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Circles 800 tondi d'arte - collezione Duilio Zanni - 15-23 ottobre 2016 - Stecca 3.0

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Circles TONDI D’ARTE Collezione Duilio Zanni

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DTO’ANRDTEI DCuoililloezZioannnei A cura dell’Associazione Culturale Noibrera Milano Stecca 3.0 14 /23 ottobre 2016

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I quadri tondi e l’amicizia È cominciata così, con un ossimoro, l’avventura bella dei quadri tondi della collezione di Duilio. Là dove via Solferino quasi s’incontra con la parallela via San Marco, in una Milano che ora è molto cambiata, c’era e c’è ancora il negozio di vini e mescita Gigi Cotti (lui però non c’è più). Tutto ha preso avvio lì, all’inizio del 1995, quando con il pittore Lino Marzulli e qualche altro pensoso consumatore di dolcetto piemontese (me compreso) una sera ci siamo trovati tra le mani un paio di questi telaietti circolari intonsi, estratti tra macchina fotogra ca e rullini dalla borsa che Duilio aveva sempre con sé. “Và che bei tondi che ho comprato” dice. “Il Lino ha detto che stasera me ne dipinge uno.” E il Lino “Eh già… un quadro tondo! Dà qua che te lo metto a posto io”. E l’indomani Duilio, tirando fuori dalla borsa un altro paio di telette nuove da distribuire, andava mostrando a tutti con orgoglio il tondo dipinto dal Lino, con le sue stelline guizzanti e i suoi colori vivi. È da quel giorno che ad ogni inaugurazione di artisti amici te lo vedevi comparire, sorridente, con macchina fotogra ca al collo e il tondo in mano. Se ancora non conosceva il pittore o lo scultore di turno, era lo stesso. Chiedeva al gallerista o a qualcuno di presentarglielo, in pochi minuti diventava suo amico e partiva di baratto: un quadretto tondo, da lui fornito all’istante, contro foto dell’inaugurazione. A metà degli anni novanta non c’erano telefonini o tablet “fotogra ci”, e quell’offerta inaspettata era preziosa: pochissimi l’hanno ri utata, forse nessuno. Da allora non ha più smesso, una passione forte che ha portato avanti no a quando ha potuto. Nel 2002, alla Permanente di Milano, si organizzò la prima mostra accompagnata da un bel catalogo, oggi esaurito, con testi di Rossana Bossaglia, Alessandro Riva e il mio. Poi a Como. Poi a Lugano, eccetera. Chi lo fermava più? E intanto i tondi crescevano: quattrocento, cinquecento, seicento… Oggi mi dicono che sono diventati ormai ottocento: roba da Guinness dei primati. O da museo. Soprattutto se si considera che, insieme a pittori allora giovanissimi ed esordienti, c’è in questa collezione, aggiungendosi al calore potente delle amicizie, delle simpatie e dell’amore che l’ha fatta nascere (e che la tiene ancora assieme, ora che lui non c’è più), una straordinaria s lata di nomi importanti, grandi e grandissimi della nostra arte contemporanea. C’è insomma un “campionario” prezioso e unico, irripetibile; un raf nato e specialissimo catalogo di tutta (o quasi) la pittura dei nostri anni, raccolta amorevolmente, attentamente, ostinatamente, quotidianamente, con passione e per amicizia. E scusate se è poco. Bravo Duilio! GIORGIO SEVESO

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Circles IL PRIVILEGIO DELLA BELLEZZA Note e riflessioni sul collezionismo Perché ci si sente attratti da cose non indispensabili? Perché si può stimare opportuno acquistare serialmente manufatti di valore reale o presunto, correlati all’arte, alla storia, a qualche religione o cose del tutto banali e di uso corrente o rare, strane, eccentriche e fuori dal comune? E’ dif cile razionalizzare le dinamiche che portano un oggetto a diventare signi cante, ci si addentra in ambiti complessi, nei quali enigmatiche allusioni estetiche si sovrappongono a necessità concrete ancorché inconsce. Ma in modo più o meno consapevole il motivo determinante che induce a collezionare è il desiderio di evadere dal quotidiano, di distrarsi, di potersi intimamente esprimere ed in ne di concedersi la soddisfazione di fruire della bellezza e dell’unicità della propria collezione. Collezionare è una s da allo scorrere del tempo, signi ca rivivere il passato per ridare vita e valore alla bellezza originata dalle passioni umane. La pratica di raccogliere e classi care oggetti, è nella natura dell’uomo. Il bambino quando comprende la relazione di genere che lega le cose che lo circondano, è portato a riunirle. Questa viene considerata un’attività formativa che attiva nel bambino processi conoscitivi importanti. In epoca preistorica, l’uomo ha scelto e conservato le cose di cui poteva disporre per imparare a conoscere la realtà. Le origini del collezionismo si trovano nelle sepolture e nei corredi funerari, nelle antichissime pratiche di inumazione che con l’esigenza di proteggere il corpo del defunto, sembrano confermare i primi segni dell’idea di un aldilà, le prime tracce di un misterioso pensiero religioso. In numerose sepolture paleolitiche sono state rinvenute raccolte di strumenti in pietra, armi rudimentali, piccole ossa lavorate e ornamenti, oggetti ai quali poteva essere attribuito un valore apotropaico o cose della vita quotidiana che potevano essere considerate preziose o utili al defunto nell’oltretomba. Dal XIX secolo comincia a svilupparsi il mercato dell’arte. Personaggi colti e facoltosi, sicuramente animati da elevati principi, iniziarono a intendere l’acquisto di opere d’arte anche come investimento nanziario e nella seconda metà del XX secolo questa nalizzazione diventerà una regola. Comincia a diffondersi l’idea che investire in opere d’arte possa essere un affare, nel 1960 Ennio Flaiano scrisse: L’arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi. Oggi chi dispone di eccedenze da investire talvolta si avventura in questa direzione, non per sincera passione per l’arte, ma solo per possedere un’opera autorevole, sperando di vederne incrementato il valore nel tempo. Intanto il quadro farà bella mostra di se nel salotto di casa. L’opera d’arte diventa un oggetto di arredamento e certi cazione sociale. Con nalità non dissimili nell’antica Roma i cittadini dei ceti ricchi si contendevano le statue greche, autentiche o copiate, per arredare le proprie lussuose dimore. Successivamente al Medioevo, periodo in cui era ritenuto preferibile collezionare reliquie o presunti sacri resti, col Rinascimento il collezionismo d’arte si sistematizza e si avvia a diventare quello che è modernamente. Riservata a poche famiglie nobili e agiate, questa attività si sviluppava secondo il rinnovato interesse per la cultura e l’arte classica, proprio di quell’epoca. Nel XVI secolo il collezionismo subì il fascino dalle scoperte geogra che, nuove terre e continenti erano appena stati svelati e con essi una quantità di “stranezze” 6

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provenienti da quelle terre magiche e leggendarie: varietà botaniche e animali sconosciuti, oggetti enigmatici e seducenti. Nelle raccolte d’arte si vengono ad aggiungere queste novità esotiche che poi verranno riunite in appositi ambienti: in Italia vennero chiamati Studioli e nel nord Europa Wunderkammer, (Camera delle Meraviglie). Il collezionista oltrepassa la relatività della funzionalità puntando al trascendente, in un avventura inesausta e sensuale. La collezione così evoluta, serve anche a stupire e incantare gli illustri ospiti, assumendo inoltre una funzione scienti ca e didattica. Più concretamente, il possesso di opere prestigiose era importante per conferire rispetto e ammirazione, per mostrare la potenza e l’ambizione sociale del collezionista. Quindi, benché con nalità diverse rispetto ad oggi e malgrado l’arte fosse considerata un fatto altamente spirituale, a determinarne le condizioni essenziali è stato il denaro, nessun artista avrebbe prodotto alcunché senza il sostegno di un mecenate. In modo analogo oggi il valore di un’artista, ovvero la sua quotazione, è stabilita da quel complesso microcosmo che compone il mercato dell’arte. Conseguentemente al crescere, intorno agli artisti e alle loro opere, di un interesse non esclusivamente culturale, da qualche tempo sono disponibili strumenti nanziari orientati in tal senso: gli Art Investment Fund. Nel tardo Rinascimento le grandi collezioni cominciarono ad essere custodite in ambienti diversi da quelli residenziali. Mantenendo la fruizione privata, si progettarono luoghi pensati espressamente per accogliere secondo criteri storiogra ci le raccolte d’arte, si va precisando il modello della galleria d’arte. A Firenze nel 1560, ebbe inizio la costruzione del Palazzo degli Uf zi, così chiamato perché destinato a ospitare gli uf ci amministrativi della città. Successivamente, si mise in comunicazione la nuova residenza medicea di Palazzo Pitti con Palazzo Vecchio, centro del potere politico della città. Un lungo collegamento sormontando il Ponte Vecchio scavalcava l’Arno e giungeva a destinazione attraversando il palazzo degli Uf zi. Questo corridoio progettato da Giorgio Vasari, fu il primo luogo di riunione della collezione medicea. Era stato pensato per la sicurezza dei granduchi che compivano così il trasferimento senza pericolo e anche per offrir loro il piacere della contemplazione delle opere d’arte durante il percorso; la collezione medicea si estese successivamente a tutto il palazzo. A Napoli la Reggia di Capodimonte venne costruita nella prima metà del ‘700, con lo scopo di accogliere la collezione Farnese dopo l’estinzione della dinastia e la trasmissione del Ducato di Parma ai Borbone. Nel 700 e nell’800 sono stati creati in Europa importanti musei e pinacoteche, il nucleo iniziale di questi organismi è spesso derivato dalle grandi collezioni private donate dai proprietari o acquistate dalle istituzioni nazionali. Nel secondo dopoguerra alcuni intraprendenti e appassionati collezionisti hanno formato raccolte leggendarie, veri tesori messi a disposizione degli studiosi e di tutti gli amanti dell’arte, solo per citare alcune tra le fondazioni più note: Thyssen-Bornemisza, Guggenheim, Beyeler, Maeght. Il collezionismo ispirato dalla competenza e dalla sincera affezione per l’arte, in ogni epoca ha costituito l’ossatura della cultura. La trasmissione della conoscenza delle opere dell’ingegno umano si è resa possibile attraverso la possibilità di accertarle e studiarle. Un’opera non testimoniata è rimossa dalla realtà conosciuta, non essendo realmente conoscibile esiste solo virtualmente e approssimativamente nella sua riproduzione. La conoscenza di un fenomeno dipende dalla sua percezione empirica che poi viene rielaborata attraverso procedimenti mentali cognitivi. Come Prometeo donò il fuoco agli uomini rubandolo agli dei, così coloro che hanno tenacemente operato nel collezionismo hanno offerto al genere umano la possibilità di partecipare al privilegio e al sublime mistero della bellezza, valore irrinunciabile dell’esperienza umana. Paolo Salvo, consulente storico/artistico 7

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Circles L’Arte in un cerchio 8

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“Circles” è il progetto ideato, realizzato e prodotto dall’Associazione Culturale NOIBRERA per presentare la suggestiva collezione d’arte di Duilio Zanni. Una collezione che per una decina d’anni è stata assente dalla scena espositiva e che viene ora riproposta, ulteriormente ampliata, nello splendido contesto della Stecca 3.0 in via De Castilla a Milano. L’evento fornisce inoltre l’occasione per ricordare, a pochi mesi dalla scomparsa, la gura di Duilio Zanni fotografo professionista con la passione per l’arte, che con entusiasmo e tenacia ha realizzato questa singolare raccolta caratterizzata da due tratti solitamente poco conciliabili: la qualità e la quantità. La collezione è costituita da ben 800 opere, appositamente realizzate per Duilio Zanni da quasi altrettanti artisti, opere accomunate da una precisa peculiarità formale: i dipinti, su tela o su legno, sono tutti circolari e misurano 20cm di diametro. Il cerchio: emblema immutabile senza inizio né ne, simbolo di armonia, di perfezione e dello svolgersi dell’eterno ciclo vitale. Il cerchio, che semanticamente smentisce il concetto stesso di quadro. L’esposizione, che si sviluppa secondo modalità appositamente pensate per valorizzare la comunicazione visiva ed emozionale delle opere, costituisce l’occasione imperdibile per accostare e mostrare in un’immensa collettiva autori dalle più svariate personalità ed esperienze, riuniti in una rassegna paradigmatica della complessità dell’arte del nostro tempo. Il visitatore sarà meravigliato dalla qualità delle opere di artisti di chiara fama o non ancora giunti alla piena notorietà. Inoltre potrà apprezzare una corposa presenza di maestri tra i più autorevoli e in uenti degli ultimi cinquant’anni. Intervistato dal critico d’arte Giorgio Seveso, Duilio Zanni racconta di aver intrapreso la collezione in modo del tutto fortuito: aveva visto delle piccole ed insolite tele rotonde nella vetrina di un negozio e dopo averne acquistata qualcuna, aveva proposto ad alcuni amici pittori di dipingerle. Progressivamente, con i vari artisti che incontrava nelle gallerie milanesi, il collezionista de nisce un forte sodalizio fondato sulla simpatia e l’amore per l’arte. Si puntualizza anche un’ef cace strategia di reciproco scambio professionale: Zanni fornisce servizi fotogra ci, molto graditi dagli artisti, e questi lo ricambiano col piccolo dipinto circolare. Semplice e funzionale anche l’autenticazione delle opere: una semplice fotogra a in cui l’artista mostra il tondo appena realizzato. L’idea funziona molto bene, Duilio Zanni estende i contatti a rinomati pittori italiani e stranieri, traendone importanti soddisfazioni e grati cazioni esistenziali. Rapidamente nell’ambiente si sviluppa il passaparola; ormai sono sempre più numerosi gli artisti che lo cercano per poter entrare a far parte della collezione. Per interpretare o voler precisare il successo e l’esponenziale incremento della raccolta tuttavia non basterebbero, né l’affabile e scanzonata personalità di Duilio Zanni, né l’ingegnoso scambio escogitato. Sono altri i presupposti che spiegano un esito così sbalorditivo: Zanni con gli artisti non si è limitato a rapporti di conoscenza formali, ma ha stretto solidi e sinceri legami di intesa, amicizia e stima personale. Inoltre la prorompente passione del collezionista, corroborata dalla ducia e da una crescente certezza nell’opera intrapresa, si è presto trasformata in un’espressione incomprimibile e complessa di individualità interiore, una sorta di estro che spesso si riscontra in grandi personalità. La collezione di Duilio Zanni, prima ancora di essere un tangibile fenomeno di elevata qualità culturale, è l’espressione dell’amicizia e della stima tra le persone. E’ un incancellabile sigillo degli ideali a cui aspirano gli esseri umani quando si riscontrano in importanti valori esistenziali. E’ la testimonianza di un incontro tra l’irrinunciabile impulso creativo dell’artista e l’ardente ed immutabile passione del collezionista. Paolo Salvo 9

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And the seasons, they go round and round, And the painted ponies go up and down. We’re captive on the carousel of time. We can’t return, we can only look Behind from where we came, And go round and round and round in the circle game. The circle game JONI MITCHELL 10

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La Collezione DZAUNILINOI

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GIANNI BALDO KARIN ANDERSEN FABRIZIO AZZALI NICOLA ALBANESI NATALE ADDAMIANO PIERANGELO ARBOSTI GUIDO AIROLDI ARIEL AUSLENDER ALBERTO BALDINI PETER ACKERMANN 12 ALDO ALBERTI ORAZIO BARBAGALLO

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ALDO AGNINI PIERO DORAZIO ANNA BELADLER GABRIELE ARRUZZO MARCO AMBROSI 13

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ALONA HARPAZ PAOLO DE CUARTO DANIELA BOSCOLO ANZOLETTI MARTINA DI TRAPANI ELISABETTA VIGNATO DOMENICO MASOTTI DINO FESTA ANDREA DI MARCO MICHELE CRISCUOLO CESCO MAGNOLATO MICHELE CANNAÒ 14 DIANA FORASSIEPI

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ANDREA CHIESI ANTONIO ATTINÀ ALFREDO MAZZOTTA SHUHEI MATSUYAMA GIANMARCO CAPRARO ALESSANDRO ALGARDI NICOLA VILLA ATTILIO SOMENZI LUIGIA BRIGNANI GRIFFINI ALDO DAMIOLI ALFREDO CANNATA ALDO PARMIGIANI ALBERTO VENDITTI ALBERTO GIANQUINTO ALBERTO CASTELLI 15

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