La Pergamena Luglio 2016

 

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La Pergamena luglio 2016

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La Pergamena IILL GGIIOORRNNAALLEE DDEELLLL’’II..SS..AA..CC..CC.. DDII BBAASSSSAANNOO DDEELL GGRRAAPPPPAA SSEEDDII PPAAZZZZAAGGLLIIAA--BBAASSSSOO--SSTTUURRMM EE VVIILLLLAA SSEERREENNAA EDIZIONE N° 12 LUGLIO 2016 0

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In copertina “ ZARA, LA MIA CITTÀ ” Di Eraldo Della Via Cm 10,5 x 14,5 Tecnica : colori a matita con contorni a penna inchiostro nero 1

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INDICE EDITORIALE 2 TRADIZIONI VENETE San Piero La barca di San Piero 3 6 STORIE DI VITA Rodolfo il pasticcere Mario e la poesia 8 12 LE NOSTRE ATTIVITA’ La valigia dell’emigrante Social day 2016 Le pagine della nostra vita… 19 24 30 ANGOLO DELLA POESIA Oilì Oilà ANGOLO DELLA MODA 32 34 LA PAROLA AI FAMILIARI Una giornata particolare 35 LA PAROLA AI VOLONTARI Lettera di una madre a sua figlia ANGOLO COMICO RINGRAZIAMENTI 42 44 46 1

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EDITORIALE Finalmente è arrivata l’estate! E con lei anche il dodicesimo numero de La Pergamena. Con la bella stagione anche all’I.S.A.C.C. cambiano le abitudini: a Villa Serena ci si gode un po’ di aria fresca che soffia dalle colline arrivando fino al porticato d’ingresso; allo Sturm-Pazzaglia-Basso invece si approfitta dell’ombra degli alberi posti nel giardino di fronte alla struttura o si fa qualche passeggiata nel bel parco sul retro. Si coglie l’occasione per partecipare a qualche uscita nel territorio organizzate dal servizio educativo, grazie alla collaborazione dell’associazione U.N.I.T.A.L.S.I. e ci si concede qualche gelato o qualche bibita fresca in più al bar da Nadia, Anna e Andreina come aiuto per affrontare meglio la calura. Ci auguriamo che La Pergamena con i suoi ricchi e vari articoli, possa tenervi compagnia durante le lunghe e calde giornate estive!!! Buona estate e buona lettura!!! Le educatrici Cristina Bertoncello, Ilaria Schirato e Marina Vellardi 2

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TRADIZIONI VENETE “SAN PIERO” “Qual è il più grande santo, più grande di tutti, che al suo confronto tutti gli altri sono no dei poricàn, ma quasi?” mi domandava mia sorella. “Sant’Antonio”. “No caro mio, il santo più grande di tutti è San Piero. Ricordati ben che se vuoi andare in paradiso, devi passare sotto di lui. E se vuole lui ti fa entrare, se no ti manda indrio”. Tutti sapevano che San Piero era capo di una specie di portineria in cielo. No una portineria come da noialtri: aveva i muri di nuvole e di aria e così poteva capitare che qualcuno, che magari doveva farsi ancora qualche secolo di purgatorio, cercasse di scappargli dentro. Ma lui li brincava tutti, s’inrabiava e gli diceva su. “Ma in purgatorio si sta da can” gli dicevano magari questi qua. “E cossa gh’in posso mi, anime,calcossa gavarì fato che no andava ben: vedo che tanti i vien su driti e no i fa mia tanto purgatorio”. 3

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Una volta anche del purgatorio e del paradiso si aveva un’idea da paese e San Piero era anche lui come uno da Schio, solo col tonegòn bianco, che aveva lì da noi anche la sua chiesa e che era il patrono del paese: il ventinove giugno tutti si mettevano su la giacchetta per fargli festa, bevendo anche alla salute più di qualche mezzolitro. Comunque si diceva che San Piero fosse rubèstico, ma no cattivo: d’altra parte se il Signore gli aveva dato da tèndare che non entrassero in paradiso quelli che non si erano purgati in purgatorio, cosa poteva fare anche lui, porocàn? Se magari per essere massa bon, avesse lasciato entrare qualcuno del purgatorio, chiudendo un ocio o magari tutti do, si prendeva tante di quelle parole dal Signore che Dio solo sa quante. Lui avrebbe anche voluto lassarli passare, ma se il Signore si accorgeva che magari era entrato in paradiso un omo che doveva fare ancora un fià de purgatorio, se la prendeva non con l’omo ma con San Piero. E lui non poteva neanche dire: El me xe scapà dentro” perché il Signore si arrabbiava ancora di più, che non aveva tenduto abbastanza. Insomma, era sempre sotto, porocàn! Comunque noi di Schio avevamo fatto bene a metterci subito sotto San Piero e a fargli ogni 29 giugno una bella festa con tombolata e foghi. Chissà che poi al momento giusto si ricordi anche di noialtri e, quando ci vede arrivar su, che non vada drio alle monade, ma che ci faccia passare se non abbiamo roba grossa nell’anima. 4

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Io ancora adesso mi figuro che quando sono arrivati su i miei nonni, che hanno sempre tribolato e basta per tutta la vita, San Piero sia stato contento di vederli e li abbia fatti entrare subito senza andare in cerca del pelo nell’ovo, magari per il mezzo litro in più o in manco che avevano bevuto (ma più in più che in manco). Quando anche per me sarà ora di andare su, ho invece tanta paura che San Piero cominci a scorlare la testa anche se sono uno del paese. Ho tanta paura che, se riuscirò a scapolar via l’inferno, dovrò però farmi tanto di quel purgatorio da non poderne più. Son sicuro che a San Piero dispiacerà dover castigare uno del paese, ma anche lui non può mica ris- ciar porocàn, perché il Signore lo tende col s-ciopo al muso. Tratto da “Fòra me ciamo” Mariano Castello Editrice Veneta Vicenza 2004 5

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“LA BARCA DI SAN PIETRO” La barca o barchetta di san Pietro è una tradizione popolare rurale diffusa in tutto il nord Italia, in particolare in Veneto, Trentino, Lombardia, Liguria e Piemonte. Consiste nell’usanza di porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno (festività dei Santi Pietro e Paolo), un contenitore di vetro riempito d’acqua e un albume d’uovo. In alcune tradizioni, il contenitore deve essere lasciato per tutta la notte all’aria aperta, per assorbire la rugiada. Il mattino seguente si dovrebbero trovare nell’acqua delle strutture, formate dall’ albume, che ricordano le vele di una nave. Secondo il folklore popolare, sarebbero prodotte da san Pietro, che soffiando nel contenitore di vetro farebbe assumere all’albume la giusta conformazione. 6

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In considerazione di come apparivano le “vele” si poteva trarre buono o cattivo auspico di come sarebbe stata l’annata agraria, o sul proprio destino. A questo proposito esistono almeno tre proverbi veneti che riguardano la festività dei santi Pietro e Paolo, ve li proponiamo qui di seguito. “L’è vero, l’è vero l’è rivà san Pietro. L’è vero, l’è vero l’è rivà la barca di san Pietro” “Se piove a san Paolo e Pietro piove pae on ano intiero” “Se te vol on bel zinquantin, semena prima de san Pierin” 7

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STORIE DI VITA “RODOLFO IL PASTICCERE” Rodolfo è un simpatico signore di 82 anni, ospite nella struttura “Villa Serena” che oggi ha deciso di raccontarci la sua storia, la sua passione, il lavoro di una vita. Tutto iniziò nel 1987 quando il giovane Rodolfo aveva solo 13 anni e il padre gli trovò un lavoro per evitare brutte compagnie e perdite di tempo. Inizia così la sua esperienza nella pasticceria Toffano come “spacca nozee” per diversi mesi; il compito assegnatogli era rompere le nocciole cercando di mantenerle integre, allora per fare bella figura il tredicenne mangiava tutte le noccioline rotte provocandosi un giorno un’indigestione che lo obbligò a letto per diversi giorni! 8

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A seguito di mancanza di personale Alfredo Fabris, il proprietario della pasticceria, lo assunse come assistente personale e nel giro di pochi anni Rodolfo imparò il mestiere di pasticcere. Abbandona la sua passione per un anno e mezzo per prestare il servizio militare. Terminato il periodo di leva iniziò la ricerca di lavoro nelle pasticcerie. Trovò impiego per alcune stagioni a Recoaro, Bassano del Grappa, Cortina, Asiago, per poi lavorare fino al pensionamento da “Burbello” a Bassano del Grappa. La sua mansione principale prevedeva la preparazione delle creme e la sua specialità erano i “cannoncini caldi con crema da frigo”, anche se il dolce che andava per la maggiore era la millefoglie. 9

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IILL RREEGGAALLOO DDII RROODDOOLLFFOO:: --BBAARRCCHHEETTTTEE CCRREEMMAA EE FFRRUUTTTTAA Barchetta di frolla Ingredienti 1 kg di farina 00 4 h di burro morbido 2 h di zucchero semolato (bianco) Sale qb 1 bustina di lievito Aroma di vaniglia 6 rossi d’uovo (oppure 3 rossi d’uovo e 3 uova intere) Preparazione Formare una fontana con la farina e all’interno aggiungere il burro, lo zucchero, il sale, il lievito e l’aroma alla vaniglia. Mescolare e rompere le uova aggiungendole una per volta. Ne uscirà una pastella cui pian piano aggiungere tutta la farina della fontana. Il segreto è non lavorarla troppo e lasciarla riposare in frigo. Stendere e cucinare in forno su degli stampini per barchette. Durante il tempo di cottura preparare la crema. 10

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Crema classica Ingredienti 1 L di latte 1 h di farina 00 Sale qb Buccia di limone a fettine 8 rossi d’uovo Preparazione Miscelare tutti gli ingredienti a freddo, trattenendo un bicchiere di latte da aggiungere a filo. Per evitare i grumi si consiglia di setacciare la farina e poi mescolare con attenzione dopo l’aggiunta di ogni ingrediente. Mettere la pentola sul fuoco lento e mescolare, appena bolle la crema è pronta. Lasciare raffreddare e mescolare ogni tanto per evitare che si crei la pellicola superficiale. Per concludere Versare un po’ di crema nelle barchette di frolla con tutti gli ingredienti a temperatura ambiente, aggiungere frutta a pezzi a piacere e procedere con la gelatina. Buon appetito!! 11

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MARIO E LA POESIA In questa edizione de “La Pergamena” con piacere presentiamo Mario Peruzzo e la sua passione per la poesia, ai quali il 13 dicembre 2015 abbiamo dedicato un pomeriggio di festa e commemorazione, allietato dal coro di Pianezze, di cui lo stesso Mario faceva parte. Mario è ospite della residenza Sturm- Pazzaglia-Basso da agosto del 2014 dopo essere stato colpito da una dura prova che lo ha privato della sua autonomia fisica e per un certo tempo anche di quella capacità straordinaria intrinsecamente umana che è , Mario e Antonio, fratelli gemelli, con il fratello maggiore per le il strade di Enego linguaggio…quel linguaggio che Mario ha sempre coltivato con grande passione come mezzo per dar voce alle emozioni, ai sentimenti e ai tanti ricordi che hanno segnato il suo percorso di vita. Mario ha scritto più di 300 poesie con argomenti che spaziano dalla bellezza della natura, al suo paese natale di Enego, fatto di sentieri, case, ricordi d’infanzia, ad altri che esprimono la profondità dell’essere umano 12

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e del sentimento intimo e generoso che rivolge alla sua adorata Paola, compagna di vita e depositaria di un vissuto che li ha resi complici nella vita e nell’arte. Ora lasciamo spazio a Mario, alle sue parole e alle sue poesie. “Sono nato l’11 settembre del 1941 a Enego e vi rimasi fino a 18 anni quando emigrai a Jverdon nella Svizzera francese. In quel paese straniero non trovai nessuno ad aspettarmi, nonostante mia sorella ci vivesse già da parecchi anni; quindi mi toccò prendere un taxi e farmi accompagnare presso la sua casa…così iniziò la mia avventura da emigrante. Dopo qualche tempo, mi raggiunsero anche mio fratello maggiore Renato e in seguito mio fratello gemello Antonio. Io e Renato lavoravamo assieme in un’impresa edile; Antonio invece era a Losanna e lavorava anch’egli come muratore. Con noi venne poi a vivere la mamma, ormai vedova da molti anni. Rimanemmo in Svizzera per 13 anni; al nostro ritorno in Italia, abbiamo I gemelli Mario e Antonio a Enego 13

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