Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2016

 

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Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2016

Popular Pages


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Anno 22, n. 72 - Dicembre 2016 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova Siria: il Natale rinasce dalle macerie

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Editoriale Christus vincit! I n ogni epoca, il Natale ha sempre portato un ambiente di pace, di gioia e di speranza. Si notino, per esempio, gli innumerevoli episodi di fraternizzazione fra eserciti in guerra la notte di Natale. Impossibilitato a sopprimere la festa del Natale, il laicismo moderno ha cercato di snaturarla, sostituendo i simboli cristiani con altri mondani. Invano! L’atmosfera natalizia si fa sempre sentire. E in ogni angolo del pianeta risuonano sempre le musiche angeliche esultanti: Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis! Questo Natale abbiamo un motivo in più per gioire. In molte chiese siriane, luoghi di culto di antichissima tradizione, si potrà di nuovo celebrare il Santo Natale, dopo il periodo buio della dominazione islamista. In questa rivista abbiamo più volte denunciato la sistematica distruzione della cristianità mediorientale da parte dei miliziani dell’ISIS. Una a una, le croci delle chiese sono state abbattute. È giusto che adesso gioiamo per la lieta notizia della loro riposizione. Il futuro è incerto. La situazione politica del dopo-ISIS è tutt’altro che chiara. Tanto per cominciare, nessuno sa come sarà la spartizione delle aree di influenza tra i membri della coalizione a guida USA che lotta contro il califfato. D’altronde, sconfitto in Siria, l’ISIS ha già annunciato attentati in Europa. Non possiamo assolutamente abbassare la guardia. Anzi. Questo, però, non ci impedisce di gioire per nostri fratelli mediorientali, che potranno di nuovo celebrare il Natale come hanno fatto sin dai primi tempi. La festa del Natale coincide col solstizio d’inverno, cioè la notte più lunga e più fredda dell’anno, dopo la quale il sole comincia a risorgere. Gli antichi la chiamavano festa del Sol Invictus. Per i cristiani è la nascita del Sole di Giustizia. Ed ecco tutto il suo simbolismo: dopo la notte buia del peccato e della decadenza, risorge sempre la luce della Fede! Il Natale è, dunque, la festa della speranza. Cristo ha vinto il peccato quando è venuto sulla terra, e continua a vincerlo ogni volta che torna a nascere la notte di Natale. Anche quest’anno, carissimi lettori, prendiamo spunto dal trionfo di Cristo nel Natale per rincuorarci, per ricomporre la nostra speranza, nel caso essa fosse diminuita, soverchiata dalle tribolazioni della vita quotidiana. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! Ieri, oggi e sempre! Sopra e a sin., soldati cristiani della Coalizione rimettono le croci sopra due chiese a Mosul, in Siria, tolte qualche mese fa dai miliziani del Califfato 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016

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Sommario Anno 22, n° 72, dicembre 2016 Editoriale: Christus vincit! Notizie Le strade tedesche in preda all’anarchia Quando lo Stato diventa spacciatore Cannabis e disturbi psichici: un rapporto troppo intimo Lutero: NO e poi NO! Perché il terzo Segreto non è stato rivelato nel 1960? L’uomo che fermò Hitler Campanili della Tradizione Il cappello: un fatto culturale Una meditazione sul Natale La festa della venuta della Santa Casa a Loreto Il dolce cammino ambrosiano verso il Natale Il presepe napoletano Il mondo delle TFP L’Angelus e il Natale 2 4 7 9 11 13 19 24 26 33 34 38 40 42 44 48 Copertina: Nella città di Qamishli, in Siria, un presepe di fortuna allestito in mezzo alle macerie. Il Natale rinasce dopo gli orrori della guerra. Tradizione Famiglia Proprietà Anno 22, n. 72 dicembre 2016 Dir. Resp. Julio Loredo Offerta annua suggerita Euro 15,00 Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 3

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Attualità Spagna: le case religiose si svuotano L a vita religiosa in Spagna sta scomparendo. Dal gennaio 2015, ben 341 case religiose hanno chiuso i battenti per mancanza di vocazioni. Di queste, 270 erano istituti femminili e 71 maschili. Il triste primato va alle Figlie della Carità, che hanno dovuto chiudere ventitré case. L’eccezione sono i conventi maschili di vita contemplativa: benedettini, cistercensi, certosini, trappisti, che hanno conservato tutte le loro case. Commentava un giornalista cattolico: “Dopo il Concilio la Chiesa ha fatto un’opzione preferenziale per il mondo, e il mondo ha risposto con un’opzione preferenziale per se stesso”. Monaco: così muore una Diocesi Il cardinale Reinhard Marx: con lui l’arcidiocesi di Monaco di Baviera sta morendo I l cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, si è contraddistinto in questi ultimi tempi per le sue posizioni francamente radicali in materia di morale famigliare e sessuale. Peccato che l’applicazione delle sue dottrine nella sua diocesi si stia trasformando in un vero e proprio disastro. Sotto la sua egida, infatti, la vita religiosa a Monaco sta svanendo. Lo scorso settembre si è celebrato un incontro diocesano. Nella varie relazioni sono abbondate le frasi sconvolgenti: “Il Concilio Vaticano II ha abolito tutti gli altri”; “I dogmi sono appena simbolici”; “La legge naturale evolve”; “La Chiesa oggi non conosce più l’eresia”; “Il relativismo è una grazia di Dio”; “Le gerarchie offendono Dio”, “L’uomo è di per sé un sacramento”; “La Chiesa non ha la verità assoluta”, ecc. Più sconvolgente, però, sono i numeri presentati nel corso dell’in- contro, mettendo a confronto la situazione della Chiesa a Monaco nel 1959 e nel 2015: 1959 2015 — Numero di sacerdoti 7.000 1.344 — Numero di chiese 3.139 1.200 — Percentuali di cattolici 99,8% 48% — Numero di seminaristi 390 0 Il relatore ha, inoltre, informato che la metà delle chiese ancora funzionanti chiuderanno entro cinque anni. Via di questo passo, ha avvertito, la sopravvivenza della Diocesi potrà essere garantita solo per i prossimi dieci anni. 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016

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Leggere su dispositivi virtuali diminuisce la capacità intellettiva L’astrazione è un elemento cruciale della vita intellettuale: la nostra anima trasforma i dati acquisiti dai sensi in idee che poi passano a risiedere nell’intelletto, costituendo il punto di partenza della cultura e dell’attività umana. Le persone che leggono su piattaforme digitali – tablet, smartphone o anche PC e notebook – però, vedono alterate la propria capacità di interpretare le informazioni, vale a dire, la loro capacità di astrazione. La scoperta è stata presentata all’ACM CHI 2016, l’incontro di più alto livello in ambito mondiale su Human-Computer Interaction, tenutasi a San Jose (California). Geoff Kaufman, docente alla Carnegie Mellon University, e Mary Flanagan, docente al Dartmouth College, hanno presentato i risultati di uno studio condotto a livello nazione, rilevando che “individui che hanno completato lo stesso compito di elaborazione delle informazioni su un dispositivo digitale mobile rispetto a una piattaforma non-digitale, hanno mostrato un livello inferiore di costruzione del pensiero, dando priorità alle cose immediate e ai dettagli concreti, decontestualizzando quindi qualsiasi interpretazione”. Concludono i ricercatori americani: “Il pensiero astratto produce più capacità di comprendere gli altri, più creatività, chi invece resta nel concreto cade facilmente in generalizzazioni negative e frustranti”. (Geoff Kauffman and Mary Flanagan, High-Low Split: Divergent Cognitive Construal Levels Triggered by Digital and Non-digital Platforms, Proceedings of the 2016 CHI Conference on Human Factors in Computing Systems) I cibi transgenici non fanno male, anzi I l più ampio studio mai realizzato sugli organismi geneticamente modificati (OGM), realizzato dalla National Academy of Sciences degli Stati Uniti, ha concluso che i cibi transgenici sono indistinguibili dagli altri alimenti e che non vi è alcuna prova del loro impatto negativo sulla salute umana. Il rapporto ha esaminato tutti gli studi scientifici degli ultimi trent’anni. Ecco le principali conclusioni: 1) non vi è alcuna prova che gli OGM provochino danni alla salute; 2) non fa differenza per la salute consumare un alimento OGM o uno non OGM; 3) alcuni OGM beneficiano la salute umana; 4) gli OGM non riducono la biodiversità vegetale o animale; 5) i geni degli alimenti transgenici non danneggiano l’ambiente; 6) si assottiglia sempre di più la linea di demarcazione tra un OGM e uno non OGM; 7) gli OGM favoriscono l’economia. Lo studio, inoltre, sconsiglia l’uso dell’etichetta “OGM” a pretesto di salvaguardare la salute pubblica. (Genetically Engineered Crops. Experiences and Prospects, National Academy of Sciences - Engineering - Medicine, 2016) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 5

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Attualità Romania: in tre milioni dicono SÌ alla famiglia G uidati dalla Coali ia pentru Familie (Coalizione per la Famiglia) i romeni hanno detto un fortissimo SÌ alla famiglia tradizionale. Più di tre milioni di firme sono state raccolte in tutto il Paese per indire un referendum che introduca nella Costituzione una clausola definendo la famiglia come formata dal matrimonio tra un uomo e una donna. Notevole l’impegno della Chiesa Ortodossa Romena, che ha mobilitato il clero e aperto i luoghi di culto per la campagna pro-famiglia. Infatti, la stragrande maggioranza delle firme sono state raccolte da volontari di associazioni religiose. La nuova formulazione proposta per l’articolo 48, par. 1 della Costituzione recita: “La famiglia è l’unione libera e volontaria tra un uomo e una donna, e si basa sulla loro uguaglianza e sul loro diritto e dovere di provvedere alla protezione, all’istruzione e alla formazione dei bambini”. La proposta referendaria intende contrastare la campagna della lobby LGBT per introdurre, anche in Romania, le unioni civili, cioè il matrimonio omosessuale. La legge civile romena prevede solo il matrimonio eterosessuale. Se il quesito referendario proposto dalla Coalizione per la Famiglia sarà approvato, si chiuderebbe definitivamente la porta alle unioni civili. 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 Il quesito, depositato presso il Senato lo scorso maggio, è stato approvato il 20 luglio dalla Corte Costituzionale. Adesso spetta al Governo decidere la data del referendum. I sondaggi mostrano un 82% dei romeni contrari al “matrimonio” omosessuale. Nel contempo, la piattaforma di associazioni pro famiglia della Romania ha ribadito il proprio impegno a sostenere altrettanto massicciamente, sin dalle prossime settimane, l’iniziativa dei cittadini europei (ECI) a favore di definizioni comuni all’interno della UE su matrimonio e famiglia. A sin., una locandina di propaganda della coalizione pro-famiglia Sotto, un manifesto commemorativo delle tre milioni di firme

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Le strade tedesche in preda all’anarchia di Soeren Kern Gateston Institute L o stupro di una bambina di dieci anni avvenuto a Lipsia torna ad accendere i riflettori sul crescente livello di crimini violenti perpetrati dai migranti in città e paesi di tutta la Germania, e su cosa sono capaci di fare le autorità e i media tedeschi per censurare le informazioni riguardanti gli autori di questi reati. La bambina si stava recando a scuola in bicicletta, quando un uomo le ha teso un agguato, l’ha gettata a terra e violentata. La polizia di Lipsia si è apertamente rifiutata di dire se l’indagato è un migrante, ma ha implicitamente ammesso che lo sia. Ha pubblicato un identikit del sospettato accompagnato dal monito politicamente corretto: “Questa immagine deve essere pubblicata solo dai giornali dell’area metropolitana di Lipsia. La pubblicazione di questa immagine su Internet, e anche sui social media come Facebook, non è stata disposta dal tribunale, pertanto, è vietata”. Il tentativo di censurare le informazioni sulla violenza sessuale, visto che alle autorità tedesche sta più a cuore tutelare l’identità dello stupratore anziché la salute della vittima e di altre ragazze che potrebbero essere aggredite, è pressoché senza precedenti in Germania. I crimini violenti – che comprendono stupri, aggressioni fisiche e sessuali, accoltellamenti, effrazioni, rapine, furti e traffico di droga – sono aumentati vertiginosamente da quando Angela Merkel ha permesso a più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall’Africa, Asia e dal Medio Oriente di entrare nel paese. Secondo un rapporto confidenziale della polizia che è trapelato, nel 2015 i migranti hanno commesso 208.344 reati. Tale cifra rappresenta un aumento dell’80 per cento ri- spetto al 2014 e corrisponde a circa 570 crimini perpetrati quotidianamente dai migranti, ossia 23 reati ogni ora, solo nel 2015. Il numero effettivo dei reati commessi dai migranti è però molto più elevato, perché il report stilato dall’Ufficio federale della polizia criminale (Bundeskriminalamt, BKA), include solo crimini che sono stati scoperti. Secondo le statistiche della polizia, di tutti i reati commessi nel paese, in media vengono individuati gli autori di circa la metà di essi. Questo comporta che l’attuale cifra dei reati perpetrati dai migranti nel 2015 può superare i 400.000. Secondo un altro rapporto del BKA, durante i primi sei mesi del 2016, i migranti hanno commesso 142.500 crimini. Il che equivale a 780 crimini perpetrati ogni giorno dai migranti, ossia 32,5 reati commessi ogni ora, un aumento di quasi il 40 per cento rispetto al 2015. Anche in questo caso, i dati includono solo quei reati in cui un sospettato è stato acciuffato. La maggior parte di questi crimini è stata minimizzata dalle autorità tedesche, a quanto pare per evitare di alimentare sentimenti anti-immigrazione. Quasi sempre si parla di casi isolati (Einzelfälle). La crescente sensazione che il paese sia in preda all’anarchia è comprovata da un sondaggio del 24 ottobre condotto da YouGov, che ha rilevato che il 68 per cento dei tedeschi crede che la sicurezza nel paese si sia deteriorata nel corso degli ultimi anni. Quasi il 70 per cento degli intervistati ha detto di temere per la propria vita nelle stazioni ferroviarie e nelle metropolitane tedesche, mentre il 63 per cento si sente in pericolo nei grandi eventi pubblici. Ormai, in molte zone del paese, la polizia locale ammette di avere poche risorse e di non essere in grado di mantenere la legge e l’ordine. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 7

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Attualità “Stiamo perdendo il controllo delle strade” Tania Kambouri, della Polizia tedesca La polizia di Amburgo dice di non riuscire a fronteggiare l’aumento dei crimini commessi dai giovani nordafricani. Thomas Jungfer, vicedirettore del Sindacato tedesco di polizia (DPoIG) locale, avverte che la città non dispone di un numero sufficiente di poliziotti per mantenere la legge e l’ordine: “L’insoddisfazione tra i nostri colleghi è crescente”. Nella vicina Brema la polizia ha rinunciato a lottare contro la criminalità organizzata gestita da clan dei Balcani e del Kurdistan a causa delle esigue risorse di personale. Rainer Wendt, capo del Sindacato di polizia ha criticato i funzionari comunali per la mancanza di determinazione: “Brema si è arresa ai clan estremamente pericolosi. La sicurezza continua a naufragare”. A Berlino, i clan criminali dei migranti operano impunemente. Un negoziante ha detto: “In passato, i bambini potevano correre liberamente qui. Nessuno si curava di prestare attenzione alla borsa o allo zaino. Oggi, tutto questo non è più possibile”. Un agente di vigilanza privata ha detto: “Il traffico di droga avviene sotto i nostri occhi. Se interveniamo, veniamo minacciati, insultati o ci sputano addosso. A volte, qualcuno tira fuori un coltello. Sono spietati, senza paura e non si fanno problemi a rubare, prendendo di mira anche gli anziani”. Nel Reno-Ruhr, la più grande regione metropolitana della Germania, le statistiche della polizia mostrano che gli algerini hanno commesso più di 130.000 crimini nel 2015, più del doppio rispetto al 2014. I marocchini ne hanno perpetrati 14.700 e i tunisini più di 2.000. 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 Nel Nord Reno-Westfalia un rapporto del ministero dell’Interno ha rivelato che i marocchini hanno commesso 6.028 reati nel 2015; gli algerini 4.995 e i tunisini 1.084. Si tratta di un aumento significativo rispetto agli anni precedenti. A Düsseldorf, i migranti commettono un reato ogni 3,5 ore. Un ispettore di polizia ha detto: “Il gruppo nel suo insieme è irrispettoso e assolutamente senza vergogna”. A Stoccarda, la polizia sta combattendo una battaglia persa contro le bande di migranti nordafricani che sono dedite al borseggio. Giovani rom e kosovari saltano la scuola per andare a fare quotidianamente sistematiche incursioni nelle auto, razziando telefoni cellulari e altri oggetti di valore. Entrano anche negli studi medici, nelle residenze per anziani, negli asili e nelle scuole per saccheggiare. A Lipsia, il numero dei furti sui mezzi pubblici è aumentato in modo esponenziale attestandosi al 152 per cento tra il 2012 e il 2015. Sono aumentati anche i casi di aggressione fisiche e sessuali sui mezzi pubblici. Complessivamente, il numero di reati denunciati e commessi su bus e tram sono saliti di 111 per cento tra il 2012 e il 2015, e gli episodi di crimini perpetrati alle fermate degli autobus in quel periodo sono aumentati del 40 per cento. A Dresda, i migranti provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia hanno preso di fatto il controllo dell’iconica Wiener Platz, una grande piazza pubblica di fronte alla stazione ferroviaria centrale. Essi vendono droga e borseggiano i passanti, di solito impuniti. I raid della polizia nella piazza sono diventati un gioco “della talpa”. In un libro che è diventato un best-seller, Tania Kambouri, un’agente della polizia tedesca, descrive il deterioramento della situazione della sicurezza in Germania a causa dei migranti che non hanno alcun rispetto per la legge e l’ordine. In un’intervista alla all’emittente Deutschlandfunk, ha dichiarato: “Quando pattugliamo le strade, veniamo insultati dai giovani musulmani. Quando ci passano accanto fanno gestacci e lanciano insulti. Se istituiamo un posto di blocco, le aggressioni aumentano sempre più. (...) Stiamo perdendo il controllo delle strade”. (Versione leggermente abbreviata)

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Quando lo Stato diventa spacciatore di Andrea Lavelli Proposto dall’Intergruppo cannabis legale, è stato introdotto in Parlamento un ddl per legalizzare l’uso della cannabis e dei suoi derivati, tra cui l’hashish. Molte voci si sono levate in difesa dei giovani. Qual è la posta in gioco? Lo spiega Andrea Lavelli, direttore della campagna SOS Ragazzi. I l ddl “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”, sostenuto da un intergruppo parlamentare che conta più di 300 tra parlamentari e senatori, è approdato in aula a Montecitorio lo scorso settembre, quando il voto dell’aula ne ha deciso il ritorno in commissione. Se ne tornerà a parlare probabilmente a partire da gennaio. Questo rinvio è una preziosa occasione per analizzare questa proposta di legge e comprenderne la pericolosità, soprattutto per i tantissimi giovani e giovanissimi che rischiano di cadere nella droga, “mandando in fumo” la propria salute fisica e psichica. L’articolo 1 del testo base dispone la legalizzazione della coltivazione in forma personale delle piante di canapa dalla quale si ricavano droghe come la marijuana e l’hashish. I maggiorenni potranno coltivare fino a cinque piante di sesso femminile e detenere il prodotto ottenuto. Prevista la coltivazione in forma associata. L’unico obbligo per chi vorrà coltivare cannabis a domicilio sarà una semplice comunicazione all’ufficio dei Monopoli. Nell’articolo 2 si capovolge di fatto l’impostazione legislativa vigente per consentire ai maggiorenni di detenere liberamente e senza alcuna comunicazione dai 5 ai 15 grammi di cannabis per “scopo ricreativo,” mentre nell’articolo 3 si sancisce la liceità della cessione gratuita di marijuana e altri derivati della canapa tra maggiorenni. Già dalla lettura di questi primi articoli possiamo intuire le gravi conseguenze che l’approvazione di questo ddl porterebbe con sé per la nostra società. Una volta legalizzata la coltivazione, la detenzione e il consumo per i maggiorenni, come si potrà nei fatti impedire che questo fiume di droga non si abbatta con più facilità anche sui più giovani, tra i quali già da ora si registra un tasso preoccupante di ricorso alle sostanze stupefacenti? Nell’articolo 5 troviamo uno spunto ancora più inquietante, con l’istituzione di uno specifico Monopolio di Stato della cannabis che controllerà la coltivazione, la preparazione e la vendita al dettaglio di droga ai maggiorenni in appositi negozi dedicati. In un futuro non troppo lontano, girando per le nostre città, potremmo dunque presto imbatterci, accanto al salumiere e al panettiere di fiducia, anche in un modernissimo negozio in cui acquistare legalmente marijuana. Il tutto con il bollino e il benestare dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Sostanzialmente lo Stato si sostituirà alla figura dello spacciatore nel far cassa sulla distribuzione della droga. A qualcuno potrà forse sembrare una provocazione… in realtà è già tutto pronto. Basta fare un giro TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 9

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Attualità Sen. Benedetto Della Vedova, capo dell’Intergruppo cannabis legale sul web e scoprire che c’è già chi ha fiutato l’affare e, in attesa dell’approvazione della legge, si sta preparando a buttarsi su questo ricco potenziale mercato di consumatori di droga. Scopriamo ad esempio “Nativa,” il primo brand italiano per la coltivazione e la vendita dei derivati della canapa, con tanto di sito internet e l’obiettivo dichiarato di iniziare un franchising che porti ad accaparrarsi il ricco mercato italiano di consumatori abituali di marijuana. Sul sito di “Nativa” è tutto pronto e già da qualche mese si raccolgono le richieste di affiliazione. “La proposta di franchising Nativa,” si legge sul sito “prevede il coinvolgimento di una persona innamorata della cannabis e conoscitrice delle tante varietà che caratterizzano questa pianta”. L’obiettivo è l’apertura di “store monomarca aperti nelle principali città italiane”. Per farci un’idea di ciò che potrebbe avvenire in Italia con l’introduzione di queste misure prendiamo ad esempio il Colorado che nel 2012 legalizzò la vendita della marijuana.. I risultati? Nel 2014 il numero dei giovani che aveva fatto uso di marijuana nell’ultimo mese era salito del 20% rispetto all’anno precedente. Dopo 4 anni di legalizzazione salta all’occhio l’aumento delle vittime causato da incidenti dovuti alla marijuana che dal 2013 è cresciuto del 62 % e il raddoppio dei ricoveri in ospedale: dai circa 6mila del 2011 (prima dell’approvazione della legge) a più di 11mila del 2014. Nel 2009, prima della legalizzazione, i morti a causa di un incidente stradale trovati positivi alla marijuana erano il 10 %, mentre nel 2015 il dato è arrivato al 21 %. Numeri che spaventano ancora di più se abbinati a quelli di casa nostra, che parlano di un numero sempre crescente di minorenni che ricorrono al cosiddetto “spinello”. Il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha evidenziato che nel 2014 quasi il 25 % degli under 18 ha dichiarato di aver fatto uso di cannabis, in aumento del quasi 2 % rispetto all’anno precedente. Cosa succederà se davvero un giorno sarà possibile coltivare cannabis in casa o acquistarla al negozio dietro l’angolo? I sostenitori di questo ddl sostengono che questa legge sia in realtà necessaria per strappare il commercio di droga dalle mani della mafia. A queste affermazioni risponde il procuratore di Catanzaro, Nicola Grattieri, che ha ricordato che “i dati dicono che su 100 tossicodipendenti, 5 fanno uso di hashish e marijuana e solo il 25% di questi ultimi è maggiorenne, mentre il restante 75% è minorenne [ricordiamo infatti che il progetto di legge aprirebbe al possesso di cannabis per i soli maggiorenni]. Quindi, affermare che legalizzare la cannabis aiuta a colpire chi fa affari con la droga non è vero, perché la quota di affari legati alle droghe leggere è risibile rispetto al totale”. A queste parole possiamo aggiungere quelle del celebre magistrato Paolo Borsellino che nel 1989 affermava che è “da dilettanti di criminologia pensare che liberalizzando il traffico di droga sparirebbe del tutto il traffico clandestino e si leverebbero queste unghie all’artiglio della mafia”. Di fronte a un parlamento che intende riversare sui più giovani un fiume di sostanze stupefacenti, non possiamo che convincerci sempre più della necessità di potenziare lo sforzo educativo nei confronti dei più giovani. Non solo per far loro capire la pericolosità della droga per la propria salute mentale e fisica, ma soprattutto per portare loro l’unica Verità che può dare senso alla vita di ogni uomo e illuminare con la sua luce anche le notti più buie della vita. 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016

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Cannabis e disturbi psichici: un rapporto troppo intimo di Loredana Benvenga L’uso, anche saltuario, della cannabis può provocare disturbi psichici? Risponde la dott.ssa Loredana Benvenga, psicologa e psicoterapeuta, già direttrice della rivista internazionale “L’immaginale”, fondatrice del Centro Junghiano Salentino. I l rapporto tra consumo di cannabis e disturbi psichiatrici o psicologici a tutt’oggi non appare ancora del tutto scientificamente verificato. Intanto dal punto di vista diagnostico si parla di “doppia diagnosi” quando si rileva, nello stesso soggetto, la copresenza di dipendenza di sostanze e sintomi di natura psichiatrica. Molte ricerche finora si sono concentrate sullo studio del nesso di causalità tra l’uso della cannabis e l’insorgenza di disturbi psichiatrici: capire, cioè, se l’abuso delle sostanze possa produrre, nel tempo, effetti psicologici deleteri o danni al sistema nervoso. Il campo di studio rimane aperto: non esiste, a tutt’oggi, la certezza scientifica che ci possa garantire l’equazione “dipendenza cannabis = danni psicologici”, ma è pur vero che si assiste (e lo sanno bene gli operatori che lavorano in tale ambito) ad una verifica costante dei due ambiti, cioè a soggetti compromessi psichicamente che abbiano quasi sempre, nella storia clinica precedente o attuale, riferimenti con l’assunzione di “droghe leggere”. Trovare una percentuale più alta di depressi tra i consumatori di cannabis non ci può autorizzare a confermare un nesso di causalità (ovvero se sia la cannabis a provocarlo) così come per altre malattie psichiatriche. Però si può senz’altro asserire che i consumatori di cannabis siano psichiatricamente più a rischio di psicosi e addirittura che questo rischio di ammalarsi possa aumentare con l’aumento del livello di consumo. Valutando retrospettivamente la storia clinica degli psicotici giovani in particolare, si registra in essi un consumo abituale ed elevato in percentuale maggiore che non nei soggetti sani, relativo al periodo precedente all’assunzione di cannabis. La cannabis potrebbe inoltre provocare il passaggio da un livello di gravità lieve (come disturbo di personalità) a forme più gravi con un conclamato disadattamento sociale. In sostanza un cervello più giovane (adolescenziale, che si ammala prima) è destinato a una malattia più grave e più cronica. Ma quali sono gli effetti indesiderati dell’uso della cannabis? “Ritengo che una più corretta informazione e conoscenza degli effetti dannosi delle sostanze definite ‘leggere’ sia oggi più che mai necessaria onde evitare pubblicità ingannevoli con ripercussioni disastrose sulla salute mentale e fisica dei giovani” TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 11

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Attualità Tra i tanti emerge l’aumento del ritmo cardiaco e un lieve torpore, gli occhi diventano lucidi e arrossati, per l’effetto vasodilatatore, la bocca secca. La realtà può sembrare distorta dal punto di vista sensoriale, aumenta l’ilarità e la loquacità o, al contrario, può insorgere ammutolimento e tendenza all’isolamento sociale. Non è vero che la cannabis sia potenzialmente “sociale”: molti soggetti riferiscono un incremento della chiusura e scarsa motivazione a stringere rapporti amicali e/o affettivi durante il periodo di consumo della cannabis. Gli altri sintomi possono essere derealizzazione, depersonalizzazione, pseudo-allucinazioni, distorsione delle percezioni, attacchi di panico. Il panico che compare può avere una fase acuta molto intensa, con altri sintomi quali l’isolamento, abbassamento del tono dell’umore, senso di angoscia. Oggi si parla molto (forse troppo) degli eventuali benefici che la cannabis può procurare: non si sa ancora molto, ma eventuali spiragli terapeutici dovranno essere validati. Molto noti sono invece i suoi effetti negativi. Diversi studi, per esempio, hanno evidenziato conseguenze sulla memoria, attenzione e velocità di pro- cessamento delle informazioni (confrontando due gruppi di controllo). Inoltre è noto che durante lo sviluppo adolescenziale il cervello vada incontro a importanti cambiamenti: diventa urgente, quindi, capire come la cannabis possa interferire con i neuroni e, quindi, con il normale processo di differenziazione e sviluppo cerebrale. Tra chi consuma abitualmente marijuana si assiste, inoltre, alla cosiddetta “sindrome amotivazionale”, i cui segni tipici sono caratterizzati da apatia, indifferenza affettiva, chiusura e isolamento sociale. Personalmente ho riscontrato in vari casi episodi di cambiamento di personalità, stati di euforia maniacale alternati a depressione profonda (stati altalenanti con discontrollo degli impulsi). Ritengo che una più corretta informazione e conoscenza degli effetti dannosi delle sostanze definite “leggere” sia oggi più che mai necessaria onde evitare pubblicità ingannevoli con ripercussioni disastrose sulla salute mentale e fisica dei giovani che, ricordiamolo, rimangono la fascia di popolazione tra le più suggestionabili. Il mondo degli adulti ne diventa doppiamente responsabile. Non è vero che la cannabis sia potenzialmente “sociale”: molti soggetti riferiscono un incremento della chiusura e scarsa motivazione a stringere rapporti amicali e/o affettivi durante il periodo di consumo della cannabis 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016

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Cinquecento anni di Martin Lutero Lutero: NO e poi NO! di Julio Loredo Si parla oggi di “rivalutare” Martin Lutero. Oltre a cozzare col dogma cattolico, tale rivalutazione si scontra con la stessa verità storica. Sembrerebbe quasi che coloro che mitizzano la figura del monaco apostata non abbiano mai letto le sue opere, piene di bestemmie contro Nostro Signore Gesù Cristo e contro il Papato. Una breve analisi della vita e delle dottrine di Lutero, tratta dalle sue opere originali. L o scorso 13 ottobre – anniversario dell’apparizione della Madonna a Fatima – Papa Francesco ha accolto in Vaticano un pellegrinaggio composto da luterani. Una statua del monaco apostata Martin Lutero presiedeva la sessione tenutasi nell’aula Paolo VI. “Rendiamo grazie a Dio perché oggi, luterani e cattolici, stiamo camminando sulla via che va dal conflitto alla comunione”, ha dichiarato il Pontefice nella sua allocuzione. Perplessità Il pellegrinaggio era stato organizzato in preparazione del viaggio di Papa Bergoglio in Svezia per celebrare, insieme ai luterani, i cinquecento anni della cosiddetta “Riforma” protestante: “Alla fine di questo mese, a Dio piacendo, mi recherò a Lund, in Svezia, e insieme alla Federazione Luterana Mondiale faremo memoria, dopo cinque secoli, dell’inizio della riforma di Lutero e ringrazieremo il Signore per cinquant’anni di dialogo ufficiale tra luterani e cattolici”. I gesti amichevoli nei confronti dei luterani si stanno moltiplicando già da qualche tempo. Durante la visita alla chiesa evangelica luterana di Roma, il 15 novembre 2015, Papa Francesco aveva auspicato la “rivalutazione delle intenzioni della Riforma e della figura di Martin Lutero”. Durante il volo di ritorno dall’Armenia, lo scorso 26 giugno, egli aggiungeva: “Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate. (…) Lui ha fatto una ‘medicina’per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina, in un modo di credere, in un modo di fare, in modo liturgico. Ma non era lui solo: c’era Zwingli, c’era Calvino”. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 13

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Cinquecento anni di Martin Lutero “Mi sono fatto monaco perché non mi potessero incarcerare. Sono stato un grande furfante ed un omicida” A sin., la maschera mortuaria di Martin Lutero Tali dichiarazioni e gesti non possono non suscitare una crescente perplessità in molti fedeli. Costoro faticano a comprendere come una figura che ha provocato tante sofferenze alla Chiesa possa essere in qualche modo “rivalutata”. La perplessità non è di oggi. Già in occasione di simili gesti compiuti in passato da altri Pontefici molte voci si erano alzate. Ecco quanto scriveva, per esempio, Plinio Corrêa de Oliveira nel 1984: “Non comprendo come uomini della Chiesa contemporanea, compresi alcuni tra i più colti, dotti o illustri, mitizzino la figura di Lutero, l’eresiarca, nello sforzo di favorire un’approssimazione ecumenica, direttamente al protestantesimo e indirettamente a tutte le religioni, scuole filosofiche, ecc. Non scorgono il pericolo che è in agguato in fondo a questo sentiero, cioè la formazione, su scala mondiale, di un sinistro supermercato di religioni, filosofie e sistemi di tutti gli ordini, in cui la verità e l'errore si presenteranno frazionati, mescolati e messi alla rinfusa? Sola assente dal mondo sarà - qualora fosse possibile arrivare fino a questo punto - la verità integra: cioè la Fede cattolica, apostolica, romana, senza macchia né tanfo. Su Lutero - a cui spetterebbe, sotto un certo aspetto, il ruolo di punto di partenza in questa strada verso la baraonda universale - pubblico oggi ancora alcuni passi che ben mostrano l'odore che la sua figura di ribelle spargerebbe in questo supermercato, o meglio in questo obitorio delle religioni, delle filosofie e dello stesso pensiero umano” (1). La verità storica Il fatto è che, oltre a cozzare col dogma cattolico, la “rivalutazione” di Lutero si scontra – e in 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 modo violento – con la stessa verità storica. Sembrerebbe quasi che coloro che “mitizzano” la figura di Lutero non abbiano mai letto le sue opere, piene di bestemmie contro Nostro Signore Gesù Cristo e contro il Papato. “L’immagine tradizionale di Lutero, per molti aspetti, è incoerente con la realtà storica”, scrive lo storico protestante Dietrich Emme, specialista nella vita giovanile del riformatore (2). Nel 1510 Martino Lutero, allora monaco agostiniano, si recò a Roma per portare una lettera di protesta in merito a una diatriba interna al suo Ordine. La volgata protestante vorrebbe che, di fronte al desolante spettacolo di decadenza (“una cloaca”, dirà lui con riferimento sia all’Urbe che alla Chiesa), il monaco di Wittemberg fosse rimasto scioccato. Il che avrebbe innescato in lui prima il rigetto, poi il dubbio e infine la ribellione. Dunque, una reazione forse esagerata ma tutto sommato giustificata. Un’attenta lettura delle fonti originali ci fa vedere, invece, uno spirito irrequieto, dissoluto e già incline alla ribellione. Forse è il caso di gettare uno sguardo su alcuni di questi documenti, che altro non sono che le stesse opere (Werke) di Martin Lutero, nelle due edizioni ufficiali: quella di Wittemberg (1551) e quella di Weimar (1883). Conviene anche rilevare che gli autori sotto citati – Emme, Brentano, De Wette e Burckhardt – sono tutti protestanti. La “vocazione” religiosa di Lutero L’ingresso di Martino Lutero nell’Ordine agostiniano non fu dovuto tanto a una vocazione religiosa quanto al fatto che era latitante e voleva sfuggire alle autorità. Mentre era studente di Giurisprudenza all’Università di Erfurt, Lutero si batté a duello con un compagno, Hieronimus Buntz, uccidendolo. Per sfuggire alla giustizia, egli entrò allora nel monastero degli Eremiti di S. Agostino. Lo stesso Lutero ammise il vero motivo del suo ingresso in monastero: “Mi sono fatto monaco perché non mi potessero incarcerare. Se non lo avessi fatto, sarei stato facil-

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mente arrestato. Ma così fu impossibile, poiché tutto l’Ordine Agostiniano mi proteggeva” (3). Purtroppo, nel monastero non imparò a diventare buono. Egli stesso confessava in un sermone del 1529: “Io sono stato un monaco che voleva essere sinceramente pio. Al contrario, però, sono sprofondato ancor di più nel vizio. Sono stato un grande furfante ed un omicida” (4). La sua vita spirituale era in rovinoso declino. Nel 1516, Lutero scrisse: “Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa. Sono troppo sollecitato dalle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo” (5). Ancora nel 1516 egli dichiarava: “Confesso che la mia vita è sempre più prossima all’inferno. Giorno dopo giorno divento più abietto” (6). Nel convento, Lutero era soggetto a frequenti crisi di nervi, ad allucinazioni deliranti, in preda anche a segni di possessione. Nel guardare il Crocefisso egli spesso era assalito da convulsioni e cadeva a terra (7). Quando celebrava la Messa, era preso dal terrore: “Arrivato all’Offertorio ero così spaventato che volevo fuggire. Mormoravo ‘Ho paura! Ho paura!’” (8). Agitato, nervoso, continuamente in crisi, tentato dal diavolo (che, secondo lui, gli appariva in forma di un enorme cane nero col quale condivideva perfino il letto) roso dai rimorsi, Lutero cominciò a formarsi l’idea che fosse predestinato alla dannazione eterna, e questo gli faceva odiare Dio: “Quando penso al mio destino dimentico la carità verso Cristo. Per me, Dio non è che uno scellerato. L’idea della predestinazione cancella in me il Laudate, è un blasphemate che mi viene allo spirito” (9). Lutero, insomma, si immaginava già nell’inferno: “Io soffrivo le torture dell’inferno, ne ero divorato. Mi assaliva perfino la tentazione di bestemmiare contro Dio, quel Dio rozzo, iniquo. Io avrei mille volte preferito che non ci fosse Dio!” (10). L’apostasia di Lutero. La dottrina della giustificazione Lutero faceva poco o nulla per lottare contro i suoi difetti. I suoi confratelli agostiniani lo descrivono come “nervoso, di umore molto sgradevole, arrogante, ribelle, sempre pronto a discutere e ad insultare”. Egli stesso dirà di sé: “Io mi lasciavo prendere dalla collera e dall’invidia” (11). Eccitato da cattive letture, orgoglioso al punto di non accettare nessuna autorità, Lutero cominciò a contestare diversi punti della dottrina cattolica fino a rigettarne parecchi. Lutero difendeva le sue rivoluzionarie idee in modo arrogante, ritenendosi “l’uomo della Provvidenza, chiamato per illuminare la Chiesa con un grande bagliore”. “Chi non crede con la mia fede è Lutero spiega le sue dottrine alla Dieta di Worms (1521) davanti all’Imperatore Alla fine della vita, Carlo V si pentì amaramente di non aver condannato il frate di Wittemberg TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2016 - 15

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