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31,luglio 2011 festività di sant ignazio di loyola interviste il sole 24 ore di :gianfranco ravasi,bruno forte la stampa di mario deaglio,marco sodano il corriere della sera di carlo maria martini a cura di don gino moro edito dr.ssa v.basciu
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socrate o gesù fatti o retorica di gianfranco ravasi in il sole 24 ore del 31 luglio 2011 provate a cliccare su google il blog http fiak.wordpress com e con sorpresa scoprirete ben nove concordanze tra gesù e socrate che siano attendibili è un altro discorso ma è l indizio di una curiosità che ha visto tra l altro entrare in passato nelle nostre librerie ben due saggi sull argomento quelli di anne baudart 2002 e di francesco tomatis 2007 lapidario era kierkegaard che nel 1841 nel suo diario annotava «la somiglianza fra cristo e socrate si trova nella loro dissomiglianza!» eppure anche nell ultimo numero di un importante rivista scientifica come «ricerche storico bibliche» destinato a raccogliere gli atti del xiii convegno di studi neotestamentari svoltosi ad ariccia nel 2009 ci imbattiamo in una godibilissima ma rigorosa relazione di uno dei massimi esegeti italiani romano penna proprio sugli «elementi di grecità in gesù di nazaret» titolo che è però accompagnato da un punto di domanda la questione infatti dell ipotetica comparazione gesù-socrate può essere seriamente impostata solo in ambito contestuale il primo cerchio il più largo di questo orizzonte riguarda la galilea la regione sede del ministero pubblico più rilevante di cristo spesso sbrigativamente considerata come scrive l evangelista matteo 4,15 «galilea delle genti» citando il profeta isaia 8,23 che parlava di una galilea dei goyim in pratica dei pagani in realtà le accurate ricerche condotte da mark a chancey the myth of a gentile galilee del 2002 e greco-roman culture and the galilee of jesus del 2005 in terza edizione nel 2007 entrambi pubblicati presso la cambridge university press hanno inferto un duro colpo a una visione multiculturale di quell area geografica certo l architettura greco-romana s era insediata a opera del re erode il grande come attesta l archeologia un paio di discepoli di gesù avevano nomi greci andrea e filippo e forse bartolomeo e simone il greco era noto e usato dalle classi ebraiche abbienti ma quell orizzonte rimaneva sostanzialmente giudaico e per gesù si può con sicurezza affermare solo quello che osserva lo studioso catalano armand puig i tàrrech nel suo gesù la risposta agli enigmi san paolo 2007 «non è da escludere che gesù avesse una conoscenza elementare della lingua greca orale che gli permetteva di farne un uso colloquiale ma non per parlare in pubblico e non sembra che scrivesse o leggesse il greco» questo però non toglie che i documenti capitali per conoscere le sue parole e i suoi atti cioè i vangeli siano stati redatti in greco talora persino in un buon greco come riconosceva san girolamo a proposito dell evangelista luca graeci sermonis peritissimus anzi non mancano in quelle pagine riflessi socio-culturali greco-romani come ad esempio nella formulazione della critica di gesù al divorzio chiaramente impostata da marco 10 11-12 sulla base del diritto ellenistico dato che si introduce sorprendentemente anche il caso del ripudio del marito da parte della donna e non solo quello giudaico tradizionale che vedeva come unico attore il marito curioso tanto per fare un altro esempio è l uso messo in bocca a gesù da matteo 16,18 del sintagma «le porte dell ade» il cerchio più ristretto è quello che riguarda direttamente la figura del gesù storico l entusiastica comparazione che gerald f downing aveva sviluppato tra gesù e i filosofi cinici in due studi christ and the cynics sheffield academic press 1988 e cynics and christian origins t&t clark edimburgo 1992 è stata di molto ridimensionata da altri studiosi i nessi parallelistici erano infatti molto generici l itineranza l opzione per la povertà la sobrietà la semplicità la pratica del celibato la generosità la pietà verso i miseri il rifiuto dei privilegi e dell opinione dominante il perdono tra l altro sorprendentemente gesù invita i suoi discepoli a non recare con sé né un bastone né una bisaccia luca 9,3 che al contrario erano i segni distintivi dei filosofi cinici itineranti restringiamo ancor più il nostro cerchio d analisi fermandoci infine sulle parole di cristo si potrebbe gettare qualche ponte tra alcuni suoi detti e i paralleli greco-romani lasciando stare i temi più vaghi come il dominio sull ira e il rigetto della vendetta potremmo citare due esempi più circoscritti innanzitutto la regola d oro enunciata nel discorso della montagna «tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro» matteo 7,12 essa ricorre al negativo in erodoto e in positivo come fa gesù in seneca c è poi il lóghion o detto sul «profeta disprezzato in patria» marco 6,4 che è presente anche in dione di prusa «a tutti i filosofi è difficile la vita in patria» e in epitteto «i filosofi invitano ad allontanarsi dalla loro patria» tuttavia con penna si
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deve concludere che anche in questi casi e altri affini gesù condivide «un patrimonio comune in ambito greco frutto di un esteso scambio interculturale» tra l altro non si tratta neppure di categorie capitali del pensiero di cristo il quale rimane saldamente ancorato alla sua matrice giudaica sia pure con un originalità così spiccata una libertà e persino una difformità da far risultare alla fine la figura dell uomo di nazaret un caso a sé stante e allora che dire ritornando a gesù e socrate come affermava luciano canfora sia pure su altro tema si tratta di una comparazione che appartiene «al versante della retorica piuttosto che a quello della ricerca» autori vari l ellenizzazione del cristianesimo dal i al ii secolo in «ricerche storico bibliche» n 2 dehoniane associazione biblica italiana bologna pagg 160 35,00 si vedano anche anne baudart socrate e gesù marco editore lungro di cosenza 2002 francesco tomatis dialogo dei principi con gesti socrate laotzu bompiani milano 2007
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la crociata del bene con la forza degli onesti di carlo maria martini corriere della sera 31 luglio 2011 quando ogni giorno apriamo i giornali o ascoltiamo le notizie del giornale radio o della televisione ci sentiamo presi come da uno sgomento vedendo come tanti principi di convivenza non sono più accettati vorremmo che queste cose comportamenti sociali amorali non esistessero e che chi può esibire lo scoop più grave non venisse per questo premiato con vendite maggiorate una particolare causa di tristezza ci viene dalle notizie di sperpero del denaro pubblico vorremmo che finisse ogniipocrisia o buonismo in tutta questa materia affiora spesso la parola «etica» che appare come la spiaggia della salvezza se tutti i politici si attenessero ai grandi principi etici come quello del primato del bene comune insieme con il rispetto dovuto ad ogni persona molte cose non succederebbero né sarebbero successe ma al di là di tanto parlare come si ottiene che un uomo si decida a camminare per i sentieri dell etica scelga la via del bene soprattutto quando per essa deve rinunciare a qualche vantaggio o affrontare qualche perdita non pochi pensano che sia la chiesa quella a cui tocca dare il segnale per la grande crociata del bene per questo sono doppiamente scandalizzati quando un rappresentante della chiesa viene coinvolto in affari di dubbia consistenza morale ma la chiesa non ha come suo primo dovere quello di sostenere il comportamento morale degli uomini essa deve soprattutto proclamare il vangelo che ci dice che dio accoglie tutti gli uomini nessuno escluso essa deve proclamare il vangelo della misericordia senza badare a chi ne approfitta per i suoi comodi essa fornisce quel tanto di più che ci vuole per fare dell uomo onesto uno che si ispiri alla povertà di gesù se uno non lascia almeno interiormente tutto ciò che possiede non può essere discepolo del cristo qui sta la differenza con tanti sostenitori di etiche di servizio la chiesa ritiene di dare con le parole anche la forza per metterle in pratica ciò non vuol dire che essa disprezzi l etica anzi è molto preoccupata che l etica sia ben conosciuta anche nelle sue motivazioni profonde ma un uomo non si cambia a forza di prescrizioni etiche pensiamo alla discussione di san paolo nella lettera ai gàlati e ai romani dove la legge veniva dichiarata santa e buona ma anche generatrice di peccato la pura regola etica non insegna come l uomo può arrivare alla decisione di servire il bene comune la forza che dio dà è quella che fa veramente sussultare il cuore dell uomo e lo dispone a quello spirito di povertà e rinuncia ad ogni interesse proprio che è la forza di tutti i leali servitori dello stato anzi di tutte le persone.
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il rischio del disordine globale di mario deaglio la stampa 31.07.11 il volto teso del presidente obama che si rivolge ancora una volta ai suoi concittadini perché facciano pressione sul parlamento e consentano con una legge all amministrazione pubblica di funzionare normalmente può essere ben considerato come l icona del possibile tramonto degli stati uniti quale paese leader dell economia mondiale e al tempo stesso dell incapacità della politica nei paesi avanzati di fornire all economia il supporto necessario per tornare a crescere fornire sufficiente ricchezza e rilanciare la speranza nel futuro il vuoto legislativo creato dalla risoluta volontà di una minoranza di parlamentari repubblicani di impedire l innalzamento del tetto del debito che il governo americano è autorizzato a contrarre è infatti molto più che un tatticismo da guardare con indulgenza altre volte in passato quest arma è stata usata nelle schermaglie americane di washington ma ora segnala un non riconoscimento o uno stravolgimento della posizione internazionale degli stati uniti una grave colpevole noncuranza per il ruolo del dollaro nel sistema internazionale se anche alzeranno il «tetto» del debito che il governo federale è autorizzato a contrarre i parlamentari repubblicani pensano di alzarlo di poco in modo da poter tornare di qui a qualche mese a riproporre fortemente la loro concezione si potrebbe dire il loro «ricatto» di uno stato minimo e di una ricchezza privata quasi priva di imposte siamo così di fronte al paradosso per cui il resto del mondo non avrebbe difficoltà ad acquistare come ha sempre fatto titoli del tesoro degli stati uniti nonostante il deficit stia aumentando molto velocemente tranne il piccolo particolare che una legge potrebbe impedire al tesoro degli stati uniti di pagare gli interessi e rimborsare il prestito un brivido scuote così nuovamente in questo agitato fine settimana il castello di carte della finanza internazionale il paradosso si aggrava considerando che il resto del mondo ricco non è in condizioni di dare alcun aiuto quasi in contemporanea al discorso di obama il primo ministro spagnolo zapatero annunciava lo scioglimento del parlamento e le elezioni anticipate tra i leader europei zapatero era quello che con maggior coerenza lucidità e determinazione si era impegnato contro la crisi il ricorso alle urne e la sua contemporanea dichiarazione di non volersi ricandidare è un ammissione chiara di sconfitta di fronte al malumore degli spagnoli per i sacrifici da affrontare nel resto d europa il governo inglese è alle prese con una delle crisi peggiori degli ultimi decenni che chiama in causa istituzioni sacrosante quali la stampa e la polizia il cancelliere tedesco e il presidente francese devono affrontare una crescente impopolarità che li ha portati a una sconfitta dopo l altra nelle elezioni locali e a una clamorosa perdita di consenso nei sondaggi di opinione per non parlare del belgio senza governo dei paesi bassi e della svezia con governi di minoranza del «pasticcio» libico del terrorismo norvegese in quest impotenza generale si colloca la specifica impotenza italiana che è inutile ricordare nei dettagli a lettori che la vivono quotidianamente ci si sarebbe potuti aspettare una vibrante presa di posizione del ministro dell economia che denunciasse le massicce vendite di marca chiaramente speculativa di titoli del debito pubblico italiano da parte di pochi grandi operatori tra cui alcune banche tedesche grazie a queste vendite si assiste a un secondo paradosso ossia che il debito pubblico italiano da tutti definito solido fino a un paio di mesi fa sia divenuto debolissimo sui mercati senza che nulla sia cambiato nella struttura e nella congiuntura dell italia 1
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la denuncia che è mancata anche per le difficoltà personali del ministro avrebbe dovuto essere accompagnata da forti limitazioni da attuare di concerto con gli altri paesi della zona euro nel tipo di contrattazioni ammesse magari circoscritte ai soli contanti c è stato invece un quasi completo silenzio italiano le meschinità della politica spicciola hanno monopolizzato l attenzione di tutti e azzerato la nostra azione internazionale i paesi non toccati dalla paralisi della politica come la cina e l india non hanno forza sufficiente per avviare un azione di contrasto alla crisi la cina vede con timore la propria economia andare fuori controllo non rispondere più ai freni monetari più volte azionati senza successo negli ultimi mesi e teme lo scoppio di una bolla edilizia che metta fine a una crescita che per oltre un decennio è stata guardata dal resto del mondo con meraviglia e con invidia l india è alle prese con corruzione e inflazione entrambe elevate brasile russia turchia e sudafrica paesi dove l economia e la politica sembrano «tenere» sono complessivamente troppo piccoli per fare massa critica in queste condizioni il rischio di un disordine monetario globale che porti con sé una grave debolezza dell economia globale è sicuramente elevato anche se vi sono ancora margini per azioni di contrasto come atto di normale prudenza le banche centrali i governi più lungimiranti e l unione europea dovrebbero cercare di mettere a punto un «piano b» ossia un piano di emergenza da tenere nel cassetto nel caso di gravi perturbazioni nei mercati finanziari tale piano potrebbe comportare la graduale e parziale sostituzione del dollaroccon una moneta «artificiale» un «paniere» di monete di cui il dollaro costituisca la parte prevalente ma senza l indipendenza e la libertà di manovra di oggi naturalmente le regole valutarie mondiali dovrebbero essere riscritte del resto successe nell agosto di quarant anni fa quando gli stati uniti sganciarono il dollaro dall oro senza alcuna consultazione potrebbe essere giunto il tempo di «riagganciarlo» a qualche cosa di metterlo dentro un paniere appunto 2
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il lavoro non sente la ripresa di marco sodano la stampa 31.07.11 si scrive crisi si legge disoccupazione e anche se con l inizio del 2011 si registrano i primi segnali positivi è chiaro che «l onda lunga» della depressione come l ha battezzata confindustria ha lasciato un vuoto enorme nel lavoro italiano gli stessi segnali «positivi» si limitano a registrare una frenata nella perdita di posti certo non l inversione di tendenza che tutti aspettano il centro studi di viale dell astronomia ha ultimato il rendiconto sul 2010 nelle imprese associate i dipendenti sono diminuiti dell 1,1 calo che segue quello ben più pronunciato 2,2 del 2009 i licenziamenti sono in aumento e la cgia di mestre gli artigiani della cgil ha pubblicato ieri uno studio nel quale sostiene che tra luglio agosto e settembre «potrebbero essere 76.000 i posti di lavoro a rischio in italia» non sarà un settembre facile avverte il sindacato guidato da susanna camusso «per interi settori portanti della nostra economia non si intravedono soluzioni e al rientro dalla pausa estiva si corre il rischio che esplodano le tensioni sociali accumulate» e infatti visto che «le crisi industriali non vanno in vacanza» cgil ricorda che la pausa agostana lascia in sospeso i 187 tavoli di crisi aperti presso il ministero dello sviluppo economico il conto è presto fatto «resta incerto il futuro di circa 225 mila lavoratori» per credere in una schiarita bisogna tornare al documento di confindustria nei passi in cui evidenzia i segnali di ripresa della fiducia delle imprese il 22 delle associate tra febbraio ed aprile ha previsto un aumento dell occupazione nella prima metà dell anno per il 2011 passando dalle previsioni ai dati certificati si scopre perà che l emorragia di posti di lavoro cominciata l anno scorso non s è ancora fermata sono diminuite le «uscite» dal mondo del lavoro ma stentano ancora le assunzioni che sono rimaste ferme sui livelli dell anno precedente i dati sulle «cessazioni involontarie del rapporto di lavoro» licenziamenti e mobilità danno un quadro preoccupante del destino di molti precari quelle «involontarie» sono il 14,2 del totale delle uscite il 6,5 sono prepensionamenti e incentivi all esodo il 32,3 scadenze di contratto tra le nuove assunzioni in parallelo aumenta il ricorso ai contratti a termine 64,1 anche se cresce di pari passo anche «la probabilità di stabilizzazione» entro un anno con la conversione a contratti a tempo indeterminato corre la cassa integrazione che si sposta dalle fabbriche agli uffici aumentano i colletti bianchi 55 e diminuiscono gli operai 45 la mecca del lavoro per gli stranieri è il nord est sono il 7,3 dell occupazione dipendente in quell area se non altro gli stipendi sono rimasti al riparo dall inflazione la retribuzione annua totale lorda è cresciuta del 2,7 contro il +1,5 dei prezzi al consumo l autunno dirà la sua invece sulle vertenze aperte al momento sono 54 quelle «indirizzate verso una soluzione individuata» altre 133 sono «ancora da dirimere urgentemente» anche i dati elaborati dalla cgia di mestre indicano che la diminuzione dei posti di lavoro rallenta ma non si ferma i 76mila posti di lavoro a rischio questa estate vanno confrontati con i 98.000 persi nel terzo trimestre 2010 e gli 82.000 dello stesso periodo del 2009 si lavora poco si consuma meno la produzione soffre laura matteucci l unità 31.07.11 di nuovo dati pesanti sulla crisi che non finisce mai e di nuovo conferme di un governo incapace di gestirla anzi che al momento non ha nemmeno risposto all invito del segretario del pd pierluigi bersani inviato ai presidenti di camera e senato e rivolto direttamente a berlusconi di riferirne in parlamento «la difficile situazione del paese le tensioni sui mercati i segnali di difficoltà che 1
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provengono dall europa e dagli stati uniti l appello al governo venuto dalle forze economiche e sociali ci impongono di insistere » dice l invito persino un pidiellino di ferro come osvaldo napoli presidente pro tempore della stessa associazione dei comuni fortemente contraria alla manovra invita il governo «ad accettare la sfida».mal esecutivo si va consumando per autocombustione adesso pure bossi ha deciso che i ticket sanitari non s hanno da fare e il governo sta cercando la copertura per congelarli intanto gli indicatori convergono e anche la seconda parte dell anno si prospetta assai complicata con «l onda lunga della crisi» rileva confindustria l emorragia di posti di lavoro rallenta ma non si arresta i timidi segnali di ripresa di inizio 2011 non bastano neanche lontanamente a compensarla nel 2010 calcola il centro studi degli industriali nelle imprese associate i dipendenti sono diminuiti dell 1,1 dopo il -2,2 del 2009 e i licenziamenti aumentano mentre la cgia di mestre prevede tra luglio e settembre 76mila i posti di lavoro a rischio nello stesso trimestre del 2010 ne sono stati persi 98mila soprattutto per giovani donne e stranieri la mappatura del lavoro più precisa arriva dalla cgil «la pausa estiva lascia in sospeso i 187 tavoli di crisi aperti presso il ministero dello sviluppo» dice un analisi del centro studi «È incerto il futuro di circa 225mila lavoratori 57mila dei quali a serio rischio» dalla chimica all ict dai mobilifici alla farmaceutica dalla ceramica alla navalmeccanica sono tanti i settori delicati di cui parla la cgil ricordando che sono ancora 500mila i lavoratori in cig senza contare le possibili nuove future vertenze.unsettembre difficile insomma «per interi settori portanti non si intravedono soluzioni e si corre il rischio che esplodano le tensioni sociali accumulate» commenta il segretario confederale vincenzo scudiere sono solo 54 le vertenze con una soluzione individuata mentre altre 133 sono «ancora da dirimere urgentemente» l analisi degli economisti di confindustria rileva segnali di ripresa della fiducia delle imprese nel 2011 il 22 tra febbraio ed aprile ha previsto un aumento dell occupazione mail bilancio 2010 è in profondo rosso sono diminuite le «uscite» ma non ripartono le assunzioni ferme ai livelli dell anno precedente sono aumentate le «cessazioni involontarie del rapporto di lavoro» licenziamenti e mobilità 14,2 delle uscite 6,5 prepensionamenti e incentivi all esodo 32,3 scadenze contratto 25,9 dimissioni per i nuovi assunti aumenta il ricorso ai contratti a termine 64,1 ma anche «la probabilità di stabilizzazione» entro un anno ed è «ancora alto il ricorso alla cig» aumentano i colletti bianchi 55 e diminuiscono gli operai 45 mentre a dare più opportunità agli stranieri è il nord est sono il 7,3 dei dipendenti sempre per confindustria nel 2010la retribuzione annua totale lorda ha battuto l inflazione 2,7 contro +1,5 martedì intanto le regioni incontrano il governo per discutere l introduzione dei ticket che definiscono «un errore grave» ma non saranno le sole a battersi per la sua eliminazione «incomincia la retromarcia del governo berlusconi bossi tremonti e scilipoti su un altro pezzo della manovra dice stefano fassina responsabile lavoro del pd anche bossi si è accorto che l innalzamento dei ticket è inaccettabile» «non possiamo andare avanti con un governo che sbaglia e poi tenta di correre ai ripari la situazione è troppo seria» a conferma fassina ricorda anche che l aumento dei tassi sui titoli del debito porta la spesa per interessi per almeno 3 miliardi di euro ben oltre le stime del def 2
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i falsi rifugi e la vera sicurezza di bruno forte in il sole 24 ore del 31 luglio 2011 ben si comprende perché risulti significativo parlare di sicurezze in un mondo attraversato da inquietudini e sconvolgimenti com è il nostro di inizio millennio sui flutti agitati del naufragio delle ideologie moderne nelle brume di una post-modernità dove l altro è diventato spesso soltanto uno straniero morale e la folla delle solitudini ha trasformato in arcipelaghi le antiche convivenze più o meno inevitabilmente solidali la ricerca di un àncora cui appigliarsi è tutt altro che ingiustificata da una parte il sogno che pervadeva i grandi processi di emancipazione nati a partire dal secolo dei lumi e dalla rivoluzione francese appare oggi ai più utopia oramai in declino dall altra la crisi e il tramonto delle pretese della ragione moderna lascia aperto lo spazio a una generale insicurezza che facilmente si trasforma in deserto etico e riflusso nel privato come avevano affermato max horkheimer e theodor w adorno all inizio della loro profetica dialettica dell illuminismo «la terra interamente illuminata risplende all insegna di trionfale sventura» la moderna società senza padri non ha generato figli più liberi e uguali producendo anzi dipendenze drammatiche da quelli che di volta in volta si sono offerti come i surrogati del padre il capo il partito la maschera rassicurante e bonaria delle false promesse e delle rassicurazioni a buon mercato siamo tutti più soli più incerti nella prigione delle nostre solitudini più esposti al rischio della rinuncia ad amare in questo tempo di «notte del mondo» martin heidegger ciò che trionfa sembra essere l indifferenza la perdita del gusto a cercare le ragioni ultime del vivere e del morire umano l uomo sembra risolversi in una «passione inutile» secondo la formula proposta con inquietante anticipo da jean-paul sartre «l homme une passion inutile» di fronte all assenza del senso ultimo ci si aggrappa all interesse penultimo alla cattura del possesso immediato la crisi economica ha indebolito anche la scappatoia del consumismo allegro della corsa all edonismo e all immediatamente fruibile le logiche rifugio settarie etniche nazionalistiche o regionalistiche appaiono sempre più deludenti proprio questo processo mostra però come tutti abbiamo bisogno di un padre-madre comune che liberi dalla prigionia dei frammenti e dia un orizzonte per cui sperare e amare non un orizzonte violento asfissiante com era quello dell ideologia ma un orizzonte liberante per tutti rispettoso di tutti È questa forse «la nostalgia del totalmente altro» di cui parlava max horkheimer si tratta di una vera ricerca del senso perduto ben altra dalla romantica recherche du temps perdu per riconoscere un orizzonte ultimo su cui misurare il cammino di ciò che è penultimo e fondare eticamente la prassi c è chi scommette sulla possibile riscoperta dell altro constatando come il prossimo per il solo fatto d esistere possa essere ragione del vivere perché è sfida a uscire da sé a rischiare l esodo senza ritorno dell impegno d amore c è chi non esita a parlare di una riscoperta del sacro rispetto a ogni rinuncia nichilista si risveglia un bisogno che potrebbe definirsi genericamente religioso sete di un orizzonte ultimo di una patria che non siano quelli manipolanti e violenti dell ideologia d altra parte non ci sarebbe poi da stupirsi se nel profondo dei cuori si affacciasse l indistruttibile nostalgia del volto di qualcuno capace di accogliere il nostro dolore e le lacrime e di redimere l infinito dolore del tempo sentiamo qui tutta la perenne modernità di agostino «ci hai fatto per te e inquieto è il nostro cuore finché non riposi in te» guardando ai processi in atto in europa segnata dalla crisi planetaria ben più di quanto facili ottimismi facessero prevedere non esiterei a riconoscere nei più una condivisa domanda voce del bisogno di un àncora e di un approdo dove far riposare il nostro disgusto di fronte alla politica di piccolo cabotaggio e la nostra stanchezza di fronte al male di vivere È l appiglio necessario da cui ripartire il contraccolpo indispensabile per risvegliare le energie sopite e rimboccarci le maniche per un mondo migliore se la modernità occidentale ha consumato nei confronti di dio il suo rituale assassinio del padre volto ad affermare la propria indipendenza e autonomia dall angoscia e dal
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vuoto che ne sono derivati non si esce che per una scelta coraggiosa e umile tornare a riconoscere l unica sicurezza che non ci deluderà mai quella che solo l eterno può darci veramente come diceva l ultimo heidegger «solo un dio può salvarci» non un qualunque volto del divino ma quel dio che è l oggetto della buona novella più che mai il cristianesimo e il suo vangelo del dio amore sono necessari alla nostra vecchia europa a ognuno di noi chiamato a scegliere fra volersi gettato verso la morte o mendicante del cielo fra vanità e verità pellegrino verso un domani dove sia patria a tutti l abbraccio benedicente del padre la sola sicurezza che potrà salvarci è quella di questo padre-madre che ci ami rendendoci liberi non quale concorrente della nostra libertà ma fondamento di essa garanzia ultima della verità e della pace del nostro cuore qualcuno che sani l angoscia con la medicina dell amore e risani non di meno la paura che abbiamo di perdere la nostra libertà facendoci sentire amati in un modo che non crei dipendenze esprime quest attesa con struggente intensità l invocazione di una delle coscienze più rappresentative del cosiddetto secolo breve edith stein filosofa allieva e collaboratrice di husserl figlia d israele testimone solidale della più grande delle tragedie del suo popolo innamorata di cristo formata alla scienza della croce questa donna singolare che ha scrutato come pochi il cuore umano scrive poco prima di morire ad auschwitz «chi sei luce che mi inondi e rischiari la notte del mio cuore tu mi guidi come la mano di una madre ma se mi lasci non saprei fare neanche un passo solo tu sei lo spazio che circonda l essere mio e lo protegge se mi abbandoni cado nell abisso del nulla da cui mi hai chiamato all essere tu più vicino a me di me stessa a me più intimo dell anima mia eppure sei intangibile e di ogni nome infrangi le catene spirito santo-eterno amore» parole che sembrano scritte per noi cercatori di senso e mendicanti d amore di quest europa degli inizi del terzo millennio mercoledì 3 agosto a salisburgo verrà conferito a bruno forte il premio di teologia riconoscimento all opera teologica di una vita per la prima volta assegnato a un autore non di lingua tedesca monsignor forte anticipa in questo articolo sul sole 24 ore alcuni contenuti della sua lectio magistralis che seguirà la presentazione del suo pensiero fatta dal teologo tedesco elmar salman.
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