ALI - Numero 6

 

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ALI Dicembre 2016 - n.6

Popular Pages


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Intecs Solutions Il gruppo INTECS, è nato nel 1974, è costituito da aziende private Italiane all'avanguardia nella progettazione e sviluppo di sistemi elettronici hightech. IN particolare la Intecs Solutions opera nei mercatidell’ Aerospazio, la Difesa, i Trasporti e le Telecomunicazioni, dove sicurezza, affidabilità, innovazione e qualità sono essenziali per determinarne il successo. La sua sede centrale è situata a Roma ed altre sedi operative sono presenti a Pisa, Napoli, Milano, Torino, Genova, L’Aquila, Parigi e Tolosa. Più dell'80% dei dipendenti possiede una laurea in Ingegneria, Informatica o altre discipline scientifiche. La società progetta e sviluppa applicazioni, strumenti, software e componenti hardware per sistemi elettronici complessi in collaborazione con le principali Industrie, Organizzazioni, Università e Centri di Ricerca italiani ed europei. Per meglio conoscere questa realtà abbiamo fatto una chiacchierata con il dott. Marco Casucci, Amministratore Delegato della Intecs Solutions S.p.A. Quali sono i principali mercati verso i quali siete rivolti? La società opera nel mercato dei sistemi tecnologicamente all'avanguardia, progettando e realizzando sistemi elettronici complessi per le maggiori organizzazioni europee nei mercati Trasporti, Difesa, Spazio e Civile. Cosa vi ha spinto ad aderire al consorzio ALI? La INTECS Solution ha una sede molto importante ubicata nel territorio Campano che sviluppa attività Marco Casucci, Amministratore Delegato della Intecs Solutions principalmente nel mondo ferroviario. ALI ha rappresentato e rappresenta un’opportunità per portare anche in Campania le nostre attività aerospaziali che già fanno parte del nostro core business della società nelle nostre sedi in Toscana, Lazio e Lombardia. Quali sono i progetti che portate avanti in collaborazione con ALI? La nostra partecipazione alla società consortile ALI ci ha permesso di acquisire conoscenza e know-how nel mondo aereonautico, con particolare riferimento allo sviluppo di dirigibili innovativi a pilotaggio remoto. Grazie ad ALI abbiamo potuto trovare risposta ad una serie di quesiti tecnici, necessari per proseguire nello sviluppo di questo progetto che si finalizzerà, entro il 2018, con la realizzazione di un innovativo dirigibile da immettere nel mercato. Quali sono gli elementi del vostro successo? La INTECS ha sempre fondato il proprio successo sulle sue competenze per lo sviluppo di prodotti e sistemi safety-critical con caratteristiche di tempo reale capaci di operare in ambienti particolari come il ferroviario e l’automobilistico ma anche in condizioni estremamente ostili come quello spaziale e aereonautico.

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In conclusione, quali sono le vostre strategie per il futuro? Per il futuro intendiamo concentrarci sullo sviluppo e la crescita del nostro fatturato, basandoci sul catalogo dei nostri prodotti. Abbiamo già messo in campo un prodotto molto innovativo nel settore ferroviario che consente di controllare la presenza di ostacoli all’interno dei passaggi a livello e quindi di mitigare i rischi di incedenti. Nel 2017 metteremo sul mercato prodotti per il settore della “homeland security” in particolare prodotti per la sorveglianza che sfruttano la detezione acustica, permettono di individuare eventi acustici di interesse segnalandoli prontamente al personale di sorveglianza. Si ricorda alle aziende che anche nei prossimi numeri sarà messo loro uno spazio a disposizione. Al di là dell’intervista chiediamo alle società del consorzio di inviarci, in maniera autonoma, del materiale su progetti o iniziative che si ritiene possano essere di interesse comune.

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Smau Napoli 2016: l’evento sull’innovazione La società consortile ALI sarà presente con due dei suoi progetti Il 15 e 16 dicembre 2016 alla Mostra D’Oltremare si inaugurerà la quarta edizione dello SMAU, l’evento leader per i professionisti del settore digitale. Oltre alla ormai consolidata schedule fatta di workshop ed incontri con professionisti del settore, quest’anno saranno presenti delle novità: lo SMAU live show ed il Corporate Meeting. Ci saranno due diversi tipi di live show: nel primo imprese ed enti locali affronteranno, moderati da giornalisti ed opinionisti del settore, tematiche proposte da quest’edizione, mentre sarà data possibilità a giovani imprese di presentare i loro prodotti, progetti o servizi. Il Corporate Meeting è un format innovativo in cui le imprese avranno 50 minuti di tempo per presentarsi e presentare un’analisi delle proprie attività. Molto importante è la successiva fase di networking in cui verranno organizzati incontri “one-to-one” con tutte le aziende che hanno esternato il proprio interesse. Due i premi messi in palio quest’anno: il Premio Lamarck che permetterà ai tre vincitori di partecipare all’edizione 2017 di SMAU Berlino, ed il premio Premio Innovazione SMAU in cui concorreranno i migliori casi di successo del Mezzogiorno e verrà premiato chi ha eccelso nel trasformare tramite il digitale la propria azienda oppure ha apportato miglioramenti dello stesso tipo nel proprio territorio. Non mancheranno, infine, tantissimi ospiti del calibro di Microsoft o di Intel (solo per citarne alcuni), ma anche start-up e laboratori di alta tecnologia, come Megaride dell’Università Federico II. È stato, inoltre, attivato gratuitamente e già nei giorni precedenti la manifestazione un servizio di Personal Shopper per l’Innovazione, lo SMAU Discovery, che ha il compito di aiutare i visitatori nella costruzione di percorsi personalizzati, nella selezione dei workshop, degli show o degli eventi di networking che più saranno adatti a loro. La società consortile ALI partecipa all’evento come socio del DAC è sarà ospitata all’interno dello stand della Regione Campania. Verrà esposto il dimostratore della capsula IRENE ed il progetto MISSION.

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Programma Live Show e Corporate Meeting Giovedì 15 dicembre  ore 10:00: Soluzioni innovative per migliorare la competitività e la gestione dell’impresa  ore 11:30: Smart Communities, risorse e servizi per le nuove città  ore 13:00: Nuove tecnologie e social network per valorizzare gli asset aziendali  ore 14:30: Open Innovation, una visione collaborativa che sfrutta le sinergie tra aziende, start up e centri di ricerca  ore 16:00: Le imprese si presentano alle imprese: il Corporate Meeting Venerdì 16 dicembre  ore 10:00: Innovazione nei servizi  ore 11:30: ICT per la salute: competenze avanzate, soluzioni innovative e nuove idee di impresa dal Living Lab di eHealthNet e da Città della Scienza  ore 13:00: Gli ingredienti dell’innovazione: idee, competenze, strumenti e network  ore 14:30: Agrifood: innovazione e tecnologie per lo sviluppo e la competitività di un settore chiave dell’economia italiana  ore 16:00: Smart Communities, risorse e servizi per le nuove città

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NASA: presto moduli privati sulla ISS Grandi novità in arrivo per la Stazione Spaziale Internazionale. La NASA fa sempre più sul serio per l’apertura dei punti di aggancio della ISS ad aziende private, interessate ad aggiungere un modulo commerciale alla ISS. Questa decisione è maturata, stando ad una notizia pubblicata sul sito dell’agenzia, a seguito di una richiesta di informazioni (RFI) formulata dalla stessa NASA all’inizio di quest’anno e che ha riscosso molto successo. “Come risultato delle risposte ottenute, questo autunno, la NASA inizierà le operazioni necessarie a fornire alle aziende la possibilità di agganciare i propri moduli alla Stazione Spaziale ad un portello che abbiamo disponibile sulla ISS” Si legge sul post pubblicato sul sito, scritto direttamente dall’Amministratore della NASA Charles Bolden e da John Holdren, Direttore dell’Ufficio Politico della Casa Bianca su Scienze e Tecnologia. Andiamo con ordine, lo scorso luglio l’agenzia spaziale americana esprime, attraverso la RFI, la volontà di massimizzare l’uso della ISS permettendo l’aggancio di moduli realizzati da aziende private. Nella RFI, si faceva riferimento all’utilizzo di alcune componenti già presenti sulla ISS tra cui il Common Berthing Mechanism, che permette l’aggancio di altri moduli e la disponibilità di alcuni perni per il fissaggio di nuovo hardware. Attualmente l’unico modulo commerciale presente sulla ISS è il modulo BEAM (Bigelow Expandable Activity Module) sviluppato dalla Bigelow Aerospace per la NASA. BEAM è un modulo test senza alcun equipaggiamento scientifico a bordo, il suo unico scopo è quello di dimostrare la possibilità di utilizzare moduli abitativi espandibili. Il modulo è stato installato lo scorso Maggio e dovrebbe rimanere in funzione per almeno due anni. Al termine di questo periodo il portello attualmente occupato da BEAM si renderà nuovamente disponibile per l’installazione di un nuovo modulo sviluppato da una delle società che hanno dimostrato interesse rispondendo alla RFI. La deadline per rispondere alla RFI era il 12 Agosto scorso. La NASA non ha fornito dettagli sulle risposte ottenute, ma si è limitata a dire che si ritengono soddisfatti delle idee ricevute dalle varie aziende. Durante l’International Astronautical Congress tenutosi a Guadalajara in Messico lo scorso 30 Settembre, Sam Scimemi, Direttore della ISS della NASA, ha dichiarato: “Siamo molto contenti delle risposte ricevute, sia come numero che come idee” senza, però, fornire dettagli né sul numero né su quali aziende abbiano risposto. È stato Bill Gersternmaier, Amministratore Associato della NASA per l’Esplorazione Umana, ad annunciare, durante il suo intervento all’International Symposium for Personal and Commercial Spaceflight tenutosi a Las Cruces (New Mexico) lo scorso Ottobre, che le risposte sono state 11. Queste sono, ora, oggetto di analisi in modo da procedere allo step successivo entro la fine di quest’anno. Anche Gerstenmaier ha ribadido che l’agenzia spaziale americana vuole incoraggiare il settore privato a trovare modi per utilizzare la ISS e, contemporaneamente, a gettare le basi di quelle che saranno le future stazioni spaziali.

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Diverse compagnie avevano espresso, in precedenza, il desiderio di poter accedere alla ISS e agganciare i propri moduli. Ad Aprile il fondatore della Bigelow Aerospace, Robert Bigelow, annunciò una partnership con la United Launch Alliance (ULA) per il lancio di due moduli gonfiabili B330. Uno dei moduli sarebbe stato agganciato alla Stazione Spaziale se l’azienda avesse raggiunto un accordo con la NASA. Ad Agosto, l’azienda ha ricevuto un finanziamento dal programma NASA Next Space Technologies for Exploration Partnerships (NextSTEP) per sviluppare lo studio di questo concept. Sempre durante il simposio di Las Cruces, Bigelow ha fornito dettagli ulteriori sui suoi moduli. L’azienda prevede di lanciare i moduli nel 2020 se ci saranno investitori pronti a coprire le spese di lancio e se ci sarà disponibilità di equipaggio privato disposto ad abitare il modulo. Un paio di B330 saranno in grado di ospitare quattro clienti e tre membri dell’equipaggio Bigelow. Il B330, in futuro, potrà essere sganciato dalla ISS e, grazie allo stadio ACES prodotto da ULA, messo in orbita intorno alla Luna. Secondo Bigelow, la compagnia è in grado di assemblare una stazione spaziale dello stesso volume di quella attuale, con moduli giunti in orbita con soli quattro lanci e, nei prossimi anni, potrebbe, anche, costruire habitat sulla superficie della luna o sulle lune di Marte. In futuro, inoltre, l’azienda potrebbe creare una compagnia separata grazie alla quale addestrare astronauti e clienti che abiteranno i loro moduli, annoverando, tra gli istruttori, le migliori risorse che gli USA siano in grado di fornire. Bigelow ha concluso il suo intervento affermando che il successo della sua azienda, e di altre compagnie private, avrà benefici economici per la NASA, la quale vedrebbe diminuire i costi per la ricerca in orbita LEO. Un’altra delle aziende interessate è Axiom Space, l’ex ISS manager della NASA, Michael Suffredini ora a capo della società, nel mese di Giugno ha rivelato i piani per agganciare alla Stazione Spaziale un modulo in cui sarebbe stato possibile fare ricerca e sviluppo commerciale. Successivamente, quando la ISS verrà dismessa, probabilmente nel 2024 anche se si spera di arrivare al 2028, si prevede di separare tale modulo e renderlo il nucleo di una Stazione Spaziale commerciale. Anche Axiom è intervenuta all’ International Symposium for Personal and Commercial Spaceflight, rappresentata da Michael Baine. Durante il suo intervento, Baine ha fornito maggiori dettagli sul progetto della sua azienda. Il loro modulo dovrebbe essere grande quanto il modulo U.S. Laboratory e il modulo Node 2 messi insieme e dovrebbe giungere sulla ISS nel 2020 a bordo di un lanciatore Falcon Heavy della SpaceX. Secondo Baine, il modulo dovrebbe aggiungere due portelli di docking alla stazione e, in caso di emergenza, può essere sganciato in sicurezza. Durante il suo intervento, il rappresentante della Axiom ha dichiarato che i mercati raggiungibili con una stazione spaziale commerciale includono ricerca, produzione, turismo oltre a molti altri. Per questo motivo, lo scopo della Axiom è quello di progettare un luogo comune nello spazio dove poter vivere e lavorare, rendendolo disponibile anche a clienti governativi. Infine, Baine ha affermato che la Axiom ha già completato una revisione dei requisiti dei sistemi per il modulo e conta di iniziare una revisione preliminare del progetto per il mese di Dicembre. Un’altra impresa che ha ricevuto un finanziamento dal NASA NextSTEP è il consorzio Ixion, formato dalle aziende NanoRacks, Space Systems Loral e da United Launch Alliance. Il consorzio studierà la possibilità di convertire l’ultimo stadio del Centaur in un modulo commerciale per la ISS.

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Ministeriale ESA 2016 nel dettaglio La settimana scorsa a Lucerna si è svolta la Ministeriale 2016 dell’Agenzia Spaziale Europea, dove i ministri competenti per il settore spaziale di 22 paesi europei ed il Canada hanno discusso ed approvato la politica ed il budget per gli anni 2017/21. Nei precedenti numeri della nostra rivista ne abbiamo già parlato, ma ora vi riportiamo in dettaglio gli elementi principali approvati. VOLO SPAZIALE UMANO ED ESPLORAZIONI ROBOTICHE Con l’obbiettivo di assicurare il ruolo centrale dell’Europa nell’esplorazione spaziale, ottenere nuovi risultati nelle scienze di base ed applicate ed offrire una piena visione dello sforzo globale di arricchimento sociale ed ispirazione delle nuove generazioni, è stato proposto ed approvato di consolidare tutte le iniziative di esplorazione in un singolo programma denominato European Exploration Envelope Programme (E3P). Il programma E3P è stato quindi finanziato per il periodo di transizione 2017/19, dopodiché dal 2020 diverrà pienamente operativo nel gestire i seguenti programmi:  International Space Station Estensione del supporto al programma ISS fino al 2024, come proposto dagli Stati Uniti e già deliberato dagli altri partner internazionali, permettendo un’efficiente utilizzo dei laboratori orbitali per lo sviluppo scientifico e tecnologico. Approvazione di due missioni di lunga durata, di cui una per l’astronauta italiano Luca Parmitano nel 2019. Costruzione e fornitura dell’European Service Module (ESM) per la capsula Orion della NASA per la missione EM-1 del 2018, come controvalore per l’8,3% delle spese annuali di gestione della stazione spaziale. La costruzione di un secondo modulo di volo per la successiva missione EM-2, la prima con equipaggio, è stata recentemente confermata, con le stesse modalità relative al periodo 2021/24.  ExoMars 2020 Dallo scorso mese di ottobre la sonda Trace Gas Orbiter (TGO) è operativa nell’orbita di Marte dove, oltre alla missione scientifica, serve anche come elemento ripetitore per le comunicazioni delle missioni internazionali attive. Approvazione della seconda fase della missione, con la realizzazione del rover che nel 2020 verrà inviato sulla superficie per analizzarne il sottosuolo allo scopo di stabilirne la capacità, passata e presente, di supportare la vita. Per evitare ritardi ed aumento dei costi alcune fasi dello sviluppo e test verranno effettuati in Italia e Francia, anzichè in Russia come precedentemente stabilito.  Luna Resource Lander (Luna 27) Partecipazione al progetto russo per l’esplorazione del polo sud lunare per determinare e misurare la presenza di acqua e stabilirne l’origine. Attualmente il lancio è previsto per il 2021.  Future esplorazioni umane

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Studiare e pianificare il contributo europeo alle prossime attività di esplorazione umana in orbita bassa, Luna ed oltre, sfruttando la ISS come avamposto avanzato per testare nuovi habitat destinati alle missioni di lunga durata nello spazio esterno.  SciSpacE (Science in Space Environment) Utilizzo della ISS e di altre piattaforme scientifiche in ambiente spaziale per l’avanzamento delle cononoscienze di base in vista delle future esplorazioni.  ExPeRT (Exploration Preparation, Research and Technology)  Approvazione della prima fase di questo programma propedeutico alle missioni di esplorazione, tra cui anche la prima missione automatica europea di andata e ritorno da uno dei pianeti del sistema solare.  Collaborazioni commerciali La prima collaborazione commerciale europea nell’esplorazione spaziale nascerà attingendo alle idee innovative proposte dal settore industriale. OSSERVAZIONE DELLA TERRA  Earth Observation Envelope Programme Continuare a progettare e sviluppare nuovi esperimenti scientifici, satelliti e la tecnologia necessaria per l’osservazione e lo studio del nostro pianeta, con le seguenti missioni: Biomass, FLEX, Earth Explorer-9 e 10, Saocom-CS e Polaris.  European Earth Watch Programme Estendere e migliorare il monitoraggio globale degli ECV (Variabili Climatiche Essenziali) a supporto della scienza del clima e delle politiche ambientali. Avviare collaborazioni tra ESA e l’industria europea per la realizzazione di tecnologie innovative da commercializzare a breve termine. Sviluppare la missione ALTIUS per il monitoraggio dell’ozono nella stratosfera. LANCIATORI  Centre Spatial Guyanais (CSG) ESA continuerà a finanziare l’operatività del proprio spazioporto, con tutti i servizi associati, a Kourou nella Guiana francese al fine di mantenere attiva la capacità di accesso allo spazio in maniera affidabile, indipendente e competitiva.  LEAP (Launchers Exploitation and Accompaniment Programme) Questo programma si occupa del pieno sfruttamento delle infrastrutture attuali presso il CSG per i vettori Ariane 5 e Vega, in vista della transizione verso i nuovi Ariane 6 (2020) e Vega C (2019) in corso di sviluppo avanzato.  Space Rider Programma italiano, conseguente alla missione IXV (Intermediate Experimental Vehicle) del 2015, per lo sviluppo di un sistema di trasporto automatico riutilizzabile ed affidabile. Lo Space Rider sarà un mini spazioplano, quindi a rientro planato su pista, senza equipaggio e che tra l’altro avrà la capacità di raggiungere la ISS ed eventuali future strutture orbitali, verrà lanciato dal Vega C e debutterà nel 2020. La responsabilità del programma è stata affidata al Cira e Thales Alenia Space Italia.

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 Vega E (Evolution) Evoluzione del vettore Vega, di cui l’Italia è capocommessa, successivamente al prossimo Vega C. In particolare lo sviluppo di un motore LOX/Metano per un futuro upper stage ed in parallelo un modulo di propulsione elettrica per il Vega New Upper Stage (VENUS), in sostituzione degli attuali Zefiro 9 ed AVUM.  Light satellite, Low-cost Launch (L3) Opportunities Programma nato per capitalizzare al meglio l’utilizzo dei vettori Vega, Vega C ed Ariane 6 nel mercato dei piccoli satelliti (sotto i 500 Kg), standardizzando e progettando i servizi ed i lanci al fine di ottenere una cospicua riduzione dei costi di lancio. PROGRAMMI SCIENTIFICI Permettere alla comunità scientifica europea di eccellere in tutti i campi e rimanere una fonte costante di ispirazione e motivazione per l’Europa intera, attraverso una serie di programmi ad alta tecnologia ed inclusivi verso l’industria. Oltre alle nove missioni attualmente operative che sono state recentemente estese, ESA si è impegnata per avviare anche le seguenti:  CHEOPS - studio dei transiti degli exopianeti di fronte alle rispettive stelle.  BepiColombo - missione congiunta con la JAXA per lo studio di Mercurio (lancio previsto per aprile 2018).  Partecipazione al progetto JWST (James Webb Space Telescope mission) della NASA.  Solar Orbiter - per lo studio del Sole e dell’eliosfera in collaborazione con la NASA.  Euclid - per lo studio della materia oscura. PROGRAMMI TECNOLOGICI Il GSTP (General Support Technology Programme) vuole favorire la transizione dalla fase di ricerca e sviluppo a prodotti tecnologici concreti in tutti i settori delle discipline spaziali per le future missioni europee. Con piccole e semplici missioni dimostrative il settore dell’industria spaziale europea potrà verificare nuove tecnologie, risparmiando tempo e denaro affidandosi a lanciatori ed infrastrutture di provata affidabilità. SICUREZZA SPAZIALE  SSA (Space Situational Awareness) Programme - ESA si è impegnata a sviluppare sistemi di monitoraggio verso eventuali pericoli provenienti dall’ambiente spaziale, sia naturali che artefatti umani che possano mettere in pericolo le strutture orbitanti e la popolazione terrestre, tramite missioni di rilevazione in diversi punti lagrangiani (L1 ed L5), osservazione e monitoraggio tramite telescopi dei NEO (Near Earth Object) e piccoli satelliti di rilevamento con massa inferiore a 100 kg.

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 Space Tug, cleaning space - Con questo programma ESA vuole testare nuove tecnologie necessarie allo sviluppo di un innovativo sistema di rimozione dei detriti spaziali dall’orbita, indirizzato a sviluppi anche di carattere commerciale a livello globale. PROGRAMMI DI TELECOMUNICAZIONI ED APPLICAZIONI INTEGRATE  ARTES (Advanced Research in Telecommunications Systems), consente all’industria di esplorare, tramite attività di ricerca e sviluppo, concetti innovativi indirizzati alla produzione e servizi chiave nel settore delle telecomunicazioni satellitari. ESA, oltre a fornire un supporto economico, fornisce anche il know-how e tecnologie avanzate quali per esempio la criptografia quantistica.  NEOSAT, nuova piattaforma base modulare per satelliti della fascia compresa tra le 3 e 6 tonnellate. Sviluppata da EADS e Thales Alenia Space, permette al cliente di accomodare la propria configurazione del payload e scegliere tra due tipi di propulsione, mantenendo bassi i costi di produzione.

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Dalla Terra alla Luna Audi pronta a sbarcare sul nostro satellite Con Audi Lunar Quattro la Casa di Ingolstadt si prepara a mettere le ruote di un suo veicolo sulla Luna. Il costruttore tedesco ha infatti annunciato di aver completato la realizzazione di due rover che dovrebbero essere lanciati sul pianeta satellite della Terra a fine 2017, nell’ambito della missione «Part-Time Scientists». I mezzi, messi a punto dagli ingegneri teutonici, dispongono di diverse soluzioni mutuate dall’industria automobilistica: sono dotati di trazione integrale ispirata ai modelli Quattro del costruttore del gruppo VW, sono equipaggiati con motori elettrici con tecnologia derivata dalle sue vetture e-tron, attualmente in vendita, e prevedono comandi piloted-drive che anticipano quelli che fra alcuni anni permetteranno la circolazione dei veicoli a guida autonoma sulle nostre strade. Per raccogliere le informazioni utili al movimento, ogni mezzo si avvale di quattro telecamere che esaminano l’area circostante il veicolo, con una visione a 360 e che sono in grado di scattare fotografie tridimensionali. Nato da un accordo siglato all’inizio del 2015, Audi Lunar Quattro, che pesa trenta chilogrammi e prevede componenti in alluminio realizzato con stampanti in 3D, ha superato i severi test di messa a punto e - dicono dalla Germania -, è ora pronto a esplorare la Luna. Il team della missione ha annunciato a Berlino che per far raggiungere la destinazione ai due mezzi utilizzerà un vettore della Spaceflight. Sono partner nell’impresa anche la NASA, l’Agenzia spaziale europea (ESA) e Wikipedia. La sfida rientra nella partecipazione alla competizione Google Lunar XPRIZE che prevede un premio di 30 milioni di dollari al primo team privato riuscirà a portare un veicolo sulla Luna, a far sì che percorra almeno 500 metri e che scatti e mandi foto ad alta risoluzione sulla Terra. Michael Schoeffmann, responsabile di Audi Transmission Development e coordinatore dello sviluppo del rover ha spiegato che la missione è stata particolarmente utile per «esplorare nuovi terreni tecnologici e imparare molto da come i componenti automobilistici si comportano in condizioni estreme» come quelle riscontrabili sulla Luna.

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Addio a John Glenn Fu il primo astronauta Usa a volare in orbita intorno alla Terra E' morto a 95 anni John Glenn: l'ex astronauta fu nel 1962 il primo statunitense a volare in orbita intorno alla Terra, eguagliando così il sovietico Gagarin. Dopo aver lasciato la Nasa, entrò in politica e divenne senatore del partito Democratico per 25 anni. Nel 1998 in una missione di nove giorni a bordo dello Shuttle stabilì, a 77 anni, un altro primato, quello dell'uomo più anziano nello spazio. Si è spetto in un ospedale di Columbus, nell'Ohio, dove era ricoverato da oltre una settimana. Prima di diventare astronauta e poi senatore iniziò la sua carriera come ufficiale nel Corpo dei Marine. Nel 1941, mentre frequenta l'università, in seguito al bombardamento giapponese di Pearl Harbor si arruola come pilota e partecipa alla campagna delle isole Marshall. Prende parte anche alla guerra di Corea, al termine della quale diventa pilota collaudatore, stabilendo diversi record di velocità. Diventa popolare al grande pubblico americano negli anni Cinquanta, partecipando a numerose trasmissioni televisive. Arruolato nel 1960 tra i Mercury Seven, i primi sette astronauti della Nasa destinati al Programma spaziale Mercury. Fu lanciato il 20 febbraio 1962 nella missione Mercury-Atlas 6 e divenne così il primo statunitense a entrare in orbita attorno alla Terra, rimanendo 4 ore e 55 minuti nello spazio. Il tenente colonnello compie tre orbite intorno alla Terra: fu la risposta, anche se con un anno di ritardo, all'Unione Sovietica e a Juri Gagarin. "Zero-G (gravity) and I feel fine," ("Assenza di gravità e io sto bene") è uno delle frasi più famose pronunciate da Glenn durante la sua missione. E poi aggiunse: "... Oh, and that view is tremendous" ("Oh, e da quassù la vista è meravigliosa"). La sua carriera come astronauta, e prima come pilota di guerra, lo lanciarono anche in politica: Glenn era l'incarnazione della 'Nuova Frontiera' kennediana. Divenne amico del giovane JFK e di Bob Kennedy. E fu proprio la famiglia Kennedy ad incoraggiarlo, dopo aver lasciato la Nasa nel 1964, a candidarsi come senatore dell'Ohio. Fu eletto e rimase in Congresso per 24 anni, fino al 1997 quando annunciò il suo ritiro. "John aveva sempre la risposta giusta - ha raccontato ieri il presidente Usa Barack Obama - ispirando generazioni di scienziati, ingegneri e astronauti che ci porteranno su Marte non per una breve visita ma per restarci. A nome di una nazione riconoscente, (Godspeed) buona fortuna, John Glenn", citazione da una celebre espressione usata dal collega Scott Carpenter al momento del lancio di Glenn nel 1962.

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Il motore (im) possibile supera il primo test della NASA Ne avevamo già parlato nel numero 3 della nostra rivista, si tratta di EmDrive, quello che dalle riviste scientifiche di tutto il mondo era stato definito come il “motore impossibile”. In poche settimane però quella che sembrava solo un’affascinante ma piuttosto fantascientifica notizia ha assunto connotati completamente diversi. Il motore EmDrive capace di produrre energia dal vuoto supera infatti i primi test al centro Johnson della Nasa. I primi risultati pubblicati sulla rivista Journal of Propulsion and power indicano che il dispositivo, che viola alcuni dei principi cardine della fisica, funziona anche se debolmente. Risultati che mettono in fermento l'intera comunità scientifica ma i dubbi - va detto - sono ancora molti. "Sembra troppo bello per essere vero. Se fosse così sarebbe una rivoluzione per l'intera civiltà", ha detto all'agenzia Ansa l'esperto di propulsione spaziale Giancarlo Genta, del Politecnico di Il laboratorio dov'è stata misurata la spinta dell'EmDrive. Torino. Nato da un'idea dell'ingegnere britannico Roger Shawyer il motore EmDrive sarebbe in grado di produrre una spinta senza espellere nessun propellente. Una tecnologia, che se fosse davvero funzionante, rivoluzionerebbe di fatto l'intero mondo della fisica. Accolto inizialmente dagli addetti ai lavori con ovvia freddezza, EmDrive si sta però adesso ritagliando uno spazio sempre più ampio nel dibattito scientifico. I test fatti in questi anni avevano sempre lasciato spazio ai critici ma le nuove misure eseguite al centro Johnson potrebbero essere un punto di svolta. "Nonostante la spinta misurata sia piccola, sembra esserci davvero qualcosa", ha aggiunto Genta. "E' ovvio avere ancora tutti i dubbi del caso, un sano scetticismo - ha proseguito - ma adesso c'è uno studio pubblicato su una rivista autorevole e con un'istituzione che ci mette la faccia".

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L'EmDrive è un'idea di circa 20 anni fa di uno scienziato britannico, Roger Shawyer. Dopo una serie di discussi tentativi e test (in particolare in Cina), l'idea è stata infine messa alla prova da ricercatori dell’Advanced Propulsion Physics Research Laboratory: sul sito della Nasa la pagina che descrive nascita e scopo di questo gruppo di ricerca, e su Facebook la pagina del gruppo, aggiornata però molto sporadicamente. CONTRO NEWTON Perché tanta resistenza nella comunità scientifica? Cerchiamo di farla semplice: il motore genera una spinta grazie al "rimbalzo! di energia elettromagnetica - nel caso specifico, microonde di fotoni in una camera a forma di tronco di cono chiuso. I fotoni, scontrandosi con le pareti della camera, spingono in avanti il dispositivo, nonostante non venga rilasciato nulla dalla camera stessa. Azione senza reazione? È un po' come sentirsi dire che a bordo di una barca a vela si può navigare (in avanti) soffiando sulla vela... Qualunque "motore", anche i motori a ioni in uso su alcune navicelle spaziali, creano una spinta in avanti rilasciando gas o fasci di ioni, perché (tutti) devono rispondere alla terza legge di Newton: per ottenere una reazione (la spinta in avanti di un razzo) ci deve essere un’azione (l’emissione dei gas da un ugello). LA SOLITA MECCANICA QUANTISTICA Il nuovo motore dovrebbe dunque permettere a futuri veicoli spaziali di sfrecciare tra un pianeta e l’altro senza caricare carburante: basterebbe raccogliere la luce del Sole - o di qualunque altra stella - per produrre l'energia elettromagnetica necessaria. A questo punto la domanda è molto, molto semplice: quale legge fisica governa questo motore? Al momento nessuno è in grado di dare una risposta precisa, neppure i ricercatori della Nasa autori dello studio, che si limitano all'ipotesi della pilot-wave, un’interpretazione controversa della meccanica quantistica che tuttavia negli ultimi anni ha raccolto qualche consenso tra i fisici. Giusto per complicare la discussione, Roger Shawyer (l'inventore) afferma che forse non è necessario disturbare la meccanica quantistica per spiegare l'EmDrive. ANCORA MOLTI DUBBI Nonostante i test, e nonostante la verifica del protocollo dei test, sono molti i fisici che sostengono che l'EmDrive non può funzionare: è possibile (si afferma) che i risultati (peraltro non eclatanti in termini di spinta) siano il risultato di test ingannevoli o mal concepiti. Difendeva in modo molto lucido ed equilibrato una posizione scettica, per esempio, l'astrofisico Brian Koberlein in un articolo che ha preceduto di qualche mese la versione "peer-reviewed" dello studio. Altre considerazioni sono riassunte in questo articolo di Discover. Pare dunque che per conoscere la verità bisognerà aspettare che qualcuno costruisca un vero EmDrive e lo provi in condizioni reali, ossia per muovere o sollevare qualcosa... E pare anche che questo sia effettivamente il programma di Guido Fetta (americano), ingegnere chimico e inventore, fondatore di Cannae Inc., inventore del Cannae Drive, un motore a propulsione magnetica derivato dal progetto di Roger Shawyer: se non è un'altra storia infinita nello stile della fusione fredda di Andrea Rossi, torneremo a parlarne.

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