El Campanon - Quaresima 2015

 

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Anno XXIX n.1

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SETTIMO: NON RUBARE

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Dalla Quaresima all’estate 2015 9/16 febbraio ESERCIZI SPIRITUALI PER ADULTI IN PALESTINA 18 febbraio MERCOLEDÌ ore 18.30: Celebrazione delle Ceneri. 23/24/25 febbraio Le “Tre Sere” di Quaresima per i giovani. 19 marzo Rinnovo dei voti delle suore figlie di San Giuseppe del Caburlotto. 27 marzo VENERDÌ Annuncio pasquale per i giovani. 28 marzo SABATO Via Crucis con il Patriarca. 29 marzo DOMENICA DELLE PALME: ore 9.15: incontro davanti la scuola materna “Sacro Cuore”. Benedizione dei ramoscelli di ulivo e processione verso la chiesa. L’ulivo benedetto viene portato in mattinata a tutte le famiglie e l’offerta raccolta sarà consegnata alla Caritas. ore 15:30: inizio delle quaranta ore di adorazione. 30 marzo LUNEDÌ SANTO: durante la giornata è possibile adorare il Signore solennemente esposto e ci sarà la presenza di un sacerdote per le confessioni. ore 18.30: Confessione comunitaria degli adulti. 31 marzo MARTEDÌ SANTO : adorazione tutto il giorno con la presenza di un sacerdote per le confessioni. 1 aprile MERCOLEDÌ SANTO: adorazione e presenza del sacerdote fino alle ore 16.00 quando verrà celebrata la S. Messa di conclusione. 2 aprile GIOVEDÌ SANTO: ore 9.00: recita delle Lodi in chiesa per giovani ed adulti. ore 18.30: solenne celebrazione della ULTIMA CENA DI GESÙ. Seguirà per tutta la notte la possibilità di adorare il Signore. 3 aprile VENERDÌ SANTO: Giorno di digiuno e di astinenza. ore 9.00: recita delle Lodi per giovani ed adulti. ore 18.00: solenne celebrazione della Passione del Signore. ore 21.00: VIA CRUCIS per le strade del paese. 4 aprile SABATO SANTO: durante la giornata i due sacerdoti saranno disponibili per le confessioni. ore 9.00: r​ecita delle Lodi per giovani ed adulti. ore 22.00: SOLENNE VEGLIA PASQUALE 5 aprile DOMENICA DI PASQUA: Sante Messe alle ore 8.00-9.30 (canta il coro dei giovani) – 11.00 (canta la Cappella Musicale “L. Perosi”) – 18.30. 6 aprile LUNEDÌ DELL’ANGELO: sante Messe con orario festivo. ore 15.00: partenza per il Pellegrinaggio a Borbiago (in bicicletta). S. Rosario, litanie cantate, merenda. 12 maggio DOMENICA IN ALBIS: ore 11.00: Celebrazione dei Battesimi. 16/22 aprile : Mostra dei lavori prodotti dagli alunni delle scuole del nostro territorio. 19 aprile DOMENICA: Mostra-mercato dei fiori prodotti dal Centro “don Orione”. 25 aprile SABATO: ore 10.00: Cebrazione delle Prime Comunioni. 1 maggio VENERDÌ: Uscita dell’Azione Cattolica Parrocchiale. 9 maggio SABATO : ore 20.30: Concerto di San Giorgio. 10 maggio DOMENICA: ore 9.30: Santa Messa di Ringraziamento della Scuola Materna “Sacro Cuore”. ore 15.00: Festa della Mamma presso la Scuola Materna. 17 maggio DOMENICA: Festa dei Lustri. Sante Messe alle ore 8.00 - 9.30 - 11.00 - 18.30. 23 maggio SABATO ore 22.00: SOLENNE VEGLIA DI PENTECOSTE 24 maggio DOMENICA DI PENTECOSTE Festa dei Battesimi Sante Messe alle ore 8.00 - 9.30 - 11.00 - 18.30. 7 giugno DOMENICA - Festa del Grazie: Sante Messe alle ore 8.00 - 9.30 - 11.00 - 18.30.

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Ci parla il Parroco Ci vuole una conversione Ci vorrebbe un rinnovato “timor di Dio” di don Roberto Trevisiol Per star bene non si dovrebbe più accendere la televisione. Me ne accorgo quando, d’estate, accompagno gli scouts al campo e per 12 giorni non c’è TV e non ci sono giornali. L’animo lentamente si disintossica e alla fine anche il corpo ne ha beneficio. Eppure il padre Dante aveva detto, anzi, scritto: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Conoscere, dunque, è essenziale per essere uomini. Ma che cosa si viene a sapere quando si ascolta il telegiornale? Una serie interminabile di notizie che, se non raccontano violenze, raccontano corruzione. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno: mazzette, ruberie, imbrogli, associazioni a delinquere al fine di lucro… Uomini di tutti i partiti, che operano (?) in tutti gli enti e a tutti i livelli, che rubano, rubano, rubano… E a nulla vale che ci sia di continuo qualcuno che venga pizzicato. Tutto continua come prima e più di prima. A questo punto si impone una domanda: ma questi ladri con la camicia bianca e la cravatta in ordine, vengono da Marte? Sono degli alieni atterrati qui da noi e, avendo la cultura del rubare, non possono farne a meno? La risposta è amara. Vera ma amara: no. Sono persone come noi, sono “dei nostri”. La corruzione non nasce in qualche lontano pianeta, non è importata dall’estero: è COSA NOSTRA. Amaro ma vero: i politici italiani sono corrotti (una buona parte) perché il popolo italiano è un popolo corrotto. Ho un lontano parente che aveva sempre lavorato con enti pubblici del Veneto (non specifico di più perché non vorrei mai beccarmi una denuncia - a proposito del mio senso di responsabilità come cittadino!) guadagnando l’i- (foto di Ornella Voltolina) radiddio pur non facendo quasi niente e quel poco che faceva, male, perché dava le bustarelle giuste alle persone giuste. Era ai tempi del terremoto in Friuli. Felice come i mafiosi dell’Aquila e o dell’Emilia, si presentò da quelle parti da dove fu cacciato a calci in culo dopo meno di una settimana. Perché i furlani, e soprattutto i sindaci furlani, erano gente onesta. Ecco allora dove volevo arrivare. È inutile, perfettamente inutile protestare per l’immoralità dei nostri governanti se siamo noi, il popolo italiano, che fa loro da sponda. La nostra immoralità di furbetti si manifesta nelle occasioni più disparate (e bisogna dire che la fantasia non ci manca): dalla raccomandazione – fatta o ricevuta - che frega il prossimo;alla evasione fiscale; al non fare il nostro dovere al lavoro (e quanti, ma quanti sono i dipendenti specialmente pubblici, ma anche del privato, che ritardano l’iter burocratico delle pratiche con studiata malizia così che chi avrebbe urgenza di risolvere i propri problemi deve rassegnarsi ad aspettare e sperare, come insegnava l’antica canzone fascista rivolta alla “faccetta nera” ...). No, non saranno nuove leggi e nuove minacce a cambiare il clima torbido e demoralizzante della nostra Italia. “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Ci vorrebbe un po’ di conversione. Ci vorrebbe un rinnovato “timor di Dio”. Ma Dio chi è? Per la maggioranza degli italiani è solo un pallido, lontano ricordo. 3

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I comandamenti che salvano la società Settimo: Non rubare a cura di Gianni Montagni Pfenomeno che ci riguarda tutti, come cittadini e come persone di fede. urtroppo la corruzione c’è, il rapporto politica-affari ha ormai supe- E allora facciamone oggetto di seria rato ogni livello di guardia, lo dicono riflessione e chiediamoci innanzitutto le statistiche, gli atti giudiziari, le re- cosa possiamo fare per ridurre, se non lazioni dei magistrati, gli elenchi degli eliminare, questo cancro della vita pub- arrestati e dei condannati. Aprimavera inoltrata andremo alle blica. Anche ventitrè anni fa era scoppiato un elezioni. Ci sono da rinnovare il Sento già la risposta facile: I xe tuti primo bubbone, c’erano stati interventi Presidente e il Consiglio regionale del ladri. Non è vero, le persone oneste d’urgenza, poi si è smesso di ascoltare Veneto, il Sindaco e il Consiglio comu- esistono e, fortunatamente non sono il medico curante e il tumore è andato nale di Venezia. Direte: e cosa c’entra poche. E poi, nessuno nasce ladro, ci in metastasi. con questo il giornale parrocchiale? sarà pure un inizio, e non può essere So che la metafora clinica di questi No, non facciamo campagna elettorale, che questo sia soltanto l’ingresso in tempi è poco piacevole, ma tanto vale né supportiamo qualche candidato. politica. sapere la verità e darci da fare tutti per Ma tutti sanno che quest’anno c’è di I problemi sul tappeto sono almeno tre: salvare la casa comune. 4 mezzo il Settimo comandamento: non rubare, che vuol dire tante cose, ma il primo è ovviamente il tema spinoso della corruzione nella politica e, talvol- Non possiamo fare una campagna nazionale per ristabilire il Settimo co- anche non corrompere e non farti corrompere, tanto per cominciare. E noi di comandamenti, di questi sì, dobbiamo parlare sempre. Non possiamo certo fingere che non esista la legge di Dio, tutt’al più segnaliamo l’attenuarsi del suo peso nella nostra società. Le cronache dello scorso anno ci hanno mostrato vicende di corruzione incredibili, hanno fatto nomi, cognomi, ta, anche nella pubblica amministrazione; il secondo è la necessità di ritrovare fiducia in una rappresentanza politica liberamene eletta, per il bene comune; il terzo è la necessità di osservare il tipo di società in cui maturano logiche e comportamenti che non vanno d’accordo con il settimo comandamento: non rubare. mandamento, ma possiamo cominciare a ristabilirlo nelle nostre coscienze. E comunque bisogna partire dalla realtà più cruda, e poi consultare degli esperti. La realtà ci viene dalle recenti inaugurazioni dell’anno giudiziario. Di esperti, poi ne ho scelti due: Carlo Nordio, un magistrato che dal 1992 ad oggi si è occupato, tra le altre cose, degli intrecci tra politica e malaffare; don Fabio Longoni, un prete che da anni studia le cifre. Qui non vale la pena ripeterli. scienze sociali. Basta scrivere quello che ha detto nel suo primo discorso alle Camere dopo il giuramento il nuovo presidente della Nell’ultimo anno giudiziario in Veneto i reati contro la pubblica am- Repubblica, Sergio Mattarella: ministrazione hanno raggiunto il nu- «La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci. L’attuale Pontefice, Francesco (…) ha usato parole severe contro i corrotti: Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini». mero di 4.042, il 23% in più dell’anno precedente, ma se si va a leggere i dati più particolareggiati si scopre che i casi di corruzione perseguiti sono passati da 31 a 122, con una crescita percentuale del 223,5%, e quelli di concussione da 27 a 45 (+66%). E queste sono numeri freschi di giornata. Dice Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, parlando con i giornalisti e con il nostro Patriarca, Se ne parlano il Capo dello Stato e il nel giorno di San Francesco di Sales: Capo della Chiesa, vuol dire che è un (segue a pagina 6)

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5 domande al dottor Carlo Nordio Magistrato da quasi quarant’anni, uomo di cultura, sensibile ai temi della riforma giudiziaria, il dottor Carlo Nordio, Procuratore aggiunto a Venezia, si occupa di reati economici, di corruzione e di responsabilità medica, ed è nel suo campo un profondo conoscitore della realtà veneta: negli anni Ottanta ha condotto le indagini sulle Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona, negli anni Novanta sui reati di Tangentopoli, oggi sulle vicende legate al Mose. È stato consulente della Commissione parlamentare per il terrorismo e presidente della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Ha scritto per l'editore Guerini Giustizia (1997), Emergenza Giustizia (1999) e, con Giuliano Pisapia, In attesa di giustizia (2010). Amante della letteratura francese, ha tradotto e commentato Crainquebille di Anatole France (Liberi libri 2002). Intervistato da noi, risponde con sobrietà, essenziale e completo. - Dottor Nordio, sulla base della sua lunga esperienza, quali sono le maggiori occasioni di corruzione che un politico incontra oggi nella sua attività? E soprattutto, perché un politico non si accontenta del potere e cerca anche, in molti casi, l’arricchimento personale? «La prima colpa è l'avidità umana, sempre esistita in tutti i paesi e in tutte le latitudini. Però talvolta è mitigata dal senso civico, cioè dalla consapevolezza che il bene collettivo è non solo più importante, ma anche più utile di quello egoisticamente individuale. In Italia purtroppo, per ragioni storiche e culturali, questa mentalità stenta ad affermarsi, tollerando, e talvolta plaudendo, le cosiddette "furbate". Mentre il "furbo" è il più cretino dei cretini, perché se tutti si comportassero come lui la vita sarebbe impossibile. Se tutti mettessero l'auto in sosta vietata la circolazione si paralizzerebbe: eppure siamo pieni di imbecilli che credono di esser bravi perché parcheggiano dove vogliono e magari passano col rosso. Con la conseguenza che per fare due chilometri a Roma impieghi cinque volte il tempo di Oslo. Per la corruzione è la stessa cosa. Corrotti e corruttori prima che disonesti sono imbecilli. Ma per farglielo capire occorre una rivoluzione mentale». - Sempre sulla base della sua esperienza, è più facile essere pessimisti guardando alle possibilità di corruzione del mondo politico, o si può essere anche ottimisti, sia pure moderatamente? «La ragione e l'esperienza ci indurrebbero a essere pessimisti, ma la nostra libera volontà deve orientarci verso un ottimismo realistico. Il che significa non sognare un impossibile mondo onesto e perfetto, ma un continuo miglioramento nei nostri leali rapporti con gli altri». - La corruzione ha peggiorato anche ultimamente il rapporto tra cittadini e politica, già indebolito dalla crisi economica. La gente si chiede perché dovrebbe andare a votare. Eppure non ci sono vie diverse in democrazia. Lei che ne pensa? «Penso come Churchill, che la democrazia sia il regime peggiore dopo tutti gli altri. Il secolo ventesimo ha visto affermarsi, e per fortuna frantumarsi nella vergogna e nel disonore, due ideologie criminali e anticristiane, il comunismo e il nazismo. Con tutti i suoi difetti, il nostro sistema dobbiamo NSOENTTRIUMBOA:RE tenercelo stretto, e sforzarci per migliorarlo». - È certamente importante la ricerca di norme e strumenti che permettano una gestione più onesta della cosa pubblica, e lei è tra gli studiosi e gli operatori della Giustizia che se ne sono più volte occupati. Ma non le sembra indispensabile anzitutto creare tra gli elettori una più diffusa mentalità legalitaria, a cominciare dai comportamenti dei singoli che troppo spesso sono improntati a disprezzo delle regole? «Certamente sì. Ma vorrei precisare che oggi si parla troppo di legalità, mentre l'educazione proviene solo dall'esempio, non dalle parole. Spesso vado nelle scuole a parlare di regole. Esordisco sempre dicendo che preferirei parlare ai genitori, perché è in famiglia che si apprendono i fondamenti di un comportamento buono». - Se non erro, lei si è spesso pronunciato contro un uso ritenuto eccessivo della carcerazione preventiva in corso d’indagine. Cosa pensa dell’opinione pubblica di tendenza populista che spesso (avvenne nel 1992 come avviene oggi) chiede a gran voce galera e capestro? «Si, io credo che la presunzione di innocenza debba indurci a ridurre al minimo la carcerazione preventiva. Inoltre non ho nessuna fiducia nell'efficacia intimidatrice della pena. E se devo esser sincero nemmeno nella sua funzione rieducativa. Purtroppo vi son reati gravi per i quali non c'è altra scelta, ed in certi momenti,come quello odierno, l'insicurezza dei cittadini - soprattutto per le aggressioni in casa - genera un tale allarme per cui è comprensibile che si invochi più galera. Ma la sicurezza non si garantisce solo con il carcere. Occorre limitare l'immigrazione clandestina, che è la principale fonte di questi reati. Ma questo è un altro problema». 5

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SNEOTTNIRMUOB:ARE (Segue da pagina 4) «Pensavamo che dopo Tangentopoli la corruzione fosse stata estirpata, e invece è successo amaramente che il finanziamento occulto dei partiti sia diventato arricchimento illecito di singoli personaggi. I quali con la politica hanno a che fare solo nella misura in cui essa li aiuta personalmente. Il problema è che nel nostro Paese non esiste un’etica tranne quella legale, non esiste cioè una sanzione reputazionale. Mentre quello che funzionerebbe di più, prima dell’inasprimento delle pene, è l’allontanamento di chi non si comporta onestamente». Alla diagnosi De Bortoli aggiunge una proposta di terapia che sembra dire che le leggi non bastano. E mons. Francesco Moraglia insiste egli pure sul tema della sordità morale che ci affligge: 6 «Siamo tributari di un’etica solo lega- le, e invece lo sforzo è di riuscire a creare una morale che vada al di là delle regole, perché quest’ultime cambiano nel tempo, sono passeggere». Perché, alla fine, è proprio questo il tema principale: la morale che si vive, l’aria che si respira, e qui le analisi si sprecano. Ne prendo due significative: la prima è di Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, che sul Corriere di Verona dello scorso giugno scriveva: «L’evasione fiscale è la madre di tutti i reati economici, a partire dalla corruzione, com’è emerso anche dall’inchiesta sul Mose. Non pagare le tasse è una scelta razionale che una persona o un’impresa compie per avere maggiori risorse economiche a disposizione. L’evasione comporta effetti negativi sull’ equilibrio finanziario di un paese, aumenta la pressione fiscale, produce e accentua la disuguaglianza sociale, altera la concorrenza sui mercati e la distribuzione del reddito tra le famiglie, inficia un’efficiente allocazione delle risorse e, infine, colpisce sensibilmente la cultura dell’etica pubblica e la coesione sociale». (segue a pagina 8) 5 domande a don Fabio Longoni Prete da quasi 35 anni, con un percorso che lo ha visto cappellano a Mestre e parroco a Zelarino, infine canonico di San Marco, studioso e docente di Scienze sociali, don Fabio Longoni è oggi direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana a Roma. Tra le sue esperienze pastorali e di studio c’è la direzione della Scuola di formazione all'impegno sociale e politico della diocesi di Venezia, dal 1989 fino al 2002. Chi meglio di lui può aiutarci? Per questo gli abbiamo rivolto le nostre cinque domande, anche se poi il discorso si è articolato soprattutto sul filo del recente magistero di papa Francesco. Prima domanda: -Don Fabio, “Non rubare” è un comandamento tra i più violati ultimamente, almeno per quanto riguarda due aspetti che, fra tanti, il Catechismo definisce “moralmente illeciti”: «la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto», e «la frode fiscale». Trattandosi ormai di emergenza nazionale, la Chiesa italiana ha una sua pastorale in proposito? «La Chiesa italiana naturalmente cerca prima di tutto di mettere in pratica lei quello che dice, e mi pare che il Papa in questo senso ci abbia richiamato tanto volte: “La doppia vita di un cristiano fa tanto male” ha detto in un suo famoso intervento: chi è cristiano guardi prima di tutto a se stesso, a tutti i livelli» - Un richiamo per tutti a convertirsi, dunque? «Certo, e lo deve fare quindi la Chiesa stessa, dalle diocesi alle parrocchie. Una prima revisione seria su quanto si intende essere prima che su quanto si intende dire di essere». - E il messaggio? «Poi bisogna rifarsi al Catechismo, che lei ha citato, e in cui la Chiesa parla di questi temi in modo diffuso. Ma non ci si può accontentare del fatto che le cose sono state scritte, è necessaria una catechesi adeguata. In particolare nella catechesi degli adulti dove spesso non si arriva a parlare di queste cose se non in modo molto vago, per accenni o dando per scontato». - Quindi, parlarne spesso… «Certo, bisogna tornarci su spesso, anche sottolineando e quella distinzione tra peccatori e corruttori che il Papa stesso faceva: il peccatore può pentirsi e tornare alla Grazia, e quindi riprendere il suo cammino, il corruttore (e il corrotto) ha venduto il suo cuore ad altri. Il corrotto non sa cos’è l’umiltà. Ai corrotti Gesù attribuiva la bellezza dei sepolcri imbiancati, belli all’esterno ma dentro pieni di ossa morte e di putredine. Diceva papa Francesco: “Cristiani corrotti, preti corrotti, quanto fanno male alla Chiesa!” Più chiaro di così». Seconda domanda: - Don Fabio, l’emergere di rinnovati, gravi e diffusi, episodi di corruzione ha certamente peggiorato ultimamente il rapporto tra cittadini e politica, già indebolito dalla crisi economica. La gente si chiede perché dovrebbe andare a votare a primavera. Eppure non ci sono vie diverse in democrazia. Lei che ne pensa? Cosa consiglierebbe ai fedeli che la interpellassero in proposito? «La Chiesa ha sempre insegnato che il voto è un dovere di partecipazione, poi è evidente che il voto è un atto libero nel quale la persona esprime se stessa cercando di trovare la via migliore per il bene comune. È più un obbligo morale che un obbligo di legge. È un sentirsi

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parte dello Stato, della comunità. Forse una prima cosa da fare è proprio distinguere tra comunità e collettività». - Non sono la stessa cosa? «Assolutamente no. La parola “comunità” vuol dire che abbiamo in comune un “munus”, parola latina che indica qualcosa che è un dono e un debito allo stesso tempo». - Cioè? «Quando appartengo a una comunità ho un dono da dare, che è questa mia capacità di vivere la dimensione della mia personalità, della mia unicità, attraverso il mio lavoro, il mio impegno; ma ho anche un debito, cioè devo ritornare quello che ho ricevuto, a qualcuno che me lo ha dato, cioè la comunità. fatta di persone. Il voto è innanzitutto questo: riconoscersi parte di una comunità di persone che deve prendere una direzione, andare verso un obiettivo». - E se non voto? «Qualcuno lo farà per me, la mia sarà comunque una partecipazione, ma in negativo. D’altra parte noi siamo ormai abituati a considerarci non una comunità ma una collettività». - Cioè? «La collettività è un insieme di persone singole che vivono la propria vita staccata da quella delle altre. Individui più che persone. Alle volte la mancanza rispetto al voto è proprio un riconoscersi unicamente individui e di conseguenza pensare soltanto ai propri interessi dicendo: ma intanto chi guida non fa che i suoi interessi». - Una realtà a specchi, insomma? «Certamente: chi non partecipa denuncia di vivere solo per i propri interessi e denuncia quelli che sono delegati alla funzione politica come fa solo i propri interessi». Terza domanda: - Don Fabio, lei si è occupato a lungo anche della Scuola diocesana di formazione politica: sulla base della sua esperienza, può dirci perché un politico non si accontenta del potere e cerca anche, in molti casi, l’arricchimento personale? «Qui c’è una bella riflessione che ha fatto anche papa Francesco recentemente quando ha parlato nelle Filippine del male della corruzione dei politici che affligge anche quel Paese, come altri di quell’area. Diceva: alle volte si può quasi pensare che la politica sia di per sé portata alla corruzione, perché si tende a fare i propri interessi secondo una logica di potere, a privilegiare se stessi o la propria parte politica, per vincere e continuare a vincere, e qualcuno pensa che alla fine così fa anche il bene degli altri. Ma questo non è un male endemico, bensì frutto del cambiamento epocale». - Frutto della globalizzazione? «Certo, della sensazione di non aver più un controllo sul fine politico dello Stato che è dominato dai poteri economici. In realtà ci facciamo guidare dai grandi potentati economici: la politica non è più il regno dei fini, ma il regno dei mezzi, invece l’economia è diventata il regno dei fini e non dei mezzi. Si sono scambiati i ruoli. Anche qui un’inversione speculare». Questo nei grandi sistemi… «Questo si declina anche nel nostro piccolo. Il grande problema del politico è: che cosa mi conviene per essere rieletto? Che cosa mi conviene per avere l’appoggio elettorale di Tizio, Caio e Sempronio? Per realizzare quell’interesse che io ritengo prioritario rispetto ad altri che magari lo sono di meno? Mettono i loro interessi al centro, dove dovrebbe esserci la persona concreta. E qui ancora una volta papa Francesco ci richiama al fatto che le prime persone di cui occuparci sono quelle che hanno meno, i poveri, quelle che per difficoltà, malattie, povertà endemica, mancanza di cultura, non godono di tutti i diritti e della realtà positiva che la politica dovrebbe concorrere a realizzare». - Ci sono responsabilità precise, dunque? «Sì, ma tutti noi, proprio perché siamo persone nella comunità siamo chiamati a fare la nostra parte: è la politica che deve creare le condizioni perché tutti abbiano la possibilità di uscire dalle difficoltà, ma ognuno di noi ha una sua carica unica da giocare». Quarta domanda: - Don Fabio, sempre sulla base della sua esperienza, è più facile essere pessimisti guardando alle possibilità di corruzione del mondo politico, o si può essere anche ottimisti, sia pure moderatamente? «È un po’difficile dare una risposta, qui non è un problema di fortuna o gioco del lotto» - Ma si può cambiare? «Dal punto di vista cristiano, sempre. La conversione è uno dei lògoi fondamentali della nostra fede. Noi non ci pensiamo giusti, ci pensiamo persone che devono continuamente fare una strada di conversione. Quindi, dentro questa direzio- NSOENTTRIUMBOA:RE ne, credere che il male vinca sarebbe terribile, credere invece nella possibilità che il bene, il bene concreto, vinca, è una grande speranza. Il cristiano scommette sulla speranza». - E la politica? «Il mondo politico deve scommettere di più sugli esempi positivi, e ce ne sono. Quello che forse i media non fanno a sufficienza è mettere in luce anche questi esempi positivi di vita politica. Ci sono persone sicuramente di grande spessore, non ultima, visto che è recente, quella del nuovo Presidente della Repubblica». Quinta domanda: - Per finire, don Fabio, è importante la ricerca di norme e strumenti che permettano una gestione più onesta della cosa pubblica, e molti studiosi e operatori della Giustizia se ne occupano. Ma non le sembra indispensabile anzitutto creare tra gli elettori una più diffusa mentalità legalitaria ed etica, a cominciare dai comportamenti dei singoli che troppo spesso sono improntati a disprezzo delle regole, a evasione ed elusione di quanto dovuto? «Questo è un problema che nel nostro ambito si è sempre posto. Diceva Tacito, più di duemila anni fa, “non mos, non ius”, cioè senza una morale, senza un atteggiamento etico, non conta il diritto. Quindi, anche questi grandi appelli che continuamente facciamo alla legalità, secondo logiche politicamente corrette, non hanno nessun senso se non viviamo eticamente alcuni valori profondi». -Quindi si torna al punto di partenza. «Quello che noi dobbiamo fare – e qui torniamo al discorso dal quale siamo partiti – è educarci, cominciare a vivere in un atteggiamento di chiara attenzione etica. E questo riguarda tutta la società. Anche le agenzie educative (oltre alla famiglia, la Chiesa, la scuola, anche l’Università) dovrebbero porsi il problema: studiamo i fenomeni per come si pongono, o diamo una carica etica legata a una modalità attraverso la quale il bene di tutti diventa l’obiettivo fondamentale?» 7

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SNEOTTNIRMUOB:ARE (segue da pagina 6) La seconda è del Gazzettino di ottobre: nel convegno “Conoscere le mafie, costruire la legalità” ( promosso da Avviso Pubblico, Regione, Provincia e Anci veneto). Tutti i relatori sono stati d'accordo sul fatto che «la malavita organizzata ha bisogno di un tessuto culturale ed economico "malato" per insediarsi. E un'economia che vive di "nero", utilizza più facilmente i servizi della malavita organizzata e cioè la riscossione dei crediti o il prestito». E il prof. Alberto Vannucci dell’ Università di Pisa ha spiegato che «La corruzione, da sola, pesa sul Paese per una cifra che va dai 60 ai 100 miliardi di euro l'anno. Per- 8 ché gli appalti "grazie ai corrotti" costano mediamente il doppio e perché i tempi di realizzazione di un'opera sono mediamente il doppio del normale». E le analisi sono confortate dalle statistiche. Sui mille miliardi annui di evasione ed elusione fiscale europea, l’Italia se ne aggiudica un buon 27%, cioè oltre 180 miliardi. È anche vero che il Veneto è tra le regioni più virtuose, dopo Trentino-Alto Adige e Liguria, ma resta il fatto ogni 100 euro versati in tasse ne ha 24,26 di evasi, tutto secondo dati ufficiali. E se nel 2011 secondo Il Sole 24 ore il tasso di infedeltà fiscale della nostra provincia era al quintultimo posto, con un 8,6 contro il 41,9 di Agrigento che era al primo posto, i contribuenti mancanti all’appello erano pur sempre poco meno di 47 mila. Non c’è proprio di che vantarsi. Allora la domanda vera, in vista delle elezioni di primavera è questa: può un popolo che evade ed elude così tanto, in campo fiscale, eleggere rappresentanti onesti? Qui può soccorrerci soltanto il tema della conversione, quella che papa Francesco auspica anche per corruttori e corrotti. E allora, dopo questa rapida incursione sui numeri e sulle statistiche, torniamo alle motivazioni per cui bisognerebbe convertirsi, cominciando a provarcisi in questa Quaresima 2015. Qui ci aiuta il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale alla proposizione 2041 ci ricorda che «La vita cristiana si sforza di ordinare a Dio e alla carità fraterna i beni di questo mondo». E alla proposizione 2049, dopo aver spiegato che «ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non è in contrasto con le disposizioni della legge civile, è contrario al settimo comandamento». specifica: «Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l’appropriazione e l’uso privato dei beni sociali di un’impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale (…)». E, per quanto riguarda il cosiddetto “nero”, noto a tutti, aggiunge, nella proposizione 2436: «È ingiusto non versare agli organismi di sicurezza sociale i contributi stabiliti dalle legittime autorità». Come si vede, anche sul piano religioso e della morale personale le indicazioni non mancano. Può aiutare anche una colorita frase di papa Francesco riferita dalla Radio Vaticana. Durante la messa mattutina nella Casa Santa Marta, sul finire dello scorso novembre, il Papa parlava della conversione, “una visita di Dio”, e commentava l’incontro tra Gesù e Zacheo, capo dei pubblicani e ricco: «Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura. Cristiani di cuore? Sì, tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma cristiani di tasche pochi, eh». Giovedì 27 marzo 2014, papa Francesco ha celebrato messa nella basilica di San Pietro per oltre 500 parlamentari, tra deputati e senatori, più diversi membri del governo, sia ministri che sottosegretari. Seduti nelle panche, anche la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente del Senato Piero Grasso. Insomma, la classe politica al completo si è recata in Vaticano alle prime luci dell’alba per una celebrazione eucaristica con il Santo Padre. Il quale, però, non è stato affatto tenero con la platea dei fedeli per cui stava officiando. Ecco il testo completo dell’omelia di papa Francesco contro la corruzione dei politici. Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. È sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…” – “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24). È la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù. Elo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15). È lo stesso che dire: “È un soldato

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Messaggio di Francesco ai politici: Gesù guarda il popolo e si commuove perché lo vede come “pecore senza pastori”. di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come “pecore senza pastori”, così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: “Ma questo parla come uno che ha autorità!”, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge. Equesta gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”. Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. “Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama”. “Ritornate a me con tutto il cuore” – ci dice – “perché sono misericordioso e pietoso”. Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore. In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada? Una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”, che avevano perso la fede e reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”. Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia». (da LeggiOggi it, 28.3.14) 9

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Don Roberto guida il viaggio spirituale in Terra Santa Prepararsi alla Pasqua sulle strade di Gesù Tra Cisgiordania, Israele e territori palestinesi occupati Otto giorni di esercizi spirituali in Terra Santa, camminando sulle strade di Gesù, sono di per sè un’esperienza straordinaria. Se poi si aggiunge la difficile situazione politica e militare di quei territori e i settant’anni di storia che si innestano anche nelle più tragiche vicende europee e ancora non trovano una conclusione pacifica, si capisce perché abbiamo voluto parlarne nel Campanon che esce tra Quaresima e Settimana Santa. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un reporter d’eccezione, Bernardo Cesare, che ha saputo fondere in poche note al giorno le riflessioni dello spirito e le suggestioni della storia di quella terra. Lo ha fatto con la sobrietà e la precisione del ricercatore: non a caso è da anni professore ordinario di Petrologia al Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, dove si occupa di rocce metamorfiche, dell’origine dei magmi granitici, di minerali e delle piccole inclusioni che questi contengono. E ci ha servito anche un ottimo servizio fotografico, lui che usa in modo esteso la fotografia (micro e macro) per documentare le proprie ricerche, e per descrivere le caratteristiche morfologiche dei minerali, e che da anni fotografa anche con un intento artistico, tanto che le sue microfoto di rocce sono state esposte in gallerie, esibizioni scientifiche e mineralogiche, e in Musei di Scienze Naturali in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Ungheria, USA, e pubblicate in riviste fotografiche, calendari e periodici scientifici. di Bernardo Cesare Questo è un resoconto frammentario e personale degli Esercizi Spirituali che Don Roberto ha guidato quest'anno in Terrasanta. Essendo stato un viaggio di otto giorni, oltre al programma più strettamente spirituale il tempo ci ha consentito di conoscere almeno un po' i Paesi che abbiamo attraversato (Israele, Cisgiordania e Territori Occupati) da un punto di vista paesaggistico, culturale e della travagliata e triste situazione politica e sociale. PRIMO GIORNO Efinalmente siamo partiti. Alle 9.30 di lunedì mattina, dopo la santa messa di inizio, i 42 pellegrini - 23 donne e 19 uomini - si sono messi in viaggio per Nazareth. La strada però non è così breve e prevede varie tappe: Tessera, Roma e Tel Aviv. Contiamo di arrivare in albergo verso le 22, con una fame da lupi. Siamo un bel gruppo, vivace e assortito. Già dalle prime battute si sono delineate alcune personalità che con molta probabilità caratterizzeranno il viaggio: Lucia, che non riesce a stare ferma (gli impazienti non diventeranno mai ricchi); Gino, che farà coppia fissa con Piero per divertire la compagnia. Il volo Alitalia è senza lode, e Don Roberto lo soffre senza nasconderlo. Per giunta, all'arrivo a Tel Aviv scopriamo che proprio il bagaglio del Don non è arrivato (in quanto mai partito da Venezia...). Ma questo contrattempo non ci abbatte e la nostra guida, Selma, coadiuvata dall'autista Emilio, ci porta a destinazione. Nazareth, della quale si scrisse "cosa mai può uscirne di buono" prima che ci vivesse Gesù, ci richiama Chirignago: un paese abbastanza anonimo, se non fosse per chi ci abita che lo rende pieno di storia. Però, nonostante la sua apparente insignificanza, la Nazareth di Gesù ci fa riflettere su tante cose: il Silenzio, la Famiglia, il Lavoro. SECONDO GIORNO Selma è una guida molto brava e ci spiega con passione molte cose. Facendolo gioca a interrogarci con domande di cultura religiosa, anche difficili, e risponde sempre Michele, che sembra essere uscito da Rischiatutto e sbaraglia tutti con la sua velocità e precisione. Selma ci ha anche dato molte informazioni sulla vita e sui costumi in Israele, in particolare sui problemi dei Cristiani e degli Arabi in un paese dove l'80% della popolazione è di fede Ebraica (i Cristiani, tutti insieme, solo il 2%). Nel nostro primo giorno in Galilea visitiamo la Chiesa dell'Annunciazione e poi quella di San Giuseppe, dove il messaggio che ci viene rivolto è di accettare la volontà di Dio, che può essere incomprensibile o dolorosa, affidandosi come hanno fatto Maria e Giuseppe. Il fatto che l'espressione "Non Temere" ricorra per 365 volte nella Sacra Scrittura è 11

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significativo e ci dà speranza. di lago (chiamato Pesce San Pietro) attraversare Gerusalemme, città di Siamo poi stati sul Monte Tabor, e e altre specialità locali in un bel ri- circa un milione di abitanti, e due a Cana, dove abbiamo rinnovato le storante vicino a Cafarnao, dove poi check-point. Il secondo, a Betlem- promesse matrimoniali. Il miraco- ci siamo recati, per visitare la casa di me, di uscita da Israele e ingresso in lo delle nozze di Cana ci ha fatto Pietro e le rovine dell'antica città. Ar- Cisgiordania, è un passaggio attra- riflettere sul valore aggiunto che cheologicamente parlando Cafarnao è verso il Muro, qui alto 8 metri, che Gesù rappresenta in un matri- bellissima, e consente davvero (molto per oltre 730 chilometri separa i ter- monio, quando viene invitato più di Nazareth) di fare un viaggio ritori israeliani da quelli palestinesi. come ospite. all'indietro nel tempo e immedesi- Aurora mi fa notare che dalla parte marsi nelle situazioni vissute da Gesù palestinese il Muro è stato dipinto TERZO GIORNO e dagli apostoli duemila anni fa. con vari disegni e murales. Uno di La giornata si conclude con la visita questi è la colomba della pace con in Il tempo non ci aiuta, ma il mo- alla Chiesa della Moltiplicazione a bocca un ramoscello di ulivo e con il rale è alto. Partiamo in mezzo a Tabgha, dove sono conservati mo- giubbetto antiproiettile! una tempesta di sabbia verso Safed, saici tra i più belli della Terrasanta. A Betlemme visitiamo la chiesa e la la quarta città ebraica e patria della Domani si va a Betlemme! grotta del Campo dei Pastori, riflet- Càbala. A Safed la maggior parte tendo sul significato di queste figure di negozi e anche Sinagoghe risulta QUARTO GIORNO che seppur emarginate ai loro tem- "Chiusa per freddo e vento", ma riusciamo ugualmente a visitare una bella Sinagoga e a farci un'idea di come sia articolata la vita di un ebreo praticante. Giornata molto lunga e molto intensa! Ci spostiamo da Nazareth a Betlemme con un trasferimento di circa tre ore. Passeremo più pi, hanno avuto l'importante ruolo di annunciatori della nascita di Gesù e della buona novella. Dopo il pranzo andiamo alla Basilica della Natività, la cui bellezza 12 Da qui ci trasferiamo verso il Lago di Tiberiade, senza poter vedere il panorama a causa delle nuvole e della sabbia. Ci fermiamo prima per la Messa al Monte delle Beatitu- volte il confine Israele-Cisgiordania, vedremo i soldati armati ai posti di controllo (check-point) e il Muro eretto dagli Israeliani. Selma ci racconta con molto dettaglio e molta è nascosta dal restauro intensivo in corso, e celebriamo la Messa in una delle grotte scavate al di sotto. Il tema della riflessione è l'Incarnazione: Dio che si fa uomo per dini, a picco sul lago. Le Beatitudi- passione la storia di questa parte del salvarci unisce il piano religioso ni ci dicono quale dovrebbe essere il pianeta dove da oltre due millenni con quello umano. progetto di vita del discepolo di Cristo, radicato nella fede in Dio Padre che vede e provvede. Delle otto beatitudini oggi mi rimangono più impresse "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia", che richiama all'equità tra le persone, e "Beati gli operatori di pace": quest'ultima risuona attualissima in questi luoghi e in questi tempi, che vedono la pace e la convivenza tra Cristiani, Ebrei e Musulmani degli obiettivi difficilissimi da realizzare. Il Mare di Galilea è in realtà un lago, ma oggi il suo aspetto è quello di un si intersecano le storie politiche e religiose di molte popolazioni di fede cristiana, ebrea e musulmana. La prima tappa è al fiume Giordano, nel luogo del Battesimo di Gesù. A parte la delusione nel vedere un "fiume" di dimensioni modeste e dall'acqua sporchetta, la cosa più impressionante è che le due sponde sono sorvegliate da guardie armate: israeliani a ovest e giordani a est. Il Giordano infatti marca in questa zona il confine tra i due stati. Nonostante questo contesto poco spirituale, rinnoviamo al Giordano le nostre promesse battesimali. È La giornata finisce emotivamente in crescendo con la visita al Caritas Baby Hospital di Betlemme ( http:// www.cbh.ps), l'unico ospedale pediatrico della Cisgiordania, che vive di sovvenzioni private ed è un gioiellino di assistenza sanitaria. Le parole della suora che ci accompagna e ci descrive le difficoltà legate all'operare in territorio palestinese, e gli ostacoli messi da Israele al corretto funzionamento dell'ospedale, sono come macigni che lasciano allibiti. Se lo dice lei, che vive in prima persona questa situazione da sei anni, di sicuro non si tratta di esagerazioni! vero mare in burrasca. Per cui anche un gesto che col quale vogliamo QUINTO GIORNO se Pietro e altri apostoli erano pescatori consapevolmente professarci cri- di acqua dolce, dovevano ugualmente stiani e dire che alla nostra età Opossedere abilità, coraggio e abitudine la fede, per quanto vacillante, ggi facciamo principalmente i turisti nel Deserto della Giudea alla vita dura. non può considerarsi un caso. e nei dintorni del Mar Morto. In una In allegria abbiamo gustato il pesce Per arrivare a Betlemme si deve bella mattina, un po' ventosa, ci met-

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tiamo in viaggio verso Masada, attraversando Gerusalemme. È venerdì ed incontriamo pochi musulmani per le strade (è il loro giorno di preghiera). Il deserto non è quello pianeggiante con le dune sabbiose che tutti immaginiamo, ma una distesa di rocce, con colline e montagne, quasi priva di vegetazione. Masada (La Fortezza) è un insediamento ancora molto ben conservato sulla sommità spianata di un monte, con dirupi tutt'intorno. Era un posto strategico e difficilmente attaccabile, oltre che molto bello, dove per due anni i Romani tennero sotto assedio circa un migliaio di Ebrei Zeloti, fino a quando, vistisi perduti, questi ultimi si suicidarono in massa. Questo luogo simbolo per gli israeliani è situato a qualche chilometro dal Mar Morto, il posto più basso al mondo (oltre 400 m sotto il livello del mare), e così salato da consentire di galleggiare anche con mezzo corpo fuori dall'acqua! Siamo andati a toccare il Mar Morto, e qualcuno ha messo i piedi dentro le sue acque melmose, dopo aver visitato la località di Qumran. Qui sono stati ritrovati i rotoli più antichi contenenti la trascrizione della Bibbia ebraica. Dopo il Mar Morto abbiamo fatto una velocissima visita a Gerico, città palestinese considerata come la più antica al mondo, e rientrando a Betlemme ci siamo fermati a celebrare la Santa Messa nei pressi di un accampamento di Beduini, ancora diffusi in Cisgiordania. Non fatevi trarre in inganno: non si tratta in questo caso di gruppi isolati dal mondo e lontani decine di chilometri dalla civiltà, ma di comunità dedite alla pastorizia che vivono ancora in baracche e capanne pur essendo vicinissime a Gerusalemme. La Messa di Don Roberto è stata tra le più veloci della storia! Non tanto per i beduini che ci attorniavano e volevano venderci articoli di vario genere, quanto per il vento e la pioggia battente che sono cominciati non appena siamo arrivati in quel luogo, che sarebbe stato davvero bello. La riflessione della giornata è stata sui vari significati che può avere la parola Deserto nella nostra vita: fatica, purificazione, essenzialità, silenzio, solitudine. Queste due ultime parole definiscono la condizione migliore per instaurare un buon rapporto con Dio. E per crearla non è necessario isolarsi dal mondo in un deserto vero e proprio: basta entrare nella chiesa di Chirignago e mettersi in raccoglimento. SESTO GIORNO AGerusalemme iniziamo a ripercorrere i luoghi della Passione di Gesù. Oggi restiamo al di fuori delle Mura (quelle della città antica, non il muro eretto dagli Israeliani...) e passiamo la mattina al Monte e all'Orto degli Ulivi, visitando l'edicola dell'Ascensione, le chiese del Pater Noster e del Dominus Flevit, il Cimitero Ebraico, la Tomba di Maria e la Basilica del Getsemani, dove ritorneremo dopo cena per un'ora di preghiera silenziosa. Siamo immersi in una folla di pellegrini, e concentrazione e silenzio sono difficili da mantenere, ma la nostra guida esperta ci ha fatti svegliare presto ed arrivare tra i primi, limitando questo problema. Pensando al Padre Nostro, la parte della preghiera che più sembra attuale in questo luogo è "...sia fatta la Tua volontà ... così in Terra...": in tutte le terre ma in particolare nella Terra Santa, ancora martoriata da odi tra popoli e religioni diverse. Da questo punto di vista è sorprendente come le parole di Gesù che piange su Gerusalemme (Lc 19, 41-44) descrivano esattamente, con due millenni di anticipo, la situazione che osserviamo noi oggi. Durante la Messa al Getsemani, Abuna (che significa "Padre") Roberto ci parla di sofferenza e ci ricorda Suor Pierluigia. E noi ricordiamo nelle nostre preghiere tutti gli amici che soffrono per varie ragioni a Chirignago, ma anche tutti i nostri cari e tutti coloro che ci hanno chiesto una preghiera particolare nel nostro pellegrinaggio. Nel pomeriggio andiamo al Monte Sion, a sud della città antica, e visitiamo il Cenacolo, San Pietro in Gallicantu, e la Basilica della Dormitio di Maria. Possiamo misurare coi nostri passi i percorsi che Cristo e i suoi discepoli hanno fatto durante la Passione, immaginare l'Ultima Cena nella sala del Cenacolo, e ripensare a Pietro che rinnega Gesù per tre volte. Come ogni giornata, la sera ci ristoriamo con un buon pasto in compagnia e in allegria. Il gruppo è ormai ben affiatato e a tavola si sta come in famiglia. SETTIMO GIORNO Entriamo nelle mura di Gerusalemme e recitiamo la Via Crucis lungo il tracciato tradizionale che si articola nelle stradine della città fino a giungere al Santo Sepolcro. La città si sta svegliando, i negozi si aprono e ci passano vicini studenti, donne, uomini, auto e trattori. Anche qui il raccoglimento non è ideale, ma l'esperienza è comunque toccante. Concludiamo la Via Crucis al Santo Sepolcro, dove torneremo l'indomani all'alba. Andiamo poi al Muro Occidentale (il Muro del Pianto) e saliamo alla Spianata delle Moschee. Bisogna passare altri due controlli della sicurezza israeliana, e alla Spianata invece siamo sotto la stretta osservazione della polizia palestinese. Il senso di insicurezza e di minaccia è abbastanza diffuso, forse perchè siamo qui per la prima volta e sappiamo che questo è stato un luogo di scontri, anche violenti. Però la Moschea di Omar con la sua cupola di oro zecchino è un gioiello di architettura. Sfortunatamente ci fanno uscire tassativamente alle 10 e non riusciamo a completare la visita, altrimenti avrem- 13

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mo gustato meglio la bellezza del luogo. EPILOGO Scendiamo al Muro del Pianto, luogo Lper eccellenza della preghiera degli Ebrei. Uomini e donne in settori sepa- 'ottavo giorno, quasi esclusivamente dedicato al trasferimento, ha però rati ci mescoliamo ai fedeli, molti dei un inizio scoppiettante ed emozionan- quali sono ultraortodossi (quelli vestiti te. Infatti, dopo la sveglia alle 5.00, ci tutti di nero, col cappello e i ricciolini). rechiamo al Santo Sepolcro dove arri- È bello vedere gli uomini del nostro viamo tra i primissimi per celebrare la gruppo indossare lo zucchetto rituale messa alle 6, e per visitare poi con cal- (kippah) bianco, e ci siamo fatti un bel ma la Basilica e il Calvario. Ognuno di po' di fotografie. Le fessure del muro noi si inginocchia a pregare nella piccola sono riempite di migliaia di biglietti- grotta che la tradizione vuole essere stata ni che contengono preghiere e richieste la tomba di Gesù. a Dio che vengono lasciate dai fedeli. Poi, alle 9, Selma ci concede due ore di Anche qualcuno di noi ne lascia una. Concludiamo la mattinata con la Mes- libera uscita per visitare la città vecchia e fare gli ultimi acquisti. Qui bisogna 14 sa alla bellissima chiesa di Sant'Anna, costruita dai crociati e tra i primi esempi di architettura gotica. La chiesa ha un'acustica eccezionale per il canto. La Messa inizia a mezzogiorno, in contemporanea con la messa delle 11 a Chirignago, che oggi viene celebrata da Don Valentino Cagnin visto che sia Don Roberto che Don Andrea sono assenti. Dopo il pranzo andiamo al Memoriale Yad Vashem dell'olocausto. Allestito benissimo (se si può utilizzare questa parola per la descrizione di una tragedia immane), questo centro unico saper mercanteggiare, altrimenti ci si fa abbindolare, come è capitato a chi scrive. Si pranza presto, e poi trasferimento all'aeroporto: Chirignago ci aspetta! E ci rivede verso la mezzanotte, esausti ma contenti dopo un viaggio nel quale tutto è filato liscio. Per finire questa cronaca, sappiate che da Milano è venuto con noi agli Esercizi anche Angelo, amico di Roberta e Alessandro. L'ultima sera ci ha consegnato alcuni suoi pensieri che fanno da ottima conclusione a questo viaggio in Terra Santa. Al prossimo, Inshallah! al mondo richiederebbe una giornata intera per una visita completa. Noi ci Pace... possiamo rimanere solo un'ora, ma l'effetto è ugualmente quello di un pugno allo stomaco, che toglie il fiato. Sembra fuori dalla realtà che il mondo, e Parola da molti conclamata Ma da essi poco applicata Agli uomini di buona volontà in particolare l'Europa, abbia potuto Pace sperimentare (una parte subire, e una Volontà che purtroppo per esercitare) una violenza simile e a così molti tace vasta scala. Eppure è accaduto. Forse solo chi ci è passato direttamente lo capisce davvero. Il Mausoleo ci dà anche un segno di speranza col Giardino dei Giusti, che Religioni varie predicano la fratellanza Ma questa molto spesso non avanza onora la memoria dei non ebrei che hanno salvato la vita di Ebrei durante l'olocausto dedicando a ciascuno un albero. Tra i Giusti, oltre a qualche italiano, ci sono anche Oskar e Emi- Amore pace fratellanza amicizia Parole usate con molta avarizia Nella pace gli uomini siano presto fratelli lie Schindler, quelli del famoso film Abbandonando conflitti e ma- Schindler's List. celli

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A proposito del Sinodo e del ruolo delle comunità NOI e la FAMIGLIA /2 17 Con interventi di Lorella Alberti, Alessandro Boscolo, Nicola Da Ronco, Michele Girardi, Nicola Lomabardi, Don Andrea Longhini, Daniela Nicoletti, Cinzia e Arturo Pizzardello, Raffaele Poli e Manuela Sartorato. Foto di Ornella Voltolina

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