IDEA LuGLIO 2013

 

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Giornale della Parrocchia Immacolata di Adelfia (BA)

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D Parrocchia Immacolata ANNO 27 - n. 80 - Luglio 2013 Piazza Galtieri, 34 - 70010 Adelfia - Tel e Fax 0804594746 http:/www.adelfiaparrocchiaimmacolata.it E-mail: dtonio.lob@virgilio.it - don Tonio - “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell'altro, dell'ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l'odio, l'invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!”. (Papa Francesco, nella Messa per l'inizio del suo Pontificato) Tanto ho proposto sul manifesto della festa. Mi arrischio in un tandem “Papa Francesco - San Vittoriano”, pur nella consapevolezza che il Pontefice non è un martire e il nostro patrono non è mai stato Papa (non era neanche prete o vescovo, ma un “semplice” laico!). Due uomini, due cristiani, due innamorati di Dio totalmente diversi, insomma. Vittoriano africano, Francesco sudamericano: zone del mondo, le loro, parecchio indietro rispetto alla nostra Europa, così avanti su tanti fronti, ma con molto da imparare - oggi più che mai! - dalla fede sicuramente più fresca e più genuina, scremata delle tante nostre sovrastrutture, di queste parti del mondo, che, in una ipotetica corsa su questa pista, ci batterebbero alla grande. Domande: perché Vittoriano si è lasciato ammazzare (e per decapitazione, una morte non proprio tra le più incruenti)? Perché il Papa sprizza tanta gioia e serenità, da apparirci, a volte, fatto poco della nostra carne e un po' più di qualche altra cosa che da sempre ricerchiamo e che mai troviamo? Un'unica risposta. Semplice, quasi banale: l'amore. Senza se e senza ma. Senza condizioni. Un amore totale e totalizzante, nel senso che ha preso tutta la loro esistenza, li ha plasmati, li ha sempre più configurati a quel Signore nel quale hanno riposto fiducia. Chi ama, osa. E chi non osa non lo fa o perché è un pavido o perché la vita l'ha talmente sgonfiato da farlo semplicemente “tirare a campare”, sopravvivere. Senza più slanci. Avrà avuto paura qualche volta Vittoriano? Avrà dubitato, avrà pensato, qualche volta, “ma chi me lo fa fare”? Si sarà detto: “Signore, perché proprio a me”? E Francesco? Alla bella età di 76 anni chiamato al soglio di Pietro, “quasi dalla fine del mondo”, sradicato dalla sua Argentina e trapiantato in un attimo nel centro della cristianità, chiamato a dare nuovo slancio ad una Chiesa talora stanca, appesantita… avrà avuto continua a pagina 3 ALL’INTERNO: Il tocco di Dio 2 Dietro l’angolo un pantano. O un’opportunità 3 Appaio, dunque sono? 4 Con l'età la vista si purifica e si va all'Essenziale 5 Happy Minutes e dintorni 6 Voglia di andare 6 Il sole splende per tutti 7 Ridi... che ti passa 8 Programma della festa patronale 8

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PAGINA 2 Immaginate di trascrivere, in un volumetto agile e succoso, di ampia divulgazione, ma anche di acuta dottrina, "la prima lezione di ecclesiologia" di Papa Francesco. Cento pagine, un argomento essenziale, molti esempi. (È una ricostruzione non autorizzata, la mia, della quale mi assumo il rischio, sperando che sia utile. E gli esempi non sto a ricordarli, li abbiamo visti tutti, stupiti e lieti, giorno per giorno). La mia percezione è che il tema si potrebbe indicare così: la prossimità di Dio si vede, si ascolta, si tocca persino, nella prossimità di Gesù. E dunque, il primo comandamento della Chiesa è questo: «Va' e fa' lo stesso» (Lc 10, 37). Il primo atto, la prima impressione, la prima emozione che deve accompagnare l'incontro con la Chiesa, è l'immagine della prossimità di Gesù. E la traccia indelebile che dovrebbe rimanere associata a questo incontro, dovrebbe essere quella di un contatto con Dio che rimane segnato nella memoria del corpo, fino a persuaderti che non te lo sei sognato, non te lo sei immaginato, non te lo sei costruito da te nella tua mente. Il primo tocco di Dio è quello che non si scorda mai più. Leggi il vangelo seguendo questo filo d'oro della prossimità di Gesù, in cui si forma l'apprendistato dei Discepoli: in presa diretta con la "fisicità" del contatto fra Gesù, i singoli, le folle. Segui le sue parole, ma anche i suoi toni di voce, i suoi sguardi, i suoi gesti, le sue traiettorie e le sue fermate, il suo modo di mettersi in mezzo e di ritrarsi con discrezione. Segui le sue mani, come si sporcano di terra a scrivere l'inconfessabile, che riporta ognuno all'umiltà del suo limite e del suo giudizio; o come fanno un piccolo impacco di fango che puoi lavare tu stesso, per riacquistare la vista e ogni altra liberazione dal male. Segui il suo corpo, come fa barriera contro il disprezzo per il pubblicano e contro D l'avvilimento della donna; come si raccoglie nella preghiera, come sta sereno nella tempesta, come si offre al posto dei discepoli nell'orto del tradimento, del fanatismo, delle lotte di potere. Seguilo e impara come si scrive la parola di Dio nell'anima, lasciando nel corpo il segno della sua giustizia. Seguilo e impara come si annuncia il giudizio di Dio sul mondo, nel segno di una prossimità misericordiosa che non lascia nessuna scusa al risentimento: perché quel giudizio prende anzitutto su di sé i pesi del suo peccato e delle sue ferite. Per farsi occasione e tramite di questo tocco della prossimità di Dio, la Chiesa non ha che da esporsi essa stessa, in primo luogo, alla prossimità del Corpo del Signore. E scegliere la via del segno più diretto e meno enfatico che esista per renderla trasparente agli abitanti delle periferie di questa moderna città dell'uomo, così piena di sé e così vuota di misericordia. Nessun talento prezioso sarà sprecato, se verrà giocato e speso per la trasparenza di questa eredità. Nessuna sacra dignità sarà ferita, se si farà un punto d'onore della sua conversione a questo stile del ministero. Se quando si dirà "Chiesa", ciò che prima di tutto verrà alla memoria della mente e del cuore sarà il ricordo del tocco di Dio, il Servo di tutti i servi di Dio, per primo, troverà qui la sua ricompensa migliore. E noi tutti - «minimi e peccatori» come dice l'antica liturgia – scopriremo di poter essere veramente, per pura grazia, un sacramento del tocco di Dio. Una Chiesa che ha bisogno di spiegarsi e di giustificarsi troppo è una Chiesa che ha perduto l'efficacia del tocco di Dio, del quale è tramite. Nessuna rendita di posizione può supplire lo svuotamento di questa prima icona. Nessuna strategia di comunicazione può colmare la mancanza di questo primo amore. Ricorda, Chiesa, come si muove il Corpo del Signore. E fa' lo stesso. La lezione di ecclesiologia dei primi mesi di pontificato è questa. Pierangelo Sequeri

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D A Marco Iasevoli, giovane penna politica di “Avvenire”, abbiamo chiesto di scattare per noi una foto sull'Italia che stiamo vivendo. “Idea” ringrazia per la nitidezza dello scatto. È un momento di grande confusione. L'Italia Allo stesso tempo, a gennaio 2014 sarà più che è andata al voto è - temporaneamente - chiaro se le riforme costituzionali andranno in tripolare: centrodestra, centrosinistra, porto o meno. L'intenzione di snellire le indignati. L'Italia dei valori, della cultura e del istituzioni è lodevole. Ma come? Il passaggio da sociale è dannatamente bipolare (e speriamo due a una Camera, un premier con più poteri o non eternamente…). L'Italia delle priorità, addirittura l'elezione diretta del capo dello Stato invece, è nitidamente unipolare: prima il lavoro, non sono trasformazioni da prendere alla poi tutto il resto. leggera. Occorrono dei contrappesi: leggi sul L'attuale governo nasce da questa profonda conflitto d'interesse e il voto di scambio, un crisi economica, politica, istituzionale e Parlamento dotato di poteri di controllo e d'identità. «Era l'unico esecutivo possibile», vigilanza veri sul governo… Insomma: o pantano hanno ripetuto anche negli ultimi giorni Letta, o rinascita. Non c'è una via di mezzo. O almeno: è Alfano e Napolitano. Difficile dargli torto. Solo i auspicabile che non ci siano vie di mezzo. bistrattati “partiti tradizionali” hanno voluto E i cattolici? Hanno un ruolo e un compito in farsi carico di un “vuoto a perdere” che invece questo contesto? Scansiamo la retorica. Da ha spaventato le forze emergenti (e ora già novembre 2011 a oggi i cattolici hanno sciupato declinanti?). Perché qui si tratta di tirare avanti una grossa occasione. Non tanto per fondare un ancora sei mesi senza poter spendere un solo antistorico partito “identitario”, né tantomeno euro, senza poter mettere in campo - a causa dei per fare lobby e ipotecare l'azione di governo, ma vincoli europei - nessun intervento di forte piuttosto per creare un incubatore di proposte stimolo all'economia. Le “larghe intese” sono politiche, istituzionali, culturali, sociali ed figlie dell'emergenza democratica. Parole come economiche che fosse un punto di riferimento “pacificazione” sono solo vuota retorica. Se Pdl per tutti. e Pd hanno fatto un passo indietro rispetto alla I cattolici invece si sono divisi. Qualcuno si è loro storica rivalità è solo perché era a rischio la preso in solitaria un comodo ascensore verso il sopravvivenza Parlamento. Qualcun altro è stessa delle loro rimasto trincerato e attuali classi subalterno alle culture e alle dirigenti. Il punto è: ideologie di destra e di cosa c'è dietro sinistra. Altri ancora sono questa emergenza? rimasti sulla soglia tra impegno Quali prospettive? diretto e distanza. Il fallimento Ce ne sono due, fragoroso di esperienze come diametralmente quella di Todi dice molto: opposte. Il pantano. Il Presidente del Consiglio Enrico Letta d i v i s i o n e - t o t a l e - s u l l e - O la rinascita. prospettive-di-breve-medio-e-lungo-periodo. A inizio 2014 si capirà quali delle due Prendiamone atto. Il mondo cattolico non tendenze inizierà a prevalere. Quando ci sarà deve più farsi forza su una finta unità che poi qualche risorsa vera da investire sull'occupazione giovanile capiremo se l'Italia vuole svoltare o sopravvivere. Se i soldi saranno destinati a innovazione, ricerca e creazione d'impresa: bene! Se serviranno a mantenere a galla per qualche mese filiere moribonde… beh, non avremo risolto un bel nulla. viene distrutta dal primo soffio di vento. Meglio partire dalle differenze e dalle diverse sensibilità. Meglio rinunciare a velleità tattiche e concentrarsi sulla strategia. E l'unica strategia vincente è offrire al Paese una valigia carica di passioni, idee e uomini da spendere per il bene comune. Questa è la strada: ignorata ieri, urgentissima oggi. PAGINA 3 dalla prima pagina gli stessi dubbi e gli stessi interrogativi del nostro patrono? Certo che sì! Vittoriano e Francesco sono uno di noi, sono io, sei tu. Con angosce e speranze, gioie e tristezze. Né più né meno. Ma con un amore sconfinato a Gesù e all'uomo, un amore senza giri di parole, un amore quasi “folle”. Ah, ci ammalassimo un po' tutti di questa sana follia! Per la quale non c'è vaccino, perché, una volta che ti prende, te la porti addosso a vita, e sei contagioso, e sorridi anche senza motivo (perché il Motivo ce l'hai nel cuore), e perdoni, e accogli. E vivi! Perché “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola” (Paolo Borsellino). San Vittoriano, “custode” dell'amore per Dio fino al martirio, ci insegni l'arte della custodia premurosa per ogni fratello e sorella. Ci aiuti a non vergognarci mai della bontà, e neanche della tenerezza, a condizione che, queste, non siano mai frutto di calcolo e nemmeno solo di buona educazione, ma ci sgorghino sincere dal cuore e inondino questo nostro mondo assetato di umanità e di Dio. Buona e cristiana festa a tutti! don Tonio

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PAGINA 4 D Ad un osservatore poco attento l'affermazione che oggi i giovani non stiano bene potrebbe sembrare non vera poiché, rispetto ai loro genitori, hanno un tenore di vita più alto e ricevono mille stimoli sociali e culturali. È vero che la crisi economica si sta abbattendo inesorabilmente su di loro, è vero che - come risulta da fior d'indagini, statistiche e previsioni - i giovani di oggi fra trenta/quarant'anni non avranno una serena situazione economica, però quante opportunità in più hanno rispetto ai giovani di ieri! Quanti privilegi! Ma perché, allora, sono sempre più inquieti, più insoddisfatti, più delusi? Perché spesso si rifugiano in un mondo virtuale dove è semplice, comodo, gratificante “apparire”, invece di percorrere la strada meno agevole ma senza dubbio più solida e stabile dell'”essere”? Quando, per noi adulti, rispondere si fa impegnativo, ci basta trincerarci dietro la frase assicurativa: “I giovani non sono più quelli di una volta!”. E, di fronte a questa diversità, prendiamo le dovute distanze, proprio quelle distanze offuscate e giustificate dagli atteggiamenti tipici dell'età giovanile: ostentazione di sicurezza e spavalderia, oppure chiusura, disagio, senso di inadeguatezza. Forse l'adultità dovrebbe fermarsi a riflettere un po' di più su se stessa, per identificare i modelli ai quali si sono ispirati i giovani d'oggi. La nostra società alimenta costantemente un processo di svecchiamento, stimolando gli adulti, che economicamente se lo possono permettere, a un miglioramento-cambiamento continuo (quanti cellulari ha posseduto ciascuno di noi?) e a cercare di inseguire sempre il “di più”. Li culla con l'illusione di una giovinezza che può essere ritrovata in ogni momento: si può sempre iniziare daccapo, in nome della libertà che permette comunque di revocare le proprie scelte. Tutto questo ha il suo fascino ma anche il suo costo, perché, per essere costantemente al top, la vita deve avere ritmi frenetici. L'industria della moda, dei viaggi, delle comunicazioni, della cura del corpo, e il disperato bisogno di sembrare giovani, non senza il potente e astuto aiuto della pubblicità, forniscono modelli prestanti, attraenti; ma questa corsa affannosa sino a quando dura? Fino a quando non ci rendiamo conto che la vita vera è tutt'altra cosa! Non è la magia del giovanilismo a farci grandi, ma la freschezza della giovinezza dentro. Questo modello hanno davanti i giovani d'oggi! Dotati di vitalità e bellezza artificiale, di un tempo lungo da vivere davanti a loro, inconsciamente accettano quelle “regole di mercato” che hanno messo in atto gli adulti. Anche per loro l'importante è “apparire”, vivere l'oggi, frequentare la palestra, possedere il cellulare di ultimissima generazione, vestire griffato, usare facebook, che fa trovare amici come fossero noccioline e fa incontrare l'amore con la facilità di quando si beve tutto d'un fiato un bicchiere di acqua fresca in una calda giornata d'estate. Sembra un mondo meraviglioso il loro! Ma è proprio questo quello che i giovani avrebbero desiderato? È difficile rispondere. Una cosa è certa: gli adulti non possono permettersi sconti riguardo a questa meravigliosa e prorompente forza della natura che è la gioventù. Non occorrono compromessi, proposte allettanti ma illusorie, falsi idoli; è indispensabile mettere sul piatto delle proposte l'autenticità e la sobrietà; anche se a primo impatto potranno risultare dure da accettare, a tempo loro, metabolizzate, saranno gli ingredienti base per un futuro migliore e una vita vera da vivere. Franca Fraccalvieri

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D PAGINA 5 Carissimi, da più di nove mesi non mi faccio vivo, e ne ho vergogna. Qualche scusa ce l'ho: la posta non affidabile, il lavoro, e poi non ho e-mail e tutte quelle diavolerie tecniche. Ma Dio sa che non vi dimentico. Affido questa circolare a un Padre che va in Italia, lì spero che le Poste funzionino. A volte seguiamo le notizie del “Bel Paese” nei media; c'è poco da stare allegri, soprattutto per i giovani; con tristezza temo che ormai sia una situazione permanente. Noi, dal punto di vista della salute, ringraziamo Dio; non c'è niente di grave, anche se tutti e quattro noi Padri abbiamo avuto le solite crisi di malaria, un po' di tifoide e altre febbri non specificate. Questo non ci impedisce poi di rimetterci al lavoro con zelo. Torno indietro nel tempo, per alcune notizie. In Avvento, i fedeli si sono impegnati per la Caritas parrocchiale. A Natale le Caritas delle sei comunità cattoliche della Parrocchia, oltre le offerte abbondanti in natura raccolte nelle quattro domeniche, hanno distribuito ognuna circa 700$ ai più bisognosi. Forse vi sembrerà poco, e lo è!, davanti a tante situazioni tragiche; ma questo denaro non viene dall'Onu che spende e spande o da altre Ong: viene dalle privazioni di altri poveri. Lo stesso durante la Quaresima, con due obiettivi: primo, i poveri dei nostri quartieri; secondo, lo sforzo di tutta la diocesi per aiutare l'opera di una religiosa angolana che, qui vicino, raccoglie ragazzine abbandonate, fuggite, abusate… L'anno scorso fu per i lebbrosi di Funda ad una trentina di km. da qui. Grande lavoro è formare catechisti, senza i quali saremmo paralizzati. Ne abbiamo più di 400, e non bastano. Ogni anno ne perdiamo 30-40: c'è chi va ad abitare altrove, chi ha nuovi impegni di lavoro, chi ritorna alla sua terra di origine, giovani che lasciano per seguire studi superiori, altri già di una certa età. Grazie a Dio, tra i nuovi cresimati, ogni anno c'è un bel numero che si impegna con i più giovani; ed anche giovani dei movimenti apostolici (Lega Missionaria, Azione Cattolica, Amizade e Simpatia, Oração Fundamental, Carismatici…) e parecchie mamme della Promaica (Promoção da Mulher Angolana da Igreja Católica). Bisogna ogni anno ricominciarla formazione base, formazione spirituale e formazione permanente. È esigente e vitale. Abbiamo alcuni laici veramente straordinari. Altra sfida, mai finita, è la trasmissione della fede alle giovani generazioni, sollecitate da molti e potenti richiami spesso contrari al Vangelo di Gesù: droga, alcolismo, materialismo o indifferenza, sesso selvaggio precoce, con aborti in condizioni suicidarie, bande organizzate, spettacoli indegni della persona umana, futuro con poche speranze… Soprattutto padre Ceferino vive coi giovani, in strada, nei gruppi, nella scuola, nel Centro Nazarè (che forma fabbri, elettricisti e cuoche). Come ho già detto, dobbiamo vivere le tre P: presenza, pazienza, perseveranza, e poi la certezza che lo Spirito di Gesù è presente e attivo... più di noi. Come diceva meglio il Papa, due mesi fa: dobbiamo stare in mezzo alle pecore e avere l'odore delle pecore, che non è sempre gradevole. Diversamente non capiremmo niente di ciò che vive la nostra gente. E noi stessi, missionari, non dimentichiamo che siamo anche noi pecore del Buon Pastore. Come ogni anno, da dicembre a Pasqua ci sono state catechesi intensive ogni sabato, per i catecumeni che hanno fatto i quattro anni di catecumenato per il Battesimo o per la Comunione e altri due anni per la Cresima: un bel cammino, ne sono sicuro, che lascerà un segno nella vita di molti di loro. In questo tempo pasquale, tra Chiesa centrale e le altre sei comunità periferiche, sono stati battezzati 642 giovani e adulti, hanno confermato la fede 384 giovani e adulti: si sono decisi ad essere discepoli e apostoli di Cristo. Adesso comincia per loro una bella avventura, con lo Spirito del Signore. Un'altra sfida, sono le scuole cattoliche della parrocchia: circa 5000 alunni, senza contare le tre grandi scuole dirette da religiose angolane, ma di cui siamo in parte responsabili. Solo chi sta nell'insegnamento può capire questa sfida quotidiana. È un prezioso servizio fatto alla nostra gente, ma quante grane… E poi rimane il fatto che è praticamente impossibile contattare seriamente tutta questa gioventù e questi ragazzi: non abbiamo personale preparato. Per cui rimane sempre la domanda: “Perché la scuola cattolica? Cos'è che fa, di una scuola, una scuola cattolica? Vale ancora la pena assumere questo peso?”. Da un anno stiamo ristrutturando una vecchia costruzione; rinforzato le basi, fatto pilastri e posto un primo piano, perché gli alunni sono troppi e non è umano avere classi di 60. Sotto ci saranno un laboratorio e una grande sala di biblioteca, con alcuni computer (…sto sognando!). La vita nei nostri quartieri si fa più violenta e pericolosa, ma i nostri laici, pur vittime delle estorsioni anche in pieno giorno, sono testimoni che una vita differente è possibile. Con alcune signore della Promaica e una laica brasileira abbiamo cominciato “A pastoral da criança” che è soprattutto diretta alle mamme adulte e alle nuove leve, con il bambino al centro: pre-natal, ambiente di vita, cibo, abitudini di igiene, uso di zanzariere nelle lotta contro la malaria e la dengue, vaccinazioni, gabinetti e fosse settiche, ecc… Sono certo che saranno soldi spesi bene. Quanti bambini muoiono in questi quartieri. Il governo ha ammesso che nell'ospedale pediatrico di Luanda, di media, muoiono sette bambini al giorno! Ringrazio tutti coloro che ci hanno dato una mano: non li nomino per non dimenticare nessuno. Il Signore ha la lista e dice: “E' a me che l'avete fatto”. Gli anni aumentano e li sento, ma non diminuisce l'impegno missionario; con l'età la vista si purifica e si va all'Essenziale. Anche se, a dire il vero, certi impegni ora mi pesano di più. La croce ha pesato parecchio anche su Gesù, e come! A tutti un abbraccio e un ricordo garantito nella S. Messa e nella preghiera, sperando che facciate lo stesso per noi. Vostro P. Renzo Adorni sma Paroquia Bom Pastor Luanda - Rep. De ANGOLA

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PAGINA 6 D Dopo la grande pausa invernale, con l'inizio della primavera il nostro "esplosivo” Parroco ha avuto un'ispirazione. Lui non dorme la notte e, come Archimede, si fa accendere non una lampadina ma addirittura un lampadario nella testa. Si è inventato… l'”Happy Minutes”. Che cos'è? Non è altro che una tavolata allestita su cavalletti da muratore e un piano di legno, posta in via Lunga, a ridosso della Chiesa, bandita con pesce crudo, focacce, formaggi, salumi, pizze rustiche, dolci, liquori caserecci…, il tutto rigorosamente preparato dai parrocchiani. L'evento inizia con l'sms di don Tonio la Domenica mattina, sms che ci dà l'input per cominciare a pensare a cosa preparare e portare la sera per condividerlo insieme. Non si era mai visto in via Lunga (che poi è una viuzza corta e alquanto stretta!) tanto movimento, dai più piccoli ai più grandi, semplicemente per condividere, anche con qualche amico senegalese, tante prelibatezze preparate dalle nostre brave cuoche. E quanta voglia di mangiare! Tanto che questo momento è stato immortalato anche sul sito del "ilquotidianoitaliano.it". Anche questo è unione. Sì, "comunione", perché il pallino del nostro don è di… unire; pallino che noi parrocchiani condividiamo, perché ci stimola ad essere più aperti verso gli altri e a cercare di azzerare giudizi e pregiudizi che portano solo a laceranti divisioni. Solo in comunione la parrocchia veste l'abito “domenicale”, l'abito della bellezza che le viene dall'essere una buona e grande Famiglia. Tutto questo sta continuando in estate, in largo Castello, con la preghiera dei Vespri, con le grandi serate allietate da panzerottate, film, biciclettate, cene sotto le stelle… Siamo tutti invitati. Vero don Tonio? Vita e Nietta I numeri di un pellegrinaggio: trecentocinquanta amici, sette pullman, una notte e mezza in viaggio, sei ore di code varie ed attese, circa quattro km. a piedi, trentasei gradi all'ombra, un migliaio di bottigliette di acqua e bibite; si parla, si dorme, si medita fra sé; una piazza enorme, affollata all'inverosimile; il Papa gira a piedi, sale e scende dalla struttura mobile, e ovviamente solo pochi riescono ad avere un contatto ravvicinato con lui: io non lo cerco, sono convinta che l'importante è esserci. Una folla oceanica, siamo praticamente appiccicati, nonostante gli spazi enormi. Ma come ce la fa, un anziano, a reggere il ritmo di due eventi così grandi a settimana? Mah! In alto volano gabbiani e colombe, per niente impressionati. Pochi pensieri espressi con convinzione... "Non fate chiacchiere, non servono, vogliatevi bene, abbiate pazienza e attenzione gli uni per gli altri". Ovviamente ci sono anche quelli nervosi che non ascoltano e continuano a fare inutili “casini” per mantenere le proprie postazioni o raggiungerne alcune migliori, con varie scuse. Una serie interminabile di saluti in tutte le lingue, troppi, considerata la situazione. In bagno si fanno incontri insperati (anche qui i maschi sono capaci di trovare un calciatore e chiedergli una foto). Un buon pranzo e… via per la città, sotto il solleone pomeridiano; un romano non lo trovi neanche con la lente di ingrandimento: sembra che ci sia un'invasione di cinesi, russi, coreani, americani e qualche inglese, ma ho visto anche una bellissima coppia mediorientale, due giovanissimi sposi o fidanzati, lei velata, che si tenevano per mano, e camminavano nella scia di un pellegrinaggio religioso. Tutte le lingue del mondo. Siamo praticamente stravolti, la fatica ha sconvolto la nostra pacifica routine, ma ci ha ricordato cosa vuol dire stanchezza, attesa, incertezza, ascolto, odori sconosciuti, ricerca del proprio gruppo per far gruppo, scelta dell'ascolto di una voce fra altre voci, alla ricerca di qualcosa, senza sapere neanche cosa, aver sete, essere stanchi, sudati, non sapere precisamente la strada, eppure andare… indipendentemente: è questa la differenza fra un pellegrinaggio e una gita organizzata. Avevamo cappellini rossi e gialli, uno striscione, due palloni e ciuffi colorati di squadra, avevamo anche Maria che cercava di non perderci, e Gianni che cercava di suscitarci pensieri elevati e tenerci su; avevamo la voglia di andare, quella stessa che da millenni spinge le persone a lasciare le proprie certezze, per cercare altro da sé. Avevamo, sì, questa voglia di andare. Graziamaria Pellecchia

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D PAGINA 7 (risposta a Debora - “Fammi innamorare di Te” di “Idea” del marzo scorso) Cara Debora, mi ha appassionato molto leggere la tua lettera alla Vita e mi piacerebbe tanto raggiungerti con queste mie parole. Ad ogni domanda negativa sei stata sempre brava a darti la risposta positiva giusta, segno che sei viva più di quanto tu stessa possa credere. E c'è proprio tanto bisogno di crederci che il sole esiste davvero per tutti. Non contano gli ostacoli che ogni giorno dobbiamo affrontare, siano essi di una quindicenne o di un novantenne, conta quanto ci lasciamo riscaldare dal sole che splende. Anche il Papa ultimamente ci ha ricordato che "Non dobbiamo avere paura dei problemi: Gesù stesso dice ai suoi discepoli: 'Sono io, non abbiate paura. Sono io'. Sempre. Con le difficoltà della vita, con i problemi, con le nuove cose che dobbiamo prendere: il Signore è là. Possiamo sbagliare, davvero, ma Lui è sempre vicino a noi e dice: 'Hai sbagliato, riprendi la strada giusta (…). Non è un buon atteggiamento quello di truccare la vita, di fare il maquillage alla vita: no, no. La vita è come è, è la realtà. E' come Dio vuole che sia o come Dio permette che sia, ma è come è, e dobbiamo prenderla come è. E lo Spirito del Signore ci darà la soluzione ai problemi”. Pertanto continua sempre il Papa - "chiediamo al Signore questa grazia: di non avere paura, di non truccare la vita, di prendere la vita come viene e cercare di risolvere i problemi come hanno fatto gli Apostoli, e cercare pure l'incontro con Gesù che sempre è di fianco a noi, anche nei momenti più oscuri della vita”. Sarà pure notte, ma il sole esiste sempre e comunque... e comunque riscalda. È quanto accade nella nostra esperienza di cristiani ogni giorno. Dio, il nostro sole per eccellenza, non smette mai di amarci, ogni nostro respiro è pieno della sua presenza, a noi non resta che accettarlo così come Egli è, accettare ogni suo dono, accettare il suo amore e da lui imparare ad amare. A volte la vita ci costringe a vivere prescindendo dal sole, o, meglio ancora, fa in modo che noi crediamo essere il sole. Inoltre, non è questione di cercare nell'altro il fratello, ma di considerare fratello l'altro. La nostra mancanza di felicità, purtroppo, sta proprio nella nostra incapacità di credere che donando si riceve; eppure Gesù è stato chiaro: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,24). Non è la Vita che deve impegnarsi a farsi innamorare, ma siamo noi che, prendendo consapevolezza del dono grande che Lei è, dobbiamo imparare ad amarla. Amarla e accettarla così come è, che non significa rassegnarsi e riporre i remi in barca, perché tanto è già tutto scritto, ma accoglierla e realizzarla così come Dio ci chiede. La vita è pensata da Lui e non è semplicemente come la vorremmo noi, in quanto sarebbe imperfetta perché imperfetto è il pensiero dell'uomo. Ogni manuale d'uso per la vita sarebbe troppo limitato e completamente sbagliato. E perché non pensare che, magari, siamo noi le pagine bianche di quel manuale che Dio sta scrivendo? Mi piace salutarti con le stesse parole che papa Francesco ha usato durante un Angelus: "Quante persone pagano a caro prezzo l'impegno per la verità! Quanti uomini retti preferiscono andare controcorrente, pur di non rinnegare la voce della coscienza, la voce della verità! Persone rette, che non hanno paura di andare controcorrente! E noi, non dobbiamo avere paura! Fra voi ci sono tanti giovani. A voi giovani dico: Non abbiate paura di andare controcorrente, quando ci vogliono rubare la speranza, quando ci propongono questi valori che sono avariati, valori come il pasto andato a male e quando un pasto è andato a male, ci fa male; questi valori ci fanno male. Dobbiamo andare controcorrente! E voi giovani, siate i primi: andate controcorrente e abbiate questa fierezza di andare proprio controcorrente. Avanti, siate coraggiosi e andate controcorrente! E siate fieri di farlo". Buona vita! Un amico

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PAGINA 8 Un tizio fa visita a un suo amico e sul cancello di casa trova un nuovo cartello, che avvisa: “Attenti al cane!”. Incuriosito, chiede all'amico: “Perché hai messo quel cartello, se hai solo un bassotto?”. “Perché me l'hanno già pestato due volte!”. Che cosa dice un dado innamorato alla chiave inglese? “Stringimi forte!”. “Per festeggiare quarant'anni di matrimonio ho regalato a mia moglie un volo in Australia!”. “Mamma mia! E che cosa le regalerai per i cinquant'anni?”. “La vado a riprendere!”. “Caro - chiede la moglie al marito -, esco cinque minuti per salutare la vicina. Potresti farmi un favore mentre sono via?”. “Ma certo! Cosa?”. “Gira l'arrosto ogni mezz'ora!”. “Ricordati - dice papà scarafaggio al suo figliolo - che nella vita è importante soprattutto una cosa: non farsi mai mettere i piedi in testa!”. All'università due studenti discutono tra loro: “Tu come vivi?”. “Scrivo”. “Bello! Fai il romanziere?”. “No”. “Allora fai lo sceneggiatore?”. “No”. “E allora che cosa scrivi?”. “Scrivo a mio padre chiedendogli di mandarmi dei soldi!”. D AD USO INTERNO

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