Bollettino 2016

 
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Situazione economica e sociale dell'area orvietana

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A cura di Elvio Dal Bosco In collaborazione con: Elisa Fuschi, Luana Mencarelli, Stefano Paggetti, Meri Ripalvella, Antonio Rossetti

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Nel dicembre 2008 venne presentato il 16° numero del Bollettino dell’Osservatorio sulla Situazione Economica e Sociale dell’Area Orvietana, realizzato dal Comune di Orvieto con la collaborazione di ISTAT / Ufficio Regionale per l’Umbria, Regione Umbria / Agenzia Umbria Ricerche, Provincia di Terni / Servizio Politiche formative e del Lavoro e Union Camere dell’Umbria. Esperienza che, per varie ragioni, venne interrotta negli anni successivi. A livello internazionale già s’intravedevano segnali di crisi, ma nel 2008 non si immaginava che i sistemi mondiali sarebbero stati attraversati da una recessione gigantesca di tipo economico-finanziario che avrebbe travolto produzioni, occupazione, risparmio e welfare sociale, cambiando radicalmente le prospettive di vita delle persone e delle collettività, entrando in modo dirompente nelle aziende, nei luoghi di lavoro e nelle famiglie. Compreso il nostro sistema territoriale. Riprendere otto anni dopo la pubblicazione del Bollettino non significa che il peggio è passato, né che la crisi è alle spalle, ma che occorre ricominciare a monitorare lo stato di salute del nostro sistema territoriale per guardare avanti e far sì che alcuni interessanti segnali di ripresa – che pure ci sono, ad esempio nel settore del turismo - possano stabilizzarsi ed essere la base di un nuovo progresso. Significa, soprattutto, che la scelta compiuta dall’Amministrazione Comunale attualmente in carica, sentiti i vari attori dei sistemi, è quella di tornare ad analizzare in modo oggettivo il quadro socio-economico per compiere insieme ad essi le necessarie valutazioni, fare proposte, progetti, portare avanti interventi e programmi utilizzando gli strumenti e le risorse della programmazione nazionale ed europea. Otto anni dopo sono cambiate varie cose, anche gli assetti istituzionali. Le Province, ad esempio, destinate a diventare “Enti di Area Vasta” operanti per “funzioni associate” (alcune peraltro già attivate nella nostra provincia). I Comuni chiamati sempre più a promuovere politiche d’ambito territoriale in campo socio-sanitario, nella gestione dei servizi ambientali, nei trasporti. Negli ultimi tre anni, attraverso lo strumento di “Area Interna – Sud Ovest Orvietano”, Orvieto è diventata capofila di un vasto territorio a cui fanno capo 20 Comuni con un’estensione territoriale che va oltre i limiti geografici del vecchio comprensorio; le relazioni e le sinergie con i territori e i Comuni vicini di Lazio e Toscana sono “in progress” e hanno dato luogo a significativi accordi, ad esempio in campo turistico e culturale come il Distretto Interregionale dell’Etruria Meridionale o il programma “Experience Etruria” declinato a vari livelli di promozione: culturale, turistica, educativa. Non meno significativo il recentissimo riconoscimento di “Orvieto Città Europea dello Sport 2017”. Altri eventi, inoltre, come l’alluvione del novembre 2012 hanno messo in luce il tema della sostenibilità ambientale. Quella grave esperienza ha dato luogo allo strumento di pianificazione territoriale pluriennale denominato “Contratto di Fiume Paglia” per la gestione e riqualificazione del paesaggio fluviale e delle aree a rischio idrogeologico attraversate dal fiume, mediante il coinvolgimento di enti pubblici, privati, organizzazioni di categoria, associazioni locali, scuole, cittadini. Novità non solo sul piano della geografia istituzionale, dunque, che obbligano ad attrezzarsi a livello di analisi e conoscenze per interpretare al meglio queste trasformazioni.

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Dopo otto anni l’esperienza del Bollettino vede nel Centro Studi Città di Orvieto il soggetto coordinatore delle ricerche. Anche questo è il segnale di una svolta verso la valorizzazione di tutti gli asset a disposizione per lo sviluppo, a partire da quelli che gravitano attorno al mondo scientifico e universitario e della ricerca. Riprendiamo in mano dunque un’esperienza che ha un suo valore, consapevoli che è utile, anche se va rinnovata e adeguata all’attualità, va resa ancora più dinamica grazie al contributo che vorranno dare i vari “mondi” socio-economici del nostro territorio. Giuseppe Germani Sindaco di Orvieto

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Questa pubblicazione ha l’intento di riprendere e proseguire quello che per 16 edizioni fino al 2008 è stato il Bollettino dell’Osservatorio sulla Situazione Economica e Sociale dell’Area Orvietana. Perché il Centro Studi Città di Orvieto ha voluto riproporre la pubblicazione? Il primo motivo, forse il più ovvio, è proprio perché la pubblicazione si è interrotta nel 2008, e per questo abbiamo voluto farci interpreti di un’esigenza che crediamo sia avvertita dagli operatori e dalle istituzioni del territorio, quella di disporre di uno strumento di studio, raccolta e analisi di dati ed indicatori atti a descrivere la struttura socio-economica e le sue principali dinamiche. Il secondo motivo riguarda proprio il Centro Studi Città di Orvieto e la sua connaturata vocazione ad essere parte essenziale delle complessive strategie di crescita e sviluppo locale, lavorando in particolare su ricerca, competenze e talenti, contribuendo così alla complessiva crescita del territorio. E’ proprio assecondando questa vocazione che il CSCO si propone quale soggetto naturalmente deputato a recuperare il proficuo lavoro realizzato nel passato. Il lavoro contenuto in questa pubblicazione è consistito nel tracciare un sintetico profilo territoriale riferito alla situazione demografica, sociale ed economica dell’Area Interna Sud Ovest Orvietano, e che perciò si differenzia sia sotto il profilo metodologico dal Bollettino pubblicato fino al 2008 che analizzava in maniera più approfondita e strutturata una serie maggiore di dati e di variabili, che per l’ambito territoriale di riferimento, oggi rappresentato appunto dall’Area Interna. Consideriamo questa prima pubblicazione, per usare un gergo editoriale, il “numero zero” di una proposta che, nelle nostre intenzioni, dovrà essere oggetto nelle prossime edizioni di miglioramenti, approfondimenti e ampliamento delle tematiche, auspicando in questo senso la partecipazione di altri attori. E’ doveroso un sincero ringraziamento alle persone che con il loro impegno e professionalità hanno consentito al Centro Studi Città di Orvieto di realizzare questa pubblicazione: il Comune di Orvieto ed in prima persona il Sindaco Giuseppe Germani, che ha dato il massimo sostegno istituzionale; il Prof. Elvio Dal Bosco, storico coordinatore del Bollettino che ha messo a disposizione la sua preziosa esperienza; la Dott.ssa Meri Ripalvella e la Dott.ssa Elisa Fuschi, che hanno contribuito in maniera determinante alla ricerca ed all’analisi dei dati; Antonio Rossetti e Stefano Paggetti, rispettivamente Vice Presidente e Consigliere del Centro Studi Città di Orvieto che hanno contribuito attivamente alla stesura dei contenuti; la Dott.ssa Luana Mencarelli che ha curato l’editing della pubblicazione. Matteo Tonelli Presidente della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto”

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1 Introduzione di Antonio Rossetti L’indagine esperita ha mostrato un habitat dai contorni non significativamente diversi, soprattutto per quanto attiene alle loro dinamiche, da quelli della regione e della nazione. Tali tendenze sono, ovviamente, indotte dalle ricadute in termini di economia reale della crisi finanziaria dei mutui subprime, avviatasi nel 2007. In un contesto di stasi della domanda privata e degli investimenti pubblici, vincolati dal patto europeo di bilancio, la dinamica delle nuove iniziative imprenditoriali non è stata particolarmente intesa: nel periodo compreso dal 2001 al 2011, il numero delle imprese attive e dei loro addetti è aumentato a Orvieto del 4%, significativamente meno del 7% circa nella regione dell’Umbria; parallelamente più contenuto è risultato l’incremento del numero degli occupati, aumentato di quasi il 10% a Orvieto, contro l’11,9% ed il 12,5%, rispettivamente di Provincia e Regione. Particolarmente critica risulta la variabile dimensionale delle realtà imprenditoriali orvietane. Com’è stato dimostrato teoricamente e verificato empiricamente, sembra esservi una relazione diretta tra dimensione media di un gruppo di aziende e la performance economica di tale cluster. Il tessuto produttivo orvietano appare sensibilmente baricentrato sulla piccola impresa (fino a nove addetti) che presenta un’incidenza sul totale di oltre il 95%. E’ evidente che la contenuta dimensione, in un contesto caratterizzato dalla necessità di competere in mercati globali, in molti casi non consente di sviluppare economie di scala e di scopo che possano generare risorse utilizzabili per ricerca, innovazione e marketing. Anche l’accesso al mercato dei capitali è ovviamente maggiormente complesso per piccole realtà imprenditoriali1. Gli aspetti demografici sono anch’essi isomorfi con la descritta situazione di stasi: la popolazione residente si è ridotta (dal 2003 al 2016 la popolazione residente è calata dello 0,21%), nei comuni delle Aree Interne vi è stato un contenuto incremento (0,85%), a livello regionale si è palesata una sostanziale crescita (7,3%). In generale, la stasi demografica e l’allungamento della vita media hanno innalzato l’indice di vecchiaia. Tali circostanze hanno molteplici impatti economici. In primo luogo, sulla crescita del PIL che dipende sia dagli incrementi di produttività sia da quelli della forza lavoro impiegata2. In secondo luogo, ceteris paribus, saranno 1 “Vi è certo evidenza che le piccole imprese, in particolare nell’ambito dei distretti industriali, hanno avuto un ruolo importante per l’economia italiana negli anni ottanta e novanta, ma ora esse sono insufficienti a garantire la crescita di un’economia basata sull’innovazione, sulla conoscenza, sulla ricerca” (cfr. I. Visco, “Investire in conoscenza”, Il Mulino 2009, pag. 26). 2 Analisi di lungo periodo mostrano che le due variabili pesano all’incirca per il 50% nello spiegare la dinamica reddituale (cfr. T. Piketty “Il Capitale nel XXI^ secolo”, Bompiani, 2014 pag. 120).

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2 necessari maggiori finanziamenti di tipo assistenziale. In terzo luogo, le scelte - in termini di volume e tipologia - di consumo, nonché quelle d’investimento, caratterizzate da una maggiore avversione al rischio ne risultano influenzate. Infine, l’età media ha ovvi impatti sulla capacità innovativa di un’area economica. Per converso, nello stesso periodo, è risultata esponenziale la crescita degli immigrati, triplicati in Umbria e nel complesso dell’Area Interna dell'Orvietano, e addirittura quintuplicata nel comune di Orvieto. La stasi demografica ha implicato, malgrado il contenuto assorbimento di forza lavoro, un contenimento del tasso di disoccupazione, che è rimasto sostanzialmente stabile nel periodo 2001-2011, contro il sostanziale incremento a livello regionale (da 6,75% a 9%). Da un punto di vista allocativo, metà dei lavoratori orvietani è occupata nel settore terziario (50,8%), con una tendenza all’aumento rispetto al 2001 (+3,7%); l’altra metà degli occupati orvietani si distribuisce quasi equamente fra il settore commerciale (22,7%) e il settore industriale (19,9%). Molto significativa è l’incidenza degli addetti alle professioni ad alta specializzazione (33,7%) che supera di quasi otto punti percentuali la media delle Aree Interne (24,9%) e di circa il 2% quella regionale e quella nazionale. Un punto di forza appare prospetticamente rappresentato dal livello di scolarizzazione superiore: Orvieto presenta un valore notevolmente maggiore sia rispetto a quello delle Aree Interne, sia in confronto con la media nazionale, ma sostanzialmente in linea con la media umbra. Tale dato riveste, in un contesto di redditività futura, notevole importanza e attesta la rilevanza del capitale umano nell’economia della conoscenza: studi empirici misurano la profittabilità dell’investimento in conoscenza con valori a due cifre3. In termini di scelte di portafoglio, un trend di crescita dei depositi abbastanza significativo si è interrotto nell’ultimo anno, quando la variazione dell’aggregato ha palesato una flessione superiore al 4%. Una dinamica non molto diversa hanno mostrato i prestiti bancari che, nel periodo, sono saliti grosso modo allo stesso tasso dei depositi. Tuttavia, il profilo dei prestiti presenta un primo periodo - che si conclude con la crisi bancaria indotta dalla vicenda statunitense dei mutui subprime e del default della Banca Lehmann di New York nell’estate 2008 - durante il quale ogni euro di deposito si è trasformato in quasi 1,8 euro di prestiti, e la fase successiva, fino al 2015, in cui il rapporto impieghi / depositi è risultato inferiore al 130%. Tale dinamica è ben colta dal moltiplicatore dei depositi, maggiore nel sistema 3 “Le stime per singolo titolo di studio prodotte dall’OCSE indicano che il rendimento di un diploma di scuola secondaria superiore, pari per un ragazzo italiano all’11,2%, è inferiore a quello di un americano (16,4%), di un inglese (15,1%), di un canadese (13,6%) e di un francese (13,5%)” (cfr. I. Visco, op. cit. pag. 43).

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3 creditizio orvietano rispetto al dato provinciale sino al 2009, poi inferiore. Si può sostenete che il sistema creditizio orvietano ha palesato una buona tenuta nella capacità di finanziare l’economia: i saggi di variazione dei prestiti, con l’eccezione del 2014, sono superiori sia a livello provinciale sia a quello regionale che nazionale; tuttavia si presenta, in linea con il dato provinciale, un significativo gap nel moltiplicatore dei depositi rispetto al dato regionale e, soprattutto, a quello nazionale. Questo potrebbe essere spiegato da una serie di ragioni, in primis una più contenuta dinamica delle opportunità d’investimento industriale, frutto di una recessione più profonda di quanto non sperimentato a livello nazionale, riverberatasi in una domanda di credito meno dinamica. Da ultimo, potrebbe essere un atteggiamento del sistema creditizio locale di fronte al rischio di credito, forse indotto da un problema di scarsità relativa di garanzie di varia natura. Un focus su uno dei settori trainanti dell’economia locale, quello della ricettività, ha mostrato una diminuzione degli arrivi e delle presenze tra il 2006 ed il 2009, anno durante il quale i flussi sono tornati a crescere fino a tornare sui valori d'inizio periodo nel 2013 per continuare poi con incrementi annuali più marcati nel 2014 e nel 2015. Tuttavia, la permanenza media nelle strutture ricettive subisce un calo generale coerente con la tendenza regionale: in particolare il settore alberghiero è in calo costante fino al 2013, mentre il settore extra-alberghiero ha vissuto in questi ultimi 10 anni una forte espansione. L’osservazione dell’economia locale, colta come tutto l’Occidente in una fase di profonda recessione, ha tuttavia fatto emergere alcune peculiarità. In particolare, i dati strutturali legati alla contenuta dimensione aziendale e all’invecchiamento della popolazione, possono amplificare e allungare gli effetti della crisi che, attraverso vari canali, ha influenzato il processo di offerta di finanza da parte del sistema creditizio. Un punto di forza è rappresentato dal capitale umano, attesa l’elevata incidenza degli addetti alle professioni ad alta specializzazione ed il livello di scolarizzazione superiore. Tuttavia, l’offerta di tale input di produzione si può trasformare in sviluppo territoriale solo a condizione che, parallelamente, vi sia un habitat favorevole al suo impiego produttivo. In mancanza di tale requisito, nel lungo periodo, il capitale umano potrebbe andare a incrementare l’esportazione di knowhow nei confronti di quelle aree a maggiore tasso di profittabilità.

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4 La microstruttura del settore produttivo orvietano di Elvio Dal Bosco Il censimento industria e servizi nel 2001 e 2011 La tavola 1 - i cui dati sono ripresi dal “Nuovo censimento dell’industria e servizi per il 2001 e 2011” - riporta i dati delle imprese divisi per i quattro territori interessati; da essa si evince che il numero delle imprese attive e dei loro addetti è aumentato nel decennio a Orvieto del 4 %, significativamente meno del 7 circa nella regione dell’Umbria, mentre nella suddivisione delle unità locali4 (tav.2), l’incremento degli addetti è superiore a Orvieto (6%) rispetto alla regione (5%). Tavola 1 - Imprese attive, numero di addetti, lavoratori esterni e temporanei nel 2001 e nel 2011 Numero imprese attive Numero addetti 2001 2011 var.% 2001 2011 var.% Orvieto 1.855 1.931 4,1 5.910 6.147 4,0 Comprensorio orvietano 3.257 3.331 2,3 9.384 9.619 2,5 Provincia di Terni 15.365 16.701 8,7 55.089 55.742 1,2 Umbria 64.368 69.332 7,7 225.173 240.215 6,7 Numero lavoratori esterni Numero lavoratori temporanei 2001 2011 var.% 2001 2011 var.% Orvieto 260 131 -49,6 6 2 -66,7 Comprensorio orvietano 363 176 -51,5 13 2 -84,6 Provincia di Terni 2.280 1.955 -14,3 138 284 105,8 Umbria 8.493 6.492 -23,6 722 1.331 84,3 4 L'unità locale dell'impresa corrisponde a un’impresa o ad una parte di un’impresa situata in una località topograficamente identificata. In tale località, o a partire da tale località, una o più persone svolgono (lavorando eventualmente a tempo parziale) delle attività economiche per conto di una stessa impresa (secondo il regolamento del Consiglio Europeo N. 696/1993). Le unità locali rappresentano quindi diverse localizzazioni presso le quali un'impresa esercita una o più attività.

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5 Tavola 2 - Unità locali delle imprese e numero di addetti nel 2001 e nel 2011 U.l. di imprese attive Numero addetti 2001 2011 var.% 2001 2011 var.% Orvieto 2.077 2.147 3,4 6.455 6.846 6,1 Comprensorio orvietano 3.629 3.673 1,2 10.257 10.674 4,1 Provincia di Terni 16.760 18.066 7,8 57.245 60.156 5,1 Umbria 69.799 74.886 7,3 237.170 249.162 5,1 Le due tavole successive riguardano il numero delle unità locali (tav.3) e dei loro addetti (tav.4) per classi di numerosità di questi ultimi. Il tessuto produttivo orvietano appare sensibilmente baricentrato sulla piccola impresa (fino a nove addetti) che presenta un’incidenza sul totale di oltre il 95%. E’ evidente che la contenuta dimensione, in un habitat caratterizzato dalla necessità di competere in mercati globali, in molti casi non consente di sviluppare economie di scala e di scopo che possano generare risorse utilizzabili per ricerca, innovazione, marketing. Anche l’accesso al mercato dei capitali è ovviamente maggiormente complesso per piccole realtà imprenditoriali. Tuttavia, si osserva un miglioramento relativo nella composizione: le piccole unità produttive (1 e 2 addetti) scendono da 71,7% a 66,8% a favore delle classi di 3-5 e 6-9 addetti, mentre la classe più elevata, oltre 100 addetti, rimane con lo 0,1% a metà di quella regionale.

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Tavola 3 - Unità locali delle imprese per classi di addetti nel 2001 e nel 2011 Classi di addetti Provincia di Terni Numero Composizione in % Comprensorio orvietano Numero Composizione in % Orvieto Numero Composizione in % 2011 2001 2011 2001 2011 2001 2011 2001 2011 2001 2011 2001 1 9.725 9.410 53,8 56,1 1.854 1.961 51,8 55,3 1.063 1.077 49,5 51,9 2 2980 3165 16,5 18,9 620 681 17,3 19,2 372 412 17,3 19,8 3-5 2845 2540 15,7 15,2 616 548 17,2 15,4 397 359 18,5 17,3 6-9 916 806 5,1 4,8 206 196 5,8 5,5 137 127 6,4 6,1 10-19 577 539 3,2 3,2 127 109 3,5 3,1 77 65 3,6 3,1 20-49 240 213 1,3 1,3 44 43 1,2 1,2 32 29 1,5 1,4 50-99 55 50 0,3 0,3 7 7 0,2 0,2 6 6 0,3 0,3 oltre 100 34 37 0,2 0,2 2 2 0,1 0,1 2 2 0,1 0,1 Totale 18.066 16.760 100 100 3.579 3.547 100 100 2.147 2.077 100 100 6

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7 Un andamento simile si evince anche dalla tav.4, ma in questo caso la posizione di Orvieto migliora nella classe più alta con oltre 100 addetti, che sale 3,4% nel 2001 al 4,9% nel 2011, mentre la quota regionale scende da 13,1 a 12.

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