IDEA LUGLIO 2014

 

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Giornale della Parrocchia Immacolata di Adelfia (BA)

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D Parrocchia Immacolata ANNO 28 - n. 83 - Luglio 2014 Piazza Galtieri, 34 - 70010 Adelfia - Tel e Fax 0804594746 http:/www.adelfiaparrocchiaimmacolata.it E-mail: dtonio.lob@virgilio.it “Come va la nostra fede? E' forte? O alle volte è un po' all'acqua di rose? Siamo coraggiosi o un po' tiepidi? La fede non si negozia. Sempre c'è stata, nella storia del popolo di Dio, questa tentazione: tagliare un pezzo alla fede, la tentazione di essere un po'... come fanno tutti. Ma quando incominciamo a tagliare la fede, a negoziare la fede, un po' a venderla al migliore offerente, incominciamo la strada dell'apostasia, della non-fedeltà al Signore” (Papa Francesco). “Come va la nostra fede? Il Papa lo chiede ai nostri Vescovi, a tutti i sacerdoti, a ciascuno di noi. Con quel suo italiano, che risente più della forma colloquiale che di quella scritta, Francesco punta dritto all'essenziale. Ci domanda se siamo coraggiosi o tiepidi e ci sprona a non mercanteggiarla mai, la nostra fede. Ci ricorda che - don Tonio - la tentazione di tagliarla, di svenderla, è sempre là, dietro l'angolo. Basta niente e... tutto va a rotoli, nel senso che arriviamo a supporre di credere in Dio, ma crediamo solo nella nostra idea di Dio. In un Dio a nostro uso e consumo, insomma. Che deve soddisfare ogni nostra esigenza, deve cullarci, deve spianarci la strada davanti e, se è il caso, anche metterci il tappeto. E, quando non mostrasse più questi abilità... ho perso la fede... per colpa di quel prete, per quanto mi è capitato nella vita, perché Dio non ha saputo tenermi stretto. Fermo restando che la fede non si perde (l'unica che si può smarrire è la fede nuziale e basta andare in un negozio per acquistarne un'altra!), tocca interrogarci, particolarmente in prossimità dei festeggiamenti in onore del nostro patrono, sullo stato di salute del nostro rapporto con Dio. Già affermare che i festeggiamenti sarebbero in onore di san Vittoriano è alquanto fuori luogo: ve l'immaginate affacciato alla finestra del cielo a godersi luminarie e bande e fuochi? Non è forse vero che la festa serve a noi, non solo a far pausa nella nostra vita, a riprendere fiato, a guardarci negli occhi, ma anche a misurare la temperatura del nostro credere, a dirci quanto veramente ci fidiamo di Dio e, ancor più, quanto gli siamo fedeli? Sì, perché il Papa ci ha detto che il passo tra la fede e l'apostasia, tra l'affidamento e il rinnegamento, è breve. E che l'apostasia più grave non è quella di chi, pubblicamente, rinnega Gesù Cristo, ma quella di chi, poco a poco, giorno dopo giorno, senza plateali manifestazioni, dice no al Signore nella sua vita. E, pur avendo il suo nome scritto sui registri di continua a pagina 3 ALL’INTERNO: Dal discorso di Papa Francesco... 2 Essere cercatori 3 Volti. Storie. Emozioni 4 Estate tempo per... 5 Dalle basole... alle persone 5 Così lontani, così vicini 6 Non arrendiamoci 6 Una cassetta di legno tinta di verde 7 Ridi... che ti passa 8 Iniziative estive in Parrocchia 8

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PAGINA 2 D Chiediamoci, dunque: Chi è per me Gesù Cristo? Come ha segnato la verità della mia storia? Che dice di Lui la mia vita? La fede, fratelli, è memoria viva di un incontro, alimentato al fuoco della Parola che plasma il ministero e unge tutto il nostro popolo; la fede è sigillo posto sul cuore: senza questa custodia, senza la preghiera assidua, il Pastore è esposto al pericolo di vergognarsi del Vangelo, finendo per stemperare lo scandalo della croce nella sapienza mondana. Le tentazioni, che cercano di oscurare il primato di Dio e del suo Cristo, sono “legione” nella vita del Pastore: vanno dalla tiepidezza, che scade nella mediocrità, alla ricerca di un quieto vivere, che schiva rinunce e sacrificio. E' tentazione la fretta pastorale, al pari della sua sorellastra, quell'accidia che porta all'insofferenza, quasi tutto fosse soltanto un peso. Tentazione è la presunzione di chi si illude di poter far conto solamente sulle proprie forze, sull'abbondanza di risorse e di strutture, sulle strategie organizzative che sa mettere in campo. Tentazione è accomodarsi nella tristezza, che mentre spegne ogni attesa e creatività, lascia insoddisfatti e quindi incapaci di entrare nel vissuto della nostra gente e di comprenderlo alla luce del mattino di Pasqua. Fratelli, se ci allontaniamo da Gesù Cristo, se l'incontro con Lui perde la sua freschezza, finiamo per toccare con mano soltanto la sterilità delle nostre parole e delle nostre iniziative. Perché i piani pastorali servono, ma la nostra fiducia è riposta altrove: nello Spirito del Signore, che - nella misura della nostra docilità - ci spalanca continuamente gli orizzonti della missione. Per evitare di arenarci sugli scogli, la nostra vita spirituale non può ridursi ad alcuni momenti religiosi. Nel succedersi dei giorni e delle stagioni, nell'avvicenda rsi delle età e degli eventi, alleniamoci a considerare noi stessi guardando a Colui che non passa: spiritualità è ritorno all'essenziale, a quel bene che nessuno può toglierci, la sola cosa veramente necessaria. Anche nei momenti di aridità, quando le situazioni pastorali si fanno difficili e si ha l'impressione di essere lasciati soli, essa è manto di consolazione più grande di ogni amarezza; è metro di libertà dal giudizio del cosiddetto “senso comune”; è fonte di gioia, che ci fa accogliere tutto dalla mano di Dio, fino a contemplarne la presenza in tutto e in tutti. Non stanchiamoci, dunque, di cercare il Signore - di lasciarci cercare da Lui -, di curare nel silenzio e nell'ascolto orante la nostra relazione con Lui. Teniamo fisso lo sguardo su di Lui, centro del tempo e della storia; facciamo spazio alla sua presenza in noi: è Lui il principio e il fondamento che avvolge di misericordia le nostre debolezze e tutto trasfigura e rinnova; è Lui ciò che di più prezioso siamo chiamati a offrire alla nostra gente, pena il lasciarla in balìa di una società dell'indifferenza, se non della disperazione. Di Lui anche se lo ignorasse - vive ogni uomo. In Lui, Uomo delle Beatitudini - pagina evangelica che torna quotidianamente nella mia meditazione - passa la misura alta della santità: se intendiamo seguirlo, non ci è data altra strada. Percorrendola con Lui, ci scopriamo popolo, fino a riconoscere con stupore e gratitudine che tutto è grazia, perfino le fatiche e le contraddizioni del vivere umano, se queste vengono vissute con cuore aperto al Signore, con la pazienza dell'artigiano e con il cuore del peccatore pentito. Per questo, dobbiamo rifuggire da tentazioni che diversamente ci sfigurano: la gestione personalistica del tempo, quasi potesse esserci un benessere a prescindere da quello delle nostre comunità; le chiacchiere, le mezze verità che diventano bugie, la litania delle lamentele che tradisce intime delusioni; la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accondiscendono senza farsi carico dell'altro. Ancora: il rodersi della gelosia, l'accecamento indotto dall'invidia, l'ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo: quant'è vuoto il cielo di chi è ossessionato da se stesso... E, poi, il ripiegamento che va a cercare nelle forme del passato le sicurezze perdute; e la pretesa di quanti vorrebbero difendere l'unità negando le diversità, umiliando così i doni con cui Dio continua a rendere giovane e bella la sua Chiesa... Rispetto a queste tentazioni, proprio l'esperienza ecclesiale costituisce l'antidoto più efficace. Promana dall'unica Eucaristia, la cui forza di coesione genera fraternità, possibilità di accogliersi, perdonarsi e camminare insieme; Eucaristia, da cui nasce la capacità di far proprio un atteggiamento di sincera gratitudine e di conservare la pace anche nei momenti più difficili: quella pace che consente di non lasciarsi sopraffare dai conflitti - che poi, a volte, si rivelano crogiolo che purifica - come anche di non cullarsi nel sogno di ricominciare sempre altrove.

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D Nei mesi scorsi nella nostra Comunità, come nelle tantissime Parrocchie sparse in tutta Italia e non solo, tantissimi bambini e ragazzi si sono accostati per la prima volta ai Sacramenti, in particolare della Riconciliazione, della Comunione e della Cresima. Spesso, purtroppo, queste tappe fondamentali del cammino di fede, più che essere occasione di nuove partenze, rappresentano la fine di un percorso che, se va bene, ritroverà vigore in occasione del Matrimonio. I nostri Vescovi hanno appena pubblicato un nuovo documento intitolato “Incontriamo Gesù”, sull'annuncio e la catechesi in Italia. Ne pubblichiamo appena uno stralcio, che invita tutti a vivere le tre dimensioni della catechesi, della liturgia e della carità come continua ricerca. I Sacramenti, non espressamente citati in questo breve passaggio, sono doni talmente grandi da non esaurirsi nell'ambito ristretto di una celebrazione o di qualche anno. I Sacramenti sono… vita! Il verbo cercare può essere ambivalente: dice con chiarezza l'obiettivo a cui tende il desiderio, ma dichiara anche che tale obiettivo non è ancora posseduto. Se esso riguarda tutta l'esperienza adulta, ha comunque una particolare rilevanza nella fase giovanile. In questo contesto, infatti, assume il carattere dell'esplorazione della vita: si pensi alle scelte di studio, alla ricerca del lavoro, alle prime esperienze affettive, al mondo delle amicizie. Dal punto di vista del processo di maturazione umana, il cercare è carico di rischi e, quindi, di opportunità. Per comprendere meglio può aiutare la distinzione tra vagare e viaggiare: il vagabondo è colui che passa da un'esperienza a un'altra senza orientamento, perché non ha in precedenza operato una scelta. Si tratta di una situazione che fotografa non solo i giovani, ma qualsiasi età. Il viaggiatore, invece, è chi ha operato una scelta e cerca, attraverso la pluralità dei cammini fisici o simbolici, la giusta direzione per raggiungere la meta. L'esperienza del viaggio è soglia potenziale di fede. La Bibbia è ricca di viaggi, di salite sui monti, di traversate di deserti e mari: tutte metafore dell'incontro con Dio. Quando la ricerca di senso diventa ricerca di Dio, allora il viaggio si trasforma in pellegrinaggio, caratterizzato da una tensione mai sopita. Del resto, alla fede ci si avvicina con timore e tremore, togliendosi i calzari, disposti a riconoscere un Dio che - più che nel vento, nel fuoco o nel terremoto - parla nell'umile “voce di silenzio”, secondo l'esperienza del profeta Elia sulla santa montagna (cf. 1Re 19,12). Credere non è, allora, dare risposte già pronte, ma contagiare l'inquietudine della ricerca e la pace dell'incontro: “Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (Sant'Agostino, Le Confessioni, 1,1). Accettare l'invito non significa risolvere tutte le domande, ma portarle a un Altro, portarle insieme con Lui (cf. Lettera ai cercatori di Dio, p. 55). Cercare racchiude in sé anche la possibilità di sbagliare, di prendere delle sbandate, di sciupare le proprie potenzialità: lo stesso errore può essere, però, una grande soglia della fede, perché può permettere di incontrare il Dio che nella sua misericordia libera dalla schiavitù, riapre cammini nel deserto, rimette in piedi, ridona udito e parola. Il viaggio prende così il senso di una “conversione”, di un ritorno che fa crescere: “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12). PAGINA 3 dalla prima pagina Battesimo, Cresima e Matrimonio, vive avendo come bussola solo se stesso, le sue aspirazioni, il suo bene. In attesa di che? Di finire anche nell'ultimo tomo del'ufficio parrocchiale, quello di cui tanti hanno paura, e di qualcuno che dica: “Hai visto che bel funerale e quanta gente?”. La fede è slancio, è sfida, è scommessa. E' affidamento. E' ricominciare ogni giorno. E' considerare l'altro figlio dello stesso Padre e quindi fratello, è riferirsi a Dio come ad un “Tu” che ci fa “noi”. E' vivere con coraggio ogni giornata, anche la più buia, nella certezza dei Passi che accompagnano i nostri passi. E' umiltà davanti all'unico Onnipotente. E' storia, è vita, rispetto a tante astrattezze che il mondo propina. Chi più crede, più spera. Chi più crede e più spera, più ama. “Fino alla fine” (Gv. 13,1), per amore, come Gesù. La fedeltà fino al martirio di san Vittoriano diventi, per ciascuno, motivo di nuovo impegno nella sequela di Gesù. Senza sconti, senza inutili mezze misure. Non a giorni alterni o secondo le emozioni del momento. Nel dono totale della nostra vita a tutti, nessuno escluso, troveremo quella gioia cui sempre aneliamo. Buona e cristiana festa! don Tonio

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PAGINA 4 D Domenica 15 giugno ho vissuto, con altri parrocchiani di Azione Cattolica, un ritiro unitario nella comunità terapeutica Lorusso Cipparoli a Giovinazzo. Più che un ritiro credo si possa definire un viaggio di emozioni, un viaggio che, seppure abbastanza breve - è durato un pomeriggio -, è riuscito a lasciare in noi, e spero anche nei ragazzi della comunità, un po' di quelle belle sensazioni che nascono quasi spontaneamente quando si condivide del tempo, andando oltre i limiti imposti dal pregiudizio. Siamo arrivati in comunità intorno alle 16.45, ma abbiamo dovuto attendere una mezz'ora abbondante per iniziare l'incontro, poiché, secondo quelle che sono le loro abitudini, ai ragazzi residenti, dopo la sveglia delle 17.00, è concessa la libertà della domenica pomeriggio, per cui unirsi a noi era una questione di scelta. C'è stato un primo momento di confronto introdotto da Michela, una psicoterapeuta che lavora con quei ragazzi, di cui si sono immediatamente avvertite la fermezza, la passione e la professionalità con cui li affianca nel percorso di disintossicazione. Successivamente alcuni dei ragazzi hanno spiegato le diverse fasi che affrontano durante il percorso di riabilitazione dalla dipendenza, di come si svolge la loro vita quotidiana in comunità e alcuni di loro sono anche stati disponibili a raccontare la propria storia. Alla fine hanno lasciato spazio alle nostre domande. Svolgono lavori di vario genere, a volte litigano tra di loro, trascorrono insieme momenti di confronto ma anche di svago e divertimento. Si sostengono e imparano l'uno dall'altro. Naturalmente la loro vita in comunità si basa su delle regole a cui devono necessariamente attenersi. Tra le varie direttive, ad esempio, al giorno sono concessi a ciascuno un solo caffè e quindici sigarette. Questi, in comunità, sono definiti “confini”, piuttosto che “regole”, da non oltrepassare. Non sempre nella vita è semplice porsi dei limiti e, ancor di più, rispettarli. Mi vengono in mente le parole di Carlo, ragazzo di trentadue anni, in comunità da dodici mesi, che si stava preparando per dare gli esami di terza media e che sosteneva quanto quel confine delle quindici sigarette al giorno gli fosse d'insegnamento nella vita per imparare il valore del sacrificio, valore che ammetteva di aver calpestato alla grande negli anni precedenti, quando faceva in modo di ottenere tutto ciò che desiderava. Tra le domande poste ai ragazzi e alla psicoterapeuta, qualcuno chiedeva come, specialmente per noi giovani, è consigliabile comportarsi per evitare di cadere nelle dipendenze. Alla domanda, i ragazzi si sono guardati tra loro e, stringendosi nelle spalle, qualcuno ha risposto: “Niente”. Michela ha ripreso la stessa risposta aggiungendoci che serve solo tanto amore. Bisogna amare e circondarsi di amore. Perché, ci spiegavano, la maggior parte delle volte sono proprio i disagi che nascono all'interno del nucleo familiare, quando non ci si sente amati, che portano chi soffre a diventare tossicodipendente. Alla fine dell'incontro i ragazzi ci hanno accompagnato a visitare la struttura e, subito dopo, sempre in compagnia di alcuni di loro, la Santa Messa. Abbiamo concluso la giornata condividendo qualcosa da mangiare e ballando tutti insieme fino a tarda sera. Vedere quei ragazzi confrontarsi, divertirsi con noi e chiederci di tornare a trovarli è stata una grande gioia. Sono state ore davvero ricche di emozioni! Ogni singolo momento, vissuto tra quelle mura, tra quei volti, aveva in sé qualcosa di speciale a cui era impossibile rimanere indifferenti e sono certa che, chi ne ha preso parte, può renderne testimonianza. Personalmente, ritengo sia stata un'occasione per crescere e per imparare, perché spesso alla mia età (ho diciassette anni) si sottovalutano molte realtà che, al contrario, sono sempre in agguato. Tra tutto quello che ho vissuto, che ho ascoltato e che ho provato, ciò che più mi ha colpito e che prima di tutti emerge dal fiume di ricordi di quella giornata, sono i loro volti. Non mi serviva conoscere la loro storia, sentirli raccontare ciò che hanno provato e come vivono oggi, perché mi bastava guardarli. I loro occhi emozionavano e, soprattutto, parlavano. Erano un connubio di dolori, gioie e speranze. Soprattutto speranze, come ricorda anche la frase di don Tonino Bello che si può dire averci accolto al nostro arrivo: ”Passiamo dalla cultura della lamentela al culto della speranza”, che ricopriva un'intera parete della stanza in cui si è svolto l'incontro. Speranza in se stessi, in una vita migliore, in una società che un po' delude. Michela ci diceva che spesso ricorda ai ragazzi che chi cerca di cambiare il mondo è impotente, perché la vera potenza sta nel cambiare se stessi e allora il mondo cambierà di conseguenza. Quindi speranza di cambiamento. Ancora speranza. Questa è l'etichetta che distingue quei ragazzi, che dà loro le forze per rialzarsi, dopo che la vita li ha quasi annientati e che tanto ammiro. Mi auguro che quest'esperienza abbia smosso un po' la vita di tutti coloro che ne hanno preso parte e che ci abbia dato la spinta per cercare qualche cambiamento in noi stessi. Spero anche che possa essere stata d'aiuto, per me e per gli altri miei coetanei con cui ho avuto il piacere di condividere questo ritiro, ad essere più partecipi, a confidare maggiormente in queste iniziative e in chi le progetta, a testimoniarle agli altri e, specialmente, a coinvolgere quanti e quante rinunciano a simili occasioni di crescita. E' vero che ultimamente si fa un po' fatica a stare dietro a noi giovani, ma non dimentichiamo che tutti insieme siamo un'altra bella comunità che bisogna far crescere. Forse serve una dose in più di speranza, quella non fa mai male. A quanti hanno reso possibile questa esperienza, un sincero grazie! Debora Di Nunno

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D PAGINA 5 Ritorna l'estate. Ci avvolge con i suoi ritmi, i suoi riti, i suoi desideri, i suoi ludici “santuari” e ci offre, per liberarci dalla fatica del lungo inverno, l'opportunità di un tempo che, chiamato “libero”, c'incatena ad una infinità di abitudini e svuota di senso, di scopo, di significato le diverse opportunità che invece questo tempo può offrirci. L'estate e la vacanza non sono nemici della fede, sono tempi da cogliere, da vivere, da riempire. Benedetto XVI ha detto che “il tempo libero è certamente una cosa bella e necessaria, ma se non ha un centro interiore esso finisce per essere un tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea”. La stessa parola “vacanza”, che deriva dal latino “vacare” (essere vuoto, vacante; fig. essere libero, quindi avere tempo per, mancare di, essere lontano da), può evocare, nel suo significato etimologico, una prospettiva e uno stile nel “fare vacanza”. La vacanza non come tempo vuoto, ma come tempo di libertà. Tempo da programmare in una duplice valenza: come comunità parrocchiale e per se stessi. Tutte le iniziative devono tendere a formare mentalità di partecipazione, a cominciare dalla catechesi e dalle occasioni concrete di incontro. La sacra Liturgia è il centro della vita e dell'identità espressiva della parrocchia, ne è il cuore pulsante, il segno rivelativo della fede celebrata, contemplata, vissuta. Soprattutto l'Eucaristia è “alimento della vita ecclesiale e sorgente della missione. In essa la comunità riconosce Cristo salvatore dell'uomo e del mondo”. Altrettanto le Celebrazioni devozionali, tipiche della pietà popolare. Se la parrocchia si estranea perde la capacità di “animarla” cristianamente. Il tempo estivo è anche un'opportunità per offrire a se stessi spazi di riflessione, di incontro con gli altri e con il Trascendente, per crescere nella gratuità, per ritemprare lo spirito nel contatto con la natura e con tutto ciò che è bello. Nei mesi estivi sembra che si fermi tutto, anche l'attenzione, la vicinanza, la solidarietà e l'impegno. Che anche la pratica dell'amore vada in vacanza? Come cristiani siamo chiamati a cogliere le molteplici opportunità che questo tempo ci offre, come coltivare le relazioni con gli altri, dedicarsi a qualche servizio di volontariato verso coloro, e sono tanti, che non possono usufruire né di vacanze né di quiete. Non manca, in particolare per i giovani, l'offerta di esperienze intense e significative che aiutano ad aprire i propri orizzonti al mondo, con la possibilità di sporcarsi le mani rendendosi utili ai più poveri: campi di lavoro missionari, viaggi per conoscere e incontrare altre realtà, popoli e culture. L'estate è anche il tempo per fermarsi, per sostare, per verificarsi, per riprendere in mano la propria vita. Tempo per sé, tempo per gli altri, tempo per le amicizie, tempo per l'essenziale, tempo per lo spirito, tempo per Dio. E' il tempo per la bellezza. Attraverso “la via della bellezza” nell'estate è possibile risvegliare il desiderio di senso e la nostalgia dell'indicibile. Infine, la vacanza ricorda all'uomo chi egli è: è immagine di Dio, chiamato ad immergersi nel non-tempo, quando tutto sarà riposo e quiete, incanto e bellezza, gioia e festa senza fine. Un'estate vissuta così è veramente un “tempo creativo” per sé, per gli altri e per il mondo, che ci permetterà di tornare alle consuete fatiche quotidiane davvero “ri-creati”, più ricchi nel significato più pieno del termine, senza stress e nostalgie di vuote evasioni, ma più contenti e con la voglia di ricominciare. Stralci da “Estate, parrocchia e turismo. Un vademecum per l'animazione pastorale” Con l'approvazione definitiva della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Puglia, sono cominciati, nella seconda metà del mese di Maggio, i lavori di restauro dell'antico basolato di Largo Castello. L'intervento, di circa 250.000 €, cofinanziato dalla Parrocchia Immacolata e dai fondi GAL per la tutela e la riqualificazione del patrimonio rurale, diretto dall'architetto Francesco Dicarlo, ha rappresentato un'occasione preziosa per esplorare anche gli ambienti ricavati al di sotto della scalinata di accesso a palazzo Nicolai e l'antica cisterna al centro della piazza, di cui in tanti conservano il ricordo. Il cantiere vede all'opera varie maestranze e diversi professionisti, questi ultimi provenienti, per la maggior parte, dalla nostra parrocchia, in particolare per quanto riguarda le indagini geologiche, quelle archeologiche, il coordinamento della sicurezza e la progettazione strutturale. A questo team è affidato il compito di restituire all'antico splendore un luogo simbolo del nostro paese, una delle piazze più importanti del nostro centro storico: largo Castello, infatti, fa da cornice al palazzo marchesale fatto costruire dalla famiglia Nicolai, che per secoli ha retto le sorti di Canneto, fino al 1842 quando Domenico Nicolai, uno dei più illustri esponenti della famiglia, patriota e membro del Parlamento Napoletano, morì a Marsiglia senza lasciare eredi diretti. Dopo più di 150 anni, alla fine del secolo scorso, la Parrocchia cominciava un percorso destinato a portare lontano, con il restauro degli ambienti a piano terra, da allora teatro di un pezzo importante della vita parrocchiale e non solo: oggi quel percorso continua con l'accurata rimozione, il restauro e il riposizionamento delle basole, quelle stesse basole testimoni del nostro passato e della vita dei nostri avi e che, al termine dei lavori, verranno riconsegnate all'intera collettività. L'attenzione per quelle pietre, che raccontano chi siamo e soprattutto chi saremo, è tuttavia il segnale di un'attenzione ben più grande: quella verso le donne e gli uomini della nostra Comunità e dell'intero paese, chiamati a rendere vivi, e non solo belli, gli spazi di vita e di aggregazione come largo Castello. Marco Ciliberti

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PAGINA 6 D Tutto è cominciato con un'idea geniale che ha avuto mia zia, Palma Monteleone Crispi (rappresentante del Comitato Canneto Colony of Saints) l'estate scorsa. Eseguendo il suo desiderio, ho avuto il piacere di invitare don Tonio a partecipare alle festività qui a Los Angeles in onore della Madonna della Stella, nella ricorrenza del suo ottantesimo anniversario. Da ottant'anni, infatti, la Comunità Adelfiese di Los Angeles celebra con passione e dedizione Maria Santissima della Stella, certo per devozione, ma soprattutto per il sentito bisogno che accomuna tutti noi immigrati di sentirci legati alle nostre radici e alle nostre tradizioni. La reazione di don Tonio al mio invito fu tale da farmi sentire abbastanza fiduciosa; infatti mi comunicò che gli sarebbe piaciuto fare un viaggio a Los Angeles, e... chissà... Dopo mesi di attesa, finalmente è arrivata la piacevole notizia che don Tonio, insieme ad alcuni parrocchiani, aveva accettato il nostro invito e ci avrebbe onorato con la sua presenza. Evito di elencare le divertenti esperienze che abbiamo fatto insieme, visitando I vari luoghi turistici. Vorrei Il Municipio di Los Angeles soffermarmi, invece, sull'impatto che ha avuto don Tonio nel celebrare con noi la nostra festa. La sua presenza sull'altare, il celebrare la Santa Messa, la sua omelia, hanno toccato tutti con sentita commozione e per qualche istante ci ha fatto dimenticare di essere cosi lontani dal nostro amato paese. Grazie, donTonio, per la tua disponibilità e per aver accettato di condividere con noi l'esperienza italo-americana. Alla prossima... chissà! Con affetto. Ilia Prosepe Lupini Il degrado delle città è inevitabile? Talvolta piccoli gesti sono all'apparenza innocui, episodi minimi di inciviltà, di egoismo, di maleducazione; ma se si tollerano certi gesti e certi comportamenti, se non ci si indigna e si protesta, questi atti si moltiplicano, s'ingigantiscono. Più di quanto si pensi, questi limitati gesti di decadenza quotidiana partoriscono atti di violenza, di criminalità, di sopraffazione del più debole, e poi risultano molto difficili, se non impossibili, da fermare. Proviamo ad analizzare il problema del degrado e l'assenza di senso civico sotto due aspetti: un primo aspetto di tipo morale-sociologico ed un altro di tipo economico. In entrambi i casi serve durezza e tempestività nell'intervento da parte della comunità e delle autorità. I gesti: i resti dello spuntino o della bevuta abbandonati per strada, i graffiti sui muri degli edifici appena dipinti, il pranzo consumato per strada senza portarsi via il sacchetto della spazzatura, le sigarette gettate dalla macchina, la carta della caramella che il bambino getta per terra, saltare la fila, non rispettare le strisce pedonali, sono solo alcuni comportamenti "minori", ormai sopportati da molti cittadini. Non è possibile fare una proporzione tra chi "degrada" o chi viene "degradato", ma la situazione sembra peggiorare ogni anno. Resta sconcertante la frustrazione muta di chi, certi episodi incivili, li subisce, vuoi perché si pensa che protestare sarà inutile e niente cambierà, vuoi perché è faticoso essere impopolari. Qualcosa deve cambiare e il cambiamento dipende dalle norme, dai controlli sull'applicazione delle norme, dal senso civico e dalla collaborazione di tutti. Dal punto di vista economico la condanna di un comportamento incivile da parte della comunità supporta l'intervento sanzionatorio delle autorità (multe, chiamata di un vigile, ecc.). Se questa azione di condanna da parte della gente, e di intervento da parte dell'autorità, è tempestiva e riguarda un episodio circoscritto, avrà successo. Se invece l'azione è tardiva, il numero delle trasgressioni sarà in seguito talmente alto, che contenere questi episodi diventerà difficile, se non impossibile. E' molto interessante parlare del coinvolgimento della comunità. Un esempio: le chiamate a vigili, polizia, carabinieri, provenienti dagli abitanti di una zona degradata, devono avere una risposta pronta. Se denunciando un illecito non si ottiene nessun risultato, perché nessuno interviene sul posto, sarà difficile essere motivati a cercare di cambiare la situazione. In alcuni casi cercare di coinvolgere le persone, che anche involontariamente contribuiscono all'inciviltà, può essere una strada da percorrere: se il proprietario di un bar deve pagare una quota del costo di rimozione delle bottiglie lasciate dagli avventori, sarà di certo stimolato a mettere cestini nei dintorni del bar, a far rimuovere i vuoti dai camerieri, a far pressione sui clienti perché gettino le bottigliette negli appositi contenitori. Certo la società non può funzionare solo sotto la minaccia della repressione, è necessario costruire/ricostruire un senso civico che ci accomuni, ci protegga, ci migliori. Questo è possibile solo se ognuno di noi si impegna, personalmente e quotidianamente, nell'opporsi a tutti gesti di insensibilità sociale, anche quelli minimi. La tutela e la valorizzazione delle tradizioni, la promozione culturale, la partecipazione attiva e responsabile delle famiglie alla vita culturale e sociale tramite iniziative nelle scuole, in parrocchie e ogni luogo di aggregazione sono attività necessarie per il recupero dei valori umani di etica comportamentale. A cura di Enzo Chiaromonte

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D PAGINA 7 Per le strade le luci sono già pronte, c'è chi guarda in alto e si chiede che colori avranno, se il pallone riuscirà a farsi strada nel cielo e che arie musicali le bande intoneranno. In piazza troneggia la cassa armonica. Fra un po' si esibiranno le bande che, dirette da un impettito direttore d'orchestra, delizieranno i tanti anziani estimatori di opera. E' bello vederli in questi giorni di festa: si soffermano a leggere il programma in piazza e commentano l'abilità dei musicisti, si lasciano andare sulle note della musica, dondolano il capo seguendo il ritmo, muovono le mani quasi a dirigere loro. I più giovani passano frettolosi, a volte si siedono ai tavolini dei bar in piazza e gustano gelato e musica, a volte danno un'occhiata distratta e vanno veloci verso il ritmo assordante delle giostre al parco; i bambini reclamano un palloncino colorato o un giocattolo che li richiama dalle numerose bancarelle. La sera, appena il sole tramonta e l'illuminazione ostenterà i suoi colori fra un “ohh” della gente, la processione sfilerà per le strade del paese: c'è chi le adorna con lumini, chi mette piante, chi copriletti preziosi ai balconi, chi lancia petali di fiori e... la processione va con san Vittoriano in testa. Ma la festa comincia prima. Comincia già quando si gira per le case a richiedere l'obolo, e chi può, anche in tempi di crisi, si fa avanti per l'offerta con un sorriso: “Il Santo è il Santo e coi Santi non si scherza!”. Comincia quando si espone in piazza il manifesto. E' già festa quando ci si raccoglie nella preghiera della novena, è festa quando gusteremo tutti insieme focaccia e anguria in piazza Galtieri e partirà il “Tamburo” con la nenia del “ciucc bell” che si ripete da secoli e “allieterà” le nostre notti: c'è chi apprezzerà questi suoni tra il sonno e la veglia, chi li canticchierà seguendo le note del flauto e... chi borbotterà tra colpi di piatto e di tamburo. E' già festa quando il venerdì il corso del paese sarà attraversato dai carretti del pesce e la sera sarà un tripudio di suoni e profumo di frittura. Ma la Domenica mattina, l'ultima del mese di luglio, a prim'ora si sente un forte botto: è il segnale ufficiale che la festa è davvero cominciata per tutti. La banda gira per il paese e quel suono ci riporta indietro nel tempo, al lontano luglio del 1753: da Napoli partono a piedi Giuseppe Lagresta e Antonio Zazzaro alla volta di Canneto. Lagresta porta in spalla una cassetta di legno tinta di verde, dentro c'è un'altra cassetta di cristallo contenente le sacre ossa di san Vittoriano Martire. Il 22 luglio si fermano a Sannicandro e Antonio Zazzaro si reca a Canneto, perché preparino la festa per accogliere il sacro corpo. Tutti accorrono il 23 luglio, al suono delle campane, verso la via di Acquaviva. Lagresta e Zazzaro si fermano in contrada Piscina Nuova, luogo chiamato oggi san Vittorianicchio e, una volta constatato che la cassetta è integra, il corpo del Santo viene portato in processione alla Chiesa di Santa Maria della Stella, accompagnato da musica, inni e preghiere. E' quello che da allora si ripete ogni anno, l'ultima Domenica di luglio, quando fa caldo, e il mare brilla sotto il sole. Era il mare che san Vittoriano e suo padre guardavano da una terrazza nella lontana Africa, ad Adrumeto. Erano là a godere della brezza marina, sotto le stelle. ”Vedi laggiù”, disse il padre indicando un punto oltre il mare, “quel luogo dove tutto sorride e la natura profonde a piene mani i tesori delle sue bellezze, è benedetto da Dio! E' l'Italia, luogo bagnato dal sangue di migliaia di cristiani come noi”. Poco dormì quella notte Vittoriano, il pensiero del martirio lo attraeva, e così è stato: morto per la fede nella quale è sempre vissuto. E, dalla lontana Africa, è giunto così a noi, in una cassettina di legno dipinta di verde, tra musica e preghiere. E la banda suona... e i ceri per strada, i petali, le voci e un palloncino che vola tra le lacrime di un bimbo E' la nostra festa! Che sia festa nei nostri cuori. Gli amici che stanno dando una mano per la festa

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PAGINA 8 “Quando mio padre arriva in un posto ha sempre un'accoglienza molto calorosa”. “E' ministro?”. “No, vigile del fuoco!”. Il maresciallo all'appuntato: "Che bel cane, come si chiama?". L'appuntato: "Stop". Il maresciallo: "Come mai Stop?". L'appuntato: "Perché mi hanno detto che è un incrocio!". Qual è il colmo per un DJ? Avere l'ernia al disco! D Un giorno un elefante ha sete, va nel frigo per cercare delle fante (aranciate), trova solo la pepsi e dice: "E-le-fante?". Un daino dice ad un altro daino: “Giochiamo a nascondaino?”. E l'altro: “Daino”. Un tizio dice ad un altro: "Ho conosciuto una ragazza che ha occhi da cerbiatta, passo da felino ed è furba come una volpe" e l'altro gli dice: "Dove l'hai portata?" e lui gli risponde: "Dal WWF". Un daino dice ad un altro daino: “Giochiamo a nascondaino?”. E l'altro: “Daino”. Un tizio dice ad un altro: "Ho conosciuto una ragazza che ha occhi da cerbiatta, passo da felino ed è furba come una volpe" e l'altro gli dice: "Dove l'hai portata?" e lui gli risponde: "Dal WWF". Martedì 15 luglio Passeggiata in bicicletta alla “Madonna di Torre”, dopo la Messa vespertina (appuntamento alle 19.30, tutti in piazza Galtieri) Sabato 2 agosto Tutti al mare, tutti al mare… (start: 7.00) Da giovedì 17 luglio a venerdì 25 luglio Pregando e degustando in attesa di san Vittoriano... Ogni sera, dopo i Vespri, una sorpresa culinaria Lunedì 4 agosto Passeggiata serale in bicicletta per le vie del paese (appuntamento alle 21.00, tutti in Piazza Galtieri) Giovedì 17 luglio Partenza del tamburo da piazza Galtieri (start: 22.30) Martedì 12 agosto Visione di un film in piazza Galtieri (start: 20.30) Lunedì 21 luglio Incontro con Davide Cerullo, delle famose “Vele” di Scampia-Napoli, in piazza Galtieri (start: 20.30) Martedì 22 e mercoledì 23 luglio “Libro Aperto” in piazza Galtieri (start: 20.30) Martedì 26 agosto Mercoledì 10 settembre Venerdì 1 agosto Preghiera mariana al parco (start: 21.30) Sorpresa culinaria (start: 21.00) Visione foto e video dei campi (start: 20.30) AD USO INTERNO

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