IDEA DICEMBRE 2013

 

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Giornale della Parrocchia Immacolata di Adelfia (BA)

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D Parrocchia Immacolata ANNO 27 - n. 81 - Dicembre 2013 Piazza Galtieri, 34 - 70010 Adelfia - Tel e Fax 0804594746 http:/www.adelfiaparrocchiaimmacolata.it E-mail: dtonio.lob@virgilio.it - don Tonio - La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l'entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c'è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché “nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore”. Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. ma che non lascia spazio a fraintendimenti. Il buon Dio non delude, mai. Neanche in questo Natale. Abbandona i cieli altissimi, smette i panni regali, scende… per abitarci. Altro che periferia, la nostra! “Che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi? (Sal. 8,5). L'uomo ha forse qualcosa che possa attirare la benevolenza di Dio? continua a pagina 3 ALL’ INTERNO: Papa Francesco… la Chiesa… il mondo 2 Il virus dell'individualismo 3 Con l’occhio dei poveri in corpo 4 E' questa l'overture dell'Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, resa pubblica alla fine di novembre. Una sorta di manifesto programmatico di questo papato che, da marzo ad oggi, non cessa di stupirci per le decisioni coraggiose, per le parole semplici ma che vanno dritte al cuore, per i gesti che disarmano i non credenti, prima ancora degli stessi cattolici. Un papato innestato nella rinuncia di Benedetto XVI, atto di estremo affidamento a quel Dio che sempre guida la sua Chiesa, prima e al di là delle singole persone, papi o semplici laici che siano. Cosa ci dice Papa Francesco in questa Esortazione? Poche cose, fondamentalmente. Cristo al centro, tanta gioia, rivolti verso le periferie, geografiche ma ancor più esistenziali. Tutto qui? A chi non bastasse… sarebbe sufficiente obiettare che anche il Vangelo si condensa nell'amore a Dio e al prossimo, vissuto con il cuore in festa. “Chi rischia, il Signore non lo delude”, ci assicura Francesco con quel suo italiano non proprio lineare L’Assemblea parrocchiale di AC 5 Le nostre feste 6 Natale… con una pancia piena di vita 6 Dicono di Lui... 7 Verso le periferi 8 Ridi... che ti passa 8

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PAGINA 2 D Il bimbo teneramente abbracciato alle gambe del Papa e successivamente seduto sulla poltrona pontificia, che abbiamo ammirato il 27 ottobre scorso, durante l'incontro a San Pietro con le famiglie, è solo una delle tante immagini che segnano il pontificato di Francesco. Tutto è iniziato da un “buona sera” lanciato dalla loggia vaticana la sera del 13 marzo 2013. Da allora quell'uomo che i “fratelli cardinali” sono andati a prendere “quasi alla fine del mondo” è diventato un riferimento costante per credenti e non credenti, per la gente semplice e per i grandi della terra. Capace di imporre la grande profezia della pace, semplicemente attraverso l'invito alla preghiera corale e sincera. La Chiesa, anzi il mondo intero ha avvertito una sferzata di novità incoraggiando e dando nuovo entusiasmo, con parole semplici e gesti umili. Una “rivoluzione” secondo molti; in realtà, un evento profondamente innestato in un gesto senza precedenti nella bimillenaria storia della Chiesa, quale quello compiuto da Benedetto XVI, durante il Concistoro dell'11 febbraio scorso, quando, tra lo stupore e l'incredulità di tutti, ha annunciato la sua volontà di rinunciare al pontificato. Da quel momento la Chiesa ha iniziato a vivere, attraverso il nuovo successore di Pietro, quella primavera che è parte integrante del suo essere Sposa di Cristo. La novità è tale e genera frutti, infatti, solo se viene percepita come evento dello Spirito, che, come afferma l'evangelista Giovanni “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va”. E, quasi a sottolineare questo benefico movimento dello Spirito capace di avvolgere e trasformare l'intero universo, aggiunge: “così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,8). Come credenti, dunque, come popolo di Dio in cammino (cfr. Lumen Gentium), siamo tutti chiamati a stringerci intorno al Papa, ad essere docili al suo insegnamento, a lasciarci sorprendere e stupire dai suoi gesti, ma soprattutto, insieme al Papa, siamo chiamati a lasciarci plasmare dello Spirito di Dio che rinnova continuamente la sua Chiesa e la vuole “sale del mondo” e “luce della terra” (cfr. Mt 5,1316). Siamo certi che Papa Francesco continuerà ad accompagnare la Chiesa e il mondo intero nel suo itinerario di fede e di vita e saprà farlo condividendo la bellezza della Parola di Dio, la fragranza del Pane del pellegrino e la sapienza di una lunga storia di testimonianza-martirio che rappresenta il patrimonio più prezioso che i nostri Padri ci hanno tramandato per consegnarlo al mondo. + Francesco Cacucci, Arcivescovo

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D Una parola dobbiamo dirla anche sul momento storico che attraversiamo. La diciamo, come sempre, da Pastori, nell'intento di offrire un contributo alla lettura di un'epoca che non è di cambiamenti, ma è un cambiamento d'epoca. La storia ci insegna a essere avveduti per saper discernere, nei cambiamenti culturali e sociali, ciò che è fondamentale e che quindi va custodito con cura. In mezzo ad un fermento di istanze positive, gioie e preoccupazioni - che ben conosciamo vivendo in mezzo alla gente sentiamo il dovere di ricordare una radice avvelenata che non sempre è presa nella debita considerazione: il virus dell'individualismo. Il suolo umano, infatti, si sta impoverendo e si svuota di relazioni, legami, responsabilità, divenendo così friabile e inconsistente. Al punto che l'uomo stesso, su questo terreno, finisce per diventare “di sabbia”, una figura fluida con una pesante sensazione di stanchezza. È schiacciato dall'urgenza di farsi da sé in una competizione continua e lo Stato, sul piano giuridico, si trasforma in una sorta di nobile notaio dei desideri, delle istanze e forse delle pretese dei singoli. Il grande sogno dell'individualismo, che ha segnato l'uomo moderno, lo ha condotto nella post-modernità ad una imbarazzante scoperta: il sogno non ha tenuto! Ed egli si trova tristemente solo in un terreno fatto da una moltitudine di punti-io. Tutto ciò - come ben sappiamo - contraddice l'esperienza universale, per cui la prima esperienza della persona è l'esperienza del “tu” e quindi del “noi”. Questa viene prima dell'io o per lo meno l'accompagna. Quando i rapporti si allentano, e l'io si insedia fino ad avere il primato esclusivo, gli altri non sono più percepiti come prossimo ma come estranei, alieni e potenziali avversari: è il nucleo di ogni follia. Si può dire a ragione che la persona esiste soltanto nella misura in cui esiste per gli altri e, al limite, che essere significa amare. Sembra che il bisogno di sentirsi “vivi”, “al mondo”, non avvenga più attraverso la normalità delle buone relazioni quotidiane - in famiglia, nell'amicizia, nel lavoro…- ma nel brivido comunque acquisito, fino al disprezzo della vita propria e altrui. La prospettiva autoreferenziale, insofferente ai legami, porta con sé un carico di violenza che anche i drammatici fatti di cronaca, sempre più numerosi, testimoniano, a partire dalla violenza sulle donne. Ci sembra che l'opinione pubblica abbia cominciato una specie di rimonta su questo versante culturale, riscontrando gli esiti catastrofici sul piano sociale, economico e politico. Ma bisogna invertire più in fretta la marcia del pensare per poter vedere gli effetti desiderati nella civile e serena convivenza. Perché ciò avvenga, sono necessari gli sforzi concentrati e costanti degli operatori culturali ed educativi ad ogni livello. Se le grandi manifestazioni dell'umano sono pensate in chiave autoreferenziale - per quanto mi danno di piacere e di convenienza immediata - è l'uomo a perdersi e il suo vivere insieme. La vita, l'amore, la libertà, la famiglia... sono alcuni di questi luoghi che esprimono, custodiscono e alimentano l'umano: il verme dell'individualismo li corrompe con la promessa di una felicità maggiore, ma ne vediamo da molto ormai gli esiti disumani. È veramente più felice l'uomo di oggi rispetto a ieri dove i rapporti si costruivano nella sequenza dei giorni, nel sacrificio e nella pazienza dell'amore? Nell'umiltà delle cose, senza la smania dell'apparenza e di un benessere illimitato? Dove la cultura dell'incontro e dei legami era il tessuto della vita e rendeva solida e affidabile la società intera? Senza il microcosmo della famiglia è impossibile vivere il macrocosmo della società e del mondo. Senza, infatti, l'uomo si trova sperduto, privo di punti di riferimento alla mano. Card. Angelo Bagnasco Presidente della Conferenza Episcopale PAGINA 3 dalla prima pagina Nient'altro se non che è figlio di Dio, che è sua creatura. E un padre, una madre - si sa - non abbandonano mai i propri figli. (Con qualche rara eccezione quaggiù in terra…). Se a Pasqua Gesù è schiodato dalla croce (non dai suoi carnefici, che ce l'avrebbero lasciato ben volentieri, ma da quella forza che gli proviene da un amore smisurato), a Natale Gesù è schiodato dai cieli (non da una particolare forza di gravità, quasi che, essendo Dio, non poteva comportarsi diversamente, ma dallo stesso amore che in eterno lo anima). Dio si fa bambino, a misura nostra: con i bambini o ti fai bambino o non ti capiscono! E ci sorride, non di quel sorriso melenso o di circostanza che con facilità trovi in giro; no, il suo sorriso affonda le radici nel dna di un uomo-Dio caparbiamente ancorato su rispetto, aiuto, perdono, che non sono solo parole, per giunta d'altri tempi, ma l'unica possibilità che abbiamo di riconoscerci fratelli e continuare a lottare per un mondo altro. Più umano! La fede, se ci sta, è il valore aggiunto a quanto la natura, di suo, già esige. In questo Natale sorridiamo di più: ci sarà pure la crisi economica, ma il sorriso, almeno quello, non costa niente. Buon Natale! don Tonio

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PAGINA 4 D “Siate nel mondo testimoni dell'amore di Dio perché i poveri e i sofferenti, che avranno sperimentato la vostra carità, vi accolgano grati un giorno nella casa del Padre” (dai riti di conclusione del matrimonio) “Bisogna mettersi in corpo l'occhio dei poveri”. Così recita un proverbio latino-americano. Proprio quella parte del mondo da cui proviene papa Francesco. E' il suo magistero che ha ispirato anche alla nostra Diocesi la riflessione che ci sta tenendo impegnati in questo anno pastorale. Le nostre comunità parrocchiali sono il primo laboratorio di prossimità. Poste “in mezzo” alle case degli uomini e delle donne, le parrocchie hanno la possibilità (e il dovere!) di sentire nel proprio grembo tutto ciò che affascina e seduce, ciò che provoca e impoverisce il cuore della gente. E' un Natale particolare quello che stiamo vivendo. Appena qualche settimana fa l'Istat ha reso noto che circa 9 milioni di cittadini vivono in povertà relativa e cioè con un reddito pari a 516 euro mensili, e che oltre 4 milioni e 800 mila versano in situazione di povertà assoluta; il 32,3% degli under 18 è a rischio povertà e già 723 mila minorenni vivono in condizione di indigenza; e ancora, il 7% dei minorenni italiani vive in condizioni di povertà assoluta. Al Sud, quest'ultimo dato arriva alla percentuale choc del 10,9%. Ragioniamo: un bambino ogni dieci dei nostri territori rischia di non avere un pranzo completo lungo la giornata, manca di un riscaldamento e di un vestiario dignitoso. I nuovi ultimi però sono i giovani: la disoccupazione nazionale è giunta al 12%, nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione è cresciuto di 3,6 punti in un solo anno. Ci sono aree in cui un giovane su due non è attivo. Aumenta drasticamente il numero di ragazzi senza speranza che non cerca impiego né opportunità formative. Italiani e stranieri, insieme e ormai quasi nella stessa misura, bussano alla porta delle organizzazioni di solidarietà. Tra di loro molti sono padri separati. Questo ci dicono i dati, le statistiche. Questi i numeri. Ma dietro ciascuna di queste cifre ci sono nomi e cognomi, storie, speranze, attese. Il grande sociologo Z. Bauman sostiene che nella cosiddetta “società liquida” l'unica realtà solidificata sono proprio i poveri. Che Natale è per le tante famiglie con tre o quattro mesi di fitto da pagare, che magari vivono in casa senza luce o gas o acqua e magari con uno o più figli piccoli, mentre il padre non sa come recuperare quel senso di dignità “perso” con la perdita del lavoro? E i tanti che forzatamente eludono visite mediche pure necessarie per la propria salute? Che Natale è per quanti si dicono cristiani? Basterà una bella novena ad aver messo nella coscienza la serenità di “stare a posto” con se stessi e con Dio? Basterà magari un'elemosina a invertire il senso delle cose? Possiamo e dobbiamo ripartire da noi stessi. Nessuno trascura le responsabilità dei “grandi”: dalle banche alle logiche del mercato selvaggio, ai nuovi imperi economici. Facciano il loro “mea culpa” e cambino magari! A noi è possibile solo ripartire da noi stessi! Dal poco che siamo e che abbiamo, dai nostri “cinque pani e due pesci”. Contro la cultura dell'accumulo, dello spreco e dello scarto, dal Vangelo riprendiamoci la cultura del dono e della solidarietà. E della sobrietà. Condividiamo. Non rinunciamo a studiare e a formarci, a formare le coscienze, a vivere l'amicizia nella città, integrando i migranti che vivono nei nostri paesi, passando “dalla mixofobia alla mixofilia” (Bauman). Partecipiamo alla vita pubblica, alla vita politica, nei luoghi in cui si prendono le decisioni-chiave. Aiutiamo le nostre comunità ad inoltrarsi nelle periferie esistenziali e materiali. Accorgendoci che non c'è bisogno di “andare verso le periferie”. Loro stesse sono venute a noi. Bussano alle nostre città e alle nostre chiese. Bussano alle nostre famiglie. Queste benedette periferie sono benedizione e inquietudine per tutti. Invocano un cambiamento di rotta. Reclamano - a volte silenziosamente altre volte urlando - vicinanza e prossimità. Reclamano una carità intelligente. Non la “carità dei pacchi”. Questa non basta. Guardare la vita con gli occhi dei poveri, provando a farci più poveri, ci dà a comprendere che questo tempo non è il tempo degli eroi solitari. Alle comunità è chiesto di svegliarsi e di prendere coscienza del proprio ruolo profetico. Svegliandoci dal torpore e da un illusorio benessere privato, ci viene chiesto di farci carico degli ultimi e dei penultimi. Migliaia di invisibili ci attendono ai crocicchi delle strade. Questo è l'essenziale. E se abbiamo imparato a guardare la vita “con l'occhio dei poveri”, forse questo Natale sarà stata l'occasione propizia per imparare qualcosa di nuovo. Anche dalla crisi Don Vito Piccinonna Direttore della Caritas diocesana

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D PAGINA 5 30 novembre 2013, ore 16.00: l'assemblea parrocchiale di Azione Cattolica (AC) si riunisce presso i locali del castello. Assemblea? Azione Cattolica? Ma di che si tratta? Partiamo dal principio. L'Azione Cattolica rappresenta una realtà molto presente e attiva all'interno della nostra Parrocchia. È un'associazione di laici impegnati a vivere, in forma comunitaria, l'esperienza di fede, l'annuncio del Vangelo e la chiamata alla santità. La bellezza dell'AC consiste nell'abbracciare ogni fascia di età: dai ragazzi di 3° elementare fino agli adulti ultranovantenni: nessuno escluso! Tutte le attività, gli incontri e le iniziative dell'AC tendono ad un'unica finalità: formare le coscienze di ogni associato affinché si promuova, in ciascuno, una coerenza tra fede, carità e vita. Una “missione” molto ardua da compiere, considerando i tempi che corrono! Ma l'AC non demorde! Soprattutto all'interno della nostra Parrocchia, i suoi 346 iscritti “lavorano duro”, mettendosi al servizio della Comunità, supportandola e animandola. Ogni momento di vita associativa è pensato ed organizzato all'interno di un Consiglio che viene rinnovato ogni 3 anni. I membri del Consiglio sono eletti democraticamente da tutti gli aderenti, che sono chiamati ad esprimere il proprio voto alla fine di ogni triennio. Il momento che precede l'apertura della votazione è rappresentato dall'assemblea parrocchiale. Scrive Franco Miano (Presidente Nazionale di AC): “Nell'assemblea si realizza pienamente la caratteristica democratica dell'AC, in quanto è proprio in essa che tanti giovanissimi, giovani e adulti (e ragazzi attraverso i loro educatori ma anche direttamente, se adeguatamente motivati e organizzati) hanno l'opportunità di confrontarsi per tracciare le linee progettuali che orienteranno il cammino dell'Azione Cattolica e di esercitare, inoltre, il proprio diritto di voto, per eleggere coloro che saranno chiamati, per un certo periodo di tempo, a portare in prima persona le responsabilità della vita dell'associazione”. Il triennio 2010-2013 si è appena concluso e l'Assemblea svolta sabato 30 novembre ha rappresentato un luogo di condivisione familiare, in cui le diverse generazioni che compongono la nostra AC si sono incontrate e confrontate. Gli adulti hanno rinnovato il loro continuo impegno e supporto a tutti gli altri settori e alle altre realtà parrocchiali, in uno spirito di comunione e carità. L'ACR e i giovanissimi/giovani hanno avanzato all'intera assemblea richieste di maggiore aiuto e attenzione a causa delle condizioni di fragilità vissute dai propri aderenti. Soprattutto i giovanissimi, alle prese con i mille travagli adolescenziali, hanno rappresentato un gruppo complesso nella gestione seppur stimolante e appassionante. L'assemblea ha ascoltato e accolto anche le parole “in diretta” di una acierrina che ha chiesto primariamente di giocare. Sì, avete letto bene: giocare. I ragazzi di ACR richiedono maggiori attività ludiche, che li facciano divertire, saltare, sudare e mangiare! Cosa c'è di male. Formare attraverso il gioco: anche questo è AC! Tutti hanno sorriso di fronte a quella richiesta, ma, allo stesso tempo, hanno compreso la molteplicità delle esigenze. Da un lato, gli adulti con la loro serietà e la loro capacità di assumersi e mantenere le responsabilità; dall'altro, i ragazzi con la loro incessante voglia di divertirsi. E sono proprio questi i bisogni, seppur differenti ma non per questo inconciliabili, di cui deve farsi carico tutta l'Associazione, ma soprattutto il nuovo Consiglio: un Consiglio appena formato, composto da giovani, adulti e rappresentanti dell'ACR e dei giovanissimi. Si tratta di un Consiglio un po' particolare rispetto a quello che siamo abituati a vedere in tv. Innanzitutto, la legge elettorale di AC non prevede l'esistenza di partiti che decidono chi entrerà nel Consiglio, ma la decisione di farsi rappresentare da una persona piuttosto che da un'altra è affidata ai singoli aderenti, che esprimono direttamente la loro preferenza attraverso un voto. Inoltre, ai consiglieri di AC non viene dato nulla in cambio: né soldi, né sconti, né agevolazioni. Ogni consigliere di AC è invitato ad offrire gratuitamente il proprio tempo, le proprie energie e le proprie competenze, al servizio dell'AC e della Parrocchia. A tutti i membri del Consiglio è chiesto impegno, determinazione, responsabilità e coraggio: il coraggio di coniugare continuamente la tradizione con le novità, il coraggio di scelte autentiche e rispettose dei bisogni di ogni singolo associato, il coraggio di credere fermamente nell'importanza del confronto, della partecipazione e della corresponsabilità. Non si guadagna nulla concretamente, anzi… alcuni pensano che l'appartenenza al Consiglio rappresenti una perdita (di tempo, di risorse e di soldi). In realtà, un guadagno c'è, ma non è nell'ordine del materiale. Sarà l'amore dei ragazzi, dei giovanissimi, dei giovani e degli adulti a ripagare ogni minuto ed ogni energia impiegata al servizio dell'Associazione e della Comunità. Un amore sincero e disinteressato, che trova il suo fondamento in Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede. Barbara Gelao

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PAGINA 6 Carissimi, com'è ormai noto da tempo, il Comitato Feste - che da Statuto ogni anno si forma, aiuta nell'organizzazione delle feste, si scioglie ed eventualmente è riconfermato nel suo impegno - nei mesi scorsi ha definitivamente rassegnato le dimissioni. Agli amici che da circa 10 anni lo componevano va il sincero ringraziamento di tutta la Comunità. Si tratta, ora, di guardare avanti! Ai ripetuti appelli a formare un nuovo Comitato nessuno ha risposto in maniera piena. Tanti darebbero… mezze disponibilità. Cercando di interpretare i “segni dei tempi” che viviamo, ci pare opportuno indicare una strada per il presente e il futuro. Ormai è difficilissimo organizzare una festa “esterna”, vuoi per l'impegno che richiede, vuoi per i tanti soldi che si spendono (negli ultimi anni si è fatta sempre più fatica nella raccolta degli oboli, al fine di tener fede ai contratti precedentemente stipulati). Di conseguenza, si è pensato quanto segue. Fino a metà gennaio si accoglieranno le disponibilità a far parte del nuovo Comitato. All'inizio di febbraio il nuovo Comitato farà un solo giro del paese per chiedere le offerte (una sola volta è più che sufficiente perché chi intende contribuire lo faccia). In febbraio e marzo la sede del Comitato sarà aperta in alcuni giorni per accogliere altri che vorranno donare la loro offerta per l'organizzazione della festa esterna della “Madonna della Stella”. I giorni di apertura saranno indicati, oltre che in chiesa, su un promemoria che sarà lasciato ad ogni famiglia visitata durante il D giro. A metà marzo (e solo allora!), con le offerte raccolte si stipuleranno i contratti. Per la festa di “San Vittoriano” si farà un altro giro e si seguiranno le modalità di cui sopra. Per non gravare su una sola persona, non ci sarà nel Comitato un vero e proprio presidente ma, semplicemente, un referente/coordinatore indicato dal Parroco, che potrebbe anche cambiare di festa in festa. Un Comitato “leggero”, insomma. Qualcuno obietterà che, in questo modo, si raccoglieranno meno offerte. A noi pare che in un tempo di crisi, qual è quello che viviamo, risparmiare non potrà che farci bene, umanamente e ancor più cristianamente, e che vessare non è e non deve essere nel nostro stile. Tutto quello che sarà offerto per la festa della “Madonna della Stella”, e in seguito per quella di “San Vittoriano”, sarà utilizzato unicamente per questo scopo. Quanto si donerà, tanto si utilizzerà per le feste: non c'è bisogno di chiedere con insistenza quello che la gente non vuole donare. La Parrocchia non prenderà assolutamente niente delle offerte delle feste ma solo, fin d'ora - perché gli orizzonti del nostro cuore siano sempre più ampi - indica una possibilità: con il 5% dell'eventuale ricavato fare un'opera buona, nei confronti di realtà più bisognose, a noi vicine o anche più lontane, che ciascuno potrà suggerire. Quanto alla festa religiosa… nulla evidentemente cambia. Se condividete, date la vostra disponibilità per l'organizzazione: i Santi, e ancor più il buon Dio, non ci chiedono tanta scenografia, ma tanta fede sì. Vi salutiamo con amicizia. Adelfia, 25 novembre 2013 Il Consiglio Pastorale L’albero di Natale si è appena trasformato in una culletta di vimini addobbata con tulle rosa, le luci sono quelle che nel buio della notte si accendono perché qualcuna ha deciso di svegliarsi per giocare con calci e pugni nella tua pancia. La corsa ai regali è già iniziata, per gli altri ma non per me; la mia è una corsa a tutt’altro, un andirivieni in negozi tinti di rosa e celeste, ma già addobbati di rosso, con regalini impacchettati sotto un albero di orsacchiotti. In un angolo un pacco per me, quello che scarterò fra due mesi, quando gli adesivi di Babbo Natale alle finestre si saranno trasformati in principesse e castelli, in una casa che già profuma di bambina. L’attesa è sempre più carica di gioia immensa, ma anche di fatica. Le valigie sono quasi pronte in un angolo della casa, pensando che una volta aperte sarà come iniziare a scrivere una nuova vita, come se dovessi partire di nuovo da zero; al mio fianco la persona più importante: mio marito. Uno stravolgimento nella tua vita che puoi solo immaginare e non ancora assaporare e ne avresti una voglia matta, anche se comporterà fatica. Tutto è compreso nella scelta che hai fatto con la persona della tua vita. Un figlio non è la soddisfazione di un desiderio, ma il frutto di un amore, ciò che ti legherà per sempre all’altro. Il pensiero, in questo tempo d’Avvento, va a Gesù, bambino frutto anche dell’amore incondizionato che Giuseppe provava per Maria, al punto da accettare la venuta di quel figlio, amore di Dio verso gli uomini. E mi viene facile pensare a Maria prima di quella notte fredda: anche per lei l’Avvento sarà stato una pancia che cresceva giorno dopo giorno in un corpo che ormai non era più il suo, una lacrima e forse più, per quei malesseri fisici e non solo, che una gravidanza porta con sé, le doglie e i dolori del parto, stringendo i denti e pensando che il dono sarebbe stato un bambino, un esserino indifeso da coccolare e stringere. Ogni giorno, anche per lei, sarà stato un traguardo! Non puoi più tornare indietro, devi affrontare i giorni che passano, ascoltando ogni minimo segnale del tuo corpo, per capire se è tutto a posto o se sta accadendo qualcosa e tutte le sere ti addormenti pensando: «Anche oggi ce l’abbiamo fatta, bambina mia!». E, quando per via degli ormoni o di chissà cos’altro, ti fermi triste a pensare, ecco che inizia a sgambettare, come se già ti stesse guardando, come se sentisse già quel legame che rimarrà per sempre, come per dirti: «Mamma, non essere triste, tra un po’ arrivo!», e ti basta solo questo per pensare, come dice Ligabue: «Sono sempre i sogni a fare la realtà». Buon Natale, speciale, a tutti! Carmela De Sario

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D PAGINA 7 Gesù ha volato più in alto di chiunque altro (F. Nietzsche) È la più eccelsa di quelle colonne che indicano all'uomo donde venga e dove debba andare. In lui si è condensato tutto ciò che vi è di buono e di elevato nella nostra natura. Quali che possano essere i fenomeni imprevisti dell'avvenire, Gesù non sarà mai superato. Il suo culto ringiovanirà continuamente, la sua leggenda strapperà interminabili lacrime; le sue sofferenze commuoveranno i migliori cuori: tutti i secoli proclameranno che tra i figli dell'uomo non è mai nato uno più grande di Gesù. (Ernest Renan) Gesù ha detto cose che a tutt'oggi sono insuperabili. E credo che nessuno abbia conosciuto l'uomo come lui. Gesù è una figura misteriosa, difficile da spiegare solo con l'umano. Regge da 2002 anni. Non vedo paragoni in giro (Enzo Biagi) Gesù è incommensurabile. Le sue proporzioni sono fuori di paragone, il suo ordine di grandezza è appena concepibile […] Tutto ciò che si è fatto in Occidente durante tanti secoli si è fatto all'ombra gigantesca della croce. (Paul Luis Couchoud) Vi confesso che la santità del Vangelo parla al mio cuore. […] Ma dove aveva preso Gesù i suoi precetti, presa questa morale elevata e pura, di cui Egli solo ha dato gli insegnamenti e gli esempi? […] Socrate che prende la coppa avvelenata benedice colui che gliela offre e che piange; Gesù, nello spaventoso supplizio, prega per i suoi accaniti carnefici. Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono di un Dio. (J.J. Rousseau - Emilio) L'unione con Cristo dona un'elevazione interiore, conforto nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto all'amore del prossimo, ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria, ma solo per amore di Cristo, dunque l'unione con Cristo dona una letizia che invano l'epicureo nella sua filosofia superficiale, invano il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere, tentarono di cogliere; una letizia che solo può conoscere un animo schietto, infantile, unito a Cristo e attraverso di Lui a Dio, una letizia che innalza e più bella rende la vita. (Marx Karl, Sulla religione) Nulla c'è di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo […] Non solo non c'è, ma non può esserci (F. Dostoevskij - Epistolario) Quand'anche Gesù fosse - per assurdo - un personaggio inventato dagli uomini, il fatto che abbia potuto essere immaginato da noi bipedi implumi, di per sé, sarebbe altrettanto miracoloso (miracolosamente misterioso) del fatto che il figlio di un Dio si sia veramente incarnato. Questo mistero naturale e terreno non cesserebbe di turbare e ingentilire il cuore di chi non crede. (Umberto Eco - Cinque scritti morali) Cristo? È un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi (Franz Kafka) Io non credo nella resurrezione però non posso nascondere l'emozione che sento di fronte a Cristo e al suo insegnamento. Di fronte a lui e di fronte alla sua storia non provo che rispetto e venerazione. (Albert Camus) Sì, amo infinitamente Gesù, ma (se così oso dire) lo amo come un ponte fra l'uomo e il Divino. Lo amo come un“fratello”; infinitamente grande, infinitamente buono e amabile. Ho bisogno di credere, di appoggiare, in ogni caso, la mia disperazione a Gesù. (Umberto Saba) Cristo non ritenne mai un tetto così misero da impedirgli di entrarvi con gioia, mai un uomo così insignificante da non voler collocare la sua dimora nel suo cuore. (Soren Kirkegaard) Solo dopo Cristo, i secoli e le generazioni hanno potuto respirare liberamente. Solo dopo di lui, è cominciata la vita nella posterità e l'uomo non muore più per la strada, ma in casa sua, nella storia, nel pieno di un'attività consacrata a vincere la morte, dedito lui stesso a questa impresa. (B. Pasternak Dottor Zivago) Cristo è il cardine della storia. (Hegel) Conosco gli uomini e vi dico che Gesù non è (solo) un uomo […] tutto di lui mi sorprende, le sue idee, i suoi sentimenti, la verità che egli annuncia, la sua maniera di convincere, non si riescono a spiegare né con le istituzioni umane né con la natura delle cose […] è un mistero insondabile. Dal primo giorno fino all'ultimo, egli è lo stesso, sempre lo stesso, maestoso e semplice, infinitamente severo e infinitamente dolce… Gesù non presta mai il fianco alla minima critica, che parli o che agisca, Gesù è luminoso, immutabile, impassibile. (Napoleone - Conversazioni religiose) T'ho amato con pietà con furia T'ho adorato. T'ho violato, sconciato, bestemmiato. Tutto puoi dire di me tranne che T'ho evitato. (Giovanni Testori) Manca sempre qualcosa, c'è un vuoto in ogni mio intuire. Ed è volgare, questo non essere completo, è volgare, mai fui così volgare come in questa ansia, questo “non avere Cristo”. (P. P. Pasolini, L'alba meridionale - Le poesie)

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PAGINA 8 D Dall'anno della fede all'anno della speranza; dalla Veglia Pasquale alla Pentecoste; dall'interno della chiesa alla periferia. E' il cammino che percorreremo insieme quest'anno come Comunità, in sintonia con quanto proposto dal nostro Vescovo per questo anno pastorale. I nostri passi, in questo cammino, saranno accompagnati dall'incontro della Samaritana con Gesù al pozzo di Giacobbe; incontro che ci aiuterà a declinare e vivere meglio la naturale scansione dell'anno liturgico, a partire dalla celebrazio ne eucaristic a settimanale. Lo scorso anno, avendo come riferimento la Veglia Pasquale, eravamo invitati a procedere dall'esterno verso l'interno, dalla strada verso l'altare: alle radici della nostra fede. L'esperienza della Pentecoste, invece, porta la nostra fede dall'interno verso l'esterno, dall'altare verso la strada: così come l'incontro con Gesù costringe la Samaritana ad andare verso “la gente”, e l'evento di Pentecoste spalanca il Cenacolo e porta i Discepoli sulle strade del mondo, così anche noi, allora, in quest'anno più che nel passato, vogliamo “uscire” ed andare verso quelle realtà che Papa Francesco chiama periferie. Vogliamo vivere il cammino di quest'anno come un esercizio della speranza, una speranza che non teme di confrontarsi con la storia e di accettare le sfide che essa pone. Il nuovo Anno Pastorale è tempo favorevole che Dio dona alla Chiesa per lasciare l'anfora presso il pozzo, scoprire la sorgente che è Cristo e correre in città, come la Samaritana, per essere speranza per gli altri. Vogliamo vivere il tempo come occasione privilegiata per aprirci all'ascolto dell'altro , per porre le giuste domande di senso al mondo, così che ogni luogo, ogni incontro, possa diventare “il pozzo” presso cui aprirsi al dialogo con l'altro e offrire il racconto di una vita che l'incontro con Gesù ha liberato dalle paure e aperto alla speranza. Lo Spirito di Gesù, effuso sugli apostoli a Pentecoste, è la sorgente. Solo lo Spirito, che dà vita, è capace di sfondare in noi le resistenze più forti e le paure più grandi. Solo quando la donna chiederà "quest'acqua", si risveglièrà in lei una tensione tra il saper accogliere ed il saper donare, tra l'essere riempita e la capacità di riempire, tra l'essere conosciuta, rivelando l'intimo di se stessa, e il conoscere. Al telefono: "Pronto, Telefono Amico? Nella mia vita ho sbagliato tutto: studi, amore, lavoro, amicizie…". "Guardi che ha anche sbagliato numero!". Lettera d'amore. Mia adorata, ti amo più di quanto le parole possano dire. Per te scalerei le vette più alte del mondo, attraverserei i deserti più desolati e le lande più fredde del Polo Nord. Ti amo. P.S. Vengo a trovarti Domenica, se non piove. “Papà, che cos'è l'eco?”, domanda Pierino. “L'unica cosa al mondo che impedisce a tua madre di avere l'ultima parola!”. Due libri parlano tra loro. “Che caldo stanotte!”. “Ci credo, hai dormito con la copertina!”. Cosa fa un cammello sul budino? Attraversa il dessert… Qual è il contrario di melodia? Se lo tenga! AD USO INTERNO

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