FAMIGLIA NOSTRA N. 175

 

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SETTEMBRE-OTTOBRE 2016

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RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2016, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 97 - numero 175 042016 settembre famignlioastraottobre Congregazione missionaria, testimone di misericordia 1

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famiglianostra | Settembre - Ottobre 2016 EDITORIALE Cari lettori, ormai da quasi due mesi è ripreso il cammino dell’anno educativo e pastorale. In questo numero della Rivista vi raccontiamo alcune cose belle che abbiamo vissuto come religiosi e religiose della Sacra Famiglia nei mesi dell’estate e nella parte centrale dell’anno educativo per le comunità del Brasile e del Mozambico, dove nei mesi scorsi si sono avvicendati nuovi confratelli alle guida del cammino delle Regioni. Il mese missionario di ottobre ci fa sentire vicini a tutti i bambini, ragazzi, giovani e famiglie che accompagniamo e educhiamo nelle opere pastorali e educative delle nostre missioni. In questo diario dei nostro viaggi, nei quali sentiamo la vostra presenza e il vostro aiuto, vogliamo ricordare il nostro pellegrinaggio nella misericordia di Dio: è da lì che noi nasciamo, è per essa che ci apriamo agli altri, è verso di essa che camminiamo. Ci sentiamo in comunione con la nostra Fondatrice, santa Paola Elisabetta, che ha scoperto la misericordia divina e per questo ha trovato la forza e la gioia di fare della sua vita un dono materno per i bambini bisognosi di affetto e di educazione. Così anche la nostra piccola Famiglia, sparsa per il mondo, si fa testimone della misericordia di Dio nei gesti semplici e quotidiani di sollevare chi chiede aiuto per guardare al suo futuro con fiducia. 2 famignlioastra di p. Sergio Grazioli Quasi al termine dell’anno giubilare dedicato alla misericordia, il mese di ottobre ci ricorda il legame profondo tra la fede e la missione. Non è solo una coincidenza di tempi: tutti i fiumi di questo anno giubilare confluiscono nel grande mare della missione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e che vive nei cinque continenti. La missione del cristiano infatti, come ci ricorda Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata missionaria di quest’anno, consiste nel testimoniare agli altri la misericordia che ha ricevuto da Dio e che ha fatto nascere in lui la gioia di sentirsi amato. Dio non ama a parole, ma con fatti e gesti concreti: chi si accorge di questo dono non può rimanere fermo e chiuso in se stesso, sente il bisogno di ringraziare e di imitare il modo di fare di Dio; in altre parole sente di aver ricevuto un compito, una missione. È proprio così che nasce la missione dei cristiani, cioè della Chiesa: oggi non la esprimiamo più come si faceva una volta, con il desiderio di “salvare le anime” di chi non conosce Gesù; la missione è ancora una dimensione essenziale della vita della Chiesa, ma oggi la intendiamo come condivisione della gioia per la vita e l’amore che Dio ci ha donato grazie a Gesù. Il modo più vero di condividere questa gioia non sono le parole ma i gesti concreti di aiuto a chi ha bisogno di sostegno e di vicinanza: Gesù non separava lo spirito dal corpo, per arrivare al cuore delle persone si faceva carico delle loro sofferenze fisiche e materiali; ai suoi discepoli ha insegnato che ogni volta che aiutano chi ha fame e sete, chi è indifeso o in difficoltà, fanno questo per lo stesso Gesù, rispondono al suo amore amando le persone bisognose, nelle quali Gesù si nasconde. La nostra Congregazione prende parte in modo umile e concreto a questa missione della Chiesa nel mondo che ha grande bisogno di uomini e donne misericordiosi, capaci di accorgersi delle povertà spirituali e materiali dei fratelli, di lasciarsi toccare da loro e di fare quello che possono per curare le loro ferite. Le povertà che noi religiosi, religiose e laici della Sacra Famiglia ci sentiamo chiamati a soccorrere, illuminati dall’esempio e dall’insegnamento di santa Paola Elisabetta Cerioli, sono la mancanza di affetto familiare e di educazione per i bambini e la bambine del mondo, quelli di casa nostra e quelli degli altri Paesi in cui siamo presenti come missionari. Il messaggio di Papa Francesco per la giornata missionaria di quest’anno ci stimola a continuare il nostro cammino, perché ancora una volta ci parla della Chiesa come Madre: questa bella immagine a noi

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BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 Congregazione Missionaria, testimone di Misericordia CONGREGAZIONE MISSIONARIA, TESTIMONE DI MISERICORDIA 200 BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 ricorda subito la vita di santa Paola Elisabetta e ci sprona a rendere vivo e efficace oggi il suo esempio. Dice il Papa all’inizio nella prima parte del suo messaggio: Egli è il Dio benigno, attento, fedele; si fa prossimo a chi è nel bisogno per essere vicino a tutti, soprattutto ai poveri; si coinvolge con tenerezza nella realtà umana proprio come farebbero un padre e una madre nella vita dei loro figli (cfr Ger 31,20). La missione della Sacra Famiglia oggi continua quello che santa Paola ha fatto a Comonte centocinquanta anni fa: ha aperto le porte del suo cuore materno e della sua casa ai figli orfani dei contadini per dare loro affetto e educazione affinché potessero avere un avvenire sereno. Essendo stata sposa e madre, ella sapeva che per educare alla vita e alla fede è necessario creare un ambiente accogliente e familiare. Nel suo messaggio il Papa scrive: Segno eloquente dell’amore materno di Dio è una considerevole e crescente presenza femminile nel mondo missionario, accanto a quella maschile. Le donne, laiche o consacrate, e oggi anche non poche famiglie, realizzano la loro vocazione missionaria in svariate forme: dall’annuncio diretto del Vangelo al servizio caritativo. Accanto all’opera evangelizzatrice e sacramentale dei missionari, le donne e le famiglie comprendono spesso più adeguatamente i problemi della gente e sanno affrontarli in modo opportuno e talvolta inedito: nel prendersi cura della vita, con una spiccata attenzione alle persone più che alle strutture e mettendo in gioco ogni risorsa umana e spirituale nel costruire armonia, relazioni, pace, solidarietà, dialogo, collaborazione e fraternità. In una società secolarizzata e in luoghi del mondo dove il cristianesimo è una piccola religione tra le altre, la Chiesa si sente chiamata a far conoscere il Vangelo di Gesù non solo con l’annuncio esplicito della fede e la celebrazione dei sacramenti, ma mettendo le sue forze al servizio dei bisogni fondamentali dell’uomo, che nei diversi luoghi del mondo si manifestano con priorità e urgenze diverse. Il Papa ricorda che un campo importante di questa missione è quello educativo, ed è pro- prio questo il campo in cui il Carisma di santa Cerioli ci chiama ad operare in Italia, Brasile, Mozambico e Congo, spesso in favore di persone che non sono cristiane. Scrive infatti il Papa: In molti luoghi l’evangelizzazione prende avvio dall’attività educativa, alla quale l’opera missionaria dedica impegno e tempo, come il vignaiolo misericordioso del Vangelo (cfr Lc 13,7-9; Gv 15,1), con la pazienza di attendere i frutti dopo anni di lenta formazione; si generano così persone capaci di evangelizzare e di far giungere il Vangelo dove non ci si attenderebbe di vederlo realizzato. La Chiesa può essere definita “madre” anche per quanti potranno giungere un domani alla fede in Cristo. Nella lettera per l’Anno Santo il Papa invita i cristiani a fare delle opere di misericordia il centro della loro missione: Riscopriamo le opere di misericordia corporale e spirituale. Non possiamo sfuggire alle parole del Signore, e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare a chi ha fame, se avremo dato da bere a chi ha sete… (cfr Mt 25,31-45). Oggi queste opere si esprimono in tante forme di aiuto per le varie povertà che toccano grande parte dell’umanità. Quella che più ci interpella e alla quale cerchiamo di rispondere come figli spirituali di Santa Paola Elisabetta è la mancanza di educazione e di famiglia; per questo sentiamo dirette a noi queste parole del Papa nella per l’Anno Santo: Ci sarà chiesto dal Signore se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà. Nel nostro cammino scopriamo sempre di più che possiamo manifestare l’amore di Dio ai bambini che accogliamo solo se lo viviamo tra noi, solo se costruiamo la comunione tra noi, solo se sappiamo collaborare con tutti. È un segno dello Spirito la disponibilità di molte persone che sia in Italia che all’estero uniscono le loro forze alle nostre per rendere visibile il volto di Dio che perdona, solleva, educa e dà vita. Prima di tutto a noi. 3

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IL CAMMINO DELLA MISERICORDIA Seguendo la lettura del Vangelo di Luca con il “filo rosso” della misericordia, arriviamo al Capitolo dieci: Gesù ha da poco iniziato il cammino che lo porta a Gerusalemme, dove ha avvisato i discepoli che lo aspetterà non il successo ma il rifiuto e addirittura la morte alla quale seguirà la risurrezione. Sul cammino un maestro della legge chiede a Gesù di digli in poche parole coda deve fare per avere la vita eterna. Egli già conosce la strada insegnata dalla Bibbia: l’amore a Dio e al prossimo. E quando chiede a Gesù fin dove deve arrivare il suo amore per il prossimo, Gesù racconta la parabola che prende il titolo da uno sei suoi personaggio: il buon samaritano. La storia ha una struttura semplice e un messaggio forte e chiaro. Nella prima scena un uomo in viaggio viene assaltato da briganti e rimane steso a terra quasi morto; nella seconda scena passano due funzionari religiosi del Tempio, lo vedono e vanno oltre senza fermarsi; nella terza scena passa un samaritano (di un gruppo separato religiosamente dai giudei ai quali Gesù parla) che nel vedere l’uomo ferito sente compassione e lo soccorre prima personalmente e poi pagando il suo alloggio in una locanda. Gesù risponde alla domanda del maestro della legge capovolgendola: la parabola insegna che il “prossimo” non è l’uomo che era bisognoso di aiuto, ma il samaritano che ha sentito compassione per quell’uomo e a partire da ciò ha cambiato il suo programma, ha dato il suo tempo e le sue energie per soccorrere il bisogno dell’uomo ferito. La Conclusione della storia è un invito chiaro di Gesù al maestro della legge perché faccia lo stesso che ha fatto il samaritano: ecco cosa deve fare per avere la vita eterna, per corrispondere al desiderio di Dio. L’insegnamento della parabola arriva a ciascuno di noi: l’amore del prossimo non dipende dall’altro che ha bisogno, ma da me, da come io mi lascio toccare dal bisogno dell’altro. Gesù ci insegna non a chiederci: “chi è il prossimo che devo amare?”, ma: “come io posso diventare prossimo per chi ha bisogno?” La vera questione è se sento compassione per chi vedo nel bisogno e se mi avvicino a lui, senza rimanere indifferente e passare oltre. L’insegnamento di Gesù non ammette fraintendimenti: prossimo è ogni uomo che si accosta agli altri con amore fattivo e generoso, senza tener conto delle barriere religiose, culturali o sociali; la vita della “vita eterna” è l’amore operativo per chi è nel bisogno. 4 L’amore per il prossimo non è tema teorico ma questione pratica; non posso sapere di chi devo farmi prossimo prima di fare qualcosa per qualcuno. Gesù insegna che non c’è limite alla capacità di farsi prossimo: dipende solo dalla disponibilità a mettersi in gioco, che viene dalla capacità di sentire com-passione (cioè la capacità di soffrire insieme a chi soffre vicino a me). Chi nel tempo di Gesù era al primo posto nella lista dei “prossimi” da amare (il sacerdote e levita) è presentato nel racconto come esempio da non seguire; chi invece era considerato “escluso” dalla lista dei prossimi da amare (il samaritano), è presentato conto come esempio da imitare. Non basta appartenere a gruppi religiosi per essere certi di vivere il vangelo: la parabola del giudizio finale mostra che Gesù ci chiamerà alla sua destra non a motivo della nostra appartenenza religiosa ma a motivo delle nostre azioni in favore dei piccoli/bisognosi. Il samaritano ama come ama Dio: sente compassione (come il padre dell’altra famosa parabola di Gesù), fa misericordia (come Dio, secondo quanto Maria e Zaccaria ricordano nei loro cantici). Il suo amore va al di là di ogni limite, perché si basa su ciò che sente dentro di sé, non sui meriti delle persone che sono nel bisogno. Comprendere e vivere questo insegnamento significa dunque “fare lo stesso” che ha fatto il samaritano. Non si tratta di fare materialmente le stesse cose: egli è un

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(LC 10,25-37) di p. GianMarco Paris esempio che è possibile seguire facendo cose molto diverse da quella descritta nella storia, a secondo delle situazioni in cui ciascuno si trova a vivere: sono innumerevoli i modi di fare misericordia! Ma su una cosa la parabola non ammette deroghe: la misericordia è fatta di gesti concreti, che raggiungono realmente il bisogno di qualcuno; rimanere alle discussioni senza arrivare all’azione non è obbedire all’insegnamento di Gesù. Gesù chiede di imitare il comportamento del samaritano, ma per fare questo pienamente è necessario che proviamo a metterci anche nei panni dell’uomo assaltato e del locandiere che lo accoglie. Di fronte a Dio siamo tutti bisognosi del suo soccorso; in vari momenti della vita e in forme diverse, tutti ci sentiamo provati e a terra. Il samaritano in fondo è Gesù, che passa vicino a ciascuno di noi e si prende cura di noi, delle nostre ferite. Jean Vanier ha scritto: “La buona novella non è per quelli che servono i poveri. La buona novella è per quelli che sono poveri, che hanno toccato le loro ferite, la loro fragilità , la loro vulnerabilità , che hanno lasciato cadere il loro sistema di difesa, con la certezza che Dio li difende”. Il cristianesimo non è prima di tutto una morale (l’insegnamento di un modo buono di agire), ma l’annuncio di un dono, di ciò che Dio fa per noi attraverso Gesù. Senza prima renderci conto di ciò che Dio fa per noi non potremo fare qualcosa per gli altri; la nostra mi- sericordia per gli altri può essere vera e duratura solo se nasce come risposta grata a quella che abbiamo ricevuto da Dio. Se Gesù è il buon samaritano che soccorre noi, soccorre anche gli altri che camminano con noi. E come avviene nella parabola, dopo i primi soccorsi si fa aiutare da un locandiere, pagando il necessario per assistere l’uomo ferito. Per questo, quando facciamo un gesto di misericordia e di aiuto possiamo sentirci, più che buon samaritano, come il locandiere. Gesù ci porta quelle persone che trova ferite e abbandonate lungo la strada e ci chiede di prendercene cura: paga il necessario e ci promette che “al suo ritorno” ci restituirà quello che dovessimo investire in più. Il nostro aiuto è una continuazione di quello che Gesù fa per ogni persona che si lascia da Lui soccorrere. Il costo di questo aiuto non è compensato solo da ciò che ci ha già dato (la sua misericordia per ciascuno di noi), ma ci promette dell’altro per il suo ritorno. La carità per chi è nel bisogno diventa così non solo un gesto di generosità, ma una sorta di prestito a Dio (la Bibbia infatti dice che chi soccorre il povero fa un prestito a Dio). La parabola descrive così il cammino della misericordia: essa esce da Dio e raggiunge ogni uomo; quando qualcuno si accorge di questo dono, lo condivide con gli altri e per questa via può ringraziare Dio per quanto gli ha donato. La vita dei santi della carità mostra chiaramente questo cammino. La recente canonizzazione di madre Teresa di Calcutta ce lo ha ancora una volta confermato. Santa Paola Elisabetta ha percorso questo cammino: nel momento più difficile della sua storia si è sentita soccorsa da Dio e ha sentito il suo amore di Padre. Questa esperienza le ha permesso di aprirsi con fiducia al futuro, facendosi prossima della bambine e bambini senza famiglia e senza educazione, per soccorrerli con il suo affetto e la sua azione educativa. Ma era chiaro per lei che questi bambini erano prima di tutto amati e soccorsi da Dio, che li consegnava a lei e alle sue compagne come suoi preziosi depositi, da curare e educare. Consegnando le bambine alle educatrici come loro “nuove figlie”, così diceva: “Questo è un deposito sì prezioso che vale più di tutto l’oro del mondo. Vogliatele bene assai”. Dei fratelli che accoglievano i fanciulli così scriveva: “Amino essi i propri Figli come depositi loro affidati da Dio e da San Giuseppe”. 5

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FAMIGLIA, SOGNO DI DIO di P. Rocco Baldassarri Amoris laetitia Il terzo capitolo di Amoris Laetitia, dal titolo ‘Lo sguardo rivolto a Gesù: la vocazione della famiglia’ porta la nostra attenzione agli elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa circa il matrimonio e la famiglia. La presenza di questo capitolo nell’esortazione è fondamentale perché illustra in maniera sintetica la vocazione alla famiglia secondo il Vangelo così come è stata recepita dalla Chiesa nel tempo. I temi della indissolubilità, della sacramentalità del matrimonio, della trasmissione della vita e dell’educazione dei figli non possono prescindere dall’insegnamento di Gesù. Quanto Gesù dice è il riferimento dal quale deve partire ogni indicazione della Chiesa in materia di matrimonio e famiglia. Solo fissando lo sguardo su Cristo, infatti, si può penetrare la verità sui rapporti umani. Il matrimonio e in esso la sessualità, sono dono voluto da Dio, quindi ‘cosa buona’ (Gn 2, 18-24). Nel progetto originario di Dio il matrimonio è indissolubile: “Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19, 6). Ancora, il matrimonio è immagine della Santissima Trinità da cui proviene ogni vero amore. La contemporaneità è nota per l’abilità nell’andare alla ricerca di deroghe e scorciatoie rispetto a ciò che è normativo. Eppure, già al tempo di Gesù, alcuni uomini un giorno gli fecero la richiesta ‘È lecito ripudiare la moglie?’. La richiesta: denota una presa di distanza dal progetto di Dio, quindi un’incapacità ad accogliere il sogno di Dio sull’amore tra un uomo e una donna. Ma Gesù non rinuncia alla bellezza dell’amore fedele! Egli mostra la bellezza e la purezza delle origini, quando Dio creò l’uomo e la donna. Dio ha un sogno grande per l’uomo e la donna. E Gesù non intende certo scendere a compromessi. Quel che conta veramente per Gesù è riandare alla genesi del progetto di Dio. L’uomo è fatto per la comunione e per donare amore. Gesù non ci sta alle strettoie quali ‘è lecito o non è lecito?’. Non gl’importa di regolamentare la vita; vuole accenderla. «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!». Gesù è un sognatore. ‘All’inizio della creazione Dio fece l’uomo e la donna come una carne sola, uno per l’altro’. In ogni persona è intimamente iscritta la relazionalità. L’uomo è fatto per la comunione; sì, poiché è a immagine di Dio, che è per essenza deseiderio di comunione. Disegno del demonio invece è separare, infrangere il sogno di Dio, tradire il respiro degli inizi, intralciare la tendenza più intima iscritta nell’essere umano. Gesù quindi ci riporta allo splendore dell’amore e della famiglia. Il Vangelo è in ogni caso buona notizia per tutti, nessuno escluso. Pertanto, quel Gesù che vola alto, sa volare ovunque, anche nelle profondità di tante ferite aperte. Lui si è fatto carne per abbassarsi ed essere vicino a ciascuno, per rendere possibile a tutti di vivere divinamente, pur se segnati da ferite. Dio accompagna ciascuno come in un laboratorio di umanità sempre aperto. In questo senso ogni uomo e donna sono da Cristo chiamati a mirare alla misura alta dell’amore, cioè a vivere già ora con lo spirito dell’eternità. Solo a questa condizione “il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi” (n° 73). Il capitolo terzo afferma pure che l’amore coniugale tra un uomo e una donna è volto alla trasmissione della vita. In questo modo il Creatore ha reso partecipi l’uomo e la donna dell’opera della sua creazione. Al n° 84, Papa Francesco, ricordando che “una delle sfide fondamentali di fronte a cui si trovano le famiglie oggi è sicuramente quella educativa, resa più impegnativa e complessa dalla realtà culturale attuale e della grande influenza dei media”, invita la Chiesa a svolgere un ruolo di sostegno alle famiglie, affinché gli stessi genitori possano adempiere la loro missione educativa. Come religiosi della Sacra Famiglia ci sentiamo a pieno titolo chiamati in campo. E lo spazio di azione è davvero ampio, sia nelle opere educativo-scolastiche, sia in quelle pastorali a servizio delle chiese locali in cui la Congregazione è presente. 6

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Congregazione Missionaria, testimone di Misericordia PROGETTARE INSIEME LA MISSIONE A cura di Luca Bergamaschi (religioso studente di teologia) Il giorno 26 agosto, al termine degli Esercizi Spirituali all’Eremo di Lecceto (FI), ha avuto luogo l’annuale Assemblea Regionale dell’Area Italia-Svizzera. È un momento istituzionale dove i religiosi si incontrano per condividere il cammino svolto e programmare il successivo tratto di strada. È un momento di lavoro molto intenso e per me, giovane religioso è stata un’occasione importante per vedere applicati nella vita concreta della Congregazione quei contenuti che ho studiato da un punto di vista teorico durante il prezioso anno di noviziato in Brasile. L’Eucarestia del mattino, che ha aperto la giornata, mi ha richiamato quella splendida intuizione contenuta nell’articolo 51 delle nostre Costituzioni: “Cercare ed amare Dio, che per primo ci ha amati, è la ragione ultima della vita consacrata e l’origine dell’autentico amore al prossimo, perciò i religiosi curano sopra ogni altra cosa lo spirito di orazione, le sue manifestazioni e tutto ciò che deve favorirlo”. Il primo momento, di carattere formativo, è stato condotto da P. Gianmarco che ha presentato un contributo dal titolo “Fine e scopo della Congregazione secondo la Fondatrice”. Il Superiore Generale ha richiamato l’attenzione su quanto sia importante cogliere l’originalità del Carisma cerioliano per incarnarlo oggi in modo nuovo. L’aspetto che più mi ha colpito è il fatto che se oggi noi religiosi della Sacra Famiglia possiamo slegarci dal riferimento esclusivo ai contadini, non possiamo però perdere di vista il valore che per S. Paola Elisabetta ha avuto la vita rurale e contadina, adeguata a fa- vorire la qualità umana, morale e cristiana della vita. P. Gianmarco ha concluso questo primo momento sottolineando che soltanto con i piedi ben radicati nel nostro tempo potremo sentire in tutta la sua profondità l’intimità della nostra comunione con la Fondatrice in questo carisma. Dopo la pausa, ogni comunità religiosa ha presentato il proprio cammino. In questo momento è come se ogni comunità “aprisse il proprio cuore” comunicando ai confratelli le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte, le speranze e le paure della vita di ogni giorno. Anche il pranzo è stata un’occasione per rinsaldare la familiarità tra i confratelli tanto cara alla nostra Fondatrice, la quale chiedeva che le comunità della Congregazione vivessero come delle famiglie. Il pomeriggio è stato caratterizzato dall’analisi dell’Area Italia-Svizzera. P. Gianmarco ha presentando il progetto apostolico dell’Area, un valido mezzo per vivere la missione in modo non individuale, ma comunitario. P. Cezar, p. Roberto e p. Luca hanno poi arricchito questa giornata presentando il cammino delle Regioni brasiliana e mozambicana e mostrando le potenzialità che in termini educativi e pastorali queste ultime offrono. P. Fausto ha offerto ai presenti una breve lettura della situazione economica dell’Area. Al termine il Superiore Generale ha indicato alcuni guadagni del lavoro, ricordando anche gli appuntamenti istituzionali del nuovo anno. Questa giornata, faticosa ma preziosissima, si è conclusa con la recita del Vespro e la cena consumata in un clima gioviale e sereno. L’Assemblea ha rappresentato l’opportunità per incontrare quei confratelli che durante l’anno la distanza e gli impegni non permettono di vedere, facendomi gustare con uno sguardo più ampio la bellezza di questa famiglia dove da un anno e mezzo ho deciso di realizzare la mia vita. 7

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famiglianostra | Settembre - Ottobre 2016 UN FIGLIO DEL BRASILE A SERVIZIO DEI SUOI FRATELLI Intervista a p. Cezar Luciano Hernandes Fernandes, nuovo superiore della Regione brasiliana Con quali sentimenti inizi il tuo nuovo servizio di superiore regionale in Brasile? Attraverso i misteriosi cammini della storia, la Provvidenza ha condotto in terra brasiliana i religiosi e le religiose della Sacra Famiglia. A partire dai fallimenti dei progetti umani il Carisma di Santa Paola Elisabetta ha potuto arrivare e svilupparsi qui, resistendo in mezzo a tante difficoltà. Per questo, iniziando questo servizio, il sentimento più bello e confortante che sperimento è quello della fiducia nella Divina Provvidenza che ha voluto che l’opera di Madre Cerioli si stabilisse e crescesse in Brasile. Il Padre che l’ha voluta continuerà ad accompagnarla finché si compia il suo progetto. Prego nella fiducia che io e i miei confratelli possiamo, guidati dallo Spirito, comprendere e realizzare la Volontà del Padre, rimanendo fedeli al dono del Carsima che abbiamo ricevuto. Sentendomi in comunione con il Consiglio generale, sento nel cuore la gioia della gratitudine verso i suoi componenti e i confratelli del Brasile per la fiducia manifestata verso di me, e mi sento disposto a servire nonostante le mie fragilità. Allo stesso tempo, assumendo questa missione, mi sento stimolato a continuare nel solco della crescita e del cammino in cui la Regione è stata condotta fino ad ora. Nel corso dei suoi sessantacinque anni la Regione ha acquistato una dinamica di vita e missione che la caratte- 8 rizza nella Chiesa locale e che permette di proseguire con speranza, nella certezza che il Carisma che condividiamo può continuare a dare un contributo allo sviluppo umano e spirituale del nostro popolo. Cosa significa per la Congregazione della Sacra Famiglia il fatto che dopo sessantacinque anni dall’arrivo dei primi missionari, per la prima volta un religioso brasiliano è responsabile delle cammino della Regione? Rappresenta un nuovo tempo per la Congregazione, che nelle ultime decine di anni ha investito nella formazione dei candidati alla vita religiosa e oggi conta su un significativo gruppo di religiosi brasiliani nelle sua comunità. Viviamo insieme ai nostri confratelli italiani la stessa vocazione, condividendo lo stesso apostolato carismatico nelle diverse opere e servizi. Questa è la cosa più bella per la Congregazione: la condivisione di vita e di missione, in spirito di comunione e fraternità, affrontando insieme le sfide dell’inculturazione. Il fatto che la Congregazione da sessantacinque anni è presente in Brasile ha favorito una crescita della coscienza della sua dimensione ecclesiale aperta alla missione, in una dinamica di vita e apostolato chiaramente internazionale e interculturale. La novità nel servizio della responsabilità della Regione conferma questa crescita che continua a far maturare e arricchisce la sua stessa identità. Da parte mia, sento la responsabilità di dover contibuire a questo processo di crescita nelle nostre comunità. Quali sono i valori che senti più importanti per questa tua nuova missione? Credo che i valori più importanti sono quelli del Vangelo che santa Paola Elisabetta ha contemplato e ci ha trasmesso e che nella nostra azione educativa si trasformano in carità misericordiosa. La carità vissuta in fraternità nell’azione educativa e pastorale testimonia la nostra appartenenza incondizionata a Dio. L’importante è sapere di appartenere a Dio, come il Figlio, consacrato alla Volontà del Padre, fatto povero e capace di amare i fratelli. Questa carità inizia all’interno delle comunità; per questo è importante che possiamo camminare in spirito di condivisione e corresponsabilità per dare continuità al Progetto del Padre affidato alla nostra Famiglia religiosa.

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Congregazione Missionaria, testimone di Misericordia LA MISSIONE È LA MIA CASA Intervista a padre Roberto Maver, muovo superiore della Pro-regione mozambicana “La prima sensazione è quella di sentirsi a casa”. Sono queste le prime parole di padre Roberto nella breve intervista che ci ha rilasciato appena giunto in terra mozambicana. Dopo nove anni passati in Brasile come superiore regionale, dal 19 di settembre gli è stato chiesto di svolgere lo stesso servizio in Mozambico. “Sentirsi a casa non solo perché incontro tanti confratelli che conosco molto bene e con cui ho condiviso un buon tratto di strada, ma perché la missione è la mia casa. Condividere il vangelo è il luogo dove ho imparato ad abitare e dove mi piace stare. Se questo avviene in Brasile, in Mozambico o in Italia, questo poco importa.” Quali sentimenti ti abitano all’inizio di questa nuova missione di guidare il cammino della Congregazione in Mozambico? Non nego che accanto all’entusiasmo per questa nuova tappa della mia vita ci sia anche un po’ di apprensione e di timore. La cultura africana subsahariana e in particolare quella mozambicana in cui sono inviato, è molto diversa dalla nostra. C’è bisogno inizialmente di molta umiltà e di un grande ascolto. Il processo di inculturazione comincia dal cuore del missionario che si dispone al servizio del vangelo ed è pronto a vivere il proprio mistero pasquale. Nell’incontro e nel dialogo con le persone che quotidianamente si incontrano, nel soccorso delle povertà di ogni genere, nel compito educativo di costruire insieme alle nuove generazione un futuro più promettente, passa la grammatica del Vangelo, il soffio dello Spirito. Oggi ho imparato la prima parola nella lingua Guitonga: “guguidé”, che significa buongiorno. Sono certo che questa esperienza sarà un “giorno buono” per me. Cosa porti nel cuore dalla tua precedente esperienza di coordinatore delle comunità del Brasile? L’esperienza brasiliana mi ha insegnato tanto. Sono davvero grato alla Congregazione per avermi permesso di vivere quell’esperienza, ai confratelli della regione brasiliana per avermi accolto e accompagnato in questi nove anni, alla gente e ai giovani che ho incontrato per la ricchezza della fede che mi hanno trasmesso. Tra le cose più belle che ho imparato in Brasile metto il valore delle relazioni sul lavo- ro e sui progetti, la grande partecipazione dei laici nella dinamica ecclesiale e o ‘jeitinho brasileiro’, ovvero la capacità di risolvere tutto senza scaldarsi troppo. Pensando più alla nostra realtà di Regione, in questi anni abbiamo realizzato alcuni percorsi interessanti. Tra questi segnalo gli incontri con i giovani religiosi, i simposi dell’educazione con gli educatori delle nostre scuole, gli incontri con le famiglie delle nostre parrocchie e i sei incontri della Juce, gioventù cerioliana che ha riunito per alcuni giorni di preghiera, formazione e missione moltissimi giovani delle nostre comunità. Cosa speri di incontrare nella tua nuova missione in Mozambico? Mi verrebbe da dire molta comprensione. Ho la fortuna di conoscere già la lingua, e questo non è poco. Ma non è sufficiente, per ‘intendersi’, conoscere la stessa lingua. Bisogna guardare dalla stessa parte, mettersi accanto l’uno all’altro e puntare nella stessa direzione, magari sostenendo l’altro o chiedendo aiuto quando siamo in difficoltà. Chiedo innanzitutto ai miei confratelli di avere pazienza, di non aver paura di spronarmi ad essere ‘profeta’ in questa terra di missione. I religiosi qui, come in tutte le terre del mondo, sono chiamati ad essere sentinelle che vigilano giorno e notte per custodire il popolo a loro affidato, pronti a avvertirli del pericolo imminente e coraggiosi nel dare la vita prima di tutti gli altri. La realtà che è cresciuta in questi quasi vent’anni di missione Sacra Famiglia qui in Mozambico è straordinaria; mi auguro che la Fondatrice protegga la mia nuova missione. 9

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famiglianostra | Settembre - Ottobre 2016 UN BEL PELLEGRINAGGIO GIUBILARE A cura della comunità del Santuario della Bozzola Il mese di agosto al Santuario Madonna della Bozzola è stato caratterizzato dal pellegrinaggio giubilare a Roma, che ha dato un’ulteriore caratterizzazione spirituale al già ricco Anno Santo della Misericordia.La mattina di lunedì 8 agosto ci siamo messi in viaggio a bordo di due pullman e dopo un pranzo frugale in autogrill, nelle prime ore pomeridiane ecco apparire sullo sfondo i primi contorni della “città eterna”. Il pomeriggio di questo primo giorno ha avuto come protagonista San Paolo con la visita di due luoghi: il Santuario della Madonna della Rivelazione delle Tre Fontane, luogo dove secondo la tradizione San Paolo venne martirizzato (la sua testa rimbalzando per tre volte sul terreno avrebbe fatto scaturire tre sorgenti d’acqua); la Basilica di San Paolo Fuori le Mura dove è conservata la tomba dell’Apostolo delle Genti. Il secondo giorno è iniziato con la visita ai Musei Capitolini contenenti un patrimonio artistico di valore inestimabile,basti pensare alla celebre “lupa” simbolo della città. La seconda parte della visita ai Musei è stata dedicata ad una mostra sulla Madonna della Misericordia e sulle Sette Opere di Misericordia Corporali.La Madre di Dio,tanto cara anche alla nostra fondatrice, ci ha accolto nel pomeriggio nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, dove si tova un’icona che la raffigura con il Bambino venerata come “Salus Popoli Romani”. In serata grande è stata l’attesa per l’appuntamento del giorno dopo: l’udienza generale del Papa. È stato necessario alzarsi alle cinque e presentarsi all’ingresso di Piazza San Pietro alle sei per essere tra i primi ad entrare in Aula Nervi, ma il grandissimo entusiasmo non ha lasciato spazio alla stanchezza. Siamo così riusciti a sederci a ridosso del corridoio centrale dove sarebbe passato proprio Papa Francesco. Il momento più emozionante è stato proprio al suo passaggio quando p. Giovanni e p. Sergio sono riusciti non solo a dargli la mano, ma anche a consegnargli la maglietta celebrativa del nostro Santuario per i 550 anni dell’Apparizione della nostra Madonna della Bozzola. Il Papa ha poi tenuto la consueta catechesi, ha benedetto le coppie di sposi e i malati presenti e uscendo ha percorso lo stesso cam- 10 mino dell’andata dandoci la possibilità di salutarlo di nuovo. È stata una grazia davvero speciale poter “assaporare” da vicino tutta la sua carica spirituale e il suo straordinario entusiasmo. Nel pomeriggio ci siamo trasferiti in Piazza del Laterano per la visita del Santuario Pontificio della Scala Santa e della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove sono conservate le reliquie della Croce di Cristo. La giornata del giovedì denominata “il giorno della Misericordia” è stata interamente dedicata alla spiritualità. La mattina abbiamo compiuto il passaggio della Porta Santa nella Basilica di San Pietro dove per l’Anno Santo è stato realizzato un percorso a piedi, che partendo da Castel Sant’Angelo e arrivando fino in Basilica rende possibile un vero e proprio pellegrinaggio non solo fisico ma anche spirituale. Alle ore quindici ci siamo riuniti nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, centro della diffusione del culto alla Divina Misericordia, dove abbiamo recitato la Coroncina in compagnia delle suore di S. Faustina e al termine abbiamo celebrato la S. Messa. Per noi del Santuario che tanto abbiamo a cuore questo culto chiesto direttamente da Gesù a S. Faustina e diffuso da S. Giovanni Paolo II, è stato un momento molto intenso di “ricarica” spirituale. Venerdì, penultimo giorno del nostro pellegrinaggio, siamo andati in visita alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Siamo così arrivati a sabato, giornata conclusiva del nostro viaggio, dove in mattinata abbiamo incontrato un grandissimo santo del XVIº secolo: S. Filippo Neri. Lo sfondo, il cuore del centro storico di Roma; la struttura che ci ha accolto, la Chiesa di Santa Maria in Valicella. Alla S. Messa ha fatto seguito la visita guidata agli ambienti del Santo, conclusasi con una preghiera davanti alla sua tomba. Durante la visita non ho potuto fare a meno di pensare al bellissimo film con Gigi Proietti e al ritornello: “Paradiso, paradiso, preferisco il paradiso”. Arrivato il momento del rientro ognuno ha fatto ritorno alle proprie case con il cuore gonfio di gratitudine per l’eredità spirituale che questo pellegrinaggio ha consegnato a ciascun pellegrino.

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Congregazione Missionaria, testimone di Misericordia LA GIORNATA MISSIONARIA E DEL SOSTEGNO PER UNA ADOZIONE A DISTANZA di p. Sergio Grazioli, direttore del Centro Missionario Come è tradizione per la prima domenica di ottobre, anche quest’anno abbiamo celebrato la giornata missionaria di Congregazione, dedicata a tutti coloro che amano e sostengono le nostre opere missionarie. Ci ha accompagnato il messaggio di Papa Francesco per la giornata missionaria mondiale. Egli scrive: Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale. In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana. Il Papa ci ricorda che i missionari sanno per esperienza che il Vangelo del perdono e della misericordia può portare gioia e riconciliazione, giustizia e pace. Il mandato del Vangelo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20) non si è esaurito ma impegna tutti, nei presenti scenari e nelle attuali sfide, a sentirsi chiamati a una rinnovata “uscita” missionaria. Queste parole ci insegnano che uscire, mettersi in gioco, spendersi per il cambiamento del mondo rende presente nel mondo la presenza viva e misteriosa del Signore Risorto. Come Congregazione della Sacra Famiglia ci sentiamo una piccola ma bella barca nel grande fiume della missione della Chiesa nel mondo, grazie ai religiosi e laici che svolgono il loro servizio in Brasile e Mozambico e grazie ai tanti amici che ci aiutano con la loro amicizia e con il sostegno per le adozioni a distanza. Ogni anno ci ritroviamo insieme in un clima di serena fraternità per vivere una giornata di approfondimento sui temi che riguardano la vita delle nostre missioni. Abbiamo iniziato la giornata con la Santa Messa. In seguito abbiamo presentato le attività che sono sostenute dall’aiuto degli adottanti, grazie al collegamento con p. Roberto Maver in Mozambico e p. Cezar Hernandes Fernandes in Brasile, e grazie ad alcune testimonianze di Anna e Lucia, missionarie laiche, di Angelo e Fabrizio, seminaristi appena tornati dal Brasile, e Rita che anche quest’anno ha visitato le comunità in Mozambico. La festa non poteva terminare senza un momento bello di convivialità. In questa bella giornata abbiamo ringraziato tutti i nostri collaboratori e benefattori per il continuo impegno prodigato e abbiamo benedetto il Signore per la vocazione missionaria, pregandolo che ci stia sempre accanto e ci aiuti a rinnovare ogni giorno il nostro umile sì. 11

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famiglianostra | Settembre - Ottobre 2016 LA MISSIONE È GIOVANE di Ana Paula Florêncio “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc. 19,9). seri problemi per reperire le risorse primarie per la vita, come Con questa frase del Vangelo Gesù ha potuto entrare nelle le scuole, gli ospedali, il commercio degli alimenti, ecc. Ciò case degli abitanti di Montes Claros, attraverso le visite rea- è dovuto alla mancanza di una adeguata pianificazione del- lizzate dai giovani della sesta edizione della Juce. lo sviluppo della città. Negli ultimi anni sono stati costruiti L’incontro si è svolto nella Parrocchia Sacra Famiglia, alla periferia di Montes Clarso (Minas Gerais, Brasile), dove vivino e lavorano i religiosi e le religiose della Sacra Famiglia. Questo ha permesso una grande partecipazione dei giovani di questa quartieri con migliaia di piccole abitazioni senza pensare a strutture di socializzazione e servizi per la comunità, lasciando aperte le porte per la marginalizzazione e la violenza, caratteristica molto presente in questa regione. parrocchia, che a causa della distanza hanno avuto difficoltà a Nella visita alle comunità rurali i giovani si sono confrontati partecipare alle edizioni precedenti. L’incontro ha coinvolto circa duecento gio- La 6° edizione con una realtà molto presente in questa a altre regioni del Brasile: la siccità. A diffe- vani di tutte le parrocchie accompagnate dai padri della Congregazione: Jandira e Itapevi (SP), Curitiba, Assaí e Peabiru (PR) e Mon- dell’Incontro della Gioventù Cerioliana renza delle comunità urbane, le comunità rurali sono caratterizzate da grandi aree di pascoli e coltivazione, che offre un po’ di tes Claros (MG). La programmazione ha visto momenti giornalieri di spiritualità, con la celebrazione della s. messa e adorazione ( Juce) si è svolto in Montes Claros lavoro agli abitanti di queste zone. Anche qui però l’accesso alle risorse primarie per la vita è difficile. dell’Eucaristia, con feste tipiche degli stati di appartenenza, show aperti alla comunità locale, gincane e corteo in macchina per le vie (Minas Gerais Brasile) dal 24 al 30 luglio, Le realtà difficili che i giovani hanno incontrato nelle visite sono state la povertà, la fame, la siccità, le malattie, la violenza. della città con la statua di Santa Paola. Come particolarità di questa edizione, l’incontro,oltre alle sue attività consuete,è stato con il tema: “Gesù ci invita: Queste, in un primo momento, hanno messo in difficoltà i giovani. Ma con il passare de giorni, entrando nelle case, essi caratterizzato dalla dimensione missionaria. I giovani missionari cerioliani sono stati Juce in missione”. hanno avuto l’opportunità di scoprire le ricchezze di quella gente. La difficoltà di formati sul tema e i fine della missione con incontri realizzati percorrere lunghi tratti di strada e a volte trovare le porte delle nelle rispettive parrocchie prima di arrivare a Montes Claros,. case chiuse non ha demoralizzato l’animo dei partecipanti, Le domande e i timori circa la maturità dei giovani nell’evan- che ogni giorno, terminando la propria missione, manifesta- gelizzare in luoghi sconosciuti sono stati risolti nelle forma- vano una grande volontà di continuare nell’impresa inziata. zioni e con il consiglio di tutti gli organizzatori e dei religio- Questa esperienza ha suscitato un nuovo animo nei giovani si e soprattutto affidandosi al Signore che, come dice Santa che vi hanno partecipato: essi sono tornati alle loro case con Paola, “quando chiama per una missione, dà anche la forza, un ardore missionario nuovo e con un desiderio di dedicarsi i talenti e le capacità di portarla a termine”. I giovani sono sempre di più al servizio della Chiesa. stati invitati a specchiarsi nell’abbandono di Santa Paola alla La fede manifestata con gesti semplici da parte di persone volontà del Signore, offrendo non solo i propri beni (come che, per diverse ragioni, non hanno nemmeno accesso ad una molti cristiani fanno), ma il tempo, le forze e la vita intera per Chiesa, ha sorpreso tutti. L’esempio della preghiera realizza- l’annuncio del Vangelo. ta da persone perseguitate dalla siccità, che riconoscono nella La parrocchia della Sacra Famiglia di Montes Claros è com- pioggia un dono di Dio, ha insegnato ai giovani missionari che posta di numerose comunità pastorali, alcune situate nella la fede non deve essere solamente insegnata, ma praticata, con zona urbana e altre nella zona rurale. Le comunità urbane gesti concreti. L’opportunità di portare un pic- sono composte da un grande numero di persone, che hanno colo testo della Parola di Dio e pregare per 12

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Congregazione Missionaria, testimone di Misericordia le intenzioni delle persone visitate, ha mostrato ai giovani e alle famiglie l’importanza di vivere momenti di preghiera e di ascolto della Parola di Dio,come sempre ripete papa Francesco. Il contatto con i religiosi e le religiose della Sacra Famiglia ha incoraggiato i giovani alla consegna totale di sé a Dio. Anche questo incontro della Juce è stato una opportunità di promozione vocazionale, di accompagnamento spirituale, di riconciliazione con Dio e di presa di coscienza del proprio spazio nella Chiesa. La gioventù cerioliana, in questa edizione, ha salutato p. Roberto Maver, che ha accompagnato e coordinato le edizioni della Juce dall’inizio fino a questo momento, ed ora è stato chiamato ad un’altra missione in Mozambico. La salvezza è entrata nelle case di Montes Claros, ma la conversione si realizzata nel cuore di ciascun missionario. Che Santa Paola continui ad accompagnarci nelle nostre piccole missioni quotidiane. 13

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famiglianostra | Settembre - Ottobre 2016 IN MISSIONE DAL CONGO IN ITALIA di suor Mireille Kambanga Sono suor Mireille Kambanga, provengo dal Congo e precisamente dalla capitale, Kinshasa, dove ho vissuto nella Comunità di Righini. Da qualche mese sono in Italia per vivere una nuova tappa del mio cammino di religiosa e missionaria. Ho trascorso qualche tempo nella Casa madre dell’Istituto a Comonte, dove ho potuto pregare presso i resti mortali della Fondatrice e conoscere i luoghi dove lei è vissuta, a partire dal bel palazzo Tassis che è stata per tanti anni la sua casa. Attualmente mi trovo a Colico e lavoro come infermiera professionale nella casa di riposo della Suore della Sacra Famiglia. In Congo facevo parte di una comunità di cinque suore, suor Luigia, suor Georgine, suor Chantal, suore Madeleine ed io. Ho lavorato nella scuola e anche nella cucina. Nella nostra scuola ho insegnato religione nelle classi elementari. Ho svolto anche un servizio nella “intendance” (direzione) della scuola, come responsabile per la pulizia, l’ordine e la salute dei bambini, vista la mia qualifica di Infermiera Professionale. Quando qualche bambino stava male, cosa che capita spesso, intervenivo per prestare i primi soccorsi e poi, se necessario, lo accompagnavo in ospedale. Nella scuola mi occupavo anche della preparazione della recita per il Santo Natale e del presepe vivente. Per preparare i bambini alla festa della Santa Fondatrice passavo nelle classi 14 a spiegare la vita della Santa, organizzando in seguito una recita e narrando la sua vita. All’inizio della scuola avevo il compito di preparare i bambini alla celebrazione Eucaristica, per insegnare loro a conoscere Dio e ringraziarlo per i suoi benefici. Ho anche collaborato con la missione pastorale in parrocchia: insegnavo il catechismo ai bambini, per prepararli al battesimo, alla prima confessione, alla comunione e alla cresima. In questo servizio ogni tre mesi organizzavo un incontro con i genitori, per trasmettere loro i valori della fede cristiana, in particolare quello dell’Eucarestia, la presenza reale di Gesù. E’ infatti importante coinvolgere i genitori nel cammino di fede dei loro figli. Ho anche svolto il servizio di Ministro Straordinario dell’Eucarestia, aiutando il parroco nella distribuzione dell’Eucarestia e portandola agli ammalati. Tutte queste esperienze mi hanno aiutata a crescere nella Fede in Dio. In particolare il lavoro educativo con i bambini è stata un’esperienza che mi ha riempita di gioia e di vita e mi ha dato la forza di camminare con umiltà ed entusiasmo rispondendo all’invito di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me”. Ora sto iniziando una nuova esperienza insieme alle mie consorelle: spero di camminare con loro nella fede, nella gioia e nell’amore. Da tutte le suore della casa di riposo sono stata accolta con gioia, così come dal personale e dalle ospiti. Per me è tutto nuovo, l’Italia è tutta una sorpresa. Speriamo di saper ricambiare quello che gli altri mi donano con generosità.

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Congregazione Missionaria, testimone di Misericordia UN ABBRACCIO CON I COLORI DEL MONDO di Osvaldo Josè David Nello scorso mese di luglio un gruppo di giovani della parrocchia di Nossa Senhora das Candeias di Marracuene (Maputo – Mozambico) è stato invitato dai giovani della parrocchia di Manerbio (BS) per partecipare insieme a loro alla giornata della gioventù a Cracovia. In queste riche ci raccontano qualcosa di ciò che hanno vissuto. È stata una esperienza unica e irripetibile, un incontro che ha fatto nascere molto entusiasmo per testimoniare sempre piú l´amore incondizionato di Gesú Cristo! Abbiamo visitato tanti luoghi con grandi bellezze naturali e artistiche: ma la vera e più grande bellezza è stato l’accoglienza e il calore umano che abbiamo ricevuto. A volte si dice che il popolo europeo é caratterizzato da una certa freddezza nelle relazioni ed ha poco spirito di comunione, ma ció che noi abbiamo vissuto ci ha mostrato una realtá del tutto diversa. Abbiamo scoperto che la misericordia di Dio non ha né colore né razza; abbiamo raccolto i dolci frutti della comunione che, non senza fatiche, abbiamo vissuto con i giovani di Manerbio. Le famiglie che ci hanno ospitato ci hanno fatto assaporare una accoglienza così profonda che deve essere molto vicina a quella di Dio. Perciò questa esperienza ci ha resi più forti nella fede: abbiamo visto che Dio agisce attraverso le mani delle persone; questa volta si é servito di don Oscar e di tutti i giovani dell´oratorio di Manerbio per farci sperimentare la sua misericordia. L’accoglienza ricevuta in Italia ha preparato il nostro cuore per vivere con intensità le giornate trascorse a Cracovia, gli incontri di formazione e di preghiera, le veglie notturne e la grande celebrazione conclusiva con Papa Francesco. Così predisposti, non potevano non entrate profondo- amente in noi le parole di papa Francesco che ci invita a non aver paura di incontrare Gesú, di scuoterci dal conformismo per cercare la vera felicitá. Grazie all’amicizia dei giovani italiani e a quelli di tutto il mondo che abbiamo incontrato a Cracovia, abbiamo imparato che non esistono ostacoli né barriere per Dio; abbiamo scoperto che la gioia del Vangelo ci unisce e ci fa diventare fratelli senza differenza di colore o di razza, come figli di un unico Dio. La nostra gioia è stata ancora più grande perchè abbiamo potuto visitare i luoghi dove è vissuta santa Paola Elisabetta, perchè la sua vita di fede e di carità ha contagiato il nostro cuore. La familiarità che eamana dal suo carisma ci aiuta a rinnovare la nostra fede e a tradurla in gesti concreti di solidarietà e misericordia per chi ha bisogno di noi. Crediamo e speriamo che incontri vissuti in questo modo possano far crescere il Regno di Dio, che è giustizia, pace e comunione. Per questo desideriamo ringraziare il Signore e tutte le persone che si siono impegnate e dedicate a rendere possibile questa esperienza. Nella nostra lingua grazie si dice Khanimambo: lo diciamo molto molto forte alle famiglie che ci hanno accolto, ai giovani che hanno condiviso tutto durante la nostra visita, a don Orcar che è stato il cuore di questa esperienza. Grazie perché la nostra amicizia é diventata piú profonda: sappiamo infatti che c’è famiglia non solo quando siamo legati dalla parentela biologica ma anche quando accettiamo di condividere le gioie e le tristezze di altri, in nome dell’unico nostro Dio. Grazie ai religiosi della Sacra Famiglia che sostengono il nostro cammino nella parrocchia di Marracuene; grazie ai religiosi e alle religiose che in Italia hanno generosamente aperto le porte delle loro case, in segno di sincera fraternità. Khanimambo a tutti. 15

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