla Torre delle Saline di Margherita di Savoia. A Canosa, la “Sagra del dolce tipico”. A Grottaglie, nel tarantino, per la XXXVII Mostra del Presepe, vista alle Botteghe del Quartiere delle Ceramiche e al Borgo antico. A Specchia, dove protagonista è l’albero di natale, accensione della caratteristica “Focaredda” e “Sagra della Pittula”. Felice matrimonio tra fede, folclore e turismo invernale. ■ ● Nelle foto: due presepi viventi della Puglia Nell’ambito del programma regionale di destagionalizzazione “InPuglia365” Rinnovata la dimora museale di Giuseppe De Nittis ● DELL’AUTORE BARLETTA – “Casa De Nittis” apre i battenti. Il rinnovato allestimento museale a palazzo della Marra, nell’ambito del programma regionale di destagionalizzazione (iniziative di promozione “InPuglia365”), è stato presentato il 2 dicembre dal sindaco di Barletta Pasquale Cascella, dall’assessore regionale Loredana Capone, dal presidente del consiglio regionale della Puglia Mario Loizzo, insieme alla curatrice Christine Farese Sperken e a Giusy Caroppo, collaboratrice del progetto. In questo contesto, sono state avviate le attività nell’aula didattica con alcune rappresentanze scolastiche già impegnate in attività culturali e artistiche. Ospite d’eccezione, la scrittrice Dacia Maraini. Il mattino seguente la classe 5ª del liceo artistico dell’istituto Nicola Garrone ha seguito una lezione sul pittore e le sue opere nel contesto impressionistico utilizzando la nuova aula didattica allestita presso il museo, insieme col docente di storia dell’arte A. M. Diviccaro. Con la riorganizzazione scientifica dell’allestimento e la pubblicazione del catalogo delle opere – che, nell’occasione, è stata illustrato dalla prof.ssa Sperken – “Casa De Nittis” ha consentito agli ospiti intervenuti di ripercorrere le tappe artistiche e le vicende familiari di uno dei maggiori pittori italiani dell’Ottocento, evidenziandone i tratti stilistici e tecnici, tra affinità con i contemporanei e anticipazioni di correnti future (come il giapponismo). Ad arricchire il percorso, numerose testimonianze e documenti d’epoca che consentono di collocare storicamente l’evoluzione dell’artista barlettano che ha intrecciato le origini meridionali con la visione universale coltivata a Parigi e a Londra. Menzione particolare merita la puntata del 23 luglio 1969 che il programma Rai “L’approdo” dedicò al patrimonio artistico e culturale di Barletta soffermandosi proprio sulle opere De Nittis (allora esposte a palazzo San Domenico). Questa pellicola, ritrovata negli archivi del museo civico, è diventata, grazie al supporto e alla collaborazione dei responsabili delle teche Rai nel riversare su formato digitale il filmato originario, parte integrante della mostra. Dal passato al presen- te, guardando al futuro. Nel percorso ha trovato posto nell’aula didattica la video installazione di Raffaele Fiorella “Pensieri liberi” che trae ispirazione dal taccuino di De Nittis: attraverso la silhouette di un gabbiano, con il suo ritmico battito di ali, l’artista barlettano riproduce effetti che consentono di immergersi pienamente nell’atmosfera artistica. Questa è stata resa ancor più realistica dagli strumenti multimediali “ArtGlass”, occhiali a intelligenza artificiale personalizzati, grazie ai quali i visitatori hanno potuto rivivere le vicende, i personaggi e i luoghi di Giuseppe De Nittis, in una esperienza virtuale che si fonde con quella reale grazie a video e ricostruzioni storiche in 3D e la narrazione – in lingua italiana e inglese – a cura di attori professionisti. È a casa, dunque, De Nittis. Da qui, continua a volgere lo sguardo all’universalità dell’arte. ■ ● Nella foto: una delle opere di De Nittis BARI RICONOSCENTE Le chiavi della città a Lino Banfi BARI – Nel prestigioso Teatro Petruzzelli, il sindaco Antonio Decaro ha consegnato (13 ottobre) le chiavi della Città di Bari a Lino Banfi, per i suoi ottanta anni e anche per «omaggiare l’arte e la bravura di nonno Libero». Per l’occasione è stata trasmessa una mini rassegna dei film interpretati da Lino Banfi che in carriera, dopo gli esordi alla trasmissione «La Caravella» di Radio Bari, si è esibito alcune volte nel capoluogo pugliese con spettacoli di varietà. Infatti, non ha mai interpretato film girati a Bari, tranne qualche tessera del film “Indovina chi sposa mia figlia!”, ambientato a Gravina in Puglia e Torre Canne. L’attore ha invece girato film in molte località della Puglia, soprattutto nel periodo d’oro della commedia sexy (1977/1980): “La compagna di banco”, con ciak tra Trani e Bisceglie con Lilly Carati; “ L’ i n s e gnante va in collegio”, ambientato a Martina Franca; “La liceale nella classe dei ripetenti”, con set nel campo sportivo di Bisceglie; “L’infermiera di notte”, girato tra Taranto, Ceglie Messsapica e Martina Franca; “La liceale seduce i professori” con riprese tra Corato e Trani; “L’infermiera nella corsia dei militari”, girato nella «Casa della Divina Provvidenza» di Bisceglie. Il riconoscimento dalla città di Bari è arrivato, tra l’altro, dopo ben cento film interpretati. Auguri Lino! ■ ● Nella foto: un momento della cerimonia

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CRAC DEL COMUNE P 10AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 DALLA PUGLIA/SALENTO La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA – Dal 7 all’11 dicembre, a Francavilla Fontana (Br), si è svolto l’evento natalizio “Perbacco che vicoli-il Castello di Santa Claus”. La manifestazione è stata promossa dall’associazione “Events & Promotion”, patron Antonio Rubino, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. Una ventina di stand, pieni di salumi, vini, liquori, cioccolato e altri generi alimentari. Né mancava la solita bancarella di libri e di bigiotteria. È stato occupato parte del centro storico: via Dante, piazza Giovanni XXIII e via Municipio. Tanta la gente accorsa, anche da fuori, nonostante il freddo. Tutto sembrava andare per il verso giusto, quando è scoppiata la polemica. Ad accendere il fuoco è stata la stessa Amministrazione comunale e la pubblicità ingannevole da parte di un giornalista legato all’organizzatore dell’evento. Più di qualche amministratore, sindaco compreso, hanno cominciato a parlare di meraviglie mai avutesi a Francavilla, attribuendosene naturalmente il merito. Non è la prima volta che, anche su cose di ordinaria amministrazione, gli amministratori ricorrono all’ autoelogio. In questo caso, sono arrivati a dire che a Francavilla (una cittadina di 36mila abitanti) si sono riversati 200mila persone. Suscitando l’ilarità persino dei cittadini che li hanno votati. Due mesi fa, preannunciando la manifestazione, l’assessore Luigi Galiano aveva scritto sul suo profilo facebook: «Questa volta l’abbiamo fatta grossa. Francavilla sarà l’epicen- L’evento natalizio si è svolto dal 7 all’11 dicembre in Puglia, a Francavilla Fontana I mercatini di Natale di Santa Claus tro di un evento che gli organizzatori preannunciano grandioso, già proposto lo scorso anno a Martina Franca, e che sarà lanciato anche con un’apposita campagna nazionale». Dimenticando un particolare importante: a Martina Franca fu un fallimento, al punto che un’ordinanza sindacale ne anticipò la chiusura. Di mezzo ci si è messo pure un giornalista che, spacciandosi per un semplice visitatore, ha scritto uno sperticato elogio agli amministratori e ai cittadini francavillesi che hanno saputo accettare e valorizzare l’eccezionale evento. Poi si è scoperto che si tratta del caporedattore di una testata on-line il cui editore è, guarda caso, il patron Antonio Rubino. Si è anche scoperto che il giornalista in questione aveva ripetuto, in passato, la stessa autopromozione in altre città dove era stato organizzato lo stesso evento. Così, quello che doveva essere il solito mercatino di Natale, è stato avvelenato dall’alterigia e dalle bugie. Le critiche sono arrivate non solo da parte dell’opposizione, ma anche dei commercianti francavillesi, dei residenti delle strade interessate e di alcuni cittadini che hanno fatto notare la mancanza di una visione globale in cui è stato inserito l’evento. L’opposizione ha chiesto chiarimenti sulla modalità di concessione delle aree su cui sono stati allestiti i mercatini. L’organizzazione aveva chiesto al Comune la concessione gratuita delle aree, l’utilizzo delle rete elettrica, dell’atrio e di alcune sale di Palazzo Imperiali (di solito concesse a partiti politici, organizzazioni sindacali e associazioni varie dietro pagamento di un’apposita tassa). In effetti, con una delibera di giunta del 21 settembre (approvata, pare, entro 24 ore dalla richiesta dell’imprenditore Rubino), era stata accordata la concessione gratuita. Con successiva delibera, del 7 dicembre (giorno di apertura dell’evento), è stata apportata una modifica: l’ab- battimento dell’importo dovuto a titolo di Tosap pari all’80 per cento. Tutto ciò appare strano, se si pensa che gli stand in legno, dati in uso agli espositori, sono arrivati a costare fino a 1.600 euro (per solo cinque giorni!). A chi sono andati questi soldi? La manifestazione non era, né poteva essere, senza scopo di lucro. I commercianti francavillesi hanno lamentato la mancanza di introiti, dal momento che l’evento ha interessato luoghi e strade privi di esercizi commerciali del posto. A beneficiarne è stato sicuramente qualche ristoratore. I residenti hanno protestato per il blocco della viabilità in tutti e cinque i giorni. Altri cittadini hanno sottolineato le strade sporche, la mancanza di servizi igienici e di parcheggi. Sicuramente, un cattivo biglietto da visita. Molti genitori hanno criticato le lunghe attese, in fila coi figli piccoli e al freddo, per una veloce foto e via con un signore vestito da Babbo Natale. Più articolato e interessante il commento di chi, pur riconoscendo la riuscita della manifestazione, ha fatto notare che si è trattato di un evento di marketing. Già collaudato in altre città (a Taranto, per esempio, un mese prima dallo stesso Rubino) ed ancora sarà portato in altri luoghi: quindi, non essendo una creazione locale, non può rappresentare un orgoglio cittadino. Oltre alla presenza di Babbo Natale, si è trattato solo di un’attività commerciale. E allora bisogna chiedersi quale ricaduta c’è stata sull’economia locale. Basta avviare una seria indagine conoscitiva tra gli operatori cittadini. Insomma, se c’è stato incremento economico per la città, si ripeta l’evento. Se non c’è stato, complimenti per lo stesso che ha movimentato tanta gente. Ma niente di più per giustificare toni trionfalistici. Poi, per soddisfare le voglie fotografiche dei bambini, si può sempre creare un Babbo Natale locale. P. FILOMENO Nasce l’istituto di cultura del Salento DALLA PUGLIA – Villa Excelsa a Sannicola, ha ospitato (di recente) la cerimonia che ha ufficializzato la nascita dell’Iics (Istituto di cultura salentina). A presiedere la neo associazione l’avv. Annalaura Giannelli, nota consulente aziendale e scrittrice salentina, premio Terre d’Oltremare – Leuca 2016 con il suo ultimo lavoro “La figlia del Destino” (Adda 2015). «L’Ics si propone come strumento a servizio del territorio – ha dichiarato la presidente Giannelli – con il precipuo fine di mettere in rete le eccellenze e le risorse del bacino del grande Salento, troppo spesso non adeguatamente valorizzate, e di esportarle oltre i confini regionali e nazionali per una positiva ricaduta in termini di crescita e sviluppo locale. È possibile – prosegue Giannelli – con un’azione programmatica per la quale necessita tempo, costanza e passione. Risulta fondamentale per la riuscita del nostro progetto associativo il lavoro di squadra con le altre associazioni culturali ed i service già operanti sul territorio, un’azione sinergica che valorizzi, metta in rete e faccia decollare progetti di qualità che troppo spesso, al momento, nascono e muoiono all’interno di piccoli contesti locali». Il progetto culturale con una biblioteca sarà la promozione del patrimonio identitario salentino. CINEMATOGRAFIA Nominato presidente Laudadio DALLA PUGLIA – Felice Laudadio, già direttore artistico del Bif&st, il Bari International Film festival, è stato nominato presidente della Fondazione «Centro sperimentale di cinematografia» di Roma. Lo ha nominato il ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, acquisito il parere positivo delle commissioni Cultura di Camera e Senato. «Ringrazio il ministro Franceschini per il delicato incarico cui mi ha chiamato in quanto autore cinematografico e organizzatore culturale di lungo corso, – ha detto Laudadio – le commissioni parlamentari e, per il lavoro svolto, il cda uscente». Per il nuovo e prestigioso incarico il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si è detto soddisfatto, sottolineando la grande competenza e professionalità di Laudadio. A nome di tutti i pugliesi, gli ha espresso auguri e complimenti a cui si associa La Gazzetta. ■ Edizioni Grifo - Autori Salvatore Imperiale e Antonio Resta Sciucamu a tuddi Guida ai giochi tradizionali salentini Con che cosa giocano i bambini e gli adolescenti di oggi, è sotto gli occhi di tutti: cellulari, computer, smartphon, playstation. Videogiochi, inventati e prodotti dai più sofisticati marchingegni tecnologici. Che costringono a stare fermi, per ore, davanti a schermi lampeggianti e a subire martellanti suoni elettronici. Digitano in maniera compulsiva, con facce contratte e sguardi alienati. Spesso soli, al più collegati a distanza con altri coeta- nei. Chiusi in un mondo virtuale, con poca creatività. E colpiti da incipienti malanni, tra cui l’obesità e la psicodipendenza. Tutto grazie al crescente benessere e al rapido sviluppo tecnologico. Ma c’è stato un tempo, che è durato sino agli anni Sessanta del Novecento, in cui i bambini e i fanciulli giocavano e si divertivano senza andare incontro a danni e alienazioni. Vivevano sicuramente in una società più povera, ma crescevano più sani e creativi. Com’erano quei giochi? Chi ha una certa età se li ricorda. Anzi, ne è stato protagonista. Chi scrive è uno di essi. A darne conto, almeno per il Salento, è l’interessante lavoro di Salvatore Imperiali e Antonio Resta: “Sciucamu a tuddi. Guida ai giochi tradizionali salentini”, Edizioni Grifo, 2015, pp. 125). “Sciucamu a tuddi” (“Giochiamo a sassolini”) era un tipico gioco femminile, che è minuziosamente spiegato alle pagine 62-64. Il libro è frutto del contributo di più autori. Salvatore Imperiali (Neviano, 19101995), medico condotto, poeta dialettale e conoscitore delle tradizioni salentine. Autore de “Il mondo perduto” (Lecce, Edizioni del Grifo, 1998), da cui sono tratti i giochi della sua infanzia e inseriti nel presente volume. Antonio Resta (Neviano, 1950), scrittore, che ha arricchito il testo riportando i giochi tradizionali più recenti (di sicuro gli ultimi, prima che si estinguessero del tutto). Luigi Cannone (Lecce, 1955), pittore e appassionato stu- dioso del folclore locale, che ha illustrato i giochi con 20 tavole a inchiostro. In sedici capitoletti vengono passati in rassegna le numerose attività ludiche del tempo che fu. A partire dai giochi dell’infanzia, in cui era la mamma che giocava col figlioletto. Poi si passa alle favole e alle filastrocche, alle carte, ai soldi, ai bottoni, alle biglie di vetro, alle figurine, alla trottola (lu rùculu), al monopattino (lu motopattinu), alla fionda (la frèccia) e via elencando. Giochi poveri, fatti con materiali di fortuna. Con tanta manualità e altrettanta fantasia, si costruivano pistole, fucili e spade di legno, cerbottane da un pezzo di canna, carrettini da pale di fichidindia, carrarmati da un rocchetto di cotone. Giochi semplici e socializzanti, che si svolgevano all’aperto. Alcuni di essi sono durati secoli. Come la lippa, di cui ci sono testimonianze nel Cinquecento. Come i cinque sassolini e la trottola: ci giocavano persino i fanciulli dell’antica Grecia. Questi giochi ora non ci sono più. Svaniti con il declino del mondo contadino. Oggi le strade sono piene di traffico e i marciapiedi pavimentati e invasi da passanti frettolosi e tavolini selvaggi. Un mondo nevrotico, materialista, individualista, in cui ognuno “gioca” per sé e ignora gli altri. Il libro ha senz’altro il merito di far nascere nostalgia nelle generazioni più anziane e, credo, curiosità in quei pochi giovani che leggono. Scrive l’editore, nella premessa: «È un “come giocavamo” che implica un “come eravamo”. Così, nonni e padri potranno riandare con la memoria al mondo della loro fanciullezza, ritrovare o ricreare personaggi e situazioni, momenti spensierati e divertenti. I lettori più giovani, da parte loro, potranno scoprire un mondo sconosciuto, lontano anni luce, nelle condizioni di vita, dal loro mondo tecnologico e nondimeno cronologicamente assai vicino» (p. 4). Ben detto. P. FIL.

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La Gazzetta della Puglia DALLA PUGLIA/SALENTO Conferenza del prof. Francesco Lenoci Progetto “Catena per la Pace” P 11SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA LECCE – Con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, dei Comuni di Lecce, Gallipoli, Galatone, e dell’Ambasciata dell’Ecuador di Milano, l’11 dicembre alle ore 17.30, a Lecce, presso il Monastero delle Benedettine, il prof. Francesco Lenoci ha tenuto la conferenza “La voce di don Tonino Bello per la Pace”. L’iniziativa dà ufficialmente il via al progetto “In piedi costruttori di Pace”, ispirato ad una delle profetiche frasi di don Tonino Bello, viatico alla costruzione della “CATENA DELLA PACE”. La “Catena della Pace”, con l’Associazione promotrice Verbumlandiart, presidente Regina Resta, vede coinvolti il movimento culturale “Valori e Rinnovamento” di Lecce, presidente Wojtek Pankiewicz, il Centro culturale internazionale “Luigi Einaudi” di San Severo, presidente Rosa Nicoletta Tomasone, l’Associazione culturale “Majdan” della Serbia, pre- sidente Slavica Pejovic, l’Associazione culturale “Teatro di Ateneo” di Lecce, presidente Aldo Augieri, il console onorario della Croazia Rosa Alò, la casa editrice “Milella” di Lecce, la proloco di Caserta, presidente Carlo Roberto Sciascia, l’Associazione culturale “Euterpe”, presidente Lorenzo Spurio, il Centro studi “Michele Prisco”, vicepresidente Annella Prisco, il conte Alessandro Marcucci Pinoli dell’Alexander Museum Palace di Pesaro, la parrocchia Maria SS. Assunta di Galatone, parroco don Angelo Corvo, l’Ufficio missionario della diocesi di NardòGallipoli, responsabile don Giuseppe Venneri. L’Associazione culturale Verbumlandiart si fa portavoce dei valori culturali delle varie nazioni, dei loro sentimenti di collaborazione e di pace che, pur nel rispetto delle proprie identità etniche e culturali, possono nascere soltanto dall’empatia con le diversità e dal confronto con l’altro. L’Associazione intende realizzare il progetto “Catena della Pace” che offra stimoli per la formazione di cittadini d’una società sempre più aperta e multiculturale, che viva in un clima di pace e di dialogo continuo. La conferenza del prof. Francesco Lenoci, docente della «Cattolica» di Milano, non ha voluto essere solo una commemorazione della «Marcia della Pace» di don Tonino Bello a Sarajevo, ma anche un atto di coscienza e responsabilità comunitaria per svellere le tre pietre che scatenano una cultura di guerra: 1) profitto, nel senso di tentazione economica; 2) potere, nel senso di tentazione politica; 3) prodigio, nel senso di tentazione fatalistica. Sono passati 23 anni da quel 20 aprile 1993, quando don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, diede l’ultimo colpo d’ala su questa terra in direzione del cielo. A distanza di oltre vent’anni dal dies natalis di don Tonino Bello le impronte dei suoi passi, l’eco delle sue parole e i germogli della sua semina hanno acquisito ancora più valenza. L’ha dimostrato con le sue argomentazioni, come sempre, il prof. Lenoci traendo in particolare spunto dal seguente meraviglioso programma di don Tonino Bello, del quale è in corso il processo di beatificazione: «Dobbiamo impegnarci in scelte di percorso, in tabel- le di marcia: non possiamo parlare di pace indicando le tappe ultime e saltando le intermedie! Se non siamo capaci di piccoli perdoni quotidiani fra individuo e individuo, tra familiari, tra comunità e comunità, è tutto inutile! La pace non è soltanto un pio sospiro, un gemito favoloso, un pensiero romantico. È, soprattutto, prassi». La conferenza del prof. Francesco Lenoci è significativo prologo all’avanzamento del progetto “Cate- na della Pace”. Il 20 dicembre, infatti, presso le officine «Cantelmo» di Lecce, il progetto ha vissuto un’altra importante tappa con l’evento “La Voce dei Poeti”, Premio internazionale di Poesia e Videopoesia, con ospiti d’onore: il prof. Hafez Haidar, scrittore e poeta, già candidato al Premio Nobel per la Pace, e il prof. Giovanni Cordini, direttore del Dipartimento di scienze politiche e sociai li dell’Università di Pavia. ■ Quattordicesima edizione di San Simone frazione di Crispiano Sagra dù Diaulicchie Asquante CRISPIANO – C’è chi lo usa sui legumi, chi sottolio, chi lo preferisce addirittura macinato, dopo averlo fatto seccare. Ma pochi (forse) sanno che vi si possono fare anche dei dolci. Per conoscere questi ed altri usi del peperoncino, ma soprattutto per poterlo gustare, basta arrivare nella frazione di San Simone, a Crispiano, dove sabato e domenica (3 e 4 settembre) rivive la tradizionale “Sagra dù diaulicchie ascquante”. Giunta alla sua 14ª edizione, la manifestazione, con il patrocinio del comune di Crispiano e dell’assessorato alle politiche agricole della regione Puglia, è organizzata dall’associazione “Amici da sempre”, che grazie a questa sagra riesce a portare nella cittadina delle cento masserie tanti, ma tanti visitatori. Tutto è nato nell’ambito dell’attività di recupero delle tradizioni: filo conduttore che persegue in primis questa associazione. «Abbiamo deciso di inserire questa manifestazione gastronomica nel nostro calendario allo scopo di promuovere l’utilizzo del peperoncino, che contrariamente a quello che molti pensano non rappresenta un’esclusiva della cucina calabrese e lucana, ma ha sempre avuto anche nei piatti crispianesi un posto di tutto rispetto, soprattutto sulla tavola dei contadini, che trovavano nel piccante la possibilità di dare un gusto più sfizioso a pietanze che altrimenti sarebbero risultate monotone e noiose», spiega Alfredo De Lucrezis, presidente di “Amici da sempre”. «E così, quelli che “amici da sempre” nella vita lo sono davvero, sono pronti a mettersi ai fornelli per deliziare il palato dei visi- tatori con piatti davvero ben preparati, facendo gustare a tutti il piccante presentato in vari modi, sotto la guida dell’e- sperto chef Simone Rodio, do- cente del locale istituto alber- ghiero. È proprio grazie alle sue magiche mani e ai suoi preziosi consigli che le tradi- zionali: zuppa di fagioli, pen- nette, trippa, goulash con le “f’- cazzedde”, i dolci e le focacce, tutti rigorosamente piccanti, assumeranno un gusto specia- le, a cui sarà impossibile resi- stere». Quest’anno, poi, alcune novità. Lungo il tragitto che collega piazza Martellotta alla chiesa di san Michele, diversi stand offrivano prodotti tipici del cir- condario, come il capocollo martinese, i dolci di Ceglie, il fico mandorlato di San Michele Salentino, insie- me ai dolci della pasticceria crispianese. Mentre, nello stand “Il panino di una volta” sono stati pre- sentati panini tradizionali in chiave piccante, con friggitelli, mortadella, pancetta, capocollo e me- lanzane sottolio, in barba al ketchup, agli ham- burger e alla maionese degli inflazionati Mc Do- nalds. Altra novità di questa 14ª edizione, l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e il recupero e riciclaggio dei rifiuti da parte della Serveco. E poi musica, spettacolo e l’appuntamento con il professor Massimo Biagi dell’università di Pisa, esperto di peperoncino di fama internazionale e collezioni- sta di peperoncini provenienti da tutto il mondo, tra cui il terribile Habanero: la dimostrazione, per chi se l’è sentita di provarlo, che al piccante non c’è mai limite. ■ IL CORSIVETTO DELLA VIGNETTA I regali di Mattarella ■ DALLA PRIMA (...) ca, che ci porta in dono il governo Gentiloni. Con, bene in vista, alcune facce alquanto qualificanti. «Un governo eterodiretto dal burattinaio Renzi». Giudizio chiaro, completo e duro: soltanto in sei parole. È la definizione che la stampa estera ha dato del governo Gentiloni. E fosse solo eterodiretto. È anche mediocre, ancor più di quello precedente: di cui è una brutta copia. Che senso ha trasferire Alfano alla Farnesina? Ha già gestito male, come ministro dell’Interno, il fenomeno dell’immigrazione. Quali sono ora le sue competenze in politica estera? E la Boschi, bocciata dal referendum, come mai è stata promossa a sottosegretaria della presidenza del Consiglio? E che dire di Poletti, gaffeur di prim’ordine? Prima suggerisce di andare subito al voto politico per bloccare il referendum sul Jobs Act (un fallimento, di cui lui è responsabile) indetto dalla Cgil, poi offende i giovani italiani all’estero affermando che così si sono almeno tolti dai piedi. E Valeria Fedeli, neoministra dell’Istruzione, che dice di essere laureata e non lo è? L’elenco continua. Dove mai si è visto che un ministro dell’Interno (in questo caso Marco Minniti) svela, in una conferenza stampa, i nomi e i volti (compreso l’ospedale in cui sono in cura) dei poliziotti che hanno freddato un terrorista islamico? E Marianna Madia, perché è stata riconfermata al dicastero della Pub- blica amministrazione, dopo che la sua riforma è stata bloccata dalla Corte costituzionale? E Anna Finoc- chiaro, relatrice al Senato sulla riforma costituzionale sonoramente bocciata dai cittadini, perché è sta- ta premiata col il ministero dei Rap- porti con il Parlamento? Credo che basti. Ah, dimenticavo: Luca Lotti, neo-ministro dello Sport e braccio destro di Renzi, finito nelle maglie della magistratura. Che dire? Un bel minestrone di in- capaci al potere. Del resto, chi ha detto che per fare qualcosa bisogna saperla fare? Il costituzionalista Ai- nis ha invocato, dalle pagine del “Corriere della Sera”, il ritorno all’o- stracismo ateniese. Cioè: il diritto, da parte del popolo, di chiedere la revoca prima della scadenza del mandato per chi rappresenta le isti- tuzioni in modo indegno. Pensate, il nostro Parlamento si svuoterebbe. Se le cose stanno così, e stanno così, come possiamo essere contenti del dono fattoci dal Presidente della Repubblica? Noi ringraziamo per il pensiero, ma avremmo preferito che lui avesse esercitato le prerogative che la nostra Costituzione assegna al capo dello Stato (art. 92, 2° com- ma). Invece si è limitato ad esercita- re, con serafica impassibilità, solo una mera funzione notarile di deci- sioni altrui. Avrebbe almeno potuto esercitare una “moral suasion” per indurre Gentiloni a evitare, per op- portunità politica, certi incarichi e reincarichi ministeriali. P. FIL.

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P 12AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 GAZZETTINO SPORTIVO La Gazzetta della Puglia Campionati di calcio leghe professionisti: serie A e B che si disputeranno nei nostri stadi con riferimento alla Puglia (a pag. 6) Calendario 2016/2017 di tutti gli incontri LE PARTITE DI SERIE A - LE PARTITE DI SERIE A - LE PARTITE DI SERIE A LE PARTITE DI SERIE B - LE PARTITE DI SERIE B - LE PARTITE DI SERIE B

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La Gazzetta della Puglia LEX SEMPER LOQUITUR P 13SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA ROMA – La nuova normativa impone nei condomini l’obbligatorietà di cambiare le valvole dei termosifoni entro il 31 dicembre. Chi non vi ottempera corre il rischio di subire pesanti sanzioni (da 500 ad un massimo di 2500 euro). Ma giustamente ci si chiede: quanto costa questo adeguamento previsto dalle nuove norme? Mediamente, come riporta La Stampa, l’onere si aggira dagli 80 ai 100 euro a termosifone. Il conto è subito fatto: in un appartamento in cui sono presenti almeno 5 termosifoni la spesa potrebbe arrivare sui 400-500 euro. Ma attenzione, c’è chi potrebbe spendere di più fino a 3.000 euro nel caso in cui ai lavori riguardanti le valvole bisogna aggiungere quelli per la sostituzione di una vecchia caldaia malfunzionante. In molti di questi casi, come sottolineano le associazioni dei consumatori, l’installazione delle nuove valvole potrebbe non comportare un risparmio consistente rispetto al passato. Precisazione soprattutto delle associazioni che rappresentano i piccoli proprietari che, tra l’altro, sono già sul piede di guerra. Infatti, l’Uppi (Unione dei piccoli proprietari) e Confedilizia hanno fatto sapere che chiederanno una proroga della scadenza oltre la quale chi non installa le valvole sarà sanzionato. E La nuova normativa va applicata da tutti i condominii entro il 31 dicembre Termosifoni, vanno cambiate le valvole! infine, secondo il testo del decreto legislativo ci sarebbero alcune circostanze in cui i lavori possono essere evitati. In questo caso però è necessario – prescrive il dlgs – documentare che la spesa per l’installazione del nuovo sistema sarebbe più costosa di un risparmio energetico. O se ad esempio un preventivo supera l’importo dell’eventuale risparmio. A ciò si aggiunge “l’obbligo di valvola” in un condominio che non è coibentato e presenta dispersioni di calore. Quindi, per evitare i lavori e anche la sanzione amministrativa il proprietario dovrà ottenere una relazione da un tecnico che attesti che i lavori non potranno garantire il risparmio energetico. Il tutto poi dovrà essere presentato alla Regione di residenza in caso di contestazioni o controlli. Questo il testo del decreto che specifica i casi in cui è possibile evitare i lavori: “6. Nei casi di cui all’articolo 9, comma 5, lettera b), il proprietario dell’unità immobiliare che non installa, entro il termine ivi previsto, un sotto-contatore di cui alla predetta lettera b), è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.500 euro per cia- scuna unità immobiliare. La disposizione di cui al presente comma non si applica quando da una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione del contatore individuale non è tecnicamente possibile o non è efficiente in termini di costi o non è proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali”. “7. Nei casi di cui all’articolo 9, comma 5, lettera c) il proprietario dell’unità immobiliare, che non provvede ad installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il con- sumo di calore in corrispondenza di ciascun corpo scaldante posto all’interno dell’unità immobiliare, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare. La disposizione di cui al primo periodo non si applica quando da una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione dei predetti sistemi non è efficiente in termini di costi”. Intanto arrivano: Nuove disposizioni sulla uscita anticipata per i lavoratori precoci in difficoltà Per chi ha lavorato 12 mesi effettivi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni l’uscita sarebbe anticipata a 41 anni di contributi se si appartiene alle categorie di lavoratori in difficoltà, come disoccupati senza ammortizzatori sociali, disabili e chi ha svolto attività gravose. Con questa soluzione governo e sindacati vorrebbero risolvere il problema dei lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare prima della maggiore età. Assegno “minimo” per accesso ad Ape Per accedere all’Ape, l’anticipo pensionistico su base volontaria, bisognerà avere maturato una pensione non inferiore a un certo limite”. Tanto si legge nel verbale d’incontro firmato da sindacati e governo. Il limite minimo non è stato ancora identificato. Tra gli elementi ancora da definire ci sono “le platee” per l’Ape social e per i lavoratori precoci che avranno diritto all’uscita anticipata a 41 anni di contributi, ha detto il ministro del Lavoro. Sulle platee è necessario ancora «un lavoro di approfondimento». Poletti ha spiegato che la novità “significativa” è l’inserimento di un nuovo parametro per il pensionamento «non si terrà solo più conto dell’età e dei versamenti contributivi ma anche di quale lavoro hai fatto», del grado di fatica richiesta dall'attività. Inps: per reversibilità valutati solo redditi Irpef Ai fini del calcolo della pensione di reversibilità, si tiene conto unicamente dei redditi assoggettabili all’Irpef. Lo chiarisce lo stesso ente dopo alcune indiscrezioni di stampa in relazione alla tipologia di redditi da dichiarare ai fini del calcolo delle pensioni di reversibilità. L’Inps spiega infatti che a un riesame della circolare del 2015 che regola la materia «è stata individuata la presenza di un refuso» e quindi, «diversamente da quanto scritto nel testo», «non sono considerati ai fini del calcolo sia gli interessi bancari, postali, dei Bot, dei Cct e dei titoli di Stato, proventi di quote di investimento, soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva dell’Irpef, sia gli arretrati di lavoro dipendente prestato in Italia e all’estero». In ogni caso, assicura l’istituto di previdenza, «le relative procedure informatiche sono corrette rispetto alla normativa vigente e pertanto nessuna ulteriore riduzione è stata operata sulle pensioni ai superstiti». ■ Il beneficio viene concesso anche alle casse dei professionisti Esteso il cumulo gratuito RISPONDE LO STUDIO TEDESCHI COMMERCIALISTI IN MILANO ‘ROMA – «Il cumulo gratuito di versamenti contributivi in gestioni diverse ai fini dal raggiungimento sia della pensione di anzianità sia di quella di vecchiaia viene esteso alle Casse privatizzate, ovvero gli enti previdenziali dei professionisti. L’emendamento appena approvato all’articolo 29 del disegno di legge di Bilancio 2017 estende questa semplificazione a un settore caratterizzato da una forte mobilità e rende più completo un intervento nato per le sole gestioni Inps con un impegno di spesa ipotizzato in 430 milioni nel primo triennio, periodo in cui potrebbe interessare 45-46mila nuovi pensionamenti». Oneri non a carico delle Casse «Il cumulo gratuito dischiude un canale di uscita flessibile in un settore che nel ultimi anni ha registrato un crescente numero di trasferimenti di versamenti in gestioni diverse (basti pensare a Inpgi1 e Inpgi2 per i giornalisti) a causa della frammentazione dei mercati determinata dalla lunga crisi. Si tratta dunque di una opportunità in più con oneri che non peseranno sulle Casse, visto che per la copertura è previsto un definanziamento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica e del Fondo esigenze indifferibili. Il costo stimato per le finanze pubbliche nel primo triennio di questa estensione del cumulo gratuito per i professionisti è di 210 milioni». Approvato anche un emendamento sugli esodati «In nottata è stato anche approvato un emendamento che sposta di due anni (dalla fine del 2012 alla fine del 2014) i termini per riconoscere la salvaguardia-esodati anche ai lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro e sono andati in mobilità entro quest'ultima data. L'ottava salvaguardia cresce così da 27.700 a 30.700 nuove tutele, con costi aggiuntivi di 35 milioni nel primo triennio». (fonte www.ilsole 24ore.com(art/notizie/2016-11-24/) Estesa la 14ª a 3 milioni di contribuenti! Governo e sindacati hanno firmato un verbale per gli interventi sul sistema pensionistico. Nel verbale di cinque cartelle, sono identificate le misure che saranno messe in campo nei prossimi tre anni, fra le quali l’Ape, l’intervento sui precoci e l’estensione e l’aumento della quattordicesima per i pensionati con i redditi più bassi. Per accedere all’Ape, l’anticipo pensionistico su base volontaria, bisognerà avere maturato una pensione “non inferiore a un certo limite”. È quanto si legge nel verbale d’incontro firmato da sindacati e governo. Il limite minimo non è stato ancora identificato. Sulle pensioni «si è fatto un buon lavoro, ma non è ancora concluso», ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camuso, al termine del tavolo sulle pensioni, spiegando come, in particolare, sia risultata positiva la distinzione tra lavori, privilegiando nell’uscita chi ha svolto attività più faticose. Così la cosiddetta 14ª adesso riconosciuta ai pensionati con redditi complessivi personali fino a 750 euro mensili viene estesa anche a coloro che hanno redditi fino a mille euro al mese (2 volte il trattamento minimo). ■ AVVISO AI NOSTRI LETTORI Lo studio TEDESCHI & Partners - Commercialisti in Milano cura la pagina (Lex Semper Loquitur). I lettori pertanto sono pregati di rivolgere le loro domande in materia fiscale direttamente a: Tedeschi & Partners, via Correggio n. 19 - 20144 Milano o telefonando allo 02.45485155. Nuove norme per i seggiolini dell’auto Novità in vista per i bambini che viaggiano in auto: dal 2017 entreranno in vigore nuove norme per i seggiolini delle automobili. Come ricorda Studio Cataldi, l’attuale normativa italiana in merito al trasporto dei piccoli in auto afferma che «I bambini di statura inferiore a 1,50 m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conformemente ai regolamenti della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite o alle equivalenti direttive comunitarie» (art. 172 codice della strada). Nuovi parametri per la scelta del modello In linea di massima, a cambiare saranno le normative R44/04 e R129 (i-size) che prendono in considerazione i parametri per la scelta del modello di seduta più adatto per i bambini, il peso e l’altezza. Il fine della revisione delle regole è quello di ottimizzare la sicurezza dei minori trasportati in auto, dati anche i recenti allarmanti dati sul numero di incidenti. Rialzo con schienale per bimbi fino 125 cm Sarà in vigore da gennaio 2017 la direttiva ECE R44-04 che ha come destinatari i bambini fino a 125 centimetri di altezza. Questi dovranno obbligatoriamente essere protetti da un rialzo con schienale che consente una migliore disposizione della cintura sulle spalle del bambino. Non è dato però sapere a quale gruppo di peso si applicherà la normativa in quanto si fa riferimento solamente all'altezza del bambino. Stop ai seggiolini senza schienale Dall’estate 2017, invece, si entrerà nella seconda fase della riforma che riguarda i seggiolini auto destinati ai bambini a partire dai 100 cm di altezza in poi. La novità più importante è che non sarà più permessa la vendita di seggiolini auto senza schienale, perciò tutti i booster (i cosiddetti alzabimbo) dovranno essere dotati di schienale. Inoltre, non sarà più obbligatorio il “sistema Isofix” per i bambini da 1 metro a 1 metro e mezzo di altezza, per cui i genitori saranno liberi di scegliere le modalità di installazione che prediligono. Per chi viaggia all’estero con i bambini è bene conoscere i parametri di riferimento per le regole sui passeggini auto. In Italia, tale termine è fissato a 150 cm. (fonte ANSA) Cambia la Sanità Arrivano i nuovi ticket L’allarme della Cgil: i cittadini dovranno pagare complessivamente 60 milioni di euro. Questa volta appunto è un sindaca- to a lanciare l’allarme, che avverte: pre- sto i cittadini dovranno farsi carico di spese sanitarie per un totale di ben 60 milioni di euro. A tanto pare che corrispondano, com- plessivamente i ticket a carico dei contri- buenti previsti dai nuovi livelli di assi- stenza (Lea). «Circa 20 milioni si otter- ranno dai nuovi ticket – spiega all’Ansa Stefano Cecconi, responsabile Politiche Salute Cgil – e questo anche perché, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regi- me di prestazione ambulatoriale che im- plica il pagamento del ticket». Prestazioni di operazioni ormai di routi- ne, come ad esempio: cataratta, tunnel carpale, ernia o dito a martello. «Secondo le stime del ministero con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori en- trate per il Servizio sanitario nazionale pari a 60,4 mln di euro – spiega ancora Cecconi – in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulato- riale e 40 mln dalla introduzione di nuo- ve prestazioni ambulatoriali nell'elenco dei Lea». A CURA DI GIULIA TEDESCHI

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P 14AGINA – SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 GAZZETTINO MEDICO La Gazzetta della Puglia Le cause dell’ipotensione post-prandiale e i primi passi da compiere senza indugio Perché la pressione si abbassa dopo i pasti H I P P O C AT R E S ● A CURA DEL MAGGIORE GENERALE (r.) E. I. DOTT. SAMUELE VALENTINO Soffrire di cali di pressione dopo aver mangiato: in medicina si chiama “ipotensione post prandiale” ed è una condizione diffusa soprattutto tra le persone anziane, in cui la rigidità delle pareti delle arterie può compromettere la regolazione della pressione sanguigna. Il disturbo può manifestarsi tuttavia anche in persone adulte che fino a quel momento hanno goduto di un buono stato di salute, oppure in chi sta assumendo farmaci contro la pressione alta (antipertensivi). Fondazione Veronesi ha chiesto al prof. Cesare Fiorentini, direttore sviluppo area clinica del Centro Cardiologico Monzino, di fare chiarezza su questa condizione e le sue cause La causa dell’ipotensione postprandiale è da ricercare nel maggiore afflusso di sangue che dopo i pasti si confluisce verso stomaco, fegato e la prima parte dell’intestino, a danno di altri organi. Più grave se si verifica a livello coronarico e cerebrale. Ad esempio, in quest’ultimo caso si avvertono i sintomi tipici descritti da chi ne soffre: capogiri, difficoltà visive, sensazione di mancamento, debolezza e sudorazione accentuata. Ma l’ipotensione post prandiale non è l’unico esempio di alterata regolazione della pressione arteriosa. Un’altra situazione frequente è l’ipotensione orto- statica, che si manifesta con un brusco calo della pressione sanguigna quando si passa dalla posizione sdraiata a quella eretta e che in alcuni casi comporta la caduta. Questi episodi possono verificarsi sia in persone sane sia in chi sta assumendo farmaci antipertensivi. Se nelle prime il manifestarsi di episodi di ipotensione richiede il consulto dello specialista, per avviare eventualmente una terapia, chi è già in cura è chiamato a consultare il proprio medico per rimodulare lo schema terapeutico. Tra le varie categorie di antiper- tensivi, i sartani sono quelli che favoriscono un calo meno drastico della pressione arteriosa. Serve più prudenza, invece, se si assumono gli Ace-inibitori, soprattutto nei primi giorni di assunzione, che nei casi più severi potrebbero richiederne la sostituzione. Più che alla categoria dei farmaci, però, occorre prestare attenzione alle dosi e ai tempi di somministrazione. Se si accusano episodi di ipotensione post-prandiale, il primo passo da compiere è assumere gli antipertensivi lontano dai pasti. Può essere di aiuto la dieta: me- glio evitare pasti troppo abbondanti, accompagnati da bevande alcoliche e superalcoliche. Importante è anche valutare la regolazione della glicemia, che se alterata può contribuire all’innesco di fenomeni accentuati di vasodilatazione e vasocostrizione, con un conseguente alterato afflusso di sangue a livello periferico. Per fronteggiare la crisi è invece utile sdraiarsi per terra, con le gambe alzate e bere acqua. Di norma, in questo modo, la situazione torna alla normalità nel giro di pochi minuti. (fonte Centro Cardiologico Monzino) I principali sintomi cardiovascolari «Che cosa sarà quel dolore al petto o quello strano “sfarfallio” nel torace che ci fa sobbalzare? Perché improvvisamente ci manca il fiato o ci si gonfiano le gambe? Per interpretare nel modo giusto i sintomi che devono metterci in allarme bisogna sempre rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista cardiologo. Ma cercare di capire quali sono i criteri principali che orientano il medico nella diagnosi può essere utile anche al paziente, per farsi un’idea di massima di quali sono i casi in cui un dolore al torace, per esempio, deve far scattare subito una telefonata al servizio di emergenza medica.» «Per questa ragione, Corriere.it/salute ha messo a punto una web-app, realizzata con la collaborazione scientifica del Centro Cardiologico Monzino. La prima esordisce oggi (22 luglio 2016, ndr) ed è dedicata proprio al dolore toracico, possibile campanello d’allarme dell’infarto. A breve, seguiranno altri sintomi comuni con possibili implicazioni cardiologiche (pal- pitazioni, fiato corto, caviglie gonfie eccetera).» «Il Monzino è orgoglioso di essere parte di quest’iniziativa del Corriere della Sera, che ha un obiettivo educativo e culturale importantissimo: utilizzare le potenzialità del web a vantaggio del paziente, – afferma il Prof. Cesare Fiorentini, Direttore sviluppo Area clinica del Centro Cardiologico Monzino. – Internet ha già un ruolo predominante nella gestione della salute, con conseguenze positive e negative. Da un lato infatti il paziente, grazie al web, ha un ampio accesso all’informazione medica, come mai era stato possibile prima d’ora; per contro, tuttavia, proprio questa sovrabbondanza di informazione può generare smarrimenti o stati d’ansia eccessivi.» «Il nostro obiettivo con questo progetto è valorizzare le potenzialità del web per guidare il cittadino a interpretare correttamente e tempestivamente i possibili segnali delle malattie cardiache più comuni.» PROF. CESARE FIORENTINI Tumori, ora è possibile bruciarli in 30 minuti Un tumore endocrino al pan- creas è stato distrutto (di recen- te) in una donna anziana con sole tre sedute da 10 minuti cia- scuna all’Irccs policlinico San Matteo di Pavia. La nuova tecnica è molto meno invasiva, dolorosa e senza effet- ti collaterali rispetto alle cure tradizionali, che prevedono in- terventi chirurgici, radiotera- pia, chemioterapia, e non sem- pre ottengono il risultato spera- to, portando pesanti ripercus- sioni al corpo. Si chiama termoablazione per via percutanea e ha permesso di rimuovere completamente la massa del tumore: si inserisce un ago sottile su cui viene tra- smessa una energia elettroma- gnetica che produce calore riu- scendo a bruciare il tumore. Il primo chirurgo italiano che ha usato con successo su mi- gliaia di pazienti questa tecnica è il dottor Sandro Rossi (dal 2002 sino a tutto il 2009). Una precisazione: presso alcuni Istituti scientifici italiani per lo studio dei tumori è già in atto un nuovo macchinario che per- mette attraverso l’emissione di ultrasuoni ad altissima inten- sità, l’espulsione delle cellule malate dal cancro. ■ Da uno studio presentato di recente al congresso europeo di oncologia medica Esmo Nuova cura per il tumore alla prostata Il tumore della prostata è la forma di neoplasia più frequente tra i maschi italiani, con oltre 35.000 nuovi casi ogni anno, purtroppo. Oggi è disponibile un nuovo trattamento che, non solo migliora la sopravvivenza globale e la qualità della vita, ma riduce anche il rischio di ipertensione e disturbi neurologici e psichiatrici, che possono essere associati all’utilizzo di altri farmaci. Si tratta del trattamento farmacologico con abiraterone acetato, associato a prednisone. Una cura specifica per la forma metastatica in fase precoce e asintomatica. Questo risultato emerge da uno studio presentato al recente congresso europeo di oncologia medica Esmo, tenutosi a Copenaghen. Nel dettaglio: è emerso che il rischio di sviluppare ipertensione di ogni grado come effetto collaterale del trattamento è più del doppio (2,26) per i pazienti trattati con enzalutamide (un altro farmaco disponibile per il trattamento dello steso tipo di pazienti) mentre è di solo 1,16 per l’associazione dei due farmaci. Anche per il grado più alto di ipertensione la differenza è rilevante, essendo il rischio 2,52 volte per l’enzalutamide a 1,72 per i due farmaci. Importante anche la differenza del rischio per i disturbi neurologici (1,44 rispetto a 1,13) e psichiatrici (1,43 rispetto a 1,04). Questi nuovi dati si associano a quelli già noti, in termini di aumento della sopravvivenza, di ritardo della progressione della malattia Influenza, importante vaccinarsi! Lo sbarco in anticipo del virus e alcune sue mutazioni, quest’anno, rendono molto più aggressiva l’influenza, soprattutto per la fascia di età 50-60 anni. «Per questo è più che mai importante vaccinarsi al più presto», raccomanda il Ministero della Sanità: «Il primo sbarco è avvenuto in gommone dalla Libia. Ma non parliamo di immigrati bensì del nuovo virus influenzale del ceppo A/H3, che quest’anno minaccia di mettere a letto sei milioni di italiani. E questa volta molti in pie- na età lavorativa, tra i 50 e 60 anni. ■ e del miglior controllo del dolore correlato al tumore avuti con l’associazione di abiraterone e prednisone. «Questi numeri così riportati possono risultare di difficile comprensione» precisa Roberto Iacovelli, oncologo medico all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. In realtà sono molto importanti, in quanto possono influire sulla qualità di vita dei nostri pazienti. Quando parliamo di persone affette da tumore alla prostata, dobbiamo considerare una età media di oltre 60 anni e di pazienti che spesso hanno già altre comorbidità per cui l’insorgenza di disturbi ulteriori come complicanza del trattamento che possono peggiorare la memoria, la vita sociale o richiedere ulteriori medicine ha un impatto non secondario sul paziente. Questo va quindi considerato non solo come portatore di una malattia che deve essere curata ma anche come individuo sociale. Per cui la scelta della terapia oncologica deve tener conto delle possibili complicanze e del rapporto rischio-beneficio cercando di offrire un trattamento che sia sicuramente efficace ma anche personalizzato sulle esigenze e i possibili rischi e questo studio dimostra come l’abiraterone è caratterizzato da un minor rischio di sviluppare ipertensione e disturbi neuropsichici». «Questi dati – aggiunge il dottor Iacovelli – scaturiscono da una nuova meta-analisi sugli effetti avversi dei farmaci utilizzati nel trattamento del tumore della prostata. La prima era stata presentata durante il congresso americano di oncologia lo scorso gennaio e riguardava la fatigue e la tossicità cardiovascolare mentre quella recentemente presentata all’Esmo si è focalizzata sul rischio di sviluppare ipertensione, eventi neurologici e psichiatrici. I dati derivano dall’analisi di studi randomizzati controllati (Rct) nei quali sono stati inclusi più di 5.000 pazienti trattati con abiraterone acetato associato a prednisone oppure enzalutamide. Per ciascuno farmaco è stato valutato il rischio relativo (Rr) di sviluppare una tossicità e il suo intervallo di confidenza rispetto al trattamento di controllo utilizzando una metodologia statistica e validata». (fonte: Italiaonline) ■ Benessere e salute Proprietà nutrizionali delle banane Costituita per il 75 per cento di acqua, 100 grammi di banana contengono solamente 89 calorie a fronte di un bassissimo contenuto di grassi (circa l’1 per cento). Fra i più importanti costituenti delle banane troviamo il complesso vitaminico B (fra cui anche la vitamina B1, B2 e B6). La vitamina B2 aiuta a detossificare il corpo e contribuisce al benessere di pelle, unghie e capelli, mentre la B6 regola gli ormoni (maschili e femminili). Eccellente fonte di vitamina C, le banane contengono importanti minerali come fosforo, zinco, ferro, potassio, sodio, magnesio e triptofano. La banana aiuta a contrastare l’anemia, tiene sotto controllo la pressione, stimola le capacità mentali e aiuta la termoregolazione corporea. In particolare il triptofano viene convertito in serotonina che regola l’umore, il benessere psicologico, il sonno. I benefici del cetriolo di mare Il cetriolo di mare è una creatura marina che vive in tutto il mondo sul fondo dell’oceano ed è stato utiliz- zato nella medicina tradizionale cinese per centinaia di anni, ma il suo utilizzo medico non è noto nella medicina occidentale. Tuttavia, questo potrebbe presto cambiare, infatti, molte prove dimostrerebbero che gli estratti di ce- triolo di mare possono uccidere le cellule tumorali, stimolando il sistema immunitario. Precedenti ricer- che sui cetrioli di mare pare che abbiano dimostrato la sua capacità di uccidere le cellule tumorali del pancreas, della mammella, della prostata, del pol- mone, del colon, della pelle e cancro al fegato. Questi estratti si sarebbero anche dimostrati efficaci per uc- cidere le cellule leucemiche e del glioblastoma. Nutrizionalmente, i cetrioli di mare posseggono un profilo impressionante di nutrienti preziosi tra cui la vitamina A, vitamina B1, vitamina B2, vitamina B3, minerali come magnesio, calcio, zinco e ferro. Gli scienziati ritengono che il composto chiave re- sponsabile dell’attività di killer del cancro contenuto nel cetriolo di mare è un composto chiamato triter- penoide frondoside A. ■

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La Gazzetta della Puglia RECENSIONI P 15SETTEMBRE/DICEMBRE ’16 – AGINA TAU EDITRICE – di Luca Micelli ED INSIEME - di Agostino Picicco «Giorgio La Pira...Un Profeta »prestato «Intervista alla città-Voci »dal... Correre per fare il sindaco? Ma chi ce lo fa fare? A parte il flop elettorale da mettere in conto, ci sono sempre meno risorse a disposizione degli enti locali e i pm d’assalto pronti dietro l’angolo a piombarti addosso. Si sa, la discrezionalità della politica è oggi impedita da certa magistratura. E poi, oltre a queste difficoltà che rendono la vita difficile, la carica di sindaco è meno remunerativa di una volta. Grosso modo, sono queste le lamentele di molti primi cittadini. Dimenticano qualche particolare: la politica non è un pranzo di gala, la crisi economica morde da un decennio, la corruzione è diventata endemica e, soprattutto, nessun medico ha ordinato loro di aspirare a fare il sindaco. Appunto chi ve lo fa fare? Il guaio è che è venuto meno un intero quadro di valori. Al posto dei partiti ci sono permanentemente comitati d’affari e, periodicamente, comitati elettorali. La politica si è personalizzata. I programmi amministrativi, sulla carta e a parole, sono tutti uguali. Come tutte uguali, nella pratica quotidiana e di là dei simboli partitici, sono le camarille politico-amministrative. La gente non ha più fiducia in nessuno. Ci vorrebbe un recupero culturale ed etico. Ed esempi positivi da trasmettere. Una volta c’erano i partiti veri, scuola di cultura politica. Sì, anche allora, diciamolo alla Rino Formica, la politica era sangue e merda. Lasciava cadaveri per terra e non faceva prigionieri. Ma si vinceva e si perdeva per un’idea o si provare vergogna a barattarla. Chi, come me, ha una certa età ricorda, oltre alla partitocrazia, anche figure esemplari di primi cittadini. Si possono fare tanti nomi. Uno su tutti: Giorgio La Pira. A riportarmelo alla mente, è stato il libro di Luca Micelli: “Giorgio La Pira. Un profeta prestato”, Tau Editrice, Todi (PG), 2015, pp. 72, euro 5). Luca Micelli ha trent’anni. È na- to a Grottaglie (TA). Nel 2012 si è laureato in filoso- fia presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Verga- ta”. È docente di scuola media superiore. I suoi te- mi di ricerca riguardano l’antropologia filosofica e teologica, la filosofia mora- le, la filosofia della religio- ne, il rapporto tra fede e scienza. Questo suo breve saggio su La Pira, scritto in modo scorrevole e chiaro, ripercorre a volo d’uccello le tappe essenziali del “profeta”. Intanto, perché “profeta” e “prestato”? Profeta, come scrive Franco Miano nella presentazione, perché «seppe annunziare al mondo la possibilità di una realtà diversa» (p. 10). Quanto a prestato, lo fu «alla Chiesa, alla politica fiorentina e na- zionale, al mondo intero» (ivi). In dieci capito- letti, Micelli tratteggia l’intera vita di La Pira (1904-1977): dalla nascita in Sicilia, agli studi, alla “svolta cristiana”, all’impegno accademi- co, all’aiuto ai poveri, all’antifascismo, all’e- sperienza nella Costituente, alla successiva fase parlamentare-governativa, a quella di sindaco e alle iniziative internazionali per la pace (foriere di numerosi polemiche). La Pira ha saputo testimoniare la coerenza tra Vangelo e fatti. Una persona e un perso- naggio che ha lasciato una traccia indelebile. «Basti pensare – scrive Micelli – che a un an- no dalla sua morte, presso il cimitero di Ri- fredi, dove venne sepolto, si recarono a ricor- darlo molti fiorentini, varie delegazioni im- portanti di paesi esteri, come Egitto e Israele; c’erano anche i bambini delle scuole elemen- tari di Firenze, insieme ad altri che proveni- vano dalle scuole di Israele e dei paesi arabi che posero una lampada sulla sua tomba con scritta la parola pace nelle tre lingue: latino, arabo, ebraico» (p. 66). La Pira: un esempio per «i giovani che osano dare vita ai propri sogni». PIETRO FILOMENO ■ DALLA PRIMA (...) coincidenti; comunque caratterizzate da onestà intellettuale e amore per il luogo sorgivo, che resta vivo nel cuore degli interpellati per il suo mare azzurro, il clima mite, gli antichi palazzi, la piazza grande, le campagne circostanti, i monumenti architettonici, le relazioni umane custodite e consolidate. I riferimenti affettivi, religiosi e sociali, le eccellenze, le conquiste, le resistenze, i cambiamenti fisiologici e strutturali, le gioie condivise, segnano l’epopea di un popolo che continua a dirsi orgogliosamente “giovinazzese”. Di seguito la prefazione del primo cittadino di Giovinazzo. «Ma che bella idea! Ricucire la nostra memoria attraverso la voce, gli occhi, l’anima, la narrazione corale di chi ha rappresentato (e rappresenta ancora) un riferimento, un’ispirazione, un’emozione o un ricordo della nostra città. Che a prendere la parola sia il politico, il cittadino impegnato nel sociale, il sacerdote, il vescovo o uno sportivo; che sia il professore, lo studente, l’imprenditore, un operaio o un vecchio dj, poco importa. Sono tutte storie belle, quelle proposte a mo’ d’intervista, ma soprattutto storie vere. Storie che ci permettono di ricordare un importante pezzo di strada percorso, relativo agli ultimi vent’anni. Questo lavoro esemplare abbraccia impeccabilmente una vicenda storica accidentata, che ha visto la nazione e anche Giovinazzo confrontarsi con temi e sfide continue: l’Europa, l’euro, le varie crisi internazionali, la chiusura della nostra Ferriera e la “grande botta” della crisi economica che sta caratterizzando l’ultimo decennio. Tutto questo racconto e “raccordo” ci ritorna in mente con il fare geniale o folle del mensile La Piazza di Giovinazzo, “piazza”, che non è solo quella che ci immaginiamo con la sua bella Fontana dei Tritoni... ma ogni angolo di strada, il mercato giornaliero, fra gli alberi del Parco Scianatico, nei vicoli del centro storico e sui nostri gozzetti che solcano il mare azzurro. La piazza siamo noi, la piazza siamo tutti. Non esiste una bella piazza se non esiste tanta bella gente e soprattutto se non c’è voglia di parlarsi, raccontarsi e confrontarsi. Per questo ringrazio anche te, caro Agostino, per aver voluto, una volta di più, omaggiare la nostra città con un percorso del cuore e della mente. Attraverso le tue interviste qui raccolte, riporti l’aratro nel solco e ari la vigna della nostra storia. Non c’è una singola voce, fra quelle che hai raccolto, che non ci rappresenti, nelle nostre eccellenze e forse in qualche debolezza. Ma poco importa, perché quello che saremo possiamo deciderlo ancora, ma quello che siamo stati non si può cancellare. Voci di Giovinazzo, che richiamano le nostre radici e che non potremo mai dimenticare. Grazie di cuore». TOMMASO DEPALMA SINDACO DI GIOVINAZZO (BA) Ed Insieme – di Antonio De Vita «IL CITTADINO DEMOCRATICO» In occasione del centenario della nascita di Aldo Moro, l’avvocato di origine pugliese Antonio De Vita ha scritto il volume “Il cittadino democratico secondo Aldo Moro” (Ed Insieme) in cui ripercorre il rapporto di Moro col mondo universitario e i capisaldi del suo pensiero circa la partecipazione democratica al funzionamento delle istituzioni. Il volume è stato presentato (di recente) a Milano presso l’Arp (associazione regionale pugliesi) dall’on. Gero Grassi (nella foto: al centro), componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, alla presenza di un numeroso pubblico che ha ascoltato con grande attenzione quanto l’oratore ha ricostruito circa le fasi precedenti al sequestro con la barbara uccisione dell’illustre statista pugliese da parte delle Brigate Rosse nel 1978. Proponiamo stralci della prefazione del nostro collaboratore Agostino Picicco. «In occasione del centenario della nascita di Aldo Moro (23 settembre 1916), l’avv. Antonio De Vita ricorda il compianto maestro, l’insigne statista, l’illustre corregionale, con una riproposizione di molti suoi brani originali, tra i quali alcuni ascoltati dalla sua viva voce quando studiava presso l’Università di Bari. (…) Occorre far presente che il rapporto tra Moro e il mondo universitario è strettissimo. Proviamo a riassumere la sua esperienza accademica, lunga e prestigiosa, in poche righe che sicuramente non potranno sintetizzarne la ricchezza. Conseguita la laurea nel 1938 a 22 anni, con una tesi in Diritto e procedura penale, premiata con lode e proposta di stampa, divenne subito assistente volontario presso la cattedra di Diritto e procedura penale e nel 1940 incaricato di Filosofia del diritto e di Storia e politica coloniale. Nel 1942 superò il concorso nazionale di abilitazione alla libera docenza e, nel 1947, il concorso per la docenza in Diritto penale che gli consentì di essere nominato, prima professore straordinario, a partire dal 1948, e poi ordinario nel 1951. Fu incardinato presso l’Università degli Studi di Bari fino al 1963 presso la Facoltà di Giurisprudenza. Poi, per conciliare l’attività politica a Roma, ottenne il trasferimento presso “La Sapienza” come titolare della cattedra di Istituzioni di diritto e procedura penale nella Facoltà di Scienze politiche, ruolo che mantenne fino alla morte nel 1978. Nei testi di prima mano di De Vita, che ripropongono la viva voce di Moro alle prime esperienze di insegnamento, si coglie la sua formazione interdisciplinare: filosofia del diritto, diritto penale, procedura penale, e in filigrana la ricca e decisiva formazione ecclesiale con i suoi fondamenti nella dottrina sociale della Chiesa. Si nota l’impronta di tanti maestri che ne hanno ampliato gli orizzonti culturali. Soprattutto si coglie la coerenza tra pensiero e azione politica scolpita nell’assioma fondamentale che considera l’uomo al centro del sistema, la persona prima dello Stato. (…) Moro esprime una vicinanza inedita verso gli studenti universitari. Dai giovani si faceva benvolere perché non aveva atteggiamenti altezzosi, ma viveva il rapporto con gli allievi in uno spirito di dialogo e di ascolto, tramite una dottrina frutto di sintesi e mediazione, nell’esame e nella conoscenza della realtà complessa del mondo. Un’icona, pur tragica, di questa sua attenzione e missione di docente la si coglie vedendo nell’auto crivellata di colpi, il giorno del rapimento, le tesi di laurea insanguinate, che stava leggendo in vista della prossima discussione di laurea. La sintesi estrema di questi temi con cui ci confrontiamo, e di cui cogliamo tangibilmente l’attualità, è che l’ordine democratico è da un lato l’esigenza di ogni comunità di essere dotata di un ordine essenziale, ovvero di una organizzazione, per sopravvivere e operare, e dall’altra l’opportunità per la comunità di tenere conto degli interessi degli uomini che la compongono, per evitare il conflitto e quindi la dissoluzione della stessa comunità. Un concetto di democraticità alla base della Costituzione in chiave “arditamente” sociale. La conoscenza della dottrina democratica, peraltro, consente di comprendere il senso degli interventi di Moro in sede costituente, individuando quello che è stato il risultato finale alla luce del contributo degli altri costituenti. Una costante del pensiero di Moro, qui riassunto, è quello della responsabilità, alla base della salvezza del Paese: la stagione dei diritti e delle libertà ha bisogno di un nuovo senso del dovere che coinvolga tutti e veda tutti protagonisti. Un altro caposaldo del suo pensiero è quello di inserire nel circuito del potere quelli che ne sono esclusi. Cioè l’individuo non più “singulus” ma “socius”, cioè componente a pieno titolo della comunità civile. Moro mette in pratica questa dottrina democratica sia come cittadino nella vita privata sia come uomo pubblico. Un omaggio di De Vita al maestro, un monito per noi tutti a riconoscere nella politica la più alta forma di carità come diceva Paolo VI, alla luce della vicenda umana...». A. P.

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