L'Alpino Pavese n° 2/2016

 

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L’Alpino Pavese Anno 31 settembre 2016 n°2 NOTIZIARIO . . .Sped. in a.p. 70% Pavia Periodico in distribuzione gratuita dell’A.N.A. Sezione di Pavia Centro Operativo di Volontariato Alpino RADUNO SEZIONALE: TUTTI A MEDE Cari Alpini, domenica 2 ottobre p.v. la città e il Gruppo Alpini di Mede Lomellina ospiterà il tradizionale Raduno annuale della nostra Sezione, per ricordare tre importanti figure di riferimento della nostra Associazione, a cui il Gruppo e la città sono particolarmente legati. Ricorderemo: il 60° anniversario della consegna della Medaglia d’oro V.M. al Gen. Franco Magnani, originario di Mede, ufficiale della Divisione Julia in Grecia e in Russia. Figura di un grande soldato che, per non venir meno al suo giuramento, affrontò impavidamente una lunga e massacrante detenzione nella carceri sovietiche. il 60° della morte del Beato Don Carlo Gnocchi, cappellano della Divisione Tridentina in Russia, fondatore dell’Opera “Pro Juventute” dedicata nell’immediato all’assistenza ai bambini vittime della guerra. Col trascorrere degli anni l’Opera ha esteso la sua attività a favore di tutti i bisognosi, anche all’estero. Primo donatore di organi in Italia, la città di Mede ne custodisce una reliquia. Sezione di Pavia MEDEGruppo di Mede Comune di Mede 2 OTTOBRE 2016 RADUNO SEZIONALE in ricordo di 60° anniversario dalla consegna della Medaglia d’oro al valor militare al Generale Franco Magnani 60° anniversario dalla scomparsa del Beato don Carlo Gnocchi 100° anniversario dalla nascita del Venerabile Tenente Teresio Olivelli Medaglia d’oro al valor militare Il centenario della nascita di Teresio Olivelli, da poco dichiarato Venerabile dalla Chiesa. Nato a Bellagio (CO), dove la famiglia, originaria di Zeme, paese vicino a Mede, si era trasferita per lavoro, ma tornato in Lomellina dopo pochi anni, si mise in luce per il suo impegno sociale, per la sua viva intelligenza e profonda cultura, tanto da essere nominato rettore del prestigioso collegio Ghislieri di Pavia a soli 27 anni. Ufficiale del 2° Reggimento Artiglieria Alpina, reduce di Russia, decorato di Medaglia d’oro V.M., dopo l’armistizio dell’8 settembre si schierò con le forze della resistenza. È l’autore della famosa “Preghiera del ribelle”. Tradito e catturato, terminò la sua esistenza in un campo di concentramento tedesco. È in corso il suo processo di beatificazione. ZAINO IN SPALLA Sono in corso ormai da anni importanti cambiamenti nella società e nella nostra associazione che ci coinvolgono direttamente come cittadini e come alpini. Il percorso da affrontare è tutto in salita e il peso dello zaino rende faticoso il cammino e ci impone un passo deciso e ritmato. Non è per noi una situazione nuova, moralmente e fisicamente. Anche quando il sentiero diventava ripido non ci siamo arresi. Tanto meno lo faremo oggi! L’augurio di un “vecio” come Antonio Casarini è un viatico che ritempra vigore e volontà per continuare il nostro impegno a testimoniare anche sul nostro giornale di sezione valori e comportamenti che distinguono il nostro essere alpini. Il Notiziario l’Alpino Pavese è uno specchio di umanità, non una semplice cronaca di attività e ricorrenze. Riflette la presenza della sezione, dei gruppi, degli Oltre a ricordare queste tre prestigiose figure di Alpini, nell’occasione renderemo onore ai Caduti (non dimentichiamoci che ricorre il centenario della Grande Guerra), e ricorderemo i tanti amici purtroppo andati avanti. La nostra numerosa partecipazione sarà il modo migliore per ringraziare il Gruppo di Mede per l’impegno profuso nel lavoro di preparazione di questo importante appuntamento, e dimostrare ai cittadini di Mede la nostra forza e la nostra compattezza. Mi aspetto di vedervi in tanti, non solo alla sfilata della domenica, ma anche alle attività collaterali che sono in programma, e poter trascorrere nuovamente assieme uno de tanti bei momenti d’amicizia. IL PRESIDENTE Carlo Gatti Alpini tra la gente nei paesi, nelle città in cui essi vivono e operano. Esprime la franchezza e la lealtà che distinguono i rapporti all’interno della realtà associativa, il radicamento nelle comunità locali. Quelli che danno veramente vita al nostro giornale, mi ripeto, sono i gruppi, i singoli alpini, che lo animano con i loro interessi, la loro umanità, i loro problemi. Noi della redazione siamo semplicemente dediti al servizio per trasmettere nella forma migliore, dentro e fuori dell’associazione, la nostra “particolarità” nel vivere la società e la comunità nazionale. Per questo cercheremo di affiancare ed essere presenti nelle vita dei gruppi, di esprimere le indicazioni, e i suggerimenti che da essi perverranno. Oggi siamo tutti mobilitati. L’Italia, il nostro Paese, la sua gente sta vivendo momenti in cui si confronta con situazioni che rischiano di annientare i valori morali e civili dell’italianità. L’ANA, e noi, sezione di Pavia, che ne siamo l’espressione sul territorio ne siamo coscienti. Porteremo il nostro zaino, come sempre. Viva l’Italia, viva gli Alpini! Sergio Guida

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PROGRAMMA 23 SETTEMBRE ore 21.15 Concerto cori nella chiesa parrocchiale. 26 SETTEMBRE ore 21.00 Inaugurazione mostra fotografica e Convegno sui tre personaggi citati presso il centro pastorale sala conferenze, via Dante. 1° OTTOBRE ore 16.00 Omaggio alla tomba del Gen. Franco Magnani. 2 OTTOBRE RADUNO SEZIONALE con le attività sotto riportate: ore 09.00 Ammassamento in piazza Costituzione e viale Sormani, ore 09.45 Sfilata sul percorso: corso Italia, tratto di corso Cavour, via Garibaldi, via Mazzini, via Matteotti, via Vittorio Veneto, via C. Arrigo, via Gramsci fino in piazza Repubblica, a seguire Alza Bandiera, Onori ai caduti, Allocuzioni delle autorità, ore11.00 Santa Messa presso la Chiesa parrocchiale, ore 12.30 Rancio alpino presso Oratorio Don Bosco viale Bialetti. “Franco Magnani è stato indubbiamente una delle figure leggendarie nella storia degli Alpini e dell’Italia. I lunghi mesi da lui passati a combattere sulle montagne del fronte greco-albanese o nelle steppe russe, gli undici anni vissuti in una terribile prigionia lo riportarono, nel febbraio 1954 in una Italia che non conosceva più, ben diversa da quella in cui era vissuto, si era formato come uomo e come Alpino; un’Italia in cui gli ideali patriottici, considerati antistorici e superati, avevano lasciato il posto ad uno sfrenato e generale desiderio di far soldi. In questa situazione Franco Magnani tirò fuori quella nobiltà d’animo, quel coraggio e quella grinta che guerra e prigionia gli avevano temprato, e riuscì così a riprendere a vivere.” [Peppino Prisco] Quasi a fianco di don Gnocchi e dei suoi giovani Alpini, l’Autore ricostruisce la “storia alpina” di don Carlo e ripercorre idealmente il doloroso cammino che dopo la campagna d’Albania con gli alpini della “Julia”, li avrebbe condotti in Russia, sul fronte del Don, con la “Tridentina” e infine in patria. Attraverso queste pagine si va alle radici della santità di don Gnocchi che risiedono nella sofferenza vissuta e assunta quasi per osmosi dai suoi Alpini. Attraverso testi e testimonianze dirette, viene presentata l’attività svolta da don Gnocchi al rientro in Italia a favore delle famiglie dei caduti e dei partigiani, attività che continua tuttora grazie alla Fondazione che porta il nome del cappellano alpino e che è testimonianza attiva e continua della santità che non ha fine. L’Alpino Pavese 2-2016 2 Tre vite speciali Il gen. Magnani, don Gnocchi, il venerabile Olivelli per il loro spessore umano, la loro forza morale, il loro spirito di dedizione verso il prossimo, sono in un tutt’uno riferimento dei valori che animano l’essere alpino. Non è solo un ricordo che si vuole evocare, ma si vuole dare testimonianza della presenza del loro messaggio nel nostro sentire e operare. Oltre l’ufficialità della celebrazione con i suoi riti, che avranno luogo domenica 2 ottobre, sono in programma nei giorni precedenti manifestazioni che rendano sensazioni e conoscenze che facciano comprendere quello che è descrivibile della vita e della testimonianza di queste avventure umane. Introduce lo spirito dell’evento, venerdì 23 settembre, il concerto del coro “Italo Timallo” e della corale “San Marziano” nella chiesa parrocchiale. Lunedì 26 settembre verrà inaugurata una mostra fotografica che documenterà le tre esperienze di vita. A seguito, nella sala conferenze parrocchiale di via Dante, rivivranno attraverso le parole di tre relatori le figure del gen. Magnani, don Gnocchi e del venerabile Olivelli. (S.G.) Un articolata avventura umana e spirituale di uno straordinario testimone del laicato cattolico italiano della prima metà del secolo scorso: Teresio Olivelli. “Iscritto all’Azione Cattolica e alla Fuci, non volle separare la sua fede dalla vita pubblica, per non esitò ad inserirsi dentro tutte le realtà umane, anche nel fascismo e nella resistenza, per essere testimone di un agire evangelicamente fecondo e portare il suo contributo di credente nella costruzione della città dell’uomo. Nel corso della sua vita di studente, docente, Alpino, resistente e deportato, visse i momenti difficili e dolorosi guidato dall’amore assoluto per Dio; per questo non esitò a condividere la sofferenza e la disperazione altrui nei campi di concentramento nazifascisti, fino all’olocausto di sé, in nome della carità e delle virtù cristiane.” [M.Gervasoni, Vescovo di Vigevano] Asti 89a Adunata nazionale: Sfila Pavia Siamo sfilati in una gran bella giornata di sole. I cittadini di Asti, nel corso di tutta la sfilata e in tutte le manifestazioni che hanno animato la città nei tre giorni di festeggiamenti, numerosi e partecipi hanno testimoniato le tradizioni alpine della città. Il nostro coro “Italo Timallo” è stato particolarmente apprezzato durante il concerto di venerdì 13 maggio, tenuto della chiesa di San Paolo. Buona la partecipazione dei gruppi e dei soci della sezione: eravamo in circa 400. Peccato che nel corso della sfilata ci siamo troppo allungati (lo si può verificare rivedendo il filmato pubblicato sul sito on line di sezione) diluendo visivamente la nostra presenza e scoordinando, per l’allontanamento dalla banda, il nostro procedere in marcia. Come constatato anche dal presidente Gatti e dal generale Biondi, in occasioni in cui gli alpini danno manifestazione di un proprio stile di comportamento, occorre porre maggiore attenzione alle disposizioni degli addetti all’inquadramento e, soprattutto attenersi ad esse ed evitare forme di protagonismo. Qualche considerazione a margine va ribadita: sempre tanti sono i trabiccoli e gli infiltrati che con cappello alpino fasullo rendono la confusione caotica. (S.G.) 3 L’Alpino Pavese 2-2016

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Attività del Centro Studi. Progetto Il milite … non più ignoto: le premiazioni. Emozionante! Credo sia questo l’aggettivo corretto per descri- vere il nostro stato d’animo nel premiare i ragazzi che si sono impegnati in questo progetto: hanno dimostrato maturità, capacità, impegno non comune. I loro lavori sono stati tutti eccellenti ma soprattutto, quello che è emerso dalla loro lettura, è stato in poche parole il rispetto della memoria di quei nomi, incisi sulla lapide dei caduti del loro paese. Quei nomi, sono ritornati ad essere persone. Quegli avi, attraverso le loro storie di guerra e di vita comune, sono tornati a rivivere con gli occhi e con il cuore dei nostri ragazzi. Sono state premiate la scuola media di Santa Maria della Versa, il liceo scientifico di Broni, la scuola primaria di Retorbido e la scuola media Plana di Voghera. In particolare, senza con questo voler sminuire il lavoro degli altri, ci hanno emozionato il progetto del liceo scientifico di Broni, a cura degli alunni della 1° classe ALS ed il progetto della scuola musicale media Dante di Voghera. Il primo, intitolato “Ricordatevi di noi” è stato un corposo progetto che è iniziato con la descrizione artistica della cappella, nel cimitero di Broni, dedicata ai caduti bronesi. Il lavoro è poi entrato nel dettaglio di ciascun nome iscritto sulla lapide descrivendo chi fosse il caduto, la sua data di nascita, la sua famiglia e le circostanze della sua morte in combattimento. È sorprendente notare che ciascun caduto si presenta: mi chiamo ….. sono nato … vivevo con … avevo 20/22 anni! I nostri defunti ci hanno così parlato. Non senza commozione uno dei nomi è risaltato subito al nostro generale Biondi: era quello di un suo avo, Serafino Sanzo di Campobasso. Era il fratello della sua nonna. Non è certo comune vedere una lacrima di commozione scendere dagli occhi di un generale! Chi avesse il desiderio o la curiosità di leggere l’intero lavoro lo potrà trovare nella pagina del nostro sito internet relativa al Centro Studi Sezionale. L’altro lavoro di grande rilevanza è stato quello della scuola media Dante di Voghera: fuori dagli schemi questi ragazzi hanno composto una canzone alla memoria di un soldato: “il soldato Giovannni”. Così essi stessi descrivono il loro lavoro: Nella mattina di lunedì 6 giugno noi alunni della 3G abbiamo ricevuto una bella notizia: il nostro lavoro per il concorso “Il milite non più ignoto” era stato giudicato meritevole di un premio. Ci siamo recati alla sede dell’Associazione Nazionale Alpini in via Garibaldi. Ad accoglierci un nutrito gruppo di associati vogheresi e pavesi che ci hanno ospitato nei loro locali. Dopo una interessante spiegazione sulla storia degli Alpini (incentrata sulle due guerre mondiali), siamo stati premiati per la canzone “Il soldato Giovanni”. Per comporre il testo ci siamo documentati sulla storia di un soldato nato a Sagliano Crenna, ma vissuto a Voghera, morto a soli vent’anni durante la Prima Guerra Mondiale. Sia il testo che la partitura sono state composte da noi con molto impegno nei mesi scorsi. Il progetto si è concluso con la realizzazione di un filmato musicale. Dopo la premiazione gli Alpini vogheresi ci hanno poi offerto un rinfresco. Tra i premi un gagliardetto, un libro, il calendario degli alpini. Chi volesse ascoltare questa canzone lo potrà fare dalla pagina del sito internet relativa al Centro Studi Sezionale. Bravi ragazzi! Ci avete dato un bell’esempio di come vorremmo che fosse la nostra gioventù e la nostra Patria. Giacomo Casarino Attività del Coro. Venerdi 13 maggio, finalmente ci ritroviamo tutti a piazzale Fermi. È lì l’appuntamento con il pullman che ci porterà ad Asti. Alcuni di noi sono già là, il ritrovo è davanti alla Chiesa di San Paolo, dove canteremo insieme con il coro di Palazzolo sull’Oglio. Mesi di preparazione meticolosa per un concerto che tutti noi sentono come “il concerto”: non sono ammesse flessioni o cali: nessuno di noi se lo perdonerebbe. Ed è questo orgoglio individuale, che ci porta a dare il meglio e si manifesta in uno spirito collettivo unico, perché, alla fine, il coro Italo Timallo è una voce sola, anzi, meglio, quattro voci, che armonicamente si fondono in una sola e dove il canto, il controcanto e l’accompagnamento sono un tutt’uno. L’Alpino Pavese 2-2016 4 Protezione civile. I mesi che ricadono nella seconda uscita del nostro giornale sono sempre quelli ove si concentrano il maggior numero di attività per la nostra Protezione Civile. Oltre alla partecipazione a manifestazioni dei “gruppi”,eventi locali ed alla consueta presenza domenicale al Monastero di Certosa di Pavia, siamo stati impegnati nell’organizzazione della manifestazione Sezionale a Capannette di Pey (PC) con 15 volontari, svoltasi dal 17 al 19 Giugno e, negli stessi giorni si è svolta l’esercitazione del 2° Raggruppamento delle P.C. a Darfo Boario Terme denominata “Fiumi sicuri Vallecamonica” a cui hanno partecipato altri 6 volontari. Alla P.C. di Pavia è stato assegnato il cantiere n° 20 nel comune di Piancogno. I nostri volontari dopo aver ricevuto le debite informazioni da parte del Coord. 2° Raggr., nella giornata di sabato si sono recati nel luogo a loro assegnato per eseguire il ripristino di porzioni di acciottolato e nella pulizia e risistemazione del verde che invadeva la sede stradale. La giornata domenicale è stata dedicata alla sfilata di tutte le P.C., seguita dalla Santa Messa ed il rancio alpino finale. L’evento più impegnativo di questo periodo è stata la partecipazione dal 9 al 16 maggio al “pre-campo”in occasione dell’ adunata Nazionale Alpini tenutasi ad Asti. I lavori che il segretario Nazionale ci ha affidato consistevano nella ristrutturazione di un percorso ciclabile (scuola guida) utilizzato da ragazzi di varie scuole, inserito nel plesso scolastico A. Gramsci, della città. I dieci volontari impegnati in questo intervento (uno assegnato alla sanità), al loro arrivo hanno conosciuto la Sig.ra Elena Dugono che ci ha accolto con la stessa dolcezza e caparbietà utilizzata nell’ insegnamento ai ragazzi, e che ci ha fornito tutte le informazioni sulle operazioni da intraprendere. Il nostro compito, anche se sotto un pioggia incessante, è stato portato a termine con la piena soddisfazione di insegnanti e genitori, ma ancor più dai bambini che ci hanno gratificato organizzando e partecipando alla cerimonia di consegna dei lavori preceduta all’alzabandiera dal canto dell’ Inno Nazionale alla presenza dell’ Assessore Marta Parodi, del segretario Nazionale P.C. M. Longo e del Coord. Nazionale P.C. Penso che sarà così anche ad Asti, deve essere così. Nessuno lo dice, ma è la preoccupazione di tutti: dare il meglio, ed è curioso che durante il viaggio, contrariamente a quanto succede di solito, nessuno canti e siamo un coro! All’arrivo l’atmosfera festosa della città stempera ed annulla le preoccupazioni, proviamo: ultimi ritocchi e limature all’interpretazione. Intanto la gente comincia ad affluire: in pochissimo la chiesa è piena. Presentazioni di rito e scambio dei doni. Finalmente il concerto. Comincia il coro di Palazzolo: interpretazioni di grande personalità giustamente premiate dagli applausi di un pubblico meraviglioso e partecipe. Ora tocca a noi: presentiamo un repertorio classico, con brani di grande impatto emotivo che vengono apprezzati ed applauditi calorosamente. Alla fine noi e il coro di Palazzolo cantiamo insieme in una apoteosi finale. Siamo consapevoli di aver cantato bene. Non ci resta che abbandonarci alla festa generale e adesso, sollevati e contenti possiamo cantare, a modo nostro e liberatorio, ciò che, di solito, in pubblico non si canta, aspettando la sfilata di domenica. Solenne eppure informale è l’essenza dell’alpinità. Ci siamo anche noi, nel gruppo della sezione di Pavia, non ci sono più le preoccupazioni del concerto: siamo consapevoli della solennità del momento e cantiamo accompagnando la Banda di Santa Cecilia di Belgioioso i canti della nostra tradizione, perché così è il nostro modo di essere alpini. Ercole Aneomanti G. Bonaldi. A seguire tre bambini di diverse etnie, Quin Quin (Cina), Melissa (Italia) e Bashmati (Marocco), hanno deposto dei fiori alla base della bandiera. Ho ritenuto giusto in segno di ringraziamento per la fattiva collaborazione prestata da: Maria Saveria Ciprotti, Walter Bianco, Roberto Genta, Elena Dugono, Alessandra Silvano, chiedere alla nostra presidenza l’invio di alcune copie del nostro giornale all’Assessorato Istruzione del comune di Asti, affinché si faccia carico di consegnarlo alle persone sopra elencate. Grazie a tutti i volontari. Il coordinatore sezionale Gianni Varesi Angolo dello sport Dopo un inzio di stagione spor- tiva decisamente positivo, con l’entusiasmante traferta a Bormio per le “Alpiniadi Invernali “ con il Campionato Sezionale di Tiro a Segno abbiamo cominciato a vedere alcune defezioni ed assenze significative. Sorte migliore non c’è stata nemmeno per i Campionati di Corsa: per la staffetta è mancato il terzo concorrente per completare la squadra, così come per il Campionato di Marcia di Regolarità: prima della data per le iscrizioni eravamo convinti di poter presentare per la prima volta una squadra a questa competizione, ma così non è stato. Anche la gara di tiro con il Garand programmata per la prima settimana di luglio non ha avuto miglior fortuna: solamente sei concorrenti hanno risposto entro il termine stabilito per la chiusura delle iscrizioni, obbligandoci a rinviare il tutto a data da destinare compatibilmente con le esigenze del Poligono del Tiro a Segno di Pavia. Ora speriamo che il periodo delle ferie estive serva a ricaricare le batterie per tutti gli atleti sia per la corsa che per il tiro a segno: anche noi approfitteremo di questo periodo per rinvigorire i rapporti con tutti gli atleti e riflettere sul nostro ruolo anche per concludere questa annata sportiva nel miglior modo possibile. Altri impegni ci attendono e da parte nostra faremo il possibile per onorarli degnamente. Aurelio 5 L’Alpino Pavese 2-2016

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Notizie dai Gruppi Santa Maria Della Versa Domenica 26 giugno gli alpini del gruppo di Santa Maria della Versa sono sfilati nelle vie di Golferenzo preceduti dal il labaro della sezione e venti gagliardetti dei gruppi che la compongono. Hanno concluso rendendo gli onori ai caduti della prima e seconda guerra mondiale elencati sulle due lapidi incastonate sulla facciata del comune del paese. Alla cerimonia hanno partecipato il Sindaco e la professoressa Paola Chiesa, ricercatrice in campo storico, che nel corso di una sua ricerca ha trovato documenti relativi alla prigionia in Germania dell’alpino Ernesto Mangiarotti di Golferenzo e di cui copia ha consegnato al figlio, alpino del gruppo. La commozione da lui espressa ha reso evidente la presenza palpitante del passato. (S.G.) Montalto Pavese Domenica 3 luglio, con Antonio Casarini maestro di cerimonia, è stata celebrata presso la sede del gruppo alpini la messa in ricordo degli alpini di Montalto Pavese “andati avanti” in tempo di guerra e di pace. Di fronte al dolce scenario delle colline si sono riunite in raccoglimento più di duecento persone, vedove, parenti, amici e alpini del gruppo di Montalto. Sono stati dodici i gruppi della sezione che con la presenza dei loro gagliardetti hanno voluto partecipare al ricordo di alpini e amici degli alpini che fanno parte della storia del gruppo di Montalto e che alla sua vita hanno contribuito. Il racconto di esperienze e aneddoti hanno animato il momento conviviale conclusivo. (S.G.) L’Alpino Pavese 2-2016 6 Brallo 2005 Festa del gruppo Brallo 2005 in una bellissima giornata di sole ai Piani di Lesima in località Brallo di Pregola, celebrata con l’alzabandiera e la santa messa officiata dl nostro cappellano padre Roda. Presenti 15 gagliardetti e gli alpini di Busto Garolfo, della sezione di Milano. Nel corso del pranzo, a conclusione dei festeggiamenti, il loro capogruppo ha reso partecipi gli alpini di Brallo 2005 alla celebrazione del 50° della fondazione donando nelle mani di Gianpiero Nicora la targa, il gagliardetto e un volume dedicato alla storia del gruppo di Busto Garolfo (S.G.) Ponte Nizza 30° Anniversario di fondazione. Trent’anni fa la costituzio- ne del gruppo organizzata da quattro Alpini in congedo, tra cui Romolo Lucchetti (primo Capo Gruppo) insieme a Carlo Giacomotti, Giuseppe Saviotti e Nani Bardone (ex sindaco di Val di Nizza). Purtroppo la forza iniziale di 80 soci Alpini e 30 Amici non è più quella. Conseguenza della sospensione della leva obbligatoria, e di tanti nostri “veci”, che sono “andati avanti”. Li abbiamo ricordati in chiesa con affetto e riconoscenza nominandoli uno ad uno. Ricordiamo ciò che è stato fatto in questi anni, le giornate passate insieme in serenità e amicizia, fieri dei traguardi raggiunti. Ognuno di questi “non deve però essere un punto di arrivo: di strada da fare ce n’è ancora tanta, ed è una strada in salita che metterà, ancora una volta, alla prova gli Alpini del Gruppo di Ponte Nizza” (gen. Abbiati). La giornata, coordinata dal cerimoniere gen. Biondi è iniziata, presenti i gonfaloni Comunali di Ponte Nizza, Cecima, Bagnaria, Val di Nizza e i rispettivi Sindaci, con il ritrovo e rinfresco al Centro Polifunzionale del Comune con le note della banda “Cetra d’Oro” di Casteggio. Successivamente l’alzabandiera, la Santa Messa celebrata dal Cappellano padre Roda nella chiesa parrocchiale, la deposizione di fiori al Monumento ai Caduti con allocuzioni delle autorità. Una delegazione si è recata al cimitero di Pizzo Corno per portare un mazzo di fiori a Romolo. Con il vessillo Sezionale moltissimi i gagliardetti, compreso quello degli amici trentini di San Zeno, i volontari della Protezione Civile di Ponte Nizza. Un grazie per la collaborazione a Matteo Lucchelli con la Proloco. Mario Boara 7 Stradella Benemerenza “Torre Civica” Il 12 luglio, in occasione della ricorrenza dei Santi patroni, il sindaco Maggi e il consiglio comunale hanno consegnato al locale Gruppo Alpini la benemerenza “Torre Civica”. Essa viene conferita annualmente a cittadini o ad associazioni distintesi in campo civile e sociale. Alla cerimonia, presente un folto pubblico e numerosi Alpini, hanno preso parte il presidente della provincia e il presidente sezionale. Il premio è stato ritirato dal capogruppo Fabio Provenzano. Assieme al gruppo è stato premiato il dott. Ettore Cantù autore di saggi di storia locale e pittore. Sue opere sono state esposte in una mostra nel palazzo comunale. Gropello Cairoli “I valori dell’alpinità” Conferito il Premio Bontà al gruppo alpini M.O. Benetto Cairoli dal sindaco di Gropello Cairoli: “Le nostre penne nere costituiscono un pilastro importante della nostra comunità, ha affermato il sindaco, ogni anno organizzano un raduno locale, onorano, pregano, festeggiano, a fine settembre chi non c’è più, invitano i colleghi dei paesi vicini e lontani, sfilano per le vie a voler dire che loro ci sono. Sono uomini di poche parole, ma di tanti fatti. Spinti solo dall’ideale del servizio, dello spirito e dell’amor patrio rivolto ai compaesani più piccoli, più sfortunati o bisognosi, operano per offrire loro solidarietà e sostegno. Grazie ai nostri alpini per la loro disponibilità, per la loro eterogeneità. Essi lavorano per la chiesa, per il Comune, per le scuole locali, per chi ha bisogno. Quando li si consulta, li si chiama accorrono prontamente”. Dalla redazione complimenti e congratulazioni. (S.G.) L’Alpino Pavese 2-2016

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Menconico Ricordo dei caduti Numerosa la partecipazione di alpini, abitanti e turisti alla ma- nifestazione organizzata dal gruppo di Menconico a ricordo dei caduti. Dopo la celebrazione della messa nella chiesa sovrastante la rocca di Santa Margherita Staffora, gli intervenuti hanno affollato il sagrato antistante da dove hanno potuto ammirare gran parte della valle e intrattenersi in modo conviviale. Il coro di Fego con le sue armonie ha commentato i momenti dell’incontro. (S.G.) Monte Penice - Romagnese Il bosco, i raggi che filtravano taglienti tra i rami degli alberi sono stati il sug- gestivo scenario in cui i numerosi intervenuti hanno partecipato alla festa del Gruppo. Accanto al vessillo di Sezione e ai gagliardetti dei Gruppi di Pavia ha presenziato alle celebrazioni di rito il vessillo della Sezione di Piacenza la cui presenza è stata molto apprezzata. L’organizzazione del “rancio alpino” ha coinvolto molti soci del gruppo e le loro famiglie e numerosi amici che hanno reso possibile rendere piacevole la convivialità di trecento persone circa. Cori improvvisati, e ben intonati, hanno reso evidente la riuscita della festa. (Nota della redazione: complimenti al Gruppo per il menù, il risotto eccezionale) (S.G.) L’Alpino Pavese 2-2016 8 Capannette di Pey Come ogni anno le sezioni di Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza si sono date appuntamento a Capannette di Pey nella chiesetta dedicata agli Alpini. Quest’anno l’onore di organizzare l’incontro è toccato alla Sezione di Pavia. La folta partecipazione dei gruppi della quattro sezioni ha dato conferma di quanto la ricorrenza sia importante e sentita. È intervenuta alla cerimonia il sindaco di Zerba, Claudia Borrè, con un breve discorso di saluto. (SG) “Salviamo gli angeli” Evento speciale programmato e realizzato Sabato 21 maggio a supporto del restauro della nostra bella Chiesa degli Angeli. Grazie all’impegno e alla volontà collaborativa intercorsa tra l’associazione NOI, il gruppo Alpini “Gen. M.O. F. Magnani”, il Comune di Mede, il Centro Culturale “Teresio Olivelli” e l’associazione “Salviamo gli Angeli” si è tenuto un concerto, presso il Teatro Besostri di Mede. Ospiti d’eccezione, gli Alpini della “Fanfara dei congedati della brigata alpina Orobica” composta da ben sessanta elementi che con estrema bravura e competenza hanno suonato per oltre un’ora, allietando il folto pubblico che ha presenziato all’iniziativa musicale. La Fanfara Orobica si è esibita con un ricco repertorio di brani e canti alpini diretti dal bravo Maestro Antonio Coter; doverosi e assai meritati i numerosi e prolungati applausi. Gli Alpini medesi, in partenariato con i suddetti Enti, hanno voluto altresì ricordare il 60°anniversario della consegna della medaglia d’oro a Franco Magnani, il 60° anniversario della scomparsa del Beato don Carlo Gnocchi ed il 100° anniversario della nascita del Venerabile Teresio Olivelli. L’ingresso al concerto era ad offerta ed il ricavato è stato devolu- to alla Parrocchia di Mede per sostenere il restauro della Chiesa degli Angeli. In questo periodo di grave crisi materiale del nostro Paese, que- sta manifestazione ha sensibilizzato e lanciato alla cittadinanza medese, un forte messaggio d’impegno sociale fondato sulla saldezza dei valori della solidarietà e dell’amicizia, dimostrando che è bello saper lavorare in sinergia con obiettivi condivisi da raggiungere insieme. Patrizia Cei 9 L’Alpino Pavese 2-2016

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1° Raduno provinciale ASSOARMA Nell’ambito del Centenario dei primi grandi trasporti automobi- listici militari (1916-2016), si è tenuto domenica 12 giugno 2016 a Santa Maria della Versa il Raduno Interregionale Autieri d’Italia (A.N.A.I.) e il 1° Raduno Provinciale ASSOARMA organizzato dalla sezione Autieri Oltrepò Pavese. Una mostra fotografica e uniformologica, il concerto della Fanfara del 3° Rgt. Carabinieri di Milano e la sfilata di mezzi militari d’epoca hanno fatto da cornice alla manifestazione. Presenti tutte le Associazioni d’arma, quasi un migliaio i partecipanti. Numerosa la rappresentanza degli Alpini. Una nota di colore: per un errore nella successione dell’esecuzione delle marce suonate dalla Fanfara, gli Alpini sono sfilati con le note di Flik Flok, la marcia dei bersaglieri, e viceversa i bersaglieri con quelle di Trentatre. (S.G.) Il “Papà degli Alpini” Centenario della morte del gen. Perucchetti L’Alpino Pavese 2-2016 Domenica 17 aprile il gruppo di Cassano d’Adda, sezione di Milano, ha commemorato la figura del “papà” degli Alpini nel centenario della sua morte. Grande l’affluenza degli Alpini provenienti da molte sezioni. Alla presenza del labaro dell’A.N.A. e di alte autorità militari, civili e religiose, la sfilata tra folte ali di cittadini si è conclusa davanti al monumento di Perucchetti dopo gli inerventi dal tono vibrante del presidente della sezione di Milano e del presidente nazionale Favero. Essi hanno ribadito l’impegno e la determinazione dell’A.N.A. perché vengano presi fattivamente in esame, in nome della solidarietà nazionale, progetti per i giovani che introducano un periodo obbligatorio di servizio alla patria: militare o civile. Il labaro della sezione di Pavia era presente, scortato dal presidente Carlo Gatti. (S.G.) 10 Il futuro associativo Tra sogno e realtà Alpini - Amici - Aggregati “Immagine” e valori Il Consiglio Direttivo Nazionale, nella riunione del 28 maggio Una mattina di primavera avanzata, con un magnifico sole scorso, tenuto conto delle osservazioni inviate dalle Sezioni, ed un’aria frizzante resa ancora più piacevole da una brezza ha apportato alcune modifiche al regolamento nazionale che fresca e asciutta, arrivavo in una grande piazza. C’erano tanti interessano la figura di chi, pur non avendo prestato il servizio Alpini sorridenti e ciarlieri; parlavano tra loro e si salutavano militare nelle Truppe Alpine, è iscritto alla nostra Associazione. festosamente. Parecchi si accalcavano ad alcuni tavoli imban- Prima delle succitate modifiche, questi venivano iscritti come diti con pizze, pizzette, panini imbottiti con dell’ottimo salame soci aggregati e, dopo un certo periodo, chi aveva mostrato di che signore continuavano a portare in tavola e bottiglie di vino condividere appieno le finalità dell’Associazione e di partecipa- bianco e rosso. re attivamente alla vita associativa, poteva chiedere di essere In un angolo della piazza una magnifica banda alpina suonava iscritto come socio “aiutante”, acquisiva il diritto di portare un marce e canzoni alpine che si diffondevano nell’aria creando cappello particolare (il norvegese della naia) con idoneo fregio, una atmosfera magica. Chiaramente gli alpini si erano riuniti per e basta. fare una delle loro meravigliose cerimonie con le quali rivivono Con le modifiche apportate sono cambiate alcune cose. In- i momenti nostalgici della loro giovinezza, ricordano i loro amici nanzitutto il nome: gli attuali “aiutanti” sono tornati a chiamarsi “andati avanti” e favoriscono in chi li osserva il senso dell’identi- “amici”, quindi avremo i soci ordinari (Alpini), i soci aggregati tà nazionale e l’amor di patria nel nome della quale i loro nonni (coloro che non hanno fatto il servizio militare nelle TT.AA., in o bisnonni hanno combattuto. pratica semplici abbonati al giornale nazionale) e gli amici, soci Coerentemente col mio ruolo di cerimoniere, quando arriva il aggregati che avendo dimostrato di condividere in modo attivo momento di incominciare la cerimonia invito la banda a prende- la vita associativa, vengono iscritti a questa categoria. A loro re posizione. Basta uno schiocco di dita e la banda si schiera viene concesso di portare il consueto berretto norvegese con per quattro, poi successivamente i gonfaloni dei comuni del un fregio particolare (al momento non ancora ufficializzato) ed è comprensorio scortati dai loro sindaci e portati da vigili urbani consentito di partecipare alle nostre manifestazioni, sfilando in con la loro uniforme migliore. A seguire i vessilli e labari delle coda ai blocchi di gruppo o sezione a cui appartengono. numerose Associazioni combattentistiche e La proposta per il passaggio da “aggre- d’arma seguiti dai rispettivi iscritti. gato” ad “amico” deve essere fatta, È poi la volta del vessillo sezionale, dei dopo almeno due anni di iscrizione, dal consiglieri della sezione di Pavia e degli altri capogruppo di riferimento e da due soci vessilli ospiti con i loro alfieri ed i presidenti alpini. La domanda, dopo il vaglio della che li scortano. Seguono tutti i gagliardet- giunta di scrutinio, passerà all’esame del ti dei gruppi della sezione di Pavia ed i CDS per la ratifica. numerosi gagliardetti ospiti ed infine una Resta fermo che amici ed aggregati non schiera lunghissima di Alpini. Sono tutti possono rivestire cariche associative, rigorosamente per quattro. Siamo tutti possono frequentare le sedi, hanno diritto schierati davanti al pennone della ban- di ricevere la stampa sia nazionale che diera. Sto per dare l’attenti locale, pagano la stessa quota. e sento un fastidiosissimo Queste sono le novità più importanti intro- ronzio alla mia destra. dotte nel regolamento, conseguenti al dibattito sul futuro È il cicalino della sveglia associativo. Che dire? Dopo il gran parlare che si è fatto che mi avverte che son le non sembra molto, ma a mio parere è difficile, se non sei. È ora di alzarsi perché impossibile, trovare una soluzione largamente condivisa, devo andare ad una ceri- e l’argomento animerà ancora per molto i nostri dibattiti. monia degli Alpini. Quello A questo proposito voglio citare la lettera al Direttore, a che avevo appena visto firma Giuseppe Sala, apparsa sul numero di giugno del era un bellissimo sogno. nostro giornale nazionale. Parole di grande buonsenso La realtà è ben diversa. che fotografano esattamente la realtà, il problema non è A parte la cordialità e la tanto se essere o non essere “duri e puri”, ma essere realisti. festosità dei ritrovi alpini e l’alto valore morale dei gesti che Nel futuro, a meno di eventi non facilmente immaginabili, non si compiamo a beneficio di noi stessi e della gente, il resto è trop- tornerà all’esercito di leva, quindi una drastica riduzione numeri- po spesso deludente con punte di comicità per quanto riguarda ca è inevitabile. È vero che ogni tanto si parla di terzo settore, si i numeri. Talvolta siamo i classici “quattro gatti” che vogliamo era parlato anche di guardia nazionale. Tuttavia penso che una imporre alla gente i nostri grandi valori senza riuscirci. componente alpina nel nostro esercito ci sarà sempre e quindi A furia di sentir parlare di “futuro associativo” anche a me l’ANA come associazione d’arma continuerà a esistere. vengono in mente idee fantasiose da non prendere nemmeno in Quella che mancherà sarà la forza numerica e fisica per fare considerazione e una di esse è questa: “Perchè non fare della certe attività, che di conseguenza bisognerà ridurre e accorpare. ormai piccola Sezione di Pavia un gruppo inserito in una più Ma questo non ci deve spaventare perché anche in numero grande sezione?” ridotto possiamo fare molto. In che modo? Semplicemente con Ma più realistica è l’idea espressa da un Alpino che, una matti- il nostro comportamento nella società civile e nell’Associazione, na, davanti ad una tazza di caffé presa insieme a due capigrup- dimostrando a tutti che esistono dei valori, dei principi e delle po ed altri Alpini diceva: “Perchè noi di questa zona che siamo regole che rispettiamo. Sembrano cose ovvie ma se ci pensia- quattro gruppi poco significativi non ci mettiamo d’accordo e mo bene non è sempre così, purtroppo anche al nostro interno. facciamo a turno le nostre manifestazioni mettendoci insieme?” Se qualcuno chiede di entrare nell’Associazione accettiamolo Lasciamo che il Consiglio Direttivo Nazionale discuta di futuro pure, coerentemente a valori e comportamenti che ci contraddi- associativo in termini strategici, noi cerchiamo nel frattempo di stinguono. Non cadiamo nell’errore di volere fare numero per te- adottare gli accorgimenti per sopravvivere sul territorio in ma- nere in piedi un “qualcosa”. Personalmente non vorrei vedere con niera decorosa mettendo da parte i comprensibili campanilismi. tutto il rispetto per le signore della foto, la stessa cosa nell’ANA. Carlo Gatti Gen. Vittorio Biondi 11 L’Alpino Pavese 2-2016

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Canta che ti passa! Le cante alpine Pare che questo celebre detto sia nato proprio tra i soldati nelle trincee... Uno dei sintomi che qualcosa non funziona più nei rapporti tra le persone è la scomparsa del canto in compagnia. Una volta si cantava all’osteria, sui pullman tornando da una gita, al ristorante al termine di una cena conviviale... Cantare assieme contribuiva ad avvicinare le persone, perché faceva loro condividere le stesse emozioni, gli stessi ricordi, le stesse nostalgie, le stesse speranze. Per questa ragione il canto corale ha sempre accompagnato tutti i momenti più importanti della vita dell’uomo, tanto quelli felici quanto quelli drammatici e disperati. La vita militare e la guerra, ovviamente, non hanno fatto eccezione e da tempi immemorabili negli eserciti i soldati cantano. È nota la leggenda del poeta greco Tirteo che, pur essendo storpio ed inadatto alla vita militare, condusse alla vittoria l’esercito spartano proprio infiammando gli animi dei soldati con canzoni guerresche. I canti nati nelle trincee della prima guerra mondiale non sarebbero piaciuti invece a Tirteo perché nei loro testi più che di imprese eroiche si parla della famiglia lontana, delle dure condizioni di vita dei soldati, dei commilitoni caduti, della speranza di un ritorno alla propria casa, della disperazione per una guerra che sembrava non finire mai... Sono centinaia i canti nati nel fango delle trincee, durante le lunghe marce verso il fronte, nelle interminabili notti passate in un buco scavato nella neve. Dalle cime dell’Adamello agli altipiani carsici, dall’Ortigara a Gorizia, ovunque il soldato italiano (e non solo italiano) ha vinto la paura e lo scoraggiamento cantando. Purtroppo molti di questi motivi, alcuni pregevoli anche da un punto di vista artistico, sono stati dimenticati. Altri invece sono entrati a far parte della nostra tradizione musicale e si cantano ancora oggi. Un fatto è curioso: benchè gli Alpini rappresentassero molto meno del 10% dell’intero esercito italiano (non dimentichiamo che vennero mobilitati quasi sette milioni di persone) la maggioranza dei canti di trincea sono canti alpini. Penso vi sia una spiegazione. Il Corpo degli Alpini era a reclutamento locale, vale a dire che in un reparto si trovavano in grande maggioranza militari provenienti dalle stesse vallate e dagli stessi villaggi. Avevano quindi un patrimonio comune di canti popolari noti a tutti che è stato per così dire “militarizzato”, vale a dire che sulla melodia è stato innestato un nuovo testo adattato alla situazione bellica. Questo fenomeno era comprensibilmente più raro nei reparti dove si trovavano soldati provenienti da regioni diverse e distanti, come era, solo per fare un esempio, nei reggimenti di fanteria. Nei canti nati tra gli Alpini oltre alla tristezza per la morte di tanti giovani ed alla nostalgia per la casa lontana emerge quasi sempre un altro sentimento: l’attaccamento al Corpo ed a quella penna nera che stava diventando simbolo di un dovere compiuto fino all’estremo sacrificio. Ascoltare i canti della prima guerra mondiale vuole dire rivivere alcune delle sue battaglie più cruente. Pensiamo al celeberrimo “Ta Pum”, nota anche come “ Venti giorni sull’Ortigara”. Vi troviamo la cronaca cruda, rassegnata ma non polemica, della vita del soldato impegnato nella presa di questa montagna: “la testa pien de peoci”, “senza rancio da consumà” e sempre il presagio della morte “nella valle c’è un cimitero, cimitero di noi soldà... quando sei dietro a quel muretto soldatino non puoi più parlà”. Un curiosità a proposito di questo canto. I più pensano che il famoso ta pum del ritornello voglia riprodurre il suono del fucile austriaco, ma pare che non sia così. Il canto era originariamente nato tra i minatori e il ta pum sarebbe proprio l’esplosione della mina. E’ un esempio di quello che dicevo prima: melodie preesistenti sono state adattate alle nuove condizioni. Un altro canto che ricorda una famosa battaglia è “Monte Nero”. In realtà la presa del Monte Nero non fu una vera e propria battaglia, ma un’operazione da “commandos”, condotta con un’audacia incredibile dagli Alpini rocciatori che riuscirono a soprendere il nemico scalando (armati ed affardellati!) delle pareti giudicate allora non scalabili. Persino il comandante austriaco di questo settore del fronte volle rendere cavallerescamente omaggio a questa impresa dichiarando “giù il cappello davanti agli alpini!”. Altro celeberrimo canto è “Monte Canino”, dove domina la nostalgia per la famiglia, contrapposta alla durezza della condizione presente “non più la mamma coi dolci suoi baci, solo si sentono gli uccelli rapaci tra la tormenta ed il rombo del cannon”. Sempre sul ricordo delle grandi battaglie è “Monte Pasubio”, un motivo semplice, scandito dal borombom che riproduce il suono dell’artiglieria. L’immagine che offre il canto è quella di una lunga colonna di alpini che sale verso la vetta dove dovrà sostenere uno scontro sanguinoso, ma come dice il testo “Gli Alpini non hanno paura”. Piena di giovanile baldanza è invece “Sul cappello che noi portiamo” divenuta un inno alla penna simbolo degli Alpini. In questo canto l’idea della guerra è lontana e prevalgono invece tematiche tipiche dell’età giovanile “coglieremo coglieremo le stelle alpine per portarle per portarle alle bambine, farle piangere farle piangere e sospirar”. Non manca in questo caso un vero e proprio grido d’amore per il Corpo degli Alpini: “Viva viva il Reggimento, viva viva il Corpo degli Alpin”. Non nata tra le penne nere, ma cantata anche da loro è la dolentissima “La Tradotta”, nella quale i pensieri dominanti sono i commilitoni caduti “eravamo eravamo in ventinove, solo sette son tornati qua e quegli altri ventidue son rimasti a San Donà” e la mamma “cara suora cara suora son ferito, a domani non arrivo più. Questo fiore alla mia mamma, cara suora glielo porti tu”. Potrei continuare per pagine intere a commentare e ricordare i canti (o le cante) che sono nate e si sono diffuse in quegli anni di guerra da “Sul ponte di Bassano” a “Dove sei stato mio bell’Alpino”. Lo spazio purtroppo è tiranno e mi preme concedere il rilievo che si merita a quello che, a mio avviso, è il più bello, commovente e significativo tra tutti i canti militari italiani, “Il testamento del Capitano”. Pochi canti hanno interpretato in maniera così pregnante lo spirito del corpo in cui sono nati. A memoria mi vengono in mente solo il celebre “Ich hatte ein kamarade”, nato nell’esercito germanico durante le guerre napoleoniche, e il “Novio de la Muerte” cantato dai militari spagnoli, in particolare da quelli del Tercio, solo nelle occasioni più solenni. Il Testamento del Capitano in reltà ha secoli di storia, in quanto la versione originale risale al 1500 ed ha subito nel corso dei secoli svariate elaborazioni fino ad arrivare a quella, universalmente nota, cantata dagli Alpini. Il tema è conosciuto: il Capitano morente per una ferita chiama a raccolta i suoi Alpini e comanda loro di dividere il suo cuore in cinque parti che dovranno essere distribuite alla Patria, alla mamma, al battaglione, alla fidanzata ed alle montagne che lo ”ricopran di rose e fior”. Il motivo è talmente bello che il celebre compositore E. A. Mario (l’autore della canzone del Piave) disse che avrebbe dato vent’anni della sua vita pur di esserne stato l’autore. L’Alpino Pavese 2-2016 12 A ben vedere questa canzone riassume, in un contesto drammatico, i valori terreni che sono i punti di riferimento degli Alpini: la Patria, la Famiglia, il proprio reparto e le montagne. Pochi sanno che di questo canto esiste anche una versione elaborata durante la seconda guerra mondiale sul fronte greco. Non ha avuto alcuna popolarità perchè, come sappiamo, l’esito infausto del conflitto con la Grecia ha provocato una vera e propria rimozione collettiva di quei mesi di guerra. Proprio per questo ne riporto il testo, a ricordo ed omaggio a chi seppe fare il proprio dovere anche sulle pendici del Golico e del Mori Tomorit. Il colonnello fa l’adunata negli occhi tutti el ne gà vardà e poi gà dito ai veci alpin di tener duro n’ha comandà. I suoi alpini ghe fa risposta: “Sior colonnello se tegnarà” e scarpinando sulle montagne in prima linea i s’à portà. E per do mesi i à tegnù duro In mezzo al fredo da far giassar scoltando sempre le so’ parole “sacrificarsi ma non mollar”. E i suoi alpin ghe manda a dire che no’ i gà scarpe per camminar. E il colonnello gli fa risposta: “No’ serve scarpe per restar là”. E i suoi alpini ghe manda a dire che dal gran fredo non se pol salvar. E il colonnello gli fa risposta: “Con la mitraglia ve podè scaldar”. E i suoi alpini ghe manda a dire che adesso manca le munission. E il colonnello gli fa risposta: “Na baionetta vale un canon”. E un altro mese ’sti veci alpini gà tegnù duro senza mollar. Ed ogni giorno i greci tacava senza esser boni mai de passar. E i suoi alpini ghe manda a dire che massa pochi i xè restà. E il colonnello va su da loro: “Niente paura eccomi qua”. E la mattina s’à levà ’l sole e le montagne el gà indorà: il colonnello coi veci alpini tuti i era morti, ma i era là. Concludo con una breve considerazione che però non vuole innescare alcuna polemica. I canti nati nelle trincee della prima guerra mondiale sono un patrimonio storico che merita, per mille ragioni, di essere difeso e tramandato specialmente in tempi in cui la nostra nazione sembra aver smarrito il senso della propria identità. Questo è un compito anche degli Alpini ed in particolare dei Cori che fanno capo alle Sezioni. Per questa ragione nei loro repertori non dovrebbero mai mancare canti come Ta pum o il Testamento del Capitano. Purtroppo non sempre è così. Mi è capitato di sentire concerti di cori ANA in cui i canti alpini facevano una fugace apparizione tra gospel, canti popolari o brani di musica leggera. Forse serve, in questo campo, un piccolo raddrizzamento della rotta. Mario Villani I libri degli Alpini: “Settant’anni dopo la seconda guerra mondiale” L’ Alpino Pierpaolo Messineo, appassionato cultore di storia, ha raccolto attraverso racconti orali e scritti messi a disposizione da parenti, le testimonianze di sei persone, cinque militari e un civile, una donna, che hanno vissuto in prima persona il dramma della 2a guerra mondiale, e li ha riuniti in una pubblicazione. Con un gesto ammirevole e di grande generosità, per il quale lo ringraziamo sentitamente, ha ceduto ogni suo diritto sull’opera a favore della Sezione. Con l’unica condizione che il ricavato dalla diffusione del libro sia utilizzato per aiutare Alpini in difficoltà, o per premi a favore di studenti particolarmente meritevoli. Il libro è già stato presentato ed accolto con favore dai lettori, può essere utilizzato dai Gruppi come gadget in occasione di manifestazioni, e la sua presentazione può essere occasione di eventi collaterali. Chi è interessato ad averlo può rivolgersi alla sede sezionale. (C.G.) “Da Caporetto alla Vittoria” “Da Caporetto alla Vittoria” è un fumetto ambientato, nella prima guerra mondiale, pubblicato in occasione dell’Adunata degli Alpini di Asti. Racconta la storia di un ragazzo di diciassette anni chiamato alle armi durante la prima guerra mondiale che narra il suo vissuto: il rapporto con i suoi commilitoni, il modo in cui affronta l’esperienza della guerra e della morte. La sua narrazione copre l’arco di un anno e mezzo. Dalla sconfitta di Caporetto alla vittoria di Vittorio Veneto. Il fumetto si sofferma, senza aver la pretesa di indugiare troppo a fondo su certi aspetti psicologici, sugli avvenimenti drammatici che determinarono gli ultimi due anni della guerra. Fornisce uno spaccato di quel che potrebbe essere verosimilmente accaduto a un giovane chiamato alle armi. Un libro storico a fumetti per avvicinare un pubblico più giovane all’epopea degli Alpini. (S.G.) 13 L’Alpino Pavese 2-2016

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Liùska Racconto di Paolo Rovati I combattimenti erano cessati subitamente quando lo Yak era scomparso oltre l’orizzonte inseguito dai due Messerschmitt. Aldo aveva inteso il guaito sommesso provenire da dietro la bassa staccionata che proseguiva in parte dal lato orientale dei resti fumanti dell’isba. Oltre a qualche crepitio del legno che ancora era preda del fuoco residuo, sfumato il rombo degli apparecchi, non si udiva null’altro nel tardo pomeriggio del dodici settembre di quel millenovecentoquarantadue. Aldo, che si era addossato proprio alla staccionata nell’illusione che potesse fornirgli un riparo dalle mitragliatrici del caccia russo, aveva sollevato la testa fino a sbirciare oltre. Era un lamento che a volte sembrava quasi un vagito. Oltre la staccionata si intravedevano i resti di quello che doveva essere stato l’orto dell’abitazione. Erbacce infestavano i solchi e le prose devastate dove si intuiva ancora la presenza di qualche bietola e patata. Solitario ed altero svettava un girasole. Nel ritirarsi, dove l’avanzata delle forze dell’Asse ne aveva dato il tempo, i contadini avevano portato via tutto quel che potevano e il resto l’avevano distrutto. L’attenzione di Aldo s’era diretta verso il punto da cui provenivano quei suoni ed aveva visto un mucchio di assi crollate e spezzate dai colpi delle mitragliatrici. Aveva sospinto in avanti la bassa palizzata che, il legno marcio alla base, aveva ceduto quel tanto da consentirgli di scavalcarla. S’era risistemato lo zaino sulle spalle, rialzato l’elmetto sulla fronte e stretto il sottogola, imbracciato e ricaricato il fido ‘91, il dito sul grilletto, pronto e deciso. Mentre avanzava verso quell’ammasso di legni si guardava intorno con circospezione, ma vedeva solo qua e là divise grigioverdi. Qualche compagno, anziché l’elmetto, aveva nuovamente indossato, orgogliosamente il cappello dalla penna nera con la nappina verde del terzo battaglione della Tridentina, l’Edolo. Quand’era giunto alla catasta, aveva visto sporgere da sotto un’asse due zampe inerti; ma da lì sotto provenivano i guaiti. Aveva appoggiato a terra il fucile ed aveva sollevato il legno che premeva su quello che si era rivelato come il corpo di un cane, anzi, di una cagna imbrattata di sangue e terriccio mentre un batuffolo bianco come la neve, raggomitolato su uno straccio verde, cercava affannosamente un capezzolo, la bocca aperta, la lingua rossa. Un tricolore in terra di Russia. Aldo aveva raccolto quell’esserino palpitante e l’aveva tenuto tra le robuste e callose mani da contadino, mentre il cagnolino iniziava a succhiargli e mordicchiargli avidamente un pollice. Sapeva che gli ordini dal Comando erano perentori; niente animali inutili in linea, ma non poteva lasciarlo lì. L’aveva deposto a terra, s’era sfilato lo zaino ed aveva recuperato il proprio cappello. Vi aveva sistemato l’animale e poi, rimesso in spalla lo zaino e recuperato il fucile, aveva messo il cappello sottobraccio e l’aveva stretto a sé. Gli Alpini si erano raggruppati e rimessi in colonna riprendendo la marcia verso nord est, diretti a Popowka. Uno di loro aveva notato lo strano fagotto che Aldo teneva sottobraccio e gli si era avvicinato. “Cos’hai lì?” gli aveva detto con apparente noncuranza, ma in realtà con sincera curiosità. “Dai, fai vedere!”. Aldo gli aveva rivolto un sorrisetto complice e allargando il braccio aveva rivelato la presenza del cucciolo. Quel batuffolone bianco aveva cacciato fuori un musetto furbo ed aveva sbadigliato all’indirizzo del militare. “Bello, peccato doverlo lasciare”. “E’ una lei. A casa, a Montù, ho una cagnolina come questa. Ci vado a tartufi. Si chiama Liù”. E così Liùska era diventata la mascotte della sesta compagnia. Avevano raggiunto la sponda destra del Don dando il cambio alle esauste truppe Ungheresi. Nel caldo di quelle ultime giornate d’estate, gli Alpini dell’ Edolo si erano dovuti impegnare ad approfondire i trinceramenti magiari, rinforzarne le pareti e scavare i ricoveri sotterranei che li ponessero al riparo sia dal tiro dei Russi che dal freddo dell’inverno. Già, l’inverno; perché tutti ormai sapevano che il fronte si sarebbe fermato li, almeno fino al disgelo. Liùska si aggirava in mezzo a quella confusione ricevendo sempre qualche carezza da quei ragazzi o qualche boccone di cui si privavano volentieri. Li ripagava con una scodinzolata o una mano leccata spesso in modo disinteressato. Ma era sufficiente un fischio modulato ed eccola accorrere, qualsiasi cosa stesse facendo, da Aldo. Sedersi davanti a lui, come in attesa di un ordine, guardandolo con i suoi occhioni marroni, languidi ed umidi, adoranti. L’alpino le aveva annodato attorno al collo un fazzolettone verde che sua madre gli aveva consegnato prima della partenza. “L’ho fatto benedire a Caravaggio, dalla Madonna. Ti proteggerà”, gli aveva detto con gli occhi colmi di lacrime. Così Liùska, quando correva da un caposaldo all’altro, la rossa lingua penzoloni, sembrava portare in giro tra quei ragazzi un lembo di Patria. Passavano le settimane e al caldo dell’estate era subentrato improvvisamente e quasi inaspettatamente il freddo dell’inverno. La mattina li aveva sorpresi tutti sotto una coltre di neve che era caduta silenziosa durante la notte. Liùska aveva guardato con sospetto quella cosa strana, nuova, fredda, ma poi aveva cominciato ad zampettarvi prima titubante e poi sempre più eccitata, fino a rotolarcisi dentro. Aldo la osservava con il cuore pesante per la nostalgia di casa; neanche un mese e sarebbe stato Natale. Ripensava a quello dell’anno prima, all’ultima licenza trascorsa a casa, all’abbraccio ed al caldo bacio di Lucia. E all’altra Liù che s’era accucciata, orecchie basse e sguardo malinconico a vederlo andare via. Poi era giunta la notizia che i Russi avevano sfondato al saliente di Verkhniy Manon travolgendo la Ravenna e la Cosseria. Le Divisioni Alpine mantenevano invece caparbiamente il fronte su cui si infrangevano gli attacchi delle preponderanti forze russe. Il diciassette di gennaio era giunto l’ordine di arretramento. Si dovevano abbandonare i caldi rifugi che con tanto sacrificio e cura erano stati approntati e iniziare una ritirata nella neve alta, con temperature che raggiungevano i 40 gradi sottozero, esposti agli attacchi dei carri russi, ai bombardamenti ed ai mitragliamenti dell’aviazione. Aldo non l’aveva abbandonata e procedeva infagottato nel pesante pastrano, serrando la cucciola contro di sé, scambiandosi reciprocamente il calore dei corpi. Per dieci giorni avevano superato ogni ostacolo e la mattina del ventisei si erano ritrovati, i superstiti dell’ Edolo, ad affrontare l’ennesimo sbarramento. I Russi erano asserragliati sulla massicciata della ferrovia di Nikolajewka. L’ultimo ostacolo per rompere l’accerchiamento. Per tutto il giorno, inutili e sanguinosi erano stati gli assalti delle poche forze superstiti nella massa di cinquantamila disperati che agognavano la salvezza. A giorno inoltrato, sopra il frastuono s’era levata la voce del Generale Reverberi che dall’alto di un semovente tedesco aveva gridato “Tridentina, avanti!”. Gli uomini dell’Edolo che già avevano combattuto strenuamente per conquistare il villaggio di Arnautowo, galvanizzati dall’esempio del loro Generale, tra le grida di “Tridentina!” e “Edolo!” avevano trascinato la massa contro le posizioni russe e le avevano alla fine travolte. Sul manto nevoso che saliva verso il paese erano rimaste migliaia di macchie scure, ma quella scia indicava la via della salvezza. Vicino ad un nido di mitragliatrice neutralizzato dall’assalto, giaceva il corpo di un alpino, il pastrano aperto, strappato dalla raffica della mitraglia. Un fazzoletto verde spiccava su una macchia di pelo bianco intriso di rosso del sangue di Aldo e Liùska; un lembo d’Italia in terra di Russia. Questo racconto è stato ispirato da Edoardo Zecchi, combattente del LXV Battaglione Collegamenti ad El Alamein e dedicato alla sua memoria ed a quella di tutti gli Alpini che sono “andati avanti”. L’Alpino Pavese 2-2016 14 Arrangiarsi Allora il motto dell’esercito italia- no era “Arrangiarsi” e figuriamoci degli Alpini, nati nel 1873 di straforo, di nascosto, fatti passare come “rivedibili” distrettuali, sia pure di montagna, perché il Parlamento non voleva saperne di stanziare soldi per truppe speciali. Solo più tardi concesse la penna nera di corvo e quattordici chiodi sotto le scarpe per poter andare su pei monti con un bastone di legno, l’alpenstock. Ma per andare in mezzo alla neve niente di niente. ARRANGIARSI. Infatti nel 1893 gli Alpini si arrangiarono legandosi le famose “racchette” sotto le scarpe per non sprofondare nella neve. Ma nel 1896 si scoprirono gli “SKY”, gli stessi che l’esercito norvegese usava ancora nel 1100. Fu grazie all’ingegnere svizzero Adolfo Kind, residente a Torino, che gli sky furono importati in Italia nel 1896. L’ingegnere fa provare queste assi di legno, dalla punta ricurva e fissate in qualche modo agli scarponcini, ad alcuni amici del C.A.I., tra i quali c’è il tenente di artiglieria da montagna Luciano Roiti, che se ne entusiasma ed organizza subito marce su neve in val di Susa, riscontrando come le “racchette” siano da appendere subito al chiodo. Lo stesso tenente, soddisfatto dei risultati raggiunti, pubblica un articolo nel 1897 su “L’Esercito Italiano”: è la prima breve guida sull’uso degli sci. Contemporaneamente il colonnello Ettore Troia, comandante del 3° RGT alpini, prende in esame l’impiego dei “pattini da neve” in sostituzione delle racchette, ipotizzando un sostanzioso risparmio dei tempi di spostamento per reparti e staffette. Ma la proposta fatta ai suoi superiori ottiene come risposta: “Niente spese straordinarie e quando nevica i suoi Alpini li faccia giocare a tressette in baita. Arrangiarsi”. Non si perde d’animo e fa arrivare dalla Svizzera a sue spese un paio di sci, prende il capo armaiolo e gli ordina di arrangiarsi, ma di fabbricargli velocemente alcune decine di quegli aggeggi. Ultimati, vengono dati in dotazione a due compagnie del BTG Pinerolo che li vanno a provare sulle colline attorno Torino. Potete immaginare la prima esibizione, per gli sciatori alpini diventa una tragedia: i soldati cadono sulla neve, bestemmiano, tirano in ballo amici e parenti di chi ha avuto questa bella pensata, gli ufficiali non sono da meno e si vergognano davanti alle signore invitate all’esibizione; gli osservatori dello Stato Maggiore manifestano il più totale pessimismo, la gente accorsa intorno ride. Però il colonnello Troia non demorde dopo aver ricevuto un severo cicchetto dai superiori; da “vecio alpin” testardo chiama in Italia alcuni maestri scandinavi che a Bardonecchia e al Sestriere preparano i nostri primi istruttori militari. In tutto sei anni di arrangiamenti ma nel 1902 un decreto sancirà ufficialmente l’adozione degli sci per le truppe alpine. Non per tutti ovviamente ma soltanto per alcuni gruppi specialistici, come quelli del leggendario battaglione Cervino, che sarà l’eroe delle gloriose ma sfortunate campagne di Grecia e Russia. Anche chi scrive comandava il plotone sciatori al BTG Belluno; quante fatiche con le pelli di foca applicate per 20 giorni di campo invernale, quanti chilometri, anche di notte con le pile frontali, per tracciare il sentiero alla compagnia che seguiva, muli compresi, quante cadute causate dal peso dello zaino e dell’arma, però quante soddisfazioni per aver vinto, in quelle condizioni, un passo, un colle, una gola. Purtroppo o per fortuna dello sky norvegese è rimasto lo sci italiano; è diventato sport e divertimento, entrambi un business da capogiro, ed ancora una volta dobbiamo dire grazie a due “Alpini” testardi che hanno creduto a “due assi di legno dalla punta ricurva” [tratto dall’Enciclopedia “Alpini – Storia e leggenda”: Col Mitico Feltre] I fradis furlans Sono trascorsi 40 anni dal terremoto che colpì il Friuli, una tragedia che causò mille morti e migliaia di feriti. Il 6 maggio 1976 gli Alpini della Brigata “Julia” passarono in una manciata di minuti da vittime a soccorritori, nella più grande prova di soccorso e assistenza alla popolazione civile nell’Italia del dopoguerra. L’operato della “Julia” nelle ore immediatamente successive al sisma è stato in qualche modo anticipatore di quella che sarà l’organizzazione della Protezione Civile, nata solo alcuni anni dopo. L’impegno della Julia e del suo Comandante, il Generale Gianni De Acutis, nei mesi successivi e, grazie anche al sostegno dell’Associazione Nazionale Alpini a cui gli Stati Uniti d’America affidarono una grossa somma di denaro (circa 100 milioni di dollari) per la ricostruzione del Friuli, furono determinanti per la rinascita del territorio. Bastano alcune cifre per indicare l’impegno della Brigata fino al settembre 1976: 114.663 razioni viveri distribuite; 73 tendopoli costruite; 4500 tende distribuite; 97 chilometri di linee telefoniche stese. Un impegno enorme, in comune fratellanza con l’Associazione Nazionale Alpini, che sarà il promo della Protezione Civile, la quale, non a caso, vede nelle sue fila moltissimi Alpini in congedo. Dopo 40 anni, numerose sono le testimonianze d’affetto che gli Alpini ancora oggi ricevono dalla popolazione civile. Un cappello alpino in Friuli è guardato con rispetto quasi con ossequio, la Julia ha lasciato in questi territori un’eredità di abnegazione, di sacrificio e di valori morali difficilmente dimenticabili, come scritto nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile concessale: “Unità tragicamente e duramente colpita negli uomini e nelle infrastrutture dal rovinoso terremoto del 6 maggio 1976, iniziava con prontezza un’instancabile ed efficace opera di soccorso a favore delle popolazioni del Friuli e della Carnia devastate, con gli stessi reparti che, toccati dalla calamità, avevano già versato un contributo di sangue. Continuava nella sua azione con generoso slancio e profondo impegno, fornendo ogni possibile sostegno ai sinistrati, in fraterna e incondizionata dedizione. Fulgido esempio di virtù militari e di altissimo senso di abnegazione.” 15 L’Alpino Pavese 2-2016

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Attività future Adunata di raggruppamento 16 ottobre Raduno 2° Raggruppamento Raduni sezionali 25 settembre Gropello Messa Alp. Lomellina a.a. 2 ottobre Mede Feste dei gruppi 4 settembre Sannazzaro Festa di gruppo 11 settembre Dorno Festa di gruppo 25 settembre Gropello Ricordo Alpini andati avanti 17 settembre Rivanazzano Festa di gruppo 2 ottobre Mede Raduno Sezionale 13 novembre Casteggio Ricordo Caduti 20 novembre Mornico Losana Festa di gruppo 4 dicembre Stradella Festa di gruppo 8 dicembre Castelletto di Branduzzo Pranzo sociale 8 dicembre Varzi Festa di gruppo Incontri Gli Alpini Tripodi Saverio (Gr. Rivarolo - GE), Cattaneo Giovanni (Gr. Tre Comuni - PV) e Crino Dario (Gr. Favale di Malvaro - GE) si sono ritrovati, dopo quasi cinquant’anni, alla festa del Gruppo di Favale di Malvaro della Sezione di Genova. I tre Alpini avevano prestato il servizio militare negli anni 1967/68 presso la caserma Assietta di Oulx (TO). Commovente il loro incontro dopo così tanti anni e i loro saluti ricchi di ricordi indimenticabili. L’Alpino Cattaneo ha voluto rendere partecipi tutti della loro gioia con queste parole: “ i giovani di oggi, con la sospensione della leva obbligatoria, non potranno mai provare la gioiosa emozione che oggi noi tre abbiamo provato”. Andati avanti Il 20 Luglio 2016, l’Alpino Carlo Bianchi ha raggiunto il paradiso di Cantore. Era della classe 1934 e aveva prestato il servizio militare nel btg. Aosta. Ha sempre partecipato attivamente alla vita del gruppo, ricordiamo in particolare il suo impegno nei lavori di ristrutturazione della sede attuale. Il suo ricordo sarà sempre vivo in tutti noi. Ciao “CARLON” Felice Croci α 03/08/1950 Ω 03/07/2016 Sei un “AMICO” che ha contribuito con spirito “ALPINO” a far grande il nostro Gruppo. Ti ringraziamo infinitamente di tutto… Ciao Felice!! Il capogruppo Gruppo Alpini di Godiasco Andrea Franchi Il mulo piange Simbolo di sacrificio e solidarietà per gli alpini, continua a “tirare”, continua a faticare, in attesa della abbeverata. Come sempre non si tira mai indietro aiutandoci a raggiungere la meta. È fiducioso nella nostra attenzione e attende che il suo conducente versi acqua nel suo secchio. Per ora è ancora vuoto, MA SA CHE L’ ABBEVERATA ARRIVERÀ! L’Alpino Pavese 2-2016 16 L’Alpino Pavese - NOTIZIARIO Periodico della Sezione di Pavia dell’Associazione Nazionale Alpini Direttore responsabile: Guida Sergio Redazione: Biondi Vittorio, Bolis Aurelio, Cartoni Raffaello, Casarino Giacomo, Gatti Carlo, Villani Mario Sito internet: www.pavia.ana.it Indirizzo e-mail: redazione@alpinipavia.it Sede legale: viale Sardegna, 52 27100 Pavia Stampa: Cooperativa Sociale Casa Del Giovane Via Folla di Sotto, 19 27100 Pavia Autorizz. Trib. di Pavia n° 315 del 17/5/86

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