Anno 3 - Numero 03

 

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Easter Rising. Il centenario, la memoria, il futuro (2016, 3)

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Anno III (2016) - n° 3 EASTER RISING IL CENTENARIO, LA MEMORIA, IL FUTURO Intervista a Riccardo Michelucci, articoli di Diletta Gasparo, Jacopo Vannucchi, Niccolò Bassanello e Leonardo Croatto.

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Editoriale Il Becco - Marzo 2016 allegato del sito www.ilbecco.it, quotidiano online iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Firenze in data 21/05/2013. Numero di registro 5921 Partita IVA e Codice Fiscale Ass. Il Becco: 06349820487 Redazione Roberto Capizzi, Leonardo Croatto, Chiara Del Corona, Andrea Incorvaia, Calogero Laneri, Daniele Lorini, Alex Marsaglia, Jacopo Vannucchi Consiglio Direttivo Associazione Chiara Del Corona, Nilo Di Modica, Diletta Gasparo, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Giacomo Rossato, Alessandro Zabban Rappresentante legale Dmitrij Palagi, direttore responsabile Riccardo Chiari Sede legale associazione: Via Vittorio Emanuele II 135, 50134, Firenze (Italia) Stampato da: Raggiaschi Editore, in Firenze, finito di stampare il 29 marzo 2016 “Sappiamo quale era il loro sogno; tanto Da sapere che sognarono e sono morti E se fosse stato un eccesso d’amore A sconvolgerli fino alla morte? Lo scrivo in versiMacDonagh e MacBride E Connolly e Pearse Ora e nei tempi che verranno, Ovunque si indossi il verde, Sono cambiati, cambiati completamente: È nata una terribile bellezza” William Butler Yeats, Easter 1916 (traduzione di Riccardo Michelucci) In questo 2016 l'Irlanda e gli un'Isola quanto mai ricca di irlandesi (i due termini non sempre differenti culture. indicano la medesima cosa) celebreranno il centesimo anniversario Tutto il percorso repubblicano della Rivolta di Pasqua, il tentativo irlandese è infatti un continuo - coraggiosamente visionario e mi- intrecciarsi di cattolici e protelitarmente sconclusionato - di un stanti, di gaeltacht e di galltacht, gruppo di patrioti, capeggiati da di élite e di miserabili, di miti e James Connolly, di liberarsi dal totem di coesione sociale delle une dominio straniero e dare una e delle altre parti, nonché di viopatria a tutti i nati sull'Isola lenza organizzata e comunitaria. d'Irlanda. È in un questo oceano di È una storia complessa, quella contraddizioni che nasce e si sviprecedente e successiva all'Easter luppa l'idea repubblicana, Rising: una storia nella quale si sposata dai cattolici ma partorita intrecciano questioni economiche, dal protestante Theobald Wolfe religiose, politiche e sociali in Tone. Indice

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Editoriale www.ilbecco.it - Marzo 2016 Insieme all'indipendentismo, censire il lavoro dello scrittore inizialmente ispiratosi alla Rivolu- James Stephens “L'insurrezione zione Americana ed a quella di Dublino”. Francese, si sviluppano, accompagnandolo, i contrappo- Sono soltanto alcuni, piccoli, ele- sti miti dei lavoratori menti di una storia lunga e protestanti dell'Ulster, lealisti difficilmente semplificabile. Una talmente tanto alla Corona da storia nella quale le psicologie dei ribellarsi ad essa quando que- singoli, l'autoidentificazione, il sta, periodicamente, intavolava sentirsi membro di una qualche trattative di pace con la contro- comunità sposa le vicende indivi- parte cattolica (osteggiata, a duali alla Vicenda grande. «[...] sua volta, dalla “sua” Chiesa e ricordati solo di una cosa, ragazzo dalla “abusiva” Repubblica del mio, io amo questo posto quanto Sud). te» dice Geordie, giovane prote- stante, al proprio collega, precario Ed è in tale intrecciarsi di sto- e cattolico Joe, nel racconto di rie grandi e piccole che Gerry Adams “I monti di Mourne”, abbiamo voluto, con questo «Lo so. Almeno questo l'ho impa- numero, fornire ai nostri lettori rato» gli risponde Joe, dopo una primariamente alcuni elementi settimana di scontri, di lavoro co- di precisazione storica sulla vi- mune e di reciproca conoscenza. cenda etnico-politica irlandese concentrandoci poi sull'evento È in questo contrasto vivo, fatto di cruciale della serrata di Dubli- carne e sangue, di un frequente no e sull'importante significato mutuo non riconoscimento, di una assunto dall'Home Rule, in diffidenza che è più che “semplice- particolare per le ricadute che mente” culturale, che occorre ebbe tra quanti ne beneficia- immergersi per provare a rono. Infine in chiusura comprendere un pizzico della abbiamo ritenuto utile re- complessità dell'Isola verde. 3

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www.ilbecco.it - Marzo 2016 UNA TERRIBILE BELLEZZA È NATA INTERVISTA A RICCARDO MICHELUCCI* - A CURA DI DILETTA GASPARO (REDAZIONE DE IL BECCO) RICCARDO MICHELUCCI È UN GIORNALISTA SPECIALIZZATO IN QUESTIONE IRLANDESE E STORIA DEL CONFLITTO ANGLO IRLANDESE. COLLABORA CON L’AVVENIRE. Nel corso di questo 2016 ricorre l'anniversario dell'Easter Rising irlandese, la rivolta indipendentista che scoppiò la settimana di Pasqua di quell'anno e che venne repressa nel sangue nel corso di sei giorni. Che cosa accadde e perché questo anniversario è così significativo? Tutto si svolse nel breve volgere di una settimana, tra il 24 e il 30 aprile del 1916, quando poco più di un migliaio di uomini e donne irlandesi dotati di coraggio e amore per la libertà, ma con scarsi mezzi militari, decisero di sfruttare il momento di difficoltà nel quale si trovava il nemico. La Gran Bretagna era infatti impegnata nella Prima guerra mondiale, e stava fronteggiando proprio in quei mesi il pericolo di una possibile vittoria tedesca sul fronte occidentale. La scelta del giorno di Pasqua ebbe un carattere più simbolico che strategico: il sogno dei leader della rivolta era quello di identificare la rivolta e la liberazione del paese con la Pa- squa di resurrezione, e per riuscirvi non sarebbe stato necessario ottenere una vittoria militare sugli inglesi – cosa che nessuno credeva possibile - bensì compiere un atto di ribellione armata capace di risvegliare la coscienza nazionale. La rivolta era stata organizzata in segreto da sette uomini: Patrick Pearse, James Connolly, Thomas Clarke, Sean McDermott, Thomas MacDonagh, Joseph Plunkett e Eamon Ceannt. Sul piano ideologico, la principale fonte d'ispirazione proveniva da una società segreta separatista denominata Irish Republican Brotherhood, ovvero Fratellanza Repubblicana Irlandese, nata alla fine del XIX secolo dalle ceneri di altre due rivolte – entrambe fallite nel 1848 e nel 1867. Forte era stata anche l'influenza degli ideali socialisti portati avanti da James Connolly. Un'insurrezione armata per cacciare l'invasore una volta per tutte era stata ritenuta inevitabile per riaccendere una visione dell’identità nazionale che rischiava di essere svilita per sempre dai palliativi progetti di “Home rule”, ovvero l'autogoverno, di cui da anni si dibatteva a Westminster. Il centenario della Rivolta di Pasqua che viene celebrato quest'anno in Irlanda e anche in altre parti d'Europa e del mondo ha un profondo significato, e non solo da un punto di vista storico. Una volta depurato dal bagno di retorica che purtroppo in queste occasioni è quasi sempre inevitabile, il centenario della Easter Rising è un'occasione importante per riflettere sui grandi ideali che quegli uomini e quelle donne portarono avanti a costo della loro stessa vita. Non è un caso che la Rivolta irlandese del 1916 continui ancora oggi a rappresentare uno dei momenti più alti di resistenza contro il potere coloniale e di martirio per la libertà dell'epoca contemporanea. I ribelli di cento anni fa non furono soltanto d'esempio e d'ispirazione per le generazioni che vennero dopo di loro, ma lasciarono anche un'importante eredità grazie ai principi formulati nella Proclamazione che fu letta in pubblico da Patrick Pearse il primo giorno della rivolta. Il documento delineava il sogno di un'Irlanda che in futuro avrebbe dovuto essere un paese inclusivo, senza alcuna discriminazione di classe, di religione, di genere. Era il progetto di una nazione ideale, forse irrealizzabile, ma che 4

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Una terribile bellezza è nata www.ilbecco.it - Marzo 2016 sarebbe rimasto un punto di riferimento fino ai giorni nostri. Purtroppo in larga misura ancora disatteso. Nell'immaginario comune, i Troubles che hanno caratterizzato l'isola di smeraldo nel corso dei decenni vengono semplicisticamente ricondotti ad una contrapposizione tra cattolici e protestanti. Quali sono le origini dei problemi e quale è il peso specifico della questione religiosa? La presunta contrapposizione di natura religiosa tra cattolici e protestanti è una clamorosa mistificazione da sempre portata avanti dalla potente macchina della propaganda britannica, perché funzionale a far credere che l'esercito britannico abbia operato in qualità di pacificatore, di forza d'interposizione, tra due comunità in lotta. La realtà dei fatti è stata invece molto più complessa, e ha visto i soldati e i servizi segreti di Sua Maestà agire in qualità di alleati di una parte – quella unionista protestante fedele alla Corona – al fine di perpetuare un dominio che ha profonde e lontane origini. Lo dimostrano gli innumerevoli casi di collusione tra i gruppi paramilitari unionisti, i servizi di Londra e la squadra politica della polizia britannica dell'Irlanda del Nord (RUC, Royal Ulster Constabulary). Le origini del conflitto sono di natura coloniale: nel 1921 Londra ha imposto con la forza una divisione artificiale dell'isola in due parti creando un'entità geopolitica artificiale (l'Irlanda del Nord) per costituire una maggioranza protestante all'interno di un paese a stragrande maggioranza cattolica. Ha creato uno stato settario dove la minoranza cattolica dell'Ulster è stata vessata per decenni, privata del lavoro, della casa, del diritto di voto. Quando negli anni '60 questa ha cercato di alzare la testa per reclamare uguaglianza e parità di diritti è stata repressa senza pietà, facendo stragi di civili (vedi la “Bloody sunday” di Derry del 30 gennaio 1972), favorendo la rinascita dell'IRA e incancrenendo il problema fino ai giorni nostri. Quanto invece al peso della questione religiosa, lo definirei importante soltanto nei secoli scorsi, non oltre il XVII secolo, ai tempi dei massicci trasferimenti di coloni inglesi e scozzesi nelle regioni dell'Irlanda settentrionale. A quei tempi la religione era ancora un simbolo di dominio. In seguito è diventata soltanto un pretesto per intorbidire le acque, basti pensare che il padre dell'indipendentismo irlandese di fine '700, Theobald Wolfe Tone, non era un cattolico bensì un protestante. In questi ultimi giorni abbiamo sentito tanto parlare di Irlanda in seguito alle elezioni governative. Pur se in una situazione di forte incertezza, due partiti esplicitamente repubblicani e la cui storia risale direttamente alla guerra di indipendenza, si sono affermati rispettivamente con il 24,5% (Fianna Fail) e con il 16% (Sinn Fein). Quale è oggi il portato di quella storia, della guerra di indipendenza, nella politica del paese? Sebbene quei due partiti siano sul piano politico praticamente identici, entrambi convintamente neoliberisti, europeisti e con un medesimo approccio a tutte le questioni economiche e sociali, l'eredità della storia a volte fa ancora capolino quando si torna con la mente al passato. Non è infrequente, ad esempio, sentire leader del Fine Gael sputare veleno contro gli insorti del 1916 e rilasciare dichiarazioni quantomeno discutibili sull'esperienza storica successiva. Il fatto che adesso, per effetto dei risultati assai incerti delle ultime elezioni, i due partiti possano governare insieme per la prima volta costituisce una svolta storica, ma a mio avviso solo da un punto di vista simbolico. 5

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Una terribile bellezza è nata www.ilbecco.it - Marzo 2016 Nella lotta che ha portato all'indipendenza irlandese, la questione dell'Home Rule e della separazione dell'Ulster ha avuto un ruolo centrale. Quale è l'impatto, oggi, della divisione dell'isola sul dibattito pubblico del paese? Bisogna fare un distinguo netto tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord. Nel primo caso, la questione del Nord viene vista da tanti anni come un peso, un problema ormai talmente incancrenito da risultare irrisolvibile nonostante la fine della guerra e la dinamica politica europea. Fin da prima dell'inizio dei Troubles, a Dublino e nel resto della Repubblica c'era la tendenza da parte della maggior parte dell'opinione pubblica a considerare il Nord un fardello simile a quello che per molti italiani è la Questione Meridionale. Discorso diverso ovviamente per quanto riguarda il dibattito pubblico sulla divisione al Nord. Al netto ovviamente della galassia unionista – anche nei suoi settori più moderati - che resta comunque contraria ala riunificazione dell'isola, la sensazione che ho io è che anche il partito che da sempre lotta per ottenere la riunificazione dell'isola, cioè il repubblicano Sinn Féin, abbia smesso di crederci davvero e usi lo slogan “End Partition” solo come un modo semplice e immediato per ottenere consensi e tenere viva una base elettorale che con gli anni si è spostata sempre più verso il centro. Ovviamente spero di sbargliarmi. “Immaginare che questa rivoluzione sociale sia concepibile senza le rivolte di piccole nazioni nelle colonie e in Europa, senza esplosioni rivoluzionarie di una parte della piccola borghesia, con tutti i suoi pregiudizi, senza un movimento delle masse proletarie e semi-proletarie politicamente non coscienti contro l'oppressione dei proprietari terrieri, la chiesa, e la monarchia, contro l'oppressione nazionale, ecc. immaginare tutto questo significa ripudiare la rivoluzione sociale. Dunque un esercito si schiera in un luogo e dice: "Noi siamo per il socialismo", e un altro, da qualche altra parte, dice: "Noi siamo per l'imperialismo", e questa sarà una rivoluzione sociale! Solo chi ha una visione così ridicolmente libresca può disprezzare la rivolta irlandese definendola un “putsch” Con queste parole Lenin, nei mesi seguenti all'Easter Rising, commentava nel luglio del 1916 i fatti di quell'aprile. Quale è stato il contributo socialista al movimento indipendentista irlandese? È stato un contributo di grandissimo rilievo, soprattutto per merito di un grande socialista, la cui statura viene spesso sottovalutata: James Connolly, uno dei principali organizzatori e leader della Rivolta di Pasqua. L'Irlanda ha sempre dovuto fare i conti con un contesto socio-culturale di stampo coloniale e il socialismo che si è sviluppato là a partire dalla fine del XIX è stato un socialismo sui generis, fortemente connesso a una dinamica indipendentista, se non addirittura nazionalista. Connolly diceva che la classe operaia irlandese rappresenta “l'erede incorruttibile” della lotta per la libertà dell'Irlanda, perché aveva identificato una stretta connessione tra la fine del giogo coloniale con Londra e la battaglia per conquistare i mezzi di produzione del paese. A suo avviso, solo il socialismo delle classi operaie unite avrebbe potuto porre fine allo sfruttamento e all'oppressione da perte dei capitalisti britannici in Irlanda, risolvendo così la questione nazionale una volta per tutte. Le idee di Connolly richiamano quelle di Trotsky e della rivoluzione permanente (non a caso lo stesso Marx ha influenzato profondamente Connolly). Trotsky spiegò che il capitalismo russo era incapace di mettere in discussione l'ordine sociale e politico della Russia zarista, e per la verità neanche era intenzionato a farlo. In un certo senso Connolly gli fece eco sostenendo che i capitalisti anglo-irlandesi non erano molto differenti dai loro simili russi, poiché temevano la classe operaia e i contadini irlandesi. Purtroppo il grande contributo di Connolly e del moderno socialismo irlandese alla lotta indipendentista – soprattutto il suo principale assunto, che prevedeva una lotta comune della classe operaia cattolica e protestante - è stato in buona parte disatteso, cento anni fa come in seguito, fino ai giorni nostri. La politica di “divide et impera” messa in atto da Londra ha trovato molti alleati anche a Dublino e ha sempre impedito che un fronte unitario potesse avere la forza necessaria per arrivare alla vittoria. 6 I c r c a S c s L s g d d s a m u p n m n d Q s d L n s

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www.ilbecco.it - Marzo 2016 IDENTITÀ IRLANDESE: DALLE ORIGINI AD OGGI ARTICOLO DI JACOPO VANNUCCHI - REDAZIONE DE IL BECCO «De Valera […] aveva cercato di convogliare risorse umane ed economiche nelle campagne, nella convinzione che le attività agricole fossero quelle più adatte ad un popolo di santi e di repubblicani. […] La visione ignorava non solo i desideri degli irlandesi di fare fortuna e migliorare i loro standard di vita […] ma anche i costi umani e sociali dell’arretratezza economica: in particolare la tubercolosi, le malattie infantili, […] [m]entre nelle campagne l’agricoltura e la Chiesa perpetuavano un asfissiante regime patriarcale». EUGENIO F. BIAGINI, STORIA DELL’IRLANDA DAL 1845 AD OGGI «Fu divertente finché durò. […] L’Irlanda si sentiva libera, alla fine. […] Libera dalla religiosità autoritaria che compensava l’assenza di moralità civica. Libera dal bisogno di celebrare una pittoresca povertà per fare virtù di una bieca necessità. In questi anni l’Irlanda era rozza e talvolta volgare, governata in modo insufficiente e intralciata dall’assenza di una visione di lungo periodo e di una genuina ambizione pubblica. Era caotica, talvolta al limite dell’anarchia. Ma c’era, al fondo di tutto, una ragione di ottimismo». FINTAN O’TOOLE, SHIP OF FOOLS. HOW STUPIDITY AND CORRUPTION SANK THE CELTIC TIGER Il bipartitismo Fine Gael / Fianna Fáil (almeno fino alla recente crescita dello Sinn Féin) è stato, pochi anni fa, ricondotto addirittura a diversità genetiche. Il primo partito conterebbe su una base prevalentemente di discendenza anglo-normanna, il secondo su una soprattutto gaelica. Senza bisogno di ricorrere a simili determinismi, è evidente che i tratti culturali dell’Irlanda, nell’Éire come nell’Ulster, sono figli di una secolare maturazione. L’identità irlandese moderna inizia a consolidarsi nel XVI secolo, con la definitiva fusione di due ceppi etnici: quello gaelico autoctono e quello dei “Vecchi Inglesi”, discendenti dai conquistatori normanni (vassalli, all’epoca, del re d’Inghilterra). In questo periodo l’alterità dell’Irlanda rispetto a Londra ruotò attorno al fallimento della Riforma anglicana, ostacolata sia da insufficienti infrastrutture di comunicazione interna sia dal timore inglese di non sollecitare un intervento spagnolo in difesa dei cattolici. In ogni caso si provvide a insediare una cospicua popolazione protestante nell’Ulster, organizzandone la colonizzazione secondo il modello già sperimentato nelle terre americane della Virginia. La maggiore ondata di coloni protestanti fu però frutto di migrazioni private dalla Scozia. i protestanti, che costituiscono la maggioranza dell’Ulster, risultavano e risultano però in netta minoranza nella dimensione pan-irlandese. Questa identità confessionale-locale, peculiarmente combattiva, fu ulteriormente consolidata dalle vicende dell’assedio di Derry del 1689. La città resistette all’assedio del re cattolico Giacomo II, ma le navi inglesi inviate in supporto dal protestante Guglielmo d’Orange in un primo momento si ritirarono, dando ormai per spacciata la sorte degli assediati. I protestanti dell’Ulster compresero che avrebbero sempre dovuto far conto su se stessi più e prima che sul governo di Londra. Nel resto dell’Irlanda il veemente puritanesimo di Cromwell aveva portato dopo il 1649 a spoliazioni ed espropri agrari ai danni dei cattolici. Dopo il 1689 le leggi restrittive anticattoliche furono ulteriormente inasprite. La popolazione di obbedienza romana si rivolse così a formazioni extra-statali (principalmente la Chiesa e le società segrete rurali), mentre, d’altro canto, furono i protestanti a sviluppare un proto-nazionalismo. Oltre che nell’Ulster essi erano presenti soprattutto a Dublino, dove, come esponenti della borghesia locale, dettero vita a una riflessione politica analoga a quella partorita in quello stesso periodo dai coloni americani. Questi coloni, circondati da una popolazione cattolica, si stabilirono in insediamenti fortificati (in modo non dissimile dalla gentry bianca nell’odierno Sudafrica post-apartheid). Le violenze contro i coloni perpetrate dai cattolici nel 1641, nel quadro della guerra civile inglese, sono all’origine della sindrome di assedio tuttora operante nell’Irlanda del Nord: Nel 1798 la rivoluzione indipendentista di Wolfe Tone (anch’egli un protestante), sostenuta dalla Francia, pur fallendo, convinse Londra a sopprimere l’autonomia parlamentare concessa a Dublino nel 1782. Dal 1801 l’Irlanda fu inclusa con la Gran Bretagna nel nuovo Regno Unito. 7

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Identità irlandese: dalle origini ad oggi www.ilbecco.it - Marzo 2016 I protestanti, in maggioranza, si rassegnarono all’Unione, vedendola come il male minore; furono i cattolici, da allora, a ereditare il sentimento nazionalista. Al tempo stesso, sulla scena irlandese, furono i Tories (conservatori) a restare più schiettamente anglofobi, anche per idiosincrasia verso il presunto filo-cattolicesimo degli Whigs (liberali). (L’antipatia dei Tories irlandesi per Londra si doveva anche al fatto che la Chiesa d’Irlanda, pur restando parte della comunione anglicana, era autonoma dalla Chiesa d’Inghilterra.) Negli anni 1840, appena prima della Grande carestia delle patate e mentre in Gran Bretagna maturava il cartismo, il proprietario cattolico Daniel O’Connell mobilitò enormi masse di fittavoli suoi correligionari battendosi per tre obiettivi: l’abrogazione delle leggi discriminatorie anticattoliche, i diritti dei fittavoli, la revoca dell’Unione. Questo movimento, poi travolto dalla carestia, da un lato iniziò la saldatura tra nazionalismo, cattolicesimo e movimenti agrari; dall’altro lato, fu il primo episodio in cui la politica irlandese si appoggiò sulla Chiesa cattolica per colmare le proprie lacune organizzative. Entrambe le questioni si sarebbero ripresentate trent’anni dopo, con la Grande deflazione. Nel frattempo la Chiesa cattolica irlandese aveva assunto un profilo più militante e compatto, favorita anche dagli effetti sociali della carestia. Per un verso questa aveva decimato le popolazioni dell’Ovest rurale, più devote alla contaminazione coi riti pagani, favorendo dunque l’uniformità delle pratiche di culto; per altro verso, le famiglie contadine, memori della carestia, tendevano a evitare il frazionamento delle terre e quindi destinavano più figli alla vita ecclesiastica. Questa rinnovata influenza sociale produsse per contrasto un ulteriore arroccamento dei protestanti, irritati anche dalla politica conciliatoria di Londra tesa a evitare di spingere la Chiesa cattolica nelle braccia dei nazionalisti. Fu però una minoranza intellettuale di protestanti à la Wolfe Tone a recuperare nel XIX secolo le tradizioni gaeliche, viste come punto di riferimento per un’Irlanda a-confessionale. Gli anni della carestia e quelli immediatamente seguenti videro, com’è ovvio, un momentaneo acquietarsi delle pulsioni rivoluzionarie. Fu tuttavia in questo periodo che il nazionalismo definì meglio la propria impalcatura concettuale: in concomitanza con le Rivoluzioni del 1848 l’obiettivo nazionale fu affermato essere subordinato ai diritti dei fittavoli, poiché la Repubblica, si diceva, poteva avere una base solida solo nella proprietà contadina. L’iniquità dei patti agrari era del resto alla radice della morte per fame di un milione di persone, dipendenti dalle patate, in un Paese che restava esportatore di cereali. Proprio dalla piccola borghesia contadina provennero i ranghi della Irish Republican Brotherhood, la prima organizzazione nazionalista moderna (1858). Queste linee di frattura storiche erano destinate a manifestarsi in tutto il loro potenziale esplosivo dopo il 1912, l’anno in cui il Parlamento britannico approvò definitivamente la Home Rule per l’Irlanda. Londra avrebbe voluto un’Irlanda unita, sia per liberarsi completamente della questione irlandese sia per avere la garanzia che grazie alla minoranza protestante il nuovo Dominion sarebbe rimasto fedele all’Impero. Nel convulso decennio che separa l’approvazione della Home Rule (mai entrata in vigore, per via dello scoppio del conflitto mondiale nel 1914) dal Trattato angloirlandese (dicembre 1921) il mantenimento dell’Ulster protestante nello Stato irlandese si rivelò però impossibile. Dopo la divisione dell’isola, nel 1922, l’Éire (“Stato Libero Irlandese” fino al 1937) e l’Ulster percorsero binari diversi, come diverse erano le due società, ma paralleli. Il tratto comune fu la permanenza al potere di forze conservatrici risolute a impedire sviluppi democratico-progressivi. Nel Nord il governo unionista pose in atto una strategia segregazionista che ricalcava fedelmente quanto avvenuto, oltreoceano, negli stati ex-confederati: la divisione artificiale delle classi inferiori in modo da integrarne una parte a sostegno del regime conservatore e, in specifico, evitare l’affermazione di un partito laburista di massa come invece avvenuto in Gran Bretagna dopo il 1918. L’Irlanda del Nord era tra le aree più disagiate del Regno Unito, per cui un impiego pubblico o l’assegnazione di un alloggio popolare facevano spesso la differenza tra la miseria e una vita decente. La discriminazione occupazionale (e anche elettorale, 8

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Identità irlandese: dalle origini ad oggi www.ilbecco.it - Marzo 2016 tramite un attento disegno delle circoscrizioni) tra proletari verso il futuro. La classe dirigente forgiatasi nei conflitti di protestanti e proletari cattolici, in un contesto in cui il potere mezzo secolo addietro lasciò il posto a una generazione più economico era in mani protestanti, consentì l’erezione di giovane, anche tra i laburisti che da partito socialista-agrario una barriera tra le due comunità religiose. Anche dopo il presero un’impronta maggiormente cosmopolita e liberal. Gli 1945, quando le sinistre toccarono l’apice storico, la risposta investimenti industriali crebbero cospicuamente e il Paese ini- governativa consisté nell’aumento della spesa assistenziale e ziò ad abbandonare l’identità agricola. A partire dagli anni - di impieghi nel settore pubblico. L’inconveniente di questa Ottanta un regime fiscale particolarmente conveniente e politica fu che alcune frange della classe operaia protestante l’ampia disponibilità di manodopera anglofona disposta a la- - si radicalizzarono su basi confessionali, sostenendo a partire vorare a salari comparativamente bassi hanno attirato dagli anni Sessanta l’estremismo religioso del pastore Ian numerose imprese multinazionali, specialmente, negli ultimi - Paisley. anni, del settore informatico. - Nel caso dell’Éire gli elementi di freno furono l’arretratezza Alla fine del XX secolo non solo l’Éire si era guadagnata l’epi- delle strutture agrarie e il potere della Chiesa cattolica, sui teto di “tigre celtica” per la celere corsa del suo PIL, ma anche quali andarono ad agire le profonde divisioni politiche se- l’Ulster ha avviato a soluzione il trentennale conflitto armato e guite alla guerra civile del 1922. La prima classe dirigente la secolare segregazione della comunità cattolica. È tuttavia - del nuovo stato, improntata ad una visione liberista e libera- emblematico che, poco dopo l’accordo di pace (1998), i partiti le e raggruppata nel Cumann na nGaedheal, rappresentava “moderati” tradizionalmente rappresentativi delle due comuni- gli interessi finanziari, commerciali, industriali e delle tà siano stati scavalcati nel consenso dalle frange più radicali aziende agricole più grandi e moderne. Per contro i nazio- (il Partito unionista dell’Ulster dal Partito unionista democrati- nalisti seguirono nei primi anni una tattica astensionista, co di Paisley, il Partito socialdemocratico e laburista dallo Sinn - mentre i laburisti stentavano a decollare. Ciò lasciò il Cu- Féin). Il fatto che entrambe le confessioni scelgano che nella mann privo di sostanziale opposizione, in un sistema politico nuova condivisione del potere siano i partiti “estremi” a zoppo. Unitamente alla sua debolezza organizzativa, ciò rappresentarle, ritenendoli evidentemente in grado di negozia- spinse il partito a fare affidamento sull’appoggio della Chie- re più duramente, è un segno della prudenza e forse della sa cattolica, alla quale in cambio fu riservata un’influenza diffidenza con cui ci si approccia alla pace. ancora maggiore nel campo culturale e dei costumi. Per ciò che riguarda l’Éire, sebbene il PIL irlandese sia nel suo L’arrivo al potere dei nazionalisti (Fianna Fáil), nel 1932, complesso cresciuto a ritmi “cinesi” (e stia adesso tornando a paradossalmente, si tradusse in una spinta ulteriormente galoppare dopo la recessione), ciò si è accompagnato ad un conservatrice sul piano sociale. Il loro leader De Valera, ve- altrettanto marcato aumento della diseguaglianza. Le statisti- - terano dell’Insurrezione di Pasqua e già capo del Governo che sulla crescita del profitto occultano, cioè, la persistenza di provvisorio nel 1919, restava fedele al ruralismo ottocente- sacche di sotto-sviluppo sociale. L’influenza reazionaria della sco e impostò la politica economica sul sostegno alle Chiesa cattolica appare essersi disintegrata nel giro di pochi campagne (da cui il FF riceveva la maggior quota di voti), anni: soltanto nel 1985 è stata liberalizzata la vendita dei ove dominava il clero cattolico. La neutralità irlandese du- contraccettivi, nel 1993 depenalizzata l’omosessualità, nel 1996 - rante la Seconda guerra mondiale preservò in parte il Paese introdotto il divorzio e chiuse le “case della Maddalena” (isti- dalla ventata progressista che investì nel dopoguerra le na- tuti di segregazione per donne “disonorate”). Sebbene restino zioni belligeranti: l’assistenza sociale restava imperniata su forti restrizioni all’interruzione di gravidanza, nel 2015 il matri- - basi caritatevoli e la tubercolosi si confermava una malattia monio è stato esteso agli omosessuali, cinque anni dopo endemica. Gli elettori segnalarono comunque la necessità di l’introduzione delle unioni civili. un ricambio: nel ’48 il governo del FF fu sostituito da una - coalizione tra laburisti e moderati del Fine Gael; tuttavia, la Tuttavia questa potente spinta libertaria, incoraggiata dal capi- debolezza del nuovo esecutivo e l’instabilità politica impedi- talismo cosmopolita, innestandosi sul corpo di un Paese a rono qualsiasi riforma e, assieme al clima della Guerra lungo tenuto sotto una cappa di oscurantismo, sembra aver fredda, rafforzarono ancor di più la posizione della Chiesa più che altro prodotto una variante “stracciona” del turbocapi- (che senza fatica riuscì a stroncare un primo tentativo di talismo. A cento anni dall’Insurrezione di Pasqua l’Ulster resta introdurre il divorzio). separato mentre nella Repubblica d’Irlanda le aspettative so- - ciali della rivoluzione sembrano andate ancora una volta Fu solo negli anni Sessanta che l’Irlanda sembrò smuoversi deserte. 9

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www.ilbecco.it - Marzo 2016 LA SERRATA DI DUBLINO ARTICOLO DI DILETTA GASPARO - REDAZIONE DE IL BECCO The great appear great because we are on our knees: Let us rise. I potenti ci appaiono potenti solo perché noi siamo inginocchiati: solleviamoci. James Larkin La storia che raccontiamo in questo numero è una storia lavoro nelle città irlandesi al tempo non richiedessero lo svi- purtroppo poco conosciuta e, quando conosciuta, nella luppo di un movimento abbastanza forte da migliorarle. maggior parte dei casi, interpretata sulla base di paradigmi Sebbene l'aria spumeggiante di inizio secolo avesse travolto la approssimativi e distorsivi. È questo approccio, ad esempio, che vita delle famiglie benestanti, gran parte della popolazione di fa si che, parlando in generale di conflitto irlandese, gran parte Dublino viveva in ben misere condizioni: la portata del feno- della questione venga ridotta, in modo minimalistico, ad un meno era tale da portare le autorità ad individuare conflitto religioso, ignorando, ad esempio, la componente di nell'estrema povertà uno dei maggiori problemi della città. classe che ha invece contribuito allo sviluppo del repubblicane- Gran parte della classe lavoratrice risiedeva infatti in tene- simo irlandese. ments, complessi abitativi in cui le persone stava stipate come acciughe (esemplare è il caso di Henrietta Street, dove circa È così che abbiamo deciso di fare un piccolo salto indietro, ri- 865 persone vivevano in 15 case). La mortalità infantile era spetto ai giorni dell'Easter Rising che vi abbiamo raccontato, altissima e la tubercolosi falciava via, tra gli abitanti di questi per tornare ad un avvenimento che sia per portata che per i casermoni, il doppio delle vite rispetto alle periferie inglesi o protagonisti coinvolti, è strettamente legato alla rivolta. scozzesi. Dublino, agosto del 1913: inizia lo sciopero forse più imponente Queste condizioni di povertà erano, in parte, dovute sia alla che la città abbia mai visto. La serrata di Dublino (Dublin lock- mancanza di lavoratori qualificati in Irlanda (da ricollegarsi, out, così è passata alla storia) dura per la precisione dal 18 ago- a sua volta, al minimo sviluppo dell'industria pesante sto 1913 al 18 gennaio 1918, coinvolgendo, sull'isola) e ai bassi salari che percepiva chi lavorava (spesso a approssimativamente, 20.000 lavoratori e, dall'altra parte, 300 giornata). imprenditori. Fu stato quindi questo lo scenario in cui fecero la loro appaMa partiamo dall'inizio. Nonostante gli anni dell'ultimo de- rizione James Larkin e James Connolly, due tra le figure cennio dell'800 e i primi del '900 nel Regno Unito fossero principali della serrata. Il primo, Larkin, era un sindacalista segnati da notevoli fermenti sociali, questi non avevano irlandese nato in Inghilterra che, dopo aver tentato di far egualmente permeato la società di tutto il paese, lasciando diffondere la scintilla dello sciopero a Belfast, approdò a Duindietro quella irlandese. Questo per vari fattori. In primo luo- blino, dove fondò l'Irish Transport and General Workers' Union go, il processo di industrializzazione che stava trasformando, (ITGWU, il Sindacato Irlandese dei lavoratori dei trasporti e ad esempio, la Gran Bretagna non aveva coinvolto il territorio generali) nel 1908. Connolly, anch'egli sindacalista con ruolo irlandese che, ad eccetto forse per l'area intorno a Belfast, non di spicco nell'ITGWU di Belfast, fu forse il massimo teorico aveva un'industria pesante molto sviluppata. Ciò, come è fa- marxista che contribuì allo sviluppo del movimento indicilmente immaginabile, aveva avuto forti influenze sia sullo pendentista irlandese e morì giustiziato dalle forze armate di sviluppo dei movimenti sindacali (che in Gran Bretagna vive- Sua Maestà nel corso della repressione dell'Easter Rising (si vano una veloce ascesa proprio grazie allo sviluppo industriale) narra che fosse così gravemente ferito da essere stato posto sia, conseguentemente, sul miglioramento delle condizioni di davanti al plotone di esecuzione legato ad una sedia). I due, lavoro che erano collegate alla crescita del movimento dei lavo- insieme, fondarono nel 1912 l'Irish Labour Party, imperatori. Se infatti la TUC (Trade Union Congress) britannica si gnandosi nell'impresa di avvicinare e coinvolgere i lavoratori avvicinava al cinquantesimo anni di attività, il radicamento nella discussione dell'Home Rule (vedi l'articolo di questo nunella società irlandese era molto più debole (ai tempi della pri- mero a p. 12) che stava infiammando il Parlamento ma Irish Trade Union Congress gli affiliati erano circa 17.500 nel britannico. paese, una minima percentuale di tutti i lavoratori). Larkin arrivò a Dublino nel 1908 e nel corso del tempo, E di certo non possiamo affermare che le condizioni di vita e di anche grazie al nuovo sindacato che aveva fondato, riuscì ad 10

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La serrata di Dublino www.ilbecco.it - Marzo 2016 organizzare diversi scioperi, in particolare tra i lavoratori del fermezza dalla Chiesa Cattolica che affermava che i bambini molo di Sligo. Ma ciò che fece sì che Larkin riuscisse a tirarsi sarebbero stati deviati, nel corso della loro permanenza in addosso le adesioni, ma anche gli odi, della città fu la pratica Gran Bretagna, da influenza protestanti o atee. La presa di po- dello sciopero empatico. Questo prevedeva che anche le cate- sizione della Chiesa Cattolica nel corso della serrata di Dublino gorie non direttamente coinvolte nella rivendicazione fu, in aggiunta, a sostegno degli imprenditori, condannando sindacale partecipassero alla protesta astenendosi dal lavoro Larkin e i suoi seguaci come divulgatori di idee rivoluzionarie. in solidarietà dei compagni. La situazione divenne sempre più complicata quando agli Fu quindi nel secondo decennio del Novecento che emerse scontri tra scioperanti in picchetti e lavoratori che si rifiutava- chiaramente la figura antagonista di questi lavoratori nella no di seguirli, si aggiunsero le cariche della polizia, che contesa sindacale di cui parliamo. La pratica dello sciopero causarono diversi morti. È da ricordare in particolare il 31 empatico aveva infatti allarmato molti imprenditori dubline- agosto del 1913, passato alla storia come la prima “domenica di si, tra i quali William Martin Murphy. Questi era forse sangue” del ventesimo secolo. La polizia metropolitana di Du- l'imprenditore più di spicco che vivesse all'epoca in città: pre- blino caricò gli scioperanti prendendo a pretesto la presenza di - sidente del Dublin United Tramway Company e possessore James Larkin, a cui era stato ufficialmente vietato di parlare in di molte testate giornalistiche di spicco, era uno dei capitali- pubblico e fare attività sindacale. Il bilancio della giornata sti più influenti del paese. Una figura tale che ancora oggi contò due morti ed oltre 300 feriti. viene ricordato come capitalista nazionalista e filantropo, nonostante i suoi dipendenti vivessero in povertà e fossero Fu questa situazione di alta tensione che portò alla formazione, sottoposti ad orari di lavoro estenuanti (un giorno libero da parte di Larkin, Connoly e Jack White, un ex capitano ogni dieci e giornate lavorative anche di 17 ore), paghe mini- dell'esercito, l'Irish Citizens Army, l'esercito dei cittadini me (i tranvieri di Dublino guadagnavano quasi la metà dei irlandesi (che in seguito prese parte anche alla Rivolta di Pa- loro colleghi di Belfast e Liverpool) e sanzioni molto penanti; squa). I lavoratori membri dell'organizzazione venivano Murphy era inoltre solito imporre periodi di prova molto addestrati dal capitano White alle pratica di autodifesa e, lunghi (anche fino a 6 anni) e usare spie infiltrate tra i lavo- usando gli hurley (i bastoni usati nell'hurling, uno sport tipico ratori così da applicare con fermezza la sua politica irlandese), alla protezione degli scioperanti in corteo in caso di antisindacale. Murphy nel 1913 mise insieme oltre 300 cariche della polizia.Per sette mesi, la città di Dublino rimase imprenditori della città di Dublino per organizzare una ri- letteralmente bloccata: nonostante Murphy, utilizzando i suoi sposta collettiva all'ondata di sindacalizzazione portata in giornali, fosse riuscito a descrivere Larkin e gli scioperanti co- città da Larkin e Connolly, in particolare vietando l'iscrizio- me delinquenti, molti personaggi di spicco della cultura come ne all'ITWGU. Il 18 agosto di quell'anno quaranta Patrick Pearse e William Butler Yeats appoggiarono le rivendi- dipendenti dell'azienda di Murphy furono licenziati con caizoni. La serrata si concluse nel gennaio del 1914, quando l'accusa di appoggiare il sindacato di Larkin. Altri 300 li- Larkin si vide negare sostegno alla sua richiesta alla TUC di cenziamenti identici seguirono la settimana seguente. Fu indire lo sciopero empatico anche tra i lavoratori britannici. questa la scintilla che fece scoppiare la serrata. Questa negazione mise i dirigenti della rivolta davanti ai fatti: migliaia di famiglie, già povere, stavano letteralmente morendo Lo sciopero che ne seguì fu uno dei più imponenti della sto- di fame e questo spinse molti scioperanti a tornare a lavoro. ria del paese. Immediatamente i 300 imprenditori del gruppo Larkin, preso atto della sconfitta, nel 1914 emigrò negli Stati di Murphy iniziarono a tagliare fuori i lavoratori che aderi- Uniti, mentre Connolly terminò la sua gloriosa attività politica vano allo sciopero empatico e a sostituirli facendo arrivare due anni dopo, giustiziato dall'esercito britannico nel corso mano d'opera non solo da altre città irlandesi ma addirittura della repressione della Rivolta di Pasqua. britanniche. Sebbene la serrata di Dublino non sia riuscita, di fatto, a mi- Lo sciopero vide tessere una rete di solidarietà tra i lavoratori gliorare le condizioni di lavoro di coloro che vi avevano preso irlandesi ed il sindacato britannico, la TUC, che mandò un parte, questa resta comunque uno dei momenti fondamentali contributo di 150.000 sterline per aiutare i lavoratori li- della storia irlandese e del percorso che portò l'isola all'indi- cenziati. Un altro progetto di solidarietà, The kiddie's Scheme, pendenza. Non solo per i personaggi che vi presero parte, ma che avrebbe dovuto prevedere che le famiglie britanniche si anche per l'elaborazione e lo sviluppo di quel movimento di occupassero dei figli delle famiglie più povere che subivano matrice socialista che avrebbe avuto un ruolo fondamentale le ripercussioni per la loro attività sindacale, fu bloccato con nella storia dell'indipendentismo dell'Isola di smeraldo. 11

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www.ilbecco.it - Marzo 2016 HOME RULE ARTICOLO DI NICCOLO' BASSANELLO - REDAZIONE DE IL BECCO In Irlanda l'ultimo ventennio del XVIII secolo è fatidico. L'isola era governata dal 1542 secondo quanto previsto dal Crown of Ireland Act, un atto del parlamento irlandese che proclamava Enrico VIII Re d'Irlanda, precedentemente governata in base a rapporti feudali con il papato. Il regno era però sostanzialmente trattato come una colonia di insediamento del regno d'Inghilterra e – per tutto il 1600 – come valvola di sfogo per la popolazione povera scozzese. Dall'inizio del diciassettesimo secolo in poi, con inasprimenti a seguito della durissima campagna cromwelliana e della guerra seguita alla Gloriosa Rivoluzione del 1688, alla maggioranza cattolica irlandese (e più tardi quella presbiteriana scoto-irlandese) erano state imposte una serie di rigide misure punitive che la privavano di praticamente qualsiasi diritto, i “Test Act” e le “Penal laws”. Il Parlamento del Regno d'Irlanda era un organo dai poteri limitatissimi, dipendente dal potere e dalle istituzioni inglesi a seguito del quattrocentesco Statuto di Drogheda e di una serie di norme simili, ultima tra le quali il Dependency of Ireland on Great Britain Act 1719 che lo rendeva sostanzialmente una scatola vuota. Le Penal laws limitavano suffragio ed elettorato passivo alla ristretta classe aristocratica anglicana. A seguito delle campagne del Patriot Party di Grattan, vicino alle idee whig e ispirato dalla rivoluzione americana, il Regno conquista la costituzione del 1782, che libera in parte il Parlamento dall'opprimente peso del patronage britannico. Nei primi anni '90 del XVIII secolo viene conquistata addirittura una piccola ma sostanziale apertura al suffragio per i possidenti cattolici. Nel 1780 a seguito dell'approvazione di una timida riforma delle Penal laws, il Papists Act 1778, era scoppiata a Londra una serie di tremende rivolte anticattoliche che passeranno alla storia come Gordon riots perché aizzate – pare – da un oscuro membro della Camera dei Comuni, tal Gordon. Le rivolte dimostravano quanto il tessuto della convivenza civile nelle Isole Britanniche fosse liso e sul punto di strapparsi definitivamente. Il fiammifero che accende la miccia lo offre la rivoluzione francese. Nel 1798, d'intesa con il Direttorio che invia un contingente sull'isola, Theobald Wolfe Tone, leader degli Irlandesi Uniti, scatena la rivolta secessionista. La madrepatria britannica risponde immediatamente e con estrema durezza, la rivolta di Wolfe Tone viene schiacciata con decine di migliaia di morti e con lei tramontano le ambizioni irlandesi, sia “rivoluzionarie” che “riformiste”; nel 1800 il parlamento britannico e quello irlandese approvano gli Acts of Union. Dal 1 gennaio dell'anno successivo il Regno d'Irlanda cessa di esistere e il Parlamento irlandese è abolito; nasce il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Alcuni rappresentanti dell'isola vengono ammessi al parlamento britannico, purché non siano di fede cattolica. Le rivolte vengono lette dalla Gran Bretagna attraverso lo stereotipo anticattolico e antifrancese, nonostante la partecipazione anche di parte della popolazione protestante. Nel ventennio che segue l'Unione in Irlanda fioriscono organizzazioni principalmente di ispirazione cattolica che chiedono l'abolizione delle rimanenti Penal laws e una qualche forma di autogoverno, tra cui la più influente è certamente l'Associazione Cattolica di Daniel O'Connel. Nelle campagne inoltre cova una conflittualità latente legata alla proprietà terriera ma tinta dai toni del contrasto etno-religioso per via della “struttura di classe” irlandese, con latifondisti in larga parte protestanti e contadini e piccoli proprietari cattolici. Per disinnescare il grave e diffuso malcontento ed evitare che O'Connel conquisti ulteriori consensi tra la popolazione irlandese il Duca di Wellington, capo del governo tory, si decide a cedere e a tentare di nuovo la via delle riforme. Nel biennio 1828-1829 vengono varate le leggi di tolleranza per protestanti dissenzienti e cattolici, il Test Act e le ultime Penal laws sono respinte e i cattolici conquistano il diritto di sedere a Westminster. Le aperture dell'emancipazione in quanto a diritti politici sono temperate da un forte rialzo nella qualifica di censo necessaria per votare. La riforma però è un buco nell'acqua: O'Connel reindirizza le sue energie ad una campagna di massa contro l'Unione (che fallirà a causa della malattia del suo leader), le condizioni economiche in Irlanda peggiorano e in più la mossa di Wellington scontenta l'elettorato tory, aprendo la strada alla vittoria dei whig. In Irlanda tutta la prima metà del XIX secolo è contraddistinta dal boom dell'associazionismo politico-culturale; anche attraverso gli anni terribili della Carestia nascono e prosperano associazioni per la lingua gaelica, letterarie o folkloriche, che spesso coltivano e diffondono le rivendicazioni di autonomia per l'Irlanda tra il popolo rurale e suburbano. È in questo contesto che nasce intorno al 1879 la Land League, sorta di lega contadina, e un primo germe di coalizione politica nazionalista-parlamentare, che nel 1880 conquista un ragguardevole numero di seggi alla Camera dei Comuni; entrambe sono capitanate da Charles Parnell. Parnell era un ricco signorotto protestante anglo-irlandese 12

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Home Rule www.ilbecco.it - Marzo 2016 che, anche per l'influenza della famiglia americana della madre, si era orientato già in gioventù alla causa dell'autonomia irlandese, diventandone l'esponente più vocale ed autorevole. Parnell e i suoi riponevano grande fiducia nel governo Gladstone, in carica dal 1880, ma la situazione era complicata dall'esistenza in Irlanda di una galassia di piccole società segrete di stampo terroristico che, oltre a contestare nei fatti la legittimità del parnellismo come solo esponente del nazionalismo irlandese, peggioravano un già degradato quadro di instabilità e violenza sociale, di cui è simbolo l'assassinio del ministro per l'Irlanda del governo Gladstone, Lord Cavendish, avvenuto nel 1882; il Governo britannico alterna in questo periodo limitate riforme della proprietà terriera al dispiegamento degli apparati di sicurezza (anche Parnell è tratto brevemente in arresto), ma nuovamente con magri risultati: in Inghilterra e Scozia Gladstone è considerato troppo filo-irlandese, mentre paradossalmente in Irlanda è screditato dalla sua politica repressiva. Il partito Liberale naviga quindi in cattive acque, prova ne è il risultato delle elezioni del 1885: né i Liberali né i Conservatori hanno da soli una maggioranza utile per governare. Gladstone nel 1886 tenta allora una scommessa geniale quanto pericolosa: si dichiara convinto della necessità dell'Home Rule (ovvero l'autogoverno all'interno del Regno Unito e la ricostituzione del Parlamento locale) per l'Irlanda, e dell'opportunità di formare un governo all'uopo preposto. Gladstone incassa il sostegno dei nazionalisti irlandesi presenti ai Comuni, ma non riesce a formare un governo stabile a causa della scissione di una fetta di parlamentari liberali unionisti e antirlandesi guidati da Joseph Chamberlain, che confluiranno nelle fila dei tories. Il conservatore Lord Salisbury gli succede al governo mentre la questione dell'Home Rule diventa il centro delle rivendicazioni dei nazionalisti irlandesi. Sette anni dopo il primo tentativo Gladstone, che nel 1892 aveva riconquistato la poltrona di Primo Ministro, riprova a far approvare la controversa Home Rule bill; la legge viene approvata dai Comuni ma rigettata dai Lord. La sconfitta chiude la carriera dell'ottantaquattrenne genio liberale e apre una lunga fase di declino del suo partito – poco capace di attrarre i voti della classe rurale e operaia media che aveva ricevuto il diritto di voto proprio grazie alle riforme elettorali liberali degli anni '80 – mentre la situazione in Irlanda si fa insostenibile. L'isolamento dei liberali termina nel 1906, quando grazie anche all'apporto fondamentale del patto elettorale con i candidati laburisti il partito Liberale ottiene una vittoria schiacciante. I governi Campbell-Bannermann e (dal 1908) Asquith sono così nella posizione di implementare il ventaglio delle riforme liberali, a partire da una importante serie di norme volte a migliorare le condizioni della classe operaia britannica. Nel 1909 il cosiddetto “Bilancio del popolo”, ovvero la legge finanziaria varata da Asquith per finanziare le riforme sociali, che prevedeva un forte inasprimento del prelievo fiscale a carico dei più abbienti e dei latifondisti, incontra fin da subito la netta contrarietà della Camera alta del Parlamento britannico, che pone il veto. Asquith decide quindi di spezzare definitivamente il potere dei Lord presentando il Parliament Act (probabilmente la riforma più radicale della Camera dei Lord prima dell'espulsione dei Lord ereditari a seguito della riforma Blair, nel 1999): la Camera alta non avrebbe più avuto il potere di respingere leggi finanziarie, conservando solamente il potere di respingere per due volte le leggi ordinarie e perdendo così definitivamente il potere di veto. Asquith supera la crisi politica aperta dalle due elezioni del 1910 grazie al sostegno dei laburisti e dei nazionalisti irlandesi. Quando nel 1911 i Lord mostrano l'intenzione di bocciare il Parliament Act il Governo (con l'assenso del Re) li minaccia di inondare la Camera dei Lord di nuovi membri favorevoli alla riforma; i Lord cedono e la riforma dei loro poteri è approvata. La cancellazione del privilegio cetuale della Camera alta, che nel 1893 aveva sabotato il tentativo di Gladstone, ovviamente come effetto ebbe il riaccendersi delle speranze dei nazionalisti irlandesi in una pronta approvazione dell'Home Rule. Asquith in effetti ripresenta nel 1912 una Home Rule bill ampia, che prevedeva un Parlamento irlandese sovrano su tutte le questioni interne all'isola e riservava a Londra il controllo di politica estera e forze armate. Nelle regioni più ampiamente popolate da protestanti dell'Ulster intanto si formavano i gruppi protestanti orangisti (dal nome di Guglielmo d'Orange, vincitore della seicentesca battaglia del Boyne contro Giacomo II e le truppe cattoliche) e il corpo dell'esercito volontario dell'Ulster, ferocemente lealisti e contrari ad ogni Home Rule per timore di venire schiacciati da una maggioranza avversa socialmente e religiosamente («Home Rule as Rome rule»); mentre nel sud dell'Irlanda si rafforzano le voci radicali del nazionalismo irlandese: Sinn Fein e volontari irlandesi. Il progetto di riforma di Asquith, con un emendamento che dà la possibilità all'Ulster di dissociarsi, passa nel 1914 grazie agli effetti del Parliament Act, ma è scoppiata la Grande Guerra. L'Home Rule finisce in un cassetto. Nel 1916 l'Easter Rising; nel 1918 alle elezioni lo Sinn Fein surclasserà spettacolarmente il vecchio partito nazionalista irlandese. Gli eventi postbellici seguiranno quindi un’altra strada, quella della partizione dell'Irlanda e delle guerre d'indipendenza e civile. 13

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www.ilbecco.it - Marzo 2016 L’INSURREZIONE DI DUBLINO ARTICOLO DI LEONARDO CROATTO - REDAZIONE DE IL BECCO Furio Jesi, raccontando la rivolta spartachista del '19, distingue Rivolta e Rivoluzione per il diverso modo con cui queste “stanno” nella storia. Mentre la Rivoluzione ha una precisa collocazione storica, un passato ed un futuro che precedono e vanno oltre lo svilupparsi degli eventi presenti, la Rivolta è caratterizzata dalla sospensione del tempo storico: la Rivolta non si interessa delle sue prospettive future, la Rivolta non è frutto di una progettazione accurata, di una strategia, né prevede un suo svilupparsi nel tempo. Lo scopo della Rivolta è quello di consegnarsi alla mitologia, di farsi Mito. Proprio per questo la Rivolta non ha paura della sconfitta, anzi, la sconfitta ed il sacrificio sono gli strumenti con cui la Rivolta si trasforma Mito. Di sicuro James Stephens non aveva formalizzato queste riflessioni mentre prendeva appunti, cronista suo malgrado, sui sei giorni dell'Insurrezione di Pasqua. Eppure, con grande lucidità, già il terzo giorno nella sua cronaca scrive: “Tutto, ho detto a me stesso, si concluderà nel giro di qualche giorno, e loro saranno finiti, la vita riprenderà esattamente dal punto in cui si era interrotta e, tranne qualche tomba non più vuota, ogni cosa tornerà come prima, per poi diventare parte della tradizione ed entrare nell'immaginazione della stirpe”. L'Easter Rising, nel suo racconto, è un evento alieno, inatteso, in parte incomprensibile, che sconvolge la vita di una Dublino che appare confusa e distaccata, quasi infastidita da questo trambusto che interrompe lo scorrere ordinato della quotidianità: “La gente per strada chiacchiera e ride. Di sicuro c'è ilarità nell'aria, splende il sole e a nessuno sembra importare granché se verranno fucilati di qui a qualche minuto, o presi a colpi di baionetta, o fatti a pezzi da una granata, o inceneriti. Sono cose che stanno accadendo, ma gran parte del loro rilievo è svanito”. Di sicuro non c'è, nella fase attiva dell'Insurrezione, troppa simpatia per i rivoltosi. Per quanto gli Inglesi siano percepiti come nemici, come oppressori, agli abitanti di Dublino, per come li racconta Stephens, non sembrano riconoscere ai Volunteers alcun ruolo salvifico. Anche la morte, sia nel suo aspetto più materiale - i corpi mutilati – sia nelle sue implicazioni emotive – la scomparsa di un amico, di un parente, di un personaggio conosciuto e amato – è raccontata con distacco e fatalismo. In parte, sicuramente, le cronache della guerra in continente hanno abituato tutti alla morte (Stephens lo ricorda più volte), ma questo spiega solo in parte la distanza con cui eventi che accadono a pochi metri da casa vengono raccontati. Così come è cominciata, con la stessa immediatezza, la rivolta si chiude: “sono morti tantissimi uomini, donne e bambini sono morti, sia Volunteers che civili; cinquantamila truppe armate sono state stanziate nel nostro paese e ora se ne stanno andando. […] Questo è quello che è accaduto, ed è tutto.” Ma è davvero tutto? Gli eventi storici successivi all'Easter Ri- sing dicono il contrario. La Rivolta prepara involontariamente un domani, offre i prodotti della mitopoiesi alle generazioni future, come intuisce giustamente Stephens. Nei capitoli successivi alla cronaca è l'autore che, involontariamente, comincia a delineare le prime tracce di una possibile narrazione mitologica dell'Easter Rising: i politici irlandesi moderati e le loro mosse stupide, la piccola e mite Irlanda soggiogata dalla potenza inglese (“Noi siamo un paese povero e Voi – il paese più ricco al mondo – ci avete sempre derubato”), il confronto impari tra i Volunteers (pochi, male armati e senza alcuna strategia sensata) e il potente esercito inglese, le qualità morali dei leader della rivolta (“Fa male pensare che persone come queste abbiano dovuto portare avanti una mansione triste e dannata e posiamo immaginarceli a dire «oh sorte maledetta» mentre si facevano carico delle loro responsabilità”). Con il richiamo al Dublin Lockout del '13 Stephens costruisce una continuità storica (e mitologica) che lo porta ad affermare: “... se tra qualche anno ci saranno altri tumulti in Irlanda, non sarà così facile domarli come è accaduto stavolta” e “Nulla è perduto. Neanche gli uomini coraggiosi. Loro sono stati usati. Da oggi si apre per l'Irlanda una nuova avventura. I Volunteers sono morti. Ora c'è bisogno di nuovi volontari”. Andrà a finire esattamente come si era immaginato. Se durante l'Insurrezione le simpatie per i rivoltosi erano scarse, già subito dopo la sconfitta i sentimenti degli irlandesi cominciarono a mutare e a crescere il risentimento contro l'occupante inglese. Alla mitizzazione della pasqua del '16 contribuiranno poi molti autori irlandesi, primo tra tutti W. B. Yeats (il poema Easter 1916 è tra i materiali in appendice al libro, insieme alle biografie di alcuni dei protagonisti dell'Easter Rising); l'eco dell'Insurrezione porterà lo Sinn Féin a trionfare nelle elezioni del '18, nel gennaio del '19 i parlamentari eletti formeranno un parlamento rivoluzionario che adotterà come primo documento la Dichiarazione d'Indipendenza e nel '22 gli ultimi militari inglesi lasceranno la Repubblica. 14

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