Il Bivacco 2016-2017

 

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Il Bivacco 2016-2017

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IL BIVACCO n. 35° ANNO 2016 A cura del Cai di Vestone

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UN CORDIALE SALUTO A TUTTI I SOCI Ho appena finito di guardare, con occhio criti- un istruttore nazionale di sci-alpinismo, sempre co, i dati della nostra Sottosezione, a pagina 5. del CAI cittadino; la “gestione dell’emergenza in Quattro dati, in particolare, hanno attirato la mia caso di infortunio”, spiegata da una dottoressa attenzione: nel 2014 eravamo in 369, oggi siamo specializzata nel soccorso in montagna. 465; i “Soci giovani” nel 2014 erano 18, oggi sono 79. Un’altra serata che, mentre va in stampa “il Bi- Siamo aumentati di “cento” in due anni e la stra- vacco”, è in preparazione, sarà aperta a tutti i grande maggioranza di questi “cento” sono “Soci Soci e dedicata all’argomento “neve e valanghe” giovani” che significa: ragazzi sotto i 18 anni! con spiegazioni dettagliate sull’utilizzo di ARTVA- Il successo dell’iniziativa ALPINISMO GIOVANI- PALA-SONDA. E’ prevista per il 16 Dicembre e LE, lanciata nell’autunno del 2014, è stato gran- sarà inviato a tutti un avviso via mail. de, tanto come la nostra sorpresa e penso ci (a proposito di ...mail: colgo l’occasione di questo venga invidiato un pochino da altre Sottosezioni “scritto su carta” per invitare tutti i Soci in pos- e anche da alcune Sezioni! sesso di indirizzo mail e che non ricevono le no- Pochi giorni fa, Sabato 26 Novembre, i nostri ra- stre “news” ...a comunicarcelo! Ormai siamo tutti gazzi hanno festeggiato la conclusione della loro coinvolti, che ci piaccia o no, in questa nuova era stagione escursionistica; ero presente e, mentre di “comunicazione elettronica” ... non è più pen- il loro Accompagnatore, Raffaele Vezzola, annun- sabile di poter inviare avvisi via posta ordinaria ciava le interessanti novità per il prossimo anno, per ogni iniziativa o evento!) l’entusiasmo aleggiava nell’aria, un po’ contagioso. Oltre a queste iniziative “occasionali” abbiamo, Cari ragazzi, Raffaele, alla fine delle sue relazio- come tutti gli anni, iniziato la stagione fredda con ni, vi ha sempre scritto: ...Alla prossima! l’apertura della nostra palestra di arrampicata (ri- Io vi auguro un sereno inverno, buone vacanze cordo: nelle sere di Martedì e Mercoledì – grazie per Natale e buona volontà a scuola e vi saluto ai nostri giovani volontari) e con la ginnastica pre- con un: sciistica (sempre in palestra ogni Mercoledì). ARRIVEDERCI AL PROSSIMO ANNO! Concludo con un esortazione rivolta a tutti i Soci Quanto ai Soci “non più giovani”... mi piace poter- che vediamo solo una volta l’anno per il rinno- vi dire che archiviamo in bellezza una bella sta- vo del tesseramento. Per noi del Consiglio siete gione di gite estive; solo la prima gita del Primo importanti forse più di quelli che frequentano la Maggio (curioso gioco di parole) è stata annullata sede e le gite ma allo stesso tempo rappresen- causa maltempo. tate il nostro maggior cruccio. E’ un po’ una no- Invece le gite dello scorso inverno, purtroppo, stra sconfitta avere così tanti Soci nel computer sono state praticamente dimezzate dalla man- e vederne così pochi nelle gite oppure in sede. canza di neve fino a Febbraio inoltrato. Ci stiamo Sicuramente dobbiamo rivedere qualcosa nel attrezzando per l’inconveniente ma... ancora non nostro atteggiamento... Intanto “voglio rompere il intravediamo soluzioni! ghiaccio” e dirvi: il nostro non è un gruppo chiuso La nostra gara di “Skiroll”: Nozza-Belprato, sem- e riservato ai Consiglieri e ai capigita; provate a brava destinata ad essere (per la prima volta in partecipare ad una gita e lo percepirete di perso- 13 anni!) ...bagnata da fredda pioggia ed invece, na! Oppure provate a venire in sede un Venerdì appena un paio d’ore prima dello start, il maltem- sera! po si è placato, consentendo una piacevole salita Può darsi che vi troviate a vostro agio e magari ai concorrenti e una bella festa per tutti nella piaz- ritornerete ancora. zetta di Belprato. Non ho aggettivi adeguati per Sono stato un po’ troppo “lungo”... contrariamen- descrivere, per chi non c’era, Il consueto rinfre- te alle mie intenzioni; è ora di chiudere con i miei sco del dopo-gara, preparato dalle nostre “donne migliori del CAI Vestone”. Solo vi invito a leggere lo scrit- Auguri per Natale e per tante belle gite sulla to (imparziale) che ci hanno inviato gli amici della Polisportiva Vobarno a pagina 56. Finita la stagione delle escursioni abbiamo chiu- neve!!! Il vostro Reggente Giuseppe Pelizzari so questo 2016 con diverse giornate di pulizia e rifacimento segnaletica di alcuni sentieri della no- stra zona e con alcune iniziative: la prima è nata per l’idea di “fare qualcosa” insieme al “Gruppo Alpini Vestone” ed è uscita, Sabato 12 Novem- bre, una piacevolissima serata al Teatro dell’Ora- torio con il coro “La Zerla”. Grande emozione nel finale con “Signore delle Cime” cantata in piedi tutti insieme! Poi, per migliorare il nostro “bagaglio tecnico”: tra fine Novembre e inizio Dicembre, due sera- te di aggiornamento/approfondimento per i “ca- pigita” su argomenti molto delicati e oggetto di frequenti discussioni al nostro interno e cioè: le “responsabilità del capogita”, con la relazione di un avvocato, socio e capogita del CAI Brescia; la “preparazione delle gite sulla neve”, illustrata da 2 IL REGGENTE

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TESSERAMENTO SOCI 2017 Socio ordinario Socio ordinario juniores (tra 18 e 25 anni - nati dal 1/1/91 al 31/12/98 Socio familiare Socio giovane (nati dal 1/1/1999 in avanti) Quota tessera socio nuovo € 48,00 € 27,00 € 27,00 € 18,00 € 5,00 All’atto del rinnovo del tesseramento (sede sociale o oreficeria Damioli), oppure della nuova iscrizione, il socio sarà automaticamente assicurato con una polizza infortuni che prevede i seguenti massimali: Caso morte Caso invalidità permanente Rimborso spese di cura €. 55.000,00 €. 80.000,00 €. 1.600,00 (Franchigia € 200,00) Il socio potrà richiedere una copertura infortuni che prevede dei massimali più alti, versando una quota aggiuntiva di €. 4,00. I massimali di detta polizza sono i seguenti: Caso morte Caso invalidità permanente Rimborso spese di cura €. 110.000,00 €. 160.000,00 €. 2.000,00 (Franchigia € 200,00) N.B. 1. L’ASSICURAZIONE INFORTUNI COPRE SOLAMENTE LEATTIVITÀ SOCIALI ORGANIZZATE DAL CAI. 2. IL TESSERAMENTO DÀ INOLTRE DIRITTO ALLA “POLIZZA SOCCORSO ALPINO” CHE COPRE, OL- TRE ALLE ATTIVITÀ SOCIALI ORGANIZZATE DAL CAI, ANCHE LE ATTIVITÀ A TITOLO PERSONALE. 3. È POSSIBILE INOLTRE ATTIVARE UNA “POLIZZA INFORTUNI PERSONALE” AGGIUNTI- VA CHE COPRE L’ATTIVITÀ PERSONALE PROPRIAMENTE DETTA, CIOÈ QUELLO CHE NON RIENTRA GIÀ IN ATTIVITÀ ISTITUZIONALE ORGANIZZATA DAL CAI; LE CLAUSOLE E I DETTAGLI SONO EVIDENZIATI NELLA CIRCOLARE CAI N.2/2015 QUI ALLEGATA Per motivi di copertura assicurativa affrettatevi a rinnovare la tessera. Per i soci nuovi la copertura assicurativa decorre non prima di quindici giorni dalla data del tesseramento. Ai soci ordinari verrà spedita la pubblicazione mensile “Montagne 360°”. CONVENZIONI Il CAI VESTONE ha stipulato nel corso di quest’anno alcune convenzioni, riservate ai soci, con i seguenti esercizi commerciali o impianti sportivi: ALPSTATION-MONTURA - BRESCIA (SAN ZENO) sconto 15% CICLI BACCHETTI - NOZZA DI VESTONE sconto dal 10% al 20% IDROSPORT (PISCINA + PALESTRA) - IDRO sconto 7% PARIS SPORT - VOBARNO sconto 15% SPORT LAND - VILLANUOVA SUL CLISI sconto 10% I dettagli di ogni convenzione sono consultabili sul nostro sito www.caivestone.it alla pagina CONVENZIONI TESSERAMENTO SOCI 3

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4 TESSERAMENTO SOCI

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ASSOCIATI 1999-2016 SOCI ORDINARI SOCI ORDINARI JUNIORES SOCI FAMILIARI SOCI GIOVANI TOTALE SOCI 348 330 350 326 329 345 342 333 335 360 356 349 362 376 388 369 424 465 24374 32 30 28 19 17 14 12 11 13 14 12 13 17 18 18 49 79 67 68 77 76 83 85 83 84 81 84 89 89 91 90 97 87 83 93 247 230 243 222 227 243 245 237 243 263 253 248 258 269 273 264 262 262 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 30 31 5

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I seguenti soci hanno raggiunto: il 50° anno di appartenenza Alba Bignetti (Vestone) il 25° anno di appartenenza Capelli Samuele (Anfo) Ceresa Franz (Barghe) Freddi Giovanni (Vestone) Pialorsi Mara (Vestone) Sforza Valerio (Vestone) Vallini Valter (Bione) Zanoni Celeste (Bione) 6 TRAGUARDI

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Albo d’oro ski-roll (Nozza - Belprato) 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 Chiarini Giorgio Moreschini Costanzo Penasa Gianni Penasa Gianni Pasini Fabio Bianchi Eugenio Masiero Guido Bianchi Eugenio Bianchi Eugenio Masiero Guido Masiero Guido Paredi Simone Bonaldi Sergio (Mazzano) 31:57 (Pejo) 28:56 (Val di Sole) 28:23 (Val di Sole) 27:40 (Bergamo) 24:16 (Brianza ski roll e sci club Leffe) 27:45 (Gruppo sportivo Hartman) 28:52 (Brianza ski roll e sci club Leffe) 27:10 (Brianza ski roll e sci club Leffe) 26:48 (Sci club Montebelluna) 29:08 (Sci club Montebelluna) 28:30 (Gruppo Sportivo Esercito) 25:17 (Gruppo Sportivo Esercito) 29:06 SKI-ROLL 2015 7

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VIBRAZIONI E’ una qualsiasi domenica di fine ottobre e ieri ha piovuto; i boschi sono umidi e risuonano dei colpi delle doppiette. Ci sarebbero tutti gli estremi per continuare a dormire ma dalle finestre filtra una luce che promette un pomeriggio di sole. Sono fortunato, nel pomeriggio esce il sole ma la famiglia non ha voglia di andare da nessuna parte. Recitando la parte di quello che lo fa quasi di malavoglia parto per un giretto, e prendo la bici da corsa per evitare fango e piombo. La temperatura è gradevole, addirittura da pantaloncino corto e l’asfalto si è asciugato. Salgo tranquillamente lungo le coste di Sant’Eusebio ed arrivato in cima decido di scendere verso Vallio. La strada è praticamente deserta ma dopo una curva a destra mi trovo davanti un tornante secco a sinistra che l’ultima volta non c’era… Il vigliacco è anche bagnato perché le piante lo hanno tenuto all’ombra e quindi il mio patetico tentativo di frena-molla-provaafarla non va a buon fine. Mi rialzo e controllo i danni; nulla di grave a parte il ginocchio e la coscia grattugiati, così decido di continuare il mio giro scendendo verso Gavardo. Man mano che mi abbasso noto che un grigio pioggia aleggia nel fondovalle; evvaii! Il mio orgoglio mi impedisce di chiamare casa per farmi recuperare, indosso lo spolverino e parto sotto una leggera e fresca pioggerella di ottobre. Forse non tutti sanno che l’acqua funge da lubrificante per i sassetti che giacciono sull’asfalto aspettando solo che un ciclista un po’ sovrappeso ci passi sopra con la ruota posteriore. Essi riescono a penetrare meglio nella gomma e farti bucare e mi sembra anche di sen- tirli ridere. Che cosa mi rimane da fare adesso? Se dovessi farmi recuperare, sai che prese in giro… Mi fermo sotto un albero, togli la ruota, smonta il copertone, togli la camera d’aria, metti la camera nuova, rimonta il copertone, gonfio il tutto e riparto. Continuando la discesa mi accorgo di aver montato male il copertone che, girando in modo eccentrico rispetto al cerchio, mi fa saltellare come un coniglietto isterico appena prendo un po’ di velocità. Fortunatamente trovo un portico sotto il quale faccio un rapido sgonfiaggio seguito da un tentativo di sistemazione del copertone... che chiaramente gira più storto di prima Purtroppo devo ripartire, si è fatto tardi e la pioggia non smette di scendere. Pedalando e saltellando arrivo in paese, e passo davanti ad un manifesto che invita a raccogliere indumenti e generi alimentari a favore dei terremotati del centro Italia; immediatamente mi passa la voglia di lamentarmi per le vibrazioni che mi infastidiscono. Le montagne sulle quali viviamo e che, per divertirci, scaliamo, nascono dallo scontro delle placche continentali; l’avvicinarsi dell’Africa all’Europa ha generato le Alpi e gli Appennini, purtroppo non sempre in modo liscio e scorrevole ma spesso con dei terre- 8 RIFLESSIONI

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moti catastrofici. Le pareti sono destinate a franare, come la terra a tremare ed i fiumi a gonfiarsi di pioggia; ma le tragedie le prepariamo noi quando non viviamo in equilibrio con il nostro ambiente. E’ vero che l’uomo ha bisogno di case e strade che le colleghino fra loro, di scuole e ospedali e fabbriche; questi aspetti della nostra “civiltà” sono inevitabili, legati alla natura umana. Spesso però, per pure questioni di interesse, ci comportiamo come se non ci fossero mai conseguenze alle nostre azioni, ed al rispetto dell’ambiente sostituiamo l’ arroganza e la brama di possesso. Così si costruisce senza rispettare le regole, si sbarrano fiumi e non ci si cura più dei loro argini, si tagliano foreste per far posto alle piste da sci e agli impianti di risalita, pur sapendo che nevicherà sempre meno… e purtroppo l’elenco potrebbe continuare fino alla fine del “Bivacco”. Poi arrivano frane o terremoti o alluvioni, e noi subito a pensare che il mondo si ribelli o che il cielo ci punisca; in realtà questi eventi fanno parte della natura. Questo ennesimo disastro ha riacceso la mia voglia di fare polemica, e a volte mi chiedo se ciò abbia un senso; immagino che i ragionamenti che ho appena fatto scadano nell’ovvio e che siano stati fatti innumerevoli volte, dopo ogni tragedia. Credo che però, tutto sommato, la polemica abbia una sua ragione di esistere; quan- to meno è meglio che preoccuparsi solo di quando uscirà il prossimo “aifon”. Arrabbiamoci quindi quando serve, rimanendo sempre nei limiti della civile convivenza, e facciamo sentire la nostra opinione su quanto succede attorno a noi. Inevitabilmente ogni tanto dovremo ammettere di aver avuto torto ma il silenzio assenso fa il gioco di chi si approfitta di noi e del nostro ambiente. Ora che mi sono scaldato la pioggia non è più così fredda e so che fra un’oretta sarò a casa e io una casa,fortunatamente, ce l’ho ancora. Fabio Zambelli 9

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BERNINA - 2016 PIZ BERNINA (4049 m), VIA NORMALE ITALIANA – 16/17 Luglio 2016 Introduzione La salita al Bernina lungo la via normale italiana è un’ascesa splendida ma impegnativa, soprattutto per il lungo sviluppo del primo giorno (e di conseguenza il ritorno del secondo). Le difficoltà non sono mai eccessive, ma bisogna comunque affrontare ghiacciai e passaggi rocciosi. L’omonimo gruppo racchiude alcune splendide cime, tra le quali il Piz Roseg e i Piz Palù. In partenza Primo giorno Partiamo da Briale (comune di Casto) alle 5.00 e ci dirigiamo verso Campo Moro, situato nella splendida Val Malenco, salendo lungo Val Camonica, passando per l’Aprica. Siamo in cinque ad affrontare questo viaggio: io, Alessio, Simone, Giordano e Stefano. Arriviamo alla diga verso le 9.00 e ci incamminiamo al di sopra di essa per poi scendere ai suoi piedi. Imbocchiamo quindi il sentiero n.305 che sale ripido per un primo tratto per poi portarsi con un lungo traverso al rifugio Carate-Brianza, posto a quota 2630 m. Sono già passate quasi due ore dalla partenza, e ne occorre ancora una attraverso un noioso falso piano per raggiungere il secondo rifugio: Marinelli-Bombardieri, 2813 m di altitudine, dove ci fermiamo per sorseggiare una dissetante birra. Da qui in poco meno di mezz’ora raggiungiamo il passo Marinelli Occidentale (3014 m), dove inizia il ghiacciaio. Cambiamo quindi assetto e ci leghiamo in cordata. La salita ora prevede di attraversare la pianeggiante Vedretta di Scerscen Superiore per poi imboccare il canale (oggi in ottime condizioni) che ci porterà al rifugio. Lo scivolo che affrontiamo non è difficile e le pendenze non superano mai i 50°, ma l’attenzione non deve mai calare anche quando le difficoltà sono basse. Arrivati alla Forcella Cresta Guzza (3591 m) ci investe un forte vento freddo, ma non ci stupisce in quanto già dal basso si poteva vedere la neve alzata dal vento lungo le creste. Sono passate sei ore dalla partenza e la stanchezza si fa sentire, ma ormai siamo arrivati al rifugio Marco e Rosa, posto proprio a 3600 m. Ci posizioniamo nelle camerate e riposiamo al caldo del salone, sperando che l’indomani mattina il forte vento sia assente. Le raffiche che vediamo fuori dalla finestra infatti stimiamo raggiungano gli 80-90 km/h e affrontare la cresta in quelle condizioni sarebbe impossibile. Il soggiorno al Marco e Rosa è ciò che di meglio ci si può aspettare da un rifugio di alta In cresta Sui passaggi di roccia montagna: la simpatia e la disponibilità da parte dei rifugisti rendono la serata veramente piacevole, il tutto condito da ottimi piatti della migliore cucina. Non ci resta infine che coricarci nei nostri letti aspettando l’alba di domani. Secondo giorno La colazione è fissata alle 6, ma il nostro primo pensiero va alla meteo: fortunatamente si rivela clemente e il vento pare essere calato. Siamo in quattro a tentare la cima – Stefano ha deciso di fermarsi al rifugio – e ci distribuiamo su due cordate: io con Alessio e Simone con Giordano. Risalendo il nevaio lungo la traccia che parte da dietro il rifugio, ci portiamo in breve all’inizio delle roccette. Abbiamo però davanti parecchie cordate intente a superare il primo tratto su roccia e 10 ASCENSIONI

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In cima ai passaggi di roccia aspettare il nostro turno per salire ci porterebbe ad un’attesa di almeno un’ora. Notiamo però delle tracce nella neve sulla sinistra e ipotizziamo che si possa salire anche da lì. La scelta è azzeccata: tramite un semplice pendio nevoso ed un breve passaggio di misto ci ritroviamo davanti a tutti! Ci aspettano ora alcuni passaggi su roccia prima della vetta italiana, tutti ben attrezzati con numerosi spit e altrettante soste, che non superano mai il III° grado. Nel frattempo Simone e Giordano hanno lasciato passare davanti a loro una cordata che insisteva prepotentemente dietro di loro. Io e Alessio decidiamo di proseguire comunque, poiché i nostri compagni sono più che autonomi. Intanto il vento ha deciso di riprendere forza propria sull’esposta cresta, spesso costringendoci ad accovacciarci per non farci sbilanciare. Lentamente e con molta attenzione proseguiamo quindi sul filo di cresta, ormai solo di neve ma molto affilato. Passiamo quindi per la vetta italiana, per poi raggiungere verso circa le 10.00 la quota di 4049 m: siamo sulla vetta del Bernina! Lo spettacolo è affascinante ma non possiamo soffermarci a lungo, la discesa è lunga e tecnica. Durante la salita ci siamo voltati numerose volte alle nostre spalle, notando con rammarico che Simone e Giordano non arrivavano; scopriremo poi Sguardo verso i Palù che non se la sentivano di affrontare la cresta sulla quale insistevano forti raffiche di vento e, nonostante due tentativi di avanzamento, decidevano di aspettarci per scendere insieme. Noi intanto con un breve traverso per evitare un secondo passaggio sulla vetta italiana, ridiscendiamo incrociando diverse cordate intente nella salita. Ci riuniamo con i nostri amici e con un paio di calate in corda doppia ci portiamo alla base della parete rocciosa. Non resta che scendere la spalla nevosa e raggiungere nuovamente il rifugio! La soddisfazione è grande, ma il ritorno ancora lungo. Rubiamo Stefano dal calore della Capanna e iniziamo lentamente a perdere quota. Decidiamo di scendere lungo la ferrata, ma questa scelta si rivelerà errata: alcuni pioli sono rotti, la catena è molto lasca e il terreno coperto a tratti da neve o ghiaccio. La affrontiamo prudentemente e una breve calata dagli ultimi gradini della ferrata ci deposita sulla neve del ghiacciaio in corrispondenza dell’attacco del canale. Attraversiamo quindi nuovamente la vedretta per raggiungere il Passo Marinelli. Sono le 14.00 e la stanchezza comincia a farsi sentire. Spogliati dell’attrezzatura da ghiaccio però si cammina più leggeri e il meteo è dei migliori. Una lunga discesa ci porterà a percorrere i sentieri saliti il giorno prima, raggiungendo il parcheggio alle 17.00. Che dire, grande giornata di alpinismo e scuola di vita! La prima per la conquista della vetta lungo una bellissima via, mentre la seconda imparando dalla rinuncia dei nostri compagni, che nonostante fossero a poca distanza dalla vetta hanno preferito non raggiungerla piuttosto che mettersi in pericolo. Pietro, Alessio, Simone, Giordano e Stefano www.alpinistialtavallesabbia.org 11

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BERNINA - 1965 GRUPPO DEL BERNINA dal 25/7 al 1/8/1965 Ricordi di gite sbiadite dal tempo ma non ancora arrugginite. Era il mese di Luglio. Ricordo ancora adesso la cotta che ho preso per arrivare al rifugio, sarà perchè non avevo fatto colazione, perchè avevo bevuto una birra fredda, perchè avevo uno zaino che pesava più di 20 kg, perchè... così dopo neanche un’ora non riuscivo più a stare in gruppo. Ho scambiato lo zaino due volte, la prima col mio amico Dario Podavini, la seconda con un ragazzo di Sondrio che aveva uno zainetto leggero; però il “motore” calava sempre di giri. Il rifugio Carate, appollaiato su un promontorio, restava un miraggio lontano. Arrivato lassù ho ordinato una pastasciutta abbondante, una bistecca gigante e un mezzo di rosso. Man mano che lo stomaco si riempiva, gli occhi ritornavano a funzionare normalmente. Le persone, gli oggetti, il panorama, riprendevano le normali sembianze. Quando siano ripartiti lo zaino sembrava più leggero. Al rifugio Marinelli sono arrivato con i primi del gruppo e non mi sentivo stanco. La struttura imponente del rifugio, il panorama immenso, la mole delle tre cime principali: Bernina, Scerscen e Roseg mi hanno rapito e stregato. Li “rivedo” nitidi e affascinanti ancora oggi, dopo tanti anni. Gruppo Tre Mogge. Era il terzo anno che partecipavo al corso di ghiaccio (le prime due volte nel gruppo del Bianco) ma quelle cime, quelle distese di neve e ghiaccio erano un continuo richiamo ad osservarle. L’attività alpinistica comprendeva anche la salita al Piz Bernina, se le condizioni atmosferiche restavano buone. Siamo saliti alla vecchia capanna Marco e Rosa con il sole, una facile e piacevole arrampicata. Purtroppo, durante la notte c’è stato un forte vento accompagnato da una nevicata (15 cm.). All’interno della capanna la temperatura è scesa a meno tre gradi. A malincuore siamo ritornati al rifugio Marinelli. Durante la settimana abbiamo continuato ad imparare come si cammina sul ghiacciaio, sulla neve dura, con e senza ramponi, arrampicare su roccia 12 ASCENSIONI

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con tecnica libera e in cordata. Per avere un buon ricordo della settimana trascorsa in ottima compagnia il direttore Tullio Corbellini ci ha condotto sul Pizzo Sella (m.3511) per la via normale su neve e ghiaccio. Il Pizzo Sella offre a chi arriva in vetta, l’opportunità di godere di un meraviglioso panorama e ti aiuta a ripetere per sempre: vale proprio la pena di arrivare quassù! Franco Facchetti Cappella al rifugio Marinelli - Bombardieri. Sul ghiacciaio di Scerscen 13

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BRENTA - 2016 SCIALPINISTICA ALLA CIMA BRENTA (3150 m.) Salita per lo Scivolo Nord di Cima Brenta e discesa per lo Scivolo Massari Grande giornata di scialpinismo nello spettacolare gruppo delle Dolomiti di Brenta. L’itinerario compiuto comprende tutto ciò che si può desiderare da questo sport: spallaggio degli sci, avvicinamento sci ai piedi, canale con picche e ramponi, cresta con roccette per raggiungere la vetta, discesa lungo la cresta opposta con breve calata in doppia, sciata su polvere in alto e firn primaverile in basso. Non si può chiedere di più! Partiamo da Nozza verso le 4.00 e raggiungiamo il Rif.Vallesinella verso le 5.15. A Madonna di Campiglio piove, e pare non cessare. Speriamo in una schiarita prevista per le 7.00 e quindi ci prepariamo comunque. Fortunatamente non appena ci incamminiamo smette di piovere! Bene, sci in spalla raggiungiamo il Rif. Casinei (1850 m.), ma non trovando neve proseguiamo ancora a piedi lungo il sentiero 317 (questa stagione rispetto alla precedente ha portato pochissima neve). Calziamo gli sci a quota 2000 metri (circa) mentre nel frattempo gli amici di VestoneIdro ci hanno raggiunto (un ringraziamento doveroso per il tracciamento lungo tutto il percorso). Ora siamo un bel gruppo di 9 persone. Raggiungiamo il Rif.Tuckett su neve già bagnata: la dama bianca infatti è scesa solo dai 2400 metri in su, e più in basso era pioggia. Proseguiamo speranzosi di condizioni migliori verso la Bocca di Tuckett (2647 m.), ma, senza raggiungerla, giriamo a destra: lo Scivolo Nord è li che ci attende. Qui troviamo circa 10 cm di neve fresca su fondo duro: come sarebbe bello scendere da questi pendii! Raggiunto l’attacco del canale, calzati i ramponi e armati di picche procediamo ora in fila indiana. La pendenza su questa neve non si sente: c’è chi sale con i soli bastoncini, chi con una o chi con due picche. Bellissimo il restringimento al centro dello scivolo, con neve più dura ottimamente rigelata. Sotto l’uscita il canale si impenna leggermente, ma quasi non si nota. Stupenda la vista che si apre sull’altro versante: il lago di Molveno, le pareti innevate, pare di essere in un mondo parallelo... è questa la montagna che ci piace! Ora dalla vetta ci separa solo la breve cresta, parecchio esposta ma che affrontiamo in tutta sicurezza. Siamo quindi giunti sulla seconda vetta per elevazione del Gruppo: cima Brenta, di quota 3150 metri. Qui si resta davvero senza fiato: la vista spazia dai ghiacciai dell’Adamello a quelli della Presanella, dalle cime più vicine come la Tosa, la Sella, la Grostè, al lago di Garda con i suoi monti veronesi (monte Baldo in primis). Rifocillati velocemente, partiamo in direzione Ovest verso la Cima Brenta Occidentale: si scende per circa 20 metri passando al di sotto di alcune rocce, per poi risalire nuovamente. Dal pianoro di vetta procediamo sempre in direzione Ovest-Sud/Ovest su cresta di roccia e neve, scendendo. Arriviamo quindi ad un saltino di roccia dove si fatica a scendere: decidiamo di fare una doppia su uno spuntone, ci caliamo e dopo un traverso mai troppo esposto raggiungiamo lo Scivolo Massari, ora ben visibile. Ci prepariamo su quella che sarà una me- 14 ASCENSIONI

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morabile discesa: 20 cm. di fresca su fondo duro, che al termine dello scivolo diventeranno tutto “firn”, tipico della stagione. Togliamo soltanto gli sci per pochi metri sul salto di roccia finale per ricalzarli subito dopo. Traversiamo quindi verso la sinistra orografica cercando la via di discesa migliore, sciando tra un masso e l’altro. Più in basso riusciamo a scendere facendo slalom tra gli arbusti, per utilizzare gli sci il più a lungo possibile. Ormai la neve è cotta, ma non ci possiamo lamentare! Caricati gli sci nello zaino, con la stanchezza che si fa sentire (almeno per me), raggiungiamo la macchina al parcheggio alle 13.15. Siamo più che soddisfatti di questo tour: 1700 metri di dislivello, 13 km. di sviluppo, piccozzate e ramponate, calata in doppia e sciata da urlo! Piergia www.alpinistialtavallesabbia.org 15

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