El Campanon - Pentecoste 2014

 

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Anno XXVIII - N.1

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P E N T E C O S T E 2 0 1 4 Parrocchia di San Giorgio - Chirignago

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2 Le corali parrocchiali… La Cappella Musicale “L. Perosi” diretta dal M° Fabio Cian ed i “Pueri Cantores” della Scuola dell’Infanzia “Sacro Cuore” “Il Coretto” dei bambini e dei ragazzi diretto dal M° Lorella Alberti Il Coro “Giovani Cantori” diretto dal M° Elena Mocellin Il Coro “Le altre note” diretto dal M° Michela Barbaro Chiarin … dono prezioso per la nostra Comunità! Queste corali prestano servizio nelle celebrazioni più diverse, mettendo a disposizione le loro capacità artistiche. Cercano, infatti, di rendere questi incontri eucaristici più partecipati ed animati coinvolgendo le persone presenti in modo attivo. Inoltre sono costantemente fedeli ad un appuntamento, divenuto importante nel corso degli anni, il Concerto di San Giorgio, pensato per festeggiare il Santo Patrono. La loro presenza è molto significativa: crea un momento ricco di calore e rende l’incontro denso di significato e di valore. Un grazie di cuore!! Foto di copertina: Olivo in ricordo del 25° anniversario della rinascita dell’A.C. e del Gruppo Scout Foto di Ornella Voltolina el Campanon - Anno XXVIII n. 1 Responsabile don Roberto Trevisiol P.zza S. Giorgio – Chirignago (Ve) – Tel. - 041/912943 Fotocomposizione e stampa: - AREAGRAPHICA S.n.c.Marghera - VE

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3 Ci parla il Parroco Sta terminando un anno del tutto particolare per la nostra parrocchia. È cominciato con la nomina di Don Andrea ad economo diocesano, è proseguito con lo spostamento di Suor Ada in un’altra comunità e con il trasferimento di Danilo Meggiato in un altro paese, ha continuato con la morte di Richetto, della Lugina e della Nevia (con annessi e connessi) e siamo arrivati qui. Per i “non addetti ai lavori” e cioè per il lettore medio di “El Campanon” questi nomi possono dire e non dire, ma chi frequenta la parrocchia sa che tutte queste persone avevano un ruolo importante nel grande gioco della vita comunitaria e che la loro assenza si è notata e molto. Al termine dell’anno pastorale possiamo dire di avercela, in qualche modo, fatta. Abbiamo conservato tutti gli appuntamenti ed abbiamo cercato di viverli con dignità. Anche la visita delle famiglie per la benedizione delle case, seppure con un po’ di ritardo, sta andando avanti. Devo notare che in alcuni settori e per certi appuntamenti l’impegno dei laici è stato responsabile e ammirevole. Penso ad esempio all’aiuto avuto in occasione del fulmine per tutto ciò che riguardava gli impianti elettronici e di amplificazione: sono stato davvero “sostituito” da qualcuno che, più esperto di me, ha preso le decisioni giuste ed ha accompagnato lo svolgersi dei lavori in maniera intelligente ed appassionata. Penso ancora allo zelo con cui i nuovi membri del consiglio per gli affari economici stanno mettendo al loro posto tutte le cose della parrocchia in maniera che sia sotto tutti i punti di vista “inattaccabile”. Penso a chi nella Caritas, nella Scuola Materna e nel laboratorio “cusi e ciàcola” che la supporta, nella organizzazione della Messa del martedì in cimitero, nel preparare in silenzio ma con competenza il materiale del campeggio, nella organizzazione delle feste del Patrono (per fare qualche esempio) e in tanti altri settori ha fatto la sua parte perché, in modo nuovo ma non meno bello, la comunità vada avanti. Manca ancora qualche tassello del puzzle, ma sono sicuro che, come ce l’abbiamo fatta finora, ce la faremo ancora. E allora approfitto di questo spazio che mi è dato per ringraziare davvero i tanti collaboratori e per dar loro appuntamento alla festa del Grazie, che quest’anno avrà un significato ancora più intenso e pregnante. Il problema grosso per la Chiesa di oggi, sono le vocazioni che mancano. E non riesco a capire perché Dio non faccia qualcosa al proposito. O forse sta facendo più di qualcosa: sta aiutando i cristiani a prendersi quelle responsabilità che derivano loro dal Battesimo. Forse dopo verranno anche nuovi preti. E perciò, nella speranza, vi auguro una buona estate. Persone dedite alla Comunità a cura della Redazione Enrico Milan, per tutti Richetto Ci sono delle persone che in ogni comunità raffigurano un ruolo, rappresentano qualcosa per tutti. Richetto rappresentava la nostra chiesa, intesa come monumento sacro. Tutti sapevano quanto la curasse, la riordinasse, la mantenesse pulita. Era la sua missione, lo scopo della sua esistenza nel periodo successivo a quello del lavoro. Da 27 anni svolgeva questo incarico insieme alla moglie Silvana e ad altre persone del gruppo pulizie parrocchiali. Era minuzioso nei dettagli dell’ordine: non bastava la pulizia, doveva tutto essere riposto nella giusta posizione, dai libretti dei canti ai candelabri, ai microfoni sopra l’altare, che regolarmente posizionava nel punto esatto dove, secondo lui, dovevano stare. Si curava dell’approvvigionamento delle candele, della loro rimozione quando necessitava, dell’incasso delle cassette. Delle attività inerenti alle celebrazioni eucaristiche era esperto, in quanto, oltre alla cura della chiesa, aiutava i sacerdoti nel preparare gli arredi per ogni occasione: battesimi, matrimoni, funerali. A Richetto piaceva la musica. La bella musica. Qualche volta lo si trovava in chiesa a fare ordine, mentre ascoltava arie sacre. Nevia Scaggiante Bellin Nevia, un concentrato di valori tanto grandi quanto semplici. La sua vita è ruotata attorno alla sua famiglia, alla sua comunità, ai suoi amici. Figlia unica, è stata premurosa e amorevole nella cura della sua mamma. Moglie attenta, è stata il faro nella vita di Piero. Mamma buona, sempre presente e mai invadente nella crescita dei suoi figli. Nonna affettuosa, ferma e saggia nel seguire le sue nipotine. Alla sua comunità ha dedicato tempo ed energie in vari contesti. dal campeggio alla catechesi propria e degli altri, dall’umile servizio di preparare la cena ai sacerdoti o di tenere in ordine sala Bottacin fino all’aiuto a Piero nella gestione e nella pulizia del “Bivacco”, nella guida accurata e attenta del gruppo familiare di via Ghetto. Di queste persone “El Campanon” ritiene doveroso trasmettere a tutti il ricordo.

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4 I sette Sacramenti nella vita e per la vita a cura di Nadia Ortes Con questo numero di “El Campanon” vorremmo iniziare un cammino, per quanto umile, alla scoperta dei sette doni che Dio offre all’uomo per accompagnarlo dalla nascita alla vita eterna, per sostenerlo nelle scelte determinanti della sua esistenza, per consentirgli di sperimentare in ogni momento la misericordia, la tenerezza e la protezione di Padre. Senza farne un trattato teologico e senza la pretesa di essere esaustivi, vorremmo dare un piccolo contributo alla “conoscenza”, affinché sempre di più, chi lo desidera possa fare “esperienza” del dono dei Sacramenti. Cominceremo col dire che sono 7, che ci sono stati donati da Dio, attraverso Gesù e che alla Chiesa è affidato il compito di permettere a ciascuno di noi di sperimentare così la Grazia dello Spirito Santo: donata da Cristo e propria di ciascun Sacramento, essa ci permette di “camminare verso la santità”, ovvero di realizzare appieno la nostra umanità, scoprendo e facendo crescere quella scintilla di Dio che ognuno di noi è. E proprio perchè nei Sacramenti, anche se non vengono mai dati tutti ad ogni singolo fedele, agisce lo Spirito Santo, che è Dio, ne discende che il cristiano “dovrebbe” desiderare di riceverli e non si capisce, pertanto, perché un Sacramento sia richiesto, vissuto magari intensamente e un altro sia subordinato a criteri indefinibili, quali la disponibilità di tempo o di denaro per “festeggiarlo” adeguatamente... Certo, se pensiamo che la parola “sacramentum” significa essenzialmente “segno”, ci è chiaro perchè non ci dobbiamo aspettare che l’efficacia dei Sacramenti si esprima sempre in modo concreto, nel senso “fisico” del termine, come purtroppo spesso l’uomo del dopo Illuminismo vorrebbe. I Sacramenti, con i gesti, le sostanze, la ritualità che li caratterizzano, sono “segni” di una realtà che è talvolta difficile o troppo grande, troppo incontenibile, per spiegarla con le sole parole: “segni” come lo sono il bacio dell’innamorato o l’abbraccio caldo di un amico. Ma ciò che sta dietro questi segni è reale, eccome, ed efficace. Così è per i Sacramenti. Questi i loro nomi: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia (Sacramenti detti dell’iniziazione cristiana), Penitenza ed Unzione degli Infermi (Sacramenti detti della guarigione), Ordine e Matrimonio (Sacramenti al servizio della vita di comunione e della missione). Toccano pertanto tutti i momenti della vita del cristiano, in quanto uomo. Cominciamo, dunque, dal primo dei Sacramenti, quello che pone i fondamenti della vita cristiana. BCC CREDITO COOPERATIVO www.bccmarconvenezia.it Marcon - Venezia AugurA buon nAtAle e buon Anno Chirignago - Via Miranese, 403 - Tel. 041 5440688

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5 IL BATTESIMO La parola “Battesimo” significa “immersione”, che rimanda al momento centrale di tutto il rito, cioè all’immersione nell’acqua, gesto un tempo universalmente diffuso ed oggi prevalentemente sostituito dall’infusione, cioè dall’atto di versare l’acqua sul capo del battezzando. Il suo significato rimane inalterato: il nostro uomo “vecchio” muore ed è sepolto (l’acqua sostituisce la terra) e quindi “ri-nasce” a vita nuova, quella che ci è stata donata e garantita per sempre da Cristo con la sua Morte e Resurrezione. Le vasche usate un tempo per l’immersione battesimale e che ancora oggi possiamo ammirare in alcuni antichi battisteri, in Italia e all’estero, ci rammentano, con la loro struttura a fossa nel terreno, proprio l’idea del sepolcro, dove si sperimenta la stessa esperienza di Cristo, che muore e quindi risorge. La Parola di Dio, che dalle pagine del Nuovo Testamento in tanti passi ci illumina su questo aspetto, e la mediazione di altrettanti Padri della Chiesa, che ci hanno sbriciolato tale Parola per farcela comprendere, ci consentono di provare a capire che si tratta di un’esperienza fondamentale che il cristiano è chiamato a compiere: non si limita ad essere una bella “cerimonia”, qualche cosa che male non fa. Il Battesimo esprime visibilmente il bisogno di “rigenerazione”, di “rinascita”, di cambiamento radicale nella nostra vita, la volontà di lasciar morire l’uomo vecchio, con la sua esperienza quotidiana del limite, della debolezza, del male, della presunzione di essere dio di se stesso e per se stesso, chiuso nell’individualistico io. A questa “morte” segue la “nuova vita”, il nuovo modo di essere; e per sempre. Poiché Cristo (e su ciò è fondata la Fede cristiana) è venuto, è vissuto, è morto ed è risorto proprio per questo, per “bilanciare” la nostra presunzione e ribellione al lasciarci amare da Dio Padre, in Cristo siamo stati, tutti e per sempre, liberati dal male, siamo tutti dei risorti. E la Pasqua, da poco vissuta, ce lo dice chiaramente. “Pasqua” è, del resto, “passaggio”: dalla schiavitù alla libertà, come fu per gli Ebrei usciti dall’Egitto; dalla morte alla vita, come è stato per Cristo, e noi possiamo così godere appieno della gioia di riconoscerci davvero Figli di Dio, cioè immagini viventi di Lui qui, ora, sulla terra e per sempre. Ecco perché la celebrazione del Battesimo trova nella notte di Pasqua la sua collocazione più adeguata o, comunque, nella Messa domenicale che della Pasqua è il memoriale. In sintesi, dunque, si vede bene che questo Sacramento è tutt’altro che un mero gesto beneaugurale, una cerimonia o, peggio, un atto dovuto più o meno per tradizione, quasi un’iscrizione all’anagrafe da formalizzare con una firma nell’ufficio e sul registro della Parrocchia, negli orari di apertura! E spiega anche perché il Sacramento vada celebrato non quando ad uno fa “comodo” o nei ritagli di tempo tra il lavoro e le ferie, ma con tutta la gioia, la solennità, l’intensità dovuta ad un momento così fondamentale della vita dell’uomo. Certo, nel caso che sia un adulto a ricevere il dono del Battesimo, la consapevolezza del gesto e l’efficacia del Sacramento sono certamente più “tangibili” nel “rigenerare” ad una vita diversa, ma nulla cambia nel caso dei bambini, più o meno neonati, che ai giorni nostri e nel nostro contesto, sono la maggioranza dei battezzati. In questo caso sono i genitori (e la Comunità cristiana tutta, che è testimone di quanto Dio opera) a prendersi l’impegno di chiedere per i piccoli questo grande dono e ad attivarsi per rendere efficace poi il Sacramento nella vita dei loro figli. Infatti, come è stato sottolineato dai Vescovi del Triveneto, recentemente riunitisi con il Patriarca Francesco Moraglia proprio per riflettere su questo Sacramento, non basta “ricevere” il Battesimo, quasi come un bel pacco - dono,

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6 prezioso ma sigillato: bisogna rompere i sigilli di questo pacco e scoprirvi dentro tutto quello che esso ci offre, per vivere davvero la Grazia di quel dono. In questo i genitori e la Comunità cristiana, locale ed universale, devono fare la loro parte. Parlare ancora una volta di Comunità, di Chiesa, nel caso del Battesimo, non è poi un “di più”, ma è anzi sottolineare l’altra direzione in cui si manifesta la sostanza di questo Sacramento: il Battesimo ci consente di essere accolti, abbracciati, dalla Chiesa, fatta degli uomini di ieri, che hanno vissuto con Gesù e degli uomini di oggi, che ancora vogliono “conoscere”, cioè “fare esperienza” di Dio, di Cristo, dello Spirito Santo. Tutti noi, che siamo testimoni di questa esperienza dell’amore di Dio, siamo la Chiesa, la Comunità che accoglie chi si accosta al Battesimo e ne mostra la Bellezza e la Grazia. Per questo il Sacramento prevede, appunto, il rito dell’accoglienza, con i gesti e le parole che l’accompagnano e con la festosa celebrazione nella Messa domenicale (e non più quasi nel “segreto” di un gesto compiuto da soli, pur con il sacerdote). I genitori che chiedono il Battesimo vengono quindi affiancati ed accompagnati da persone che si mettono a disposizione per favorirne l’accoglienza, specie se si tratta di famiglie nuove o anche straniere e per aiutarli a scoprire tutta la bellezza del compito affidato loro, come genitori: quello di far crescere la Fede nei figli. A questo proposito Papa Francesco parla di Chiesa “in uscita”, che non rimane in attesa, ma, come Madre, va incontro alle famiglie, cammina con loro, condivide gioie e fatiche...e il Patriarca Moraglia invita a coniugare “annuncio e dialogo”. Non sappiamo se, nella nostra Comunità parrocchiale, noi catechiste del Sacramento del Battesimo possiamo dirci appieno all’altezza di queste aspettative e di un compito così grande, ma di certo... proviamo a mettercela tutta! E non solo come specifico “staff”, ma come parte della grande famiglia di cristiani che vivono la loro Fede qui a Chirignago e cercano in tanti modi di farsi compagni del cammino dei genitori e dei loro figli: pensiamo ai vari ambiti della catechesi, che non ha limiti d’età, ai tanti gruppi familiari, anche giovani e con numerosi bambini tra i partecipanti, alle associazioni A. C. e Scout, ai vari cori e coretti, alla Scuola Materna parrocchiale... e così via. Certo restano “dei vuoti”, là dove le famiglie che non accolgono subito l’invito rimangono “in sospeso” dagli zero ai sei-sette anni dei loro bambini, in attesa di essere poi di nuovo “accolte” nell’ambito della catechesi e della vita cristiana...: per questo siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare per essere Comunità che abbraccia e sostiene. In conclusione, che dire? Se guardiamo ai dati del registro parrocchiale, gli ultimi dieci anni hanno visto un calo progressivo dei battezzati, qui come del resto in tutta la Diocesi, ma, secondo il nostro Parroco e noi, si tratta di un generalizzato calo delle nascite, dovuto a ben noti e svariati motivi, più che di un intiepidimento verso il Sacramento stesso. Anzi, per noi che da più di trent’anni seguiamo questa catechesi, c’è stato piuttosto un costante miglioramento nell’approccio, da parte delle famiglie: “da un cristianesimo di convenzione a uno di convinzione”, per usare le parole di don Valter Perini, da un Sacramento celebrato in passato anche per un bisogno di “normalizzazione” sociale ad una scelta più consapevole e convinta, pur nelle difficoltà delle trasformazioni sociali e della cosiddetta secolarizzazione. Il futuro ci dirà se le cose stanno davvero così, qui a Chirignago e se, soprattutto, riusciremo ad affrontare ancora e meglio la bellezza dell’impegno a diffondere la Fede, in modo da farla diventare Vita. Con l’aiuto del Signore. SEMENTI FIORI CEREALI MOLINO F.lli DA LIO s.r.l. Via Miranese, 291 - 30100 Venezia - Chirignago Tel. e Fax 041 912043 Autodemolizione Via della Tecnica, 9 - 30175 MARGHERA VENEZIA Tel. 041 5382064 ric. aut. - Fax 041 5382065 www.volpatosrl.com info@volpatosrl.com

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7 I-rresponsabili a cura di don Andrea Longhini “Senti ma, prova a pensare: cosa accadrebbe se tutti facessero come te? Questa è la domanda provocatoria che pongo a chi vive con poca responsabilità un servizio all’interno della nostra comunità: ho un compleanno? Beh, non vengo. Ho l’allenamento? Beh, non posso assolutamente… Ho poca voglia… “Eh no sai devo studiare tantissimo!!”, accorgendoti poi (dato che il paese è piccolo!) che la persona è in giro a farsi gli affari suoi…E magari avvisando all’ultimo momento. Ma questo non riguarda solo i più giovani, anzi… . Ho iscritto mio figlio ad una squadra di calcio? Beh, oggi non lo porto perché non ha voglia. In ufficio bisognerebbe finire questo lavoro perché il cittadino ne ha diritto? Beh, facciamo domani, oggi ho dormito male… tanto nessuno mi dice niente. Emerge da queste non rare affermazioni il preoccupante dissolvimento del senso di responsabilità: nessuno risponde più di nulla. Responsabilità è rispondere davanti a tre soggetti, davanti alla propria coscienza, davanti agli altri e davanti a Dio di quanto ho liberamente deciso di fare o non fare. Non faccio una cosa? La farà qualcun altro. altrimenti, amen. Conseguenze? Al momento, nessuna. Nel lungo periodo, disastrose. Data questa preoccupante tendenza, la seconda parte degli incontri del catechismo degli universitari – lavoratori è stata dedicata ad una riflessione sul senso della responsabilità: aiutati dalla testimonianza di alcuni ospiti, abbiamo potuto constatare come venga vissuta questa dimensione in alcuni ambiti della vita sociale. Vi riporto solo alcuni aspetti, affidando ad ognuno la traduzione in atteggiamenti concreti: io sacerdote ho la responsabilità dei fedeli; uno sposo/a del proprio coniuge; un genitore dei propri figli; una nonna è responsabile della crescita dei nipoti; altri dell’efficacia del proprio lavoro… Insomma, non esiste persona al mondo che non abbia responsabilità. Il sindaco di Quarto d’Altino, dott.sa Silvia Conte, ha evidenziato l’importanza di ascoltare: il suo servizio parte dall’ascolto delle mamme fuori della scuola, quando porta i suoi figli, o delle persone che la fermano dopo la Messa. Capire quali sono i bisogni della realtà di cui sono responsabile, mi permette di fissare le priorità. Il 1° Dirigente della questura di Mestre, dott. Vomiero, ha evidenziato invece quanto, accanto all’osservazione, sia importante il ruolo di coordinamento, di chiara definizione degli ambiti di intervento e dei compiti, di uno studio della realtà sociale (sempre più varia e variabile) e di una programmazione condivisa tra i vari responsabili dell’ordine pubblico. È stata piacevole anche la testimonianza di Marcello Cestaro, proprietario di Unicomm (i supermercati Famila, A&O e altri). La responsabilità imprenditoriale è orientata su più fronti verso i soci, verso i dipendenti, verso i consumatori e verso la società nel suo insieme. L’attenzione a non lasciare a casa lavoratori e a non ricorrere per quanto possibile ad aiuti pubblici lo porta a dover spostare spesso le sedi del proprio business, aprendo supermercati in luoghi nuovi e preoccupandosi di trasferire il personale da un luogo all’altro per non lasciare a casa padri o madri di famiglia. Questo richiede da un lato fantasia, nell’esplorare nuovi mercati dove investire in nuove attività; dall’altra comporta un ampio margine di rischio tipico di ogni attività imprenditoriale, specialmente in periodi di crisi. L’avvocato Roberto Senigaglia, docente di Diritto Privato all’Università di Ca’ Foscari, ha testimoniato che la vera responsabilità non è solo quella che guarda al presente, ma anche quella che guarda al futuro delle persone che ti sono affidate. Se boccia uno studente all’esame è per la consapevolezza che l’ignoranza su certe nozioni fondamentali creerà allo studente gravi problemi nel suo futuro lavoro con risvolti negativi per sé e per le realtà in cu sarà chiamato ad operare. Sono infine state motivo d riflessione le parole di Monsignor Giuseppe Rizzo, Vicario Generale della Diocesi di Treviso, l’alter ego del vescovo. Un vicario generale, oltre alla responsabilità (condivisa con il vescovo) della vita di fede degli abitanti in una certa diocesi, è direttamente responsabile della vita e del ministero dei sacerdoti che vi operano. Il vicario generale spesso soffre per alcune situazioni che si instaurano, si sacrifica nell’assumersi il peso di certe decisioni; dall’altro è contemporaneamente chiamato al silenzio riguardo ad argomenti che lo portano a certe decisioni, ma la cui riservatezza gli impedisce di rivelare. Ecco: ascolto, osservazione, coordinamento, fantasia, rischio, attenzione al futuro, sofferenza e silenzio sono alcuni degli ingredienti necessari per viver meglio le nostre responsabilità. S U P E R M E R C A T I Farmacia cometti Filiale di CHIRIGNAGO Il consiglio e la cortesia sono al vostro servizio Via F.lli Cavanis, 42 30174 CHIRIGNAGO (VE) tel. 041 5440573 aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 15.00 alle 20.00 sabato dalle 9.00 alle 13.00 Via miranese, 221 chirignago (Ve) - tel. 041 915622

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8 Scuola dell’Infanzia “Sacro Cuore” a cura di Nicola Da Ronco L’anno scolastico volge ormai al termine e ancora una volta possiamo constatare la positività delle esperienze vissute dai nostri bambini. Oltre al normale svolgimento didattico, che quest’anno ha avuto come filo conduttore “le emozioni”, i bambini si sono cimentati in varie altre attività che hanno fornito loro numerosi stimoli. È stato ancora una volta confermato l’alto gradimento da parte dei bambini del laboratorio di lingua inglese, di quello musicale e del corso di psicomotricità relazionale. Quest’anno, inoltre, le sezioni “medi “ e “grandi” hanno avuto l’opportunità di partecipare al Concerto di San Giorgio, nella veste di pueri cantores, ADAEDRERNETNETEADAEDRERNETNETE intinertemremdeiiadnzitianeiozrtenimorinemdieiadziaioznioini imimomboilbiaiilmriaiimri omboilbiailriai ri via trieste, 2v4ia9tr(fieiasntec,o2p4o9st(efi)anco poste) A AG GE ENANZAGZI GEAI EAN NZviZiaIninTvfTt33fieorAaoIeii00ne@l@lTt13.fs.1rAo//eti70aea@F7Fl4g1,s.ag4/ate7a2exFcen4gx,4haczne0v92iihxcarzin0i4ai4nhiiiegz(nTra0v14f9iimfniTtiar33feoa4rgeoi1eaiegim09(0nne@m1l@nfgmlnTti13.f1sc.e1aroao9//eatio7m0m9ac5ena@F7Fggli14g1,1(sc.9.eapgveo4/caoteo7ac255e6eooxFcecni4gx,(4)9.h7sm9ac(pizvnce0v.t92ii6ehoeoxcarcz6n0e4i4))h7smiiegoz()ra071t4f9iimeniiarma4gei)1aegm9(nm1nfgmni1ceaao9aomm9c5nggi11(c9.epveocooc556eooci()9.7sm9(pivcv.t6eoeoc6e))7smo)7tem) I MI M MO OB IIBLMII LMAI RAMOEROBEIBLIILAwwI RwwAwwERw..aawEg.geanegzneianzeziwwaimawweemwmmwew.m.acmawig.e.cgeaconecig.mzcinei.oanczmezioaimameemmmemcmi.ececoci.mci.ocmom Dante LugatoR SARTORIA dal 1961 Pronto Moda Abiti su Misura Abiti Sposo Camiceria Maglieria e Accessorio Spinea (Ve) - Via delle Industrie, 20 (vicino supermercato PAM) Tel. e Fax 041 916724 www.sartorialugato.it - info@sartorialugato.it

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9 eseguendo un brano con la Cappella Musicale “Lorenzo Perosi”, che ha messo in luce le capacità e la bravura dei nostri bambini. Non è mancata l’ormai consolidata attività con l’“orto didattico” dove i bambini di ogni sezione, guidati da nonno Bernardino, hanno coltivato il “piccolo appezzamento” loro assegnato. I genitori, sempre attivamente coinvolti, hanno dato del loro meglio partecipando con entusiasmo ai vari appuntamenti proposti, nonché ai diversi momenti formativi, occasione di confronto e crescita per tutti i partecipanti. In questo numero de “El Campanon” trovate un depliant informativo della “Sacro Cuore”. Questo, oltre che essere uno strumento per farsi conoscere dalle famiglie, vuole testimoniare la vitalità della nostra scuola parrocchiale, attiva dal 1910 e sempre pronta ad affrontare nuove sfide educative. APPUNTAMENTI DA RICORDARE - SCUOLA APERTA occasione per conoscere personale docente, progetto educativo e ambienti a disposizione dei bambini. MERCOLEDI 12 NOVEMBRE 2014 - PREISCRIZIONI per l’anno scolastico 2015- 2016: DAL 17 AL 28 NOVEMBRE 2014 … a un passo dalla beatificazione Si sta avvicinando la data in cui il sacerdote veneziano, il Venerabile don Luigi Caburlotto, (1817- 1897) fondatore della Congregazione a cui appartengono le nostre suore verrà proclamato Beato. Nel Concistoro dello scorso 6 maggio oltre all’approvazione del miracolo attribuito a Papa Paolo VI è stato approvato definitivamente anche il miracolo attribuito al Caburlotto. Non si conosce ancora la data della celebrazione, ci vorranno ancora diversi mesi: la cosa comunque è ormai certa, per cui attendiamo questo singolare appuntamento che coinvolgerà i bambini, le loro famiglie e la comunità parrocchiale. In vista di questo storico evento la Congregazione delle Figlie di San Giuseppe da tempo sta sensibilizzando alunni, famiglie e la popolazione ove esse operano. Lo scorso 3 aprile è stato proposto alla comunità parrocchiale, alle famiglie dei bambini della nostra scuola dell’infanzia e ai volontari del fanciullo di casa Nazaret un incontro dal titolo: Don Luigi Caburlotto educatore e suscitatore di educatori. La relatrice, sr. Roberta Balduit, ha presentato in modo singolare alcune vicende del sacerdote veneziano ed ha affrontato alcune delle analogie tra le odierne emergenze educative e quelle percepite dal Caburlotto nella sua epoca. L’incontro è stato quanto mai apprezzato per la concretezza e l’originalità degli stimoli offerti ai molti presenti. Produzione piumini, copripiumini Trapunte e guanciali Piume per imbottiture di Claudia Fabris Favaro Spaccio aziendale Via Miranese, 448 • Chirignago - Venezia Tel. 041 912018 - Fax 041 5441444 www.fabrispiumini.com - info@fabrispiumini.com Panificio Via Trieste, 231/A - Chirignago (VE) - Tel. 041 917260

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10 Chi è Luigina Ferrarese. a cura di Ornella Voltolina Milanesi Nel parlare di lei devo riandare fin verso la fine degli anni ’60. In quel periodo nasce, con l’approvazione del direttore della Scuola Elementare “C. Colombo”, dr. Gasperi, un Comitato Scuola Famiglia, rappresentato da genitori che, oltre a collaborare con gli insegnanti, allestiscono mostre delle attività espressive degli alunni. Tra questi genitori è presente Ivone Bortolato, suo marito ed amico, fin dal 1949, del mio. Sono gli anni nei quali si organizzano incontri tra amici, gite domenicali e si impara a conoscerci. La presenza di Luigina è limitata poiché, essendo insegnante di Lettere nella Scuola Media a Chirignago, la maggior parte del suo tempo lo dedica all’insegnamento. Nella prima metà degli anni ’70 un’ importante novità è rappresentata per la scuola italiana dalla nascita dei Decreti Delegati: Luigina, a Chirignago, è tra i promotori del Comitato Genitori per la loro prima attuazione e così vengono coinvolte molte famiglie nella partecipazione ai problemi della scuola e della formazione degli alunni. Da quel momento, anch’io, poiché i miei figli frequentano la Scuola Media, comincio ad essere presente più intensamente nel mondo scolastico con il ruolo di rappresentante di classe. Collaborando con Luigina, scopro una persona speciale: sensibile e attenta alla crescita e alla promozione culturale e umana dei ragazzi, tanto da dar vita ad attività teatrali, a gite scolastiche, al doposcuola per un sostegno ai ragazzi in difficoltà. Tutte iniziative allora inusuali. Nessuna difficoltà? Non le è stato tutto facile: non è stata capita da alcuni colleghi e di questo ha sofferto intensamente, ma poiché era una donna forte e soprattutto amava i suoi alunni, sopportava pazientemente. Tra coloro che l’hanno sostenuta, c’è don Orlando Barbaro, allora cappellano di Chirignago, che di lei ha detto: “…È stata una fortuna per me, giovane prete, averla accanto in parrocchia e a scuola. Mi rimane l’idea di una persona innamorata, innamorata delle cose che faceva. E quando si fanno le cose con amore, si riesce a comunicare, si riesce a trasmettere. Dostoevski ha detto che la bellezza salverà il mondo. Lei era innamorata della bellezza in tutte le sue manifestazioni, dalla cultura, non solo la cultura “alta”, ma anche la cultura della nostra gente, che lei in vari modi ha saputo valorizzare…”. Ecco cosa hanno scritto alcuni dei suoi alunni su Facebook: “Una Grande Donna!!!...(V.D.)” “… Una persona fantastica e di una umiltà e intelligenza unica…(S.B.)”; “È stata collega di mia mamma e amica, la mia prof di Italiano e anche dopo mi ha dato una mano! Grande donna. (D.G.)”; “È stata la mia professoressa di Italiano in prima media e ho di lei un bellissimo ricordo… (M.B.)”. Gli anni a venire, fino al 1983, la vedono sempre impegnata nell’insegnamento ma non distaccata dai problemi del suo paese. Eccola partecipare in prima persona alle attività del quartiere, divenendo membro del Comitato per l’assegnazione del minimo vitale e in parrocchia è tra i promotori del Comitato di Gestione dell’Asilo parrocchiale “Sacro Cuore” e membro del Consiglio Pastorale; inoltre collabora con il Gruppo Culturale, nato per volontà di don Orlando Barbaro, nell’organizzare ed allestire mostre. Nel 1983 lascia l’insegnamento per il sopraggiungere di una malattia, che la debilita nel fisico tanto da non poter seguire con tutta se stessa i ragazzi e, donna scrupolosa, va in pensione. Ne coglie il lato positivo perché, avendo i figli raggiunta l’età dei quindici anni, ritiene molto importante la sua presenza di madre. Da quel momento, e per i successivi cinque anni fino al 1987, è attenta osservatrice delle necessità della comunità parrocchiale. Viene a conoscenza di ragazzi che hanno delle carenze scolastiche: eccola pronta, allora, a dar vita, assieme ad alcuni giovani e universitari, a un doposcuola, esperienza che durerà cinque anni, vissuti con allegria, circondata da persone che la stimano ed amano. Sono anche gli anni nei quali in parrocchia si vive un periodo difficile: vede l’allontanamento dei giovani e lei cerca, con la sua testimonianza di vita, di tenere accesa nei loro cuori la speranza. Susanna Giorgi e Marco Artuso lo confermano: “…Ebbene, in quei momenti, noi, allora giovani poco più che adolescenti, ci trovammo smarriti in un luogo fattosi improvvisamente desolato ed inospitale e la signora Bortolato fu una delle pochissime persone che seppe prima tenere in vita e, poi, rafforzare la fiammella della vita della comunità parrocchiale. …Lei per noi, da sempre, è stata un punto di riferimento come pochi altri, sia all’interno della parrocchia sia, più in generale, nella vita del paese, al quale guardare con attenzione, stima e rispetto per l’equilibrio delle valutazioni e delle opinioni, che non erano mai banali ed andavano sempre prese in considerazione”. Improvvisamente nel 1987, con l’arrivo del nuovo parroco, don Roberto Trevisiol, la vita della comunità riprende vigore: è un rifiorire di iniziative sia per gli adulti che per i giovani. Risorge anche il Gruppo Culturale “Albino Luciani”, che aveva sospeso la sua attività nei primi anni ’80. È composto da un gruppo di laici eletti all’interno di un’ assemblea, convocata dal parroco e aperta a tutti: Luigina ne diviene da subito la coordinatrice, incarico che mantiene ininterrottamente per volontà del parroco. Questo gruppo deve farsi carico delle attività culturali della parrocchia, per promuovere iniziative legate ai valori umani e cristiani della tradizione, cercando di lavorare assieme ad associazioni, scuole, Municipalità. Questo, per mettere in contatto tra loro tutte le realtà presenti sul territorio. Ecco allora ripartire, dal 1987 ad oggi, un percorso di oltre cento mostre, di decine di conferenze e dibattiti, di decine di pubblicazioni

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11 del giornale parrocchiale “el campanon”, di ventisette feste del patrono San Giorgio, ricche di tante manifestazioni come la Mostra dei lavori delle scuole del territorio, il Concorso di poesia e il Concerto, di una serie di pubblicazioni e di altro ancora. È Luigina a sostenere queste attività e svolge il suo servizio con uno stile sobrio, umile e con uno sguardo attento ai talenti degli amici del Gruppo per cercare di valorizzarli. Simonetta Spinola, una fra le prime giovani persone a collaborare col Gruppo, ha scritto in una lettera aperta: “…Muovevi energie nascoste, persone, risorse, idee e poi ti ritraevi, quasi con pudore. L’importante era continuare la “buona battaglia”, tenacemente, continuando ad ascoltare amici e “nemici” con la stessa concentrazione pensosa, con lo stesso desiderio di terreni comuni - anche davanti ad opinioni difficili da conciliare - e con lo stesso respiro di pace. Tu c’eri sempre, con il dono speciale della continuità, c’eri a mantenere nel tempo le linee tradizionali, con qualche ragionata apertura al nuovo, con ferma volontà di incontrare gli altri, ma sostanzialmente fedele alle impostazione originarie…”. Nel 1993 entra nell’esistenza di Luigina la cara amica Lucia Trevisiol, con tutti i problemi di Wamba, una località del Kenya. Al fine di sostenere il disagio di quella popolazione, iniziano le donazioni per le adozioni a distanza, che durano per molti anni e tutt’oggi, con l’aiuto di tantissimi donatori. Nel 2009 Luigina è la promotrice della nascita dell’Associazione “Insieme per Wamba” onlus. Ha anche dimostrato particolarmente attenzione alla realtà dell’Istituto “Don Orione”, partecipando alle sue iniziative e condividendo le esigenze degli ospiti. In tutte queste sue attività un ruolo molto importante ha avuto il 13 settembre 2008. Inaugurazione della mostra “44 anni della nostra storia 1914-1958” presso la sala San Giorgio, con don Roberto Trevisiol marito Ivone, che l’ha sostenuta, aiutata con costanza ed affiancata, donandole il proprio tempo. La sua casa è stata sempre aperta alle molte persone che la cercavano e la trovavano disponibile all’ascolto dei problemi e delle difficoltà della vita, particolarmente attenta a chi poteva o aveva meno e manifestava il bisogno del suo aiuto. Da dove ha attinto questa grande forza d’animo? Sicuramente dalla preghiera e dalla fede cristiana convinta, che ha alimentato sia frequentando fin dal 1982 il Corso Biblico, indetto dalla Diocesi, sia partecipando con costanza a tutti gli incontri formativi in parrocchia. Fede e preghiera non le ha custodite per sé come un dono prezioso ma, convinta che la novità e la bellezza del Vangelo siano un tesoro da vivere e da donare senza chiusure e senza riserve, le ha trasmesse ai giovani che ha avvicinato durante il servizio di catechista. Ad un incontro della “Tre sere”, poi , nel quale l’argomento da trattare era la preghiera, ha affermato: «La mia preghiera è un continuo e costante fluire di pensieri fatti di invocazioni e di “grazie”». E di certo questa preghiera l’ha sostenuta nell’affrontare con coraggio e serena consapevolezza il sopraggiungere improvviso della malattia, che in breve tempo l’ha spenta. Anche Don Roberto, il nostro parroco, l’ha affermato nell’omelia durante la celebrazione di saluto: “… voglio sottolineare il suo amore appassionato per la parrocchia, che è stato uno dei punti di riferimento fondamentali della sua vita, per la Parola di Dio cercata con passione, conosciuta con competenza, ascoltata con umiltà ma soprattutto amata…”. Luigina lascia dunque una grande eredità di doni, ai suoi cari, ai numerosi amici e a tutta la comunità. E per me, chi è Luigina? È quel “di più” che ha reso unica ed irripetibile la nostra amicizia. È un dono prezioso da custodire nel cuore e da conservare con gelosia. Che cosa mi rimane di lei? Tante, troppe cose, ma soprattutto la sua stima, la sua fiducia, la sua comprensione, la sua pazienza e… il suo sguardo! 10 aprile 2011. Inaugurazione mostra di pittura di Vincenzo Zanon presso la Galleria La Piccola, con il critico Giulio Gasparotti

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12 La Prima Comunione di 52 bambini e di una giovane signora, Nicole Tessoni Bellia. La sua preghiera: Ciao Gesù, ti ringrazio per la mia famiglia, per mantenerla unita nell’amore. Ti chiedo perdono, per quando mi faccio prendere dalla rabbia e giudico le persone, per quando dico qualche cattiveria. Ti racconto che in questi ultimi giorni ho ricevuto una bellissima notizia e secondo me è un dono che tu mi hai fatto: Ti prego perché vada tutto per il meglio e per darmi la forza di affrontare tutto nel modo migliore. Ti prego per tutta la mia famiglia, perché possa vivere nella pace e nella serenità, compresi i miei genitori e mia sorella con la sua famiglia. Ti prego per le persone mie care che non ci sono più. Ti prometto che non mi scorderò più di te. Ti voglio bene. Ciao Nicole Venerdì 25 aprile 2014, accompagnati dalle famiglie, dalle catechiste Cinzia, Gabriella, Manuela, Marina e Marta, hanno ricevuto la Prima Comunione dalle mani del parroco don Roberto Trevisiol: Achille Beddia, Aurora Bellato, Eros Bellia, Alessandra Bertola, Simone Biancato, Rocco Burigotto, Lara Campagner, Samuele Carletti, Matteo Carlin, Noemi Cavagnis, Pietro Cazzago, Denise Costantin, Andrea Chiapolin, Beatrice Da Lio, Matilde Darisi, Luca Dell’Acqua, Sasha De Lazzari, Matilde De Piccoli, Leonardo Donolato, Alberto Enzo, Tommaso Falcer, Riccardo Falcier, Nicola Fossali, Giovanna Franz, Marta Furlanetto, Chiara Gabana, Tommaso Galasso, Mariasole Gasparello, Anastasia Giraldo, Pietro Girardi, Simone Grassetti, Andrea Loconsole, Stefano Longo, Emma Martignon, Francesco Marton, Giammarco Mescola, Jolie Ojibo, Domenico Palmigiano, Simone Pavan, Federico Rapuzzi, Andrea Salvagno, Gaia Simeone, Alessandro Sylvester, Gasper Sobon, Denise Spanio, Daniele Trevisan, Mathias Vecchiato, Lorenzo Vianello, Marvelous Viani, James Viani, Giada Volpato, Martina Zennaro. ACCONCIATURE UOMO E DONNA ORARI: Martedì 9.00 - 20.00 Mercoledì e Giovedì 9.00 - 18.00 Venerdì 9.00 - 20.00 Sabato 8.30 - 17.00 Via Miranese, 201/A - 30174 Chirignago VE - Tel . 041.917665 PASQUALETTO VIA MIRANESE, 492/A - CHIRIGNAGO (VE) Tel. 041 913447 - Fax 041 913447 - E-mail: pasqualettosnc@libero.it

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13 “Cantate al Signore un canto nuovo” (dal salmo 96) di Nicola Da Ronco Con questo numero del Campanon inauguriamo una nuova rubrica, a cura della Cappella Musicale “Lorenzo Perosi”, che vuole essere uno spazio di approfondimento e confronto sulla musica e sulla liturgia. Iniziamo con un’intervista a Fabio Cian, che da un anno e mezzo dirige questa storica istituzione musicale. Fabio, dopo il Concerto di San Giorgio sono in molti a dire che “la corale” è rinata... Beh, se si dice questo... mi fa piacere. Non posso negare che quando, un anno e mezzo fa, sono stato chiamato da don Roberto a guidarla ci fosse qualche difficoltà, ma devo dire che ormai siamo tranquilli e possiamo guardare al futuro in modo sereno. Se non mi sbaglio, la Cappella Musicale “Lorenzo Perosi” è anche un’Associazione Culturale. Sì, lo è dal 1990. Quest’anno abbiamo aggiornato lo Statuto, diventato ormai obsoleto, con un lungo lavoro di approfondimento che ha coinvolto tutti i cantori. È stato un bel momento di condivisione e di crescita, che ci ha permesso di riscoprire le nostre finalità e ha consentito a tutti di partecipare in modo attivo e democratico. Alla fine abbiamo approvato il nuovo statuto all’unanimità (disponibile sul sito Internet della parrocchia n.d.r.), affidandoci a Santa Cecilia, patrona dei cantanti, dei musicisti e della musica, consapevoli di aver fatto un passo importante. Chi sono i cantori? Quanti siete? I cantori sono persone normali, senza una preparazione musicale specifica, che amano cantare insieme e sentono nel cuore di essere chiamati a svolgere il ministero liturgico della musica e del canto. Al momento siamo una trentina, di età compresa tra i 25 e gli 84 anni. Da poco si è aggiunta la sezione dei Pueri Cantores, formata da bambini di 4 e 5 anni della Scuola dell’Infanzia “Sacro Cuore”, aperta all’ingresso di nuove voci bianche più grandi, esterne alla scuola. E com’è il rapporto tra persone di età così diverse? Molto buono, a volte spassoso. Mi piace pensare che siamo come una piccola comunità, una famiglia con persone di ogni fascia d’età, unite dal piacere per la buona musica. Non mancano i momenti di socializzazione spontanea: al termine delle prove spesso festeggiamo i compleanni, gli anniversari di matrimonio... e concludiamo l’anno di attività con una gita o una bella cena in ristorante. Come senti il tuo rapporto con i cantori? Come vivi il tuo ruolo di direttore? Devo dire che mi sento circondato da un grande affetto. Ci vogliamo bene. Io, da parte mia, ho molta attenzione nella scelta del repertorio, cerco di proporre i brani più adatti alla formazione e alla sensibilità del coro e della comunità, mirando però ad un rinnovamento continuo nel solco della tradizione. Sento che i cantori apprezzano molto questo lavoro di ricerca che faccio insieme ad Alvise (l'organista vice-direttore n.d.r.). Qual è il vostro repertorio? Credo che un coro di persone adulte in parrocchia corra alcuni rischi. Il primo è quello di preparare una specie di antologia di brani di grandi autori del passato, piazzandoli un po’ a caso qua e là nelle celebrazioni. In questo modo il coro diventa un museo musicale vivente, per amanti del genere retrò, adatto forse a chi ha i capelli bianchi. L’altro rischio è quello di plasmare il repertorio secondo il gusto passeggero del direttore o dello stile musicale in voga in un certo periodo, magari finendo così a cantare canzonette senza alcun valore musicale e liturgico, che però, una volta imparate dall’assemblea, risultano poi difficili da estirpare. E quindi, come si fa a scegliere i brani? Innanzi tutto bisogna avere l’umiltà di leggere i documenti della Chiesa sulla musica liturgica. Purtroppo ben pochi lo fanno, eppure sono chiari, molto importanti e per certi versi sorprendenti. Poi occorre studiare ogni specifica celebrazione, soprattutto le parti del “proprio” come le antifone, le letture, il prefazio, le orazioni... per cercare i brani musicali che più si adattano alla singola liturgia e ai suoi vari momenti. Alla fine viene la scelta vera e propria del brano, che deve avvenire secondo il criterio universale della bellezza. Ma la bellezza non è soggettiva? Oggi purtroppo lo è o, meglio, crediamo che lo sia. Siamo continuamente nutriti di musiche che nulla hanno a che vedere con la bellezza, intesa come bontà delle forme. In questo contesto è difficile formare un gusto musicale che riesca a scoprire e ad esaltare la bellezza, in mezzo a tanta mediocrità. Semplicemente si preferisce puntare ad altro, al motivetto orecchiabile, al brano che possa far scattare un facile battimani, persino a qualcosa che possa divertire il “pubblico”.

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14 Ma ci sono compositori moderni che al giorno d’oggi producono musiche belle, adatte alla liturgia? Certamente! In Italia potrei citare Bartolucci, Molfino, Migliavacca, Liberto, Bianchi, Miserachs Grau...; all’estero Rutter, Lauridsen, Dubra, Gjeilo, Whitacre, Wilberg... solo per dirne qualcuno. La cosa triste è che per il 99% delle persone sono nomi del tutto sconosciuti. Credo che un coro liturgico abbia il dovere di attingere a questo repertorio, affiancandolo con criterio a brani del passato. Il direttore di un coro dovrebbe essere un po’ come il padre di famiglia del Vangelo di Matteo, che “estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52). Perché è così importante il canto nelle celebrazioni liturgiche? Innanzi tutto perché ce lo dice il Vangelo. Nel racconto dell’ultima cena, l’Evangelista Marco scrive: “Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli ulivi...” (Mc 14,26). Quindi, nella prima Santa Messa della storia, ci fu il canto. E poi perché il ministero della musica e del canto è il servizio più alto che un laico possa svolgere nelle celebrazioni, mettendo a disposizione le sue capacità artistiche, per far sì che siano per tutti i fratelli un momento di grazia, di elevazione spirituale. È una responsabilità non da poco, che non andrebbe mai presa troppo alla leggera. Di certo è qualcosa di ben diverso dall’animazione di un villaggio turistico, dove si cerca di smuovere la gente con tutti gli stratagemmi possibili. I sacerdoti che ruolo hanno all’interno del Coro? Lo stesso che hanno nella comunità, né più né meno; d’altronde siamo parte della comunità anche noi. Don Roberto, che nel nuovo statuto è di diritto socio onorario della Cappella, mi ha dato l’incarico di guidare il coro, come ha affidato ad Alvise Mason l’incarico di organista. Nelle scelte musicali ci lascia molto liberi, però sto bene attento a non abusare di questa libertà. Non faccio mai “quello che voglio”, cerco invece di fare il più possibile quello che la Chiesa, con i suoi insegnamenti, ci chiede di fare. In questo modo riesco a svolgere il mio compito con molta serenità, sapendo di correre su binari solidi da cui è difficile deragliare. In questo vi aiuta anche la storia centenaria che avete alle spalle. Indubbiamente, però anche il rapporto con la storia ha i suoi rischi. Si può esaltare il proprio passato, come se l’aver avuto momenti felici fosse una garanzia per il presente. Non dobbiamo cullarci su allori ormai rinsecchiti. Sicuramente la storia della Cappella Musicale è costellata di eventi e persone di un certo spessore. Penso ad esempio al primo direttore, Sante Zanon, poi diventato Maestro del Coro del Teatro “La Fenice” di Venezia ed apprezzato compositore, ma anche a Sara Mingardo, che ha mosso i primi passi proprio in questo coro (oggi è il più grande contralto al mondo n.d.r.). L’altro rischio è quello di considerare la propria storia come una zavorra inutile, come quel vecchio mobile che la prozia ti ha lasciato in eredità e che, siccome ti dispiace buttarlo via, lo piazzi in garage. La nostra storia invece è un bagaglio che ci permette di viaggiare verso il futuro con un buon equipaggiamento. Che progetti avete per il futuro? Oltre a continuare ad animare le celebrazioni in parrocchia (Immacolata, Natale, Venerdì Santo e Pasqua), abbiamo già alcune richieste per appuntamenti in altre chiese. Siamo poi in stretto contatto con l’Associazione Italiana “Santa Cecilia” di Roma per la Musica Sacra, di cui sono membro, e altre associazioni. Sarebbe poi bello aumentare un po’ il numero dei cantori, in modo da poter affrontare alcune pagine di musica contemporanea che richiedono una polifonia più ampia delle quattro sezioni canoniche. Vuoi fare un invito? Magari! Noi ci troviamo tutti i martedì sera in via del Parroco, alle ore 20.45, nella Sala Mons. Albino Tenderini. Le prove sono gratuite e aperte a tutti: ragazzi, ragazze, studenti, lavoratori, papà e mamme, senza paura di sentirsi troppo giovani o troppo vecchi. Si può anche solo venire ad ascoltare, le porte sono spalancate. C’è un desiderio che ti piacerebbe realizzare? Sì, mi piacerebbe che la Cappella Musicale "Lorenzo Perosi" avesse una rubrica all’interno del Campanon, dove poterci confrontare con la comunità, con chi viene in chiesa ma anche con chi non frequenta. A volte si sentono considerazioni di vario tipo sulla musica liturgica, che spesso si basano su pregiudizi, opinioni distorte, scarsa conoscenza o sul classico “sentito dire”. Trovo che avere uno spazio di confronto, aperto a tutti, possa essere una cosa bella e utile. A questo proposito, abbiamo un indirizzo CONCESSIONARIA E S C L U S I VA e-mail (perosi.chirignago@gmail.com) e una pagina Facebook: scriveteci, poneteci i vostri dubbi, fateci le vostre domande. Solo MESTRE VENEZIA Via SanSoVino, 28 30173 MeStre Venezia con un confronto vero si può crescere insieme, per realizzare il desiderio di San Pio X, del quale quest’anno ricorre il centenario tel. 041 5315820 Fax 041 5328678 P.iVa 03926390273 www.veneziamoto.com info@veneziamoto.com della morte: “Io voglio che il mio popolo preghi attraverso strumenti di bellezza”. Grazie Fabio, alla prossima allora! Grazie a te e, a tutti i lettori del Campanon...: vi aspettiamo!

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15 Chirignago Under 30 a cura di Fabio Bettin E-mail: chirignago.u30@gmail.com E siamo a 3!!! In effetti è la terza volta che sulle nostre pagine diamo spazio a questa rubrica. In tutta onestà all’inizio, quando questa pagina era stata progettata, avevo la convinzione che ci avrei ritrovato, tra le altre, una serie infinita di gossip, banalità o messaggini più o meno futili e che magari, in termini di contenuti, sarebbero risultati veramente poco qualificanti. Devo invece ammettere con grande soddisfazione che, pur non potendo annoverare centinaia di messaggi, la qualità degli stessi sta via via salendo e soprattutto si riconoscono dei giovani con idee chiare e grandi contenuti etici /morali. Stavolta, anziché spaziare tra argomenti diversi, ho scelto tre messaggi (ma ve erano degli altri che riproponevano le stesse tematiche) che hanno come argomento comune l’ “IO”. Si tratta di punti di vista diversi, di posizioni magari anche molto lontane, ma che ci dovrebbero far riflettere sulla nostra attuale condizione di vita e/o societaria. Messaggio di FABIO, 30 anni. “gleMiuansotsifsiiactrmaeroecavintetirovaegmnaei znoitcoecngaiisuninoetniieaclonlanofifriosntneet?si sIdoi.enNl oopnnrofacscoscigmiloiaoam,lteorosialclphtiieaùmsdeoenltllieer pvnaoorltlseatrrieendoviisr“ttIrùOi d”o.ifNeatotnii,ctcoeanrndmciaeemlglialoiom, modaeifgninaoirasi mtarinoccahvtetiirvtiùni cpqoeunnesslaileeprie,cvhroeelsmegteltiinatameltaori definirebbero debolezze, vizi, cattiverie. Un La giudizio presuppone confessione pone di un giudice! fronte un peccatore ed un confessore… l’autoanalisi, l’egocentrismo, l’io... ci porteranno di certo a dover gestire delle Il confronto, verità distorte o fasulle. l’apertura verso il prossimo, la consapevolezza di poter fare ancora qualcosa per un amico... son certo ci consentirebbero di vivere con una serenità inimmaginabile. Non solo “IO” ma “NOI”.” Messaggio di UMBERTO, 29 anni, felicemente sposato. pNcOSepsefLn“eerioeasSveeoavlnnsiuisodesmcnsesscnnentiaorraeioqrogaemsegzsuaotciigffrafeldoaenaeeeli…ailnmaomrlviictcpitceif.aooniieoengdslLnel’tmispliiaaeavlicdiaeelremmisaotntrsrràdeòdnvaassaogirioavesamresubqeerczlbneeitoesuniirrbrtoeunimaaiivdelrnictlaee.eaedbiaordclsipaablnmsoeeuimrbutpùrdornagrinaoaeainbisclsfnomtpiiopeih,agtrrle,donoeatolloiianuaols,fqfedntasr,dpmeuileiateiuai,matcùreonneivass?otpsiirlupsntooaamen(aoccdnridagsimnoatiatag,auiormlpiiptnlfailadl(iaieaeùlùaridvsgatdloosdsiiedaanteirinaivoototonoetolucne,t,sl!rrnale)ceoati(vlgitczefda,tnuepaiiingoonnotonuqnintonrot(iriuot,eioearpaenpns.neidstaiùiotosùtiiloncmitpm,egocrtsipronieaoapiduamcnlnoimtbamcod:udbroiieonsoaloriipalc,cdoemei?aliutr’sà)eatocfiso),vmsegoriaocrli.toiahnanoeregoedeisomcitptsusiucaemcctootrmuiiumcait“loien,moppritnelprrodeeooedtmampeniazresqocizopnauoraiutnes,ci,”ndsaopttuodmoricneneidoopal’rluicaateitbclenpgnrugndonioapgoatoescaisarotaotzrrmatfiocucaoieorvrn“apniImitaO.otaoudp”scmiasnfhaagpeeecnignraeeavatncana,tedirdnvuevoeonnocrl)oalaeii cInQpsQohuteuuieaelralaa1dnmnd,o0ddisimo0aocea0asnvmsinzesaodaidegenimnravloezimoeensaltdaotaronoenaeqrdlcofmluiacigneurmcltesianooteneaonnpottvoogrooadissoctsasaahcmarponeeieoa,ssnrisnpoe.o.idrlon.ope)anfecretciruirfchdiitsaehteoitrméivoasa,eoosmdasfcfreoiriiceiemhvmpsliiauaie,eùnnoa.fepeai rVcomgcmooteeregsenno,almiesitacotermshmradiec,tooraoaèmvsfilaav’eìaarirtpteilaatteiarmmndanlciseasphipnoaaeditlmùereitd.esfooeaVodlrldocfaefsoigelecnerlmienosatintsmnmoizreuneeuoradenlerofaieactpào(rnaeacnochtcpishlmeraeteerranedclngoeoovtrlisioi,ec,ccaicccrielucehit.ronle“it.onzb…arduViatoitdtni.raae”renmlolmt’rood“m”IinOnaooe”dn,.vpceoearfafnmrmisrbeiaeienimlrtà5eo Manuela, 20 anni, non proprio di Chirignago, ma… vicina! “mnHqFqLsIou’auoueialcenelsclmatelsstirlor,baotaoceoizaollcgtofiinnhamoikaocdecn,omoracenmnwri.aiaobdcihPteioessahelo.tlotroudisSsnpdefasoeopslipinarermltpaeatnuuos,cvadndoco!voacooreAh,opetrrlaatnatearv(tlormoici,evlnhmieecsonenshhseaccteeo,nneooroonimn,insnlamttiuadaescmnirecit’anèasodaie…ienivldvt’miudueege)tenrrioteaitricaooscnpn,iaciedrtcfioootainmocmrbccric.ilaceeapeaiPrtmoaccnmve,gaoueirenrtnmrnnaeraaaenhisqgatadadoudlmiciiaateacuscilntccnorrtonoubaocrdoda.sosaiiator,odscaoodleaiunlsidamnoevmmon,iiivneimesahoisnco,iasfehtaoe.dmae.mni.vrlenmvamuigeit,oaoirlniombsaaecebuedoaènisan…ptuesomtranaeostaom.ctfoiooNtplccnsaarooadasednsmotimaìreimnreuriqiaseesiupn.alscl”aoecasitntoptarpodàeeaaorprsasèeuntnoircoavnccnsoeoeecnlntdfocruaeehintrlarmedemueaifndrrome’mmoonqmrdaiauaonnade.ccnniceCaatihto?rhrreeeo.e

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