COMUNITA' COMENDUNO: DICEMBRE 2016

 

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BOLLETTINO PARROCCHIALE

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- 88Anno 10 ComCuonmiteàndunoDicembre2016 Camminiamo... Insieme verso il centenario Direttore responsabile: Sabrina Penteriani La nascita di Gesù è la nascita della Comunità... Camminiamo insieme verso il centenario della Parrocchia

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Carissimi, NUMERI UTILI Don Diego tel. casa: 035 774 045 cell.: 347 258 3315 e-mail: berzi.dd@gmail.com Sito internet oratorio di Comenduno: www.oratoriocomenduno.it REDAZIONE: Don Diego Berzi, Enrico Belotti, Isella Rizzi, Maria Teresa Rosbuco, Fausto Noris, Stefano Maistrello, Alessandro Cagnoni... PER CONTATTARE LA REDAZIONE DEL BOLLETTINO: redazione.com.com@gmail.com La redazione si riserva di decidere in merito alla pubblicazione del materiale per il quale ne venga fatta richiesta. 22 COSA SIGNIFICA PER LA NOSTRA COMUNITA’ ACCOGLIERE GESU’ A NATALE? Carissimi, ormai siamo alle porte della Solennità del Natale, un tempo nel quale la tradizione della Chiesa ci invita a vivere all’interno della comunità. Tra tutti i tempi dell’anno, il Natale sicuramente è il momento nel quale si apprezza il valore della comunità, perchè si avverte un senso di appartenenza che spesso viene sottovalutato o smarrito nel corso dell’anno. Vieni Signore Gesù! Così la nostra comunità e ciascuno di noi ha predisposto il cuore all’accoglienza della nascita del Redentore. Così ci siamo preparati a riconoscere nell’umile bambino che giace in una mangiatoia il nostro Salvatore. Il Natale ci interpella, ci invita, a “risvegliare” la nostra fede e la fede della nostra comunità. - La fede, per i primi discepoli come per noi oggi, nasce e cresce dall’ascolto obbediente della Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture, come questo anno dedicato alla Parola ci sta rendendo sempre più consapevoli. Si tratta di ascoltare Lui, il Signore, nelle Scritture. Sono sempre più convinto – alla luce della nota affermazione di S.Girolamo – che “l’ignoranza delle Scritture è l’ignoranza di Cristo”; che oggi è difficile più che mai, in un mondo così complicato come il nostro, perseverare nella fede, se non si nutre personalmente del cibo delle Sacre Scritture. La Parola di Dio è infatti cibo della nostra fede, della nostra preghiera, della vita del cristiano. Nel cammino che come comunità stiamo vivendo, celebrare il Natale significa rinnovare questa genuina professione di fede: “Tu solo, o Signore, hai parole di vita eterna”. Il Natale, festa della nascita di Gesù, diventa tempo di rinascita, del cuore del cristiano, nella misura in cui si lascia illuminare dalla Parola di Dio: la “Stella” che guida i pastori e i Re Magi all’incontro con il Signore è la “Parola del Signore” che guida e illumina i nostri passi oggi! Come i pastori “senza indugio” si mossero, guidati dalla stella, per conoscere, incontrare il Signore “che era nato”, così noi a fine giornata, spesso provati da una giornata lavorativa faticosa, siamo chiamati a far tesoro delle proposte sulla “Parola” che ci vengono offerte dalla nostra comunità per nutrire la fede. Il Salvatore atteso dalle genti è salutato, nella liturgia natalizia, come “Astro sorgente”: la stella che indica la via e guida gli uomini di oggi, viandanti tra le oscurità e i pericoli del mondo, verso la salvezza promessa da Dio, è Lui, il bambino di Betlemme, il Cristo, Vangelo di Dio. - La fede, per i primi discepoli come per noi oggi, nasce e cresce nell’inginocchiarsi e adorare, come pastori del XX secolo, “il Verbo fatto carne”. Siamo al cuore del mistero del Natale! Siamo al cuore della fede del cristiano e della comunità cristiana! Il Verbo si fa carne nell’Eucaristia: “in lui è la vita”! Nel cammino che la nostra comunità In copertina: L’atto di costituzione della Parrocchia di Comenduno (18 Novembre 1917)

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carissimi sta vivendo, celebrare il Natale del Signore significa quest’anno più che quella degli altri, lo stiamo veden- mai porci questo interrogativo: “Riconosco, adoro il Verbo fatto carne do anche nei toni della campa- nell’Eucaristia?” Sì, Gesù Cristo “nasce” nella celebrazione eucaristica, gna elettorale, ma pochissimi sono qui si realizza l’incontro dell’uomo con il Suo Signore, il Risorto! capaci di ascoltare e riflettere sulle La partecipazione alla Messa domenicale è dunque incontrare, insieme parole ricevute dall’altro. ai nostri fratelli e sorelle nella fede, la persona viva di Gesù, il figlio di Non si tratta solo di una questione Dio fatto uomo, morto e Risorto! Il giorno del Signore, la domenica, con dovuta alla stanchezza o al disin- al centro la celebrazione eucaristica è “tempo”, “luogo”, “nutrimento” teresse per alcune questioni. È un della fede del discepolo, per la crescita della vita cristiana personale e problema che ha le sue radici pro- delle nostra comunità. fonde nel valore che attribuiamo - La fede, per i primi discepoli come per noi oggi, nasce e cresce, nel alle relazioni interpersonali. Il farci “prossimi” Natale ci insegna ai fratelli. Gesù, che ogni relazio- l’Emanuele, il ne umana può “Dio con noi”, rinascere e rinvi- inaugura la vici- gorirsi a partire nanza dell’uomo dall’accoglienza all’uomo. I più di Cristo. “piccoli, i “più La storia di fragili”, gli “ulti- Maria e Giusep- mi” dell’umani- pe è un eloquen- tà, accolti, serviti te esempio. La e amati nello spi- venuta del figlio rito delle opere di Dio ha rinsal- di misericor- dato la relazione dia evangelica, di Maria e Giu- (quando avere seppe renden- dato un bicchiere dola aperta sia d’acqua… a uno verso la volontà di questi piccoli di Dio (per Maria l’avete fatto a me) Fare silenzio, ed allontanarsi da tutti i rumori... dicendo il suo sono di fatto l’Emanuele, il Dio aspettando il Natale che viene! (particolare del presepe di Comenduno 2015) si all’annuncio dell’angelo e per con noi, che come Giuseppe obbe- comunità abbiamo concretizzato nel gesto dell’accoglienza delle due dendo all’invito dell’angelo duran- famiglie di profughi. La sorpresa del Dio onnipotente e onnipresente te il sogno di prendere in sposa che viene come un bambino ci stupisce grandemente, perchè spiazza la Maria) sia verso i doveri di cittadi- mentalità di questo mondo, che emargina e scarta i poveri e gli emar- ni appartenenti ad una istituzione ginati, che invece agli occhi di Dio acquistano un valore così grande al (recarsi a Nazareth per assolvere punto che Gesù vuole identificarsi con ognuno di essi. È dunque par- all’ordine dell’imperatore di parte- tendo dal Natale che impariamo a riscoprire il valore della vita. cipare al censimento). È il cammino in sintesi di questi tre anni!!! Ma cosa significa per la nostra La Santa Famiglia di Nazareth ci mostra come vivere la Natività del comunità di Comenduno acco- Figlio di Dio all’interno della comunità in un”atmosfera di sobrietà e gliere Gesù durante il Natale? di umiltà. In questo tempo malato di consumismo, la nostra comunità ha Questa è una domanda di non faci- travisato il senso di Natale, trasformando la nascita di Gesù da un evento le risposta, perchè questa nostra di accoglienza e silenzio ad una occasione di distrazione e opulenza. comunità avrebbe un lungo elenco L’accoglienza, atteggiamento spesso dimenticato nei nostri tempi, è la di cose da cambiare. Sicuramente porta di ingresso alla festa della Natività di Gesù. Tutti hanno sempre possiamo trovare alcuni punti che qualcosa da dire, tutti hanno da proporre una idea migliore rispetto a sono molto significativi. IL PARROCO SARà PRESENTE IN CASA PARROCCHIALE IL GIOVEDì DALLE ORE 14,00 ALLE 17,00. Comunità Comenduno 3

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carissimi Il Natale è un tempo di raccogli- parla attraverso una marea di ispirazioni. mento, vigilanza e silenzio. Ridur- Quel silenzio della nostra mente e del nostro cuore con Dio diventa la fonte re drasticamente l’uso della rete cui attingere le parole per il dialogo con il prossimo. Si può parlare di e dell’accesso ai vari tante cose, ma il silen- social network, passare zio con Dio aiuta in meno tempo davanti tante situazioni della al televisore e ai vari quotidianità: aiuta ad giochi elettronici, sono intavolare le giuste una valido rimedio per discussioni, sostiene entrare nell’atmosfera ad ascoltare in profon- di silenzio e di sorpre- dità le necessità dei sa del Natale. fratelli, incoraggia ad Il raccoglimento è essere sinceri verso gli preparatorio alla altri, sprona ad esse- vigilanza, che signi- re accoglienti al dono fica rimanere con della vita, stimola a gli occhi aperti sulle raccontare le proprie vicende della propria esperienze di vita. vita. L’atteggiamento Infine un elemento che dei pastori di restare accompagna tutta la svegli per vegliare sul Una comunità in uscita: questo diventi il nostro sogno... liturgia del Natale è il loro gregge è la condi- senso di stupore che zione essenziale che li caratterizza la venuta ha preparati a ricevere l’annuncio del Figlio di Dio in mezzo a noi. Il mondo odierno ha la tendenza a pia- dell’angelo. La comunità rimanen- nificare e a controllare le emozioni e gli stati d”animo. Tutto deve essere do vigile sulla propria condotta, organizzato nei minimi dettagli. Ogni variazione rispetto alle nostre può continuare a svolgere con aspettative viene classificato come un ostacolo alla realizzazione del pazienza e efficacia la sua missio- nostro progetto. Rimanere stupiti davanti alla venuta del Figlio di Dio, ci ne, accompagnando con generoso aiuta a cambiare la nostra prospettiva, perchè ci fa diventare una comu- e fattivo impegno la formazione nità in uscita: questo diventi il nostro sogno! umana e la crescita cristiana dei suoi figli. Fare silenzio, ed allontanarsi da tutti i rumori assordanti della società, è il cuore del Natale. La forza e la luce del Natale è quella Buon Natale! di far fare silenzio ai propri pen- sieri, entrare in profondità negli angoli nascosti del proprio cuore, ed ascoltare la voce di Dio che Don Diego 4

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Vita dell’Oratorio LAVORI IN CORSO Dopo la pausa estiva il CDO si è ritrovato per riprendere la stesura del progetto educativo dell’oratorio. Durante l’estate abbiamo raccolto la maggior parte dei questionari distribuiti ai gruppi che interagiscono con i ragazzi. Da questi emerge il desiderio, in primis, di trasmettere quelli che sono i valori cristiani alle nuove generazioni, con tutte le difficoltà e gli ostacoli che si possono incontrare. Abbiamo deciso di soffermarci a riflettere sulla figura dell’educatore, nelle sue diverse forme (catechisti, baristi, animatori ecc), sottolineando l’importanza di ognuno di loro, senza dimenticare chi, libero da un ruolo definito, entra in contatto saltuario e sporadico con i ragazzi e ne diviene a sua volta esempio e “formatore”. Altra riflessione nata in questa serata, è stata quella sulla continua ricerca, da parte di ognuno di noi, della perfetta competenza in ogni ambito, a discapito a volte dell’entusiasmo e della passione nell’affrontare le cose. Diciamo che non sono mancati, e non mancheranno, gli spunti di riflessione e di scambio, che contribuiscono ad arricchire e formare ciascuno di noi sotto la guida attenta di Don Diego. Siamo consapevoli che il lavoro sarà lungo e complicato, a volte capiterà di perdere un po’ l’entusiasmo, ma confidiamo che in questi momenti sentiremo la presenza del Buon Pastore che ci indica la via. IL CDO P:S: Informiamo che le prossime date dell’iniziativa “Sabato del Villaggio” con cena e animazione serale saranno il 28 gennaio 2017 e il 25 marzo 2017. I programmi dettagliati saranno esposti in seguito. Comunità Comenduno 5

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la parrocchia verso il centenario Siamo lieti di ospitare la riflessione che Monsignor Mazza ha regalato alla Comunità il 20 Novembre scorso, nella celebrazione che ha ufficialmente dato il via a quest’anno in cui festeggieremo il centenario della nostra Parrocchia... Sarò per noi tutti una bisaccia a cui attingere per capire il senso di quanto in questi prossimi mesi andremo avivere come Comunità di Comenduno... Sono lieto di ritornare nella vostra bella Comunità parrocchiale nel giorno del suo “onomastico”, cioè nella Festa di Cristo Re, al quale è appunto dedicata. Ringrazio di cuore il vostro parroco don Diego per l’invito a presiedere l’Eucaristia in vista dell’apertura dell’anno che porterà a celebrare il Centenario della costituzione della parrocchia avvenuta il 18 novembre 1917. In questa circostanza, credo sia doveroso osservare come la fondazione della vostra parrocchia coincida con l’anno delle Apparizioni della Madonna di Fatima, proprio sul finire della prima guerra mondiale. Non è solo un caso fortuito, ma un segno da non dimenticare. La Vergine Maria si colloca all’inizio della vostra comunità come madre della fede e come regina della pace. Il significato della Parrocchia Sono informato dal vostro parroco del programma predisposto in preparazione alla celebrazione del Centenario. Nel primo anno avete meditato il tema dell’Eucaristia; nel secondo avete approfondito il tema della Carità; in questo terzo anno avete scelto il tema della Parola di Dio. Al riguardo desidero esprimere il mio compiacimento per la sapiente trilogia di temi e di incontri formativi che aprono la mente e il cuore ad una testimonianza di fede più solida e matura. In riferimento al Centenario della vostra Parrocchia, penso che sia davvero significativo e utile, sia pure brevemente, volgere la riflessione sul valore della medesima, in quanto sta all’origine della ricorrenza che andate ricordando con impegno. In realtà la parrocchia è la “cellula” vivente di un organismo speciale che è la Chiesa, è il luogo privilegiato della pratica di fede secondo le nostre nobili tradizioni. E’ proprio la parrocchia che custodisce e coltiva la memoria dei nostri antenati, che vi ha trasmesso la fede e vi ha educato ad accogliere la volontà di Dio. Come è noto, il Concilio ha ripreso la definizione della Chiesa come “corpo mistico di Cristo”. Dunque la Chiesa è un “corpo” che rende presente sensibilmente la grazia redentrice di Cristo. Già l’apostolo Paolo aveva affermato che la Chiesa viva “è il Corpo di Cristo” (Cfr. 1 Cor 12, 27). Qui la Chiesa di Cristo è rappresentata dalla parrocchia, immagine storica e concreta della presenza operante del Signore. Perciò la parrocchia riproduce la fisionomia, le funzioni, i sentimenti, i pensieri, gli affetti, la grazia salvatrice di Cristo, come se fosse un vero organismo vivente del tutto animato dalla presenza “sacramentale” di Cristo. Questo “corpo” ha una “casa”, abita tra le case, vive nelle case: è per così dire “allegato” alle case delle vostre famiglie. Questo costituisce il senso più profondo della parrocchia, considerata la “Casa di Dio”, la sua abitazione tra di noi, e dunque “Casa degli uomini”, dove noi ci incontriamo, preghiamo insieme, ci sentiamo fratelli, portiamo i pesi gli uni degli altri, e siamo accompagnati con amore dalla nascita alla morte. La bellezza e il valore della parrocchia consistono nel fatto che essa ci dona la fede, ci educa ai principi cristiani, ci fa incontrare Gesù nei sacramenti, ci accoglie nel perdonare i nostri peccati, ci fa sentire veri amici di Dio, ci fa sperimentare la gioia delle beatitudini che riassumono la grazia del regno di Dio. Così la parrocchia rivela la nostra condizione di cristiani Un padre della Chiesa scrive:“Tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime. Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato. Se tu vuoi che la tua chiesa sia piena di luce, ricordati anche che Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fa che in essa risplenda la luce delle opere buone perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri nella tua chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima” (cfr. Cesario di Arles, Discorsi, 229). In realtà la parrocchia, di cui la sua chiesa monumentale ne è il simbolo più elevato, non si riduce tuttavia alla chiesa di pietra. Essa abbraccia una più grande comunità di persone oltre a quelle che vivono espressamente la fede, la speranza e la carità. Essa accoglie nel suo territorio anche persone di altre culture e di altre religioni con le quali ci lega la comune origine da Dio – infatti siamo tutti figli di Dio! – e la stessa appartenenza al genere umano. Di fronte a questo nuovo scenario di genti diverse, la parrocchia ancor più è chiamata ad esprimere la sua profonda identità e natura di “famiglia di Dio”, la sua sublime dignità di popolo di Dio perché, come scrive l’apostolo Pietro, è costituito da Dio “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa” (1 Pt 2, 9) dove 6

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la parrocchia verso il centenario ognuno è impiegato ad essere “pietra viva per la costruzione di un edificio spirituale” (1 Pt 2, 5). Dunque la parrocchia racchiude un grande e impegnativo “mistero” di amore, da cui discende il suo vero significato in ordine alla sua vocazione e missione voluta dal disegno misericordioso di Dio per la nostra salvezza, sempre da rivivere, interpretare e testimoniare nelle diverse situazioni storiche. Le colonne della Parrocchia: Eucaristia, Carità, Parola Per rispondere a questo fine, ci domandiamo: Di che cosa vive la parrocchia? Quali sono le sue strutture visibili? Come si percepisce la sua coscienza? Che cosa offre di concreto la parrocchia? Come si manifesta la sua missione? Ecco, sono domande un po’ provocatorie che aiutano a comprendere il valore, la dimensione pratica e la proposta di cammino spirituale per cui esiste la parrocchia. Si può dire che la parrocchia è una comunità che, compaginata come un’architettura di ordine “sacramentale”, si disegna su tre colonne: la Parola, l’Eucaristia, e la Carità. O meglio ancora sarebbe l’immagine di una Chiesa a tre navate (le tre “colonne” di cui sopra) percorrendo le quali e convergendo al centro, si sperimenta l’incontro con il Cristo Salvatore. Nella Chiesa voi vedete alcuni “segni” esplicativi di questo edificio spirituale. Anzitutto si osserva l’ambone, luogo della proclamazione della Parola. Si comprende subito che da lì scaturisce la fonte della rivelazione di Dio per noi. Poi si guarda l’altare, simbolo di Cristo, e si comprende come rappresenti il vertice del cammino di fede dove avviene la celebrazione dell’Eucaristia: entrambi costituiscono l’unica mensa distinta della Parola e dell’Eucaristia. Esprimono insieme il luogo da cui partire per la testimonianza della carità e l’inizio nella missione evangelizzatrice. La parrocchia è allora una famiglia radunata dalla Parola di Dio che vive la sua presenza nell’Eucaristia, che trasmette il vangelo nel mondo per condurlo a Dio e che sospinge a donare agli altri ciò che si è ricevuto, come in una feconda circolazione fraterna e solidale mediante la carità. Per questo la parrocchia non può che essere accogliente, aperta, in costante obbedienza a Dio e gioiosa per il dono della salvezza. Quale Futuro per la Parrocchia Oggi lo sguardo sulla parrocchia orienta verso orizzonti nuovi. Dai segni dei tempi che si presentano agli occhi della fede, siamo invitati a rinnovare e riformulare la nostra vita di cristiani e la nostra partecipazione alla parrocchia. In questi tempi di cambiamento, occorre attrezzarsi di coraggio profetico che ci viene donato dall’incontro con il Vangelo e con la persona stessa di Gesù. Non possiamo vivere da passivi fruitori dei servizi di culto e dei sacramenti, accontentarsi di un’appartenenza formale: cioè non possiamo chiudere gli occhi di fronte al crescere dell’indifferenza e dell’agnosticismo, della progressiva scristianizzazione della società e dell’espandersi dell’incredulità. Soprattutto questo si fa evidente nel riguardo delle giovani generazioni, sovente prive di orientamento e disincantate rispetto ad una religione diventata per loro insignificante e vuota di prospettive. La società di oggi certamente non aiuta a trasmet- tere la fede. La comunicazione della fede, che una volta avveniva mediante la tradizione familiare, oggi si è interrotta per le più svariate ragioni. Perciò è richiesto alla parrocchia un nuovo slancio missionario per annunciare di nuovo la salvezza che riguarda tutti, in particolare ai ragazzi adolescenti e ai giovani, come alle nuove famiglie investite di profonde incertezze, di crisi di identità, di ferite affettive. D’altra parte è solo la Parola di Gesù che raccoglie l’eredità del passato e genera il futuro, che ci offre le risposte alle nostre carenze di senso. Qui la parrocchia è chiamata a continuare ad essere la “fontana del villaggio” – come diceva San Giovanni XXIII – a cui tutti possono ricorrere e abbeverarsi per tenere viva la speranza della vita, la carità fraterna, la solidarietà sociale. Il futuro della parrocchia non può consistere solo nella conservazione del passato, pure nobile e importante, ma nella nostra fedeltà al Signore nell’oggi. Lui è sempre con noi. Egli chiede di saper corrispondere alla sua volontà con una forte spiritualità e illimitata fiducia. Testimonianza come impegno Di fronte al diffuso squallore della vita sociale e familiare, di fronte a tante angustie che ci premono, di fronte alle insorgenti e mai placate scontentezze che ci avviliscono e ci avviluppano, la via d’uscita per la comunità cristiana sta nell’accogliere di nuovo la Parola affidabile di Gesù, confermare la nostra fede in lui, continuare con perseveranza la nostra testimonianza. A volte si è assaliti da scoraggiamento oppressivo perché ci sembra di vivere nella notte; siamo afferrati dall’apatia spirituale che diventa un veleno che intorpidisce le coscienze, che ingrigisce la nostra vita interiore, che ci fa pigri e accidiosi nel seguire con passione l’invito del Signore. Siamo come malati e sfiniti nella fede trasmessa dai padri. Allora c’è bisogno di credere di nuovo, di riunirsi insieme, di testimoniare la nostra fede con l’impegno nella carità, nella solidarietà, nel dono di sé. In questo nuovo scenario di vita cristiana, la parrocchia continua ad offrire un aiuto necessario, non manca di esercitare un ruolo di sostegno e di riferimento sicuro per vincere le nostre incertezze e debolezze. Il Centenario per un rinnovato slancio di vita Nella felice circostanza del Centenario, la parrocchia è chiamata a porsi come coscienza critica dell’attuale condizione personale e sociale, a ravvivare senza paura la vita cristiana dei singoli, delle famiglie, delle associazioni, come una rinascita nella fede, resi consapevoli delle sfide del mondo contemporaneo. Celebrare il Centenario significa rendere grazie e lode a Dio per la sua costante vicinanza, perché non si è mai stancato di noi, perché ci ha benedetti con doni spirituali e materiali, perché ci ha conservato nella fede e nella speranza. Questa certezza diventa un forte stimolo di perseveranza e di risveglio interiore, motivo di rinnovamento per essere idonei a trasmettere la fede con la viva testimonianza della vostra vita. + Carlo Mazza - Vescovo di Fidenza a cura di Pietro Noris Comunità Comenduno 7

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la bacheca dei ragazzi LA NOSTRA GRANDE FAMIGLIA Riflessioni dopo un mese di catechesi Durante questo primo mese di catechesi, noi, catechiste, insieme ai nostri ragazzi frequentanti la 2° media, abbiamo affrontato un primo impegnativo argomento: la comunità. Ognuno dei ragazzi fa parte, attraverso la partecipazione ad alcune attività, di questa grande famiglia e, il sacramento della cresima, dovrebbe spingerli ad essere maggiormente coinvolti nelle attività che animano quotidianamente il nostro oratorio. Il nostro obiettivo era quello di far comprendere ai ragazzi che la bellezza di una comunità è racchiusa nei legami che le persone hanno tra di loro, nei sorrisi e nei momenti di condivisione. Volevamo far capire a loro che in una comunità come la nostra, non esiste solo il bello e il bene: esiste anche una piccola parte di divisione e bisogno che, col tempo, con le mani di ognuno di noi e con una buona dose di volontà possono essere colmate, per garantire ad ogni fedele un posto sicuro in cui rifugiarsi nei momenti felici e anche nei momenti più tristi e bui. Per introdurre l’argomento abbiamo guardato insieme un filmato che raccontava la storia di un uomo che, durante la grande guerra, raccoglieva, per i boschi di un villaggio desolato, delle ghiande. Poi attentamente selezionava i semi più belli e li piantava nelle campagne limitrofe. All’inizio nessuno degli abitanti di quel piccolo paese dava importanza all’azione dell’uomo, tutti erano impegnati a sopravvivere alla fame e ad accudire i figli da soli. Quando poi le prime querce iniziarono a crescere, quella piccola zona iniziò a popolarsi. Il numero di abitanti cresceva insieme ai germogli e, quando il bosco cominciò a prendere forma gli animi delle persone, prima egoiste, iniziarono a sciogliersi. Si formarono legami, amicizie e una comunità forte e pronta ad aiutarsi. Così dal piccolo gesto di un piccolo uomo che seminava il bene, una grande e forte comunità si era formata. Abbiamo riconosciuto nella figura del vecchio saggio che piantava ghiande nel nostro parroco, anch’esso ha seminato bene e ha dato il via al crearsi di una comunità che, ancora oggi, giorno dopo giorno cresce e supera pregiudizi e ostilità. Ci siamo poi a lungo interrogati su quale fosse il cuore della comunità di Comenduno e, tra le varie ipotesi dei ragazzi, abbiamo estrapolato quelle per noi più significative: fede, preghiera, liturgia e carità. Attraverso poi l’intervento di Il Natale, giorno di Felicità in tutto il mondo per la nascita di Gesù bambino a Betlemme. Chieri Christmas and Happy Il Natale, giorno di Adorazione per il Salvatore, come fecero Giuseppe, Maria, l’asinello, il New Year!!! bue, i pastori, la stella cometa e i Re Magi che si strinsero attorno al neonato Figlio di Dio. Il Natale, giorno di lode, come gli Angeli che cantarono: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. I chierichetti vi augurano di vivere questo Santo Natale nella sua vera essenza, all’insegna di: Felicità, Adorazione e lode. Un anno se ne sta andando ed il 2017 sta arrivando. Un anno nuovo da vivere in famiglia, con gli amici e con il mondo intero, con sogni e progetti da realizzare... noi chierichetti auguriamo a tutto il Tutti i chierichetti della Comunità di Comenduno vi fanno i migliori auguri di Buon Mondo e a tutta la Comunità che il Natale e di un felice 2017!!! 2017 possa portare gioia e realizzare i vostri sogni e progetti. I chierichetti 8

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la bacheca dei ragazzi alcuni membri attivi della comunità come, ad esempio, la signora Fiorella del gruppo Caritas, abbiamo approfondito i 4 grandi pilastri del cuore di comenduno e, per finire, abbiamo ragionato su quali fossero le condizioni di salute della nostra comunità, concludendo con una cartella clinica generalmente positiva ma che, in futuro, potrebbe migliorare sempre di più. Abbiamo chiesto ai ragazzi cosa per loro rappresentasse la comunità e, riportiamo qui, alcuni dei pensieri più significativi emersi: Diana: Per me la comunità è un’unione di persone che si aiutano a vicenda e si trovano alcuni giorni programmati per passare del tempo insieme, conoscersi e professare la stessa fede. Secondo me la comunità è il cuore di ogni religione ed è quella cosa che le accomuna. Essere parte di una comunità significa sentirsi coinvolti da tutti. Camilla: La comunità è un insieme di persone che collaborano aiutandosi l’uno con l’altro in armonia e in pace, aiutandosi per quello che sono e non per quello che le altre persone vogliono che tu sia. Tommaso: Per me la comunità rappresenta una grande, enorme famiglia. Ci si può andare per stare insieme e parlare di ciò che si vuole perché c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti. In una comunità c’è un popolo che condivide la stessa lingua, cultura e ovviamente religione. Silvia: Per me la comunità rappresenta un insieme di persone che si trovano ogni domenica per pregare insieme e per passare del tempo in compagnia divertendosi all’interno dell’oratorio. La comunità è anche amore perché le persone che si vogliono bene e si aiutano a vicenda. Daniele: Per me la comunità è amore, un insieme di persone che si vogliono bene a vicenda, che si aiutano, che professano la stessa religione e accolgono le persone diverse anche se, in alcuni casi, con un po’ di fatica. Sofia: Per me la comunità rappresenta l’insieme delle persone che collaborano per il funzionamento della comunità, le persone si riuniscono per raggiungere un obbiettivo prestabilito. Anonimo: Per me la comunità è pace, amore, condivisione, amicizia, unione ed esperienza. Laura: Per me la comunità rappresenta amore verso il prossimo. I bisognosi, grazie alle persone che rappresentano la Caritas, come la signora Fiorella, gli abitanti di Comenduno, non solo hanno la possibilità di sfamarsi ma possono essere anche sostenuti moralmente. Giorgia: Per me la comunità rappresenta l’insieme delle persone che sono unite dalla stessa religione, fede e in particolare dall’obbedienza a Dio. Le persone in una comunità devono aiutarsi soprattutto nelle difficoltà. A conclusione di questo primo mese di catechismo lasceremmo riflettere tutta la comunità con un interrogativo che nei prossimi incontri proporremo ai ragazzi: La nostra comunità rappresenta una casa per noi? La casa è un posto sicuro, è il cuore di ogni famiglia, è il luogo dove nascono i legami. Sentirsi a casa è sinonimo di sentirsi bene, casa è dove si è accolti, è il nostro più intimo rifugio. Ognuno di noi dovrebbe lavorare affinché ogni persona che crede in Dio e che fa parte del nostro oratorio possa vedere nella comunità un luogo sicuro, un luogo a cui appoggiarsi nei momenti di sconforto, un luogo dove anche i più timidi o i meno coinvolti si sentano a casa. Elisa, Gaia e i ragazzi di 2° media LO SPAZIO COMPITI Sono cinque anni che partecipo allo spazio compiti delle elementari. È un momento anche divertente perché si conoscono nuovi amici. Per esempio, io ho conosciuto una ragazza di nome Rosa: fantastica! È un peccato che non sia più con noi: è nelle medie. Oltre agli amici, si possono incontrare anche i compagni di classe, fare i compiti insieme ed anche un po’ di merenda. Sono un po’ triste perché questo è l’ultimo anno dello spazio compiti delle elementari, poi dovrò andare allo spazio compiti delle medie. Comunque invito tutti a provare. Buon Natale!!! Jihane (quinta elementare) Comunità Comenduno 9

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COSA RESTA DEL GIUBILEO 19).Tornando ai nostri giorni, sembra quasi che la storia si ripeta, e che anche oggi, seppur in modo diverso, abbiamo ancora bisogno di essere liberati, siamo ancora tutti schiavi, delle nostre paure, di noi stessi e dei nostri peccati. Per la Chiesa cattolica il Giubileo è un anno di grazia, legato alla concessione dell’indulgenza plenaria, cioè alla remis- sione dei peccati e alla liberazione dalle pene. Passare la porta Santa, significa quindi passare dalla vita di tutti i gior- ni, alla vera vita Cristiana, camminare verso la conversione, verso la salvezza e la purificazione SIAMO NOI LA PORTA SANTA... dell’anima, essere finalmente liberati.  Ecco perché Appunti al termine del Giubileo della Misericordia il Giubileo indica anche gioia, per- ché la Chiesa Vorrei una bella casa, magari di proprietà; vorrei una bella automobile, magari gioisce della salvezza che viene conces- nuova; vorrei un buon lavoro, che mi permetta di pagare la casa e l’automobile; sa da Dio agli uomini che si pentono, vorrei quel minimo di tranquillità economica, che mi permetta di pagare le bol- e che, confessati e comunicati, prega- lette, di arrivare alla fine del mese, e di far crescere e studiare i miei figli; vor- no nelle quattro basiliche maggiori di rei la salute almeno fino ad 80 anni, magari da riuscire a vedere crescere i miei Roma, secondo le intenzioni del Ponte- nipoti. Sono tutti desideri comuni, probabilmente, più che legittimi, ma che, fice. I pellegrini Cristiani della storia di come molti altri, sono legati a cose terrene, e, come tutte le cose terrene, non tutta l’Europa, rischiarono la loro vita sono eterni, sono destinati a morire, come noi. Quanti desideri ho espresso per raggiungere e visitare le 4 Catte- nella mia vita? Quanti di quei desideri esprimevano ciò che volevo veramente? drali di Roma: la Sacrosanta Basilica Se ci guardiamo intorno, i più fortunati si vestono all’ultima moda, guidano di San Giovanni in Laterano, madre una berlina tedesca, vanno in vacanza in Sardegna o su qualche isola tropi- di tutte le chiese del mondo, per fare cale, escono ogni fine settimana per cenare al ristorante o per andare a teatro, memoria del primo battistero pubblico, ma spesso hanno dentro un vuoto, un’insicurezza, che anche il denaro e la fe- e dei Santissimi Sacramenti ricevuti, licità momentanea, data dalle cose materiali, non possono colmare. Alcuni Battesimo, Cresima ed Eucarestia; la più sfortunati, invece, soprattutto chi è più sensibile, sente maggiormente Basilica di Santa Maria Maggiore per l’angoscia e il senso di abbandono e si consola con il cibo, con l’alcool, con il ringraziare la Madonna, del grandissi- sesso, con la droga, ma, non appena l’euforia data dalle cose terreno si es- mo dono che ci ha fatto, suo figlio Gesù aurisce, il vuoto e lo sconforto aumentano. Quando poi accadono i cosid- Cristo; la Basilica di San Paolo, per detti “imprevisti”, ci troviamo tutti smarriti, soli, e ancora più impauriti di prima. pregare per l’unità della Chiesa e per Quando la nostra casa crolla per il terremoto, quando perdiamo il pos- la concessione di quella luce che con to di lavoro, quando arriva una grave malattia, quando perdiamo un nos- l’annuncio della Parola, può illuminare tro caro all’improvviso, quale dei nostri desideri e delle nostre certezze la vita degli altri; e la Basilica di San conquistate, può darci la forza di andare avanti e salvarci la vita? Come Pietro, per professare la propria fede, reagiremmo di fronte a questi eventi sempre più frequenti intorno a noi? recitando il credo davanti alla tomba e Non è che siamo partiti già dall’inizio col “desiderio” sbagliato? Come si fa allora alla statua di San Pietro. Ma quanti ad essere certi che ciò che desideriamo per la nostra vita, sia costruttivo per la tra noi hanno desiderato compiere un nostra anima, e crei in noi un seme di vita eterna, che non muoia con noi? Come si pellegrinaggio, quanti hanno desid- fa ad essere pronti, a vigilare sempre, in attesa del ritorno del Padre? Papa Fran- erato di oltrepassare la porta Santa? cesco ci ha risposto con un Giubileo, il Giubileo della Misericordia! Ma cos’è in Personalmente, fino allo scorso anno realtà un Giubileo e cosa ha rappresentato per me questo Anno Santo? Per non sapevo nemmeno cosa fosse un capirlo ho cercato nel passato, cosa potevano desiderare i Cristiani della storia, Giubileo, non che ora sia diventato vissuti centinaia di anni fa. I Giubilei dell’antichità proclamavano la restituzione un esperto, ma ciò che mi rimane, é la delle terre, il condono dei debiti e la liberazione degli schiavi; in poche parole si memoria di tanti martiri che sono morti doveva tornare a vivere come fratelli perché tutto è dono di Dio, quindi tutto è di nel nome di Gesù Cristo, sono le im- tutti e per tutti. Gesù diceva: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo magini del Giubileo del 2000 di Papa mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto Giovanni Paolo II, che a malapena messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimet- si regge in piedi, e che si inginocchia tere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia nel Signore” (Luca 4, 18- sotto la porta Santa, caricando sulle 10

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COSA RESTA DEL GIUBILEO sue spalle, tutta la sofferenza, tutte le ingiustizie del mondo, o le immagini del Giubileo dei giovani, quando accompagna i ragazzi nei loro canti, danzando a modo suo con loro, e ancora, indelebili, le parole di Papa Francesco che visitando una casa di Accoglienza per giovani donne di strada, chiede perdono! Proprio così, chiede perdono per tutti i Cristiani, che hanno abusato di loro. Sono immagini e gesti che rafforzano il significato del passaggio che ogni Cristiano è chiamato a compiere: il passaggio  dal peccato, alla grazia, dal vivere nell’incertezza e nella paura, a vivere nella certezza e nella serenità, dal sentirsi impotenti di fronte agli avvenimenti del mondo, a sentirsi strumenti della Misericordia di Dio. Questo è ciò che ha rappresentato per me il passaggio dalla Porta Santa, e se da una parte resta un po’ di rammarico nel vederla chiudersi, dall’altra, resta la speranza che quella piccola porticina che si è aperta nel mio cuore, non si chiuda mai, e possa divenire un passaggio sempre più agevole dell’immensa Misericordia di Dio, fino a rendermi, se ne sarò degno, “Misericordioso come il Padre”. È allora che probabilmente sarò capace di desiderare qualcosa di meglio, non per me stesso, ma per la mia anima: vorrei desiderare di essere povero, per non mancare di nulla, per avere dentro di me la più grande ricchezza al mondo, Gesù Cristo. Vorrei desiderare di essere un servo inutile, perché l’unico mio guadagno sia la gioia di donarsi agli altri. Vorrei desiderare di cercare il perdono, per ottenere la Misericordia di nostro Signore. Vorrei desiderare di essere Amato, per divenire lo strumento della Misericordia di Dio. Vorrei desiderare la sete della fede, perché il figlio dell’uomo, al Suo ritorno, possa trovarla in me e riconoscermi. Alessandro Cagnoni UN POMERIGGIO SPECIALE Il Giubileo degli Anziani e Pensionati Si è concluso anche a livello diocesano l’Anno Santo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Questo tempo straordinario di Grazia si concluderà definitivamente in San Pietro Domenica 20 Novembre: Festa di Cristo Re. Un evento di grande importanza per la Chiesa e per ogni credente nel quale riconoscersi umili peccatori e invocare la grazia del Signore (Padre buono) che ama i suoi figli. E’ così che Giovedì 10 Novembre guidati dal nostro Parroco Don Diego, anche noi come Comunità degli Anziani abbiamo voluto apprestarci alla fine di questo tempo con un pomeriggio speciale seguendo le regole e le condizioni per ottenere l’indulgenza prevista dal Giubileo. Il nostro Giubileo ha avuto inizio nelle chiesetta di Santa Maria con una breve preghiera, quindi recitando il Santo Rosario abbiamo intrapreso il pellegrinaggio verso il Santuario della Madonna della Gamba, chiesa giubilare del nostro Vicariato. Riuniti sulla soglia della chiesa e rinnovando la professione di fede, abbiamo fatto il passaggio della porta recitando il Credo. Riuniti nel Santuario Don Diego ci ha spiegato il significato, la storia e le regole del Giubileo e le condizioni per ottenere l’indulgenza prevista: il Pellegrinaggio, (fare un tragitto come pellegrini) il passaggio della Porta, la preghiera secondo l’intenzione del Papa a testimonianza di comunione con tutta la Chiesa, l’impegno in opere di carità e di penitenza che esprimono la conversione del cuore insieme al Digiuno, la Preghiera, l’Elemosina e l’accostamento ai Sacramenti della Confessione e Comunione. La nostra cerimonia è poi proseguita con la celebrazione della Santa Messa e con la recita della preghiera del Giubileo di Papa Francesco. L’anno del Giubileo della Misericordia è stato, per quanti lo hanno preso a cuore un evento speciale di grazia e, come dice Papa Francesco, per risvegliare la nostra coscienza, spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. Dopo la cerimonia un bel gruppo di partecipanti si è ritrovato in Oratorio per un momento di allegria e una tombolata in attesa della cena preparata dalla brava Margherita e dal suo gruppo. A loro e a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell’iniziativa un grande grazie. Un grazie speciale a Don Diego per averci guidato nella preghiera e per aver celebrato l’Eucaristia con noi e per noi. Per il Centro Sociale Anziani, l’ANTEAS e la Caritas Parrocchiale Pietro Noris Comunità Comenduno 11

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VITA DELLA COMUNITA’ NUOVE POSSIBILITA’ disposizione parte del loro tempo per svolgere questi importanti ser- PER L’ANTEAS vizi sia di guida degli automezzi sia di aiuto e accompagnamento. Benedetto un nuovo automezzo Un servizio svolto con passione e gratuità. Il nostro gruppo di Volontari, uomini e donne che Volontariato AN- si sono offerti spontaneamente e TEAS non pote- questo dimostra quanta sensibili- va immaginare di tà e attenzione vi sia in loro verso poter festeggiare il prossimo in difficoltà a cui do- in modo migliore nare un aiuto. i suoi dieci anni di Il terzo punto di forza é l’orga- vita con la solenne nizzazione del gruppo, e qui va Benedizione di un dato un grande merito a Tino Pic- nuovo automez- cinini coordinatore di tutta l’atti- zo avuto in dona- vità del gruppo. zione a ricordo di Un impegno Nellio Carrara. il suo svolto Un dono prov- con passione e videnziale in quanto inaspettato e professionali- giunto in un momento in cui vera- tà e soprattut- mente c’era bisogno per rimpiazzare to con grande un automezzo in precarie condizio- sensibilità sia ni. nel raccogliere Un grande grazie a chi ce l’ha dona- le richieste di to, è stato un gesto di spiccata sen- servizio che nel sibilità e di grande valore sociale. coinvolgere e Un grande dono, che per la nostra coordinare l’in- associazione vuol dire poter aiutare tervento dei vo- famiglie e persone nel bisogno. lontari affinché Con questa donazione avete scelto uno dei modi più il tutto si svolga nel migliore dei modi. belli per ricordare una persona a voi cara, Nellio era Un impegno grande e delicato che richiede molto tem- infatti conosciuto da tutti qui. po ogni giorno. Un bel modo per ricordarlo. Un grande grazie. Tirando quindi un po’ le somme, non possiamo che Ripercorrendo e scrutando in questi dieci anni di vita, essere benevolmente soddisfatti per quanto fatto in tre sono stati i punti di forza del nostro gruppo e tutti questo decennio, consapevoli che le necessità vanno e tre di fondamentale importanza. ben oltre le nostre forze e il nostro fare. Il primo proprio le donazioni, sono infatti ben cinque Il nostro è stato ed è un impegno che non pretende di gli automezzi avuti in donazione spontaneamente, aver risolto tutti i problemi in un campo così vasto. senza mai chiedere in alcun modo, ma arrivate gra- Festeggiando i dieci anni di vita del gruppo non pos- zie alla sensibilità e spontaneità di persone che aven- siamo però non mettere in campo anche una nostra do usufruito del servizio o sentito parlare del nostro nuova aspirazione di prospettiva verso il futuro e gruppo e attività hanno ritenuto di fare le loro dona- quindi con un preciso invito ai giovani: venite a cono- zioni. scere ANTEAS, almeno per una conoscenza dell’atti- E’ per noi questo motivo di grande soddisfazione per- vità del gruppo e poi liberamente decidete o meno per ché é il riconoscimento di un impegno che va oltre il un impegno secondo le vostre disponibilità. trasporto o il portare al luogo in cui la persona abbiso- Il Volontariato fa bene a chi lo riceve ma fa tanto bene gna, ma un accompagnare che vuol dire farsi carico e anche a chi lo fa. condividere difficoltà e preoccupazioni. E’ donando che si ama la vita, è servendo che si vive Il secondo sono i Volontari, la risorsa preziosa, indi- con gioia... spensabile, senza di loro nulla si potrebbe. Oltre quaranta persone che in vario modo mettono a Pietro Noris 12

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a comenduno. un coro. Tempo speso bene. Così pensa gente che preferisce il disagio di serate fredde alla comodità di casa. Gente che alla sera si infila in una giacca e veste una passione. Che l’anima respira con le passioni. Va a mischiare pezzi di tempo, pezzi di vita, per dare fiato, voce, suono a delle note aggrappate le une alle altre su di un rigo. Si impone attenzione, concentrazione, pazienza….tanta. E cantare, per un coro, è una preghiera, sempre, che scivola via con la forza delle note, oltre le intenzioni. Fino a chissà dove. E’ il termine di una giornata dove tutto può sembrare musica, anche uno sbadiglio….in soldiesis. Anche questo è un viaggio sulle ali di una storia, fatta di musica, che ogni tanto ronza nelle orecchie, nella mente e sulle labbra e fa dire: “Tempo speso bene”. Ennio Signori VITA DELLA COMUNITA’ AL CORO “LAUDATE” Da quando ‘ndo piö a laurà, perchè finalmènte so ‘ndacia ‘n pensiù, o dècidit dè cumincià a cantà ‘n del coro “Laudate” dè Cömendü. Con ches-ce coristi, anche sé so forèstera, ma sa troe bé, töcc i ma fa buna cera. Lè ö coro chè ‘l canta prope bé è so prope conteta dè ès riada ché. A ‘n canta ‘n latì, ‘n tedes-c è po’ a ‘n frances, to èdère chè tra ‘n po m’imparèrà a cantà po’ a ‘n cines. A ‘n canta mia domà ‘n parocchia, ‘n va anche ‘n giro “’n tourné” ‘a ‘n sè ‘ndacc fina a Novazza, va lase dì me. La maèstra l’è braa, la ma fa ‘mparà di laur bèi. Tace ölte ‘m la fa gnì ‘m po gnèca, perchè mi sculta mia chèl ca la diss. Noter coristi ‘ngavrès ol disinviss dè cantà söbèt a quach magnéré ‘nvece lé lè prècisa, la lima, la mula, la fa ‘l so doer, finchè ‘nga ria a cantà, quase come chi chi lo fa dè mèstér. La ma diss tötura:”Ghi dè ardam scià, mia ardà la part è tirà a ‘ndüinà”. La ta cascia adòss du öcc, to capesèt söbèt ch’a to e sbagliat, ca to se mia a tep, to se rèstat indré o to se tròp inacc. Le la ga rèsù, noter i note ‘ngi conoss mia pròpe bé è ‘mpensa chè a ardà spartit la nòta giösta la ègne fò ‘mpèrlé. Pèrò chè bèl ca l’è cantà, quando chi chi sculta i cumincia a sbat i mà, chè sodisfaziù, coma ‘nsè contecc quando ‘nga ria a cantà bé dènacc a tata get. Spèrém dè ‘nda inacc izzé, anse dè migliurà, col impègn è la buna olontà sèmper piö brae ‘nga dè dièntà. Rosetta Maffeis Comunità Comenduno 13

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CARITAS PARROCCHIALE CENA DI SAN MARTINO 2016: UNA BUONA PARTECIPAZIONE Beati quelli che sono attenti alle esigenze degli altri ! Chiunque può ritrovarsi in una condizione di disagio, nella situazione di dover chiedere aiuto e al tempo stesso di sperare in quel gesto che può risollevare. Un disagio che oggi colpisce un numero sempre maggiore di persone e per questo sono in aumento le richieste di aiuto: dai beni di prima necessità, al vestiario fino al pagamento di determinate utenze. Proprio il venire incontro a queste esigenze è stato lo scopo della cena organizzata dalla Caritas parrocchiale. Una serata per conoscerci meglio e nel contempo aiutare chi, a pochi passi da noi, fatica ad arrivare alla fine del mese. Fratellanza, solidarietà, aiuto concreto a chi vive momenti di disagio: tutto questo è stato il momento conviviale; una serata trascorsa in compagnia, rallegrata dal buon cibo e pane casereccio. Va fatto un accenno particolare proprio al pane, un cibo base, semplice e umile, che ci fa compagnia (cum panis) e unisce, e che anche quest’anno è stato impastato e cotto dalla signora Damine che ha risposto con generosità al nostro appello: anche a lei va il nostro grazie. Un altro grazie di cuore anche ai giovani che si sono offerti di servire in tavola e l’hanno fatto con ottimo impegno: bravi ! La somma raccolta durante la cena è stata di 1100 € al netto delle spese, una somma che darà un po’ di respiro al magro bilancio della nostra Caritas parrocchiale: grazie a tutti Gruppo Caritas In occasione del Santo Natale vogliamo porgere il nostro augurio a tutta la comunità con queste belle rime di don Tonino Bello: “ I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una grande luce” dovete partire dagli ultimi….” BUON NATALE, Gruppo Caritas 14

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ESPERIENZE NON SOLO SCARTOFFIE! Filadelfia 30 Settembre, 2016 Ho appena partecipato alla bellissima cerimonia di conferimento della cittadinanza americana a mia figlia Claudia che da oltre 10 anni vive con la sua famiglia a Filadelfia. E cosi mi ritrovo a fare delle riflessioni… Certo un percorso impegnativo di alcuni mesi. Un elenco lungo di documenti consolari, anagrafici, impronte digitali, verifiche di tutti i viaggi e i posti dove ha vissuto, lavorato, fatto volontariato…. Un mucchio di scartoffie, ma tutto sommato noi italiani ci siamo abituati. Negli Stati Uniti però le scartoffie non bastano… Si guarda alle ragioni e alla volontà di diventare cittadino americano e viene valutata la capacità di essere parte attiva della società. Così ci sono i testi linguistici di comprensione e scrittura, i test sulla storia americana dalla Dichiarazione di Indipendenza dall’Inghilterra alla Costituzione, dalla guerra Civile a quella fredda, dal primo presidente George Washington al primo Presidente di colore Barack Obama (Trump era ancora in gara con quella che sarebbe potuta diventare il primo Presidente donna). Niente sembra più fondamentale del conoscere la storia che permette ai nuovi cittadini di comprendere meglio le mille sfaccettature della società’ americana. Il patriottismo, la corsa al rendimento, le questioni razziali,, il melting pot delle religioni e quella determinazione, che molti hanno, di voler fare la differenza, nella loro vita o in quella di altri… Magari fosse contagiosa!!! E così, oggi, in un grande auditorio dell’Ufficio di Immigrazione di Filadelfia, 60 applicanti da oltre 30 nazioni diverse (solo Claudia dall’ Europa), davanti alle loro famiglie e agli ufficiali, alzano la mano destra e giurano sulla Costituzione americana. Sessanta nuovi cittadini che vengono “onorati” della cittadinanza e informati dei diritti e doveri che comporta. Un evento durato tre ore che si è concluso con lo sventolio di centinaia di bandierine a stelle e strisce, il canto dell’inno americano e il benvenuto ufficiale, a mezzo video, del Presidente Obama! Cosi Claudia è diventata anche americana e come la sua bimba Gaia ha la doppia cittadinanza. Adesso è suo marito Jeff che sta facendo le pratiche per la cittadinanza italiana… Solo una miriade di scartoffie…Parla bene l’italiano ma non è un requisito. Le leggi e la storia italiane non le conosce ma non sono un requisito. Le carte si possono presentare in qualche mese ma ci vogliono fino a tre anni per lo stato italiano a rilasciare il certificato di cittadinanza che verrà “solennemente” presentato…nella cassetta della posta! E così, in questi percorsi di doppie cittadinanze e di vite immerse in società diverse mi domando: “Perché l’Italia, invece di condividere la sua storia e la sua cultura, si accontenta delle scartoffie?” Carrara Pina Cagnoni Comunità Comenduno 15

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