Pensare la sofferenza

 

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quaderni netini di bioetica collana diretta da stefano modica 2

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pensare la sofferenza a cura di pietro grassi e stefano modica

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isbn 978-88-6026-133-5 © 2010 by luciano editore napoli via p francesco denza 7 80138 piazza santa maria la nova 44 80134 napoli tel fax 0815525472 0815521597 0815538888 http www.lucianoeditore.net e-mail editoreluciano@libero.it

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introduzione pietro grassi e stefano modica la spinosa e sempre rinnovata domanda circa la sofferenza interpella la nostra intelligenza e la nostra fede poiché l esperienza del soffrire raccoglie in sé stessa gli elementi più spinosi dell esistenza umana avviando cammini di ricerca e di riflessioni che possano aiutarci a prendere consapevolezza di come la dignità di un uomo sfigurato dalla sofferenza resta comunque intatta nella sua bellezza nonostante la virulenza del male il dolore è sempre stato fonte di inquietudine e di interrogazioni senza fine che divengono ancora più logoranti e gravi in quanto la sofferenza rispetto alla bellezza ed alla bontà del creato sembra stagliarsi come un assurdo ineluttabile e inesplicabile questo perchè il mondo della sofferenza umana è più vasto più variegato e pluridimensionale della medicina perchè essa è radicata nell umanità stessa e sovente è meno identificabile e meno raggiungibile dalla terapia medica i contributi offerti da illustri relatori intervenuti al i convegno internazionale di bioetica tenutosi a noto e raccolti in questo volume quaderni netini di bioetica ii pensare la sofferenza non hanno la pretesa teorica di dominare intellettualmente ciò che appare esistenzialmente non dominabile essi intendono solamente offrire timidi spunti di riflessione su questioni bioetiche emergenti pietro grassi ­ issr all apollinare ­ pontificia università della santa croce ­ roma stefano modica ­ bioeticista ­ dottorando in bioetica ­ pontificio ateneo regina apostolorum ­ roma

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6 pietro grassi e stefano modica viviamo in una società pluralista e non più in una società guidata da un codice etico comune quindi ai problemi affrontati si possono dare non solo risposte differenziate ma anche e persino risposte opposte giovanni paolo ii più di un decennio or sono nella magistrale enciclica evangelium vitae riflettendo sulla vita umana concludeva «con le nuove prospettive aperte dal progresso scientifico e tecnologico nascono nuove forme di attentati alla dignità dell essere umano mentre si delinea e consolida una situazione culturale che dà ai delitti contro la vita un aspetto inedito e ­ se possibile ­ ancora più iniquo suscitando gravi preoccupazioni» n.4 in un mondo precario e assediato dalla presenza della morte il bisogno della cura si acuisce sempre di più nonostante l esperienza della vulnerabilità e della caducità transita sui binari della ferialità di ciascuno l esistenza umana è contraddistinta da un incessante bisogno di cura che molto spesso rischia di scontrarsi con l indifferenza e il distacco la cura che è prevalentemente un atteggiamento `pratico passa per l emotività ­ pietas ­ facendo si che il sofferente trovi quella sintonia cordis che gli permette di trasmettere il proprio dolore evitando ­ con le parole di gottschikich ­ che «si stagni dentro di lui e si carichi di veleno» questo richiede l assunzione di una responsabilità di fronte all appello che proviene dalla sofferenza altrui nella quale ci trova coinvolti o affettivamente perché investe persone a noi care o professionalmente come operatori sanitari o sociali ma in entrambi i casi una riflessione bioetica non può esimersi dal pensare la sofferenza per restituire dignità a questa innegabile esperienza che investe l umano da ciò l importanza di saper leggere la sintomatologia all interno di una storia vissuta alla luce di quelle metafore che sono reperimento di senso capaci di dare forma alla sofferenza stessa metafore che pur se peculiari parlano anche il linguaggio che la cultura ha affinato per svelarne il contenuto semantico e ricomporre quell identità concettuale che consente a ciascuno di tradurre la precarietà in conoscenza e di riconoscere il proprio patire la sofferenza luogo della contraddizione ci aggredisce e ci lacera dando inizio a quella esperienza di solitudine e domanda dell altro che sottende una ricerca continua di senso nel patire oltre al dolore della sofferenza c è il dolore che lasciando intravedere il restringersi della possibilità di vita diviene inequivocabile segnale del limite ciò che contraddistingue la sofferenza umana che la rende di fatto propria

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introduzione 7 e peculiare dell uomo risulta essere pertanto proprio la consapevolezza del limite che abita ciascun essere umano per questo la pazienza che è l arte del saper patire è apertura al senso perché dilatandosi iscrive nella carne stessa dell uomo la consapevolezza di non poter sfuggire la propria condizione mortale la sperimentazione del male è un fenomeno che va oltre lo studio della pura sensazione immediata sposta l orizzonte e lo sguardo e introduce la sapienza della constatazione del legame connesso tra questa sensazione e la destinazione ultima È soltanto in una fertile solitudine quella che sconfina dalla prossimità dei volti familiari e dalle pur liete compagnie che si rende possibile udire il silenzio segreto ed indescrivibile del momento in cui la sofferenza costringe l uomo ad interrogarsi e solo riesce a svelarne l aspetto più autentico così il valore salvifico della sofferenza come si evince dalla enciclica salvifici doloris di giovanni paolo ii è una conquista della fede e della cultura cristiana anche se con l ausilio di una dimensione pienamente umana della medicina questo discorso può estendersi a tutti credenti e non credenti al fine di quel reperimento di se che soltanto la sofferenza è in grado di concedere per un arte terapeutica medica che accetti la malattia e la morte considerandola esperienza dell uomo la salvezza sarà data allora non solo e non tanto da un ritorno alla completa guarigione dell organismo colpito ma soprattutto dalla liberazione dall angoscia che nasce dall abitare il senso del limite che si accompagna sempre al dolore l assurdità di scelte estreme come l eutanasia quasi sempre nasce dall incapacità di integrare il limite della nostra finitezza e dalla non accettazione di pensare l autonomia personale solo come efficienza ciò che sconcerta di più è la pretesa di legittimare razionalmente e poi anche giuridicamente il concetto che eliminare il dolore sia lecito giungendo anche a provocare la morte di un essere umano sostenuti da una pseudo antropologia fondata sul soggettivismo l utilitarismo e il relativismo etico il malato in quanto creatura fragile si presta a questo servizio di pensiero verso l altro informando di contenuti esistenziali filosofici e teologici la nostra riflessione sulla fragilità e la sofferenza questo può avvenire non emarginando la fragilità dalla nostra vita ma riconoscendola ­ pensandola ­ come caratteristica a noi propria nella drammaticità delle domande che quasi sempre essa solleva la sofferenza

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8 pietro grassi e stefano modica accende domande che implicano risposte metafisiche cioè la capacità di cogliere l essenziale e l originario che ci unisce nelle esperienze di particolare fragilità cadono le nostre illusioni le nostre difese per essere chiamati a guardare in faccia il limite proprio che ci contraddistingue questo molto spesso apre cammini di ricerca dove il perché esula da ragioni sensibili e interroga l oltre la stessa tragedia greca riconosce un valore educativo all esperienza del dolore eschilo nell agamennone parla di una conoscenza attraverso il dolore v.176 la malattia e la fragilità mettono in risalto aspetti dell uomo a volte sconosciuti gli riconsegnano consapevolezze mai esplorate prima sensibilità e riflessioni mai coltivate dischiudono orizzonti ed energie nuove per trovare ­ come afferma la salvifici doloris ­ risposte soddisfacenti perché la sofferenza non diventi più terribile nella nostra società della performance di quale progresso si parla quando un numero crescente di persone sono emarginate o escluse a causa di un handicap o di una malattia di uno scacco professionale di una pressione eccessiva di una differenza culturale o di una difficoltà ad integrarsi in un sistema educativo una sofferenza alla quale non si riesce a dare spiegazione e senso diventa una sofferenza raddoppiata l offerta di un senso consente di sviluppare uno sguardo metafisico un rinvio all interiore homine dove s impone un pensare esigente radicale che non si placa nella descrizione esso richiede risposte forti che attingano al fondamento dell umano la malattia viene inoltre a ricordare all uomo la sua natura di essere limitato egli rende palese la sua vulnerabilità la sua dolorabilità e insieme a questa la necessità perché altri ci aiutino perché questa esperienza non soffra i morsi dell abbandono l essere malato si configura essenzialmente come uno stato di bisogno che si esprime in una richiesta di aiuto la malattia inoltre ricorda all uomo che la vita come la salute non sono un possesso pacifico e intangibile ma hanno il carattere quasi di una promessa per questo rivolge alla coscienza un interrogativo al quale rispondere quale speranza sostiene la tua vita con tale domanda ci siamo inoltrati nel mistero nel passaggio dall invisibile al visibile dal silenzio alla parola dall impensabile al pensabile la sofferenza oltrepassa l umano sentire per farsi distanza angoscia domanda abbandono morte e trovare nel dio-trinità la risurrezione la sofferenza sembra aprire terribili fratture tra la logica umana e le attese teologiche ma quando si dilata come donazione e

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introduzione 9 negazione totale di se per amore apre lo spazio per una silenziosa alchimia divina la trasfigurazione del dolore che si trasforma fino a diventare l amore il compito etico che a tutti si impone è di educare a gestire questo incontro inevitabile traccia sì di lacerazione ma ricerca di pienezza scaturigine dell universale fraternità della famiglia umana pensare la sofferenza in un orizzonte bioetico significa intervenire sul disagio e l isolamento che tocca la storia di tante persone le quali spesso sono qualitativamente assistite da ottime terapie ma private di quella fruizione di affetto e di attenzione che rende ragione della dignità della persona umanizzare il suo vissuto È un pensare fino in fondo è un pensare esigente e radicale che non si placa nella descrizione o nella trattazione anche bioetica delle questioni coinvolte richiede sguardi metafisici e fermenti speculativi e morali che ci restituiscano la dignità dell uomo e del suo umano tale prospettiva molto spesso è rifiutata dalla cultura contemporanea che preferisce un etica senza verità abbreviare la sofferenza di chi non ce la fa più e chiede il nostro aiuto può essere l ultimo gesto di compassione e della solidarietà questa soluzione sembra sottrarsi alla fatica di un pensare la sofferenza come momento da accompagnare la vita che finisce esige il rispetto per quei valori e quelle relazioni che ne hanno fatto parte un autentica riflessione bioetica sulla sofferenza è sollecitata a recuperare un antropologia fondata sulla verità ontologica e integrale dell uomo si esige la riscoperta di un etica della verità la quale si contrapponga ad un etica senza verità che in appannaggio alla retta ragione alla retta antropologia e a una retta coscienza morale preferisce negare all umano il suo valore di bene indisponibile per le problematiche bioetiche in questione urge la costruzione di una nuova razionalità in grado di operare un integrazione fra la razionalità delle scienze rigorose e la razionalità della vita poichè «gli uomini anche se devono morire non sono nati per morire ma per ricominciare» h arend la cultura contemporanea ha spesso denunciato i limiti del paternalismo medico in nome dell autonomia del paziente dimenticando come la malattia non esiste soltanto come astrazione esiste concretamente nel vissuto di una persona la quale intraprende un processo di cura che esula dalla sola attenzione rivolta al bios che caratterizza la sua fisicità la salute si nasconde perché è un equilibrio personale ma non privato e soggettivo tanto che può essere comunicato e ristabilito

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10 pietro grassi e stefano modica con l aiuto esterno non si può spiritualizzare il discorso sulla salute dimenticando la componente fisica però si devono ricordare anche gli aspetti spirituali che a volte possono essere fonte di guarigione insieme all ausilio di specifiche terapie l atto medico non deve essere soltanto in rapporto alla sua dimensione tecnica ma anche e soprattutto in relazione alla sua finalità che è il bene della persona attraverso la promozione di un bene integrale fra salute corporea e psichica del soggetto nel licenziare queste pagine si stagliano abbastanza chiare e su di uno sfondo non molto remoto altri aspetti e altre dimensioni che avrebbero avuto diritto di una maggiore attenzione la condivisa non inventariabilità dell uomo e dei suoi vissuti pensiamo possa giustificare i limiti imposti da una scelta quella di offrire elementi per pensare la sofferenza in una prospettiva bioetica con un occhio attento al nostro contesto culturale e con la preoccupazione di non prendere mai le distanze dall umano che è in ciascuno di noi pensare la sofferenza e la morte significa custodire le parole che ci richiamano al più alto senso di responsabilità di fronte alla vita e questo è tanto più vero quanto più l uomo crede che il morire non sia solo l esito biologico di un organismo e la sua ultima destinazione ma transito da una condizione di limitatezza ad una di infinitudine attraversata dalla promessa e dalla speranza di vita di tutte le cose.

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