Il Martino n.17 anno 2

 

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quindicinale di informazione

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5 Settembre 2016 - n. 17 anno 2 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste 1€ CUORE D’ITALIA TERREMOTO » continua, Pag. 3 FABRIZIO MORO » continua, Pag. 10 IRISH FESTIVAL » continua, Pag. 21 CANNABIS » continua, Pag. 16 CALCIO » continua, Pag. 18

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2  EDITORIALE: UN MOMENTO PER OGNI COSA, QUESTO È QUELLO DEL SILENZIO. Perché le persone devono ossessionatamente voler dire qualcosa quando è il momento di stare in silenzio e stanno ossessionatamente in silenzio quando è il momento di dire qualcosa. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE:Antonio Villella, Emanuela di Teodoro, Alessandra Bucci, Gino Bucci, Maria Giulia Mecozzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Simona Borghese, Giusy Valori, Luigi Tommolini, Pio di Leonardo, Lucia Pavone IMPAGINAZIONE: Federico Casarella SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 Email info@ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. © RIPRODUZIONE RISERVATA Succede sempre così. Quando l’attenzione mediatica è molto alta e i problemi sono degli altri allora ecco che il “maniaco dell’apparire” lavora per concentrare più attenzione possibile su di sé. Studia, scruta, crea strategie e si muove. Si capisce da subito chi lo è e chi no, perché fino al giorno prima, sempre il “maniaco”, guardava le partite al bar con gli amici disinteressato dei problemi che lo circondano e quasi totalmente evaso dalla vita sociale fuori dal “branco” del divertimento. Questi giorni abbiamo sentito il Premier Matteo Renzi coltivare frasi come: “è in momenti come questi che gli italiani dimenticano le polemiche e si rendono emotivamente più partecipi”. È il momento della commozione dice il Premier, al quale vorrei dire che per il nostro paese è ogni giorno il momento della commozione e dovrebbe esserlo anche per lui e per chi come lui dovrebbe asciugare le lacrime di chi vive per campare o ancor peggio di chi da vivere dignitosamente non ne ha, e che per far fiorire in noi queste parole da lui ed anche da altre coltivate ci serve molto ma molto concime, così tanto concime che allora si intuirebbe in che mare stiamo. Allora tornando “al maniaco dell’apparire”, figura senza alcun riferimento reale ma puramente generico, vorrei che per un attimo ma solo per poco il nostro “maniaco” si sentisse emotivamente più umano e rispettoso del dolore di chi ha perso un caro, i frutti del lavoro di una vita e la pace che difficilmente troverà e non si sentisse in obbligo di voler dire ossessionatamente qualcosa, di voler far vedere quanto lavoro ed impegno dedica per aiutare chi ha bisogno magari sentendosi anche al di sopra di chi per qualsiasi ragione non riesce ad attivarsi o magari lo fa semplicemente nell’ombra e nel rispetto, di quale verità risolutiva lui possegga per un futuro migliore e di come sia meglio che gli altri pensino o facciano. Perché caro “maniaco”, sì probabilmente lo sei anche tu che stai leggendo questo editoriale, oggi è il momento di lavorare e aiutare nell’ombra e nel silenzio del lutto chi di lavoro e silenzio ha bisogno. Di Fejsal Iseini

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3  TERREMOTO FORTE SISMA SCUOTE IL CENTRO ITALIA IN ABRUZZO TORNA LA PAURA Ore 3,36: l’orologio si ferma, di nuovo. Sette anni dopo la ai quali oggi i danni subiti sono quasi irrilevanti, evidenziando tragedia che ha colpito l’Aquila, una forte scossa di terremoto così la messa in sicurezza della popolazione. di magnitudo 6.0 scuote il Centro Italia: Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo tremano nel cuore della notte tra il 23 e il 24. Nella provincia di Rieti viene rilevato l’epicentro, precisamente nel borgo di Accumoli equidistante tra Norcia e Amatrice. <>, è la disperata e struggente dichiarazione che il sindaco Sergio Pirozzi rilascia nelle prime ore del mattino. In un’intervista, il sismologo Enzo Boschi spiega quanto l’Italia sia ancora indietro sulla prevenzione asserendo che nel bel Paese si costruisce bene solo dopo un grave sisma. Purtroppo anche l’Abruzzo torna a fare conti con la paura e a rivivere il dramma di 7 anni fa. La situazione appare subito drammatica e la devastazione del sisma trasforma per sempre Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice e Pescara del Tronto in città fantasma. Vigili del fuoco, Forze dell’Ordine, Protezione Civile, volontari, medici e infermieri provenienti da tutta Italia lavorano incessantemente scavando a mani nude e prestando soccorso per liberare le vittime dalle macerie. Numerosi sono gli abruzzesi, accorsi rapidamente nei luoghi colpiti dal sisma, ma altrettanto numerose sono le iniziative di aiuti umanitari di prima necessità. Il bilancio è gravissimo: oltre 290 le persone trovate senza vita, 238 circa quelle estratte vive e 387 circa i feriti. A L’Aquila, moltissime persone hanno deciso di dormire nelle loro auto o nei sacchi a pelo dopo la prima scossa arrivata fortissima. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha decretato lo Stato di emergenza per 5 comuni abruzzesi: Campotosto (vari edifici danneggiati, di cui 2 pubblici); Capitignano (lesionati un edificio pubblico e uno privato); Monterale, comune più colpito (soprattutto nella frazione di S.Lucia) presso il quale sono state montate tre tende e una pompa di calore; Rocca Santa Maria (5 edifici pubblici danneggiati) e infine Valle Castellana (edifici pubblici e non danneggiati, anche con crolli e 20 sfollati residenti e 15 non residenti). Aveva solo otto mesi la più piccola vittima ritrovata in quello scenario apocalittico. In seguito al crollo del campanile sulla sua abitazione ad Accumoli, Stefano Tucci è morto insieme a tutta la sua famiglia: i giovani genitori Graziella e Andrea, e il fratellino Riccardo di 8 anni. Nell’ambito delle indagini già in corso sul terremoto, la procura di Rieti ha aperto un fascicolo avanzando l’ipotesi di reato di disastro colposo. Il procuratore capo Giuseppe Saieva ha compiuto i primi sopralluoghi disponendo alcuni sequestri. In particolar modo, si indaga sul crollo degli edifici recentemente ristrutturati come il campanile di Accumoli e la scuola di Amatrice. Per quest’ultima, erano stati stanziati quasi 500 mila euro dalla regione e dal comune. Inevitabilmente il sindaco Pirozzi finisce sotto attacco: il primo cittadino si difende spiegando come fosse risultata a posto dopo le migliorie antisismiche svolte sia dopo il sisma che distrusse L’Aquila nel 2009 che dopo il terremoto del 2013. Allora ci si chiede se questi fondi siano stati ben spesi o non spesi affatto per la prevenzione e se davvero non si poteva fare nulla per evitare questa tragedia. A tal proposito, Norcia si trasforma in un bellissimo esempio di “buona ricostruzione”. Nonostante la cittadina umbra sia distante circa 17 km dal sisma e abbia registrato tutte le scosse più forti nel proprio territorio dopo quella principale di magnitudo 6, presenta danni “contenuti”: case, chiese e strade danneggiate ma nessuna vittima. Dopo il terremoto del 1979, tutti gli edifici hanno subito interventi antisismici grazie Anche il Gran Sasso è stato danneggiato dalla forte scossa: è stata rilevata una piccola frana sul Corno Piccolo che però non ha interessato fortunatamente il sentiero. A dare la notizia è stato il gestore del Rifugio Franchetti che si trova a 2433 metri di altitudine sulla montagna. Nel teramano, la provincia dispone interventi per il Pascal e l’Alessandrini, le due scuole di Teramo in cui sono state riscontrate criticità. Il presidente Renzo Di Sabatino ha già incontrato i responsabili della struttura tecnica dell’ente per accordarsi sulle attività di controllo e monitoraggio. Nel comune di Crognaleto è stata emessa un’ordinanza con limitazioni di traffico per il ponte di Aprati, nella quale è possibile leggere che sono state rilevate “fessurazioni sui pilastri e un principio di distacco di masso sulla spalla sinistra verso Cesacastina”. Il ponte è costantemente sotto controllo, essendo oggetto di un intervento di miglioramento sismico attualmente in gara d’appalto per 415 mila euro. La somma stanziata dalla Protezione Civile sarà utilizzata per compiere le migliorie antisismiche sul ponte ma, va sottolineato, che non è sufficiente per il completo adeguamento sismico per il quale la Provincia aveva chiesto circa un milione di euro. Ad Atri è stata preventivamente chiusa al pubblico la cattedrale per via di alcuni massi caduti in seguito al terremoto. In basso, nella tabella (tratta dal sito www.tuttitalia.it) è riportata la pericolosità sismica per il territorio di Teramo, indicata nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, aggiornata con la Delibera della Giunta Regionale n. 438 del 29.03.2003. Di Lucia Pavone

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4  TERRE RUBRICA: NON SIAMO NATI PER SOFFRIRE - CONSIGLI PRATICI PER LA VITA QUOTIDIANA - A CURA DE IL MENU PER UNA MENTE SANA : IL TEMPO Salve amiche e amici del Martino, riprendo a scrivere la rubrica in un momento di forte dolore, tristezza e malinconia dopo il terremoto che ha colpito tragicamente luoghi a me molto cari: Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e altri paesi e frazioni. Molti ricordi mi legano ai borghi, ai quei paesaggi e agli amici che vi abitano. Mete spesso di camminate solitarie, di momenti di ricerca di spazio ed ascolto interiori. Qualche settimana fa ho ripercorso,a piedi, un bellissimo sentiero che mi aveva suggerito Armando, un amico di Accumoli e che va da Forca Canapina ai Pantani verso Accumoli. Un cammino che mi permette di sentire pulsare l’Anima della Vita, attraverso il silenzio accompagnato solo dai suoni dei campanacci e campanelle di mucche e cavalli che, come dei Buddha, mi ricordano la bellezza del momento presente. Il percorso non l’ho completato, mi sono fermato a meditare prima di arrivare ad Accumoli, seduto su un abbeveratoio per animali. Quel giorno non c’era nessuno in giro e la solitudine mi “ seduceva” con i suoi richiami spirituali. Piango ora ed una morsa alla gola mi soffoca terribilmente. Dolore, rabbia e speranza si alternano in un ritmo senza fine, reso ancora più intenso dall’ascolto di Aida di Rino Gaetano, una musica che mi ricorda sempre le difficoltà enormi della nostra Italia. Quel giorno in montagna, avevo un forte bisogno di ascoltarmi in silenzio, in alcuni momenti mi sentivo elemento integrante di una Realtà Infinità. Attimi in cui ho percepito di essere parte di una dimensione Spirituale che mi riportava con i piedi a terra. Prendo spunto dalla memoria di questi pensieri, di quella camminata e dalla tragedia del terremoto per scrivere alcune riflessioni. Sembra un controsenso, non è così! spiritualità e piedi a terra, ma Nell’articolo dell’11 luglio n. 13, iniziai una presentazione e un’analisi delle le pietanze del menù per una mente sana. Una metafora che il neuroscienziato A. D. Siegen, utilizza per E’ un tempo e uno spazio in cui percepisco che dono aiutarci a vivere meglio. meraviglioso è la vita , sento la sua potente bellezza e Il menù è composto di sette nutrienti: una più forte consapevolezza del vivere con gratitudine, gentilezza e generosità verso le persone e il pianeta. 1. Il tempo dell’interiorità 2. Il tempo della concentrazione Una ricerca costante e spesso contraddittoria 3. Il tempo del movimento 4. Il tempo dell’ozio Pensavo “ Perché stiamo abbandonando la nostra Terra?, perché stiamo rovinando tutto?, inquinando fiumi, 5. Il tempo del sonno 6. Il tempo della relazione mari, laghi, distruggendo habitat naturali, montagne? 7. Il tempo del gioco Non sentiamo più le nostre radici… Oggi, ad appena pochi giorni dalla tragedia del terremoto, sento Odio, paura e potere stanno massacrando popolazioni che è il momento di condividere con voi alcune considerazioni intere e continenti. Lotte di potere… senza limiti” sull‘importanza del tempo dell’interiorità.

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EMOTO EL DR. CRISTOFARI STEFANO, PSICOLOGO, PSICOTERAPEUTA - EMAIL CRISTOFORISTE@GMAIL.COM O DELL’INTERIORITA’ DOPO IL TERREMOTO 5  Scegliamo di dimenticarci della realtà impermanente delle persone e delle cose , anche se razionalmente lo sappiamo, non ci soffermiamo a sentire e crediamo che vivremo per sempre , sempre giovani e in buona salute. Ma non è così!!! Non è una visione pessimista, anzi ……. è uno stimolo a ricordare solo che la vita è preziosa e che ogni momento è un momento meraviglioso . Il concentrarci, attraverso l’ascolto interiore,sul divenire, ci darà una visione profonda di noi stessi e della vita. Con questa nuova visione, spero non ci lasceremo più travolgere dagli stati di conflitto stupidi e distruttivi, dalle lotte di potere, dalla rabbia malsana, da giochi manipolativi, da violenze omicide, ma sapremo meglio cosa sia vivere in pace e saggezza. Nell’ascolto interiore possiamo capire anche che non siamo entità separate. La mano destra non lotta contro la mano sinistra, non sono separate, ma appartengono allo stesso corpo e agiscono in sincronia per aiutarsi. La sofferenza e l’infelicità umana nascono proprio da questa falsa separazione fra se stessi e gli altri. La non separazione, l ‘interdipendenza sono i due elementi del vero amore e il terremoto ci sta dando proprio questo insegnamento d’ amore. La grande forza della solidarietà umana , il sentirsi tutti parte di un’unica famiglia: l’UMANITÀ. Di fronte ad un evento così potente e distruttivo come il Piango mentre scrivo, piango di gioia e di speranza . terremoto, che ci ricorda in modo “prepotente” il costante Le immagini di questi giorni di tanti gesti di solidarietà cambiamento della vita, l‘interdipendenza degli esseri viventi umana, di tante persone che non si conoscono che si e del mondo, è necessario dedicare un po’ del nostro tempo aiutano senza se senza ma, senza nulla in cambio, senza ad ascoltare quella parte più profonda di noi stessi che non risparmiarsi...ebbene, possano queste immagini ricordarci sempre contattiamo, perché distratti a nutrirci di effimero, la potenza e la forza trasformatrice e curativa dell’amore. di superficialità, dell’inutilità di una vita sempre più dedita al consumare sensi e impressioni afflizioni emotive e mentali. sensoriali, nutrimenti di Forse qualcuno valuterà questo articolo come ingenuo e riduttivo rispetto ad una realtà sicuramente più complessa. L’impermanenza non è un’idea astratta, non è solo un concetto, è una realtà che i grandi eventi naturali ci ricordano anche a caro prezzo, ma che si può osservare in ogni momento della vita; al tempo stesso e anche una risorsa per costruire relazioni sane. Ma oggi la mia evoluzione coscienziale, la mia esperienza professionale mi porta in modo entusiastico e passionale a sostenere ciò che ho scritto: entriamo più spesso nel Tempo dell’interiorità per sviluppare una mente più sana e felice. Tutti noi cerchiamo di aggrapparci all’idea di permanenza della vita e che vivremo in eterno e quando sentiamo questa parola i m p e r m a n e n za entriamo in ansia, nella paura, Vi abbraccio commosso dalla forza della appuntamento al prossimo numero! speranza dandovi nell’angoscia.

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6  Ho visitato Amatrice insieme ad un gruppo di amici lo scorso maggio. TERRE UN GIORNO DI PRIMAV Era la prima volta che mi recavo in questo delizioso borgo, uno dei più belli d’Italia. Mentre percorrevamo Corso Umberto I, via principale della città, siamo stati subito costretti a trovare parcheggio, era in corso un corteo storico. Non è stato facile, visto il gran numero di persone che in quella giornata affollava la cittadina reatina ma, alla fine, ci siamo riusciti. Gli abitanti del paese, vestiti con costumi medievali, tra dame e cavalieri, contadini e cacciatori, sbandieratori e portatori dei vessilli delle contrade, si stavano recando in piazza San Francesco dove erano in corso le registrazioni del programma di Rai2 “Mezzogiorno in Famiglia” con l’ex Miss Italia Manila Nazzaro: ecco il motivo di tanto trambusto! Qui gli amatriciani si stavano divertendo a giocare a basket e si cimentavano nelle bizzarre prove richieste dagli inviati della Tv per cercare di battere l’altro Comune concorrente e diventare così il paese campione della puntata. Non so se siano riusciti a vincere, ma di certo ce la stavano mettendo tutta! La diretta nazionale non serviva però soltanto a far divertire la gente del luogo, era anche un’ottima vetrina per uno dei territori più belli d’Italia. Sopra un tavolo coperto da una tovaglia ricamata a tombolo, le telecamere Rai si soffermavano infatti a riprendere le specialità locali, tra le quali spiccavano di certo i piatti con la famosissima pasta all’Amatriciana, il condimento con guanciale, formaggio pecorino e pomodoro. Pausa pubblicitaria. della città, proprio a ridosso dell’antica cinta muraria, attaccata a Porta Carbonara. Tra un selfie con la bella presentatrice e foto di gruppo con gli anziani del paese, abbiamo continuato la visita Il suo campanile è un’antica torre urbica ed è caratterizzata da del borgo. un bellissimo portale tardo gotico, da un grande rosone simile a quello della Basilica di Collemaggio a L’Aquila e dalla presenza Siamo entrati nell’antica chiesa di San Francesco e dopo la monumentale facciata che accoglie un elegante rosone e lo stupendo portale gotico in travertino bianco, di pregevoli affreschi quali l’Annunciazione e la Madonna con Bambino e Angeli. Ci siamo ritrovati quindi nel Corso della cittadina, dominato dalla Torre Civica. nella cui lunetta spicca un gruppo di statue in terracotta della Vergine in trono col Bambino, ci accoglieva l’unica A pianta rettangolare la torre, vero e proprio simbolo di Amatrice, grande navata con l’abside trilobato su cui erano è interamente realizzata in pietra arenaria, è alta circa 25 metri raffigurati affreschi del XV secolo che illustrano le storie e la sua esistenza è documentata già nel XIII secolo. della Vergine, di Cristo e dei Santi Francescani. Qui siamo rimasti incantati dal fascino delle tipiche abitazioni, Continuando il nostro giro abbiamo visitato un’altra dai colori sgargianti dei muri delle case ai balconi in ferro chiesa, quella di Sant’Agostino, all’estremità sud orientale battuto finemente lavorato che consentono una spettacolare

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EMOTO AVERA AD AMATRICE... durante la puntata di “Mezzogiorno in Famiglia”. 7  Il viaggio è durato poco. Seduti al tavolo abbiamo ordinato ben due primi, anche su indicazioni del cameriere: i classici spaghetti all’Amatriciana (e non i bucatini come vuole invece la ricetta romana) e la Gricia, anche chiamata “l’Amatriciana bianca”, con guanciale, pecorino romano e pepe, con l’assenza però del pomodoro, mancante poiché la sua origine sarebbe addirittura antecedente all’importazione del pomodoro in Europa, si dice infatti che a “inventare” la pasta alla Gricia siano stati i poveri pastori abruzzesi. Non eravamo soli al ristorante, con noi numerosi motociclisti con i loro inconfondibili giubbotti di pelle, che avevano scelto il reatino per la classica gita domenicale in moto, e una numerosa famiglia intenta a festeggiare la Prima Comunione di uno dei loro figli. Dalle finestre lo sguardo non poteva non cadere sulle acque limpide del lago, sulla diga, e sulla verdeggiante vegetazione che ne circondava la riva. Terminato il gustoso pranzo siamo ripartiti alla volta di Rieti, meta ultima del nostro viaggio, in quella giornata di primavera... Adesso però è tutto cambiato. Tutti noi sappiamo cos’è successo nel centro Italia il 24 agosto alle 03:36, e non starò qui a ricordarvelo, dopotutto se n’è parlato molto e spesso anche a sproposito. Non ho scelto io l’itinerario del viaggio quel giorno, dovevamo soltanto andare a Rieti alla fine, non sapevamo neanche che avremmo incontrato le telecamere della Rai! Ma abbiamo deciso di fermarci ad Amatrice. Lungo la salaria quella mattina c’erano anche i cartelli stradali che indicavano la strada per Arquata e Pescara del Tronto. Ricordo che quel nome mi sembrava molto strano, non sapevo vista sulle montagne del Parco Nazionale del Gran Sasso che esistesse un’altra Pescara oltre alla città abruzzese. e dei Monti della Laga, di cui Amatrice è uno dei centri più importanti. Ora, purtroppo, la conoscono in molti questa piccola frazione. Sono contento però di quel piccolo fuori programma, non Era ormai ora di pranzo e non potevamo non decidere perché adesso una gita in questi luoghi non sarebbe possibile, di fermarci qui, per mangiare un buon piatto di pasta ma perché spero, tra qualche anno, di poter tornare in corso all’Amatriciana. Umberto I e di vedere la Torre Civica, che ha trovato la forza di resistere alla violenza del terremoto, alta e fiera sopra le case Tempo dunque di riprendere le auto e ci siamo recati al ormai ricostruite a guardare ancora le montagne, di ritrovare le ristorante “Trattoria del Lago Da Santino” sulle rive del telecamere non degli inviati dei telegiornali di qualche rete all Lago artificiale di Scandarello. news ma di qualche altro programma più leggero, di mangiare ancora un bel piatto di spaghetti al ristorante “Da Santino” e Qui, da come ci avevano consigliato gli abitanti del posto, si mangia la migliore Amatriciana, oltre a quella dell’albergo-ristorante “Roma”, ovviamente. Lungo la strada ci siamo imbattuti anche in cartelli luminosi che chiedevano ai turisti di votare per la cittadina laziale soprattutto di ritrovare la gioia negli occhi degli amatriciani, la stessa gioia di quando giocavano allegramente in Tv perché, da ex abruzzesi, anche loro saranno di certo “forti e gentili” e sapranno sicuramente rialzarsi! Di Pio di Leonardo

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8  TERRE BUCATINI ALL’A LA RICETTA DELLA SIGNORA SILVANA DI La rinascita di un paese passa anche attraverso la conservazione e la tutela delle tradizioni. Ora più che mai non dobbiamo dimenticare la nostra storia ed in particolare quella culinaria, legata al meraviglioso paese di Amatrice distrutto, deturpato dal terremoto. Ecco perché voglio proporvi, attraverso lontani ricordi che riecheggiano nella mia mente, l’origine e la vera e unica ricetta di questo piatto che, nato dal colpo di genio di un cuoco, è diventato famoso in tutto il mondo secondo solo alla pizza. Ingredienti semplici, genuini, nostrani, come semplice e genuino era il paese di Amatrice. Collocato a pochi chilometri da Accumoli sua frazione, nella quale ho vissuto da bambina e che portava ancora le ferite di un tremendo terremoto verificatosi nel 1979. “Corri, corri!”, gridava mio padre mentre scendeva frettolosamente le ripide scale. Io stretta a lui, vedevo scorrere uno ad uno i gradini alti, grigi tipici delle case di montagna. “Il terremoto!”, urlavano mia madre e la sua dirimpettaia la signora Silvana mentre tenendosi per mano cercavano, facendosi coraggio a vicenda, di arrivare fino al portone a “riveder le stelle” come diceva Dante… e quante ne contammo quella notte e nelle notti successive! Questo è un frammento dell’amaro e indelebile ricordo bambini di quattro anni che impacciati cercano di arrotolare i impresso a fuoco nella mia mente del terremoto del bucatini che sfuggono nel piatto come a rincorrersi tra il guanciale lontano 1979. e il pecorino. La signora Silvana si divertiva e rideva di una risata piena e amorevole mentre maneggiavo maldestramente Per fortuna nei cassetti della memoria soltanto brutti ricordi ma anche dolci non si celano e rassicuranti la forchetta e gli impiastricciavo tutto il tovagliolo rigorosamente annodato al collo. momenti condivisi con la nostra vicina di casa che, come si usava fare all’epoca, lasciava sempre l’uscio socchiuso Come dimenticare la sua dolce e materna accoglienza e come di modo che una piccola e curiosa bambina potesse dimenticare quel piatto che oggi più che mai rappresenta un sbirciare a suo piacimento nella grande e accogliente simbolo di rinascita, per portare la popolazione di Amatrice e cucina del suo appartamento. non solo, a far risplendere nuovamente il proprio territorio e le proprie tradizioni. I suoi bucatini all’amatriciana riempivano il palazzo di un profumo corposo, forte e aromatico. “Stellì, vieni a Torniamo indietro nel tempo allora e cerchiamo di capire qual mangià dù bucatini, so caldi, caldi!” Io, lasciando attonita è la vera storia della Amatriciana. L’amatriciana (in romanesco mia mamma, perché a casa facevo molti capricci per matriciana a causa dell’aferesi) è un condimento per la mangiare, correvo dalla signora Silvana. pastasciutta, tipico delle osterie e trattorie romane. Fu, seduta al tavolo della sua cucina che assaggiai per La prima testimonianza scritta di questo piatto ci arriva dal la prima volta quel piatto così semplice, spartano, della cuoco Francesco Leonardi che, nel 1816, lo servì alla corte del stessa semplicità delle persone che popolavano quei Papa. borghi di provincia. Nell’800, nel rione Ponte in zona piazza Navona a Roma, Ricordo il mio viso tinto di rosso del pomodoro, tipico dei esisteva un vicolo chiamato de’ Matriciani (dopo il 1870 vicolo

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EMOTO AMATRICIANA… ACCUMOLI TRA DOLCI E AMARI RICORDI. 9  di entrare nella storia della cucina tradizionale italiana. La sua versione prevede i maccaroni, il guanciale diAmatrice, pomodori, cipolla e pecorino. Da allora e sino all’inizio del ‘900, la popolarità di questo piatto era indiscussa a Roma, tanto che parecchi osti presero l’appellativo di matriciani per indicarne la professione. Per onorare tutti gli abitanti di Amatrice che con la loro proverbiale ospitalità avrebbero preparato, in occasione della sagra a fine agosto, piatti di matriciana a tutte gli avventori e turisti, vi propongo la ricetta della mia adorata signora Silvana… speranzosa nel credere che lo stesso sorriso dolce e amorevole possa tornare al più presto sui volti di tutti gli amatriciani! Ricetta bucatini all’amatriciana Ingredienti Bucatini 400 gr Pomodori 500 gr Guanciale 250 gr Pecorino q.b. Cipolla q.b. Peperoncino 1 Pepe q.b. Olio extravergine di oliva q.b. degli Amatriciani) . Vi era anche una locanda chiamata L’Amatriciano. Questo sugo è figlio quindi della gricia (o griscia), piatto di spaghetti o maccheroni conditi con olio, pepe e barbozzo o guanciale, nato in un paese reatino di nome Grisciano. Preparazione 1. Tagliate a striscioline uniformi il guanciale. Evitate di tagliarlo a dadini perché durante la cottura in padella tende a diventare troppo secco. 2. Sbollentate i pomodori, privateli della pelle e dei Cosa certa è che l’aggiunta della salsa di pomodoro risale alla fine del diciassettesimo secolo. La prima testimonianza semi e tagliateli a pezzi piuttosto grossi. Tagliate a pezzetti anche il peperoncino. scritta dell’uso del sugo all’amatriciana per condire la pasta la 3. Mettete un filo d’olio in una padella e versate il peperoncino si trova nel manuale di cucina del cuoco romano Francesco e il guanciale mescolando con un cucchiaio in legno. Leonardi, che la servì alla corte del Papa. Abbassate la fiamma e fate rosolare il guanciale per un paio di minuti fino a quando non diventa dorato. Per preservare Fu un colpo di genio, alla maniera dei matriciani, Leonardi impose un piatto popolare a un banchetto al Quirinale in onore di Francesco I Imperatore d’Austria, organizzato da Papa Pio VII nell’aprile del 1816. la morbidezza delle listarelle di guanciale, toglietele dall’olio e tenetele in caldo in un tegame con coperchio. 4. Aggiungete i pomodori e lasciate cuocere per circa 15 minuti, mescolando di tanto in tanto con il cucchiaio. A cottura terminata, eliminate il peperoncino e aggiungete nuovamente il guanciale. Romano di nascita, Leonardi aveva lavorato nelle corti 5. Portate a bollore l’acqua e cuocete al dente i bucatini. in Francia con Richelieu, oltre che in Polonia, Turchia, Scolate i bucatini e versateli nella padella con il sugo Germania e Inghilterra, fino ad arrivare, con il ruolo di cuoco, amalgamando con il cucchiaio. Aggiungete una spolverata alla corte di Caterina II di Russia. abbondante di pecorino, un pizzico di pepe e servite. Con un colpo da maestro trasformò un piatto popolano come la gricia in un piatto alla moda, permettendo così ad Amatrice Di Noris Cretone

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10  TERRE FABRIZIO EMOZIONA IL TEATRO D’ANNUNZIO CON IL PRIM Il 26 agosto Fabrizio Mobrici, in arte Fabrizio Moro, si è esibito nel Teatro D’Annunzio presso il lungomare di Pescara. Prima della sua esibizione, siamo riusciti ad incontrarlo e a scambiare due chiacchiere con lui: si è dimostrato subito molto disponibile e alla mano, e ci ha svelato di aver trascorso due giorni bellissimi nel campeggio di Martinsicuro nel 1994. L’ITALIA È DI TUTTI La band napoletana pop rock “Le Fasi” ha avuto l’onore di aprire il suo concerto, intrattenendo il vasto pubblico con le loro canzoni e con le loro cover. Tra la sconfitta e la vittoria il nostro Paese ha la sua grande storia. A volte deriso, poi massacrato, preso a sassate in un grande teatro,  Moro ha iniziato il suo spettacolo esprimendo l’amarezza lasciato da solo come un bambino che cerca la mano per il del suo stato d’animo dovuto alla tragedia del terremoto. suo cammino,  amato ed odiato, in parte cambiato da facce spietate con un A tal proposito, ha raccontato di aver pensato più volte, insieme al suo gruppo, di posticipare il concerto ma sarebbe stato impossibile recuperare la data in quanto avrebbero smantellato il palco il giorno successivo. bel vestito.  L’Italia è di tutti, di chi l’ha incontrata negli anni di piombo, nell’acqua passata,  di chi è stato zitto con troppa omertà, di chi gli ha negato la verità,  E poi ancora: “Alla fine di tutto, ma proprio alla fine di tutto, ho capito che siamo un grande popolo perché ogni volta riusciamo ad rialzarci in piedi e questa sensazione me l’hanno trasmessa tutti i ragazzi della Protezione Civile, della Croce Rossa italiana, i poliziotti, i carabinieri, i volontari che stanno scavando ancora tra le macerie. di quelli che stanno coi piedi per terra, di chi l’ha difesa facendo la guerra,  l’Italia che sogna, l’Italia che piange, il 2 agosto Bologna ...  L’Italia è di tutti ... L’Italia è di tutti!!! Il nostro Paese nella sua dolce vita gridando ha strappato la bocca cucita  coi lividi addosso e il volto riflesso in una bandiera un poco Sicuramente non siamo riusciti ad esprimerci al meglio, soprattutto la mia generazione quella che va dai 20 ai 40 anni. sbiadita ... L’ho visto da dietro a un telegiornale, sdraiato sul letto di un ospedale,  le scarpe di fango, le mani di legno e gli occhi arrossati da lacrime amare.  Sicuramente è successa questa cosa perché non L’Italia è di tutti: di chi vuole amarla, di chi è stato male abbiamo trovato nei punti di riferimento e nelle guide soltanto a guardarla,  forse gli esempi giusti, però questo è un momento in di chi l’ha umiliata dicendo “lo giuro” e poi gli ha negato cui io mi sento, come mai mi è successo, vicino alla mia persino il futuro ... terra e in questo momento vorrei dedicare queste parole Di un vecchio che è stanco ma in fondo ne è fiero  all’Italia intera: e si commuove pensandola in bianco e nero,  l’Italia che cade e rialza la testa ...e rialza la testa!!!  L’Italia è di tutti... L’Italia è di tutti !!! Di chi ha un grande vuoto nell’immaginario, è di uno studente universitario,  di chi poi si è arreso ed è andato via e la pensa ogni tanto con malinconia,  le mani pulite, le menti tradite, di quelli di troppe promesse mancate,  di chi sopravvive nel suo dormiveglia, dei morti per mano di un capofamiglia, è di tutti ... l’Italia è di tutti ... l’Italia è di tutti ... l’Italia è di tutti!!! Stringiti ancora un po’ a me per dare un senso alla vita, siamo una parte di questo io e te!!!”

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EMOTO   11 O MORO MO CONCERTO ABRUZZESE POST TERREMOTO “L’Italia è di tutti” è il meraviglioso testo dell’album “L’inizio” (2013) che il cantante ha voluto dedicare ai terremotati e all’intero popolo italiano. Nel brano, Moro cita temi sempre attualissimi quali le stragi familiari, politici che illudono con le loro promesse mancate negando il futuro, italiani che emigrano all’estero, l’omertà alludendo a quanto il silenzio sia mafia... Quest’ultimo è un argomento molto sentito dal cantautore calabrese. Infatti ha rivolto un pensiero a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Peppino (Giuseppe) Impastato e alle loro scorte prima di cantare “Pensa”, canzone che nel 2007 lo ha coronato vincitore della categoria giovani del Festival di Sanremo. Successivamente, Moro ha scatenato il pubblico con la sua grinta regalando attimi di spensieratezza: con il brano “Alessandra è sempre più bella” ha permesso agli spettatori situati sulla gradinata di scendere in platea per avvicinarsi a lui facendole ballare. Non potevano di certo mancare le sue canzoni più celebri come “Libero”, “Eppure mi hai cambiato la vita”, “L’eternità”, “Respiro”, “Sono solo parole” e “Il senso di ogni cosa”. Moro asserisce che nella vita riusciamo a vincere le nostre paure solo quando arriviamo a raggiungere un scopo prefissato da tempo e che bisogna superarle attraverso le conferme, le quali essendo parte essenziale del nostro sviluppo fisico, emotivo e umano, permettono il superamento dei propri limiti. “Sono anni che ti aspetto” è il titolo del suo ultimo singolo, scritto appunto guardando la figlia di appena un anno che, indecisa, provava con coraggio a salire le scale. Infine, ha terminato il suo concerto intonando l’inedito ”Pace” e “Un’altra vita”, brano scritto quando era ancora all’interno della scuola di Amici di Maria De Filippi in qualità di professore e regalato poi alla concorrente Elodie. Grande successo dunque per il cantautore Moro che con il suo timbro graffiato, la sua dolcezza e la sua carica ha saputo emozionare e far divertire il suo pubblico. Di Lucia Pavone

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12  OROSCOPO DELLA SIBILLA ABRUZZESE: di Noris Cretone “L’ESTATE TRA POCO CEDERÀ IL PASSO ALL’AUTUNNO, COSA ACCADRÀ?” Quest estat sete litgat nu cò tropp cò la sposa e lu spos… p’ fortuna però tenet al vostr fianc na prsò che tè tanta tanta pacinzia perciò li probblim sa resolv bè. Lu lavor va bone ma stet attend a li collegh invdius. Attenzion a la salut, stet calm e facetv na tisana rilassant sennò v’ vè li palpitazion! All’inizio dell’autunn dnet rsolv nu cò d’ probblim ma la moje o lu marit v’ stà vcin, sete fortunat com l’Ariet. Pciò cerchet d’ non ropp tropp li scatle! Lu lavor avrà tant novità e c’ sarann tant cagnament. La salut v’ fa stà nu cò in pnzir…soprattutt tenet difficoltà di concentrazion, pietv li fior di Bach cuscì durmet e nuje c’ rpusem pur li recchie! N’ c’ stet a capì nind…V’ piacess tenev vicin la moje o lu marit ma sete interessat pur a qualch altra persò. Facet chiarezz sennò cumbnet nu casin! P’ lu lavor denet tenè tanta pacinzia pchè li cus in autunn s’ complica nu cò. V’ sete ngrassat tropp, facet sport soprattutt all’aria apert, cuscì v’ s’ libera pur la ment. Venr in quest mes v’ dà na grande mà, se vulet quind organizzà lu matrimonje putet prenotà già lu ristorant pchè va tutt bone. Anche lu lavor va bè pchè v’ dà tanta fortuna Mercurje. La salut va che è na schiuppettat ma non magneta tropp altriment v’ s’ azza la pression. Attenzion!!! Le prossim settiman sarann nu cò ncasinat ma “Keep Calm” (stet calm!) che va tutt bone. Su lu lavor alcun collaborator v’ farann perd la pacinzia ma anche qui la situazion s’ rsolv. La salut va bè ma cerchet d’ rlassav nu cò, facet meditazion e jet a fa na bella camminat in campagna. Quest autunn c’ sarann tantissim moment romantic…Vener v’ porterà tant tant fortuna infatti i single troverann la persona giusta che j farà girà la coccia. Lu rientr a lavor sarà molt pesant però v’ denet dà na mossa pchè sennò lu titolar v’ caccia! La salut va bone, sol attenzion a lu colesterol. Stet nu cò nervus e in amor forse sete tropp egoist… Facet rpusà lu pover marit o la povera moje non v’ va bè nind! Sete petulant e sfatcat stù period, n’ v’ và proprje d’ fatijà. Ma se non v’ det da fà, li sold non arriv! La salut chioppch nu cò, v’ sentet li gamm psant, cerchet d’ cammà d’ più e tenet sott controll la pression. “Gelosia, gelosia canaglia!” cantev Al Bano! Pover moje e pover marit c’ vò tant tant pacinzia c’ vuje, sete tropp gelus e possessiv. Mercurje v’ dà tant fortuna p’ lu lavor ma pure qua dnet stà calm. Tutt proced bene se cerchet d’ fa li cus con attenzion e anche la salut va bè, dnet sol fa na piccola curetta ricostituente pchè v’ sentet nu cò fiacch. Sarann settiman nu cò stran, in alcun moment saret coccolon e tener in altri psant come nu macign. Però è na situazion momentanea pchè tutt passerà prest. Su lu lavor tenet la calm e lu sangue fredd, pure vuje stet aggitat, la calm è la virtù dei fort...fin a che non v’ scuccet. La salut va bè. Mart v’ darà tanta forza e coragg mentr Vener sarà in opposizion e quest v’ farà stà agitat e nervos. Anche su lu lavor tenet la calma pchè li probblim non mancan ma se cuntet fin a dec prima d’ parlà, vedret che s’ risolv tutt. Marte v’ darà pure tanta energia p’ la salut, è lu mument giust p’ cumncià qualch sport. Le stell fann turnà la passion ne le coppie che stann nu cò in cris e fann truvà l’amor a li persò single. Quand denet prugrammà nu lavor sete nu cò casinist perciò facet li cus con calm nelle prossime settimane altriment son dolor soprattutt in uffic. La salut va bone ma sete pijat nu cò tropp sole… mettetv na crema bona sennò v’ s’ invecchia la pell e sembret nonna. C’ sarann tant stell favorevol p’ l’amor pciò se stete in coppia e tenet qualch problem vdet che s’ rsolve se invec sete single tenet bone speranz d’ truvà na persò che v’ s’ ncolla. P’ lu lavor ci son tant novità ma v’ denet move pchè sete nu cò tropp sfatcat. La salut va molto bene, tenet l’energia p’ fa tant cus e soprattutt migliora l’umore, cuscì non tenet più lu mus appes.

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  13 IL GIOCO DEL MARTINO CADUTIARUAP PMOIMERPERP EAIOIZNELIS ÀTIROIRETNI ORNDLPAESEA VICAMAIONIN ICIÀTINAMUI TESISMADCOR STORICOLEAA ERSINNETESM YUGOSLAVIAE Trova la soluzione cerchiando le lettere rimanenti che comporranno la parola identificativa dell’immagine qui sotto 1. AMATRICE 2. ESTIVO 3. MARINAI 4. PREMIO 5. STORICO 6. YUGOSLAVIA 7. CADUTI 8. INTERIORITA’ 9. PAESE 10. SILENZIO 11. TENNIS 12. CAMAIONI 13. IRLANDESE 14. PAURA 16. SISMA 17. UMANITA’ LA SOLUZIONE E’: --------------

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14  CADUTI IN MARE Il mare dà, il mare toglie. sulla statale 16 con dei tronchi tagliati dal ciglio della strada In un paese di marinai come il nostro, la cui economia fino a e messi di traverso sulla carreggiata. qualche anno fa era basata principalmente su attività legate al Lo scafo fu riportato a galla soltanto il 29 dicembre, quando mare, è purtroppo inevitabile che si abbiano anche molte vittime oramai era arrivato all’altezza del porto di Ortona. I corpi da commemorare; vite umane strappate ai propri cari e a tutta ritrovati furono soltanto quattro. la comunità proprio dal mare. Come scritto in precedenza, purtroppo il naufragio del Rodi Martinsicuro infatti ha visto nella sua storia numerosi gravi non fu l’unica sciagura che colpì Martinsicuro. incidenti costati la vita a tanti lavoratori . In particolare, due sono state le tragedie che hanno indele- Appena tre anni dopo il naufragio del Rodi, la nostra mari- bilmente segnato e sconvolto la vita di moltissime persone neria fu infatti colpita da un’altra tragedia, questa volta al nel nostro paese: il naufragio della nave “Rodi” e quello del largo delle coste di Sardegna, probabilmente il 27 maggio “Martinsicuro II”. del 1973 e in circostanze mai del tutto chiarite: il naufragio del Martinsicuro II, nel quale persero la vita cinque marinai, Il naufragio del Rodi avvenne nella notte tra il 23 e il 24 dicembre due dei quali martinsicuresi. di 46 anni fa, nel 1970. La nave da pesca oceanica affondò mentre tentava di rag- Di certo la causa non fu una tempesta, né un’avaria; nes- giungere il porto di San Benedetto dopo essere rimasta per suno, ancora oggi, sa cosa sia successo davvero. alcuni giorni nel porto di Venezia al fine di effettuare dei lavori Il 31 maggio, quattro giorni dopo il presunto giorno dell’af- di manutenzione. fondamento, una nave gemella del Martinsicuro II, il Mar- tinsicuro III, avvisò la capitaneria di porto cagliaritana che Le condizioni meteorologiche erano, a dir poco, sfavorevoli alla della suddetta nave non si aveva più notizia da qualche navigazione. giorno, nonostante i due capitani avessero stabilito di rima- nere in contatto. Il comandante , alle prese con onde altissime, pensò bene di avvisare l’armatore che l’approdo a San Benedetto del Tronto A differenza di quanto accadde per il Rodi, questa volta sarebbe avvenuto con parecchio ritardo. i soccorsi e le ricerche furono attivati immediatamente, arrivando addirittura al confine con Algeria e Tunisia, ma Dopo questa chiacchierata via radio con l’armatore però, il Rodi rivelandosi ugualmente vani. non ebbe più alcun contatto con la terraferma, poiché naufragò nelle prime ore della mattina della vigilia di Natale; ironia della Mai furono ritrovati né il relitto della nave, né i corpi dei sorte, proprio quando ormai era quasi arrivata al porto di San marinai. Soltanto molti anni dopo un corpo tornò a galla Benedetto del Tronto. e seppur a malapena riconoscibile fu identificato come il motorista della nave, il martinsicurese Bruno Ferretti. Ben dieci furono i componenti dell’equipaggio che persero la Ancora oggi nessuno è stato capace di risolvere il mistero vita in questo naufragio (alcuni dei quali non ancora maggio- che circonda questa triste storia; molte sono le ipotesi renni). Una tragedia questa, che forse avrebbe potuto essere fatte, ma il più delle volte sembrano ipotesi dettate più dalla evitata. fantasia che dalla realtà. Notevoli furono infatti i ritardi nei soccorsi e questo scatenò l’ira C’è chi dice che forse l’imbarcazione trasportava un carico dei colleghi delle vittime . misterioso, chi è convinto che a bordo si verificò un’e- Per avere giustizia e soprattutto per far sì che episodi simili splosione, e addirittura c’è chi giura che la nave è stata non si verificassero più, la marineria martinsicurese e quella sequestrata dalle autorità libiche. sambenedettese misero in atto addirittura dei blocchi stradali L’ipotesi più probabile rimane quella che vuole il Martinsi- curo II vittima di uno speronamento da parte di una nave container battente bandiera giapponese. Ci sono poi purtroppo altri concittadini coraggiosi da annoverare tra i caduti in mare, anch’essi protagonisti loro malgrado di terribili incidenti che ne causarono la morte: Luigi Luchetti, martinsicurese deceduto nel naufragio del Rita Evelyn e Luigi Marini e Salvatore Calise, che hanno perso la vita nell’affondamento del Vito Padre. Li ricordiamo tutti con affetto e speriamo che il mare continui a dare ma la smetta di farci pagare un così alto conto in termini di vite umane. di Federica Bucci

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  15 IL MARTINODNAOSNREDBIRMEENNITCIACA: 21 ANNI Questa che si appresta a concludersi è stata un’estate rovente e i paesi nella valle della Drina erano uno dei principali per tutti. ostacoli a questo progetto e i serbi avevano cominciato a concentrare nella regione gli sforzi delle loro milizie.  Se poi al caldo ci si aggiunge il privilegio di essere cittadini martinsicuresi ecco che la temperatura continua a salire e in Fu così che l’11 Luglio del 1995 dopo giorni di combattimenti, maniera esponenziale. le truppe serbo-bosniache al comando di Mladic entrarono in città e fu la mattina dopo che si compì la strage: 200 mila Ma nonostante la nostra piccola realtà locale, Noi del Il musulmani (quasi tutti laici) furono barbaramente sterminati Martino non vogliamo dimenticare ciò che ci circonda. Soprat- ed i loro corpi seppelliti in fosse comuni. tutto non vogliamo dimenticare ciò che successe vent’anni fa proprio sull’altra sponda dell’Adriatico. Chi è sopravvissuto a quella strage oggi descrive scenari raccapriccianti. Di certo ricordiamo quando, nell’ancora più lontano 1946, alla fine del Processo di Norimberga tutta l’Europa e tutto il mondo Una donna racconta di aver riconosciuto il corpo di suo figlio dissero quel “Mai più”, che avrebbe dovuto significare la fine su un camion dai vestiti, perché spiega, la testa gli era stata di qualsiasi conflitto scaturito da odio etnico-razziale. Eppure, tagliata. la storia si ripeté e si ripeté, nel 1995, al di là dell’Adriatico in una cittadina chiamata Srebrenica. Un’altra madre, dopo essere stata violentata dai soldati, fu poi costretta ad assistere alla decapitazione di suo figlio. La cronaca che portò alla strage dovrebbe essere nota a tutti, Ma per Lei la tragedia quel giorno non finì lì. I militari serbi, ma rinfrescare la memoria non fa mai male. All’epoca dei fatti bollirono la testa del figlio e costrinsero la donna a mangiarla. si combatteva intorno a Srebrenica da oramai da tre anni. Ascoltando i racconti di queste donne proviamo a chiederci Gli scontri erano cominciati nel 1992 quando la Bosnia aveva fino a dove possano arrivare gli effetti della “collera umana” dichiarato la sua indipendenza dalla Yugoslavia in seguito a nei confronti di un altro essere umano. un referendum. Chiediamoci fino a dove il male, che lo stesso uomo produce Essendo la più variegata tra le varie repubbliche federali che nel mondo, può giungere. formavano l’ex Yugoslavia, la maggioranza dei suoi abitanti Fino a dove la forza di un ideale può spingere un individuo era ed è di religione musulmana, ma c’è anche una grossa a compiere azioni tanto riprovevoli scevre di rispetto e minoranza di serbi ortodossi e una più piccola di croati cat- umanità. tolici. Ciò’ che più angoscia è che il tutto si compì sotto l’indiffe- I serbo-bosniaci avevano boicottato il referendum e quando renza totale dei caschi blu olandesi dell’ONU che sapevano era stata proclamata l’indipendenza avevano cominciato una ma rimanevano inermi difronte a tale violenza. Ancora una guerra contro il governo bosniaco, appoggiati dal governo volta l’Europa resto’ indifferente. Un denominatore comune serbo di Slobodan Milosevic, per ottenere l’annessione alla anche nella nostra epoca. Serbia della loro regione. E non è finita. L’odio etnico come l’odio religioso continua a Era stata fino a quel momento una guerra particolarmente diffondersi. Anche dopo Srebrenica, quel tragico tassello inu- brutale e sanguinosa. mano, da’ i suoi frutti e per capirne la portata basta guardarsi attorno e notare come ci accingiamo ad accogliere l’Altro Nei territori a maggioranza serba e i regolari serbi si acca- che, dopo aver attraversato il Mediterraneo, cerca rifugio e nivano praticando quella che da allora è stata definita come una speranza di vita nuova. “pulizia etnica”. Il dito del pregiudizio è sempre pronto a rivolgersi contro di I paesi musulmani venivano sistematicamente distrutti e i loro Lui, l’assassino, il terrorista, il nemico dell’Occidente, l’uomo abitanti espulsi. dalla pelle nera. Eppure, dovremmo ricordarci che, “ogni volta che stiamo puntando un dito contro l’altro, in realtà ne Lo scopo era creare un territorio omogeneo, dove abitassero stiamo puntando tre contro noi stessi”. soltanto serbi e che sarebbe stato facile da annettere alla Serbia una volta arrivati al tavolo delle trattative. Srebrenica di Giulia Mecozzi

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