IDEA APRILE 2015

 

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Giornale della Parrocchia Immacolata di Adelfia (BA)

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D Parrocchia Immacolata ANNO 28 - n. 85 - Aprile 2015 Piazza Galtieri, 34 - 70010 Adelfia - Tel e Fax 0804594746 http:/www.adelfiaparrocchiaimmacolata.it E-mail: dtonio.lob@virgilio.it “Santa Maria, donaci, ti preghiamo, il gusto della vita. Facci assaporare l'ebbrezza delle cose. Offri risposte materne alle domande di significato circa il nostro interminabile andare. Donna del primo passo, fa' che i nostri sentieri siano, come lo furono i tuoi, strumento di comunicazione con la gente, e non nastri isolanti entro cui assicuriamo la nostra aristocratica solitudine. Se ci vedi allo sbando, sul ciglio della strada, fermati, Samaritana dolcissima, per versare sulle nostre ferite l'olio della consolazione e il vino della speranza. E poi rimettici in carreggiata. Dalle nebbie di questa 'valle di lacrime', in cui si consumano le nostre afflizioni, facci volgere gli occhi verso i monti da dove verrà l'aiuto. E allora sulle nostre strade fiorirà l'esultanza del Magnificat”. (don Tonino Bello) Chissà perché, ogni volta che leggi don Tonino Bello, Vescovo per il quale ormai si è aperto il processo di canonizzazione, ti ci ritrovi. Lui così pregava la Madonna trent'anni fa circa, noi non facciamo fatica a ripetere alla Vergine le stesse parole, oggi. “Gusto della vita, ebbrezza delle cose”: vocaboli e sensazioni e impegni che sembrano scomparsi dalle enciclopedie che consultiamo lungo il pellegrinaggio dei giorni. Ne abbiamo quasi strappato le pagine e non possiamo prendercela con nessuno: la responsabilità è nostra e soltanto nostra e le nuove generazioni pagheranno caro il nostro essere venuti meno ad una vita che non si riducesse solo a minuti ed ore e giorni ma avesse il sapore dell'eternità. Delle cose che non mutano. Di quelle che danno senso davvero. E che, ovviamente, chiedono impegno; tanto. Ci riduciamo a ricoprire il ruolo di guardiani dell'esistente, ma ci manca lo stordimento, la vertigine, il rapimento estatico. Qualcuno, ormai, ne trova solo nell'alcol, o in uno spinello, o comunque in qualcos'altro che ti fa volare per un attimo e poi ti ripiomba in quell'angoscia che è compagna, confidente, sposa 730 giorni l'anno. E sì, perché ogni giornata ti pesa almeno il doppio. Siamo un po' allo sbando, ammettiamolo. Sul ciglio della strada, anche noi. Con le ruote forate e in attesa di qualcuno che ci dia un passaggio. O che ci aiuti a far ripartire la macchina della nostra vita. Capita sovente che, facendo visita ad un anziano in attesa dell'incontro col buon Dio, lo si senta invocare, nell'ora della prova suprema, il nome della mamma. “Mamma, mamma!”. Si rimane interdetti, perché chi ha continua a pagina 3 ALL’INTERNO: Mai in nome di Dio 2 I Sacramenti 3 La Carità cristiana 4 Bellezza e rinunce 4 L'invincibilità dei 40 anni cancellata in un soffio 5 18 anni 5 Vocazione... Seminario... 5 Avvisi 6 Ridi... che ti passa 6

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PAGINA 2 D Quanto accade sul fronte del terrorismo e dell'intolleranza ci interpella tutti con grande serietà e con qualche preoccupazione. Non è una preoccupazione cupa e senza speranza, né, tanto meno, di carattere personale, ma è la doverosa presa d'atto di quanto sta accadendo lontano o vicino a noi, e va a toccare in modo barbaro persone e Nazioni, con l'evidente intento di seminare insicurezza, terrore e soggezione psicologica e culturale. Parliamo del fondamentalismo islamico, nelle forme di sempre e nelle recenti raccapriccianti aberrazioni. C'è, infatti, un elemento inedito di tale barbarie: è la violenza esibita, la crudeltà sfacciata, il parossismo angosciato. Sì, angosciato, perché tali raffinate manifestazioni di crudeltà, se da una parte vogliono ostentare spregio e sicurezza per spargere terrore, dall'altra esprimono paura e angoscia. È il panico che nasce dalla consapevolezza di essere perdenti di fronte all'incalzare della storia. Non dico che il cammino della storia porti sempre acqua limpida alla sete dell'umanità, ma esso non si può fermare. Di fronte al fenomeno dell'autoproclamato Stato Islamico e al numero di coloro che lasciano l'Europa per sposare il fanatismo omicida, l'Occidente dovrebbe fare un serio esame di coscienza e chiedersi il perché di questo arruolamento violento e suicida. Perché? Una ragione è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell'Occidente. L'anima di un uomo, come di un popolo e di uno Stato, non si può riempiere di dubbi e di cose materiali: queste sono necessarie, ma non danno senso alla vita. Il senso si trova su un piano diverso, qualitativo. Il mondo occidentale ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza. È triste pensare che il bagaglio turpe e brutale del fondamentalismo possa incendiare non pochi animi, possa scuoterli dal torpore e dalla noia di una società sempre più liquida, fino a uccidere e a perdere la propria umanità. Nessuno di noi pensa che l'Occidente sia esente da colpe vecchie e nuove, ma neppure si può negare che la cultura dei diritti fondamentali - sempre integrata a quella dei doveri - sia una conquista dell'umanità. Il Cristianesimo non può essere identificato con l'Occidente: il Vangelo è storico e metastorico, si incarna nelle culture, ma non coincide con nessuna cultura. Però è innegabile - anche se l'Europa l'ha negato per ideologia - che il lievito del Vangelo sta alla radice dell'umanesimo plenario, che ha alla base la dignità sacra di ogni uomo fatto ad immagine di Dio, Amore e Comunione. Per questa ragione non si può mai uccidere in nome di Dio: è una bestemmia contro l'uomo e contro il Creatore. Quanto è accaduto recentemente a Parigi ha suscitato giustamente l'indignazione del mondo: abbiamo pregato per le vittime e per la Francia. Abbiamo visto con compiacimento la grande marcia di protesta e di affermazione del diritto di espressione. Abbiamo visto uniti in prima fila molti capi di Stato e personalità significative. Ed abbiamo gioito. Però non abbiamo potuto non pensare anche alle migliaia di fratelli e sorelle perseguitati, straziati e uccisi perché cristiani o per motivi etnici. Abbiamo pensato che la libertà religiosa non è garantita nel 60% del pianeta e che, nelle minoranze, sono i cristiani quelli maggiormente perseguitati: “Ne muore uno ogni cinque minuti” (Rapporto 2014 sulla libertà religiosa di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, Fondazione di diritto pontificio). Avremmo voluto allora che anche la protesta per questo continuo genocidio, anche l'affermazione del diritto inalienabile alla libertà religiosa, fossero stati pubblicamente proclamati dal mondo lì rappresentato, specialmente dall'Occidente che si fa paladino dei diritti umani. Anche a questo proposito, il Santo Padre ci ha offerto una importantissima chiave di lettura: “Abbiamo l'obbligo di dire apertamente (…) ma senza offendere. (…) non si può reagire violentemente”, ma “non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede (…). Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana. E io non posso prenderla in giro. E questo è un limite. (…) nella libertà di espressione ci sono limiti” (Papa Francesco, Conferenza stampa in volo verso Manila, 15.1.2015). In sostanza, sì alla libertà di espressione, no alla libertà di offendere: è un passo avanti per superare la dittatura del pensiero unico! (dalla Prolusione del Cardinal Bagnasco all'ultimo Consiglio Permanente della CEI)

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D Siamo neonati, riceviamo il Battesimo e, senza rendercene conto, Dio entra nelle nostra vita e, da quel momento in poi, rimane per sempre al nostro fianco. Gli anni passano, nel frattempo cresciamo: ad otto anni arriva il Sacramento della Confessione, il momento in cui impariamo i dieci comandamenti del Signore, che, nonostante il termine indichi un obbligo, in realtà non sono altro che l'indicazione di una strada, di una via. Della via del bene. Eccoci, poi, a nove anni, con un bel vestitino da sposina o sposino, a festeggiare la Prima Comunione; è il momento in cui non capiamo in realtà che stiamo celebrando l'Eucaristia del Signore, il suo Corpo nel nostro: il memoriale di Gesù Crocifisso e Risorto, cioè il segno che ci ricorda che Dio ha donato suo Figlio ed Egli stesso si è sacrificato per tutta l'umanità. All'età di undici anni siamo alla Cresima o Confermazione della nostra fede, scelta fatta quasi inconsapevolmente, perché sarà proprio dopo questo Sacramento che inizieremo ad avere una nostra vita e sceglieremo cosa fare della nostra religione, del nostro Dio: la vita, la crescita, la scuola, la maturità, ci portano a riflettere sull'esistenza di un Dio, fino a farci addirittura anche abbandonare completamente la nostra fede, a volte. E poi? E poi dipende: ci sarà chi non si prenderà alcun impegno religioso, ci sarà chi sceglierà di camminare al fianco del Signore e c'è chi sarà nel mezzo; sì, nel mezzo: perché, il nostro, è quel Dio che sembra non imporci nulla, che non ci rimprovera; il nostro Dio è quell'amico che c'è sempre e comunque. A nostro piacimento decidiamo di amarlo, di odiarlo, di chiedere, chiedere e soltanto chiedere nel momento del bisogno. Nel frattempo, la nostra vita va avanti, diventiamo “grandi” e... incontriamo la persona con cui scegliamo di condividere il resto della nostra vita. E ora? Ora ci sarà chi sceglierà la convivenza, chi il matrimonio religioso perché crede davvero in questo Sacramento, continuando il cammino di fede anche con la sua futura famiglia; e poi c'è chi sceglierà il matrimonio religioso e tutti i Sacramenti per la futura famiglia perché è un bel rito, perché piace ai genitori, perché piace ai parenti, insomma perché si deve. E allora perché non fare una scelta consapevole? Un Sacramento è il segno e lo strumento mediante cui lo Spirito Santo diffonde la grazia di Dio, che ne rappresenta il suo essere. Un Sacramento, accompagnato da un cammino di fede, è una vera manifestazione della Grazia divina. Pensateci bene: che male fa pregare il Signore, seguire i suoi comandamenti, ricevere ogni Sacramento e vivere di conseguenza? Nessuno! Esatto, nessun male, anzi, camminando al fianco del Signore, camminiamo accanto a quell'amico perfetto nella fedeltà, a quell'amico che non ci lascia mai soli, aiutandoci ad essere in stato di grazia con noi stessi e con chi ci circonda. Il Signore per noi fa grandi opere: e noi per lui? Se è vero che è nostro amico, non dovremmo anche dare, invece che ricevere soltanto? Il Signore, in fondo, cosa ci chiede in cambio? Qualcosa a costo zero. Nulla di materiale, nulla di costoso, semplicemente la nostra presenza, la nostra preghiera, la nostra assiduità nel cammino di fede, la nostra carità e il nostro rispetto verso il prossimo. Ci chiede solo un posto nel nostro cuore Antonella Maggi PAGINA 3 dalla prima pagina ottanta, novanta anni, la mamma l'ha persa chissà da quanto. Eppure è lei, la genitrice, colei che ha portato in grembo, l'ultimo appiglio. Il più forte. Quello del quale ci fidiamo di più. Allora anche noi, non moribondi ma sicuramente acciaccati, leviamo il cuore alla mamma di Gesù e nostra, e la invochiamo. Come don Tonino. Come i cristiani, da sempre. Che non ci abbandoni, almeno lei. Che ci preceda, ci affianchi e ci segua. Ci circondi da ogni parte, insomma. Col suo tenerissimo amore. Troppe attese ci rallentano il viaggio dei giorni. Sovente ci bloccano. Maria, donna dal cuore intraprendente, non ci faccia tenere in conto i sorpassi ricevuti, quasi a volerli defalcare come punti dalla patente della vita dell'altro, piuttosto ci alleni ad andare incontro al fratello. Non attardiamoci: preveniamolo! Lei, “Madonna della Stella”, farà luce ai nostri passi e ci guiderà a quel Dio che tutto rende possibile. E il mattino di Pasqua sarà di risurrezione anche per noi. Buona e cristiana festa a tutti. don Tonio

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PAGINA 4 D Cos'è? Chi è'? Cambia prospettiva a questa domanda e ti cambia la vita. Chi è? La Carità è Dio! L'Amore è Dio! (1Gv4,16). Ma quanto è abusata questa espressione! Ormai, quando la senti, ti fa pensare solo al Catechismo di quand'eri bambino. E, invece, per alcuni che ne fanno esperienza - e anche per te, se lo desideri! -, che “Dio è Amore” è la Verità più concreta che c'è. Tanto vera e concreta che da 2000 anni spinge tante persone a lasciare ogni cosa per andargli dietro, a vivere senza garanzie, senza assicurazioni sulla vita, avendo come unica certezza la sua vicinanza che “non ti lascia in pace” finché tanti non hanno pace. L'Amore è Dio e ogni Amore ha origine in Lui, anche quello che vedi fuori dalle rassicuranti mura della tua parrocchia e ti sembra così distante e “sbagliato”. Ogni Amore ha come origine Dio e abita il cuore dell'uomo come marchio indelebile di quell'appartenenza originaria a Dio. Un ponte, un'alleanza tra l'uomo e Dio: Dio è innanzitutto “dono d'Amore”, l'uomo è innanzitutto “desiderio d'Amore”. Nell'Amore l'uomo e Dio si completano, si”sposano”. Questo è reso visibile da quella notte di 2000 anni fa. Questo Amore ha un Volto e un Nome: Gesù, il Cristo! Allora vivere la Carità cristiana, di Cristo quindi, è vivere alla maniera del Figlio. “Semplicemente” questo! Vivere pienamente il tuo essere battezzato e quindi innestato in Lui. Vivere portando nel cuore i suoi desideri: l'annuncio del Regno, la vicinanza ai poveri, l'ascolto del Padre, la comunione tra gli uomini. Tutto questo, perché “nessuno si perda” (Gv6,39). Questo è l'anelito che spinge, anche qui in Diocesi, tanti nostri fratelli a restituire il dono dell'essere cristiani spendendosi nel servizio nelle varie realtà caritative parrocchiali e cittadine - tanti vivono la carità nei modi più impensati e silenziosi! -, oppure nelle opere segno diocesane: il Centro d'Ascolto in via dei Gesuiti, il Dormitorio “Don Vito Diana”, che accoglie 44 uomini senza fissa dimora, l'Oasi Strade Aperte per padri separati, lo sportello Social Desk per donne vulnerabili. La passione per il Regno e per i poveri non sono un optional nella tua vita di cristiano, sono la tua stessa identità! ”Io sono una missione su questa terra”, dice Papa Francesco, non nell'ottica del “fare” ma dell'”essere per”. Buona Pasqua a tutti. E buon cammino. Suor Maria Rosaria Imperatore, alcantarina “Adelfia, mio caro paese” è il titolo di un canto popolare ed una delle affermazioni, rivisitata, che più mi affascina e mi identifica. Tante le date, tanti gli eventi, tanti gli sforzi, da parte di molti, per rendere questo mio paese sempre più caro. E' annoverato tra i paesi più “particolari” d'Italia. Solo chi è di Adelfia è ben consapevole di cosa significhi vivere questa sua bella particolarità, che bisogna anche saper apprezzare e valorizzare. A distanza di un anno, il paese si trova a rivivere una delle ultime iniziative religiose che, superando le “barriere” della particolarità, potrebbe ulteriormente aiutare gli Adelfiesi a prendere maggiore consapevolezza dell'essere unico “popolo in cammino verso Dio” (EG 111). Di essere realmente soggetto di evangelizzazione, già nel suo piccolo. Infatti, in questa società globalizzata, che ci spinge sempre più a vivere in maniera egoistica l'individualismo e la frammentazione, ecco la Chiesa che, a piccoli passi, cerca di unire il suo popolo alla sequela del suo Maestro. Carisma, necessità, profezia (date il nome che ritenete più opportuno!), fatto sta che è una delle realtà del territorio che, senza demolire o soffocare quelle che sono le singole tradizioni, che servono a tener viva l'identità dei territori che le parrocchie coinvolgono, riesce (o comunque si sforza) a vivere la bellezza della comunione, che ci fa sentire sempre più figli dello stesso Dio e fratelli di quel Gesù a cui, in questi giorni, volgiamo lo sguardo per tutto l'amore che è in grado di donarci. San Paolo direbbe: “Tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28). Come tutte le cose belle, anche la comunione, però, perché si realizzi, necessita di qualche rinuncia. E la rinuncia non è certo la perdita di identità, come qualcuno potrebbe pensare, ma soprattutto allargare l'attuale orizzonte, volgendo lo sguardo verso una cultura in grado di creare, a partire dalle tradizioni preesistenti, una nuova, costruita insieme, che possa permettere ancora oggi di scrivere nuove pagine di storia. E' certo un cammino lungo e la Chiesa, da sola, può fare ben poco, se il desiderio di comunione non comincia a scorrere spontaneo nelle vene di tutto il popolo. “Le relazioni nel popolo di Dio diventano un luogo privilegiato per trasmettere prima con la testimonianza, e poi con la parola, l'esperienza di salvezza che sperimentiamo come e nel popolo di Dio” (Brendan Lehay, vescovo di Limerick, Irlanda). Queste piccole iniziative siano perciò, per ciascuno di noi, opportunità concreta per allenarci sempre più alla vera comunione reciproca, per essere, come afferma papa Francesco, “il fermento di Dio in mezzo all'umanità” (EG 114). Giuseppe Panzarini

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D PAGINA 5 Morire stroncato da un infarto a 41 anni in un minuto, senza sintomi, sul finire di una serata trascorsa insieme a chi ami davvero. Un marito e un padre premuroso, un lavoratore come pochi, gentile e sorridente. Mai un malanno, un qualunque segnale che potesse far pensare al peggio. Se n'è andato dopo la mezzanotte, mentre la sua bambina di quattro anni dormiva profondamente. Non si è accorta di niente. Una vita serena diventa tragedia, sconvolgendo tutti: la moglie, i parenti, i colleghi del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari, un intero paese. Ti affanni nel tentativo di darti una spiegazione, ma ti rendi conto che non esiste necessariamente una ragione. Devi avere Fede e sperare che la provvidenza abbia un pensiero per te. Una morte così veloce da interrogarti profondamente sul senso di una vita che scorre veloce sotto i nostri occhi, attraverso mani non sempre pronte ad afferrare occasioni e piccole gioie. Nessun vizio, un'esistenza regolare tutta dedicata alla famiglia, sacrificando i sogni per poter sbarcare il lunario, pagare la ristrutturazione di casa e il pagamento dell'affitto, per non far mancare niente a chi ha riposto il suo futuro in quelle mani salde - al contrario delle mie - sempre capaci di fare la cosa giusta. Morire dopo qualche rantolo. Non era mai successo, tanto da far credere a tua moglie che stessi scherzando. Una morte normale, non un male incurabile, un incidente, una tragedia. Nessuna agonia. Il tempo si ferma e non riparte. Punto. Il pensiero da giovane padre diventa martellante, soprattutto perché qualche ora prima hai avuto un battibecco per un parcheggio conteso in un centro commerciale. Non ti dai pace all'idea che sarebbe potuto essere quello il tuo ultimo ricordo. Quarant'anni e sentirsi invincibili, credere di poter guardare avanti con la speranza di vedere crescere tua figlia che, se non ci fossero le fotografie e i ricordi di tua moglie - ancora sotto shock - non ricorderebbe nemmeno che faccia hai. Addio Trifone. Antonio Loconte Nell'adolescenza , uno dei traguardi più atteso da noi ragazzi, è il proprio 18esimo compleanno. Infatti, compiuti i 18 anni, si acquisiscono diritti e doveri che dovrebbero rendere quel ragazzino, fino ad allora immaturo e ancora protetto, autonomo e indipendente nelle scelte e nelle azioni, responsabile di cose nuove. Ci si affaccia al vero mondo, quel mondo che prima sembrava essere distante e sconosciuto e in cui, a 18 anni, bisogna imparare a vivere e a formarsi. Dal vivere nel 'nido', ci si ritrova a doversi confrontare con nuove realtà: la politica, l'università, il mondo del lavoro, il dover progettare il proprio futuro, doversi tracciare un sentiero che si percorrerà per il resto della vita. Si diventa piccoli imprenditori di se stessi, dovendo imparare ad investire nelle proprie capacità, con l'obiettivo di realizzare al meglio i propri sogni e progetti. Ma un ragazzo che sta per compiere 18 anni è consapevole di tutto questo? Noi, due ragazze che a breve diventeranno maggiorenni, stiamo vivendo con intensità l'attesa, ma ancora non siamo consapevoli di tutto ciò che ci aspetta. Abbiamo quasi 18 anni ma quel mondo sembra ancora tanto lontano, come se questo traguardo non portasse alcun cambiamento. Forse perché, il mondo di oggi, in cui ci stiamo per imbattere, sembra essere sempre più ostile nei confronti dei giovani, invece che offrire le migliori possibilità a quelli che saranno i cittadini del futuro. Se da un lato aspettiamo con frenesia e con desiderio di giungere alla maggiore età per ottenere la “libertà” e l'indipendenza che tutti i ragazzi della nostra età cercano, dall'altro, sapendo di arrivare impreparati a quel momento, abbiamo un po' paura di affacciarci ad un mondo in cui non sembra esserci spazio per le nostre aspirazioni. Sicuramente un ruolo importante nella vita di ognuno e, in particolare, nel periodo dell'adolescenza, lo riveste la famiglia. Infatti, l'ambiente familiare è il primo a spianarci la terra su cui seminare e a insegnarci come affrontare al meglio ciò che la vita ci porrà davanti. Nonostante tutto, si dovrebbe raggiungere una maturità che ci permetta di riuscire ad affrontare a testa alta e a superare anche le paure di un futuro ignoto. Ma, di certo, non è detto che questa maturità si raggiunga a 18 anni! La vita è imprevedibile, sorprendente e gremita di occasioni in cui la nostra maturità viene messa alla prova e non è mai abbastanza. Laura Bruno e Debora Di Nunno In questi ultimi anni ho imparato davvero a conoscere il buon Dio.Conoscendolo, mi ha guidato e mi ha protetto. Mi ha anche insegnato a non avere paura, perché Lui è con me.L'ho scoperto a piccoli passi nel cammino di discernimento vocazionale ed ora da seminarista: il Signore, piano piano, sta realizzando in me i suoi progetti. Quando ho sentito che Lui mi chiamava a fare questa scelta ho avuto paura: credevo di non esserne all'altezza e mi domandavo sempre perché avesse scelto proprio me e non un'altra persona. La stessa domanda che si pone la Samaritana al pozzo, chiedendo come mai un Giudeo chiedesse aiuto ad una Samaritana. Inoltre, non sapevo bene cosa significasse il termine“Seminario”:avevo idee molto vaghe e confuse. Ho scoperto che Dio aveva chiamato proprio me e che non si era sbagliato. Oggi a distanza di ben sette mesi da quando sono entrato in Seminario - scrivo questa testimonianza non con un volto buio ed infelice, bensì con un cuore pieno di entusiasmo, ardente, che mi spinge, con l'aiuto di Dio, ad andare avanti. Ciò però non toglie il fatto che sia una strada in salita, un percorso difficile: stare senza i miei genitori e condividere ogni momento della giornata con ragazzi che hanno esigenze differenti dalle mie è abbastanza complicato, ma mi dà anche occasione per socializzare ed essere più aperto nei confronti degli altri. Colui che ti aiuta è sempre il buon Dio, che qui ci insegnano a riconoscere non come un anziano signore che comanda e dirige la terra a guisa di orchestra, ma da Padre che ti accompagna e che si fa piccolo come te per aiutarti a capire la tua vera vocazione nella vita, pur offrendoti piena libertà di scegliere. La prima vera e propria chiamata di un ragazzo che entra in seminario non è - come spesso si pensa erroneamente - quella di diventare sacerdote, ma di intraprendere un cammino che l'accompagnerà nella propria esperienza con Dio. Anche noi, però, come tutti i ragazzi della nostra età, abbiamo il nostro genere letterario preferito, lo sport o il passatempo che più prediligiamo e vorremmo fare cose che i ragazzi della nostra età amano fare. Andare a scuola in un istituto pubblico conferma quanto ho detto:siamo chiamati ad essere come gli altri,ad essere noi stessi. Questa è la comunità del Seminario, dove io vivo; con l'aiuto di chi ci è accanto, spero di poter crescere sempre più,nell'amore verso Dio e verso il prossimo. Gioele Campanella

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PAGINA 6 D Domenica delle Palme Ore 10.30: Benedizione delle Palme in piazza V. Cimmarrusti Lunedì e Martedì santo Ore 19.00: Celebrazione del sacramento della Riconciliazione Giovedì santo Ore 19.30: S. Messa in “Coena Domini” Ore 22.30: Adorazione comunitaria Venerdì santo Ore 8.30: Lodi Ore 10.00: Adorazione dei bambini e dei ragazzi Ore 17.30: Celebrazione della Passione di N.S.G.C.; segue Processione dei Misteri Sabato santo Ore 17.00 - 19.30: Confessioni Ore 23.00: Solenne Veglia Pasquale Domenica di Pasqua SS. Messe: ore 8.00 - 9.30 - 11.00 - 19.00 Lunedì dell'Angelo: S. Maria della Stella SS. Messe: ore 8.00 - 10.00 - 19.00 Ore 11.00: Processione della Sacra Immagine Martedì dopo Pasqua Ore 18.30: S. Messa segue Processione della Sacra Immagine Un centurione all'imperatore: “Cesare, i Galli sono caduti nel nostro tranello!”. “Che polli!”. Il medico al paziente: “Devo informarla che il suo stato di salute è piuttosto critico. C'è qualcuno che vuole vedere?”. “Sì,un altro medico...”. Un comico sta raccontando in pubblico una barzelletta sui carabinieri. Ad un certo punto sente una voce che grida: “Guardi che sono dell'Arma!” e il comico: “Non si preoccupi, a lei la spiego dopo!”. “Marco è all'ospedale!”. “Ma se l'ho visto la scorsa notte che ballava con una biondina!". "Eh... il guaio è che l'ha visto anche la sua ragazza”. Cosa vince la persona più brutta del mondo? Il premio No-bel! AD USO INTERNO

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