COMUNITA'COMENDUNO: NOVEMBRE 2016

 

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BOLLETTINO PARROCCHIALE

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- 87Anno 10 ComCuonmiteàndunoNovembre2016 Camminiamo... Insieme Direttore responsabile: Sabrina Penteriani Il Vangelo della Gioia ci mette in cammino: in salita, ma insieme!

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Carissimi, NUMERI UTILI Don Diego tel. casa: 035 774 045 cell.: 347 258 3315 e-mail: berzi.dd@gmail.com Sito internet oratorio di Comenduno: www.oratoriocomenduno.it REDAZIONE: Don Diego Berzi, Enrico Belotti, Isella Rizzi, Maria Teresa Rosbuco, Fausto Noris, Stefano Maistrello, Alessandro Cagnoni... PER CONTATTARE LA REDAZIONE DEL BOLLETTINO: redazione.com.com@gmail.com La redazione si riserva di decidere in merito alla pubblicazione del materiale per il quale ne venga fatta richiesta. 22 stiamo muovendo i primi passi in questo nuovo anno pastorale dedicato alla Parola di Dio: Parola di Dio che non è un “fumetto” da leggere, ma un insegnamento che va ascoltato con il cuore e messo in pratica nella vita quotidiana. Un impegno accessibile a tutti, perché sebbene noi l’abbiamo fatta un po’ difficile, la vita cristiana è «semplice, semplice»: infatti + ascoltare la parola di Dio e + metterla in pratica sono le uniche due «condizioni» poste da Gesù a chi vuole seguirlo. Scorrere il Vangelo superficialmente, non è ascoltare la parola di Dio: questo è leggere la parola di Dio, come si può leggere un fumetto. Mentre ascoltare la parola di Dio «è leggere» e chiedersi: «Ma questo che dice al mio cuore? Dio cosa mi sta dicendo con questa parola?». Solo così, infatti, la nostra vita cambia. E questo avviene ogni volta che apriamo il Vangelo e leggiamo un passo e ci domandiamo: “Con questo, Dio mi parla? Dice qualcosa a me? E se dice qualcosa, cosa mi dice?”». Dio non parla a ognuno di noi. Il Vangelo è stato scritto per ognuno di noi. E quando io prendo la Bibbia, prendo il Vangelo e leggo, devo chiedermi cosa dice il Signore a me. Del resto, questo è quello che Gesù dice che fanno i suoi veri parenti, i suoi veri fratelli: ascoltare la parola di Dio col cuore. E poi, dice, la mettono in pratica. Certo, è più facile vivere tranquillamente senza preoccuparsi delle esigenze della parola di Dio. Queste esigenze le abbiamo ascoltate nella solennità di Tutti i Santi con il brano delle beatitudini, dove ci sono tutte le cose che noi dobbiamo fare, per mettere in pratica la parola di Dio oppure ci sono le opere di misericordia, anch’esse indicate nel Vangelo di Matteo, al capitolo 25. Insomma, questi sono esempi di quello che vuole Gesù quando ci chiede di “mettere in pratica” la parola. Sapete: al tempo di Gesù tanta gente lo seguiva o per la novità, o perché aveva bisogno di sentire una buona parola, ma in realtà non erano tanti quelli che poi effettivamente mettevano in pratica la parola di Dio. Eppure il Signore faceva la sua opera, perché lui è misericordioso e perdona tutti, richiama tutti, aspetta tutti, perché è paziente. Anche oggi purtroppo tanta gente va in chiesa per sentire la parola di Dio, ma forse non capisce il predicatore quando predica un po’ difficile, o non vuol capire. Perché anche questo è vero: il nostro cuore tante volte non vuol capire. Però Gesù continua ad accogliere tutti, anche quelli che vanno a sentire la parola di Dio e poi lo tradiscono, come Giuda che lo chiama «amico». Il Signore sempre semina la sua parola e in cambio chiede soltanto un cuore aperto per ascoltarla e buona volontà per metterla in pratica. Per questo allora la preghiera all’inizio di questo nuovo anno sia quella del salmo: “Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi”, cioè sul sentiero della tua parola, e perché io impari con la tua guida a metterla in pratica. Ho cercato di vivere questa consegna di Gesù, cioè mettere in pratica la Parola, come l’espressione della mia fede in Lui e ho speso molti anni della mia vita di consacrato vivendo il ministero dell’accoglienza e dell’ascolto attraverso un impegno quotidiano. Il contatto con le persone è stato un’opportunità unica che ha dato sapore e colore alla mia vita di prete. Per questo ho desiderato tanto poter celebrare il Giubileo anche attraverso il passaggio delle Porte Sante e la salita della Scala Santa come opportunità di riaffermare il mio vivo anelito a spendermi per il ministero della Parola. Sono profondamente grato al Signore per la ricca opportunità che ci ha offerto come comunità di Comenduno nel pellegrinaggio a Roma di ce- In copertina: I Pellegrini di Comenduno,mentre salgono la Scala Santa

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lebrare il Giubileo della Misericordia attraverso il passaggio di quelle Porte per cui la Parola è entrata in questa storia. È stata un’esperienza molto forte per me, ma anche per gli altri pellegrini che hanno partecipato con profondo coinvolgimento e preghiera. Un’opportunità unica che il Signore ha preparato per la nostra comunità e che è diventata simbolica con il passaggio attraverso una Porta Santa che abbiamo aperto nella nostra comunità con la decisione di porre particolare attenzione ai più disagiati rendendoci disponibili al servizio dell’accoglienza di due famiglie di profughi. Il passaggio di questa Porta Santa ha segnato allora la conclusione, o forse è il punto di partenza, per un cammino comunitario serio e impegnato che abbiamo scelto per mettere in pratica la Parola, come espressione dell’amore infinito di Dio per ogni creatura umana. Sono certo, che condividerete con me, quanto significativo e profetico sia per noi di Comenduno , in questo Anno Giubilare, questo gesto. Davvero un luogo sorprendente, ma così profondamente significativo ed eloquente: la Misericordia di Dio che si riversa nel cuore di ciascuno, ci spinge a “farci porta” per gli altri. La Porta del mettere in pratica la Parola, oltre ad essere un segno di sensibile attenzione verso i più disagiati, è l’esperienza della salvezza che passa attraverso l’impegno a favore delle persone che vivono in situazione di disagio, povertà, abbandono. Siamo chiamati tutti, nessuno escluso, ad essere porta aperta scegliendo di andare oltre la soglia dell’indifferenza compromettendoci e costruendo relazioni con i poveri fatte di attenzione, di ascolto, di accoglienza e di servizio, chiamati a convertire il cuore all’attenzione amorosa ai poveri in cui Gesù si è identificato! Carissimi: il Vangelo, annunciato e creduto, spinge a lavare i piedi e le piaghe dei sofferenti e a preparare per loro la mensa. Semplicità dei gesti, dove l’accoglienza della Parola si accompagna all’accoglienza del fratello, quasi si trattasse di un unico gesto: accogliere Dio e accogliere l’altro; accogliere l’altro con la grazia di Dio; accogliere Dio e manifestarlo nel servizio al fratello. Parola e servizio si richiamano a vicenda e si alimentano a vicenda. Possiamo vedere in questo gesto la concretizzazione di una profonda verità: la radice di tutto il nostro servizio sta proprio nell’accoglienza, semplice e obbediente, di Dio e del prossimo. Questa è la radice. Se si toglie questa radice la comunità  muore. E questa accoglienza si compie in noi personalmente, perché poi andiamo ovunque, e lì serviamo nel nome di Cristo che abbiamo incontrato e che incontriamo in ogni ANGOLO DELLA GENEROSITA’ BUSTE EURO 850,00 1 EURO AL GIORNO EURO 200,00 LUCE ACCESA EURO 200,00 N.N. EURO 300,00 N.N. alla memoria EURO 2.150,00 N. N. EURO 2.000,00 MANI IN PASTA EURO 1.600,00 PER BONIFICI IN BANCA IT 56 T088 6952 4800 0000 0010 002 questo è il nuovo IBAN della parrocchia fratello e sorella a cui cifacciamo vicini; e proprio per questo si evita di ridurre la parrocchia ad una semplice organizzazione umanitaria o a una pure erogatrice di servizi. Chi vive la missione-consegna della Parola  non è un semplice operatore, ma appunto un testimone di Cristo, una persona che cerca Cristo e si lascia cercare da Cristo, una persona che ama con lo spirito di Cristo, lo spirito della gratuità, lo spirito del dono. Tutte le nostre strategie e pianificazioni restano vuote se non portiamo in noi questo amore. Non il nostro amore, ma il suo. O meglio ancora, il nostro purificato e rafforzato dal suo. Comunque resta vero (e per noi cristiani dev’essere motivo di un serio esame di coscienza!) che l’ospitalità, il senso dell’accoglienza, è uno dei segni per misurare la reale fedeltà al vangelo delle nostre comunità cristiane. Le manifestazioni xenofobe, i gesti di intolleranza nei confronti degli stranieri rivelano il volto anticristiano e antievangelico di comunità apparentemente cristiane e praticanti. La Parola, il Vangelo, che vogliamo mettere quest’anno al centro, indica uno stile di vita, il cui baricentro non siamo noi stessi, ma gli altri, con le loro difficoltà, che incontriamo sul nostro cammino e che ci interpellano. E quando gli altri non ci interpellano, qualcosa in quel cuore non funziona, qualcosa in quel cuore non è cristiano. Infine vi esorto come cristiani a non limitarci solamente a pronunciare “parole, parole, parole” (come diceva la canzone di Mina), ma a “fare opere buone”, a mettere in pratica la Parola e non soltanto ad esserne uditori, illudendo noi stessi. È il mio augurio come cristiano con voi e parroco per voi Don Diego IL PARROCO SARà PRESENTE IN CASA PARROCCHIALE IL GIOVEDì DALLE ORE 14,00 ALLE 17,00. Comunità Comenduno 3

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dal cpae Gentile Comunità, come ormai ben sapete, abbiamo intrapreso questo nuovo percorso presentandoci a Voi durante l’Assemblea comunitaria tenutasi lo scorso mese di aprile. Dopo un breve periodo di orientamento, il nostro lavoro è ora entrato nel vivo e vogliamo approfittare di questo spazio per rendervi partecipi di quanto svolto fino ad ora e quanto abbiamo in programma nel breve termine. In particolare, segnaliamo la sistemazione della facciata del bar adiacente la Chiesa, per il quale abbiamo già ricevuto da molti apprezzamenti per il bell’impatto visivo che il lavoro ha portato. Inoltre, per quanto concerne la struttura oratoriale, sono stati effettuati lavori di rifacimento e rafforzamento della parete degli spogliatoi e sono state installate nuove reti nei campi da calcio e da pallavolo. Sono stati inoltre realizzati interventi di manutenzione ordinaria a tutte le strutture parrocchiali. Nei prossimi mesi di novembre e dicembre sono in programma due ulteriori lavori, quali la sistemazione della facciata del teatro, sito nell’area oratoriale, e della ricorritura del tetto della Chiesa parrocchiale. Ulteriori ed importanti lavori sono in fase di analisi da parte del nostro Consiglio e sarà nostra cura tenervene aggiornati in prossime pubblicazioni. Cogliamo inoltre l’occasione per presentarvi la situazione rendicontale della Festa di Sant’Alessandro, tenutasi nel nostro Oratorio tra fine agosto ed inizio settembre, raffrontando i dati correnti con quelli del 2015, per una maggiore chiarezza. 4

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dal cpae Un risultato molto significativo a nostro avviso, segno della partecipazione di tutta la Comunità a questa iniziativa, simbolo di una Parrocchia sempre più unita. Un ringraziamento quindi di cuore a tutte le persone che hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato, sia dedicando il proprio tempo per rendere possibile questa festa, sia a coloro che sono passati per un saluto, una mangiata in compagnia o anche solo a bere un bicchiere di vino. Siamo tutti tessere di un puzzle, tutti necessari e fondamentali per la buona riuscita del lavoro compiuto. Ed è proprio perché siamo tutti necessari e fondamentali per la nostra Parrocchia, che siamo nuovamente qui a chiedervi una mano, un aiuto di qualsiasi tipo per sostenere il nostro operato e viaggiare su un sentiero sempre più lastricato di belle opere e sentimento comune. La nostra Chiesa ha bisogno del nostro e del vostro tempo, ma anche delle nostre e vostre capacità lavorative e collaborative, anche quelle più manuali per la messa in opera di alcuni piccoli lavori manutentivi. Chi vorrà dare il proprio contributo è invitato a comunicarlo a noi, membri del Consiglio per gli Affari Economici, o direttamente al nostro parroco Don Diego. Ringraziamo anticipatamente tutti quanti vorranno essere al nostro fianco. I membri del CPAE LA PARROCCHIA VERSO IL CENTENARIO L’anno prossimo festeggeremo i 100 anni della costituzione della nostra parrocchia. Sarà una grande occasione per vivere e cantare: “Chiesa di mattoni, no... Chiesa di persone, si! Collegati al sito http://www.oratorio-comenduno.it/ e iscriviti alla newsletter. Sarai sempre aggiornato sulle notizie della Comunità! Comunità Comenduno 5

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caritas parrocchiale Carità ed Accoglienza Al di là dei pregiudizi e delle paure Le principali analisi demografiche, economiche e sociali condotte a livello internazionale concordano nell’affermare che c’è un attore non protagonista negli attuali processi di globalizzazione: il fenomeno delle migrazioni. Il migrante decide di spostarsi nel tentativo di stabilirsi laddove ritiene vi siano migliori possibilità di vita. Non è possibile restare indifferenti dinanzi alle tragiche immagini di migliaia di rifugiati che bussano alle nostre porte, la coscienza di ogni cristiano è interpellata direttamente. “Il Vangelo - ha detto Papa Francesco - ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati, soprattutto durante il Giubileo della Misericordia.”. Il 6 settembre dell’anno scorso il Santo Padre rivolse un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa per ospitare una famiglia di profughi, incominciando dalla diocesi di Roma. Straordinaria e impegnativa è stata la risposta di molte comunità che, fin dal primo momento, con il coordinamento delle Caritas diocesane, si sono mobilitate. Il fenomeno delle migrazioni però è vasto e complesso: semplificare spiegazioni e possibili soluzioni rischia di banalizzare la complessità, rafforzare i germi dell’ignoranza, trasformare una tragedia epocale in un sondaggio di opinioni, in cui una soluzione non vale l’altra; rischia di far crescere il razzismo, già così purtroppo presente nelle parole e nei fatti di tante persone. In effetti siamo tutti convinti di appartenere ad un paese solidale ed accogliente, ma non è così: da un sondaggio IPSOS (Visione globale sull’immigrazione e la crisi dei rifugiati) realizzato in 22 paesi e pubblicato sull’Espresso (numero 38 - settembre 2016), emerge che sono gli Italiani i più pessimisti e impauriti, superati solo dai Turchi; con la differenza che la Turchia ha accolto 2 milioni di stranieri su una popolazione di 74 milioni di abitanti, mentre l’Italia arriva ad accogliere, dal 2013 ad oggi ,circa 470 mila profughi su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti… Fortunatamente molte parrocchie, speriamo anche la nostra, sono diventate il luogo privilegiato per rilevare le situazioni di povertà, mettendo in atto risposte che possano contrastarla. Per questo la Caritas si rivolge a tutta la comunità, perché assuma consapevolezza delle proprie responsabilità nei confronti di chi chiede di essere accolto. Aprire le porte e ospitare coloro che domandano aiuto è rinnovare il gesto del Samaritano che si ferma facendosi prossimo all’altro che lo interpella. Gruppo Caritas #LAVOROSOLIDALE Il Gruppo Caritas della Parrocchia di Comenduno ricorda a tutti voi quanto già pubblicato sui precedenti bollettini, dove c’era l’invito alle famiglie e alle aziende del territorio ad aderire al progetto #LAVOROSOLIDALE: se come privati avete interesse a farvi aiutare per le faccende o per lavoretti domestici, o come aziende a far fare lavori più o meno occasionali, noi come Caritas siamo in grado di inquadrare queste vostre necessità nel metodo di pagamento dei “vouchers” o “buoni lavoro”, senza alcun tipo di assunzione. Siamo disposti a fare da ponte tra chi ha bisogno di lavorare e chi di questo lavoro ha necessità: le persone che presteranno questo lavoro sono da noi conosciute perché già aiutate con il primo sostegno (pacco alimentare) o perché persone che sono del paese. Per informazioni e approfondimenti contattare: Sig.ra Consilia tel. 035753215    in orario serale Sig.ra Lina tel  035773515  3400890419   noris.gianni@gmail.com Sig.ra Siria tel  3474689210    siria.baroni@gmail.com 6

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gruppo missionario IMMAGINI DALLA GIORNATA MISSIONARIA PARROCCHIALE Il 30 ottobre il gruppo Missionario ha celebrato con la comunità la Giornata Missionaria parrocchiale, un’occasione per aprire le porte della parrocchia ai problemi ed alle situazioni che ci sono nel mondo e che ci interpellano. In particolare nella Messa delle 10 il gruppo ha cercato di presentare quello che può essere considerato lo spirito missionario. Tutto ci ha portato a riflettere su come siamo missionari nel nostro piccolo... Sì, perchè come ci ha raccontato Matteo, che con la sua famiglia ha fatto un’esperienza in Bolivia, la missione può essere anche sul pianerottolo di casa. Spirito missionario è anche non cedere al pessimismo: la gioia, i canti ed i balli dei nostri ragazzi, sono riusciti a coinvolgere, aiutati dai canti congolesi di Marie Leonne e suor Antoinette, tutta l’assemblea. Alla celebrazione hanno partecipato anche le due coppie richiedenti asilo che ospitiamo da venerdì nell’appartamento in oratorio... tanto per dire che se la missione è (forse) per pochi, la missionarietà è una caratteristica del Cristiano che riconosce in ogni uomo o donna un suo fratello od una sua sorella. Alla fine, ciliegina sulla torta, all’esterno abbiamo continuato con la benedizione dell’Ape che servirà a supportare le attività del gruppo missionario (e far arrivare qualche euro ai nostri missionari). Ne hanno aprofittato i ragazzi che sono stati scorrazzati da Walter per un momento divertente sia per chi era sull’Ape sia per chi li vedeva (Il dubbio che si sia divertito di più Walter c’è!). La giornata poi è continuata con il pranzo e i giochi... Questa la cronaca... Quella che resta è una sensazione di serenità che ci ha accompagnato in tutti questi momenti. Voglio ringraziare di cuore il gruppo missionario che, anche se sempre a ranghi ridotti, tiene aperta la porta della comunità verso mondi e situazioni lontane che ci raccontano di quelle vicine e di tutti i giorni. E’ una boccata di ossigeno che non deve mai mancare... EsseEmme A.A.A. APERITIRO E’ partito il servizio “APERITIRO” a disposizione di coloro che hanno bisogno di un trasporto (Piazzola ecologica, smaltimento materiali vari, piccoli traslochi e sgomberi, trasporto maeriali ferrosi alla piazzola missionaria,…). Tutto quello che verrà raccolto sarà devoluto ai progetti missionari parrocchiali. Chiamare dalle ore 18 alle ore 20 tel. 3457047583 Comunità Comenduno 7

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pellegrinaggio parrocchiale “TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO' LA MIA CHIESA” PELLEGRINAGGIO GIUBILARE PARROCCHIALE A ROMA Basiliche Papali. lare a Roma, di buon mattino con Il mattino dopo la guida abbiamo visto i Musei siamo andati a Vaticani che rappresentano una visitare la Basili- delle raccolte d'arte più grandi del ca di San Paolo mondo, dal momento che espon- Fuori le Mura, gono l'enorme collezione di opere una delle quat- d'arte accumulate nei secoli dai tro Basiliche Papi. Abbiamo visitato la Cappella Papali di Roma, Sistina, dove eleggono il nuovo la seconda dopo Sommo Pontefice. Infine abbiamo quella di San fatto il percorso del pellegrino par- Il gruppo di pellegrini capitanati da Don Diego Pietro in Vaticano. Nel “In questo Anno Santo Giubilare pomeriggio della Misericordia”, un gruppo di con la guida turistica, abbiamo quindici persone, accompagnate visitato la Roma Barocca, par- da Don Diego, ha trascorso quattro tendo da Fontana di Trevi, Piaz- giorni a Roma; dal 12 al 15 Settem- za di Spagna, Piazza Colonna, bre. Partiti da Bergamo e diretti Pantheon e Piazza Navona. con il treno a Roma di buon matti- Il giorno successivo, ci siamo no presto. alzati presto per raggiungere Siamo arrivati a Roma per il pran- Piazza San Pietro per l'Udien- zo, ci siamo sistemati nella Villa za Generale del Mercoledì, del Aurelia e nel primo pomeriggio Santo Padre, Papa Francesco. abbiamo visitato la Basilica di Santa Dopo l'Udienza siamo entrati Maria Maggiore, magnifico tempio nella Basilica di San Pietro e ci dedicato a Maria, e la Basilica di siamo fermati a pregare sulle San Giovanni in Laterano, Catte- tombe di San Giovanni XXIII e drale di Roma e Sede Ecclesiasti- di San Giovanni Paolo II. Nel ca Ufficiale del Papa, contenente pomeriggio con la guida turi- la Cattedra Papale o Santa Sede; stica, abbiamo visitato i Fori chiamata anche Arcibasilica Late- Imperiali, costituiti da una serie ranense: è la prima delle quattro di Piazze Monu- Enrico e Mattia ad un passo dalla Porta Santa mentali edi- ficate nel corso tendo da Castel Sant'Angelo fino di un Secolo e alla Porta Santa della Basilica per mezzo (tra il 46 a. terminare alla tomba di San Pietro. C e il 13 d. C), nel Ci siamo fermati in cinque punti cuore della Città diversi, portando la Croce della di Roma, da parte Misericordia, dove abbiamo letto il degli Imperatori. Vangelo di Matteo, dove Gesù dice Abbiamo anche a Pietro: “TU SEI PIETRO E SU visitato dall'e- QUESTA PIETRA EDIFICHERO' sterno il Campi- LA MIA CHIESA”. Abbiamo pre- doglio e Piazza gato sulla sua tomba. Nel pomerig- Venezia. gio siamo ripartiti. Siamo giunti Grazie a chi ha partecipato a que- all'ultimo giorno sto Pellegrinaggio del Giubileo di questo Pelle- della Misericordia!!! Papa Francesco visto da vicino... grinaggio Giubi- Mattia 8

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speciale accoglienza COSA SIGNIFICA ACCOGLIERE? Mi incuriosisce molto il signifi- cato e l’etimologia delle parole, per questo ho provato a cer- care il significato della parola “Accoglienza”. La parola accoglienza deriva da accogliere: cogliere con il prefisso “a”. “Cogliere” significa raduna- re, mettere insieme, restrin- gere in minor spazio cose o persone (da colligere). È significativo che il verbo “leggere” abbia la stessa ori- gine etimologica: in effetti successivamente, si è fatto Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso...(Marco 10,13-16). strada, per “cogliere”, anche il significato simbolico di capire, afferrare il senso. Resta quindi da analizzare la funzione di quella piccola particella “a” posta davanti al verbo “cogliere”, che rafforza il significato di radunare e portare a sé, in una relazione non tanto fisica, quanto affettiva e di relazione. Con la “a” davanti “cogliere” diventa portare verso di sé, in altre parole prendere con sé, ricevere qualcuno con dimostrazione di affetto. Ciò comporta l’accettazione, l’approvazione, l’ascolto dell’altro per una vera conoscenza. Chi accoglie si apre quindi verso l’altro, si offre diventando un tutt’uno con lui, accettandolo così com’è, senza giudicarlo. Molto diverso dal significato di ospitalità, che prevede la concessione di vitto e alloggio, allo straniero o al pellegrino. Si può essere infatti molto ospitali, ma non veramente accoglienti, e molto accoglienti pur non disponendo di un alloggio ospitale. Chi si sente accolto collabora più facilmente, nel senso che darà il meglio di sé per cercare di superare le difficoltà nelle quali si è venuto a trovare. Chi si sente solo ospitato, in qualche modo tollerato, cercherà di sfruttare la situazione a suo vantaggio. Tutti noi un giorno potremmo trovarci nel bisogno di essere accolti, quindi cosa possiamo fare per essere veramente accoglienti? Aprirsi agli altri, ascoltare, non con le orecchie, ma con il cuore, instaurare relazioni sincere, che comportano un arricchimento personale, abbattere i muri che ci costruiamo attorno, sconfiggere la paura che ci frena, che ci impedisce di vivere da persone vere. Se una minuscola lettera può cambiare così radicalmente il significato delle parole, pensiamo a quanto il nostro modo di porci verso gli altri, può cambiare il corso delle nostre vite! A.C. Comunità Comenduno 9

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speciale accoglienza BUSSANO ALLA PORTA... NON VAI AD APRIRE? Al via in oratorio il progetto di Accoglienza diffusa di richiedenti asilo La comunità Parrocchiale di Comenduno ha iniziato una di prima risposta all’arrivo dei richiedenti asilo. bella avventura: i quattro richiedenti asilo che abbiamo L’appello all’accoglienza diffusa è nato ancora prima da deciso di accogliere, sono arrivati nella mattinata del una intuizione di Papa Francesco che pensava alle fami- 29 ottobre e sono stati accolti da tutta la comunità. Il glie di profughi. In realtà la situazione attuale è diversa. caso ha voluto che dome- Dal marzo 2014 la migra- nica 30 sia stata celebrata zione ha essenzialmente la Giornata Missionaria presentato due volti: quello ed alla Messa delle 10 i dei SIRIANI (famiglie, spes- nostri quattro nuovi vici- so agiate che si sono spo- ni di casa sono stati accol- state tutte verso i paesi del ti con un segno della Pace nord Europa) e-quello degli “diffuso” ed un applau- AFRICANI, soprattutto so. giovani maschi dai 18 ai 23 Ma l’accoglienza che si anni, provenienti da Niger, sta realizzando in questi Eritrea, Somalia ecc, che, giorni all’interno dell’ap- fondamentalmente, scappa- partamento di fronte a no dalla miseria, anche se, quello della Luce Accesa per alcuni, data la magmati- ha radici lontane. ca situazione politico/socia- Al termine dello scorso le dei paesi d’origine, ci sono anno Pastorale in sede di verifica del percorso di Blessings, Eghosa, Elizabeth e Smart con Don Diego anche implicazioni di tipo politico e religioso. riflessione parrocchiale Da noi in Italia, a Bergamo che ha avuto come tema “LA CARITÀ” Don Diego ha sono rimasti solo loro. In diocesi ne sono stati ospitati invitato il Consiglio Parrocchiale a riflettere su un’azio- 1600. ne concreta in cui impegnare la nostra comunità. Sono poco scolarizzati, poco professionalizzati, diversi Da parte sua ci ha proposto la lettura della LETTERA dagli immigrati “tradizionali”. Normalmente non sono CIRCOLARE a conclusione delle due sessioni su “Acco- sposati, e così non hanno una famiglia con la quale glienza diffusa profughi e richiedenti asilo” emanata dal ricongiungersi facendo arrivare moglie e figli in Italia. Consiglio Pastorale diocesano. Sono esperti delle “rete” informatica, e conoscono l’Ita- Si decide così di incontrare Don Claudio Visconti, lia attraverso i programmi televisivi (sfarzo, possibilità responsabile della Caritas diocesana, per capire concre- di vincere cifre favolose…). Cercano una vita migliore, tamente cosa significherebbe aderire all’invito all’acco- scappano da una situazione di povertà e di conflitto glienza profughi. In un Consiglio Parrocchiale aperto ai perenne. Hanno aspettative basilari (mangiare tutti i gruppi che in parrocchia si muovono più esplicitamente giorni!). Sono persone che hanno bisogno di accom- nella vocazione di attenzione ai più poveri: Caritas Par- pagnamento, di un’accoglienza che abbia il sapore rocchiale e Gruppo Missionario. dell’”affido”. Dal punto di vista religioso sono per la In questa sede, dopo aver ascoltato le nostre aspettati- maggior parte musulmani non intransigenti (africani!). ve ed esigenze rispetto alle informazioni da dare, Don I Cristiani sono pochi e quando hanno frequentato le Claudio inizia a raccontarci in modo semplice e diretto nostre chiese si sono trovati a disagio: la celebrazione cosa significa questa possibile azione. Lette oggi le sue religiosa per loro deve avere impostazione da festa di parole sono indicazioni “operative” che desideriamo comunità! Nei Centri di accoglienza la Caritas promuo- condividere con tutta la comunità. ve preghiere interreligiose usando 4 lingue (italiano, Don Claudio colloca la nostra iniziativa alla luce del arabo, francese, inglese). pronunciamento del Vescovo che, proprio nel giorno All’inizio vengono ospitati in grandi strutture, i Centri del nostro incontro (8 giugno), ha chiesto alle comunità di accoglienza, dove inizia questo lavoro di accompa- cristiane della diocesi l’”accoglienza diffusa”, l’acco- gnamento. Qui si inizia a istruirli alla convivenza in glienza cioè praticata nel tessuto sociale della conviven- Italia, allo studio della nostra lingua, al coinvolgimento za quotidiana e non solo nei Centri Accoglienza, luoghi in lavori di volontariato, la conoscenza delle norme (rac- 10

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speciale accoglienza colta differenziata, leggi). Si cerca di dar loro strumenti e competenze attraverso anche un’istruzione professionale. Ci si occupa anche della loro salute: le persone che arrivano sono normalmente molto forti (anche solo il viaggio che hanno fatto per arrivare da noi ha fatto sì che resistessero solo persone molto forti). Da questi Centri vengono poi mandati nelle Parrocchie che si rendono disponibili. Da parte della Caritas (ed in particolare la Cooperativa Sociale Ruah) cerca di creare degli abbinamenti (Richiedenti asilo-parrocchia) che funzionino. Ma cosa fanno tutto il giorno? Al di là dei pregiudizi che si sentono in giro, è reale che il tempo di attesa della loro richiesta di asilo debba passare in modo positivo per loro e per chi li ospita. È importante perciò, secondo Don Claudio, che abbiano un impegno, anche di volontariato, come segno di ringraziamento per quel che ricevono. È utile che abbiano persone che facciano insieme a loro perché attraverso l’esempio imparano meglio la lingua e le cose da fare: è importante che abbiano gruppi di persone disponibili a fare un percorso con loro. Con i soldi della Caritas, se ce n’è bisogno, si mette a norma l’appartamento individuato, si garantiscono tutte le spese e un operatore di riferimento che li seguirà all’inizio in modo più massiccio per poi lasciarli sempre più ai volontari e a se stessi! Il Parroco e uno dei volontari avrà il numero di cellulare dell’Educatore da chiamare per ogni evenienza. Arriveranno con dei percorsi avviati (scuola, volontariato) si valuterà se è meglio che li proseguano o che li abbandonino per qualcosa di nuovo ad aderire a questa proposta erano offerto dal nuovo contesto. frutto solo di legittime paure e pre- Per il resto la parrocchia che ospita è giudizi. Si è perciò deciso di andare libera di proporre. avanti. Un gruppo di volontari si è Sono tutti Richiedenti asilo. Una costituito con il Don come interfac- volta avuto l’Asilo Politico possono cia della Caritas per la realizzazione avere la residenza ed essere assunti, del progetto. però in Italia ci vogliono 2 o 3 anni Sono succeduti altri incontri e con- prima che abbiano la risposta alla tatti con i referenti della Ruah e loro domanda. Se dopo questo perio- della Caritas. Si è voluto fare le do, la richiesta viene respinta perché cose con calma tenendo comunque non ne hanno i requisiti (chi fugge conto dell’esigenza di collocamento dalla miseria più che da situazione da parte della Caritas. di persecuzione politica non può Sappiamo che ci è chiesto di garan- g o d e - tire almeno un anno di permanenza re di per poi fare una verifica: si spera questo che l’accoglienza possa durare 2 o r i c o - 3 anni. nosci- Insomma: abbiamo dovuto attrez- m e n - zarci. t o ! ) Il 18 settembre all’Assemblea parroc- d e v o - chiale Don Diego dà alla Comunità n o la notizia ufficiale e, dopo ulterio- r i e n - ri incontri con la Coordinatrce del t r a r e progetto e l’educatrice si parte con la presenza per domenica 25 set- tembre al pranzo dell’inizio dell’an- no catechistico. E così, grazie all’instancabile Lina ed all’im- pegno del Don, l’appartamento è finalmente pronto, a norma, arredato, in attesa di acco- Quando si entra in un appartamento... la prima cosa è pulire! gliere Smart, Eli- zabeth, Blessings e Eghosa… Ven- nei Centri di accoglienza perché gono dalla Nigeria, sono giovani, altrimenti vengono considerati curiosi, interessati a come viviamo “clandestini”. noi… A parte la barriera della lin- Loro lo sanno già e anche noi nell’ac- gua (ma siamo noi quelli che ne coglierli dobbiamo essere consape- conoscono solo una: loro l’inglese voli che potrebbero fare un percorso loro lo parlano davvero bene!) espri- di 2 o più anni con noi e poi essere mono la gioia di incontrarci e la rico- respinti! noscenza per aver dato loro, magari (Don Claudio ci ha segnalato una non un futuro certo, ma sicuramente manifestazione che si è svolta sabato un degno presente. 18 Giugno a Bergamo attraverso la Visto dove abitano saremo tutti quale si promuoveva l’istituzione di coinvolti: i gruppi, la Luce Accesa, il un Permesso Umanitario per questi Bar, i volontari delle pulizie e dell’o- ragazzi che dopo così tanti anni ratorio,… i bambini ed i ragazzi! si vedono negare la possibilità di Tutti potranno mettere a disposizio- rimanere). ne dei nostri amici un po' di tempo Questa serata ci ha ancora più inter- ed un sorriso… pellato. Ci si è convinti che i “freni” Stefano Maistrello Comunità Comenduno 11

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speciale accoglienza Bergamo: calano gli immigrati ma crescono gli emigrati orobici verso il mondo* (...) Gabriella Tancredi, segretario provinciale della Cisl di Bergamo e responsabile delle politiche di ac- coglienza, legge i dati del Dossier Immigrazione, pre- sentato oggi in Cisl a Milano a cura del Centro Studi e Ricerche Idos, e li confronta con quanto succede nella penisola. “Nel corso di questi ultimi mesi, e senza dubbio in quest’ultimo anno, da parti diverse si va sempre più diffondendo l’idea che il nostro paese sia sottoposto ad una vera e propria ‘invasione’ da parte di popo- li provenienti da quei luoghi del mon- do che con estrema faci- lità noi definiamo ‘terzo e  quarto’ mondo.  Senza alcun dubbio una parte della popolazione in arrivo da qualche tempo in Europa e nel nostro paese in partico- lare (l’Italia per la sua colloca- zione geografica è veramente la ‘porta’ dell’Europa)  sta scappando da una condizione di vita indiscutibilmente diffi- cile, ad un livello per noi neanche immaginabile, ed a causa di eventi che hanno le loro origini in eventi e scenari geo-politici a volte incomprensibili e sconosciuti. Ma – continua Tancredi -, analizzando il fenomeno immi- gratorio di  quest’ultimo periodo, è chiaro che di in- vasioni non possiamo parlare: inoltre, gli stessi dati del Dossier testimoniano che l’avvento di queste po- polazioni non sono per noi un ‘pericolo’ ma piuttosto un’opportunità”. In Cisl a Milano è stato presentata l’ultima edizione del Dossier Statistico Immigrazione, che  rileva come l’incidenza degli stranieri nella nostra regione sia pari all’11% della popolazione complessiva, un dato stabi- le rispetto allo scorso anno, mentre a livello provincia- le la percentuale scende sotto i valori medi regionali, e il gruppo più ampiamente rappresentato è quello pro- veniente dalla Romania. In un anno nel quale si comincia a vedere una ripre- sa dell’economia e del mercato del lavoro, anche se in maniera ridotta rispetto a quella auspicata, gli occu- pati nati all’estero sono impiegati nel settore dei servi- zi ed in piccole e medie imprese con una percentuale stabile negli ultimi quattro anni ed in linea con i valori nazionali, mentre la percentuale si abbassa per la pro- vincia bergamasca sotto la media regionale. Gran parte del denaro prodotto in Lombardia rimane qui in Italia e va a rimpinguare le casse dello stato ita- liano: le pensioni erogate dall’Inps in Lombardia a cit- tadini provenienti da paesi non comunitari sono pari all’0,3% del totale, mentre quelle assistenziali sono pari 2.7% del totale. Inoltre i cittadini stranieri sopra ai 65 anni sono solo il 2.8% del totale mentre il 34,9% del- la popolazione immigrata residente in Lombardia ha un età tra i 30 e i 44 anni. Dall’indagine, inoltre risulta che i richiedenti asilo o rifu- giati a luglio di quest’anno presenti nelle strutture lom- barde sono stati pari al 13% di tutte le persone accolte in strutture per richiedenti asi- lo in Italia con un’incidenza percentuale pari allo 0,2% della popolazione residen- te. A Bergamo risiedono in totale 125.446 cittadini stranieri; nel corso del 2015 si sono registrate 2.231 nuove nascite da genitori stra- nieri; nello stesso periodo, gli occupati nati all’estero (con almeno una giornata lavorativa nel corso dell’an- no) sono stati 61.740; le imprese a gestione immigrata 9.287. In tutta questa situazione, mentre l’immigrazione è scesa dello 0,2%, l’emigrazione bergamasca verso l’e- stero è salita di circa il 6%, con 47.332 orobici iscritti all’Aire. “Nonostante tutto – conclude la segretaria Cisl di Bergamo -, si è accentuata tra gli italiani la “sindrome dell’invasione”. Invece, secondo le proiezioni demografiche dell’Istat, per garantire  l’equilibrio demografico della popola- zione in diminuzione, si deve considerare che i nuovi ingressi di cittadini stranieri (solo in parte destinatari a tradursi in soggiorni stabili) non si collocano al di so- pra di queste previsioni. È chiaro che serve valorizza- re al meglio le nuove presenze a livello formativo, oc- cupazionale e sociale, anche attraverso un’accoglienza sul territorio più diffusa dei  nuovi arrivati, con un coinvolgimento delle famiglie, devolvendo loro parte dei fondi destinati per  l’accoglienza e favorendo un più fruttuoso e molteplice processo di integrazione”. A cura di Fausto Noris 12 * Redazione di Bergamo news 27 ottobre 2016

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speciale accoglienza Ogni giorno centinaia di persone arrivano in Italia in cerca di un futuro, presuppone una cosa che non in cerca di una vita migliore per loro e per i loro figli. Molte volte mi abbiamo considerato, cioè che sono chiesto cosa avrei fatto io al loro posto se avessi visto dal vivo siamo noi a dover cambiare, non gli Comenduno invasa da pazzi scatenati, la mia casa e le case dei miei vicini altri. Forse allora, quando avremo abbattute dalle bombe, uomini uccisi, donne violentate, bambini mutilati. imparato ad accogliere veramente Di fronte a questo orrore, probabilmente sarei scappato anch’io, non per la Parola di Dio, quando avremo vigliaccheria, ma perché la cosa più importante in quel frangente sarebbe imparato ad Amare, quando le nostre stata sicuramente portare in salvo la mia famiglia, i miei figli, i miei cari. La mani non saranno solo mani che televisione ci ha assuefatti alla violenza, ci ha abituati a scene raccapriccianti, pregano, ma mani che abbracciano, tanto che le guerre non fanno quasi più notizia. Le tante guerre che ci che accolgono, che si stringono l’una sono nel mondo sono state forse dimenticate? E se mi avessero portato via tutto, compresi i miei affetti, sarei stato a guardare o avrei cercato di vendicarmi ACCOGLIERE facendo provare al mio nemico le stesse sofferenze, provocando le stesse crudeltà subite? E se fossimo noi le vittime di quelle atroci violenze, lì, in prima linea, CRISTO PER come ci sentiremmo se il mondo si fosse dimenticato di noi? Non vorremmo forse vendicarci con il mondo? ACCOGLIERENon voglio assolutamente giustificare la violenza, anzi, ma essere dimenticati, essere rifiutati, essere abbandonati al proprio destino è una delle sofferenze più grandi. Quante volte ci è capitato di essere rifiutati? Da bambini che sofferenza quando ci I FRATELLI dicevano: tu con noi non puoi giocare, oppure quando mamma o papà ci dicevano: adesso non ho tempo, più tardi.... e quel più tardi non arrivava mai. Il tempo passava, come con l’altra e si allungano per aiutare gli anni, e una volta cresciuti, tra gli amici, nel matrimonio, al lavoro o il fratello a rialzarsi, allora anche il nella Comunità, quante liti, quante discussioni, perché non ci sentivamo peccatore più incallito vedrà in noi capiti o ascoltati, o perché gli altri avevano opinioni diverse dalla nostra. la speranza, vedrà in noi una casa in Tutti i rifiuti subiti nella vita che effetto hanno avuto su cui rifugiarsi, vedrà in noi l’Amore di noi? In che uomo e in che donna ci hanno trasformati? di Dio. Facciamo in modo quindi, In uomini cattivi e vendicativi o in uomini coraggiosi, di non accogliere solo 4 persone, capaci di trasformare il rifiuto in Amore e Accoglienza? ma di accoglierne 40 volte 4.... (e Anche Gesù Cristo è stato rifiutato, e ha sofferto più di noi, ma ci ha dimostrato per fortuna che in cielo non esiste il che prendere sulle spalle la propria Croce, la propria sofferenza e Amare chi copyright!), e che Comenduno non ci ha rifiutato, accogliere l’altro, nonostante il suo rifiuto, con i suoi pregi, con sia fatta di muri e di filo spinato, i suoi difetti, con le sue origini e tradizioni, con la sua condizione di ma di ponti e scale per oltrepassarli. non credente, di musulmano, con la sua cattiveria, con i suoi “Va e anche tu fa lo stesso”. errori, con i suoi tradimenti, ci salverà la vita, e più coraggio avremo e più vite potremo salvare con il nostro esempio. Alessandro Cagnoni Certo, non è facile e non sono ancora riuscito a capire il motivo per cui non riusciamo ad accogliere; perché, pur essendo buone le nostre intenzioni, di fronte ad una cultura lontana dalla nostra, a persone che hanno ritmi e modi di vivere diversi, di fronte a ragazzi con problemi caratteriali, che non sono stati “educati” correttamente dai loro genitori, di fronte a persone che hanno commesso errori, a persone cattive che sparlano, che sparano a zero su tutti o di fronte a pregiudicati e drogati, sì è vero, proviamo compassione, preghiamo anche per loro, ma non riusciamo ad accoglierli veramente. Il motivo per cui, alla fine, esausti, li abbandoniamo a loro stessi non è forse dovuto al fatto che vorremmo cambiarli e che non riusciamo ad accettarli così come sono? Non è forse questa la causa di tanti matrimoni falliti? Probabilmente la vera accoglienza Comunità Comenduno 13

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speciale accoglienza PerchE ACCOGLIERE? Perché chi chiede accoglienza è il mio prossimo! A questo scopo, permettetemi di suggerire qualche spunto tratto dal Vangelo. Il primo riguarda un insegnamento di Gesù che non esito a definire basilare: la parabola del buon samaritano. L’importante lezione che possiamo trarne è che l’unico modo per ricostruire il vincolo sociale e vivere un’esistenza solidale e pacifica è riconoscere l’altro come prossimo, nonché diventare noi stessi “il prossimo”. L’etica, che ha elaborato concetti dal valore inestimabile come quello dei “diritti umani”, considera l’uomo sempre come fine e mai come mezzo. Ciò significa che non si può dare valore all’altro solo in virtù di ciò che può darci: questo infatti equivarrebbe a trattarlo come semplice mezzo per raggiungere un altro obiettivo. Al contrario, considerarlo come fine vuol dire riconoscere che ogni essere umano, proprio in quanto tale, è un nostro simile, il prossimo, e non un avversario, un nemico o un potenziale aggressore… Perché il buon samaritano si prende carico del ferito e si assicura che riceva le cure e le attenzioni che altri, benché più esperti della legge, e delle regole, gli avevano negato? Il buon samaritano si prende carico del prossimo perché è l’unico modo per considerare se stesso un “prossimo”, un essere umano, un figlio di Dio. Gesù inverte il ragionamento: non si tratta di riconoscere l’altro come proprio simile, ma della nostra capacità di farci noi stessi simili all’altro. Considerare ogni uomo un fratello, farci noi stessi prossimo, è la condizione che rende possibile la nostra stessa umanità. Dall’omelia “Comunicatore: chi è il tuo prossimo” al congresso dei comunicatori nell’ottobre 2002 dell’arcivescovo di Buenos Aires, oggi Papa Francesco. 14

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RIFLESSIONI LA CREAZIONE: IL SOGNO DI DIO Natura e naturalezza Quando Dio fece il suo sogno dipinse il mondo come il primo ed il più bravo dei pittori, lo riempì di piante, fiori, animali, montagne, ruscelli, mari, stelle, sole e luna…infine creò l’uomo e gli diede una compagna perché non fosse solo e insieme godessero della bellezza e dell’amore che Egli aveva posto nei loro cuori. Così sognò e credo continui a sognare, sperando e credendo nell’uomo nonostante tutto. Ora mi chiedo quali siano le ragioni per cui nei millenni fino ad oggi ciò non sia mai stato reso possibile da guerre, soprusi, distruzione, povertà e crudeltà. Quando ci viene il dubbio che il male o il demonio non esista dovremmo provare a riflettere su questo. La radice profonda è e rimane sempre la stessa: la Superbia. Il famoso serpente non indusse solo Adamo ed Eva a voler decidere da se stessi quale fosse il BENE, mangiando dell’albero a loro proibito... ma ogni giorno, da allora, si insinua nelle pieghe della nostra anima, impedendo l’incontro e la fiducia totale nell’obbedienza al Creatore. Tutto il creato pulsa di energia e amore, dovremmo solo ritrovare il flusso che attraverso il silenzio e la natura ci culli di nuovo. La natura grida il suo dolore per come l’uomo l’ha deturpata, ma anche la natura di ognuno di noi grida nel proprio intimo quando non la rispettiamo o addirittura le facciamo violenza. Natura chiama la naturalezza. Ecco: dovremmo cominciare ad avere più naturalezza, questa è una cosa abbastanza semplice per tutti da attuare. I grandi cambiamenti non avvengono mai se non a piccoli passi, pian piano, step by step (come dicono gli inglesi). La naturalezza elimina la paura di essere inadeguati, sprona alla spontaneità abbattendo il muro del giudizio. Gli altri, alla fine, si adeguano al nostro modo naturale di essere, quando è vero, perché traspare felicità e la felicità è sempre contagiosa!!! Si, all’ inizio possono ostacolarci pensando che siamo un po’ matti, anche perché magari non seguiamo più i loro modi di essere e, così facendo, diamo parecchio fastidio uscendo da righe prestabilite... ma se seguiamo con determinazione la nostra BUONA natura, tutto lo sforzo porterà oltre che al bene nostro anche al loro. Mai tradire noi stessi. Chi fa il male, segue anch’ egli la propria natura… giusto? Si, ma è qui che dobbiamo ricordarci dell’albero della conoscenza del BENE e del MALE. Conoscenza riservata a Dio. Ci ha regalato il mondo, un paradiso se lo vogliamo, ma ciò che Lui ha stabilito come strade che portano alla vita o alla distruzione, dobbiamo rispettarlo ed ubbidirlo. Se vogliamo saperne più di Lui, cadendo in superbia, il Suo e nostro sogno d’amore si allontanerà sempre più e, pur desiderandolo, rimarrà un miraggio. Essere buoni, non ha niente a che vedere con quel buonismo che tutto copre per il quieto vivere, non portando mai verità nella propria vita. Essere buoni è impegnarsi a capire cosa sia veramente l’amore e la verità. Dio è verità e amore, solo con Lui e per mezzo di Lui arriveremo alla nostra. Piera Testa AMBULATORIO ODONTOIATRICO DR. FRANCESCO GHILARDI medico chirurgo odontoiatra • Chirurgia orale • Implantologia • • Parodontologia • Conservativa • • Protesi fissa • Protesi mobile • COMENDUNO Via Patrioti, 40 Riceve per appuntamento al nº 348 - 9984722 CLUSONE Via Fogaccia, 3 Iscrizione Albo ordine Medici n. 5279 - Iscrizione Albo ordine Odontoiatri n. 645 Comunità Comenduno 15

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