Alien Protocols

 

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omaggio Wonder Stories dicembre 1934 “The Alien Room” di W.P.Cockroft con un plot remix

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26/10/2016 NON EDIZIONI ALIEN PROTOCOLS CHIP65C02 http://mia-fantascienza.blogspot.com | Collana JDAB

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✔Note Legalesi. Il webmaster 6502 & Terminetor Magnetico ha costruito un omaggio Wonder Stories –dicembre 1934- in particolare al racconto “The Alien Room” di W.P.Cockroft, assemblando un plot remix: l’obiettivo del racconto é intrattenere, divertire, incuriosire il lettore. In nessun caso sono collegate al testo o all’autore, le persone, enti, organizzazioni e quant'altro citato direttamente od indirettamente nel testo. È importante tenere presente che ogni riferimento esplicito od implicito a fatti o persone, enti, organizzazioni, eventi, circostanze future o presenti o passate che taluni lettori possono riconoscere od associare è del tutto casuale ed immaginario. L'ebook.pdf è no-profit, l’autore non persegue nessuno scopo di lucro o profitto diffondendo online il materiale assemblato. Il volume è liberamente stampabile in tutto od in parte, è inoltre distribuibile senza alcuna limitazione legale, purché non ne sia alterato il suo contenuto e siano rispettate le condizioni di Copyleft(by-nc-nd) 2 A tale proposito ricordo che questo documento non è un sito d'informazione e nemmeno un risultato di un prodotto editoriale, l'ebook in PDF non contiene immagini di qualità, per cui la resa grafica dovrebbe essere alquanto limitata. L’ebook dovrebbe essere facilmente stampabile ed intuitivamente rilegabile o spillabile in un vero libro già correttamente impaginato. Le immagini non dovrebbero essere coperte da copyright, le ho trovate con google.images e le ho lasciate in RGB e convertite in bianco e nero a 96dpi per complicare la stampa. E’ possibile che altre foto reperite con google.images io le abbia sintetizzate artificialmente mantenendo l’RGB per gli scopi letterari, oppure degradate in scala di grigio. In ogni caso le fotografie restano di proprietà dei loro legittimi proprietari bla, bla, bla... Non è "garantita al limone" la resa grafica ed il processo di stampa di cui ogni utente ne assume la piena responsabilità. Il webmaster non si assume la responsabilità della completezza dell’informazioni pubblicate, dei problemi, danni di ogni genere che eventualmente possono derivare dall'uso proprio od improprio di tale file, dalla stampa, dall'interazione e/o download di quanto disponibile online. Tutti i marchi, loghi, organizzazioni citati direttamente od indirettamente sono di proprietà dei loro legittimi proprietari bla, bla, bla... tutelati a norma di legge dal diritto nazionale/internazionale, bla, bla, bla... legalmente registrati ecc... sì insomma dai!, non dite che non avete capito!. ✔Testo ottimizzato per una fruizione digitale in PDF ✔Testo ottimizzato per la stampa in fronte retro ✔Testo ottimizzato anche per la stampa “non in fronte retro” “Alien Protocols” stampato 26/10/2016 (v1.0) é in COPYLEFT(BY-NC-ND) ➜ http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/ 6502 & Terminetor Magnetico ➜ http://mia-fantascienza.blogspot.com

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Indice Prefazione: omaggio a Wonder Stories –Dicembre 1934-…………..... pag. 4 Capitolo 1-Il ritorno ………..………………………………….…….……. pag. 6 Capitolo 2-Alien Protocols ………………..…….……………..….….. pag. 11 3

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Prefazione: omaggio a Wonder Stories, inverno 1932 Questo ebook vuole essere un omaggio alla rivista Wonder Stories, dicembre 1934 in particolare al bel racconto “The Alien Room” di W.P.Cockroft 4 Il plot originario narrato in flashback, è così sintetizzabile: una spedizione d’esploratori durante una tempesta di neve, ritrova sul monte Everest, semisepolto nella neve, una strana costruzione metallica a forma di cono. Nel piccolo locale interno è poi scoperto un teschio non umano, di un essere molto alto con un’enorme cranio. I poco accorti esploratori europei in missione nel Tibet, nell’osservare il criptico ambiente che gli circonda, vagliano diverse ipotesi su cosa possa essere lo strano locale. Alla fine, per poter uscire dall’angusto locale, gli esploratori premono pulsanti a caso, sperando di far riaprire la porta che si era chiusa dietro le loro spalle, quando avevano varcato la soglia. A loro insaputa i quattro ignari esploratori hanno invece attivato il decollo rapido del mezzo alieno, che all’improvviso parte a razzo verso lo spazio. Solo un esploratore sarà sbalzato fuori dall’astronave, perché sulla soglia del portello d’uscita che s’era finalmente aperto. Il sopravvissuto sorpreso ed inorridito dalla reale scoperta, rientrerà al suo campo

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base, scrivendo le sue ult ime memorie, prima di morire di stenti per lo sforzo compiuto, durante la severa tempesta di neve. Se il mezzo a forma di cono si permutasse in piramide, se lo scenario freddo ed ostile dell’Everest si permutasse nel suolo lunare, se gli esploratori fossero trasformati in un tecnico terrestre alla guida di un rover lunare, se sparisse lo scheletro alieno dal racconto, se l’astronave aliena invece di decollare lanciasse un messaggio radio: allora avremmo descritto la genesi del racconto “La Sentinella” di Clarke che a sua volta fu il seme per “2001 Odissea nello Spazio”. 5 La trama di Alien Protocols è la genesi di un quadro più ampio e complesso di racconti di fantascienza, invogliando alla lettura ;-) gli utenti della collana JDAB al fine di canalizzarli anche sulle altre Saghe di Mia-Fantascienza e viceversa!. Questo ebook fa parte della co llana JDAB-Joint Direct Attack Book, una serie di testi in PDF, composti da remix, porting in multitrama, remake, di tutti quei racconti di “Amazing Stories & Wonder Stories & IF worlds of science fiction” che sono meritevoli di una moderna rivisitazione SciFi, a mio gusto personale!. Saluti e buona lettura! Chip65C02

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Capitolo 1-Il ritorno. 6 Al posto di guardia S3 dell’Area-51 erano le 3:02 di notte, le luci della baracca erano spente come da procedura, erano però accesi tutti i computer che illuminavano con il proprio flebile colore verdastro, il piccolo locale. Joyce Maxwell era in servizio, ma era andato in bagno portandosi dietro il giornale ed il suo Mp5, come da regolamento. Il suo superiore Barton Wiley era seduto sulla poltrona, sorseggiava una tazza di caffè bollente, mentre seguiva con meticolosa attenzione, quanto le telecamere ad infrarossi ed i radar di superficie, scansionavano. All’improvviso dentro al check point comparve dal niente, restando a mezz’aria, una biglia di luce blu che esplose silenziosa, dilatandosi in una grande e luminescente enorme sfera blu, all’interno della quale ebbero a materializzarsi tre alieni. Tutti e tre le EBE erano alte circa tra 1mt-1,20mt, erano pelati, avevano un grande testone, privo di cigli, imberbi, carnagione molto chiara, con due grandi occhi neri privi di pupilla dall’aria innocente. Corporatura simile a quella di un bambino di 10-12 anni, tutti e tre gli alieni indossavano una tuta aderente di color alluminio dai vaghi riflessi blu. -Santa Merda!- fu quello che riuscì a dire Barton Wiley mentre si era voltato sulla sedia, ritrovandosi istantaneamente “freezato ed incosciente”, mentre era ancora seduto impugnando la sua tazza di caffè. Nel frattempo uscì dal piccolo gabinetto Joyce Maxwell il

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quale si trovò a sorpresa i tre piccoli alieni tra i piedi, dato che le EBE erano ferme e silenziose in mezzo alla stanza, mentre Barton Wiley era immobile come una statua di sale, davanti alla propria console di guardia!. 7 -Ciao Ezezel- disse a mezza voce Maxwell, mentre appoggiava il suo Mp5, rivolgendosi al primo alieno che gli era di fronte. Il secondo alieno alla destra di quello che Maxwell aveva salutato, si fece avanti e disse –Sono io Ezezel. Lo so che te ancora fai fatica a distinguerci: Nathan Never, Xeon, io e gli altri di cui non sai il nome. Il tuo problema è simile al nostro; anche noi facciamo fatica a riconoscervi, voi terrestri sembrate tutti uguali!.- Poi Ezezel si girò di scatto, dette un brusco nocchino nella testa dell’alieno che gli era accanto. Questo fece un rapido passo indietro, emettendo un grido acuto, s’allontanò da Ezezel, mentre l’alieno si tastò un po’ dolorante la fronte, usando la sua piccola mano destra. Maxwell era imbarazzato e non sapeva cosa dire, quindi rimase fermo ed in silenzio. Ezezel si voltò e riprese a parlare -Il testone ha scambiato Barton Wiley per Joyce Maxwell, facendoci comparire in mezzo al posto di guardia, mentre te eri in gabinetto. Barton Wiley era ancora sveglio e cosciente, così c’ha visto!. Adesso il tuo capo sa che te sei nostro amico e che noi passiamo a salutarti-

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Maxwell sorrise e disse –Beh! meglio che s iate comparsi quì, piuttosto che in bagno, quando ero a fare la cacca!... insomma… sarebbe stato imbarazzante!- Maxwell poi alzò la testa verso il soffitto, quasi che fosse stato attratto da qualcosa che silenziosamente stesse ronzando sopra di lui. Con suo grande stupore, Maxwell s’accorse che sul soffitto della baracca, accanto alla lampada spenta e seguendo il tragitto del filo dell’impianto elettrico, c’era uno strano oggetto piattiforme. Il picco lo UFO era traslucido, pareva una specie di drone a forma di disco volante con al centro una bolla di vetro, con dentro una sorta di telecamera di forma cilindrica. L’oggetto alieno si muoveva lentamente, silenz ioso, magicamente mezzo incastrato nel soffitto, l’oggetto attraversò la stanza poi scomparve in modo etereo dal posto di guardia, attraversando i muri!. Un secondo drone fantasma era semi annegato tra il soffitto ed il tetto, era comparso dal niente; sostava sopra Barton Wiley che era addormentato. L’oggetto era di forma circo lare, al suo interno un grosso quadrato inscritto nel telaio circo lare, s imile ad un monitor traslucido, mostrava grandi simboli alieni lampeggianti, d’ignoto significato, la cui luce eterea, illuminava il corpo di Wiley. 8 -WOW!, Ezezel, sono roba tua quei droni?!. Ma come fate a passare attraverso le pareti in silenzio?! E cosa sarebbe quel coso?!- Ezezel non rispose, prese invece la parola il terzo dei tre alieni, mentre il secondo alieno continuava a massaggiarsi la propria testolona, mantenendo una prudenziale distanza di sicurezza da Ezezel. Il terzo alieno che sostava fermo e silenzioso alle spalle di Ezezel non disse il suo nome, si limitò a far presente che gli alieni sapevano che Joyce Maxwell scriveva di fantascienza usando uno pseudonimo. I prezzi dei suoi ebook in internet erano molto bassi. Inoltre mo lti dei libri di Maxwell erano gratuiti e nessuno era un best seller. A parere dell’alieno, Maxwell non ci sarebbe mai diventato ricco con quell’attività. L’alieno voleva sapere perché

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Maxwell si comportasse così, mentre tutti gli altri umani pubblicavano le loro opere, di solito solo a pagamento. Maxwell sollevò le sopracciglia e rispose –Ne ho già parlato con Ticky… anzi, con Ezezel. Vorrei contribuire a cambiare le condizioni iniziali al contesto! – poi l’uomo si mise a sedere su una seggiola, perché si sentiva imbarazzato della sua altezza, rispetto ai tre piccoli amici alieni. 9 I tre alieni si guardarono in volto, ma non dissero niente. L’alieno che aveva iniziato a parlare commentò laconico –E’ osmosi- -Cos’è?!- chiese Maxwell incuriosito. Ezezel rispose –Lui dice che io studiando gli umani, introiterei abitudini aliene, ossia terrestri. Te parlando con me, acquisiresti inconsciamente delle nostre usanze. In effetti, per noi donare è cosa più gradevole di quanto sia il ricevere qualcosa da terzi o dalla comunità, dato che nel nostro mondo non esiste il superfluo!.- Maxwell si grattò la testa poi commentò –Mboh?!, io non c’avevo mai pensato a questa cosa!- -Allora continueremo a dirti cose, così potrai scriverne nei tuoi ebook- aggiunse il terzo alieno, mentre il secondo alieno aveva smesso di massaggiarsi la testa e puntava uno strano artefatto, luminescente e lampeggiante, davant i al volto di Barton Wiley. -Vuoi visitare un Wannabau?!- chiese Ezezel, rivolgendosi a Maxwell –Il Wannabau è un nostro vecchio mezzo da ricognizione!. Lo usiamo ancora per i pianet i che non sono abitati. Potrai così scriverne nelle tue fiabe, mescolando il vero al falso!- -Wow!, sì!, ma che state facendo a Wiley?!- chiese Maxwell che osservava incuriosito lo strano e criptico artefatto alieno.

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-Niente- rispose Ezezel –Lo convinciamo d’essersi addormentato prima della nostra materializzazione, così non ricorderà mai d’averci visto in modo cosciente.- Due alieni poi presero per mano Maxwell, mentre Ezezel gli si pose davanti a poca distanza, alzò il braccio sinistro dove sul polso aveva una sorta di picco la pulsantiera, poi all’improvviso i quattro scomparvero dal posto di guardia, implodendo silenziosi in una grande bolla di luce blu. 10

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Capitolo 2-Alien Protocols L’hangar dell’astronave aliena sembrava quello di una portaerei americana della seconda guerra mondiale, era molto buio con poche flebili faretti direzionali provenienti dal pavimento, che illuminavano il profilo di un picco lo disco volante in sosta. Nel grande hangar vuoto, l’oggetto in forte penombra sembrava ancora più piccolo di quello che era in realtà. Maxwell osservò il Wannabau, con Ezezel che gli illustrava rapidamente le caratteristiche del mezzo e l’angusto vano di pilotaggio. 11 Nel frattempo Maxwell ebbe a notare che l’alieno con il soprannome di Nathan Never comparve nell’hangar e si diresse rapido e deciso in una sorta di grande vano sferico, al cui interno dominava un’intensa luce bianca. Maxwell smise d’interessarsi al Wannabau e rivolse tutta la propria attenzione a cosa stava accadendo dentro il grosso vano circolare, che il generale dei Marines A l Zakosky aveva già visitato in “Warning Area 51”, accompagnato da Tehia. Comparve dal niente una grossa sfera di luce da cui scese una sorta di scala a gradini da cui fu difficile dire se il MiB scese oppure se ebbe a materializzarsi. Era proprio un Men In Black, dalle sembianze di un normale essere umano, l’uomo era vestito come un becchino. Scarpe nere di cuoio, pantaloni neri, camicia bianca, cravatta nera, giacca nera, occhiali neri. L’alieno ed il MiB parlarono per pochi attimi, poi comparve quello che sembrava essere un Ranger dell’Us Army che scambiò quattro parole con l’alieno e poi il militare scomparve. L’alieno poi porse una piccola fialetta di vetro al MiB, il quale osservò il picco lo contenitore e lo ripose in tasca, risalì i gradini, dissolvendosi nel varco di luce. -Wow- disse Maxwell –un MiBUn alieno disse che circa i MiB ne avevano già parlato sia con il sergente Jackons, con il tenente Colin ed anche con l’archeologo Marck Jackson, dentro “intervista dalle colonie Extramondo” per cui non c’era altro da aggiungere. Ma Ezezel prese la parola e disse che poiché Maxwell avrebbe composto un racconto di fantascienza, era

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giusto che sapesse dei protocolli alieni, poi indicò a Maxwell un monitor sull’astronave, che s’accese e l’apparato alieno iniziò a produrre rumori e mostrare immagini in bianco e nero. 12 Era notte ed era molto buio, la scena mostrata dal monitor si svolgeva da qualche parte in Africa, almeno a giudicare dal panorama. Era un villaggio africano povero e sconosciuto, dove non c’erano strade asfaltate e non c’erano cartelli stradali o nomi di località. Il MiB era traslucido ed era comparso dal niente, era co me se fosse stato inquadrato da una criptica telecamera che lo riprendeva sempre di spalle, in alto alla sua destra. Il MiB camminò con passo deciso ed incurante di tutto, verso una grande capanna circo lare che era costruita di fango, sterpaglia con degli infissi di legno, senza vetri. Il MiB passò attraverso le pareti come se non fossero esistite. Tutti all’interno della casa dormivano, alcuni in letti, altri erano stesi su materassi in terra. Mo lti russavano, mentre nel centro della stanza si notavano le braci ancora rossastre, con sopra una povera pentola di metallo che era vistosamente sporca di farina. Ai bordi delle ceneri, una torre di piatti e posate era accatastata una sull’altra. Il MiB si diresse deciso verso un bambino di circa 8 anni, di co lore, con i riccio li, dormiva alla grossa steso su un fianco e dava le spalle al MiB. Il MiB prese la fialetta dalla sua tasca, ne estrasse della polvere bianca e la spalmò delicatamente su entrambi i palmi delle mani del bimbo. Il monitor mostrò poi quello che era il corridoio di uno stabile, probabilmente un condominio. Il Mib appariva ancora traslucido,

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sempre inquadrato da una misteriosa telecamera che lo riprendeva di spalle, l’essere passò attraverso le pareti e le porte chiuse della struttura abitativa come se queste non fossero esistite. Il MiB si recò in una piccola stanza da letto dove un uomo cinese, dormiva da solo, nel suo letto. Era forse un militare cinese, almeno era quanto si poteva inferire osservando la divisa con molti gradi militari, che era metico losamente ripiegata su una sedia vicino al letto, con accanto degli stivali militari. Il MiB estrasse la misteriosa fialetta, prese ancora di quella criptica polvere bianca e ne spalmò un po’ sui entrambi i palmi del militare cinese. 13 Nel monitor che osservava Maxwell, il MiB ricomparve ancora una volta, inquadrato in terza persona di spalle. L’essere era adesso in una base militare: c’erano molti carri armat i M1 Abrams, fermi e parcheggiat i ed illuminati dai lampioni di grosse luci militari, per cui Maxwell ebbe modo di riconoscere le insegne militari Egiz iane. Il MiB estrasse la misteriosa fialetta, poi ebbe a scomparire per ricomparire subito sopra la torretta del carro, dove spalmò la misteriosa polvere aliena. Infine il MiB ebbe a rimaterializzarsi all’interno di una stanza ampia e buia. Il MiB era ancora inquadrato di spalle da una criptica telecamera posta in alto alla sua destra. Quello che si poteva capire dal monitor era che le tende del vano erano oscurate e l’unica cosa vistosa che emergeva, erano i mo lti rumori di traffico d’auto. C’era però in primo piano un grande tavo lo rettangolare in legno, con molte sedie. Alle paret i c’erano alcuni monitor televisivi, mo lti telefoni e vari computer, radio da campo, tutti equipaggiamenti spenti. Forse era una sala riunioni oppure un quartier generale di qualcosa, pensò Maxwell. Il MiB estrasse la fialetta, prese ancora della polvere e la soffiò sul tavolo riunioni. Il monitor sull’astronave si spense ed Ezezel disse che Maxwell doveva tornare al suo posto di guardia, il suo superiore Wiley non avrebbe ricordato niente della visita degli alieni.

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Maxwell esordì –Un bambino africano di circa otto anni di colore, un alto militare cinese, un carro armato M1 Abrams egiziano, forse una sala riunioni. Ma che storia di fantascienza è mai questa?! Cosa mai ci posso scrivere sopra?! E perché il MiB ha sparso sulla torretta di un carro armato e sul tavolo di una stanza, sui palmi delle mani del bimbo e del militare, quella misteriosa polvere invisibile?!- 14 -Dobbiamo andare, ma parleremo ancora!- disse Ezezel.

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